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sabato 2 maggio 2020

Ottimisti e pessimisti al tempo del coronavirus

Per definire le persone ottimiste e quelle pessimiste è consuetudine fare l’esempio del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto: in sé, il bicchiere è pieno a metà, quindi ognuno in base alle sue aspettative, esperienze personali, carattere e visione delle cose lo vedrà mezzo pieno o mezzo vuoto. Chi è ottimista penserà che ogni evento negativo è o diventerà positivo, mentre chi è pessimista è convinto del contrario: ogni evento è o diventerà negativo. Ottimismo e pessimismo, pur risentendo della personalità e delle differenze individuali, non sono direttamente scritti nei geni e quindi sono soprattutto frutto dell’educazione ricevuta, dell’atteggiamento nei confronti della vita che abbiamo appreso in famiglia, di come abbiamo vissuto la nostra storia. Il problema è proprio questo: ottimismo e pessimismo sono visioni apprese, esterne.

Né ridere, né piangere: comprendere

Per questo motivo, nessuno dei due atteggiamenti è giusto a priori: se li si osserva partendo ad esempio dal rapporto costi/benefici si può dire che l’ottimista "investe" di più e ha più probabilità di ottenere gratificazioni aumentando però i rischi, mentre chi è pessimista massimizza la sua rendita ed eviterà investimenti che giudica pericolosi, precludendosi però molte gratificazioni possibili. La demarcazione tra i due diversi modi di vedere il mondo è dunque questa: il pessimista è "attendista", non è disponibile a spendere energie per qualcosa che considera difficile da raggiungere, l’ottimista invece dispiega le sue energie nel convincimento che sia giusto farlo poiché solo così si potrà ottenere un risultato positivo.

Così non se ne esce: il solo atteggiamento psicologico utile è quello di contemplare quello che ci accade dentro e quindi quel che ci piace o quello che si detesta senza preclusioni, pregiudizi o ansie.La soluzione e quindi la scelta di quale atteggiamento mentale tenere, è già dentro di noi e si presenta differente di volta in volta. Ritenere che la vita sia sempre bella oppure sempre brutta è una distorsione difensiva che prepara il terreno a future cocenti delusioni (per l'ottimista) o a una prudenza patologica (per il pessimista).

La mente profonda sa quel che fa davvero per noi

Per questo è importante stabilire un ponte col proprio inconscio dal quale arrivano sempre indicazioni preziose; per questo la soluzione passa dallo sguardo giusto sulle cose e sul mondo interno. Guardare senza giudicare è il modo più corretto e utile per affrontare la vita, che in sé contiene sempre eventi positivi e cose negative. Il nostro Sé (inteso come globalità della psiche, io cosciente compreso) ci porta spontaneamente verso quello che è più adatto a noi e se daremo degli aggettivi statici (sempre bello/sempre brutto) a quello che ci capita, non faremo che crearci delle difficoltà; se invece considereremo il pessimismo o l’ottimismo come occhiali che si possono mettere o togliere secondo le condizioni di luce, ci faremo un favore.

La saggezza antica ci guida

Vale la pena leggere al riguardo una breve storia tratta dalla tradizione taoista : "C'era una volta un contadino cinese molto povero e per vivere lavorava duramente la terra con l'aiuto di suo figlio e di un cavallo, Un giorno il figlio gli disse:

- Padre che disgrazia, il nostro cavallo è scappato dalla stalla! Come faremo adesso?

- Perché la chiami disgrazia? Rispose il padre. Aspettiamo e vediamo cosa succederà nel tempo!

Qualche giorno dopo il cavallo ritornò portando con sé una cavalla selvatica.

- Padre che fortuna! Esclamò questa volta il ragazzo.

- Perché la chiami fortuna? Rispose il padre. Aspettiamo e vediamo cosa succederà nel tempo.

 Qualche giorno dopo, il giovane nel tentativo di addomesticare la cavalla, venne disarcionato e cadde, fratturandosi una gamba.

- Padre che disgrazia, mi sono fratturato una gamba.

Ma anche questa volta il padre sentenziò: Perché la chiami disgrazia? Aspettiamo e vediamo cosa succede nel tempo. Ma il ragazzo per nulla convinto continuava a lamentarsi nel suo letto. 

Qualche tempo dopo, passarono per il villaggio gli inviati del re con il compito di reclutare i giovani da inviare in guerra.

