venerdì 17 maggio 2019

Paura di uscire di casa: come affrontarla e superarla

Scopri come riconoscere, affrontare e superare la paura di uscire di casa da sola.

Tra le tante paure che si possono avere in merito a ciò che per la maggior parte delle persone può apparire normale c’è quella di uscire di casa. Un problema che coinvolge più persone di quante non si pensi e che avviene con gradi e modalità differenti che variano da persona a persona e in base alle situazioni personali di ognuno. In ogni caso, si tratta di un problema che è sempre il caso di affrontare in quanto limitante per la qualità della vita e per la socializzazione di chi ne soffre.

Oggi, quindi, proveremo a capire come riconoscere questa fobia e quali sono gli strumenti utili per affrontarla e sconfiggerla, riappropriandosi così della propria, preziosissima, vita.

Per prima cosa può essere utile analizzare i sintomi più comuni di chi presenta questo particolare problema e che sono:

Ansia crescente

Affanno

Tachicardia

Sudorazione

Tremori

Vista annebbiata

Attacchi di panico

Quanto ai motivi, questi sono legati il più delle volte ad un problema di depressione, ansia e attacchi di panico che con il tempo, se non superati, spingono ad evitare tutte le situazioni che possono scatenarli. Tra queste c’è spesso anche l’uscire di casa. Dopotutto al di là della porte c’è un mondo intero di situazioni come la scuola, il lavoro o la possibilità di incontrare altre persone. Tutte situazioni che chi vive con crisi d’ansia frequenti percepisce come “pericolose”.
Ovviamente, fuori c’è anche la vita e tutto un’insieme di possibilità da cogliere che non andrebbero sprecate, ed è proprio per questo motivo che la paura di uscire di casa andrebbe affrontata il prima possibile, in modo da trovare una soluzione al problema e riappropriarsi di tutto ciò che si è stati costretti a mettere da parte.

C’è da dire che questa paura, può avere anche modalità diverse. Ci sono ad esempio persone che sentono l’ansia al pensiero di uscire ma che una volta fuori riescono a destreggiarsi, salvo il tornare a provare ansia quando sanno di dover mettere nuovamente il naso fuori di casa.
Altri riescono a tollerare l’uscita se fatta in compagnia mentre cercano di evitare in tutti i modi di uscire da soli. Altri ancora temono un particolare momento del giorno come la mattina o la sera.
Sono tutte sfumature di uno stesso problema che possono però dare delle indicazioni su altre possibili origini come un trauma del passato che si collega al mondo esterno o una serie di paure che si pensa di poter esorcizzare semplicemente stando a casa.
Un pensiero errato perché il problema di queste paure è che non hanno mai una fine ma si amplificano giorno dopo giorno, in modo così lieve che a volte è difficile rendersene conto fin quando non ci si trova faccia a faccia con il problema.
Ovviamente come per ogni problema di questo tipo, anche la paura di uscire di casa può essere affrontata e superata e le modalità per farlo dipendono dall’entità del problema e dalla personalità delle persone coinvolte.
Se la paura è iniziale e non ancora invalidante, si possono mettere in atto alcune strategie:

Uscire in compagnia. Sapere di dover incontrare un’amica o farsi venire a prendere da qualcuno può essere un primo passo per uscire da casa senza problemi. Il punto è farlo abbastanza volte da creare dei bei ricordi legati al momento in modo che il pensiero di uscire si faccia sempre meno minaccioso e diventi pian piano qualcosa a cui pensare con un sorriso.

Uscire per cose piacevoli. Per lo stesso motivo, almeno le prime volte, sarebbe meglio uscire per un appuntamento, per mangiare qualcosa di buono o, più in generale, per qualcosa di piacevole. Ciò allevierà l’ansia pre uscita e porterà ad accumulare altri bei ricordi da legare al momento.

Tenere un diario. Prendere appunti nei quali si racconta di come è stato piacevole uscire e di cosa si è provato può essere utile per mantenere fermo il ricordo nella mente. In questo modo quando ci si troverà nella stessa situazione si avrà un punto di riferimento in più rispetto alla volta precedente e la prova che nonostante l’ansia, uscire di casa è fattibile.

Inutile dire che queste soluzioni vanno bene per una lieve ansia o una paura allo stadio iniziale. Se ci si trova ad aver già perso dei giorni di lavoro o ci si sente così male da non avere la forza neppure di chiamare un’amica per farsi aiutare, l’unica cosa giusta da fare è sentire uno psicologo che possa dare una mano a risolvere questo problema. Gli approcci usati a tal proposito sono diversi e cambiano da operatore ad operatore, anche in base alla psicologia della persona.

