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lunedì 2 novembre 2020

Vasco Rossi: quando la timidezza unita alla creatività porta all'arte



‘La timidezza è una malattia gravissima, che mi toglie l’energia…Io la combatto con tutte le mie forze, ma spesso vince lei’.

 
‘Invidio poca gente, ma i non timidi sì…non hanno pippe, vivono bene, non hanno scudi…..Dicono che i timidi fanno simpatia! E allora? A me la timidezza non piace, va bene? Anche perché a volte sconfina nella presunzione…Il timido deve convincersi che non è al centro dell’universo. Mi ricordo che da ragazzo, avrò avuto 15 anni, non volevo entrare al cinema con la luce accesa.. perché mi imbarazzava che la gente mi guardasse, e un mio amico mi disse: Ma pensi che stiano lì a guardare TE? Ma cosa vuoi che gliene freghi di te, non sanno nemmeno chi sei… E poi fra dieci minuti ti hanno già dimenticato…..perché inizia il film…Datti una calmata’ (V. R.).

Ovviamente non stiamo delineando alcun quadro psicopatologico ma solo la semplice presenza, come riportato nelle parole del protagonista di questo articolo, di emozioni di timidezza, di un marcato giudizio critico verso di essa e comportamenti in cui si percepisce la fatica nell’esporsi a certi contesti sociali. Questo articolo non ha alcuna pretesa clinica ma ha come scopo quello di notare, attraverso una bella storia, su quanto l’esito della lotta contro parti di noi che non ci piacciono abbiano evidentemente avuto un ruolo nella genesi di una, facciamo due, tra le canzoni d’amore italiane più famose degli ultimi decenni. Intanto qualche informazione di contesto.

Siamo alla fine degli anni ’70, provincia modenese e Zocca nello specifico, un ragazzo nel pieno dell’adolescenza, tale Vasco Rossi, incontra spesso alla fermata della corriera, una certa Giovanna, figlia del titolare del bar sotto casa. La vede andare tutti i giorni a scuola, ma qui ritornano quegli aspetti collegati alla timidezza, la guarda solamente, senza esporsi, quella timidezza lo blocca. Tutti noi in una situazione del genere avremmo potuto pensare, qualora avessimo scelto con fatica di esporci, di scriverle un messaggio, mandare un amico per parlarle, come inventarsi altre soluzioni, anche creative, perché il desiderio di conoscerla accidenti se non sarebbe stato presente come pure quella lotta con quella timidezza. Beh la creatività di questo adolescente va un po’ oltre. Il suo modo per esporsi è quello di scriverle una canzone ‘in realtà quando ho scritto la canzone non la conoscevo, ho l’immagine di lei che scende dalla corriera quando tornava dalla scuola quindi mi sono costruito l’immagine Albachiara senza neanche capire come si chiamava’.

Ed, infatti, scrive dettagli che percepisce dalla finestra cogliendo quegli aspetti di timidezza per lui familiare:

Respiri piano per non far rumore
Ti addormenti di sera
Ti risvegli con il sole
Sei chiara come un’alba
Sei fresca come l’aria
Diventi rossa se qualcuno ti guarda
E sei fantastica quando sei assorta
Nei tuoi problemi
Nei tuoi pensieri
Ti vesti svogliatamente
Non metti mai niente
Che possa attirare attenzione
Un particolare
Solo per farti guardare
E con la faccia pulita
Cammini per strada mangiando una
Mela coi libri di scuola
Ti piace studiare
Non te ne devi vergognare..

Qualche anno dopo, nel 1983, Vasco trova il coraggio di confessare alla ragazza di averlo ispirato, ricordiamoci i costi di quella lotta con la timidezza. Lei in un primo momento non ci vuole credere, poi si offende, lasciandolo molto amareggiato. E qui ci possiamo mettere un po’ della nostra storia, di come avremmo potuto reagire di fronte al comportamento di lei, ritornano i bigliettini, gli amici o la creatività, beh su quell’ultimo punto quel ragazzo che ormai non è più adolescente se ne inventa un’altra, le dedica un’altra canzone per convincerla ‘Una canzone per te’, così:

Una canzone per te
E non ci credi, eh?
Sorridi e abbassi gli occhi un istante
E dici, ‘Non credo d’essere così importante’
Ma dici una bugia
Infatti scappi via..

