lunedì 18 febbraio 2019

Lili Reinhart ha ripreso la terapia contro ansia e depressione con un messaggio di self-love per tutti

Lili Reinhart, sulle sue stories di Instagram ha rivelato di avere ripreso la sua terapia contro ansia e depressione e ha mandato un messaggio di self-love a tutti i suoi follower. God job, Lili.

Lili Reinhart, che nella serie tv Riverdale recita le parti della dolce e tenace Betty Cooper, l'altro giorno sulle stories di Instagram ha rivelato di avere ricominciato la terapia contro l'ansia e la depressione, e, soprattutto, ha ricordato a tutti quanto sia importante chiedere aiuto a qualsiasi età e senza vergognarsi di quello che gli altri potrebbero pensare.

L'attrice ha scritto:

"Promemoria amichevole per chiunque abbia bisogno di ascoltarlo: la terapia non è mai qualcosa di cui vergognarsi. Tutti possono trarre beneficio dal parlare con un terapeuta. Non importa quanti anni si hanno o se si pensa di essere troppo "orgogliosi" [NdR. per chiedere aiuto]".

E ha continuato:

"Siamo tutti umani e lottiamo. Non soffrite in silenzio".

Per concludere ha scritto:

"Non mi sento in imbarazzo a chiedere aiuto. Ho 22 anni, ho ansia e depressione e oggi ho ricominciato la terapia. Per me inizia il viaggio verso l'amore per me stessa".

Da qualche tempo le star stanno puntando i riflettori sui problemi di ansia e depressione che riguardano molte persone e che loro stessi hanno vissuto in prima persona. L'obiettivo per tutti è riuscire ad abbattere i tabù che ancora caratterizzano questi disturbi. Ryan Reynolds ha parlato della sua ansia e di come nel tempo sia cominciando a gestirla anche grazie all'ironia, la sua personale exit strategy. Emma Stone ha rivelato di avere cominciato a recitare per tenere a bada l'ansia. Ghemon, il rapper che si è esibito a Sanremo con Rose Viola, ha apertamente dichiarato di avere sofferto di depressione e di essersi sottoposto a terapia. Ha raccontato questa storia, e molte altre, nel suo libro.

Lili Reinhart ha aggiunto la sua esperienza a quella di altre celeb e ha voluto sottolineare come la terapia debba essere percepita come una normale strada per proseguire verso la ricerca della propria felicità e dell'amore verso se stesse che è il primo passo per stare bene.

Questa rivelazione su Instagram, che poi è anche un consiglio per i suoi follower, si aggiunge al fatto che la star, che da un po' di tempo fa coppia con Cole Sprouse, suo collega in Riverdale, ha sempre utilizzato i social per raccontare non solo la sua vita sul set o sul red carpet, ma anche quella da normaleragazza che vive giorno per giorno.

In un'intervista a ET Online aveva detto:

"Cerco di [essere sincera] perché non sto facendo uno show. Non sto cercando di apparire perfetta... la mia vita in generale non è estremamente affascinante. Faccio un sacco di cose davvero fantastiche e affascinanti, ma non è quello che accade giorno per giorno. Sui social mi piace farmi vedere nel mio habitat naturale: mentre sono nel mio letto o mangio".

Good job, Lili!

Dal Sito: cosmopolitan.it


Ansia adattiva e ansia patologica

Quando il segnale che ottimizza le nostre risorse diviene un ostacolo al nostro benessere

L’ansia è come una sedia a dondolo: sei sempre in movimento ma non avanzi di un passo.
Jodi Picout

Io non ingrasso di un grammo perché la mia ansia funziona da aerobica.
Woody Allen

Secondo gli studiosi l’ansia è un’eredità dei nostri antenati preistorici ai quali era necessaria per prevenire eventuali pericoli di un mondo ostile.

È uno stato d’animo che comporta un’attivazione nell’organismo di fronte a una situazione che viene percepita soggettivamente come pericolosa. L’ansia coinvolge mente e corpo.
I nostri muscoli si contraggono per prepararci fisicamente all’attacco o alla fuga, il respiro si fa corto e veloce e la mente si concentra sulla situazione di pericolo da affrontare.

Dobbiamo distinguere tra un’ansia primaria, sintomatica, che ha un effetto disorganizzante e ci impedisce di affrontare le situazioni in maniera efficace e lucida; e un’ansia adattiva che ci mette in guardia rispetto a segnali di pericolo presenti o futuri e ci aiuta a concentrarci su difficoltà e compiti importanti senza, però, paralizzare la nostra capacità di pensare e prendere decisioni.

Una certa dose di ansia, quindi, può essere utile nell’affrontare la vita quotidiana e nel migliorare la nostra performance ad un compito. Si pensi, ad esempio, a quando si studia per un esame. Una certa quota di ansia permette un’attivazione psichica che ci aiuta a restare concentrati sul compito e a dare priorità allo studio. A volte, però, il meccanismo che sostiene l’ansia adattiva può bloccarsi, quindi può svilupparsi una reazione eccessiva, sintomatica, rispetto ad uno stimolo esterno o interno. Nell’esempio dell’esame da preparare potremmo avere uno studente talmente in ansia che sviluppa una difficoltà a concentrarsi o che, al momento dell’esame, di fronte all’insegnante non riesce a ricordare ciò che ha studiato.

L’ansia patologica si può strutturare in diverse organizzazioni cliniche che chiamiamo disturbi d’ansia. Essi sono: disturbo da attacchi di panico, fobie, disturbo ossessivo -compulsivo, disturbo post – traumatico da stress e disturbo d’ansia generalizzato.