E se la paura è davvero tanta da non poter andare dallo psicologo? In questi casi, alcuni per i primi incontri possono far visita a domicilio o iniziare con una conversazione telefonica o via Skype. Per fortuna gli strumenti non mancano e l’unica cosa che serve davvero è la voglia di riprendere in mano la propria vita e di lottare affinché le paure non la dominino. Perché non c’è nulla di più prezioso del poter vivere senza paure, concedendosi quelle libertà che spesso sono sottovalutate ma che quando vengono a mancare mostrano una realtà decisamente diversa e dalla quale è meglio uscire al più presto.

Dal sito: chedonna.it 

L’80% dei ragazzi soffre di ansia o di rabbia

Sono scoraggianti i dati di un'indagine voluta da Telefono Azzurro. Solo il 7% dei ragazzi con problemi psicologici è pronto a parlarne con un esperto. Gli psicologici puntano a usare i social e le chat per aiutarli

Otto ragazzi su dieci vivono una forma di disagio psicologico. Il dato è emerso durante il convegno 

Sfide e prospettive in psichiatria infantile e dell’adolescente”, voluto dall’Istituto Superiore di Sanità. Lo studio è stato condotto quest’anno da Doxa Kids e Telefono Azzurro. Oltre 600 i ragazzi, tutti tra i 12 e i 18 anni, messi sotto osservazione.

Meno del 10% è disponibile a rivolgersi a un esperto 

In genere i giovani soffrono di ansia e rabbia, ma sperimentano anche la paura di deludere gli altri e la difficoltà a concentrarsi. Quello che mette il carico da novanta a una situazione già preoccupante è lo sconsolante numero di teenager che si dichiara pronto ad affrontare i suoi problemi psicologici con un esperto: meno del 10 per cento. Solo il 7% dei giovani intervistati si è dichiarato disponibile a incontrare un professionista per parlare del proprio malessere.

Del resto questo malessere è sempre più diffuso. L’83% dei giovanissimi selezionati afferma di avere un problema di carattere psicologico, che nella maggior parte dei casi ha ripercussioni sulla loro salute in generale.

Quali sono i disagi più diffusi?

I problemi a livello psicologico più diffusi sono:

  • difficoltà a concentrarsi, che colpisce un giovane su tre,
  • insonnia, uno su quattro,
  • paura di deludere le aspettative degli altri, uno su quattro,
  • attacchi di rabbia, uno su cinque,
  • poi fobie, tendenza al suicidio, depressione e l’autolesionismo.

Gli esperti spingono per coinvolgere i giovani con i social media, le app e le chat

Se i giovani non vanno dagli psicologi, sono gli psicologi a voler andare dai giovani. Così si sta riflettendo sulla possibilità di utilizzare gli strumenti più usati dai ragazzi per cercare di prevenire, individuare e curare il disagio giovanile.

Il parere dell’esperto

«ll digitale permette ai ragazzi di parlare più liberamente di se stessi» spiega Ernesto Caffo, storico presidente di Telefono Azzurro e professore ordinario di Neuropsichiatria Infantile presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. «Sui social media – aggiunge – scrivono narrazioni della sofferenza e del disagio,senza doversi interfacciare con qualcuno. E possono anche rileggere i propri pensieri, commentarli, condividerli. Il tema è come raccogliere queste richieste di aiuto e trasformarle in una risposta».

«Per affrontare disturbi di ansia, tendenze al suicidio o abusi, stiamo utilizzando con successo le chat, perché in questo modo i ragazzi ci parlano in modo molto diretto. Uno degli obiettivi del convegno “Sfide e prospettive in psichiatria infantile e dell’adolescente” è individuare un team di esperti internazionali che lavorerà sull’utilizzo del digitale per la cura del disagio mentale nei bambini e negli adolescenti».

Dal Sito: ok-salute.it

Paura di sbagliare: come riconoscerla e superarla

La paura di sbagliare, se eccessiva, può arrivare a limitare la vita. Scopri come riconoscerla e liberartene.


Quante volte ti è capitato di piantare i freni davanti ad un’ipotetica azione e tutto per paura delle conseguenze? Niente paura, sei in buona compagnia e ciò avviene perché la paura di sbagliare è insita in ognuno di noi e tutto al fine di spingerci a ponderare le cose prima di trovarci a commettere degli errori. Il problema, quindi, non sta tanto nella paura quanto nelle modalità con cui si presenta e nel modo in cui noi le diamo bado, scegliendo o meno di agire. Avere paura è infatti un buon modo per soffermarsi a valutare ogni possibilità, affinare le proprie strategie e poi prendere il via verso ciò che si era già programmato di fare. Se, al contrario, la paura diventa un pretesto per cambiare programmi, tirarsi indietro e scegliere di non agire, allora è probabile che alla base ci sia un problema che crescendo potrebbe arrivare a limitare di molto la qualità della vita.

