Visualizzazione post con etichetta lamenteemeravigliosa.. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lamenteemeravigliosa.. Mostra tutti i post

giovedì 22 febbraio 2018

Come controllare i sintomi di un attacco di panico


L’attacco di panico è una sensazione improvvisa di intensa paura o malessere, che provoca un’angoscia tale da far pensare alla persona che ne soffre di star perdendo il controllo o addirittura di essere sul punto di morire. In realtà, però, questi attacchi non sono potenzialmente mortali.

Gli attacchi di panico si producono senza segnali d’avviso e possono persino svegliare una persona dal sonno profondo. La loro durata varia, ma generalmente si aggira tra i 10 e i 20 minuti. Se ne avete sofferto qualche volta, saprete che non sono per niente piacevoli.

Si stima che circa un terzo della popolazione abbia sofferto o soffrirà di un attacco di panico almeno una volta nella vita, normalmente nella fascia tra i 15 e i 19 anni. Tra coloro che hanno sperimentato i sintomi di un attacco di panico, meno del 3% continua ad avere problemi di questo tipo.

A seguire vi illustreremo alcuni metodi per controllare gli attacchi di panico. Per prima cosa, però, è importante analizzare esattamente come agiscono e quali sono i loro sintomi.
Sintomi di un attacco di panico

Un attacco di panico è caratterizzato da almeno 4 dei seguenti sintomi:

1. Battito accelerato o tachicardia
2. Sudorazione
3. Spasmi
4. Difficoltà a respirare
5. Sensazione di soffocamento
6. Dolore al petto
7. Nausea
8. Capogiri o sensazione di svenimento
9. Sensazione di essere fuori dalla realtà o separati da noi stessi
10. Formicolio
11. Brividi o vampate di calore
12. Paura di star impazzendo
13. Paura di morire

Non esiste un modello fisso per gli attacchi di panico. Alcune persone possono sperimentarne vari in un giorno e poi non soffrirne per mesi, mentre altre hanno attacchi di questo tipo fino a una volta alla settimana.

Visto che gli attacchi di panico possono essere collegati ad altri problemi di salute, è importante che chi sperimenta questi sintomi sia valutato da uno specialista, per determinarne le cause. Alcuni problemi cardiaci, malattie respiratorie, sbalzi ormonali o l’assunzione di stimolanti come la caffeina possono causare sintomi simili agli attacchi di panico.
Perché si produce il panico?

Un attacco di panico si produce quando qualcosa scatena la paura, in un processo conosciuto anche come “reazione di attacco-fuga”. Il sistema nervoso del corpo libera l’ormone adrenalina, e quest’ondata di adrenalina provoca sentimenti e sensazioni inquietanti.

Quando il sistema nervoso reagisce in modo normale a una situazione di paura, una volta che questa svanisce anche il livello di adrenalina si adatta subito, tornando a essere normale. Durante un attacco di panico, questo non accade, e ci vuole del tempo perché la persona si recuperi dai sintomi.

Spesso non c’è nessun motivo ragionevole per un attacco di panico, e quindi il cervello cerca di giustificare la sua reazione attraverso pensieri irrazionali come “Sto per morire” o “Sto impazzendo“. Un attacco di panico può essere anche provocato da una situazione particolare, come un volo in aereo o il fatto di parlare in pubblico.

La parte del cervello chiamata amigdala ha una relazione diretta con gli attacchi di panico e i disturbi che causa no ansia. Questa zona reagisce aumentando la pressione quando è esposta a una situazione sconosciuta o dopo aver affrontato un evento vitale stressante.

Non si sa ancora bene perché si producano gli attacchi di panico, ma secondo le ricerche si tratta di una combinazione tra fattori genetici, biologici, psicologici e ambientali, che possono far sì che una persona sia più propensa di altre a soffrirne.
Controllare i sintomi di un attacco di panico

Se le analisi mediche e psicologiche hanno scartato una malattia associata a questi sintomi, le reazioni scatenate da un attacco di panico possono essere controllate in diversi modi.

Consapevolezza

La consapevolezza è essenziale per controllare i sintomi di un attacco di panico. Imparare come funziona quella paura dentro di noi può aiutare le persone a riconoscere un attacco di panico per quello che è: un errore dell’amigala del cervello, che causa un’ondata di adrenalina.

È molto importante capire che i sintomi del panico non sono associati a nessuna grave malattia. Nonostante si tratti di un’esperienza orribile, è fondamentale ricordare sempre che non vi porterà alla morte.

Respirare profondamente

Il nostro istinto ci dice di respirare più velocemente quando ci invade il panico. Tenere sotto controllo la nostra respirazione è il primo passo per controllare un attacco di panico. L’obiettivo è permettere che un flusso lento e regolare di aria entra ed esca dal corpo, evitando l’iperventilazione e l’eccesso di anidride carbonica.

Per riuscirci, bisogna inspirare lentamente dal naso ed espirare dalla bocca, con le labbra semiaperte, dopo aver trattenuto l’aria nei polmoni per qualche secondo. Se seguite questo ciclo per diverse volte, vi sentirete presto più calmi.

Rilassamento muscolare

Un’altra strategia utile consiste nell’imparare a rilassare il corpo. Potete riuscirci mettendo in tensione diversi muscoli del corpo e poi rilassandoli. In questo modo, riuscirete a ridurre la tensione in generale e ad abbassare i livello di stress.

Può essere una buona idea iniziare dai piedi. Contraete il gruppo muscolare dei piedi mentre inspirate profondamente, mantenete la posizione per qualche secondo e poi lasciate andare l’aria mentre rilassate i muscoli.

