Visualizzazione post con etichetta Sintomi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sintomi. Mostra tutti i post

giovedì 23 aprile 2020

Claustrofobia, la paura degli spazi chiusi




La vita dei claustrofobici subisce parecchie limitazioni. Basti ad esempio pensare che molti si rifiutano di eseguire esami diagnostici come la risonanza magnetica

Deriva dal termine latino 'claustrum' che significa 'luogo chiuso' e dal greco 'phobos', ovvero 'paura, fobia'. La claustrofobia è il terrore morboso di spazi o di luoghi chiusi, ristretti, molto affollati, dai quali la fuga sarebbe difficile o pressoché impossibile. Stanze di piccole dimensioni o prive di finestre, locali gremiti di gente, ascensori, bagni pubblici, metropolitane, generano nel claustrofobico una sensazione di oppressione ingravescente accompagnata da sintomi fisici (sudorazione fredda, tachicardia, nausea) o da veri e propri attacchi di panico. Il soggetto crede di essere in trappola e la mente, per proteggersi da quello che considera essere un pericolo, mette in atto strategie di evitamento. Si tenta, così, di non esporsi allo stimolo fobico o di farlo solo in presenza di un familiare o di una persona cara. Tutto ciò, ovviamente, si traduce in pesanti limitazioni nella vita quotidiana. Basti pensare, ad esempio, che chi è affetto da claustrofobia, rinuncia anche all'esecuzione di esami medici (risonanza magnetica) o a indossare abiti stretti.

Non sono ancora del tutto note le cause di questo disturbo. Nella maggior parte dei casi esso risulta essere l'espressione di traumi o di particolari modalità di percezione sperimentate durante l'infanzia e l'adolescenza. Qualora il naturale istinto di esplorazione venga scoraggiato, nel bambino si instaurerà un blocco della percezione del sé e delle proprie capacità. Egli sarà un adulto con poca autostima e con un'ansia spropositata nei confronti di tutto ciò che, simbolicamente, limita la sua libertà. Secondo alcune ricerche la claustrofobia è determinata da un malfunzionamento dell'amigdala, una struttura appartenente al sistema limbico capace di influenzare il processo di percezione del pericolo. Altri esperti, invece, sostengono che la fobia derivi da una disfunzione della percezione dello spazio correlata ad un meccanismo evolutivo. Da un punto di vista psicoanalitico, infine, la mania è l'esito di un grave conflitto psicologico che si esprime attraverso il processo della conversione.

sintomi della claustrofobia variano da persona a persona. Alcuni soggetti sperimentano lievi disagi in spazi ristretti. Per altri, invece, l'angoscia è insopportabile e spesso sfocia in attacchi di panico. Tra le reazioni fisiche più frequenti, si ritrovano: senso di svenimento, vertigini, tremori, nausea, bocca secca, tachicardia, brividi, sudore freddo, vampate di calore. Ancora mal di testa, confusione, formicolio, dispnea, sensazione di oppressione o di dolore al petto, pianto, fischi alle orecchie, intorpidimento, disturbi visivi. Ci sono dei claustrofobici che giurano di aver visto i muri avvicinarsi a loro e altri credono di soffocare, di perdere il controllo e addirittura di morire. Tutte queste manifestazioni non sono altro che il prodotto di quella che viene definita 'reazione di attacco di fuga'. La mente, associando i luoghi angusti e certe situazioni a minacce, prepara in automatico il corpo a combattere per garantire, così, la sopravvivenza.

Dal Sito: m.ilgiornale.it 

giovedì 11 aprile 2019

Due segnali dell'arrivo di un attacco di panico

Gli attacchi di panico inaspettati avvengono spontaneamente?

Sembrerebbe di no dai risultati della ricerca condotta dalla dott.ssa Meuret e dal suo team di ricerca.

Quello che gli studiosi hanno scoperto è che un attacco di panico spontaneo, ovvero improvviso, in realtà è annunciato dalla presenza di due sintomi che compaiono anche un'ora prima.

I due segnali che annunciano un futuro attacco di panico sarebbero:  

  • 1) l'aumento della frequenza respiratoria 
  • 2) l'aumento della frequenza cardiaca.

Questi sintomi possono iniziare fino a un'ora prima dell'attacco di panico, anche se le persone di solito non se ne accorgono fino all'ultimo momento.

Diventa quindi fondamentale per prevenire un attacco di panico divenire più consapevoli dei cambiamenti della respirazione e del battito cardiaco e adottare delle tecniche che possano riequilibrare il ritmo respiratorio e rallentare il battito cardiaco.

Le tecniche di rilassamento, la respirazione diaframmatica, il training autogeno, un esercizio di mindfullness, sono solo alcuni dei rimedi che possono evitare l'insorgere di un attacco di panico.