Si parla di disturbi d’ansia quando il disagio diventa significativo per persistenza, intensità e frequenza. Gli stati d’ansia generano cambiamenti molto intensi nel corpo proprio perché l’ansia segnala un pericolo. In risposta a tale segnale o ad una situazione avvertita come critica, c’è un’intensa attivazione psicofisica e un surplus di lavoro per cuore, polmoni e rene. Quando si sperimenta ansia con molta frequenza e intensità c’è il rischio di alterare la normale funzionalità di questi organi.

I disturbi d’ansia danno luogo a sintomi di tipo cognitivo, fisici e comportamentali.
Tra i sintomi cognitivi abbiamo: sensazione di vuoto mentale; induzione di immagini, pensieri e ricordi negativi; sensazione di essere osservati e di stare al centro dell’attenzione.

Tra i sintomi comportamentali abbiamo: comportamenti evitanti, il paziente rifugge la situazione o lo stimolo che ritiene pericoloso; comportamenti di dipendenza dai familiari e dai farmaci, ansiolitici; comportamenti anassertivi e di sottomissione.

Tra i sintomi fisici abbiamo: tensione; tremore; sudore; palpitazione; nausea e disturbi gastrici; vertigini; formicolii; derealizzazione, sensazione di irrealtà; depersonalizzazione, sentirsi distaccati da se stessi.

Quando l’ansia è disadattiva e sfocia in uno di questi disturbi è necessario l’intervento psicoterapico che avrà la funzione non di cancellare l’ansia, perché in alcune situazioni è necessaria e adattiva, ma di aiutare a gestirla e a ricalibrare il meccanismo naturale che sta alla base della sua regolazione.


Dal Sito: expartibus.it

sabato 16 febbraio 2019

Annalisa Manduca: «Quattro anni di analisi per superare gli attacchi di panico»

«Dopo la scomparsa di mio padre sono piombata in un periodo di ansia quasi insostenibile: mi ha aiutato la terapia cognitiva»

La paura di aver paura. Che ti assale all’improvviso e ti paralizza bloccandoti la vita. È questo l’attacco di panico. Inspiegabile e incomprensibile, fino a quando non lo si prova.
Avevo trent’anni quando mio padre è venuto a mancare a causa di una grave malattia autoimmune che in poco tempo l’ha portato via. Ero legatissima a lui e, grazie al fatto che da tempo mi occupavo di salute per motivi di lavoro, ho fatto di tutto per cercare di aiutarlo con gli specialisti e le cure migliori. Ma non è bastato. Per questo ho vissuto la sua scomparsa non solo come un profondo trauma affettivo, ma anche come una sorta di fallimento personale, sprofondando nello sconforto e nel malessere.

Gli attacchi di panico arrivavano di notte

Inizialmente attribuivo questo mio stato d’animo alla sofferenza, allo stress e alla stanchezza. Fino a quando le mie notti hanno cominciato a trasformarsi in incubi: mi svegliavo all’improvviso urlando, mi mancava il respiro e mi  assalivano le palpitazioni, provocandomi uno stato di ansia quasi insostenibile. Una sensazione davvero spaventosa che non riuscivo a spiegarmi. Questi attacchi di panico mi assalivano solo la notte. Ma di giorno, naturalmente, mi portavo addosso tutti gli strascichi di una tale tensione, uniti alla paura costante che potessero ripresentarsi da un momento all’altro. La mia testa era sempre in allarme e mi rendeva difficilissimo fare qualunque cosa, anche la più banale, come salire in ascensore, prendere un treno o l’automobile, ed erano soprattutto i luoghi chiusi o affollati, come un cinema o una galleria, a turbarmi, trasmettendomi un senso di profonda oppressione.

Mio marito è stato di grandissimo aiuto

Riuscivo a frequentare quei posti solo assieme a mio marito, l’unico a cui avevo confidato tutto e che mi è sempre stato vicinissimo, ma sempre con precisi accorgimenti, come ad esempio uscire dal cinema prima che lo facessero tutti o quando ormai si era svuotato. Se ero sola, invece, mi sottraevo a molte cose, autoescludendomi sempre più dalla normalità quotidiana. Compreso il mio lavoro in tv, le cui emozioni forti adesso mi spaventavano.

Ci sono voluti 4 anni per superare tutto

Mi sono sottoposta a ogni tipo di analisi e di accertamenti, soprattutto riguardanti lo stato cardiaco. Che però, fortunatamente, non hanno rivelato nulla di anomalo: fisicamente ero sanissima. E allora ho cominciato a indagare senza sosta consultando diversi medici che mi aiutassero a fare luce su quanto mi stava accadendo: un percorso lento e difficile. Mi sono sottoposta a trattamenti farmacologici in grado di tenere a bada quello stato di inquietudine e di paura che non mi mollava mai. Finalmente, un terapista cognitivo esperto proprio in attacchi di panico mi ha aiutato a far emergere tutto il malessere che avevo dentro di me. Sono rimasta di stucco: ero sempre stata una ragazza forte e determinata, indipendente e molto sicura di me, a 23 anni avevo già raggiunto importanti traguardi professionali. Ma forse questo peso era stato eccessivo: ero più fragile di quanto pensassi, avevo spinto troppo sull’acceleratore e adesso non reggevo più, all’improvviso tutto mi sembrava più grande di me e mi faceva paura, perfino il mio lavoro che amavo tanto. Dovevo capirlo, accettarlo e ricominciare daccapo, alla luce di questa nuova consapevolezza di me. Ci sono voluti quattro anni per vivere e superare tutto.

