martedì 4 maggio 2021

Il disturbo da panico è un problema invalidante che tutti dovrebbero imparare a gestire





Gli attacchi di panico sono un grosso problema con il quale tante persone combattono ogni giorno. Innanzitutto bisogna imparare a riconoscerli. A qualcuno sarà probabilmente capitato, magari mentre faceva la spesa o era al bar, di cominciare a sentire il cuore battere forte in maniera innaturale. A questo, magari, si sono aggiunti capogiri, tremori, sudorazione eccessiva, una sensazione di nodo alla gola e di non riuscire a respirare.

Tutto questo insieme provoca paura di svenire e un senso di terrore generalizzato. I pensieri si accavallano: se sopraggiungesse lo svenimento? Se non ci fosse nessun aiuto? Il panico diventa troppo e arriva il momento in cui addirittura si fugge, e non si riesce più a tornare magari a fare la spesa con calma o nella stessa situazione sociale in cui è avvenuto l’attacco. Che, tra l’altro, non è durato più di una decina di minuti.

Attenzione se si cronicizza

I Lettori più attenti avranno sicuramente riconosciuto tutti i segnali tipici di un attacco di panico. Non è una cosa così inusuale e almeno il 30% delle persone ne sono state colpite una volta nella vita.

Può diventare un problema cronico, e in questo caso viene definito “disturbo da panico”, in circa l’uno per cento di questi soggetti. Il disturbo da panico è un problema invalidante che tutti dovrebbero imparare a gestire.

Questa improvvisa manifestazione di ansia è di fatto un’escalation di quella già normalmente presente. Le paure che si manifestano – quella di morire, di impazzire, di subire gravi danni fisici, come un infarto – hanno una sorta di “memoria”. L’ansia dipende, infatti, anche da certe condizioni ambientali e circostanziali.

Rivolgersi a un professionista

Per esempio, se si ha avuto un attacco prima di andare a dormire, o durante le ore notturne, si può sviluppare una paura che diventa cronica quando si avvicina quel momento della giornata. Quando questo disturbo comportamentale si cronicizza, ecco che si inizia a parlare di disturbo di panico.

Il disturbo da panico è un problema invalidante che tutti dovrebbero imparare a gestire. Compromette la serenità della vita, ma la psicoterapia offre a tutti i mezzi per risolvere la questione. L’importante è sempre confrontarsi con un professionista del settore per riprendere il controllo della propria vita.

Maggio è il mese della salute mentale: 3 cose che devi smettere di fare subito


Era il 1949 quando Mental Health America decise di istituire negli Stati Uniti un mese della salute mentale. Insieme alla Giornata Mondiale della Salute Mentale, che si tiene ogni anno il 10 ottobre, l’intero mese di maggio è un’occasione per sensibilizzare sull’argomento e suggerire alla popolazione di sottoporsi a screening e valutazioni del proprio stato mentale. In occasione della ricorrenza, ogni anno verso la metà di marzo MHA rilascia un toolkit di materiale utile da utilizzare in maggio per le valutazioni e la propaganda.

A distanza di oltre 70 anni, abbiamo ancora bisogno – forse più che mai – di un mese della salute mentale per aumentare la consapevolezza su problemi sempre più diffusi. Tuttavia, se qualcosa si sta risvegliando a livello internazionale, in Italia ci scontriamo ancora con pregiudizi e ingiustificati timori che sembrano duri a morire.

Cercare su Google la chiave “mese della salute mentale” restituisce ben pochi risultati e da fonti non sempre autorevoli. Diverso è quando la ricerca viene effettuata in lingua inglese: sia che si cerchi “mental health month” o “mental health awareness month”, la pagina dei risultati ci porta su siti di associazioni di rilevanza notevole, per lo più britanniche o americane.

Mese della salute mentale 2021, riconnettersi con la natura come chiave per il nostro benessere



È interessante come il mondo moderno presti grande attenzione alla cura della salute mentale degli individui: yoga, meditazione, bilanciamento vita-lavoro, burnout e crescita serena sono argomenti di cui si discute sempre più spesso e in maniera diffusa, anche all’interno di aziende e ambienti lavorativi.

L’argomento a cui quest’anno è stata dedicata la settimana dal 10 al 16 maggio è proprio la riconnessone con la natura. Soprattutto a seguito del preoccupante aumento di casi di ansia e depressione seguiti all’isolamento della pandemia, la riconnessone in ogni suo aspetto è un concetto chiave per il benessere mentale di chiunque.

Si parla tanto di salute mentale, ma la malattia mentale è ancora un tabù

Eppure, in una società che tanto spinge perché gli individui raggiungano in se stessi un certo livello di armonia, parlare di malattia mentale, anziché di salute mentale, è ancora un tabu. Condizioni come ansia e depressione sono ancora viste come gestibili dal semplice pensiero positivo. Argomenti come episodi maniacali, attacchi di panico e – il grande innominabile – suicidio sono ancora intoccabili. “Non dire certe cose” è la risposta standard quando si tenta di parlarne.

Come se la salute mentale fosse – nonostante la grande attenzione dei media – ancora vista come una scelta o un’attitudine. Come se non fosse parte dello stato di salute generale dell’individuo e le malattie mentali non avessero, spesso e volentieri, cause fisiologiche trattabili con adeguate terapie.

Eppure, e questo dato dovrebbe farci riflettere, esperti e terapeuti mettono in guardia dall’incidenza notevole delle malattie mentali nella popolazione: secondo la National Alliance for Mental Illness, almeno il 20% della popolazione soffre di una qualche tipologia di disturbo mentale.