Mindfulness

Il concetto di mindfulness, o “piena consapevolezza”, indica un modo di vivere il presente in cui si accettano i pensieri che si presentano, ma senza lasciare che ci assorbano o ci comandino. Gli attacchi di panico potrebbero procedere da pensieri che ci portano verso preoccupazioni eccessive che generano pensieri catastrofici.

Attività fisica

L’attività fisica regolare è necessaria per essere in salute, ed è bene che sia parte della nostra vita quotidiana. L’esercizio aiuta a eliminare lo stress e stimola il corpo a produrre sostanze chimiche naturali (endorfine) che sono vitali per calmare il dolore e darci una sensazione di benessere.

Pianificare in anticipo

Se sapete che certe situazioni vi fanno paura, o che vi ricordano episodi di panico precedenti, respirate con calma e cercate di rilassarvi. Un’altra opzione è cercare dei modi per distrarvi e non pensarci. Inoltre, se sapete che può succedervi, preparatevi!

Per esempio, vestitevi a strati in modo da spogliarvi poco a poco se vi verrà caldo, o cercate un modo di arieggiare la stanza. Tenete pronta una bottiglietta d’acqua per bere: vi idraterà e vi tranquillizzerà, perché il cervello riceverà il messaggio che non c’è pericolo… Altrimenti non vi sareste messi a bere dell’acqua!

Mangiare bene

Alimentarsi bene e in modo regolare aiuta a mantenere bilanciati i livelli di zucchero nel sangue. Quindi non restate mai senza mangiare per più di quattro ore. Inoltre è bene correggere le eventuali carenze nutrizionali della vostra dieta ed evitare la caffeina e l’alcol, visto che possono scatenare o peggiorare gli attacchi di panico.

martedì 7 novembre 2017

Ansia e paura


Utilizziamo continuamente le parole ansia e paura con una certa leggerezza. Spesso per parlare di una stessa situazione o esperienza, ma conosciamo realmente la differenza tra questi due termini?

Paura

La paura è una delle emozioni basiche per eccellenza, necessarie molto spesso in diverse occasioni. Tutti in diversi momenti della vita abbiamo provato questa emozione con maggiore o minore intensità. Tuttavia, quando la sperimentiamo?

La paura si attiva di fronte alla presenza di una minaccia, che può essere una percezione o un’interpretazione di pericolo per il nostro benessere fisico o psicologico. Solitamente si presenta di fronte ad un pericolo reale, presente ed imminente, anche se gli studiosi sostengono che si prova paura anche verso i pericoli immaginari.

In qualsiasi caso, il denominatore comune di tutto questo è dato dalla capacità di mettere in funzione il comportamento d’emergenza dell’individuo che lo sperimenta, in modo da far scattare l’attivazione necessaria per evitare o fuggire dalle situazioni che la generano. La maggior parte delle volt,e le nostre paure sono passeggere, perché non suppongono un problema importante per la nostra vita, però le forme di risposta emotiva alla paura possono alterare in forma significativa le nostre abitudini di vita.

Grazie all’intervento della corteccia prefrontale, prendiamo coscienza della sensazione di paura, e possiamo interpretare la situazione in maniera corretta, sovrainterpretarla o malinterpretarla, a seconda di come valutiamo la situazione nella quale ci troviamo. Quando proviamo paura, quindi, si attivano due considerazioni importanti: la perdita e l’immediatezza, che determinano il nostro comportamento.

Le risposte e le strategie che adottiamo dipendono dalle nostre convinzioni e aspettative di come affrontare la paura e possono essere attive (affrontare) o passive (evitare o fuggire). Quanto più saremo convinti, tanto più saranno efficaci le nostre abilità e i nostri mezzi per regolare questa emozione. Se la paura non viene controllata in modo adeguato, infatti, ci creerà sfiducia, preoccupazione e malessere.

Ansia

L’ansia è relazionata agi avvenimenti che dovranno succedere, ovvero quando stiamo aspettando che qualcosa succeda e prevediamo gli effetti negativi che questo qualcosa produrrà. Ci fa oscillare, come la paura, tra l’accettazione e l’incapacità.

La funzione dell’ansia, quindi, sarà di attivarci davanti all’aspettativa di un possibile pericolo, facendoci capire in modo selettivo o amplificando le informazioni che sono considerate minacciose, e non dando peso al resto delle condizioni stimolanti che consideriamo neutre.

Possiamo quindi fare una chiara distinzione tra paura e ansia, e si tratta della certezza della presenza dello stimolo, essendo chiara nel caso della paura e confusa e imprecisa nel caso dell’ansia. Quando proviamo ansia, sperimentiamo una grande preoccupazione prodotta dall’anticipazione degli effetti negativi di una situazione futura e questo può determinare in molti casi la salute mentale di un individuo.

Come tenerle sotto controllo

Come abbiamo già detto, la paura è relazionata alla valutazione di un pericolo imminente, mentre l’ansia con l’aspettativa di qualcosa che succederà nel futuro.

Entrambe le risposte smettono di essere normali quando superano i nostri limiti di tolleranza, quando perdiamo il controllo e quando si produce continuamente un rifiuto agli stimoli che interferisce con il funzionamento dell’individuo stesso.

In questo tipo di situazioni una delle raccomandazioni è quella di intraprendere un processo di disattivazione, poiché il nostro cervello tende a ripetere le risposte emotive positive o negative di fronte alle situazioni che consideriamo particolarmente importanti.

Per questo, dobbiamo imparare a disconnettere, ad eliminare il collegamento esistente tra l’ansia o la paura e le situazioni per ottenere risposte che ci permettono di adattarci meglio. Possiamo utilizzare tecniche di rilassamento e respirazione per esempio, oltre ad informarci sul funzionamento del nostro cervello e ad arrivare a capirlo. In questi casi è di grande aiuto l’intervento di un professionista. Questi ci aiuterà a capire le associazioni che facciamo delle valutazioni negative sotto forma di preoccupazioni, e anche la differenza tra preoccuparci di qualcosa o occuparsi solo di quel qualcosa e di come le valutazioni che realizziamo siano associate alla paura, a sua volta associata all’aspettativa dell’arrivo di un pericolo imminente.

