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lunedì 3 agosto 2020

L'auto guarigione del corpo: ecco come stimolarla



Si sente spesso dire che il nostro corpo è una macchina perfetta, eppure 

Una possibilità alternativa è il modello olistico, una visione che considera le malattie come conseguenza di un conflitto interno e i loro sintomi come indicatori della necessità di un cambiamento per tornare all’equilibrio ottimale.

La disciplina olistica principale e la PNEI che si occupa dei legami tra sistema endocrino, immunitario, nervoso e l’attività mentale con il comportamento. La PNEI considera lo stress come la causa principale dell’indebolimento del sistema immunitario: il nostro corpo, quando ci sentiamo stressati, sprigiona ormoni come cortisolo e adrenalinache hanno effetti nefasti sul nostro organismo. 

Sempre secondo la PNEI, le attività positive inducono il nostro corpo a produrre neurotrasmettitori come serotonina o endorfine, capaci di attivare il sistema immunitario. Questa disciplina considera anche la capacità di auto guarigione del corpocome centrale per la nostra salute.

L’80% delle malattie, pare sia di origine psicosomatica: una predisposizione mentale negativa aumenta i rischi per la salute. Secondo la PNEI, una prova della capacità auto rigenerativa del nostro corpo si trova nell’effetto placebo. Grazie a questo effetto, il paziente che crede di essere curato farmacologicamente guarirà nonostante gli siano date semplicemente zollette di zucchero prive di effetto. Il trattamento farmacologico è essenziale, ma è importante associarlo a un cambiamento nello stile di vita. Com’è possibile aiutare il nostro corpo ad auto rigenerarsi?

Riconoscendo i tuoi bisogni

Avere consapevolezza dei tuoi reali bisogni aiuta a sviluppare un atteggiamento più aperto nei confronti di sensazioni ed emozioni positive, tutto ciò ha una ricaduta positiva sul nostro organismo.

Prendendoti cura del tuo organismo

Nonostante il tuo corpo abbia una grande capacità di autoconservazione, tu hai il dovere di mantenerlo sano seguendo un’alimentazione equilibrata e facendo esercizio fisico. Tutto ciò comporta una riduzione dello stress che avrà effetti positivi su tutto l’organismo.

Assumendo punti di vista alternativi

Sono i tuoi pensieri a creare la realtà, quindi ogni volta che alimenti circoli viziosi fatti di critiche e boicottaggi, indebolisci la tua resistenza immunitaria. Pensare in modo positivo invece stimolerà la formazione di nuovi collegamenti neuronali nel tuo cervello.

Riconoscendo i tuoi problemi

Riconoscere di avere un problema è il primo passo per risolverlo: esterna le tue sensazioni più dolorose e tristi in questo modo otterrai la comprensione e il supporto per superarli.

Instaurando rapporti umani profondi

Per aiutare il tuo corpo a auto rigenerarsi devi coltivare relazioni basate sulla fiducia e sull’empatia in cui sentirti te stesso. 

Liberando la tua creatività

Dedica del tempo ai tuoi interessi e alle tue passioni lasciando libere le tue potenzialità.

Aprendoti agli altri e a quello che ti circonda

Devi cercare di evitare tutti quei comportamenti che generano sentimenti negativi: sono tremendamente dannosi per il tuo corpo. Accetta quello che sei e mantieni la mente aperta a nuove esperienze.

Rilassandoti

Se c’è una pratica che è buona cosa attuare, è rilassarsi. Puoi farlo in vari modi, dallo yoga alla meditazione, ottenendo numerosi benefici. Infatti, durante una fase di rilassamento profondo il nostro cervello emette onde alfa che aiutano la produzione di endorfine. Inoltre, riuscirai ad ascoltare il tuo corpo stimolando la capacità di auto guarigione.

Facendo prevenzione

Tutti i consigli che hai trovato in quest’articolo, è bene metterli in pratica prima che insorga una patologia. Il tuo organismo è capace di auto rigenerarsi ma non c’è bisogno che questo avvenga solamente in seguito a una malattia. Esercitando questa capacità del tuo organismo ogni giorno eviterai molte complicanze.


Dal Sito: aprilamente.info 

giovedì 30 luglio 2020

Prenditi cura di te…i segreti per farlo davvero!



Prenditi cura di te….quante volte sentiamo pronunciare questa frase così bella!

Quando mi capita di sentirla avverto una sensazione di dolcezza, leggerezza e profondità insieme.
Prendersi cura di sé sembra così semplice, facile addirittura scontato. Invece, se ci riflettiamo bene, se osserviamo la nostra vita scopriamo che non è facile mettersi al primo posto, accettarsi, accogliersi, coccolarsi.

Prenderci cura del nostro corpo

Il corpo, l’esteriorità, l’apparire sono talmente importanti in quest’epoca: creme, cremine, trattamenti, diete, integratori.


Ti invito a riflettere su ciò che tu fai quotidianamente per il tuo corpo: cosa usi per la tua igiene personale, come nutri la tua pelle, di quali alimenti ti nutri, che tipo di attività fisica fai…

Osserva e comprendi in che modo ti stai prendendo cura di te. Sei ben informato sui prodotti che compri e usi, leggi gli inci dei cosmetici e le etichette degli alimenti oppure vai a caso, lasciandoti guidare dagli spot pubblicitari, da un buon marketing, dalla fretta perché hai altro a cui pensare?


Prendersi cura vuol dire fare il massimo bene con attenzione. Significa ascoltare davvero le esigenze del corpo ed assecondarle donandoci salute e benessere.

Spesso, invece, il nostro corpo viene maltrattato da trattamenti dolorosi ed invasivi (lampade abbronzanti, dolorosi trattamenti per dimagrire o per eliminare le rughe etc.), viene inquinato con creme e prodotti chimici e cibi spazzatura pieni di conservanti, viene costretto a fare uno sport o un’ attività fisica che non è la migliore per noi solo perché promette risultati estetici strabilianti.
Il risultato, spesso, è la trasformazione in chi non siamo e questo risultato è stato dettato dal bisogno di essere accettati e riconosciuti, per essere come gli altri vorrebbero che fossimo.
Ti stai prendendo cura del tuo corpo?
Stai ascoltando le sue esigenze?
Lo stai nutrendo in modo sano?
Prenderci cura della nostra anima

Lo stesso vale per la nostra anima. L’anima ci parla continuamente, ci guida a fare ciò che è meglio per noi e di conseguenza per gli altri: sa quando è tempo di dare, quando è tempo di ricevere, quando è tempo per stare in compagnia oppure in pace, in solitudine, sa quando è tempo di fare qualcosa ci nutre. Ma, nella quotidianità, dobbiamo volerla ascoltare e trovare il modo di riuscire a sentire la sua voce.

