martedì 16 luglio 2019

Il benessere che deriva dagli animali a 4 zampe. Ecco perchè sono veri e propri "antistress"



Cani e gatti sono presenti nella maggior parte delle nostre case e rappresentano dei veri e propri componenti del nucleo familiare. Che la loro presenza generi dei benefici alla nostra salute emotiva è risaputo, ma in questo articolo voglio chiarire sotto quali punti di vista i nostri amici animali sono di grande aiuto per la nostra persona.

Sicuramente la prima funzione a cui assolvono è quella della compagnia. Cani e gatti rompono infatti il muro della solitudine soprattutto per gli anziani che si ritrovano coinvolti in dei ritmi totalmente differenti di quelli di una vita senza un animale. Il gioco, la passeggiata, sono tutti momenti che comportano una necessità per l’anziano di essere attivo e partecipe e questo sicuramente comporta dei risultati positivi sia sull’umore che sul benessere fisico.

I nostri amici a 4 zampe fungono da veri e propri antistress. Numerosi studi dimostrano infatti che accarezzare un cane o un gatto durante delle situazioni particolarmente stressanti abbassa i livelli di ansia, riduce la pressione e decelera il battito cardiaco.

Questo effetto si deve al rilascio di un ormone, l’ossitocina, coinvolta in una serie di importanti funzioni fisiologiche e psicologiche. Ma non solo, è dimostrato che accarezzare i nostri amici animali generi un abbassamento del cortisolo un ormone prodotto dal surrene su impulso del cervello, è l’ormone simbolo dello stress: nei momenti di maggior tensione determina l’aumento di glicemia e grassi nel sangue. Sempre più diffusa è la pet therapy.

Gli effetti benefici generati dagli animali vengono sempre più sperimentati all’interno di contesti di ospedali e case di cura per alleviare il dolore, superare la paura e ridurre lo stato di ansia. Ottimi risultati si sono ottenuti anche in bambini affetti da autismo e disabilità.

Facebook, Instagram e altri social sono sempre più pieni di foto e video che ritraggono i nostri amici animali in momenti ludici e particolarmente divertenti. È stato riscontrato che la visione di questo materiale genera in chi lo guarda benessere psicologico. Per questo spesso quando ci imbattiamo in un video che ha gli animali come protagonisti la tendenza è quella di cercarne altri per prolungare questa sensazione di benessere.

Dal sito: castelvetranonews.it

Buon caldo a tutti! A proposito di stress, ansia, insonnia, e di estate


In estate si va in vacanza e lo stress si lascia alle spalle. In realtà non è sempre così. Sappiamo che lo stress è un adattamento che l’organismo mette in atto per contrastare sollecitazioni negative incamerate nel proprio organismo e causate da stimoli fisici e mentali. Ed è così che aumenta il battito cardiaco, la pressione del sangue e si entra in uno stato di agitazione-eccitazione che non aiuta ad affrontare le normali prestazioni psicofisiche della giornata, compresa l’attività sessuale.

Il corpo, quando si è dentro lo stress,inizia a combattere la stanchezza psicofisica, producendo ormoni e stimolando varie ghiandole fra le quali i surreni. Lo stress però non è solo negativo; esiste lo stress positivo. Quest’ultimo, infatti, ci aiuta a vivere meglio e ci fa reagire di fronte ad eventi che potrebbero essere controproducenti alla nostra stessa salute o alla nostra incolumità fisica, come per esempio fuggire di fronte al pericolo ed, inoltre, lo stress positivo ci fa godere di gratificazioni attese e desiderate. Lo stress negativo, invece, provoca scompensi emotivi che risultano davvero dannosi per la nostra salute. Da qui l’ansia, l’insonnia, le palpitazioni, la stanchezza, i problemi sessuali: impotenza, eiaculazione precoce, vaginismo. E ancora: gastrite, cefalea, anoressia, bulimia, colite, distrazioni o pensieri continui al lavoro anche quando si è in vacanza.

Secondo  i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, i malati di ansia nel mondo sono stimati tra i 350 e i 400 milioni. E i numeri sono in aumento: ad oggi più di 2 miliardi di persone hanno avuto questo disturbo. E’ giusto ricordare che esiste l’ansia fisiologica, diversa dall’ansia patologica. Ben venga infatti “l’ansia buona”. Come potremmo vivere se non ci fosse l’ansia buona? L’attesa di una buona notizia, o l’incontro con la persona che desideriamo vedere e di cui siamo innamorati, un incarico lavorativo tanto atteso, una promozione al lavoro. Questi sono stati emozionali indispensabili da vivere perchè si ricollegano al nostro sentire, ai nostri sentimenti più profondi,  ai nostri desideri, a ciò che ci rende felici ed appagati nella nostra normale quotidianità. Purtroppo l’ansia patologica è altra cosa e si associa ad un vero malessere generale alle volte dannoso e preoccupante sia per il nostro fisico che per la nostra mente. Può associarsi infatti alla depressione e farci scivolare dentro un vortice di disfacimento interioristico difficile da superare se non, poi, attraverso l’aiuto degli psicofarmaci. Fra i sintomi “brutti”: gli attacchi  acuti di panico. Quindi attenzione ai sintomi.

Non è sempre il caldo la causa della stanchezza fisica e della mancanza di energia, alle volte può coesistere un vero e proprio stato di stress. Ognuno ha comunque atteggiamenti differenti nei confronti dello stress che si è complicato negativamente, ed anche la risposta ai farmaci è diversa da individuo ad individuo. Del resto, quando subentra la depressione, questa va individuata, cioè se è primaria, la cui causa non si conosce, o se è secondaria, quando dipende da fatti specifici. L’insonnia è un segnale importante. Il disturbo del sonno è il sintomo più frequente nei soggetti ansiosi e depressi. L’uso degli ipnotici che ha in parte risolto il “disturbo insonnia” negli anziani, è però causa, e spesso, di cadute mattutine con conseguente frattura del femore o del bacino. Nelle donne in menopausa fra i 50 e i 55 anni, l’insonnia è frequente sia per la carenza ormonale che per le sudorazioni profuse notturne.