Il disagio va condiviso

Le crisi violente sono sparite insieme con le paure, e ho ripreso a fare ogni cosa senza problemi, ma so che qualcosa dentro mi è rimasto, che quel disagio si potrebbe ancora riaccendere. Per questo adesso ho imparato ad accettare le mie debolezze, grazie anche a chi mi sta vicino e mi sostiene. Mia figlia Benedetta mi ha addirittura insegnato a fare ironia sulle mie ansie «fuori misura». Voglio dire a chi sta vivendo la mia stessa esperienza che è fondamentale riconoscerla, accettarla e affrontarla, perché solo così se ne può uscire. E, se possibile, condividerla con altri. Per questo, forse, un giorno riuscirò a tirare fuori dal cassetto quel libro che ho scritto nei tempi bui e a pubblicarlo. Mi piacerebbe che potesse servire ad aiutare qualcun altro.

Dal Sito: ok-salute.it 

venerdì 15 febbraio 2019

Ecco cosa vuole farti sapere chi soffre d’ansia

Sai cosa dire (e cosa non dire) quando qualcuno ha una crisi d’ansia o un attacco di panico? Le parole magiche non esistono ma… dicendo la cosa sbagliata, la situazione può peggiorare ulteriormente. 

Stando all’americano Istituto Nazionale per la Salute Mentale, l’ansia colpisce circa 40 milioni di persone, dai 18 ai 54 anni solo negli Stati Uniti. Anche in Italia le percentuali sono molto elevate, stando a un’indagine del Centro di coordinamento italiano dello studio ESEMeD-WMH, una persona su cinque, qui in Italia, soffre di ansia generalizzata, fobia sociale o depressione. In pratica, se non sei tu a soffrirne in prima persona, di certo avrai un amico o un parente che soffre di disturbi d’ansia. Ecco, in questo articolo cercherò di dirti cosa puoi fare e cosa non puoi fare, per aiutarlo.

Perché siamo vittime di ansia e attacchi di panico?

L’ansia insorge quando il soggetto non ha abbastanza mezzi a disposizione per gestire un’emozione e, per questo, finisce per non elaborarla, quasi come se la cancellasse. Il problema è che nessuna emozione viene cancellata e queste ritornano sotto forma di vari disturbi, tra cui, ansia e attacchi di panico.

Cosa fare (e cosa non fare) per aiutare una persona che soffre d’ansia e di attacchi di panico

In caso di attacco di panico, c’è davvero poco che tu possa fare. Chi è in preda a un attacco di panico non ha controllo sul momento, evita quindi di fargli domande che possano metterlo dinanzi a una scelta.

Per esempio, se sei alla guida e un tuo passeggero ha un attacco di panico, può sorgere naturale chiedere “Vuoi che mi fermi?”, chi sta vivendo un attacco di panico, non sempre ha la lucidità, la prontezza o la capacità di riuscire a prendere una decisione senza che questa vada a creare un ulteriore carico di ansia.

Allora cosa fare? Nel caso specifico puoi decelerare, abbassare i finestrini per consentire al passeggero di respirare (durante l’attacco di panico la sensazione di soffocare è tremenda!) e se ne hai la possibilità, in piena sicurezza, di sostare possibilmente in un luogo non affollato. Analogamente, se sei in casa, cerca sempre di arieggiare i locali, anche se secondo te (o il termometro) fuori fa freddo, spalanca la finestra! Fai passare aria.

Ricorda, non tutte le domande possono essere negative, solo quelle che lo mettono dinanzi a una scelta e solo quando poste in pieno attacco di panico. “C‘è qualcosa che posso fare per aiutarti adesso?“. Questa domanda, per esempio, non ha nulla di sbagliato, anzi. Mostrarsi disponibile può solo far bene: “sono qui, se vuoi parlarmi di ciò che ti turba e lavorarci un po’ su… possiamo provarci insieme se ti va“.

Qualsiasi cosa ti esca dalla bocca, dovrà essere di gioia, ispirare fiducia o felicità. Sì anche ad aneddoti divertenti (non sempre sono efficaci ma in alcuni casi possono distogliere l’attenzione dal malessere). Al contrario, non fare alcun riferimento alla morte, a situazioni imbarazzanti, a separazioni o fatti spiacevoli di alcun tipo…

Nel bel mezzo di un attacco di panico, scordati di dire qualcosa tipo “lo so, la separazione con Tizio ti fa star male, ma….”. Non è quello il momento di elaborare! Anche frasi catartiche tipo “Qualunque cosa accada, troveremo un modo…” non fanno altro che accrescere ansia.

Al bando le frasi indelicate tipo “ci sono persone con problemi ben più grandi del tuo…“ wow, se vuoi angosciare qualcuno, è l’approccio giusto ma per tirare su una persona in preda all’ansia, hai sbagliato strada! Una frase del genere potrebbe innescare anche sensi di colpa oltre che amplificare il picco d’ansia.

Altra frase da bandire “lo so come ti senti…“ perché molto probabilmente, non lo sai. Le crisi d’ansia o ancora peggio, gli attacchi di panico, sono esperienze molto soggettive.

Anche se molti ne sottovalutano l’importanza, il luogo è fondamentale soprattutto durante una forte sensazione di ansia protratta. Se ne hai la possibilità, puoi portare “l’ansioso” in una zona che possa invogliarlo al relax, in un luogo familiare che possa garantirgli serenità.

Cosa dire del contatto fisico?

