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venerdì 4 settembre 2020

Qui ed Ora: il potere dei nostri pensieri



Viviamo davvero la vita in piena consapevolezza? Siamo capaci di godere appieno delle cose? Nonostante le moltissime possibilità che abbiamo spesso siamo insoddisfatti.

In realtà le persone riferiscono spesso di avvertire la propria incapacità di essere pienamente presenti in molteplici aree esperenziali. Un senso di incompletezza ed insoddisfazionesembra ostacolare l’instaurarsi di buone relazioni amicali, mette i bastoni tra le ruote al desiderio di innamorarsi, o costituisce un ostacolo ad un buon rendimento nell’ambito lavorativo.

Possediamo un universo che potremmo osservare da centinaia di angolazioni diverse; abbiamo monti da scalare, mari da solcare, terre e culture da conoscere, ed in effetti la maggior parte di noi si dà molto da fare per organizzare viaggi ed eventi di ogni genere, si ricercano continuamente le occasioni di incontro, tutto sembra davvero possibile in un’epoca in cui ogni strumento ha potenzialità immense. Eppure questo non è sufficiente a renderci soddisfatti, men che mai felici.

La sofferenza riportata da molti pazienti riguarda proprio la sensazione di non essere protagonisti del momento atteso: l’obiettivo sembra chiaro e disponibile, ma anche quando si realizza un desiderio l’esperienza viene fatta, ma non vissuta intensamente.

Cosa succede? La mente ha potenzialità infinite, ci proietta in un altro tempo, allontanandoci dal momento presente; il qui ed ora viene troppo spesso sacrificato a causa del potere dei nostri pensieri, che ci sbilanciano e ci trascinano altrove.

 Il passato ed il futuro sono le dimensioni a cui i nostri pensieri approdano quasi costantemente; ognuno di noi può constatare come la mente lavori senza sosta, e qualsiasi attività stiamo svolgendo, con ogni probabilità potremmo sorprenderci a pensare a quanto siamo preoccupati per ciò che dobbiamo fare l’indomani, o potremmo ritrovarci a ricordare un avvenimento che ci ha turbato tempo fa. Il chiacchiericcio della nostra mente è costante, e riconoscere i nostri pensieri senza che ci trascinino via sembra essere un lavoro necessario per ritrovare il nostro presente e consentirci di viverlo pienamente.

Un giovane paziente, ad esempio, espresse tristezza raccontando che una ragazza gli piaceva molto e che si stavano frequentando assiduamente. Chiesi dunque perché fosse turbato, lui rispose che gli veniva in mente la precedente fidanzata che lo aveva lasciato facendolo molto soffrire (il pensiero volge al passato) e che era preoccupato perché se avesse deciso di non continuare la storia con la ragazza in questione lei avrebbe potuto soffrire (il pensiero volge al futuro).

Un pensiero triste riguardo ad una storia finita e l’intensa preoccupazione per lo sviluppo della relazione attuale stavano intrappolando questa persona in un vortice di sentimenti angosciosi ed intrusivi, che costituivano un serio impedimento al suo vivere e fare esperienza del momento presente.

Il presente è l’unico tempo di cui possiamo disporre; possiamo certo ricordare gli errori commessi nel passato e farne tesoro per decidere di comportarci diversamente, ma questo lo facciamo nel presente; possiamo pianificare un progetto che si realizzerà nel futuro, ma anche questo lo facciamo nel momento presente.

Imparare a godere del Qui ed Oraimplica prendere contatto con il momento presente con consapevolezza, facendo esperienza delle nostre sensazioni ed emozioni, anziché perderci nei nostri pensieri. È importante acquisire La capacità di stare, prestando attenzione al nostro mondo interiore nonché al mondo esterno.

