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venerdì 8 maggio 2020

Stabilire dei limiti durante la quarantena



Stare in casa tutto il giorno a causa della quarantena non significa essere sempre disponibili. Abbiamo bisogno di tempo per disconnetterci, non solo dalle fatiche dello smart working, ma anche da messaggi e videochiamate. Stabilire dei limiti durante la quarantena, di fatto, è molto sano.

Il telelavoro ci tiene impegnati, in media, dieci ore al giorno. Se a questo aggiungiamo messaggi e videochiamate, è normale sentirsi saturi a fine giornata. Il segreto, sembra ironico, è riuscire qualche volta a stabilire dei confini nel confinamento.

Scriveva Jane Wilde Hawking nel suo libro Verso l’infinito. La vera storia di Jane e Stephen Hawking che quando lottiamo contro il destino, la sola cosa che conta è proteggere la nostra sopravvivenza. Un consiglio molto adatto al contesto attuale.

Tuttavia, all’interno di queste capsule di sopravvivenza che sono le nostre case, c’è un’altra dimensione da salvaguardare: il benessere. In queste settimane di isolamento forzato abbiamo vissuto e imparato molto. Ognuno di noi sta gestendo questa situazione come può, in modo più o meno efficace.

Qualcuno sta ritrovando se stesso grazie a una vita più lenta, intima e rilassata. Altri stanno lottando contro l’ansia. Qualunque sia la nostra realtà personale, arriva il momento in cui è necessario stabilire una barriera di contenimento.

Abbiamo ormai imparato che puntare sull’assertività e imparare a mettere dei limiti in certi contesti ci garantisce pace ed equilibrio mentale. Ma chi avrebbe mai pensato di dover applicare questo principio in un contesto di quarantena? Sembra tutto molto strano.

Isolati per buona parte della giornata, è un piacere ritrovare i nostri affetti grazie alla tecnologia. Pensavamo, inoltre, che il telelavoro equivalesse a una migliore qualità di vita; finalmente l’orario d’ufficio lo decidiamo noi, conciliandolo con gli impegni familiari.

Chi si è avventurato in questo nuovo scenario, però, ha forse scoperto che stare a casa non è così facile. Si tratta di una nuova situazione che dobbiamo imparare a calibrare. Vediamo come fare.

Telelavoro e didattica a distanza: strumenti da migliorare

Secondo i dati forniti dai gestori dei servizi di telecomunicazione, il picco di connessione inizia alle 9 del mattino. È il momento in cui tutti controllano la posta elettronica.

In media, le giornate in modalità lavoro agile si sono allungate a dieci ore, invece di otto. Ancora più sorprendente, sono in molti ad aver fissato parte dell’orario di lavoro tra mezzanotte e le tre del mattino.

Il motivo è semplice: è difficile concentrarsi nelle ore diurne. Per qualcuno non resta che lavorare quando i bambini dormono.

D’altro canto, la didattica a distanza ha mostrato falle e difficoltà. In alcuni casi gli studenti devono affrontare esercizi e argomenti da studiare senza ricevere spiegazioni. I sistemi di valutazione, inoltre, non sono precisi. E a questo si aggiunga il fattore tecnologico: non tutti i bambini hanno a disposizione un computer.

Fissare dei limiti durante la quarantena significa essere capaci di organizzarsi. Una buona gestione del tempo in telelavoro non solo aumenta la produttività, ma ci evita dello stress. Allo stesso modo, per quanto riguarda i ragazzi, occorre capire il limite tra ciò che si può ottenere e no attraverso l’e-learning.

In molti casi, per i genitori, la scuola dei figli rappresenta un carico aggiuntivo. Si tratta di un problema da considerare e risolvere.

Stare in casa non significa essere sempre disponibili

Stabilire dei limiti durante la quarantena significa far capire che non siamo sempre disponibili.

A volte, di fare quella chiacchierata con Zoom,  Skype o WhatsApp non ne abbiamo proprio voglia, e non perché non vogliamo bene alla persona che ce lo propone. In alcuni momenti, semplicemente, abbiamo bisogno di immergerci nella lettura di un libro o di non fare niente. Abbiamo bisogno di calmare la nostra mente.

Ognuno di noi ha ritmi e bisogni diversi. Spesso, a fine giornata, ci accorgiamo di aver trascorso ore tra messaggi e telefonate. Tutto questo è positivo, è una piccola ancora di salvezza in questo momento di crisi, ma abbiamo anche bisogno di riposo, di tempo per noi stessi. Impostare una serie di limiti durante la quarantena, quindi, è un gesto che fa bene alla nostra salute.

Stabilire dei limiti durante la quarantena: anche i limiti mentali sono necessari

Stabilire un limite passa anche dall’autocontrollo. Non si tratta, quindi, solo di innalzare barriere contro l’esterno riducendo, ad esempio, la quantità di informazioni da ricevere.