Ogni caso è differente, per cui un esperto utilizzerà metodi e tecniche differenti a seconda dell’individuo che si troverà davanti.

Dal Sito: lamenteemeravigliosa.it

sabato 2 settembre 2017

Il coraggio di cambiare


Una tempesta terribile. Il vento soffia sull’oceano e scuote le onde facendole diventare creste minacciose di spuma di mare. Tuttavia, dobbiamo essere forti, alzare le vele e afferrare con forza il timone della nostra piccola imbarcazione per adattarci a quei movimenti. Se ci facciamo prendere dal panico, sicuramente affonderemo…

Lo sappiamo bene, i cambiamenti non solo facili. I cambiamenti fanno male, ma sono necessari per evolvere come persone e trovare non solo la felicità, ma anche la calma e l’integrità. È curioso, ad esempio, che nella cultura orientale la parola “cambiamento” sia rappresentata da due ideogrammi che a loro volta illustrano due termini: “pericolo” e “opportunità”. Davvero significativo.

La necessità di una strategia di coping

Perché i cambiamenti scatenano paura o incertezza? Facciamo un esempio. Dovete cambiare la vostra residenza per trovare lavoro oppure uno migliore. La paura di non sapere se sarà qualcosa di certo o se il prezzo emotivo e personale sarà alto è di sicuro quello che più vi blocca, che vi impedisce di fare il passo determinante per cambiare la vostra vita.

Un altro esempio: avete da diversi anni una relazione con una persona e sentite di non essere felici. Vi sembra di non trovarvi nel posto giusto ed ogni giorno che passa vi sentite sempre più oppressi. Tuttavia, avete paura di lasciare quella persona perché al tempo stesso non sapete come affrontare la nuova vita in solitudine e non sapete nemmeno come la possa prendere. Qualsiasi cambiamento genera incertezza e timore, abbiamo la sensazione che per un momento potremmo “perdere il controllo della nostra vita”, e poche cose sono difficili da sopportare come questa…

Senza sapere in che modo, molti si ritrovano a vivere in una realtà in cui “ciò che conoscono li tranquillizza perché sanno come devono comportarsi ed agire”. Vale a dire, si trovano in una sorta di “zona sicura” e anche se non sono completamente felici in questa bolla, quello che c’è fuori sembra ancora più minaccioso.

Ogni cambiamento implica una grande dose di coraggio personale. Ci obbliga ad adattarci a nuove condizioni, per questo dobbiamo investire il nostro sforzo emotivo e fisico, oltre a rischiare il nostro benessere e la nostra sicurezza.

Il coraggio personale

Per essere capaci di iniziare un cambiamento che tanto desideriamo, ma che non osiamo intraprendere, bisogna innanzitutto essere realisti e consapevoli della nostra situazione. Come vi sentite in quei momenti? Vi sentite realizzati dal punto di vista personale? Vi trovate a vivere una realtà che davvero desiderate, con le persone che desiderate? Quando vi guardate allo specchio, potete dire a voi stessi che siete felici? È vero che possono essere questioni scomode e determinanti, ma è proprio questo il senso e la necessità del cambiamento per quanto riguarda certi aspetti della vita, grandi o piccoli che siano.

Il cambiamento fa parte della vita e non è un ostacolo insormontabile che qualcuno mette di proposito nel nostro cammino. Bisogna prima di tutto lasciare da parte i pensieri negativi e possibili anticipazioni perché, di sicuro, non faranno altro che aggiungere spine nel nostro sentiero verso il cambiamento. Perché la paura è come un paio di forbici sul punto di tagliare le nostri ali. E tutti abbiamo il diritto di volare…

La cosa più importante è esporsi gradualmente a determinate situazioni, così da poter sviluppare strategie di coping ed andare avanti, imparando allo stesso tempo qualcosa di nuovo. Perché se non corriamo il rischio, non raggiungeremo mai la attitudini necessarie per essere coraggiosi, per metterci in gioco e avere il controllo della nostra vita.

Scacciare la paura significa scommettere sulla felicità. E di sicuro anche voi volete raggiungerla!

Dal Sito: lamenteemeravigliosa.it

La favola dell’uomo e della farfalla: quando aiutare non aiuta?



Quando una persona si ritrova alle strette, alle prese con qualche problema, di solito tendiamo a volerla aiutare. Soprattutto se è una persona vicina a noi, un familiare o amico. Tuttavia, molto spesso, l’aiuto che offriamo non è benefico: al contrario, spesso invece di essere necessario è del tutto inutile e dannoso.

Quando dobbiamo evitare di aiutare gli altri? Ve lo spieghiamo subito.

La favola dell’uomo e la farfalla

Una favola antica racconta che un uomo trovò il bozzolo di una farfalla lungo il sentiero che stava percorrendo. Pensò che per terra sarebbe stato al pericolo e lo portò a casa per proteggere quella piccola vita che stava per nascere. Il giorno dopo si rese conto che nel bozzolo c’era un minuscolo foro. Quindi si sedette a contemplarlo e vide che la farfalla stava lottando per uscire.

Lo sforzo del piccolissimo animale era enorme. Per quanto ci provasse una e un’altra volta, non riusciva a uscire dal bozzolo. A un certo punto, la farfalla sembrò rinunciare. Rimase immobile. Come se si fosse arresa.

Allora l’uomo, preoccupato per la sua sorte, prese un paio di forbici e tagliò delicatamente il bozzolo, da un lato all’altro. Voleva aiutare la farfalla a uscire. E ci riuscì! Finalmente l’insetto uscì. Eppure, quando lo fece, il suo corpo era infiammato e le sue ali troppo piccole, come se fossero piegate.