Credo siano utili alcune riflessioni:  

 La nostra mente parla continuamente: non c’è nulla di strano, dai nostri antenati abbiamo ereditato una mente pronta ad elaborare strategie per difenderci dal pericolo e sopravvivere; pensieri preoccupanti sono il prodotto di questa nostra mente che ci mette in guardia dalle insidie della vita

Riconoscere i pensieri:frequentemente i pensieri si moltiplicano e formano una squadra di “mostri” assai minacciosi; acquistano forza e finiamo per considerarli come verità inconfutabili (“Sono Inefficiente”, “Non valgo nulla”, “Farò un disastro” ecc.). i pensieri sono però un prodotto della nostra mente, e noi non siamo i nostri pensieri

Accettare i nostri pensieri:possiamo consentire ai nostri pensieri di esserci anche quando non ci piacciono, ci disturbano e provocano in noi emozioni sgradevoli. Guardare i nostri pensieri come se fossimo degli osservatori esterni significa prendere atto che ci sono, che talvolta non li amiamo, ma che non hanno il potere di travolgerci

Evitare di intraprendere la lotta contro i nostri pensieri: spesso si cerca di evitare un pensiero spiacevole cercando strategie per distrarsi, bevendo o mangiando in modo eccessivo, compiendo imprese rischiose o correndo in macchina; tali strategie di evitamento non fanno che potenziare il pensiero stesso, accrescere la paura che torni e generare frustrazione nel momento in cui ci travolge nuovamente.

Alcune tecniche sono molto efficaci allo scopo di consentirci di riconoscere ed accettare i nostri pensieri.

La Respirazione consapevole è uno strumento molto potente: scegliere di prestare attenzione e divenire coscienti che stiamo respirando ci consente di fermarci e consentire alla mente di sostare, ascoltando le sensazioni che il corpo comunica.  Non si tratta di compiere un duro lavoro o di profondere energie in uno sforzo di concentrazione; al contrario è necessario semplicemente decidere di dedicarsi al momento presente, trovando uno spazio adeguato ed una posizione comoda, e semplicemente osservare le caratteristiche del nostro respiro, il suo ritmo, le variazioni nel suo libero fluire.

Portare l’attenzione al flusso dell’aria che entra ed esce dalle narici, all’espansione e svuotamento del torace, all’espansione e sgonfiamento dell’addome ci dà la possibilità di sintonizzarci con il corpo, ed al contempo osservare come la nostra mente ci conduca altrove.

Dopo una sessione di respirazione consapevole molte persone mi raccontano con stupore e gioia come abbiano “visualizzato” i propri pensieri, a volte fonte di preoccupazione per un impegno futuro, a volte frutto di ricordi malinconici. Quando viene fatta luce sui nostri pensieri, essi cessano di essere aggressori intrusivi senza volto, si depotenziano perché vengono visti con chiarezza ed individuati come un prodotto della mente, ed altro da noi. Inoltre astenersi dal giudicare pensieri e stati d’animo, anche se non ci piacciono, fa sì che possiamo lasciare che siano e che abbiano il proprio spazio, per poi lasciarli andare.

Viviamo nel presente, ma la nostra epoca richiede di procedere a grande velocità, restando sempre intenti nel fare; dimentichiamo di essere, lasciando che il Qui ed Ora scivoli via e rendendo il tempo inafferrabile.

Imparare a vivere consapevolmente il momento presente può fornirci la chiave per concederci di assaporare la vita, momento per momento, lasciando che i nostri pensieri e le emozioni che ne derivano emergano con chiarezza e possano essere osservati senza giudizio. Il nostro sentire, nel godimento del momento presente, ci consentirà di guardare al passato come fonte di insegnamento, ed orientarci verso il futuro dando le giuste risposte ai nostri bisogni e necessità.

Dal Sito: benessere4u.it

mercoledì 6 maggio 2020

Gestione Covid-19: il “qui ed ora”



Mai come quando ti stravolgono il presente e ti tolgono il futuro ti rendi conto di quanto ciò che davvero hai è il “qui ed ora”.

Questo è quello che dicono anche le persone rilasciate dopo un rapimento, chi è stato in guerra, chi ha provato la prigionia: ti aggrappi al presente, ogni momento ha peso e valore, perché è l’unica cosa che sicuramente hai, a volte l’unica che ti resta.

E lo dicono le persone che perdono qualcosa o soprattutto qualcuno: “Se fosse qui gli direi…., vorrei aver fatto X o Y con lei…, vorrei aver sfruttato meglio il tempo trascorso insieme…., se potessi toglierei i musi e le rabbie e cercherei maggior dialogo e contatto…, se avessi saputo che non avevamo tutto il tempo di una vita a disposizione avrei puntato alle cose più importanti…”.