Oltre a gestire meglio il tempo da dedicare a parenti e amici, concordando il momento migliore per le videochiamate, dobbiamo anche stabilire dei limiti mentali.

Cosa significa stabilire un limite mentale? Vuol dire, ad esempio, bloccare le preoccupazioni eccessive. Benessere significa essere assertivi verso gli altri, certo, ma anche verso noi stessi.Controllare ciò che è nelle nostre mani.

È vero, ci sono cose che sfuggono al nostro controllo, che affrontiamo ogni giorno con incertezza e paura. Dobbiamo, tuttavia, mettere un freno alla mente che anticipa fatti non ancora accaduti, al pessimismo spinto che intensifica l’ansia.

Sia chiaro, prendersi cura del nostro universo interiore è importante quanto avere il controllo sul mondo esterno. Il benessere si trova nell’equilibrio, nella capacità di decidere un limite, di capire ciò di cui abbiamo bisogno di volta in volta. Lavoriamo su questo aspetto.

sabato 2 maggio 2020

Come vivere bene questo tempo sospeso



Il Covid 19 è uno tsunami che porta via con sé molte certezze e abitudini: ci costringe a restare in un isolamento forzato nel quale ognuno deve "affrontare" se stesso e le sue paure più profonde. Rimanere in attesa di un futuro ancora indecifrabile ci agita e così il distanziamento sociale e gli abbracci negati possono riportare a galla timori ancestrali quello dell’abbandono: è facile sentirsi come bambini smarriti nella tempesta. Abbiamo paura, è inevitabile, e negarlo per esorcizzare il problema non serve, mentre riconoscere e dare dignità ai propri timori è il primo passo per affrontare questo momento difficile in modo costruttivo. Ma non basta: per riuscirci, occorre fare come in nostri antenati, cercando saggezza e conforto negli antichi racconti…

Nutrirsi di racconti senza tempo

Le favole, i miti e le leggende sono un ottimo mezzo per accarezzare e consolare la nostra fragilità: suggeriscono dove guardare per trovare i punti di forza che ci siamo dimenticati di possedere, ovvero all’interno. Il racconto seguente, che troviamo in forme differenti in molte culture arcaiche (qui abbiamo scelto la “versione” greca), ci ricorda quale cammino occorre intraprendere per entrare in possesso di quelle risorse…

Si narra che in un tempo molto lontano gli uomini fossero in tutto simili agli Dei. A causa di ciò, le divinità originarie cominciarono a preoccuparsi, al punto da spingere Zeus, il capo supremo, a prendere la decisione di togliere loro la scintilla divina e nasconderla dove non l’avrebbero mai trovata… Sorse un grande dilemma: quale luogo ha la caratteristica di essere così difficile da raggiungere da risultare un ottimo nascondiglio? Le altre divinità, a questo punto, vennero riunite a consiglio per valutare il problema e, dopo aver ragionato bene sulla questione, dissero: “Seppelliremo la divinità dell’uomo in fondo alla terra”. Zeus prontamente obbiettò: “No, non basta, perché l’uomo scaverà e la troverà”.

Allora gli Dei risposero: “Bene, allora affonderemo la sua forza nell’oceano più profondo”. Ma Zeus si oppose ancora: “No, perché prima o poi l’uomo esplorerà le profondità di ogni oceano e la riporterà in superficie”. Allora gli dei conclusero: “Non sappiamo dove nasconderla, perché sembra che non ci sia alcun posto sulla terra o nel mare dove l’uomo non potrebbe eventualmente raggiungerla”. Così a Zeus venne un’idea e la espose replicando: “Ecco cosa faremo con la divinità dell’uomo. La nasconderemo nelle profondità del suo stesso essere, perché non penserà mai di cercarla proprio lì”. E da allora, conclude la leggenda, l’uomo è andato su e giù per la terra, arrampicandosi, tuffandosi, esplorando e scavando, per cercare qualcosa che invece aveva sempre racchiusa in Sé.

Cercare dentro per trovare fuori

Il significato del racconto è intuibile: ogni cosa che l’uomo cerca nel mondo (amore, accettazione, sicurezza, felicità…) è riconducibilealla sua realtà divina ed eterna, ovvero alla sua interiorità: solo guardando in tale direzione sarà possibile avere tutto il resto in conseguenza. Si dovrebbe dunque vivere l’attuale tempo sospeso non come perduto, sprecato ma come una pausa fra le note di cui è abitualmente composta la nostra vita, come occasione per scoprire o riscoprire il nostro grande potere interiore, scintilla di ogni stato di autentico benessere. Nella confusione del tempo sospeso, fermati ad ascoltare la pausa, il silenzio, il vuoto e guarda bene dentro di te: dapprima vedrai ombre confuse (timori, ansie, tristezza), che rappresentano le resistenze, le doglie del parto del nuovo essere che stai diventando. Continuando a volgere lo sguardo dentro, in profondità , sentirai in breve tempo sorgere proprio da lì l’amor di te, la gioia, l’autostima e tutto ciò che sei abituati a cercare fuori, nel mondo, invano.

