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domenica 3 novembre 2019

Sindrome dell abbandono: come superare la paura e l ansia da abbandono



Ansia, timore di perdere una persona cara o il partner.... Scopriamo assieme quali sono i sintomi della sindrome da abbandono e come uscirne.

La sindrome dell'abbandono è più della semplice paura di perdere una persona carao di vivere una separazione. In fondo, il timore dell'abbandono - pur se in maniera differente - riguarda tutti noi: chi non ha il timore di rimanere solo o di sentirti abbandonato dal partner? Tuttavia, per ragioni che spesso provengono dal passato e dal proprio vissuto personale, alcune persone non riescono per nulla a gestire quest'ansia e diventano vittime di un sentimento perenne di angoscia che assume tratti patologici, portando difficoltà nelle relazioni, attacchi di panico e perfino depressione.

La sindrome dell'abbandono può riguardare sia i bambini (specie nei confronti della madre) che gli adulti, che possono manifestare sintomi differenti, dalla dipendenza affettiva all'incapacità di sopportare persino una breve separazione. Analizziamo allora assieme questo disturbo così diffuso e cerchiamo di capire come guarire da quest'ansia che rischia davvero di minare la nostra vita nella sua quotidianità.

Sindrome dell'abbandono: come ha origine questa paura o ansia di perdere una persona?

La sindrome dell'abbandono si manifesta nelle persone che ne soffrono con un misto di paura e ansia, se non addirittura angoscia, che s'innescano ogni volta che il partner (o comunque qualcuno verso cui si nutre una forte affettività) è assente, che si tratti di una separazione momentanea, definitiva, reale o solo temuta. Perché e quando avviene questo?

Chi soffre di questo disturbo ha generalmente vissuto un'esperienza di abbandono nella propria infanzia. Se da piccoli si è stati abbandonati dai propri riferimenti affettivi (genitori in primis), è facile che in età adulta si sviluppi una vera e propria ansia da separazione che si ripresenterà in ogni relazione successiva.

Anche se non se ne ha consapevolezza, non ci si riesce a fidare davvero del suo compagno e si vive nel costante timore di poter essere abbandonati da un momento all'altro, di nuovo. La conseguenza è quella di instaurare vere e proprie dipendenze, di fraintendere ogni gesto che venga compiuto dal partner, di accumulare rabbia nei suoi confronti o di abbandonarsi a stati di angoscia o depressione. 

All'origine della sindrome possono esserci diverse esperienze di vita legate a una separazione o a un'assenza: chi ne soffre può aver subito un lutto importante durante l'infanzia oppure può essere stato semplicemente un bambino molto trascurato o ignorato, lasciato a sé stesso. In età adulta, continuerà a portare dentro di sé quel bimbo triste e spaventato, un bimbo abbandonato che teme di venire lasciato solo di nuovo. Con molta probabilità, finirà con lo sviluppare anche una vera e propria dipendenza affettiva dall'altro.

Quando si verifica nei bambini l'ansia di abbandono?

L'ansia da abbandono non si sviluppa solo in età adulta, ma fin da bambini, e non è necessario che un genitore abbandoni letteralmente il figlio perché questo accada. Basta che i genitori li facciano sentire soli e abbandonati a livello emotivo, ad esempio non prestando loro le dovute attenzioni, soffocando la loro emotività, facendoli sentire inadeguati e incapaci davanti agli altri.

Da quali sintomi capire se un bambino soffre di questa sindrome? Se mostra ansia di separazione, preoccupazione o attacchi di panico nel momento di cui deve separarsi da qualcuno a cui è legato, timore di stare da solo, difficoltà di concentrazione, frequente agitazione e stress.

Quali sono i sintomi in età adulta?

In età adulta, la paura dell'abbandono può manifestarsi con sintomi differenti. In primis, però, dobbiamo specificare che non si tratta di una malattia mentale diagnosticabile, ma di un disturbo della personalità che un buon psicologo o psicoterapeuta non faticherà a riconoscere.

Tra i sintomi della sindrome in questione troviamo una forte insicurezza che spesso porta a sentirsi non meritevoli di amore da parte del prossimo in generale; manifestazioni di grande ansia nei momenti di separazione, vera o temuta che sia; ipersensibilità al giudizio degli altri; difficoltà nel fidarsi del partner e nello stringere legami affettivi di qualsiasi natura;rabbia repressa che spesso sfocia in attacchi non controllabili.