Il lancio di hashtag come #1in5 e la presenza sempre più importante di influencer e attivisti per la salute mentale sui social dovrebbe farci riflettere su questo. Sempre più persone si trovano a combattere con un nemico potente, sconosciuto – particolarmente quando a insorgere sono i primi sintomi – e soprattutto invisibile.

Leggi anche: Giornata Mondiale della Salute Mentale, la situazione in Italia

3 abitudini che tutti possiamo cambiare a partire dal mese della salute mentale



Come fare, allora, per sensibilizzare sul serio sulla salute mentale? Fare prevenzione e sensibilizzazione, a partire dalle scuole ad esempio, potrebbe portare a una più diffusa cultura della salute e della malattia mentale. Pensando in grande, si potrebbe spingere per una maggiore accessibilità dei servizi di supporto e terapia per chi ne ha bisogno, magari addirittura istituire uno psicologo di base che lavori fianco a fianco con il medico generico.

Ma se volessimo partire da un obiettivo più raggiungibile, più alla nostra portata?

Anche in questo caso, ci sono senza dubbio cose che possiamo fare. Un primo passo è riflettere, prima di tutto, su alcune abitudini o atteggiamenti che sminuiscono le battaglie di chi si confronta quotidianamente con la malattia mentale. Ecco tre semplici passi alla portata di tutti per migliorare la vita delle persone che abbiamo intorno.

Leggi anche: Andare dallo psicologo è ancora un tabù: 5 miti da sfatare

1. Smetti di utilizzare le malattie mentali come se fossero aggettivi

Sei proprio bipolare. Mamma mia come sei ansiogeno. Non entrare in casa con le scarpe, ché sono un po’ ossessivo-compulsivo.

Uno dei motivi per i quali le malattie mentali sono poco comprese, e spesso sottovalutate, è la superficialità con la quale utilizziamo parole mutuate dalla terminologia medica nel linguaggio comune.

Il primo passo da fare per una consapevolezza su tutto ciò che riguarda al salute e la malattia mentale potrebbe essere questo, una piccola abitudine che ci aiuti a rimettere le cose nella giusta prospettiva. “Bipolare” non è sinonimo di lunatico, volubile o imprevedibile. “Ansia” non è sinonimo di tensione e nemmeno di paura. “Ossessivo-compulsivo” non è sinonimo di preciso o metodico. Sarebbe un mondo molto più semplice se lo fosse, ma non è così. Quindi, come prima cosa, cominciamo a utilizzare le parole con cognizione di causa.

2. Smetti di pensare che è solo una questione di stile di vita

Parliamoci chiaro, uno stile di vita sano è certamente un alleato formidabile della nostra salute. Il tema del mese della salute mentale 2021, come dicevamo, è proprio la riconnessone con la natura. Ma, se una corretta alimentazione, la giusta quantità di moto e una visione del mondo leggera e positiva possono aiutarci a prevenire un gran numero di complicazioni, non bisogna mai dimenticare che lo stile di vita da solo non guarisce dalle manifestazioni di una malattia mentale, esattamente come non guarisce da quella fisica.

Allo stesso modo dovremmo smettere di utilizzare a sproposito espressioni come “antidepressivo naturale”. A giudicare da quello che si legge sui media e sui social, qualunque minerale, alimento, attività o pratica sembra essere un antidepressivo naturale. Di nuovo: se è vero che dedicarsi alla cura di se stessi può aiutarci nella prevenzione di complicazioni spiacevoli, la depressione è una condizione da non sottovalutare e, quando si verifica un episodio depressivo, bisogna affidarsi a un professionista e non solo a uno stile di vita curato. Idem per altre convinzioni tossiche sulla stessa riga.

3. Smetti di paragonare i tuoi problemi a quelli degli altri

Resilienza, esiste un termine più abusato? Questa caratteristica encomiabile dell’animo umano, tipica di chi riesce a imparare dal dolore senza venirne annientato, ci viene ormai propinata come risposta a qualunque problema, spesso in maniera tossica. Se è vero che l’ottimismo è un’attitudine salutare, è altrettanto vero che rabbia, frustrazione e tristezza sono emozioni umane che, in alcuni casi, è necessario vivere. Sopprimerle perché c’è chi sta peggio o perché abbiamo tanto per cui sentirci felicipuò essere più deleterio che utile.

Quando una persona chiede aiuto, molti sono portati a paragonare la propria esperienza di vita a quella di chi sta soffrendospesso elevando il proprio dolore e le proprie vittorie come fossero più legittimi di quelli altrui. Così, in risposta a persone di successo che dichiarano di aver sofferto o di star soffrendo di problemi psichiatrici, si leggono commenti del tipo “Vorrei mandarli a lavorare in fabbrica per fargli capire cosa si prova” oppure “Perché essere tristi se non gli manca nulla?”.

Questa attitudine non fa che sminuire l’esperienza di vita altrui – che spesso è ben al di fuori di ciò che possiamo immaginare e comprendere – e soprattutto alimenta il pregiudizio comune per il quale alcune patologie mentali non sono considerate malattie.

Leggi anche: Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio: salvare una vita è possibile

Ricorda che ogni esperienza di vita è valida quanto la tua



Forse dovremmo tenere a mente questo. Una malattia non tiene conto della nostra situazione familiare, della carriera, della realizzazione personale e di quanto amore abbiamo intornoSemplicemente arriva e fa piazza pulita di ogni cosa. Senza una ragione, spesso senza una causa scatenante, semplicemente si presenta e prende il controllo.