Tornano in questa storia prepotenti le barriere, le lotte interne, che spesso ingaggiamo con alcuni pezzi che non ci piacciono. Ma torna anche ciò che c’è dietro quella barriera, qualcosa di significativo per noi, che ci può motivare ad aprirci a quel dolore. Poi c’è il genio, ma questa è un’altra storia; qui al massimo deviamo su bigliettini, oggi magari social, o l’aiuto dell’amico fidato che rimangono comunque valide strategie nel mollare il controllo e andare verso ciò che per noi è importante.

Dal Sito: stateofmind.it

mercoledì 20 maggio 2020

BAMBINI E ADOLESCENTI. TIMIDEZZA O ANSIA SOCIALE?

Distinguere l’ansia patologica dalla preoccupazione legata allo sviluppo tipico dell’individuo risulta, ancora oggi, molto complicato nonostante negli anni sia notevolmente aumentata l’attenzione clinica verso l’ansia sociale.

Tutti i bambini attraversano una fase della loro vita in cui si sentono a disagio quando entrano in contatto con persone che non conoscono bene o con gli estranei. Esiste infatti una tipologia di ansia passeggera, detta “ansia dell’estraneo” che di solito si manifesta per la prima volta entro i due anni di età per poi sparire del tutto intorno ai due anni e mezzo. Alcuni bambini potrebbero continuare a manifestare dei segni di timidezza anche dopo questa età, ma quando iniziano a frequentare la scuola e a trascorrere più tempo con altri bambini, di solito il problema tende a risolversi.

Tuttavia, in alcuni casi, l’aumento di interazioni sociali può non aiutare i bambini a sentirsi maggiormente a proprio agio, anzi la timidezza tende ad  intensificarsi configurandosi come un vero e proprio problema che causa un notevole senso di angoscia, interferendo con la capacità dei bambini di poter vivere serenamente nei contesti sociali.

Quando si verifica questa condizione è possibile considerare l’ipotesi che si sia instaurata una fobia sociale.

La caratteristica principale della fobia sociale è l’intensa paura, o l’ ansia, di esporsi a situazioni sociali in cui un individuo può essere osservato da altre persone. Chi soffre di fobia sociale, infatti, vive reazioni emotive intense collegate ad alcuni contesti sociali, in cui la persona ha paura di essere giudicata negativamente: paura di essere visti come persone deboli;  ansiose; non equilibrate; stupide; noiose o in generale giudicate in modo negativo. La paura porta ad evitare luoghi e situazioni che potrebbero attivare i sintomi ansiosi e l’individuo può ritrovarsi sempre di più a ridurre le proprie attività, i luoghi e le situazioni quotidiane, generando un circolo vizioso che lo conduce ad un inevitabile peggioramento del quadro fobico e a una importante riduzione della qualità di vita.

Mentre gli adulti con disturbo d’ansia sociale riconoscono il carattere eccessivo del disagio sperimentato in situazioni sociali, in età evolutiva questa consapevolezza può non esserci.

I bambini più piccoli possono fare capricci quando sono costretti ad allontanarsi dai genitori; quando devono incontrare nuove persone o compagni di classe; possono rifiutarsi di giocare con gli amici; fingere di essere ammalati al momento di un evento sociale e così via. Gli adolescenti, invece, tendono ad evitare incontri di gruppo oppure mostrano poco interesse nel fare nuove amicizie.

Il disturbo d’ansia sociale è spesso identificato intorno ai 12 anni, momento in cui i ragazzi dovrebbero aumentare le loro attività sociali con i coetanei, sia all’interno del contesto scolastico, sia all’esterno.

In età evolutiva, solitamente, il disturbo d’ansia sociale si manifesta con i seguenti sintomi:

  • Paura o mancanza d’interesse nel provare cose nuove;
  • Paura di parlare con persone sconosciute;
  • Estremo disagio quando si è al centro dell’attenzione;
  • Evitamento del contatto visivo;
  • Difficoltà nel parlare in pubblico o di fronte alla classe;
  • Difficoltà nel fare nuove amicizie;
  • Auto esclusione sociale;
  • Preoccupazioni relative a possibili valutazioni negative (anche quando non è in corso di valutazione);
  • Mal di stomaco;
  • Tremori;
  • Eccessiva sudorazione.

