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domenica 31 maggio 2020

A new life - Storie di Panico - La storia di Marta



"Le vostre storie, il vostro coraggio, la vostra forza."

Sono Marta, ed è un piacere condividere con voi la mia storia... Il mio 2018 si può dividere in due parti... L'ha diviso il mio attacco di panico... A dire la verità erano anni che ne sentivo parlare, ma ho sempre avuto paura di informarmi su cosa esattamente fosse... Finché il 9 luglio l'ho capito sulla mia pelle... Le avvisaglie che potesse succedere qualcosa c'erano state, ma ho tentato di non ascoltarle... Finché una strana sensazione allo stomaco, un formicolio alla mano destra prima, un formicolio alla mano sinistra poi e un senso di svenimento mi hanno portata ad una ventina di minuti di crisi... Una ventina di minuti che sembravano un'eternità...


Ma non sono qua a parlare di cos'è l'attacco di panico, tanto già lo sapete e nemmeno quello che mi ha portato a tutto questo... Certo l'unica cosa che non è possibile, è dimenticarlo... Ma io per prima non ho voluto dimenticarlo, perché ho un tatuaggio che mi ricorda quel giorno e mi da tanta forza... Non si torna mai più gli stessi dopo averne sofferto, ma se ci si affida a dei professionisti seri guardi la vita in maniera diversa, ritorni a prenderti cura di te e un po’ lo ringrazi questo "scombussolamento".


Vi racconto il dopo e la mia risalita... Ho avuto modo di incontrare la mia Psicoterapeuta Patrizia, con la quale sto facendo uno dei più bei percorsi che potessi intraprendere... Ricordo quando entrai per la prima volta nella stanza di terapia… un mix di paura ed emozione... Un giorno ho letto queste bellissime parole sulla stanza e me le sono salvate sul mio diario delle frasi belle… ‘’La stanza di terapia non è solo una stanza. È come una “ scatola magica “in cui dentro accadono molte trasformazioni. È come la scatola di un mago. Dentro avvengono magie, si svelano sogni e succedono cambiamenti’’. Sono passati quasi due anni da quel giorno e posso dire di essere felice del lavoro che sto facendo su me stessa, e grata alla persona che mi ascolta e mi da consigli con una professionalità e una delicatezza immensa.


In questa mia risalita ho avuto la fortuna di avere familiari e amici che hanno capito fin da subito il periodo che stavo attraversando, aspettandomi ogni qualvolta avevo momenti di crisi e senza giudicare assolutamente il mio difficile sentire di quel periodo… Mi hanno sempre dato una spalla su cui appoggiarmi, sia quando era il fisico in crisi sia quando era l’anima che chiedeva aiuto…


E poi io, così legata ai miei studi matematici, ma con dentro al cuore un forte sentimento per il sociale… Ho fatto esperienze, che anni fa avrei voluto fare, ma alle quali avevo sempre rinunciato… per esempio i miei due ultimi dell’anno sono stati all’insegna del volontariato… Sono andata in posti dove non conoscevo nessuno, ma in realtà dopo un secondo mi sembrava di conoscere tutti da una vita… ho ascoltato racconti di persone anziane e di bambini in difficoltà… In queste due esperienze, ho conosciuto percorsi di vita difficili, culture diverse, emozioni tenute dentro per troppo tempo, sogni svaniti... Ma anche tanti sorrisi, abbracci, curiosità e nuovi percorsi di vita... Racconti di parole e sguardi che mi hanno fatto commuovere più di una volta...


Poi sentivo sempre più il bisogno di condividere le mie emozioni anche in gruppo… e allora ho fatto due corsi di autostima… La condivisione in gruppo è un qualcosa che arricchisce… Conosci nuove persone, con le quali condividi sogni e segreti di vita...


Da poco ho iniziato un corso di scrittura autobiografica… Sempre nel mio diario delle frasi belle, ho salvato questa chicca…’’La scrittura non è magia, ma evidentemente, può diventare la porta d'ingresso per quel mondo che sta nascosto dentro di noi. La parola scritta ha la forza di accendere la fantasia e illuminare l'interiorità’’... Quanta verità, da quando ho iniziato il mio percorso di terapia, ho riempito quasi tre diari… Il diario è diventato il mio rifugio dei pensieri… Scrivere mi serve per non continuare a farli girare inutilmente in testa…. Vi lascio con un’ultima frase, per me molto significativa…"La vita è anche fatta di istanti, di attimi, di decisioni veloci, di sogni realizzati, di obiettivi raggiunti che diventano immagini indelebili. Come una fotografia. Come una cicatrice, che ti ricorda tutte le volte che la guardi, che qualcosa è successo ma non è la fine, piuttosto un nuovo inizio..."


Un abbraccio, Marta



mercoledì 24 aprile 2019

A new life - Storie di Panico La storia di Violetta


"Le vostre storie, il vostro coraggio, la vostra forza."

Mi chiamo Violetta e ho quasi 31 anni.... Nella mia infanzia ho subito tanta violenza... A 4 anni circa mio padre mi disse che avremmo fatto un gioco e mi disse anche che non dovevo dirlo a mamma... E da lì è iniziato il mio inferno, con gli abusi sessuali... Come se non bastasse, oltre alla violenza che subivo io assistevo tutte le volte che mio padre picchiava mia madre e quando lei scappava lui mi parlava male di lei... A volte succedeva anche che mi picchiava senza un motivo valido...Da li ho iniziato ad avere le mie crisi di panico. La notte facevo fatica a dormire e facevo la pipì a letto perché avevo paura ad alzarmi. All'età di 7 anni circa, mentre c'era mio padre che abusava di me, anche il mio vicino di casa ci ha provato, senza riuscirci perché ho iniziato ad urlare. Questi abusi durarono fino all'età di quasi 10 anni con la nascita di mio fratello. In adolescenza ero una ragazzina cupa e non riuscivo a rispettare le regole, a volte ero molto aggressiva e sono arrivata anche ad alzare le mani... Fortunatamente ho trovato una famiglia che mi ha presa con se quando avevo quasi 14 anni, nonostante il primo anno è stato disastroso. Ora sono una donna con tante paure ma che grazie all'aiuto di una meravigliosa dottoressa e due psicoterapie sto prendendo in mano di nuovo la mia vita... Gli attacchi di panico ancora li ho ma da circa due anni ho imparato a gestirli... Grazie alla mia dottoressa sono sicura che un giorno tornerò a vivere... 

Violetta

Dal gruppo: D.A.P. attacchi di panico "inarrestabile voglia di vivere"  

e la Pagina: Ansia-Attacchi di Panico-Agorafobia Associazione insieme Onlus
 

 

martedì 23 aprile 2019

A new life - Storie di Panico La storia di Erika

     

"Le vostre storie, il vostro coraggio, la vostra forza."

Grazie Ansia. 

