giovedì 17 gennaio 2019

L'ansia non è una scelta - Smettila di dirmi di calmarmi

L’ansia no, non è una scelta e dovresti smetterla di dirmi di calmarmi. Non mi calmo. Non scelgo io di farlo o non farlo.

Non è come svegliarsi un giorno e decidere di “sorridere, prendere un caffè e affrontare la routine”.

Mi dispiace deluderti, ma l’ansia non è qualcosa che posso semplicemente “spegnere”.

L’ansia non è qualcosa che posso scegliere di avere il lunedì o non avere la domenica.

L’ansia non è una decisione. Non è una qualcosa di volontario che vogliamo avere nella nostra vita, giorno dopo giorno.

Non è una scelta!

Alcuni giorni siamo forse meno ansiosi…

Ci illudiamo anche. Di essere liberi. E che forse, solo forse, scomparirà.

Ma all’improvviso, quando meno ce lo aspettiamo, appare negli angoli più bui della nostra mente.

Ci esplode dentro, magari in un momento in cui ci sentiamo a nostro agio. Come un fuoco divampa ancora e ancora. Senza preavviso.

Non possiamo semplicemente “scegliere di essere felici”. Non possiamo semplicemente “rilassarci”.

L’ansia non ha un pulsante “pausa” nelle nostre menti. La depressione non ha un pulsante “power off” nel nostro cervello.

Dicendo semplicemente “rilassati”, stai minimizzando la nostra malattia.

Stai minimizzando il significato che ha nella nostra vita quotidiana.

Stai dicendo che l’ansia non è qualcosa da prendere sul serio, una vera “malattia” e non è qualcosa di cui preoccuparsi veramente.

Diresti a qualcuno con una gamba rotta di smettere di esagerare e “continua a camminare”?

Diresti a qualsiasi altro malato “sorridi e lascia che accada? ”

Io non la penso così!

Quindi, per favore:

Smettila di dirmi di dormire quando non so come.

Smettila di dirmi di ascoltare musica per sentirmi felice.

Smettila di dirmi che non ho nulla a cui pensare mentre i pensieri stanno invece facendo a pugni nella mia testa.

Smettila di giudicarmi, di credere di sapere come mi sento quando è evidente che non ne hai la mia idea.

Dovresti per un giorno almeno, indossare le mie scarpe, vivere nella mia mente.

Non puoi sapere cosa succede dentro il mio cervello ogni secondo del giorno.

Non lo sai cosa si prova ad essere tormentato da una nuvola scura che ti accompagna continuamente.

E non sai cosa si prova ad avere paura della tua stessa vita, a essere costantemente in preda al panico e ad essere costantemente assillato da “cosa accadrà se”.

Quindi, prima di dire altre sciocchezze pensando di farmi rilassare, ricorda: l’ansia è un problema serio. La depressione lo è.

Sono malattie.

Non sono una visione della vita.
Non sono un palcoscenico dove esibirsi.
Non sono un grido di attenzione.

Credimi!

Se potessimo, ci rilasseremmo, staremmo bene, fermeremmo i nostri pensieri prima di entrare in un territorio pericoloso.

Credimi, se ne avessimo la possibilità, lo faremmo il prima possibile.

Dal Sito: giornodopogiorno.org

domenica 13 gennaio 2019

A new life - Storie di Panico


"Le vostre storie, il vostro coraggio, la vostra forza."


Dalla depressione alla psicosi.

Dalla psicosi al dap. 

 
Dal dap al semi-autocontrollo.