Come si comportano a casa i bambini con fobia sociale?

Quando i bambini con fobia sociale si trovano in casa propria, la loro sintomatologia varia in base alle situazioni che gli si presentano davanti. È possibile osservare i seguenti sintomi:

  • Paura estrema quando sono presenti degli estranei;
  • Paura estrema in situazioni sociali in cui sono richieste delle prestazioni, per timore di poter agire in modo imbarazzante;
  • Attacchi di ansia che si verificano prima o nel momento in cui i bambini devono intrattenere relazioni sociali: andare a una festa; parlare di fronte agli altri; chiedere qualcosa in prestito qualcosa. I sintomi possono essere così gravi da somigliare a veri e propri attacchi di panico caratterizzati da palpitazioni, dolore toracico, sudorazione, tremori, nausea, intorpidimento o formicolio, vampate di calore, mancanza di respiro e vertigini;
  • Alcuni bambini possono piangere, lamentarsi, o fare capricci per evitare degli incontri sociali. Altri possono essere in grado di tollerarli solo se in presenza di una persona a loro familiare. Questa condizione porta all’evitamento di luoghi o situazioni ansiogene;
  • Grave disagio durante l’espletamento di routine sociali, come ad esempio: mantenere una conversazione; parlare con un adulto: giocare in un piccolo gruppo; andare ad una festa di compleanno, ecc…;
  • Rifiuto per la scuola, causato dalle preoccupazioni relative a performance sociali e scolastiche;
  • Rifiuto di partecipare a gite o ad altre attività sociali. Il bambino può decidere di non incontrare gli amici, di non giocare con loro, di non partecipare ad attività extra scolastiche, ecc…;

E a scuola, come si manifesta questo disagio?

A scuola, un bambino con fobia sociale, può presentare diversi sintomi:

  • Difficoltà nell’ingresso a scuola, frequenti ritardi e capricci mattutini;
  • Rifiuto per la scuola;
  • Bassa autostima;
  • Difficoltà di concentrazione, che influiscono sulle prestazioni scolastiche;
  • Difficoltà nell’esecuzione dei compiti assegnati in classe, a causa delle difficoltà di concentrazione;
  • Difficoltà a parlare di fronte alla classe;
  • Difficoltà di esposizione durante le interrogazioni;
  • Blocchi o frequenti vuoti di memoria durante i compiti in classe o le interrogazioni;
  • Scarsa o assente partecipazione alle discussioni di classe;
  • Disturbi fisici, come mal di stomaco, vertigini, battito cardiaco accelerato, tremori, eccessiva sudorazione, ecc…;
  • Evitamento del contatto oculare;
  • Difficoltà di apprendimento.

Come possiamo risolvere il disturbo d’ansia sociale in età evolutiva?

Durante il trattamento sono elementi fondamentali il supporto e la collaborazione attiva dei genitori il cui grado di coinvolgimento varia in base all’età del soggetto in età evolutiva. Le tecniche maggiormente utilizzate per il disturbo d’ansia sociale sono quelle di tipo cognitivo-comportamentale.

Il trattamento si avvale di diverse metodologie che, una volta apprese e utilizzate con regolarità, favoriscono il superamento del disturbo d’ansia sociale ed evitano che si ripresenti in futuro. Tra le tecniche più comuni abbiamo:

