venerdì 16 aprile 2021

Vincere la timidezza con degli esercizi semplici ed efficaci



La timidezza è un tratto di personalità molto comune. Consiste nel mostrarsi alquanto insicuri, introversi poco espansivi in situazioni sociali. È importante, prima di addentrarsi nella trattazione vera e propria, fare una distinzione. Una persona timida non ha nulla di patologico. Si tratta solo ed esclusivamente di un modo particolare di essere.

Quando si parla di fobia sociale, invece, il discorso cambia. In questo caso si riscontra un’ansia smodata nelle situazioni di socialità. Quest’ansia, nei casi più gravi, può sfociare in veri e propri attacchi di panico.

Niente di tutto ciò: la timidezza è una manifestazione completamente normale. A volte, tuttavia, essa può essere uno scoglio da superare. Alcuni cercano di essere più assertivi e risoluti nella vita di tutti i giorni.

Vincere la timidezza è possibile con degli esercizi semplici ed efficaci.

Riconoscere e apprezzare la timidezza

La timidezza si può mostrare in diversi modi. Il denominatore comune è l’ansia. Quando si è chiamati a dire la propria, si prova imbarazzo, vergogna. A volte non ci si sente all’altezza. Ci sono differenti canali di scarico dell’ansia. Dalla sudorazione alla secchezza delle fauci. Fino ad arrivare a vere e proprie somatizzazioni come il reflusso gastrico. Nei casi più gravi si consiglia di contattare dei professionisti sanitari.

Fermarsi a riflettere può aiutare ad essere più consapevoli di sé stessi. La timidezza non è sempre negativa. In diversi momenti può essere necessaria. Ad esempio una persona timida è più portata alla riflessione e all’introspezione.

È importante che il tratto non risulti troppo invalidante.

Vincere la timidezza è possibile con degli esercizi semplici ed efficaci.

La soluzione è l’allenamento e la costanza

Il primo passo è analizzare bene la situazione. Bisogna concentrarsi e individuare i tratti del carattere che si reputano negativi. Un’idea potrebbe essere prendere appunti. Si possono scrivere le cose che non vanno in modo da tenerle sempre a portata di mano. Bisogna riferirsi sempre a comportamenti e collegarli con le emozioni.

Si può agire anche sull’ansia stessa cercando di controllarla. Magari tramite la respirazione. Concentrandosi sul respiro, si cerca di ridurre il battito cardiaco e l’eccessiva sudorazione. È necessario ricordare che l’ansia è uno stato passeggero che dura pochi minuti.

In situazioni sociali, inoltre, è importante capire il proprio limite. Di sicuro non si diventerà come Paolo Bonolis da un giorno all’altro. È importante esercitarsi ogni giorno in maniera costante nel cominciare delle conversazioni. Si può chiedere aiuto ad un amico.

Parlare davanti allo specchio può dare un feedback positivo e infondere maggiore sicurezza. È cruciale, infine, aumentare la propria autostima. Il nostro parere è importante come quello di chiunque altro.

venerdì 2 aprile 2021

Ansia, dieci modi per fermare un attacco di panico




L’ansia è un male comune e in questi mesi di pandemia è diventato ancora più frequente. Gli stati d’ansia (e gli attacchi di panico) riguardano almeno sei milioni di italiani e sono più diffusi tra le donne (30.5%), che negli uomini (19.2%). Ci sono dei rimedi per aiutarti ad affrontare un attacco d’ansia, molto spesso funzionano. In caso contrario, e soprattutto se l’ansia diventa una tua assidua compagna di vita, è consigliabile rivolgersi ad un medico. Scopri tutte le novità dal mondo della salute e del benessere.

• Cos’è l’ansia

• I sintomi

• Attacco di panico

• Ansia e panico

• Le cause

• Rimedi per affrontarla

Cos’è l’ansia?

Ma prima di tutto spieghiamo in modo semplice cos’è l’ansia. In genere è la risposta naturale del corpo rispetto a una situazione di stress. Può anche esprimere preoccupazione o paura per qualcosa che deve accadere, in un futuro prossimo o anche più lontano. Può essere legata al lavoro, a un esame, a una minaccia incombente (nel caso della pandemia si è parlato di ansia da covid), una questione familiare o a una qualsiasi situazione che genera una più o meno forte preoccupazione perché avvertita come pericolo. L’ansia può essere una reazione del tutto naturale dell’organismo rispetto a determinate pressioni, cosa diversa se lo stato ansioso si ripete spesso e c’è una evidente sproporzione rispetto alle stimolo. In quel caso rischia di compromettere la qualità della vita ed è necessario intervenire a livello medico.



Quali sono i sintomi dell’ansia?

L’ansia può arrivare all’improvviso, in quel caso si parla di un attacco di panico. Ma può anche essere graduale, e durare diversi minuti, ore o anche giorni. L’ansia è percepita in modo diverso da persona a persona. Il disagio, che può manifestarsi anche con una semplice tachicardia, è spesso causato da una sensazione di “assenza di controllo”, che genera paura e preoccupazione. Ma l’ansia può anche essere innescata da un luogo o da un evento.

