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martedì 12 novembre 2019

Paura: qual è il confine tra normalità e malattia?



La paura è una delle emozioni primarie che derivano dall’avversione naturale alla minaccia, presente sia negli animali che negli esseri umani.

La paura è un’emozione caratterizzata da un intenso sentimento, in genere sgradevole, provocato
dalla percezione di un pericolo, presente o futuro, reale o supposto. È una delle emozioni primarie che derivano dall’avversione naturale alla minaccia, presente sia negli animali che negli esseri umani.

Questa eredità primitiva protegge in situazioni semplici, come valutare il rischio nell’attraversare una strada, ad esempio, preparandoci per la lotta o la fuga. Quando è intensa, però, la paura può portare a una valutazione estrema e poco realistica delle cose.

Al Pronto Soccorso è comune trovare persone con sintomi come aritmia, sensazione di morte, dolore al petto… tutte sensazioni che quando vengono analizzate sono collegate alla paura patologica diventata ansia. Interrogate, queste persone riferiscono paura ed estremo sconforto, che una volta valutati non vengono collegati alla situazione reale.


In alcuni casi, la situazione estrema di paura può far sì che la persona non riesca a partecipare a delle feste, a viaggiare in aereo, a uscire per strada, a convivere, lavorare, studiare… In questi casi, stiamo parlando di una paura che è diventata malattia.

In genere, le malattie collegate alla paura hanno un carattere emotivo, come il disturbo da panico, l’ansia generalizzata, il disturbo da stress post-traumatico (che si verifica, ad esempio, dopo un assalto o un sequestro). Ciò vuol dire che tutti i disturbi dell’ansia hanno un rapporto diretto con queste situazioni in modo sproporzionato e paralizzante.

Una questione preoccupante è il fatto che le persone colpite da ansia potranno anche passare per la depressione, ovvero soffrire di due condizioni debilitanti che pregiudicano il normale svolgimento della vita. In chi soffre di disturbi dell’ansia salute e benessere affettivo sono direttamente pregiudicati.

Più neghiamo ed evitiamo le situazioni che suscitano paura, più diventiamo ansiosi. Riusciamo a superare la questione se la affrontiamo, ovvero se anziché nostra nemica diventa amica e i sentimenti di angoscia vengono minimizzati. Le emozioni non sono nemiche ma guide, indicano che qualcosa va bene o no. Non provate rabbia nei loro confronti, comprendetele per discernere ciò che si può migliorare nella vostra vita.

La svolta si verificherà quando, non più dominati dalla paura, riuscirete a valutare in modo più realistico e con meno sofferenza le situazioni, agendo in modo più razionale, avendo quindi più controllo su quello che si prova. Sarà importante includere delle dosi di realismo, ma senza la negatività, che in genere è una lente piuttosto usata dalle persone ansiose.

Non abbiamo il controllo di tutto, e non tutto andrà in modo perfetto. È questa necessità che ci creiamo che finisce per essere una delle cause dell’ansia. Permettetevi di vedere le situazioni in modo diverso, e al di sopra di tutto accettate l’orientamento medico e psicoterapeutico quando le situazioni legate all’ansia diventano dannose per la vostra salute e per lo svolgimento della vostra vita quotidiana.


Dal sito: alateia.org

venerdì 12 luglio 2019

Affrontare le paure con coraggio




La paura ci paralizza, ci blocca e non affrontarla ci procura un’apparente sensazione di tranquillità e di sicurezza. Aver paura non solo è assolutamente naturale, ma è anche utile. È un bisogno primario dell’uomo. Ci hai mai pensato? Scopriamo cos’è la paura e come affrontarla

La paura è un’emozionefondamentale per l’uomo ed è tra le più comuni, insieme alla gioia, alla tristezza e alla rabbia. Ci mette in guardia dai pericoli ed è alla base della sopravvivenza.

Cosa succede quando, invece, la paura ci blocca?

Rimaniamo fermi, impedendoci di evolvere nella vita, alimentando pensieri negativi, frenando le azioni, reprimendo la personalità, alterando i comportamenti.

È importante capire che la paura non dipende dai pericoli, ma da quello che pensiamo. Non conta se ci troviamo di fronte ad una minaccia, conta come consideriamo quella minaccia, conta se la consideriamo pericolosa. E come decidiamo che abbiamo paura? Grazie all’amigdala, cioè quella piccola struttura del cervello che gestisce le emozioni. Il compito dell’amigdala è quello di analizzare ogni situazione che viviamo ricercando una minaccia reale o immaginaria. Per farlo confronta la situazione presente con l’archivio emotivo e si pone una domanda: “è qualcosa che mi può ferire, che temo, che non conosco?” Se la risposta è affermativa suona un campanello di allarme a tutto il corpo.