Tendiamo a pensare che il tempo ci sarà sempre, che si potrà sempre fare quello o quell’altro.
Spesso è così, e non pensare mai al domani potrebbe diventare angosciante e demotivante. Tuttavia, quando lo facciamo troppo ci dimentichiamo di curare il presente e trascuriamo tante cose che sono possibili e certe per qualcosa che lo è meno… Il tempo non è una risorsa illimitata e considerare che abbiamo a disposizione un tempo “finito” ci può aiutare a usarlo meglio, in modo più significativo ed efficace per i nostri valori e le cose e le persone importanti per noi.

Allora penso che questo periodo di presente così diverso dal solito possa aiutarci ad imparare ad apprezzare e curare di più il “qui ed ora”.

Focalizziamoci su quello che possiamo controllare, che dipende da noi e cerchiamo di non stare troppo a leggere e pensare a ciò che non è sotto il nostro controllo, non dipende da noi, non siamo noi a gestire. Quindi? Partiamo dall’organizzazione della nostra giornata, orari e impegni, e del fine settimana. I giorni sono i “contenitori”, mettiamoci noi il “contenuto” perché, come recita un adagio, “Non possiamo aggiungere giorni alla vita, ma possiamo aggiungere vita ai giorni”.
Non stiamo in attesa del prossimo bollettino, del prossimo emendamento, delle prossime indicazioni, di quando potremo… dettiamo noi le nostre regole, dove, quando e per come possiamo.

“Stiamo dentro” alle cose che facciamo: siamo davvero partecipi, viviamole, non andiamo con la mente già da un’altra parte, alla prossima cosa da fare, a quanto è successo ieri. Stiamo sul pezzo, dentro al presente che stiamo vivendo, nelle cose che stiamo facendo. Stiamoci “dentro” ad esempio usando corpo e sensi, sentendo le sensazioni ed emozioni che le varie attività e dialoghi ci suscitano. Sono al telefono con un’amica? Mente e cuore siano con lei.
Sto rifacendo i letti? Mani e occhi su lenzuola e coperte.
Sto guidando? Mani sul volante e occhi alla strada.

Questa quarantena ci ha un po’ ipoattivato, spento, bloccato? Scriviamoci quali piccoli passi possiamo fare, cosa ci sentiamo di iniziare a fare per riattivarci un po’, in cosa – 1 o 2 cose al giorno – sentiamo che vogliamo provare ad impegnarci per noi e per gli altri.
Ci ha, al contrario, iperattivato?
Ci sentiamo nervosi, irrequieti, frenetici? Annotiamo nero su bianco qualche semplice azione e strategia che possiamo allenarci a fare per sfiatare, scaricare, riportare un miglioreequilibrio in noi.
Può avere a che fare con il corpo e le mani – attività fisica, giardinaggio, ricamo, puzzle, lavoro a maglia, disegno, suonare, pulire, cucinare, fare lavori di bricolage. Oppure con la mente – leggere, fare progetti, pregare, meditare. O perché no, con il cuore – cosa ci rende felici ed è fattibile anche oggi? Cosa ci dà soddisfazione e possiamo farlo anche in casa? Cosa ci calma ed è a portata di mano?

Impegnamoci per cose e persone per noi importanti: se possiamo evitiamo o riduciamo cose che davvero non sono importanti né necessarie.
Cosa posso fare? E come?
Ad esempio cos’è importante per me? Gli sto dedicando tempo e attenzione? Chi è importante per me? Sono in contatto e mi spendo per lui/lei/loro? E mi sto prendendo cura anche di me? Sono premuroso e gentile con me stesso? Come mi sto impegnando ad essere come vorrei…?

“Ama il prossimo tuo come te stesso”, “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”, “In caso di turbolenza prima di aiutare chi hai vicino indossa tu la tua maschera per l’ossigeno”.
Per seguire al meglio le regole che ci vengono richieste cerchiamo di vedere non solo l’aspetto di proibizione e di limite ma soprattutto i motivi per cui ci viene chiesto tutto questo e il bene che questo può portare per noi e per gli altri.
E anche ciò che mascherine, guanti, distanza e disinfettanti ci lasciano liberi di fare: sorridere – anche con gli occhi! – salutare, chiedere, interessarsi, tenere i contatti, pregare, meditare, fare attività fisica, aprire le finestre, respirare bene, ringraziare, imparare, essere curiosi…

Vi saluto con questo aforisma: “Il passato è storia, il futuro è mistero, il presente è un dono”.