Dal Sito: riza.it 

mercoledì 8 aprile 2020

Quarantena e Primavera, le attività da fare in casa per allontanare ansia e stress



Stare chiusi in casa non è mai stato importante come in questo momento. E se arrivano ansia e stress: ecco cosa fare per ritrovare il benessere anche grazie alle prime giornate di luce

Quarantena e Primavera: da una parte la necessità e la responsabilità di rimanere chiusi in casa per sconfiggere completamente il coronavirus che sta imperversando in tutto il mondo e dall’altra le prime avvisaglie di sole, tepore e della natura che ritorna a fiorire. Se lo stimolo a ritornare alla normalità è forte, in questo momento è ancora più importante stringere i denti e proseguire con le misure che nelle ultime settimane hanno iniziato a dare i primi frutti con un calo dei contagi sul territorio italiano.

Per molti rimanere in casa, dopo già diverse settimane di lontananza forzata dal mondo esterno, può sembrare una piccola tortura ma mai come ora bisogna allontanare l’ansia accumulata giorno dopo giorno per non vanificare gli sforzi di un’intera comunità. Ecco dunque come mantenere la giusta distanza dallo stress, godendo di ciò che la nostra abitazione ci offre e ritrovando l’equilibrio.

Fitness in casa: come (ri)cominciare in primavera

Stare fermi, dedicarsi poco al movimento o semplicemente rimanere immobili davanti alla tv può incrementare i livelli di stress e mai come ora questo si traduce in un grande no. La bella stagione è arrivata (o è in arrivo) e le giornate già sono diventate più lunghe e luminose. Perché non tirare fuori dall’armadio leggings e maglietta colorata per dare sfogo all’energia accumulata con un po’ di ginnastica casalinga e musica in sottofondo? Niente sport faticoso? La meditazione è la risposta: fa bene al corpo e alla mente.

Questa volta non c’è neanche la scusa della mancanza di guide per gli esercizi tra video corsi online, app, siti specializzati. Le fonti da cui attingere sono tante, serve solo la voglia di darsi da fare. E non dimenticarsi mai dello stretching prima e dopo l’allenamento, oltre che godersi totalmente il senso di serenità guadagnato dopo aver scaricato l’adrenalina, magari prima o subito dopo le ore di lavoro in smart working proprio come facevamo fino a qualche settimana fa.

Leggere, studiare, puntare sulla cultura

Concentrazione: è tempo di dedicarsi alla cultura! Invece di passare il tempo davanti al computer solo per darsi al binge watching della propria serie televisiva preferita (un’attività sì perfetta ma magari più adatta alle ore serali, quando ci si vuole riposare e usare le proprie energie giusto per scegliere il nuovo episodio da guardare... bisogno di idee? Ecco cosa offrono Netflix e Amazon Prime) perché non farsi cullare dal piacere dell’apprendimento? Se il tempo lo permette, ci si può trasferire in balcone, sul terrazzo o davanti alla finestra per godere dei primi tiepidi raggi solari mentre si sfogliano le pagine di quel libro che da tempo attende di essere letto.

Lanciarsi in un corso online (alcuni sono disponibili anche sul sito dedicato alla solidarietà digitale dell’Agid) per ampliare i propri orizzonti imparando una lingua nuova o sfruttando il tarlo per fare proprie le strategie per quell’attività che tanto ci affascina. Non ultime sono le visite guidate ai musei e alle mostre in giro per il mondo. Avete sempre sognato di visitare le gallerie di quel museo ma non siete mai riusciti ad andarci, men che meno ora vista la quarantena? Basta andare su YouTube, detto fatto.

Dare spazio a manualità e creatività

Ok, niente sport e di studiare non se ne parla. Perché allora non scegliere qualche passatempo scacciapensieri magari con il proprio partner o con i piccoli di casa, se ci sono? Dal disegno alla cucina (sì, ce ne sono proprio per tutti i livelli e tutte le forchette), passando per gli origami e come compiere piccole riparazioni in casa le opportunità non si contano.

Meglio ovviamente orientarsi su tutte quelle alternative che possiamo svolgere facilmente tra le mura casalinghe e per le quali si hanno già tutti gli attrezzi o strumenti necessari. Deve trattarsi di opportunità di svago e non di ricerca forsennata di quello o quell’altro oggetto rimbalzando da un sito di e-commerce all’altro. Altro stress di cui in questo momento di quarantena non sentiamo proprio il bisogno, giusto?