L’uomo attese, immaginando che fosse una fase passeggera. Pensò che presto la farfalla avrebbe spiegato le ali e spiccato il volo. Ma non andò così: l’animale continuò a trascinarsi senza riuscire a volare, e dopo poco morì.

L’uomo ignorava che quella lotta della farfalla per uscire dal bozzolo era una fase imprescindibile per rafforzare le sue ali. In quel processo, i fluidi del corpo dell’animale si spostano nelle ali, e in questo modo l’insetto si trasforma in una farfalla pronta per volare.
La ricompensa dopo lo sforzo

Come questa favola ci illustra, non sempre ciò che è facile ci porta vantaggio. Molto spesso dobbiamo superare delle difficoltà, che ci rendono più forti e ci aiutano. A volte, come nel caso della farfalla, ci salvano addirittura la vita.

Per questo dobbiamo vedere lo sforzo come una cosa positiva, che ci aiuta a superarci, e non come qualcosa che ci blocca e ci impedisce di avanzare. Nella vita dobbiamo passare per una serie di prove che ci rendono migliori, ci aiutano a progredire.

Pensate, per esempio, ai bambini. Se non permettiamo mai che il bambino cada quando sta imparando a camminare, se non smettiamo mai di sostenerlo, probabilmente non imparerà mai a camminare. Cadere non è negativo, è una metafora della vita. E i bambini si rialzano sempre dalle loro cadute, finché non riusciranno a non cadere più. Questa è la ricompensa per il loro sforzo, e dobbiamo permettere che le persone si rialzino da sole.
Quando aiutare non aiuta?

Come nella favola, a volte aiutare non aiuta, al contrario. Quando qualcuno sta attraversando un momento difficile e scoppia a piangere, la gente tende a precipitarsi a chiedere che cosa gli è successo (a volte perché sono sinceramente preoccupati, altre solo curiosi). Solo poche persone rimangono sedute, e non fanno niente. Qual è il comportamento migliore?

Quando stiamo male, abbiamo bisogno di un breve momento di solitudine con il nostro dolore. Questo non significa non avere nessuno, significa che chi abbiamo intorno rispetta i nostri spazi e permette che il dolore scorra. Sederci accanto a quell’amico, fratello o familiare senza dire nulla, accompagnando il suo dolore, rimanendo al suo fianco perché ci sia qualcuno quando avrà bisogno di un abbraccio, quando avrà bisogno di essere ascoltato: questa è la cosa giusta da fare.

Dobbiamo capire che ci sono momenti in cui dobbiamo essere presenti, ma che quella lotta non può essere portata a termine da nessun altro se non da chi sta soffrendo.

Superare gli ostacoli ci renderà più forti, sicuri di noi e fiduciosi. Quello sforzo avrà la sua ricompensa. Non cercate sempre la strada più facile, perché le cose migliori richiedono fatica. E solo noi possiamo percorrere quel cammino, nessuno può sostituirci in quest’impresa.

Dal Sito: lamenteemeravigliosa.it

venerdì 30 giugno 2017

Cosa fare quando tutto va male


Ci sono giorni in cui sembra che ci siamo alzati dal letto con il piede sbagliato. Abbiamo un appuntamento, ma tutto si complica; vogliamo vedere qualcuno, ma la cosa è impossibile o semplicemente siamo troppo giù di morale.

In questi momenti, tutto risulta troppo complicato e sembra che nulla possa andare bene. Non solo: ci guardiamo intorno e sembra che tutti si siano messi d’accordo per peggiorare ancora la nostra giornata.

Cosa fare quando tutto va male? Continuate a leggere e lo scoprirete.

“Possiamo sempre scegliere di vedere le cose in modo distinto. Possiamo concentrarci su tutte le cose brutte della nostra vita oppure su tutte quelle belle”.
(Marianne Williamson)


Quando vivete una giornata di questo tipo, considerate le seguenti indicazioni:

La vita non è semplice

Scordatevi che la vostra vita sia perfetta. Non lo sarà mai e questo è bene, perché così avete la possibilità di progredire.

Quando tutto va male, è perché vi state concentrando solo sui vostri fallimenti. Forse è ora di valutare le aspettative che avete.

Se lo ritenete necessario, fate qualche piccolo cambiamento nella vostra vita. Le persone che vivono aspettandosi solo cose positive trovano molte disillusioni lungo il loro cammino.

“Se cercate la perfezione, non sarete mai felici”.
(Lev Tolstoj)

Il successo non arriva dall’oggi al domani

Tutti vogliamo avere successo ed essere apprezzati nelle attività che amiamo, ma non sempre siamo disposti a lavorarci abbastanza.

In questo momento, sentite che tutto vi sta andando male perché non avete il successo che desiderate in un determinato ambito?

Forse è il caso di analizzare le cose che già avete e di apprezzarle. Dopodiché, potete creare un progetto per arrivare dove volete.

Per raggiungere qualsiasi obiettivo, c’è bisogno di pazienza e di sforzo, pertanto non permettete alla frustrazione di avere la meglio su di voi. Fissatevi mete modeste e conquistatele poco a poco.

“Gli alberi crescono lentamente per dare i frutti migliori”.
(Molière)

Imparate la lezione

Perché sentite che tutto va male? Cos’è che provoca in voi questo sentimento? Cosa potete imparare da questa situazione?

Non lamentatevi di tutte le cose negative che vi succedono. Si tratta della vostra prima reazione, la quale, però, non è affatto utile: così, non farete altro che peggiorare il vostro umore ogni volta che ci pensate su.