Da qui il classico “gatto che si morde la coda”:… più stanchi, più nervosi, più insoddisfatti e arriva lo stress e l’insonnia o lo stress c’era ed ha portato l’insonnia? Non è facile inquadrare chi o cosa sia arrivato prima o se sono assolutamente interdipendenti e conseguenziali l’uno all’altro, ma di fatto si deve ricorrere  spesso ai farmaci o a prodotti naturali con azione sedativa e rilassante. Ricordiamo: valeriana, biancospino, passiflora e iperico che agiscono sul siestema nervoso centrale. Questi prodotti naturali possono curare l’ansia. La passiflora ha un’azione molto simile alla benzodiazepine, i farmaci più usati nel mondo come ansiolitici. L’iperico invece, ha un’azione sedativa grazie al fatto che induce una secrezione notturna, a livello del sistema nervoso centrale, di melatonina, che regola il  ritmo sonno- veglia.

Quindi alle volte essere ansiosi non è soltanto volersi complicare la vita,l’ansia purtroppo arriva e magari tu non la vuoi proprio! Dovremmo lasciare lontano i problemi superabili, i conflitti ingigantiti, perché star bene psicologicamente vuol dire camminare sotto-braccio insieme alla salute, ed ecco a questo punto l’ unico, vero  responsabile dell’insonnia: il caldo di questi mesi. E allora, buon caldo agli ansiosi di “ansia buona”  ed anche ai non ansiosi..


Dal sito: malgradotuttoweb.it

domenica 14 luglio 2019

A new life - Storie di Panico - La storia di Alessia 


"Le vostre storie, il vostro coraggio, la vostra forza."


Ciao a tutti, mi chiamo Alessia e ho 23 anni. Io abito in Emilia Romagna da 15 anni, avevo 6 anni quando mi sono trasferita dalla Calabria.

Soffro di ansia e attacchi di panico da quando avevo 17 anni.

Il tutto è iniziato un giorno mentre andavo a piedi alla fermata dell'autobus, per andare a scuola. Mentre camminavo ho sentito le gambe cedere, non le sentivo più attaccate a me. Ma non ci diedi molto peso, pensai tra me e me che forse era stata colpa della ginnastica fatta il giorno prima a scuola. Qualche giorno dopo di rientro a casa, ricevo una telefonata da mia mamma dove mi diceva che la mia bisnonna era morta. Per me è stato un duro colpo. Lei purtroppo era malata e io non avevo avuto l'occasione di vederla molto, l'ultima volta che la vidi in calabria lei fece fatica a riconoscermi e vederla in quello stato per me è stato un ricordo che ancora tutt'ora non elimino. (Da premettere che sono una persona molto sensibile a tutto). Una sera, pochi giorni dopo questa notizia, andai a letto e il tempo di stendermi ho sentito questa vampata forte di calore partirmi dalle gambe e arrivarmi dritto alla testa accompagnata da una tachicardia fortissima. Da quella sera, era sempre un via vai casa-ospedale. Io stavo bene, le analisi erano tutte apposto, mi dicevano che erano attacchi di panico e che io non riuscivo ad elaborare la morta della mia bisnonna. Avevo paura, tanta, avevo paura di morire. L'unico posto dove ero tranquilla era l'ospedale, perché dicevo "Ok se mi succede qualcosa, mi salvano". Mia mamma era l'unica persona che mi capiva, perché lei ne ha sofferto per 8 anni e non viveva più. Ma a me non bastava sentire le storie degli altri, io ero convinta di avere tutti i brutti Mali del mondo. Non ho mai preso medicine, tranne in ospedale. L'unica volta che le ho prese da sola fu una sera, dove presi 10 gocce di un tranquillante, e vi dico che era talmente forte l'agitazione che non mi fecero niente. Io avevo paura della morte, paura di morire, vivevo costantemente così. E odiavo le medicine, per paura degli effetti collaterali. Poi un giorno così, sono partita per la Calabria per stare un po' con i miei zii, e i miei nonni e tac, era svanita da sola! Stavo bene ero felice, quando arrivava avevo imparato a gestirla. Dopo 9 lunghi mesi giù, al mio rientro qui una sera ero sul divano mentre i miei cenavano. E ho sentito di nuovo quella vampata di calore, e da li non era più panico. Ma un attacco di derealizzazione.  Da li di nuovo un calvario immenso. Vorrei veramente scrivere tutto quello che mi fa dolore, tutte le cose più assurde che mi succedevano ma sarebbe una cosa troppo lunga. Però posso dirvi una cosa, io non ho mai mollato. Io non mi sono mai privata di uscire per paura, di andare in luoghi affollati,  di andare a ballare, di guidare. Mai. Non c'è mai stata una volta in questi 6 anni. Perché io so di essere forte. Adesso da 2/3 mesi si è rifatta viva, e così ho scelto di chiedere un piccolo aiuto in un centro olistico. Non prendo tutt'ora farmaci e non ci penso minimamente. Ma posso dirvi che la meditazione aiuta tantissimo, perché ho capito che il mio problema principale oltre la paura della morte, è quello che noi ansiosi non riusciamo a elaborare/distinguere le nostre emozioni. Il nostro corpo ci sta dando dei segnali che qualcosa nella nostra vita non va come vorremmo, sta a noi capire cosa. Non tutti ci arrivano soli, e per questo vi dico chiedete aiuto. Uscite di casa , parlate, e solo affrontando le vostre paure che le vincerete. Una cosa l'ho capita, noi abbiamo un vero e proprio attacco di panico in tutta la vita, i restanti sono solo le paure delle paure che sfociano così. La paura è un sentimento, come la rabbia, come la gioia, e noi non siamo deboli, anzi noi siamo persone con una forza disumana perché nonostante tutto ogni giorno ci svegliamo e affrontiamo un'altra giornata, bella o brutta che sia, noi l'abbiamo vissuta! L'ansia non passa, non passerà mai, non si guarisce, siamo noi che dobbiamo comprenderla e gestirla e capire che quando arriva ci sta comunicando qualcosa. Non tenetevi niente dentro, nessuna piccola cosa, deve uscire tutto fuori. E ve lo dice una ragazza di 23 anni, che ogni giorno combatte, sempre con il sorriso! Non priviamoci delle cose belle per paura. Voglio condividere con voi due cose.. 

