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martedì 5 febbraio 2019

Vittimismo cronico: persone che vivono nella "modalità lamentosa"


Questo non è raro, è parte dell'esperienza umana. Tuttavia, quando la vittimizzazione diventa uno stile di vita, le cose diventano più serie!

Alcune persone vivono in modalità "vittimizzazione cronica", cioè si vedono costantemente come vittime di tutto ciò che la vita mette sulla loro strada.

Consciamente o inconsciamente, sono costantemente alla ricerca di sensi di colpa per i loro atteggiamenti negativi, al fine di liberarsi dalle loro responsabilità.

Questo comportamento può superare il "sano" e portare a un disturbo paranoide, quando l'abitudine di incolpare l'altro per tutti i mali diventa uno stile di vita. Questo atteggiamento è dannoso per entrambe le parti.

Le persone che soffrono di vittimizzazione cronica, spesso attraggono sentimenti negativi nelle loro vite, e il risultato è la negatività che vive dentro di loro. In molti casi, adottano anche abitudini aggressive di vittimizzazione, attaccando e accusando coloro che li circondano, diffondendo intolleranza e mancanza di rispetto ovunque vadano.

Le principali caratteristiche delle vittime croniche:

Alcune caratteristiche e abitudini delle persone che eseguono la vittimizzazione cronica.

1. Distorsione della realtà

Per queste persone, tutto ciò che va storto nelle loro vite è sempre correlato a un'altra persona, e non è mai colpa loro. Vedono la realtà in modo distorto, dove subiscono solo le conseguenze degli atti di coloro che li circondano e delle circostanze esterne. Sono anche costantemente pessimisti e scelgono sempre di concentrarsi sulle cose cattive della loro vita, lasciando da parte tutte le benedizioni che li circondano.

2. I loro lamenti li confortano

Considerandosi vittime, non si sentono responsabili di tutto ciò che accade nella loro vita. Quindi l'unica cosa rimasta per loro è piangere. Tuttavia, vedono i rimpianti come una cosa positiva perché rinforza il loro ruolo di vittime e gli fa guadagnare l'attenzione e la considerazione delle persone che li circondano. Non vogliono risolvere i loro problemi, basta essere sotto i riflettori.

3. Non possono fare autocritiche sincere

Non credono che ci sia qualcosa di sbagliato nel loro comportamento. Al contrario, l'errore è sempre dell'altro. In questo modo, non accettano consigli, critiche e tanto meno prendono tempo per riflettere su se stessi e sui loro atteggiamenti.

Le strategie utilizzate dalle vittime croniche

Queste persone sanno che dal momento che sono le vittime, hanno bisogno di trovare qualcun altro da incolpare. In questo modo, usano alcune strategie per far funzionare i loro piani.

È importante conoscere alcune di queste strategie per proteggere noi stessi.

Conosci alcune di queste sotto:

1. Retorica vittimista

Queste persone usano le nostre parole contro noi stessi e senza rendercene conto, ci fanno assumere la posizione di attaccante, piuttosto che vittima.

Lo fanno assumendo il ruolo di vittima nella discussione, così da essere considerati intolleranti, aggressivi ed egoisti. Invece di discutere con noi, ci mettono semplicemente a tacere perché casuano l'impressione di essere attaccati, il che spesso funziona.

2. Vittimismo in lontananza

I vittimisti usano spesso le parole per schivare le responsabilità. Una delle strategie che usano in questa direzione è cercare di invalidare gli argomenti delle persone che stanno cercando di smascherarli.

Di nuovo si fanno vittime e manipolano i fatti per creare un ambiente di tensione e confusione, giocano con i dadi a loro piacimento e li manipolano a loro piacimento per seminare confusione.

Ad esempio, se una persona risponde alla vittima con un fatto provato, che nega la sua dichiarazione precedente, non riconoscerà mai di aver commesso un errore. Invece, dirà qualcosa come: "Questo fatto non nega quello che ho detto. Per favore non forzare le parole per creare più confusione" oppure "Ora mi stai incolpando? Non posso nemmeno parlarti perché non ascolti la ragione."

3. Manipolazione emotiva

La manipolazione emotiva è una strategia molto efficace e quindi è una delle più utilizzate da queste persone. Conoscono le persone con cui vivono e sono molto bravi nell'identificare le emozioni. Quindi, quando sentono di essere efficaci, non hanno alcun problema ad usare il ricatto emotivo per raggiungere i loro obiettivi.

