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venerdì 2 ottobre 2020

Giovanni Allevi: "Così combatto la mia ansia con la musica"

Fame d’aria: una sensazione che chi soffre di disturbi di ansia e di panico conosce bene. In Italia, stando ai dati Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico) ne soffre circa il 79% della popolazione. Tra questi, l’enfant terrible della musica classica contemporanea, Giovanni Allevi. Compositore, direttore d’orchestra e pianista, si è esibito nei teatri più prestigiosi del mondo, dalla Carnegie Hall all’Auditorium della Città Proibita di Pechino. Jeans, T-shirt, scarpe da ginnastica, tra i templi di Paestum, dove ha incontrato i giovani giurati del Giffoni Film Festival, dice: «Mai rinunciare alle proprie passioni. È l’unica via per la felicità».

Non ha mai fatto mistero di essere un ansioso. Come è riuscito a contenere l’ansia?
«L’ansia è insopportabile, e in alcuni periodi sfocia nel panico. Credo sia dovuta al fatto che io e il mondo contemporaneo proprio non ci troviamo. Non riesco a condividere questo senso di competizione, il culto dell’apparire, l’idea che bisogna mostrare il successo, l’idolatria per i numeri. Il risultato è un senso di inadeguatezza e la fame d’aria. Io credo che noi esseri umani siamo infiniti, creature della natura il cui unico dovere è dare tutti noi stessi».

La musica può rappresentare una terapia?
«Sono convinto del potere liberatorio della musica, della sua capacità di far rivivere parti nascoste di noi, di risvegliare emozioni. La fragilità è il nocciolo profondo dell’essere umano ed è un’assurdità far finta che non sia così».

Quando è nata la passione per la musica?
«Ero il secondogenito e passavo molto tempo da solo. A casa c’era un pianoforte chiuso a chiave, che poteva suonare solo mia sorella e mio padre, musicista severo nei modi, mi aveva vietato di toccarlo. Tutto è iniziato da un divieto e il pianoforte si è trasformato in una ossessione finché un giorno ho trovato la chiave e ho
iniziato a suonarlo di nascosto. Ancora oggi, davanti ai tasti, provo la stessa emozione di paura e desiderio».



Dopo La musica in testa e altri quattro libri aspettiamo Revoluzione. Di cosa parlerà?
«La mia editor storica, mi ha confidato che Revoluzione è un libro sfaccettato, che si offre a diversi livelli di lettura. Potrei dire che è un testo di filosofia, dove il mio pensiero si esprime attraverso un linguaggio analitico rigoroso, oppure si abbandona all’immaginazione. Ma è anche una favola dai risvolti umani, o un’indagine sull’aspetto borderline della personalità di chi vive l’insofferenza per lo status quo, proiettato nella
ricerca spasmodica del nuovo».

Che cosa rappresenta per lei la scrittura?
«Nel corso degli anni si sono ingigantite le aspettative sulla mia figura artistica. Scrivere mi permette di non impazzire e di dare ai miei pensieri uno sfogo, una collocazione. Invece, davanti alla musica non ho alcun controllo: è pura ispirazione».

Il Covid ha stravolto le nostre vite. Come ha trascorso il lockdown?
«Dopo lo sconforto del vedere annullati i concerti e le tournée, ho deciso di avventurarmi in qualcosa che pensavo fosse lontano dalle mie corde: un ciclo di dirette web
tra pianoforte e filosofia, vincendo la timidezza. Il risultato è stato inaspettato. Gli incontri sono stati seguitissimi, pur affrontando aspetti tecnici della musica, o sfociando nell’astrofisica».

Secondo lei, come potrà rialzarsi il mondo dell’arte?
«Il mondo dell’arte, della cultura, della letteratura torneranno ad
essere presi in considerazione dalla gente. Se il mondo culturale non si chiuderà, ma saprà interpretare le tensioni, vivrà una stagione straordinaria di rinascita».

A cosa sta lavorando?
«Ho ripreso i concerti in Italia. Già dai primi appuntamenti mi sento pervaso da un senso di riconoscenza nei confronti del pubblico. Ho temuto che tutto sarebbe finito per me e ora vedere tutta questa gente mi commuove. Non poterla abbracciare mi stringe il cuore. Forse perché non ho mai interrotto il contatto con il pubblico. Grazie alle dirette web si stanno moltiplicando gli appuntamenti ai festival letterari e ai concerti. Ho deciso di affrontarli dando tutto me stesso».