Ogni situazione è diversa, ogni persona gestisce l’ansia e gli attacchi di panico in modo diverso. Se d’impulso ti viene da abbracciare chi ha una crisi d’ansia, evita di farlo proprio perché in quel momento ha difficoltà respiratorie.

Se sei in difficoltà e non sai cosa fare: porgi timidamente la tua mano senza forzare alcun contatto. Metti in bella mostra la tua mano, a sua disposizione, per farle capire che tu sei lì, che ti stai rendendo disponibile… per alcune persone, il contatto fisico può essere calmante e infondere coraggio, c’è poi chi rifiuta ogni tipo di contatto fisico, ecco perché non devi forzare le cose.

Cosa, il tuo amico ansioso vorrebbe che tu capissi

Il convivere con l’ansia porta a vivere la vita come se fosse intervallata da lunghe salite, ma l’ansia non si può controllare. Anzi, il bisogno di controllare l’ansia genera a sua volta l’ansia così… chi soffre d’ansia, si ritrova ad avere ansia per l’ansia! Una vera truffa!

So bene che essere amico di una persona ansiosa non è facile, tuttavia devi capire che anche per quella persona non è affatto semplice convivere con il suo disturbo, quindi sii compassionevole.  Qui di seguito, ti riporto alcune cose che sono certa, il tuo amico ansioso, vorrebbe che tu tenessi presente:

L’ansia non si può “spegnere” semplicemente come se fosse l’interruttore della luce.

Non giudicare e soprattutto non avere pregiudizi sugli ansiolitici (lo xanax è buon amico per molti ansiosi).

Ci si può “ammalare d’ansia” anche fisicamente. Quando eri piccolo, ti sarà capitato di avere mal di pancia prima di andare a scuola…? Bene, quel mal di pancia si chiamavaansia e come vedi, può manifestarsi con sintomi fisici… questi sintomi, a loro volta, possono generare ansia!

Chi soffre d’ansia, ama avere un piano, l’organizzazione lo fa sentire più sicuro, sii collaborativo e non far saltare improvvisamente i piani.

Gli episodi d’ansia possono arrivare e andare via anche molto rapidamente.

Scadenze, ritardi, cambi di programma, comunicazioni mancate, telefonate senza risposta… sono nemici di chi soffre d’ansia.

Anna De Simone

Dal Sito: psicoadvisor.it 

Nella testa di un depresso. Tutto ciò che ignoriamo sulla depressione


La depressione spesso passa inosservata, non viene riconosciuta né diagnosticata. Ma chi soffre di depressione deve affrontare i suoi demoni interiori senza nemmeno volere renderli visibili agli occhi degli altri. Sono persone che potrebbero aver nascosto il loro malessere anche agli amici più cari.

Siamo portati a pensare che le difficoltà che una persona deve sopportare siano sempre ben visibili, come una ferita di guerra

Purtroppo vi è la convinzione che, le difficoltà che una persona deve sopportare, siano sempre visibili, come una ferita.  La depressione è una malattia invisibile, subdola che spesso passa inosservata.  E’ una malattia vera e propria che presenta diversi livelli di gravità e, di conseguenza, diversi tempi di durata e diversi aspetti invalidanti

“Chi soffre di depressione, le ferite le ha dentro l’anima e  restano celate agli occhi di tutti coloro che sono meno attenti”

Per esempio, una figlia o un figlio può soffrire di depressione e il genitore può non accorgersene affatto. Dicasi la stessa cosa in ambito relazionale; una moglie o un marito può convivere con un partner depresso senza rendersene conto.

L’idea che chi soffre di depressione abbia una personalità cupa e triste è sbagliata

La depressione non è una disposizione dell’umore. Chi convive con questo disturbo ha imparato ad alterare il suo stato d’animo apparente, riuscendo a sembrare una delle persone più “felici” che conosciamo. Le personalità sono mutevoli.

Spesso, chi è affetto da depressione cerca di mostrare solo gli aspetti positivi e più socievoli del suo comportamento, a prescindere da quello che sta attraversando.

“Nessuno vuole deprimere gli altri, anche a costo di nascondere i propri sentimenti”

Nella testa di un depresso

“Sì, in effetti, lei soffre di depressione”. Questa diagnosi che qualcuno di noi avrà ricevuto dallo psicologo o dallo psichiatra conferma spesso un sospetto che si ha già, molto prima di ricorrere ad un aiuto.

La depressione va oltre il semplice sentimento di tristezza o malinconia; i sintomi coinvolgono la sfera mentale, emotiva e fisica. Chi decide di liberarsi dalle catene della depressione, non soltanto deve affrontare una grande sfida, ma anche la costante banalizzazione di cui sono oggetto i disturbi mentali.

Culturalmente siamo abituati a considerare malattie solo quelle tangibili con test di laboratorio. L’ipertensione e il diabete, per esempio, hanno un approccio curativo chiaro e condiviso da tutti. La questione cambia completamente quando parliamo di depressione, qui bisogna fare i conti con il proprio inferno personale e con una struttura sociale che vede ancora la depressione come una condizione facile da superare, magari assumendo una semplice pillola. Eppure, ci sarebbe tanto da chiarire.

1. Non mi sono lasciato “vincere”, non sono un debole

Un aspetto che molti ignorano è questo disturbo mentale non colpisce chi non sa affrontare la vita. La depressione non sempre sorge a causa di un comportamento poco consono rispetto alle pressioni ambientali; i fattori scatenanti della depressione sono multipli. La causa può essere anche di natura fisiologica, ad esempio per una predisposizione genetica.

