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mercoledì 18 aprile 2018

Quando la paura della morte non ci lascia vivere



Tutti sappiamo bene che un giorno moriremo. Tuttavia, pensare alla fine della nostra vita può scatenare un sentimento di vero terrore per molte persone. Spesso, le persone che si ritrovano accanto a qualcuno che sta per morire iniziano a sentirsi ansiose e a provare un profondo dolore. D’altra parte, la morte e la paura che suscita sono per molti il principale motivo per cui le religioni sono sopravvissute nel corso della storia.

A volte si tratta di una realtà talmente dura che molte persone preferiscono allontanarsene. Ma questo ha qualcosa a che vedere con il fatto di sentire che anche la nostra fine è vicina? In altre parole, con la paura che proviamo al pensiero che arriverà quel giorno anche per noi oppure quando vediamo in qualcuno in fin di vita un riflesso della nostra morte? Il fatto è che la morte ci ricorda che siamo vulnerabili e finiti, rivela al nostro Io, così come lo conosciamo, indipendentemente dal fatto che possa cambiare o meno, che prima o poi sparirà.

Tuttavia, alcune persone ingigantiscono questo sentimento al punto di sviluppare una vera e propria fobia verso la morte, di diventare completamente intolleranti con tutto quello che ha a che fare con il mondo della morte, quindi la paura si trasforma in panico irrazionale.

Una delle fonti che creano confusione è il fatto che la paura della morte, in qualche modo, ci tiene costantemente in allerta ed evita che ci esponiamo a situazioni di pericolo. Tuttavia, quando questa paura si fa estrema e si trasforma in fobia, può essere davvero invalidante. Ecco perché si parla di paradosso, infatti la paura della morte al tempo stesso ci impedisce di vivere.

La paura della morte può sollevare altre paure, come la paura del dolore, del buio, delle cose sconosciute, della sofferenza, del nulla… Sentimenti che l’immaginazione, le tradizioni, le leggende hanno trasmesso di padre in figlio e che finiscono per tormentarci, impedendoci di vivere appieno la nostra vita.

D’altra parte, la morte di una persona cara, oltre a ricordarci che siamo esseri fragili, si accompagna a sentimenti di perdita che minano le nostre difese cognitive e ci rendono più vulnerabili ai pensieri negativi ossessivi.

Per quanto riguarda l’origine di questa paura, molti esperti ritengono che dipenda dal fatto che ci hanno insegnato ad averla. Come? Uno dei modi in cui impariamo ha a che vedere con l’imitazione di quello che fanno gli altri. Ad esempio, se vediamo qualcuno togliere in fretta la mano da un determinato luogo, allora pensiamo subito che ci sia qualche forma di pericolo e ce ne ricorderemo, quindi non allungheremo mai la mano. In genere, se vediamo qualcuno aver paura di qualcosa e non abbiamo molte informazioni a riguardo, allora automaticamente pensiamo che ci sia qualcosa di cui aver paura.

Quando la paura non è ancora diventata fobia e semplicemente si tratta di una forma di reazione, non invalidante e che non ci condiziona in alcun modo, alcune strategie per tenerla sotto controllo sono:

– Accettare l’idea. La morte esiste e questo non si può cambiare. Cambia quello che fate fino a quel momento.

– Credere fermamente in qualcosa. Indipendentemente che sia vero o meno, la fede ha spesso un grande potere nel mutare i sentimenti.

– Puntare l’attenzione su qualcos’altro. Non permettete alla vostra coscienza di dedicarsi a questa paura o a questo pensiero. Potete farlo mentalmente, ad esempio pianificando quello che farete il giorno successivo, oppure per quanto riguarda il comportamento, ad esempio chiamando vostro marito o moglie per chiedergli/le come sta andando la giornata.