Organizzare la spesa online

Questa attività potrebbe essere annoverata tra quelle stressanti ma la chiave per affrontarla è una e semplice: farlo di giorno. A mente fresca e con le idee chiare, organizzare il carrello della spesa con i prodotti di cui si ha bisogno al proprio carrello virtuale risulta non solo più facile ma anche meno ansiogeno.

Niente fretta: oggi abbiamo tutto il tempo per creare il nostro profilo sui siti che ci interessano, scegliere con cura i prodotti e, volendo e potendo, curiosare tra le offerte disponibili anche in previsione dell’imminente Pasqua. Importante è sempre verificare prima se il negozio consegna nella nostra via e quali sono i tempi e le modalità di consegna: eviteremo brutte sorprese al momento del pagamento.

Dal Sito: m.ilgiornale.it

lunedì 6 aprile 2020

Come gestire l’ansia da Covid «L’isolamento ci fa resilienti»


I consigli dell’esperto, Antonio Vita (docente di psichiatria a Brescia: «Bisogna imparare ad accettare i momenti difficili. L’isolamento ci consente di cercare e ritrovare il nostro l’equilibrio»
Il Covid-19 testa la sanità e l’economia del Paese, ma anche la stabilità emotiva degli italiani. Come reagisce il Dipartimento di salute mentale e dipendenze dell’Asst Spedali Civili di Brescia, tra le più colpite della Lombardia, all’emergenza sanitaria in atto? Risponde il direttore Antonio Vita, docente di psichiatria alla facoltà di Medicina della città. «Sono preservate tutte le attività a favore di pazienti con disturbi psichici o dipendenze, attivi i servizi di ricovero, diagnosi e cura e anche le attività territoriali (Cps) per quelle situazioni che necessitano continuità e monitoraggio della terapia farmacologica. Situazioni come questa determinano l’aumento di preoccupazioni per tutti. Gli effetti sulla psiche dell’emergenza spesso si riscontrano sul medio-lungo periodo. Nell’immediato si registra un aumento di ansia e preoccupazione, ma in seguito si potrebbero verificare sintomi depressivi o disturbo da stress post traumatico. L’attenzione rimane alta e cerchiamo di essere di aiuto: compito dei nostri operatori, oltre a quello di curare, è anche informare e tranquillizzare i pazienti che per effetto dei loro disturbi vivono in modo accentuato paure e ansie».

Il cambiamento

Fino agli ultimi Dpcm Conte, la maggior parte della popolazione ha fuggito l’idea di attuare cambiamenti nelle proprie abitudini di vita, attuando comportamenti spesso privi di buon senso, pericolosi per sé e per gli altri: una fuga dalla realtà. «Spesso si tende a non voler ammettere che qualcosa che può mettere a repentaglio le proprie certezze stia accadendo, con comportamenti di negazione, facendo cose che già si sconsigliavano o si iniziava a limitare e proibire. Ora, si è passati a una vera limitazione delle possibilità di contatto sociale ed è una situazione nuova, ma anche uno strumento necessario per superare, e farlo nel minor tempo possibile, la fase di difficoltà collettiva, accettandola e facendola propria. Tutte le situazioni che richiedono un adattamento delle proprie abitudini rappresentano una situazione di stress. L’aumento dell’ansia può verificarsi, ma tale situazione offre inaspettatamente anche opportunità. L’isolamento rappresenta un cambiamento, che permette di cercare un equilibrio in noi stessi, tra la parte allarmistica e quella ottimistica, accettando la situazione e contribuendo a risolverla. Il confinamento ci propone una nuova condizione, lontana dai ritmi frenetici, che limitano le occasioni di scambio con i famigliari. Può essere occasione per raccontarsi. Il tempo dilatato offre occasione per giocare con i figli e riordinare le proprie cose. Cerchiamo di creare memorie positive con l’utilizzo favorevole del tempo in termini di relazione e conoscenza reciproca, rendiamo lo spazio che possiamo vivere ricco e vitale. È un’occasione per riordinare il proprio percorso individuale e famigliare, attivando risorse personali che favoriscono la resilienza, cioè la capacità di recupero di fronte a situazioni nuove, difficili e incerte. Bisogna rimanere attivi anche all’interno di uno spazio limitato: con l’attività fisica, preservando ritmi e abitudini, arricchendo lo spazio/tempo con creatività. Ci aiutano i tanti mezzi di comunicazione che abbattono muri fisici e semplificano la relazione con l’esterno, utilizzati anche dai nostri servizi per raggiungere i pazienti».

