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venerdì 4 settembre 2020

Qui ed Ora: il potere dei nostri pensieri



Viviamo davvero la vita in piena consapevolezza? Siamo capaci di godere appieno delle cose? Nonostante le moltissime possibilità che abbiamo spesso siamo insoddisfatti.

In realtà le persone riferiscono spesso di avvertire la propria incapacità di essere pienamente presenti in molteplici aree esperenziali. Un senso di incompletezza ed insoddisfazionesembra ostacolare l’instaurarsi di buone relazioni amicali, mette i bastoni tra le ruote al desiderio di innamorarsi, o costituisce un ostacolo ad un buon rendimento nell’ambito lavorativo.

Possediamo un universo che potremmo osservare da centinaia di angolazioni diverse; abbiamo monti da scalare, mari da solcare, terre e culture da conoscere, ed in effetti la maggior parte di noi si dà molto da fare per organizzare viaggi ed eventi di ogni genere, si ricercano continuamente le occasioni di incontro, tutto sembra davvero possibile in un’epoca in cui ogni strumento ha potenzialità immense. Eppure questo non è sufficiente a renderci soddisfatti, men che mai felici.

La sofferenza riportata da molti pazienti riguarda proprio la sensazione di non essere protagonisti del momento atteso: l’obiettivo sembra chiaro e disponibile, ma anche quando si realizza un desiderio l’esperienza viene fatta, ma non vissuta intensamente.

Cosa succede? La mente ha potenzialità infinite, ci proietta in un altro tempo, allontanandoci dal momento presente; il qui ed ora viene troppo spesso sacrificato a causa del potere dei nostri pensieri, che ci sbilanciano e ci trascinano altrove.

 Il passato ed il futuro sono le dimensioni a cui i nostri pensieri approdano quasi costantemente; ognuno di noi può constatare come la mente lavori senza sosta, e qualsiasi attività stiamo svolgendo, con ogni probabilità potremmo sorprenderci a pensare a quanto siamo preoccupati per ciò che dobbiamo fare l’indomani, o potremmo ritrovarci a ricordare un avvenimento che ci ha turbato tempo fa. Il chiacchiericcio della nostra mente è costante, e riconoscere i nostri pensieri senza che ci trascinino via sembra essere un lavoro necessario per ritrovare il nostro presente e consentirci di viverlo pienamente.

Un giovane paziente, ad esempio, espresse tristezza raccontando che una ragazza gli piaceva molto e che si stavano frequentando assiduamente. Chiesi dunque perché fosse turbato, lui rispose che gli veniva in mente la precedente fidanzata che lo aveva lasciato facendolo molto soffrire (il pensiero volge al passato) e che era preoccupato perché se avesse deciso di non continuare la storia con la ragazza in questione lei avrebbe potuto soffrire (il pensiero volge al futuro).

Un pensiero triste riguardo ad una storia finita e l’intensa preoccupazione per lo sviluppo della relazione attuale stavano intrappolando questa persona in un vortice di sentimenti angosciosi ed intrusivi, che costituivano un serio impedimento al suo vivere e fare esperienza del momento presente.

Il presente è l’unico tempo di cui possiamo disporre; possiamo certo ricordare gli errori commessi nel passato e farne tesoro per decidere di comportarci diversamente, ma questo lo facciamo nel presente; possiamo pianificare un progetto che si realizzerà nel futuro, ma anche questo lo facciamo nel momento presente.

Imparare a godere del Qui ed Oraimplica prendere contatto con il momento presente con consapevolezza, facendo esperienza delle nostre sensazioni ed emozioni, anziché perderci nei nostri pensieri. È importante acquisire La capacità di stare, prestando attenzione al nostro mondo interiore nonché al mondo esterno.

Credo siano utili alcune riflessioni:  

 La nostra mente parla continuamente: non c’è nulla di strano, dai nostri antenati abbiamo ereditato una mente pronta ad elaborare strategie per difenderci dal pericolo e sopravvivere; pensieri preoccupanti sono il prodotto di questa nostra mente che ci mette in guardia dalle insidie della vita

Riconoscere i pensieri:frequentemente i pensieri si moltiplicano e formano una squadra di “mostri” assai minacciosi; acquistano forza e finiamo per considerarli come verità inconfutabili (“Sono Inefficiente”, “Non valgo nulla”, “Farò un disastro” ecc.). i pensieri sono però un prodotto della nostra mente, e noi non siamo i nostri pensieri

Accettare i nostri pensieri:possiamo consentire ai nostri pensieri di esserci anche quando non ci piacciono, ci disturbano e provocano in noi emozioni sgradevoli. Guardare i nostri pensieri come se fossimo degli osservatori esterni significa prendere atto che ci sono, che talvolta non li amiamo, ma che non hanno il potere di travolgerci

Evitare di intraprendere la lotta contro i nostri pensieri: spesso si cerca di evitare un pensiero spiacevole cercando strategie per distrarsi, bevendo o mangiando in modo eccessivo, compiendo imprese rischiose o correndo in macchina; tali strategie di evitamento non fanno che potenziare il pensiero stesso, accrescere la paura che torni e generare frustrazione nel momento in cui ci travolge nuovamente.