Dovremmo smettere di minimizzare le richieste di aiuto di chi ha il coraggio di mostrarsi così vulnerabile da aprirsi su un argomento tanto delicato. E ricordare sempre una nozione fondamentale: quando alziamo la voce sui social definendo pigro, ingrato o inetto un personaggio famoso che rivela di avere problemi di salute mentale, il personaggio in questione non leggerà mai il nostro commento, ma un caro amico che sta soffrendo sì. E se ne ricorderà.

Dal Sito: ildigitale.it 

Depressione post partum, come si manifesta?


Dopo aver partorito, a molte donne capita di soffrire di depressione post partum. Si tratta di un problema relativamente frequente che colpisce 1 donna su 10 nell’arco dei 12 mesi successivi al parto. Depressione post partum, come si manifesta? Scopriamolo insieme.

Depressione post partum: come si manifesta

La depressione post partum è a tutti gli effetti una depressione che si distingue dalle forme più classiche di quest’ultima essenzialmente per il particolare periodo di insorgenza (da un mese a un anno dopo la nascita del bambino) e per alcune specifiche componenti alla base del suo sviluppo, soprattutto sul piano ormonale e psicoemotivo. I segnali e i sintomi che devono far sospettare la presenza della depressione post partum, invece, sono del tutto sovrapponibili a quelli della depressione unipolare.

Saper interpretare le proprie sensazioni e reazioni psichiche dopo la nascita del bambino è fondamentale per capire se si sta attraversando un comune “baby blues“, che si risolverà da solo in poco tempo, o se si può trattare di una vera depressione post partum, da sottoporre all’attenzione del medico e da trattare in modo specifico.

I sintomi della depressione post partum possono essere simili a quelli della depressione maggiore e comprendere: tristezza estrema, sbalzi d’umore, pianto incontrollabile, insonnia o ipersonnia, perdita di appetito, irritabilità e rabbia, mal di testa, estrema stanchezza, preoccupazioni eccessive o disinteresse nei confronti del bambino, sensazione di inadeguatezza, paura di far male al bambino, senso di colpa per i sentimenti provati, ideazione suicidaria, ansietà o attacchi di panico.

Depressione post partum: come si manifesta e le cause

Non esiste una singola causa responsabile della depressione post partum. D’altronde, possono giocare un ruolo favore allo sviluppo della patologia fattori fisicistile di vitastato emotivo.

Dopo la nascita del piccolo, infatti, si verifica una drammatica discesa dei livelli ormonali e questi cambiamenti possono determinare sbalzi d’umore e stanchezza.

Inoltre, quando si attraversa un periodo in cui viene a mancare il corretto riposo e si è sopraffatti dal sonno, possono risultare di difficile risoluzione anche i problemi quotidiani. 

Inoltre, la presenza di un bambino esigente o la presenza di fratelli maggiori, le difficoltà di allattamento al seno, i problemi finanziari o la mancanza di sostegno da parte del partner possono portare allo svilupparsi di tale patologia.

Depressione post partum: come si manifesta e cosa fare

La terapia varia sulla base della gravità della depressione e dei bisogni individuali. Se si è in una fase cosiddetta di baby blues, generalmente questa scomparirà per conto proprio entro pochi giorni, fino a un massimo di due settimane. Nel frattempo, occorre prendersi più riposo possibile, accettando anche l’aiuto dei familiari

La depressione post partum vera e propria viene spesso curata attraverso una corretta consulenza e terapia. Per quanto riguarda la consulenza, può essere d’aiuto parlare del proprio malessere con uno psichiatra o uno psicologo. Attraverso la consulenza dello specialista, si può trovare un modo migliore per far fronte ai propri sentimenti, risolvere problemi e raggiungere traguardi realistici. A volte anche una terapia di famiglia o di coppia può aiutare.

Dal Sito: mammemagazine.it

venerdì 16 aprile 2021

Vincere la timidezza con degli esercizi semplici ed efficaci



La timidezza è un tratto di personalità molto comune. Consiste nel mostrarsi alquanto insicuri, introversi poco espansivi in situazioni sociali. È importante, prima di addentrarsi nella trattazione vera e propria, fare una distinzione. Una persona timida non ha nulla di patologico. Si tratta solo ed esclusivamente di un modo particolare di essere.

Quando si parla di fobia sociale, invece, il discorso cambia. In questo caso si riscontra un’ansia smodata nelle situazioni di socialità. Quest’ansia, nei casi più gravi, può sfociare in veri e propri attacchi di panico.

Niente di tutto ciò: la timidezza è una manifestazione completamente normale. A volte, tuttavia, essa può essere uno scoglio da superare. Alcuni cercano di essere più assertivi e risoluti nella vita di tutti i giorni.

Vincere la timidezza è possibile con degli esercizi semplici ed efficaci.

Riconoscere e apprezzare la timidezza

La timidezza si può mostrare in diversi modi. Il denominatore comune è l’ansia. Quando si è chiamati a dire la propria, si prova imbarazzo, vergogna. A volte non ci si sente all’altezza. Ci sono differenti canali di scarico dell’ansia. Dalla sudorazione alla secchezza delle fauci. Fino ad arrivare a vere e proprie somatizzazioni come il reflusso gastrico. Nei casi più gravi si consiglia di contattare dei professionisti sanitari.

Fermarsi a riflettere può aiutare ad essere più consapevoli di sé stessi. La timidezza non è sempre negativa. In diversi momenti può essere necessaria. Ad esempio una persona timida è più portata alla riflessione e all’introspezione.

È importante che il tratto non risulti troppo invalidante.

Vincere la timidezza è possibile con degli esercizi semplici ed efficaci.