Se questo pensiero comincia a generare in voi un grande malessere, i pensieri si fanno sempre più ricorrenti e la paura condiziona la vostra vita, allora è il caso di consultare uno specialista. In questo senso, i ricercatori Mercedes Borda Mas, M.ª Ángeles Pérez San Gregorio e M.ª Luisa Avargues Navarro, dell’Università di Siviglia, hanno pubblicato un interessante studio sull’argomento in cui vengono descritte l’applicazione e la valutazione di un trattamento cognitivo-comportamentale in cui sono state utilizzate tecniche di controllo dell’attivazione, tecniche dell’esposizione (esposizione immaginaria e dal vero e inondazione immaginaria), così come tecniche di ristrutturazione cognitiva.

Dal Sito: lamentemeravigliosa.it 

venerdì 13 aprile 2018

L’accettazione come fase di sviluppo personale


Nella vita vi troverete sempre in situazioni che immaginavate diverse. L’unica soluzione per mantenere l’equilibrio del vostro benessere emotivo è quella di adottare la tecnica dell’accettazione. Accettare quello che non potete cambiare è di vitale importanza per andare avanti e vivere serenamente la vostra vita. Chi non ha mai desiderato vivere una realtà diversa da quella in cui si trova? Chi non ha mai commesso errori? Chi non si è mai risentito del comportamento o dello stile di vita di un’altra persona? Di fronte a qualsiasi circostanza che vi faccia star male, valutate se potete fare qualcosa per risolverla o cambiarla. Immaginate un piano di azione per migliorare la vostra vita. In caso contrario, qualora, cioè, non poteste fare nulla per cambiare la situazione, per andare avanti dovete semplicemente accettare la realtà così com’è, altrimenti soffrirete più del necessario. Lottare contro una realtà immobile ed immutabile comporta un’inutile e dolorosa perdita di tempo e di energie. Solamente con l’accettazione potrete vivere liberamente e serenamente.

Accettare non significa conformarsi

A seguire faremo una distinzione tra l’accettazione e il conformarsi:

Come tutti sapete, nella vita non va sempre tutto bene. In questo senso, l’accettazione è una forma di tolleranza, però con una tendenza all’azione. Si può convivere con una situazione sgradevole senza soffrirne troppo. Non si tratta solo di questo, infatti bisogna focalizzare il proprio interesse e la propria attenzione su qualcos’altro, bisogna cercare di aprire nuove porte. Accettare significa abbandonare una lotta contro qualcosa che non ha soluzione e cercare altre strade che ci permettano di vivere la vita che desideriamo. Nei confronti di una realtà che non si può cambiare, l’atteggiamento è: “Questo è quanto, non posso farci nulla, lo accetto e vado avanti con la mia vita per vedere in quale altro modo posso raggiungere i miei obiettivi”

Quando non tolleriamo una situazione, ci adattiamo o conformiamo ad essa. Visto che le cose non vanno come ci aspettavamo, ci chiudiamo in un guscio senza agire e/o reagire. Avvertiamo emozioni negative e ci arrendiamo, credendo di non poter migliorare la nostra vita. Abbiamo pensieri del tipo: “Non posso fare nulla per cambiare la mia vita, sono sfortunato/a e sarò sempre infelice”. Ci lamentiamo e facciamo le vittime, perdendo la speranza di un futuro migliore. Non apriamo la mente a nuove possibilità e gettiamo la spugna, adattandoci a vivere la vita che non ci piace, senza muovere un dito per cambiarla. Questo genera una forte frustrazione.

Il vostro futuro è nelle vostre mani

Accettate la realtà e fate qualcosa di costruttivo per uscire da ciò che vi rende infelici. Non può andare sempre tutto bene e non tutte le persone sono uguali, per questo l’accettazione sarà la vostra migliore alleata contro una vita stressante.Aprite la mente a nuovi orizzonti e ricordate che, anche se la vostra vita non è come l’avevate desiderata, può esserlo in futuro se seminate bene nel presente. Tutti abbiamo il potere di indirizzare e cambiare la nostra vita. Non dimenticate che un piccolo passo, una piccola azione, diventeranno qualcosa di grande e importante nel vostro futuro.

Dal Sito: lamentemeravigliosa.it