La prima è una canzone che ci tengo ascoltate tutti: Sogni appesi di Ultimo.

E la seconda, e la foto di un tatuaggio che ho fatto 2 anni fa, e voi che siete nel mio stesso viaggio, la capirete benissimo! 


Un bacio a tutti.

Alessia

A new life - Storie di Panico 



"Le vostre storie, il vostro coraggio, la vostra forza."


È il mio turno. 
La mia storia è la mia vita! 
Nata 49anni fa da un padre violento e da una madre dolce ma fragile. Da piccola ho visto cose che nessun bambino dovrebbe vedere! 
Mia madre picchiata, umiliata, ferita da mio padre ed io lì ad abbracciarla, impotente senza poter far nulla. 
La mia infanzia la ricordo così, con l adolescenza crescendo mi sono ribellata alle violenze su mia madre, ma lui era più forte! Ricordo ancora le urla di mio padre! 
Da piccola e da ragazza balbettavo, che vergogna avevo! Conobbi un ragazzo, da quel matrimonio sono nati due capolavori cresciuti da me sola perchè intanto mio marito mi lasciò per un'altra donna! In questi anni ho perso mio padre perdonato solo alla morte, distrutta quando la mia povera mamma se ne è andata, la sua unica gioia sono stati i nipotini, non passa giorno che non la penso, è sempre con me! I miei attacchi di panico sono cominciati quando si è ammalata, sono passati 8 anni e piango ancora. 
Non vivo sopravvivo ma sono fiera di me per aver cresciuto due figli da sola, annullandomi ma non importa, l importante è andare a testa alta. Convivo con le mie paure, con le mie fragilità...cado e mi rialzo continuamente! 

Anonima 

venerdì 12 luglio 2019

Affrontare le paure con coraggio




La paura ci paralizza, ci blocca e non affrontarla ci procura un’apparente sensazione di tranquillità e di sicurezza. Aver paura non solo è assolutamente naturale, ma è anche utile. È un bisogno primario dell’uomo. Ci hai mai pensato? Scopriamo cos’è la paura e come affrontarla

La paura è un’emozionefondamentale per l’uomo ed è tra le più comuni, insieme alla gioia, alla tristezza e alla rabbia. Ci mette in guardia dai pericoli ed è alla base della sopravvivenza.

Cosa succede quando, invece, la paura ci blocca?

Rimaniamo fermi, impedendoci di evolvere nella vita, alimentando pensieri negativi, frenando le azioni, reprimendo la personalità, alterando i comportamenti.

È importante capire che la paura non dipende dai pericoli, ma da quello che pensiamo. Non conta se ci troviamo di fronte ad una minaccia, conta come consideriamo quella minaccia, conta se la consideriamo pericolosa. E come decidiamo che abbiamo paura? Grazie all’amigdala, cioè quella piccola struttura del cervello che gestisce le emozioni. Il compito dell’amigdala è quello di analizzare ogni situazione che viviamo ricercando una minaccia reale o immaginaria. Per farlo confronta la situazione presente con l’archivio emotivo e si pone una domanda: “è qualcosa che mi può ferire, che temo, che non conosco?” Se la risposta è affermativa suona un campanello di allarme a tutto il corpo.

Pensiamo ad esempio alla paura di parlare in pubblico, o alla paura di sbagliare, o alla paura del successo. Non esiste alcuna minaccia reale alla nostra sopravvivenza ma l’amigdala suona un campanello d’allarme attivando le risposte fisiologiche e comportamentali della paura. Queste sono solo paure immaginarie.

Vi siete resi conto, quindi, che la paura è solo il risultato di come interpretiamo quel pericolo? Sì! Allora è arrivato il momento di affrontarla.

Uscire dalla zona di comfort

Non affrontare la paura significa rimanere nella tua “zona di comfort” e uscirne provoca sensazioni sgradevoli come insicurezze, tensione, nervosismo o paura. Se vogliamo crescere, evolvere, migliorare e ottenere risultati diversi dobbiamo superare questo limite uscendo dalla zona di comfort e vincendo le paure.

“QUANDO SIAMO SPAVENTATI NON DOBBIAMO SFORZARCI DI DIMOSTRARE CHE NON C’È NESSUN PERICOLO, MA PRENDERE CORAGGIO E ANDARE AVANTI NONOSTANTE LE DIFFICOLTÀ”

(MARK RUTHERFORD)

Restare legati alle nostre abitudini ci fa sentire sicuri ma, nello stesso tempo, è nella nostra natura spingerci a cercare nuovi stimoli, allargare i nostri orizzonti, provare nuove esperienze. Gli esseri umani convivono con due forze opposte: una vuole rimanere nella zona di comfort, l’altra vuole spingerci fuori, alla ricerca del nuovo. La prima fa leva sul nostro bisogno primordiale di sicurezza, sulla necessità che abbiamo di tenere ogni cosa sotto controllo. L’altra sulla nostra curiosità, sul bisogno di cambiare ed evolverci.

Uscire fuori dalla nostra zona di comfort, quindi, avviene per due motivi: perché proviamo dolore o perché abbiamo il desiderio di novità. In ogni caso c’è sempre bisogno di una dose di coraggio.

Il coraggio

Il coraggio è la capacità di tenere sotto controllo la paura. La persona coraggiosa è quella che prova paura, ma non si fa limitare da questa. Il coraggioso è chi sa di vincere la paura.

Passare un’intera vita rinchiusi nella nostra zona di comfort, porta infelicità e frustrazione. Non possiamo ignorare il nostro bisogno di cambiamento, di rinnovamento e non assecondare la nostra curiosità. È necessario sviluppare un po’ di coraggio e vincere le nostre paure.

Se non sono contento del mio lavoro attuale e ho intenzione di cambiarlo, nel momento in cui deciderò di farlo è possibile che attraverserò un periodo di incertezza. Dovrò mettermi in discussione, affrontare colloqui di lavoro, apprendere nuove competenze, instaurare nuove relazioni con i colleghi, cambiare le mie abitudini, trovare nuovi equilibri e riorganizzare parte della mia vita come ad esempio orari o luoghi di lavoro.