È meglio affrontare ciò che avete davanti come se fosse una sfida; imparate a vedere la parte divertente di queste circostanze e a oltrepassate i vostri limiti.

Apprezzate il lato buono delle cose

Non lasciatevi abbattere dalla tristezza e dallo sconforto. Di certo è difficile sorridere quando tutto va male, ma in che altro modo potreste mai migliorare la vostra visione delle cose?

Imparate a vedere gli errori e i fallimenti come tappe della vita e del processo evolutivo e apprezzate tutte le cose belle che avete.

“La forza non arriva dalle vittorie. La lotta e le sfide sviluppano le tue forze. Quando affronti le difficoltà e decidi di non arrenderti, quella è forza.”
(Arnold Schwarzenegger)

Non preoccupatevi più

Non preoccupatevi per tutto ciò che accade attorno a voi. Se oggi tutto va male, concentratevi sulle cose che possono migliorare. Tutto il resto lasciatelo scorrere; anche se non ci credete, poco a poco le cose si collocheranno nel giusto posto della vostra vita.

Invece di passare le notti preoccupati per quello che dovete fare, usate il vostro tempo per realizzare un piano che vi permetta di risolvere ciò che potete risolvere.

Piangete se ne avete bisogno

È impossibile non aver voglia di piangere quando tutto va male. Fatelo! Non abbiate paura di piangere, non è un segno di debolezza. È necessario lasciare che i sentimenti fuoriescano e fluiscano affinché altri, più positivi, occupino il loro posto.

Quel che non dovete fare è focalizzarvi continuamente sulle cose negative e non avanzare. Adesso piangete e poi continuerete il cammino.

“Non scusatevi per aver pianto. Senza le emozioni non saremmo altro che robot”.
(Elizabeth Gilbert)

Ricordatevi che nessuna vita è perfetta

Quanto tempo passate a confrontare la vostra vita con quella degli altri? A un primo sguardo, può sembrarvi di avere una vita complicata, piena di problemi e per nulla perfetta. Ebbene, sappiate che non siete gli unici.

Smettete di fare paragoni con gli altri e di credere che a loro le cose vadano meglio. Forse quell’amica che sembra avere sempre fortuna con i ragazzi non riesce a trovarne uno che la renda davvero felice o forse quel cugino che cambia macchina ogni anno ha così tanti debiti che non riesce mai ad andare a dormire tranquillo.

Quando tutto va male, pensate a dove vi trovate e a dove volete arrivare. Ciò che fanno gli altri non dev'essere al centro dei vostri pensieri.

Dal Sito: lamenteemeravigliosa.it

giovedì 15 giugno 2017

L’autostima: pilastro basilare nella nostra vita



L’amore per se stessi è il punto di partenza della crescita di una persona che comprende l’importanza di rendersi responsabile della propria esistenza. (Viktor Frankl)

Cos’è l’autostima?

“Il modo in cui ci sentiamo riguardo a noi stessi influisce in maniera decisiva su tutti gli aspetti della nostra esistenza. Le risposte che emettiamo dinanzi agli avvenimenti dipendono da chi e da cosa pensiamo e siamo. I drammi della nostra vita sono i riflessi della visione intima che possediamo di noi stessi. L’autostima, pertanto, è la chiave del successo o del fallimento.

Di tutti i giudizi a cui ci sottoponiamo, nessuno è importante come il nostro. L’autostima positiva è il requisito fondamentale per una vita piena” (Nathaniel Branden)

L’autostima consiste nella valutazione che diamo a noi stessi. La capacità di amarci, volerci bene, rispettarci e valorizzarci, che comprende un insieme di condotte ed atteggiamenti, i quali costituiscono la base della nostra identità personale. Si tratta di una percezione valutativa di noi stessi, uno dei pilastri principali su cui ci appoggiamo.

L’autostima, inoltre, comprende due componenti importanti: il sentimento di capacità personale ed il sentimento di valore personale. Si tratta, quindi, della somma di fiducia e rispetto per noi stessi ed in questo modo condiziona la nostra qualità di vita.

Una buona autostima ci permette di accettare i nostri limiti e le nostre difficoltà. Significa, quindi, volerci bene per quello che siamo, sia per i nostri successi sia per i nostri sbagli ed errori. Dovremmo sentirci bene, amarci ed accettarci, apprezzarci e rispettarci, a prescindere dai risultati o da quelli che non siamo in grado di fare o che non ci piace.
Autostima ed opinione altrui

Quanto dobbiamo tenere in considerazione la parola degli altri? Quanto di quello che gli altri dicono sul nostro conto è vero?

La maggior parte dei problemi che nasce quando ci relazioniamo si basa sul convincimento che gli altri devono conoscerci, capirci ed accettarci. Tuttavia, se non impariamo a dare il giusto valore alle parole degli altri, la nostra autostima potrà distruggersi facilmente.

Ognuno di noi stabilisce dei vincoli con gli altri, ci relazioniamo con essi in modo diverso. Il vincolo che abbiamo stabilito con nostra madre, per esempio, non è lo stesso di quello stabilito con i nostri migliori amici o i nostri colleghi di lavoro. Nei rapporti che manteniamo, quindi, ci comportiamo in modo diverso in base al vincolo stabilito con le altre persone e dal ruolo che adottiamo. In questo modo, abbiamo peculiarità e limiti distinti in base alle persone che ci troviamo davanti. I rapporti che manteniamo con le persone, quindi, sono solo una parte di noi, una piccola porzione, non la nostra totalità. Alle persone è dato conoscere solo alcune manifestazioni della nostra personalità, non tutte le nostre reazioni e motivazioni intime, né la totalità della nostra storia né di quello che siamo. Le persone sono molto più che le relazioni che instaurano.