Un posto in cui si sente a casa?
«Nella metro di Milano c’è una panchina che ho eletto a mio studio. Spesso ci vado, per sentirmi vicino al mondo, per sognare che tutte quelle persone, che entrano ed escono trafelate dai vagoni, ascoltino le mie note. Lo faccio per salvare la mia musica dal rischio di isolarsi. Quando le forme ideali ed astratte incontrano la vita reale, il risultato è sublime»

Dal Sito: repubblica.it

lunedì 30 aprile 2018

Giovanni Allevi, il dramma degli attacchi di panico

Giovanni Allevi racconta a Verissimo il dramma causato dai suoi attacchi di panico.


Giovanni Allevi in pubblico appare sempre sorridente, ma nasconde un dramma causato dagli attacchi di panico che hanno condizionato tutta la sua vita.

Il musicista ha raccontato più volte di soffrire a causa dell’ansia che lo tormenta sin da quando era giovanissimo, ma ha spiegato anche di essere riuscito in qualche modo a “domare” questa energia negativa e ad incanalarla per creare qualcosa di nuovo. La svolta è arrivata soprattutto grazie alla musica, che è stata negli anni un’amica e una medicina per Giovanni Allevi.

La voglia di mostrare il suo talento e di intrattenere gli altri, ha spinto il musicista a vivere il presente e a non preoccuparsi più del passato o del futuro, come accade per ogni persona ansiosa. Il palcoscenico ha consentito ad Allevi di trovarsi faccia a faccia con le sue paure e di sconfiggerle. Nel corso degli anni l’ansia non è scomparsa, ma il pianista ha imparato a conviverci e a controllarla, rendendola una sorta di “compagna di viaggio”.

Aveva 28 anni quando ha deciso per la prima volta di rivolgersi ad un medico e affrontare il problema degli attacchi di panico. Il pianista si è rifiutato di usare medicine, ma ha preferito l’autoanalisi e i libri di filosofia. Leggendo Socrate, Hegel e Stirner, Giovanni Allevi ha cercato di comprendere la radice di quell’ansia e di darle un senso. Le vera svolta però è arrivata quando ha analizzato l’etimologia del terminepanico.

Questa parola infatti deriva da Pan, il dio Tutto. “Conoscere il panico significa vivere l’esperienza della dirompente energia creativa che è dentro ognuno di noi – ha raccontato a OK Magazine tempo fa -. Di conseguenza, più lo combatti, più acquisisce forza”.

Il suo segreto quando l’ansia arriva? Lasciar vagare la mente, pensare alla musica oppure fare una bella corsa, come ha svelato anche a Verissimo. “Pensavo di aver superato questo problema, ma in un viaggio in piena notte da Trieste a Milano ho avuto un nuovo attacco di panico – ha spiegato a Silvia Toffanin -. Il fatto è che il Dio Pan dentro di noi si ribella a questa vita”.

Il pianista ha anche confidato di aver sofferto didepressione a causa delle critiche ricevute dai puristi della musica: “In passato ci sono stato malissimo – ha svelato -, ho fatto quattro anni di analisi per depressione. Ora rispondo così: il mio sogno è sempre stato quello di creare una nuova musica classica contemporanea, nei contenuti e nel ritmo. Nei giovani questa musica viene riconosciuta come vicina alla loro sensibilità”.

Dal Sito: dilei.it 

mercoledì 18 giugno 2014


Pubblichiamo di seguito una testimonianza che il Maestro Giovanni Allevi ha rilasciato alla nostra  pagina FB Ansia-Attacchi di Panico-Agorabobia e al Gruppo DAP attacchi di panico “Inarrestabile voglia di vivere”.

Ringraziamo di questo Giovanni che ha voluto condividere con tutti noi e voi la sua esperienza con il Panico.
Non è facile parlarne e lo è ancora di più per chi ha una visibilità pubblica ma nonostante questo il Maestro non ha esitato a mettersi in gioco pur di essere da conforto a qualcuno.



 TESTIMONIANZA




“Prima di rispondere vorrei ringraziarvi per aver pensato a me. Non so se la mia esperienza possa essere di qualche utilità; mi sforzerò di rispondere nel modo più sincero possibile, senza porre tra me e voi alcun filtro.


A.A.A. "Come sono iniziati i tuoi attacchi di panico?"