In quest’epoca di vite intense, piene di lavoro, relazioni, cellulari e social media che non ci lasciano mai soli, non è semplice. Bisogna volerlo fare ed impegnarsi ad ascoltare noi stessi, il nostro cuore. Nell’arco della giornata accadono molte cose piacevoli e spiacevoli che spesso suscitano in noi emozioni e sensazioni. La via più semplice è quello di dar loro poco peso e ascolto, di far finta di niente. Il che significa, trascurarsi, non prendersi cura di sé.
Magari siamo bravi con gli altri, li ascoltiamo, li accogliamo, chiediamo loro “come stai oggi?”.


E a noi stessi quante volte capita di chiedere: “come sto oggi? come mi sento? di cosa ho bisogno?”.

Spesso facciamo cose “controvoglia”, mettiamo gli altri invece che noi stessi al primo posto, diamo poca importanza alle nostre esigenze e trascuriamo una voglia, un desiderio, un sogno.
Come prendersi cura di sé: suggerimenti dal cuore

Dedicati il giusto tempo
Coccolati e abbracciati quando ne senti il bisogno
Nutri il tuo copro e la tua anima come faresti con la persona a te più cara al mondo
Dai il giusto spazio ed attenzione alle tue emozioni, sensazioni, accadimenti
Ogni tanto fatti un regalo, una sorpresa
Chiediti se ciò che stai facendo è ciò che veramente vuoi
Impara a stare in ottima compagnia di te stesso
Ascoltati più che puoi ed impara a chiederti “come mi sento oggi?”
Accettati, apprezzati ed amati così come sei…perché sei unico ed irripetibile e ricorda che non possiamo amare niente e nessuno in modo autentico se non amiamo autenticamente prima noi stessi.




Dal Sito: benesserecorpomente.it

venerdì 24 luglio 2020

Le ferite dello spirito si manifestano anche sul tuo corpo



Spesso siamo portati a considerare il nostro animo e il nostro corpo come due entità separate, eppure non è così: tutti i tuoi problemi spirituali si rifletteranno sul tuo corpo. Tutto quello che il tuo inconscio assimila, il tuo corpo lo rilascia sotto forma di malattie, dolori e malesseri. Infatti le malattie potrebbero essere considerate come conflitti tra personalità e anima.

Qualche esempio

Se vivi una vita priva di calore affettivo, al primo freddo sarai incline a prendere un raffreddore. Allo stesso modo il tuo naso cola quando i tuoi occhi non possono piangere. Forti mal di schiena indicano che stai portando un peso, una tristezza immensa o hai sofferto un trauma. Se non hai l’abitudine a raccontare i tuoi problemi e a confidarti con gli amici, probabilmente avrai frequentemente mal di gola. Se sei obbligata ad avere a che fare con persone che non gradisci, ti verrà acidità di stomaco. Così come le rabbie che accumuli, daranno vita a delle coliche.

Se sei una persona sola, il diabete verrà a farti compagnia. Allo stesso modo, l’amore mancato genera odio che ti divora come il cancro. Prendi peso quando sei insoddisfatta e dimagrisci quando sei logorata. L’insonnia è causata da dubbi, preoccupazioni e ansia. Il battito cardiaco è influenzato dalle tue motivazioni: se non trovi un senso alla tua vita varierà di ritmo. Quando sei paralizzata dalla paura la tua pressione sale mentre il nervosismo aumenta i respiri come se ti mancasse l’aria.

La febbre ti verrà più spesso quando ti senti sopraffatta da un problema e hai finito la pazienza. Le ginocchia ti faranno male quando non vorrai piegarti per orgoglio e le artrosi ti verranno se la tua mente non è disposta ad aprirsi e sei troppo rigida. Le situazioni insopportabili provocheranno crampi in vari punti del corpo. Mentre se hai dei segreti che nascondi nel tuo inconscio, probabilmente incontrerai stitichezza. Al contrario, la diarrea è un segno che il tuo organismo desidera eliminare qualcosa che percepisce come dannoso: possono essere sia situazioni che sentimenti. 

La mente ci manda segnali

Tutte le patologie che incontriamo non sono semplicemente dannose, ma ti avvisano anche che stai commettendo degli errori nella tua vita. Ascoltando il tuo corpo imparerai a guarire tramite la tua mente e il tuo spirito: è la medicina migliore che ci ha offerto la natura

Chiaramente non devi prendere queste indicazioni come leggi immutabili, si tratta più che altro di linee guida. Anche i tuoi figli, nonostante siano molto giovani, sono spugne emotive e assorbiranno ogni energia negativa che troveranno nell’ambiente circostante. Quindi cerca di mantenere sano e positivo l’ambiente domestico, ne beneficeranno tutti. Se ci pensi, i ragazzi più sani sono quelli che nascono in famiglie amorevoli e unite. 

Del resto, l’amore è vita, quindi quando questo manca proveremo sensazioni sgradevoli prima nella psiche, poi nella sfera emotiva e, infine, si sposteranno nel nostro fisico.

Proteggi te stessa

Da un piccolo dolore represso possono nascere grandi e gravi complicanze. Ecco perché è importante riuscire a mantenere un atteggiamento positivo e sincero nei confronti delle situazioni e di quello che ci circonda.  

Se riuscirai a trovare un equilibrio soddisfacente, riuscirai anche evitarti numerose patologie e disturbi. La nostra mente non ha molti modi per comunicare con noi se non quello d’influenzare il nostro organismo. Nella nostra società purtroppo abbiamo perso la capacità di ascoltare il nostro corpo infatti tutte le patologie e i disturbi sono in aumento. Se riuscirai a recuperare questa capacità potrai goderti una vita piena ed equilibrata. Certo ogni tanto ti capiterà qualche malessere, succede a tutti, però nel complesso ne troverai giovamento.


Dal Sito: aprilamente.info 

giovedì 28 maggio 2020

Pensiero negativo e stress: ecco gli organi che si ammalano


C’è chi le chiama energie negative, chi pensieri tossici o chi semplicemente lo etichetta come stress. A prescindere dal nome usato, quando siamo intossicati, il nostro corpo secerne una serie di molecole dannose per l’organismo, tali sostanze incidono negativamente sulla salute della nostra pelle, del nostro cervello, del cuore, del fegato e su altri organi vitali, senza considerare che condizionano negativamente la nostra esistenza rendendoci mal predisposti verso la vita in generale e verso il prossimo.

I danni dello stress e della negatività sull’organismo possono tradursi addirittura con un calo della vista.

Come è chiaro, i danni fisici del nervosismo possono essere molteplici e coinvolgere gli organi e i tessuti più disparati. I cosiddetti “ormoni dello stress” hanno un impatto negativo anche sulla memoria e sui collegamenti del nostro sistema nervoso centrale.