La risposta

Il territorio ha risposto con forza all’emergenza sanitaria, attuando iniziative anche dal punto di vista del supporto psicologico. «Come azienda sanitaria sentiamo molto la vicinanza di soggetti che ci aiutano. All’interno dell’ospedale è stato avviato uno sportello di consulenza psicologica, da parte dell’unità di psicologia clinica, a favore di tutti gli operatori sanitari sottoposti ad uno sforzo così elevato. Nel complesso, si sta facendo un lavoro di squadra positivo e si ha la speranza che possa aiutare a superare questa emergenza».Nella storia, a livello psicopatologico, che reazione è stata riscontrata nel singolo e nella popolazione in seguito ad eventi straordinari che hanno stravolto la normalità della vita di tutti i giorni? «Generalmente una parte della popolazione può andare incontro al Disturbo post traumatico, come nel caso dell’11 settembre negli Usa, o del terremoto che colpì L’Aquila nel 2009. Dove vi sono fenomeni che hanno durata e impatto generale sulla popolazione si riscontra un aumento della sintomatologia di tipo ansioso e depressivo, causati da fattori come l’insicurezza sociale, la caduta delle certezze e della stabilità anche economica».


Dal Sito: brescia.corriere.it 

giovedì 2 aprile 2020

Coronavirus, l'esperta: "L'isolamento sociale pesa, ma è l'occasione per dare spazio alla famiglia"



Ansia, paura, depressione e insonnia sono fra gli effetti delle restrizioni. Ma una situazione di svantaggio come questa può regalarci tempo da dedicare al nucleo familiare.
DA QUANDO è iniziata l’emergenza coronavirrus,stiamo sperimentando una serie di reazioni-ansia, stati depressivi, attacchi di panico, alterazioni nei ritmi sonno-veglia e nell’alimentazione-, spia di un forte disagio. Risposte comprensibili, visto che stiamo affrontando un forte stressdovuto alla necessità di combattere un nemico non prevedibile.Tuttavia, questi stati si sono amplificati a dismisuraquando è partita la richiesta del Governo di restare in isolamento, di mantenere le distanze dagli altri, di non abbracciarsi, baciarsi, toccarsi, darsi la mano. All’ improvviso ci siamo visti tagliati fuori dalla nostra vita sociale,non solo quella che fa capo ad  amici e parenti ma anche quella che comprende gli estranei.Gli altrinon li possiamo più vedere. E ci stiamo rendendo contoche non è vero che “L’Inferno sono gli Altri” come sosteneva Jean Paul Sartre. E’ vero piuttosto che l’ “ Inferno” è quando gli Altri non ci sono. 

La distanza dagli altri

Ma come mai il distanziamento socialefa aumentare cositanto lereazioni di disagio? Una interpretazione plausibile è  quella che  fa ricorsoal modo in cui  si è dipanata la nostra evoluzione biologica, eal modo in cui,di conseguenza, sono organizzati il nostro cervello e la nostra mente.Ai primordi della nostra specie, nell’ambiente pieno di pericoli in cui vivevano i primi uomini, la sopravvivenza era assicurata dalla possibilità di mantenere la vicinanzacon altri essere umani.

Il bisogno di compagnia

Di conseguenza, la selezione naturale ha fatto sì che la nostra programmazione genetica preveda che noi siamo fortemente inclini a cercare gli altri e che la socialità produca, in automatico, un forte senso di benessereattraverso un meccanismo che ha a che fare con il funzionamento del nostro cervelloLa presenza degli altriproduceinfatti, un innalzamento del livello di oppioidi endogeni, interni al nostro cervello.Questi oppioidi sono analoghi alle droghe della famiglia degli oppiacei e  provocano, come quelle, molto piacere. Gli “altri”, in altri termini,  sono gli stimoli che producono queste droghe all’interno dell’organismo.  
 

Il corpo reagisce

Quando si sta da soli si ha un abbassamento del livello deglioppioidi. Quindi,quanto più siamo costretti  a non vedere le altre persone, tanto più le desideriamo, etanto più proviamo frustrazione, agitazione,  depressione.Abbiamo, in pratica, delle reazioni simili a quelle dei tossicodipendenti che si ritrovinoin crisi di astinenza! 

La paura di restare soli

A questa necessità/bisogno di socialità si accompagna, in maniera speculare,la paura di stare da soli. Da soli si correva il rischio di non sopravvivere. Non a caso questapaura è a base innata esi manifesta già alla nascita. I neonati piangono disperati se lasciati da soli;producono in questo modo l’accostamento della madre, la quale, già ai primordi della nostra specie,proteggendoli assicurava lasopravvivenza. E questa paura si manifesta anche negli adulti perché è strettamente correlata, secondo percorsi ancestrali, alla possibilità di non morire.