Mi chiamo Erika e ho 31 anni. Ho iniziato a soffrire di ansia due anni fa. Prima di allora ero una persona "normale" se così si può dire. Anzi, ero una persona fin troppo forte. Vi spiego il perché. A 13 anni decisi di frequentare il liceo classico. Scelsi di frequentare quella scuola non perché avessi particolari capacità intellettive o perché amassi passare le giornate sui libri, lo scelsi perché tutti mi dicevano che non sarei mai riuscita a terminarlo.Io, figlia di un operaio. Figlia di un operaio con un disturbo mentale: non avrei dovuto frequentare il classico. Infatti mi diplomai cinque anni dopo e nei tempi giusti al liceo classico, appunto. Poi presi la laurea affrontando anche la malattia fisica e la morte di mio padre. A 23 anni mi ritrovai, per ragioni parecchio complicate da spiegare, a gestire con il mio fidanzato una piccola attività. Tante persone dicevano che "saremmo durati si e no sei mesi" dentro a quell'attività. Sono passati nove anni e abbiamo ancora questa piccolo negozio. Ho superato grandi sfide. Ma poi due anni fa è arrivato qualcosa che, per la prima volta in vita mia, mi ha davvero fatto paura: l'ansia. Nel periodo più tranquillo della mia vita. Avevo la mia casa, un lavoro, un marito e una famiglia che mi voleva bene . Si però in quel periodo litigai con quella famiglia. Niente di irrisolvibile, ma credo che fu questo a innescare la bomba interiore dell'ansia. Non sto a dilungarmi sui sintomi che noi ansiosi conosciamo bene. Vi dico solo che per un anno intero ho trascinato quest'ansia con me, tra sintomi fisici, attacchi di panico e via dicendo. L'episodio più brutto lo ebbi in un supermercato mentre cercavo il pane. All'improvviso sentii la terra mancarmi sotto i piedi, il mondo intorno a me diventare più buio e irreale. Non sentivo più la parte inferiore degli arti. Ma continuai lo stesso la mia spesa, andai alla cassa sentendomi gli occhi di tutti addosso, convinta che si vedesse la mia follia stampata in faccia. Volevo solo uscite di lì e basta. Fuori respirai come non avevo mai fatto prima, ma avevo paura. In cuore mio sapevo che quello era stato un brutto attacco di panico, ma forse un po' speravo ci fosse qualcosa di fisico. Così feci tanti accertamenti e il risultato era sempre lo stesso:sana come un pesce. Per fortuna, sì, ma questo significava che dovevo per forza prendere coscienza di cosa stava succedendo e affrontare il mio disturbo d'ansia. Andai da una psicologa ma lo trovavo inutile. Poi arrivò un angelo inconsapevole che mi aiutò davvero: il mio medico. Lei mi aiutò perché mi prescrisse una cura. Una cura che io non volevo prendere. E sapete perché? Perché curarmi con degli psicofarmaci significava essere come mio padre. Quel padre che ho tanto amato quanto odiato ma che non cambierei con nessuno al mondo. Ecco qual'era il mio blocco. Il mio trauma più grande era stato la malattia mentale di mio padre. Io non dovevo prendere nessun farmaco perché esigevo perfezione nella mia persona, non una sbavatura, nulla che dovesse fare pensare alla follia. Infatti la mia ansia era anche correlata a segni di disturbo ossessivo compulsivo. Io sono guarita il giorno stesso che ho preso la mia prima pastiglia di antidepressivo. Perché mi sono arresa a me stessa, perché ho capito che non si può essere perfetti e che mio padre era così ma non vuole dire che lo sia anche io. Anzi, mio padre è riuscito a darmi lo stesso amore nonostante il suo disturbo bipolare, quindi in fondo che importanza ha? L'importante è curarsi. Fatevi sempre aiutare dagli specialisti, da chi vi ama, ma soprattutto da voi stessi, perché anche se qualcuno vi butta giù o vi dice che non potete farcela, ricordatevi che solo voi potete determinare il vostro successo. E' un mese che non assumo più antidepressivi. È un mese che sto bene solo con le mie forze. E sapete perché? Solo perché ho scavato dentro di me e ho capito cosa non andava. Abbiate il coraggio di guardarvi dentro. È fondamentale. Non so se avrò altri attacchi di panico o no. So che grazie alla mia ansia oggi sono una persona nuova e questo mi basta. Quindi posso dire Grazie Ansia!


Erika 



Dal gruppo: DAP attacchi di panico "Inarrestabile voglia di vivere" 
e la Pagina: Ansia-Attacchi di Panico-Agorafobia Associazione insieme Onlus 

domenica 13 gennaio 2019

A new life - Storie di Panico


"Le vostre storie, il vostro coraggio, la vostra forza."


Dalla depressione alla psicosi.

Dalla psicosi al dap. 

 
Dal dap al semi-autocontrollo.