Alcune tecniche sono molto efficaci allo scopo di consentirci di riconoscere ed accettare i nostri pensieri.

La Respirazione consapevole è uno strumento molto potente: scegliere di prestare attenzione e divenire coscienti che stiamo respirando ci consente di fermarci e consentire alla mente di sostare, ascoltando le sensazioni che il corpo comunica.  Non si tratta di compiere un duro lavoro o di profondere energie in uno sforzo di concentrazione; al contrario è necessario semplicemente decidere di dedicarsi al momento presente, trovando uno spazio adeguato ed una posizione comoda, e semplicemente osservare le caratteristiche del nostro respiro, il suo ritmo, le variazioni nel suo libero fluire.

Portare l’attenzione al flusso dell’aria che entra ed esce dalle narici, all’espansione e svuotamento del torace, all’espansione e sgonfiamento dell’addome ci dà la possibilità di sintonizzarci con il corpo, ed al contempo osservare come la nostra mente ci conduca altrove.

Dopo una sessione di respirazione consapevole molte persone mi raccontano con stupore e gioia come abbiano “visualizzato” i propri pensieri, a volte fonte di preoccupazione per un impegno futuro, a volte frutto di ricordi malinconici. Quando viene fatta luce sui nostri pensieri, essi cessano di essere aggressori intrusivi senza volto, si depotenziano perché vengono visti con chiarezza ed individuati come un prodotto della mente, ed altro da noi. Inoltre astenersi dal giudicare pensieri e stati d’animo, anche se non ci piacciono, fa sì che possiamo lasciare che siano e che abbiano il proprio spazio, per poi lasciarli andare.

Viviamo nel presente, ma la nostra epoca richiede di procedere a grande velocità, restando sempre intenti nel fare; dimentichiamo di essere, lasciando che il Qui ed Ora scivoli via e rendendo il tempo inafferrabile.

Imparare a vivere consapevolmente il momento presente può fornirci la chiave per concederci di assaporare la vita, momento per momento, lasciando che i nostri pensieri e le emozioni che ne derivano emergano con chiarezza e possano essere osservati senza giudizio. Il nostro sentire, nel godimento del momento presente, ci consentirà di guardare al passato come fonte di insegnamento, ed orientarci verso il futuro dando le giuste risposte ai nostri bisogni e necessità.

Dal Sito: benessere4u.it

martedì 10 dicembre 2019

Tra Tormenti Passati E Ansie Per Il Futuro, Esiste Un Oasi Di Pace: Il Presente

“PER ESSERE FELICI BISOGNA ELIMINARE DUE COSE: IL TIMORE DI UN MALE FUTURO E IL RICORDO DI UN MALE PASSATO;
QUESTO NON CI RIGUARDA PIÙ, QUELLO NON CI RIGUARDA ANCORA.”
(SENECA)

La mente è uno strumento bizzarro capace di farci vivere in una dimensione intermedia fatta di rimpianti per il passato e ansie per il futuro, costringendoci a dimenticare ciò che abbiamo tra le mani, come se fossimo ipnotizzati da proiezioni che scambiamo per reali. In questo limbo mentale, le ombre sembrano talmente reali che le sentiamo presenti, ma basterebbe aprire gli occhi per renderci conto che tutto questo è soltanto un’illusione.

In quale tempo abiti se non sei “presente”?

Il concetto di tempo ci sfugge. Ci convinciamo che vada in una direzione soltanto: in avanti, che non possiamo tornare indietro, ma se fosse davvero così, lasciarsi il passato alle spallesarebbe una cosa talmente naturale da non richiederci così tanti sforzi; ed invece sappiamo tutti che una delle lezioni più difficili da imparare in questa vita è proprio quella del distacco, del lasciar andare. Per altri, invece, le ombre spaventose provengono dal futuro; i fantasmi di possibili intoppi, catastrofe, incidenti sono talmente terrificanti da paralizzare ogni impulso di vita creando ansia e attacchi di panico.

Da una parte i pesi del passato ci fanno camminare coi stivali di piombo, dall’altra, gli spettri futuri ci gelano il sangue. Com’è possibile allora vivere in queste condizioni, se il nostro naturale impulso vitale è bloccato o paralizzato da un tempo che non esiste più o non ancora?

Siamo più vulnerabili quando la testa vaga altrove

Il nostro corpo, il tempio del nostro essere più autentico, può vivere soltanto in una dimensione temporale: qui ed ora; allora per quali ragioni la nostra mente continua a vagare come un aquilone in preda ai venti?

