Visualizzazione post con etichetta disturbo bipolare. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta disturbo bipolare. Mostra tutti i post

sabato 11 aprile 2020

Selena Gomez e il disturbo bipolare: cos’è la malattia che manda in tilt l’umore



L'attrice e cantautrice americana Selena Gomez ha scoperto di essere bipolare e lo ha annunciato su Instagram. Tutto quello che c'è da sapere su questodisturbo dell'umore che alterna euforia e stati di depressione, irritabilità e totale apatia.

Disturbo bipolare: cosa sapere.

Selena Gomez lo ha scoperto, si è informata e ora ha capito che cosa sta succedendo al suo umore: ha un disturbo bipolare. L’attrice americana ne ha parlato con Miley Cyrus nella chat quotidiana che la cantante sta tenendo sul suo profilo Instagram, aggiungendo che così spera di essere d’aiuto ad altre persone che ne soffrono. Ma che cos’è il disturbo bipolare, quali sono i sintomi e come si curano? Ne abbiamo parlato con gli esperti.

L’umore in altalena

È come se l’umore fosse su un’altalena: va su e giù, sballottando, chi soffre di disturbi bipolari, da stati di euforia a stati di depressione, irritabilità e totale apatia. E questi sbalzi d’umoreinevitabilmente lasciano il segno, impattando sul sonno, sulla concentrazione e, in generale, sulla qualità della vita.

«Si tratta di un serio disturbo dell’umore, ricorrente o cronico» sottolinea Liliana Dell’Osso, professoressa di psichiatria all’Università di Pisa.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, questo disturbo colpisce circa 45 milioni di persone in tutto il mondo. Persone che alternano periodi di umore “normale” a episodi maniacali (iperattività, insolita loquacità, riduzione del bisogno di dormire…) e depressivi.
Compare da giovani

«Secondo le stime più recenti, in Italia oltre un milione di persone è affetto da questa malattia» precisa Dell’Osso. Sebbene possa irrompere a qualsiasi età, in genere «compare quasi sempre da giovani: il picco va dall’adolescenza alla prima giovinezza, età media 21 anni». E proprio a causa della sua insorgenza precoce e della sua cronicità, è una malattia invalidante (che, in media, colpisce più le donne che presentano più spesso episodi depressivi, mentre gli uomini hanno più episodi maniacali).

C’è lo zampino della genetica

Come per altri disturbi psichiatrici, l’origine è multifattoriale: diversi fattori – inclusa la componente genetica – cioè concorrono a innescare il disturbo. La familiarità, per esempio, ci mette lo zampino e così chi ha familiari affetti dal disturbo bipolare corre un rischio maggiore di soffrirne a sua volta. E soffrire di disturbo bipolare va ben oltre i normali “alti e bassi” dell’umore che tutte, chi più chi meno, sperimentiamo.

«Ancora oggi le cause alla base del disturbo bipolare non sono del tutto conosciute» precisa Dell’Osso che, in merito alla predisposizione familiare chiarisce: «essere predisposti, però, non significa ammalarsi: la malattia si manifesta solo se subentrano anche fattori ambientali» stressanti che accendono la miccia.

Un periodo critico è il post- partum

«Un periodo critico è il post-partum. Ecco perché le donne che hanno una storia familiare di disturbo bipolare, è bene che vengano monitorate dopo il parto. Inoltre – puntualizza la presidente del Collegio dei professori ordinari di Psichiatria italiani – è più vulnerabile chi soffre anche di altre malattie psicologiche: circa la metà delle persone con disturbo bipolare, infatti, soffre anche di attacchi di panico oppure di ansia sociale».

Quali sono i sintomi

I sintomi possono variare da persona a persona e nel tempo. Tipicamente le persone con disturbo bipolare sperimentano emozioni insolitamente intense, tali da determinare frequenti assenze dal lavoro o da scuola e conseguente cattivo rendimento. «Il disturbo è di una gravità tale da compromettere le capacità di relazione sociale» ribadisce Dell’Osso. Che aggiunge: «Se non curati, gli episodi maniacali possono durare a lungo e ripetersi negli anni».

Indicativamente, nella fase maniacale i sintomi possono comprendere:

euforia estrema

autostima esagerata tanto da fare piani da megalomane

eccessivo coinvolgimento in attività e comportamenti rischiosi, rapiti dalla convinzione di poter fare qualunque cosa e di non avere limiti

mancanza di concentrazione e facile distraibilità

maggiore loquacità: in questa fase chi ne soffre parla in maniera confusa e velocissima, per la difficoltà di inseguire il caos delle idee

ridotto bisogno di dormire

possibili allucinazioni e deliri

Nella fase depressiva, invece, i sintomi e i segni possono essere:

senso infinito di tristezza inconsolabile e non alleviabile

perdita di interesse per qualunque attività o persona

l’idea di non farcela

pensieri di suicidio (o tentativi di suicidio)

senso di colpa

disturbi di concentrazione

disturbi del sonno, risvegli precoci o ipersonnia

disturbi dell’appetito (che aumenta in modo esagerato o scompare)

completa mancanza di energia

Come gestire il disturbo bipolare

I sintomi sono spesso simili a quelli di altri disturbi psichici, come la depressione o la schizofrenia. «Non deve stupire, quindi, se le diagnosi tardive o errate sono molto comuni: prima della diagnosi e dell’inizio della cura trascorrono in media circa otto anni» spiega Dell’Osso.

Come sottolinea il National Institute of Mental Health, una diagnosi tempestiva e un trattamento adeguato possono aiutare a condurre una vita sana e attiva. Sono disponibili infatti trattamenti efficaci per gestire la fase acuta del disturbo bipolare e prevenire le ricadute: sia farmacologici, con medicinali che aiutano a stabilizzare l’umore, sia psicosociali, che aiutano a controllare i sintomi e a ridurre la sofferenza e il disagio.

Dal Sito: iodonna.it

giovedì 23 gennaio 2020

Convivere con una persona bipolare: cosa bisogna sapere?



Vi siete mai chiesti cosa significa convivere con una persona bipolare? Chi ne ha esperienza sa che non è affatto semplice. Ve ne parliamo in questo articolo.

Convivere con una persona bipolare non è affatto facile, chi ha vissuto questa esperienza sa bene che si tratta di una vera e propria sfida.

Alcuni la paragonano allo scalare una montagna, in quanto le emozioni sono estremamente mutevoli. Vale a dire che a volte si può raggiungere la cima, e delle altre precipitare rovinosamente.

Le relazioni umane sono già di per sé complesse; pensate a cosa può voler dire convivere con una persona bipolare, il cui umore cambia di continuo. Sono tanti i fattori che possono influenzare gli sbalzi d’umore di una persona con disturbo bipolare, ma è anche vero che chi le sta accanto può essere di grande aiuto.

Cos’è il disturbo bipolare?


Le persone con disturbo bipolare mostrano costanti sbalzi d’umore. In alcuni casi manifestano manie, mentre altre appaiono depresse.

Il disturbo bipolare è caratterizzato da alterazioni dell’umore, che, sebbene ne esistano diversi sottotipi, in genere oscillano tra episodi di maniacalità ed episodi depressivi o misti.

Tali cambiamenti possono verificarsi annualmente in due o tre cicli; in altri casi, invece, un episodio può essere seguito da un altro per diversi giorni.

Cosa ci si può aspettare durante gli episodi maniacali?