I sintomi generali dell’ansia sono:

• senso di paura

• incapacità di rilassarsi

• preoccupazioni eccessive

• catastrofismo

• disturbi del sonno

A livelli fisico si tramutano in questa sintomatologia:

• difficoltà di respirazione

• oppressione toracica

• dolore toracico

• stordimento

• vertigini

• svenimento imminente

• formicolio in alcune parti del corpo

• vampate di calore o di freddo

• difficoltà a deglutire

• nodo alla gola

• bocca secca

• battito cardiaco accelerato o aritmico

• Sudorazione eccessivamente

• Stanchezza e debolezza

• Tremori

• Nausea o diarrea

Gli attacchi di ansia variano, nei sintomi, da persona a persona. E possono anche non presentarsi sempre allo stesso modo.




Cos’è un attacco di panico

L’attacco di panico si può considerare come un attacco intenso di ansia. In pratica, l’attacco di panico è una crisi di ansia acuta. In genere è molto intenso ma di breve durata e causa almeno 4 o 5 dei sintomi riportati sopra. In genere passa dopo 10 minuti.

Il panico si presenta quasi sempre con più attacchi che si manifestano con intensità e modi molto simili. Tra un attacco di panico e un altro si innesca l’ansia. Quell’ansia è la paura e l’angoscia che si ripresenti un nuovo attacco di panico.

C’è differenza tra ansia e panico?

Il disturbo di ansia generalizzata è simile a quello caratterizzato da attacchi di panico. Come abbiamo visto si sovrappongono e si mescolano tra loro.

Quali sono le cause dell’ansia?

Le cause dell’ansia non sono ancora del tutto chiare. L’unica certezza è l’origine del disturbo, che può dipendere da tre fattori.

Fattore ereditario

Sono diversi gli studi genetici che hanno riscontrato nel 50% delle persone affette dal disturbo d’ansia un legame di parentela con persone che hanno la stessa patologia.

Fattore biologico

L’ansia può anche avere una radice biologica che riguarda le alterazioni di alcuni neurotrasmettitori, come una eccessiva produzione di noradrenalina, la ridotta presenza di serotonina (fondamentale per regolare il nostro benessere) e di Gaba, che è un neurotrasmettore inibitorio.

Fattore inconscio

Per la psicoanalisi l’ansia potrebbe invece avere origine da un conflitto inconscio che risale spesso all’infanzia (ma anche svilupparsi da adulti). È questo conflitto a innescare meccanismi di difesa che hanno il solo scopo di allontanare dalla coscienza questo stesso conflitto.

Ansia, come affrontare gli attacchi di panico?

Gli attacchi di panico possono essere spaventosi e improvvisi. Queste sono le strategia che si possono adottare per arginare un attacco di ansia improvviso o per fermarlo sul nascere, quando senti che sta arrivando.




Respirazione

Uno de sintomi tipici di un attacco di panico è l’iperventilazione (cresce la frequenza del respiro anche a riposo con l’aumento dell’ossigeno nel sangue e la riduzione dell’anidride carbonica e questo causa palpitazioni, dolore toracico, vertigini, visione offuscata, stordimento e sincope) . In questi casi una respirazione profonda può aiutare a ridurre i sintomi. Se riesci a controllare il respiro hai concrete possibilità di evitare l’iperventilazione.

Bisogna concentrarsi su respiri profondi: sentire l’aria riempire lentamente il petto e la pancia e poi lasciarli andare, sempre lentamente. Inspirate, contate fino a quattro, trattenete per un secondo e poi espirate, contando sempre fino a quattro.

Si può anche respirare dentro un sacchetto di carta per aumentare i livelli di anidride carbonica.

Ammetti che stai avendo un attacco di panico

Spesso i sintomi di un attacco di ansia (panico), può essere scambiato per un infarto o un ictus. Ammettere invece a se stessi che è un attacco d’ansia può aiutare a superare la crisi. Si elimina infatti il timore (infondato), di una morte imminente. IL che consente di concentrarsi sulle tecniche che possono aiutare a ridurre i sintomi.

Chiudere gli occhi

In alcuni casi gli attacchi di panico sono scatenati da fattori esterni. Se ti trovi in un ambiente frenetico, al lavoro, in un centro commerciale, devi cercare di ridurre gli stimoli: chiudi gli occhi durante la crisi d’ansia. Serve a bloccare gli stimoli che arrivano dall’esterno e questo ti consente di concentrarti sulla respirazione.




La consapevolezza

Quando hai un attacco d’ansia, la consapevolezza può essere un’arma importante, ti aiuta a restare ancorato alla realtà che ti circonda. Perché è importante? Gli attacchi di panico possono provocare una sensazione di distacco o separazione dalla realtà che rende meno governabile la crisi.

Meglio quindi concentrarsi sulle sensazioni fisiche che ti sono familiari. Sentire i piedi sul pavimento o le mano sul tuo corpo. Si tratta di sensazioni specificane che ti aiutano a restare radicato alla realtà, ma ti consentono anche di attivare la concentrazione.