Francesca Baggio
Psicologa e psicoterapeuta cognitivo comportamentale

Dal Sito: smazing.it 

martedì 10 dicembre 2019

Tra Tormenti Passati E Ansie Per Il Futuro, Esiste Un Oasi Di Pace: Il Presente

“PER ESSERE FELICI BISOGNA ELIMINARE DUE COSE: IL TIMORE DI UN MALE FUTURO E IL RICORDO DI UN MALE PASSATO;
QUESTO NON CI RIGUARDA PIÙ, QUELLO NON CI RIGUARDA ANCORA.”
(SENECA)

La mente è uno strumento bizzarro capace di farci vivere in una dimensione intermedia fatta di rimpianti per il passato e ansie per il futuro, costringendoci a dimenticare ciò che abbiamo tra le mani, come se fossimo ipnotizzati da proiezioni che scambiamo per reali. In questo limbo mentale, le ombre sembrano talmente reali che le sentiamo presenti, ma basterebbe aprire gli occhi per renderci conto che tutto questo è soltanto un’illusione.

In quale tempo abiti se non sei “presente”?

Il concetto di tempo ci sfugge. Ci convinciamo che vada in una direzione soltanto: in avanti, che non possiamo tornare indietro, ma se fosse davvero così, lasciarsi il passato alle spallesarebbe una cosa talmente naturale da non richiederci così tanti sforzi; ed invece sappiamo tutti che una delle lezioni più difficili da imparare in questa vita è proprio quella del distacco, del lasciar andare. Per altri, invece, le ombre spaventose provengono dal futuro; i fantasmi di possibili intoppi, catastrofe, incidenti sono talmente terrificanti da paralizzare ogni impulso di vita creando ansia e attacchi di panico.

Da una parte i pesi del passato ci fanno camminare coi stivali di piombo, dall’altra, gli spettri futuri ci gelano il sangue. Com’è possibile allora vivere in queste condizioni, se il nostro naturale impulso vitale è bloccato o paralizzato da un tempo che non esiste più o non ancora?

Siamo più vulnerabili quando la testa vaga altrove

Il nostro corpo, il tempio del nostro essere più autentico, può vivere soltanto in una dimensione temporale: qui ed ora; allora per quali ragioni la nostra mente continua a vagare come un aquilone in preda ai venti?

Quando ci ritroviamo imprigionati in questa dimensione mentale intermedia, ci sentiamo vulnerabili, fragili, in bilico nella nostra vita; la mancanza di stabilità interiore deriva dal fatto che i nostri pensieri ci fanno letteralmente a pezzi: ci impediscono di rimanere integri, di un pezzo solo, perché quando ci lasciamo trascinare dai nostri pensieri, per lo più per semplice abitudine, la nostra testa va altrove mentre il corpo rimane qui, e di conseguenza la comunicazione tra loro viene interrotta da stimoli incongrui: “Mi sento male perché mi stanno prendendo in giro!” urla la mente tornata ai tempi della scuola elementare; “Vedo solo i colleghi di lavoro qui…” risponde il corpo… Ecco come auto-alimentiamo le nostre sofferenze.

La mente parla di un tempo, il corpo di un altro, e in un istante si crea un collegamento sbagliato: il passato si proietta sul presente, andando ad alimentare vecchie ferite, perché non riusciamo a pensare che le cose possano andare diversamente da come sono andate in passato.

L’ansia rivolta al futuro deriva invece da un processo di generalizzazione: le esperienze passate sono rimaste talmente marchiate a fuoco dentro di noi che per proteggerci ci chiudiamo in noi stessi per paura di soffrire ancora; il rifiuto di fare nuove esperienze si ritorce contro di noi perché nel momento in cui ci chiudiamo alla novità, alla sorpresa, all’inaspettato, la nostra mente attua una strategia di difesa perché non sopporta di non sapere cosa l’aspetta, in questo modo proietta il passato sul futuro. E dalla proiezione alla profezia auto-avverante, il passo è breve.

La pace si trova nel punto d’incontro tra mente e corpo

Per evitare di perdere noi stessi in costruzioni mentali disfunzionali e tossiche, possiamo seguire la via indicata dal corpo e riconoscere il presente. Per aiutarci a tornare integri, con mente e corpo di nuovo uniti, abbiamo un meraviglioso strumento a disposizione in grado di calarci in un attimo nel presente: le sensazioni.