Gli ormoni dello stress

Lo stress scatena una cascata di ormoni nel nostro organismo fino a causare uno “stato di agitazione persistente“. Nel nostro corpo, lo stress si manifesta con una secrezione psico-indotta (cioè indotta dalle nostre emozioni/sensazioni) di ormoni catabolizzati da parte delle ghiandole surrenali. Nella fattispecie, gli ormoni “direttamente” legati allo stress sono il cortisolo e l’aldosterone che, in breve, causano:
-costrizione dei vasi cutanei (la pelle diventa più pallida)
-aumento della frequenza cardiaca
-broncodilatazione
-inibizione del rilascio e dell’efficacia dell’insulina. L’insulinoresistenza dettata dallo stress potrebbe essere correlata al diabete mellito di tipo 2
-alterazione del metabolismo
-calvizie e caduta di capelli
-eccessiva dilatazione delle pupille con possibili problemi alla vista
-altri sintomi psicosamitici

I danni dello stress sul sistema muscolo-scheletrico

Quando siamo stressati il corpo si irrigidisce: la tensione muscolare è una reazione riflessa allo stressperché il fisico si mette in stato di allerta e sta in guardia contro danni e dolore. Lo stress cronico perpetua una tensione di base e quando la muscolatura è tesa per lunghi periodo possono insorgere frequenti emicranie, dolori muscolari e torcicollo.

Il corpo è più predisposto a danni fisici come slogature, atrofie e traumi. In questo contesto, le tecniche di rilassamento si sono rivelate molto efficaci nell’alleviare la tensione muscolare e diminuire l’incidenza dei disturbi legati allo stress su questo sistema.

I danni dello stress sull’apparato respiratorio

Come premesso, lo stress causa un aumento della frequenza cardiaca e broncodilatazione. Lo stress ci fa respirare più forte, questo non è un problema per la gran parte di persone, ma per chi soffre di asma o allergie, può essere una condizione davvero sgradevole. Lo stress può causare iperventilazione che può essere, a sua volta, causa di un attacco di panico in soggetti predisposti o ansiosi. Anche in questo caso si consiglia di seguire tecniche di rilassamento e respirazione.

I danni dello stress sulla pelle

Il dermatologo Dr. Papier direttore scientifico della Rochester di New York, non è sorpreso del fatto che l’attuale crisi economica ha visto un aumento di pazienti con problemi di acne, rughe e altre malattie della pelle. Lo stress ha un forte impatto sull’organismo e quello legato alle problematiche economiche non è da meno.

La salute della pelle è direttamente correlata allo stress. Come visto, sotto stress i livelli di cortisolo aumentano. Il cortisolo danneggia il collagene e provoca infiammazioni, il risultato è l’acne, macchie cutanee, psoriasi e dermatite atopica (eccessivo prurito, chiazze rosse, sfoghi cutanei).

Inoltre lo stress aggrava sintomatologie già presenti o può predisporre a malattie infettive come per l’herpes e l’herpes zoster. I danni fisici dello stress continuano con l’orticaria che può anche cronicizzarsi, forme di eczema e altri condizioni di prurito cronico come il lichen simplex che innesca una sorta di circolo vizioso: che ne soffre si gratta, causando l’ispessimento delle pelle con un conseguente aumento del prurito.

Come visto, i danni dello stress sulla pelle sono molteplici, lo stress causa un’ipersensibilità cutanea tanto che le persone particolarmente stressate, solo a leggere le parole pulci o pidocchi, potrebbero iniziare a percepire prurito e grattarsi!

Stress e calvizie

Lo stress è strettamente correlato alla caduta di capelli. Lo stress può causare un’improvvisa perdita di capelli rallentando o arrestando del tutto il processo di crescita del follicolo dei capelli. Una volta che il follicolo entra permanentemente in una fase di riposo, ci resterà per circa tre mesi, durante i quali bisognerà imparare a gestire lo stress per non inciampare in un nuovo ciclo di caduta. Di solito, i capelli ricrescono nello donne mentre nei maschi potrebbero anche permanere nella fase di riposo. Se avete problemi di caduta di capelli legata alla stress, provate a rinforzare e proteggere i follicoli con i super-alimenti che proteggono i capelli.

I danni dello stress sull’apparato gastrointestinale

Lo stress causa scompensi sul metabolismo ed è correlato a fattori psicologici che potrebbero modificare il nostro comportamento alimentare: sotto stress c’è chi mangia di più o chi non mangia perché “gli si chiude lo stomaco”. In ogni caso si va incontro a reflusso acido e bruciore di stomaco. In casi estremi lo stress può essere causa di ulcere gastriche. A livello intestinale, lo stress influenza la digestione a livello qualitativo (quali sostanze nutritive possono essere assorbite) e quantitativo (quanto veloce sarà il passaggio degli alimenti nel tratto intestinale, così può essere causa di intestino pigro o al contrario, diarrea). Può interessarvi: Intestino pigro, rimedi naturali.

Stress e cervello

Non mancano danni dello stress sul cervello, è vero che lo stress influenza la memoria e anche le capacità sociali.
Il sistema nervoso ha diverse “divisioni”, quella “centrale” che coinvolge cervello e midollo spinale e quella “periferica” che consiste nelle innervazioni date dal sistema nervoso autonomo e somatico. Il sistema nervoso autonomo ha un ruolo diretto nella risposta fisica allo stress.

A livello de cervello lo stress si esplica con cambiamenti a lungo termine della struttura celebrale. I neuroscienziati della University of California Berkeley, hanno scoperto che lo stress nei bambini piccoli può portare addirittura a difficoltà di apprendimento nonché a una grossa predisposizione di disturbi dell’umore nella vita da adulti.

Lo stress rimpicciolisce il cervello 
Lo stress può modificare la struttura del cervello fino a ingrossarne o rimpicciolirne alcune parti, si tratta delle differenze nel volume di materai grigia rispetto alla sostanza bianca, così come le dimensioni dell’amigdala e il numero di sinapsi (collegamenti). La ricercatrice Daniela Kaufer, dall’UC Berkeley ha visto come lo stress cronico (correlato a eccessivi livelli di cortisolo) può causare una sovrapproduzione di mielina con un minor numero di neuroni rispetto al normale. Lo studio è stato pubblicato sul numero di Febbraio 2014 dell’autorevole rivista Molecular Psychiatry.

Stress e disturbi psicosomatici

I disturbi somatici legati allo stress sono numerosi, ogni sintomo rileva un disagio che talvolta ha radici psicologiche piuttosto che fisiologiche. A tale scopo vi rimandiamo alla lettura dell’articolo Sintomi psicosomatici, il tuo corpo sta cercando di dirti qualcosa.