La paura di sbagliare, detta anche atychiphobia, è un’arma a doppio taglio. Se da un lato ci consente di essere più lungimiranti rispetto una determinata azione, dall’altro può ostacolarci del tutto, diventando un pretesto per scegliere di non agire. Una situazione che se capita spesso può arrivare a limitare la libertà d’azione, portando in casi estremi a non fare più nulla e tutto per una paura crescente di sbagliare.
Se sei consapevole che la tua paura è solo un’occasione in più per migliorarti, quindi, nessun problema. Se al contrario hai già archiviato possibilità per le quali ti sei pentita, evitando di fare cose chiaramente non rischiose e tutto per l’ansia che le accompagnava, allora forse il problema sta proprio nella paura di sbagliare che ha preso il sopravvento e che va quindi ridimensionata.

Per poterlo fare, però, è necessario capire prima di tutto il perché si presenta in questa forma.
Ciò avviene molto spesso per colpa di una scarsa autostima o per la consapevolezza di poter essere giudicati dagli altri in modo negativo.
La presenza incombente del giudizio altrui è qualcosa che spesso ci si porta dietro dall’infanzia e che arriva da genitori o educatori sempre pronti a giudicare ogni azione, cosa che può aver instillato una forma di controllo preventivo che con il tempo si è poi trasformato in una forma di paura davanti ad un possibile errore. Altre volte può dipendere dall’ambiente in cui si vive o lavora e dalla presenza di persone che, effettivamente, sembrano sempre pronte a giudicare ogni nostra azione.
Qualunque sia il motivo scatenante, la buona notizia è esistono delle strategie da mettere in campo per cercare di combattere questa paura, rimpicciolendo sempre più la vocina interiore che ci spinge a fermarci davanti ad ogni nuova impresa. Vediamo insieme le più importanti.

Vedere l’errore come un’occasione di crescita.Per prima cosa va cambiato punto di vista. Nessuno potrà mai dirci che non sbaglieremo perché errare è una cosa inevitabile e fa parte del percorso di crescita che porta a migliorarsi e a diventare bravi (se non i migliori) in qualcosa. Ricorda sempre che sei tu a decidere la reazione ad un errore. Puoi sentirti umiliata e sopraffatta o fare come molti grandi personaggi e accogliere l’errore come una lezione per andare avanti con sempre più sicurezza.

Rendersi conto che sbagliare non definisce la persona. Tornando all’infanzia. Chi prova sentimenti di paura davanti ad una decisione lo fa perché spaventato all’idea di sbagliare. Considerato che, come già detto, errare è umano e spesso indispensabile per apprendere, resta la paura atavica di non essere accettati. Forse da piccoli i rimproveri sono stati tanti e spesso si è collegato un errore al proprio valore. La verità, però, è che un errore non ha mai definito nessuno. Tu sei e sarai la persona che sei sia commettendo errori che stando immobile. L’unica differenza sta in tutto ciò che ti perdi finché la darai vinta alla paura.

Mettersi in gioco. Una volta apprese queste nozioni di base è importante metterle in pratica e per farlo l’unica cosa giusta da fare è appunto decidere. A questo punto è quindi necessario mettersi alla prova con alcuni esercizi la cui entità dipende dal grado di paura che si sta vivendo. Se la paura non è ancora limitante si può scegliere una qualsiasi delle occasioni che ci si trova davanti e scegliere come agire. Se invece si è già ad una sorta di punto di non ritorno, tanto che anche scegliere cosa indossare rappresenta un problema, l’unica cosa da fare è armarsi di pazienza ed partire da zero. Al mattino non decidi mai che brioche mangiare? Inizia e ripetiti che se sbagli rimedierai domani. Da lì passa a dare una risposta decisa alle domande che ti vengono poste e aumenta ogni volta il grado di pericolo delle tue decisioni.

Imparare ad accettare gli errori. A volte ti capiterà di sbagliare davvero perché, come già detto, errare è umano e spesso utile per migliorarsi. Quando accade, quindi, sorridi a te stessa, prendi nota di dove hai sbagliato e di come puoi migliorare e procedi per la tua strada. Ricorda che volersi bene è il primo dovere di ognuno di noi e nel farlo c’è anche la capacità di perdonarsi errori e gaffe, sorridendo e dandosi una pacca sulla spalla virtuale. Abituarsi agli errori è un buon modo per sentirsi ogni volta più leggeri e per acquisire sempre più audacia nei confronti di decisioni importanti che pian piano si trasformeranno da paurose ad eccitanti.