Quando usiamo i nostri 5 sensi, uniamo la dimensione corporea e fisica con la dimensione sottile del nostro essere: siamo nella mano che tocca, nell’orecchio che ascolta, nel naso che sente, nella bocca che gusta. La mente si fa carne. Abita il corpo. È in quella dimensione che sperimentiamo quell’oasi di pace che possiamo assaporare momento dopo momento. L’integrità ritrovata ci porta a sentirci forti e stabili, imperturbabili come le montagne ancorate alla terra che rimangono impassibili al passar delle stagioni e delle intemperie.

Se ci sentiamo forti, colmi della nostra essenza, ci liberiamo anche dalla paura di non farcela e ci apriamo al mondo e al cambiamento, alla novità, abbandonando l’abitudine di proiettare sul futuro le nostre ansie e paure; possiamo anche liberarci dai pesi del passato con la consapevolezza di essere un’altra persona rispetto ad allora, e di poter permettere all’energia cristallizzata nelle nostre vecchie ferite di fluire di nuovo.

“SE SEI DEPRESSO STAI VIVENDO NEL PASSATO.
SE SEI ANSIOSO, STAI VIVENDO NEL FUTURO.
SEI SEI IN PACE, STAI VIVENDO NEL PRESENTE”
(LAO TZU)

La vita è fatta di attimi che ci sfuggono spesso dalle mani perché siamo troppo impegnati a guardare altrove nel tentativo di trattenere ciò che abbiamo già perso. Basterebbe accorgersi di questi attimi che ci scivolano nei palmi delle mani, come dei piccoli diamanti travestiti da rugiada, per accorgerci che il tesoro più grande che possiamo avere è proprio qui, nell’eternità dell’ “adesso”.


Dal Sito: eticamente.net 

mercoledì 8 gennaio 2014

Chiudere con il passato

Tutti noi abbiamo una linea temporale (passato, presente e futuro). Il passato è passato, il futuro non è ancora arrivato, il che significa che l’unico momento reale che si può vivere, godere e gestire è il presente, il qui ed ora.In ogni momento del presente, le tue decisioni si trasformano in azioni e sono i risultati della tua storia, del tuo passato.Aggrapparsi al passato è una condizione della mente che gioca brutti scherzi, in quanto fa rievocare le cattive circostanze e non permette di andare avanti, perché, a volte, è più facile lamentarsi e trovare una giustificazione a qualsiasi esperienza negativa, piuttosto che assumersi la responsabilità della nostra vita, reagire ed andare avanti.Hai mai provato a “pulire” la tua esistenza, iniziando dai cassetti, armadi, fino a raggiungere le persone del passato che non hanno alcun senso, ma che continuano a occupare spazio nella tua mente?Chiudere le porte del passato in riferimento ai momenti tristi e alle esperienze di amarezza è un prerequisito verso una felicità stabile e crescente che proviene dal centro del tuo essere e che ti porta nella condizioni di successo e realizzazione. Alcuni di quei momenti che ti lasciano nell’oblio del passato possono essere correlate a separazioni familiari, la morte di una persona cara, la perdita di un lavoro o di una posizione, fisica e/o psicologica, molestie, stupri, abbandono, traumi, ecc.
Se sei un perfezionista, si può essere tentati di pensare che, in alcune situazioni, avresti potuto fare meglio, o incolpare te stesso/a o qualcuno per una determinata azione. La rabbia, i sensi di colpa, il giudizio non ti portano da nessuna buona parte!
Il problema è che di solito ci si aspetta che qualcuno venga e ci dica come lasciare il passato alle spalle, ma ciò spesso non accade. Dobbiamo quindi implementare la nostra esperienza e le nostre conoscenze per andare avanti, sfruttare il dialogo interno e le parole. Quando si dispone di un’esperienza negativa o spiacevole non “rimuginare” perché questo atteggiamento ti porta ad una posizione di “stallo” e a rimanere quindi bloccato.Più hai questi pensieri, tanto più sarà difficile andare avanti. In definitiva, trascinarsi “ bagagli inutili” della nostra esperienza, ci rallenta e indebolisce.
www.psicologocivitanovamarche.it