Pensiamo ad esempio alla paura di parlare in pubblico, o alla paura di sbagliare, o alla paura del successo. Non esiste alcuna minaccia reale alla nostra sopravvivenza ma l’amigdala suona un campanello d’allarme attivando le risposte fisiologiche e comportamentali della paura. Queste sono solo paure immaginarie.

Vi siete resi conto, quindi, che la paura è solo il risultato di come interpretiamo quel pericolo? Sì! Allora è arrivato il momento di affrontarla.

Uscire dalla zona di comfort

Non affrontare la paura significa rimanere nella tua “zona di comfort” e uscirne provoca sensazioni sgradevoli come insicurezze, tensione, nervosismo o paura. Se vogliamo crescere, evolvere, migliorare e ottenere risultati diversi dobbiamo superare questo limite uscendo dalla zona di comfort e vincendo le paure.

“QUANDO SIAMO SPAVENTATI NON DOBBIAMO SFORZARCI DI DIMOSTRARE CHE NON C’È NESSUN PERICOLO, MA PRENDERE CORAGGIO E ANDARE AVANTI NONOSTANTE LE DIFFICOLTÀ”

(MARK RUTHERFORD)

Restare legati alle nostre abitudini ci fa sentire sicuri ma, nello stesso tempo, è nella nostra natura spingerci a cercare nuovi stimoli, allargare i nostri orizzonti, provare nuove esperienze. Gli esseri umani convivono con due forze opposte: una vuole rimanere nella zona di comfort, l’altra vuole spingerci fuori, alla ricerca del nuovo. La prima fa leva sul nostro bisogno primordiale di sicurezza, sulla necessità che abbiamo di tenere ogni cosa sotto controllo. L’altra sulla nostra curiosità, sul bisogno di cambiare ed evolverci.

Uscire fuori dalla nostra zona di comfort, quindi, avviene per due motivi: perché proviamo dolore o perché abbiamo il desiderio di novità. In ogni caso c’è sempre bisogno di una dose di coraggio.

Il coraggio

Il coraggio è la capacità di tenere sotto controllo la paura. La persona coraggiosa è quella che prova paura, ma non si fa limitare da questa. Il coraggioso è chi sa di vincere la paura.

Passare un’intera vita rinchiusi nella nostra zona di comfort, porta infelicità e frustrazione. Non possiamo ignorare il nostro bisogno di cambiamento, di rinnovamento e non assecondare la nostra curiosità. È necessario sviluppare un po’ di coraggio e vincere le nostre paure.

Se non sono contento del mio lavoro attuale e ho intenzione di cambiarlo, nel momento in cui deciderò di farlo è possibile che attraverserò un periodo di incertezza. Dovrò mettermi in discussione, affrontare colloqui di lavoro, apprendere nuove competenze, instaurare nuove relazioni con i colleghi, cambiare le mie abitudini, trovare nuovi equilibri e riorganizzare parte della mia vita come ad esempio orari o luoghi di lavoro.

La paura insorge dall’incertezza del risultato. Questa incertezza può generare una perdita di tempo. Rimandiamo il momento dell’azione perché abbiamo bisogno di pensare bene a quello che stiamo facendo.

Come possiamo superare la paura?

Un modo è pensare alla paura e di immaginarla come un mostro. All’inizio il mostro è piccolo, ma più tempo facciamo passare senza agire, più crescerà alimentandosi con i nostri pensieri. Più ci facciamo prendere dalla paura e rimuginiamo su tutte le possibili conseguenze, più questo mostro diventa grande. Di questo passo arriveremo a un punto in cui avremo creato nella nostra mente un mostro invincibile.

La paura va affrontata subito. Se non riesci immediatamente, devi farlo il prima possibile. Altrimenti il mostro crescerà e quando verrà il giorno in cui dovrai inevitabilmente scontrarti con lui, troverai tantissime difficoltà.

Infatti, una delle cose peggiori che possiamo fare è far finta di non avere paura. Un primo passo è allenarsi ad affrontare queste paure in un ambiente gestibile e a piccoli passi. Una volta iniziato l’allenamento, sarà più semplice uscire dalla nostra comfort zone. Quindi quello che all’inizio sembrava difficile inizierà a diventare sempre più semplice per poi far scomparire quel famoso mostro.

Cosa fare per allenarti a superare le paure

Bastano 3 step:

1. Fai qualcosa che non hai mai fatto

Osa! Inizia a fare cose diverse o le stesse cose in modo diverso. Per esempio cambia la solita strada che fai per tornare a casa, invece di prendere il bus usa la bicicletta. Mangia o lavati i denti con la mano che non usi mai (usa la sinistra se di solito ti lavi i denti con la destra). Cambia il posto a tavola, usa le scale anziché l’ascensore.