Non aver paura di chiedere aiuto. In alcuni casi la paura di sbagliare può essere davvero tanta e generare crisi d’ansia o attacchi di panico. Se temi di non farcela da sola o, più semplicemente, senti di aver bisogno di qualche strumento in più per agevolare il tuo percorso, non esitare a chiedere aiuto ad un professionista. In questo modo capirai l’esatta origine del tuo problema, farai pace con te stessa e ti scoprirai sempre più forte e determinata. Perché scegliere di prendere in mano le redini della propria vita è un atto di coraggio che può solo rendere felici e fieri di se.

Dal sito: chedonna.it 

mercoledì 15 maggio 2019

Abbiamo bisogno di meno Whatsapp e più abbracci!

Questo è molto positivo perché possiamo rimanere vicini alle persone che amiamo, anche se siamo dall’altra parte del mondo. Tuttavia, d’altra parte, vediamo sempre più persone intrappolate nel mondo virtuale e isolate da coloro che sono dalla loro parte.

Questo è allarmante e ci mostra che è necessario discutere l’influenza della tecnologia sulle relazioni interpersonali fisiche nel “mondo reale”.

È bello incontrare persone di diverse nazionalità e culture ed è bello restare in contatto con i nostri amici e parenti che vivono lontano su Internet, ma sostituire o trascurare la presenza fisica, abbracci, conversazioni sincere, i tempi di divertimento non sono salutari per noi. Siamo esseri sociali che prosperano in relazione l’uno con l’altro, e così i messaggi di testo e le emoji non saranno mai il nostro vero modo di mostrarci al mondo.

I social network, anche se ci avvicinano a coloro che sono lontani, ci allontanano anche da chi è vicino, questo è un fatto che viene percepito anche nella più rapida analisi della società. Le persone parlano sempre meno, non si guardano più negli occhi e non sanno più come creare relazioni dal vivo perché sono troppo occupate a guardare gli schermi dei loro telefoni cellulari.


Dobbiamo semplificare di nuovo le nostre vite, stabilendo un equilibrio tra vita reale e vita online .

Abbiamo bisogno di più abbracci e meno Whatsapp, più momenti e meno messaggi, più intensità, momenti di vita con le nostre anime, una connessione più profonda con noi stessi e le persone che ci circondano. Dobbiamo imparare ad accettarci di più per come siamo e a dipendere meno da quelli “finti” per riconoscere la nostra vera bellezza e doni.

I vantaggi della tecnologia sono innegabili e la loro influenza nel nostro mondo ha il lato positivo, ma abbiamo bisogno di imparare come usarlo per sfruttare e non limitare in modo che sia un positivo complemento alle nostre vite, ma in modo che non diventi la nostra vita.

L’era digitale ci apre un nuovo mondo, ma non dovrebbe sostituire quello che già abbiamo, le relazioni, le conversazioni, le preoccupazioni, l’amore.

Un dispositivo elettronico non sarà mai migliore di una vera compagnia, non dovremmo abituarci a vivere dietro uno schermo, non quando abbiamo un grande e meraviglioso mondo in cui vivere. Molte cose, solo la vita reale ce le può offrire.

Quindi aggiungi più realtà alla tua vita!

Esci dal tuo telefono cellulare e festeggia con le persone che sono con te. Abbraccia, cerca di parlare, viaggia, vedi il più possibile con le persone della tua vita. Nulla può sostituire la vera felicità offerta dai bei tempi condivisi con un’altra persona.

Questo è uno dei beni più preziosi della vita!

Dal Sito: aprilamente.info 

Disturbi d'ansia: i sintomi per riconoscerli e le cure per superarli

I disturbi d’ansia sono tra i disturbi mentali i più frequenti, colpiscono infatti circa 2,5 milioni di italiani. Attualmente l’ansia ed i disturbi ad essa collegati non sono più un tabù e chi ne soffre ha maggiori possibilità di affrontarli e soprattutto di risolverli. Dai disturbi d’ansia si può infatti guarire con la giusta terapia. Come sostiene lo psicologo Alessandro Lobello la cosa più importante da fare è rivolgersi ad uno specialista con il quale intraprendere un percorso psicoterapeutico che abbia un duplice obiettivo: comprendere le cause che provocano i disturbi d’ansia e trasferire un metodo per gestirli e/o eliminarli del tutto.

Disturbi d’ansia: cosa sono e quali sono i sintomi?

