martedì 6 novembre 2018

Depressione e ansia: quali differenze



La società odierna ci sottopone a sfide giornaliere che, in particolari condizioni ambientali e predisposizioni personali, possono intaccare il nostro equilibrio mentale e renderci ansiosi e/o depressi.

Nella vita capitano dei momenti in cui ci si sente sbagliati, carenti di qualcosa e senza forza di volontà. Ci si chiude in sé stessi e non si rivelano a nessuno questi stati d’animo per timore d’essere derisi e non capiti. Guardando gli altri si ha la sensazione di essere fragili e incapaci mentre tutti sfoggiano sicurezza e capacità di integrarsi in società. Può succedere che ci si senta ansiosi nell’affrontare situazioni apparentemente semplici, che la preoccupazione ci assalga in qualunque frangente rendendoci introversi e insicuri. Altre volte ci assale la tristezza e pensieri cupi continuano a ripetersi nella nostra mente e sembra di essere in un vortice di infelicità. Non bisogna sottovalutare queste condizioni, questi sentimenti possono essere indicativi di un disagio psichico che deve essere affrontato, perché possono essere dovuti a depressione e ansia: quali differenze ci sono tra queste patologie?

Depressione e ansia: epidemiologia

La depressione e l’ansia, disturbi estremamente frequenti al giorno d’oggi, hanno avuto negli ultimi decenni un incremento tale da essere considerate le malattie del secolo. Si stima che in Italia il 5,4% delle persone soffra di depressione, mentre l’ansia colpisce il 4,2% della popolazione. Risulta che la depressione si associa all’ansia grave nel 7% dei casi. Sono malattie che colpiscono maggiormente il sesso femminile e tendono ad essere più frequenti dopo i sessantacinque anni di età anche se nessuna fase della vita risulta risparmiata.

I dati epidemiologici indicano che esiste una correlazione tra depressione e/o ansia e il livello socioeconomico. La depressione e l’ansia sono più frequenti in persone con basso grado di istruzione, nei disoccupati e in coloro che risultano inattivi. Malgrado l’elevato numero di persone affette da queste patologie, solo una minima parte fa ricorso allo specialista (lo psichiatra) e assume psicofarmaci.

Nella maggior parte dei casi, la malattia non viene diagnosticata correttamente e ciò determina una terapia non adeguata. Questi quadri clinici hanno un impatto importante nella vita delle persone, infatti i pazienti lamentano una riduzione della qualità della vita con ripercussioni sulle relazioni interpersonali, in ambito lavorativo e familiare, nei rapporti genitori figli.

La depressione e l’ansia determinano ricadute economiche notevoli in termini di:
giornate di lavoro perse: periodi in cui le persone sono in malattia perché non riescono ad affrontare il lavoro;
rendimento lavorativo: una persona depressa e/o ansiosa avrà una capacità di lavoro ridotta;
spesa sanitaria: costo a carico del servizio sanitario nazionale per visite specialistiche e terapie farmacologiche.
Nel linguaggio comune queste due condizioni sono frequentemente associate tra loro infatti si parla di “depressione ansiosa” e di “sindrome ansioso depressiva”, tuttavia sono condizioni cliniche distinte per cui analizziamo separatamente la depressione e l’ansia per individuare quali siano le differenze.

Depressione

La depressione, interessa un numero elevato di persone e si stima che la percentuale di pazienti sia destinata ad aumentare, presenta caratteristiche peculiari e non deve essere confusa con le reazioni psicologiche conseguenti a situazioni particolari e stressanti. Il paziente riferisce il suo stato d’animo in termini di tristezza, infelicità, sentirsi giù di morale.

I sintomi presenti in un paziente depresso sono:
basso tono dell’umore: il tono dell’umore è la capacità che ha l’uomo di adattarsi alle varie condizioni provando piacere in situazioni positive e tristezza in quelle negative. Quando viene persa questa plasticità ad adeguarsi, si avrà una deflessione dell’umore e si tenderà a vedere negativamente la realtà. È presente perdita di interesse in generale;
anedonia: incapacità a provare piacere per qualunque attività venga svolta;
alterazione del pensiero: ci si orienta verso una bassa stima di sé, senso di colpa. Possono essere presenti episodi di autolesionismo, tentativi di suicidio che talvolta vengono messi in atto col “suicidio allargato” che coinvolge le persone care;
rallentamento psicomotorio: interessa il movimento, il linguaggio, l’espressione del viso, la capacità di prendere decisioni. Il paziente presenta una riduzione importante dell’energia psichica che lo porta a non reagire (può essere fraintesa e confusa con una mancanza di volontà);
disturbi vegetativi: si ha profonda astenia, diminuzione della libido, insonnia, riduzione dell’appetito con dimagrimento e malnutrizione.

Depressione: la diagnosi

In presenza di un quadro clinico suggestivo si fa diagnosi di depressione. Vengono individuati diverse tipologie cliniche:
disturbo da disregolazione dirompente dell’umore: si presenta nei bambini e ragazzi fino ai diciotto anni d’età, presentano scatti d’ira esagerati rispetto alle cause, umore triste riscontrato a casa o a scuola;
disturbo depressivo maggiore: colpisce prevalentemente le donne e si caratterizza per il
basso tono dell’umore e almeno cinque delle seguenti condizioni che durano da due settimane almeno e si manifestano ogni giorno: perdita di peso o alterazioni nell’alimentazione, insonnia, astenia, pensieri negativi (inadeguatezza, incapacità e senso di colpa), incapacità a concentrarsi e a prendere decisioni, pensieri suicidari;
disturbo depressivo persistente: è una patologia cronica, colpisce individui giovani che possono presentare disturbo di personalità o fare abuso di sostanze. È presente umore depresso che persiste da almeno due anni e si associa ad almeno due delle seguenti condizioni: astenia, insonnia, alterazioni dell’appetito, pensieri negativi, difficoltà a concentrarsi;
disturbo disforico premestruale: si manifesta con labilità affettiva, umore depresso e irritabile, tendenza al conflitto. Possono essere presenti sintomi fisici quali stanchezza, gonfiore, dolori articolari e muscolari. Inizia la settimana che precede il ciclo e termina i primi giorni del ciclo mestruale;
disturbo depressivo da sostanze: conseguente all’assunzione o alla privazione di sostanze;
disturbo depressivo dovuto ad altra condizione medica: la depressione è associata ad una malattia medica o all’assunzione di farmaci:
malattie neurologiche: malattia di Parkinson, malattia di Huntington, ictus, sclerosi multipla, tumori;
infezioni virali (HIV);
farmaci: interferone, betabloccanti, anticoncezionali orali, corticosteroidi;
disturbi endocrini: morbo di Cushing, morbo di Addinson, patologie tiroidee.

Sono disponibili dei test rapidi da somministrare al paziente per la valutazione del quadro clinico e dell’evoluzione (scala di autovalutazione di Zung).

Depressione: la terapia

La terapia della depressione si avvale di farmaci la cui prescrizione deve essere personalizzata tenendo conto delle variabili collegate:
al farmaco: efficacia, tollerabilità, sicurezza, formulazione;
al paziente: presenza di patologie associate e relativa interazione tra farmaci.

I farmaci prescritti per la depressione vengono suddivisi in:
inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI);
inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina (SNRI);
antidepressivi specifici serotoninergici e noradrenergici;
IMAO irreversibili e reversibili;
antidepressivi triciclici (sono scarsamente usati per i notevoli effetti collaterali).


La terapia farmacologica può essere affiancata dalla terapia psicologica che si avvale di diverse opzioni (psicoterapia, terapia comportamentale).

Ansia

L’ansia si caratterizza come una reazione emotiva esagerata di allarme verso situazioni quotidiane o personali, comporta modifiche del comportamento e sintomi fisici. Il paziente lamenta di sentirsi sistematicamente preoccupato per le situazioni quotidiane e si trova in uno stato di all’erta permanente nel timore che si verifichino eventi negativi. Questa condizione di ansia e preoccupazione si accompagna a sintomi viscerali quali aumentata frequenza cardiaca, affanno, sudorazione, vertigini, gola secca, nausea, vomito e diarrea.