Chi soffre di ansia da abbandono avrà sicuramente difficoltà nello stabilire relazioni importanti nella propria vita, che rischiano di essere sempre disfunzionali. Farà l'impossibile per evitare separazioni e rifiuti e tenderà ad allontanarsi in prima persona per timore di venire abbandonato a sua volta, oppure avrà il terrore di mettere termine alla sua relazione nonostante non funzioni. Avrà la tendenza a compiacere l'altro in ogni modo e a incolpare sé stesso se le cose non vanno.

In che modo l'ansia da abbandono può impattare la tua vita, le tue relazioni e il rapporto col partner?

Chi ha sofferto un ripetuto abbandono da bambino, come abbiamo detto, tenderà a portare le sue insicurezze in età adulta, con aspettative negative rispetto al comportamento degli altri. Il risultato sarà quello di sentirsi molto insicuri nella proprie relazioni adulte, interpretando con facilità i gesti del compagno come segnali di rifiuto, anche quando non lo sono.

Si può quindi finire col diventare paranoici, possessivi, bisognosi di essere costantemente rassicurati dall'altro. Questa richiesta di rassicurazione può avvenire anche con forme di violenta ansia oppure con attacchi di rabbia: la paura di non venire ascoltati e compresi dall'altro è fortissima! Chi soffre di questo disturbo non riesce a lasciarsi alle spalle la propria vita passata e ogni accadimento della vita presente riattiva il suo trauma, come una ferita che non ha mai smesso di bruciare.

Se gli adulti con lui non si sono dimostrati degni di fiducia quanto era piccolo,continuerà a non fidarsi anche da grande: perché anche il suo compagno non dovrebbe lasciarlo, così come hanno fatto tutti quelli che gli hanno voluto bene?

Generalmente chi soffre di quest'ansia non rivela sin dal primo momento il suo disturbo: all'inizio di una relazione, quando non è ancora coinvolto al 100%, si mostra più sicuro di sé e tranquillo, per poi cominciare lentamente - via via che crescono intimità e attaccamento - a mostrare i primi segni di insicurezza.

Finita la luna di miele, è normale che non ci siano più le stesse attenzioni degli inizi, ed è allora che il soggetto che soffre di ansia dell'abbandono comincia a entrare in panico, leggendo la normale rilassatezza di un rapporto ormai solido come un segno di imminente separazione e distacco. Ci sarà allora chi reagisce mostrandosi più bisognoso, chi invece si allontana per non essere a sua volta abbandonato.

Il partner si trova a dover combattere con un timore cieco, irrazionale, e rischia di non comprendere cosa stia succedendo. Le sue rassicurazioni serviranno a poco. Per poter vivere una relazione sana, chi soffre di questa paura ha bisogno necessariamente di intraprendere un percorso di cura con uno psicologo o uno psicoterapeuta.

Come superare l'ansia da separazione?

Un bravo psicologo o psicoterapeuta potrà aiutare chi soffre di sindrome dell'abbandono a superare questa sua difficoltà nelle relazioni. Lo psicoterapeuta saprà guidarlo nel ripercorrere il suo passato, prendendo finalmente consapevolezza del proprio vissuto, in modo da lasciare emergere tutte quelle emozioni - rabbia, angoscia, solitudine - che per tanto tempo sono rimaste senza nome. A quel punto, con lavoro e pazienza, potrà imparare a gestirle.

Lo psicologo aiuterà chi ha timore di venire abbandonato ad acquisire prima di tutto una maggiore autostima: sentirsi sicuri di sé è il primo passo per non vivere nel terrore di essere abbandonati. A quel punto sarà più facile anche avere fiducia negli altri. Poco alla volta, sarà possibile rielaborare il trauma, prendere coscienza della propria identità, rafforzarla e stringere poi relazioni sane, senza timore di perdere l'altro e senza quindi creare alcuna dipendenza affettiva.

Dal Sito: alfemminile.com

venerdì 23 agosto 2019

La dipendenza affettiva è il mostro dagli occhi verdi che divora le storie d amore


Se quando il partner è lontano ci manca l'aria e quando è vicino stiamo sempre attenti a non contraddirlo, forse sta divorando anche la nostra (ma c'è rimedio).