Mettere a fuoco un oggetto

C’è chi trova utile durante un attacco di panico concentrarsi su un singolo oggetto e descriverlo

Alcune persone trovano utile trovare un singolo oggetto su cui concentrare tutta la loro attenzione durante un attacco di panico. Scegli un oggetto ben visibile e annota consapevolmente tutto ciò che è possibile: la forma, gli eventuali difetti, il colore, le dimensioni. Concentrarsi in modo totale di un oggetto può aiutare a ridurre i sintomi.

Rilassamento muscolare

Proprio come la respirazione profonda anche le tecniche di rilassamento muscolare possono aiutare a ridurre o bloccare un attacco di panico .

Bisogna rilassare consapevolmente un muscolo alla volta, iniziando con qualcosa di semplice come le dita della mano, per poi continuare lungo tutto il corpo.

Sarebbe utile apprendere queste tecniche in anticipo, quando cioè non c’è già un attacco di panico e neppure è imminente.




Immagina il tuo posto felice

Immaginare durante o poco prima di un attacco di ansia un luogo rilassante, bello, dove si sono vissuti momenti dolci della propria esistenza. Se è una spiaggia immagina il sole che ti scalda, la sabbia tra le dita, l’odore della salsedine e concentrati sui dettagli.

Esercizi leggeri

Puoi aiutarti anche con le endorfine. E come si attivano? Basta un esercizio leggero. Può bastare una passeggiata o anche una nuotata. Cosa che non sono possibili se si è già in iperventilazione. In questo caso meglio ridurre il sintomo con la respirazione profonda.

Aiutati con la lavanda

I profumi possono aiutare. E la lavanda è quello più indicato per la sua azione lenitiva e antistress. Se sei incline agli attacchi di panico potrebbe essere utile avere sempre a portata di mano un po’ di olio essenziale di lavanda a portata di mano. Puoi metterne un po’ nell’avambraccio e poi respirare profondamente.

Potrebbe anche essere utile bere camomilla.

Mantra

Può anche aiutare ripetere una frase rassicurante, come un mantra. Basta anche una frase semplice, del tipo: vedrai che passerà, o qualsiasi altra cosa che ha anche un valore rassicurante.

Quando gli attacchi d’ansia sono ripetuti e questi rimedi si rivelano inutili, si può ricorrere a farmaci. Ma in quel caso rivolgetevi a un medico che dovrà decidere, dopo avervi visitato, l’eventuale terapia più adatta.

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Dal Sito: thewam.net

Donne: come vivere in armonia senza ambire alla perfezione





A cura di Giovanni Porta, psicologo e psicoterapeuta di orientamento gestaltico, esperto di poesia e di teatro. Scopriamo come riuscire a raggiungere una propria armonia, senza dover tendere per forza alla perfezione.

Wonder Woman multitasking, ecco quello che sempre più spesso chiede la società alle donne moderne. E le conseguenze possono essere pesanti. Come mostrano i dati sull’incidenza di problematiche psicologiche, le donne sviluppano sintomi depressivi con una frequenza da due a tre volte superiore rispetto agli uomini.

Idem per l’ansia e gli attacchi di panico, la cui incidenza è maggiore di quasi quattro volte riguardo l’emisfero maschile, arrivando addirittura ad essere 20 volte più elevata in riferimento ai disturbi alimentari (anoressia, bulimia, abbuffate compulsive).

Non è un caso se proprio l’anoressia è il male nel quale la sua stessa causa, il perfezionismo, occupa un ruolo centrale.

L’origine dei problemi

Tutta colpa della perfezione: tendere al perfezionismo, aspirazione tipica del mondo femminile, ha infatti una grande responsabilità riguardo ladepressione femminile, specialmente laddove sono radicati quei residui della cultura maschilista che nega agli uomini la possibilità di dividere al 50% faccende ed incombenze domestico-familiari.

Diverse ricerche di psicologia attestano come le donne siano maggiormente predisposte, rispetto agli uomini, a giudicarsi con severitàsia in ambito lavorativo che familiare. In altre parole, arrivate finalmente a casa dopo ore e ore di lavoro, non riescono a rilassarsi pensando di non stare facendo abbastanza: non essere abbastanza materne, amorevoli, affascinanti, piene di cura ecc.

In una parola: sentono di non essere abbastanza perfette. Giovanni Porta spiega:

“Nella mia esperienza clinica, ho notato come uno degli elementi che maggiormente conduce le persone ad essere infelici è proprio l’eccesso di perfezionismo: la tendenza a pretendere troppo da se stessi, non accettando fallimenti e imperfezioni inevitabilmente umane. La raggiunta parità di genere ha portato molte donne al sovraccarico: ‘poiché oggi possiamo fare tutto, le donne si sono convinte che devono fare tutto’”.

Ed è così che prende forma la generazione di donne multitasking, costantemente impegnate a inseguire standard elevatissimi, in ogni parte della loro vita.