Ciao, eccomi qui a raccontare la mia storia. Una storia tra tante. Spero di poter aiutare qualcuno perché, come vedrete, da caso disperato sono diventata una persona con tanta voglia di vivere.
Il mio primo trauma l’ho avuto a pochi mesi. Sono la quarta figlia nata dopo 9 anni dal terzo. Ero super coccolata. Ogni giorno mio padre e i miei fratelli al rientro da lavoro e da scuola facevano la fila per giocarmi, coccolarmi. Ero una bambina felice, ridevo sempre! Un giorno mia madre dovette andare in ospedale per un lungo periodo e non sapendo dove lasciarmi mi portò con sé. Io ero al reparto nursery assieme ad altri bambini. Io essendo sana e non avendo problemi le infermiere mi lasciavano da sola. Io piangevo sempre, sgambettavo con le gambine talmente forte che mi svestivo da sola dalla tutina. Al reparto mi chiamarono “la bandita”. Tornata a casa non ero più la bambina di una volta, non ridevo più e, nonostante tutti continuassero a giocarmi e coccolarmi, avevo sempre un velo di tristezza. Cresciuta, ricordo una delle mie sorelle mi faceva sempre il solletico… per farmi ridere! Arrivata alla maturità ho avuto un altro trauma che non sto qui a raccontare, troppo privato. Avevo già dei sintomi che non riuscivo a decifrare, mi sentivo osservata e la testa spesso era confusa. Vivevo questo disagio in estremo silenzio, cercando di non far capire nulla. A distanza di oltre venti anni posso dire che mi comportavo stranamente. Ed eccomi all’università, ennesimo trauma! Anche questa volta non mi va di raccontarlo. Avevo immagazzinato tutto, ma esternamente continuavo a vivere la vita di sempre magari con qualche scelta sbagliata. Esattamente come una bandita. Al secondo anno di università muore mio padre, il mio pilastro e io letteralmente crollo in un baratro. All’inizio mi diagnosticarono la depressione maggiore, ma col passare del tempo anche psicosi. Ad esempio se accendevo la tv, avevo l’istinto di spaccarla perché convinta che per mezzo della tv mi spiassero. In tutto questo caos ho continuato a fare gli esami all’università anche se a rilento. La mia psichiatra si chiedeva come facessi, mi diceva che ero brava. A un certo punto però ho voluto lasciare l’università, non ero più in grado di vivere con coinquiline estranee e poi perché io volevo solo stare a letto. Tornata a casa mi sono rinchiusa nella mia stanza. Mia madre poverina per spronarmi me ne diceva di tutti i colori. Allora io pur di non sentirla decisi di riprendere l’università, ma avevo solo cambiato stanza e letto. Non feci esami per parecchio tempo, anche mentendo. Ma una cosa continuavo a fare, sforzandomi all’estremo, facevo psicoterapia in una città diversa da dove stavo. Costringermi a viaggiare, a raccontarmi era come costringermi a riprendere la mia vita in mano. Col tempo però i miei problemi aumentarono perché credo di averle avute tutte: fobia sociale, tremolio dovuto ai medicinali, insonnia, crisi di pianto e psicosi a non finire. In tutto questo incontrai un bravo ragazzo con il quale sono stata 8 anni. Ricordo che lui mi voleva veramente bene, cercava di aiutarmi in qualsiasi modo (mi regalò una dispensa sul marketing di sé, mi regalò dei puzzle che abbiamo costruito insieme, mi portava in giro all’aperto, a conoscere luoghi), ma io non mi fidavo di lui (se andavamo in un bar a bere qualcosa, io scambiavo i bicchieri perché imputavo tutti i miei malesseri a qualcosa di esterno da me, tipo un malocchio o una fattura) e lui nonostante ciò cercava sempre di tranquillizzarmi. Il periodo in cui mi sono laureata è coinciso con la morte di mia nipote, la mia nipote preferita. Esattamente dopo un anno il mio ragazzo mi lascia e qui che decisi per la prima volta di farla finita (la prima di tre volte). Mi salvò proprio il mio oramai ex ragazzo. Ero caduta così in basso che per forza di cose dovevo per forza rialzarmi, piano piano… Mi diedero dei diversi medicinali. All’inizio stavo bene, ma non ho mai accettato di assumere i medicinali perché non sopportavo gli effetti collaterali, come tremolio e aumento del peso. Facevo di testa mia e di conseguenza con forti ricadute. Nel frattempo cominciai a provare a lavorare, ma cominciarono anche altre mie fobie: paura di non farcela, paura di giudizi, paura dell’altro, il mio corpo si surriscaldava, iniziavo a sudare, a tremare ad avere paura della paura… ed ecco il maledetto dap! Se i farmaci mi curavano dalla psicosi, io ero capace di inventarmi nuovi disturbi. Ho cambiato diversi lavori, ma li abbandonavo tutti. Stabilita a casa e con la collaborazione della mia famiglia ho passato un lungo periodo di tranquillità a casa, dove oltre alla psicoterapia con una nuova psicologa (quella che mi ha aiutata veramente), a tanta musica (anche la musica può essere una terapia) e a tanta lettura ho cominciato ad avere la forza e la gioia di vivere. L’anno scorso mi si ripresenta l’opportunità di un nuovo lavoro, questa volta nel pubblico, una supplenza annuale in una scuola. Tra tante difficoltà e con tutte le mie paure ho portato a termine il mio lavoro. Questa estate credo di avere avuto una ricaduta per lo sforzo e l’impegno di tutto l’anno, ma sono comunque contenta perché finalmente mi sono misurata con un lavoro, a vivere da sola. 

Adesso aspetto, anche se con ansia, una nuova chiamata, nel frattempo mi coccolo e imparo a autocontrollarmi. 