Ciao, eccomi qui a raccontare la mia storia. Una storia tra tante. Spero di poter aiutare qualcuno perché, come vedrete, da caso disperato sono diventata una persona con tanta voglia di vivere.
Il mio primo trauma l’ho avuto a pochi mesi. Sono la quarta figlia nata dopo 9 anni dal terzo. Ero super coccolata. Ogni giorno mio padre e i miei fratelli al rientro da lavoro e da scuola facevano la fila per giocarmi, coccolarmi. Ero una bambina felice, ridevo sempre! Un giorno mia madre dovette andare in ospedale per un lungo periodo e non sapendo dove lasciarmi mi portò con sé. Io ero al reparto nursery assieme ad altri bambini. Io essendo sana e non avendo problemi le infermiere mi lasciavano da sola. Io piangevo sempre, sgambettavo con le gambine talmente forte che mi svestivo da sola dalla tutina. Al reparto mi chiamarono “la bandita”. Tornata a casa non ero più la bambina di una volta, non ridevo più e, nonostante tutti continuassero a giocarmi e coccolarmi, avevo sempre un velo di tristezza. Cresciuta, ricordo una delle mie sorelle mi faceva sempre il solletico… per farmi ridere! Arrivata alla maturità ho avuto un altro trauma che non sto qui a raccontare, troppo privato. Avevo già dei sintomi che non riuscivo a decifrare, mi sentivo osservata e la testa spesso era confusa. Vivevo questo disagio in estremo silenzio, cercando di non far capire nulla. A distanza di oltre venti anni posso dire che mi comportavo stranamente. Ed eccomi all’università, ennesimo trauma! Anche questa volta non mi va di raccontarlo. Avevo immagazzinato tutto, ma esternamente continuavo a vivere la vita di sempre magari con qualche scelta sbagliata. Esattamente come una bandita. Al secondo anno di università muore mio padre, il mio pilastro e io letteralmente crollo in un baratro. All’inizio mi diagnosticarono la depressione maggiore, ma col passare del tempo anche psicosi. Ad esempio se accendevo la tv, avevo l’istinto di spaccarla perché convinta che per mezzo della tv mi spiassero. In tutto questo caos ho continuato a fare gli esami all’università anche se a rilento. La mia psichiatra si chiedeva come facessi, mi diceva che ero brava. A un certo punto però ho voluto lasciare l’università, non ero più in grado di vivere con coinquiline estranee e poi perché io volevo solo stare a letto. Tornata a casa mi sono rinchiusa nella mia stanza. Mia madre poverina per spronarmi me ne diceva di tutti i colori. Allora io pur di non sentirla decisi di riprendere l’università, ma avevo solo cambiato stanza e letto. Non feci esami per parecchio tempo, anche mentendo. Ma una cosa continuavo a fare, sforzandomi all’estremo, facevo psicoterapia in una città diversa da dove stavo. Costringermi a viaggiare, a raccontarmi era come costringermi a riprendere la mia vita in mano. Col tempo però i miei problemi aumentarono perché credo di averle avute tutte: fobia sociale, tremolio dovuto ai medicinali, insonnia, crisi di pianto e psicosi a non finire. In tutto questo incontrai un bravo ragazzo con il quale sono stata 8 anni. Ricordo che lui mi voleva veramente bene, cercava di aiutarmi in qualsiasi modo (mi regalò una dispensa sul marketing di sé, mi regalò dei puzzle che abbiamo costruito insieme, mi portava in giro all’aperto, a conoscere luoghi), ma io non mi fidavo di lui (se andavamo in un bar a bere qualcosa, io scambiavo i bicchieri perché imputavo tutti i miei malesseri a qualcosa di esterno da me, tipo un malocchio o una fattura) e lui nonostante ciò cercava sempre di tranquillizzarmi. Il periodo in cui mi sono laureata è coinciso con la morte di mia nipote, la mia nipote preferita. Esattamente dopo un anno il mio ragazzo mi lascia e qui che decisi per la prima volta di farla finita (la prima di tre volte). Mi salvò proprio il mio oramai ex ragazzo. Ero caduta così in basso che per forza di cose dovevo per forza rialzarmi, piano piano… Mi diedero dei diversi medicinali. All’inizio stavo bene, ma non ho mai accettato di assumere i medicinali perché non sopportavo gli effetti collaterali, come tremolio e aumento del peso. Facevo di testa mia e di conseguenza con forti ricadute. Nel frattempo cominciai a provare a lavorare, ma cominciarono anche altre mie fobie: paura di non farcela, paura di giudizi, paura dell’altro, il mio corpo si surriscaldava, iniziavo a sudare, a tremare ad avere paura della paura… ed ecco il maledetto dap! Se i farmaci mi curavano dalla psicosi, io ero capace di inventarmi nuovi disturbi. Ho cambiato diversi lavori, ma li abbandonavo tutti. Stabilita a casa e con la collaborazione della mia famiglia ho passato un lungo periodo di tranquillità a casa, dove oltre alla psicoterapia con una nuova psicologa (quella che mi ha aiutata veramente), a tanta musica (anche la musica può essere una terapia) e a tanta lettura ho cominciato ad avere la forza e la gioia di vivere. L’anno scorso mi si ripresenta l’opportunità di un nuovo lavoro, questa volta nel pubblico, una supplenza annuale in una scuola. Tra tante difficoltà e con tutte le mie paure ho portato a termine il mio lavoro. Questa estate credo di avere avuto una ricaduta per lo sforzo e l’impegno di tutto l’anno, ma sono comunque contenta perché finalmente mi sono misurata con un lavoro, a vivere da sola. 

Adesso aspetto, anche se con ansia, una nuova chiamata, nel frattempo mi coccolo e imparo a autocontrollarmi. 

Anonima 


Dal gruppo Facebook DAP attacchi di panico "Inarrestabile voglia di vivere  e dalla Pagina Ansia-Attacchi di panico-Agorafobia Associazione Insieme Onlus 

A new life - Storie di Panico La storia di Alessia



"Le vostre storie, il vostro coraggio, la vostra forza."

Ciao a tutti sono Alessia e ho 28 anni. Soffro di ansia e attacchi di panico da quando ne avevo 18.
Il fattore scatenante? All'epoca avevo un fidanzatino già da tre anni, ma la madre e la sorella non mi facevano sentire accolta pertanto ogni volta che venivo invitata da loro non mi sentivo a mio agio. Una sera, dopo una cena sempre da loro, ho cominciato ad avere respiro corto, gambe tremolanti, mal di stomaco ed infine a casa mia ho vomitato.
Ora i sintomi sono rimasti sempre gli stessi (il fidanzato grazie al cielo no) e ogni volta che mi capita qualcosa di bello o di brutto provo sempre le stesse cose e la maggior parte delle volte vomito. Eh sì, ho sempre sfogato col vomito. Ho molte paure ormai, paura di un nuovo lavoro (ogni volta che vado devo sempre prendere le gocce per paura di sentirmi male e perché ci parto proprio da casa già col mal di stomaco e i tremori), avevo l'ansia e stavo a terra piegata sulle ginocchia due giorni prima del matrimonio, ho vomitato appena ho partorito la mia bambina e molte volte avevo paura anche di andare sotto casa a fare la spesa.
Che dire, ormai sono dieci anni che mi sta rovinando la vita. Spero che qualcuno legga la mia storia e possa aiutarmi, magari qualcuno che si sente esattamente come me.
Vi ringrazio per avermi ascoltata.

Alessia


Dal gruppo Facebook DAP attacchi di panico "Inarrestabile voglia di vivere" e la Pagina Ansia-Attacchi di panico-Agorafobia Associazione Insieme Onlus 






venerdì 11 gennaio 2019

A new life - Storie di Panico La Storia di Maria


"Le vostre storie, il vostro coraggio, la vostra forza."

Ho letto le storie di molte persone.

E per la prima volta non mi sono sentita sola.

Ho 23 anni e il mio primo attacco di panico è arrivato il 24 ottobre del 2017.

Era una sera come le altre, io, amici e una macchina.

È successo tutto all’improvviso.

Una forte scossa al braccio sinistro, la vista annebbiata, le foglie in quel momento tremavano meno di quanto stessi tremando io, la paura di perdere il controllo, l’aria in quel momento non bastava, eppure stavo in piedi, lì in mezzo al nulla.

Ad un tratto il cuore me lo sentivo fuori dal petto e così la paura di non rivedere più la mia famiglia, i miei amici, le cose che ancora una ragazza di 23 anni deve scoprire. Ero in piedi, ma le gambe non mi reggevano e così mi sono seduta.

Avevo paura di perdere il controllo, avevo paura di svenire e ad un tratto, così senza pensare ho bisbigliato ad un’amica “Ti prego, di a tutti, sopratutto a mamma e papà che li voglio bene”.

Nel frattempo è arrivata l’ambulanza e io continuavo a non capire cosa mi stesse succedendo.

È stata tutta una corsa.

Da quel posto in mezzo al nulla fino all’ospedale.

Dopo varie analisi il referto, stavo bene, era un attacco di panico.

Era la prima volta che questo “mostriciattolo” (perché così bisogna definirlo, dato che arriva così, come arrivano i mostri nei film dell’orrore) entrava nella mia vita.

Da quel giorno la mia vita è completamente cambiata.

Ho iniziato ad assumere farmaci, ho iniziato un percorso psicologico per capire cosa avesse scatenato ciò.

Ad oggi è ancora una continua lotta.

Ci sono giorni tranquilli e giorni che ti chiedi perché determinate cose devono succedere.

Sono una persona che non si lamenta di questo problema. Perché sono a conoscenza che esistono delle vere e proprio malattie con cui la gente lotta ogni santissimo giorno.

