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mercoledì 18 aprile 2018

Non puoi avere tutto sotto controllo!



Perfezionismo e ansia si intrecciano nel desiderio di poter controllare tutto. Ecco perché dovresti semplificarti la vita!

Perfezionista e ansiosa

Puntuale, ordinata, seria e responsabile. E fino a qui, chi di noi non vorrebbe esserlo. Ma se invece sei impensierita da un ritardo di pochi minuti, esasperata da un dettaglio fuori posto, turbata da un imprevisto, intollerante a tutto quello che non è sotto il suo diretto controllo? Essere delle perfezioniste a questi livelli non è per nulla consigliabile, ecco perché.

Tutto sotto controllo?

Tendi a voler avere sempre tutto sotto controllo? È una cosa semplicemente impossibile!

Essere una "perfezionista patologica" significa essere una persona molto trattenuta. Il desiderio di essere "la migliore" è lecito, ma il desiderio di essere infallibili è una follia! Detto questo, essere perfezioniste dovrebbe avere il "vantaggio" di confrontarsi sempre con abitudini e "procedure" molto simili che appunto non ti fanno correre il rischio di sbagliare. Ma questo ti porta a rincorrere degli standard sempre molto elevati, che costano tempo e fatica.

E se sbagli? Nelle occasioni in cui ti capita di non centrare l'obiettivo, di solito alto, che ti eri prefissata, provi un senso di sconfitta, credi di valere poco e percepisci un senso di inadeguatezza. Molte volte enfatizzi queste situazioni, provando un senso di fallimento davvero spropositato rispetto a quello che non sei riuscita a realizzare!

I rischi

Alla lunga potresti diventare un'insoddisfatta perenne, una persona che si agita di fronte alle novità, anche quelle positive, che prova ansia in qualsiasi situazione che sfugge al tuo controllo. Maternità, professione, vacanza: ogni ambito è una potenziale fonte di stress. Sta a te facilitarti l'esistenza! 

Come rimediare?

Alcuni approcci diversi e nuovi nei confronti di te stessa possono facilitarti la vita. 

1) Pregi e difetti. Impara a conoscerti e oltre ad essere inflessibile con i tuoi difetti impara anche ad essere consapevole dei tuoi pregi. Cosa sai fare davvero bene? Cosa ti riesce naturale e gli altri ti invidiano? Pensaci un momento, la risposta c'è di sicuro!

2) Bicchiere mezzo pieno.Anziché biasimarti per quello che non hai fatto, o fatto in tempo a fare, valuta positivamente tutto quello che quotidianamente fai, magari senza nemmeno rendertene conto. Ci sono azioni che una donna super-organizzata svolge ormai con una tale abitudine da non farci caso. Ma vale la pena premiarsi anche per questo!

3) Meno critiche, più pazienza.Dovete imparare a essere meno inflessibili con voi stesse e con gli altri, dovete avere più pazienza ed essere più indulgenti, lasciar correre di più. Se adotterete questa filosofia avrete anche meno paura del giudizio degli altri, perché vi sarà più facile pensare che loro siano come voi. Meno intransigenti.

Infine ricordati che non solo le super-donne, non solo le madri modello, non solo chi è "perfetta" viene amata!

Dal Sito: donna.it

giovedì 5 aprile 2018

La resilienza psicologica: una forza che nasce dalla sofferenza



Il filosofo Khalil Gibran ha scritto: “Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza. I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici.”

La morte di un caro, la perdita del lavoro, una malattia grave sono esperienze di vita che mettono a dura prova l’equilibrio psicologico della persona:emozioni forti e in senso di profonda inquietudine ed incertezza prendono il sopravvento e la persona potrebbe sentirsi come un “puzzle che va in pezzi”. Difficile leggere l’evento, collocarlo nella giusta prospettiva, attribuire responsabilità e onori: tutto sembra nebuloso, il tempo scorre dettato dallo stato d’animo e le cose acquistano un sapore diverso. Alcuni si adattano presto, altri richiedono un processo più laborioso e faticoso: ma da cosa deriva questa differente capacità di resistere agli “urti” della vita?O meglio, perché ci sono individui più o meno resilienti?