Bisogna fare una precisazione: tutti proviamo l’ansia, ma non tutti soffriamo di disturbi ad essa collegati. Vi sono infatti due tipologie di ansia: fisiologica e patologica. La prima prepara il soggetto ad affrontare una minaccia o un pericolo imminente. In questi casi l’ansia è utile perché mette in allerta e permette di reagire tempestivamente oltre a produrre un aumento dello stato di vigilanza che migliora le performance in situazioni impegnative, come un colloquio di lavoro o un esame da sostenere. Si tratta di un’ansia che possiamo definire positiva, che “tiene sulle spine” e spinge l’individuo a sfruttare tutte le sue potenzialità per superare una prova. La seconda invece si manifesta in modo persistente ed intenso, anche in situazioni in cui non vi sono reali pericoli. L’ansia è dunque disfunzionale, invalidante e compromette seriamente la normale funzionalità del soggetto che ne soffre. La difficoltà nel gestire i ripetuti attacchi di ansia, genera inoltre un forte senso di frustrazione che riduce la stima in se stessi e che spesso conduce a diverse forme di depressione.

sintomi dei disturbi d’ansia sono suddivisi in 3 categorie:

●      cognitivi: vuoto mentale, percezione crescente di allarme/pericolo, sentirsi fortemente osservati

●      comportamentali: paura di restare o uscire da soli, necessità di assumere ansiolitici, evitamento di tutte le possibili situazioni che possono provocare paura, timore, preoccupazione

●      fisici: palpitazione, tachicardia, tremori, contratture muscolari, ipersudorazione, vertigini, nausea, senso di soffocamento e respiro corto

Secondo il DMS-5 (Manuale Diagnostico e statistico dei disturbi mentali) il soggetto è affetto da disturbi d’ansia quando quest’ultima è eccessiva e persistente, si manifesta in situazioni neutre, nelle quali minacce e pericoli sono del tutto improbabili, e persiste almeno da 6 mesi. I sintomi non devono essere attribuibili agli effetti fisiologici di una sostanza (droga, alcol) o di un farmaco, ad una condizione medica o essere meglio riconducibili ad altri disturbi mentali.

Tra i disturbi d’ansia più frequenti vi sono:

●      disturbo da panico (attacchi di panico) con/senza agorafobia

●      disturbo d’ansia generalizzato

●      fobia sociale

●      fobie specifiche

Come curare i disturbi d’ansia? 

Curare i disturbi d’ansia vuol dire riappropriarsi della propria vita. A tal proposito è interessante quanto afferma l’OMS (organizzazione mondiale della sanità) in merito all’importanza della salute mentale, inteso come “stato di benessere che permette ad ogni individuo di realizzare il suo potenziale, affrontare il normale stress della vita, lavorare in maniera produttiva e apportare un contributo alla propria comunità”. In queste poche righe è racchiusa la motivazione per affrontare i disturbi d’ansia. La terapia che ha riscontrato maggiori percentuali di successo è quella cognitiva-comportamentale. Quest’ultima fornisce una serie di tecniche e di strumenti grazie ai quali il terapeuta riesce ad identificaresconfiggere le cause che scatenano il disturbo, a ridurre il livello d’ansia e a migliorare la capacità dei pazienti di affrontare e accettare la normale incertezza che caratterizza la vita. Si impara a conoscere l’ansia, a riconoscere quella patologica ed i suoi sintomi e soprattutto ad interrompere il circolo vizioso di tensione scatenato dai pensieri ansiosi. Per far ciò si ricorre all’analisi dei pensieri disfunzionali, ai cosiddetti training di consapevolezza degli stati ansiosi, all’esposizione in vivo o immaginate, ad esercizi di problem-solving. Durante il percorso terapeutico si impara anche a controllare e a ridurre i sintomi fisici dell’ansia mediante tecniche di rilassamento ed esercizi di respirazione. Nei casi più gravi potrebbe essere necessaria una terapia farmacologica a base di ansiolitici e/o antidepressivi. Quest’ultimi devono essere prescritti soltanto da psichiatri ed è importante che siano associati ad un percorso di psicoterapia. Da soli infatti non sono capaci di curare i disturbi d’ansia. Hanno efficacia nel breve periodo, non appena viene sospesa l’assunzione, il disturbo si ripresenta. La psicoterapia al contrario, nella maggior parte dei casi, è la soluzione definitiva ai disturbi d’ansia.

Dal Sito: newsbiella.it 

venerdì 10 maggio 2019

I cambiamenti climatici generano ansia, stress e depressione


Si chiama solastalgia e indica l’ansia e lo stress generati dai cambiamenti climatici

 I cambiamenti climatici generano ansia, stress e depressione. Una tesi sempre più supportata e oggi rivendicata anche dalla CNN che collega questa relazione tra clima e disagi psicologici anche all’elezione del presidente americano Donald Trump.