La paura insorge dall’incertezza del risultato. Questa incertezza può generare una perdita di tempo. Rimandiamo il momento dell’azione perché abbiamo bisogno di pensare bene a quello che stiamo facendo.

Come possiamo superare la paura?

Un modo è pensare alla paura e di immaginarla come un mostro. All’inizio il mostro è piccolo, ma più tempo facciamo passare senza agire, più crescerà alimentandosi con i nostri pensieri. Più ci facciamo prendere dalla paura e rimuginiamo su tutte le possibili conseguenze, più questo mostro diventa grande. Di questo passo arriveremo a un punto in cui avremo creato nella nostra mente un mostro invincibile.

La paura va affrontata subito. Se non riesci immediatamente, devi farlo il prima possibile. Altrimenti il mostro crescerà e quando verrà il giorno in cui dovrai inevitabilmente scontrarti con lui, troverai tantissime difficoltà.

Infatti, una delle cose peggiori che possiamo fare è far finta di non avere paura. Un primo passo è allenarsi ad affrontare queste paure in un ambiente gestibile e a piccoli passi. Una volta iniziato l’allenamento, sarà più semplice uscire dalla nostra comfort zone. Quindi quello che all’inizio sembrava difficile inizierà a diventare sempre più semplice per poi far scomparire quel famoso mostro.

Cosa fare per allenarti a superare le paure

Bastano 3 step:

1. Fai qualcosa che non hai mai fatto

Osa! Inizia a fare cose diverse o le stesse cose in modo diverso. Per esempio cambia la solita strada che fai per tornare a casa, invece di prendere il bus usa la bicicletta. Mangia o lavati i denti con la mano che non usi mai (usa la sinistra se di solito ti lavi i denti con la destra). Cambia il posto a tavola, usa le scale anziché l’ascensore.

Decidi di cambiare, non importa se fai qualcosa di piccolo o grande. L’importante è che cambi qualcosa. Non serve farlo per sempre. Basta ogni tanto. Questi gesti funzioneranno come simboli per il nostro inconscio.

2. Il tuo istinto ha sempre ragione

Quando vogliamo cambiare, le nostre paure tendono a bloccarci, ma a volte ascoltare l’istinto che spinge verso l’ignoto può essere proprio quello di cui abbiamo bisogno. Allenati pian piano.

Inizia dalle piccole cose. Di fronte ad una scelta prendi un respiro profondo, ascoltati e semplicemente prendi una decisione. Fallo senza aspettare, senza pensarci troppo.

3. Credi in te stesso

È fondamentale credere in se stessi. Tutto quello che facciamo avviene perché crediamo di poterlo fare, quindi la cosa fondamentale da tenere a mente è sempre “Posso farcela!”. Se anche solo una persona al mondo è stata capace di farlo, perché noi non possiamo?

Dal sito: healtcoachingmag.it 

mercoledì 10 luglio 2019

Le 4 emozioni che provocano stress, ansia e stanchezza mentale



Ti fermi mai ad ascoltare cosa accade dentro di te?

Vivi situazioni di stress, ansia e stanchezza mentale?

Ti piacerebbe trasformarli in consiglieri interni verso la vita che vuoi?

Voglio parlarti di quattro emozioni negative dalle quali scaturiscono stress, ansia e stanchezza mentale e di come trasformarle da nemiche ad amiche, ossia le prime alleate verso una vita migliore.

Il senso di colpa 

Il senso di colpa è un’emozione complessa che comprende al suo interno altre emozioni più semplici come rabbia, paura e tristezza. È definito come quel sentimento spiacevole che scaturisce dalla convinzione di aver causato un danno o una sofferenza a qualcuno; nasce quando col nostro agire (o non agire) calpestiamo un nostro valore.

Esiste per una buona ragione ed è figlio di un dialogo morale interiore. Esso supporta un comportamento etico e sociale corretto e consapevole.

Quando è dettato da un esagerato bisogno di approvazione e dalla paura del giudizio può diventare autolesionistico. Per evitare il senso di colpa ogni decisione ed azione tenderà ad assecondare le aspettative ed esigenze altrui. Per questo motivo, spesso, va a braccetto con l’incapacità e la difficoltà di saper “dire no”.

“Dire sì” a tutti sempre e comunque, spesso significa “dire no” a se stessi.

E cosa succede? L’autostima viene compromessa ed i propri bisogni annullati. A lungo andare, questo comportamento ci presenta un conto salato: stress, ansia e frustrazione.

Cosa fare?

Innanzitutto devi porti queste domande:

Cosa significa per me “dire no”?

Essere cattivo? Essere egoista? Essere insicuro?

Sono certo che questa equivalenza sia vera?

Sempre?

Ecco una nuova interpretazione: “dire no” talvolta può significare mettere in luce, con educazione e gentilezza, i propri bisogni e valori o impegni.

“LE DUE PAROLE PIÙ BREVI E PIÙ ANTICHE, SÌ E NO, SONO QUELLE CHE RICHIEDONO MAGGIOR RIFLESSIONE.”

(PITAGORA)

Come possiamo imparare a “dire no”?

Immagina situazioni in cui vorresti rispondere no. Ad esempio: quando hai già molti impegni, o quando vorresti investire il tuo tempo e le tue energie diversamente, oppure quando hai fissato appuntamenti con altri o, perché no, con te stesso!

Cosa fare se arriva l’ennesima richiesta?

La risposta è più semplice di quanto pensi: direziona il focus!

A cosa? A ciò che ti eri prefissato, o avevi scelto, o avevi bisogno di fare.

“Dire no”, in questo caso, diventa questione di correttezza e di rispetto verso le situazioni che stai gestendo. È un atto di gentilezza e di tutela per il tuo equilibrio da cui dipenderà la buona riuscita delle cose importanti per te e per chi ami.

In quest’ottica, “dire no” è al tempo stesso “dire un sì più grande” a te stesso e alle tue scelte per il tuo bene e per chi beneficerà di esse.

È più facile “dire no” quando lo associ ad un grande Sì!

Solo a questo punto potrai valutare bene la risposta da dare. Imparerai ad essere più padrone delle tue azioni e a sentirti alla guida della tua vita! Provare per credere!