Quando ci ritroviamo imprigionati in questa dimensione mentale intermedia, ci sentiamo vulnerabili, fragili, in bilico nella nostra vita; la mancanza di stabilità interiore deriva dal fatto che i nostri pensieri ci fanno letteralmente a pezzi: ci impediscono di rimanere integri, di un pezzo solo, perché quando ci lasciamo trascinare dai nostri pensieri, per lo più per semplice abitudine, la nostra testa va altrove mentre il corpo rimane qui, e di conseguenza la comunicazione tra loro viene interrotta da stimoli incongrui: “Mi sento male perché mi stanno prendendo in giro!” urla la mente tornata ai tempi della scuola elementare; “Vedo solo i colleghi di lavoro qui…” risponde il corpo… Ecco come auto-alimentiamo le nostre sofferenze.

La mente parla di un tempo, il corpo di un altro, e in un istante si crea un collegamento sbagliato: il passato si proietta sul presente, andando ad alimentare vecchie ferite, perché non riusciamo a pensare che le cose possano andare diversamente da come sono andate in passato.

L’ansia rivolta al futuro deriva invece da un processo di generalizzazione: le esperienze passate sono rimaste talmente marchiate a fuoco dentro di noi che per proteggerci ci chiudiamo in noi stessi per paura di soffrire ancora; il rifiuto di fare nuove esperienze si ritorce contro di noi perché nel momento in cui ci chiudiamo alla novità, alla sorpresa, all’inaspettato, la nostra mente attua una strategia di difesa perché non sopporta di non sapere cosa l’aspetta, in questo modo proietta il passato sul futuro. E dalla proiezione alla profezia auto-avverante, il passo è breve.

La pace si trova nel punto d’incontro tra mente e corpo

Per evitare di perdere noi stessi in costruzioni mentali disfunzionali e tossiche, possiamo seguire la via indicata dal corpo e riconoscere il presente. Per aiutarci a tornare integri, con mente e corpo di nuovo uniti, abbiamo un meraviglioso strumento a disposizione in grado di calarci in un attimo nel presente: le sensazioni.

Quando usiamo i nostri 5 sensi, uniamo la dimensione corporea e fisica con la dimensione sottile del nostro essere: siamo nella mano che tocca, nell’orecchio che ascolta, nel naso che sente, nella bocca che gusta. La mente si fa carne. Abita il corpo. È in quella dimensione che sperimentiamo quell’oasi di pace che possiamo assaporare momento dopo momento. L’integrità ritrovata ci porta a sentirci forti e stabili, imperturbabili come le montagne ancorate alla terra che rimangono impassibili al passar delle stagioni e delle intemperie.

Se ci sentiamo forti, colmi della nostra essenza, ci liberiamo anche dalla paura di non farcela e ci apriamo al mondo e al cambiamento, alla novità, abbandonando l’abitudine di proiettare sul futuro le nostre ansie e paure; possiamo anche liberarci dai pesi del passato con la consapevolezza di essere un’altra persona rispetto ad allora, e di poter permettere all’energia cristallizzata nelle nostre vecchie ferite di fluire di nuovo.

“SE SEI DEPRESSO STAI VIVENDO NEL PASSATO.
SE SEI ANSIOSO, STAI VIVENDO NEL FUTURO.
SEI SEI IN PACE, STAI VIVENDO NEL PRESENTE”
(LAO TZU)

La vita è fatta di attimi che ci sfuggono spesso dalle mani perché siamo troppo impegnati a guardare altrove nel tentativo di trattenere ciò che abbiamo già perso. Basterebbe accorgersi di questi attimi che ci scivolano nei palmi delle mani, come dei piccoli diamanti travestiti da rugiada, per accorgerci che il tesoro più grande che possiamo avere è proprio qui, nell’eternità dell’ “adesso”.


Dal Sito: eticamente.net 

mercoledì 9 ottobre 2019

Imparare a vivere nel presente


Imparare a vivere nel presente offre grandi vantaggi; eppure, vivere sfruttando al massimo il momento presente non sembra essere sempre facile. Succede spesso che i protagonisti della nostra vita siano ansia e tristezza. Capita anche a voi?

Ricordiamo con nostalgia il passato, quei momenti in cui abbiamo riso tanto da avere le lacrime o quelli che eravamo convinti sarebbero durati per sempre. Immaginiamo e facciamo mille piani per il domani alla ricerca del futuro perfetto. Uno sforzo che richiede spesso un grande dispiego di tempo ed energie. Molti di noi spendono il loro tempo così, pianificando il futuro e ricordando con nostalgia il passato. Ma vediamo in questo articolo come imparare a vivere nel presente.