Quando il soggetto attraversa un episodio maniacale, può provare quanto segue:

Grande gioia, ottimismo, forza e coraggio.

Ansia, nervosismo o turbamento.

Parlare rapidamente e passare da un argomento all’altro, senza pause.

Sentirsi capace di svolgere molte attività.

Creatività e tanta energia.

Dormire meno ore e riposare poco.

Se crede che i sue bisogni non vengano soddisfatti o non ottiene quanto desidera, può assumere atteggiamenti irascibili.

È possibile che si esponga a dei rischi con alcuni progetti o assuma comportamenti insoliti, come fare acquisti in modo eccessivo o spendere soldi inutilmente.

In genere prova più interesse sessuale.

Cosa aspettarsi durante gli episodi depressivi?

Tristezza.

Eccessiva preoccupazione e sensazione di abbandono.

Perdita di interesse per le attività che prima la gratificavano.

Difficoltà di concentrazione.

Stanchezza, apatia

Come si può notare, i soggetti con disturbo bipolare possono oscillare tra il sentirsi al massimo e sentirsi completamente abbandonati. Ciò accade a causa del passaggio dall’episodio maniacale a quello depressivo.

Come convivere con una persona bipolare?


Convivere con una persona bipolare può essere alquanto difficile. Tuttavia, il supporto della famiglia e del partner è decisivo per il benessere del paziente.

Come indicato dagli studi condotti, convivere con una persona con disturbo bipolare non è facile. In molti casi, chi le sta attorno può sentirsi offeso o vedere invaso il proprio spazio.

Anche la sensibilità di tali persone può venire ferita, specialmente in fatto di esigenze sessuali, ma le ricerche suggeriscono che il supporto è importante. Queste persone devono tenere presente che tentare di cambiare il proprio comportamento non servirà a nulla.

In particolare i partner controllano con attenzione le loro abitudini, i loro sguardi o inibiscono alcuni comportamenti per evitare che l’altro si arrabbi o si deprima. Tuttavia, ciò non basta a evitarne le reazioni.

Consigli per convivere con una persona bipolare

Cercare aiuto professionale: sia per la persona che soffre del disturbo, che per il partner o chi le sta intorno.

Se la persona non ha ricevuto una diagnosi, è importante farle capire la necessità di chiedere aiuto in modo che, dopo il trattamento, le cose vadano per il meglio.

Ricorrere all’amore e alla comprensione: offrire supporto, invece di giudicare, o rimproverare. La migliore raccomandazione è quella di far capire alla persona che teniamo a lei e che vogliamo solo il meglio per il suo bene.

Eliminare lo stigma legato ai disturbi mentali: comprendere che andare dallo psicologo o dallo psichiatra è giusto, in quanto questi professionisti possono aiutarci a cambiare per migliorare la nostra vita.

Incoraggiarla a svolgere attività fisica: specialmente quando si sente depressa. Ciò la aiuterà a stare meglio e a sentirsi sostenuta. Dobbiamo sempre trasmettere quiete e tranquillità.

Non farla diventare una vittima: non sentitevi responsabili di ciò che accade. Se preferite, potete partecipare alle sedute di psicoterapia per far sentire il vostro supporto alla persona bipolare.

Cosa possiamo fare per noi stessi ?

In primo luogo, dobbiamo prenderci cura della nostra salute mentale, in modo da evitare di sentirci logorati. Prenderci cura di noi fisicamente, fare sport, mangiare in modo sano e dedicarci ad attività gratificanti.

Seguendo queste linee guida, potremo stare meglio, non solo noi, ma anche la persona che sta attraversando un momento difficile a causa del disturbo bipolare.

Chi soffre di disturbo bipolare a volte può ferirci, ma in genere ciò non accade per volontà; è dunque fondamentale cercare un aiuto professionale per gestire tali episodi.



mercoledì 17 aprile 2019

Disturbo bipolare (bipolarismo): sintomi e cura

Cosa significa bipolarismo 

Il disturbo bipolare (o depressione bipolare o bipolarismo), pur non essendo particolarmente frequente, costituisce un problema serio e invalidante. Esso merita attenzione clinica e i soggetti che ne soffrono sono spesso inconsapevoli.

Chi ne è affetto tende ad alternare fasi depressive seguite da fasi ipomaniacali o maniacali(bipolarismo).

In genere le fasi depressive della depressione bipolare tendono a durare più a lungo di quelle maniacali o ipomaniacali. Di solito durano da qualche settimana a qualche mese, mentre le fasi maniacali o ipomaniacali durano una-due settimane.

A volte, nel disturbo bipolare, la transizione da una fase all’altra è rapida e immediata. Altre volte, invece, è intervallata da un periodo di umore normale (eutimico).

Talvolta il passaggio di fase nel bipolarismo è lento e subdolo, mentre altre volte può essere brusco e improvviso.

La fase depressiva

Le fasi depressive nel disturbo bipolare (o depressione bipolare) si caratterizzano per un umore molto basso, una sensazione che niente sia più in grado di dare piacere e una generale tristezza per la maggior parte del giorno.

In linea di massima, le fasi depressive non si differenziano dagli episodi depressivi della depressione maggiore unipolare. Durante queste fasi del bipolarismo, quindi, il sonno e l’appetito possono risultare facilmente alterati; la capacità di concentrazione e la memoria possono essere molto minori.

A volte, sempre durante le fasi depressive, le persone affette dal disturbo bipolare pensano ricorrentemente al suicidio.

La fase maniacale

Le fasi maniacali nel bipolarismo, in alcuni casi, vengono generalmente descritte come l’esatto contrario di quelle depressive. Ovvero, caratterizzate da un umore alquanto elevato, dalla sensazione di onnipotenza e da un eccessivo ottimismo.

In queste fasi, i pensieri si succedono molto rapidamente nella mente del paziente affetto da depressione bipolare o disturbo bipolare al punto da diventare così veloci che risulta difficile seguirli.

Il comportamento può essere iperattivo, caotico, fino al punto di rendere il paziente inconcludente. L’energia del paziente bipolare in fase maniacale (o ipomaniacale) è talmente tanta che spesso il soggetto non sente la necessità di mangiare o di dormire. Ritiene di poter fare qualsiasi cosa, al punto da mettere in atto comportamenti impulsivi, come spese eccessive o azioni pericolose, perdendo la capacità di valutare correttamente le loro conseguenze. Son frequenti veri e propri disturbi del controllo degli impulsi (dipendenza da gioco d’azzardo, shopping compulsivo, ecc.).

La fase disforica

In molti casi, tuttavia, la fase (ipo)maniacale del disturbo bipolare (bipolarismo) non si caratterizza per un eccesso di euforia e di grandiosità. Si evidenzia invece un umore disforico, caratterizzato primariamente da un senso costante di rabbiosità e ingiustizia subita. Questo si traduce in irritabilità e intolleranza e, spesso, in aggressività espressa, sempre senza valutare correttamente le conseguenze dei propri comportamenti.

I disturbi bipolari comprendono il Disturbo Bipolare di I tipo, il Disturbo Bipolare di II tipo, il Disturbo Ciclotimico e il cosiddetto Disturbo Bipolare Non Altrimenti Specificato, categoria diagnostica che raccoglie tutti quei soggetti con sintomi insufficienti per porre la diagnosi di uno dei disturbi sopra citati.