La soluzione è l’allenamento e la costanza

Il primo passo è analizzare bene la situazione. Bisogna concentrarsi e individuare i tratti del carattere che si reputano negativi. Un’idea potrebbe essere prendere appunti. Si possono scrivere le cose che non vanno in modo da tenerle sempre a portata di mano. Bisogna riferirsi sempre a comportamenti e collegarli con le emozioni.

Si può agire anche sull’ansia stessa cercando di controllarla. Magari tramite la respirazione. Concentrandosi sul respiro, si cerca di ridurre il battito cardiaco e l’eccessiva sudorazione. È necessario ricordare che l’ansia è uno stato passeggero che dura pochi minuti.

In situazioni sociali, inoltre, è importante capire il proprio limite. Di sicuro non si diventerà come Paolo Bonolis da un giorno all’altro. È importante esercitarsi ogni giorno in maniera costante nel cominciare delle conversazioni. Si può chiedere aiuto ad un amico.

Parlare davanti allo specchio può dare un feedback positivo e infondere maggiore sicurezza. È cruciale, infine, aumentare la propria autostima. Il nostro parere è importante come quello di chiunque altro.

venerdì 2 aprile 2021

Ansia, dieci modi per fermare un attacco di panico




L’ansia è un male comune e in questi mesi di pandemia è diventato ancora più frequente. Gli stati d’ansia (e gli attacchi di panico) riguardano almeno sei milioni di italiani e sono più diffusi tra le donne (30.5%), che negli uomini (19.2%). Ci sono dei rimedi per aiutarti ad affrontare un attacco d’ansia, molto spesso funzionano. In caso contrario, e soprattutto se l’ansia diventa una tua assidua compagna di vita, è consigliabile rivolgersi ad un medico. Scopri tutte le novità dal mondo della salute e del benessere.

• Cos’è l’ansia

• I sintomi

• Attacco di panico

• Ansia e panico

• Le cause

• Rimedi per affrontarla

Cos’è l’ansia?

Ma prima di tutto spieghiamo in modo semplice cos’è l’ansia. In genere è la risposta naturale del corpo rispetto a una situazione di stress. Può anche esprimere preoccupazione o paura per qualcosa che deve accadere, in un futuro prossimo o anche più lontano. Può essere legata al lavoro, a un esame, a una minaccia incombente (nel caso della pandemia si è parlato di ansia da covid), una questione familiare o a una qualsiasi situazione che genera una più o meno forte preoccupazione perché avvertita come pericolo. L’ansia può essere una reazione del tutto naturale dell’organismo rispetto a determinate pressioni, cosa diversa se lo stato ansioso si ripete spesso e c’è una evidente sproporzione rispetto alle stimolo. In quel caso rischia di compromettere la qualità della vita ed è necessario intervenire a livello medico.



Quali sono i sintomi dell’ansia?

L’ansia può arrivare all’improvviso, in quel caso si parla di un attacco di panico. Ma può anche essere graduale, e durare diversi minuti, ore o anche giorni. L’ansia è percepita in modo diverso da persona a persona. Il disagio, che può manifestarsi anche con una semplice tachicardia, è spesso causato da una sensazione di “assenza di controllo”, che genera paura e preoccupazione. Ma l’ansia può anche essere innescata da un luogo o da un evento.

I sintomi generali dell’ansia sono:

• senso di paura

• incapacità di rilassarsi

• preoccupazioni eccessive

• catastrofismo

• disturbi del sonno

A livelli fisico si tramutano in questa sintomatologia:

• difficoltà di respirazione

• oppressione toracica

• dolore toracico

• stordimento

• vertigini

• svenimento imminente

• formicolio in alcune parti del corpo

• vampate di calore o di freddo

• difficoltà a deglutire

• nodo alla gola

• bocca secca

• battito cardiaco accelerato o aritmico

• Sudorazione eccessivamente

• Stanchezza e debolezza

• Tremori

• Nausea o diarrea

Gli attacchi di ansia variano, nei sintomi, da persona a persona. E possono anche non presentarsi sempre allo stesso modo.




Cos’è un attacco di panico

L’attacco di panico si può considerare come un attacco intenso di ansia. In pratica, l’attacco di panico è una crisi di ansia acuta. In genere è molto intenso ma di breve durata e causa almeno 4 o 5 dei sintomi riportati sopra. In genere passa dopo 10 minuti.

Il panico si presenta quasi sempre con più attacchi che si manifestano con intensità e modi molto simili. Tra un attacco di panico e un altro si innesca l’ansia. Quell’ansia è la paura e l’angoscia che si ripresenti un nuovo attacco di panico.

C’è differenza tra ansia e panico?

Il disturbo di ansia generalizzata è simile a quello caratterizzato da attacchi di panico. Come abbiamo visto si sovrappongono e si mescolano tra loro.

Quali sono le cause dell’ansia?

Le cause dell’ansia non sono ancora del tutto chiare. L’unica certezza è l’origine del disturbo, che può dipendere da tre fattori.

Fattore ereditario

Sono diversi gli studi genetici che hanno riscontrato nel 50% delle persone affette dal disturbo d’ansia un legame di parentela con persone che hanno la stessa patologia.

Fattore biologico

L’ansia può anche avere una radice biologica che riguarda le alterazioni di alcuni neurotrasmettitori, come una eccessiva produzione di noradrenalina, la ridotta presenza di serotonina (fondamentale per regolare il nostro benessere) e di Gaba, che è un neurotrasmettore inibitorio.

Fattore inconscio

Per la psicoanalisi l’ansia potrebbe invece avere origine da un conflitto inconscio che risale spesso all’infanzia (ma anche svilupparsi da adulti). È questo conflitto a innescare meccanismi di difesa che hanno il solo scopo di allontanare dalla coscienza questo stesso conflitto.