Stress e mestruazioni

Lo stress può influenzare il ciclo mestruale in diversi modi. Alti livelli di stress possono essere correlati a mestruazioni dolorose o irregolari. Possono anche esserci variazioni nella durata dei cicli. La sindrome premestruale è amplificata dai danni dello stress e può essere accompagnata da crampi, ritenzione idrica e umore negativo.

Altri danni fisici dello stress

Lo stress può danneggiare il cuore (aumento della frequenza cardiaca e restringimento dei vasi), causare ipertensione arteriosa, indebolisce le nostre difese immunitarie, può causare seri danni agli apparati genitali maschili e femminili nonché mestruazioni anomale o menopausa prematura. Nei maschi lo stress può addirittura portare a disfunzione erettile o impotenza, con scarsa produzione di testosterone e di sperma. Lo stress causa invecchiamento precoce, indebolisce la vista e ci predispone a malattie e problemi muscolari.

Secondo alcuni studi, lo stress potrebbe causare fisiopatologie ancora più gravi, fino alla produzione di cellule cancerose. In questo contesto vi invitiamo a leggere l’articolo “la mente ci guarisce più dei farmaci”

Trovare il modo per gestire lo stress

L’importante non è unicamente l’esperienza vissuta, ma come ognuno la vive. Provate a rallentare i vostri ritmi frenetici, anche le situazioni può stressanti possono essere affrontate con calma e una certa serenità d’animo. L’alimentazione può aiutarvi ad affrontare bene la vita, vi consiglio di leggere l’articolo La Dieta della Felicità, quali alimenti scegliere?.

La mente e il corpo soffrono molto per i danni causati dallo stress. E’ essenziale trovare il modo per gestire lo stress e affrontare al meglio le difficoltà che si stanno vivendo. Se ritenete che il vostro carico di stress è eccessivo da poter gestire da soli, parlatene con un amico o familiare e se questo non dovesse bastare valutate un supporto professionale. Per imparare a gestire lo stress e l’ansia di tutti giorni, potrebbe tornarvi utile la pagina dedicata ai disturbi d’ansia e ai rimedi con l’autotraining.

domenica 15 dicembre 2019

Quando Ti Senti Smarrito, Ascolta Il Tuo Corpo: Lui Non Mente Mai




Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, lo stress è il male del XXI secolo; ci colpisce più delle generazioni precedenti, a tal punto che 9 italiani su 10 soffrono di stress cronico.

Se in passato si incontravano minacce reali alle quali era possibile reagire (o dalle quali poter scappare), mai come oggi siamo confrontati a minacce “virtuali”: spesso si tratta di pensieri nocivi (come quella paura irrazionale che possa accadere qualcosa di brutto alla persona che amiamo appena esce da casa), di cattive abitudini mentali (interpretiamo in modo errato la realtà intorno a noi in base ad alcuni filtri interiori con congruenti) oppure di pensieri pesanti che la nostra mente non riesce a lasciar andare. E tra una frustrazione sul lavoro e un colpo di nervosismo nel traffico, ci perdiamo il presente e rischiamo di fare ammalare il corpo.

Il problema è che se la nostra società si è evoluta e possiamo (razionalmente parlando) fare la differenza tra reale e virtuale, la nostra mente funziona ancora come in passato e innesca di fronte ad una minaccia presunta le stesse reazioni fisiologiche che in caso di minaccia reale: metterà il corpo nelle condizioni di lottare o scappare. Ma se obiettivamente  non c’è nulla da cui scappare, come potrebbe andare a finire?

“Gli uomini non sono prigionieri dei loro destini, ma sono solo prigionieri delle loro menti.”
(Franklin D. Roosevelt)

Quando la mente si perde in un bicchiere d’acqua

Quando siamo di fronte ad un problema reale e dobbiamo agire in fretta, il corpo entra in una modalità che gli consente di concentrare tutta la sua energia in un’azione precisa: dopo la scarica di adrenalina e l’azione concreta (lotta o fuga), seguirà un attimo di rilassamento durante il quale l’organismo potrà recuperare le energie disperse.

Ma se siamo confrontati a problemi “virtuali”, come i loop mentali, le frustrazioni lavorative, i problemi economici, le preoccupazioni per il futuro, ecc., l’energia rilasciata dalla scarica di adrenalina non potrà essere usata per agire (o scappare), e quindi non ci sarà la fase di rilassamento. E finché ciò che ci stressa rimarrà ben presente, saremo sottoposti a continui rilasci di adrenalina, come se fossero delle piccole scosse elettriche. Se vogliamo evitare che queste subdole sedute di tortura durino settimane, mesi, anni, sarà utile apprendere a staccare la spina.

Se chiedi ad una persona dove si trova nel suo corpo, con grandi probabilità ti risponderà che è nella testa; e in parte è così: siamo talmente abituati a pensare che abbiamo dimenticato come abitare il nostro corpo, ormai diventato una sorta di accessorio ingombrante, un appendice, della nostra mente.

L’ironia vuole che senza il corpo non puoi vivere, ma senza i pensieri asfissianti della tua mente puoi benissimo farcela. Detto ciò, è doveroso fare una precisazione: mentre il risolvere problemi, creare, progettare qualcosa di nuovo, possono essere delle attività mentali positive, il perdersi in loop mentali o pensieri disfunzionali invece non lo è. La differenza sta in un concetto semplice: la concretizzazione.

Se le tue idee rimangono nell’etere e non ti portano da nessuna parte, non portano nulla di concreto che possa influenzare il piano materiale, con grande probabilità la tua mente ti sta prendendo in giro, oppure si è persa da qualche parte. Per riprendere il controllo della situazione, ti converrà dare ascolto al tuo corpo e scendere da lì su.

Ritrovarsi nel corpo, un esercizio di consapevolezza

Forse ti sta capitando ora: il tuo respiro è corto, le spalle sono contratte e la schiena è inarcata in avanti? Non è una posizione sana, né l’espressione di un organismo sereno e che sta bene. Riportare la tua attenzione sul corpo, sulla sua posizione, le tensioni muscolari, i piccoli fastidi, può aiutare a capire quale pensiero di sottofondo ti sta togliendo energia.

Potresti fare un esercizio di scanning corporeo per individuare meglio quale parte del tuo corpo è in sofferenza.

Lo scanning corporeo, un esercizio per dare voce al corpo

Poni la tua attenzione sulle tue sensazioni fisiche (non pensare il corpo, sentilo, percepiscilo) e risali lentamente dai piedi alla testa, passando per le gambe, il bacino, le braccia, ecc. Concentrati ogni volta sul percepire il corpo e sentire se la sensazione che ti rimanda è piacevole oppure no. Se ti accorgi di tenere involontariamente le spalle alzate, volontariamente riportale ad una posizione naturale. Fallo con pazienza e gentilezza verso te stesso.

