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giovedì 4 luglio 2019

Se pensi troppo a quello che potrebbe succedere, forse soffri di ansia anticipatoria




L'ansia anticipatoria è un disturbo che colpisce molte persone e che si manifesta con pensieri ossessivi, e negativi, riguardanti il futuro

Sempre più persone soffrono di ansia anticipatoria, ovvero stanno male per quello che prevedono possa succedere. E va da sé che le previsioni sono sempre negative, contraddistinte da paura e incertezza.

Perché succede? Secondo la psicologia, uno dei motivi principali è il bisogno di tenere tutto sotto controllo. La persona che ha paura del futuro, vedendolo irrimediabilmente nero, non riesce a lasciarsi andare, a fluire con la vita. Per evitare che possa succedere qualcosa di brutto, evita situazioni ritenute a rischio: il problema è che spesso ritiene pericolose anche circostanze del tutto normali. L’ansia anticipatoria rende la vita un vero inferno perché blocca qualunque iniziativa.

Purtroppo può riversarsi anche sui familiari perché la persona che ne soffre, teme non solo per se stessa, ma anche per le persone care, prevenendo qualunque situazione ritenuta rischiosa. Un altro motivo alla base di questo disturbo è probabilmente la paura dell’ignoto, dell’incertezza, di ciò che non si conosce, una paura naturale che tuttavia può, in alcuni casi, diventare invalidante. La persona con ansia anticipatoria non si rende conto dell’inutilità di questo meccanismo, che ovviamente non previene eventuali eventi nefasti, ma che semplicemente peggiora la vita di chi ne è vittima, e delle persone circostanti.

Vivere in un costante stato di timore, preoccupazione, paura, non è facile, e non è nemmeno semplice uscire da questo circolo vizioso di pensieri negativi. Anche perché potrebbe esserci di mezzo una motivazione cerebrale, dovuta a una struttura neurologica che non tollera, nel caso delle persone con questo tipo di ansia, situazioni incerte. Per quanto riguarda i sintomi del disturbo, oltre ai pensieri ossessivi, si possono presentare sudorazione, mal di stomaco, tachicardia, attacchi di panico.

Come superarla? Sicuramente rivolgendosi a un professionista, in grado di guidarvi alla scoperta delle motivazioni profonde alla base del disturbo. Nel frattempo si può cercare di accettare le emozioni negative, tentando però di non lasciarle predominare, pensando anche ad altro e soprattutto, impegnandosi in qualcosa che appassiona. In questo processo è utile anche sperimentare qualcosa di diverso dal solito, tanto per cambiare abitudini e smuovere la situazione interiore.


Dal Sito: dilei.it

mercoledì 18 aprile 2018

STOP RIMUGINIO! Come uscire dal circolo vizioso dei pensieri!


Quante volte quando siamo preoccupati pensiamo continuamente a ciò che ci preoccupa?

Il pensare e ripensare è un’esperienza normale nell’essere umano. Quando però il pensiero diventa ripetitivo e ricorrente e abbiamo la sensazione di non riuscire a fermarlo ci troviamo di fronte ad un campanello d’allarme.

Il rimuginio è uno dei sintomi principali dei Disturbi d’Ansia (in particolare ansia generalizzata), ma accompagna spesso anche la Depressione e i Disturbi del Comportamento Alimentare.

La persona che rimugina dedica la maggior parte delle sue energie e del suo tempo a prevedere eventi negativi futuri. Spesso ci si ritrova incastrati in questo “stile di pensiero” molto astratto: si percepisce l’esigenza di trovare delle soluzioni pratiche ad un problema senza, però, trovarne alcuna perché ogni soluzione genera ulteriori pensieri.

Perche lo facciamo?

Rimuginare sulle cose ci da l’illusione di avere un controllo su di esse e di fare qualcosa per risolverle. in realtà non è così. L’unica cosa che è stata realmente prodotta è la preoccupazione (e il conseguente aumento dell’ansia) riguardo una o più circostanze.