Sono sicura che , prima o poi, chiunque sia entrato in contatto con questo mostriciattolo ne uscirà.

Ci vuole solo tanta pazienza e soprattutto tanta volontà.

Perché l’ansia, il panico si devono e si possono combattere e annientare!!!

Oggi, a distanza di un anno e mezzo dall’inizio la situazione sembrava migliorata, ma in questi ultimi mesi il mio amico mostriciattolo è tornato, con una forza assidua, una forza più forte di quanto io potessi immaginare.

Una sera tutto mi sembrava diverso, mi si è irrigidito il collo, un mal di testa indescrivibile.

Non riuscivo a mettere “a fuoco” ciò che mi circondava.

Eppure sapevo dov’ero.

Il mio cuore ha iniziato a battere talmente forte che sembrava che mi uscisse dal petto.

Mi sembrava di avere un fuoco che ardeva apposto del petto.

Le mani tremavano e con esse anche le mie braccia e le mie gambe.

Il respiro aumentava e non riuscivo a calmarmi.

Ho chiamato la persona che più mi capisce, dato che anche quest’ultima soffre di ciò, per poter capire se non stessi avendo un attacco di cuore.

Sono state le due ore più lunghe della mia vita.

Ho avuto la sensazione di morire, una sensazione che può capire solo chi ne soffre, è qualcosa che non si può spiegare.

Sono entrata nel circolo della paura. Ho paura di tutto. Ho paura che mi possa succedere qualcosa di brutto da un momento ad un altro.

Mi presento, sono Maria e la mia storia è una delle tante.


Dal gruppo Facebook: DAP attacchi di panico "Inarrestabile voglia di vivere" e la Pagina: Ansia-Attacchi di panico-Agorafobia Associazione Insieme Onlus 

A new life - Storie di Panico La storia di Valentinaa

"Le vostre storie, il vostro coraggio, la vostra forza."


Ciao a tutti sono Valentina ho 35 anni e tutto è iniziato un lunedì mattina di circa 4 mesi fa...

Non lo dimenticherò mai quel lunedì mi sono alzata ho fatto il caffè e sono andata a prepararmi per andare a lavoro tutto normale fin qui, come ogni mattina ma, senza nessun preavviso ho iniziato a sentirmi strana, senza forza, la testa leggera e il cuore ha iniziato a battere come se volesse uscirmi dal petto. Ho iniziato a spaventarmi e così il peggioramento, mi sono dovuta sdraiare per terra con i piedi poggiati contro il muro per riuscire a respirare meglio ma nn passava, mi sentivo svenire e ha iniziato a farmi male il petto quindi sono corsa in ospedale in preda al panico..."Ecco ho un infarto... Sto per morire" questo era l'unico pensiero. Al pronto soccorso dopo varie analisi mi hanno detto che non avevo nulla di grave e forse era solo reflusso e mi hanno dato da fare esami per la tiroide, cosa che ho fatto già il giorno dopo ma i risultati non mostravano nulla, secondo i medici stavo bene ma io nn stavo bene...

Da lì è iniziata la mia lotta giornaliera con la tachicardia e un senso di pesantezza al petto tutti i giorni dalla mattina alla sera.
Dopo due settimane un altro butto attacco che questa volta mi ha paralizzato le mani, di nuovo in ospedale e da lì la diagnosi...
"Lei soffre di attacchi di panico".

L'ansia non mi lasciava, in un mese ho perso 5 chili (il che non è stato piacevole essendo già magra di mio), sembravo solo ancor più malata, ho smesso di fare palestra, non riuscivo a lavorare e la vita di coppia...meglio non parlarne.

Ora sono in cura da uno psichiatra che mi sta facendo prendere un ansiolitico mattina e sera, visto che non dormivo nemmeno più.

Per fortuna questi farmaci mi hanno ridato il sonno e ho ricominciato a mangiare ma ancora non riesco a vivere un giorno completamente in tranquillità, verso sera ancora ho l'ansia che mi fa compagnia sul divano a volte il cuore va a farsi una corsetta e la testa decide che il paese delle meraviglie esiste ma, tutto sommato, mi sento meglio ho ripreso a lavorare e sono ritornata ad allenarmi, ancora non ho ripreso peso ma ci sto lavorando.

Ho capito che questa malattia ti logora e ti mangia dentro spero di uscirne al più presto e dico a chi come me ancora ci è dentro...possiamo vincere possiamo essere più forti dobbiamo riprenderci la nostra vita.

Grazie a tutti 

Valentina 


Dal Gruppo Facebook DAP attacchi di panico "Inarrestabile voglia di vivere" e la Pagina Ansia-Attacchi di Panico-Agorafobia Associazione Insieme Onlus



domenica 6 gennaio 2019

A new life - Storie di Panico 



Ciao a tutti, ho 22 anni e soffro d'ansia da circa 3 anni. 

Tutto è iniziato una notte di febbraio in cui mi sono svegliata tutta sudata, respiravo a fatica, non riuscivo a smettere di tremare, avevo la nausea, vampate di calore e palpitazioni.

Subito non capi' bene che cosa mi stesse accadendo poi, pensando anche ai miei studi scolastici, ho capito che avevo avuto il mio primo ADP.

Mi spaventai molto sopratutto perché non sapevo che fare visto che non mi era mai capitato.

Mi alzai da letto e mi girava la testa.

Sperai che fosse il primo e l'ultimo attacco dato che ero in un periodo di stress in quanto andavo a scuola guida e dopo un mese avevo l'esame di teoria. Tutto quindi è iniziato da li.

Superai l'esame e pensai che la cosa finisse ma quando iniziai a fare le guide, le mie condizioni peggiorarono da soffrire anche d'insonnia.

Decisi di far venire con me alle guide il mio ragazzo che mi faceva sentire più tranquilla ma spesso durante la lezione o alla fine, mi prendevano gli attacchi e tornavo a casa piangendo disperata.

Mia mamma non sapeva più cosa fare così un giorno di mia iniziativa iniziai ad andare dalla psicologa dove ho fatto un percorso durato 8 mesi.

Con la terapeuta mi sfogavo ed uscivo dallo studio col sorriso.

Anche lei mi confermò che soffrivo d'ansia anticipatoria motivo per cui probabilmente non dormivo più di notte quando l'indomani avevo la guida.

Iniziai a prendere dei rimedi naturali che mi calmavano ed alternavo guide da mezz'ora con guide da un'ora su richiesta della psicologa ma la situazione non cambiò.

Dopo poco poi iniziai a lavorare e non riuscì più a portare avanti entrambi gli impegni così mollai l'autoscuola perché per me il lavoro era più importante.

Nessuno ha condiviso questa mia scelta ma io sapevo l'inferno che stavo passando e non volevo più stare male.

Oggi sono passati quasi 3 anni e per spostarmi vado con i mezzi pubblici o a piedi, sicuramente sto meglio anche se l'ansia e il panico non mi lasciano mai e capisco coloro che non guidano per questi problemi proprio perché ci sono passata e so cosa vuol dire ed io quello che mi è successo non lo auguro nemmeno al peggior nemico.