Disturbo bipolare sintomi

Vediamo i sintomi del bipolarismo. Per porre diagnosi sicura di mania, deve presentarsi un distinto periodo di anormale e persistente elevazione del tono dell’umore, con caratteristiche di espansività o irritabilità. I disturbi dell’umoredevono essere abbastanza gravi da compromettere le attività di studio, di lavoro o le capacità di relazione sociale.

Sintomi maniacali

Durante un episodio maniacale, diversi dei seguenti sintomi del disturbo bipolare sono presenti:

Aumento dell’autostima o grandiosità

Ridotto bisogno di sonno

Aumentata produzione verbale con difficoltà a frenarla

Volubilità nel cambiare opinione (il paziente non si accorge che i suoi pensieri cambiano facilmente)

Facile distraibilità (il paziente può porre attenzione a particolari insignificanti ignorando elementi importanti

Aumento delle attività finalizzate

Agitazione mentale o fisica

Aumentato coinvolgimento in attività che possono avere conseguenze pericolose (p.e. spendere molto denaro o intraprendere attività sessuali inusuali per la persona)

Sintomi depressivi

Per la diagnosi di depressione è necessario un periodo di almeno due settimane con perdita di interesse o di piacere in tutte o buona parte delle attività.

La depressione bipolare deve essere abbastanza grave da produrre una modificazione nell’appetito, nel peso corporeo, nel sonno o nella capacità di concentrarsi così come deve essere presente un sentimento di colpa, di inadeguatezza o disperazione. Possono anche essere presenti pensieri di morte o suicidio.

Durante un episodio depressivo, diversi dei seguenti sintomi del disturbo bipolare sono presenti:

Costante depressione del tono dell’umore o disperazione

Grave riduzione di interessi o di piacere in tutte o nella maggior parte delle attività

Perdita o incremento del peso corporeo o dell’appetito

Aumento o riduzione del sonno

Agitazione o rallentamento

Affaticamento o perdita di energia

Sentimenti di inadeguatezza, di colpa e/o perdita dell’autostima

Incapacità di concentrarsi e di prendere decisioni

Pensieri di morte o suicidio

Bipolarismo, instabilità umorale e altri disturbi

Talvolta una persona che soffre di depressione bipolare (o bipolarismo) può sperimentare solo episodi di mania o solo episodi di depressione alternati a periodi di normalità del tono dell’umore.

Quando è presente solo la mania la malattia prende comunque il nome di disturbo bipolare. Invece, se è presente solo la depressione, la malattia è in genere chiamata depressione maggiore.

Occorre tenere in considerazione, tuttavia, che l’instabilità del tono dell’umore tipica del bipolarismo può anche riscontrarsi in molti disturbi di personalità, soprattutto nel disturbo borderline.

La diagnosi differenziale è pertanto molto delicata e non basta riscontrare l’alternanza di fasi umorali per essere certi che si tratti di vero e proprio disturbo bipolare. Suggeriamo la lettura anche di questo articolo sulle differenze tra disturbo bipolare e disturbo borderline di personalità.

Disturbo bipolare cura

La cura del disturbo bipolare è centrata principalmente sulla farmacoterapia, a base di farmaci stabilizzanti dell’umore e antidepressivi (triciclici o SSRI), sotto attenta e continuativa supervisione medico-specialistica.

Tra gli stabilizzanti il litio è spesso usato nel trattamento della mania in fase acuta, ma la sua indicazione principale riguarda l’azione di prevenzione delle crisi sia maniacali che depressive. L’acido valproico e la carbamazepina sono ugualmente usati nella cura del disturbo bipolarein fase di mania acuta così come nella prevenzione delle ricadute.

Antipsicotici o neurolettici, sono usati nel trattamento della mania nella fase acuta e meno nella fase di mantenimento. Altri farmaci come le benzodiazepine sono anche usati nel trattamento acuto della mania.

Gli antidepressivi sono utilizzati nelle fasi depressive per la cura della depressione bipolare: è importante ricordare sempre che generalmente gli antidepressivi richiedono dalle 2 alle 6 settimane per risultare efficaci. In alcuni casi gli antidepressivi possono indurre un viraggio dalle fase depressiva alla fase maniacale e questa evenienza richiede naturalmente una attenzione particolare.

Sfortunatamente per alcuni pazienti può essere necessario del tempo prima di trovare la terapia efficace.

Importanza della psicoterapia del disturbo bipolare

Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che, per avere una maggiore stabilità dell’umore, è necessario associare ad un trattamento farmacologico (che rimane fondamentale), una psicoterapia, meglio se di orientamento cognitivo-comportamentale. Quest’ultima è poi indispensabile nella cura del bipolarismo qualora questo sia secondario a un disturbo di personalità.

I protocolli psicoterapeutici per il disturbo bipolare prevedono solitamente diversi punti di intervento e di azione:

aiutare la persona a seguire la terapia farmacologica; è infatti dimostrato che, se non sono seguite, le persone tendono a “dimenticare” di assumere la terapia. Occorre mantenere ed aumentare la motivazione della persona ad assumere la terapia;

aiutare la persona a riconoscere rapidamente i sintomi iniziali delle due fasi, in modo che sappia come comportarsi e come impedire il precipitare della situazione;

imparare a discutere e modificare i propri stili di pensiero irrazionali e disfunzionali;

imparare strategie più efficaci per affrontare le difficoltà quotidiane, come gestire la propria rabbia, o migliorare le proprie abilità comunicative;

lavorare specificatamente sulla fase depressiva, secondo le modalità tipiche della terapia cognitivo comportamentale

Dal Sito: ipsico.it 

giovedì 11 maggio 2017

Disturbo bipolare e disturbo borderline: separati alla nascita?


Il disturbo bipolare e il disturbo borderline di personalità presentano somiglianze diagnostiche ma anche delle differenze e richiedono trattamenti diversi

Disturbo borderline e disturbo bipolare (bipolarismo): entrambi evidenziano caratteristiche comuni quali l’impulsività, l’umore instabile, la rabbia inadeguata, un elevato rischio suicidario e relazioni affettive instabili, tuttavia i pazienti con disturbo borderline di personalità tendono a mostrare una maggiore instabilità e impulsività e ostilità rispetto ai pazienti con bipolarismo. In secondo luogo, il disturbo borderline di personalità è più fortemente associato ad una storia di infanzia di abusi, anche rispetto ai gruppi di controllo che sembrano avere altri disturbi di personalità o depressione maggiore.
Fulvio Bedani, OPEN SCHOOL STUDI COGNITIVI BOLZANO

Dal cervello, e dal cervello solo, sorgono i piaceri, le gioie, le risate e le facezie così come il dolore, il dispiacere, la sofferenza e le lacrime. Il cervello è anche la dimora della follia e del delirio, delle paure e dei terrori che ci assalgono di notte o di giorno.