Ansia: la diagnosi

Il colloquio con il paziente permette allo specialista di inquadrare il quadro clinico e di porre diagnosi di ansia. Si possono somministrare al paziente dei test di autovalutazione (scala di autovalutazione dell’ansia di Zung). Si riconoscono diversi quadri clinici:
disturbo d’ansia da separazione: colpisce i bambini che temono di perdere figure affettive quali i genitori;
disturbo di panico: attacco d’ansia improvviso con sintomi vegetativi, durata variabile da pochi secondi fino a un’ora. Forma particolare è l’agorafobia (paura della piazza);
mutismo selettivo: colpisce i bambini, si manifesta in relazione a situazioni stressanti (scuola);
fobie specifiche: ansia e paura immotivata verso animali, oggetti (siringhe), altezze o aerei;
disturbo d’ansia sociale: ansia e preoccupazione al pensiero di dover affrontare situazioni in cui si è esposti al giudizio degli altri (parlare in pubblico);
disturbo d’ansia generalizzato: è presente ansia, affaticabilità, tensione muscolare. Può essere presente ansia in concomitanza di patologie organiche (ipoglicemia, ipertiroidismo, scompenso cardiaco, aritmia, asma) o assunzione di farmaci/sostanze (corticosteroidi, insulina, ormoni tiroidei, salbutamolo, caffeina).

Ansia: la terapia

La terapia dell’ansia si avvale:
della psicoterapia: terapia cognitiva e psicoterapie psicodinamiche;
farmaci: inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI), inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina (SNRI), benzodiazepine.

Non sempre la depressione e l’ansia si manifestano con quadri clinici definiti. Infatti, oltre a presentare gravità variabile, si può avere una sintomatologia sfumata o l’associazione delle due condizioni con prevalenza dell’una o dell’altra. Il DSM V (Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi Mentali) codifica le caratteristiche peculiari di depressione e ansia permettendo di conoscere quali differenze le caratterizzino.


L’AUTORE: Anna Ucchesu


Dal Sito: .laleggepertutti.it

Rimedi per far passare l’ansia



Soffri di ansia e vorresti imparare a gestirla e combatterla? Esistono dei rimedi naturali davvero efficaci per far passare l'ansia. Li abbiamo raccolti in questo nostro articolo.

Sei costantemente teso, preoccupato, hai paura che ti possa accadere qualcosa, e pensi in continuazione a cose negative? Hai difficoltà a rilassarti e sei molto irritabile? Allora potresti soffrire di ansia. Quando abbiamo dei disturbi d’ansia non è solo il benessere psicologico a risentirne ma anche quello fisico.

Ecco i principali sintomi dell’ansia:
Tremori;
Vertigini e mal di testa;
Nausea o problemi digestivi;
Mal di schiena;
Sudorazione eccessiva;
Difficoltà a dormire;
Asma.

Fondamentale per combattere e gestire l’ansia è capirne la causa che il più delle volte è legata ad un trauma o anche alla mancanza di autostima nell’affrontare una nuova sfida. Per affrontare al meglio questi disturbi non è importante solo capire la causa ma anche allentare la tensione con un diversivo, ad esempio, praticando lo yoga. In questa guida vogliamo aiutarti ad usare dei piccoli espedienti per controllare l’ansia e ridurre i sintomi fisici ed emotivi!

CONSIGLI SU COME GESTIRE L’ANSIA

La prima cosa da fare nel caso in cui ti senti ansioso o stressato è conoscere il perché provi ansia. In tal caso per capire cose nuove su te stesso scrivi un diario dove puoi annotare tutte le tue preoccupazioni e le emozioni. Nel diario oltre a scrivere ciò che pensi appunta anche il tuo stato d’animo. Ad esempio, oggi sono particolarmente preoccupato o arrabbiato e anche con chi e perché. Cerca di essere quanto più preciso possibile solo così potrai capire effettivamente come controllare la tua ansia. Quindi prendi carta e penna e inizia a scacciare i pensieri negativi.

Oltre al diario, nel momento in cui si presenta un attacco d’ansia fai degli esercizi di respirazione. Per farlo devi assumere una posizione comoda quindi siediti con la schiena diritta, inspira lentamente attraverso il naso e conta fino a quattro. Dopodiché devi espirare sempre dal naso e tirare fuori l’aria contando fino ad otto. Ripeti l’esercizio per circa tre minuti ed esegui questa tecnica di respirazione più volte al giorno. Imparare a controllare la respirazione: è importante per rilassarti!

8 RIMEDI CONTRO L’ANSIA

Per controllare l’ansia sicuramente devi cambiare stile di vita per iniziare ad avere delle abitudini più sane. 

Ecco 8 rimedi naturali per sconfiggere l’ansia:

Fai esercizio fisico: l’esercizio fisico è un ottimo modo per allentare l’ansia e ritrovare il benessere mentale. Fare attività fisica regolarmente ti aiuterà molto a distrarti. Ogni giorno dedica almeno trenta minuti del tuo tempo a fare ciò che ti piace e che ti rende felice. È scientificamente provato che correre fa bene e riduce stress ed ansia!

Mangia correttamente: spesso l’ansia può essere aggravata dall’abuso di sostanze stimolanti come il caffè, le bevande gassate, lo zucchero, l’alcol e anche per chi ha un’intolleranza alimentare. Quindi per eliminare la tensione bevi tanta acqua e mangia la frutta secca e la verdura. Aumenta il consumo di Omega-3 è molto indicato per ridurre lo stress.

Riposa bene: Dormire è importante e spesso chi non dorme abbastanza è affetto dall’ansia. Per ridurre l’ansia dovresti dormire almeno 8-9 ore. Se vuoi scoprire come dormire bene la notte ti invitiamo a leggere il nostro articolo!

Instaura nuove amicizie: stare con le persone è fondamentale per aiutarti a gestire lo stress. Oltre ai tuoi familiari e amici più cari inizia ad instaurare dei nuovi rapporti sociali. Vedrai quanto sarà importante il loro sostegno.

Sii positivo: fondamentale per combattere l’ansia è avere la capacità di trasformare i pensieri negativi in piacevoli. Puoi usare diverse tecniche, ad esempio, distrarti dai pensieri che ti tormentano pensando a quelli che ti rendono felici oppure cerca una soluzione positiva e rassicurante ai tuoi pensieri negativi.

Medita: La meditazione tende a sbloccare la paura, la rabbia e anche l’ansia. Meditare non serve solo a rilassare il corpo ma anche la mente. Puoi provare la meditazione guidata definita “visualizzazione”: basta pensare ad un luogo tranquillo e creare nella tua mente uno scenario rilassante. Ti aiuterò molto a rilassare il corpo e la mente. Ovviamente anche lo yoga aiuta a rilassarti: i benefici dello yoga sulla mente e sul corpo sono tantissimi!

Se credi che la tua ansia possa essere un disturbo allora dovrai prendere in considerazione l’aiuto di uno psicoterapeuta!


Dal Sito: www.teamworld.it

Quali sono i segnali per capire se siete persone ansiose


Siete (troppo) ansiosi? Vedete problemi dove non ci sono e faticate a trovare la calma o soluzioni semplici? Ecco i 4 campanelli delle persone ansiose


L’ansia viene scomodata moltissimo nel linguaggio comune e viene nominata talmente tanto che spesso ci si chiede se alla fine siamo tutti un po’ ansiosi.

D'altra parte, avere momenti in cui c’è Ansia vicino a noi ci dice che abbiamo un buon funzionamento.

Questa emozione infatti è estremamente utile per avvisarci che c’è un pericolo all’orizzonte, ci prepara alla reazione e permette di dare il meglio di sé in quella situazione.

Se però pensate di far colazione ogni mattina con caffè e ansia, vi spieghiamo quali segnali vi faranno capire se è arrivato il momento di abbassare il vostro livello d'ansia e come fare per riuscirci.

Vedete pericolo ovunque

Se vedete il pericolo ovunque - anche dove non esiste - siete decisamente nel pieno dell’ansia.

Quando ci sono situazioni, cose o persone che vi fanno scattare unsegnale di allarme provate a cogliere dati di realtà: tutti vedono quel pericolo o è solo una vostra percezione?

Rispondete a questa domanda e cercate di descrivere la situazione in modo oggettivo.

Le rinunce per paura

Chi percepisce di essere spesso in pericolo si trova a rinunciare a quelle situazioni che allontanano dalla propria zona di comfort per paura di ciò che potrà accadere.

Se vi riconoscete in questa descrizione e state pensando alle occasioni che avete perso è il momento di prendere in mano la vostra vita e affrontare i vostri timori.

Aggirare le situazioni non vi porterà a nulla di buono: rinforzerete il comportamento di evitamento e continuerete il circolo vizioso e dannoso.

La negatività

Le persone ansiose nutrono spesso pensieri negativi.

Andrà male, Non sono in grado, Mi giudicheranno, Rideranno di mesono solo alcuni dei pensieri più comuni.

Ricordate che la qualità dei pensieri influenza in modo importante la nostra vita quindi attenzione a dare troppa voce alla negatività.