Questo esercizio ti aiuta a ridare importanza al linguaggio corporeo e alle tue sensazioni fisiche e nello stesso tempo, ti permette di riprendere per un po’ le redini in mano. La tua mente dovrà aspettare che tu abbia finito di controllare che il tuo corpo stia bene prima di avere di nuovo la tua attenzione.

Noterai che, man mano che proseguirai con questa semplice pratica, ti sentirai più presente, più calmo e meno ansioso; le frustrazioni e i pensieri inutili avranno gradualmente meno importanza e porrai maggior attenzione nel trovare delle soluzioni concrete ai tuoi problemi invece di lasciare che la tua mente ti porti a spasso chi sa dove. Il tuo corpo è la tua ancora, usalo quando ti senti perso.

Se in futuro sentirai di perderti nei tuoi pensieri o di essere talmente fossilizzato nella modalità “pilota automatico” da non riuscire più a concentrarti su un pensiero costruttivo senza perdere il filo, svolgi la tua attenzione su ciò che percepisce il corpo in quel momento, e vedrai che con pazienza e gentilezza, la tua mente ti riconsegnerà docilmente le redini. Col tempo e la pratica, capirai che non è la tua mente ad avere il reale controllo della tua vita, anche se per molto tempo te lo avrà lasciato credere, e che pure il tuo corpo ha molto da insegnarti se gliene lascerai l’opportunità.

Dal Sito: eticamente.net 

martedì 3 settembre 2019

Il nostro corpo somatizza nella sua materia quello che lo spirito subisce


Il nostro corpo somatizza nella sua materia quello che lo spirito subisce. Quello che il nostro inconscio tace, lo urlano le nostre malattie, i nostri dolori e malesseri. La malattia è un conflitto tra la personalità e l’anima.

Quando ti manca calore affettivo, basta una minima frescata di vento freddo e subito prendi un raffreddore. Il naso “cola” quando il corpo non piange. Forti mali di schiena (ovvio non causati da un peso caricato male) ti dicono che stai subendo un dolore, porti con te un peso, un trauma, una tristezza immensa; il mal di gola ti assale sicuramente quando hai tanti dolori da sfogare ed afflizioni da dire e non hai con chi confidarti. Quando non sopporti una persona, non la digerisci, ma devi comunque conviverci o averci a che fare, ti viene acidità di stomaco; le coliche spesso sono rabbie accumulate che non riesci a sfogare.

Il diabete “invade” quando la solitudine ti attanaglia. Il cancro ti divora come l’odio che corrode l’amore mancato. Il corpo ingrassa quando sei insoddisfatto o dimagrisce quando ti senti logorato. Dubbi, preoccupazioni, ansietà, ti portano via il sonno e soffri di insonnia. Se non trovi un senso alla tua vita, la pressione del cuore rallenta o accelera: quindi ipotensioni e pressione alta sono sbalzi che ti condizionano l’umore e le forze. Il nervosismo aumenta i respiri, come se ti mancasse l’aria, donde dolori al petto ed emicranie (molti fumatori prendono aria extra dal fumo effimero che li rilassa in maniera compensatoria ma illusoria). La pressione “sale” quando la paura imprigiona.

Quando ti senti sopraffatto da un problema e sei al limite della sopportazione, allora la febbre ti assale, le frontiere dell’immunità sono all’erta. Le ginocchia “dolgono” quando il tuo orgoglio non si piega. Le artrosi vengono quando la tua mente non si apre, sei troppo rigido e i muscoli ti si contraggono. I crampi indicano che stai subendo una situazione per te insopportabile. La stitichezza ti indica che hai residui nel tuo inconscio, hai segreti che ti intasano e non trovi chi ti comprenda senza giudicarti. La diarrea è un atto di difesa dell’organismo che vuole eliminare ciò che percepisce come dannoso (come anche il vomito), vale per i virus ma anche per le situazioni, i sentimenti… forse chi ha diarrea non riesce a trattenere o assimilare.

La malattia non è cattiva, ti avvisa solo che stai sbagliando cammino. Ascolta il tuo corpo ed impara a guarire con il tuo spirito, non c’è altra medicina che la tua stessa natura non possa darti. E’ ovvio che non dobbiamo generalizzare, non è un catalogo farmacologico, ma una linea guida… E i bambini? pur innocenti sono spugne emotive e recepiscono ogni energia negativa di chi sta loro accanto; non a caso, i bambini più sani sono quelli che crescono in famiglie unite ed amorevoli. L’amore è vita, dunque qualsiasi mancanza d’amore produce in noi morte: psichica, mentale, emotiva e alla fine anche fisica.


Dal Sito: aprilamente.info 

lunedì 18 marzo 2019

Cosa significa somatizzare?

Cosa significa somatizzare? Si tratta della “traduzione” di un disagio psicologico in un disturbo che interessa la salute fisica.

Cosa significa somatizzare? Si tratta di un fenomeno, in seguito al quale un individuo “traduce” la sua sofferenza psichica attraverso i sintomi fisici. Significa, quindi, trasformare un disagio psicologico in un’alterazione della salute fisica. L’esempio più semplice può essere quello in cui il mal di testa sia l’espressione di uno stato di nervosismo. Generalmente le parti più colpite dal processo di somatizzazione sono quelle costituite dal sistema gastrointestinale. Sintomi caratteristici sono la diarrea, la stipsi o i dolori addominali, in risposta ad un’emozione, di solito negativa.

Cosa vuol dire somatizzare una malattia

Nella nostra esperienza quotidiana si può dire che tutti somatizziamo. Ci sono perfino certe espressioni, che indicano un legame stretto fra mente e corpo. Per esempio ci sentiamo soffocare dalla paura, sentiamo battere forte il cuore per un’emozione intensa, ci ritroviamo a digrignare i denti per la rabbia. In una certa misura somatizzare fa parte dei processi quotidiani. In alcuni casi il tutto può diventare negativo, se si somatizzano troppo a lungo le emozioni e lo stress. Dopo un po’, infatti, il corpo si affatica e si corre il rischio di ammalarsi.

I sintomi si possono manifestare come problemi gastrointestinali, disturbi cardiocircolatori o uro-genitali, come emicrania,stanchezza e dolori muscolari, insonnia o disturbi del sonno causati da ansia e stress, disturbi alimentari, problemi che interessano la pelle. Soffrendo di questi disturbi, le persone che somatizzano si rivolgono al medico, ma difficilmente quest’ultimo riesce a trovare una causa fisica che sta alla base della malattia.