– Ippocrate
Tra il V e il IV secolo a.C., con questa frase, Ippocrate forniva i presupposti della sua successiva trattazione riguardante i disturbi mentali, trattazione destinata a costituire nel corso dei secoli una solida base per la creazione delle attuali teorie cliniche. In tale ottica, molte delle descrizioni fenomenologiche e sintomatologiche redatte da Ippocrate trovano ancora una certa validità e conferma nei più aggiornati e riveduti criteri diagnostici moderni.
Tuttavia, nella realtà mutevole e dinamica delle “scienze della mente”, uno spazio importante e quanto mai discusso è rappresentato dalla necessità di una corretta definizione di disturbi che mostrano una sottile e non sempre netta linea di demarcazione; a tal proposito, tra le diatribe attualmente più in “auge”, spicca il confronto fra disturbo bipolare e disturbo di personalità borderline. Tale confronto viene continuamente dibattuto tra varie correnti di specialisti, come dimostra la sempre più estesa produzione scientifica.
Il problema della diagnosi
Sin dai tempi antichi, l’individuazione di una corretta diagnosi ha costituto il passo essenziale col quale iniziare il percorso terapeutico. Una diagnosi mancata, invertita, o genericamente errata, pone problematiche di non poca rilevanza, se si considerano le possibili conseguenze di un processo terapeutico inadeguato.
Nel caso specifico, una diagnosi errata tra disturbo bipolare e disturbo borderline può determinare una sequela di conseguenze di difficile gestione.
Ad esempio, quando un paziente bipolare viene diagnosticato come borderline (disturbo borderline di personalità), viene potenzialmente escluso dall’utilizzo di terapie farmacologiche efficaci. Dall’altro lato, attribuire una diagnosi di bipolarismo a un paziente con disturbo di personalità espone lo stesso al rischio di trattamenti che hanno una bassa valenza o possono essere fallimentari, piuttosto di un più adeguato trattamento psicologico. A queste problematiche vanno aggiunti anche il notevole impatto sociale e l’elevato rischio di stigmatizzazione della malattia.
Quali sono le basi su cui si crea questa difficoltà di riconoscimento diagnostico?
L’origine di tale frequente errore diagnostico risiede primariamente nel fatto che il disturbo di personalità borderline e il disturbo bipolare presentano una considerevole sovrapposizione sintomatologica.
Da un lato, il disturbo bipolare è considerato come una malattia del cervello, caratterizzata dalla fluttuazione del tono dell’umore, tra fasi “calde” e fasi “fredde”, ovvero mania/ipomania e depressione.
La prevalenza di tale disturbo si colloca all’incirca al 2% nella popolazione generale, con un’elevata percentuale di casi nei quali è possibile evidenziare una storia famigliare positiva per malattia, con trasmissione su base ereditaria.

Sintomo cardine del disturbo bipolare è la presenza di fasi di mania/ipomania, seguita da un successivo episodio depressivo. Sebbene i pochi studi clinici attuali non evidenzino una correlazione fra dimensioni della personalità e disturbo bipolare, è possibile evidenziare la presenza di disturbi di personalità concorrenti (soprattutto del cluster B) che possono influire negativamente sulla risposta al trattamento.
Sul lato opposto, il disturbo di personalità borderline è caratterizzato da un quadro duraturo e inflessibile di pensieri, sentimenti e comportamenti che ostacola la funzione psico-sociale o professionale di un individuo. La sua prevalenza stimata è di circa l’1%, anche se recenti stime ipotizzano il 6%. Nel caso del disturbo borderline di personalità, le influenze genetiche svolgono un ruolo eziologico minore rispetto al disturbo bipolare.

Entrambi i disturbi evidenziano caratteristiche comuni quali l’impulsività, l’umore instabile, la rabbia inadeguata, un elevato rischio suicidario e relazioni affettive instabili, tuttavia i pazienti con disturbo borderline di personalità tendono a mostrare una maggiore instabilità e impulsività e ostilità rispetto ai pazienti con disturbo bipolare.
In secondo luogo, il disturbo borderline di personalità è più fortemente associato ad una storia di infanzia di abusi, anche rispetto ai gruppi di controllo che sembrano avere altri disturbi di personalità o depressione maggiore.
Il rapporto maschio-femmina per il disturbo bipolare e il disturbo borderline di personalità è discretamente sovrapponibile, situandosi approssimativamente a 1:3 nel DB e a 1:4 nel disturbo borderline di personalità.
Sia disturbo bipolare che il disturbo borderline di personalità sono associati infatti ad un notevole rischio di suicidio o di tentativo suicidario nonché comportamenti autolesionistici.

Disturbo borderline di personalità e disturbo bipolare spesso coesistono

A contribuire al problema della diagnosi, concorre anche il fatto che DB e disturbo borderline di personalità possono coesistere nello stesso paziente: si stima, infatti, che circa il 20% dei pazienti con disturbo borderline abbia comorbidità per un disturbo bipolare e che nel 15% dei pazienti con disturbo bipolare sia coesistente un disturbo di personalità borderline. Tale concorrenza si verifica molto più spesso di quanto ci si aspetterebbe (15-20% dei casi), suggerendo alcune ipotesi. In primo luogo è possibile che la prevalenza stimata del bipolarismo nei soggetti con disturbo borderline di personalità sia troppo bassa o, viceversa, la prevalenza di disturbi borderline in pazienti con disturbo bipolare sia troppo alta. Secondariamente, è possibile che il disturbo bipolaresia meno comune di quanto realmente stimato nella popolazione.

Il bias diagnostico per bipolarismo e disturbo borderline

Trovandosi di fronte al paziente, lo specialista, sia esso un medico o uno psicologo, ricerca i sintomi della malattia. Nel caso dei disturbi in esame, la presenza di un disturbo bipolare o disturbo borderline di personalità può aumentare il rischio che una delle due malattie venga mal diagnosticata; questa condizione può verificarsi qualora nel paziente si manifestino sintomi comuni ad entrambi i disturbi. Il riconoscimento di tali sintomi come elementi “diagnostici” specifici di una precisa malattia inficia il percorso diagnostico. Ad esempio, una diagnosi di disturbo borderlinepotrebbe rappresentare un disturbo bipolare parzialmente trattato o resistente al trattamento.
Si assiste, inoltre, a un frequente “bias orientativo”.

Joel Paris, nel suo “Lo spettro bipolare – Diagnosi o moda?”, pone in esame come i clinici tendano a diagnosticare con maggiore probabilità il disturbo di cui sono maggiormente esperti. Lo stesso Paris evidenzia come, negli ultimi anni, vi sia stato un incremento del numero di diagnosi di bipolarità, correlando tale incremento ad un fattore “moda” dettato più dal momento storico e ideologico “bipolarista” che dalla realtà clinica effettiva. Senza entrare nel merito della correttezza o meno di tale affermazione, si evidenzia tuttavia una maggiore predisposizione dei clinici a porre più frequentemente diagnosi di disturbo bipolarerispetto a disturbo borderline di personalità. Le basi di tale “bias” potrebbero risiedere in numerosi fattori, verosimilmente da iscriversi al fatto che la ricerca scientifica degli ultimi decenni si è maggiormente concentrata sul disturbo bipolare rispetto al disturbo borderline di personalità e che, spesso, i pazienti bipolari mostrano un maggior “appeal” clinico rispetto ai pazienti borderline, storicamente e frequentemente descritti come “manipolativi, eccentrici, drammatici, sprezzanti, oppositivi”.

Sul piano clinico, a far pendere l’ago della bilancia verso la diagnosi di bipolarismo si situa un miglior outcome sul lungo periodo nel bipolarismo rispetto al disturbo borderline di personalità; in aggiunta, la riconosciuta predisposizione ereditaria del disturbo bipolare costituirebbe una verosimile più solida base diagnostica che, oltre a rassicurare il clinico, lo aiuterebbe anche nel descrivere al paziente la diagnosi; diagnosi che, nel caso del disturbo borderline di personalità, spesso viene difficilmente accettata e maggiormente stigmatizzata.