Le angosce del passato

Dobbiamo riconoscerlo, tutti abbiamo fatto almeno una volta un tuffo nel passato con la memoria. Non c’è nulla di male, siamo esseri umani e in quanto tali ci definiamo a partire dai nostri ricordi. Man mano che la nostra vita procede, siamo tentati a ripercorrere il passato perché nel presente non troviamo stimoli e sensazioni positive. È in questi momenti che tendiamo ad aggrapparci ai nostri ricordi miglioricome se fossero il nostro tesoro più prezioso.

Il problema è che a volte il nostro desiderio di ancorarci al passato finisce con l’intorpidire la nostra crescita. Combattiamo una battaglia che rischia di danneggiare la nostra salute psicologica, soprattutto se riviviamo il passato in modo ossessivo, senza goderci il presente.

Ci sono ricordi che risvegliano in noi emozioni in grado di suscitarci un grande malessere. Stiamo parlando di tristezza e colpa, in grado di minare il nostro stato emotivo; soprattutto se non siamo in grado di gestirne gli effetti collaterali.

«Non potevi fare diversamente, perché non hai fatto diversamente. Tutto quello che hai fatto in passato è perfetto per il livello di coscienza che avevi in quel momento. Se adesso lo vedi in maniera diversa, celebra la tua presa di coscienza, ma non permettere all’ego di controllarti con la sua arma più potente: la colpa.»

-Alejandra Baldrich-

L’incertezza di un futuro da costruire

Tutti abbiamo fatto questi ragionamenti. Quelli in cui i pensieri si succedono uno dopo l’altro senza possibilità di interromperli, generando un’eccessiva preoccupazione per il futuro.Quest’abitudine, molto diffusa nella società attuale e profondamente radicata nel nostro stile di vita, costringe la nostra mente a sprecare risorse, ingabbiati in uno stato di allerta continuo.

Il futuro ci spaventa; la paura che suscita è data dal potenziale scenario, pieno di minacce, che immaginiamo. Parliamo di un processo mentale che, come specie, abbiamo spesso utilizzato per sopravvivere. Eppure, questa strategia fallisce quando non siamo in grado di erigere un muro per le incertezze o prevenire e arginare la nostra ansia.

«La vera generosità verso il futuro consiste nel donare tutto al presente.»

-Albert Camus-

Qui e ora: il nostro nuovo raggio di azione

L’unica realtà sulla quale possiamo davvero intervenire è il presente. È dove avviene la vita, è ciò che succede proprio mentre state leggendo queste righe. Possiamo solo godere del presente, dei piccoli momenti da cui la vita è composta.

Quando viaggiamo nel passato e nel futuro, l’importante è riuscire a usare tutte le nostre capacità per riconoscere in modo obiettivo gli ostacoli che questi portano in dote. È importante imparare a slegare le nostre emozioni dalla situazione ed essere capaci di individuare nuovi percorsi per andare avanti. A tale scopo, la tecnica migliore è concentrarsi sul momento presente e imparare a vivere nel presente.

Lo sappiamo, è più facile a dirsi che a farsi; ma con un po’ di pratica saremo in grado di aggiungere questo atteggiamento alla nostra personalità. Il primo passo può essere quello di abbracciare l’idea che i cambiamenti sono positivi. La vita, in fondo, è cambiamento ed evoluzione. Entrambi spesso alla nostra portata fin dal momento presente.

«Il passato è andato, ciò che aspetti è assente, ma il presente è tuo».

-Proverbio arabo-

Nelle sue conferenze e nei suoi libri su leadership e management,Francisco Alcaide parla con grande lucidità di come possiamo gestire le nostre emozioni e prendere il controllo della nostra vita:

Guardare il passato con gratitudine.

Godere del presente con entusiasmo.

Costruire il futuro con speranza.

E a voi che state leggendo questo articolo, diciamo che siete esattamente dove dovreste trovarvi… sulla buona strada per imparare a vivere nel presente.

Imparare a vivere nel presente

A volte dobbiamo frenare l’inerzia del nostro focus emotivo, indirizzandolo meglio. Frenare quest’agitazione, o almeno il pericoloso dialogo interiore a cui siamo abituati, è fondamentale. Solo così saremo in grado di adottare una prospettiva che ci consenta di concentrarsi sul momento attuale e godere del presente.

Possiamo ricorre alla mindfulness.Si tratta di una tecnica che aiuta a prendere piena consapevolezza del momento presente. Una tecnica che ci fornisce la calma necessaria per rispondere, e non solo reagire, alle circostanze che ci troviamo a dover affrontare.

Dobbiamo smettere di pensare a tutti i singoli momenti che compongono la nostra vita, anche perché pensandoci bene, i più stimolanti sono quelli che arrivano inaspettati, non previsti. Non li cerchiamo, ma li troviamo mentre viviamo, godendo del presente.