Le persone che tendono a rimuginare hanno scarsa fiducia nelle proprie capacità di far fronte alle situazioni motivo per cui tentano invano di controllarle pensandoci in continuazione. Sebbene tutte le previsioni catastrofiche dettate dall’ansia non si verifichino, la persona che pensa ossessivamente soffre di un fortissimo stress in quanto ciò che pensa e immagina le genera forte disagio, e maggiore sarà l’ansia maggiori saranno i pensieri. Un circolo vizioso che sembra non spezzarsi.

Cosa fare?

E’ possibile agire a piu livelli:

Innanzitutto bisogna rendersi conto della propria tendenza a rimuginare. Essere consapevoli di mettere in atto un comportamento è il primo passo per affrontarlo.

Lavorare sulla propria autostima. Aumentare la fiducia nelle nostre capacità ci permette di allentare il controllo perché qualsiasi cosa accada sappiamo di poter contare su noi stessi. Una buona autostima aiuta a diminuire i livelli d’ ansia.

Chiedersi se tutti gli scenari immaginari che i nostri pensieri ci prospettano siano probabili e reali o meno. Mettendo in discussione i nostri pensieri, la loro forza e il loto potere di generare ansia diminuiranno.

Possiamo stabilire durante la giornata periodi di tempo ben precisi per preoccuparci: quando ci accorgiamo che i nostri pensieri girano vorticosamente come se fossero una trottola, proviamo a fermarli e a dirci “STOP” e fissiamo poi un momento successivo (di una quindicina di minuti circa) in cui possiamo dedicarci completamente al nostro rimuginio. In questo modo riprenderemo un controllo sui nostri pensieri e non viceversa. Arrivato poi il momento che ci siamo prefissati da dedicare al rimuginio possiamo decidere se utilizzarlo per preoccuparci o per altro.

Infine, una strategia utile che possiamo adottare per smettere di rimuginare è quella di spostare la nostra attenzione dalla testa, e quindi dai pensieri, a ciò che possiamo percepire attraverso i nostri sensi. Ad esempio sono molto importanti gli esercizi della Mindfulnesssul qui ed ora attraverso cui riprendiamo il contatto con la nostra esperienza presente partendo da ciò che sentiamo, vediamo e tocchiamo. Possiamo inoltre praticare delle tecniche di rilassamentoper distendere le tensioni e concentrarci così sulle sensazioni che il nostro corpo ci rimanda.

Quando il rimuginare è particolarmente difficile da gestire e quando incide sulla qualità della tua vita e delle tue attività quotidiane, rivolgiti ad uno psicoterapeuta che saprà aiutarti ad uscire da questo circolo.

“Il rimuginatore è un ricercatore senza speranza che troverà l’illuminazione solo quando smetterà la sua ricerca mentale”

A cura della
Dott.ssa Maria Cristina Zezza

Dal Sito: mariacristinazezza.com

venerdì 16 marzo 2018

Ansia anticipatoria, sapete cos’è e come vincerla?

L’ansia anticipatoria è quel senso di apprensione che viene al solo pensiero di dover affrontare una certa situazione futura. Può essere molto penalizzante, ecco perché è importante superarla.


L’ansia anticipatoria si presenta sotto forma di angoscia e paura all’idea di dover affrontare una situazione futura che per certi aspetti potrebbe essere rischiosa, spiacevole o in qualche modo disturbante.

L’ansia anticipatoria si presenta sotto forma di angoscia e paura all’idea di dover affrontare una situazione futura che per certi aspetti potrebbe essere rischiosa, spiacevole o in qualche modo disturbante.

Ansia anticipatoria, cos’è
Questa apprensione 
potrebbe condizionare al punto da inibire il soggetto che ne è colpito che potrebbe rinunciare a vivere la situazione che preoccupa e di rifiutare delle possibili occasioni, per la paura di riprovare nuovamente quella sensazione d’ansia provata in passato. Nei casi più gravi il soggetto cerca di evitare anche situazioni importanti per il suo lavoro o per la sua vita privata, arrivando a compromettere i rapporti sociali.
Uno degli effetti dell’ansia anticipatoria è infatti quello difuggire dalle situazioni che potrebbero provocare angoscia. Il continuare a pensare al futuro con timore, impedisce inoltre di vivere il presente serenamente.