 Dal gruppo Facebook DAP attacchi di panico "Inarrestabile voglia di vivere"

lunedì 31 dicembre 2018

A new life - Storie di Panico - La storia di Simona





"Le vostre storie, il vostro coraggio, la vostra forza."

Ciao ,sono Simona .

Ho sofferto d'ansia e attacchi di panico a 24 anni ora ne ho 39,nel giro di un'anno senza farmaci e psicoterapia avevo superato la cosa pensavo che mai più ne avrei sofferto in quel modo.

Una sera di fine maggio 2016 mentre ero al computer sentii una forte ansia ,pensavo che sarebbe passata perché ogni tanto avevo un po' di ansia, il giorno dopo di nuovo ansia forte e continuava tutti i giorni, le notti divennero insonni ,iniziarono gli attacchi di panico,ma mi dicevo passerà come era già successo ..passai mesi con ansia forte attacchi di panico frequenti e le notti dormivo poco..

Una notte di novembre stravolta mi son arresa , sembrava non respiravo più ,un fortissimo attacco di panico ,ho detto stò male e mi son fatta portare alla guardia medica ,mi hanno dato dell'ansiolitico dopo avermi visitato ed era tutto apposto  ,tornata a casa mi sentivo peggio via stavolta al pronto soccorso,mi hanno fatto una puntura di non ricordo cosa ,ho dormito tutta la notte dopo mesi che non dormivo così,ma il giorno dopo stavo male ,da lì è iniziato l'inferno. tutto ritornò in modo più violento . Ho lasciato il lavoro, non volevo più uscire , non volevo stare sola ,non guidavo più ,non ridevo e scherzavo più ,stavo male tutti i giorni, prendevo l'ansiolitico che non mi aiutava . Ho iniziato psicoterapia a gennaio 2017 ,prima a pagamento ma era costoso poi mi chiamarono dalla asl .

Non vedevo comprensione intorno a me, mi sentivo sola con qualcosa più grande di me , con una sofferenza troppo grande , la psicoterapia mi aiutava a capire , e a sentirmi meno sola e capita .

piano piano iniziai a scalare le gocce nonostante stavo male volevo così , iniziai a fare piccoli tragitti in macchina a lavorare ,avevo ripreso con un'ora al giorno di pulizie andavo sola ed è stata dura ..

Stavo di nuovo sola a casa con una paura enorme , avevo smesso di lamentarmi che stavo male ,tanto nessuno capiva , nei duri momenti stavo zitta ,cercando ogni volta cosa poteva calmarmi , a volte mi buttavo nel divano a volte ascoltavo musica, la notte mi mettevo sempre un film per stare concentrata su quello ,non agitarmi ,e prendere sonno.

A oggi non stò  come vorrei ,ma ho ripreso a fare piccole cose, ho momenti devastanti ,ma anche momenti in cui mi sento tranquilla , rido e scherzo come una volta anche se dentro me è un caos .

Stò  cercando di convivere con questo, quando  arriva l'ansia o il panico cerco di agitarmi il meno possibile ,

incoraggiandomi respirando e dicendomi tra poco passerà…

La psicoterapia mi ha salvata … ne avrei bisogno anche ora ma purtroppo non posso permettermi questa spesa…

Mai arrendersi ,lottare e non mollare e una cosa fondamentale….

Anche quando siamo soli ,disperati con il nostro dolore … MAI MOLLARE ..e farsi sempre aiutare da un professionista .. E AUGURO A TUTTI COLORO CHE SOFFRONO DI NON ESSERE MAI SOLI,E DI TROVARE SEMPRE UN POSTO  DOVE RIPOSARE L'ANIMA , E TROVARE SEMPRE SORRISI CHE SCALDANO IL CUORE …  E  DI AVERE SEMPRE LA FORZA DI NON MOLLARE….

Simona

Dal gruppo Facebook DAP attacchi di panico "Inarrestabile voglia di vivere" 

sabato 29 dicembre 2018

A new life - Storie di Panico - La storia di Eleonora 




"Le vostre storie, il vostro coraggio, la vostra forza."

Ciao a tutti, sono Eleonora, ho 27 anni (28 tra pochi giorni) e ho avuto i miei primi attacchi di panico a 17/18 anni. Ricordo ancora il primo come se fosse ieri: ero in macchina con amici che tornavamo da una fiera di paese, fuori pioveva tantissimo ed io ero seduta dietro spiaccicata tra altri due miei amici. La mia amica seduta davanti poi ha cominciato a litigare urlando al telefono con qualcuno, non ricordo bene chi, e da lí ho cominciato a sentire caldo, ad agitarmi, sensazione di scappare fuori dalla macchina e non poterlo fare, non avevo nemmeno il coraggio di dire “fermatevi che non mi sento bene”, ma i miei amici poi se ne accorsero e mi accompagnarono in Guardia Medica. Nel frattempo mi si erano informicolate le mani, le braccia..tutto, mi sentivo morire, non riuscivo a camminare e così uscì un volontario a prendermi in braccio e ricordo bene che mi disse “tranquilla non è niente, è un attacco di panico”. E nella mia testa iniziai a pensare “Cos’è? Non mi è mai successo”. Però da quell’episodio non mi tornarono più, non ci pensai più di tanto. Invece poi col passare degli anni, tornavano a periodi..e io mi spaventavo sempre di più cercando di capire i motivi. Me ne venne un altro molto forte una mattina dal dentista, anche lì tutta informicolata, cuore a mille e sensazione di morire, ma anche lì appena mi fecero alzare, me ne tornai a casa tranquilla a piedi, ma sempre cercando di capire come mai mi capitavano questi momenti bruttissimi. Gli anni più brutti furono il 2012 e 2013, quando ebbi una bruttissima delusione d’amore, venivo trattata male da questo ragazzo, mi prendeva in giro, ma io non accettavo tutto questo, volevo stare lo stesso con lui a tutti i costi. Ma il caro amico panico arrivó, e stava con me tutti i giorni per farmi capire che non potevo continuare così. Ogni giorno era bruttissimo, avevo paura di uscire, paura di andare in qualsiasi posto anche accompagnata, mi girava la testa e mi sentivo svenire quindi evitavo di allontanarmi da casa, la notte dormivo malissimo, sempre con attacchi d’ansia, piangevo sempre..era diciamo una specie di depressione. Un pomeriggio, precisamente il 21/10/2013, ero a casa con un’amica ed ebbi uno dei miei soliti attacchi giornalieri, le gambe tremavano e mi sentivo impazzire, non respiravo..così la mia amica decise di chiamare il mio medico, ma in quel momento era impegnato e non poteva venire e mi disse quindi di prendere delle gocce, ma in casa non avevo niente perché ero sempre stata contro a qualsiasi farmaco calmante. Così decise di chiamare l’ambulanza, ma io ne ero terrorizzata e non volevo andarci..la mia amica e un’altra mia vicina di casa riuscirono però a convincermi ad andare, che magari mi avrebbero aiutata molto, insomma era ora di fare qualcosa. Arrivata al pronto soccorso, mi fecero tutti gli esami ed era tutto a posto..mi diagnosticarono semplicemente dispnea ansiosa, e mi fecero una bella flebo di calmante. Poi mi fecero parlare con un bravissimo psichiatra che mi chiese un po’ la mia vita in generale e mi prescrisse dei farmaci, un antidepressivo e un ansiolitico. La mattina dopo andai all’Ausl del mio paese per parlare con uno psichiatra della cura prescrittami in ospedale, e lui  mi disse che andava bene, a parte che mi cambió solo l’ansiolitico, e gli dissi che volevo tornare la ragazza di prima..lui mi disse “tornerai a fare tutto”. Iniziai così la mia cura e fu la scelta migliore che potessi fare! Dopo mesi cominciai a vedere i risultati, ricominciai a uscire, a fare cose che non facevo da tempo..insomma, rimasi molto soddisfatta. Le medicine aiutano davvero tanto, ma è anche vero che una buona parte dobbiamo mettercela noi con la nostra volontá. Dopo un anno di antidepressivo, iniziai a scalarlo fino a toglierlo completamente. Oggi ho solo l’ansiolitico sempre con me nella borsa, ma non lo prendo da mesi..solo in caso di estremo bisogno, ma cerco sempre di farcela senza. L’anno scorso, a maggio 2017 ho iniziato un percorso di psicoterapia; avrei voluto iniziare anni fa, ma non avevo la possibilità. Inizialmente, nel 2013 ne trovai una vicino casa, ma non mi piaceva proprio, mi trovavo male..dopo due appuntamenti lasciai perdere, anche perché le sedute me le pagava mia madre, e diceva che spendevo soldi inutilmente. Così l’anno scorso, visto che lavoravo, decisi di trovarmene un’altra per conto mio, senza dirlo a nessuno e me la pagai da sola. Anche questa fu una delle scelte migliori che potessi fare. Ho fatto un anno di terapia con questa bravissima donna, che mi ha aiutata davvero tanto a capire tante cose di me e del mio carattere, a capire che sono fatta così e che l’ansia è un’emozione come tutte le altre e che si può ripresentare in vari momenti della mia vita. E infatti è così: spesso ritorna, e fa anche paura ogni tanto..ma non come prima, ora l’affronto, so che prima o poi se ne va, cerco di usare i miei metodi per affrontarla..e se dovessi averne un forte bisogno, perché no, ho il mio ansiolitico con me. Ora non vado dalla mia psicoterapeuta da giugno 2018, un po’ mi manca, ma non ne sento il bisogno..se dovessi averne necessità ci tornerò sicuramente in futuro. Scusate la lunghezza della mia storia ma volevo raccontarvela bene, e dirvi che con grande forza di volontà, tanta pazienza e coraggio e soprattutto facendovi aiutare dalle persone giuste, se ne può uscire e tornare a fare tante cose, o almeno..si puó imparare bene a gestirla. Non arrendetevi mai! 
Eleonora 
Dal gruppo Facebook DAP attacchi di panico "Inarrestabile voglia di vivere" 