Anche la casa del vecchio contadino venne visitata dai soldati , ma quando trovarono il giovane a letto, con la gamba immobilizzata, lo lasciarono stare e proseguirono il cammino. Poco dopo scoppiò la guerra e tutti i giovani morirono nel campo di battaglia, il giovane si salvò a causa della sua gamba zoppa. Fu così che il giovane capì che non bisogna mai dare per scontato né la disgrazia né la fortuna, ma che bisogna dare tempo al tempo per vedere cosa è bene e cosa è male.


Dal Sito: riza.it 

giovedì 29 giugno 2017

Pessimismo e ottimismo




Negli ultimi anni probabilmente tutti ci siamo sentiti dire che si deve “pensare positivo”. Un esercito di esperti lo raccomandano. E, chiaro, penserete che così tanti specialisti e persone di ogni genere non possono sbagliarsi tutti insieme. Infatti, i medici e gli psicologi hanno realizzato diversi studi che dimostrano che l’ottimismo migliora la nostra salute, ci fa vivere più a lungo e migliora la nostra qualità di vita. Per questa ragione siamo giunti al punto che tutti ci sentiamo pressati a pensare e parlare in maniera positiva. E tutto ciò sta bene!

Il problema risiede nel fatto che la grande maggioranza delle persone riferisce di voler essere ancora più ottimista. Insomma, non sarebbero tanto felici come desiderano. L’ottimismo si è trasformato nella meta agognata ma non ci rendiamo conto di quando l’abbiamo raggiunta e ne vogliamo sempre di più.

Sempre più spesso i ricercatori considerano ottimismo e pessimismo come due occhiali diversi che possiamo metterci e toglierci a piacere per affrontare una situazione, invece di comprenderli come diversi stili e attitudini per affrontare la vita. Infatti, vi sono già diversi psicologi che stanno sfidando l’egemonia dell’ottimismo a tutti i costi come stato d’animo ideale. Insomma, bisognerebbe fare un uso selettivo dell’ottimismo invece di indossarlo come un vestito da portarsi per tutta la vita.

Il problema si è creato perché per decenni si è esortato le persone ad essere ottimiste. Sei ottimista? Bene! Sei pessimista? Nooo! Per milioni di persone la dottrina dell’ottimismo ha ottenuto di creare un nemico: il pessimismo, un idea che si identifica con il fallimento, la depressione e la perdita di obiettivi nella vita. Ma non dovrebbe essere così, dato che tanto l’ottimismo come il pessimismo possiedono i loro valori intrinsechi.

Per esempio, tanto l’ottimismo come il pessimismo possono motivare energicamente il nostro comportamento. Se consideriamo da un punto di vista realistico, il livello di rischio che affrontiamo ogni volta che decidiamo di realizzare un nuovo progetto o ci rendiamo conto della quantità di lavoro che richiede, forse non saremmo mai pronti a lanciarci nell’avventura. Allora serve un poco di ottimismo. Tuttavia, non vi è nulla di tanto efficace come un fallimento per spronarci a reagire, cambiare di prospettiva e riprendere il cammino per un diverso sentiero. Questo è il pessimismo.

Infatti, molti specialisti considerano il pessimismo è come un meccanismo di protezione dell’ego che, ovviamente, non desidera fallire. In questo caso ci riferiamo al pessimismo difensivo, che ci delinea con colori grigi tutte le cose negative che potrebbero accaderci. In questi casi il pessimismo ci può aiutare a cercare percorsi alternativi, ad essere più attenti e ad aguzzare il nostro ingegno alla ricerca di nuove soluzioni per evitare i problemi.

Non dobbiamo neppure dimenticare che il boom dell’ottimismo giunse alla fine degli anni 90 del secolo scorso, quando lo psicologo Martin Seligman scelse come tema della sua conferenza da presidente dell’Associazione Americana di Psicologia proprio il tema della “Psicologia Positiva”. In quel momento di forte espansione economica e prosperità, la cultura occidentale era particolarmente ricettiva a questi messaggi, ma oggi, con l’attuale crisi economica che non sembra più terminare ed i problemi reali che decine di milioni di persone devono affrontare ogni giorno, è meglio affrontare ogni situazione con l’atteggiamento adeguato.

Una volta di più, è importante imparare ad affrontare gli opposti con un’attitudine flessibile. L’ottimismo non è una meta, non dobbiamo passare tutta la giornata con un sorriso stampato sul volto. L’importante è saper applicare i consigli della Psicologia Positiva nel luogo e nel momento giusti.

Dal Sito: www.angolopsicologia.com