Ad esempio, respirare più lentamente aiuta ad abbassare la frequenza cardiaca e a ridurre la sensazione di perdere il controllo e gli episodi di derealizzazione. 

Molto spesso le persone colpite dagli attacchi di panico riferiscono che sono sopraggiunti a "ciel sereno", all'improvviso, in situazioni di tranquillità. Questo studio, invece, mostra che due paramentri importanti come la respirazione ed il battito cardiaco cominciano a modificarsi a partire da un'ora prima dell'attacco di panico, che quindi non è affatto spontaneo. 

Lo studio ha monitorato 43 persone con disturbo di panico 24 ore su 24. I principali parametri misurati sono stati la frequenza cardiaca, la respirazione e la conduttanza cutanea. La dott.ssa Alicia E. Meuret, che ha guidato lo studio, ha spiegato:

"I risultati sono stati semplicemente sbalorditivi. Abbiamo scoperto che nel'ora precedente agli attacchi di panico c'era molta instabilità fisiologica. Questa instabilità fisiologica non era presente in altri momenti in cui il paziente non stava per avere un attacco di panico ".

Le persone hanno riferito che gli attacchi di panico erano spontanei, ma in realtà c'erano molti segnali premonitori del loro sopraggiungere.

La dott.ssa. Meuret ha continuato:

"I cambiamenti fisiologici non sembrano entrare nella consapevolezza del paziente. Ciò che i pazienti riportano è quello che accade alla fine dei 60 minuti - ovvero che stanno avendo un attacco di panico "a ciel sereno" percependo all'improvviso moltissine e intense nuove sensazioni fisiche. Ci aspettavamo, quindi, che la maggior parte dell'attivazione fisiologica si fosse verificata durante e dopo l'insorgenza dell'attacco di panico. Invece, quello che abbiamo effettivamente rilevato, nel momento dell'attacco, è stato soltanto un piccolo cambiamento fisiologico aggiuntivo".

I classici sintomi psicologici di un attacco di panico sono:

  • sensazione di irrealtà,
  • paura di perdere il controllo,
  • e paura di morire.

I sintomi fisici sono:

  • mancanza di respiro,
  • tachicardia,
  • vertigini,
  • dolore al petto,
  • sudorazione,
  • vampate di calore,
  • tremori,
  • senso di soffocamento,
  • nausea,
  • e intorpidimento

La dott.ssa Meuret ha concluso dicendoo:

"La maggior parte dei pazienti ovviamente sente che c'è qualcosa di fisico che non va e si preoccupa perchè pensa che sta per avere un infarto, sta soffocando o sta per svenire. Ma i nostri dati ndicano che non sta accadendo nulla di veramete perioloso per la loro salute, né quando sono a riposo né durante l'attacco di panico. Le fluttuazioni fisiologiche che abbiamo scoperto non sono estreme ma sono sottili e sembra che si accumulino nel tempo e questo potrebbe portare all'idea che qualcosa di catastrofico stia accadendo. "

I risultati di questo studio invitano a riconsiderare l'attuale distinzione diagnostica tra attacchi di panico spontanei e quelli situazionali e sottolineano l'importanza di far aumentare nel paziente la consapevolezza dei propri cambiamenti fisiologici e di fargli apprendere delle tecniche di rilassamentoper regolarizzare quei parametri fisiologi (come la respirazione) che già un'ora prima dell'attacco cominciano a modificarsi.

Dal sito: medicitalia.it 


martedì 12 marzo 2019

11 cose che stai facendo a causa della tua ansia e di cui gli altri non si accorgono

Ci sono molti malintesi e punti poco chiari che circondano l’ansia, una patologia molto più grave di quello che si pensa.

Sono in molti a pensare che le persone che soffrono di ansia siano pigre e irresponsabili, ma nulla è più lontano dalla realtà.

Continuate a leggere questo articolo per saperne un po’ di più oppure se ne avete sofferto, per rivedervi in quel periodo buio della vostra vita.

1- Perdere le opportunità di socializzare anche se si desiderano cogliere

È difficile comprendere per chi non ha mai sofferto di ansia, ma spesso chi ne soffre, non riesce a socializzare o addirittura si isola pur non essendo questo il suo desiderio.

Ciò è in parte dovuto al fatto che l’individuo sente che la sua presenza renderebbe le esperienze meno divertenti per tutti gli altri.

2- Ossessione per i dettagli piccoli e insignificanti

Coloro che soffrono di ansia, spesso scrutano ogni sguardo, gesto e parola intorno a loro, perché temono di fare qualcosa di negativo, o che qualcuno possa dire qualcosa di negativo su di loro.

3- Disturbi del sonno

Le persone che provano ansia spesso non riescono a dormire di notte, perché pensano costantemente e meditano su tante cose diverse. Lo stesso accade durante il giorno.