Un bias di natura pratica risiede invece nella tendenza degli specialisti nel raccogliere la storia del paziente, concentrandosi soltanto sui sintomi trasversali; ad esempio quando un paziente con disturbo bipolare mostra una prominente labilità dell’umore o la sensibilità interpersonale durante un episodio di alterazione dell’umore, ma non quando si trovi in eutimia.

Il problema del disturbo bipolare II

Come è noto, il disturbo bipolare viene suddiviso in due forme principali: disturbo bipolare di tipo I e bipolare di tipo II; a questi si aggiungono anche ciclotimia e disturbi bipolari sotto soglia. Dal punto di vista diagnostico, si incontrano minori difficoltà nel distinguere un paziente bipolare di tipo I da uno affetto da disturbo borderline, dal momento che il sintomo cardine del bipolarismo di tipo I è la mania, ovvero uno stato di elevata eccitabilità e iperattività e/o aggressività generalmente di agevole riconoscimento e che, a volte, porta a manifestazioni assai marcate come la psicosi.
Le problematiche diagnostiche maggiori, invece, si verificano quando il paziente presenta criteri diagnostici sfumati e non chiaramente identificabili. Gli stati di elevazione dell’umore o ipomaniacali possono mimare le fluttuazioni di umore tipiche dei disturbo borderline di personalità. Inoltre, il paziente bipolare II può presentare alcuni tratti tipici degli stati maniacali ma in forma più attenuata. Mentre impulsività o aggressività sono più caratteristici del disturbo borderline di personalità, il bipolare II è simile al disturbo borderline di personalità sulle dimensioni dell’instabilità affettiva, sebbene quest’ultimo tendi ad evidenziare fluttuazioni molto più rapide rispetto al bipolarismo.
Su tale componente affettiva, comune ad entrambi i disturbi, si sono dibattuti numerosi studiosi del nostro secolo.

Disturbo bipolare e disturbo borderline come fratelli separati alla nascita

A partire dagli anni ’80 e ’90 del novecento, numerosi studiosi hanno avanzato teorie e ipotesi sulla relazione fra disturbo bipolare e disturbo borderline; il fondamento teorico alla base di tali teorie riguarda gli aspetti affettivi nei due disturbi.
Akiskal nel suo “Borderline: an Adjective in Search for a Noun”, rileva come i famigliari di pazienti con disturbo borderline abbiano una predisposizione genetica per disturbi affettivi più alta dei pazienti bipolari stessi e ipotizza che il disturbo borderline di personalità possa configurarsi come precursore del disturbo bipolare.
Sulla base di tale teoria, sono emerse quindi diverse ipotesi classificatorie:
1. disturbo PTSD complicato;
2. disturbo bipolare di spettro;
3. disturbo di asse I a sé stante.

Nel 2008, New et al., sul Biological Psychiatry , hanno evidenziato le differenze tra gli studi a favore o contro l’eziologia traumatica nel disturbo borderline di personalità.
A favore di tale ipotesi si evidenziava come abitualmente gli adulti con diagnosi di disturbo borderline di personalità riportassero più spesso (rispetto ai non borderline) abusi psichici e sessuali precoci e di come fossero stati testimoni di violenze domestiche. Inoltre, il disturbo borderline di personalità viene predetto nell’adulto qualora si sia verificato un abuso sessuale, una negazione emozionale da parte di figure parentali maschili e il trattamento inconsistente nelle figure parentali femminili.
Sul fronte opposto veniva evidenziato come tra il 20-45% dei pazienti borderline non ci fossero in anamnesi episodi di abusi sessuali e, contemporaneamente, soggetti con pregressi abusi sessuali nell’80% dei casi non sviluppino un disturbo di personalità. Infine, la familiarità per i disturbi dello spettro nevrotico, l’abuso sessuale nell’infanzia, la separazione o lo stile genitoriale sfavorevole predicono indipendentemente il disturbo borderline di personalità nell’adulto.

Numerosi studiosi propongono di considerare il disturbo borderline di personalità come un disturbo bipolare di spettro, basandosi sull’elevato tasso di comorbidità e sulla sovrapposizione sintomatologica precedentemente evidenziata. Tuttavia, lo stesso Akiskal nel 1985 e Gunderson nel 2006 hanno evidenziato come la relazione fra disturbo borderline di personalità e bipolarismo sia modesta e la possibilità di una relazione forte di spettro sia inverosimile.

Risolvere il problema della diagnosi dei disturbi borderline e bipolare

Nonostante le teorie e le ipotesi dei diversi studiosi, il problema del clinico rimane il medesimo: come distinguere nella quotidianità i due disturbi e porre una diagnosi di certezza?
Allo stato attuale, per condurre una diagnosi corretta è necessario conoscere adeguatamente i criteri diagnostici più recenti (DSM-5), nonché affidarsi allo strumento di più grande rilievo nel campo psicologico/psichiatrico: l’anamnesi.

La raccolta della storia di vita e della malattia del paziente rappresenta la base essenziale per ogni ulteriore provvedimento. La stesura di una storia psichiatrica, in modo completo e rigoroso, consente al clinico di discernere fra un disturbo bipolare e un disturbo di personalità borderline.
Essenziale è il decorso: poiché i disturbi di personalità sono da considerarsi come un pattern di comportamento cronico, costante durante la vita, sarà utile lo studio del decorso longitudinale e non solo dei sintomi trasversali. In altre parole, la presenza di una modalità di comportamento e di “espressione umorale e funzionale” sostanzialmente costante nel tempo, depone maggiormente per un disturbo borderline di personalità, rispetto ad un decorso caratterizzato da ciclicità, nel quale a fasi di disturbi dell’umore e di perdita di capacità funzionali, si alternano periodi di benessere e eutimia. I pazienti con disturbo borderline spesso evidenziano fasi di fluttuazioni umorali che mutano velocemente nell’arco di minuti e/o ore, molto difficilmente di durata superiore.
Inoltre, nell’iter diagnostico-terapeutico occorre tener presente le caratteristiche psicologiche del disturbo. I pazienti con disturbo borderline di personalità evidenziano, infatti, un tipico pattern di attaccamento insicuro, differentemente dai pazienti bipolari. I pazienti con disturbo borderlinetendono a gestire in modo incostante e tumultuoso le relazioni, differentemente dai pazienti con bipolarismo che mostrano una maggiore costanza.

Trattamento per i disturbi bipolare e borderline

L’approccio terapeutico al disturbo bipolare e al disturbo di personalità borderline consta di numerose opportunità, alcune delle quali anche condivise.
L’iter del trattamento prevede sia un intervento di natura farmacologica che di natura psicoterapica.
Sul piano farmacologico, la scelta verte sostanzialmente sull’utilizzo di antidepressivi, stabilizzanti dell’umore e antipsicotici. In linea generale, e assolutamente semplicistica, gli stabilizzanti dell’umore (litio, acido valproico, carbamazepina, lamotrigina) trovano impiego sia nel disturbo bipolare che nel disturbo borderline di personalità, con lo scopo di ridurre le fluttuazioni dello stato umorale e garantire al paziente una maggiore stabilità del tono affettivo. Gli antidepressivi trovano maggior utilizzo nelle fasi “down” del disturbo borderline di personalità; appare invece controverso e molto discusso il loro utilizzo nei casi di disturbo bipolare, nei quali l’uso di tale classe farmacologica incrementerebbe il rischio di “switch” dalla depressione alla mania. Gli antipsicotici sono sfruttati per la loro efficacia durante le fasi maniacali dei pazienti bipolari, con lo scopo di “raffreddare” l’iperattività e l’eccessivo incremento della produzione ideica del soggetto.