Da bambine giudiziose a wonder woman 

L’origine di un atteggiamento perfezionista va ricercata nell’educazione ricevuta, per la quale spesso sono state imposte alle bambine richieste eccessive: sviluppare un forte senso empatico(“devi essere buona”), unitamente ad una alto livello di efficienza (“sii brava”), e di ubbidienza ai dettami genitoriali (“sii ubbidiente”).

In cento anni la posizione delle donne è radicalmente cambiata e anche il loro carico di impegni, permettendo loro di raggiungere posizioni di eccellenza nella società e nel mondo del lavoro. Successo, certo, ma anche maggiori responsabilità, senza mai venir meno ai lavori che, per tradizione, gli competono. Poeta continua spiegando:

“A livello di sostenibilità psicologica, la conquista dei sacrosanti diritti che ha portato le donne ad avere la possibilità di rivestire posizioni di eccellenza nella società e nel mondo del lavoro non ha significato solo un miglioramento nelle loro esistenze, ma anche un ulteriore carico di lavoro. È esperienza comune entrare in contatto con donne che lavorano a tempo pieno e che, una volta tolto il tailleur, diventano madri affettuose che portano i figli qua e là, mogli attente che si occupano della casa e ricordano ricorrenze, amiche e confidenti di tutta la famiglia. Il tutto, naturalmente, con la necessità di non smettere mai di essere attraenti e femminili”.

Da qui la nascita delle attuali wonder woman multitasking. Il problema, però, è che con il crescere dell’impegno fuori casa, la mole dell’investimento di energie all’interno del contesto familiare si è ridotto poco o nulla.


Dal Sito: piusanipiubelli.it


Federica Pellegrini: dalla bulimia agli attacchi di panico



Per la nuotatrice Federica Pellegrini la carriera ha riservato tante soddisfazione, ma ci sono state anche diverse difficoltà per la 32enne veneta

Federica Pellegrini è probabilmente tra gli sportivi più importanti del nostro paese. Nuotatrice specializzata nello stile libero, specialità dove è la primatista mondiale in carica nei 200 metri ed europea nei 400 metri. Una carriera in vasca ricca di successi, che l’hanno portata sul tetto del mondo.

Poi il percorso anche in televisione, dove la Pellegrini è stata protagonista anche con un’immagine importante creata nel corso del tempo. E cosi tante pubblicità, brand, tutti che hanno cercato Federica, icona vera e propria dello sport italiano.

La Pellegrini, nel corso del tempo, è diventata cosi protagonista anche sul piccolo schermo. Dal 2019, infatti, c’è anche la nuotatrice veneta tra i giudici del talent show ‘Italia’s Got Talent’, in onda su TV8 e Sky Uno.

Ma quella di Federica è una storia particolare, fatta di tante sfide e problemi legati alla propria salute, non solo fisica ma anche psicologica. Le ne ha parlato in passato nel corso di interviste, ripercorrendo momenti molto difficilidella sua vita.

Federica ai microfoni di Maurizio Costanzo per ‘L’Intervista’, ha raccontato dei problemi di alimentazione che l’hanno colpita, ed in particolare la bulimia. “C’è stato un periodo della mia vita intorno al 2005-2006 in cui ho avuto qualche problemino di natura alimentare. No, non ero anoressica, vomitavo. Bulimica sì… nel senso che è una cosa sfiorata. Non è durata per fortuna, ho cercato subito aiuto”, il racconto della donna.

Non solo la bulimia, visto che la Pellegrini ha avuto anche un problema legato all’ansia e a veri e propri attacchi di panico. “Il primo l’ho avuto a novembre 2008 durante un meeting italiano. Ero sotto pressione dopo aver vinto le Olimpiadi. Questa cosa è nata anche per un problema fisico: infatti ho scoperto di essere asmatica e sotto sforzo respiro molto meno”.

Le Pellegrini, ed i problemi superati, oggi come sta

Per Federica i momenti difficili, almeno sotto il punto di vista fisico, sembrano essere passati. La nuotatrice, infatti, vive la sua vita tra sport e televisione, come detto, e proprio stasera tornerà sotto i riflettori.

La Pellegrini, infatti, è tra gli ospiti della serata finale del ‘Festival di Sanremo‘, che la vedrà tra i protagonisti insieme allo sciatore Alberto Tomba. Federica, tra l’altro, continua ad essere molto attiva sui social, dove ad oggi raccoglie più di un milione di follower.

Dal Sito: kronic.it


Federica Pellegrini: dalla bulimia agli attacchi di panico



Per la nuotatrice Federica Pellegrini la carriera ha riservato tante soddisfazione, ma ci sono state anche diverse difficoltà per la 32enne veneta

Federica Pellegrini è probabilmente tra gli sportivi più importanti del nostro paese. Nuotatrice specializzata nello stile libero, specialità dove è la primatista mondiale in carica nei 200 metri ed europea nei 400 metri. Una carriera in vasca ricca di successi, che l’hanno portata sul tetto del mondo.

Poi il percorso anche in televisione, dove la Pellegrini è stata protagonista anche con un’immagine importante creata nel corso del tempo. E cosi tante pubblicità, brand, tutti che hanno cercato Federica, icona vera e propria dello sport italiano.