Si tratta di una condizione di stress che incide sulla salute. Proprio per questo il problema, che può derivare anche da fattori psicologici e relazionali, dovrebbe essere affrontato con l’aiuto di uno specialista psicoterapeuta, ricorrendo proprio ad un’opportuna psicoterapia. Più tempo passa, più le somatizzazioni diventano difficili da trattare e si corre il rischio che il disturbo possa stabilizzarsi.

Il disturbo di somatizzazione

Esiste un vero e proprio disturbo di somatizzazione, che comprende molteplici lamentele fisiche, che vengono evidenziate da un individuo e che si manifestano per diversi anni, portando a delle difficoltà sul piano sociale, lavorativo e relazionale in generale. Il paziente si ritrova in una costante ricerca di una possibile cura per queste manifestazioni sintomatologiche.

Perché si possa parlare di vero e proprio disturbo di somatizzazione, secondo la definizione del DSM IV, i sintomi devono comprendere almeno quattro che riguardano il dolore, due gastrointestinali, uno sessuale e un sintomo pseudoneurologico, come, per esempio, un’alterazione dell’equilibrio. Per tutti questi sintomi fisici non è possibile rintracciare una spiegazione medica, un’origine fisiologica del problema. Tutto è da inquadrare nell’ambito della sfera psichica del paziente.

A volte la somatizzazione è accompagnata da sintomi di ansia e di depressione, sia endogena che reattiva. Per curare il disturbo di somatizzazione serve una psicoterapia cognitivo-comportamentale. In questo modo il soggetto riesce ad adoperare una ristrutturazione dal punto di vista cognitivo e a superare il proprio disagio.

Dal Sito: tantasalute.it


lunedì 25 febbraio 2019

Quello che non dici si trasforma in dolore, malattia, sofferenza - Quando l’anima tace, il corpo paga

Non è mai semplice, ed è giusto sia così, affrontare il tema della malattia e della sofferenza in maniera banale.

Troppe sono le persone che hanno patito o patiscono per problematiche diverse e che non possono essere liquidate con affermazioni semplicistiche.

Se questo è vero e deve pertanto essere un punto di partenza, può però essere utile cercare di indagare il nesso presente tra un disturbo fisico e il malessere emotivo.

Diverse filosofie e filoni di pensiero hanno studiato ed espresso il proprio parere in merito.

Uno dei più antichi, quello della Qabbalah ebraica, dice:
“La tristezza chiude le porte del paradiso, la preghiera le apre, la gioia le abbatte.”

Se persino la moderna scienza medica ammette una connessione tra emozioni, pensiero, esperienza, è opportuno allora capire come possono crearsi squilibri, a livello fisico, quando i nostri pensieri ed il nostro stato d’animo imboccano e permangono in situazioni piene di negatività e malessere.

Se un problema gastrico può originare o aggravarsi per l’impossibilità a digerire determinate cose, a riuscire a metabolizzare certi eventi, così come problemi alla schiena possono acuirsi con il peggioramento delle condizioni economiche e la sensazione di mancanza di supporto, risulta evidente la relazione corpo, mente e psiche.

È innegabile che la nostra vita sia il riflesso, lo specchio della nostra condizione mentale.

Quando c’è equilibrio, pace, serenità, anche laddove gli eventi sembrano non volgere secondo i propri desideri, non si genera un nemico invisibile, subdolo: il rancore e il risentimento.

Un recente studio della Concordia University di Montreal ha evidenziato come un persistente stato di rancore ed insoddisfazione può incidere in maniera importante sulla salute fisica di una persona.

Quando nutrito per lungo tempo, il rancore può produrre diverse alterazioni biologiche, influenzare il metabolismo ed originare così stati di squilibrio che facilitano l’insorgere di malattie.

Forse non è un caso, allora, che l’antica preghiera ebraica usava, e lo fa tuttora, utilizzare dei piccoli filamenti con un astuccio appoggiati sulla fronte e legati dietro la nuca, con lo scopo preciso di connettere, legare i lobi frontali, sede del pensiero razionale con la nuca, la parte ove risiede l’amigdala, il posto delle emozioni primordiali e dove risiedono le nostre paure e le nostra emozioni più nascoste.

È fondamentale capire la connessione esistente tra emozioni, esperienze e capacità di azione del pensiero.

Se questo filtro viene a mancare, e quindi non risulta più possibile contrastare il flusso impetuoso della parte più segreta e nascosta della nostra psiche, ecco che la qualità delle nostre emozioni diventa l’ago della bilancia anche del nostro stato di salute.

Tenere tutto dentro se stessi, non avere confronti con qualcuno, rimuginare di continuo sulla propria condizione, soprattutto quando non brillante, significa alimentare quella condizione di base che incide anche sul sistema immunitario e sulla nostra naturale capacità di risposta alla malattia.

Dare voce quindi alle nostre emozioni, alle paure, ai disagi è fondamentale per la nostra salute fisica ed emotiva.
È un modo per volerci bene.

Dal Sito: giornodopogiorno.org

sabato 9 febbraio 2019

Ecco come un dispiacere può concretizzarsi in malattia:

Il nostro corpo somatizza nella sua materia quello che lo spirito subisce in tutta la nostra anima, quello che il nostro inconscio tace, lo urlano le nostre malattie dolori e malesseri.La malattia è un conflitto tra la personalità e l’anima. Quando ti manca calore affettivo, basta una minima frescata di vento freddo e subito prendi un raffreddore. Il raffreddore “cola” quando il corpo non piange.

Forti mali di schiena (ovvio non causati da un peso caricato male) ti dicono che stai subendo un dolore, porti con te un peso un trauma una tristezza immensa.

Il mal di gola “tampona” ti assale sicuramente quando hai tanti dolori da sfogare ed afflizioni da dire e non hai con chi confidarti. Quando una persona non la sopporti, non la digerisci e la devi sopportare ti viene acidità allo stomaco, le coliche spesso sono rabbie accumulate che non riesci a sfogare. Il diabete “invade” quando la solitudine ti attanaglia.

Il cancro ti divora come l’odio che corrode l’amore mancato. Il corpo ingrassa quando sei insoddisfatto o dimagrisci quando ti senti logorato.

Dubbi preoccupazioni ansietà ti portano via il sonno e soffri di insonnia.

Se non trovi un senso alla tua vita la pressione del cuore rallenta o accelera quindi ipotensioni e pressioni alte al cuore sono sbalzi che ti condizionano l’umore e le forze.

Il nervosismo aumenta i respiri, come se ti mancasse l’aria, donde dolori al petto ed emicranie (molti fumatori prendono aria extra dal fumo fatidico ed effimero che li rilassa in maniera compensatoria ma illusoria).

La pressione “sale” quando la paura imprigiona.

