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mercoledì 24 giugno 2020

Perché è così difficile parlare di un evento traumatico?


Un evento traumatico è un evento che sconvolge l'equilibrio psico-fisico della persona che lo subisce. Di fronte ad un trauma, che può essere un incidente, un'aggressione, un abuso sessuale o qualsiasi altro evento che va al di là della capacità della persona di farvi fronte dal punto di vista emotivo, le persone reagiscono in modi diversi, ma spesso la reazione comune è il silenzio.

 

Emozione senza voce

Immobilizzarsi, restare ammutoliti, mantenere lo sguardo fisso nel vuoto, rifiutarsi di parlare. Queste sono le reazioni comuni di fronte al trauma. Emozioni così intense che non hanno voce.

Non ci sono parole per descrivere quanto è accaduto, non si può raccontare. Manca la voce. E' difficile trasmettere l'essenza di quello che abbiamo vissuto.

Per coloro che hanno subito un trauma, parlare del terrore, della rabbia, dell'impotenza che hanno sperimentato durante quell'evento e che continuano a vivere ogni giorno nei ricordi, nei pensieri, nel sonno, nei flashback, è quasi impossibile.

Quello che riescono a fare è raccontare una “storia adattata” della tragedia che è accaduta loro, comprensibile al pubblico, ma non ciò che realmente e intimamente vivono nel profondo.

 

Cosa accade fisiologicamente nel cervello che impedisce il racconto del trauma?

Studi scientifici condotti attraverso scansioni del cervello mostrano che durante il trauma e durante i flashback alcune aree del cervello sono attivate, mentre altre sono spente.

  • La zona destra più bassa del cervello, l'area limbica o cervello emotivo, mostra un'elevata attivazione. In particolare, l'amigdala (che fa parte del sistema limbico) reagisce con l'attivazione di uno stato di allarme che ci prepara all'attacco o alla fuga per affrontare la minaccia. La parte destra del cervello è la parte emotiva, visiva, intuitiva, tattile e riguarda l'esperienza. Parla il linguaggio dei sensi, delle emozioni e si esprime attraverso il corpo. Questo spiega perché durante il trauma e durante i ricordi vissuti sottoforma di flashback , immagini intrusive e incubi, l'attivazione emotiva e fisiologica sono estremamente intense.

  • La corteccia visiva mostra anch'essa un'elevata attivazione. Questo spiega perché, durante i flashback è tutto così vivido come se il trauma stesse accadendo di nuovo.

  • Il lobo frontale sinistro della corteccia, ovvero l'area di Broca(o cervello razionale) deputata al linguaggio e spesso coinvolta durante gli ictus quando è bloccato l'afflusso di sangue in quella regione, appare disattivata. La parte sinistra del cervello è la parte linguistica, razionale. Parla il linguaggio della narrazione, dà una sequenza logica agli avvenimenti e si esprime attraverso la verbalizzazione.

 

Cervello destro e sinistro: due linguaggi differenti

L'emisfero destro (emotivo) e l'emisfero sinistro (razionale e verbale) parlano due linguaggi differenti. Nel trauma questi due emisferi non riescono a comunicareperché la zona del linguaggio (situata nell'emisfero sinistro) è disattivata e rende impossibile tradurre in parole pensieri ed emozioni.

Quando non è possibile parlare di quello che stiamo vivendo, la nostra esperienza traumatica si fa viva attraverso incubi e flashback, in modo intrusivo e fuori controllo. Il cervello destro reagisce come se stesse accadendo tutto nel presente e, poiché il cervello sinistro non funziona bene, non c'è consapevolezza che questo appartiene al passato. Le emozioni di terrore, impotenza, e vergogna sono esattamente intense e le immagini sono vivide come al momento dell'evento traumatico.

 

Come si può intervenire per facilitare la narrazione?

Affinché la persona che ha subito un trauma possa esprimere le emozioni e i pensieri relativi all'evento traumatico e raccontare quanto ha vissuto è necessario facilitare la comunicazione tra i due emisferi cerebrali ( sinistro/razionale e linguistico e destro/emotivo).

La connessione della mente e del corpo facilita l'elaborazione delle memorie traumatiche.

Alcune tecniche psicoterapiche basate sul corpo (come la terapia sensomotoria e la terapia EMDR) sono molto utili ai fini dell'elaborazione del trauma.

Quando non è possibile accedere alla parola, è il corpo che ci guida e ci fornisce la chiave per entrare.


Dal Sito: psicologionline.net

mercoledì 27 novembre 2019

La risoluzione del trauma con la tecnica E.M.D.R.