  • L’individuazione e la modificazione dei pensieri disfunzionali. Con questa tecnica viene insegnato a bambini e ragazzi ad individuare i pensieri disfunzionali correlati agli eventi ansiogeni. Una volta individuati quali sono questi pensieri, gli si insegnerà a valutare le situazioni temute con maggiore oggettività, in modo da poterle affrontare con pensieri più funzionali e realistici;
  • L’esposizione. Questa tecnica consiste nell’affrontare le situazioni temute esponendosi ad esse in modo graduale. Questo metodo permetterà al bambino, o all’adolescente, di verificare che le situazioni da lui temute, non comportano un reale pericolo e imparerà che affrontare e gestire l’ansia è un’azione possibile;
  • Il rinforzo. Ogni comportamento del bambino che si avvicina all’obiettivo prefissato sarà premiato, sia che si verifichi a casa, che a scuola, che in terapia, al fine di renderne più probabile la ricomparsa;
  • Il modellamento. Attraverso questa tecnica l’adulto si pone come modello funzionale di comportamento nell’affrontare le situazioni temute;
  • Le tecniche di rilassamento e di mindfulness. Nel fronteggiare la problematica possono essere utilizzate diverse tecniche di rilassamento, come il rilassamento muscolare progressivo; la respirazione diaframmatica; il training autogeno e il rilassamento per immagini;
  • Il parent training. Il coinvolgimento dei genitori nella terapia con i bambini, come abbiamo detto, è di fondamentale importanza. Verrà loro insegnato come rispondere alle richieste e ai comportamenti dei bambini o dei ragazzi, in modo da non rinforzare le loro paure e, di conseguenza, il disturbo.

Adriana Mondello

mercoledì 13 maggio 2020

La fobia sociale, un disturbo diffuso


La paura di essere a contatto con gli altri compromette fortemente la qualità della vita

Che l’uomo è un animale sociale è un punto fermo degli studi di psicologia e sociologia. Questo fatto per le persone colpite da un disturbo d’ansia sociale diviene una vera e propria problematica. La fobia sociale è la paura di agire in pubblico così da essere giudicati negativamente, fare qualcosa di ridicolo o che ci porti a non essere accettati dagli altri. Nella vita umana ogni momento è “sociale”, dal lavoro agli acquisti al supermercato, per questo il senso di sofferenza che provano le persone affette da questo disturbo si traduce spesso in un loro ritiro dai contesti sociali, un evitamento di tutte quelle situazioni in cui possono venire a contatto con gli altri. La fobia sociale è un disturbo abbastanza diffuso tra la popolazione, pare che ne soffra tra il 3 e il 13% con maggior incidenza nelle donne. Il risultato di questo disagio è una condizione di sofferenza perenne in ogni situazione in cui si è a contatto con le altre persone. L’ansia provata, per giunta, spesso compromette la performance nelle attività del soggetto, cosa che lo porta ad aumentare la disistima verso se stesso e ad alimentare la fobia sociale in una sorta di circolo vizioso. Questo disturbo, se non trattato, tende a divenire cronico ed a determinare una condizione di sofferenza persistente che può sfociare nella depressione. I sintomi più ricorrenti legati alla patologia sono: palpitazioni, nausea, tensione muscolare, mal di testa, tremori, per arrivare, nei casi più gravi, a sperimentare veri e propri attacchi di panico. La psicoterapia è la via risolutiva della problematica; nei casi di maggior complessità il medico tenderà a proporre anche una parallela terapia farmacologica.


Dal Sito: fulldassi.it

mercoledì 13 marzo 2019

Ansia sociale: quando la timidezza prende il sopravvento

COS’È L’ANSIA SOCIALE

Tutti vogliamo fare bella figura e abbiamo paura di essere rifiutati, e un giusto grado di ansia ci aiuta a dare il meglio di noi stessi. Ma cosa fare se, anche nelle situazioni più comuni, ci sentiamo sempre sotto esame, con gli occhi degli altri costantemente puntati su di noi? Evitare le situazioni sociali risolve il problema nel breve periodo ma, alla lunga, si rivela controproducente.

Il fenomeno dell’ansia socialecolpisce dall’5 al 7 % della popolazione adulta. Si tratta di un numero elevato, che però non trova riscontro in quanti cercano effettivamente un aiuto psicoterapeutico. Questo avviene probabilmente a causa del nucleo psicopatologico di questa problematica, che si riferisce ad una condizione di ansia, ovvero di attivazione fisiologica (ad es. tachicardia, tremori, sudorazione, arrossamento, mal di testa, bocca secca, nausea, tensione muscolare), che viene provata nelle situazioni sociali in cui si è soggetti al giudizio degli altri. Probabilmente, chi soffre di ansia sociale, teme anche il giudizio del terapeuta, diventando così più difficile richiedere un aiuto.