Anonima 


Dal gruppo Facebook DAP attacchi di panico "Inarrestabile voglia di vivere  e dalla Pagina Ansia-Attacchi di panico-Agorafobia Associazione Insieme Onlus 

A new life - Storie di Panico La storia di Alessia



"Le vostre storie, il vostro coraggio, la vostra forza."

Ciao a tutti sono Alessia e ho 28 anni. Soffro di ansia e attacchi di panico da quando ne avevo 18.
Il fattore scatenante? All'epoca avevo un fidanzatino già da tre anni, ma la madre e la sorella non mi facevano sentire accolta pertanto ogni volta che venivo invitata da loro non mi sentivo a mio agio. Una sera, dopo una cena sempre da loro, ho cominciato ad avere respiro corto, gambe tremolanti, mal di stomaco ed infine a casa mia ho vomitato.
Ora i sintomi sono rimasti sempre gli stessi (il fidanzato grazie al cielo no) e ogni volta che mi capita qualcosa di bello o di brutto provo sempre le stesse cose e la maggior parte delle volte vomito. Eh sì, ho sempre sfogato col vomito. Ho molte paure ormai, paura di un nuovo lavoro (ogni volta che vado devo sempre prendere le gocce per paura di sentirmi male e perché ci parto proprio da casa già col mal di stomaco e i tremori), avevo l'ansia e stavo a terra piegata sulle ginocchia due giorni prima del matrimonio, ho vomitato appena ho partorito la mia bambina e molte volte avevo paura anche di andare sotto casa a fare la spesa.
Che dire, ormai sono dieci anni che mi sta rovinando la vita. Spero che qualcuno legga la mia storia e possa aiutarmi, magari qualcuno che si sente esattamente come me.
Vi ringrazio per avermi ascoltata.

Alessia


Dal gruppo Facebook DAP attacchi di panico "Inarrestabile voglia di vivere" e la Pagina Ansia-Attacchi di panico-Agorafobia Associazione Insieme Onlus 






venerdì 11 gennaio 2019

A new life - Storie di Panico La Storia di Maria


"Le vostre storie, il vostro coraggio, la vostra forza."

Ho letto le storie di molte persone.

E per la prima volta non mi sono sentita sola.

Ho 23 anni e il mio primo attacco di panico è arrivato il 24 ottobre del 2017.

Era una sera come le altre, io, amici e una macchina.

È successo tutto all’improvviso.

Una forte scossa al braccio sinistro, la vista annebbiata, le foglie in quel momento tremavano meno di quanto stessi tremando io, la paura di perdere il controllo, l’aria in quel momento non bastava, eppure stavo in piedi, lì in mezzo al nulla.

Ad un tratto il cuore me lo sentivo fuori dal petto e così la paura di non rivedere più la mia famiglia, i miei amici, le cose che ancora una ragazza di 23 anni deve scoprire. Ero in piedi, ma le gambe non mi reggevano e così mi sono seduta.

Avevo paura di perdere il controllo, avevo paura di svenire e ad un tratto, così senza pensare ho bisbigliato ad un’amica “Ti prego, di a tutti, sopratutto a mamma e papà che li voglio bene”.

Nel frattempo è arrivata l’ambulanza e io continuavo a non capire cosa mi stesse succedendo.

È stata tutta una corsa.

Da quel posto in mezzo al nulla fino all’ospedale.

Dopo varie analisi il referto, stavo bene, era un attacco di panico.

Era la prima volta che questo “mostriciattolo” (perché così bisogna definirlo, dato che arriva così, come arrivano i mostri nei film dell’orrore) entrava nella mia vita.

Da quel giorno la mia vita è completamente cambiata.

Ho iniziato ad assumere farmaci, ho iniziato un percorso psicologico per capire cosa avesse scatenato ciò.

Ad oggi è ancora una continua lotta.

Ci sono giorni tranquilli e giorni che ti chiedi perché determinate cose devono succedere.

Sono una persona che non si lamenta di questo problema. Perché sono a conoscenza che esistono delle vere e proprio malattie con cui la gente lotta ogni santissimo giorno.

Sono sicura che , prima o poi, chiunque sia entrato in contatto con questo mostriciattolo ne uscirà.

Ci vuole solo tanta pazienza e soprattutto tanta volontà.

Perché l’ansia, il panico si devono e si possono combattere e annientare!!!

Oggi, a distanza di un anno e mezzo dall’inizio la situazione sembrava migliorata, ma in questi ultimi mesi il mio amico mostriciattolo è tornato, con una forza assidua, una forza più forte di quanto io potessi immaginare.

Una sera tutto mi sembrava diverso, mi si è irrigidito il collo, un mal di testa indescrivibile.

Non riuscivo a mettere “a fuoco” ciò che mi circondava.