A new life - Storie di Panico - La storia di Elisa




"Le vostre storie, il vostro coraggio, la vostra forza."

Sono Elisa e ho 29 anni. Ho iniziato a soffrire di Dap e agorafobia all'età di 18 anni, esattamente il giorno del mio compleanno, tornando dalla festa fatta in famiglia, ho avuto il mio primo attacco di panico.
Ero su un ponte e già da una decina di minuti sentivo il cuore che batteva forte, ma non ne capivo il motivo...ed esattamente al semaforo è iniziato un lungo e terribile attacco di panico. Non riuscivo più a respirare, tutto intorno a me sembrava strano e girava, la cosa peggiore era il senso di non sentirmi nella realtà.
Non ricordo quanto sia durato, ricordo quanto ho corso forte verso casa mia in cerca di comprensione..ma non si sapeva cosa fossero gli attacchi di panico a casa mia e in quegli anni.
I miei genitori mi hanno guardata, ancora come se fossi pazza. Dico "ancora" perché all'età di 15 anni ho avuto un disturbo ossessivo compulsivo e la psicoterapeuta che ci ha seguito ha impostato una terapia sistemica, ovvero dove era coinvolta tutta la mia famiglia. Non è stata molto gradita e ai primi segni di stabilità, ho dovuto smettere.
Ritornando al 15/11/2000, ricordo che i miei genitori allarmati dalla mia paura e i frequenti attacchi di panico che non mi davano tregua nei mesi a venire, richiamarono la psicoterapeuta da cui andavo per fare psicoterapia.
Ho avuto una diagnosi, che non capivo, ero piccola e nessuno mi spiegava cosa in realtà fosse e perché accadesse questo disturbo. Ero confusa, impaurita e l'ansia mi ha mangiata fino al punto di non farmi più uscire di casa perché avevo iniziato piano piano ad evitare tutte le situazioni in cui non stavo bene.
Sempre i miei genitori mi hanno portato da una psichiatra, li è successa la prima svolta positiva: la conferma della diagnosi e l'assunzione di farmaci affinché potessi almeno sostenere l'esame di maturità.
Così è stato. Mi sono ripresa, ho iniziato psicoterapia da un'altra psicoterapeuta e sembrava andare meglio.
Sono sincera, non ricordo bene quegli anni, in cui mi sono iscritta all'università e faticavo a capire chi fossi forse proprio a causa di questa confusione. Ricordo bene le cicliche ricadute, mesi e mesi di nuovo chiusa in casa. Ho perso quasi tutti gli amici. Ogni volta a dover ricominciare da capo senza capire come fare. Ho cambiato psichiatra ma purtroppo è stato colui che mi ha indotto una dipendenza da benzodiazepine, con la quale combatto ancora oggi con un altro specialista. L'attuale psichiatra è in gamba e davvero. Ho cambiato anche psicoterapeuta, non funzionava più e Lei ha avuto il coraggio di chiudere la psicoterapia al posto mio.
Il mio attuale psicoterapeuta, è molto valido..quasi la persona giusta al momento giusto.
Oggi posso finalmente dire di stare molto molto meglio e di condurre una vita sempre più libera..
Ho superato tanti paletti, tante paure. Ne ho ancora da superare, ma sono felice. Non è più il panico a decidere cosa devo fare, sono io ora a decidere cosa voglio fare...se ascoltare l'ansia e darmi tregua o ascoltarla ma chiederle di non tartassarmi troppo.
A volte le sono anche grata, perché spesso è un campanellino che suona per avvertirmi che non voglio fare davvero qualcosa.
Torno alle ricadute, argomento molto doloroso...Ci sono state, Lunghe e profonde, piano piano, iniziarono a perdere intensità e lunghezza, e grazie all'esperienza so esattamente cosa fare.
Spezzo una lancia a favore dei farmaci, preferisco vivere una vita prendendo una pastiglia al giorno, piuttosto che stare male.
E ora parlo della forza di volontà..ragazzi..ci vuole.
Capisco l'inutilità nei momenti peggiori, della frase tipica "non ti sforzi, non hai forza di volontà" e condanno tutto questo. Ma, c'è un ma. Se non siamo noi per primi a rassegnarci al fatto che dobbiamo sporcarci le mani di sudore e di tutto il fango che troviamo scavando dentro di noi, non si va da nessuna parte.
Ora Elisa, più o meno sa chi è, ed è stato grazie al faticosissimo lavoro fatto su me stessa. Continuo a farlo e ne sono felice nonostante sappia perfettamente quando male mi farò e dovrò sopportare.
Questa per ora è la mia storia..tutto è davvero possibile se lo vogliamo davvero, questa consapevolezza è arrivata dopo anni di speranza di non dover stare male per rinascere.. una lotta continua. Mi sono arresa e ringrazio quel giorno, che mi ha portato alla mia svolta.