La Pellegrini, nel corso del tempo, è diventata cosi protagonista anche sul piccolo schermo. Dal 2019, infatti, c’è anche la nuotatrice veneta tra i giudici del talent show ‘Italia’s Got Talent’, in onda su TV8 e Sky Uno.

Ma quella di Federica è una storia particolare, fatta di tante sfide e problemi legati alla propria salute, non solo fisica ma anche psicologica. Le ne ha parlato in passato nel corso di interviste, ripercorrendo momenti molto difficilidella sua vita.

Federica ai microfoni di Maurizio Costanzo per ‘L’Intervista’, ha raccontato dei problemi di alimentazione che l’hanno colpita, ed in particolare la bulimia. “C’è stato un periodo della mia vita intorno al 2005-2006 in cui ho avuto qualche problemino di natura alimentare. No, non ero anoressica, vomitavo. Bulimica sì… nel senso che è una cosa sfiorata. Non è durata per fortuna, ho cercato subito aiuto”, il racconto della donna.

Non solo la bulimia, visto che la Pellegrini ha avuto anche un problema legato all’ansia e a veri e propri attacchi di panico. “Il primo l’ho avuto a novembre 2008 durante un meeting italiano. Ero sotto pressione dopo aver vinto le Olimpiadi. Questa cosa è nata anche per un problema fisico: infatti ho scoperto di essere asmatica e sotto sforzo respiro molto meno”.

Le Pellegrini, ed i problemi superati, oggi come sta

Per Federica i momenti difficili, almeno sotto il punto di vista fisico, sembrano essere passati. La nuotatrice, infatti, vive la sua vita tra sport e televisione, come detto, e proprio stasera tornerà sotto i riflettori.

La Pellegrini, infatti, è tra gli ospiti della serata finale del ‘Festival di Sanremo‘, che la vedrà tra i protagonisti insieme allo sciatore Alberto Tomba. Federica, tra l’altro, continua ad essere molto attiva sui social, dove ad oggi raccoglie più di un milione di follower.

Dal Sito: kronic.it


mercoledì 10 marzo 2021

Com’è dura affrontare un attacco di panico





Il fiato si spezza all’altezza del petto. Un nodo chiude la gola. La vena inizia a pulsare. Il cuore ha un ritmo accelerato, incontrollabile, lo senti anche nelle orecchie, che si chiudono, intorno tutto ha un silenzio surreale. La vista si offusca. Il corpo è ingestibile. Il sudore è freddo, la salivazione a zero, le palpitazioni sono continue. Assurdo ma reale, è quello che si prova in pieno attacco di panico. Un attacco di panico è devastante e terrorizza, ciò che più fa paura è che possa riaccadere, e chissà dove e chissà quando, perché è perfido, arriva, ti colpisce ovunque sei e ti annetta. Non conosce gioia o dolore, non conosce momenti imbarazzanti o luoghi inappropriati. Capita che ti aspetti una gratificazione e non uno shock. Un ospite indisturbato che colpisce senza bussare alla porta, che colpisce quando vuole lui, e sa colpire. La mia vita è sempre stata un susseguirsi di emozioni, di ritmi frenetici, di gratificazioni e di momenti più tristi, e anche di tanto stress, così la prima volta, il primo attacco di panico, ho pensato fosse “solo” un avvertimento al mio ritmo di vita troppo veloce, ma quel battito “accelerato” mi è rimasto dentro, indimenticabile. Ma alla seconda volta che l’attacco mi ha attaccata, l’ho capito subito. Certo, il ritmo di vita e di stress incide, inutile nasconderlo, ma inutile negare che in tempo di pandemia, di pensieri negativi, di incognite future, di fiato corto già a causa delle mascherine, gli attacchi di panico, sono abbastanza comuni. Secondo le percentuali almeno il 10% delle persone – in tempi normali- e prevalentemente donne- hanno sperimentato questa spiacevole sensazione. Chi vive un attacco di panico, lo paragona ad un infarto o ictus. Normalmente la durata è breve, la fase più acuta dura pochi momenti, ma le sensazioni sono intense e gettano la persona nel terrore. Alla fine rischia di generare una dinamica perversa “vivo nel panico del panico e quindi non vivo più” soprattutto quando si attuano meccanismi per evitare proprio quelle sensazioni potenzialmente impanicanti: il pensiero costante ad evitare luoghi, situazioni, dinamiche che possono provocare una crisi. Una vita in fuga. I soggetti “allenati” imparano a gestire l’attacco di panico sul lavoro e nelle varie situazioni della vita quotidiana ma ciò non basta, bisogna lavorare su se stessi e su ciò che lo genera. Altrimenti tornerà sempre indisturbato e farà i suoi comodi. E’ importante capire quando sia arrivato il momento di affidarsi ad uno psicoterapeuta per lavorare su se stessi e sulle questioni irrisolte con la propria vita. Capita molto spesso che un collega o un amico in nostra compagnia ha un attacco di panico, cosa fare? Mantenete la calma. Sangue freddo. Non è una cosa che si trasferire, non aggiungete altra ansia. Abbassatevi o sedetevi con lui, servirà per non farlo sentire in imbarazzo. Tranquillizzatelo, parlate piano, lentamente e con serenità, ponetegli domande su cosa sente e cosa avverte, non ponete fretta nelle risposte. Non toccatelo con frequenza, non stategli troppo vicino e non assumete movimenti scattosi o un tono di voce teso. Comunicategli di respirare più piano, la respirazione di chi è in un attacco di panico è in iperventilazione – una panacea per l’attacco-.
L’attacco di panico non è un tabù o una vergogna, parlarne, condividerlo, così come spesso hanno fatto e fanno molti personaggi dello spettacolo è importante, perché capita a tutti, non esiste distinzione di età, di sesso o anche di vita, è il ritmo che conduciamo, perché l’attacco di panico è un grido di allarme forte e dirompente nel nostro cervello. Una sorta di disperato ed accorato grido d’aiuto che ci auto-lanciamo. Ignorarlo, provare a giustificarlo e nasconderlo anche a noi stessi è solo un palliativo e un tentativo goffo ma non una soluzione. I sintomi potrebbero peggiorare, gli attacchi potrebbero essere più frequenti e addirittura limitarci per paura di viverli. Non aspettate inerti che la situazione passi, da sola non lo farà, siete voi che dovrete affrontarlo e talvolta col supporto di specialisti. Non ditevi “ormai”, “passerà”, “non ho tempo per queste cose”, in quel momento gli state segnando gol ad un bastardo che vi attaccherà col vostro consenso.