Letteralmente si tradurrebbe ansia climatica, dall’inglese climate anxiety: uno status che può nuocere alla salute mentale sfociando in depressioni da curare farmacologicamente. I cambiamenti climatici hanno assunto una rilevanza tale nella vita delle persone da non poter essere più trascurati: «Nel 2007 la questione assomigliava ad un topo all’interno di una stanza; poi si è tramutato in elefante e infine dal 2016 la problematica ha assunto carattere davvero imponente cominciando ad inondarci», ha spiegato alla Cnn Wendy Petersen Boring, docente presso la Willamette University (Oregon) ed esperta di storia del cambiamento climatico.

Una studentessa che frequentava la classe della Boring ha ammesso di essersi svegliatain piena notte piangendo per due ore a causa del riscaldamento degli oceani«Una laureata in scienze informatiche», ha tenuto a precisare la professoressa. “Con l’elezione di Trump, il cambiamento nei miei studenti, il senso di dolore, paura e paralisi è diventato palpabile”, ha aggiunto Boring.

Negli Stati Uniti esiste anche un termine specifico per indicare questo tipo di disturbo: solastalgia. Si tratta di un neologismo coniato da Glenn Albrecht nel 2003 e che nel 2015 la rivista medica ‘The Lancet’ lo ha inserito come «concetto che contribuisce all’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute e sul benessere dell’uomo» .

Stando a quanto afferma l’Associazione degli psicologi americani, che ha redatto una guida di 70 pagine sul tema, i professori e i professionisti della salute mentale devono «iniziare discussioni sui cambiamenti climatici e le conseguenze che essi hanno sull’uomo» al fine di «portare a conoscenza dei più la correlazione tra essi e disagio psichico/salute mentale»

Dal Sito: rinnovabili.it

Un modo efficace per affrontare l'ansia: Il Ballo!

Fare sport migliora il benessere emotivo. Muovere il corpo in movimento induce il cervello a secernere serotonina, ormone direttamente collegato allo stato d’animo e alle endorfine, sostanze chimiche che promuovo il sentimento di soddisfazione. Per questo motivo ballare aiuta a gestire l’ansia ed è utile se soffriamo di stress o siamo di malumore.


Non tutti sono predisposti a fare attività sportiva. Alcuni la considerano noiosa, altri troppo faticosa e c’è chi non trova mai la forza per mettersi in moto. Proprio in questi casi, ballare può rappresentare una validissima opzione. Secondo alcuni studi, ballare aiuta a gestire l’ansiae ad allentare parte della tensione fisica che accompagna questo stato mentale.

Per molte persone, la danza è un sollievo, un mezzo di espressione e un rifugio nel quale ripararsi. Si tratta di un’attività molto divertente e, a volte, anche impegnativa. Per questi motivi è un’attività ideale per chi ha bisogno di distrarsi e di concentrarsi su qualcosa di positivo. E, tra i tanti benefici, aumenta la creatività.

Alcuni studi dimostrano che il corpo ha una profonda influenza sulla mente. Proprio grazie al modo in cui il corpo si muove quando si danza, possiamo dire che ballare aiuta a gestire l’ansia e qualsiasi altra emozione che ci blocca. Approfondiamo l’argomento nei seguenti paragrafi.

Ballare aiuta a gestire l’ansia attraverso l’espressione delle emozioni a livello corporeo e a scacciare le preoccupazioni concentrandosi sul momento presente.

Ballare per connettere corpo ed emozioni

Ballare offre numerosi benefici a livello fisico e mentale; benefici che possono aiutare a rendere meno noiosa la nostra routine. Inoltre, ballare è un grande strumento per esternare i sentimenti attraverso il movimento. In altre parole, per connettersi con le emozioni che proviamo e imparare a esprimerle.

Ma tra tutti i balli esistenti, alcuni si sono dimostrati più terapeutici di altri. Per esempio, secondo uno studio, il tango è perfetto per le persone affette da depressione e morbo di Parkinson.

Ma non è tutto. Ballare riduce, calma e dirada i pensieri grazie alla piena concentrazione che il corpo rivolge ai movimenti da fare. Ballare aiuta a gestire l’ansia perché distoglie l’attenzione dagli stimoli minacciosi. Uno studio condotto da Peter Lovaat afferma che ballare stimola il cervello a creare nuovi pensieri e nuovi circuiti neuronali.

“Quando ballo non posso giudicare, non posso odiare, non posso separarmi dalla vita. Posso solo essere felice e completo. Questo è il motivo per cui ballo.”
-Hans Bos-

Ballare aiuta a gestire l’ansia: benefici psicologici del ballo

A seguire vi mostriamo i benefici psicologici del ballo e in che modo questa forma di espressione può aiutare nella gestione e riduzione dell’ansia.