Eppure sapevo dov’ero.

Il mio cuore ha iniziato a battere talmente forte che sembrava che mi uscisse dal petto.

Mi sembrava di avere un fuoco che ardeva apposto del petto.

Le mani tremavano e con esse anche le mie braccia e le mie gambe.

Il respiro aumentava e non riuscivo a calmarmi.

Ho chiamato la persona che più mi capisce, dato che anche quest’ultima soffre di ciò, per poter capire se non stessi avendo un attacco di cuore.

Sono state le due ore più lunghe della mia vita.

Ho avuto la sensazione di morire, una sensazione che può capire solo chi ne soffre, è qualcosa che non si può spiegare.

Sono entrata nel circolo della paura. Ho paura di tutto. Ho paura che mi possa succedere qualcosa di brutto da un momento ad un altro.

Mi presento, sono Maria e la mia storia è una delle tante.


Dal gruppo Facebook: DAP attacchi di panico "Inarrestabile voglia di vivere" e la Pagina: Ansia-Attacchi di panico-Agorafobia Associazione Insieme Onlus 

A new life - Storie di Panico La storia di Valentinaa

"Le vostre storie, il vostro coraggio, la vostra forza."


Ciao a tutti sono Valentina ho 35 anni e tutto è iniziato un lunedì mattina di circa 4 mesi fa...

Non lo dimenticherò mai quel lunedì mi sono alzata ho fatto il caffè e sono andata a prepararmi per andare a lavoro tutto normale fin qui, come ogni mattina ma, senza nessun preavviso ho iniziato a sentirmi strana, senza forza, la testa leggera e il cuore ha iniziato a battere come se volesse uscirmi dal petto. Ho iniziato a spaventarmi e così il peggioramento, mi sono dovuta sdraiare per terra con i piedi poggiati contro il muro per riuscire a respirare meglio ma nn passava, mi sentivo svenire e ha iniziato a farmi male il petto quindi sono corsa in ospedale in preda al panico..."Ecco ho un infarto... Sto per morire" questo era l'unico pensiero. Al pronto soccorso dopo varie analisi mi hanno detto che non avevo nulla di grave e forse era solo reflusso e mi hanno dato da fare esami per la tiroide, cosa che ho fatto già il giorno dopo ma i risultati non mostravano nulla, secondo i medici stavo bene ma io nn stavo bene...

Da lì è iniziata la mia lotta giornaliera con la tachicardia e un senso di pesantezza al petto tutti i giorni dalla mattina alla sera.
Dopo due settimane un altro butto attacco che questa volta mi ha paralizzato le mani, di nuovo in ospedale e da lì la diagnosi...
"Lei soffre di attacchi di panico".

L'ansia non mi lasciava, in un mese ho perso 5 chili (il che non è stato piacevole essendo già magra di mio), sembravo solo ancor più malata, ho smesso di fare palestra, non riuscivo a lavorare e la vita di coppia...meglio non parlarne.

Ora sono in cura da uno psichiatra che mi sta facendo prendere un ansiolitico mattina e sera, visto che non dormivo nemmeno più.

Per fortuna questi farmaci mi hanno ridato il sonno e ho ricominciato a mangiare ma ancora non riesco a vivere un giorno completamente in tranquillità, verso sera ancora ho l'ansia che mi fa compagnia sul divano a volte il cuore va a farsi una corsetta e la testa decide che il paese delle meraviglie esiste ma, tutto sommato, mi sento meglio ho ripreso a lavorare e sono ritornata ad allenarmi, ancora non ho ripreso peso ma ci sto lavorando.

Ho capito che questa malattia ti logora e ti mangia dentro spero di uscirne al più presto e dico a chi come me ancora ci è dentro...possiamo vincere possiamo essere più forti dobbiamo riprenderci la nostra vita.

Grazie a tutti 

Valentina 


Dal Gruppo Facebook DAP attacchi di panico "Inarrestabile voglia di vivere" e la Pagina Ansia-Attacchi di Panico-Agorafobia Associazione Insieme Onlus



giovedì 10 gennaio 2019

Gigi Buffon e la depressione: ‘Se non l’avessi condivisa forse non ne sarei uscito’


L’ex capitano della Nazionale ha raccontato del suo periodo più buio, quando non riusciva a giocare a causa degli attacchi di panico, delle manganellate subìte quando giocava nel Parma e dell’odio (non solo) razziale negli stadi

“Se non avessi condiviso l’esperienza con la depressione con altre persone, forse non ne sarei uscito. Ebbi la lucidità di capire che quel momento rappresentava uno spartiacque tra l’arrendersi e fare i conti con le debolezze che abbiamo tutti. Non ho mai avuto paura di mostrarle”, lo racconta candidamente Gigi Buffon, portierone attualmente in forza al Paris Saint-Germain ma ex capitano di Juventus e Nazionale (per non parlare del Parma, dove tutto è cominciato). L’estremo difensore ha raccontato del suo momento più difficile, quando non riusciva nemmeno a giocare: “Avevo avuto un attacco di panico. Non ero in grado di sostenere la gara”, ricorda il compagno di Ilaria D’Amico. E conferma che, vent’anni fa, persino lui s’è preso le manganellate della polizia: “Oggi non commetterei più quelle leggerezze”.