La paura 

La paura del nuovo e del cambiamento è, spesso, tanto forte da guidare le nostre scelte.

Per paura di cosa potrebbe accadere cambiando “strada”, spesso si continua a vivere una situazione, o una routine, non appagante e pesante. Questo provoca un senso di stanchezza mentale e insoddisfazione.

Allora perché il più delle volte si sceglie di rimanere lì?

Hai mai sentito parlare di zona di comfort?

È la zona figurata che indica una condizione mentale, fisica o comportamentale con cui abbiamo un senso di familiarità e ci rassicura, proprio perché conosciuta. La zona di comfort è funzionale a soddisfare uno dei nostri bisogni più profondi: quello di sicurezza e controllo.

La nostra routine, indipendentemente da quanto ci piaccia, ci dà sicurezza; il cambiamento, al contrario, porta con sé l’incertezza e lapaura dell’ignoto e del fallimento.

Cosa fare?

Esci dagli schemi e dalla tua zona di comfort. Questo ti permetterà di fare le scelte migliori. Affronta con coraggio la sana paura del nuovo e del fallimento, in questo modo uscirai dalle situazioni frustranti che stai vivendo.

Trasforma la paura del nuovo in amica. Accoglila per comprendere la situazione, pondera e pianifica consapevolmente le scelte che prenderai.

 So che non è facile. Riflettiamo su cosa potrebbe accadere.

Cosa potrebbe succedere se per paura scegliessi di rimanere in quella zona di comfort che ti rende insoddisfatto?

Probabilmente risponderai: “nulla. Rimarrà tutto così com’è”. In realtà c’è di più. Prima, o poi, busserà alla tua porta il rimpianto!

Riprendendo una metafora del poeta e scrittore Fernando Pessoa, le ferite delle battaglie non combattute sono più subdole e persistenti di quelle per cui si è lottato, perché affiorano nelle modalità più disparate, velate o no, e non passano mai completamente.

 “PORTO ADDOSSO LE FERITE DI TUTTE LE BATTAGLIE CHE HO EVITATO.”

FERNANDO PESSOA

E cosa potrebbe succedere se prenderai la decisione che desideri? Potrebbe succedere che fallirai. Non importa. La vittoria si ottiene passando anche attraverso tentativi fallimentari da cui riceverai importanti lezioni. Se accetterai di trarre gli insegnamenti dai fallimenti, inizierai a vederli come passi verso la tua vittoria. Pensa a quando hai imparato a camminare o a parlare…pensi di esserci riuscito subito?

“IL FALLIMENTO È UN’ESPERIENZA, CHI RIUSCIRÀ A BENEFICIARE DELL’ESPERIENZA, SARÀ UN VINCENTE”

(WAEL EL-MANZALAWY)

La rabbia ed il rancore

I valori in cui crediamo sono per noi fondamentali. Quando qualcuno li calpesta, volontariamente o involontariamente, nasce la rabbia.

La rabbia è un’emozione forte. È una reazione e se lasciata a se stessa diventa nostra nemica perché può guidare gesti e parole irrazionali con conseguenze solo negative.

La rabbia può diventare rancore quando rimane taciuta e inespressa, ma viva nell’anima perdurando nel tempo. Il rumore di fondo del rancore, silenzioso fuori quanto assordante dentro, è logorante e tossico per chi lo prova.

La rabbia ed il rancore ci rubano moltissime energie vitali diventando fonte di stress, ansia e stanchezza mentale.

“TRATTENERE LA RABBIA E IL RANCORE È COME TENERE IN MANO UN CARBONE ARDENTE CON L’INTENTO DI GETTARLO A QUALCUN ALTRO: SEI TU QUELLO CHE VIENE BRUCIATO.” (BUDDHA)

 Cosa fare?

Quando la rabbia può diventare nostra amica? Quando è compresa e ci rende consapevoli.

Come può diventare nostra amica? Incanalandone l’energia.

La rabbia rappresenta un campanello d’allarme ben riconoscibile e potente che chiede di capire quale valore sia stato violato e domandare a noi stessi cosa fare per risolvere la situazione per far sì che non si ripeta.

Il perdono è la medicina più potente ed efficace contro rabbia e rancore.

Perdonare non è sinonimo di legittimare certe azioni, né di eliminare conseguenze e responsabilità!

Spesso è tutt’altro che semplice perdonare, ma vale la pena valutarne la possibilità osservando la situazione da differenti prospettive e con più chiavi di lettura.

Il perdono può scaturire dal riconoscere, in chi ha generato in noi rabbia, la sua intenzione positiva e la motivazione che ha spinto a quel gesto o parole.

Il perdono può nascere dalla capacità di vedere ed accettare il disegno divino. Può rappresentare la pace desiderata superando la ragione e l’orgoglio. Può essere il passaggio necessario verso una liberazione per noi da quella situazione e dalle relative sensazioni.

In altre parole può significaresmettere di restare vittima e prigionieri dell’accaduto.

Grazie al perdono cogliamo l’opportunità di riappropriarci di quelle energie vitali che ci sono state risucchiate reinvestendole in qualcosa di bello.

Il perdono è una scelta di amore per noi stessi e per chi beneficerà della nostra energia “buona”.

 “SCELGO L’ENERGIA DELLA PACE”

COLIN C. TIPPING

Non tratteniamo le nostre sensazioni e le nostre emozioni. Allontaniamoci dai ritmi frenetici della vita di oggi e cerchiamo qualche spazio per noi stessi. Iniziamo ad agire verso il sorriso dell’anima!

  

sabato 6 luglio 2019

11 cose che fai a causa dell’ansia e le persone non capiscono


Scopri 11 cose che fai a causa dell’ansia che solo le persone ansiose possono capire.

Avere un pò di ansia è naturale e normale, ma quando diventa eccessiva l’ansia può rivelarsi una trappola. I disturbi d’ansia sono molto variabili, possono passare da un attacco di panico ad una costante fobia e invalidare chi ne soffre.

Nei paesi sviluppati, i disturbi d’ansia colpiscono prevalentemente le donne, ma possono colpire chiunque indipendentemente dall’età, dal sesso o dal background culturale. Ecco 11 cose che indicano che dietro un’atteggiamento percepito strano in realtà c’è una sofferenza di ansia.