Questo disturbo colpisce generalmente persone che soffrono di problemi d’ansia,attacchi di panico e tendenze fobiche.

Ansia anticipatoria, cos’è, come superarla
Il consiglio principale quando si è colpiti da ansia anticipatoria è di pensare a qualcosa di positivo odistrarsi ascoltando musica o facendo qualcosa che piace, invece di farsi travolgere dalle emozioni negative.

Molto importante in particolare non concentrarsi sui sintomi dell’ansia, come l’aumento del battito cardiaco o il respiro corto, spostando l’attenzione facendo  altro, ad esempio guardando un film comico, leggendo un libro o una rivista.

Un aiuto per calmare la tendenza ad essere ansiosi può venire dalla meditazione e dal training autogeno, che portano l’attenzione sulla respirazione e sul rilassamento. Anche tenere un diario in cui si riportano le sensazioni che si vivono circa un determinato evento futuro può essere utile a prendere consapevolezza e al tempo stesso le distanze dal disagio.

Chiedersi se questa paura è davvero giustificata, quali sono gli aspetti positivi della situazione che si teme e a cosa si va incontro se si rinuncia a una certa occasione, favorisce l’accettazione di quel che verrà.

Dal Sito: dilei.it 

mercoledì 7 marzo 2018

2 milioni e mezzo di italiani soffrono di disturbi d’ansia


Sempre più cittadini italiani soffrono di ansia: secondo le stime fatte da un report dell’Istat, ad oggi gli individui con disturbi d’ansia sono oltre 2 milioni e mezzo

. Il totale fa ancor più paura se si considerano le stime globali, che parlano infatti di più di 260 milioni di persone che soffrono o hanno sofferto di queste problematiche, secondo un report di WHO. Il 3,6% della popolazione globale infatti presenta questo disturbo e tutte le conseguenze che implica. Inoltre, secondo quanto rilevato dalle analisi del settore, l’ansia e la depressione colpirebbero soprattutto le donne.

Ansia e patologie ansiogene: quali sono i fattori scatenanti?

Non è mai semplice scoprire quali sono le cause in grado di scatenare l’ansia, in quanto potrebbero mutare da individuo a individuo, in base alla propria storia clinica ed esperienziale. Ciò che è possibile dire, è che l’ansia e le altre patologie di questa natura nella maggior parte dei casi affondano le proprie radici nella genetica e in una scorretta interazione fra soggetto e contesto: se quest’ultima presenta qualche crepa, la mente tende a rifiutare la realtà circostante e a causare il rifiuto dei propri sentimenti. Quali sono i potenziali rimedi all’ansia? Secondo il report Osmed di Aifa, ad oggi la soluzione più adottata è quella degli ansiolitici: solo nel 2015 sono stati spesi circa 380 milioni di euro per l’acquisto di questi prodotti. Ove possibile, la missione sarà dunque quella di ridurre il ricorso a questi farmaci, che hanno conseguenze anche gravi sull’organismo. Questo disturbo può infatti essere contrastato in altri modi: con un’integrazione di serotonina, il cosiddetto “ormone del buonumore”, ad esempio, o seguendo alcune strategie per non avere più l’ansia.

Come capire se si è vittime di ansia?

Prima di ricorrere a qualsiasi trattamento medico o psicologico, è necessario comprendere se si soffre davvero di ansia e a che livello è presente questo disturbo. I sintomi dell’ansia patologica sono estremamente chiari: nei soggetti ansiogeni tende a manifestarsi infatti un’insonnia perdurante (anche per 20 giorni), insieme alla riduzione della concentrazione, alla continua sensazione di malessere, al nervosismo e all’irritabilità, in parallelo con una spiccata aggressività. In tal senso, però, non vanno confusi questi aspetti con quelli fisiologici, normalmente dovuti a momenti di apprensione o stress. Si parla infatti di ansia patologica vera e propria solo nel momento in cui tachicardia e sudori freddi si presentano improvvisamente in condizioni di benessere fisico e in assenza di particolari disturbi cardiaci o respiratori. In casi simili conviene sempre rivolgersi a un bravo medico che possa far luce sulla situazione ed eventualmente indirizzare il paziente verso uno psicoterapeuta, per intraprendere un percorso personalizzato efficace.