Gigi Buffon tra onnipotenza e droga

Eppure qualche difetto e qualche scheletro nell’armadio li ha persino Buffon, se ripensa soprattutto alla sua giovinezza: “Covavo una sensazione di onnipotenza e invincibilità. Mi sentivo indistruttibile, pensavo di poter eccedere, di fare quel che volevo…“. Un giovanotto esuberante, il Gianluigi teenager, dunque. Al punto che fece perdere le staffe a Nevio Scala come mai nessun altro: “Si girò verso di me e mi guardò come nessun altro ha mai più fatto. Era furibondo e aveva tutte le ragioni” confida il numero uno nel corso di una intervista concessa a Vanity Fair.  Tuttavia l’ex capitano della Juventus ha saputo dribblare – per quanto sia portiere – una tentazione che invece spesso inganna molti ragazzi: “Non drogarsi, non doparsi, non cercare altro fuori da te sono principi che i miei genitori mi hanno passato presto (…) Ho forse fatto un tiro di canna fatto da ragazzo”.

Gigi Buffon: l’odio negli stadi e le manganellate a vent’anni

E dire che Gianluigi Buffon ha persino preso delle manganellate dalla polizia. “È una storia che risale a vent’anni fa”, ammette lui. “Dopo una partita diedi un passaggio a un tifoso del Parma. Al casello c’era un posto di blocco della polizia. Appena vide le luci blu, lui si dileguò. A confronto con loro rimasi solo io. Oggi, ovviamente, non commetterei più quelle leggerezze ma riconosco ancora quel ragazzo capace di slanci di solidarietà nei confronti di un amico. Anche di un amico che sbaglia” racconta il portierone del Paris Saint-Germain. Che sui recenti cori razzisti sentiti a Milano nei confronti del giocatore del Napoli Kalidou Koulibaly commenta: “L’odio è un vento osceno, da qualunque parte spiri. Non solo in uno stadio. Perché ho il forte sospetto che il calcio, in tutto questo, reciti soltanto da pretesto“.

Gigi Buffon e la lotta contro la depressione

Oltre al razzismo, c’è un’altra questione molto spinosa che spesso e volentieri è trattata come un tabù nel mondo del calcio e più in generale dello sport professionistico, ossia le questioni legate alla pressione emotiva e psicologica e in particolare all’ansia da prestazione, fino ad arrivare alla depressione vera e propria. Ne ha sofferto anche Gigi: “Per qualche mese, ogni cosa perse di senso. Mi pareva che agli altri non interessassi io ma solo il campione che incarnavo. Che tutti chiedessero di Buffon e nessuno di Gigi. Fu un momento complicatissimo. Avevo 25 anni, cavalcavo l’onda del successo e della notorietà”. Il problema fu talmente grave che l’estremo difensore rinuncò addirittura a giocare una partita: “Avevo avuto un attacco di panico. Non ero in grado di sostenere la gara”, ricorda lui. “Se non avessi condiviso quell’esperienza, quella nebbia e quella confusione con altre persone, forse non ne sarei uscito. Ebbi la lucidità di capire che quel momento rappresentava uno spartiacque tra l’arrendersi e fare i conti con le debolezze che abbiamo tutti. Non ho mai avuto paura di mostrarle né di piangere” ha aggiunto poi Buffon. Che rivela anche come si vede tra dieci anni: “Spero di essere in piedi. Se ripenso al ragazzino che ero e ai sogni che avevo, non commuovermi è impossibile“, conclude.


Dal Sito: tvzap.kataweb.it

Prima di tutto, amatevi



Fate di tutto per compiacere gli altri, e sentite che non lo apprezzano come dovrebbero? Se è un problema costante nella vostra vita, forse è arrivato il momento di rivalutare le cose.

Aiutare gli altri senza aspettarsi niente in cambio è un gesto meraviglioso che dimostra che avete un cuore grande e la capacità di aiutare il prossimo, ma ricordate che è necessario amare prima se stessi per poi poter amare anche gli altri dal profondo del cuore, senza abbandonare i vostri sogni. Amatevi!