Elisa

Dal gruppo Facebook DAP attacchi di panico "Inarrestabile voglia di vivere"

P.S.: Nella foto ho voluto mettere il fiore di loto che per me ha un grosso significato. Lui riesce a nascere in condizioni difficili ed estreme, nelle paludi fangose...e l'ho tatuato sulla spalla sinistra. :)

venerdì 29 gennaio 2016

Attacchi di panico: una lettera struggente di una persona che ne ha sofferto per 12 anni

“La paura della paura, le ossessioni perché se la porta si chiude resto intrappolato, il terrore di uscire a cena, la paura di un concerto, i percorsi alternativi che studi per non prendere la metropolitana per andare al lavoro, cercare le uscite di sicurezza…”

La nostra sezione Benessere si è spesso occupata di attacchi di panico trattandosi di una disturbo massivamente diffuso nella società contemporanea che interessa molti lettori. Riceviamo spesso commenti e richieste di informazioni più approfondite sull’argomento. La vigilia di Natale, però, ho ricevuto una mail di una nostra lettrice che racconta in maniera davvero struggente cosa significhi convivere con questo tipo di disturbo, quello che può arrivare a “prendersi” e l’inferno che ne deriva. La parte più importante del suo scritto, però, è nel finale in cui viene dimostrato come sia possibile uscire da questo tunnel superando i retaggi legati a vergogna e alle cure farmacologiche che spesso, a causa di pressapochismo informativo e profonda ignoranza, vengono stupidamente demonizzate. Abbiamo quindi deciso di pubblicare questa testimonianza, su richiesta di chi l’ha scritta e rigorosamente in forma anonima, per dimostrare che il dolore privato spesso è un dolore comune a molti dal cui giogo è possibile liberarsi.


Ho letto i vostri articoli sugli attacchi di panico (in particolare questo: Attacchi di panico come aiutare, 5 cose che dovete ricordarvi di dire a chi amate e che ne soffre) e ho provato un senso di sollievo. Sono una donna separata di 42 anni che soffre di questo male da 12 anni. Il senso di legittimazione che mi ha dato leggere tutti quei commenti di persone sconosciute che parlavano precisamente di quello che io provo ogni giorno, chiusa nella vergogna e nella solitudine di comunicarlo, mi ha fatto riflettere. Io non ho mai accettato di soffrire di una cosa tanto difficile da spiegare, in parte mi aspettavo che dicendolo a qualcuno non avrebbe capito. Per una volta nella vita, anche se in forma anonima, vorrei invece liberarmi e condividere con il mondo intero, protetta dall’anonimato, quello che una persona che soffre di attacchi di panico prova. Magari qualcuno troverà conforto nel riconoscersi, si sentirà meno solo e più “normale”. Altri, forse, che hanno persone che amano a fianco che ne soffrono potranno sforzarsi di capire quello che a loro pare indecifrabile.
La prima cosa che odio del panico è che è invisibile: un occhio pesto, un’allergia, persino un singhiozzo li puoi vedere ma il panico ti si agita dentro e ti fa scoppiare le bombe nel corpo senza dare alcun segnale esterno. Questo ti fa pensare che sei pazzo, perché è tutto nella tua testa, perché fuori non c’è niente, perché gli altri sono tranquilli. Questo fa anche credere agli stupidi, agli ignoranti, agli insensibili che tu finga. Come se ti piacesse il ruolo della malata.
Il panico ti lega a lui, ti sposa, ti entra sottopelle e non sparisce all’esaurirsi di un attacco. Nel frattempo resta l’ansia, iniziano i meccanismi perversi: la paura della paura, le ossessioni perché se la porta si chiude resto intrappolato, il terrore di uscire a cena, la paura di un concerto, i percorsi alternativi che studi per non prendere la metropolitana per andare al lavoro. La macchina che di colpo hai paura di guidare e il senso di umiliazione profonda che deriva dalla coscienza di essere diventato dipendente dagli altri. Da solo è impensabile, fa troppa paura. Se succede mentre guido? Se sbando e vado fuoristrada? Se succede in autostrada? I posti a teatro sempre vicini all’uscita di sicurezza, le scuse che ci si inventa per evitare un aperitivo, il terrore dei luoghi affollati e che manchi l’aria, la paura che venga un infarto mentre cammino. E’ come se si potesse avere una sorta di visione della morte senza morire davvero. L’ansia ti cambia, ti umilia, ti mette all’angolo, si mangia la tua personalità, si divora la tua vita. Tu non decidi più nulla, semplicemente vivi in punta di piedi per non svegliarla. E’ l’esperienza assoluta: nascere e morire insieme.
E poi la nascondi, te ne vergogni. Diventi bravissimo a mentire, a inventare le scuse migliori e più credibili per abbandonare una cena, una riunione, una festa. Non ti muovi senza un piano di emergenza per la fuga. Ho sbagliato, mi sono nascosta e mi sono vergognata a lungo. Mi sono colpevolizzata perché nonostante gli sforzi non passava, mi impegnavo ma non passava. L’anno scorso un’amica carissima, che ha capito senza che io le dicessi nulla, mi ha letteralmente trascinata da uno psichiatra. Già dalla prima seduta ho capito quanto tempo avessi perso: lui traduceva i miei sintomi e miei disagi come fossero la cosa più normale e più diffusa del mondo. Mi ha anche detto sorridendo che si tratta di una delle patologie più diffuse in assoluto e che quindi di cure ce ne sono davvero parecchie. Lo psichiatra mi ha detto che prima si cura l’urgenza, ovvero si fa rientrare l’attacco farmacologicamente e poi, quando sono serena, si lavora anche a livello terapico. Così abbiamo fatto. Mese dopo mese ho iniziato a smettere di soffrire, gli attacchi sono spariti anche se l’ansia generalizzata è rimasta. In 12 anni non avevo mai avuto una tregua di 10 mesi, ora facciamo anche terapia. Ho paura a dirlo, perché mi sembra troppo bello per poterci credere davvero, ma inizio a credere, per come stanno andando le cose, che curarsi e uscirne sia possibile. L’unica cosa che non è possibile è dimenticarli: non si torna mai più gli stessi dopo averne sofferto.
Grazie se pubblicherete questa lettera che spero di cuore possa servire ai tanti che conoscono questo dramma.”

