mercoledì 14 agosto 2019

Secondo uno psicologo, l ansia è un riflesso dell intelligenza

L’ansia è un problema con cui molte persone devono confrontarsi quotidianamente e ciò genera disagio e insicurezza in coloro che ne soffrono. Tuttavia, uno studio psicologico afferma che chi sperimenta questo disturbo tende ad essere più intelligente e più abile nella risoluzione dei problemi.

Di seguito la ricerca che può nutrire grandi speranze per coloro che stanno attraversando un episodio di ansia e che possono sentirsi molto soli o incompresi.

Cos’è l’ansia e come si manifesta

L’ansia è il disturbo psicolgico di maggior rilievo a livello globale e, secondo i dati dell’OMS ne soffrono più di 260 milioni di persone. Tra i sintomi più comuni ci sono la sudorazione eccessiva, le palpitazioni, l’aumento della tensione muscolare, respiro affannoso, dolori fisici, tremolii, dilatazione delle pupille, inquietudine e preoccupazione eccessiva.

L’ansia e la sua relazione con l’intelligenza

You know what they say about an apple a day…

Posted by House on Wednesday, 18 June 2014

Il Dottor David Barlow, fondatore e direttore del Center for Anxiety and Related Disorders della Boston University, ha realizzato uno studio in cui sostiene che l’ansia è legata all’attività intellettuale. Partendo da un viaggio attraverso diversi approcci realizzati nel corso della storia del disturbo d’ansia, come quelli di Darwin, Kierkegaard e Liddell, lo psicologo ha spiegato che questo disturbo può generare un alto livello di consapevolezza dell’esistenza e di cosa significhi essere vivi. Per questo, si può affermare che l’ansia si presenta come un’ombra dell’intelligenza.

Il lato positivo dell’ansia

L’ansia, come capita anche con la sensazione di panico, secondo il dottor Barlow, funziona come un motore per risolvere i problemi che si presentano nella vita quotidiana in un modo più efficace, poiché mette in marcia i meccanismi di difesa e di sopravvivenza. Ciò si traduce nella ricerca di soluzioni migliori ai conflitti, nella ricerca o nella richiesta di aiuto, se necessario, e nella ricerca di alternative per raggiungere obiettivi fissati in diversi ambiti.

Qual è la cura

Nel suo libro “The Experience of Anxiety“, il Dottor Barlow afferma che, anche se le persone investono grandi quantità di denaro per trovare una cura, l’ansia è parte della stessa essenza dell’essere umano e ha una funzione protettrice. Pertanto, non si tratta di una malattia che deve essere curata, ma di un disturbo che ha una terapia. Per questo, esistono molti trattamenti che aiutano le persone che soffrono di ansia ad affrontare queste crisi e ad uscirne.

Grazie a questo studio, ora le persone che presentano i sintomi dell’ansia possono stare più tranquille quando sperimentano questa sensazione. Chiaramente, sempre e quando questi non diventino talmente insopportabili da compromettere la salute o la qualità della vita. Al contrario, si raccomanda sempre di consultare uno specialista per trattare le crisi il prima possibile.

Il mostro dentro noi: l’ansia che blocca la vita


Capita a tutti, in alcuni momenti, di sentire un nodo alla gola che impedisce di respirare, uno stato di malessere e intorpidimento generale che porta ad estraniarsi dal mondo per alcuni momenti. L’

Quando, però, gli episodi d’ansia diventano frequenti ed immotivati, le cose cambiano.

Non si capisce perché, non se ne conosce la natura: semplicemente la serenità e la tranquillità di un momento, vengono interrotti bruscamente, spazzati via senza remore. È come se, tutto ad un tratto, un manto nero spesso e invisibile avvolgesse il corpo, stringendolo in una morsa violenta e soffocante. Penetra nella pelle, prende possesso di ogni cellula del corpo. I battiti accelerano, uno dopo l’altro riecheggiano nel torace, scandendo un tempo che sembra non voler passare mai. Il respiro non è più il tuo, diviene frammentato e incontrollabile mentre un peso in piombo prende il posto della pancia, un mattone che rende pesanti e lenti, rallenta i movimenti e i passi mentre la vita scorre attorno. Il mondo va avanti e tu rimani dietro, dieci passi più indietro. Le gambe tremano, i movimenti diventano sconnessi e scoordinati. Tutto diviene ovattato, lontano, come se si vivesse in una bolla di vetro che tiene separati da tutto e tutti: dai cari, dall’ambiente che circonda, dalle cose più amate. Da se stessi.

Ci si sente scollegati, distanti, estranei: la mente è paralizzata, congelata. Qualcosa nel cervello crolla, la mente non controlla più il corpo, il corpo non riconosce più la mente: entrambi viaggiano su due binari distinti, verso un tunnel buio e freddo che sembra non terminare mai. Si diventa automi, senza vitalità né sentimenti né nulla: vuoti, freddi, terrorizzati e spaventati.

Poi tutto finisce. Non si sa perché è cominciato, non sai sa perché è finito. Rimane solo la confusione e lo smarrimento.

La vita cambia di colpo. Da un momento all’altro le cose più semplici divengono impossibili: respirare, muoversi, camminare, studiare, fare la spesa, parlare con la gente, guidare o prendere i mezzi pubblici, uscire la sera con gli amici. Tutto diviene un peso esorbitante, un enorme fardello su una schiena stanca e distrutta. La voglia di fuggire, dal proprio spazio, dal corpo, dalla mente è tanta. Si cerca sicurezza, serenità, quella tranquillità che non si riesce più a trovare, neanche la notte quando si tenta, invano, di precipitare nell’oblio dei sogni.


Attacchi di panico, disturbi d’ansia, depressione, agorafobia: patologie che, purtroppo, ancora oggi suonano astratte, ma che colpiscono una vasta parte della popolazione. Patologie, che in alcuni casi divengono vere e proprie malattie, che rendono invalidante il soggetto, che precludono la possibilità di vivere la propria vita, che rendono insopportabile la quotidianità.