La vostra natura è davvero eccezionale, non lo mettiamo in dubbio, ma avete mai pensato a quanto siete felici con voi stessi? Domandatevi se state aspettando qualcuno che sia abbastanza grato da valorizzarvi e restituirvi tutto quello che avete dato senza misura… Ebbene, quella persona tanto attesa siete voi! Perché la verità è che nessuno sa meglio di voi quali sono i vostri desideri, sentimenti e bisogni.
Guardate il vostro riflesso

Fate questo esercizio: senza che ci sia nessuno intorno a voi, mettetevi di fronte ad uno specchio e osservatevi a fondo. Ci siete solo voi e nessun altro potrà giudicare quell’immagine proiettata di fronte a voi. Nel frattempo, prendete appunti su qualsiasi cosa vi passi per la mente.

Dopo 15 minuti (ma potete prendervi tutto il tempo in più che volete), leggete quello che avete scritto. Ora create un elenco separando ciò che considerate negativo dalle percezioni positive.

Se la bilancia è inclinata a favore dei pensieri negativi, questo significa che avete bisogno di prestare più attenzione a voi stessi. Poco a poco potrete lavorare su tutti gli aspetti negativi che avete segnato su di voi, per ottenere risultati migliori. Ma in questo modo avrete già iniziato questo meraviglioso viaggio di auto-scoperta, avrete iniziato a essere sinceri con voi stessi e a riconoscere quali sono le percezioni che avete sulla vostra persona.
Iniziate da voi

Abraham Maslow, uno dei principali esponenti della psicologia umanista, ha sviluppato una teoria che ha a che fare con la realizzazione personale.

Questo autore ha sintetizzato la sua idea in una piramide della felicità, e ha spiegato che per arrivare al vertice della soddisfazione interna, dobbiamo prima scoprire una serie di necessità che vanno da quelle fisiologiche (alimentazione, respirazione e riposo) a quelle che implicano il volere bene a noi stessi per riuscire a essere creativi, spontanei e con una morale solida nella nostra vita.

L’autostima è composta da una serie di percezioni, pensieri o sentimenti che definiscono il comportamento di una persona. Si tratta del modo in cui vediamo noi stessi e che, di conseguenza, si ripercuote sul modo in cui interpretiamo il mondo.

Secondo lo psicologo statunitense Carl Rogers, “la radice dei problemi di molte persone è che si disprezzano e si considerano esseri senza valore, indegni di essere amati“. In questi casi, l’accettazione rappresenta un passo importante per trovare una soluzione.

Iniziate oggi stesso!

A partire da ora, qualsiasi percezione distorta che avete su di voi può cambiare. Continuerete a tendere la vostra mano verso gli altri, ma ogni volta lo farete con una consapevolezza più profonda su chi siete e come vi sentite.

Questo sarà il primo passo per andare avanti in questo cammino di ricerca interiore, e vi permetterà soprattutto di salvare quei desideri che dovete avere il coraggio di compiere. Portate alla luce gli obiettivi che un giorno avete riposto nel cassetto… Che cosa ne dite di provare a raggiungerli?

Vieni ansia, ti sto aspettando



Spesso pensiamo che l’ansia sia uno stato emotivo del quale non dovremmo mai fare esperienza e sosteniamo questa idea con frasi come “Provare ansia è da deboli”, “Impazzirai per quanto sei ansioso”, “Se sto in ansia, gli altri lo noteranno e penseranno male di me”, e così via.


A causa di questo facciamo tutto ciò che è in nostro potere per evitare di provarla e, come in qualsiasi strategia elusiva, alla fine otteniamo il famoso “effetto rimbalzo”, ovvero diventiamo ancora più ansiosi di quanto non lo fossimo in precedenza.

Tutto di solito ha origine da una situazione problematica della nostra vita, una condizione che percepiamo come una minaccia. Interpretandola in questo modo, mettiamo in moto tutta una serie di meccanismi fisiologici che ci preparano a fuggire oppure a lottare contro ciò che ci insidia. Si tratta della famosa reazione lotta o fuggi.

Il problema è che oltre a tale questione primaria, quasi sempre se ne aggiunge una secondaria: finiamo per essere ansiosi perché siamo in ansia. È come se ci intimorisse la nostra stessa paura, ed è allora che rimaniamo bloccati dentro un circolo vizioso dal quale ci viene difficile uscire.
Perché temiamo la nostra ansia?

Tutta le paure prive di fondamento derivano da quelle che vengono definite convinzioni irrazionali, verità esagerate che hanno la pretesa di assolutismo e che ci sono state inculcate durante tutto l’arco della nostra vita, fino a farle nostre.