Ecco 11 cose che fai a causa dell’ansia e la gente non capisce

1 – Rifiuti un invito anche quando vuoi davvero uscire:

A volte l’ansia può essere così scoraggiante e debilitante da non permetterti di raccogliere abbastanza energia per uscire. Anche se sei eccitato per l’evento, che attendi da molto, quando il giorno arriva e l’ansia è in pieno vigore, ti rifiuti. Non vuoi essere un fastidio per nessuno e disdici all’ultimo momento.

2 – Pensi a cose alle quali gli altri non pensano:

Pensi di tutto e sei sempre incerto e nel dubbio. A volte le cose che pensi non incrociano mai la mente di coloro che non soffrono di ansia. Il solo ripensare ad una conversazione avvenuta la scorsa settimana o al modo in cui il tuo capo ti ha guardato qualche giorno fa può causare attacchi di panico e ansia.

3 – Sveglia presto la mattina anche se ti senti stanco:

Hai problemi a dormire ed è difficile per te dormire perché pensi sempre tanto. La tua mente non dorme mai e preferisci svegliarti presto per mettere tutto a posto e fare tutto. Dormire è una vera sfida per te perché non puoi calmare la tua ansia una volta sveglio.

4 – Pensi sempre al peggio:

Anche prima di fare le cose, pensi sempre al peggio. Non puoi uscire o viaggiare perché pensi che tutto andrà storto e temi gli incidenti. Quando ti ammali, ti senti terrorizzato e pensi di avere una malattia molto grave. Può sembrare ridicolo agli altri, ma per te è una vera fonte di ansia.

5 – Ripeti ripetutamente le conversazioni nella tua testa:

Cerchi di evitare discussioni e confronti a tutti i costi, poiché ciò può peggiorare la tua ansia. Se inizi e finisci una discussione che può sembrare un semplice punto di vista al tuo interlocutore, tu continui a pensare e ripensare a tutto ciò che è stato detto e fatto e hai ancora paura di aver ferito o detto qualcosa di brutto all’altra persona.

6 – Ti preoccupi di più quando le persone ti dicono che sono preoccupate per te:

Quando affronti un attacco di ansia, le persone vengono da te per calmarti e allevarti, ma questo peggiora solo la tua ansia. Pensi che se queste persone sono preoccupate, devi preoccuparti ancora di più per te stesso.

7 – Pensi che è sempre colpa tua:

Ti arrabbi sempre quando le persone non rispondono subito e pensi che sia tutta colpa tua. Generalmente, le persone che non soffrono di ansia non considerano questo un problema.

8 – Ti deprimi quando si parla del futuro:

Per te, parlare del futuro è un enorme innesco per l’ansia. Tu odi quando le persone ti chiedono se hai piani e non vuoi che parlino del loro futuro perché senti che non stai seminando abbastanza bene.

9 – Confronti il successo con persone della stessa età:

Tu vai in giro per i social network e vedi che le persone della tua età hanno ottenuto il lavoro dei loro sogni e tu ti paragoni. Questa situazione non fa che peggiorare la tua ansia.

10 – Pensa ai tuoi errori:

Se commetti un errore al lavoro, può turbare la tua giornata e anche la tua settimana. Cerchi sempre di fare del tuo meglio, ma quando commetti un errore, metti in discussione tutto.

11 – Ti senti esausto mentalmente e fisicamente:

Alcuni giorni, la tua ansia può giocare brutti scherzi. Ti senti davvero esausto e non riesci a fare altro che stare a letto. A volte preferisci prenderti qualche giorno di riposo e riposare perchè senti che la tua mente e il tuo corpo sono davvero molto stanchi.

Dal sito: chedonna.it 

Ansia: 7 abitudini distruttive che peggiorano la tua ansia


Ecco le 7 comuni abitudini quotidiane che aggravano la tua ansia senza che tu lo sappia, evitarle allevierà i tuoi attacchi di ansia e ti farà sentire meglio.

L’ansia è un’emozione o uno stato psicologico caratterizzato da disfunzioni emotive, cognitive e comportamentali. Quando è grave, può avere un grave impatto sulla vita quotidiana delle persone che ne fanno parte. Ecco le abitudini sbagliate che la peggiorano.

Ansia e stress, 7 cose da evitare assolutamente

È risaputo che lo stile di vita stressante che i nostri tempi ci impone rappresenta un vero pericolo per la nostra salute fisica e psicologica. È per questo motivo che alcune disfunzioni come l’ansia o la depressione sono diventate sempre più diffuse. Anche se non è sempre facile non essere influenzati dallo stress e dal caos che ci circonda, possiamo ancora combattere l’ansia eliminando alcune cattive abitudini. Ecco quali evitare assolutamente:

1- Avere un’agenda troppo piena:

Ci sono giorni in cui ti senti così felice, che credi di essere capace di conquistare il mondo e raggiungere tutti i tuoi obiettivi in ​​poco tempo. Estrai la tua agenda e inizi a riempirla senza pensare allo sforzo e al tempo che dovrai sacrificare per portare a termine i tuoi compiti. Sfortunatamente, non appena inizi a lavorare sulle attività che hai pianificato, inizi a sentirti stanco e ansioso, e inizi a destreggiarti istericamente tra le attività senza essere in grado di eseguirle correttamente.

Se vuoi evitare stress e ansia ed essere più produttivo, impara a dare priorità ai tuoi compiti. Inizia con le cose più importanti e lascia il resto per dopo. Non dimenticare mai di riposare!

2- Bere troppi caffè:

Il caffè ci aiuta a svegliarci e migliora la nostra produttività sul lavoro. Ma attenzione! Quando bevi troppo caffè, rischi di causare diversi problemi come l’insonnia, la tachicardia… la lista è molto lunga, se vuoi saperne di più >>> Caffè: proprietà, benefici, controindicazioni e come usarlo in cucina

Per aumentare la tua energia, sostituisci il caffè con cibi energizzanti come mele, tè verde o pompelmo o succhi a base di carote ad alto contenuto di vitamina C.