Comprendere cosa genera i sintomi è importante perché ogni disturbo ha una sua identità a una sua storia. Bisogna interrogarsi su quali esperienze sociali negative sono rimaste impresse nella mente di quella persona tanto da condizionarla oggi. A volte i sintomi emergono a seguito di eventi dall’impatto fortemente negativo, altre volte invece si manifestano in maniera apparentemente improvvisa e hanno un effetto “domino” su tanti aspetti del quotidiano (con il partner, in famiglia, a lavoro).

Una tecnica che si sta rivelando estremamente efficace nel trattamento dei disturbi psicologici di vario livello si chiama EMDR (Eyes Movements Desensibilization Reprocessing) e si basa sullalocalizzazione degli eventi traumaticie sulla riduzione degli effetti negativi nella vita della persona.

Quando si vivono momenti di forte disagio può capitare di sentirsi sopraffatti da sensazioni negative e spiacevoli perché la mente non riesce a contenerli e circoscriverli, per cui le tracce di quell’evento rimanendo cristallizzate nelle reti neurali nella loro forma più arcaica – pensieri, sentimenti, emozioni – possono riattivarsi quando vengono sollecitati da episodi “specifici” del quotidiano.

Il continuo ripresentarsi di qualcosa vissuto nel passato che rappresenta un “sentire” profondamente disturbante accade proprio in virtù delle tracce lasciate nelle “reti” che sono separate dal sistema mnemonico adattivo della persona. Ma da cosa si originano le reti neurali? Ogni rete è formata da informazioni provenienti da 4 canali: il canale sensoriale (prevalentemente vista, ma anche tatto, udito e olfatto), il canale emotivo, il canale cognitivo (dove sono presenti sia le convinzioni negative associate alla memoria traumatica che le cognizioni positive che la persona vorrebbe fossero associate alla memoria una volta che questa viene elaborata), ed in fine le sensazioni corporee.

I due emisferi cerebrali non si influenzano reciprocamente, ma sono responsabili in maniera esclusiva della elaborazione distinta delle informazioni provenienti dai 4 canali, pertanto è necessaria la stimolazione bilaterale per connettere l’emisfero che contiene le sensazioni corporee a quello che contiene l’informazione cognitiva ed ottenere così tutti i contributi necessari per una adeguata elaborazione dell’evento traumatico.

Ed è proprio sulla stimolazione alternata degli emisferi che si fonda la tecnica EMDR: attraverso i movimenti oculari destra/sinistra, o l’alternanza di suoni destra/sinistra, o la stimolazione tattile prima nella mano destra e poi in quella sinistra che si sollecitano i due emisferi a restituire le informazioni immagazzinate, un po’ come se restituissero i pezzi del puzzle che hanno sottratto in un tempo passato per poterlo ricomporre nel qui ed ora!

Così facendo i ricordi disturbanti perdono la loro carica emotiva negativa (fase della desensibilizzazione), e ciò può accadere in una o più sedute indipendentemente da quanti anni siano trascorsi dall’evento traumatico.

Dopo l’EMDR la persona ricorda l’evento ma il contenuto è totalmente integrato in una prospettiva più funzionale, generando uno schema cognitivo ed emotivo positivo.

L’immagine cambia nei contenuti e nel modo in cui si presenta, i pensieri intrusivi e le sensazioni corporee in genere si riducono di intensità o spariscono completamente, diventando più adattavi.

L’elaborazione dell’esperienza traumatica che avviene con l’EMDR permette alla persona di cambiare prospettiva, cambiando le valutazioni cognitive su di sé, incorporando emozioni adeguate alla situazione attuale.

Il trattamento EMDR può rivelarsi utile anche in situazioni che risultano difficili sa superare ed elaborare, come ad esempio può aiutare a ridurre la sofferenza legata ad un lutto.