Di conseguenza, la paura dell’ansia non è da meno. Ci hanno detto cose come “Devi essere forte”, “L’ansia ti può uccidere o far diventare pazzo”, “Le persone intelligenti e forti non stanno in ansia”, “Essere ansioso ti allontana dagli altri”, eccetera.

Come si può notare, l’ansia è stata concettualizzata come una cosa “pericolosa” e per questo motivo provare tale emozione ci fa paura. Potremmo diventare matti o morire, rimanere senza amici, essere imperfetti…un disastro!

Per fortuna, queste credenze non sono reali. L’ansia è un’emozione di base, primaria: tutti gli animali la provano qualche volta nella vita. Per di più, è grazie a questo stato d’animo che abbiamo potuto sopravvivere come specie e come individui.

L’ansia ci aiuta a metterci in salvo dai pericoli reali che potrebbero compromettere la nostra vita.

L’ansia, dunque, in una certa misura e in determinati momenti non è negativa. È pensando diversamente che molte volte si trasforma in un demone fuori controllo. Non uccide, ci salva la vita e non ci rende neppure meno forti o più vulnerabili: piuttosto, ci rende umani.

Abbracciare l’ansia

Se desiderate essere meno ansiosi, il primo passo da fare è quello di non voler essere meno ansiosi. Sembra contraddittorio, ma in psicologia il paradosso è presente in numerose situazioni.


Quando manteniamo una mente esigente, che vuole ottenere ciò che desidera qualsiasi cosa accada, stiamo proprio facendo in modo che ciò che vogliamo si allontani sempre di più.

Vale a dire che se vi imponete di non provare ansia, nel senso di avere la pretesa di non tollerarne neanche un po’, alla fine non otterrete altro che altra ansia. Avrete la sensazione di non aver rispettato le vostre aspettative, che d’altra parte risultano poco realiste.

L’esercizio mentale che dovete compiere consiste nel cambiare dall’idea di esigenza a quella di preferenza, ovvero tollerare che, essendo umani, molte volte proveremo ansia nella nostra vita. Niente di buono o ostile, semplicemente qualcosa di normale.

D’altra parte, conviene smetterla di considerare l’ansia un’emozione orribile ed insopportabile. Di certo i sintomi fisiologici derivanti da un tale stato possono risultare estremamente fastidiosi e sgradevoli, ma sono sensazioni che si possono provare anche durante una giornata di caldo eccessivo oppure quando si ha la febbre o mal di testa.

A nessuno piace avere lo stomaco sottosopra, sudare oppure sentire che il proprio cuore palpita più velocemente del solito, ma tutto questo in realtà è sopportabile e non è grave. Se vi fissate sul contrario, questi sintomi aumenteranno molto di più.

L’ultimo aspetto riguarda l’accettazione incondizionata di sé come persona imperfetta. Essere ansioso non significa altro che questo, non ci sono tanti giri di testa da fare. Non vuol dire essere deboli, malati, né inferiori agli altri

Anche tutte quelle persone che vi passano davanti agli occhi apparendovi tanto forti emotivamente hanno provato o provano ansia nella propria vita.

In definitiva, guardate l’ansia negli occhi, lasciate che venga a voi, percepitela, abbracciatela, ditele che un po’ vi disturba, ma che alla fine non ci state poi tanto male insieme. Solo quando farete tutto questo con delle vere intenzioni, potrete liberarvi di essa.

domenica 6 gennaio 2019

Consigli utili per affrontare al meglio il 2019

            
Italiani affrontano il 2019 con ansia e paura, è quanto emerge da un sondaggio svolto dall'Associazione Europea per il Disturbo da Attacchi di Panico (EURODAP), a cui hanno risposto 834 persone di età compresa dai 18 e 67 anni.
Preoccupazione, sfiducia, paura. Il nuovo anno, nel pensiero di molti italiani, potrebbe essere ricco di insidie e difficoltà e le aspettative non sono delle migliori. Più del 42% sostiene di non essere per niente riuscito a recuperare le energie per affrontare il 2019; il 33% ha timore che la crisi economica aumenti e il 34% che possa condizionare anche la vita di coppia; il 42% mostra un crescente un atteggiamento di preoccupazione e sfiducia nei confronti del futuro, il 68% teme infine di perdere il lavoro. E' quanto emerge da un sondaggio svolto dall'Associazione Europea per il Disturbo da Attacchi di Panico (EURODAP), a cui hanno risposto 834 persone di età compresa dai 18 e 67 anni.