Lo fanno scoprendo la debolezza dell'altra persona e esplorando l'empatia, la preoccupazione e l'attenzione che esiste nel loro cuore. In questo modo, per loro è più facile farli sentire colpevoli e tornare al loro ruolo di vittime.

Un esempio molto comune può essere trovato nelle nostre case o in relazione con gli amici. Quando una persona non vuole assumersi la responsabilità degli errori che compie, dice cose del tipo: "Guarda quanto faccio per te ed è così che mi ripaghi".

Come affrontare queste persone

La prima cosa che dobbiamo fare è riconoscere che abbiamo a che fare con un carnefice, che dirigerà i nostri atteggiamenti.

Dobbiamo resistere alle loro accuse e provocazioni e liberarci da questo ciclo di negatività. Possiamo dire che non abbiamo tempo per i comportamenti tossici ma che siamo disposti ad aiutarli a migliorare la loro vita in meglio.

Le persone possono farci del male solo quando gli diamo quel potere. Pertanto, prenditi sempre cura di te stesso e proteggi le tue energie da coloro che vogliono farti del male.

Dal Sito: emozionifeed.it


giovedì 9 febbraio 2017

Vittimismo patologico: Persone che funzionano in modalità “lamento”



Tutti, prima o poi, abbiamo assunto il ruolo della vittima. Ma ci sono persone che si trasformano in vittime permanenti arrivando a soffrire di ciò che si potrebbe definire "vittimismo cronico". Queste persone si travestono da false vittime, consapevolmente o inconsapevolmente, per simulare un’aggressione inesistente e, allo stesso tempo, scaricare la colpa sugli altri, liberandosi così da ogni responsabilità.


Infatti, il vittimismo cronico non è una malattia, ma potrebbe portare con il tempo a sviluppare un disturbo paranoico quando la persona insiste continuamente a incolpare gli altri di tutti i mali di cui soffre. Inoltre, questo modo di affrontare il mondo genera una visione pessimistica della realtà, terminando per causare malessere tanto in chi si lamenta come in chi riceve la colpa.


In molti casi, la persona che cade nel vittimismo cronico finisce per alimentare sentimenti molto negativi, come rancore e rabbia, che sfociano in un vittimismo aggressivo. È il tipico caso di chi non si limita a lamentarsi ma attacca e accusa gli altri, mostrandosi intollerante e violando in continuazione i loro diritti.


Radiografia di una vittima cronica

- Distorce la realtà. Si tratta di persone che credono fortemente che la colpa di ciò che accade loro sia sempre degli altri. In realtà, il problema è che hanno una visione distorta della realtà, hanno un locus of control esterno, e credono che tanto le cose positive come quelle negative che accadono loro non dipendano direttamente dalla loro volontà, ma da circostanze esterne. Inoltre, esagerano gli aspetti negativi, sviluppando un pessimismo esacerbato che le porta a concentrarsi solo sulle cose negative che accadono, ignorando quelle positive.

- Si consola lamentandosi. Queste persone credono di essere vittime degli altri e delle circostanze, così non si sentono colpevoli o responsabili per nulla di ciò che accade loro. Di conseguenza, l'unica cosa che gli rimane da fare è “lamentarsi”. Infatti, questi individui provano spesso piacere nell'atto di lamentarsi perché permette loro di assumere meglio il ruolo di "povere vittime" riuscendo così ad attirare l'attenzione degli altri. Queste persone non cercano aiuto per risolvere i loro problemi, si limitano esclusivamente a lamentarsi alla ricerca di compassione e protagonismo.

- Cerca continuamente dei colpevoli. Le persone che assumono il ruolo di eterne vittime sviluppano un atteggiamento sospettoso, credono che gli altri agiscano sempre in mala fede. A questo proposito, spesso si affannano a scoprire piccole mancanze solo per sentirsi discriminati o maltrattati, e questo solo per riaffermare il loro ruolo di vittime. Così, finiscono per sviluppare ipersensibilità e diventano specialisti a scatenare una tempesta in un bicchiere d'acqua.

- Non è in grado di fare una autocritica onesta. Queste persone sono convinte di non avere nessuna colpa, che non ci sia niente da criticare nei loro comportamenti. Dal momento che la responsabilità è degli altri, non accettano le critiche costruttive e tanto meno fanno un esame di coscienza approfondito che potrebbe portarle a cambiare il loro atteggiamento. Per queste persone, gli errori e le colpe degli altri sono intollerabili, mentre le loro sono sottigliezze. Dopo tutto, sono loro le vittime.

