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martedì 15 ottobre 2019

Dipendenza social. I sintomi, come uscirne



La dipendenza social o Social Obsession rappresenta un nuovo disturbo della contemporaneità. È molto più diffuso di quanto si pensi. Non è inserito nell'elenco delle patologie ma si configura come una dipendenza laddove si è perso il controllo della gestione dello strumento.

Si potrebbe riassumere nell'ansia da connessione: l'incapacità di spegnere il cellulare o altri device per il bisogno compulsivo, ed eccessivo, di essere costantemente in contatto con notifiche e like tra Facebook, WhatsApp, Instagram, Snapchat e altri canali.

È il disturbo della connessione perenne, 24 ore su 24. Che porta alla dipendenza da uno smartphone e ad una vita in gran parte virtuale. È un fenomeno trasversale: colpisce uomini donne. Senza distinzione di età.


Dipendenza social: cinque sintomi


La dipendenza social è progressiva. Ma ci sono alcuni segnali molto chiari che denunciano un uso ossessivo dei social. Tra i più importanti e comuni:

La paura di perdere notifiche e like. Questa ansia esercitata sul cervello obbliga il dipendente social a verificare continuamente, in modo compulsivo, notizie, like, aggiornamenti, video, foto...
L'ansia di non avere la connessione. La mancanza di rete WiFi o 4G getta la persona nello sconforto. Esprimendo così una totale incapacità nell'affrontare la momentanea sospensione della connessione e della condivisione con gli altri. Ovviamente, sempre virtuale.
L'ansia da ricarica. Batteria scarica o mancanza di cavo alimentatore gettano nel "panico".
L'ossessione della geolocalizzazione. Far sapere sempre a tutti dove ci trova, esprimendo incapacità a far sentire la propria assenza agli altri. 
Riduzione di interesse per tutte le altre attività che non vivono dentro la Rete.

Tutto questo ha poi conseguenze sul carattere e su alcuni disturbi. Possono insorgere mal di testa, problemi di insonnia, ansia, depressione, apatia, problemi di postura. E molto altro ancora.


Dipendenza social: i rischi


La dipendenza social colpisce più facilmente persone con un basso livello di autostima, chiusura sociale o con disturbi comportamentali. Ma si estende a tutti. I rischi sono pesanti. In primis quello di uscire dal mondo reale, fatto di rapporti interpersonali e privilegiare solo le dinamiche virtuali arrivando ai casi più estremi di isolamento. Inoltre, proprio perché si parla di dipendenza patologica, si possono riscontrare reazioni tipiche di altre dipendenze più note. Si va dunque incontro a situazioni di astinenza e di apatia con perdita di interesse per tutto quello che ci circonda e che non passa attraverso i device.


Dipendenza social: come uscirne

La prima cosa, come in ogni dipendenza, è rendersi conto di avere un problema e fare i conti con esso. È utile domandarsi quanto tempo si trascorre tra internet e social e come il proprio carattere, i propri comportamenti, le proprie relazioni interpersonali si sono modificate nel tempo. È inoltre utile:

Ridurre il tempo di fruizione di cellulari e device e darsi un tempo massimo giornaliero che va gradualmente abbassato

Tenere il cellulare il più possibile spento e lasciarlo a casa quando si esce

Tenere il cellulare lontano dal letto e addormentarsi e svegliarsi senza verificare notifiche e "like".

Riprendere attività alternative come la lettura di un libro, di un fumetto, l'iscrizione a un corso, sport, movimento, musica

Riallacciare i rapporti interpersonali che erano stati abbandonati.


Dipendenza social: l’assistenza

Quando non si è in grado da soli di uscire dalle maglie della Rete, è utile ricorrere ad uno specialista per farsi condurre nel percorso di disintossicazione. Segnaliamo recentissima l'apertura del primo servizio in Italia che si occupa di disintossicazione da internet. Si chiama Digital Life Coaching ed è stato attivato a Milano.

Carla De Meo

Dal Sito: dica33.it

venerdì 27 marzo 2015

Smartphone, tanto lo usi, tanto sei depresso

Secondo uno studio statunitense, spesso vi è proporzionalità diretta tra uso dei supporti mobili come tablet e cellulari e instabilità emotiva. I timidi sono meno a rischio di dipendenza da cellulare.
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Smartphone nella mano sinistra, indice della destra sul tastierino ed occhi incollati sullo schermo: se questa è l'immagine di voi che più spesso ricorre nella mente di chi vi osserva, fate ben attenzione. Secondo gli scienziati della Baylor University in Texas la dipendenza da telefonino è maggiormente correlata all'instabilità emotiva e dunque al rischio di depressione. L'uso dei supporti mobili, se frequente e non legato a reali necessità impellenti, può essere lo specchio di un soggetto che, non volendosi soffermare su se stesso, sui propri problemi e sui pensieri negativi, sfugge a sé riparando nel mondo dell'informazione on line e dei legami sociali telematici. La fuga non è, ovviamente, la cura. Il conto con se stessi è soltanto rimandato, di solito nel momento in cui il soggetto è sprovvisto del suo supporto perché rotto, scarico o senza copertura di rete. Gli studiosi hanno sottoposto un questionario a 346 soggetti di entrambi i sessi e di età compresa tra i 19 e i 24 anni. Sulla base delle risposte, si è valutato il grado di dipendenza, il numero e la "qualità" delle volte che si ricorre alla tecnologia. I ricercatori hanno anche concluso che i soggetti più timidi e riservati sono meno a rischio di dipendenza da cellulare. Paola Vinciguerra, psicoterapeuta e presidente di Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico), avverte però che oggi siamo tutti sull'orlo di una ‘cellular addiction' che può diventare cronica senza che ce ne accorgiamo.Il cellulare copre le nostre ansie e quando per qualsiasi motivo viene a mancare, perché il telefonino è scarico, per problemi di rete o quant'altro, queste riaffiorano violentemente creandoci un malessere che se non individuato e affrontato può tramutarsi negli anni in Dap: disturbo da attacco di panico
La ricerca americana fornisce un nuovo argomento a chi, da tempo, invita ad usare smartphone e tablet con maggiore attenzione. A chi aveva evidenziato i pericoli di natura strettamente fisica - perché tali supporti fanno male alla postura, agli occhi, persino alla qualità del sonno - lo studio della Baylor University fornisce una lettura strettamente psicologica del problema. Il legame tra malessere psichico e un determinato uso di Internet era stato già rilevato da un precedente studio americano, secondo cui è possibile scoprire i segnali della depressione anche da come si naviga in Rete. E il cellulare, ormai, si usa soprattutto per essere costantemente connessi al Wide World Web.