Psicoterapia per il disturbo borderline e il disturbo bipolare

Sul piano psicoterapico la gamma dei possibili approcci è piuttosto ampia e, salvo alcuni interventi specifici per un determinato disturbo, gli stessi sono in gran parte condivisi tra bipolarismo e disturbo borderline di personalità.
Lo scopo della psicoterapia deve focalizzarsi in particolare sugli aspetti che maggiormente inficiano sulla qualità di vita del paziente, ovvero impulsività (suicidalità), ostilità, irritabilità, comportamenti “risk-taking” e di abuso, sensitività interpersonale.

Stilare una lista completa delle possibili tecniche psicoterapiche comporterebbe un lungo elenco di scarsa utilità. Si ritiene, invece, più rilevante citare e descrivere brevemente alcuni approcci di nota efficacia clinica.
PSICOTERAPIA COGNITIVO-COMPORTAMENTALE:
I terapisti cognitivo-comportamentali si pongono come obiettivo lo sviluppo della capacità di riconoscimento e coping dei sintomi prodromici e la capacità di problem solving rispetto a diversi aspetti della malattia. Questo approccio psicoterapico risulta essere, allo stato attuale, la terapia di maggiore efficacia per il trattamento dei disturbi bipolari e disturbo borderline di personalità. Nel caso specifico per il disturbo borderline, è possibile avvalersi della terapia dialettico-comportamentale. Di derivazione cognitivo-comportamentale, è stata introdotta negli anni ’90 dalla psicologa Marsha Linehan e pone come obiettivo l’educare il paziente alla gestione delle emozioni disforiche e la ricerca di possibili comportamenti alternativi, soprattutto nei confronti delle espressioni più autolesive tipiche del disturbo borderline.

Family focus treatment:
sviluppato da Miklowitz, prevede un intervento suddiviso in moduli volto inizialmente alla psicoeducazione del paziente e del gruppo famigliare e successivamente alla valutazione delle relazioni disfunzionali interne al gruppo della famiglia, offrendo possibili soluzioni ai principali problemi interpersonali.

Psicoterapia interpersonale e dei ritmi sociali:
Utilizzata principalmente con i pazienti con diagnosi di bipolarismo, si concentra sulla gestione dei ritmi circadiani del paziente, importanti per il ripristino di una adeguata routine quotidiana. La base teorica su cui si fonda tale approccio prevede che il paziente con bipolarismo abbia una particolare “vulnerabilità circadiana” e che gli eventi traumatici possano determinare alterazioni dei principiali ritmi biologici (sonno-veglia) e sociali.

Trattamento basato sulla mentalizzazione:
la MBT è stata introdotta da Bateman e Fonagy all’inizio degli anni Duemila. Si basa sul concetto secondo il quale i pazienti borderline non sono in grado di mentalizzare, ovvero porsi “al di fuori” delle proprie emozioni come osservatori esterni col fine di analizzare le stesse e le relative conseguenze emotive e relazionali. Acquisendo tale capacità, il paziente disturbo borderline di personalità riesce maggiormente a comprendere le dinamiche relazionali personali e altrui, migliorando la propria qualità di vita.

Schema focused therapy:
si tratta di una terapia “mista”, costituitasi dalla combinazione fra CBT e terapia analitica. Introdotta da Young alla fine degli anni ’90, ha come scopo il modificare gli schemi maladattivi che derivano da esperienze negative nell’infanzia.
IN CONCLUSIONE:
Appare evidente come disturbo bipolare e disturbo di personalità borderline configurino due entità nosologiche differenti, sebbene presentino aspetti sintomatologici e fenomenologici comuni e possano presentarsi come disturbi coesistenti nello stesso soggetto. L’errore nel riconoscimento diagnostico fonda le sue radici su molteplici aspetti. Un’approfondita conoscenza dei criteri diagnostici nonché una maggiore attenzione alla cronologia e agli eventi della storia di vita e del disturbo del paziente possono contribuire a superare questo bias interpretativo, fornendo così al paziente la possibilità di fruire di un adeguato trattamento, evitando, al contempo, una sequela di conseguenze di difficile gestione sia sul piano terapeutico, sia sul piano psico-sociale, riducendo il rischio di stigmatizzazione e emarginazione del paziente.

Dal Sito: www.stateofmind.it


PER SAPERNE DI PIÙ: HTTP://WWW.STATEOFMIND.IT/2016/01/DISTURBO-BIPOLARE-BIPOLARISMO-BORDERLINE-SIMILITUDINI-DIFFERENZE/


Per saperne di più: http://www.stateofmind.it/2016/01/disturbo-bipolare-bipolarismo-borderline-similitudini-differenze/

lunedì 20 febbraio 2017

Disturbo Bipolare



Il disturbo bipolare, o sindrome maniaco depressiva è caratterizzato da gravi alterazioni dell’umore, con alternarsi di episodi maniacali e depressivi
Definizione di Disturbo Bipolare

Il Disturbo Bipolare, definito anche Sindrome Maniaco-Depressiva, è una patologia molto seria che se non trattata tempestivamente ed in maniera adeguata, può causare gravi sofferenze e risultare decisamente invalidante. Questo disturbo è caratterizzato da gravi alterazioni dell’umore, delle emozioni e dei comportamenti, il tutto con una durata piuttosto variabile. Questi sbalzi d’umore sono caratterizzati dall’alternarsi di Episodi Maniacali/Ipomaniacali ed Episodi Depressivi, motivo per cui questa patologia è definita Bipolare.

Caratteristiche del disturbo bipolare

Queste variazioni patologiche dell’umore persistono per mesi e anni ed hanno sulla persona un effetto invasivo tanto da influenzarne ed alterarne la capacità di giudizio. Sia la Mania che la Depressione influiscono notevolmente sulla vita dell’individuo, e sono fortemente debilitanti sia sul piano lavorativo, che sociale, che affettivo e familiare.

Il disturbo bipolare necessita di un intervento adeguato e quanto mai tempestivo specie se si considera l’elevato rischio di suicidio cui il soggetto può andare incontro. In particolar modo lo stato che più può portare a rischio di suicidio, come ripotato dal manuale Merck, risulta essere lo stato Misto (Condizione in cui l’individuo è altamente irritabile e nervoso e al contempo prova un grande senso di scoramento, tristezza e perdita di piacere nel fare le cose) che, in associazione all’elevata impulsività che caratterizza questo disturbo, può spesso rivelarsi fatale.
Storia del Disturbo Bipolare

La storia del Disturbo Bipolare ha inizio nella Grecia classica. Il primo a descrivere la melancolia e la mania come due aspetti della stessa malattia è stato Areteo di Cappadocia nel I secolo a.C. Il concetto moderno di disturbo bipolare nasce in Francia con i lavori di Farlet sulla folie circulaire (1851, 1854) e di Baillarger (1854) sulla folie à double forme. Successivamente Emil Kraepelin (1896) ha riunito tutti i disturbi affettivi nella “frenosi maniaco-depressiva”, distinguendo quest’ultima dalla dementia praecox. Il concetto unitario di Kraepelin, tranne qualche eccezione, è stato ampiamente accettato in tutto il mondo. La distinzione definitiva tra disturbi affettivi unipolari e bipolari si deve all’opera di Leonhard (1957), Angst (1966) e Perris (1966) in Europa e di Winokur e Clayton (1967) negli Stati Uniti ed è tutt’ora mantenuta nella nosologia del DSM-IV (Zaccagni, Colombo & Aceti, 2008).