In effetti, in numerosi contesti, la persona si sente come se fosse costantemente di fronte a una commissione d’esame, come se avesse sempre gli occhi degli altri puntati addosso, anche in situazioni che non obbligatoriamente prevedono un giudizio; ne sono esempi andare al ristorante, entrare dentro un negozio, chiedere un’informazione, conversare con i colleghi. Colui che soffre d’ansia sociale ha paura di comportarsi in maniera tale da poter essere umiliato oppure teme che gli altri si possano accorgere della sua ansia e giudicarlo per questo come debole, ridicolo e inadeguato.

Solitamente il disturbo insorge in adolescenza e nella prima età adulta e può essere secondario ad un evento traumatico (es: essere presi in giro di fronte a tutta la classe) o emergere in modo lento e graduale. Se non trattata è una problematica che si cronicizza a causa di una serie di meccanismi di mantenimento che spiegheremo più avanti.

DIFFERENZA TRA ANSIA SOCIALE E TIMIDEZZA

Come è possibile distinguere tra timidezza e ansia sociale? È possibile che le due condizioni siano l’espressione di fenomeni sullo stesso continuum? In effetti, la timidezza, è una condizione pervasiva e abituale che si esprime in diversi contesti dove vi è insicurezza per timore del giudizio degli altri, in cui si prova soggettivo sentimento di imbarazzo e vergogna. Questa definizione corrisponde in buona parte a quella di ansia sociale suggerendo che si tratti di intensità diverse della stessa condizione, anche se talvolta coloro che soffrono di ansia sociale, al di fuori delle situazioni temute, non sono timidi mostrando un normale attività sociale e un buon funzionamento. In ogni caso anche la timidezza patologica diventa limitante e necessita di un intervento terapeutico adeguato.

 

QUALI SONO LE CAUSE DELL’ANSIA SOCIALE?

Come già accennato, dal punto di vista psicologico, vi possono essere delle situazioni traumatiche che portano alla strutturazione del disturbo, solitamente questo avviene se vi è una personalità già timida o con bassa autostima. Oppure, il condizionamento, può essere determinato da un insieme di eventi, che si sommano, portando ad un’insorgenza graduale. Anche l’apprendimento per modellamento è spesso frequente in questi pazienti, che osservando i genitori o chi si prende cura di loro, acquisiscono determinati comportamenti di ritiro sociale, vergogna o imbarazzo.

A livello cognitivo le persone che soffrono di ansia sociale tendono ad interpretare gli stimoli ambigui come negativi, catastrofici e più probabili. Inoltre, è stato rilevato che quando vi è ansia tendono a ridurre l’attenzione agli eventi esterni, aumentando l’attenzione focalizzata su di sé, monitorando costantemente il proprio livello di performance e di attivazione emotiva, aspetto che porta ad un aumento dell’ansia stessa. Inoltre, vi è la tendenza a ricordare eventi negativi durante i momenti antecedenti la situazione temuta e a valutare secondo schemi disfunzionali le proprie performance, una volta che queste sono terminate.

Nelle storie di vita di questi pazienti ritroviamo genitori o figure di accudimento ansiose, ipercritiche, poco assertive, che tendono ad evitare le situazioni sociali per paura delle opinioni degli altri genitori. Inoltre, talvolta, ritroviamo l’uso dell’induzione della vergogna come metodo disciplinare.

QUALI SONO LE CONSEGUENZE DI QUESTO DISTURBO?

In assenza di trattamento il disturbo tende a diventare cronico, questo in quanto, per non andare incontro al giudizio dell’altro, la persona tenderà a mettere in atto una serie di strategie per evitare che ciò che teme (i sintomi d’ansia) si veda. Questi comportamenti vengono chiamati “protettivi”, perché messi in atto per affrontare le situazioni. Ad esempio, coloro che temono la sudorazione potranno tenere la giacca anche quando fa caldo, portando però al risultato di sudare ulteriormente. Le persone che soffrono di questo disturbo tendono inoltre ad evitare una serie di situazioni ansiogene, limitando così la loro qualità di vita, le loro amicizie, le relazioni sentimentali, la carriera e aumentando così l’idea di essere inadeguati, incapaci.

Spesso ritroviamo anche un incremento dell’uso di alcol e/o farmaci ansiolitici che vengono utilizzati come strumenti disinibitori o per controllare l’ansia, senza che vi sia però un reale cambiamento nell’immagine di sé.