Le opinioni che gli altri possono avere su di noi derivano solo da quello che hanno potuto osservare, così come dal “colore” che ognuno ha potuto conferire a queste osservazioni in base alle proprie caratteristiche personali. Noi facciamo lo stesso con gli altri. È possibile, quindi, che quello che gli altri apprezzano di noi, e che noi apprezziamo di loro, non corrisponda davvero alla realtà. È sbagliato, infatti, pensare che quello che diciamo degli altri sia del tutto vero, così come quello che pensano gli altri di noi. L’opinione che hanno gli altri di noi costituisce una porzione di quello che siamo, non la nostra totalità.

Il tutto, inoltre, dipende anche dal vincolo stabilito, dalla frequenza, dal modo in cui ci comportiamo, etc. Gli altri possono conoscere più o meno aspetti di noi, ma non possiamo dimenticare che siamo noi gli unici a conoscerci del tutto. Siamo solo noi ad avere il panorama completo della nostra persona. Non aspettiamoci troppo dagli altri, poiché il nostro giudizio deve essere sostenuto da quello che pensiamo di noi stessi e non dalla visione parziale che hanno gli altri di noi.

Dal Sito: lamenteemeravigliosa.it

mercoledì 31 maggio 2017

E se ci prendessimo cura della nostra igiene mentale come di quella fisica?


Siamo tutti consapevoli di quanto sia importante mantenere una buona salute fisica. Eppure, spesso dimentichiamo una parte di noi altrettanto importante: la mente. Come saprete bene, anche la salute mentale influisce sul benessere fisico generale. Avrete sentito dire spesso che lo stato di ansia o le preoccupazioni, per esempio, possono essere somatizzate nel corpo. Non vi sembra, dunque, necessario prestare la dovuta attenzione anche alla nostra igiene mentale?

Per godere di un cervello in salute, prima di tutto è importante fare attenzione ad alcuni fattori che, spesso, passano inosservati. In realtà, identificarli è molto facile, ma per qualche motivo continuiamo comunque a non tenerli in considerazione. Prima o poi, però, questa specie di complice noncuranza ci costerà molto cara. Per questo motivo bisogna iniziare a prendersi cura della propria igiene mentale, mettendo in pratica i consigli che vi illustreremo a seguire.

Puntare su una buona igiene mentale ci aiuterà a prevenire malattie e disturbi come, per esempio, quelli legati all’ansia.
Una buona igiene mentale si traduce in un maggior benessere

Quanto tempo occupano nella vostra mente le preoccupazioni legate al passato e al futuro? E così, spesso nella nostra testa non rimane quasi posto per il presente. All’improvviso ci accorgiamo di aver inserito il pilota automatico. Giornate senza senso si susseguono una dietro l’altra allo stesso modo, e smettiamo persino di goderci i piccoli piaceri della vita.

È importante imparare a mettere in pratica un’attenzione totalizzante, a concentrarci sul qui e adesso per fuggire da tutti quei pensieri che possono trasformarsi in ossessioni. Se vi è capitato di provare stress per un motivo simile, saprete bene di cosa stiamo parlando. Ma lo ieri non importa, e non importa nemmeno il domani. Spalancate gli occhi sull’oggi e godetevelo.

Oltre a questo primo aspetto, ce n’è un altro importante nelle nostre vite a cui forse non avrete ancora prestato la dovuta attenzione. I rapporti che avete con gli altri vi danno qualcosa o vi privano di qualcosa? Perché date così tanta importanza a qualcuno che non vi corrisponde? Cercate di essere brave persone e di fare contenti tutti, per poi venire ricompensati a suon di manipolazione e sofferenza.

“Non permetterò a nessuno di passeggiare nella mia mente con i piedi sporchi.” -Mahatma Gandhi-

Vi proponiamo questa riflessione: se date tutto per persone che non vi danno niente, forse non vi rimarrà più tempo da dedicare alle persone che, invece, meriterebbero di più. Riflettete sulle relazioni che intrattenete. A volte abbiamo paura di prendere una decisione, di dire “la nostra amicizia/relazione finisce qui”, perché abbiamo paura di perdere tutto quello su cui abbiamo investito tanto. Ma la verità è che non ne è valsa la pena. Se riuscissimo a chiudere quelle relazioni, la nostra igiene mentale ne uscirebbe sollevata e favorita.

Allontanatevi dalla visione pessimista della realtà

È facile optare per una visione pessimista della realtà quando tutto va male. Ma questo è sintomo di una bassa resilienza e comporta grossi rischi: la vostra felicità e la vostra igiene mentale potrebbero essere in pericolo. Dovete rendervi conto che non tutto può essere letto soltanto in un modo. Un licenziamento o la rottura di una relazione possono essere considerate delle disgrazie oppure delle opportunità di crescita. Siete voi a scegliere a quale strada volete ricondurre quel fatto.

Inoltre, vi date ciò di cui avete bisogno? Prendervi cura di voi stessi, coccolarvi,alimentarvi in modo sano, fare attenzione a come state… sono di certo azioni che qualche volta (o molte volte) avrete sottovalutato. Forse perché siete così concentrati sugli altri da dimenticarvi di pensare a voi stessi o forse perché a volte lasciate che la vostra felicità dipenda dagli altri. Si tratta di un terribile errore, che può portarvi a vedere la vita in modo molto negativo. Voi venite prima degli altri, e non si tratta di egoismo. Si tratta di amarvi e di valorizzarvi, senza aspettare che gli altri lo facciano per voi.

Di sicuro in qualche momento della vostra vita vi sarà capitato anche di sentirvi bloccati, perché non riuscivate a raggiungere un obiettivo. Tuttavia, avete controllato che fosse davvero raggiungibile? Spesso ci riproponiamo di raggiungere delle mete che, per quanto lo desideriamo, non sono realizzabili. Ogni obiettivo che ci poniamo dev’essere realistico. Liberatevi dai sogni impossibili che generano solo frustrazione, ansia e una sensazione di inutilità. Sarà una decisione molto positiva per la vostra igiene mentale.