Ipotesi genetica

Tale considerazione è dimostrata anche dal fatto che familiari di persone che hanno sofferto o soffrono di depressione sono maggiormente a rischio di sviluppare una sindrome depressiva. Ovviamente, si tratta di un rischio e, in quanto tale, non comporta la certezza di una trasmissione genetica.

L’ipotesi ormonale

E’ stato scientificamente dimostrato che  i livelli di estrogeni, testosterone e cortisolo di chi soffre di depressione sono notevolmente più bassi rispetto gli altri. Infatti, gli assi ormonali maggiormente interessati, (ghiandole ipofisarie, ipotalamiche, surrenali e tiroidee) sarebbero proprio quelli regolano l’umore, la reazione allo stress e il sistema immunitario.

L’ipotesi neurotrasmettitoriale

E’ ampiamente confermato che i livelli di serotonina, noradrenalina e dopamina, (i neurotrasmettitori preposti alla regolazione del tono dell’umore e della risposta agli stress) sono molto bassi nei soggetti che soffrono di depressione.

2. Non guarirò in un mese e i farmaci non sono la panacea

Un’altra idea sbagliata è dare per scontato che questi processi psicologici possano essere risolti con un semplice trattamento medico. Ebbene, i farmaci non risolvono da soli la radice del problema.

Non si tratta di una malattia che può sparire nel giro di uno o tre mesi. La depressione è, in genere, una malattia recidivante. Questo significa che richiede adeguate strategie psicologiche che diventino una costante nella propria vita, qualcosa a cui aggrapparsi per evitare di andare a fondo.

A tale scopo. abbiamo bisogno del sostegno dei nostri cari, ma offerto nel modo giusto. Se ci sentiamo ripetere tutti i giorni “come ti senti oggi?” oppure “non preoccuparti, tra un mese sarà tutto passato”, l’ansia non farà che aumentare.

3. Soffro di depressione e non l’ha provocata la tristezza

L’associazione “tristezza” -“depressione” è un classico. Invece, occorre chiarire che la tristezza è un’emozione primaria che proviamo a seguito di eventi negativi: perdita di una persona cara, aspettative deluse…La tristezza viene e va. Come la gioia, il dispiacere, la rabbia.

La depressione, invece, è una malattia, e in questa malattia sono presenti pensieri ricorrenti segnati dalla tristezza, ma anche apatia, fantasie di suicidio, paura, senso di colpa… È un labirinto personale molto complesso e la tristezza è solo l’ordito di questo velo scuro.

4.Voglio stare solo, ma non voglio che ti allontani da me

Un’altra dimensione vissuta da chi soffre di depressione – e sconosciuta a molti – è il seguente sentimento contraddittorio: “desidero l’isolamento e la solitudine, ma allo stesso tempo, ho bisogno del tuo aiuto”.

Questa realtà psicologica ed emotiva non è qualcosa che la persona depressa dirà in modo esplicito. È dunque essenziale che chi fa parte della sua cerchia di conoscenze sia intuitivo, reattivo, presente e in grado di fornire un sostegno non un giudizio.

5. Non è tutto nella mia mente

Molti non sanno che la stanchezza cronica, lo stress e l’insonnia ricorrente possono, gradualmente, trasformarsi in depressione. A volte la depressione è la reazione di un corpo esausto, di un cervello che soffre di uno squilibrio chimico o la conseguenza di un’altra patologia, come per esempio la fibromialgia. Quando il corpo soffre, anche la mente soffre: è un’evidenza che non possiamo negare. Solo in questo modo possiamo comprendere meglio le persone che vivono una condizione tanto dura come la depressione.

Ana Maria Sepe

Dal Sito: psicoadvisor.it 

martedì 12 febbraio 2019

Oggi scelgo me stessa e non è un atto di egoismo

Oggi scelgo me stessa e non è un atto di egoismo. Oggi scelgo me al di sopra di tutto e tutti, perché mi merito del tempo per me. Mi merito di liberarmi dalle corde degli impegni che ho preso con gli altri e dedicarmi alla mia cura, all’amore e al rispetto per me stessa.

Oggi scelgo di essere la regina del mio mondo senza che gli altri diventino mie preoccupazioni. Oggi sono tutto il mio mondo. Perché mi sono sempre presa cura degli altri e, anche se questo non fosse un obbligo per me, ho deciso che devo sempre essere la mia prima scelta.

Oggi sono libera di essere me stessa, perché mi sono stancata di dare parti del mio tempo, del mio amore e della mia vita a persone che non sanno apprezzarle. Quindi, per una volta, mettere me stessa davanti agli altri, scegliermi nonostante tutto e tutti non è un atto di egoismo, ma di onestà verso me stessa.

Oggi costruirò un nuovo Io in cui non c’è spazio per un “prima tu”, ma solo per un “noi” se stiamo condividendo un momento. Oggi ho deciso di spiegare le ali ed iniziare a volare verso ciò che desidero davvero, senza sensi di colpa o tormento. Perché io vengo prima di tutto il resto.

Scelgo me stessa per colorare il mio mondo

Sono felice a modo mio e non chiedo che tu faccia parte di questa gioia. Anzi, non chiedo nulla, a parte che mi lasci spazio, lo spazio di cui ho bisogno per poter essere me stessa, e non quella che tu vuoi che sia. Ora sento che mi manca qualcosa. Qualcosa, non qualcuno. È la libertà di movimento, è la possibilità di colorare tutto il mio mondo.

Per questo oggi scelgo me stessa per colorare il mio mondo, perché il mio sorriso non può apparire sui visi altrui. Perché io so che il cielo non è sempre azzurro, che è pieno di sfumature. E le sfumature le scelgo io, perché tutto è soggettivo, tutto cambia colore in funzione del modo in cui lo osservo.