Quando sono stato raggiunto dal Panico (non amo la parola "attacco" e conferisco il maiuscolo alla sua parola perchè per me, come sarà più chiaro in seguito, è una vera e propria entità), non sapevo neppure cosa fosse, ne avevo sentito parlare molto vagamente.

Dicevo, mi ha "raggiunto" in un momento di massima felicità e soddisfazione artistica.

Ero appena tornato a casa a Milano dalla mia prima "tournèe" in Cina (solo tre concerti, ma per me rappresentavano un momento di grande cambiamento, l'idea che la mia musica potesse comunicare qualcosa ad un pubblico indipendentemente dai confini geografici).

Ero davvero contento, e come faccio in questi momenti, mi sono concesso alcune ore di semplicità assoluta, andando a fare spesa al supermercato. Scegliere gli alimenti, pensare soprattutto che le note musicali si trasformavano in un pacco di pasta, in una scatoletta di tonno...entusiasmante.

Uscito sul marciapiede, con due pesanti buste della spesa, dopo pochi minuti ho sentito che stavo per morire. Non mi dilungo nella descrizione dei particolari che molti di voi già conoscono....il dolore al petto, la paura di avere un infarto, la corsa in ambulanza. E' stata una dottoressa del Policlinico, diverse ore dopo, a spiegarmi che avevo avuto il mio primo attacco di panico. Ho anche temuto per la mia carriera, ed ho provato a suonare il pianoforte su un tavolo dell'ospedale.

Poi tutto è passato.

La sensazione positiva, dopo, è stata quella di osservare dall'esterno la mia vita e tutto quanto mi accadeva intorno, una sensazione piacevole. E l'idea di essere passato ad un livello superiore di un videogioco.


A.A.A. "Cosa hai provato dopo il primo attacco di panico?"


Per diversi giorni ho provato una sensazione di pace e condivisione. Mi era finalmente concesso di capire, di sentire la fragilità mia e di chi mi passava accanto. Era come se avessi scoperto che esistevano le altre persone. L'Umanità non mi faceva più paura, e guardando passare la gente per strada ho iniziato a provare un tenero affetto. Finalmente ero uno di loro, perchè tutti, e dico tutti, prima o poi assaggiano il sapore amaro dell'ansia. Essere raggiunto dal Panico ha significato entrare in contatto col nucleo fragile dell'umanità. Ciò spianava la strada anche alla mia espressione artistica: essere su un palco, suonare la mia musica, significava incontrare le persone, in una comunicazione profonda di anime, e ciò non aveva nulla a che fare con la parola "successo", "classifica", "fama".

Sempre nei giorni a seguire, con molta serenità, ho riaperto vecchi libri di psicologia dell'università, che avevo studiato forse in maniera nozionistica. Ho anche fatto ricerche su internet sul Panico.

A questo punto devo premettere al lettore che farò affermazioni "controcorrente", che non vogliono in alcun modo urtare la suscettibilità di chi vive il Panico come una tragedia quotidiana. Consideriamole come un possibile e diverso punto di vista, nulla di più.

Il Panico è una benedizione. Non è stato per me l'incontro con un vuoto paralizzante, in un momento di difficoltà lavorativa o di relazione (come spesso leggevo), ma è stato il contatto con il Tutto, il Troppo, qualcosa di talmente grande da sostenere da non poter quasi respirare, qualcosa di intimamente tragico, legato ad un senso di tenera nostalgia. Davvero, è stato come sentire, in un solo istante, tutte le passioni dell'umanità, le paure, i rancori, le speranze, gli amori, l'eccezionalità di essere semplicemente vivi.

E mi veniva chiesto di "rientrare nella normalità" attraverso l'assunzione di una pasticca.

Rientrare nella normalità, è la massima urgenza di questa società, che così può controllarci. Essere normali, essere tutti uguali, è l'imperativo. Poi arriva il Panico, che per fortuna si sbarazza di queste stupide regole, e ci riporta al nostro vero stato: angeli caduti sulla terra!


A.A.A. "Quando hai capito di essere più forte di un attacco di panico?"


Non ho mai pensato di esserlo.

Le mie ricerche mi hanno condotto al Mito, al Dio Pan dell'antichità, e per la prima volta ho avuto consapevolezza che esistono delle forze misteriose, l'Ansia, il Panico, e la più potente di tutte, L'Eros, che da sempre percorrono l'umanità come fiumi sotterranei.