Ansia, come affrontare gli attacchi di panico?

Gli attacchi di panico possono essere spaventosi e improvvisi. Queste sono le strategia che si possono adottare per arginare un attacco di ansia improvviso o per fermarlo sul nascere, quando senti che sta arrivando.




Respirazione

Uno de sintomi tipici di un attacco di panico è l’iperventilazione (cresce la frequenza del respiro anche a riposo con l’aumento dell’ossigeno nel sangue e la riduzione dell’anidride carbonica e questo causa palpitazioni, dolore toracico, vertigini, visione offuscata, stordimento e sincope) . In questi casi una respirazione profonda può aiutare a ridurre i sintomi. Se riesci a controllare il respiro hai concrete possibilità di evitare l’iperventilazione.

Bisogna concentrarsi su respiri profondi: sentire l’aria riempire lentamente il petto e la pancia e poi lasciarli andare, sempre lentamente. Inspirate, contate fino a quattro, trattenete per un secondo e poi espirate, contando sempre fino a quattro.

Si può anche respirare dentro un sacchetto di carta per aumentare i livelli di anidride carbonica.

Ammetti che stai avendo un attacco di panico

Spesso i sintomi di un attacco di ansia (panico), può essere scambiato per un infarto o un ictus. Ammettere invece a se stessi che è un attacco d’ansia può aiutare a superare la crisi. Si elimina infatti il timore (infondato), di una morte imminente. IL che consente di concentrarsi sulle tecniche che possono aiutare a ridurre i sintomi.

Chiudere gli occhi

In alcuni casi gli attacchi di panico sono scatenati da fattori esterni. Se ti trovi in un ambiente frenetico, al lavoro, in un centro commerciale, devi cercare di ridurre gli stimoli: chiudi gli occhi durante la crisi d’ansia. Serve a bloccare gli stimoli che arrivano dall’esterno e questo ti consente di concentrarti sulla respirazione.




La consapevolezza

Quando hai un attacco d’ansia, la consapevolezza può essere un’arma importante, ti aiuta a restare ancorato alla realtà che ti circonda. Perché è importante? Gli attacchi di panico possono provocare una sensazione di distacco o separazione dalla realtà che rende meno governabile la crisi.

Meglio quindi concentrarsi sulle sensazioni fisiche che ti sono familiari. Sentire i piedi sul pavimento o le mano sul tuo corpo. Si tratta di sensazioni specificane che ti aiutano a restare radicato alla realtà, ma ti consentono anche di attivare la concentrazione.

Mettere a fuoco un oggetto

C’è chi trova utile durante un attacco di panico concentrarsi su un singolo oggetto e descriverlo

Alcune persone trovano utile trovare un singolo oggetto su cui concentrare tutta la loro attenzione durante un attacco di panico. Scegli un oggetto ben visibile e annota consapevolmente tutto ciò che è possibile: la forma, gli eventuali difetti, il colore, le dimensioni. Concentrarsi in modo totale di un oggetto può aiutare a ridurre i sintomi.

Rilassamento muscolare

Proprio come la respirazione profonda anche le tecniche di rilassamento muscolare possono aiutare a ridurre o bloccare un attacco di panico .

Bisogna rilassare consapevolmente un muscolo alla volta, iniziando con qualcosa di semplice come le dita della mano, per poi continuare lungo tutto il corpo.

Sarebbe utile apprendere queste tecniche in anticipo, quando cioè non c’è già un attacco di panico e neppure è imminente.




Immagina il tuo posto felice

Immaginare durante o poco prima di un attacco di ansia un luogo rilassante, bello, dove si sono vissuti momenti dolci della propria esistenza. Se è una spiaggia immagina il sole che ti scalda, la sabbia tra le dita, l’odore della salsedine e concentrati sui dettagli.

Esercizi leggeri

Puoi aiutarti anche con le endorfine. E come si attivano? Basta un esercizio leggero. Può bastare una passeggiata o anche una nuotata. Cosa che non sono possibili se si è già in iperventilazione. In questo caso meglio ridurre il sintomo con la respirazione profonda.

Aiutati con la lavanda

I profumi possono aiutare. E la lavanda è quello più indicato per la sua azione lenitiva e antistress. Se sei incline agli attacchi di panico potrebbe essere utile avere sempre a portata di mano un po’ di olio essenziale di lavanda a portata di mano. Puoi metterne un po’ nell’avambraccio e poi respirare profondamente.

Potrebbe anche essere utile bere camomilla.

Mantra

Può anche aiutare ripetere una frase rassicurante, come un mantra. Basta anche una frase semplice, del tipo: vedrai che passerà, o qualsiasi altra cosa che ha anche un valore rassicurante.

Quando gli attacchi d’ansia sono ripetuti e questi rimedi si rivelano inutili, si può ricorrere a farmaci. Ma in quel caso rivolgetevi a un medico che dovrà decidere, dopo avervi visitato, l’eventuale terapia più adatta.

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Dal Sito: thewam.net

Donne: come vivere in armonia senza ambire alla perfezione





A cura di Giovanni Porta, psicologo e psicoterapeuta di orientamento gestaltico, esperto di poesia e di teatro. Scopriamo come riuscire a raggiungere una propria armonia, senza dover tendere per forza alla perfezione.

Wonder Woman multitasking, ecco quello che sempre più spesso chiede la società alle donne moderne. E le conseguenze possono essere pesanti. Come mostrano i dati sull’incidenza di problematiche psicologiche, le donne sviluppano sintomi depressivi con una frequenza da due a tre volte superiore rispetto agli uomini.