La vergogna che si prova nel riconoscersi nei sintomi, nello stare male senza alcuna causa apparente, nel sentirsi continuamente fuori posto, porta all’isolamento, a non parlare con nessuno, a tenere tutto dentro. «È stupido, ci sono persone che hanno dei motivi veri per voler mollare tutto, per sentirsi schiacciati e pressati», ci si continua a ripetere.

Attualmente sottovalutiamo il benessere della mente. Ancora oggi, non siamo in grado di riconoscere i campanelli d’allarme che portano una persona a soffrire di forti attacchi d’ansia, depressione, panico. Ancora oggi, non riusciamo a prevenire. Ed è triste sapere che, probabilmente, la persona accanto a noi sul pullman sta combattendo una silenziosa battaglia contro l’impulso di urlare e scappare via. Una faticosa battaglia contro se stessa, per rimettere assieme i cocci della propria vita, raccogliere il salvabile, eliminare il superfluo, accettando i segnali del corpo che parlano di un disagio mentale. Difendendo e liberando dal mostro del panico, la propria vita.

«Ma se ne esci, sei un’altra persona, e spesso migliore. Ti costringe a prendere in mano la tua vita, a fare scelte importanti, riordinando le tue priorità. Riesci a dare il giusto peso ai problemi, perché – diavolo! – niente terrorizza come un attacco d’ansia. E per lo stesso motivo rinasci con mille nuove forme di consapevolezza». Leggiamo da una testimonianza di una giovane donna pubblicata su TPI.

Dal Sito: mifacciodicultura.it

domenica 11 agosto 2019

La psicoterapia

Con il termine "psicoterapia" s'indica un tipo di trattamento che ha l'obiettivo di risolvere o ridurre determinati problemi a livello psicologico, cambiando quegli schemi mentali, quelle emozioni e quei comportamenti che li causano. Questa terapia si svolge tra il paziente e un professionista specializzato in psicoterapia che avrà il compito di mettere in atto strategie e procedimenti specifici per migliorare la vita e il benessere psico-fisico del paziente.

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Chi è e cosa fa uno psicoterapeuta?

Lo psicoterapeuta è uno specialista che si è laureato in medicina o in psicologia, con relativa iscrizione all'ordine corrispondente, e che si è ulteriormente specializzato in psicoterapia. I corsi per diventare psicoterapeuta sono quelli riconosciuti dal Miur. In questa fase della formazione, il professionista può scegliere fra diversi tipi di specializzazione, dalla psicoterapia comportamentale a quella psicoanalitica.

Il compito dello psicoterapeuta sarà quello di aiutare il paziente ad alleviare e a superare il disturbo psicologico di cui soffre, utilizzando strategie e tecniche apprese durante il suo percorso di formazione.

Perché ricorrere alla psicoterapia?

Iniziare un percorso di psicoterapia può essere di grande aiuto quando ci si rende conto di un peggioramento del proprio benessere psicologico. Ciò può succedere a causa dell'apparizione di un disturbo psicologico determinato, come depressione o ansia, o in presenza di una situazione che non si sa come affrontare, come un lutto o un divorzio. In generale, la psicoterapia può essere d'utilità per migliorare il proprio benessere psico-fisico e per intraprendere un percorso di crescita personale.

A chi è destinata la psicoterapia?

Non esiste un profilo concreto di persona che dovrebbe seguire un percorso di questo tipo. La psicoterapia, infatti, è destinata a chiunque, indipendentemente dall'età, dal sesso e dal motivo. Fra le persone che possono trarre maggiori benefici dalla terapia troviamo quelle che soffrono di un disturbo psicologico determinato, come il disturbo ossessivo-compulsivo, la depressione o un tipo di dipendenza. Nonostante ciò, la psicoterapia può essere utile anche per chi non soffre di una patologia concreta ma vuole iniziare un percorso di crescita personale e uscire dalla propria zona di confort.

Quali sono le differenti scuole di psicoterapia?

Nel corso dei decenni, sono nate diversi tipi di psicoterapie basate su teorie diverse, le cosiddette "scuole di psicoterapia". Fra le principali troviamo:

  • scuola umanistica: nata negli anni '70 dalla teoria di Carl Rogers e Abraham Maslow;
  • scuola sistemica: teoria formulata dall'austriaco Ludwind Von Bertalanffy;
  • scuola comportamentale: nata nel secolo scorso principalmente dalle teorie di Ivan Pavlov e B. F. Skinner.

Quali sono le varie tipologie di psicoterapia?

Nel tempo, dalle diverse teorie e scuole di psicoterapia si sono sviluppati diversi approcci che, pur avendo lo stesso obiettivo, utilizzano strategie e punti di vista differenti. Fra i principali tipi di psicoterapia troviamo:

  • psicoanalisi: si basa sulle teorie di Sigmund Freud e sul concetto che molti dei disturbi psicologici scaturiscono da conflitti presenti nell'inconscio;
  • psicoterapia cognitivo-comportamentale: basata sulla teoria cognitiva e su quella comportamentale, si basa sull'analisi e sul cambiamento di pensieri e comportamenti disfunzionali;
  • psicoterapia breve strategica: si basa su poche sedute che tendono a modificare quei comportamenti che causano il disturbo;
  • terapia della Gestalt: si concentra su una visione olistica, ossia prende in considerazione l'insieme e il qui e ora;
  • analisi transazionale: si basa sulle interazioni sociali e sulle esperienze vissute durante la fase dell'infanzia;
  • terapia sistemico-relazionale: basata sul lavoro con la famiglia e sulla coppia, è una terapia che si basa principalmente sulle relazioni interconnesse tra il paziente e il sistema attorno a lui, e che mira a restaurare relazioni disfunzionali o dinamiche non adeguate per il benessere non solo del paziente stesso ma anche di tutte le figure che gravitano attorno a lui.