Decidi di cambiare, non importa se fai qualcosa di piccolo o grande. L’importante è che cambi qualcosa. Non serve farlo per sempre. Basta ogni tanto. Questi gesti funzioneranno come simboli per il nostro inconscio.

2. Il tuo istinto ha sempre ragione

Quando vogliamo cambiare, le nostre paure tendono a bloccarci, ma a volte ascoltare l’istinto che spinge verso l’ignoto può essere proprio quello di cui abbiamo bisogno. Allenati pian piano.

Inizia dalle piccole cose. Di fronte ad una scelta prendi un respiro profondo, ascoltati e semplicemente prendi una decisione. Fallo senza aspettare, senza pensarci troppo.

3. Credi in te stesso

È fondamentale credere in se stessi. Tutto quello che facciamo avviene perché crediamo di poterlo fare, quindi la cosa fondamentale da tenere a mente è sempre “Posso farcela!”. Se anche solo una persona al mondo è stata capace di farlo, perché noi non possiamo?

Dal sito: healtcoachingmag.it 

lunedì 23 luglio 2018

Tristezza: a volte basta un sorriso!



La tristezza è un'emozione opposta alla gioia che si prova quando perdiamo qualcosa a cui teniamo molto, ma attenzione: è diversa dalla depressione.

La tristezza è un’emozione che manifestiamo in seguito a una serie di eventi sfortunati, dall’esito nefasto, rispetto ai quali non riusciamo a individuare nessuna possibile alternativa.

Oggi ci imbatteremo in un tortuoso sentiero di montagna, in discesa, che a un certo punto ci porta in una strada priva d’uscita. Cosa fare? Abbiamo perso la strada, non siamo in grado di ritrovarla e lo sconforto non mancherà ad arrivare. Capita nella vita di sentirsi senza nessuna alternativa percorribile al punto che, in alcune occasioni, abbandoniamo la speranza e la voglia di cercare. Chiaramente in quei momenti siamo pervasi da un unico stato d’animo: la tristezza.

La tristezza è un’emozione negativa che si sperimenta nel momento in cui perdiamo qualcosa di caro irrimediabilmente. A quel punto possiamo diventare molto tristi e continuiamo a ruminare in maniera autosvalutativa.

La tristezza è un’emozione che manifestiamo in seguito a una serie di eventi sfortunati, dall’esito nefasto, rispetto ai quali non riusciamo a individuare nessuna possibile alternativa. Quindi, quando perdiamo qualcosa a cui teniamo, l’umore precipita e ci critichiamo autosvaluatandoci per non aver saputo affrontare adeguatamente la situazione.

Di conseguenza la postura diventa ricurva, come se fosse di chiusura verso qualsiasi tipo di alternativa possibile, e la mimica facciale assume tratti caratteristici, come fronte corrugata, labbra piegate e sguardo perso nel vuoto.

Esistono agiti comportamentali che spesso accompagnano questa emozione, si tratta di crisi di pianto, catatonia, mancanza di voglia di mangiare e in estrema ratio di vivere. Tutto questo è accompagnato da continue lamentele e recriminazioni sempre rivolte verso se stesso, nella percezione di non aver fatto abbastanza a per questo di non avere alternative.

Una persona triste non ha più mordente sia da un punto di vista relazionale sia sociale, per questo preferisce la solitudine in cui continua a pensare e ripensare a quello che ha perso. L’intensità emotiva varia in base all’importanza data all’oggetto perso.

Quindi, se mi lascia il mio ragazzo/a chiaramente divento molto triste, se perdo il mio iPad, sono triste, ma meno intensamente. In ogni caso è uno stato passeggero, a meno che non si cristallizzi. A quel punto diventa uno stato patologico che può diventare qualcosa di più della tristezza: depressione.

Attenzione, la tristezza non è la depressione. Quest’ultima è una patologia molto più invasiva e quantitativamente più invalidante. Porta ad avere una visione negativa di se stessi, del mondo e degli altri. La depressione è uno stato che può protrarsi e che in alcuni casi sfocia in situazioni funeste. Dalla depressione non si esce con un atto di volontà, ma tramite psicoterapia e terapia farmacologica.

Insomma, essere tristi non significa essere depressi, per questo basta a volte un sorriso, anche forzato, per far migliorare il tono dell’umore. Ricordate cosa diceva Mary Poppins? <<Basta un poco di zucchero e la pillola va giù, la pillola va giù, la pillola va giù. Basta un poco di zucchero e la pillola va giù, tutto brillerà di più!>>

di Francesca Fiore

Dal Sito: stadeofmind.it

sabato 3 marzo 2018

Ansia: malattia del mondo moderno o emozione naturale?