Dal Sito: ildenaro.it

Attacchi di panico, cosa accade nel nostro corpo quando si verificano




L’attacco di panico è una reazione impropria del cervello che reagisce a certi stimoli entrando in “allarme pericolo di vita”, in assenza di questo reale rischio. Lo fa attivando tutte le reazioni che possono entrare in gioco quando si sta per morire in circostanze violente.

Sempre più persone si presentano al pronto soccorso degli ospedali con sintomi improvvisi e violenti, che possono sembrare quelli dell’infarto: sensazione di oppressione al petto, dolore al torace, profonda inquietudine e sudorazione fredda, accompagnata a volte anche da nausea. In realtà si tratta propriamente di attacchi di panico.

Come viene trattato al pronto soccorso

Al pronto soccorso viene effettuato innanzitutto un elettrocardiogramma per escludere che la problematica sia di natura cardiaca; viene anche misurata la pressione sanguigna e di norma, escluso che si tratti di un infarto, viene somministrato un farmaco tranquillante.

Cause dell’attacco di panico

A scatenare un attacco di panico può essere un lungo periodo di stress.Tra le cause ad esempio un carico di lavoro eccessivo o un forte stressemotivo; oppure questo stato può rappresentare la classica punta dell’iceberg di un disagio emotivo profondo che non riesce ad emergere da lungo tempo.

Come si manifesta l’attacco di panico

Questi sono i principali sintomi dell’attacco di panico:

  • tachicardia
  • iperventilazione
  • tremore e brividi
  • sudorazione fredda alternata a vampate
  • dolore al petto
  • nausea
  • sensazione di irrealtà (l’ambiente circostante assume contorni sfumati, sembra di essere in un sogno)
  • senso di morte imminente

Come comportarsi

In caso di attacco di panico, bisogna in primis escludere che si stia verificando davvero un infarto; per questo motivo è sempre bene accompagnare la persona in ospedale, dove verrà immediatamente accertata  la natura del problema.

La durata dell’episodio ci aiuta a capire di che cosa si tratti: in genere i sintomi dell’attacco di panico, infatti, durano circa una decina di minuti.

Quando la persona interessata è giovane e non è soggetta a rischio infarto (né a ipertensione, sovrappeso, colesterolo alto, diabete), se sta sta iperventilando (respirazione corta e affannosa) le si può chiedere di respirare per circa un minuto in un sacchetto di carta, tipo quello del pane, con bocca e naso. Il gesto va ripetuto per quattro cinque volte, alternando un minuto di respirazione nel sacchetto, con un minuto fuori dal sacchetto.

Questa pratica dovrebbe aiutare a ripristinare una respirazione regolare, prevenendo il rischio che comporta l’iperventilazione di peggiorare la sensazione di soffocamento che si percepisce durante l’attacco di panico.

Cosa non fare

  • Evitare di chiedere alla persona di controllarsi, perché con l’attacco di panico non si fa altro che peggiorare la sua condizione psico-emotiva, in quanto la persona non è assolutamente in grado di prendere il controllo su di sé.
  • Evitare di farsi vedere spaventati dalla situazione e incapaci di fornire aiuto, per non peggiorare la condizione di fragilità emotiva della persona in quel momento.
  • Cercare di rimanere calmi e lucidi per affrontare al meglio la situazione.

Dal Sito: interris.it

Attacchi di panico, consigli pratici per affrontarli al meglio

Il panico è una irrefrenabile sensazione di ansia che si verifica in modo improvviso, senza alcun preavviso e a volte senza una ragione apparente.