Aiuta a connetterci con noi stessi

Ballare ci consente di entrare in connessione con noi stessi. Ci dà l’opportunità di conoscerci attraverso il linguaggio del corpo e di risvegliare i nostri sentimenti ed emozioni. In questo modo, possiamo connetterci con quell’ansia che tanto respingiamo per esprimerla e canalizzarla, favorendo così una corretta gestione emotiva.

I balli di gruppo o di coppia ci aiutano anche a connetterci con gli altri.

Migliora lo stato d’animo

Ballando liberiamo la mente dalle nostre paure e preoccupazioni, migliorando il nostro stato d’animo. Per questo motivo si tratta di un’attività estremamente consigliabile tanto per le persone sole quanto per quelle che soffrono di stress e ansia.

Sviluppa la concentrazione

Ballare richiede molta concentrazione mentale, dato che esige una grande attenzione verso i movimenti che si devono fare. Proprio questo è uno dei principali motivi per il quale ballando ci liberiamo dalle preoccupazioni e cominciamo a concentraci sul qui e ora, sul momento presente.

Rinforza l’autostima

Quando cominciamo a ballare, dobbiamo saper essere pazienti e pronti a migliorare col tempo. Di conseguenza, sapere che con il tempo miglioreremo e acquisiremo maggior destrezza, innalza subito anche il livello di fiducia in noi stessi.

Allo stesso modo, il ballo favorisce aumenta le nostre energie. Se lo pratichiamo in modo regolare, noteremo un migliore rendimento fisico e maggiori potenzialità. E questo avrà inevitabilmente un impatto diretto su come ci sentiamo.

Fonte: https://lamenteemeravigliosa.it/ballare-aiuta-a-gestire-lansia/

Dal Sito: aprilamente.info 

giovedì 9 maggio 2019

-Tratto da una storia vera-

Cari coetanei, ragazzi e ragazze della mia generazione.

Molti di voi lavorano, molti cercano ancora il proprio percorso e molti di voi stanno studiando, coltivando giorno dopo giorno il proprio futuro. Da qui vi parla un ragazzo. Mi chiamo **** e ho 22 anni.

E' luglio e manca poco alla mia Laurea triennale. Conto di laurearmi per dicembre, massimo gennaio. Il mio percorso di studi fin qui è stato veramente ottimo. Ho un terribile carattere perché chiedo di più da me nonostante i miei successi e il riconoscimento dei miei colleghi. Tutto ciò mi mette però anche pressione perché sento di dover essere perfetto sempre, ma io non sono una macchina! Sono abbastanza  stanco, la mia vita è fatta di sacrifici su sacrifici e sento di star perdendo tanto della mia gioventù. Ci sono quasi però, stringo i denti perché al successo si arriva solo attraverso la sofferenza.

Ciao **** ho ricevuto la tua lettera. Scusami se ti rispondo solo due anni e mezzo dopo. 

Sono te stesso a 25 anni. 

Non puoi neanche immaginare cosa sia successo qualche giorno dopo che tu mi hai scritto. La tua vita è cambiata profondamente. Un fulmime si è abbattuto sulla tua persona,sulla tua vita,sui tuoi sogni, sul tuo modo di pensare e non meno importante sul tuo corpo. Si è creato uno squarcio che giorno dopo giorno sto cercando di risanare per te, crescendo e maturando. Ho bisogno ancora di te peró.Ho bisogno di sapere a cosa ti ispiravi per avere quella voglia, quella determinazione con cui volevi mangiarti il mondo, bruciare le tappe per raggiungere il tuo successo personale.Era così evidente questa passione dentro di te che tutti te la riconoscevano. Ora non la trovo più! Il fulmine se l'è portato via con sé con il riecheggio del suo tuono che ancora risuona nelle mie orecchie.

E tutti voi, ragazzi e ragazze che siete sulla strada della vostra realizzazione, non perdete la forza. Ritenetevi fortunati se sul vostro percorso nessun fulmine ha portato via con sé quello che credevate nessuno potesse strapparvi.

Per chi ha dovuto e sta incassando pugni nello stomaco, non desistete. Arriveranno giorni migliori. Giorni di sole tanto da aprire le braccia al cielo e poter gridare al mondo : ce l'ho fatta! Ho vinto io.

09/05/19


Dalla Pagina Facebook: Ansia-Attacchi di panico-Agorafobia Associazione Insieme Onlus 

lunedì 6 maggio 2019

LA MATTINA NON VORRESTI MAI ALZARTI DAL LETTO? ECCO PERCHÉ!