Il controllo sul futuro

Un tratto tipico delle persone ansiose è la pretesa di avere il controllo delle situazioni e del futuro.

Mettetevi l’anima in pace, non potete avere nessun controllo su ciò che non è ancora accaduto, alcuni eventi sono del tutto imprevedibili e non ci sarà mai la certezza che andrà tutto come previsto.

La resistenza al cambiamento o la paura del fallimento sono i due elementi che possono crearci più dolore.

Lasciate andare e starete meglio.

Di: ELISA CASTELLANO

Dal Sito: GRAzia.it

Training autogeno: come controllare l’ansia e lo stress prima che siano loro a controllarti



Da quando ci svegliamo la mattina fino a quando andiamo a dormire, le emozioni sono alla base di ogni nostro atteggiamento e, seppur contribuiscano alla nostra sopravvivenza e sicurezza, non sempre sono positive e piacevoli. D’altro canto anche l’ ansia, sebbene sia vissuta come un’emozione negativa, ha una funzione adattiva: rende consapevole della possibilità che accadano eventi spiacevoli, contrari ai propri desideri e contemporaneamente che è necessario fare qualcosa per evitare questa evenienza. I problemi avvengono quando diventa cronica o troppo intensa, sproporzionata rispetto all’occorrenza di un reale pericolo. In altre parole, le persone che hanno paure inappropriate e irrazionali, sperimentano forti sentimenti di ansia anche quando il pericolo non sussiste o è minimo, sperimentando uno o più sintomi, come:
Respiro corto, affannoso, superficiale; rantoli; oppressione al petto e nodo alla gola; senso di soffocamento; balbuzie;
Sudorazione; prurito; vampate di caldo o freddo; rossore facciale;
palpitazioni; tachicardia; senso di svenimento; aumento o calo della pressione;
Inappetenza; nausea; vomito; dolori o fastidi addominali;
Brividi e tremori; spasmi delle palpebre; movimenti involontari e ripetitivi; sussulti; impulsi a camminare; rigidità; insonnia.

Come l’ansia anche lo stress molto spesso viene visto come qualcosa di negativo, pur rappresentando una risposta del tutto naturale dell’organismo a stimoli interni ed esterni. E’, infatti, la base della nostra sopravvivenza, qualcosa che l’essere umano conosce da più di milioni di anni. Durante la preistoria i nostri antenati si trovavano a dover combattere per proteggere la propria vita ed erano per questo sottoposti a una scelta tra una reazione di attaccare o di scappare.
Nel primo caso, il corpo aveva bisogno di più energia disponibile e, pertanto, erano prodotti due ormoni, l’adrenalina e il cortisolo, che aumentavano la pressione sanguigna, facevano sì che si avvertisse meno dolore da un punto di vista fisico (funzione analgesica) e azzeravano le funzioni temporaneamente meno necessarie come la capacità digestiva o immunitaria. Se lo stimolo non rappresentava più una minaccia, si produceva maggiore morfina. In questo modo si rallentava la produzione di adrenalina e cortisolo, favorendo la riduzione della pressione sanguigna e il rallentamento delle pulsazioni. Analogamente, gli “uomini moderni”, nel caso corressero il pericolo di subire un attacco e avessero il desiderio di restare illesi, potrebbero scegliere se scappare, contrattaccare il nemico, cercare aiuto e così via. Oggi, quindi, si funziona pressoché allo stesso modo dei cavernicoli. Ciò che è cambiato, però, sono i fattori di stress: non più tigri che possono attaccare, ma problemi economici, lavorativi o semplicemente una vita più frenetica. L’ulteriore differenza è che spesso non si può fuggire o attaccare la fonte dello stress con l’esito di esserne esposti per tempi protratti. Pertanto, si corre il rischio di produrre ormoni dello stress, che non si riesce a smaltire, con l’aumento conseguente di disagi e possibili malattie. Il problema non è, pertanto, l’ansia o lo stress in sé, ma quando queste condizioni si protraggono nel tempo.

L’aspetto positivo è che molte ansie e stress sono auto-generate da ogni uomo si può apprendere a eliminarli. Se ci si convince di aver perso il controllo, che i pensieri e sentimenti stanno dominando e schiacciando la propria vita, allora questa convinzione acquisisce talmente tanta forza da apparire reale. In realtà, ognuno è in grado di modificare ciò che pensa, prova e fa.

Tra i metodi scientificamente validi che abbiamo a disposizione, possiamo scegliere di controllare l’ansia e lo stress attraverso l’apprendimento delTraining Autogeno. Con questa tecnica si impara a vivere da “dentro” a “fuori“, ovvero a gestire i propri pensieri, per non reagire semplicemente al mondo esterno e ai suoi stimoli.

Si tratta di una disciplina, proposta per la prima volta nel 1932 dello psichiatra e neurologo tedesco Johannes H. Schultz, attualmente inserita in protocolli evidence-based per il trattamento di:
Ansia e patologie stress correlate;
Disturbi del sonno;
Dissuefazione dal fumo;
Bruxismo;
Patologie con base psicosomatica (es. pressione alta, emicrania, asma, ulcera gastrica, eczema cutaneo, etc);
Percezione del dolore;
Disturbi di concentrazione o di memoria etc.

Il nome fornisce indicazioni sul metodo stesso, ovvero mediante un costante allenamento(training) basato sull’applicazione graduale di esercizi di concentrazione psichica passiva si giunge ad auto-generare (autogeno) una migliore armonia psico-fisica. Tuttavia non è solo uno strumento di rilassamento, bensì una tecnica che produce reali modificazioni sia fisiologiche sia psichiche. Il principio cardine è, infatti, che da un pensiero si può generare una sensazione e quindi un cambiamento corporeo. In altre parole anche in assenza di stimoli concreti, si possono produrre reazioni fisiche attraverso la rievocazione di immagini mentali.
Nella pratica gli esercizi proposti sono in grado di favorire un rilassamento della muscolatura striata e liscia, vasodilatazione e aumento del flusso sanguigno negli organi interni, miglioramento delle funzioni cardiovascolari e respiratorie e leggera vasocostrizione dell’area encefalica.
I benefici sono numerosi: in primo luogo si prevengono disturbi di natura psicosomatica come la gastrite, l’emicrania o la tachicardia, si migliora la memoria e la concentrazione, si superano più facilmente i momenti di stanchezza, aumentano le prestazioni fisiche, lavorative e sportive e, non ultimo, si combatte un carico eccessivo di stress.
A tal proposito basti pensare che un esercizio di Training Autogeno corrisponde a una – due ore di sonno.

Grazie al Training Autogeno cambia il contatto con se stessi, si alleviano ansie e preoccupazioni di varia natura, giungendo a un crescente equilibrio.

Gli esercizi tendono, infatti, a ridurre il rilascio di adrenalina e cortisolo che, come accennato in precedenza, si riversano nel sangue in situazioni di stress. Grazie al training è, quindi, possibile passare gradualmente ad una maggiore consapevolezza e una conseguente possibilità di controllo delle attività muscolari involontarie (come la respirazione), liberandole sempre di più del controllo volontario negativo che costringe a stati di stress.

Dr.ssa Maria Rosita Cecilia

Dal Sito: terremarsicane.it

Attacchi di panico: come curarli?


Gli attacchi di panico, soprattutto la prima volta, sono sconvolgenti. Si prova un senso di irrealtà e soffocamento che sembrano non passare. Ecco cosa fare per contrastare un attacco di panico

Gli attacchi di panico sono una sindrome psicopatologica che si manifesta con episodi di ansia acuta. Quando i rimedi naturali o i farmaci non bastano, è bene rivolgersi a un professionista, uno psicologo o uno psichiatra, che possa affrontare il problema arrivando alle cause scatenanti.


Vediamo quali sono i sintomi di un attacco di panico, come curarli e controllarli.

Tanti impegni, preoccupazioni e ansie spesso diventano ingestibili e, se qualcuno è in grado di controllare lo stress, altri finiscono per soffrire di attacchi di panico. Si tratta di un problema molto più comune di quanto pensiamo, che presenta precisi sintomi fisici e può avere cause diverse. Non esiste una cura specifica per gli attacchi di panico, seppur l’omeopatia possa curare ansia e stress, ma ogni singolo individuo deve intraprendere un percorso per comprendere cosa scatena tale sindrome. In ogni caso è fondamentale sapere cosa fare e come si manifesta un attacco di panico, ma anche come controllare i sintomi di questa patologia.