Dal Sito: www.lindiscreto.it

mercoledì 10 gennaio 2018

Ansia anticipatoria: cos’è e come combatterla




Ogni individuo tende a rinchiudersi nella propria zona di comfort, per poter godere di quelle certezze utili per potersi sentire protetto e meno a rischio. Questa è una situazione normale, che coinvolge quasi tutti, ma che può poi assumere anche una forma patologica nota come ansia anticipatoria. Questa forma ansiogena, infatti, stimola forti sentimenti d’angoscia ogni qual volta si tratta di dover affrontare impegni e compiti che il cervello ci spinge a considerare pericolosi. Quando accade ciò, chi soffre di questa forma di ansia tende a chiudersi in se stesso e a rifiutare anche quei compiti che vengono considerati quotidiani: la percezione della realtà viene infatti alterata dalla paura, che comincia a dominare ogni pensiero dell’individuo. È importantissimo combattere l’ansia anticipatoria prima che possa assumere un rilievo molto profondo, richiedendo dunque l’intervento di uno psicologo: quali sono i suoi sintomi, e come combatterla?

 

Ansia anticipatoria: cause e sintomi

 

La causa più diffusa che spinge alla nascita dell’ansia anticipatoria è la presenza di un trascorso spiacevole: le esperienze vissute da una persona possono marchiare a fuoco la sua percezione della realtà, soprattutto quando gli hanno procurato un danno. Quando si verifica ciò, la mente spinge ad una forma di ansia che porta l’individuo a non ripetere le suddette esperienze: è uno stimolo difensivo naturale, che può però degenerare e impedire alla persona di vivere ogni aspetto della propria vita, anche il più normale. Ciò che porta verso questa ansia è spesso la presenza di patologie psicofisiche come la fobia sociale, l’agorafobia e gli attacchi di panico: in questo caso, le cause diventano anche i sintomi. 



Come curare l’ansia anticipatoria?



Come spesso accade per qualsiasi forma di ansia o di fobia, il primo passo da compiere è prendere il controllo delle proprie emozioni. In sintesi, le paure vanno analizzate oggettivamente e dominate, così da reprimere quella sensazione di angoscia che si attiva in situazioni altrimenti tranquille, come la frequentazione di un supermercato. Inoltre, è sempre bene concentrarsi su possibili sviluppi positivi dell’esperienza, invece che su quelli negativi: in tal caso, il training autogeno rappresenta uno dei metodi più efficaci per curare un problema come l’ansia anticipatoria. Un’altra soluzione è imparare a non dar peso ai cambiamenti del corpo, come ad esempio l’accelerazione del battito: concentrandosi su di essi, infatti, si dona maggiore linfa vitale alla paura. Non bisogna nemmeno tentare di fermare i suddetti sintomi, ma lasciarli scorrere fino al loro avvenuto passaggio: per farlo è anche possibile distogliere l’attenzione concentrandosi su pensieri positivi, proiettando ambienti quieti e calmi e, parallelamente, adottare delle sane abitudini quotidiane che agevolano ancora di più questo processo. Infine, la terapia breve esperienziale può aiutare ancor di più chi soffre del problema dell’ansia anticipatoria.