Idem per l’ansia e gli attacchi di panico, la cui incidenza è maggiore di quasi quattro volte riguardo l’emisfero maschile, arrivando addirittura ad essere 20 volte più elevata in riferimento ai disturbi alimentari (anoressia, bulimia, abbuffate compulsive).

Non è un caso se proprio l’anoressia è il male nel quale la sua stessa causa, il perfezionismo, occupa un ruolo centrale.

L’origine dei problemi

Tutta colpa della perfezione: tendere al perfezionismo, aspirazione tipica del mondo femminile, ha infatti una grande responsabilità riguardo ladepressione femminile, specialmente laddove sono radicati quei residui della cultura maschilista che nega agli uomini la possibilità di dividere al 50% faccende ed incombenze domestico-familiari.

Diverse ricerche di psicologia attestano come le donne siano maggiormente predisposte, rispetto agli uomini, a giudicarsi con severitàsia in ambito lavorativo che familiare. In altre parole, arrivate finalmente a casa dopo ore e ore di lavoro, non riescono a rilassarsi pensando di non stare facendo abbastanza: non essere abbastanza materne, amorevoli, affascinanti, piene di cura ecc.

In una parola: sentono di non essere abbastanza perfette. Giovanni Porta spiega:

“Nella mia esperienza clinica, ho notato come uno degli elementi che maggiormente conduce le persone ad essere infelici è proprio l’eccesso di perfezionismo: la tendenza a pretendere troppo da se stessi, non accettando fallimenti e imperfezioni inevitabilmente umane. La raggiunta parità di genere ha portato molte donne al sovraccarico: ‘poiché oggi possiamo fare tutto, le donne si sono convinte che devono fare tutto’”.

Ed è così che prende forma la generazione di donne multitasking, costantemente impegnate a inseguire standard elevatissimi, in ogni parte della loro vita.

Da bambine giudiziose a wonder woman 

L’origine di un atteggiamento perfezionista va ricercata nell’educazione ricevuta, per la quale spesso sono state imposte alle bambine richieste eccessive: sviluppare un forte senso empatico(“devi essere buona”), unitamente ad una alto livello di efficienza (“sii brava”), e di ubbidienza ai dettami genitoriali (“sii ubbidiente”).

In cento anni la posizione delle donne è radicalmente cambiata e anche il loro carico di impegni, permettendo loro di raggiungere posizioni di eccellenza nella società e nel mondo del lavoro. Successo, certo, ma anche maggiori responsabilità, senza mai venir meno ai lavori che, per tradizione, gli competono. Poeta continua spiegando:

“A livello di sostenibilità psicologica, la conquista dei sacrosanti diritti che ha portato le donne ad avere la possibilità di rivestire posizioni di eccellenza nella società e nel mondo del lavoro non ha significato solo un miglioramento nelle loro esistenze, ma anche un ulteriore carico di lavoro. È esperienza comune entrare in contatto con donne che lavorano a tempo pieno e che, una volta tolto il tailleur, diventano madri affettuose che portano i figli qua e là, mogli attente che si occupano della casa e ricordano ricorrenze, amiche e confidenti di tutta la famiglia. Il tutto, naturalmente, con la necessità di non smettere mai di essere attraenti e femminili”.

Da qui la nascita delle attuali wonder woman multitasking. Il problema, però, è che con il crescere dell’impegno fuori casa, la mole dell’investimento di energie all’interno del contesto familiare si è ridotto poco o nulla.


Dal Sito: piusanipiubelli.it


Federica Pellegrini: dalla bulimia agli attacchi di panico



Per la nuotatrice Federica Pellegrini la carriera ha riservato tante soddisfazione, ma ci sono state anche diverse difficoltà per la 32enne veneta

Federica Pellegrini è probabilmente tra gli sportivi più importanti del nostro paese. Nuotatrice specializzata nello stile libero, specialità dove è la primatista mondiale in carica nei 200 metri ed europea nei 400 metri. Una carriera in vasca ricca di successi, che l’hanno portata sul tetto del mondo.

Poi il percorso anche in televisione, dove la Pellegrini è stata protagonista anche con un’immagine importante creata nel corso del tempo. E cosi tante pubblicità, brand, tutti che hanno cercato Federica, icona vera e propria dello sport italiano.

La Pellegrini, nel corso del tempo, è diventata cosi protagonista anche sul piccolo schermo. Dal 2019, infatti, c’è anche la nuotatrice veneta tra i giudici del talent show ‘Italia’s Got Talent’, in onda su TV8 e Sky Uno.

Ma quella di Federica è una storia particolare, fatta di tante sfide e problemi legati alla propria salute, non solo fisica ma anche psicologica. Le ne ha parlato in passato nel corso di interviste, ripercorrendo momenti molto difficilidella sua vita.

Federica ai microfoni di Maurizio Costanzo per ‘L’Intervista’, ha raccontato dei problemi di alimentazione che l’hanno colpita, ed in particolare la bulimia. “C’è stato un periodo della mia vita intorno al 2005-2006 in cui ho avuto qualche problemino di natura alimentare. No, non ero anoressica, vomitavo. Bulimica sì… nel senso che è una cosa sfiorata. Non è durata per fortuna, ho cercato subito aiuto”, il racconto della donna.

Non solo la bulimia, visto che la Pellegrini ha avuto anche un problema legato all’ansia e a veri e propri attacchi di panico. “Il primo l’ho avuto a novembre 2008 durante un meeting italiano. Ero sotto pressione dopo aver vinto le Olimpiadi. Questa cosa è nata anche per un problema fisico: infatti ho scoperto di essere asmatica e sotto sforzo respiro molto meno”.