Perché una persona assuma il ruolo della vittima ci deve essere un colpevole. Di conseguenza, è necessario sviluppare una serie di strategie allo scopo di far sì che l’altro assuma la colpa. Se non siamo consapevoli di queste strategie è probabile che cadiamo nella loro rete e prendiamo tutta la colpa su di noi.

1. Retorica vittimista

In sostanza, la retorica di questa persona ha come obiettivo delegittimare gli argomenti del suo avversario. Ma non smentendo le sue affermazioni con argomenti più validi, piuttosto facendo in modo che l'altra persona assuma, inconsapevolmente, il ruolo di aggressore.

Come lo fanno? Semplicemente assumendo il ruolo di vittima nella discussione, in modo tale che l'altra persona sembri autoritaria, poco empatica o addirittura aggressiva. Questa strategia si conosce come "retorica centrista", dato che la persona cerca di mostrare il suo avversario come un estremista, invece di preoccuparsi di confutarne le affermazioni. Pertanto, qualsiasi argomentazione che avanzi il suo avversario sarà solo una dimostrazione di malafede.

Ad esempio, se una persona osa contrastare una lamentela con prove indiscutibili o statistiche provenienti da fonti attendibili, la vittima non risponderà con dei fatti, ma dirà qualcosa del tipo: "Mi aggredisci continuamente, ora dici che sto mentendo" o "Stai cercando di imporre le tue opinioni, fammi il favore di chiedermi scusa".

2. Ritirata vittimista

In alcuni casi, l'argomento della vittima ha lo scopo di permettergli di sottrarsi alle sue responsabilità ed evitare di dover chiedere scusa o riconoscere il suo errore. Pertanto, cercherà di divincolarsi dalla situazione. Per raggiungere questo obiettivo la strategia è quella di screditare l'argomento del vincitore, ma senza ammettere che si era sbagliato.

Come lo fa? Anche in questo caso, assume il ruolo della vittima, gioca con i dati a suo piacimento e li manipola come gli conviene per seminare confusione. Fondamentalmente, questa persona proietterà i suoi errori sull'altro.

Ad esempio, se una persona risponde con un dato verificato che nega quanto già affermato, la vittima non riconoscerà il suo errore. In ogni caso, cercherà di ritirarsi in modo dignitoso dicendo qualcosa del tipo: "Questo fatto non nega ciò che ho detto. Per favore, non creare più confusione e caos" o "Mi stai incolpando di confondere gli altri, sei un maleducato, è chiaro che è inutile discutere con te perché non vuoi sentire ragioni", quando in realtà a creare confusione è lei stessa.

3. Manipolazione emotiva

Una delle strategie preferite dalle vittime croniche è la manipolazione emotiva. Quando questa persona conosce abbastanza bene l'altra parte, non esiterà a giocare con le sue emozioni per portare il gioco a suo favore e assumere il ruolo della vittima. Infatti, queste persone sono molto abili nel riconoscere le emozioni, così approfittano di qualsiasi piccolo dubbio o errore per usarli a loro favore.

Come lo fanno? Scoprendo il punto debole del loro avversario e sfruttando l’empatia che può provare. Così, finiscono per farlo cadere nella loro rete, facendogli assumere la piena responsabilità e il ruolo di carnefice, mentre loro restano tranquilli e comodi nel loro ruolo di vittime continuando a lamentarsi.

Ad esempio, una madre che non vuole ammettere i propri errori, può dare la colpa al figlio dicendo qualcosa del tipo: "Con tutto quello che ho fatto per te, è così che mi ripaghi?" Ma questo tipo di manipolazione è piuttosto comune anche nelle relazioni, tra amici e sul posto di lavoro.

Come trattare con queste persone?

Il primo passo è rendersi conto che si tratta di una persona che assume il ruolo di vittima. Quindi resistere all'attacco evitando di rimanere intrappolati nel suo gioco. La cosa più opportuna da fare è dire che non abbiamo tempo per ascoltare le sue lamentele, che se ha bisogno di aiuto saremo lieti di darglielo, ma non siamo disposti a sprecare tempo ed energie ad ascoltare le sue lamentele.

Ricordate che la cosa più importante è che queste persone non vi rovinino la vita scaricandovi addosso la loro negatività e, soprattutto, che non vi facciano sentire in colpa. Non dimenticate che vi può fare del male emotivamente solo colui al quale voi date il potere di farlo.


Dal Sito: www.angolopsicologia.com