Scelgo me prima di tutto perché, tra i mille modi di vivere la vita, scelgo quello che mi rende felice. Scelgo me perché mi merito di essere felice senza paura. Scelgo me perché in precedenza ci sono state persone che mi disprezzavano e che si credevano mie padrone.

Hanno cancellato i miei sogni e mi hanno fatta sentire in colpa quando non davo loro la priorità. E in quel momento io non ero importante per nessuno: ero un’opzione, potevo essere scartata. Ma adesso è arrivato il mio momento, perché ho preso il volo e ho deciso di essere come voglio io.

Ho deciso che il sorriso deve far parte del mio volto

Ho deciso che i sorrisi che cerco non devono apparire solo sui volti degli altri, ma anche e soprattutto sul mio. Non si tratta più di resistere o di sopravvivere: si tratta di vivere, di divertirsi e di essere felice. Oggi scelgo me perché sono l’unica che può ottenere ciò che voglio; nessuno può vivere al mio posto.

Oggi sono io a decidere il mio cammino. Sono io quella che, con passo fermo, guarda il futuro senza il timore che agli altri vada bene la mia scelta. Perché io sono io e non devo aspettare che agli altri piaccia ciò che faccio. Sono indipendente e, finché non mi intrometto nella vita degli altri facendo loro del male, loro devono rispettare la mia libertà.

Oggi scelgo me perché se mi disprezzo non troverò mai apprezzamento da parte degli altri. Oggi scelgo me, mi prendo cura di me e mi amo perché è quello che mi merito. Sono stata coraggiosa e ho deciso che valgo tanto quanto le altre persone a cui prima davo la priorità. Ho scelto me stessa e non mi sento in colpa. E voi, vi metterete mai al primo posto?


Dal Sito: lamentemeravigliosa.it

lunedì 11 febbraio 2019

L'attacco di panico: la più grande incomprensione sociale dei giorni nostri

Sei in metropolitana, nelle orecchie la tua musica preferita. Ti senti calmo, tranquillo, spensierato. D’un tratto un mostro nero ti assale, senti giramenti di testa, ti manca il respiro, non hai più il controllo della situazione e nessun pulsante per uscire da questo tormento.

In linea generale questo è un attacco di panico. Un problema conosciuto e, allo stesso tempo, sottovalutato. L'opinione pubblica, infatti, tende a sentenziare la questione con una semplice affermazione: è solo un modo come un altro per dire che stai male.

No, l’attacco di panico non è semplice un momento di frustrazione o di scoraggiamento. Al pari della depressione, questa condizione ha di sintomi molto chiari: sudorazione, vertigini, secchezza delle fauci, palpitazioni, nausea, mancanza di respiro. Avviene tutto all’improvviso,senza che tu abbia il tempo di realizzare cosa sta realmente accadendo. 

È un’entità silente, che non ti lascia scampo. Si nutre delle tue insicurezze, divora calma e serenità, ti fa totalmente perdere il controllo della situazione. Il tutto nasce dalla paura che, anche se ingiustificata, diventa leitmotiv costante il cui rimedio è complesso da trovare, in quanto dipende da persona a persona.

Per fortuna, esiste un’origine. E, sapendo questo, il mostro è più facile da combattere. L’attacco di panico, infatti, interessa una zona molto chiara nel nostro cervello, che gli scienziati chiamano “rete di paura”. Questo deve farci capire che non si tratta di una semplice condizione emotiva, bensì di una trappola nella quale il cervello viene indotto: si soffoca, ci si sente persi e soli. L’angoscia sale, e l’incomprensione generale non aiuta a realizzare quanto tale situazione sia tragica. Anche perché, nessuno sceglie di proposito di farsi colpire da un attacco di panico, nessuno sente il bisogno di inventarsi le paure che cingono la nostra realtà per cadere di proposito in un enorme buco nero.

L’attacco di panico è una cosa serie, e va affrontato nel migliore dei modi per non declassarla a una mera dimensione negativa.

Dal Sito: guardachevideo.it

sabato 9 febbraio 2019

Ecco come un dispiacere può concretizzarsi in malattia:

Il nostro corpo somatizza nella sua materia quello che lo spirito subisce in tutta la nostra anima, quello che il nostro inconscio tace, lo urlano le nostre malattie dolori e malesseri.La malattia è un conflitto tra la personalità e l’anima. Quando ti manca calore affettivo, basta una minima frescata di vento freddo e subito prendi un raffreddore. Il raffreddore “cola” quando il corpo non piange.

Forti mali di schiena (ovvio non causati da un peso caricato male) ti dicono che stai subendo un dolore, porti con te un peso un trauma una tristezza immensa.

Il mal di gola “tampona” ti assale sicuramente quando hai tanti dolori da sfogare ed afflizioni da dire e non hai con chi confidarti. Quando una persona non la sopporti, non la digerisci e la devi sopportare ti viene acidità allo stomaco, le coliche spesso sono rabbie accumulate che non riesci a sfogare. Il diabete “invade” quando la solitudine ti attanaglia.

Il cancro ti divora come l’odio che corrode l’amore mancato. Il corpo ingrassa quando sei insoddisfatto o dimagrisci quando ti senti logorato.

Dubbi preoccupazioni ansietà ti portano via il sonno e soffri di insonnia.

Se non trovi un senso alla tua vita la pressione del cuore rallenta o accelera quindi ipotensioni e pressioni alte al cuore sono sbalzi che ti condizionano l’umore e le forze.