COME AFFRONTARE IL DISTURBO

CONSIGLI PRATICI

Non possiamo evitare il giudizio degli altri: giudicare e avere opinioni sulle altre persone fa parte della natura umana. Ciò che dobbiamo tenere in considerazione è che il giudizio non può portare a nulla di catastrofico, in quanto sono solo opinioni e pensieri (per giunta condivisibili o meno), che non portano alle catastrofi immaginate.

Provare ansia è naturale, questa emozione è stata evolutivamente utile alla nostra sopravvivenza, in quanto segnalava i pericoli dell’ambiente e ci permetteva di metterci al sicuro. Non dobbiamo necessariamente combatterla. Provare ad accettarla è il primo passo per lasciarla andare.

Ricordiamoci che i nostri pensieri in merito agli eventi catastrofici, sono solo pensieri. Defonderci da essi ci aiuta a vederli per ciò che sono, meri oggetti della nostra mente.

L’unico modo per combattere ciò che temiamo è affrontarlo: le situazioni che sono per noi fonte d’ansia vanno vissute, per renderci conto che non saranno mai così catastrofiche come ce le siamo immaginate. Inoltre, l’esposizione, ha la funzione di osservare l’andamento “a campana” dell’ansia e sperimentarne una progressiva diminuzione che è un importante rinforzo al fine di esporsi nuovamente alla situazione.

 

AFFIDARSI AD UN PROFESSIONISTA

Ovviamente i consigli pratici appena elencati sono utili per coloro che provano una certa timidezza o lieve ansia sociale. Sicuramente vi sono degli aspetti che rendono più difficile che vengano messi in pratica, ad esempio, l’esordio in età precoce, la gravità della malattia, la presenza di altri disturbi, la bassa aspettativa rispetto al problema, un ambiente di sviluppo caratterizzato da coppie genitoriali apertamente criticanti, iperprotettive e svalutanti o evitanti socialmente, un temperamento inibito, una marcata e facile attivazione fisiologica, una decisa tendenza all’evitamento, un basso livello di autostima e di auto efficacia percepita, un basso livello di abilità sociali e un elevato numero di situazioni sociali temute, sono tutti aspetti che posso rendere difficile se non impossibile gestire autonomamente il problema.

Quando ciò accade è utile affidarsi ad un professionista della salute mentale, psicologo psicoterapeuta ad orientamento cognitivo comportamentale (l’approccio con maggiori evidenze scientifiche in merito all’efficacia del trattamento) che possa aiutare in un percorso adeguato per uscire dal problema.

Dal Sito: ilcorrieredellacitta.com

mercoledì 21 febbraio 2018

Fobia sociale, come capire che non è solo timidezza e come uscirne


Un disturbo diffuso tra la popolazione, la fobia sociale è l'ansia di agire davanti agli altri per paura di ricevere giudizi negativi e di venir mal giudicati. La dr.ssa Martina Valizzone ci aiuta a conoscerla per affrontarla, poichè l'ansia sociale, se non trattata, può diventare la causa di altri disturbi come la depressione.

Quando si parla di timidezza e quando questa condizione può trasformarsi in “fobia sociale”? Lo abbiamo chiesto alla dr.ssa Martina Valizzone, specialista in psicologia.

Quando si parla di fobia sociale

La fobia sociale è un disturbo d’ansia che consiste nel credere di essere osservati e giudicati negativamente in situazioni sociali o durante lo svolgimento di un’attività in pubblico.

Chi soffre di ansia sociale tende a manifestare eccessiva timidezza o riservatezza in pubblico, cui si accompagna un atteggiamento e una postura corporea solitamente rigida e difensiva. Si tratta di un disturbo piuttosto diffuso tra la popolazione.

Secondo recenti studi, ne soffre dal 3 al 13% degli italiani con una prevalenza maggiore nel sesso femminile. La fobia sociale nella quinta edizione del DSM 5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali) ha cambiato dicitura in Disturbo d’Ansia Sociale, i cui sintomi principali sono:

Paura o ansia marcate relative a una o più situazioni sociali nelle quali l’individuo è esposto al possibile giudizio altrui.