“Lavati la mente con amore e onestà dopo ogni pensiero che attenti alla tua tranquillità.” -Luis Espinoza-

Vi siete resi conto di quanto può essere importante una buona igiene mentale? E ci sono molti altri comportamenti che possono farvi bene, come eliminare le aspettative, smetterla di lambiccarvi il cervello su questioni che non portano da nessuna parte, evitare di voler cambiare le persone a tutti i costi e imparare a gestire le vostre emozioni.

Tendiamo a complicarci la vita o a dare essa la colpa di tutto ciò che ci succede quando, in realtà, renderla molto più semplice e più piacevole è nelle nostre mani. Non tutto è terribile come sembra, non tutto è brutto come crediamo. Ripulire la nostra mente da tanti pensieri sopravvalutati e che ci impediscono di vedere con chiarezza ci permetterà di raggiungere il vero benessere.


Dal Sito: lamenteemeravigliosa.it

I fallimenti hanno alimentato la mia esperienza


Il concetto di fallimento è fortemente stigmatizzato dalla società. Fin da bambini, gli sguardi che riceviamo quando falliamo o commettiamo un errore assomigliano molto a quelli che riceviamo quando ci comportiamo male. Di conseguenza, è facile cominciare a guardare se stessi con quello sguardo e, anziché rallegrarci di aver trovato una strada non valida e di poterla scartare, ci arrabbiamo con noi stessi, ci insultiamo e ci lasciamo sommergere dalla tristezza, come se fosse l’emozione giusta in quel momento…

L’unica cosa che otteniamo affrontando i fallimenti in questo modo è sprofondare ancora di più, impedendo a tale concezione negativa di farci imparare dai nostri errori.

Quando non cogliamo l’aspetto positivo che si cela dietro ad un fallimento, inoltre, tendiamo a darci per vinti, ad abbandonare qualsiasi progetto avessimo fra le mani e a darci degli inutili. Come possiamo approfittare degli insegnamenti di uno sbaglio se lo viviamo in questo modo, se cerchiamo di cancellarlo come fosse un errore di scrittura?

Le persone che non accettano i fallimenti e sono incapaci di trarre insegnamento dagli errori sono di norma individui che non sanno accettare se stessi. Tendono a ricercare la perfezione in ciascuna delle loro azioni e, dopo aver capito di non poter raggiungere la perfezione né realizzare ogni loro aspettativa, possono arrivare a mandare all’aria tutto e a cadere nello sconforto più totale.

Questo atteggiamento così poco produttivo porta persone dalle grandi potenzialità e dalle buone attitudini a smettere di provarci soltanto per paura di fallire di nuovo. Un atteggiamento che le rinchiude in un’urna di cristallo, la loro zona di comfort.

Il fallimento è sinonimo di crescita

Le persone che non falliscono mai sono quelle che non ci provano nemmeno, preferendo restare in una zona in cui i rischi sono minimi. Queste persone, in realtà, vorrebbero una vita più emozionante, ricca di sfide e traguardi da raggiungere. Ciò che importa, in fondo, non è realizzare i sogni o raggiungere il successo.

Quello che importa davvero è il percorso, la voglia di alzarsi tutte le mattina per cercare di realizzare i propri obiettivi.

Quando smettiamo di provarci per paura di fallire, stiamo già facendo un passo verso il fallimento. Il dolore è meno intenso dell’ansia che può supporre la scelta di cominciare un progetto al limite delle nostre capacità. Eppure, una volta superata quella fase, la vita apparirà molto più colorata.

Anziché essere visto come una porta che si chiude sui nostri sogni, il fallimento deve essere interpretato come il segnale che indica che stiamo crescendo. Un indicatore del fatto che stiamo esplorando nuovi cammini e che, per questo, matureremo, noi e le nostre capacità.

Non abbiamo il potere di decidere se falliremo o meno e, se davvero vogliamo qualcosa, dovremo accettare di poter andare incontro a vari sbagli. Ciò che possiamo controllare davvero è la nostra capacità di continuare a prescindere da quello che accade, ed è in questo che dobbiamo investire le nostre energie.

Come gestire i fallimenti

Il fallimento non è la fine, ma soltanto un passaggio intermedio, il movimento inevitabile verso il successo o il trionfo in qualsiasi ambito della vita. I vantaggi del fallimento sono, quindi, maggiori degli svantaggi, e per capirlo basta essere consapevoli del fatto che un fallimento non ci definisce. Esso non è altro che il bisogno espresso di agire in maniera diversa.

Per imparare a gestire meglio i fallimenti, il primo passo riguarda un compito complicato, ma fondamentale: accettare quello che non possiamo cambiare. Smetterla di lamentarci all’infinito per le carte che ci sono capitate perché nessuno tornerà a mescolare il mazzo, e continuare a giocare senza badare al risultato. Le nostre carte non saranno sempre le stesse e noi non siamo definiti dai nostri pensieri o dai nostri atteggiamenti. Noi siamo molto di più, siamo esseri complessi e cangianti, che imparano e ai quali non mancheranno opportunità per migliorare.

Siamo esseri coraggiosi a prescindere dai nostri errori, i quali non hanno la possibilità di aggiungere o togliere valore alla nostra persona.

Il passo successivo consiste nel rivedere le nostre aspettative. Dobbiamo avere ben chiara in mente la differenza tra l’io reale e l’io ideale. Il primo è la persona che siamo, né più né meno. È formato dalle nostre caratteristiche personali, le nostre abilità, le nostre virtù, i nostri difetti e i nostri limiti. Chi si conosce bene, sa fino a dove può o non può arrivare.