Valeria Panzeri 

Urban Post 

giovedì 20 agosto 2015

Storie di panico: Francesca e i suoi sogni-Farmaci e Psicoterapia



Ho deciso di iniziare la cura con i temutissimi farmaci che fino ad oggi ho evitato con tutta me stessa. Come mi sento? Strana sicuramente. Stamattina presto, al solo pensiero di ingerire quelle sconosciute gocce mi era presa una paura assurda. Il solito dolore lancinante allo stomaco che non passa mai. L’ansia mi bussava da dentro facendomi male, bloccandomi. Ma forse è stato un bene. Con i suoi modi bruschi e prepotenti voleva parlarmi, aggredirmi. Mi ha urlato qualcosa di incomprensibile, ma io ho finalmente trovato il coraggio di dirle “BASTA!!! Mi stai devastando da mesi e mesi. Di giorno, di notte, da sola, in compagnia, mentre mangio, leggo, cammino, persino quando sogno. Forse mi risparmia nei pochi momenti piacevoli della cucina e della scrittura. Io invece voglio spasmodicamente tornare a vivere. Non lo so se sarò mai come prima.
Quando a ciel sereno ti sovrasta all’improvviso un tornado di quelli estivi di origine tropicale che proprio non avevi calcolato, hai due possibilità. Restare ferma ad aspettare che passi presto con tutta la sua violenza cattiva e distruttrice, sperando che non ti uccida e cercando magari pur nella tempesta un punto di rifugio, oppure muoverti per schivarlo, magari sconfiggendolo in rapidità prima che ti invischi e ti avviluppi a sé. Ecco a un certo punto ho cercato di fare questo per liberarmi dalla "bestia nera" che si chiama ANSIA di nome e PANICO di cognome. Ho fatto psicoterapia per quasi un anno portandomi dietro i miei schemi settimanali scritti su foglietti strappati dove disegnavo qua e là sorrisi, perché piccoli momenti di tregua al dolore sono riuscita comunque a ritagliarmeli con caparbietà. Sono stata accolta e ascoltata da una persona meravigliosa che mi ha aperto le braccia, ma soprattutto il cuore e le orecchie come se fossi una bimbetta che ha smarrito di notte le chiavi della propria casa. Ho ripercorso la mia vita, o almeno ho iniziato a farlo, soffermandomi sui momenti di dolore più acuti che tutti gli esseri dotati di un’anima hanno avuto o avranno. Non si possono cancellare, questo è indubbio. Sono troppo parte di me ma si può andare avanti per noi stessi e per chi ci ama anche così fragili e impauriti. Il segreto per quanto mi riguarda è uscire dal vittimismo e riprovare a respirare. I farmaci li accetto perché voglio e desidero stare calma, godermi in santa pace un tramonto, un bagno al mare, una cena con il mio ragazzo, un caffè con le amiche di una vita, giocare come una matta con la mia nipotina, vedermi un film d’amore in attesa trepidante del finale, che spero sia lieto, e di piangere, poi, come sempre immedesimandomi nelle storie più fantasiose che siano mai state scritte o solo immaginate.

Francesca

lunedì 16 marzo 2015

Storie di Panico: Amico sono qui! di Angelo Barone



Sono sempre stato un ragazzo ansioso, ma solo in età adulta ho avuto modo di capirlo. Non vedevo l’ora di finire di fare una cosa per iniziarne subito un’altra. Avevo sete di mettermi in mostra e di fare sempre di più e sempre meglio. Darsi degli obiettivi e tenersi occupati è la chiave per avere successo, ma delle volte non si riesce ad assaporare fino in fondo quello che si sta facendo e si finisce per mettere in pratica una sorda corsa. Più che correre, forse stavo scappando. Solo che non l’avevo ancora capito, o forse, l’ho fatto quando era tardi.

Tutto è iniziato quasi due anni fa quando stavo per terminare gli ultimi esami universitari e nel frattempo mi mantenevo con un lavoro in un centro scommesse. Non contento di quanto già facessi, svolgevo anche il praticantato sullo studio di un commercialista della mia città. Lavoravo praticamente tutto il giorno e la sera, quando ero ormai sfinito, prendevo i miei amati libri e studiavo fino a quando riuscivo a mantenere gli occhi aperti.

Il lavoro però mi stressava. Senza considerare che lavorando in un luogo così triste e cupo, si finisce irrimediabilmente per assorbire la negatività tipica di quell’ambiente. Avrei dovuto staccare, prendermi del tempo per me. Avevo bisogno di pace e tranquillità.

Non vi ho ancora detto tutto.

Purtroppo mia madre, già malata da diversi anni, non rispondeva più ai farmaci. Leggevo nei suoi occhi lo strazio di chi ormai conosce già il suo destino e non può fare nulla per cambiarlo. In meno di una settimana non era più auto sufficiente. In meno di un mese è volata in un posto bellissimo. 
Ricordo nitidamente cosa provai in quell’istante. Un bruciore così forte da distruggere ogni tipo di reazione.

Disarmante. Invalidante. Queste sono le parole giuste.

Dal quel momento in poi ho fatto il conto con tutto quello da cui stavo scappando. Non riuscivo a scendere dal letto neanche per mangiare. Avevo la sensazione che la mia mente scivolasse via … lontana da me.

Anche solo andare a comprare il pane a pochi metri di distanza da casa era diventato per me impossibile.
L’ansia mi aveva fatto perdere la mia centralità. Si era portata con se la parte migliore di me. Non riuscivo più ad immergermi nella semplicità della vita e la concepivo come un concetto complicato, impegnativo, non alla mia portata.

È difficile trasformare in parole le sensazioni che l’ansia ed il panico ci trasmettono; è come avvertire qualcosa che ci spinge a correre ed a scappare e ci provoca delle sensazioni tanto reali da farci cadere nell’inganno più sincero.

Più ho provato a controllare le mie reazioni più facilmente ne cadevo preda.

Einstein diceva sempre che la logica ci porta da A a B. La fantasia e l’immaginazione dovunque. A me successe una cosa simile. Inventai una nuova realtà che io credevo fosse autentica, di cui avevo sia creato le regole che esserne il primo a farne le spese. In questo “gioco” ero sia il burattino che il burattinaio.

Ho corso e sono scappato così tante volte da perderne il conto, quando un giorno, con il cuore che batteva all’impazzata, la sensazione di non avere neanche più un briciolo di forza, mi sono voltato indietro … ed ho capito che non c’era nessuno ad inseguirmi.

Oggi, con impegno e volontà posso dire di aver superato la fase peggiore e di essere sulla buona strada per uscirne definitivamente.

Ho voluto condividere con Voi tutte le mie conoscenze, le tecniche e le informazioni che ho acquisito scrivendo un libro,  Amico sono qui! con la speranza, che sia di aiuto per tutti quelli che ancora vivono appieno il disturbo.



Concludo ripotandovi quando segue:

Un giorno la paura bussò. Il coraggio si alzò e andò ad aprire e vide… che non c’era nessuno.
(Martin Luther King).
Tutti i limiti sono una nostra ideazione.
La forza è dentro di noi … sappiamo esattamente dove si trova … non dobbiamo cercarla altrove.

Spero di cuore di esservi stato di aiuto.


Angelo Barone

Zero Ansia.it