Trovare motivazioni forti e valide

«I presupposti per passare un anno soddisfacente e ricco di gratificazioni non si auto generano- spiega Paola Vinciguerra, psicoterapeuta e presidente dell'Eurodap e direttore scientifico di Bioequilibrium - ma siamo noi gli artefici delle nostre vite, delle nostre scelte e spesso ne paghiamo le conseguenze. La forza interiore, la spinta ad agire, ad essere centrati sui nostri obiettivi deve partire da noi. Perché no, magari proprio da quei progetti non andati a buon fine o procrastinati per svariati motivi o semplicemente per paura. Trovare motivazioni forti e valide è necessario e funzionale alla nostra riuscita come persone nel mondo, come compagni, genitori o figli».

Lista di consigli per affrontare al meglio l'anno nuovo:

Avere grandi obiettivi, ma con criterio e aderenza alla realtà. È bene avere ambizioni, progetti, ma avere aspettative troppo alte, può risultare frustrante quando poi ci rendiamo conto di non avere le risorse giuste. Non rimandate ed imparate a gestire lo stress

Stimoli nuovi senza paura di fallire. Sul lavoro e nella vita privata. Non adagiatevi sulle cose che già conoscete, sulle cose che ritenete sicure per voi. Uscite, esplorate mettetevi alla prova, chi può dirlo cosa c'è dall'altra parte se non si va a vedere?

Apprezzate ciò che siete, ciò che avete già raggiunto, non sottovalutatevi, non svalutatevi. Siate consapevoli che ogni cosa fatta finora ha un valore oggettivo e uno soggettivo, che dovete riconoscervi. Non cercate approvazione negli altri

Mettete passione in qualunque cosa facciate. E se l'avete persa, andate a cercarla nelle cose, attività, persone, che più vi ricaricano. Vivete!

Non dimenticate mai di essere umani, accettate il fallimento, mettetelo da parte e riprovateci, rialzatevi e inventatevi il modo per nutrire lo spirito.

«Prendete un foglio bianco e dividetelo in tre colonne dove risponderete a queste domande in riferimento al 2018: Cosa voglio fare? Chi voglio essere? Cosa voglio avere? Questo esercizio, accompagnato alla pratica meditativa, può aiutare a predisporsi ad accogliere le opportunità che questo nuovo anno ti offrirà», consiglia da parte sua Eleonora Iacobelli, psicologa, vicepresidente Eurodap.

Dal Sito: diariodelweb.it

A new life - Storie di Panico 



Ciao a tutti, ho 22 anni e soffro d'ansia da circa 3 anni. 

Tutto è iniziato una notte di febbraio in cui mi sono svegliata tutta sudata, respiravo a fatica, non riuscivo a smettere di tremare, avevo la nausea, vampate di calore e palpitazioni.

Subito non capi' bene che cosa mi stesse accadendo poi, pensando anche ai miei studi scolastici, ho capito che avevo avuto il mio primo ADP.

Mi spaventai molto sopratutto perché non sapevo che fare visto che non mi era mai capitato.

Mi alzai da letto e mi girava la testa.

Sperai che fosse il primo e l'ultimo attacco dato che ero in un periodo di stress in quanto andavo a scuola guida e dopo un mese avevo l'esame di teoria. Tutto quindi è iniziato da li.

Superai l'esame e pensai che la cosa finisse ma quando iniziai a fare le guide, le mie condizioni peggiorarono da soffrire anche d'insonnia.

Decisi di far venire con me alle guide il mio ragazzo che mi faceva sentire più tranquilla ma spesso durante la lezione o alla fine, mi prendevano gli attacchi e tornavo a casa piangendo disperata.

Mia mamma non sapeva più cosa fare così un giorno di mia iniziativa iniziai ad andare dalla psicologa dove ho fatto un percorso durato 8 mesi.

Con la terapeuta mi sfogavo ed uscivo dallo studio col sorriso.

Anche lei mi confermò che soffrivo d'ansia anticipatoria motivo per cui probabilmente non dormivo più di notte quando l'indomani avevo la guida.

Iniziai a prendere dei rimedi naturali che mi calmavano ed alternavo guide da mezz'ora con guide da un'ora su richiesta della psicologa ma la situazione non cambiò.

Dopo poco poi iniziai a lavorare e non riuscì più a portare avanti entrambi gli impegni così mollai l'autoscuola perché per me il lavoro era più importante.

Nessuno ha condiviso questa mia scelta ma io sapevo l'inferno che stavo passando e non volevo più stare male.

Oggi sono passati quasi 3 anni e per spostarmi vado con i mezzi pubblici o a piedi, sicuramente sto meglio anche se l'ansia e il panico non mi lasciano mai e capisco coloro che non guidano per questi problemi proprio perché ci sono passata e so cosa vuol dire ed io quello che mi è successo non lo auguro nemmeno al peggior nemico.

 Dal gruppo Facebook DAP attacchi di panico "Inarrestabile voglia di vivere"