Attacchi di panico: le cause

Sperimentare un attacco di panico è sempre sconvolgente. In quel momento, infatti, il nostro cervello, così come il corpo, va in tilt, lasciandoci immobili e terrorizzati, incapaci di reagire. Questo problema però si può combattere e sconfiggere, prima di tutto conoscendolo meglio. Quali sono le cause degli attacchi di panico? Certamente la genetica, ma anche lo stress. Altri fattori di rischio sono senza dubbio i traumi, come la morte di una persona cara oppure un incidente, ma anche cambiamenti drastici nella quotidianità e una storia familiare con attacchi di panico.

Attacchi di panico: i sintomi

Come si manifestano gli attacchi di panico? I sintomi di questo problema sono molto vari, ma piuttosto evidenti. Solitamente la sudorazione aumenta, si avvertono tremori, tachicardia, palpitazioni e dolore al petto. In seguito, compaiono anche la cefalea, il senso di soffocamento, dolori addominali e nausea. Durante un attacco di panico spesso si sviene, ma si può anche percepire una sensazione di irrealtà o di depersonalizzazione. Mentre la paura cresce e il corpo va in cortocircuito, si avverte un torpore agli arti e vampate di calore, accompagnati dalla paura di morire o impazzire.

Attacchi di panico: quanto durano

La durata di un attacco di panico varia a seconda della persona che ne viene colpita. I sintomi sono più forti e fastidiosi nei primi dieci minuti e, solitamente, svaniscono in mezz’ora. Nei casi più gravi, invece il problema potrebbe durare anche 24 ore, ma anche ripresentarsi a intervalli regolari, generando un vero e proprio disturbo da panico.

Attacchi di panico: cosa fare

Come controllare un attacco di panico e cosa fare quando si presenta? La prima cosa da fare è imparare a controllare il respiro. Chi soffre di questo problema dovrebbe praticare discipline che favoriscono la respirazione, come lo yoga o intraprendere un corso di meditazione. Un altro segreto è quello di parlare, con sé stessi e ad alta voce, per cercare di sciogliere la paura e l’ansia che in quei momenti blocca qualsiasi reazione. In ogni caso è sempre meglio rivolgersi a uno specialista, per iniziare, se necessario, una terapia farmacologica, ma anche per imparare, attraverso la psicoterapia, a riconoscere quali sono le cause che si celano dietro gli attacchi di panico. Circoscrivere il problema e imparare a riconoscerlo consentirà nel tempo di affrontarlo nel migliore dei modi e di superarlo definitivamente.


Dal Sito: paginegialle.it

Come far fronte all’ansia senza farmaci


Tutte noi abbiamo sperimentato quella sottile sensazione di preoccupazione e tensione che va sotto il nome di ansia, che ci tiene sveglie la notte, ci fa respirare male e avere crampi allo stomaco. Sembrerebbe qualcosa da evitare assolutamente in qualsiasi modo, ma bisogna innanzitutto ricordare che ansia e paura, due emozioni strettamente imparentate fra loro, hanno in origine un ruolo positivo e non sono sempre necessariamente negative.

Come e perché si manifesta l'ansia

Sono infatti la risposta dell’organismo a un pericolo, immediato o futuro, e ci permettono di mobilitare tutte le nostre risorse per evitare o affrontare una minaccia. L’ansia, in particolare, ci aiuta a individuare pericoli futuri e a premunirci: infatti, continuiamo a immaginare ipotetici scenari in cui potremo essere coinvolte e in cui dovremo affrontare situazioni spiacevoli.

È frequente però che l’ansia ad un certo punto fuoriesca dai suoi binari, perda il suo aspetto utile e anzi diventi un’emozione che ci accompagna costantemente, anche per situazioni non particolarmente negative o pericolose. Se capire cosa genera ansia è senz’altro di grande aiuto, anche imparare a controllarla è altrettanto importante. Nessuno infatti sfugge a momenti di panico, neppure le persone più controllate in assoluto.

Come intervenire per sconfiggerla

Cosa fare in questi casi, per tranquillizzarci senza ricorrere subito all’uso di farmaci? Per fortuna esistono molti suggerimenti che possiamo attuare subito prima di diventare preda di uno stato di preoccupazione cronica.

1. Meditare: è stato più volte dimostrato che la meditazione aiuta a calmare la mente e a combattere lo stress e che è efficace anche contro l’ansia. Cercate un luogo tranquillo e silenzioso e sforzatevi di eliminare i pensieri inquieti per concentrarvi sul presente. Sono sufficienti dieci minuti per riconquistare tranquillità e serenità.

2. Respirare: sappiamo tutti che respirare è essenziale per vivere, ma forse non abbiamo mai pensato che ci possa aiutare anche a rilassarci. Invece se ci prendiamo qualche minuto per concentrarci su espirare ed inspirare lentamente, chiudendo gli occhi ed isolandoci dal mondo esterno, porteremo più ossigeno al cervello e più calma in tutto il corpo.

3. Fare sport: allenarsi in modo regolare ci distrae dai pensieri più ansiogeni, innalza l’umore e riduce la tensione muscolare. Inoltre riduce anche i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress per eccellenza e consente di stimolare le endorfine, sostanze prodotte dal cervello in grado di restituire sensazione di benessere a corpo e mente.

4. Immergersi nella natura: sopportare la vita della città e dell’ufficio è senza dubbio fonte di ansia e stress. Per sfuggire ai ritmi frenetici e agli spazi claustrofobici di tutti i giorni allora possiamo evadere in mezzo alla natura e al verde. In Giappone e negli USA è una pratica molto diffusa il cosiddetto forest bathing, letteralmente un "bagno nella foresta" (ma è sufficiente un parco cittadino o un giardino). Si basa sul principio che quando siamo stressate, probabilmente abbiamo solo bisogno di silenzio, spazio e natura intorno a noi per distendere i nervi. Si può camminare lentamente, sedersi vicino a un albero oppure sdraiarsi nell’erba e a poco a poco avvertire un grande senso di calma che si impadronisce di noi.

5. Prendersi cura di sé: prendersi momenti di riposo, cercare di dormire per un numero sufficiente di ore, evitare le sostanze stimolanti come caffè, tè o nicotina, limitare il consumo di alcool, mangiare in modo sano ed equilibrato sono tutti metodi per prendersi cura del proprio corpo e per avere sufficienti energie per affrontare le giornate.

Anche ritagliarsi durante la settimana dei momenti in cui dedicarsi esclusivamente ad attività piacevoli e rilassanti per noi e farli diventare dei piccoli appuntamenti con se stessi può aiutare a essere più tranquilli e sereni. Si può scegliere un bagno caldo e profumato, guardare un bel film, leggere un buon libro, mettere le cuffie e ascoltare la nostra canzone preferita: qualsiasi cosa scelta da noi per noi stesse può essere un toccasana per il nostro umore e per controllare i nostri momenti d’ansia.

Questi consigli non vogliono porsi come risolutivi del problema o sostituti della terapia farmacologica: il consiglio in caso di attacchi di panico o sensazione di forte stress e ansia costante nel tempo è quello di rivolgersi al medico. Sarà lei a indirizzarvi verso uno/una specialista che potrà aiutarvi a riconoscere i sintomi più profondi del vostro malessere e indicarvi la via più giusta (farmacologica, psicoterapica o, di solito, una combinazione di entrambe) da seguire per sconfiggerlo.

di Francesca Saracino

Dal Sito: donnamoderna.com

Giramenti di testa improvvisi: cause e cosa fare


Con l’espressione “giramento di testa” si intende solitamente una condizione fisica caratterizzata da una serie di sintomi precisi, dalle vertigini alla debolezza, dal pallore improvviso alla perdita di equilibrio, dall’aumento della sudorazione alla nausea fino all’annebbiamento della vista, che talvolta culmina con la sensazione di svenimento e con la perdita dei sensi vera e propria. Questo disturbo colpisce le persone di entrambi i sessi e di qualsiasi età, può essere un malessere passeggero oppure ripetersi con una certa frequenza tanto da compromettere la qualità della vita di chi ne soffre: in questo secondo caso, è doveroso rivolgersi al medico per indagare sulle cause scatenanti, sottoponendosi a specifici screening e prendendo in considerazione una terapia adeguata.

Talvolta la comparsa dei giramenti di testa rappresenta il sintomo di una malattia o di una disfunzione più o meno grave, sebbene un episodio isolato possa insorgere come reazione a situazioni o disturbi di vario tipo.
Le cause possibili
Come accennato, le cause responsabili di provocare fastidiosi mancamenti e giramenti di testa sono numerose e molto diverse tra loro. In alcuni casi il medico potrebbe suggerire esami specifici sia ematici – come l’emocromo – sia di secondo livello come una TAC o un controllo presso l’otorinolaringoiatra per verificare la salute dell’orecchio. 