L'ormone del benessere

 A base genetica può essere considerataanche la ricerca delcontatto che viene indirizzata essenzialmente a chi possa prendersi cura di noi (i genitori, il partner), così che i legami affettivi si pongono come cruciali per la nostra salute, ma anche a chiunque venga percepito come in grado di proteggere, tant’è che trova una sua espressione simbolica nella stretta di mano e nell’abbraccio che destiniamo alle persone che incontriamo. Il contatto produce rilassamento, fa sentiresicuri, fa stare bene.Ma, in questo caso, a quali meccanismi sono da ricondurre questi effetti benefici? Il contatto produce il rilascio di ossitocina,  un neurormone che ha il potere di indurrecalma e che riesce a ridurrel’attività dei neuroni dell’amigdala, quella parte del cervello che si attiva quando si percepisce un pericoloe che è responsabile delle immediate risposte di paura che vengono messe in attoQuando si percepisce un evento pericoloso, invia in automatico segnali di emergenza e fa rilasciare gli ormoninecessari per la difesa, quelli che vengono detti gli ormoni dello stress. 
 

Gli effetti negativi

L’isolamentocomporta, quindi,l’impossibilità di usufruire degli oppioidi endogeni forniti dalla presenza degli altri,un crollo dei livelli di  ossitocina,e,conseguentemente,una scarsa regolazione dell’amigdalaIn altri termini, l’attivazione di questa parte del cervello,a seguito della percezione del pericolo costituito dal coronavirusnon può essere modulata dalla presenza delle altre personeLe risposte di pauraprovocano, pertanto,un aumento esponenziale degli ormoni dello stress ( quali il cortisolo, per esempio), i quali hanno ricadute molto dannose  se la situazione di emergenza si protrae a lungo.Di qui,quei pesanti effetti sull’omeostasi fisiologica,che si manifestano nellereazioni di disagio collegate all’ansia,di cui parlavamo all’inizio, e il rischio, per alcuni di noi, di andare incontro ad unabbassamento delle difese immunitarie. 

La capacità di adattamento

Questi gli effetti negativi e/o rischi del restare a casa, che,  tuttavia, possono essere perlomeno attenuatidalle opportunità offerte da questa condizione anomala.La nostra specie si è evoluta sulla base di una grande capacità di adattamento. Non a caso,dopo un primo momento di sbando, sono state mobilitate tutte le competenze necessarie ad utilizzare le innovazioni tecnologicheche possano renderevicina la distanza,ci si vede e ci si parla comunque, così che gli altri, sia pur non presenti fisicamente, potrebbero comunque produrre quegli oppioidi endogenidi cui abbiamo bisogno per stare bene 

A casa con i propri affetti

Restare a casa permette di recuperare il senso dei rapporti affettivi,con il partner ed essenzialmente con i propri figli, i quali, in questi giorni, stanno ritrovando il piacere del contatto con i  loro padri e madri che, a loro volta,possono riscoprire il piacere dabbracciarsi e diabbracciarli,cosi da produrre  e far produrre quell’ossitocina, che induce sicurezzae calma. Il che non esclude che la coabitazione forzata possa portare ad insanabili conflitti.Coloro che vivono da soli possono vedere e parlare con gli amici e i parenti a distanza così da mantenere i loro legami di affetto.L’ udito e la vista possono sostituire il contatto, al fine di lenire l’ansia e la paura.  
In altri termini, se riusciamoripristinare,nella realtà e/o in maniera virtuale, quelle condizioniche fanno sì che gli altri possano ancora porsicome la nostra droga, restare a casapuò non essere una tragedia.

*Professore Emerito di Psicologia SocialeSapienza Università di Roma,autrice di “Psicologia Sociale-tra basi innate e influenza sociale” e “Il cervello in Amore- Le donne e gli uomini ai tempi delle neuroscienze”, entrambi per il Mulino            

Dal Sito: repubblica.it 

mercoledì 25 marzo 2020

Quarantena | Come tenere lontani ansia e attacchi di panico



Scopri come tenere a bada ansia e attacchi di panico durante la quarantena.
Con la quarantena sempre più rigida e le tante regole da seguire è facile lasciarsi prendere dallo sconforto. Se a questo si uniscono anche ansia e attacchi di panico, è facile immaginare come affrontare il tutto sia decisamente più difficile.
Purtroppo chi soffre di questi disturbi, in questi giorni, si trova alle prese con tante micro battaglie da combattere. Battaglie che tutte insieme possono apparire insormontabili e che passano dai frequenti sbalzi d’umore alle vere e proprie crisi di ansia.

Tra la paura del contagio, il non poter incontrare gli amici o uscire per scaricare lo stress con una passeggiata, il rischio è infatti quello di farsi travolgere dalla paura che, come tutti sappiamo, è una delle basi dell’ansia. Oggi, quindi, proveremo ad affrontare la cosa cercando di capire com’è possibile tenere a freno ansia e attacchi di panico in questo particolare momento.

Vivere in quarantena non è una cosa semplice, specialmente se prima si era soliti trascorrere molto tempo fuori e si aveva una vita ben organizzata e scandita da ritmi serrati.