Ti manca l’aria. Ti sembra che l’unica aria respirabile sia quella intorno a lui/lei, e tutto il resto è fumo tossico. Quando siete in due luoghi diversi non fai altro che contare i minuti che mancano prima di tornare insieme, e tutto il tempo fra la separazione e il ricongiungimento è solo un tunnel nell’ansia, pura ansia. Molte più persone di quanto si pensi soffrono di dipendenza affettiva. La dipendenza affettiva si manifesta soprattutto nelle le relazioni stabili, principalmente nel rapporto di una coppia, ma non solo. Per qualcuno è un segno di vero amore e di legame serio, in realtà le relazioni contaminate da dipendenza affettiva sono destinate a essere distruttive. In queste relazioni, il partner è posto al di sopra di qualsiasi cosa, anche di sé stessi, e la relazione genera disagio, invece che felicità, anche perché spesso è un’ossessione unilaterale. Il partner diventa il motore principale della vita, che ruota attorno alla coppia e alla relazione. Come capire se la stiamo vivendo

Dipendenza affettiva, come riconoscerla. I sintomi della dipendenza affettiva sono un mix di comportamentali psicologici ed emotivi, che si possono riassumere in un decalogo. Vediamolo insieme.

#1 Idealizzazione dell'altro: i "dipendenti affettivi" si creano un'immagine idealizzata della coppia. Vedono il partner come un essere eccezionale, speciale e perfetto. Può sembrare normale, in amore. Ma quando è una questione patologica, in questa immagine mentale che si crea, sovrastimano le virtù ed eliminano i difetti che l'altra persona può presentare.

#2 Panico al pensiero dell'abbandono o di un rifiuto del partner. L'idea di essere abbandonati o respinti dal partner genera molta ansia in tutti. Ma quando si tratta di dipendenza, si vive perennemente anticipando gli scenari anche quando non ci sono avvisaglie di rottura. E cominciando a soffrire d’anticipo per qualcosa che non si sa nemmeno se accadrà, finendo per scatenare anche attacchi di panico. Questa condizione può creare un forte squilibrio nella coppia perché la persona dipendente adotta la strategia della sottomissione, si adatta a tutto senza obiettare e cerca di soddisfare tutti i desideri e i bisogni dell'altro, convinti che facendo così, non verranno abbandonati mai. 

#3 Paura della solitudine. Stare un po’ da soli, è stato dimostrato dalla psicologia, fa bene. Ma le persone con dipendenza affettiva percepiscono la solitudine come uno stato d’angoscia. Quindi si aggrappano ossessivamente alla persona da cui dipendono.

#4 Bassa autostima. Il classico soggetto in preda alla dipendenza affettiva si porta dentro un problema di autostima condizionata dagli altri. Per queste persone, solo la relazione, il suo andamento, ciò che il partner gli comunica, è fonte di autostima. Tuttavia, sviluppando atteggiamenti di sottomissione, la loro autostima si deteriora inevitabilmente.

#5 Difficoltà nel processo decisionale. Chi soffre di dipendenza emotiva incontra reali difficoltà nel prendere decisioni che nelle situazioni di coppia. Tende tutte a delegare le decisioni al partner. 

#6 Bisogno di piacere: per raggiungere l'accettazione da parte del partner la persona ne adotta e assume le opinioni e i desideri, e non manifesta mai i propri, per paura che non coincidano con quelli dell’altro. Finendo a volte per non capire più cosa gli piace o gli interessa davvero.

#7 Necessità di star vicino all'altro in ogni momento. Come già accennato sopra, la persona dipendente soffre di ogni separazione sia definitiva che temporanea. Ad esempio, quando l'altro svolge normali attività individuali, come uscire con gli amici o recarsi al lavoro. In queste situazioni il dipendente ha bisogno di sapere che l'altro è vicino almeno col pensiero, e stabilisce contatti multipli e ossessivi per telefono o tramite messaggi, e-mail, WhatsApp e tutto ciò che la tecnologia mette a disposizione. 

#8 Rinunce. In ogni relazione si scende a compromessi e si sacrifica qualcosa per l’altro. Ma il dipendente emotivo rinuncia praticamente a tutto: alle amicizie, ai familiari, ai progetti, ai bisogni, perché inizia a contare solo ciò che è importante è l'altro. 

#9 Dipendenza affettiva e sensi di colpa. La persona che soffre si sente vuota e senza speranza se non è con il partner e nel contesto di una relazione, quindi la perdita della persona amata è una preoccupazione costante nella sua vita. D'altra parte, si sente in colpa per gli stati emotivi negativi del partner, credendosene responsabile anche quando non lo è. Come in un famoso messaggio virale humor che girava via email prima dell'avvento dei social, in cui lei si chiedeva tra sé e sé cosa avesse fatto per provocare il silenzioso malumore di lui e come porvi rimedio, mentre lui intanto pensava semplicemente alla squadra del cuore che aveva perso.