Quando ti senti sopraffatto di un problema che sei ai limiti, allora la febbre ti assale, le frontiere dell’immunità sono all’erta.

Le ginocchia “dolgono”quando il tuo orgoglio non si piega.

Le artrosi vengono quando la tua mente non si apre, sei troppo rigido e i muscoli ti si contraggono.

I crampi indicano che stai subendo una situazione ai limiti della sopportazione.

La stitichezza ti indica che hai residui nel tuo inconscio, hai segreti che ti otturano (quanta merda ci teniamo dentro che non è utile) e non trovi chi ti comprenda senza giudicarti.

La diarrea è un atto di difesa dell’organismo che vuole eliminare ciò che percepisce come dannoso(come il vomito) vale per i virus ma anche per le situazioni, i sentimenti… forse chi ha diarrea non riesce a trattenere o assimilare.

La malattia non è cattiva, ti avvisa che stai sbagliando cammino. Ascolta il tuo corpo ed impara a guarire con il tuo spirito, non c’è altra medicina che la tua stessa natura non possa darti.

E’ ovvio che non generalizziamo, non è un catalogo farmacologico ma una linea guida… chi una preoccupazione la somatizza nella testa (emicrania) chi nello stomaco (indigestione). E i bambini? pur innocenti sono spugne emotive e recepiscono ogni energia negativa di chi li sta accanto, non per caso i bambini più sani sono quelli che crescono in famiglie unite ed amorose.

L’amore è vita, dunque qualsiasi mancanza d’amore produce in noi morte: psichica, mentale, emotiva e alla fine anche fisica.

Dal Sito:emozionifeed.it

venerdì 1 febbraio 2019

Il nostro corpo somatizza quello che lo spirito subisce

Il nostro corpo somatizza nella sua materia quello che lo spirito subisce. Quello che il nostro inconscio tace, lo urlano le nostre malattie, i nostri dolori e malesseri. La malattia è un conflitto tra la personalità e l’anima.


Quando ti manca calore affettivo, basta una minima frescata di vento freddo e subito prendi un raffreddore. Il naso “cola” quando il corpo non piange. Forti mali di schiena (ovvio non causati da un peso caricato male) ti dicono che stai subendo un dolore, porti con te un peso, un trauma, una tristezza immensa; il mal di gola ti assale sicuramente quando hai tanti dolori da sfogare ed afflizioni da dire e non hai con chi confidarti.

Quando non sopporti una persona, non la digerisci, ma devi comunque conviverci o averci a che fare, ti viene acidità di stomaco; le coliche spesso sono rabbie accumulate che non riesci a sfogare.

Il diabete “invade” quando la solitudine ti attanaglia. Il cancro ti divora come l’odio che corrode l’amore mancato. Il corpo ingrassa quando sei insoddisfatto o dimagrisce quando ti senti logorato.

Dubbi, preoccupazioni, ansietà, ti portano via il sonno e soffri di insonnia.

Se non trovi un senso alla tua vita, la pressione del cuore rallenta o accelera: quindi ipotensioni e pressione alta sono sbalzi che ti condizionano l’umore e le forze. Il nervosismo aumenta i respiri, come se ti mancasse l’aria, donde dolori al petto ed emicranie (molti fumatori prendono aria extra dal fumo effimero che li rilassa in maniera compensatoria ma illusoria). La pressione “sale” quando la paura imprigiona.

Quando ti senti sopraffatto da un problema e sei al limite della sopportazione, allora la febbre ti assale, le frontiere dell’immunità sono all’erta. Le ginocchia “dolgono” quando il tuo orgoglio non si piega. Le artrosi vengono quando la tua mente non si apre, sei troppo rigido e i muscoli ti si contraggono. I crampi indicano che stai subendo una situazione per te insopportabile.

La stitichezza ti indica che hai residui nel tuo inconscio, hai segreti che ti intasano e non trovi chi ti comprenda senza giudicarti. La diarrea è un atto di difesa dell’organismo che vuole eliminare ciò che percepisce come dannoso (come anche il vomito), vale per i virus ma anche per le situazioni, i sentimenti… forse chi ha diarrea non riesce a trattenere o assimilare.

La malattia non è cattiva, ti avvisa solo che stai sbagliando cammino. Ascolta il tuo corpo ed impara a guarire con il tuo spirito, non c’è altra medicina che la tua stessa natura non possa darti. E’ ovvio che non dobbiamo generalizzare, non è un catalogo farmacologico, ma una linea guida… E i bambini? pur innocenti sono spugne emotive e recepiscono ogni energia negativa di chi sta loro accanto; non a caso, i bambini più sani sono quelli che crescono in famiglie unite ed amorevoli. L’amore è vita, dunque qualsiasi mancanza d’amore produce in noi morte: psichica, mentale, emotiva e alla fine anche fisica.

 

Tratto da: ilquieora.blogspot.it


Dal Sito: accademiametafisica.com

venerdì 26 gennaio 2018

Cos’è la Mindfulness



Il termine Mindfulness è la traduzione in inglese della parola “Sati” in lingua Pali, che significa “attenzione consapevole” o “attenzione nuda”.

L’idiogramma cinese per “mindfulness” è “nian” (念) che è la combinazione di due caratteri diversi, ognuno dei quali ha il suo significato. La parte superiore dell’idiogramma significa “adesso”, mentre la parte inferiore significa “cuore” o “mente”. Letteralmente l’idiogramma completo indica l’atto di vivere il momento presente con il cuore.

Secondo la definizione di Jon Kabat-Zinn, Mindfulness significa “porre attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante” (1994, p. 63).

Si tratta cioè di dirigere volontariamente la propria attenzione a quello che accade nel proprio corpo e intorno a sé, momento per momento, ascoltando più accuratamente la propria esperienza, e osservandola per quello che è, senza valutarla o criticarla.

La pratica di questo particolare “atteggiamento della mente”, che possiamo definire anche “consapevolezza”, deriva dal buddismo theravada, una delle due maggiori correnti del pensiero buddista, diffusa da 2500 anni in Asia meridionale e sudorientale, in particolare in Birmania, Cambogia, Laos, Sri Lanka e Tailandia, sia nell’ambiente monastico che laico.

L’utilizzo, da parte della medicina occidentale, di Mindfulness per la promozione della salute è invece un’acquisizione relativamente recente, iniziata negli anni ’70 negli Stati Uniti (vedi i protocolli Mindfulness based stress reduction).

Benchè l’origine della pratica mindfulness derivi dal pensiero buddista, non è necessario abbracciare la religione buddista per praticare lo sviluppo della consapevolezza. Essa è infatti una forma di meditazione non concettuale universalmente accessibile e non dipende da alcun sistema di credenze, né da alcuna ideologia.