Come so se la psicoterapia sta funzionando?

Dopo alcuni mesi di sedute, è necessario rendersi conto se il percorso psicoterapeutico sta iniziando a dare i suoi frutti. Innanzitutto, è indispensabile che si crei un vincolo di fiducia e un approccio non giudicante fra terapeuta e paziente. Pur essendo un processo continuo e piuttosto lento, il paziente dovrà constatare se la psicoterapia sta portando con sé i primi cambiamenti positivi. In caso contrario, è preferibile parlarne direttamente con lo psicoterapeuta e, eventualmente, decidere di cambiare professionista.

Dal Sito: guidapsicologi.it 

Come essere felici: 3 gesti immediati




Piccoli gesti immediati per essere felici.

“La suprema felicità della vita è essere amati per quello che si è o, meglio, essere amati a dispetto di quello che si è.”

Victor Hugo

Ritengo che la ricerca della felicità sia un percorso lungo, fatto di grandi scelte di vita, ma anche di piccole conquiste quotidiane.

Personalmente sono ancora alla ricerca della felicità, ma nel corso della mia vita ho imparato a riconoscere alcuni semplici gesti che hanno trasformato immediatamente il mio stato d’animo, dandomi quel senso di leggerezza, determinazione, invicibilità, euforia, che amo racchiudere nel termine: felicità.

Qui di seguito voglio parlarti di 3 gesti immediati, che per me si sono dimostrati estremamente efficaci nel rendermi meno preoccupato e più felice.

1. Confessa una cosa di cui ti vergogni

Ma come?! viviamo in una società competitiva, dove chi mostra il più piccolo segno di debolezza è immediatamente emarginato e tu mi vieni a raccontare che dovrei mettermi a confessare qualcosa che mi mette a nudo?!

Si. Confessare un tuo difetto, una cosa di cui ti vergogni, toglie alla tua debolezza il suo potere.

Non fraintendermi, non si tratta di confessare al mondo intero i tuo segreti più intimi: sarebbe stupido. Devi scegliere accuratamente la persona, o le persone, a cui senti di confessare una tua debolezza. Potrebbero essere i tuoi genitori, il tuo partner o i tuoi amici più cari.

Poter essere con queste persone completamente te stesso, senza dover fingere o simulare quello che non sei, ti darà un immediato senso di intensa felicità.

Non solo. Confessare una cosa di cui ti vergogni a persone a cui tieni, è un eccezionale strumento di crescita personale: da questo momento in poi sarai responsabile, non solo di fronte a te stesso, ma anche di fronte a persone per te speciali, di ogni passo che compirai per migliorarti, per superare i tuoi difetti e raggiungere i tuoi obiettivi.

2. Aiuta qualcuno che non conosci

Ti sei mai chiesto perchè quasi nessuno si rifiuta di dare delle indicazioni ad un viaggiatore un po’ confuso?!

Semplice: ti fa stare bene.

Ma cos’è che ti fa sentire realmente bene di questo piccolo gesto? prova ad indovinare… si esatto! è il sentirti utile che ti rende felice.

Ecco allora un altro gesto pratico ed immediato per essere felici: aiuta qualcuno che non conosci, in modo incondizionato, ovvero senza aspettarti nulla in cambio.

Approfitta delle occasioni che ti capitano ogni giorno:

  • Offri a qualcuno di sedersi al tuo posto sul bus/tram/metro.
  • Lascia passare alla cassa del supermercato quel tipo che ha solo uno shampoo in mano (io!).
  • Aiuta la vecchina a compilare quel modulo alle poste.

Ma soprattutto… dai le indicazioni giuste a quel tedesco! ;-)

Nel mondo anglosassone hanno coniato il termine: Random Act of Kindness (RAK: gesti casuali di gentilezza); noi italiani che non abbiamo nulla da imparare dagli anglosassoni la chiamiamo semplicemente… cortesia.

3. Affronta qualcosa che ti spaventa

Veniamo all’ultimo dei 3 gesti che danno immediata felicità: affronta una tua paura.

Ti riesce difficile pensare che dover fare qualcosa che ti spaventa possa renderti felice? beh.. potresti sorprenderti.

Prova questo piccolo esercizio pratico:

  • Fai una lista ordinata delle 5 cose che ti spaventano maggiormente, partendo dalla più terrificante.
  • Prendi l’ultima cosa che hai scritto ed immagina un gesto, anche piccolissimo, che puoi compiere per affrontare questa paura (hai paura di volare? allora limitati a prendere il bus per l’aeroporto).
  • Poniti come obiettivo quello di compiere questo piccolo gesto entro i prossimi 3 giorni. Mi raccomando è importante non procrastinare!
  • Chiudi gli occhi e… VAI!

Superare questa piccolissima sfida ti renderà entusiasta. Ora pensa a come ti sentirai dopo aver superato tutte e 5 le paure scritte sul tuo foglietto… lo stai immaginando? si… felicità allo stato puro.

Conosci anche tu gesti immediati che ti rendono felice? condividili nei commenti!

Foto di greekadman

Dal sito: efficacemente.com

sabato 10 agosto 2019

Paola Turci/ L’incidente e il dramma degli attacchi di panico 


Paola Turci protagonista di Techetechete’ dopo il suo grande ritorno al Festival di Sanremo. Non è un periodo facile per lei.