Le Pellegrini, ed i problemi superati, oggi come sta

Per Federica i momenti difficili, almeno sotto il punto di vista fisico, sembrano essere passati. La nuotatrice, infatti, vive la sua vita tra sport e televisione, come detto, e proprio stasera tornerà sotto i riflettori.

La Pellegrini, infatti, è tra gli ospiti della serata finale del ‘Festival di Sanremo‘, che la vedrà tra i protagonisti insieme allo sciatore Alberto Tomba. Federica, tra l’altro, continua ad essere molto attiva sui social, dove ad oggi raccoglie più di un milione di follower.

Dal Sito: kronic.it


Federica Pellegrini: dalla bulimia agli attacchi di panico



Per la nuotatrice Federica Pellegrini la carriera ha riservato tante soddisfazione, ma ci sono state anche diverse difficoltà per la 32enne veneta

Federica Pellegrini è probabilmente tra gli sportivi più importanti del nostro paese. Nuotatrice specializzata nello stile libero, specialità dove è la primatista mondiale in carica nei 200 metri ed europea nei 400 metri. Una carriera in vasca ricca di successi, che l’hanno portata sul tetto del mondo.

Poi il percorso anche in televisione, dove la Pellegrini è stata protagonista anche con un’immagine importante creata nel corso del tempo. E cosi tante pubblicità, brand, tutti che hanno cercato Federica, icona vera e propria dello sport italiano.

La Pellegrini, nel corso del tempo, è diventata cosi protagonista anche sul piccolo schermo. Dal 2019, infatti, c’è anche la nuotatrice veneta tra i giudici del talent show ‘Italia’s Got Talent’, in onda su TV8 e Sky Uno.

Ma quella di Federica è una storia particolare, fatta di tante sfide e problemi legati alla propria salute, non solo fisica ma anche psicologica. Le ne ha parlato in passato nel corso di interviste, ripercorrendo momenti molto difficilidella sua vita.

Federica ai microfoni di Maurizio Costanzo per ‘L’Intervista’, ha raccontato dei problemi di alimentazione che l’hanno colpita, ed in particolare la bulimia. “C’è stato un periodo della mia vita intorno al 2005-2006 in cui ho avuto qualche problemino di natura alimentare. No, non ero anoressica, vomitavo. Bulimica sì… nel senso che è una cosa sfiorata. Non è durata per fortuna, ho cercato subito aiuto”, il racconto della donna.

Non solo la bulimia, visto che la Pellegrini ha avuto anche un problema legato all’ansia e a veri e propri attacchi di panico. “Il primo l’ho avuto a novembre 2008 durante un meeting italiano. Ero sotto pressione dopo aver vinto le Olimpiadi. Questa cosa è nata anche per un problema fisico: infatti ho scoperto di essere asmatica e sotto sforzo respiro molto meno”.

Le Pellegrini, ed i problemi superati, oggi come sta

Per Federica i momenti difficili, almeno sotto il punto di vista fisico, sembrano essere passati. La nuotatrice, infatti, vive la sua vita tra sport e televisione, come detto, e proprio stasera tornerà sotto i riflettori.

La Pellegrini, infatti, è tra gli ospiti della serata finale del ‘Festival di Sanremo‘, che la vedrà tra i protagonisti insieme allo sciatore Alberto Tomba. Federica, tra l’altro, continua ad essere molto attiva sui social, dove ad oggi raccoglie più di un milione di follower.