Episodio Maniacale nel disturbo bipolare

L’Episodio Maniacale è caratterizzato da un umore persistentemente elevato, decisamente superiore al norma, sia sul versante dell’espansività che dell’irritabilità. L’autostima del soggetto è ipertrofica, definita da aspirazioni eccessive e un forte senso di grandiosità. Vi è la presenza di una spiccata ed eccessiva loquacità, affiancata da un’agitazione psicomotoria con netta riduzione delle ore di sonno (3 sono sufficienti per sentirsi riposati), dovuta probabilmente in parte dalla successione continua dei pensieri come se si rincorressero uno dopo l’altro.

L’attenzione viene catturata da ogni stimolo, anche quelli meno pertinenti, provocando una distraibilità continua, che conduce successivamente ad una diminuzione della capacità di giudizio e dell’autocritica. L’ episodio maniacale del disturbo bipolare è caratterizzata inoltre da un aumento delle attività lavorative, scolastiche e sociali, con un relativo aumento dell’interesse nell’attività sessuale, ed un eccessivo coinvolgimento in attività con il rischio di conseguenze potenzialmente dannose (shopping eccessivo, comportamento sessuale sconveniente, investimenti avventati).

Episodio Depressivo nel disturbo bipolare

L’Episodio Depressivo è caratterizzato da umore depresso e/o perdita di interesse verso attività fino ad allora piacevoli, con uno stato emotivo prolungato di sconforto, sensazione di vuoto, pessimismo, scoraggiamento e disperazione. Vi è la presenza di una netta alterazione del comportamento alimentare caratterizzato da diminuzione o aumento dell’appetito con conseguenti variazioni ponderali. Le alterazioni del sonno sia sul versante dell’insonnia che dell’ipersonnia ed alterazioni del bioritmo caratterizzate da risvegli precoci sono una costante di questa fase, e insieme agli altri sintomi portano ad un rallentamento della capacità di pensare e forte indecisione.

La persona è soggetta a mancanza di energia e faticabilità, visibile anche attraverso il rallentamento psicomotorio. Forti sentimenti di autosvalutazione e senso di colpa eccessivo (spesso inappropriati) affiancano il soggetto nella quotidianità. L’Episodio Depressivo nel disturbo bipolare è inoltre caratterizzato da ricorrenti pensieri di morte, ideazione suicidaria con o senza pianificazione e tentativo di suicidio.

Episodio Misto

Questa fase, spesso di passaggio tra la fase depressiva e quella maniacale del disturbo bipolare, è caratterizzata dalla presenza contemporanea di sintomi depressivi e ipomaniacali. Frequentemente la persona in questa fase soffre di una pervasiva ansia e irritabilità.

Incidenza del disturbo bipolare ed esordio della malattia

Come stimato dal National Institute of Mental Health circa il 2,6 % della popolazione americana al di sopra dei 18 anni soffre di disturbo bipolare e vi sarebbero determinanti genetiche che interagendo con l’ambiente darebbero luogo alla patologia. I primi sintomi si manifestano generalmente nell’adolescenza per poi acutizzarsi in età adulta.

Si tratta di un disturbo molto eterogeneo che si può manifestare con sintomi e intensità molto diverse da persona a persona. L’esordio può avere inizio con un grave episodio maniacale che può comportare il ricovero oppure essere più lieve e alternare fasi di sintomi ipomaniacali a lievi sintomi depressivi. Il Disturbo Bipolare ha un decorso cronico. In tutti i casi può comportare gravi danni, poiché chi ne soffre con il suo comportamento spesso va a compromettere la propria vita familiare e sociale.

Sintomi del disturbo bipolare
Disturbo bipolare di Tipo I

La caratteristica principale è la presenza di almeno un episodio di Mania o Misto e di un episodio Depressivo. La durata dei singoli episodi si mantiene costante mentre diminuisce quella tra uno e l’altro nel tempo. Secondo il DSM 5 i principali sintomi che caratterizzano il Disturbo Bipolare di Tipo I sono:

– Ridotto bisogno di sonno;

– Eloquio rapido e pressante, intrusivo, caratterizzato da teatralità, eccessivo gesticolare, tono e volume del discorso più importante di ciò che viene detto;

– Aumento e attivazione accompagnati da sintomi depressivi;

– Fuga delle idee, bruschi cambiamenti di pensiero, distraibilità;

– Eccessiva pianificazione e partecipazione ad attività multiple;

– Aumento della libido;

– Aumento della socievolezza;

– Irrequietezza;

– Grandiosità, scarso giudizio;

Tra le caratteristiche associate troviamo la non percezione di essere malati e la resistenza al trattamento, la modifica del proprio aspetto personale per essere più provocanti, la messa in atto di comportamenti impulsivi e antisociali. Alcuni soggetti possono diventare ostili e pericolosi, con conseguenze catastrofiche che spesso derivano da scarsa capacità di giudizio.

Disturbo Bipolare di Tipo II

È caratterizzato da Episodi Ipomaniacali e mancata interferenza con la vita quotidiana a livello di funzionamento sociale o lavorativo. Sono assenti l’ospedalizzazione e i sintomi psicotici. Secondo il DSM 5 i principali sintomi che caratterizzano il Disturbo Bipolare di Tipo II sono:

– Episodi di alterazione dell’umore (uno o più Episodi Depressivi Maggiori con la durata di almeno due settimane, e almeno uno Ipomanicale con la durata di almeno 4 giorni);

– Elevato rischio di suicidio;

– Messa in atto di comportamenti impulsivi;

– Livelli di creatività accresciuti;


Disturbo Ciclotimico

È caratterizzato da un alto grado di malfunzionamento sociale e lavorativo per via del continuo alternarsi di periodi Ipomaniacali e sintomi Depressivi. Secondo il DSM 5 i principali sintomi che caratterizzano il Disturbo Ciclotimico sono:

– Alterazione dell’umore cronica, fluttuante;

– Periodi con sintomi ipomaniacali e depressivi

– Non sono però soddisfatti i criteri per durata, numero, gravità, pervasività.


La differenza tra Disturbo Bipolare e Disturbo Borderline di Personalità

Disturbo di Personalità Borderline e il Disturbo Bipolare, evidenziano entrambi caratteristiche comuni quali l’impulsività, l’umore instabile, la rabbia inadeguata, un elevato rischio suicidario e relazioni affettive instabili, motivo per cui spesso numerosi terapeuti si trovano in difficoltà ad effettuare una diagnosi corretta.

Tuttavia i pazienti con Disturbo Borderline di Personalità tendono a mostrare una maggiore instabilità e impulsività e ostilità rispetto ai pazienti con Disturbo Bipolare. In secondo luogo, il Disturbo Borderline di Personalità è più fortemente associato ad una storia di infanzia di abusi. Inoltre, nel Disturbo Borderline di Personalità il cambiamento del tono dell’umore è solitamente a breve termine e costituisce solitamente la reazione ad un rifiuto da parte dei propri conoscenti o comunque a stimoli interpersonali. Le persone con Disturbo Borderline di Personalità spesso diventano depresse e possono rientrare nei criteri per un episodio depressivo maggiore; ma non sviluppano mai una reale sindrome maniacale o mista, a meno che non siano affetti anche da un disturbo bipolare.