Trovarsi da soli con tanto tempo libero da spendere è spesso una cosa alla quale si aspira ma che una volta divenuta reale si mostra in modo diverso da come la si era immaginata.
Si tratta infatti di trovarsi da soli con se stessi, di ascoltare la propria mente nel silenzio della propria casa e, tante volte ciò può generare ansia, specie se ci si trova in un periodo che aiuta i pensieri negativi.

È quindi facile immaginare come durante la quarantena ci si trovi più facilmente di fronte ad ansie e paura. L’incertezza per l’indomani, la mancanza di impegni, il lavoro che per alcuni è stato ridotto, cambiato o addirittura messo in pausa e l’impossibilità di vedere i propri cari o di uscire per distrarsi un po’ sono sicuramente motivi più che validi per temere di incorrere in depressione da quarantena o ansie e attacchi di panico.

A riguardo esiste persino uno studio pubblicato sul Lancet dove viene riferito che il periodo di quarantena influisce in modo negativo sulla psiche e che gli effetti possono durare anche dopo il ritorno alla normalità.

Secondo lo studio, che ha preso in causa diverse epidemie precedenti come la Sars o l’Ebola è stato infatti rilevato che indipendentemente dallo stato di salute i sintomi delle persone prese in esame erano depressione, nervosismo, ansia, panico e disturbi post traumatici da stress.

È quindi più che mai importante cercare di scongiurare il problema trovando dei punti di forza con i quali contro attaccare ansia e panico, in modo da bloccarli ancor prima che si presentino. Proviamo a scoprirne alcuni.

Tenere lontani i pensieri negativi. La prima regola da seguire per cercare di tenere a bada ansia e depressione è quella di sforzarsi di avere in mente solo pensieri positivi. Un obiettivo che di questi tempi può essere difficile ma che di base è anche l’unico per salvaguardare la propria psiche. Il trucco sta nel non dare spazio ai pensieri negativi. Evitare di guardare troppi Tg o di cercare notizie allarmanti da approfondire ed impiegare il tempo ascoltando musica rilassante e guardando qualche film. Se si hanno paure particolare, è sempre meglio chiamare qualcuno e parlarne in modo da non far crescere i pensieri nella propria mente. Sentire una voce amica che da conforto nei momenti di paura è sempre un buon modo per non impazzire schiacciati dai pensieri negativi.

Stabilire una routine. In questo periodo colmo di incertezze chi combatte da sempre con l’ansia ha bisogno più che mai di punti fermi e sicuri. Stabilire una routine quotidiana è quindi un buon modo per sentirsi al sicuro e per non fermarsi ad assecondare pensieri colmi di paura. È bene quindi stabilire un orario per la sveglia che sia sempre lo stesso e al quale seguano degli appuntamenti quotidiani come la colazione, la pulizia della casa, i preparativi dei pasti, la call con parenti ed amici, etc… In questo modo si avrà una giornata scandita da impegni e ciò aiuterà a sentire meno il peso delle incertezze date dal periodo.

Sentire gli amici. Gli amici e i parenti sono un punto importante di questo periodo. In tanti hanno approfittato dell’impossibilità di vedersi per creare chat di gruppo nelle quali chiacchierare liberamente o vedere addirittura dei film in tv. Si tratta di opzioni che possono fare la differenza, creando un momento della giornata da attendere e aiutando a condividere il periodo non facile con i propri cari. Quindi via libera ad un film da vedere in diretta con gli altri, cosa per cui esiste la possibilità di sincronizzare i video su diversi computer in modo da vedere tutti insieme la stessa cosa e senza problemi di ritardi.
I modi per sentirsi vicini anche se lontani sono tanti e vari e con un po’ di fantasia ed elasticità si può trovare il modo per rendere ancor più speciali i rapporti interpersonali. Un giorno, ricordare di aver vissuto insieme un dato periodo sarà sicuramente un collante non indifferente.

Avere sempre vicino il numero di una persona fidata. Detto, ciò, sappiamo bene che l’ansia è infida e che può arrivare nei momenti più assurdi come, ad esempio, di notte. Sapere di avere qualcuno a cui scrivere o con cui sentirsi in caso di bisogno è sempre d’aiuto. Quindi, è opportuno mettere da parte la timidezza e chiedere aiuto a qualcuno di cui ci si fida. In questo modo, specie se si vive da soli, si saprà di avere un supporto sempre presente sul quale fare affidamento.
Avere un riferimento online. Se si è già seguiti da qualcuno per ansia e attacchi di panico, molto probabilmente si avrà già avuto modo di effettuare incontri via Skype con il proprio terapeuta. Qualora non fosse così o si sentisse il bisogno di parlare con qualcuno in grado di comprendere il problema, esistono dei supporti online ai quali è possibile accedere anche gratuitamente e che possono rivelarsi un valido aiuto per chi ha problemi di attacchi di panico.