Se mi date per buona questa possibile interpretazione, come faccio a pensare al Panico come un "disturbo"? Come posso "lottare" contro una forza atavica che in realtà vuole destabilizzarmi e vivificarmi? Chi sono io, minuscolo essere umano, per credermi più forte del Panico? Che gesto di superbia è il mio, quando pretendo di ridimensionare una entità potente come il Panico, ad un banale risultato di un mio altrettanto banale problema di lavoro o di relazione?

Non sono più forte del Panico, non posso esserlo, e quando viene a trovarmi, ciò che posso fare è non opporre resistenza e farmi travolgere.


A.A.A. "La tua passione per la musica ti ha aiutato?"


E' vero semmai il contrario. Una volta fatta l'esperienza del Panico, la mia musica ha acquisito il senso di un inno alla vita, ed è diventata terribilmente comunicativa; teneramente, in maniera viscerale ho iniziato a percepire la musica come una missione, cioè il quotidiano incontro con le mie paure, che sono le stesse di chi viene ad ascoltarmi. La musica è diventata un abbraccio, caldo, e la "tecnica" uno strumento da gettarmi alle spalle.


A.A.A. "Pensi che questo disagio raggiunga le persone più sensibili del normale?"


Certo! La maggior parte delle persone vive la propria esistenza facendosi trascinare dalle stesse cose, dalle solite idee che la società e i media media ci propinano, e anni e secondi preziosi della vita se ne vanno. Solo ad alcuni è invece concesso di percepire in un sol colpo tutta la poesia del mondo, tutto quell'amore, quella nostalgia infinita ed insopportabile. Il mistero. Nulla ci appartiene, nulla è scontato, tutto è nuovo. Per questo sono convinto che chi vive il Panico sia una persona speciale, che va protetta, perchè può indicare a molti una strada lontana dall'omologazione, ma vicina al senso autentico e misterioso della vita.”


Giovanni Allevi



Ansia-Attacchi di Panico-Agorafobia

DAP attacchi di panico "Inarrestabile voglia di vivere"

mercoledì 11 settembre 2013

Panico e Vip


L'esperienza di Alessandro Gassman

«La prima volta è successo nel 2002», racconta Alessandro Gassman. «Ero a letto, un libro in mano, all'improvviso l'ansia che sale, un sudore freddo, il cuore che batte forte, più forte, sempre più forte... Un attacco di panico. Paura che accada di nuovo. E accade. Anni di lotta, durissima lotta».
«Nel 2003 sono entrato in cura: psicanalisi. Non mi vergogno. Ho seguito la terapia junghiana e poi sono passato all'analisi transazionale, un'evoluzione delle teorie di Freud. Vedo il mio terapeuta una volta alla settimana, è in contatto con il neurologo che mi ha prescritto un trattamento, un nuovo ritrovato che incrementa la serotonina, al contrario degli ansiolitici non mi abbatte. Una pasticca la mattina di questo serotoninergico, punto. Sto proprio bene, era da tanto che non stavo così bene. Dal punto di vista analitico, il mio problema è stato definito disturbo d'ansia generalizzato.
Dal punto di vista neurologico, ho sofferto di carenza di serotonina, quella che chiamano la molecola della felicità. A un certo punto, ho dovuto farmi aiutare perché il disagio si era evoluto, era diventato troppo grande: attacchi di panico. Spiegarli non è facile. Ecco, è la stessa sensazione che provereste se entrasse nella stanza un animale feroce, all'improvviso. Vuole attaccarvi e voi non potete combatterlo.
E allora monta la paura, il cuore esplode fuori dal petto, vi sembra di morire.
Se ho deciso di raccontare la mia lotta con questo strano male, è perché spero che serva a qualcuno. Chi ne soffre pensa: "Oddio, sono matto". La gente crede sia una malattia secondaria, magari un frutto dell'immaginazione. Invece no, ti sconvolge la vita. Quando hai avuto un attacco di panico, stai nel terrore che da un momento all'altro si ripeterà. Io non comunicavo più, ascoltavo solo me stesso, intrappolato nell'incubo che quella bestia crudele tornasse mentre lavoravo, mentre guidavo, mentre ero con mio figlio. Sbagliavo. Nei casi come il mio, è importante parlare. E avere fiducia. Gli attacchi di panico, ho letto le statistiche, sono in aumento in tutto il mondo occidentale. Sarà il sovraccarico di lavoro, di stress, di responsabilità. Ma io vi assicuro: è una cosa da cui si guarisce.
"Alessandro Gassman"