Diagnosi e comorbilità nel disturbo bipolare

A contribuire al problema della diagnosi, concorre anche il fatto che il Disturbo Bipolare e il Disturbo Borderline di Personalità possono coesistere nello stesso paziente: si stima, infatti, che circa il 20% dei pazienti con Disturbo Borderline di Personalità presenti in comorbilità un Disturbo Bipolare e che nel 15% dei pazienti con Disturbo Bipolare sia coesistente un Disturbo Borderline di Personalità. Allo stato attuale, per condurre una diagnosi corretta è necessario conoscere adeguatamente i criteri diagnostici più recenti (DSM-5), nonché affidarsi allo strumento di più grande rilievo nel campo psicologico/psichiatrico: l’anamnesi. ()


Disturbo Bipolare e altre patologie

Il Disturbo Bipolare, spesso può essere confuso con il Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività. Le persone con questo tipo di patologia hanno problemi costanti di attenzione e impulsività, ed anche le persone con Disturbo Bipolare possono presentare deficit comportamentali di questo tipo, ma per lo più durante gli Episodi Maniacali o gli Episodio Misti. Il Disturbo da Deficit dell’Attenzione non è accompagnato da euforia, aumentata spinta motivazionale, ipersessualità, diminuito bisogno di sonno o grandiosità, e non è caratterizzato dall’alternarsi di profonde depressioni a periodi di umore stabile.

Un’altra patologia psichiatrica da cui deve essere distinto il Disturbo Bipolare è la Schizofrenia. Le persone con Schizofrenia presentano deliri e allucinazioni, possono sperimentare depressioni severe, ma spesso il loro problema più grande è l’ottundimento emotivo. Anche le persone con disturbo bipolare possono avere allucinazioni o deliri ma queste sono tipicamente di tipo maniacale grandioso, paranoico o depressivo, sono circoscritti nel tempo e compaiano con l’instaurarsi dei cambiamenti del tono dell’umore. Inoltre, la prognosi a lungo termine della Schizofrenia è peggiore che nel disturbo bipolare.

Trattamento e cura del Disturbo Bipolare

Nonostante il Disturbo Bipolare sia fra le malattie psichiatriche con una base organica ben identificata, e quindi trattabile farmacologicamente, è importante ricordare che un percorso di cura non sostituisce l’altro. È stato infatti riscontrato come, specie nella fase acuta della malattia, sia importante associare ad una cura farmocologica strettamente controllata anche un percorso psicoterapico.

Il trattamento psicoterapico nasce, in particolare, per affrontare i problemi di mancanza di collaborazione del paziente (compliance al trattamento). Molto spesso aspettarsi che il trattamento farmacologico proceda in modo lineare crea, con buone probabilità, problemi secondari. Il Litio, in particolare, fornisce controllo sulla maggior parte degli eventi problematici, ma spesso non in maniera sufficiente. Ciò comporta notevole frustrazione da parte del paziente. A volte la mancata compliance nei confronti dell’assunzione del Litio diventa un tema fondamentale nella terapia. In alcuni casi, inoltre, l’efficacia del litio nell’alleviare il decorso della malattia, non è sempre gradita, poiché priva alcuni pazienti della loro energia e dei momenti di esaltazione dell’umore a lungo desiderati e a volte può avere sgraditi effetti collaterali (Goodwing e Jamison 2007).

Una terapia valida ed efficace del Disturbo Bipolare si deve dunque fondare sulla conoscenza competente della malattia, intesa come la comprensione della fenomenologia, della storia naturale, ovvero la natura ricorrente, il peggioramento e l’andamento stagionale, la conoscenza degli aspetti biologici, compresa la reazione ai farmaci nelle diverse fasi di mania e depressione, le teorie biologiche riguardanti l’eziologia e i meccanismi di azione dei farmaci utilizzati.

Terapia cognitivo comportamentale per il disturbo bipolare

Numerosi studi hanno dimostrato, negli ultimi anni, l’efficacia della Terapia Cognitivo Comportamentale combinata con la farmacoterapia nel trattamento del disturbo bipolare (Beck e Newman 2005). La Terapia Cognitivo Comportamentale è molto efficace nell’incrementare la compliance. In particolare il lavoro sulla compliance si basa su tre interventi cardine:

1. Sviluppare e rafforzare costantemente l’alleanza terapeutica durante tutto il processo psicoterapeutico.

2. Sviluppare strategie di problem-solving che aiutino il paziente a risolvere problemi di natura pratica legati all’utilizzo dei farmaci.

3. Sviluppare strategie che aiutino il paziente a fronteggiare le convinzioni disfunzionali sottostanti allo stress emotivo e ai comportamenti disfunzionali.

Gli scopi principali del trattamento sono i seguenti:

• Fornire informazioni al paziente e ai suoi familiari sul Disturbo Bipolare, il trattamento farmacologico e le difficoltà alla compliance al trattamento.

• Far riconoscere precocemente i segnali d’allarme, insegnando abilità di fronteggiamento preventive che possano far diminuire la gravità e la durata dei sintomi.

• Far riconoscere le credenze disfunzionali tipiche del Disturbo Bipolare, in particolare rispetto alla terapia farmacologica per poter migliorare la compliance al trattamento.

• Favorire abilità di problem-solving, di regolazione emotiva e di risposta adattiva per poter fronteggiare gli stressors psico-sociali.

• Favorire un senso di potere personale migliorando la qualità di vita, riducendo in particolare le ospedalizzazioni e il rischio di suicidio.


A cura di Chiara Ajelli e Claudio Nuzzo


BIBLIOGRAFIA:

· F., Allegria, P.P., Leonardini, C., Lombardo, C., Milanese, A., Rainone (2008). Capire il disturbo bipolare, in Cognitivismo Clinico, vol. 5, n. 1.

· M., Saettoni, P., Bartoletti, (2008). Farmacoterapia del disturbo bipolare in Cognitivismo Clinico, vol. 5, n. 1.

· Cassano B.G., Tundo A., Elsevier Masson (2008) La dimensione cognitiva dei disturbi, in Trattato Italiano di Psichiatria, Terza Edizione.

· I disturbi bipolari. Un’ipotesi cognitivista di comprensione – Rainone A., Mancini F., a cura di Perdighe C., Mancini F. – Giovanni Fioriti Ed., 2010.

· Rainone A., Marras L., Chichierchia A, (2008). Quale ruolo per la psicoterapia nella cura del disturbo bipolare? La terapia Cognitivo-Comportamentale, in Cognitivismo Clinico, vol. 5, n. 1, 2008.

· M. ZACCAGNI, P. P. COLOMBO, F. ACETI, A history of bipolar disorder: from Areteo of Cappadocia to DSM-IV and bipolar spectrumautori – vau_aut_id

· Allegria, P., Leonardini, C., Lombardo, C., Milanese, A., Rainone, CAPIRE IL DISTURBO BIPOLARE




Dal Sito: www.stateofmind.it


Per saperne di più: http://www.stateofmind.it/tag/disturbo-bipolare/