Vivete la vita con passione

Sono molte le persone che vivono la vita con monotonia, senza passione. Ripetono lo stesso processo, anno dopo anno.  

mercoledì 31 luglio 2019

QUI ED ORA: DIFFICILE, MA NON IMPOSSIBILE 



QUI ED ORA: DIFFICILE, MA NON IMPOSSIBILE

La presenza è la chiave per accedere alla libertà

Segui il flusso, cogli l’attimo, vivi il presente, mindfulness, carpe diem, sono tutti sinonimi del qui ed ora. Quante volte ci siamo sentiti ripetere come un mantra queste parole, magari accompagnate da sguardi celestiali ed eterei.

Il famoso qui ed ora non è solo una moda o una trovata new age, ma è un concetto spirituale molto radicato. Fin dai tempi antichi, studiosi, filosofi, teologi e maestri spirituali sposavano questo principio ritenendolo fondamentale per entrare nella dimensione spirituale. Già nel secolo I a.C. Orazio con il suo Carpe Diem evidenziava l’importanza del presente. Albert Camus scrittore diceva: “la vera generosità verso il futuro, consiste nel donare tutto al presente”. Una domanda tipica della tradizione Zen è: “Se non ora quando?”. Un famoso detto Sufi recita: “Il Sufi è figlio del tempo presente”. Anche nel Vangelo secondo Matteo, Gesù disse “Non preoccupatevi del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso”.

Che cos’è allora il “qui ed ora”? E’ il presente, semplicemente adesso. Ora mentre state leggendo questo articolo, state nel qui ed ora, non nel “là e dopo”, ma qui e adesso. Il passato e il futuro sono illusioni, non esistono veramente. Nulla è mai avvenuto che non si trovasse nel presente, in quanto il presente è lo spazio nel quale si svolge la nostra vita. Tutti gli eventi che abbiamo vissuto si sono svolti nel momento presente, adesso. Invece noi cosa facciamo? Quando siamo al lavoro pensiamo alle vacanze, quando siamo in vacanza non vediamo l’ora di ritornare al lavoro. Non siamo mai nel posto giusto al momento giusto. Alcuni maestri Zen per mettere alla prova la presenza dei propri allievi, si avvicinano di soppiatto da dietro per colpirli con un bastone. Se l’allievo è pienamente presente e vigile si sposterà in tempo, se è immerso nel futuro o nel passato, riceverà una bastonata.

Siamo perennemente nel passato, nel futuro, altrove o nella testa delle altre persone. Ad esempio un collega al lavoro ci saluta freddamente, e noi pensiamo: “sicuramente ce l’ha con me, non ha digerito la mia promozione, è invidioso, ma adesso la musica cambierà, da ora in poi manterrò io le distanze”. Ci troviamo nel bel mezzo di una simulazione mentale, stiamo pensando quello che avviene nella mente di altre persone. A meno che non siamo dotati di poteri soprannaturali, non possiamo sapere con certezza cosa pensa un’altra persona. A tale proposito vale la pena ricordare che il nostro atteggiamento è solo una proiezione della nostra mente.

Spesso viviamo tra i rimorsi e i fallimenti del passato e l’ansia e la paura del futuro. E così ci roviniamo l’esistenza. La nostra mente, che spesso è uno strumento meraviglioso, a volte si trasforma proprio come Dottor Jekyll e mister Hyde. E’ lei la causa dei nostri problemi, non gli altri, come spesso ci conviene pensare. E’ lei che ci fa tornare indietro nel passato e ci fa viaggiare nel futuro. Si può interrompere però questo circolo vizioso, basta arrendersi all’adesso. Bisogna comprendere che non siamo la nostra mente. La mente è solo uno strumento al nostro servizio, va domata e controllata, altrimenti potrebbe travolgerci e sopraffarci. Se avessi detto…, se fossi stato…, se avessi avuto… sono espressioni inutili adesso. Il passato è passato e non lo possiamo cambiare.

Stare fermi sui torti subiti, sugli errori, è come vivere in prigione, immaginate una stanza angusta un metro per un metro, senza finestra, solo una piccolissima porta, troppo piccola per attraversarla.

Voglio raccontarvi una storia. Due monaci Zen,Tanzan ed Ekido, stavano camminando lungo una strada fangosa dopo una forte pioggia. Vicino ad un villaggio incontrarono una giovane donna che cercava di attraversare la strada, ma c’era così tanto fango che avrebbe rovinato il bellissimo kimono di seta che indossava. Il monaco Tanzen, la prese in braccio e la portò dall’altra parte della strada. I monaci proseguirono in silenzio. Dopo alcune ore Ekido non riuscì più a trattenersi e chiese: “perché hai portato la ragazza al di là della strada, sapendo che a noi monaci non è permessa una cosa simile?” Tanzen rispose: “Ho deposto ore fa la ragazza a terra, tu invece la stai ancora portando addosso”.