Il nervosismo aumenta i respiri, come se ti mancasse l’aria, donde dolori al petto ed emicranie (molti fumatori prendono aria extra dal fumo fatidico ed effimero che li rilassa in maniera compensatoria ma illusoria).

La pressione “sale” quando la paura imprigiona.

Quando ti senti sopraffatto di un problema che sei ai limiti, allora la febbre ti assale, le frontiere dell’immunità sono all’erta.

Le ginocchia “dolgono”quando il tuo orgoglio non si piega.

Le artrosi vengono quando la tua mente non si apre, sei troppo rigido e i muscoli ti si contraggono.

I crampi indicano che stai subendo una situazione ai limiti della sopportazione.

La stitichezza ti indica che hai residui nel tuo inconscio, hai segreti che ti otturano (quanta merda ci teniamo dentro che non è utile) e non trovi chi ti comprenda senza giudicarti.

La diarrea è un atto di difesa dell’organismo che vuole eliminare ciò che percepisce come dannoso(come il vomito) vale per i virus ma anche per le situazioni, i sentimenti… forse chi ha diarrea non riesce a trattenere o assimilare.

La malattia non è cattiva, ti avvisa che stai sbagliando cammino. Ascolta il tuo corpo ed impara a guarire con il tuo spirito, non c’è altra medicina che la tua stessa natura non possa darti.

E’ ovvio che non generalizziamo, non è un catalogo farmacologico ma una linea guida… chi una preoccupazione la somatizza nella testa (emicrania) chi nello stomaco (indigestione). E i bambini? pur innocenti sono spugne emotive e recepiscono ogni energia negativa di chi li sta accanto, non per caso i bambini più sani sono quelli che crescono in famiglie unite ed amorose.

L’amore è vita, dunque qualsiasi mancanza d’amore produce in noi morte: psichica, mentale, emotiva e alla fine anche fisica.

Dal Sito:emozionifeed.it

martedì 5 febbraio 2019

Vittimismo cronico: persone che vivono nella "modalità lamentosa"


Questo non è raro, è parte dell'esperienza umana. Tuttavia, quando la vittimizzazione diventa uno stile di vita, le cose diventano più serie!

Alcune persone vivono in modalità "vittimizzazione cronica", cioè si vedono costantemente come vittime di tutto ciò che la vita mette sulla loro strada.

Consciamente o inconsciamente, sono costantemente alla ricerca di sensi di colpa per i loro atteggiamenti negativi, al fine di liberarsi dalle loro responsabilità.

Questo comportamento può superare il "sano" e portare a un disturbo paranoide, quando l'abitudine di incolpare l'altro per tutti i mali diventa uno stile di vita. Questo atteggiamento è dannoso per entrambe le parti.

Le persone che soffrono di vittimizzazione cronica, spesso attraggono sentimenti negativi nelle loro vite, e il risultato è la negatività che vive dentro di loro. In molti casi, adottano anche abitudini aggressive di vittimizzazione, attaccando e accusando coloro che li circondano, diffondendo intolleranza e mancanza di rispetto ovunque vadano.

Le principali caratteristiche delle vittime croniche:

Alcune caratteristiche e abitudini delle persone che eseguono la vittimizzazione cronica.

1. Distorsione della realtà

Per queste persone, tutto ciò che va storto nelle loro vite è sempre correlato a un'altra persona, e non è mai colpa loro. Vedono la realtà in modo distorto, dove subiscono solo le conseguenze degli atti di coloro che li circondano e delle circostanze esterne. Sono anche costantemente pessimisti e scelgono sempre di concentrarsi sulle cose cattive della loro vita, lasciando da parte tutte le benedizioni che li circondano.

2. I loro lamenti li confortano

Considerandosi vittime, non si sentono responsabili di tutto ciò che accade nella loro vita. Quindi l'unica cosa rimasta per loro è piangere. Tuttavia, vedono i rimpianti come una cosa positiva perché rinforza il loro ruolo di vittime e gli fa guadagnare l'attenzione e la considerazione delle persone che li circondano. Non vogliono risolvere i loro problemi, basta essere sotto i riflettori.

3. Non possono fare autocritiche sincere

Non credono che ci sia qualcosa di sbagliato nel loro comportamento. Al contrario, l'errore è sempre dell'altro. In questo modo, non accettano consigli, critiche e tanto meno prendono tempo per riflettere su se stessi e sui loro atteggiamenti.

Le strategie utilizzate dalle vittime croniche

Queste persone sanno che dal momento che sono le vittime, hanno bisogno di trovare qualcun altro da incolpare. In questo modo, usano alcune strategie per far funzionare i loro piani.

È importante conoscere alcune di queste strategie per proteggere noi stessi.

Conosci alcune di queste sotto:

1. Retorica vittimista

Queste persone usano le nostre parole contro noi stessi e senza rendercene conto, ci fanno assumere la posizione di attaccante, piuttosto che vittima.

Lo fanno assumendo il ruolo di vittima nella discussione, così da essere considerati intolleranti, aggressivi ed egoisti. Invece di discutere con noi, ci mettono semplicemente a tacere perché casuano l'impressione di essere attaccati, il che spesso funziona.

2. Vittimismo in lontananza

I vittimisti usano spesso le parole per schivare le responsabilità. Una delle strategie che usano in questa direzione è cercare di invalidare gli argomenti delle persone che stanno cercando di smascherarli.

Di nuovo si fanno vittime e manipolano i fatti per creare un ambiente di tensione e confusione, giocano con i dadi a loro piacimento e li manipolano a loro piacimento per seminare confusione.