L’io ideale è la persona che crediamo di essere, ma che in realtà non siamo. Aspettative troppo alte su se stessi portano a dare più valore all’io ideale che a quello reale, e ci porteranno a soffrire ancora di più una volta scoperto che la realtà è ben altra.

Per questo motivo, bisogna sempre avere chiaro in mente chi siamo, tenendo conto che non siamo meglio né peggio di nessun altro essere.

In ultimo, occorre imparare a tollerare le frustrazioni della vita. I progetti non vanno sempre come uno vorrebbe, ma questo non implica necessariamente una sconfitta. Accettiamo ciò che non ci piace, errori inclusi; impariamo da essi, perché ci daranno la forza e l’entusiasmo necessari per andare avanti.

giovedì 11 maggio 2017

I colori influiscono sullo stato d’animo


Numerosi studi rivelano che i colori incidono sullo stato d’animo, ma non è ancora stato scientificamente dimostrato in che modo rappresentino un elemento chiave in una cura. Per tale motivo, trattamenti come la cromoterapia sono considerati cure naturali alternative, perché non rispettano i requisiti necessari per essere considerate terapie affidabili.

Ciò che risulta chiaro è che, sebbene i colori non siano il fattore determinante nella cura di una qualsiasi malattia, possono, però, cambiare le nostre emozioni. Influiscono sullo stato d’animo, anche se in una piccola percentuale.
I colori e lo stato d’animo
Rosso, arancione e giallo

Il rosso, l’arancione e il giallo sono colori eccitanti, che attivano e donano energia. Spingono all’attività e mettono buon umore. Risultano indicati per le persone giù di morale, che tendono a scoraggiarsi. Se volete dare una sensazione di ottimismo, sarebbe bene portarli in inverno, dato che visivamente regalano calore e vivacità.

Se dovete decorare le pareti di una stanza, questi colori che “accendono” e danno energia potrebbero essere impiegati dove desiderate esercitare un’attività, mai in luoghi da adibire alla calma e al relax.
Verde, azzurro e viola

Sono colori che tranquillizzano, che apportano serenità e rilassano. Il verde, l’azzurro e il viola donano alla mente un effetto di calma e pace. Sono ideali da indossare durante i colloqui di lavoro, poiché trasmettono quiete, sincerità e responsabilità.

Il verde della natura, l’azzurro profondo del cielo, l’elegante viola dei fiori portano tutti un messaggio di cura emotiva. Risultano ideali per pareti di stanze in cui abbandonarsi al relax.
Bianco e beige

Colori neutri e freddi, il bianco e il beige sono chiari simboli di purezza e semplicità. Sono ideali per quei luoghi in cui si ha bisogno della massima concentrazione: non producendo variazioni emotive, risultano quindi perfetti per pitturare le pareti di uno studio. Portarli d’estate dona un effetto rinfrescante.
Rosa e fucsia

Il colore rosa chiaro trasmette bontà, innocenza e buone intenzioni, sebbene possa anche essere inconsciamente interpretato come immaturità. Sono colori da indossare se avete bisogno che qualcuno riponga in voi la propria fiducia in merito a qualcosa.

Per quanto riguarda il loro uso decorativo, di frequente vengono impiegati per l’infanzia, anche se piacciono anche a molti adulti. Non rappresenta nulla di negativo, dato che tali colori simbolizzano altruismo, buon cuore e sensibilità.

Il fucsia, che poi non è altro che un rosa maggiormente forte e incisivo, si potrebbe paragonare ai colori che danno energia, come i già citati rosso, arancione e giallo.
Nero e grigio

Il nero trasmette tristezza e pessimismo, ma nell’abbigliamento apporta eleganza e serietà. Non sarebbe indicato portarlo in estate: otticamente dà la sensazione di calore e di poca freschezza.

Anche il grigio suscita tristezza e pessimismo, cattive vibrazioni. Nella moda significa indipendenza, sfiducia, noia, scoraggiamento; tuttavia, trasmette anche rispetto, professionalità e serietà.
Perché quando ci vestiamo scegliamo alcuni colori piuttosto che altri?

Quando ci vestiamo, inconsciamente siamo soliti farlo in funzione delle emozioni che proviamo in quel momento. Se siete coscienti di quello che suscita ciascun colore, potete incidere sul vostro stato d’animo. Di solito, quando qualcuno si alza con il piede storto, si sente a terra e scoraggiato, sarà quindi più incline a scegliere colori spenti e pessimisti. Al contrario, quando ci si alza contenti e di buon umore, la scelta ricadrà su colori allegri.

Se andrete in direzione contraria rispetto a quanto siete spinti a fare naturalmente, potrete variare il vostro stato d’animo. A tal fine, analizzate le emozioni che provate e mettetevi in sintonia con lo stato che vorreste raggiungere. Per esempio, un giorno in cui vi alzate senza vitalità, potrete dare un po’ di colore al vostro abbigliamento e, mentre vi metterete una maglietta rossa, sorriderete.

Il questo modo, sarete voi stessi ad incitarvi all’azione e a risollevarvi il morale. Anche se i colori non fanno miracoli, state pur certi che avrete contribuito a migliorare le vostre emozioni. Se vi alzate stressati e avete bisogno di relax, potete optare per colori rilassanti come l’azzurro, il verde o il viola.

Dovrete anche tenere conto di dove dovete andare e quale impressione avete bisogno di suscitare, poiché uscire fra amici non è la stessa cosa che partecipare a una riunione importante. È dimostrato che i colori influiscono sullo stato d’animo e, sebbene non abbiano un peso elevato, ogni granello di sabbia aggiunto a vostro favore contribuirà a migliorare le vostre emozioni.

Dal Sito: lamenteemeravigliosa.it