Paola Turci è tornata in auge come cantante dopo la sua partecipazione al Festival di Sanremo nel 2017. In quell’occasione, portò un brano che per lei è emblematico, dal titolo Fatti bella per te. Il valore del giudizio degli altri, per lei, è sempre stato alto. Poi ha imparato a farci i conti come si deve, e dopo l’incidente e quella brutta cicatrice si è detta che si sarebbe amata lo stesso. “Ho spinto ‘stop’ e non le ho sentite più: le timidezze, le insicurezze profonde che mi rimpicciolivano. E sono rinata, senza inibizioni”. Questa sera, a Techetechete’, si ripercorrerà in parte la sua carriera, dai primi successi fino all’Ultimo ostacolo, il brano che ha presentato a Sanremo 2019. “Le canzoni spesso servono a trattenere un momento, a farci tornare in un ‘lì’. Nel mio, sto per perdere mio padre. O almeno è quel che credo. Perché poi è successo che non ne ho mai parlato così tanto come da quando se n’è andato”. Lo racconta in un’intervista a Vanity Fair: “Non è stato un supereroe: avevamo un rapporto di simpatia, ma non sono mai dipesa da lui. Poi l’ho visto nell’ultimo respiro, ho ascoltato le sue ultime parole: ‘Dimmi, cara’. E ora lo ritrovo quando attraverso le porte affrescate e strette. Arriva senza che io lo cerchi”.

Paola Turci e gli attacchi di panico

Per Paola Turci non è stato facile ricominciare. Nei mesi seguiti all’ultimo Sanremo ha avuto un nuovo crollo: “Come la fine della festa, svegliarsi la mattina dopo. Sei contenta, ma hai un gran cerchio alla testa, e domande aperte senza risposte. Ho avuto un down fisiologico”. Adesso si definisce una “fiamma in mezzo al vento”, fragile, ma sempre in verticale. E come una fiamma ondeggia, ma per adesso non si spegne: “Da quando mi alleno so che non si può essere sempre in perfetta forma. Il corpo non sostiene a lungo la tensione. All’onda che va su, segue quella che va giù”. Insomma, questo stato d’animo è in fondo uno stato anche fisico. “Un po’ di vuoto, barcollamento emotivo. Capita dal niente di non respirare più, che il pianto salga alla gola. Gli attacchi di panico non li avevo mai conosciuti. Poi al concerto di Emma, io e Giorgia ci siamo sedute in mezzo alla gente: aumentava e non ci ho capito più niente. Mi sono alzata. Facendomi largo a spintoni sono corsa fuori, in lacrime, spaventando tutti”. I demoni interiori, dice, riesce bene o male a fronteggiarli. Questa sua lotta la traspone anche nei testi: “Piove però siamo fuori pericolo/riusciremo a respirare nel diluvio universale”, canta nell’Ultimo ostacoloRimpianti non ne ha, eccetto uno. Ha perso un grande treno, quello con l’altra metà: “Per questo mio essere istintiva, curiosa, sperimentatrice. Seguire i richiami. E non far pace con l’abitudine”. Dopo suo padre, “nessuno è valso la pena”.

Dal Sito: ilsussidiario.net

Per Superare Un Attacco Di Panico, Devi Accoglierlo


Cosa provoca l’attacco di panico

L’attacco di panico nasce nella mente e colpisce il corpo, è fatto di un mix esplosivo di ansia ed emozioni non metabolizzate. Aggiungici una bella spruzzata di pensieri catastrofici e il cocktail è servito!

Se la responsabilità di questo evento è da imputare alla testa, purtroppo tocca al corpo fare il lavoro sporco: per evitare che la quantità abnorme di energia mobilitata dall’ansia ti faccia visceralmente del male (non dimentichiamoci che le emozioni lavorano a stretto contatto con gli ormoni), il corpo è costretto a trovare una valvola di sfogo in grado di smaltire in poco tempo tutta questa energia.

Si può dire che l’attacco di panico può essere innescato da pensieri catastrofici e da emozioni molto forti; ma a volte anche l’assunzione di sostanze eccitanti può avere un ruolo rilevante: come l’abuso di caffè che può provocare tachicardia, per esempio.

Pensieri catastrofici /stress troppo intenso /evento destabilizzante → Tempesta emotiva (+ sostanze eccitanti) = possibile attacco di panico

L’attacco di panico è un episodio dove l’ansia raggiunge un livello abnorme e può durare da una manciata di minuti a 20 minuti (in casi rari) durante i quali si può riscontrare i seguenti sintomi:

• Palpitazioni, tachicardia
• Sudorazione
• Brividi o vampate di calore
• Tremori
• Sensazione di soffocamento
• Dolore o fastidio al petto
• Nausea o disturbi addominali
• Sensazioni di sbandamento, senso di svenimento
• Derealizzazione o depersonalizzazione
• Paura di perdere il controllo o di impazzire
• Paura di morire

Quando gli attacchi di panico hanno tendenza a ripetersi, si parla di disturbo di panico.

L’attacco di panico è come un’onda emotiva anomala che rompe gli argini, la potenza delle emozioni si scatena in maniera incontrollabile e travolge tutto sul suo passaggio dandoti l’impressione di perdere il controllo. Vorrei rassicurarti su un punto fondamentale: non stai perdendo la testa o impazzendo, sei semplicemente stato esposto ad un livello di stress talmente alto che il tuo corpo è stato costretto a premere il pulsante di emergenza per permettere a quell’energia dirompente di essere espulsa fuori.

Ansia, che fare quando il troppo storpia

Cosa fare quando ti ritrovi confrontato a questo tsunami emotivo? Non puoi opporti o bloccare l’evento perciò la soluzione migliore è imparare a surfare. La prima cosa da fare è accogliere l’onda rendendosi conto che è in atto un attacco di panico quindi occorre calmare i pensieri e focalizzarsi sul respiro per spingere la mente fuori dal circolo vizioso che ha creato.

Durante un attacco di panico, la “fame d’aria” dovuta al senso di soffocamento porta ad un’iperventilazione che può causare formicolio, senso di sbandamento, accelerazione cardiaca, ecc. Per ripristinare un ritmo cardiaco regolare e “surfare sull’onda”, sarà utile respirare svuotando bene i polmoni prima di inspirare (e/o respirare in un sacchetto di carta) per ripristinare il giusto equilibrio tra ossigeno e anidride carbonica. In poco tempo, la situazione tornerà alla normalità, al livello fisico almeno.