Ad esempio, se una persona risponde alla vittima con un fatto provato, che nega la sua dichiarazione precedente, non riconoscerà mai di aver commesso un errore. Invece, dirà qualcosa come: "Questo fatto non nega quello che ho detto. Per favore non forzare le parole per creare più confusione" oppure "Ora mi stai incolpando? Non posso nemmeno parlarti perché non ascolti la ragione."

3. Manipolazione emotiva

La manipolazione emotiva è una strategia molto efficace e quindi è una delle più utilizzate da queste persone. Conoscono le persone con cui vivono e sono molto bravi nell'identificare le emozioni. Quindi, quando sentono di essere efficaci, non hanno alcun problema ad usare il ricatto emotivo per raggiungere i loro obiettivi.

Lo fanno scoprendo la debolezza dell'altra persona e esplorando l'empatia, la preoccupazione e l'attenzione che esiste nel loro cuore. In questo modo, per loro è più facile farli sentire colpevoli e tornare al loro ruolo di vittime.

Un esempio molto comune può essere trovato nelle nostre case o in relazione con gli amici. Quando una persona non vuole assumersi la responsabilità degli errori che compie, dice cose del tipo: "Guarda quanto faccio per te ed è così che mi ripaghi".

Come affrontare queste persone

La prima cosa che dobbiamo fare è riconoscere che abbiamo a che fare con un carnefice, che dirigerà i nostri atteggiamenti.

Dobbiamo resistere alle loro accuse e provocazioni e liberarci da questo ciclo di negatività. Possiamo dire che non abbiamo tempo per i comportamenti tossici ma che siamo disposti ad aiutarli a migliorare la loro vita in meglio.

Le persone possono farci del male solo quando gli diamo quel potere. Pertanto, prenditi sempre cura di te stesso e proteggi le tue energie da coloro che vogliono farti del male.

Dal Sito: emozionifeed.it


lunedì 4 febbraio 2019

L'ansia non è una scelta...

Il termine "ansia" significa letteralmente "paura". E' una delle emozioni piu' negative che un essere umano possa provare, spaventarsi e' una parte dei nostri meccanismi di difesa naturale. Senza "ansia", probabilmente rimarrai molto calmo durante una situazione molto spaventosa e non riusciresti a difenderti o ad uscire dalla situazione come faresti normalmente. L'ansia e' una parte molto importante del nostro essere e il nostro corpo ha bisogno di sapere come escludere la paura per salvarsi da essa.


Ma  al giono d'oggi, la gente parla di ansia in una luce diversa. In una luce piu' spaventosa. E' qui che differenziamo l'ansia ( la normale risposa umana alla paura) e il disturbo d'ansia (la malattia mentale in cui una persona e' governata dalle sue paure).

Qual'e il disturbo d'ansia

Gli pischiatri chiamano questo disturbo D.A.G. che sta per disturbo d'ansia genaralizzato. E' una delle malattie mentali piu' comuni e puo' rendere una persona "inutile" se non trattata adeguatamente. Quando qualcuno soffre di DAG, il suo corpo e' in uno stato costante di panico e paura.

Immagina di voler uscire e fare la  spesa non ci penseresti due volte di uscire da casa o salire in macchina, tutto sembra perfettamente normale, giusto? Ma non e' cosi che una persona con questo disturbo vedfe il mondo. Una persona con DAG potrebbe avere una paura molto seria di guidare, puo' avere paura delle strade, paura delle persone, paura degli animali, qualsiasi cosa e tutto puo' essere un fattore scatenante che puo' causare una quantita' inimmaginabile di paura nella sua mente e nel corpo rendendola immobile e indifesa.

Qualunque cosa puo' essere un disagio per una persona che soffre di disturbi d'ansia.

Per qualcuno che soffre di ansia qualsiasi cosa puo' causare panico. Quando una persona soffre d'ansia il suo cuore batte velocemente e inizia a sudare freddo. Alcune, per evitare queste sensazioni, non escono di casa e soffrono anche di attacchi di panico.

Attacchi di panico e come fermarli.

La parte spaventosa di questo disturbo sono gli attacchi di panico. Un attacco di panico puo' essere descritto come la sensazione che ogni cosa finisca, e' una sensazione molto spaventosa che sembra che durera' per sempre e non andra' mai via. Inizia con palpitazioni e porta a piu' sintomi fisici come dolore al petto, sudore abbondante, perdita di respiro, nodo alla gola, tremore alle mani e ai piedi, costante paura di morire. Tieni presente che gli attacchi di panico non sono fatali, il massimo che accadra' durante un attacco di panico e' che una persona potrebbe svenire.

Il modo migliore per affrontare un attacco di panico e' affrontarlo a testa alta, piu' ne scappi e piu' ne soffrirai.

Trattamenti e terapia.

Il disturbo d'ansia generalizzato viene trattato attraverso la terapia e gli antidepressivi. Il tuo psichiatra prescrivera' uin mix di antidepressivi e benzodiazepine, insieme e sessioni di terapia in cui cerchera' di capire la causa della tua ansia e le radici delle tue paure. Ricorda sempre, stiamo tutti combattendo le nostre battaglie. Tutti hanno problemi, tutti hanno demoni, ognuno si occupa di esso nel suo modo unico. Quindi perche' non dovresti affrontare il tuo? Non appena pensi di avere un problema, parlane, parla con i tuoi genitori, parla con i tuoi amici, parla con il tuo parter, fai sapere che stai soffrendo.


Dal Sito: emozionifeed.it