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lunedì 30 settembre 2019

Il nostro secondo cervello: l’intestino


Non siamo tanti pezzi messi insieme
Cervello, cuore, stomaco, reni, fegato, ossa, muscoli, pelle e molto altro ancora formano il nostro organismo: siamo davvero una serie di pezzi che funzionano indipendentemente gli uni dagli altri?
Le ultime evidenze scientifiche dimostrano il contrario. La mente e il corpo non sono separati e ogni elemento, anche la più piccola molecola, può influenzare tutto il resto dell’organismo.
Parleremo nello specifico della connessione tra la pancia e il cervello, con quella che viene definita “teoria dei due cervelli”, che evidenzia la presenza di veri e propri neuroni presenti nell’intestino.
L’intestino non sarebbe solamente un organo dal funzionamento periferico adibito soltanto a liberare il nostro corpo dalle scorie, ma un organo dotato di tessuto neuronale autonomo capace di elaborare sensazioni e fissare emozioni come gioia e dolore.

L’intestino: il centro delle emozioni
Un collegamento assai più stretto e coinvolgente di quanto si possa immaginare, nell’intestino agisce una rete nervosa di un certo livello.
Tra le pareti interne dell’intestino si trovano oltre cento milioni di neuroni che sono in grado di gestire le attività intestinali e che si collegano al cervello per l’intermediazione del sistema nervoso vegetativo, una parte del nostro cervello che non è possibile modificare con la nostra volontà.
Questa fitta rete nervosa intestinale, per dimensioni e modalità di funzionamento, è stata per l’appunto denominata dai neuroanatonomisti che l’hanno studiata di recente, «secondo cervello».
Il cervello e la pancia comunicano in entrambe le direzioni: l’ansia può influenzare il funzionamento della pancia; vicecersa, disordini intestinali possono provocare ansia.
Non era così difficile immaginarlo visto che da tempo è noto quanto possano pesare lo stress e le emozioni negative sulla salute dello stomaco e dell’intestino.
L’ormone della felicità e… della stitichezza: la serotonina
La serotonina è un neurotrasmettitore in grado di far provare benessere e sensazione di euforia. Il nostro organismo rilascia serotonina in base a ciò che proviamo attraverso i cinque sensi: per esempio, durante un bacio o mangiando un cibo in particolare i livelli aumentano.
La cosa davvero interessante è che in caso di infiammazione intestinale si verifica un eccesso di tale sostanza, tanto che manda in tilt i sistemi di riassorbimento e il risultato è la stitichezza.
Contemporaneamente, l’infiammazione intestinale attiva fortemente l’enzima che demolisce questa molecola riducendone le quantità nel sangue; con il tempo, a livello cerebrale, un forte deficit di serotonina innesca stati depressivi.
La serotonina passa nel cervello in quote superiori se il pasto è ricco di carboidrati e povero di proteine: non significa rimpinzarsi di pasta e dolci, ma di cereali integrali, legumi, verdura e frutta che sono ricche di acido folico e favoriscono il buon umore.
Il segreto sta nell’equilibrio dei diversi nutrienti, nella loro combinazione e nel tempo di assunzione.

Rimedi naturali 
Quando la nostra pancia si gonfia di gas proviamo spiacevoli sensazioni di malessere, il diaframma (muscolo della respirazione) fa fatica a muoversi e sentiamo il respiro bloccato, di conseguenza i muscoli si fanno tesi e il battito cardiaco aumenta: reazioni simili agli stati d’ansia.
Per riequilibrare l’intestino scegliamo fermenti lattici, e per coccolare la pancia una buona tisana al finocchietto gustata con calma mentre guardiamo un film o leggiamo un buon libro.
Se la tensione arriva alla zona spalle-collo-testa, possiamo aggiungere le gocce di melissa, ottime per gli stati d’ansia con somatizzazioni a carico del sistema gastrointestinale.
La fretta peggiora la tensione muscolare, scegliere di rallentare significa rispettare la prorpia salute.

Sentire qualcosa con la pancia non è, dunque, solo un modo di dire ma una verità scientifica.

mercoledì 15 febbraio 2017

Il cervello nello stomaco: rabbia, ansia e tensioni finiscono lì









A chi non è mai capitato, almeno una volta nella vita, di interiorizzare le emozioni, i sentimenti e le sensazioni, così tanto da poterle sentire con la pancia? In realtà, nella pancia abbiamo un “cervello addominale” che non serve soltanto alla digestione e che, al pari del cervello vero e proprio, produce alcune sostanze, come la serotonina e dopamina, in grado di influenzare i nostri stati d’animo.



E’ come se il nostro intestino si comportasse da “secondo cervello” e, in maniera completamente autonoma, inviasse segnali di stress, compromettendo la produzione dell’ormone del benessere, rilasciato dal medesimo organo. E’ proprio sull’addome che si accumulano la rabbia, le tensioni sul lavoro, le discussioni di coppia o di famiglia, le preoccupazioni in generale.

L’accumulo di ansia, quella che non riesce ad essere scaricata correttamente, viene interiorizzata ed inizia a circolare nella pancia (pancia gonfia).

Il respiro affannoso, tipico delle persone ansiose, favorisce l’ingestione di molta aria che resta bloccata nell’intestino, perché non riesce a venir fuori da bocca o naso.

I sintomi che più di frequente vengono riferiti al proprio medico (quali dolori addominali, stitichezza, diarrea, digestione lenta, nausea, ecc.), vengono approfonditi mediante alcune indagini diagnostiche (esami e test per scoprire le cause fisiche che li originano), anche se molto spesso i disturbi intestinali hanno matrice psicosomatica.

Dietro questi sintomi, non sempre, c’è una vera e propria patologia (allergie, ulcere, polipi, ecc.), pertanto, è bene affrontare il prima possibile le cause psicologiche scatenanti.

L’intestino e il cervello comunicano molto da vicino. Le cellule neuronali presenti nell’intestino, seppur in numero inferiore rispetto a quelle presenti nel cervello, a seguito di fattori fisici o stimoli di vario tipo (ad esempio le emozioni), rilasciano in media il 95% della serotonina complessiva rilasciata dall’organismo.

Tutte le volte che le emozioni sono associate ad ansia, paura e tensione il cervello invia all’intestino “l’ordine” di rilasciare altra serotonina in modo tale da poter gestire questo surplus di emozioni negative, e, purtroppo, questo avviene non senza conseguenze per la funzionalità dell’intero apparato digestivo.

La muscolatura addominale, infatti, si contrae, provocando gonfiore, diarrea, crampi, ecc.; inoltre, l’eccessiva tensione e stress emotivo inducono nello stomaco una iper- secrezione di acido cloridrico che provoca, nel tempo, infiammazioni, bruciori e addirittura ulcere.

Alla luce di questo, ricordiamo che sono proprio le emozioni negative la fonte del nostro malessere!

In assenza di una vera patologia fisica, pertanto, è fondamentale lavorare sul proprio stato psicologico, riducendo il livello di stress anche mediante altre vie di sfogo.