(estrapolato dal testo raccolto per OK La salute prima di tutto)


GIOVANNI ALLEVI 

“Il mio primo Attacco di Panico è arrivato al rientro dal tour in Cina. Per eccesso di “gioia” racconta. “Pensavo di avere un infarto. Mentre l'ambulanza volava verso l'ospedale, mi sono detto: se mi salvo voglio cantare la gioia di vivere. Ed è stato in quel momento che la melodia di Joy è venuta a trovarmi.
Ho capito tante cose durante quella corsa in ospedale, ad esempio che l'opera d'arte si realizza nell'ascoltatore. Il mio dovere è quello di coinvolgerlo e la mia responsabilità prima è una dedizione totale nei confronti della musica”.
Panico viene da Pan, il Dio Tutto, quindi “non è l'incontro con un vuoto paralizzante, ma è l'esperienza del nostro tutto, della dirompente energia creativa che è dentro ognuno di noi”.
Da quel giorno Allevi ha deciso che” il Panico è un dono”.
"Giovanni Allevi" 

(Da Repubblica)


FEDERICA PELLEGRINI

“Ad un certo punto ho avuto un momento di grande crisi, crisi personale, attacchi panico, l'impossibilità di entrare in acqua, sembra assurdo raccontarlo. Io questo dicembre ho avuto un attacco di asma, insomma chiamiamolo così, ho avuto la sensazione di annegare proprio durante una gara e da lì è successo un po' di Panico.
Io non volevo più tuffarmi in acqua per paura di rivivere le stesse sensazioni così è stato per qualche mese, però poi per fortuna ad agosto sono riuscita a vincere le miei paure, a vincere quella gara con il record del mondo.
"Federica Pellegrini"

(dal sito : http://www.disturbodaattacchidipanico.it)
MADONNA 


Persino Madonna ha provato terrore, paura di impazzire o morire, tutto questo accompagnato da tachicardia, palpitazioni, tremori, sensazione di soffocamento, nausea e altri sintomi ancora.
“Ci sono momenti in cui mi sento incredibilmente invincibile e sono capace di tenere il pubblico in pugno. So che tutto è assolutamente perfetto. Poi ci sono momenti in cui sono presa da attacchi di panico, mi manca l'aria, ho paura di non essere all'altezza e mi sento morire in scena.
A quel punto do la schiena al pubblico, faccio un bel respiro e ricordo a me stessa che è tutta una sensazione passeggera. E' difficile da descrivere.
Quando hai un Attacco di Panico non riesci ad essere razionale.
Mi sento soffocare, ovviamente so che c'è abbastanza ossigeno per tutti ma è come se la gente mi rubasse l'aria. Mi sento claustrofobica”.
L'artista, secondo quanto ha rivelato, affronta il suo Attacco di Panico facendo le due cose più corrette: respirando e non permettendo alla mente di costruire pensieri allarmanti, ma rassicuranti.
Qualcosa del tipo: è un malessere passeggero, ora passa.
"Madonna"

Da http://www.gossipblog.it/post/2061/madonna-e-le-crisi-di-panico


BRITNEY SPEARS

Britney Spears sta tutt'altro che bene, malgrado la splendida forma ritrovata, impegnata nelle prove del suo spettacolo, nei giorni che precedono il tour, la pop star soffre di violenti Attacchi di Panico.
Quello che sembrava un disturbo passeggero si sta rivelando invece un serio impedimento al suo show.
La cantante paralizzata da terribili attacchi di nervi fugge a mezzo di un'esibizione a rifugiarsi nel camerino e si barrica in bagno in preda al panico.
Fonte vicine alla star riferiscono che Britney è vittima di Attacchi di Panico paralizzante e rischia di dover cancellare le previste date del tour.
Ogni volta che è in preda ad una crisi la Spears urla e piange chiudendosi da sola nella sua stanza.
E' molto stressata all'idea del tour e si sente sotto pressione.