Il soggette teme di essere deriso, rifiutato o criticato dagli altri nello svolgimento di azioni o compiti di vario genere.

Le situazioni sociali provocano nel soggetto ansia o paura intensa.

Le situazioni sociali sono evitate oppure sopportate con estrema ansia o paura.

La paura o l’ansia risultano sproporzionate rispetto alla reale minaccia posta in essere dalla situazione sociale temuta.

All’interno di questa categoria diagnostica è possibile distinguere tra la fobia sociale specifica, quindi circoscritta a un particolare ambito sociale, oppure generalizzata che invece riguarda la maggior parte delle situazioni sociali.

Per ricevere una diagnosi di disturbo d’ansia sociale, i sintomi devono essere presenti da almeno 6 mesi e provocare disagio clinicamente significativo nelle varie aree di vita del soggetto quindi l’ambito familiare, personale e sociale (scolastico o lavorativo che sia).

Quali sono i modi migliori per affrontare questo tipo di fobia

Per affrontare questo disturbo, come per altri disturbi d’ansia, il trattamento più indicato ed efficace è la psicoterapia a indirizzo cognitivo-comportamentale.

La terapia cognitivo comportamentale va ad agire sui pensieri e le credenze disfunzionali che il soggetto associa allo stimolo fobico e contemporaneamente,
attraverso strategie di tipo comportamentale, aiuta il soggetto a gestire le proprie reazioni d’ansia e angoscia. Il terapeuta, nel corso della terapia, guiderà il paziente all’esposizione graduale e sistematica delle situazioni sociali che provocano ansia.

Il presupposto su cui si fondano questo tipo di interventi è che un’esposizione frequente e prolungata allo stimolo, opportunamente predisposta da paziente e terapeuta, permetterà poi al paziente di affrontare le situazioni temute in modo progressivamente più agevole, privandole della reazione emotiva negativa.

Fattore che permetterà a sua volta al soggetto di riprendere a vivere con maggiore serenità le situazioni sociali, grazie anche alla riduzione della vulnerabilità al giudizio negativo degli altri e alla vergogna. Si sono rivelati interventi efficaci anche il training autogeno e l’apprendimento delle tecniche di rilassamento muscolare profondo, utili ad associare allo stimolo fobico una reazione fisica contraddistinta da calma e rilassatezza.

Per ridurre l’entità dei sintomi associati alla fobia sociale, è spesso consigliata una terapia farmacologica a base di farmaci antidepressivi o ansiolitici. Più recentemente, nel trattamento farmacologico della fobia sociale sono stati inclusi anche gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e gli inibitori della monoamino ossidasi.

Malgrado la loro efficacia nella remissione dei sintomi ansiosi, gli effetti benefici dei farmaci cessano immediatamente dopo la loro sospensione e, se non accompagnati da un terapia psicoterapica, presentano elevati tassi di ricaduta.

Quali sono i fattori scatenanti?

Secondo recenti studi non è possibile ricondurre a un’unica causa i sintomi della fobia sociale. Sarebbe più opportuno parlare di un insieme di fattori di tipo genetico, psicologico e ambientale che concorrono all’instaurarsi di un simile disturbo.

Tra i fattori genetici, la familiarità rappresenta un importante fattore di rischio. Soggetti che hanno altri casi di fobia sociale in famiglia, hanno una maggiore probabilità di sviluppare il disturbo d’ansia sociale, rispetto alla popolazione generale.

Per quanto riguarda i fattori di natura psicologica un altro fattore di rischio è la presenza di determinate caratteristiche di personalità che possono facilitare l’instaurarsi di una simile patologia, tra queste citiamo: un’estrema sensibilità alle critiche, bassa autostima, vergogna, sentimenti di inferiorità e la paura di essere rifiutati.

In ultimo tra i fattori di rischio ambientali, rivestono un ruolo predominante le esperienze traumatiche (quali umiliazioni, persecuzioni o scherno) vissute dal soggetto durante l’infanzia o l’epoca adolescenziale, che in quanto tali hanno contribuito a rinforzare la percezione del mondo esterno come pericoloso, dal quale è meglio difendersi.

Dr.ssa Martina Valizzone

Dal Sito: www.tantasalute.it