3- Non essere puntuale:

Hai mai notato che i giorni più difficili al lavoro sono quando arrivi in ​​ritardo? Infatti, quando non arrivi in ​​orario, inizi a voler fare tutto più velocemente del solito, e ti senti sopraffatto e stressato. Ecco perché gli specialisti raccomandano alle persone con ansia di essere più organizzate e ordinate.

Abituati ad andare a dormire presto, così puoi svegliarti presto il giorno successivo e avere il tempo per rilassarti e pianificare la giornata.

4- Guardare l’ora durante la notte:

La cosa che la maggior parte delle persone fa quando non riesce a dormire è passare tutta la notte a guardare il tempo e provare tutte le posizioni possibili per dormire. Questa abitudine è pessima perché aggrava solo la tua ansia e disturba il tuo sonno.

Quando non riesci a dormire la notte, dimentica il tempo e prova a rilassarti: chiudi gli occhi e svuota la testa, evitando di spostarti e cambiare posizione perché è inutile per niente.

5- Camminare troppo velocemente:

Anche se camminare è un’attività fisica molto salutare. Camminare troppo velocemente per andare al lavoro o fare shopping può peggiorare la tua ansia e lo stress.

Quando sei in ritardo, usa l’auto o altri mezzi di trasporto per evitare lo stress. Ma non dimenticare che puoi sempre fare delle brevi passeggiate durante il tuo tempo libero. Ti permetteranno di respirare meglio e rilassarti.

6- Non respirare correttamente:

Le persone tendono a trascurare il respiro e spesso credono di non dover fare uno sforzo per migliorarlo. Ma quello che molte persone non sanno è che una cattiva respirazione può causare una serie di problemi psicologici come la depressione o l’ansia.

Impara a controllare il respiro praticando attività rilassanti come lo yoga o la meditazione.

7- Utilizzare il telefono troppo spesso:

Sfortunatamente, alcune persone non possono lasciare i loro telefoni anche durante gli eventi più importanti della loro vita. Questa cattiva abitudine può aggravare l’ansia e causare affaticamento intenso e persistente.

Prova ad usare il telefono solo quando è srettamente necessario.

Dal sito: chedonna.it 

Attività fisica e psicopatologia: il disturbo di panico



Alcuni studi stanno cercando di capire se e in che modo l'attività fisica potrebbe essere utile per chi soffre di Disturbo di Panico
L’ attività fisica sembra avere un ruolo non solo nell’incrementare il benessere psicologico in caso di salute mentale, ma anche del determinare miglioramenti in caso di psicopatologia..

Il disturbo di panico è un disturbo clinico caratterizzato da ricorrenti attacchi inaspettati, accompagnati da paura e disagio intensi, dalla preoccupazione persistente per l’insorgenza di nuovi attacchi ed in cui si verificano alcuni tra i seguenti sintomi: tachicardia, sudorazione, tremori, sensazioni di soffocamento, dolore al petto, nausea, vertigine, vampate di calore, formicolio, paura di perdere il controllo, paura di impazzire, paura di morire.

Disturbo di panico: il modello biologico

Klein D.F. (1993) sosteneva che ildisturbo di panico fosse un disturbo di ansia di natura essenzialmente biologica. Ha rilevato gli effetti antipanico correlati alla somministrazione di imipramina: i pazienti non rispondevano dunque ai farmaci tipici dell’ansia ovvero alle benzodiazepine bensì all’imipramina che è un antidepressivo. Tuttavia questa teoria ha presentato dei punti di criticità, ovvero: non esiste un rapporto diretto tra imipramina ed attacchi, bensi anche altri antidepressivi riducono gli attacchi. Klein riteneva fossero falsi allarmi frutto di evoluzione, probabilmente legati all’ansia di separazione ed all’asfissia.

Si tratta di allarmi di soffocamento attivati da livelli crescenti di anidride carbonica che comportano una improvvisa difficoltà respiratoria che evoca una sensazione di soffocamento e che innesca iperventilazione, panico e desiderio di fuga, falso allarme che può essere attivato anche da segnali psicologici di soffocamento. Il ruolo dell’iperventilazione è controverso: non è infatti ben chiaro se sia la causa o la conseguenza dell’ attacco di panico in quanto i pazienti affetti da disturbo di panico iperventilano in misura più importante dei pazienti affetti da altri disturbi di ansia.

Disturbo di panico: il modello cognitivo

Clark (1986) sosteneva che gliattacchi di panico fossero dovuti ad una interpretazione catastroficadelle sensazioni somatiche, appannaggio di alcune persone che presenterebbero una tendenza stabile ad interpretare in modo errato i sintomi fisici. Si attiva così un circolo vizioso quando si assiste ad una congruenza tra le sensazioni avvertite e le credenze catastrofiche delle persone, con tendenza a sovrastimare il rischio per la salute credendo che tali sensazioni somatiche siano pericolose. Questo modello non spiega la persistenza della paura degli attacchi a dispetto della consapevolezza della non pericolosità. Clark evidenzia tre tipi di vulnerabilità:

Biologica, correlata alla capacità di provare sensazioni corporee intense

Tendenza ad interpretazioni catastrofiche

L’insieme delle due

Le credenze catastrofiche comportano nel paziente la messa in atto di comportamenti protettivi come l’evitamento o la riduzione dell’attività fisica, la fuga, il ricorso alla vicinanza di persone rassicuranti, condotte che costituiscono fattori di mantenimento della problematica.

Disturbo di panico e benefici dell’esercizio fisico

Sono state introdotte nuove strategie di trattamento per ridurre l’ansia quali l’esercizio fisico. L’ attività fisica sembra possa ridurre l’ansia ma la mancanza di gruppi di controllo validi e la breve durata degli studi costituiscono un limite alla generalizzabilità dei risultati. Sono stati analizzati alcuni studi: uno studio di Hovland et al.(2012) secondo cui l’esercizio fisico ha comportato un miglioramento significativo delle cognizioni catastrofiche circa i pensieri associati all’attacco di panico ed un miglioramento dei sintomi fisici. Lo studio di Wedekind et al.,( 2010) ha dimostrato che l’esercizio aerobico regolare (corsa) ha un’efficacia superiore al placebo nel trattamento del disturbo di panico: lo studio ha confrontato il trattamento combinato di esercizio aerobico con e senza l’assunzione di paroxetina, deducendo che un miglioramento del disturbo potrebbe essere indotto da una maggior efficacia del farmaco, per l’effetto combinato con l’attività fisica. Lo studio di A. Broocks (‎1998) ha messo a confronto tre gruppi ovvero:  esercizio aerobico, clomipramina e placebo, rilevando che la clomipramina presentava una maggiore efficacia seguita dall’efficacia dell’esercizio fisico (superiore al placebo).