Questa magnifica e significativa storia ci spiega che quando non si è in grado di lasciar scorrere il passato, si accumulano dentro macigni che ci rendono impossibile vivere in modo sereno il presente, sia a livello mentale che a livello emozionale. Questo ci impedisce di sviluppare le nostre potenzialità, ci fa perdere le opportunità del presente e apre le porte all’insoddisfazione. Sia ben chiaro che ciò non vuol dire che dobbiamo vivere con passività e farci travolgere dalle situazioni, restando in attesa e buttando via gli orologi. Guardare al futuro, progettando in quale direzione andare, questo vuol dire vivere nel presente con le idee chiare. Tutto il resto è solo ansia, dispersione di energie inutile.
Come mettere in pratica il qui ed ora?

Attraverso la meditazione. Potete incominciare adesso: leggete attentamente, piano, senza fretta ogni parola, ogni riga. Osservate le emozioni che le frasi vi procurano.Tornate indietro a rileggere, se non avete capito qualcosa. Mentre leggete respirate lentamente, il silenzio vi tiene compagnia, siete "nel presente".

La meditazione ci rende più attenti, vigili, pur essendo rilassati. E’ ossigeno per la nostra mente. Il 90% dei pensieri che facciamo durante la giornata è lo stesso delle giornate precedenti. Ricicliamo gli stessi schemi, spazzatura, e se cerchiamo tra la spazzatura cosa possiamo trovare? Niente di buono, il marcio, l’inutile. Inoltre, dobbiamo prestare attenzione anche alle nostre frequentazioni, perchè la mente è come la radio, capta le frequenze vibrazionali, cioè i pensieri. Qualche giorno fa per festeggiare il compleanno di un’amica siamo andati al ristorante, su un maxi schermo, trasmettevano una vecchia partita. Gli appassionati di calcio hanno iniziato ad alterarsi per un fallo, ad un tratto anche le persone non interessate al calcio, hanno incominciato ad irritarsi: chi si lamentava perchè il servizio era lento, chi raccontava l’ultimo litigio che aveva avuto con il coniuge, altri descrivevano episodi di stress a cui erano quotidianamente sottoposti. Io osservavo e ascoltavo, intorno a me frequenze vibrazionali negative, spazzatura. Anche se fossi stata un Budda non avrei avuto scampo in quel vortice. Era indispensabile agire. Ho attirato l’attenzione dei presenti battendo le mani, ho preso il bicchiere e ho detto: "propongo un brindisi, ognuno di noi rivolga un augurio, un pensiero anche solo un aggettivo per la nostra amica". Hanno accolto con entusiasmo la mia iniziativa. Abbiamo trascorso circa 20 minuti a rivolgere complimenti e positività alla festeggiata, tanto da farla commuovere. La serata è proseguita con leggerezza nel presente, nel "qui ed ora". E’ fondamentale ricordare che la qualità dei nostri pensieri, determina la qualità delle nostre giornata.

In fondo, la felicità è a portata di mano, basta un brindisi!

Tina Camardelli

Dal Sito: internationalwebpost.org

giovedì 27 aprile 2017

La vita è adesso: vivere “qui ed ora”


Un proverbio arabo cita: “Il passato è fuggito, quello che speri è assente, ma il presente è il tuo”.
Parliamo del “qui ed ora”, della capacità di vivere l’oggi con costanza e presenza, un concetto apparentemente banale eppure tutt’altro che semplice da trasferire nella vita reale.
Il passato non torna e come tale, non può essere modificato, il futuro, per quanto pianificabile, non lo si può controllare, mentre il presente, è l’unico tempo che realmente ci appartiene Il presente rappresenta la sola dimensione temporale con cui effettivamente possiamo fare i conti, l’unica che possa essere vissuta pienamente e con consapevolezza, cercando di assaporarne ogni istante. Tutto questo sembra essere scontato, eppure moltissime persone vivono costantemente ancorate al passato, crogiolandosi in ciò che sono state in grado di raggiungere o facendosi sovrastare dai loro rimpianti; altri invece sono orientati al futuro, facendo mille previsioni su cosa proveranno e faranno nel momento in cui riusciranno a realizzare i loro sogni o, al contrario, su come superare la paura del domani.
I ritmi frenetici della quotidianità, la routine, i mille impegni ed obiettivi da portare a termine ogni giorno, non solo sono una fonte inesauribile di stress ma soprattutto ci distraggono dal presente e dalla possibilità di godere della magia delle piccole cose, una magia che spesso non siamo in grado di vedere.

La nostra è l’era della distrazione, in cui non c’è spazio per la calma ed il silenzio, in cui il tempo scorre talmente veloce da renderci spesso inconsapevoli delle nostre azioni.

Siamo affetti da quella che viene chiamata “sindrome del pilota automatico”: viviamo le nostre giornate facendo la maggior parte delle cose in maniera meccanica, mentalmente assenti; è appunto la scarsa consapevolezza con cui ci approcciamo alla vita, che spesso ci predispone allo sviluppo di problemi di ansia, stress o comportamenti nocivi per il nostro benessere.