Dal Sito: www.oggitreviso.it

martedì 14 marzo 2017

Ansia anticipatoria


L'ansia è, per definizione, l'anticipazione di un pericolo, e quindi ogni condizione di ansia è, in qualche modo, anticipatoria.
il termine ansia anticipatoria viene però utilizzato soprattutto per descrivere una condizione caratteristica del Disturbo di Panico e della Fobia Sociale in cui si manifesta ansia alla sola idea di dover affrontare in un futuro più o meno lontano alcune situazioni temute (viaggi, guida, allontanamenti da casa, rimanere da soli, parlare in pubblico, esporsi al giudizio degli altri, etc.).
Per comprendere l'ansia anticipatoria, e anche il modo di superarla, bisogna tener conto del fatto che il meccanismo di allarme è primitivo: il nostro corpo reagisce all'idea del pericolo come se si trattasse di un pericolo alla nostra sopravvivenza, esattamente come accade per gli animali che sono minacciati da un predatore, o come accadeva ai nostri antenati, e come purtroppo a volte accade tutt'ora, quando siamo esposti a minacce fisiche di qualche genere.
Qualsiasi sia la fonte di allarme, la reazione del corpo è la preparazione all'attacco o alla fuga, come se ci fosse un predatore o un nemico che ci minaccia. Il cuore batte più in fretta e il respiro si fa più intenso per portare più ossigeno ai muscoli, assumiamo inconsapevolmente una postura di difesa, e la muscolatura degli arti si tende come se si dovesse essere pronti a correre o a lottare. Anche il cervello si prepara ad una situazione di attacco o fuga restringendo il campo di attenzione ai segnali di pericolo e eliminando ogni interferenza che riguardi occupazioni pacifiche come alimentarsi, lavorare, riposarsi, giocare, etc.
Si tratta dunque di una risposta ancestrale dell'organismo che si prepara ad una situazione di emergenza in cui bisogna lottare o fuggire, anche se anticipiamo con la mente delle situazioni che non hanno nulla a che fare con l'assalto di predatori o nemici.
Si può quindi comprendere la trappola mentale in cui cade chi soffre di panico o di fobia sociale: se l'anticipazione del pericolo è la stessa idea di stare in ansia (come quando si teme di avere un attacco di panico) o di mostrare segni di ansia davanti agli altri (come arrossire, tremare, bloccarsi), si finisce per attivare la reazione di allarme all'idea di stare in allarme!
È la nota paura della paura che è alla base del meccanismo del panico e della fobia sociale.
La conseguenza più negativa dell'ansia anticipatoria è la tendenza a rinunciare a fare le cose importanti per la propria vita, come viaggiare, allontanarsi dalle situazioni considerate "sicure", esporsi davanti agli altri, e così via.
Questa condizione si chiama evitamento e, alla lunga, produce riduzione dell'autostima o sintomi depressivi che si aggiungono al problema originario.
Contrariamente a ciò che si pensa comunemente, l'obiettivo di una terapia efficace non è di eliminare l'ansia dalla propria vita (obiettivo impossibile, in quanto l'ansia, come abbiamo visto, è una reazione ancestrale e fisiologica), ma di ridimensionare la paura di stare in ansia, la possibilità di poter sperimentare la reazione di allarme per quella che è, imparando a governarla, senza esserne terrorizzati.
Si guarisce dal panico e dalla fobia sociale solo se si apprende a stare in ansia, esattamente come tutti gli esseri umani, senza attivare il circolo vizioso di ansia che alimenta ansia fino a sfociare in veri e propri attacchi di panico.
Un buon trattamento di queste condizioni prevede fondamentalmente tre cose:
1. apprendere a governare l'ansia, in altri termini a calmarsi, con delle semplici tecniche di attenzione al respiro.
2. riconoscere e superare i pensieri catastrofici che si attivano quando si è in ansia (paura di morire, di avere un malore, di svenire, di perdere il controllo, di impazzire, di fare qualcosa di estremamente imbarazzante davanti agli altri).
3. esporsi alle situazioni temute, invece di evitarle.
La terapia che più di ogni altra ha dato risultati molto positivi in tal senso è la psicoterapia cognitivo comportamentale soprattutto nella sua versione più recente detta psicoterapia cognitivo comportamentale di terza generazione grazie alla quale ci si esercita a distinguere in modo sistematico tra le sensazioni fisiche dell'ansia (assolutamente innocue) e l'immaginazione che le fa percepire come catastrofiche. L'allenamento a discriminare tra i pensieri dell'ansia e le sensazioni fisiche si chiama defusione ed è l'obiettivo primario degli approcci più avanzati di psicoterapia.



di Pietro Spagnulo