Si manifesta come un’ondata di sentimenti cui non si sa come opporre rimedio,  una sensazione nota come attacco di panico,  chi ne soffre avverte sintomi fisici oltre che emotivi.

Sintomi di un attacco di panico

C’è un rapido accumulo di sintomi fisici  durante l’attacco di panico, come:

  • Un battito cardiaco martellante percepibile.
  • Sudorazione.
  • Nausea.
  • Sensazione di incapacità di respirare o sensazione di soffocamento.
  • Sensazione di svenimento o vertigini.
  • Intorpidimento o la sensazione di avvertire spilli e aghi.
  • Dolori al petto o senso di oppressione al torace.
  • Avere gli arti tremolanti.
  • L’urgenza di andare in bagno.

Questi sintomi sono spiacevoli e possono essere molto inquietanti a causa della loro intensità, facendo immaginare all’individuo che sta per morire (per un attacco di cuore, soffocamento, ecc. o che sta per svenire.

Il risultato di questa paura è che la persona si spaventa al pensiero di sperimentare il prossimo attacco, che poi porta al senso di panico (‘paura della paura’) e i suoi sintomi fisici di panico peggiorano. Gli attacchi di solito durano da 5-20 minuti ma possono durare fino a un’ora.

Come affrontare gli attacchi

Rimanere dove si è

Se possibile, si dovrebbe rimanere dove si è durante un attacco di panico. Poiché l’attacco potrebbe durare fino a un’ora, potrebbe essere necessario accostare e parcheggiare dove è sicuro, se si è alla guida.

Quindi fermati un attimo, osserva i tuoi pensieri e dì a te stesso che la tua mente sta reagendo a questi pensieri e all’ansia.

Impara a controllare il tuo respiro

Le persone spesso iperventilanodurante un attacco. Ciò significa fare respiri più profondi del normale che si traduce in una sensazione di mancanza di respiro, provocando una sensazione di vertigini,disorientamento e dolori al petto.

Imparando a rallentare il respiro, puoi aiutare a prevenire i fastidiosi sintomi fisici e fermare il ciclo di panico.

Eliminare le sostanze eccitanti

Alcuni studi mirati hanno evidenziato che la caffeina può essere dannosa per chi soffre di ansia e attacchi di panico, anche se non ne è la causa. Ad ogni modo, per determinate categorie di persone o in seguito a dosi eccessive, alcuni effetti indesiderabili si manifestano all’improvviso.

Non andrebbero assunti più di 3 caffè al giorno. Un’ alternativa è il caffè d’orzo, il caffè verde o il caffè decaffeinato.

Imparare a usare affermazioni positive di comportamento

Quando ci si sente ansiosi e in preda al panico può essere utile avere delle “affermazioni di comportamento” che possono essere usate per ricordare che il panico non è pericoloso e non è dannoso.

Spostare l’attenzione

Molte cose possono passare per la mente durante un attacco di panico, spesso si tratta di pensieri molto negativi, per esempio pensare alla morte. Piuttosto che concentrarti su questi, prova a concentrarti su qualcos’altro, come guardare un fiore o un’immagine o qualcosa che ti interessa o ti conforta.


Dal Sito: donnapress.it


Ansia: tipologie e sintomi




Con la consulenza del professor Roberto Brugnoli, ricercatore di Psichiatria presso l’Università di Roma La Sapienza, II facoltà, scopriremo i diversi tipi di ansia. In questo modo sarà possibile definire ogni tipologia di ansia e diversificarla. 

L’abitudine è quella di definire “ansioso” chiunque viva in uno stato di perenne preoccupazione, ma è semplicistico. È fondamentale che il medico faccia una diagnosi, perché solo così si può mettere in atto una terapia mirata, farmacologica, psicoterapeutica o entrambe.

Ma è importantissimo che l’ansioso si voglia far aiutare, che arrivi al momento in cui decida di scrollarsi di dosso questo fardello che gli impedisce una vita normale. Esistono diversi tipi di disturbi d’ansia, esaminiamoli: ansiageneralizzata, disturbo da attacchi di panico, ansia sociale o fobia sociale, disturbo ossessivo-compulsivo.

Ansia generalizzata

Questo è il disturbo più diffuso e caratterizza quelle persone che si preoccupano esageratamente di tutto. È a metà strada tra un tratto caratteriale e un vero e proprio problema. È autolimitante perché fa vivere chi ne è colpito sempre in allarme, sempre come se da un momento all’altro dovesse succedere qualcosa, con possibili pericoli o insidie ovunque.

Si manifesta con palpitazione, respirazione accelerata, sudorazione, insonnia e comunque con una generalizzata sensazione di non vivere a pieno e serenamente la vita.

Disturbo da attacchi di panico

All’improvviso un attacco di ansia è talmente forte da diventare paralizzante. Alla sudorazione, alle palpitazioni, alla difficoltà di respirazione e a tutti gli altri sintomi fisici (neurovegetativi) si aggiunge il senso di morte, la paura che da un momento all’altro il cuore si fermi, che da quell’attacco non si uscirà vivi.