Se le barriere cadono, puoi allargare i tuoi confini

L’attacco di panico fa crollare tutto per un momento, e da un certo punto di vista, può anche rappresentare un aiuto: spesso sono le persone perfezioniste, che danno sempre il massimo, che non si danno il diritto all’errore, a soffrire maggiormente di ansia. L’attacco di panico le costringe a ridimensionare la causa del loro malessere e a dover fare un lavoro introspettivo per uscire dal circolo vizioso che rischierebbe di instaurarsi altrimenti.

Il panico arriva quando i muri della nostra mente si avvicinano sempre più, fino al momento in cui lo spazio dentro di noi è talmente stretto che l’unica via d’uscito per non rimanere schiacciato è fare esplodere tutto, ed è a questo che serve l’attacco di panico: a fare crollare le barriere che ci opprimono dentro con un’esplosione talmente violenta da farci temere per la nostra vita e/o salute mentale. L’ironia della sorte vuole che rimaniamo terrorizzati dall’esplosione che ci salva e non dai meccanismi infernali della nostra mente che ci avrebbero schiacciato come moscerini.

“GLI DÈI CHE ABBIAMO RIMOSSO DALLA NOSTRA CONSAPEVOLEZZA NELL’INCONSCIO, SONO DIVENTATI SINTOMI.”
(CARL GUSTAV JUNG)

La verità è che dentro di noi c’è un’energia enorme che desidera essere canalizzata in qualche modo ma che sotto l’effetto dello stress ci si ritorca contro: quando ci toglie il respiro e ci fa tremare come una foglia, allora ci rendiamo conto della sua potenza.

Ma immagina per un momento quello che saremo in grado di fare se riuscissimo a convogliare tutta questa potenza in uno scopo preciso se, invece di soffocarci, ci permettesse di spiccare il volo. E se imparassimo a governare i nostri impulsi interiori, a direzionare quel furore che abbiamo dentro affinché ci dia la spinta necessaria a raggiungere i nostri obiettivi invece di subirli senza capire cosa ci sta succedendo, cosa saremmo in grado di fare?

“SE HAI DELLE FORZE E NON LE USI, PRIMA O POI TI SI RIVOLTERANNO CONTRO.”
(PROVERBIO CINESE)

Magari potremmo imparare qualcosa da questi attacchi di panico e lavorare su di noi affinché i meccanismi mentali in grado di mobilitare così tanta energia da farci venire un attacco di panico lavorino a nostro favore per una volta.

A conti fatti, abbiamo due possibilità che si offrono a noi: possiamo continuare a lamentarci che nessuno ci abbia dato il libretto di istruzioni della nostra testa e delle nostre emozioni, oppure possiamo decidere di riprendere i redini della nostra mente in mano e fargli capire chi comanda. Certo, occorrerà tempo e fatica, e magari l’aiuto di uno psicoterapeuta, per conoscersi meglio ma sarà sempre meglio che rimanere alla merce degli eventi.

Dal Sito: eticamente.net

Ansia, come si manifesta? Ecco come ridurla in poche semplici mosse



L’ansia è un qualcosa che travolge e lascia inermi. Ma come riconoscerla e vincerla in poche semplici mosse?
I disturbi d’ansia sono fra i più diffusi al mondo e non vanno sottovalutati. L’ansia è uno stato emotivo, associato ad una condizione di allerta e paura nei confronti di tutto ciò che è all’esterno. Ma si può ridurre in qualche modo?

Che cos’è l’ansia?

I sintomi di questo stato emotivo sono vari e diversi vanno dal nervosismo all’apprensione, insonnia – crisi di pianto, dalla palpitazioni ai crampi allo stomaco fino all’apnea.

Questo stato arriva all’istante e quando arriva la maggioranza di noi vorrebbe liberarsene, ma più si cerca di non pensarci e più si rimane imprigionato.

Spesso si ricorre agli psicofarmaci per bloccare queste sensazioni negative, rischiando solo di bloccare il sintomo ma non di arrestare la causa. Esiste però un modo diverso per affrontare l’ansia e consiste nel considerarla un’alleata preziosa.

Bisogna sapere che di fatto ci allerta su un qualcosa che emotivamente ci crea uno stato emotivo di agitazione e paura.

I sintomi che si manifestano

I sintomi che la accompagnano sono psicosomatici specie nelle persone che soffrono d’ansia nelle forme croniche.

Tachicardia, cefalea, vampate di calore e sudorazione eccessiva sono alcune avvisaglie che qualcosa dentro di noi non sta funzionando a dovere.

Nella maggior parte dei casi l’ansia patologica è accompagnata da attacchi di panico, crisi acute caratterizzate da paura, palpitazioni e comportamenti disordinati ed afinalistici. Le cosiddette fobie sono invece atteggiamenti di paura reale ma non oggettiva per situazioni contestuali, o animali o altro.

Quando diviene patologica risulta essere necessario rivolgersi agli esperti del settore: occorre infatti un intervento professionale che possa aiutare la persona a gestire i sintomi così fastidiosi e invalidanti.

Il disturbo non solo è il più comune ma anche il terzo disturbo psichiatrico per diffusione.

La psicoterapia per i disturbi di tale entità è indubbiamente il trattamento principale. In particolar modo la terapia cognitivo comportamentale che ha mostrato tassi di efficacia elevatissimi nella cura dell’ansia e dei suoi disturbi.

Come gestire l’ansia?

Per affrontare l’ansia risulta essere necessario rompere gli schemi abituali, con la messa in atto di azioni opposte. E’ possibile?

La patologia risulta essere un meccanismo di difesa generato dall’individuo stesso di fronte a situazioni di pericolo.