Tra le cause più comuni compaiono:

movimenti improvvisi, come alzarsi dal letto;
disidratazione;
eccessiva debolezza dovuta alla mancanza di sonno o a una alimentazione insufficiente;
stress;
ansia e attacchi di panico;
disturbi collegati all’orecchio;
ipoglicemia;
ipertensione;
pressione bassa;
anemia;
artrosi cervicale;
sbalzi ormonali;
sinusite;
cinetosi o chinetosi, ovvero il comune disturbo neurologico che provoca mal d’auto o il mal d’aria;
stato di gravidanza;
disturbi digestivi come la gastrite o il reflusso gastroesofageo.
Consigli e rimedi naturali
Per placare i giramenti di testa improvvisi è determinante comprenderne l’origine, adottando la soluzione più efficace per risolvere il problema ed eliminare questo fastidioso sintomo. I possibili rimedi naturali sono numerosi, tuttavia la loro efficacia dipende proprio dall’individuazione della causa scatenante.

Se è vero che bere acqua o altre bevande aiuta a risolvere il malessere qualora sia dovuto a una condizione di disidratazione, è anche probabile che un giramento di testa causato da un calo di zuccheri si risolva proprio assumendo questa sostanza anche in piccole quantità. In caso di pressione bassa, invece, sdraiarsi e tenere le gambe sollevate rappresenta la soluzione più giusta per evitare uno svenimento così come bere poca acqua con l’aggiunta di sale.

Ecco altri possibili rimedi naturali:
quando il giramento di testa è generato da disturbi gastrici è utile assumere un infuso a base di zenzero oppure un bicchiere di latte dopo aver lasciato in infusione una foglia di basilico;
in caso di ansia o attacchi di panico, invece, un rimedio da usare nell’immediato prevede l’uso di passiflora, melissa, valeriana o fiori di lavanda per realizzare un infuso da sorseggiare durante la giornata;
quando dietro il giramento di testa si cela un disturbo che riguarda la cervicale, infine, applicare sulla zona interessata dell’arnica o del gel a base di artiglio del diavolo può aiutare a trovare sollievo.

Il racconto della dottoressa Annamaria Veronesi: «Così ho sconfitto il panico»



Gli attacchi d’ansia limitano la vita a un numero sempre maggiore di persone. Ma ci sono soluzioni gentili per liberarcene, come ci spiega la dottoressa Annamaria Veronesi. Basandosi non su teorie ma sulla sua (dolorosa) esperienza

Ansia, panico, paura abbattono la qualità di vita di sempre più persone (il 30% della popolazione occidentale, secondo l’OMS), manifestandosi all’improvviso oppure con un crescendo lento. Per fortuna esistono soluzioni gentili che possono liberarci dalla “paura di avere paura”, sprigionando una potente energia di cambiamento. La storia di Annamaria Veronesi ne è un esempio. Medico, pur lavorando con successo viveva nel timore di non farcela e cercava di dare sempre di più, tenendo ogni cosa sotto controllo. Poi sono arrivati gli attacchi di panico. Aveva 40 anni. Oggi ne ha 59, e qui ci racconta come ne è uscita diventando un’altra donna.
Ha un motto: “Anche tu lo puoi fare”. Ecco la sua storia.
Fuori copione
Tutto iniziò nel 2002 quando, in autostrada con mio marito per un weekend al mare, il mio cuore iniziò a battere all’impazzata. Mi mancava l’aria, sudavo, credevo di morire. Una, due, tre soste in autogrill non bastarono a calmarmi: se tornavo in macchina, tutto ricominciava. Facemmo dietrotrofront verso casa. Poi non successe più nulla e mi sembrava di stare bene, ma dopo 20 giorni su un aereo ebbi un altro attacco, peggiore del primo: era come soffrire di vertigini e trovarsi sul cornicione di un palazzo al trentesimo piano. Con un terrore che ti prende senza preavviso, dura un paio di interminabili minuti e poi se ne va, lasciandoti con la paura che possa tornare ancora. Ed è proprio questa paura della paura a paralizzarti la vita, limitandoti sul piano sociale, lavorativo, affettivo. Una schiavitù spesso tenuta nascosta persino a se stessi, sperando che non torni più. Invece la prima cosa da fare è chiedere aiuto.Anche tu lo puoi fare”. Ecco la sua storia.


Scopri chi sei
Quando decisi di rivolgermi a un amico neurologo mi sentivo in preda a un controsenso: ero un medico affermato, una donna estroversa, con mille cose da fare. Perché proprio a me? Cosa aveva innescato questa bomba atomica nella roccaforte delle mie sicurezze? Non volevo prendere psicofarmaci perché temevo che mi avrebbero tolto il controllo sulla mente. Però avevo una bimba piccola, che non doveva crescere condizionata dal mio problema. Così dissi al neurologo che volevo curarmi ma non “impasticcarmi” e lui mi indirizzò verso una psicoterapia cognitivo-comportamentale. Questo mi aiutò ad accettare l’idea di assumere degli ansiolitici e l’accoppiata psicologa-farmaci mi portò in una condizione di sufficiente tranquillità per iniziare a occuparmi veramente di me. Iniziai a guardarmi dentro e scoprii che c’era un’altra donna, nel profondo di me, davanti cui mi ero tappata gli occhi, le orecchie e, soprattutto, il cuore. Era una donna fragile, delicata, insicura e tenera. Tutto il contrario di quella con cui mi ero sempre identificata.

Primo: non scappare
La mia bravura fu quella di non scappare, di osservare e riconoscere che, da troppi anni, stavo vivendo un copione non mio: mi ero lasciata condizionare dalle aspettative dei miei genitori, di mio marito, dal nostro status sociale. Gli attacchi di panico quindi non erano una malattia ma un segnale forte della necessità di cambiare. Ora so che è molto comune: persone efficienti, a furia di controllare che tutto vada bene e sia perfetto, si dimenticano dei loro reali bisogni. E non capiscono che l’unico territorio su cui puoi esercitare il controllo non è all’esterno, ma dentro di te. Ma puoi farlo solo se ti conosci nel profondo. E quando inizi a stare bene non devi interrompere il cammino: è il momento in cui spiccare il grande salto. Io l’ho fatto. A 47 anni ho cambiato lavoro, ho chiesto la separazione. E quando la psicoterapia si è conclusa, mi sono detta che non avrei più chiuso gli occhi di fronte a me stessa. Per questo ho iniziato a meditare.


Medito ergo sum
All’inizio ho frequentato dei gruppi che meditavano recitando un mantra: ripetevo, ripetevo, ma dentro di me non cambiava nulla. Poi ho provato le meditazioni di Deepak Chopra e infine sono approdata alla mindfulness secondo la tradizione del monaco vientamita Thich Nhat Hanh. Poiché sono un medico, non una religiosa, avevo bisogno di concretezza, di un addestramento sistematico che mi aiutasse a sviluppare consapevolezza e padronanza sulle mie reazioni emotive. In due mesi, sotto la guida di un’insegnante, ho imparato a “ricentrarmi” in qualsiasi situazione, prendendo coscienza delle mie emozioni e dei miei pensieri senza farmi trascinare via. Mi ha permesso di accogliere tutto ciò che c’è in me – anche la paura – senza paura.

Attraversare il ponte
La prova del nove è stata ricominciare a viaggiare. Ho deciso di andare a New York con mia figlia e abbiamo prenotato il volo. A qualche giorno dalla partenza, notando la preoccupazione che saliva, semplicemente l’ho osservata e mi sono detta: io non sono più la donna di prima! In effetti, tutto è filato liscio. Poi c’è stata la camminata sul ponte tibetano! Soffro di vertigini, figuratevi avanzare sospesa nel vuoto. Eppure ho attraversato lo spazio tra paura e coraggio. Dopo i primi 50 metri ho iniziato a praticare la meditazione camminata: lentamente, un passo dopo l’altro, tenevo tutta l’attenzione nella pianta dei piedi, ascoltando le sensazioni del corpo. Un’ora e mezza per andare e tornare… Ma l’ho fatto!

