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martedì 10 dicembre 2019

“FOMO” e “NOMO” fobia: di cosa stiamo parlando ?



“L’abuso dei social network può portare all’isolamento,  l’utilizzo smodato e improprio del cellulare può portare non solo divari enormi tra persone, ma anche a chiudersi in se stessi e a alimentare la paura del rifiuto” . Esistono due sindromi connesse all’uso eccessivo della tecnologia e alla dipendenza da smartphone. La prima si chiama “No.Mo.Fobia”: Sta per “no mobile fobia” oppure “Sindrome da Disconnessione”,la paura di rimanere senza connessione alla Rete da mobile,colpisce per lo più giovani tra i 18 e 25 anni. Chi ne è colpito può arrivare a sperimentare attacchi di panico con vertigini, tremore, mancanza di respiro e tachicardia in caso di assenza di Rete mobile o di cellulare fuori uso. La No.Mo.Fobia è connessa all’uso eccessivo dei social network. La seconda sindrome è nota come FOMO,(acronimo che sta per “fear of missing out”, “ansia di essere tagliati fuori” . Le persone temono di essere tagliati fuori da esperienze gratificanti che fanno altre persone e dal continuo desiderio di essere sempre connessi con l’esterno controllando compulsivamente un’eventuale nuova notifica dei social network. È una vera e propria forma di ansia sociale di venire esclusi da eventi piacevoli condivisi nei social, che in qualche modo implica il continuo confronto con gli altri. Per una persona insicura, insoddisfatta e con bassi livelli di autostima, vedere un “post” con tante persone, soprattuttocoetanei che si divertono, potrebbe diventare qualcosa di inaccettabile, provocare risentimento verso se stessi o gli altri, insoddisfazione, agitazione e senso di incapacità. Pur non essendo una patologia riconosciuta a livello clinico, la sua presenza può peggiorare una pregressa condizione di aspetti ansiosi/depressivi.

Il primo a studiare tale fenomeno è stato Andrew Przybylski, ricercatore della Oxford University che, insieme al suo team, mise in luce diversi fattori basilari della FOMO, come: la presenza di ansia ed irrequietezza in assenza del controllo delle notifiche; la maggiore diffusione della problematica tra i giovani, in particolare tra i maschi; la maggiore frequenza nelle persone con scarse capacità attentive; lo sviluppo della problematica tra coloro che utilizzano i social network nel contesto scolastico; la possibile comorbidità ad un basso livello di autostima. Si tratta di uno stato di ansia sociale, dato dal bisogno di essere sempre informati su tutto ciò che stanno facendo gli altri e dalla preoccupazione eccessiva e ossessiva che gli altri facciano esperienze gratificanti nelle quali non si è presenti o coinvolti direttamente (Przybylski et al., 2013). Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza  quasi 8 adolescenti su 10 hanno paura che si scarichi il cellulare o che non gli prenda quando sono fuori casa e tale condizione, nel 46% dei casi, genera ansia, rabbia e fastidio. Questo fenomeno è meno diffuso tra i ragazzi più piccoli, tra gli 11 e i 14 anni, che si fermano ancora al 60% e solo il 32% sperimenta alti livelli di ansia e preoccupazione.

La NOMOFOBIA sarebbe caratterizzata da “ansia, disagio, nervosismo e angoscia causati da essere fuori dal contatto con un telefono cellulare o un computer” ed il risultato sarebbe un incessante controllo del cellulare, che consente di avere la sensazione di monitorare qualsiasi situazione in modo costante. Questo processo potrebbe rischiare di trasformarsi in un vero e proprio meccanismo di dipendenza, completamente analogo ad un disturbo di dipendenza da sostanze. È importante, dunque, riconoscere quali sono i campanelli d’allarme che ci segnalano il rischio di essere affetti da questa patologia. Vediamo quali sono:

Non staccarsidal cellulare utilizzarlo di continuo

Il solo pensiero di essere senza smartphone genera malessere e angoscia;

Aumento repentino dell’ansia, della paura e dell’irritabilità nelle situazioni di sconnessione dello smartphone dalla rete;

Monitorare costantemente il livello di batteria del dispositivo e munirsi di eventuali batterie di riserva o di un caricatore portatile;

Sperimentare, in alcuni momenti, la sindrome da vibrazione fantasma, ossia la sensazione che il telefono stia vibrando o squillando, ma in realtà è solo frutto della propria immaginazione;

Portare sempre con sé il caricabatterie e appena possibile si ricaricare il telefono

Controllare di avere il credito sufficiente affinché non venga bloccato l’accesso a internet.