Dal Sito: kronic.it


mercoledì 10 marzo 2021

Com’è dura affrontare un attacco di panico





Il fiato si spezza all’altezza del petto. Un nodo chiude la gola. La vena inizia a pulsare. Il cuore ha un ritmo accelerato, incontrollabile, lo senti anche nelle orecchie, che si chiudono, intorno tutto ha un silenzio surreale. La vista si offusca. Il corpo è ingestibile. Il sudore è freddo, la salivazione a zero, le palpitazioni sono continue. Assurdo ma reale, è quello che si prova in pieno attacco di panico. Un attacco di panico è devastante e terrorizza, ciò che più fa paura è che possa riaccadere, e chissà dove e chissà quando, perché è perfido, arriva, ti colpisce ovunque sei e ti annetta. Non conosce gioia o dolore, non conosce momenti imbarazzanti o luoghi inappropriati. Capita che ti aspetti una gratificazione e non uno shock. Un ospite indisturbato che colpisce senza bussare alla porta, che colpisce quando vuole lui, e sa colpire. La mia vita è sempre stata un susseguirsi di emozioni, di ritmi frenetici, di gratificazioni e di momenti più tristi, e anche di tanto stress, così la prima volta, il primo attacco di panico, ho pensato fosse “solo” un avvertimento al mio ritmo di vita troppo veloce, ma quel battito “accelerato” mi è rimasto dentro, indimenticabile. Ma alla seconda volta che l’attacco mi ha attaccata, l’ho capito subito. Certo, il ritmo di vita e di stress incide, inutile nasconderlo, ma inutile negare che in tempo di pandemia, di pensieri negativi, di incognite future, di fiato corto già a causa delle mascherine, gli attacchi di panico, sono abbastanza comuni. Secondo le percentuali almeno il 10% delle persone – in tempi normali- e prevalentemente donne- hanno sperimentato questa spiacevole sensazione. Chi vive un attacco di panico, lo paragona ad un infarto o ictus. Normalmente la durata è breve, la fase più acuta dura pochi momenti, ma le sensazioni sono intense e gettano la persona nel terrore. Alla fine rischia di generare una dinamica perversa “vivo nel panico del panico e quindi non vivo più” soprattutto quando si attuano meccanismi per evitare proprio quelle sensazioni potenzialmente impanicanti: il pensiero costante ad evitare luoghi, situazioni, dinamiche che possono provocare una crisi. Una vita in fuga. I soggetti “allenati” imparano a gestire l’attacco di panico sul lavoro e nelle varie situazioni della vita quotidiana ma ciò non basta, bisogna lavorare su se stessi e su ciò che lo genera. Altrimenti tornerà sempre indisturbato e farà i suoi comodi. E’ importante capire quando sia arrivato il momento di affidarsi ad uno psicoterapeuta per lavorare su se stessi e sulle questioni irrisolte con la propria vita. Capita molto spesso che un collega o un amico in nostra compagnia ha un attacco di panico, cosa fare? Mantenete la calma. Sangue freddo. Non è una cosa che si trasferire, non aggiungete altra ansia. Abbassatevi o sedetevi con lui, servirà per non farlo sentire in imbarazzo. Tranquillizzatelo, parlate piano, lentamente e con serenità, ponetegli domande su cosa sente e cosa avverte, non ponete fretta nelle risposte. Non toccatelo con frequenza, non stategli troppo vicino e non assumete movimenti scattosi o un tono di voce teso. Comunicategli di respirare più piano, la respirazione di chi è in un attacco di panico è in iperventilazione – una panacea per l’attacco-.
L’attacco di panico non è un tabù o una vergogna, parlarne, condividerlo, così come spesso hanno fatto e fanno molti personaggi dello spettacolo è importante, perché capita a tutti, non esiste distinzione di età, di sesso o anche di vita, è il ritmo che conduciamo, perché l’attacco di panico è un grido di allarme forte e dirompente nel nostro cervello. Una sorta di disperato ed accorato grido d’aiuto che ci auto-lanciamo. Ignorarlo, provare a giustificarlo e nasconderlo anche a noi stessi è solo un palliativo e un tentativo goffo ma non una soluzione. I sintomi potrebbero peggiorare, gli attacchi potrebbero essere più frequenti e addirittura limitarci per paura di viverli. Non aspettate inerti che la situazione passi, da sola non lo farà, siete voi che dovrete affrontarlo e talvolta col supporto di specialisti. Non ditevi “ormai”, “passerà”, “non ho tempo per queste cose”, in quel momento gli state segnando gol ad un bastardo che vi attaccherà col vostro consenso.

Dal Sito: ildenaro.it

Attacchi di panico, cosa accade nel nostro corpo quando si verificano




L’attacco di panico è una reazione impropria del cervello che reagisce a certi stimoli entrando in “allarme pericolo di vita”, in assenza di questo reale rischio. Lo fa attivando tutte le reazioni che possono entrare in gioco quando si sta per morire in circostanze violente.

Sempre più persone si presentano al pronto soccorso degli ospedali con sintomi improvvisi e violenti, che possono sembrare quelli dell’infarto: sensazione di oppressione al petto, dolore al torace, profonda inquietudine e sudorazione fredda, accompagnata a volte anche da nausea. In realtà si tratta propriamente di attacchi di panico.

Come viene trattato al pronto soccorso

Al pronto soccorso viene effettuato innanzitutto un elettrocardiogramma per escludere che la problematica sia di natura cardiaca; viene anche misurata la pressione sanguigna e di norma, escluso che si tratti di un infarto, viene somministrato un farmaco tranquillante.

Cause dell’attacco di panico

A scatenare un attacco di panico può essere un lungo periodo di stress.Tra le cause ad esempio un carico di lavoro eccessivo o un forte stressemotivo; oppure questo stato può rappresentare la classica punta dell’iceberg di un disagio emotivo profondo che non riesce ad emergere da lungo tempo.

Come si manifesta l’attacco di panico

Questi sono i principali sintomi dell’attacco di panico:

  • tachicardia
  • iperventilazione
  • tremore e brividi
  • sudorazione fredda alternata a vampate
  • dolore al petto
  • nausea
  • sensazione di irrealtà (l’ambiente circostante assume contorni sfumati, sembra di essere in un sogno)
  • senso di morte imminente

Come comportarsi

In caso di attacco di panico, bisogna in primis escludere che si stia verificando davvero un infarto; per questo motivo è sempre bene accompagnare la persona in ospedale, dove verrà immediatamente accertata  la natura del problema.

La durata dell’episodio ci aiuta a capire di che cosa si tratti: in genere i sintomi dell’attacco di panico, infatti, durano circa una decina di minuti.

Quando la persona interessata è giovane e non è soggetta a rischio infarto (né a ipertensione, sovrappeso, colesterolo alto, diabete), se sta sta iperventilando (respirazione corta e affannosa) le si può chiedere di respirare per circa un minuto in un sacchetto di carta, tipo quello del pane, con bocca e naso. Il gesto va ripetuto per quattro cinque volte, alternando un minuto di respirazione nel sacchetto, con un minuto fuori dal sacchetto.

Questa pratica dovrebbe aiutare a ripristinare una respirazione regolare, prevenendo il rischio che comporta l’iperventilazione di peggiorare la sensazione di soffocamento che si percepisce durante l’attacco di panico.

Cosa non fare

  • Evitare di chiedere alla persona di controllarsi, perché con l’attacco di panico non si fa altro che peggiorare la sua condizione psico-emotiva, in quanto la persona non è assolutamente in grado di prendere il controllo su di sé.
  • Evitare di farsi vedere spaventati dalla situazione e incapaci di fornire aiuto, per non peggiorare la condizione di fragilità emotiva della persona in quel momento.
  • Cercare di rimanere calmi e lucidi per affrontare al meglio la situazione.

Dal Sito: interris.it