Consigli dal cuore
Le pazienti mi chiamano “la dottoressa del cuore” ed è parlando al vostro cuore che vi assicuro: la paura è il più forte richiamo ad ascoltarci. Ne uscirete non combattendola, ma abbracciandola. Non fuggendola, ma osservandola così come si presenta, con quel volto terribile che non vorreste mai vedere. È lei il fantasma che scatena terrore. Ma come ogni fantasma si presenta al buio. E svanisce quando lo inondi di luce. Con la meditazione di consapevolezza il processo si fa veloce e gentile: impari ad entrare in contatto con le tue ferite senza dolore. Ti senti più vicina a te stessa così come sei e scopri che puoi prendere ogni tua parte per mano e insegnarle ad andare avanti con amore. Un passo dopo l’altro. Insieme.
CONSIGLI CONSAPEVOLI

Ecco cosa Annamaria Veronesi suggerisce a chi vuole superare ansia, panico e paura
1- Riconosci il problema. Molti lo nascondo agli altri, per vergogna, ma soprattutto lo nascondono a se stessi pensando che, magari, domani passerà. Ebbene, non è così. Quando il segnale scatta, è importante ascoltarlo. E non prenderlo come un sintomo di squilibrio mentale: è uno squilibrio esistenziale quello che va sanato. Il tuo corpo, per fortuna, ti sollecita a farlo.

2 – Non pensare di poter fare da soli. Chiedi aiuto. A una terapeuta e a un insegnante di meditazione: se sono validi, assieme ti traghetteranno verso la nuova te stessa.

3 – Non fermarti. Due nemici del percorso sono il dubbio (“Ce la farò mai?”) e l’illusione di essere arrivata (“Ora sto bene, non c’è bisogno di cambiare”). Quando si manifestano, non farti condizionare e non fermarti.

4 – Mai dire “ormai”. Ho pazienti trentacinquenni che mi dicono: “Ormai… cosa ci vuoi fare?”. In realtà la parola “ormai” per noi non esiste: come il respiro, la nostra vita ricomincia in ogni momento. Quindi, indipendentemente dall’età, il momento giusto per cambiare è proprio ADESSO.

5 – Sii costante. I risultati sono proporzionali alla costanza: per questo medito appena mi sveglio, tutti i giorni. Poi mi lavo, mi vesto ed esco dotata degli strumenti che mi consentiranno di essere me stessa in ogni occasione.

6 – Non pensare di non aver tempo. Molti mi dicono: “Adesso non ho tempo per queste cose!”. Ebbene: è una scusa autoboicottante. Io mi alzo 20 minuti prima e, quando tutti dormono, trovo la miglior condizione di silenzio e calma per sedermi, ascoltare la mia mente, accogliere ciò che si manifesta
e, con un sorriso, lasciarlo andare.


di GRAZIA PALLAGROSI

Dal Sito: www.iodonna.it

venerdì 12 ottobre 2018

5 attori delle Serie Tv che hanno affrontato la depressione sia sul set che nella realtà


Le Serie Tv hanno spesso trattato argomenti molto delicati. Che fossero problemi sociali, etici, persino religiosi, esse sono state lo strumento per esprimere valori o condannare comportamenti negativi. A volte sono lo specchio della società in cui viviamo, di un mondo che sta cambiando o di una realtà differente dal passato.
In ogni caso, le Serie Tv sono state capaci di approfondire tematiche davvero complesse.

È alto il rischio di cadere nella superficialità e nella banalità. Ne abbiamo avuto un esempio con la recentissima Insatiable, attaccata da molti perché parrebbe giustificare il body shaming. Oppure Kidding: lo show targato Jim Carrey e che ne ha garantito il grandioso ritorno. Dal bullismo ai problemi mentali, sino a quelli dell’umore: è l’epoca in cui l’uso dei media è rivolto a diffondere insegnamenti e mostrare aspetti della realtà che dovrebbero essere corretti.

Uno dei mali più crudeli, poiché invisibile e difficile da superare, è sicuramente la depressione. Negli ultimi anni sono stati tantissimi gli artisti e le celebrità che ci hanno lasciato proprio in seguito a un tale malessere. Alcuni dei nostri amati attori delle Serie Tv ne hanno sofferto, alcuni ne soffrono tuttora e sono diventati simboli di forza e coraggio. Tra appelli di solidarietà, e l’istituzione di associazioni per persone che soffrono di depressione, sono parecchie le star che si sono mosse verso l’aiuto sociale.

Ironia del destino, o scelte consapevoli che hanno portato a tali decisioni, alcuni attori hanno interpretato a loro volta personaggi che soffrivano del medesimo disagio. Se ne abbiano ricavato dei vantaggi, o sia stata un’esperienza difficile da superare, lo potrete scoprire soltanto proseguendo la lettura.

Abbiamo elencato 5 attori delle Serie Tv che, come i loro personaggi, hanno sofferto di depressione.

1) Rachel Bloom



Rachel Bloom ha interpretato Rebecca in Crazy Ex Girlfriend. In questa Serie Tv il tema della depressione viene esplorato in chiave ironica, grazie al talento dell’attrice protagonista.

Sin dal pilot dello show è possibile leggere nel comportamento di Rebecca le stesse preoccupazioni e ansie che hanno dominato per un bel po’ di tempo la vita dell’attrice. La Bloom ha dichiarato in un’intervista a Glamour che i problemi d’umore sono iniziati da una prima notte insonne. L’idea di dover dormire era contrastata da una serie di pensieri che riguardavano il suo successo e le sue possibilità di farcela nella vita e nelle relazioni sociali. L’ansia di dover uscire per un appuntamento o un colloquio la divorava, costringendola a nuove veglie.
Iniziarono i deliri, dovuti alla paura di rovinare ogni cosa a causa della propria stanchezza mentale e fisica. Iniziava a perdere il controllo della propria ansia che diveniva invece la sua padrona.

Furono piccoli avvenimenti, come l’improvvisa proposta di matrimonio del suo ragazzo o l’avvento del programma televisivo, a trasformare un’ansia da prestazione a una vera e propria depressione. Dopo essersi resa conto di aver bisogno di aiuto, Rachel Bloom si rivolse a uno psichiatra, grazie al quale finalmente riuscì a sentirsi “salva”.

Le sessioni di dialogo le permisero di scaricare tensioni e stress, facendole capire di non essere davvero sola. Iniziò ad assumere delle piccole dosi di Prozac, andando contro gli stereotipi secondo cui gli antidepressivi facessero svuotare del tutto la propria mente. In realtà riuscì a giovarne sin da subito, constatando le bugie di tali pregiudizi riguardanti le cure con gli psicofarmaci.

“Avevo l’ansia di avere ansia, perché avevo paura che potesse rovinare la mia vita. È come un serpente che si morde la coda. Ma aprendomi con gli altri ho conosciuto persone che si sono sentite esattamente come me”.

L’attrice ha inoltre ammesso di aver trovato molto utile la pratica della meditazione. L’ha aiutata a concentrarsi sul presente, ignorando ogni tipo di pensiero negativo riguardo il futuro e i suoi progetti.

2) Jon Hamm



Mad Men è stata una Serie Tv di straordinario successo. La sceneggiatura, i dialoghi, gli stessi attori sono superlativi, così come la storia in sé. Eppure, chiunque abbia seguito questo show, conosce la malinconia che avvolge ogni episodio. Il cuore assorbe la tristezza come una spugna, divenendo un tutt'uno con quello che provano i personaggi, con quello che prova IL personaggio (Don Draper). Il successo, il potere, la ricchezza tentano di colmare il vuoto con cui si convive, perché ogni libro, ogni mass media, persino i nostri familiari ci hanno educato in questo modo.
Ci viene detto che raggiungendo la fama si potrà raggiungere la felicità stessa, perché la favola de “i soldi non fanno la felicità” in realtà è solo un’idiozia.

La Serie Tv Mad Men scardina tutto questo. Ci mostra quanto la mascolinità che impedisce a un uomo di lasciarsi andare alle proprie emozioni sia tossica, sbagliata, e quanto invece sia importante avere qualcuno al proprio fianco. La delusione verso la vita diventa pian piano una certezza, costringendo persino chi guarda a porsi delle domande su cosa, nella realtà, abbia davvero valore.

Nel 1960 ci viene mostrato quello che a occhi estranei potrebbe sembrare l’uomo più felice al mondo, Don Draper: donne, lusso, piccoli piaceri della vita che coinvolgono il fumo, l’alcol, il sesso. Ebbene, è proprio lui – invece – a essere l’anima più tormentata. Ammettiamolo: Don Draper soffre di depressione. Lo si intuisce in quasi ogni episodio, dal dolore provato in seguito alla perdita dei suoi cari – sia fisica, che affettiva –, dal modo in cui tenta di soffocare quel vuoto inspiegabile con l’abuso di alcol.
Si assiste a una distruzione lenta, causata da lui stesso, in un’epoca in cui parlare del proprio malessere interiore era un tabù, era strano, specialmente per un uomo.