Capita spesso al mattino di non voler abbandonare l'abbraccio del proprio letto. Se però questo desiderio è costante, può trattarsi di clinomania. Ecco di cosa si tratta (e come affrontarla)

E' un desiderio che tutti, prima o poi, abbiamo provato: quello di non abbandonare, al mattino, il confortevole abbraccio del letto, anche se la sveglia continua a richiamarci all'ordine. La voglia sarebbe quella direstare sdraiati e rilassati tutto il giorno, senza curarsi di obblighi lavorativi e impegni di ogni genere.

Vi riconoscete in questa descrizione? Be', sappiate che non siete soli: almeno il 70% delle persone prova, nella vita, una sensazione simile. Quando però questa situazione si fa frequente e si unisce all'ansia di alzarsi e affrontare la giornata quotidiana, si parla di clinomania o disania. Il termine clinomania deriva dal greco antico klínē (letto) e indica la patologia per cui si prova il desiderio incontrollabile di rimanere sdraiati a letto. Secondo il dott. Mark Salter del Royal College of Psychiatrists, che ne ha parlato in un articolo di BBC 3, è un sintomo di depressione. Psicologicamente, infatti, il lettoricorda il calore e il rifugio del grembo materno e fa sentire protetti dal mondo, dagli impegni da affrontare, dai rapporti sociali.

La clinomania colpisce le persone che sono già soggette a stati d'ansia e tendono alla depressione. Se dunque il desiderio di rimanere al letto al mattino è persistente e costante, bisogna capirne le cause e agire per risolvere il problema.

Tra i motivi che possono scatenare la clinomania c'è la depressione post partum. Altro motivo può essere la mancanza di autostima o la paura delle relazioni sociali.

Nei casi più acuti è consigliabile rivolgersi a uno psicologo. Se invece la clinomania non si accompagna a depressione, si possono mettere in atto semplici accorgimenti. Per esempio, basta dormire un numero di ore adeguato, tra le sei e le nove ore; concedersi, prima di andare a letto, dei momenti di relax, con un bagno caldo o una tisana; spegnere tutti gli apparecchi elettronici in camera e naturalmente computer e smartphone.

Dal Sito: radiomontecarlo.net

domenica 5 maggio 2019

Jessica Morlacchi “Ho sofferto di depressione e agorafobia. Oggi sono rinata”

Jessica Morlacchi intervistata a La Vita in diretta. “Ho sofferto di attacchi di panico, oggi sono rinata anche grazie a Red Canzian”

Francesca Fialdini, nella nuova puntata de La Vita in diretta, ospita e intervista Jessica Morlacchi. L’ex cantante di Gazoza, che abbiamo rivisto in gara nella seconda edizione di “Ora o mai più”, racconta del successo con la band ma anche del successivo declino, culminato in un momento molto buio. Se da una parte i Gazoza sono un bellissimo ricordo, dall’altro la fama arrivata così forte e in fretta da portarla a porsi importanti domande. “C’è stato un periodo in cui giravamo con le guardie del corpo. Tutte queste emozioni, tutte insieme e all’improvviso… – e ammette – poi ho cominciato ad avere attacchi di panico”. La Morlacchi racconta del difficile periodo che ne è seguito: “Qualcosa si è spezzato quando ho cominciato a capire che alla mia giovane età le responsabilità erano troppo grandi. Non ero più libera di fare quello che volevo fare realmente.”

Jessica Morlacchi: “Tre anni fa ho toccato il fondo”

La Vita in direttaJessica Morlacchi racconta di essere stata davvero malissimo: “Ho sofferto di agorafobia, non sopportavo nemmeno una passeggiata in spazi aperti. Non potevo vivere più la mia vita come facevo prima. Ho cominciato ad avere dei limiti tali che stavo bene solo a casa. Sono stata in crisi per dieci anni, dai 17 ai 27 anni. Mi sono chiusa in me stessa”. Eppure il peggio è arrivato qualche anno fa: “Tre anni fa ho toccato il fondo. – svela la cantante – Mi svegliavo tutte le mattine con 150 battiti al cuore. Era un accumulo di ansia, mi ero abituata a vivere la mia vita così. L’ansia era il comandante della mia vita.” La Morlacchi svela allora di essersi affidata ad uno specialista che l’ha aiutata tanto in un percorso molto difficile. Per sei mesi ammette di aver preso anche antidepressivi “che poi ho buttato in un cassonetto a Roma”, conclude felice. Oggi Jessica è rinata: “Io ho avuto non solo la grande fortuna di riprendere in mano la mia vita e di essere Jessica, ma anche di rinascere grazie a Red Canzian che mi è stato tanto vicino.”

Dal Sito: ilsussidiario.it