Un esempio è l’aiuto telefonico offerto da Isidap e disponibile per tutti tramite il numero verde800 060708. Iniziativa alla quale se ne aggiungono tante altre, alcune anche da parte di privati che offrono una o due chiamate gratuite per aiutare i problemi di ansia legati alla quarantena o alla paura del Coronavirus. Basta fare una rapida ricerca sul web per trovare quelli regionali o messi in atto dai vari studi psicologici.

Soffrire di attacchi d’ansia e di panico è sempre spiacevole e in questo periodo lo è sicuramente di più. Per questo motivo è davvero importante prendersi cura di se e fare di tutto per mantenere un contatto con il mondo e con se stessi. Solo così si può infatti sperare di vivere al meglio e di superare con maggior forza questo momento che, se ben vissuto, aiuterà a sentirsi più forti che mai.

Dal Sito: chedonna.it 

lunedì 23 marzo 2020

QUARANTENA, PAURA, SOLIDARIETÀ E LENTEZZA



I cambiamenti improvvisi e totalizzanti ci fanno sentire paura e la paura può diventare panico.

In questi giorni si assiste a numerose iniziative di solidarietà che nascono spontaneamente tra le genti, è come se tutti stessimo urlando a gran voce il nostro bisogno di vicinanza: i canti dai balconi, le azioni di volontariato rivolte alle persone in difficoltà, collette per l’acquisto di materiali per gli ospedali, ginnastica online, ecc.
Credo che tutto ciò possa prendere il nome di solidarietà, un ingrediente segreto che ci permette ogni giorno di non farci trascinare nel turbinio del panico, che ci permette di sentirci uniti e vicini nonostante la gelida distanza fisica.
La solidarietà si percepisce nella voce delle persone, vicine e lontane, negli sguardi della gente al supermercato, nelle attenzioni che abbiamo gli uni verso gli altri, seppure a distanza di sicurezza, si vede e si sente. All’improvviso siamo tutti una grande famiglia, tutti vulnerabili e vicini. Una comunità.
È tangibile questa solidarietà, è come se dietro gli sguardi, le attenzioni ed il tono di voce ci fosse lo stesso pensiero: “anche io ho paura”. Si sa, la paura condivisa pesa un po’ meno, è un macigno più leggero, si porta meglio sulle spalle e nel cuore.
Fino a poche settimane fa il contatto fisico era qualcosa di scontato, automatico, ci incontravamo, ci salutavamo con una pacca sulla spalla, un po’ di schiamazzo, un abbraccio e proseguivamo. Adesso no, uno sguardo, un’occhiata, un saluto a gran voce da lontano e un passo indietro, un metro indietro… A volte abbiamo la sensazione che qualcosa manchi in quel saluto, manca un pezzo, è mutilato, non è completo, ma è comunque carico di solidarietà e si percepisce. Chissà che effetto ci farà risalutarci davvero, quando tutto sarà finito, chissà che sapore avrà riabbracciarsi.
Quando abbiamo paura cerchiamo il contatto fisico, cerchiamo di stringerci forte. Oggi invece, per salvarci tutti, dobbiamo stare lontani il più possibile, lontani per un obiettivo comune. È surreale.

Non eravamo pronti a tutto questo, ma d’altronde gli imprevisti, per definizione, non si possono programmare.
Staremo forse riscoprendo il significato dello spazio fisico? Della salute? Della natura? Della casa? Delle relazioni? Della cucina? Della lentezza? Abbiamo la possibilità di scoprire molte cose in questi giorni, la frenesia lascia il posto all’ascolto.
Il diritto alla salute e la responsabilità collettiva, se sommati ci danno umanità. Forse di questa avevamo più bisogno, dopo averla conosciuta davvero, forse saremo tutti un po’ più umani.

Tutte le crisi  portano con sé tanta ricchezza, tante novità e tante scoperte. Non a caso il termine crisi, che ha la sua origine dal greco, significa scelta,decisione; quando c’è una crisi viene messo in discussione tutto ciò che si riteneva valido poco prima e si è costretti a scegliere, scegliere una strada da percorrere.
Questa crisi ci costringe a rallentare, ci sta offrendo un’incredibile occasione per riflettere, ci obbliga, con le spalle al muro, a porci alcune domande,  a fare i conti con se stessi, con il nostro lavoro, con la nostra casa, con le nostre relazioni, con le nostre abitudini, con la nostra solita frenesia.

Probabilmente, molti di noi, si staranno chiedendo dove erano diretti con tanta fretta fino a qualche giorno fa, in quale direzione e con quali obiettivi…

Questa situazione di crisi, assomiglia ad una convalescenza, una lunga convalescenza a seguito di una ferita improvvisa, pericolosa e profonda. E, come in tutte le convalescenze, è importante prendersi del tempo per medicare la ferita, con costanza e con cura, osservare la guarigione, per poi un giorno ricordare la cicatrice.