Da Notizie.liquida.it


Martina Stella : il terrore
mi assale, è attacco di panico

«È una mattina di primavera del 2006: un guasto tecnico ferma la corsa del treno in aperta campagna», racconta Martina Stella. «Vado in tilt, assalita da un demone sconosciuto che si dimena dentro di me. È stato il più grave, ma non l'unico, attacco di panico. Come ne sono uscita? Guardando dentro me stessa».
Può suonare stonato. Ma per me l'attacco di panico è stata un'opportunità, magari detestabile ma efficace per guardarmi allo specchio. Oggi vedo solo un'immagine, prima ne vedevo mille. Ma nessuna di quelle ero io».
"Martina Stella"

(estrapolato dal testo raccolto per OK La salute prima di tutto)


Max Pezzali: “Così io e Martina abbiamo sconfitto gli attacchi di panico”

Sono 8 milioni gli italiani e le italiane che soffrono di attacchi di panico, e tra questi vi era anche la moglie del noto cantante Max Pezzali, che più volte ha raccontato dei problemi della moglie, che tutt'oggi – a quanto sembra – ha dovuto affrontare questo grande disagio che l’ha condizionata per parecchio tempo. A parlare è proprio Max, durante un’intervista con il settimanale “Diva e donna“, dove ha dichiarato: “Non avevo idea di che cosa fossero gli attacchi di panico. Pensavo fossero un po’ come la paura e lo smarrimento che si hanno quando si sta per sostenere un esame, di maturità o si sta per salire su un palco”.
“Si rifiutava non solo di seguirmi a Milano per lavoro, ma anche di accompagnare la figlia Matilda a scuola, allora mi sono preoccupato: non sapevo più darmi spiegazioni. – racconta il famoso cantante italiano – Martina mi chiedeva addirittura di aspettarla in doppia fila in auto mentre lei faceva delle commissioni. La cose andavano sempre peggio, fino all'impossibilità di affrontare le piccole cose di tutti i giorni, fuori e dentro casa”.
La stessa Martina ammette che il supporto di Max in questo percorso è stato essenziale, come essenziale è stata la psicoterapia che ha seguito per quattro anni.
“È un percorso che scava nel tuo vissuto e non dà risultati immediati. – racconta la moglie del cantante – Bisogna avere pazienza e non pensare di potercela fare da soli. Oggi sono rinata. E voglio far capire a chi soffre di questa sindrome che è importante accettare il proprio disagio, senza vergogna o sensi di colpa. Chiedere aiuto non vuol dire essere sbagliati”.
"Max Pezzali"

(articolo estrapolato da "Leggo" e "Pour Femme"


L'ATTACCO DI PANICO DI ALEX BRITTI 

Il cantante Alex Britti ha raccontato a OK di non prendere più l'aereo, a causa di un attacco di panico avuto in alta quota. Racconta: «Volo di linea Olbia-Roma, 24 dicembre 1991. È tutto tranquillo. Eppure io sudo, tremo, sono nel panico: 50 minuti d'inferno. Afferro un pensiero che attraversa la mente e mi ci aggrappo con tutte le forze: "Se festeggerò il Natale sano e salvo, non salirò su un aereo per il resto della mia vita". Oggi posso dire di avere mantenuto quella promessa: non ho mai più volato. Eppure prima di allora lo facevo fin troppo spesso. Fatto sta che, giorno dopo giorno, ogni volta che allacciavo la cintura di sicurezza mi sentivo sempre più teso e non appena l'aereo si staccava da terra mi ritrovavo a fare oscuri calcoli delle probabilità. Volo dopo volo, ero sempre più terrorizzato. Fino all'attacco di panico»
"Alex Britti"

(articolo OK SALUTE E BENESSERE)



Questi sono alcuni esempi di personaggi famosi che soffrono o hanno sofferto di questi disagi.
Non sentiamoci gli unici, non sentiamoci soli, purtroppo questi disagi sono molto estesi.  

MA SAPPIATE CHE DAL PANICO SE NE PUÒ' USCIRE!

sabato 24 marzo 2012

Anche i vip soffrono di panico: Giovanni Allevi parla per INSIEME ONLUS della sua esperienza


E' uno dei pianisti e compositori di musica più famosi dei nostri tempi. Eppure, anche lui ha sofferto di disturbi da attacchi di panico.

Lo racconta qui, in un'intervista rilasciata alla pagina facebook dell'Associazione Insieme Onlus. E' una testimonianza preziosa, perchè fa luce su qual è l'atteggiamento corretto da tenere al presentarsi dei sintomi e come affrontare il disagio: lasciarlo parlare e guardarsi dentro con umiltà.


Giovanni parla con saggezza: "Non sono più forte del Panico, non posso esserlo, e quando viene a trovarmi, ciò che posso fare è non opporre resistenza e farmi travolgere."  

La migliore testimonianza che si possa avere sul fatto che è possibile imparare a gestire questo disagio e conviverci.