#10 Ansia da separazione e sindrome da astinenza. Una separazione momentanea genera una grande ansietà che la persona con dipendenza affettiva non riesce a gestire. Anche dopo che la relazione è finita, si cerca di mantenere i contatti, generando, nei casi estremi, situazioni di stalking. 

Dipendenza affettiva, come uscirne? Ora che abbiamo capito se siamo intrappolati anche noi in questa sorta di sindrome, possiamo provare a intraprendere quattro passi. Il primo, riguarda lo sviluppo dell'autonomia e dell'indipendenza. Si devono recuperare i gradi di autonomia e indipendenza che consentono l'equilibrio nella relazione. Poi, lavorare sullo sviluppo di un'autostima incondizionata e che dipenda da risorse interne, non da fattori esterni. Bisogna ragionare molto sulle aspettative irrazionali che riguardano la relazione, il legame e i ruoli dei membri della coppia per accettare convinzioni più adeguate e che consentano uno sviluppo all'interno della relazione. Infine, se da soli non ce la facciamo ad uscire da uno stato di disagio, non c’è mai da vergognarsi chiedendo aiuto ai terapeuti. In fondo, sono lì solo per aiutarci.

Dal Sito: Marieclaire.com

giovedì 27 aprile 2017

Love addiction (dipendenza affettiva)


Con il termine inglese ‘love addiction ’ si intende la dipendenza affettiva, un tipo di dipendenza che non è stata ancora diagnosticata come patologia nei diversi manuali diagnostici.

E’ stato Giddens che, per primo, ha considerato la dipendenza affettiva come un disturbo autonomo e ne ha riconosciuto le seguenti caratteristiche:

- l’ebbrezza: è la sensazioni che si prova nel relazionarsi con l’altro, paragonabile a quella del tossicodipendente nel momento in cui sta per la prendere la sua dose di sostanza;

- la dose: rappresenta ciò che il dipendente affettivo trova nell’altro e, anche qui, come avviene per il tossicodipendente, cercherà sempre dosi maggiori, intese come presenza e tempo per stare con l’altro;

- la paura: una sensazione che accompagna ogni forma di dipendenza. Si tratta di una paura devastante, che possiamo riassumere nella massima del poeta latino Ovidio: “Non posso stare né con te, né senza di te.” Con te, a causa del dolore che si prova nel subire umiliazioni, offese e maltrattamenti; senza di te, perché l’angoscia che provoca il solo pensiero di perdere l’altro è assolutamente insopportabile.

Vorrei presentare una breve descrizione dei diversi stili di attaccamento, per mettere in luce l’importanza fondamentale che riveste l’infanzia e i suoi vissuti nella successiva formazione del proprio sé e della sua organizzazione nelle relazioni adulte.

1. Attaccamento sicuro – l’amore sicuro: la persona sicura di se stessa ha la capacità di riconoscere le persone alle quali legarsi sentimentalmente. Queste ultime saranno persone altrettanto sicure. Insieme, saranno consapevoli dei periodi di alti e di bassi che fanno parte di una relazione e avranno la capacità di affrontarli insieme. Queste saranno storie solide e durature.

2. Attaccamento ansioso/ambivalente – l’amore ossessivo: si tratta di persone molto passionali, convinte per questo di aver sempre trovato la persona giusta per loro. In realtà, scelgono inconsciamente persone che presentano proprio quei tratti di personalità che non sopportano. Restano sempre nella fase dell’innamoramento e la separazione viene vissuta con profonda ansia. Tutto viene vissuto in maniera estrema. Queste relazioni presentano un alto grado di rischio, soprattutto quando si tratta di persone che hanno modelli negativi del sé, per i quali non ci si sente degne di amore. Saranno fortemente e ingiustamente gelose, ossessive, possessive fino ad arrivare a condurre gesti estremi, quali i delitti passionali.

3. Attaccamento evitante/distanziante – l’amore freddo/distaccato: sono persone che soffrono profondamente. Non hanno avuto nell’infanzia una base sicura alla quale fare riferimento e questo comporta il fatto di non avere in età adulta alcun tipo di sicurezza affettiva. Il loro modello interiore della madre è quello di una madre cattiva che non elargisce nessuna cura o protezione. Hanno la sensazione di poter contare solo sulle proprie forze. Non hanno fiducia negli altri e soprattutto, per paura di essere rifiutate, sopprimono la loro emozionalità.