Ma in cosa consiste praticamente Mindfulness?

Mindfulness è, nella pratica, una forma di meditazione, pertanto richiede tempo, energia, determinazione, fermezza e disciplina. Dal  punto di vista dei processi mentali essa si sostanzia nel prestare, nel momento presente, attenzione  a quattro elementi: il proprio corpo, le proprie percezioni sensoriali (fisiologiche, fisiche e psicologiche appartenenti agli ampi domini del piacevole, spiacevole, misto e neutro), le formazioni  mentali (ad es. la rabbia, il dolore o la compassione) e gli oggetti della mente (ogni formazione mentale ha un oggetto, si è arrabbiati con qualcuno e per qualcosa ecc…). L’osservazione di questi elementi della propria esperienza soggettiva avviene in uno stato di autentica calma non reattiva, nel quale si accetta ciò che viene osservato per quello che è, consentendo ai cambiamenti di avvenire naturalmente, senza ostacolarli né promuoverli ed evitando la solita resistenza o il solito giudizio che causano ulteriore sofferenza.

La meditazione del respiro

Il modo più efficace per cominciare a prestare questo tipo di attenzione è quello di osservare il proprio respiro, concentrandosi su di esso e rimanendo in osservazione di quello che accade mentre lo facciamo.  Indipendentemente dalle regioni corporee in cui si contestualizza il respiro, il compito mentale richiesto dalla mindfulness è quello di cercare e mantenere l’intensa consapevolezza delle sensazioni che accompagnano il respiro in quel particolare punto del corpo (narici, petto o pancia), momento dopo momento.

Quando, inevitabilmente, la mente tenderà ad allontanarsi dal qui e ora per focalizzarsi su pensieri lontani, nello spazio e nel tempo, mindfulness prevede che quei pensieri non vengano giudicati né inseguiti, ma che l’attenzione venga gentilmente riportata sul respiro.

In questo modo, si allena la mente ad essere più stabile e meno reattiva, e nello stesso tempo si impara ad accettare e coltivare ogni istante così come viene, accrescendo la propria capacità naturale di concentrazione.

L’esplorazione del corpo (body scan) 

Un altro modo per praticare mindfulness consiste nell’eseguire una rotazione sistematica della attenzione di consapevolezza nelle varie parti del corpo, con l’obiettivo di  “sentire” autenticamente ogni parte del corpo e soffermarsi su ciascuna di esse. La tecnica prende spunto da un’antichissima pratica yogica: lo yoga nidra. È un metodo che, se applicato in modo costante e sistematico, induce un completo rilassamento fisico, mentale ed emozionale.

Mindfulness può essere praticata da seduti (sitting meditation) oppure camminando (walking meditation). Come afferma Kabat-Zinn, la posizione che si assume per meditare “è un atteggiamento esterno che ci aiuta a coltivare un atteggiamento interno di dignità, pazienza e autoaccettazione” (1991, p. 62).

La meditazione da seduti consiste nell’assumere una posizione seduta dignitosa, su una sedia o un panchetto da meditazione o per terra aiutati da un cuscino.

La meditazione camminata (adatta alle persone particolarmente agitate, come preparazione a quella seduta) consiste nel coltivare l’osservazione interna e la consapevolezza delle sensazioni, mentre si cammina, concentrandosi su ciascun passo.

Un’ulteriore modalità con cui può essere praticata mindfulness è l’hatha yoga, una serie di esercizi fisici della tradizione yogica più attenta all’aspetto corporeo, a cui si accompagnano l’attenzione sul respiro e l’atteggiamento generale di accettazione di ciò che siamo, così come siamo, qui e ora. Gli esercizi di hatha yoga insegnano a raggiungere l’armonia e l’integrazione tra mente e corpo, così come tra se stessi e l’ambiente.

La pratica non strutturata

Lo scopo finale della pratica mindfulness è quello di generalizzare ed estendere questa particolare modalità di “porre attenzione” a tutte le situazioni e i contesti della vita quotidiana. Si potrà pertanto coltivare la consapevolezza quando si guarda, si ascolta, si pensa, si parla, si cucina, si mangia o si lavora, nei momenti facili e in quelli difficili. Si tratta, dunque, di una progressiva e stabile trasformazione del nostro modo di essere, dell’acquisizione di una nuova abitudine mentale. Anche mentre camminiamo possiamo praticare la consapevolezza, prestando attenzione e gioendo di ogni passo, piuttosto che avere la mente rivolta verso la meta da raggiungere. Fermarsi e connettersi con il momento presente è possibile quando si scrive una e-mail, si naviga sul web, si lavano i piatti o si stende il bucato. Anche in questo istante leggendo questa pagina.

A cosa e a chi serve Mindfulness? 

Mindfulness serve a chiunque desideri, in salute o in malattia, trascendere le proprie limitazioni e raggiungere un livello più alto di benessere psicofisico.

La pratica costante della mindfulness si è infatti dimostrata efficace nella riduzione dello stresse delle patologie ad esso correlate, nel sollievo di sintomi fisici connessi a malattie organiche e, in generale, nella promozione di profondi e positivi cambiamenti dell’atteggiamento, del comportamento e della percezione di sè stessi, degli altri e del mondo.

Tali cambiamenti sono ravvisabili in:

  • una maggiore capacità di padroneggiare le situazioni difficili della vita,
  • un maggiore potere di gestione dei conflitti e dei problemi ordinari e straordinari,
  • un incremento dell’accettazione e della pazienza nei confronti del proprio stato di malattia o delle proprie infermità psicologiche e fisiche,
  • una nuova capacità della mente di sostituire le emozioni distruttive, che portano ansia e depressione, con modi di essere più costruttivi, che promuovono l’equanimità, l’amore e la saggezza.

L’importanza del gruppo

E’ auspicabile, per coloro che meditano, poterlo fare anche all’interno di un gruppo o “sangha”. Sangha è una parola in sanscrito che significa “comunità spirituale” e rappresenta uno dei tre pilastri dell’insegnamento e della filosofia buddista.

Il sangha è costituito da persone che non solo meditano insieme durante gli incontri pianificati, ma si impegnano anche nella pratica non strutturata, coltivando la consapevolezza nella vita quotidiana, praticando la resistenza alla fretta, ai modi disfunzionali e non sani di vivere, vivendo profondamente ogni istante.

Il gruppo è importante per diverse ragioni: serve a mantenere l’ autodisciplina, facilita l’apprendimento,  incoraggia ad andare avanti nelle situazioni difficili o nei momenti di demotivazione, è fonte di ispirazione e speranza di miglioramento, e può sanare sentimenti di isolamento e separazione, alla base di molta della sofferenza nella nostra società.

Dal Sito: www.istitutobeck.com