L’ esercizio fisico sembra avere una certa efficacia nel ridurre i sintomi del disturbo di panico e ridurre la sensibilità all’ansia che è un precursore di attacchi di panico e del disturbo di panico. I pazienti affetti da disturbo di panicopotrebbero temere che l’allenamento possa provocare sintomi come dispnea, tachicardia, vertigini e per questo per le prime sessioni di attività sportiva si consiglia di affiancare al paziente un esperto allenatore e se è necessario, uno psicoterapeuta.

Un follow up a sei mesi ha evidenziato miglioramenti che possono essere attribuiti in parte alle aspettative dei pazienti; per questo sarà significativo munirli di un “diario delle attività sportive” che accuratamente raccolga la storia dell’attività sportiva, monitorando l’intensità dell’esercizio; inoltre sarà opportuno stabilire un programma terapeutico, la scelta dell’esercizio e le modalità di formazione idonee. Diversi studi (Ströhle A et al, 2009; Esquivel G et al, 2008; Ströhle A et al, 2006; Broman-Fulks JJ et al, 2008) hanno rilevato una riduzione di sintomi in soggetti affetti da disturbo di panico che praticavano il cardiofitness ma non si può escludere che l’aumentata interazione sociale possa contribuire al beneficio.

Attività fisica: l’esposizione utile per ridurre gli attacchi di panico

I meccanismi secondo cui l’esercizio fisico influisca sul miglioramento psicologico non sono chiari. Da una prospettiva cognitivo comportamentale l’esecuzione dell’esercizio rappresenterebbe una sorta di “Trattamento di esposizione” in cui il paziente si confronta con gli stimoli interni temuti durante l’attacco di panico,ovvero palpitazioni, arresto del respiro, vertigini, sudorazione: mentre sperimentano attacchi di panico, i pazienti tendono ad interpretare erroneamente le sensazioni corporee come espressioni di una malattia organica che minaccia la loro vita. Non si può escludere la possibilità che questo possa correggere le cognizioni disfunzionali correlate all’esercizio, aiutando i pazienti ad interpretare i pericoli percepiti in modo più innocuo (infatti i pazienti avevano ridotto il loro esercizio a causa della paura che avrebbero sofferto di malattie cardiache, in quanto l’esercizio avrebbe potuto condurli ad attacchi cardiaci pericolosi) .

Effetti ansiolitici dell’esercizio fisicosembrano essere correlati anche a cambiamenti adattivi nel sistema nervoso centrale ma non è chiaro se questi adattamenti neuroendocrini siano correlati o meno all’esercizio. Il ruolo dell’esercizio fisico può essere significativo per i pazienti con disturbo di panico che non possono assumere psicofarmaci: l’ attività fisica potrebbe quindi essere efficacemente integrata con la psicoterapia cognitivo comportamentale. Sarebbe interessante approfondire nel futuro con studi di follow up se, continuando un regolare esercizio fisico, si potrà ridurre nel paziente il rischio di una recidiva del disturbo.

Dal Sito: stateofmind.it 

giovedì 4 luglio 2019

Se pensi troppo a quello che potrebbe succedere, forse soffri di ansia anticipatoria




L'ansia anticipatoria è un disturbo che colpisce molte persone e che si manifesta con pensieri ossessivi, e negativi, riguardanti il futuro

Sempre più persone soffrono di ansia anticipatoria, ovvero stanno male per quello che prevedono possa succedere. E va da sé che le previsioni sono sempre negative, contraddistinte da paura e incertezza.

Perché succede? Secondo la psicologia, uno dei motivi principali è il bisogno di tenere tutto sotto controllo. La persona che ha paura del futuro, vedendolo irrimediabilmente nero, non riesce a lasciarsi andare, a fluire con la vita. Per evitare che possa succedere qualcosa di brutto, evita situazioni ritenute a rischio: il problema è che spesso ritiene pericolose anche circostanze del tutto normali. L’ansia anticipatoria rende la vita un vero inferno perché blocca qualunque iniziativa.

Purtroppo può riversarsi anche sui familiari perché la persona che ne soffre, teme non solo per se stessa, ma anche per le persone care, prevenendo qualunque situazione ritenuta rischiosa. Un altro motivo alla base di questo disturbo è probabilmente la paura dell’ignoto, dell’incertezza, di ciò che non si conosce, una paura naturale che tuttavia può, in alcuni casi, diventare invalidante. La persona con ansia anticipatoria non si rende conto dell’inutilità di questo meccanismo, che ovviamente non previene eventuali eventi nefasti, ma che semplicemente peggiora la vita di chi ne è vittima, e delle persone circostanti.

Vivere in un costante stato di timore, preoccupazione, paura, non è facile, e non è nemmeno semplice uscire da questo circolo vizioso di pensieri negativi. Anche perché potrebbe esserci di mezzo una motivazione cerebrale, dovuta a una struttura neurologica che non tollera, nel caso delle persone con questo tipo di ansia, situazioni incerte. Per quanto riguarda i sintomi del disturbo, oltre ai pensieri ossessivi, si possono presentare sudorazione, mal di stomaco, tachicardia, attacchi di panico.

Come superarla? Sicuramente rivolgendosi a un professionista, in grado di guidarvi alla scoperta delle motivazioni profonde alla base del disturbo. Nel frattempo si può cercare di accettare le emozioni negative, tentando però di non lasciarle predominare, pensando anche ad altro e soprattutto, impegnandosi in qualcosa che appassiona. In questo processo è utile anche sperimentare qualcosa di diverso dal solito, tanto per cambiare abitudini e smuovere la situazione interiore.


Dal Sito: dilei.it