Di solito situazioni stressogene, nel quale ci si ritrova imprigionati, come relazioni sbagliate, amori patologici, ideali utopistici o altro generano ansia.

E’ quindi necessario investire il proprio tempo in nuove attività in nuovi interessi, stimolando il cervello e arrivando dove di norma non possiamo arrivare.

Storia della (mia) ansia in vacanza, e di cosa si può fare per non portarla dietro quando si viaggia



Mesi e mesi a sognare le vacanze estive, tanto stress e tanti risparmi accumulati per concederci un viaggio da sogno, poi arriva il fatidico momento di prepararsi al viaggio… e puntuale si presenta l'ansia, scomoda intrusa! Mancano pochi giorni a quel volo che finalmente ci porterà altrove, ma non facciamo altro che immaginare disastri, incidenti, contrattempi, pericoli. Respiro e cuore accelerano, lasciandoci in preda alla paura - per quanto irrazionale possa sembrare a chi ci sta intorno. Non è certo un problema di pochi, anzi: secondo un sondaggio dell’Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico del 2019, al quale hanno risposto oltre 700 soggetti tra i 19 e i 60 anni, il 79% dei partecipanti durante l'ultimo mese ha avuto manifestazioni fisiche frequenti e intense di ansia, mentre il 73% si percepisce come una persona molto apprensiva che si preoccupa facilmente di piccole cose/situazioni. Il 68%, inoltre, dichiara di avere non poco disagio quando si trova lontano da casa o da luoghi familiari, mentre il 91% dei partecipanti trova spesso difficile rilassarsi.
Chi soffre d’ansia può sentire che i sintomi peggiorano a ridosso di un viaggio, complici le aspettative sulle cose nuove che si vedranno e sui cibi diversi che si proveranno, ma anche l’idea di abbandonare le vecchie abitudini - uno dei più grandi desideri di tutti, ma allo stesso tempo un grande stress per chi ama vivere in modo regolare, in un ambiente familiare e con orari precisi. Come ha spiegato Colleen Reichmann, psicologa clinica di Philadelphia, a Forge: “Provare incertezze è probabilmente la parte del viaggio che più provoca ansia, anche se non ci rendiamo conto che sta succedendo. Forse è solo qualcosa che ribolle da qualche parte nel subconscio, ma in ogni caso succede”. Long story short, è comune provare un picco di ansia mentre viaggiamo, ma non dobbiamo permettere che ciò ci rovini le vacanze. Come spiega la Reichmann, l’ideale sarebbe trovare uno psicologo che ci guidi con approccio personalizzato, ma esistono anche strategie per gestire l'ansia mentre siamo lontani da casa.

Scegliere il viaggio giusto per noi

La prima è quella di analizzare la nostra esperienza precedente, comprendere e anticipare i modi in cui un viaggio può scatenare l’ansia, secondo Reichmann. L’importante è essere completamente onesti con noi stessi su ciò che siamo (davvero) in grado di gestire. Ad esempio, siamo terrorizzati dall’idea di volare? Allora fare brevi weekend in cui appena atterrati abbiano già l’ansia di ripartire, beh, non è il tipo di “fuga” adatta a noi. Meglio ragionare più attentamente sull’arrivo e sulla partenza in modo da avere il tempo di riprenderci e divertirci prima di rovinarci le giornate pensando allo stress per il volo di ritorno.

Se viaggiamo per lavoro o per qualche altro tipo di obbligo - e non per puro piacere - c’è meno libertà di scelta, ma possiamo anticipare altri trigger. Ad esempio, se dobbiamo volare per una conferenza che dura due giorni, meglio prendere in considerazione l'idea di partire (magari a nostre spese) un giorno prima per familiarizzare con l’ambiente. Acquistare un biglietto dell'ultimo minuto e gettare in valigia due cose per una fuga improvvisa potrebbe sembrare un'idea romantica per alcuni, ma non è detto che debba piacere a tutti per forza. Non dobbiamo vergognarci se abbiamo bisogno di pianificare perché una solida padronanza dei dettagli rilevanti del viaggio ci aiuta a mantenere la calma. Fare qualche ricerca su Google per trovare posti sicuri dove mangiare, ripararci in caso di crisi e riposare è fondamentale per stare al riparo da circostanze impreviste che generano ansia.

Un ripasso generale

Prima di lasciare casa, la Reichmann suggerisce di ripassare tutte le tecniche anti-ansia che in passato ci hanno aiutato a gestire una crisi: esercizi di respirazione, rilassamento muscolare, la scrittura o recitazione di un mantra, meditazioni video o audio, un farmaco d’emergenza da tenere sempre in tasca…Check, check, check e partire già pronti a tutto è la migliore delle strategie. Non abbiamo ancora mai messo alla prova una tecnica? Allora cerchiamo di familiarizzare con lei anche quando siamo calmi. Sì, funzionerà: come spiega l’esperta, una strategia giù collaudata è “come una memoria muscolare per il nostro cervello”.

Parliamo della nostra ansia

Stiamo partendo con amici, familiari e conoscenti? Allora è imperativo capire che le dinamiche di gruppo possono essere particolarmente difficili da gestire quando sentiamo ansia. Il nostro migliore amico potrebbe essere proprio quel tipo di persona che si diverte ad arrivare in aeroporto all'ultimo minuto, cosa che ci fa strabuzzare gli occhi per lo stress dato che preferiamo arrivare con anticipo e sentirci al sicuro ai gate: che fare? Beh, è ovviamente necessario parlargli di come ci sentiamo. Gli esperti suggeriscono di confidare ai compagni di viaggio che soffriamo di ansia - specificando bene quali situazioni possono scatenarla e come invece possiamo calmarla. In un momento in cui ci troviamo ad gestire tante novità, avere il supporto di chi ci vuole bene può fare una super differenza.