Alcune difficoltà che si possono riscontrare nella quotidianità sono spesso dovute alla “non abitudine a vivere il presente”: chi soffre d’ansia, ad esempio, tende a proiettarsi nel futuro, prospettando eventi catastrofici, lasciandosi sfuggire, in tal modo, la possibilità di sfruttare le risorse e le potenzialità insite nella propria quotidianità. Chi invece è bloccato dalle sue paure, probabilmente è ancora legato al suo passato: il timore di commettere errori già fatti o di soffrire nuovamente, gli impedisce di cogliere la bellezza del momento presente e le opportunità che possono presentarsi lungo il suo cammino.
Un altro grande ostacolo alla possibilità di vivere “adesso” è la nostra tendenza a “rimuginare”: preoccuparci per ciò che non è ancora accaduto e che forse non accadrà o pensare continuamente ad eventi già trascorsi, positivi o negativi che siano, ci fa commettere un errore gravissimo, quello di pensare che ciò che accade oggi possa essere affrontato guardando al passato o prevedendo il futuro. Siamo spesso portati a credere che ciò che eravamo, siamo e saremo, che se le cose sono andate in un certo modo in passato, allora sarà così anche nel presente e nel futuro. Nulla di più sbagliato!
È normalissimo pensare al proprio “ieri” o immaginare il proprio “domani”, a patto che questa attività rappresenti una piccola parentesi della nostra vita, non la parte principale.

Il concetto del “qui ed ora” deriva dalla locuzione latina “Hic et nunc”, un motto che riprende il “carpe diem” di Orazio. Esso sta ad indicare una posizione esistenziale, ovvero, un atteggiamento nel vivere rivolto alla situazione presente. Significa considerare che l’unica realtà concreta a cui possiamo riferirci è quella che stiamo vivendo in questo momento. Attenzione! Vivere nel qui ed ora non equivale al “vivere alla giornata”, ovvero senza alcuna pianificazione o impegno, né vuol dire lasciare che tutto scorra senza intervenire in alcun modo sul corso degli eventi. Vivere nel qui ed ora significa concentrarsi sul presente lasciando andare i sentimenti negativi, i pensieri spiacevoli, le ansie e la paura di non riuscire.
Il “qui ed ora” è un concetto chiave della Psicoterapia della Gestalt, approccio nato negli anni ‘50 dalle intuizioni dello psicanalista ebreo tedesco Friedrich Perls. Secondo tale orientamento, l’esperienza svolta nel presente, se guidata dalla consapevolezza, è l’unica che può favorire il cambiamento, ovvero il passaggio ad uno stadio psicologico più salutare, l’unica che può portare l’individuo all’autorealizzazione.
Il passato e il futuro, in realtà, esistono solo come funzioni del presente: il primo, rivive nel presente attraverso i ricordi dell’individuo, il secondo, non ancora accaduto, esiste solamente sotto forma di ipotesi fatte nel presente. Immaginiamo di rappresentare il tempo su una linea retta, dove il presente è una variabile che si può muovere verso sinistra (il passato), attuando la funzione del ricordare, oppure verso destra (il futuro) attuando la funzione del programmare. Il presente è il punto-zero, sempre mutevole tra i due opposti, “passato” e “futuro”. Il passato vive in noi come memoria e questo è un bene, poiché è grazie alla memoria che evitiamo di ripetere errori già commessi; il problema è quando la memoria e i ricordi diventano un peso, prendendo il sopravvento sulla nostra persona e sulla nostra vita. Allo stesso modo, chi si focalizza unicamente sul futuro (“Solo quando troverò la mia anima gemella, sarò veramente felice!”, ecc.), viene rapito dal suo quotidiano, vivendo una tensione continua che lo porta a disperdere inutilmente tutte le sue energie. Diverso è guardare al domani con un senso di progettualità, vivendo il presente con le idee ben chiare.
Perché è così difficile vivere nel “qui ed ora”?

Perché essere nel “qui ed ora” porta con sé un profondo senso di incertezza che deriva dall’abbandonare le costruzioni del passato e le pianificazioni del futuro. Obbliga in qualche modo a lasciarsi andare al continuo flusso di trasformazione della vita. Possiamo frequentemente constatare che ogni istante che viviamo è differente dal precedente e che il manifestarsi di circostanze diverse richiede di volta in volta di riferirci a qualcosa di nuovo. Nonostante ciò, l’individuo tende a rispondere alla maggior parte delle situazioni che gli si presentano, in maniera stereotipata, ricorrendo a modelli appresi in passato e rivelatisi funzionali.
La nostra mente, pur essendo uno degli strumenti più sofisticati di cui disponiamo, spesso ci impedisce di andare oltre, di svincolarci da vecchi schemi mentali o dalle angosce sul futuro, per poter esprimere le nostre potenzialità “ora” e per provare il piacere di “essere liberi”proprio in questo istante. Per riuscire ad essere completamente presenti nel “qui ed ora”, è quindi necessario comprendere che la mente è uno strumento al nostro servizio e come tale può essere domata e controllata.