È una sensazione talmente forte e devastante che da quel momento in poi si mettono in atto tutta una serie di strategie per evitare un nuovo attacco, quindi ci si isola, spesso ci si chiude in casa per paura che gli spazi aperti, i luoghi affollati, lo stare insieme agli altri possa nuovamente innescare un episodio di panico.

Ansia sociale o fobia sociale

È la paura di essere giudicato dalla gente e va molto al di là del desiderio normale di essere ben considerati dagli altri. Si manifesta, per esempio, con la paura di entrare in un bar e chiedere un caffè per il timore che tutti ti guardino, o che la voce produca uno strano suono.

Impedisce di andare a una festa perché si teme di inciampare, di parlare in pubblico e balbettare. Lentamente quest’ansia così paralizzante porta all’isolamentodalla collettività, si sceglie di stare da soli e si rischia di cercare un illusorio conforto nell’abuso di alcool e di farmaci.

Disturbo ossessivo-compulsivo

Si verifica in presenza di ossessioni, paralizzanti e ripetitive. È la mania per l’ordine, la simmetria, la ritualità. La persona che ne è colpita pensa in continuazione se ha messo in atto strategie per avere il completo controllo della situazione.

Controlla infinite volte se il gas è chiuso, se l’interruttore è spento, se la serratura è a posto, ecc. Trova conforto in ritualità che non riesce a interrompere, come lavarsi le mani infinite volte, ripetere un numero definitivo di volte lo stesso gesto prima di passare al successivo e così via. Tutto questo genera uno stato di infinita ansia che rende impossibile una vita normale.


Dal Sito: piusanipiubelli.it


Ansia: tipologie e sintomi




Con la consulenza del professor Roberto Brugnoli, ricercatore di Psichiatria presso l’Università di Roma La Sapienza, II facoltà, scopriremo i diversi tipi di ansia. In questo modo sarà possibile definire ogni tipologia di ansia e diversificarla. 

L’abitudine è quella di definire “ansioso” chiunque viva in uno stato di perenne preoccupazione, ma è semplicistico. È fondamentale che il medico faccia una diagnosi, perché solo così si può mettere in atto una terapia mirata, farmacologica, psicoterapeutica o entrambe.

Ma è importantissimo che l’ansioso si voglia far aiutare, che arrivi al momento in cui decida di scrollarsi di dosso questo fardello che gli impedisce una vita normale. Esistono diversi tipi di disturbi d’ansia, esaminiamoli: ansiageneralizzata, disturbo da attacchi di panico, ansia sociale o fobia sociale, disturbo ossessivo-compulsivo.

Ansia generalizzata

Questo è il disturbo più diffuso e caratterizza quelle persone che si preoccupano esageratamente di tutto. È a metà strada tra un tratto caratteriale e un vero e proprio problema. È autolimitante perché fa vivere chi ne è colpito sempre in allarme, sempre come se da un momento all’altro dovesse succedere qualcosa, con possibili pericoli o insidie ovunque.

Si manifesta con palpitazione, respirazione accelerata, sudorazione, insonnia e comunque con una generalizzata sensazione di non vivere a pieno e serenamente la vita.

Disturbo da attacchi di panico

All’improvviso un attacco di ansia è talmente forte da diventare paralizzante. Alla sudorazione, alle palpitazioni, alla difficoltà di respirazione e a tutti gli altri sintomi fisici (neurovegetativi) si aggiunge il senso di morte, la paura che da un momento all’altro il cuore si fermi, che da quell’attacco non si uscirà vivi.

È una sensazione talmente forte e devastante che da quel momento in poi si mettono in atto tutta una serie di strategie per evitare un nuovo attacco, quindi ci si isola, spesso ci si chiude in casa per paura che gli spazi aperti, i luoghi affollati, lo stare insieme agli altri possa nuovamente innescare un episodio di panico.

Ansia sociale o fobia sociale

È la paura di essere giudicato dalla gente e va molto al di là del desiderio normale di essere ben considerati dagli altri. Si manifesta, per esempio, con la paura di entrare in un bar e chiedere un caffè per il timore che tutti ti guardino, o che la voce produca uno strano suono.

Impedisce di andare a una festa perché si teme di inciampare, di parlare in pubblico e balbettare. Lentamente quest’ansia così paralizzante porta all’isolamentodalla collettività, si sceglie di stare da soli e si rischia di cercare un illusorio conforto nell’abuso di alcool e di farmaci.

Disturbo ossessivo-compulsivo

Si verifica in presenza di ossessioni, paralizzanti e ripetitive. È la mania per l’ordine, la simmetria, la ritualità. La persona che ne è colpita pensa in continuazione se ha messo in atto strategie per avere il completo controllo della situazione.

Controlla infinite volte se il gas è chiuso, se l’interruttore è spento, se la serratura è a posto, ecc. Trova conforto in ritualità che non riesce a interrompere, come lavarsi le mani infinite volte, ripetere un numero definitivo di volte lo stesso gesto prima di passare al successivo e così via. Tutto questo genera uno stato di infinita ansia che rende impossibile una vita normale.


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