Dal Sito: elle.com

giovedì 1 agosto 2019

Meditazione camminata per ridurre ansia e stress



Camminare è uno dei gesti più naturali e semplici del mondo eppure può diventare un potentissimo anti stress.

Solitamente nella vita di tutti i giorni camminare significa semplicemente spostarsi da un punto A a un punto B, poche volte facciamo veramente attenzione e portiamo la nostra consapevolezza all’atto del camminare. Ma devi sapere che una pratica millenaria utilizzata in estremo oriente, e anche qui da noi, per riuscire a stare centrati nel momento presente è proprio la meditazione camminata. Se ripensi a quando eri piccolo probabilmente avrai qualche vago ricordo di come è stato difficile imparare a camminare e allo stesso tempo oggi lo fai continuamente pensando a tutt’altro. Quasi sempre la nostra mente è altrove, si trova a vagare a seguire i pensieri, le emozioni, gli stati di coscienza senza riuscire a considerare la tua pianta dei piedi. La meditazione camminata comporta il prendere consapevolezza e coscienza del fatto che un piede si solleva, si muove in avanti e si appoggia per terra. Detta così sembra molto semplice ma è una pratica che richiede costanza e applicazione perché non siamo abituati a prestare attenzione all’atto del camminare. Quindi riuscire a farlo significa de-automatizzare un comportamento che è diventato abitudinario.

Voglio spiegarti adesso due tipologie di meditazione camminata. 

La prima tipologia è la “Meditazione Vipassana”. Questa comporta un puro e semplice prendere consapevolezza del movimento dei tuoi piedi. Durante la camminata parti da una posizione in piedi (ti consiglio di togliere le scarpe o di utilizzare delle scarpe comode). I piedi sono alla larghezza delle anche, porta la tua attenzione proprio nella pianta dei tuoi piedi. Prenditi un minuto per diventare consapevole dei tuoi piedi respirando in maniera lenta e regolare e prendi coscienza di tutto ciò che c’è intorno a te. All’inizio è utile esercitarsi in un luogo al chiuso ma poi sarà molto bello poter praticare la meditazione camminata anche all’aperto. Non devi far altro che sollevare il piede sinistro portarlo in avanti e poggiarlo delicatamente a terra, a questo punto il peso si sposta proprio sul piede sinistro ed è il destro che si solleva avanza e poggia per terra. Mentre cammini puoi mantenere la tua piena consapevolezza del piede che si solleva avanza e poggia per terra, solleva avanza e poggia per terra. Nel frattempo il respiro è calmo e regolare e lo lasci libero di andare come vuole. Mentre cammini in questo modo prova a prestare attenzione totale ai tuoi piedi, alle sensazioni nel corpo, al respiro e piano piano ti immergi in uno stato di centratura e di meditazione. Ti consiglio di mettere un timer e di farlo inizialmente ogni giorno 5 minuti per poi aumentare a 10 minuti. Quando termini la sequenza puoi fermarti nella posizione di base e rilassarti ascoltando sempre i tuoi piedi.

E’ molto facile che la mente proceda per conto suo, il tuo compito sarà quello di riportarla gentilmente a sentire il piede che si solleva, avanza e si appoggia. Non prendertela con la tua mente, è veramente normale che lei vada via, siamo abituati così quindi accetta il fatto che la mente possa scappare dietro qualsiasi stimolo e prova delicatamente a riaccompagnarla a te. Immagina che la tua mente sia un cucciolo di cane curioso che segue qualsiasi cosa in movimento ed è compito tuoi portarla all’attenzione dei piedi.

Secondo tipo di meditazione camminata si chiama “Kinin” ed è mediata dalla tradizione Zen. E’ molto simile alla meditazione Vipassana che ti ho insegnato, l’unica differenza è che coordini con il respiro i movimenti dei tuoi piedi. Quindi farai una inspirazione portando il piede sinistro in avanti  poggiandolo al suolo, e farai una ispirazione portando il piede destro davanti al sinistro e continuerai così inspirando quando il piede sinistro avanza ed espirando quando avanza il piede destro. Questo tipo di meditazione viene utilizzata ancora oggi nei monasteri zen, favorisce il rilassamento e favorisce la centratura. Prova entrambe le tipologie di camminata meditativa e scegli quella che ti riesce più semplice. Ti consiglio di esercitarti quotidianamente, puoi sceglierti un breve tragitto dentro casa oppure fuori casa per praticare questo tipo di meditazione. E’ molto semplice e molto potente, troverai grandi benefici perché è scientificamente dimostrato che la meditazione riduce i livelli di stress e di cortisolo e favorisce una piena consapevolezza e un maggior flusso energetico all’interno del tuo organismo che facilita la risoluzione dei problemi.

E’ molto bello provare questa meditazione anche in riva al mare su una bella spiaggia, ti consiglio di sperimentarlo un po’ ovunque ed integrarlo all’interno della tua vita come più ti piace come più ti serve. Perché come dice Thich NhatHanh“Il migliore regalo che puoi fare a qualcuno e anche a te stesso è l’attenzione”.

Dal sito: psiche.org

Come Liberarsi dalle Ossessioni o Fissazioni Mentali


Quando pensiamo alle ossessioni ci viene quasi sempre in mente l’immagine della persona che si lava le mani decine di volte al giorno, o quella che è maniaca dell’ordine.

Tuttavia, questi sono gli aspetti più visibili delle ossessioni, sono rituali che ci fanno sentire calmi ma che spesso non sono nemmeno la parte più inquietante della situazione. In realtà, in molti casi, il vero problema è all’interno della nostra mente. E consiste nel fatto che i problemi ricorrenti possono arrivare ad essere molto fastidiosi.

Si potrebbero definire ossessioni (o fissazioni mentali) quegli stimoli negativi che martellano nel cervello senza riuscire a trovare via d’uscita. Una tendenza, un’abitudine fa sì che un pensiero o una varietà di pensieri tormenta la mente mettendo a rischio tutte le altre sfera della propria vita. Ma si potrebbe anche trattare di un comportamento anziché un pensiero; un atteggiamento continuamente ripetuto senza che l’individuo se ne renda conto.