Alcune indicazioni per beneficiare del momento presente:
Impara a fermarti: il primo passo da compiere è riconoscere quando è il momento di concedersi una pausa. Fermarsi vuol dire rendersi conto che ci stiamo muovendo automaticamente e che è necessario aspettare che la nostra attenzione e la nostra respirazione tornino a focalizzarsi sul presente, su ciò che stiamo facendo in quel preciso momento; in questo modo, potremmo tornare ad apprezzare quei dettagli che, essendo parte della nostra quotidianità, tendiamo a dare per scontati. Non solo, prestare nuovamente attenzione a ciò che ci circonda ed apprezzare quanto possediamo, ci permetterà di essere più consapevoli del nostro grado di benessere.
Pratica la presenza: cosa vuol dire? E’ tutta una questione di esercizio: bisogna abituarsi ad essere coscienti di ciò che si fa, a vivere l’adesso, a spegnere la mente, sganciarsi da altre dimensioni temporali che non corrispondano al presente, per focalizzarsi solo ed unicamente su un’azione specifica, allargando la percezione dei propri sensi. In questo modo, anche dei semplici gesti quotidiani, se compiuti con presenza, possono diventare momenti preziosi.
Pratica la Consapevolezza: la consapevolezza è il principale strumento di cambiamento personale. Avere consapevolezza di sé, vuol dire sapersi ascoltare, identificare le proprie sensazioni e percezioni, anche corporee, per conoscersi e comprendersi a fondo. Praticando la consapevolezza si impara a “stare con quello che c’è”, quindi, anche con le proprie paure e i propri blocchi, producendo un più veloce processo di cambiamento. L’infelicità non è altro che uno stato di inconsapevolezza: siamo infelici perché non siamo consapevoli di ciò che facciamo, pensiamo e sentiamo: ci muoviamo in una direzione, mentre il nostro pensiero e il nostro sentire, spesso, prendono rotte opposte. Questo movimento così conflittuale non è salutare e non di rado è all’origine di disturbi a livello fisico o psicologico.
Impara a meditare: negli ultimi anni si è molto diffusa la Mindfulness, ovvero la meditazione basata sulla consapevolezza. Tale pratica consiste nel mantenere la nostra attenzione momento per momento, imparando, attraverso un allenamento costante, ad essere coscienti di alcuni aspetti della nostra vita (camminare, mangiare, osservare l’ambiente che ci circonda) a cui spesso non diamo il giusto peso, a vedere ed accettare alcune cose per come sono, cambiando, in tal modo, il nostro atteggiamento verso i problemi, le diverse situazioni e noi stessi. La meditazione come pratica quotidiana può essere utile non solo per godersi maggiormente il presente, ma anche per acquisire il potere di dirigere il flusso dei propri pensieri.
Presta attenzione al tuo respiro: respirare è il gesto più naturale e potente che compiamo ogni giorno ed è una delle poche funzioni corporee su cui possiamo agire consapevolmente. La maggior parte delle persone respira in maniera superficiale, riempiendo i polmoni solo in parte (scarsa ossigenazione e scarsa concentrazione): riappropriarsi di un corretto metodo di respirazione (es. la respirazione diaframmatica), ovvero di una respirazione consapevole, è fondamentale ai fini di una buona connessione con il presente e di un miglioramento della qualità della propria vita.
Sii padrone dei tuoi pensieri: è importantissimo saper accogliere i propri pensieri, ma quando disfunzionali, ovvero, quando essi arrivano a boicottarci, impedendoci di maturare e di crescere, diventa essenziale intervenire per modificarli. I pensieri, seppur radicati, sono un prodotto della nostra mente e, come tali, possono essere controllati.

Prestare attenzione, in maniera cosciente, al presente, apporta una serie di benefici, sia a livello fisico, che psicologico. Vediamone alcuni:
• migliora le relazioni e l’umore;
• riduce lo stress, rafforza il sistema immunitario ed abbassa la pressione sanguigna;
• incrementa l’autostima;
• favorisce la concentrazione e la memoria;
• ottimizza le performance, specie in situazioni d’emergenza;
• facilita il processo decisionale,
• consente di sfruttare al massimo le risorse di cui si dispone, per trasformare gli eventi negativi in opportunità.

Lungi dall’essere un atto di deresponsabilizzazione o passività rispetto al futuro, scegliere di vivere il presente, ci da l’opportunità di essere più consapevoli di noi, delle nostre relazioni e di ciò che ci circonda, restituendoci il potere di agire in maniera feconda ed efficace.
In fondo … “Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere”. (Dalai Lama)

Pubblicato da: Sara Belli

Dal Sito: www.benessere4u.it