La resilienza, termine derivato dalla scienza dei materiali e indicante la proprietà che alcuni materiali hanno di conservare la propria struttura o di riacquistare la forma originaria dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o deformazione, in psicologia connota proprio la capacità delle persone di far fronte agli eventi stressanti o traumatici e di riorganizzare in maniera positiva la propria vita dinanzi alle difficoltà. Non è quindi solo capacità di resistere, ma anche di “ricostruire”la propria dimensione, il proprio percorso di vita, trovando una nuova chiave di lettura di sé, degli altri e del mondo, scoprendo una nuova forza per superare le avversità. Si tratta di un processo dunque individuale, ovvero che si costruisce nella persona in base alla personalità, ai modelli di attaccamento e agli eventi di vita e pertanto si verifica in modo differente in ognuno di noi. Molto spesso, infatti può capitare che, quando una persona che conosciamo si trova ad affrontare un evento particolarmente stressante, pensiamo “Io al suo posto non sarei riuscita a sopportarlo!”; tuttavia, come detto, questo dipende dalle nostre esperienze, dai nostri apprendimenti, dalla nostra personalità e pertanto filtriamo ed elaboriamo gli eventi e loro significati in modo differente, reagendovi e integrandoli nella memoria in modo altrettanto differente.

Le persone con un alto livello di resilienza dunque,  riescono a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti. L’esposizione alle avversità sembra rafforzarle piuttosto che indebolirle. Esse tendenzialmente sono ottimiste, flessibili e creative; sanno lavorare in gruppo e fanno facilmente tesoro delle proprie e delle altrui esperienze.

Ma cosa fa si che un individuo sia più o meno resiliente?

A determinare un alto livello di resilienza contribuiscono diversi fattori, primo fra tutti la presenza all’interno come all’esterno della famiglia di relazioni con persone premurose e solidali. Questo tipo di relazioni crea un clima di amore e di fiducia, e fornisce incoraggiamento e rassicurazione favorendo, così, l’accrescimento del livello di resilienza. Gli altri fattori coinvolti sono:

• OTTIMISMO: è la disposizione a cogliere il lato buono delle cose, la tendenza ad aspettarsi un futuro ricco di occasioni positive, la propensione a sminuire le difficoltà della vita, cercando sempre di trovare la soluzione ai problemi.

• AUTOSTIMA: una elevata autostima protegge da sentimenti di ansia e depressione e influenza positivamente lo stato di salute fisica. Si riferisce ad una visione positiva di sè

HARDINESS: tratto di personalità che comprende tre dimensioni:

- CONTROLLO: convinzione di essere in grado di controllare l’ambiente circostante e l’esito degli eventi, mettendo in atto tutte le risorse per affrontare le difficoltà.

- MPEGNO: definizione e perseguimento di obiettivi.

- SFIDA: visione dei cambiamenti come incentivi e opportunità di crescita.

EMOZIONI POSITIVE: capacità di sostituire gemiti e lamenti con emozioni positive.

• SUPPORTO SOCIALE: capacità di costruire relazioni eterogenee e molteplici che possano sostenere l’individuo nei momenti difficili.

Le strade che possono portare le persone ad accrescere il proprio livello di resilienza sono numerose.

Nella ricerca della strategia più idonea per migliorare il proprio livello di resilienza può essere d’aiuto focalizzare l’attenzione sulle esperienze del passato cercando di individuare le risorse che rappresentano i punti di forza personali. Un sistema che facilita l’individuazione delle risorse persona li è quello di cercare di fornire risposte a queste semplici domande:

quali eventi sono risultati particolarmente stressanti per me?

in che maniera questi eventi mi hanno condizionato?

nei momenti difficili ho trovato utile rivolgermi a persone per me significative?

nei momenti difficili quanto ho appreso di me stesso e del mio modo d’interagire con gli altri?

è risultato utile per me fornire assistenza a qualcuno che stava attraversando momenti difficili come quelli da me sperimentati?

sono stato capace di superare le difficoltà ed, eventualmente, in che modo?

che cosa mi ha consentito di guardare con maggiore fiducia al mio futuro?

La “resilienza” può quindi essere appresa, sviluppando l’autostima, l’autoefficacia, l’abilità di tollerare le frustrazioni della vita senza lamentarsi, la capacità di risolvere i problemi e di produrre cambiamenti, la speranza, la tenacia, il senso dell’umorismo: La resilienza non è dunque una caratteristica che è presente o assente in un individuo; essa presuppone invece comportamenti, pensieri ed azioni che possono essere appresi da chiunque in qualunque circostanza.

Avere un alto livello di resilienza non significa non sperimentare affatto le

difficoltà o gli stress della vita, avere un alto livello di resilienza non significa essere infallibili ma è resiliente chi è disposto al cambiamento quando necessario, chi è  disposto a pensare di poter sbagliare, ma anche chi si dà la possibilità di poter correggere la rotta.

Psicologia Anna Chiara Venturini 

Dal Sito: nienteansia.it