Quando le fissazioni sono pensieri (fissazioni mentali)

La tua mente non fa che focalizzarsi su un determinato pensiero (ossessivo) e non c’è distrazione che possa interrompere questo ciclo. Ormai è diventato spontaneo e inevitabile che ogni giorno dalla mattina alla sera il tuo pensiero fisso sia quello. Sopra ogni altra cosa, più importante di ogni altra mansione prevale lui tanto che ormai per te fa parte della normalità e non riesci a visualizzare la tua vita senza di esso. Non importa se questa modalità di pensiero risulta distruttiva nei confronti del tuo appagamento interiore o delle tue relazioni.

E quando si tratta di comportamenti? (comportamento ossessivo)

Nel caso dell’atteggiamento è importante sottolineare che ci sono due tipi di fissazione che io ho diviso in: comportamenti impulsivi e comportamenti rassicuranti.

Comportamenti impulsivi: senza renderti conto esegui continuamente lo stesso gesto banale (picchietti il dito o la mano sugli oggetti, ti tocchi una parte del viso o del corpo, ti mordi le labbra, ti tocchi i capelli, sposti l’oggetto davanti a te).
Comportamenti rassicuranti: sono azioni che compi solo perché hai bisogno di sentirti tranquillo e sicuro, comportamenti consapevoli che ti donano serenità come ad esempio controllare il gas 10 volte prima di uscire di casa, pulire sul pulito ….

Questo genere di atteggiamento diventa fissazione nel momento in cui non riesci a farne a meno e soprattutto quando provi un senso di panico se non hai la possibilità di metterli in pratica. Se poi, organizzi la tua giornata in base alle fissazioni mentali allora devi davvero prendere dei provvedimenti seri! Non puoi svolgere le tue attività, lavorative o di piacere che siano, solo dopo aver compiuto i tuoi atteggiamenti maniacali!

Da dove nasce questo disturbo?

Secondo molti studi, questo genere di problematica è una conseguenza di eventi accaduti nel passato che provoca nell’individuo una regressione interiore. Questo stato mentale, ti rende incapace di staccarti dall’oggetto della mania, impedendoti di percepire nuovi stimoli che ti guiderebbero verso nuovi obiettivi.

La fissazione mentale ti rende schiavo senza darti alcuna possibilità di uscita e, anche se riesci a rendertene conto, nonostante le tue buone intenzioni non riesci a prendere in mano il timone e dare una nuova direzione alla tua mente, al tuo corpo … alla tua vita.

3 tecniche di visualizzazione per combattere le ossessioni

Purtroppo, combattere le ossessioni non è facile, non esiste una formula magica per cancellare in un colpo solo quelle idee fastidiose. Infatti, spesso si verifica un fenomeno curioso: più cerchiamo di evitare i pensieri indesiderati, più questi si intensificano dal momento che il sistema di autocontrollo che implementiamo è del tutto controproducente. Quindi, arriva il momento in cui sentiamo che questi pensieri prendono il sopravvento e non li possiamo arrestare. Cosa si può fare?

1. Torna sulla linea

Una buona strategia per eliminare le ossessioni è quella di immaginare che la nostra mente è una linea retta, come se si trattasse di una strada, ed i pensieri sono una macchina in movimento lungo quella linea. Quando si presenta un pensiero indesiderato che ci tormenta, immaginiamo come se l’auto uscisse fuori strada e va verso il dosso per arrestarsi proprio in prossimità di questo.

È importante immaginare questa situazione il più dettagliatamente possibile, quindi prendetevi tutto il tempo necessario. In seguito riprendete semplicemente la strada come se nulla fosse accaduto, noterete che i pensieri ossessivi cessano di darvi fastidio. È probabile che all’inizio si abbiano delle difficoltà a immaginare tutti i dettagli, ma con la pratica andrete migliorando e riuscirete a controllare le ossessioni molto più velocemente.

2. Fermarsi

Un’altra strategia, molto più facile, consiste nell’immaginare un segnale di stop sulla strada. Immaginate che state camminando lungo un sentiero, e ancora una volta, cercare di rendere l’immagine il più vivida possibile. Sforzatevi di ricreare i dettagli della strada. Ad un certo punto, iniziate a intravedere il segnale di stop, e più vi avvicinate tanto più grande e rosso vi appare. Sapete che quando arrivate a questo punto, tutti i pensieri che vi infastidiscono si devono arrestare.

Continuate a camminare e vi fermate quando arrivate al segnale, provando la sensazione che tutto intorno a voi è tranquillo. Una volta che vi siete fatti contagiare da questa sensazione di serenità, riprendete il cammino lasciandovi alle spalle i pensieri indesiderati.

3. Lasciare fluire

Questa volta, immaginate un fiume che scorre rapidamente e va sotto i vostri occhi portando con se le foglie degli alberi vicini. Visualizzatevi immersi nel fiume. Non andate alla fase successiva fino a quando non avete visualizzato bene il fiume e i dintorni fino a quando non avrete la netta sensazione di trovarvi lì. È possibile ricreare tutti i dettagli necessari per rendere l’esperienza il più reale possibile.

Ora incorporate i pensieri che vi preoccupano e dei quali desiderate sbarazzarvi. Immaginate che emergono da dentro di voi per trasformarsi in una sfera. Percepite la consistenza, le dimensioni e il peso. Prendete quella sfera tra le mani e mettetela nel fiume, insieme alle foglie. Lasciatela lì e guardate come la corrente la trascina, sempre più lontano, fino a vederla scomparire completamente. Mentre si perde nell’orizzonte, vi sentirete riempire da una sensazione di tranquillità e di pace interiore.

Dal sito: psicoadvisor.com