4. Attaccamento disorganizzato- l’amore patologico: si tratta di stili di attaccamento che rimandano a storie di maltrattamento o abuso infantili, da parte della figura allevante. Di conseguenza, in età adulta, avranno dei modelli interiori dell’interpretazione della realtà sempre inquinati, oscurati da una confusione e da una mancanza di controllo. Non hanno assolutamente la capacità di scegliere partners affidabili, e, quindi, presentano il rischio di farsi coinvolgere in relazioni distruttive, con persone violente e aggressive.

E’ importante quindi considerare il fatto che se nella nostra infanzia abbiamo vissuto esperienze negative, che non hanno portato alla strutturazione di un sé sicuro, e non intraprendiamo un percorso di conoscenza di sé per andare a vedere, naturalmente non senza dolore, il nostro passato, da adulti, cercheremo incessantemente e inesorabilmente situazioni e persone che ripropongono le nostre antiche relazioni, in quanto sono le sole che conosciamo.

Tra i sintomi della dipendenza affettiva troviamo:

- la paura di perdere l’amore;

- la paura dell’abbandono;

- la paura di mostrarsi per quello che si è;

- il senso di colpa;

- il senso di inferiorità nei confronti del partner;

- il coinvolgimento totale e una vita sociale limitata.

Nella nostra società, si tratta soprattutto di donne, spesso anche di successo, in carriera, ricche e anche belle; nel guardarle, apparentemente, diresti che sono donne con una vita piena ed appagante. Ma, sotto il vestito della superdonna, si nasconde la bambina richiedente che, anche se autonoma sul lavoro, non è in grado di difendere le proprie idee, accompagnate sempre da un senso di insicurezza, così profondo da chiedere continue rassicurazioni, ma mai appagate del tutto.

Si tratta di donne perché la componente affettiva appartiene maggiormente al mondo femminile che a quello maschile, soprattutto per ragioni culturali.

Infatti, sin da piccole, le donne sono invitate ad assumere una serie di comportamenti in sintonia con l’affettività, la comprensione dell’altro, l’essere materne, il sacrificio. Insomma, viene loro inviato un messaggio di invito alla dedizione, perché altrimenti non saranno mai delle brave donne, delle bravi moglie e delle brave madri.

Si tratta di donne che hanno chiaramente una bassa autostima e che, per questo, si sentono loro le colpevoli, le poco meritevoli e quindi destinate a non essere ricambiate dell’immenso amore che provano e dimostrano continuamente, annullando se stesse.

‘Ho bisogno che tu abbia bisogno di me’ è un bisogno di sopravvivenza che spinge la donna ad illudersi di cambiare l’altro.

La donna insegue un uomo inevitabilmente sfuggente, sempre impegnato in qualcosa di più importante di lei, che la maltratta e non teme di perderla. Tanto più lui usa questa forma di sadismo e trascuratezza, tanto più lei lo insegue, proseguendo un cammino di masochismo.

La ricerca inesausta delle conferme dell’altro proviene dall’incapacità di darsele da sé: l’altro diventa lo specchio ed il nutrimento dal quale si finisce col dipendere, anche se si tratta di qualcuno che non ci ama e non ci merita.

La dipendente affettiva dedica tutta se stessa all’altro, perché vede nell’amore la risoluzione a tutti i suoi problemi che, come detto, spesso hanno origini antiche, di ‘vuoti affettivi’. Il partner diventa ‘colui che la salverà’, quindi lo scopo della propria esistenza, e non può più farne a meno.

Per uscire dalla dipendenza affettiva, è necessario cambiare, scegliere nuovi ruoli, perseguire nuove mete, confidando in se stesse.

E’ necessario un percorso di conoscenza di sé, di accettazione dei propri vuoti, per arrivare ad amarsi e a scegliere l’altro spinte da un autentico desiderio e non da un incessante bisogno.

Non scordiamo mai che l’amore è scambio di gioia e presenza attiva nella sofferenza!

Di Alessandra Paulillo

Dal Sito: www.nienteansia.it

giovedì 5 novembre 2015

Amore vero o dipendenza d'amore?