venerdì 17 agosto 2018

Trauma psicologico: sintomi e cura



Per trauma psicologico si intende qualsiasi evento che una persona recepisce come estremamente stressante. Può trattarsi di una minaccia all’integrità fisica, propria o di altri, o all’identità psicologica. Questi eventi producono reazioni emotive e corporee importanti, che non sempre il cervello riesce ad elaborare. Quando l’elaborazione del trauma psicologico non avviene spontaneamente, le emozioni e le sensazioni corporee si bloccano, e costruiscono reti neuronali disfunzionali che compromettono il normale funzionamento psichico e il benessere della persona.
L’impatto del trauma psicologicoè soggettivo. A seconda delle caratteristiche di personalità, dell’ambiente circostante, della struttura emotiva e cognitiva di ogni persona un evento può essere più o meno traumatico. Eventi che potenzialmente posso scatenare un trauma psicologico non includono solo condizioni estreme e fuori del comune, ma molto spesso possono riguardare anche esperienze di trascuratezza o mancanza di rispetto e accudimento, che influiscono sul senso di valore dell’individuo, sulla sua sicurezza, sull’autostima e sul suo senso di efficacia personale.
Anche senza aver subito traumi psicologici con la “T” maiuscola, tutti noi abbiamo subito traumi con la “t” minuscola. Per alcuni può essere stato traumatico essere umiliati alle elementari da un maestro troppo duro, per altri essere mollati, improvvisamente, dal proprio partner; per molti può essere traumatica la perdita del lavoro, oppure un divorzio o la perdita di una persona cara, ma anche un giudizio ricevuto. Il trauma psicologico è quindi molto frequente e costituisce uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo di disturbi psicologici, in particolare di disturbi d’ansia, come il disturbo post-traumatico da stress, ma non solo.
I sintomi che si possono presentare in seguito ad un’esperienza traumatica non sono univoci. Essi variano a seconda della gravità del trauma psicologico, ma, soprattutto, dipendono dalla risposta soggettiva di chi lo ha subito.
La risposta all’esperienza traumatica è, prima di tutto, emotivo-corporea. Nel caso di un trauma psicologico irrisolto si crea nel cervello una stasi neurobiologica, che impedisce l’elaborazione delle emozioni e delle sensazioni corporee le quali, permanendo nel cervello oltre la conclusione dell’esperienza, sono pronte a riattivarsi in situazioni simili a quella traumatica. Anche se la persona si trova in condizioni di sicurezza può accadere, infatti, che essa sperimenti le stesse emozioni e sensazioni sgradevoli che aveva provato nel momento in cui è avvenuto il trauma. Per esempio, chi ha avuto un incidente d’auto può continuare a sentirsi a disagio e teso in macchina, anche se consapevole che, da anni, guida senza problemi.
Questa iperattivazione emotiva e corporea può portare allo sviluppo di sintomatologie diverse.
Secondo la classificazione del DSM IV-TR, sono due i disturbi direttamente legati ad esperienze traumatiche irrisolte. Questi sono: il Disturbo Acuto da Stress e il Disturbo Post-Traumatico da Stress.
Trattasi di due disturbi d’ansiacaratterizzati dai seguenti sintomi:

paura intensa, sentimenti di impotenza o di orrore;

rivivere costantemente l’evento traumatico con immagini, pensieri o percezioni ricorrenti e intrusive, sogni, sensazione di rivivere l’esperienza (illusioni, allucinazioni, flashback), disagio psicologico e reattività fisiologica intensa all’esposizione a fattori scatenanti interni o esterni che simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dell’evento traumatico;

evitamento di pensieri, sensazioni, conversazioni, attività, luoghi o persone che evocano ricordi del trauma, incapacità di ricordare qualche aspetto importante del trauma;

riduzione marcata dell’interesse o della partecipazione ad attività significative, sentimenti di distacco o estraneità verso gli altri, affettività ridotta, sentimenti di diminuzione delle prospettive future;

aumento dell’attivazione nervosa, con difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, irritabilità o scoppi di collera, difficoltà a concentrarsi, ipervigilanza, esagerate risposte di allarme.

Se tale sintomatologia si risolve entro 4 settimane parliamo di Disturbo Acuto da Stress, se invece perdura per oltre un mese si parla di Disturbo Post-Traumatico da Stress.
Nella pratica clinica si riscontra, però, che un trauma può dare origine a varie patologie e non solo alle due sopra citate.
Molti autori, oggi, indipendentemente dall’approccio teorico di appartenenza, sostengono che piccoli e grandi traumi psicologici, vissuti soprattutto in età infantile, hanno un impatto significativo sull’emergere dello stress psicologico e sullo sviluppo di vari disturbi mentali. Anche aspetti caratteriali, come la timidezza o la tendenza al senso di colpa, possono essere la conseguenza di traumi. In particolare, di traumi interpersonali, come rifiuti, umiliazioni, colpevolizzazioni, tanto più gravi quanto più ripetuti.
Un trauma psicologico irrisolto, infatti, costituisce un carico disfunzionale nel cervello di una persona che la rende più fragile rispetto all’impatto con altre possibili successive difficoltà della vita e ne diminuisce la resilienza. Per questo diciamo che un trauma irrisolto tende a “complessizzarsi”, dando vita a modalità di relazione disfunzionali con se stessi, con gli altri e con la realtà interna, che possono diventare la base di sintomatologie diverse.

Dal Sito: ipsico.it