E così come Don affoga la propria dannazione nel bere, così fa il suo interprete. Hamm andò in riabilitazione a causa della sua dipendenza dall’alcol nel 2015. È stato un passo importante per lui, perché consapevole di avere un problema. La motivazione a voler uscire da quel limbo lo spinse a reagire al proprio malessere. Jon Hamm è un attore che ha conosciuto il successo un po’ tardi rispetto a molte celebrità del medesimo calibro. A 36 anni prende parte a Mad Men, dando prova del suo enorme talento.

Ma il raggiungimento della fama non cancella quello che è stato un passato oscuro.

Il seducente attore, così come il suo personaggio, ha infatti sofferto di depressione. Egli ha parlato apertamente dei suoi problemi con l’alcol e la malattia. In un’intervista al Daily Mail, Hamm ha dichiarato che la sua interpretazione di Draper è stata inspirata da suo padre, il quale era intelligente, furbo, gentile con le persone, il classico “amico di tutti”. Eppure, come il pubblicitario protagonista della Serie Tv, era un uomo sofferente. L’attore ha vissuto il divorzio dei suoi genitori, la morte della madre quando aveva soltanto 10 anni e la lenta malattia del padre. Fu un’esperienza durissima per Hamm.

Suo padre si ammalò di cancro, così come i suoi nonni. Guardarli soffrire lentamente, impotenti, fu l’ennesima sconfitta per l’attore che ricorda quel periodo come il più triste della sua infanzia. Perse la figura paterna a 20 anni e dopo aver lasciato la scuola cominciò a vivere nell’ombra della propria tristezza. Era depresso, restava a letto ogni giorno, dormendo sino al pomeriggio del giorno successivo, senza far mai nulla.

L’attore ha persino confermato di aver avuto dei pensieri riguardanti il suicidio, aggiungendo quanto possa essere “semplice” averli se si vive in quel modo, isolandosi da tutto e tutti. Fu proprio sua sorella a fargli realizzare di essere depresso e di aver bisogno di aiuto.
Dopo aver cominciato a essere seguito da un terapista, ricorrendo a vari psicofarmaci, capì che era quella la strada giusta da percorrere.

Gli antidepressivi e la terapia aiutano davvero, ti donano una nuova prospettiva quando sei perso nella tua stessa spirale. Cambiano il tuo modo di riflettere in positivo, facendoti pensare: okay, sto meglio, posso alzarmi questa mattina, fare qualcosa, andare a lavorare. Non restare a letto a non far nulla, posso tornare a essere il mio stesso motivatore.

Ancora oggi Hamm non ha concluso il suo percorso verso la guarigione, poiché guarire dalla depressione è difficile ma non impossibile. È una continua lotta con se stessi e lo stesso attore sa di essere “rotto”, nessuno può negarlo. Ma è ugualmente consapevole di essere forte abbastanza da poter superare ogni difficoltà.

3) Jared Padalecki



I fratelli Winchester ne hanno viste di tutti i colori. Dall’iniziale perdita della madre a un susseguirsi ininterrotto di morte e distruzione, di demoni e angeli, di giustizia e malvagità. Dean ha vissuto le pene dell’inferno e Sam, il fratellino nerd, non è certo da meno. Chiunque abbia seguito la Serie Tv, anche per un breve periodo, sa quanto il rapporto fraterno tra i due protagonisti sia importante. Si supportano e si sopportano l’un l’altro. Sembrano “non una coppia sposata, ma dei gemelli siamesi”, come viene detto proprio nella Serie Tv. Dean c’è per Sam nei momenti bui e terrificanti, nella vita e nella morte.

Sono dei personaggi diversi tra loro, con una caratterizzazione completamente opposta e hanno vissuto un’evoluzione incredibile stagione dopo stagione. Dean è sempre stato quello più impulsivo, la testa calda della famiglia, cinico e pessimista (malgrado lui si potrebbe definire un “incallito realista”). D’altra parte, Sam è la sua antitesi: riflessivo, calmo, paziente, vede il lato positivo in ogni situazione al limite dell’impossibile. Trova il buono nelle persone, si fida più facilmente rispetto al fratello e il suo modus operandi il più delle volte si basa sul dialogo che sulla forza.
Ma man mano che la storia dei Winchester si evolve, così la personalità dei fratelli muta.

Sarebbe assurdo non ammettere che le avventure dei due cacciatori non abbiano mai influito sul loro carattere, sulla loro vita, sulla loro psiche: sarebbe una bugia. Nella quarta stagione ritroviamo un Dean distrutto dall’inferno, incapace di ricordare quegli “anni” senza sentire ancora addosso tutto il dolore provato. A sua volta, nella sesta è Sam a essere dapprima apatico, poiché senza anima, e poi colmo di rimorsi e dolore. Per non parlare dell’influenza di Lucifero che gioca con la sua mente, distruggendo ogni appiglio alla realtà, ogni sicurezza che il minore dei Winchester si era guadagnato superando ogni avversità.

E proprio nella tredicesima stagione ritroviamo Sam depresso, bisognoso di conforto. Perde il suo ottimismo e il sogno di poter un giorno vivere una vita normale inizia a svanire del tutto. È così che il duo fraterno si inverte ancora, perché se dapprima era il minore a consolare il maggiore, adesso avviene il contrario. È Dean a dar coraggio, a spingere il fratello ad avere “fede” quando egli attraversa un periodo oscuro.
Come il suo personaggio, anche l’interprete di Sam Winchester – Jared Padalecki – ha sofferto di ansia e depressione.

Padalecki, nel 2008, sul set di Supernatural visse un attacco d’ansia, il quale lo costrinse ad abbandonare immediatamente il posto di lavoro. Fu dopo una visita medica che l’attore scoprì di soffrire di depressione. Dopo aver vissuto la perdita di un amico, morto suicida, e la costante lotta con se stesso per via della propria diagnosi, iniziò a chiedersi cosa potesse fare per aiutare agli altri. L’attore ha deciso quindi di muoversi nel campo sociale, realizzando la campagna #AlwaysKeepFighting in modo da aiutare e sensibilizzare le persone verso i disturbi psichici e dell’umore. Questa campagna sostiene l’organizzazione non profit “To Write Love on Her Arms”, la quale supporta persone che combattono contro la depressione, dipendenze, autolesionismo e il suicidio.

Rendendo pubblico anche il proprio disagio, l’attore si è messo in prima linea per sostenere persone che affrontano periodi bui, sostenendole e ricordando loro che c’è sempre una ragione per avere speranza. In un’intervista alla CNN, Padalecki ha dichiarato di convivere ancora con l’ansia e che le celebrità – come tutti – sono degli esseri umani, dotati di emozioni.
Così come i loro personaggi, anche Padalecki e Ackles sono legati nella vita reale.

Jensen infatti non resta indifferente quando il suo collega e amico non sta bene, lo capisce subito, lo “fiuta”. Durante la Seattle Con (#SPNSea) l’attore che interpreta Dean Winchester ha affermato: “Me ne accorgo, lo sento quando ha una brutta giornata. Cerco di tirargli su il morale con qualche battuta, o cerco di distrarre la sua mente da qualsiasi cosa lo stia turbando in quell’istante”. La sintonia dei due attori combacia perfettamente con quella dei loro personaggi, con i quali sono quasi diventati ormai un tutt’uno. Quando un attore si muove nel sociale, promuovendo messaggi così importanti come la lotta all’autolesionismo e alla depressione, non si può che sostenerlo.

Che Sam Winchester fosse una persona squisita, i fan lo sapevano già da un pezzo. Ma Jared Padalecki lo è decisamente un po’ di più.

4) Hugh Laurie



Hugh Laurie è forse uno degli attori più conosciuti al mondo, non solo per il successo ottenuto grazie al cinema, bensì per la Serie Tv Dr. House.

Le otto stagioni di cui si compone lo show ruotano attorno al protagonista, il medico Gregory House, il quale si presenta sin dal pilot come un personaggio piuttosto insolito.
House infatti non è il classico medico al quale puoi parlare dei mal di testa notturni o delle nausee causate dalla mancata colazione, no.

Il Dr. House è un uomo quasi apatico, le cui diagnosi per guarire i propri pazienti nascono come vere e proprie sfide da vincere. Burbero, capriccioso, cinico, con gravi problemi nel mostrarsi empatico con gli altri, deve ogni giorni fare i conti con forte dolore alla gamba che lo costringe all’utilizzo di un bastone. La sua camminata zoppicante, infatti, è diventata un must della Serie Tv.