Nella dipendenza affettiva, ciò che viene sperimentato come amore diventa una droga

Cos'ė l'amore?

L’amore rappresenta il bisogno e la capacità di trascendere noi stessi e, insieme ad un altro, creare una realtà nuova. A volte, però, questo delicato equilibrio si altera creando una frattura tra il dare e il ricevere, tra il proprio confine e lo spazio condiviso. Se ciò accade, l'amore può trasformarsi da un'occasione di crescita e arricchimento ad una gabbia di dolore.
Questo è quello che succede quando si entra in una dipendenza affettiva.
Ė però d’obbligo una premessa quando si parla di dipendenza affettiva: ognuno di noi è dipendente in qualche misura dagli altri, ognuno di noi ha bisogno di approvazione, di empatia, di conferme e ammirazione da parte degli altri per sostenerci e per regolare la nostra autostima.
Dunque, la dipendenza affettiva è una forma di amore negativo caratterizzata da assenza cronica di reciprocità nella vita affettiva nelle sue manifestazioni di coppia, in cui un individuo, “donatore d'amore a senso unico”, vede nel legame con l'altra persona, l'unico scopo della propria esistenza e il riempimento dei propri vuoti affettivi, creando malessere psicologico e/o fisico, piuttosto che benessere e serenità, come dovrebbe essere.
L'amore nasce dall'incontro di due unità, non di due metà. Solo se si percepisce nella sua completezza è possibile donarsi senza annullarsi, senza perdersi nell'altro. Chi è affetto da dipendenza affettiva, non essendo autonomo, non riesce a vivere l'amore nella sua profondità e intimità.
La paura dell'abbandono, della separazione, della solitudine generano un costante stato di tensione e i propri bisogni e desideri individuali vengono negati e annullati sfociando in una relazione simbiotica. La dipendenza affettiva, diversamente da quanto a volte si manifesta all'evidenza, non è un fenomeno che riguarda una sola persona, ma è una dinamica a due.
A volte il partner del “dipendente affettivo” è un soggetto problematico, che maschera la propria dipendenza affettiva con una dipendenza da droga, alcol o gioco d'azzardo. In questo caso i problemi del compagno diventano la giustificazione per dedicarsi interamente all'altro bisognoso, non prendendosi il rischio di condurre un'esistenza per sé. Altre volte la persona amata è rifiutante, sfuggente o irraggiungibile, per esempio sposata o non interessata alla relazione. In entrambi i casi quello che seduce è la lotta: la dipendenza si alimenta del desiderio di essere amati proprio da chi non ci ricambia in modo soddisfacente, e cresce in proporzione al rifiuto.
La persona che ha una dipendenza affettiva di solito soffoca ogni desiderio e interesse individuale per occuparsi dell'altro, ma inevitabilmente viene delusa e il suo amore prende anche la forma del risentimento. Allo stesso tempo non riesce ad interrompere la relazione, amando troppo e non rendendosi conto che questo comportamento distrugge l'amore che richiede invece autonomia e reciprocità.
L'amore diventa quindi come una droga.
I sintomi più rilevanti per riconoscere questo problema possono essere: gelosia, vergogna, senso di inferiorità e rabbia nei confronti del partner, annullamento di sé, abbassamento dell’autostima e paura di solitudine, terrore dei cambiamenti, paura della lontananza e dell' abbandono, come della separazione.
In realtà, i sintomi possono essere ben più complessi e comprendono anche l’idealizzazione del partner, sottomissione caratteriale, tendenza ad assumersi colpe, bisogno di controllo nei confronti della persona amata, ansia ed attacchi di panico, pensiero ossessivo della perdita della dolce metà.
Cosa si può fare se si pensa di soffrire di dipendenza affettiva o se pensiamo che qualche nostro caro ne soffra?
Il primo passo verso il superamento del problema è riconoscere di avere un problema. Poi, si deve chiedere aiuto. Ė essenziale porre la propria salute e il proprio benessere come priorità su tutto il resto. La guarigione dalla dipendenza affettiva non prevede sempre l’allontanamento dalla persona che crea dipendenza, ma l’acquisizione dell’autonomia affettiva che manca, in modo tale che si creino dei rapporti realmente desiderati, sani, produttivi e non portati avanti soltanto per il pensiero di non poter esistere senza di essi. 

 Come scrive Robin Norwood, in "Donne che amano troppo": "Quando essere innamorate significa soffrire, stiamo amando troppo".

  ernestina fiore
Targatocn.it