Connettersi, appena è possibile, alle reti Wi-Fi per evitare di consumare i Mb del proprio abbonamento o della ricaricabile;

Guardare di continuo lo schermo del telefono per vedere se sono stati ricevuti messaggi, chiamate o nuove notifiche sui social;

Non spegnere mai i dispositivi tecnologici nemmeno durante le ore notturne;

Come superare la Nomofobia?

1. Porsi dei piccoli obiettivi. Iniziare a spegnere gli strumenti tecnologici quando non è realmente necessario, ritagliandosi degli spazi offline, quando si mangia, si dorme e si va in bagno.

2. Organizzare il proprio tempo.Pianificare le ore giornaliereevitando di restare costantemente connessi. C’è un tempo per ogni cosa: uno per gli amici, uno per il pranzo, uno per guidare e, certamente, uno da dedicare esclusivamente al web.

3. Disattivare le notifiche. Decidere i momenti in cui guardare e controllare i messaggi ricevuti e le mail.

4. Imparare a rimandare. Non bisogna avere fretta di rispondere subito alle notifiche e ai messaggi e porsi la domanda “posso aspettare?” È importante iniziare a dilazionare il tempo, partendo anche da cinque minuti, per vedere così che è possibile resistere all’impulso.

5. Prendere le distanze. Non utilizzare lo smartphone come strumento indispensabile per addormentarsi o per iniziare la giornata, né tanto meno durante la notte. Bisogna trovare altre strategie in questi momenti, ad esempio leggere un libro per rilassarsi nelle ore serali e dilatare il tempo al mattino prima di mettersi davanti ad uno schermo.

6. Ritagliarsi dei momenti per se stessi. Bisogna cercare di dedicarsi ad attività nuove e diverse, magari all’aria aperta.

7. Parlarne. Se ci si rende conto di avere un disagio molto forte e di accusare i sintomi della dipendenza, è fondamentale poterne parlare con qualcuno.

8. Rivolgersi ad un professionista. Se si pensa che la disintossicazione sia un obiettivo difficile da raggiungere, è bene sapere che ci si può rivolgere ad un esperto, per cercare di comprendere quali siano le motivazioni profonde e le dinamiche sottostanti al bisogno di essere iperconnessi ad uno smartphone.

Impara a riprendere gradualmente il controllo su te stesso,gli strumenti tecnologici, i social, dovrebbero “facilitare” la tua vita non comandarla .

Dal Sito: ilgolfo24.it

martedì 15 ottobre 2019

Dipendenza social. I sintomi, come uscirne



La dipendenza social o Social Obsession rappresenta un nuovo disturbo della contemporaneità. È molto più diffuso di quanto si pensi. Non è inserito nell'elenco delle patologie ma si configura come una dipendenza laddove si è perso il controllo della gestione dello strumento.

Si potrebbe riassumere nell'ansia da connessione: l'incapacità di spegnere il cellulare o altri device per il bisogno compulsivo, ed eccessivo, di essere costantemente in contatto con notifiche e like tra Facebook, WhatsApp, Instagram, Snapchat e altri canali.

È il disturbo della connessione perenne, 24 ore su 24. Che porta alla dipendenza da uno smartphone e ad una vita in gran parte virtuale. È un fenomeno trasversale: colpisce uomini donne. Senza distinzione di età.


Dipendenza social: cinque sintomi


La dipendenza social è progressiva. Ma ci sono alcuni segnali molto chiari che denunciano un uso ossessivo dei social. Tra i più importanti e comuni:

La paura di perdere notifiche e like. Questa ansia esercitata sul cervello obbliga il dipendente social a verificare continuamente, in modo compulsivo, notizie, like, aggiornamenti, video, foto...
L'ansia di non avere la connessione. La mancanza di rete WiFi o 4G getta la persona nello sconforto. Esprimendo così una totale incapacità nell'affrontare la momentanea sospensione della connessione e della condivisione con gli altri. Ovviamente, sempre virtuale.
L'ansia da ricarica. Batteria scarica o mancanza di cavo alimentatore gettano nel "panico".
L'ossessione della geolocalizzazione. Far sapere sempre a tutti dove ci trova, esprimendo incapacità a far sentire la propria assenza agli altri. 
Riduzione di interesse per tutte le altre attività che non vivono dentro la Rete.

Tutto questo ha poi conseguenze sul carattere e su alcuni disturbi. Possono insorgere mal di testa, problemi di insonnia, ansia, depressione, apatia, problemi di postura. E molto altro ancora.