Ma il protagonista non è un dottore invalido che cerca di giocare a Sherlock Holmes con le vite dei pazienti. La Serie Tv mette in mostra il valore dell’etica che si scontra con la scienza, l’empatia che fa a pugni con la razionalità. House soffre di dipendenza dal Vicodin, un antidolorifico che assume quotidianamente per alleviare il dolore al suo arto malato. E dal comportamento del personaggio si può trarre la conclusione che la sua dipendenza non sia l’unico male a nuocere alla sua salute. Non è un caso che l’abuso di quell’antidolorifico causi – insieme ad altri effetti collaterali – depressione.

Il Dr. House è depresso, nello show è stato reso palese più volte. L’atteggiamento repulsivo, la mancanza di empatia annessa alla scarsa voglia di fare ciò che piace, l’anestetizzazione del piacere, sono soltanto alcuni dei tantissimi sintomi che presenta una persona depressa, e non si può negare che egli non lo sia. Il merito di saper interpretare un tale personaggio con un simile pathos lo si deve tutto a Hugh Laurie.

Purtroppo, così come il suo “amato” personaggio, anche lui ha sofferto di depressione.

Ha preferito non parlarne a “cuore aperto” proprio per evitare di essere visto come una vittima in cerca di attenzioni, puntando il dito contro celebrità che sfruttano questa malattia solo per scopi pubblicitari. L’attore ha sofferto di depressione, da lui definita “Pesante Infelicità”, sin dall’adolescenza. Da un’iniziale riluttanza nell’accettare il problema, sino al rifiuto categorico delle cure, ha poi deciso di affidarsi a una riabilitazione insieme a degli psicoterapeuti.

Nella biografia scritta da Anthony Bunko, “Hugh Laurie: The Biography”, l’artista ha ribadito quanto la sua condizione infelice non influenzasse soltanto la sua vita, ma anche quella della sua famiglia e di chi aveva intorno La malattia dell’attore scaturiva dal bisogno di essere costantemente consapevole del proprio successo, preoccupandosi – da reazione – di eventuali fallimenti. Non riguardava semplicemente l’avere dei pensieri negativi riguardo se stessi, bensì l’intera realtà che lo circondava e tutte le azioni che da tale negatività avrebbero portato a un fallimento esistenziale. Più la sua carriera raggiungeva l’apice, più quel malessere lo struggeva.

Ero malato, egocentrico, egoista, fin quando non ho deciso di reagire riguardo la mia malattia.

Queste le parole dell’attore che aggiunse di ricordare ancora il giorno in cui si rese conto di avere un problema. Fu proprio durante una corsa, per una gara di beneficenza, che iniziarono a insinuarsi tra i suoi pensieri delle idee confusionarie. Idee che lo ponevano dinanzi a tematiche riguardanti la vita, la morte. Proprio allora si rese conto di essere depresso e che era giunto il momento di fare qualcosa a riguardo.

La depressione è una malattia a tutti gli effetti e come tale si manifesta in modo diverso in persone diverse, le quali hanno tutto il diritto di ricevere delle cure ed essere accompagnate in un percorso riabilitativo. La depressione non si presenta a tutti nello stesso modo. A volte sopita in un silenzio esistenziale, può manifestarsi nei momenti meno opportuni, sia in compagnia di altre persone o meno. È un’autodistruzione involontaria. L’attore è entrato in contatto con la malattia sin da giovanissimo, poiché anche la madre Patricia ne soffriva.

In un intervista al Daily Mail, Laurie ha rivelato persino che interpretare House stava divenendo un vero e proprio incubo. La speranza di andare incontro a qualche incidente non sembrava poi così assurda, il tutto pur di saltare qualche giorno dal lavoro. Il dovere della perfezione a cui aspira un medico, e un attore che interpreta un tale mestiere, si ripercuoteva nella realtà. Hugh Laurie, malgrado recitasse in una delle Serie Tv più popolari al mondo, non riuscì a godersi tale fama al 100%.

Dopo esser stato seguito da molti psicoterapeuti, e averne giovato soprattutto, l’attore ha rivelato di stare meglio e di essere felice di vivere. Una gioia che tutti dovrebbero avere il diritto di possedere.

5) Jim Carrey



Jim Carrey sta ottenendo un successo pazzesco con la sua nuova Serie Tv. Non è la solita comedy che siamo abituati a vedere: Kidding è un universo di realtà capaci di far sorridere e avvilire al contempo. Il protagonista, Jeff Piccirillo, deve adattarsi nuovamente alla vita: la perdita del figlio lo ha destabilizzato. Imparare a convivere con una tale tragedia è complesso, così come lo è ricucire i rapporti in famiglia. E la maschera che ogni giorno deve portare a lavoro, quella di Mr. Pickles, non aiuta affatto.

Tale personaggio, tale interprete: conosciamo tutti i trascorsi del nostro amato Jim Carrey.

Aveva abbandonato le scene, era stato criticato per il suo aspetto e per le sue decisioni personali. In realtà l’attore ha davvero vissuto periodi bui dal momento in cui è iniziata la sua carriera. Solo nel 2009 egli ha fatto “outing“, rivelando la propria malattia al pubblico. Ha deciso di muoversi nel sociale, dichiarando più volte quanto sia importante ricevere delle cure ed essere seguiti perché è un percorso difficile ma si può comunque uscire dalla depressione. In più di un’intervista ha pubblicamente affermato quanto sia importante restare se stessidurante il percorso verso la propria realizzazione. È facile perdersi tra i falsi sorrisi, le ipocrisie, il denaro, l’idea di avere successo.

La constatazione di perdere pian piano le persone che ci stanno accanto, o piccole parti di noi stessi, mettono tutto sottosopra. E il mondo che si era venuto a creare, inizia a sgretolarsi.

Carrey ha sofferto di depressione, ma di recente ha messo le cose in chiaro: “A volte sono felice. In questo periodo non soffro di depressione. Ne ho sofferto, sì, per anni. Ma adesso se arriva la pioggia, piove. Ma poi va via. Non resta e non mi sommerge facendomi soffocare come prima”.

L’attore è riuscito a superare la malattia curando se stesso, non solo fisicamente (evitando droghe e alcol), ma anche spiritualmente. Ha trovato il suo posto, prendendosi cura del proprio lato spirituale e approcciandosi al mondo sotto una nuova prospettiva. Essere costantemente impegnato è stato inoltre fondamentale per Carrey, il quale è riuscito a distrarsi da determinati pensieri negativi e focalizzarsi su ciò che c’è di buono adesso. Ha dichiarato di aver anche sfruttatomomenti di tristezza per incrementare le proprie doti recitative, specie quelle drammatiche.
Incanalare la propria tristezza verso qualcosa di positivo è sicuramente un ottimo modo per non lasciarsi sprofondare nella malinconia.

Non possiamo quindi che augurare il meglio al nostro Jim, il quale – finalmente – fa parte del nostro mondo delle Serie Tv.

Dal Sito: hallofseries.com



Claire Foy da sempre in preda all'ansia




Da quasi 30 anni l'ansia ossessiona Claire Foy.

Esplosa in tv grazie all'iconico ruolo della Regina Elisabetta II in The Crown, serie Netflix che le ha permesso di vincere due Premi Emmy, due Screen Actors Guild Awards e un Golden Globe nella sezione miglior attrice in una serie drammatica, la 34enne Claire Foy è ormai pronta al decollo cinematografico.

Moglie di Ryan Gosling ne Il Primo Uomo, film d'apertura alla Mostra del Cinema di Venezia, la Foy sarà anche Lisbeth Salander nell'adattamento di Quello che non uccide. Due ruoli da Oscar per un'attrice che ha confidato al The Guardian un'inattesa battaglia. Quella contro l'ansia, che da sempre la opprime.


«Chi si soffre di ansia, ha paura persino ad attraversare la strada. Non è legata a nulla che possa sembrare logico. È un sentimento che parte dalla bocca dello stomaco e ti fa sentire impotente, perché sei “questo” o “quello”. La mia mente va a mille al secondo, i pensieri si accavallano».


Un problema che la Foy riconduce alla sua infanzia, quando aveva appena 8 anni, da combattere attraverso la psicoterapia.


«L’ansia è ancora qui a tenermi compagnia, ma non le do più tanta importanza. Prima pensavo che fosse tutta la mia vita, che potesse condizionarmi in modo totale. Che ci avrei lottato, lottato e ancora lottato contro, per poi sentirmi avvilita. Ora sono riuscita a dissociarmi dall’ansia»



Di dr. apocalypse


Dal Sito: gossipblog.it