L’ansia  è un disturbo che si sta diffondendo sempre più e molte persone ne soffrono.Anche se gli attacchi di ansia sembrano usciti dal nulla, non sono altro che frutto del nostro pensiero. Un fenomeno di cui si parla più spesso, proprio perché è sempre più rilevante nella società moderna: uno stato assolutamente reversibile, da cui è possibile guarire. A patto di prendersi del tempo per andare a fondo del problema e sradicarlo. L’ansia è una caratteristica del mondo moderno, dove tutti si sentono un po’ sotto stress e angosciati, ma si parla di un fenomeno  naturale e primitivo che è indispensabile per attivare le nostre difese quando siamo di fronte a un ostacolo o a una situazione potenzialmente pericolosa, creando sensazioni di disagio.

Spesso infatti leggiamo che l’ansia è un fenomeno naturale che ci serve per attivare importanti difese finalizzate al mantenimento della nostra vita. L’origine del disturbo d’ansia è legata all’alterato funzionamento di alcuni circuiti cerebrali che coinvolgono la produzione della serotonina e della noradrenalina. La reazione “naturale” di chi si scopre vittima di attacchi di ansia/panico è quella di ridurre drasticamente la qualità della propria vita. Si dice basta alle vacanze, alle uscite con gli amici e in una spirale sempre più veloce e discendente, si smette di guidare l’automobile, di andare al supermercato: si abbandona il lavoro e ci si chiude in casa.

L’ansia come malattia, quando l’intensità dell’attivazione neurofisiologica è eccessiva rispetto alla difficoltà da fronteggiare, si avverte una sensazione di disagio e di sofferenza, vengono ridotte le capacità di concentrazione, la memoria e l’efficienza personale ne risentono e si presentano difficoltà nei rapporti sociali. La cosa migliore, in questi casi, è non fare finta di niente. La causa della maggior parte dei disturbi d’ansia, anche se non è stata completamente compresa, è entrata nel vivo della ricerca scientifica da alcuni anni. Gli psicologi e gli psicoterapeuti dimostrano con i loro studi che la possibilità di sviluppare un disturbo d’ansia è spesso strettamente correlato al tipo di struttura di personalità. In molti casi secondo alcuni studi sembra poter essere trovata anche una sorta di predisposizione genetica. La società spesso propone modelli di persone invincibili, che non hanno mai problemi, dubbi o incertezze: e questo finisce con lo sviluppare un senso di inferiorità e di colpa in chi invece problemi ne ha.

La verità, invece, è ben diversa: tutti, nessuno escluso, hanno dei problemi e sono chiamati a gestirli. L’ansia è un'emozione e una reazione naturale dell’organismo, geneticamente determinata, che si produce quando siamo di fronte ad uno stimolo o ad una situazione che valutiamo come pericolosa per la nostra sopravvivenza.Pensare all’ansia come a qualcosa di funzionale e addirittura utile alla vita. Ma se facciamo un passo indietro e pensiamo all’uomo primitivo, può essere più semplice comprenderne la funzione: è stata proprio l’ansia a permettergli di sopravvivere e, conseguentemente quindi di evolversi, preparandolo o a combattere contro gli animali feroci o a scappare da loro. Ma essa non ha permesso solo all’uomo primitivo di salvarsi dai pericoli che lo circondavano e di evolversi attraverso la percezione e gestione del pericolo ma aiuta ancora oggi gli uomini a salvarsi dai nuovi pericoli. I sintomi fisiologici dell’ansia hanno infatti come scopo quello di aumentare la forza e l’energia dell’organismo, nonché di accelerare le sue capacità decisionali, per prepararlo ad affrontare al meglio il pericolo.

Quando si parla di ansia si parla fondamentalmente di alcune categorie ben precise, ovvero; disturbo di ansia generalizzato, attacchi di panico, disturbo ossessivo-compulsivo, fobie. Il trattamento di tali disturbi è in primis quello psicoterapeutico. Parlare dei propri problemi, e farlo con una persona esperta, che sappia comprenderne l’origine ed indirizzare verso una maggiore consapevolezza di sé e della causa alla base del proprio disturbo, è davvero importante. Quel che tutti sappiamo di certo è che, la maggior parte delle volte, non ci piace provare ansia, ci fa star preoccupati e sentire male; può arrivare a complicarci la vita e può diventare infine un disturbo di cui soffriamo.

A cura di Piero Di Marino

Dal Sito: www.ilpapaverorossoweb.it