Dipendenza social: i rischi


La dipendenza social colpisce più facilmente persone con un basso livello di autostima, chiusura sociale o con disturbi comportamentali. Ma si estende a tutti. I rischi sono pesanti. In primis quello di uscire dal mondo reale, fatto di rapporti interpersonali e privilegiare solo le dinamiche virtuali arrivando ai casi più estremi di isolamento. Inoltre, proprio perché si parla di dipendenza patologica, si possono riscontrare reazioni tipiche di altre dipendenze più note. Si va dunque incontro a situazioni di astinenza e di apatia con perdita di interesse per tutto quello che ci circonda e che non passa attraverso i device.


Dipendenza social: come uscirne

La prima cosa, come in ogni dipendenza, è rendersi conto di avere un problema e fare i conti con esso. È utile domandarsi quanto tempo si trascorre tra internet e social e come il proprio carattere, i propri comportamenti, le proprie relazioni interpersonali si sono modificate nel tempo. È inoltre utile:

Ridurre il tempo di fruizione di cellulari e device e darsi un tempo massimo giornaliero che va gradualmente abbassato

Tenere il cellulare il più possibile spento e lasciarlo a casa quando si esce

Tenere il cellulare lontano dal letto e addormentarsi e svegliarsi senza verificare notifiche e "like".

Riprendere attività alternative come la lettura di un libro, di un fumetto, l'iscrizione a un corso, sport, movimento, musica

Riallacciare i rapporti interpersonali che erano stati abbandonati.


Dipendenza social: l’assistenza

Quando non si è in grado da soli di uscire dalle maglie della Rete, è utile ricorrere ad uno specialista per farsi condurre nel percorso di disintossicazione. Segnaliamo recentissima l'apertura del primo servizio in Italia che si occupa di disintossicazione da internet. Si chiama Digital Life Coaching ed è stato attivato a Milano.

Carla De Meo

Dal Sito: dica33.it

venerdì 27 marzo 2015

Smartphone, tanto lo usi, tanto sei depresso

Secondo uno studio statunitense, spesso vi è proporzionalità diretta tra uso dei supporti mobili come tablet e cellulari e instabilità emotiva. I timidi sono meno a rischio di dipendenza da cellulare.
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Smartphone nella mano sinistra, indice della destra sul tastierino ed occhi incollati sullo schermo: se questa è l'immagine di voi che più spesso ricorre nella mente di chi vi osserva, fate ben attenzione. Secondo gli scienziati della Baylor University in Texas la dipendenza da telefonino è maggiormente correlata all'instabilità emotiva e dunque al rischio di depressione. L'uso dei supporti mobili, se frequente e non legato a reali necessità impellenti, può essere lo specchio di un soggetto che, non volendosi soffermare su se stesso, sui propri problemi e sui pensieri negativi, sfugge a sé riparando nel mondo dell'informazione on line e dei legami sociali telematici. La fuga non è, ovviamente, la cura. Il conto con se stessi è soltanto rimandato, di solito nel momento in cui il soggetto è sprovvisto del suo supporto perché rotto, scarico o senza copertura di rete. Gli studiosi hanno sottoposto un questionario a 346 soggetti di entrambi i sessi e di età compresa tra i 19 e i 24 anni. Sulla base delle risposte, si è valutato il grado di dipendenza, il numero e la "qualità" delle volte che si ricorre alla tecnologia. I ricercatori hanno anche concluso che i soggetti più timidi e riservati sono meno a rischio di dipendenza da cellulare. Paola Vinciguerra, psicoterapeuta e presidente di Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico), avverte però che oggi siamo tutti sull'orlo di una ‘cellular addiction' che può diventare cronica senza che ce ne accorgiamo.Il cellulare copre le nostre ansie e quando per qualsiasi motivo viene a mancare, perché il telefonino è scarico, per problemi di rete o quant'altro, queste riaffiorano violentemente creandoci un malessere che se non individuato e affrontato può tramutarsi negli anni in Dap: disturbo da attacco di panico
La ricerca americana fornisce un nuovo argomento a chi, da tempo, invita ad usare smartphone e tablet con maggiore attenzione. A chi aveva evidenziato i pericoli di natura strettamente fisica - perché tali supporti fanno male alla postura, agli occhi, persino alla qualità del sonno - lo studio della Baylor University fornisce una lettura strettamente psicologica del problema. Il legame tra malessere psichico e un determinato uso di Internet era stato già rilevato da un precedente studio americano, secondo cui è possibile scoprire i segnali della depressione anche da come si naviga in Rete. E il cellulare, ormai, si usa soprattutto per essere costantemente connessi al Wide World Web.