4- Immaginare gli scenari peggiori

Indipendentemente da quanto possa essere positiva una situazione o un insieme di circostanze, le persone che soffrono di ansia, spesso non possono fare a meno di immaginare tutti i modi in cui potrebbero rapidamente diventare negative. Infatti, a volte la messa a fuoco diventa così vivida e costante che ne deriva una malattia fisica.

5- Ogni conversazione viene analizzata in seguito

Coloro che soffrono di ansia, riesamineranno spesso tutte le conversazioni avute durante la giornata nella loro testa, per scoprire se hanno detto qualcosa di sbagliato, o se avrebbero potuto dire qualcosa di meglio.
Questo può richiedere molto tempo ed energia e ogni giorno non mancheranno di trovare innumerevoli errori.

6- I giudizi altrui diventano diagnosi professionali

Dire alle persone che soffrono di ansia che non hanno un bell’aspetto o fare osservazioni sull’evidente agitazione , potrebbe causare serie preoccupazioni in loro e mandarli in panico.

7- Auto-colpevolezza

Ogni volta che qualcuno commette un errore o non mantiene i suoi propositi, l’ansioso se ne assume le colpe pur non avendo nulla a che fare con le suddette mancanze.

8- Il futuro è spaventoso

Vivere il presente è già così difficile che un ansioso nemmeno vuole immaginare come si sentirà in futuro.

9- Confronto e valutazione sempre

Alle persone che provano ansia, sembra che tutti i coetanei abbiano più successo nella loro vita e in generale come esseri umani.
È estremamente difficile non arrendersi quando persiste questa linea di pensiero.

10- Gli errori sono auto-ingranditi

Nessun essere umano è perfetto, ma molti ansiosi non possono accettarlo e si rimproverano duramente ogni volta che si allontanano dalla propria idea perfezione.

11- Esaurimento mentale

A volte le persone che soffrono di ansia sono così mentalmente sopraffatte, da desiderare un sonno continuo e senza interruzioni. Anche se i loro corpi sono riposati al 100% e in forma, continuano a sentirsi stanchi.

Dal Sito: giornodopogiorno.org

mercoledì 6 marzo 2019

Ansia in aumento, i sintomi da non trascurare



Sono sempre più le persone che soffrono di ansia e che fanno i conti con attacchi di panico. Per questo è importante cogliere i sintomi di questa patologia e imparare a contrastarli.

Secondo un recente sondaggio dell’Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico (Eurodap) su oltre 700 persone fra i 19 e i 60 anni, il 79% degli intervistati ha avuto, nel corso dell’ultimo mese, un episodio di ansia e il 91% ha difficoltà a rilassarsi. Si tratta di un problema che spesso viene sottovalutato, ma che può causare conseguenze molto più gravi. Se ignorata a lungo infatti l’ansia può portare a sviluppare veri e propri attacchi di panico.

Quali sono i sintomi dell’ansia e come riconoscerla? Inizialmente si avverte uno stato di apprensione, accompagnato da palpitazioni e iperfocalizzazione della situazione. L’aumento dell’adrenalina infatti accelera il battito cardiaco, amplificando le emozioni e le sensazioni provate, ma soprattutto scatenando un comportamento d’urgenza di allontanamento da quella che viene considerata una minaccia.

Altri sintomi dell’ansia sono un’intensa e persistente preoccupazione, scarsa concentrazione, irritabilità, difficoltà ad addormentarsi, pensieri intrusivi, iper sudorazione, vampate di calore, dolori al petto, brividi, vertigini, agitazione motoria e parestesie.

Una volta individuati i segnali dell’ansia è fondamentale correre ai ripari e in ogni caso rivolgersi sempre al medico. L’ansia infatti può influenzare in modo negativo l’esistenza di chi ne soffre, mettendo a rischio i rapporti interpersonali, ma anche la carriera scolastica o lavorativa. Cosa fare? Per prima cosa è utile imparare a rilassarsi e placare l’ansia quando si presenta utilizzando la respirazione, ma anche la capacità di rimanere ancorati alla realtà e reagire in modo positivo. Un esercizio utile può essere quello di spostare l’attenzione verso qualcosa di diverso da ciò che provoca uno stato di ansia, in modo da alleviare i sintomi del problema. La via migliore per affrontare l’ansia comunque sia rimane la psicoterapia, che si concentra sulle dinamiche che causano il disturbo.

Dal Sito: dilei.it

sabato 30 giugno 2018

Attacchi di panico: come aiutare una persona che ne viene colpita


Chi soffre di attacchi di panico lo sa: giungono all’improvviso e, a volte, fanno sì che si instauri una catena di ansia e paure immotivate.

Abbiamo chiesto alla dr.ssa Martina Valizzone, psicologa, di aiutarci a riconoscerli, dando anche qualche valido consiglio per affrontarli al meglio.

Come fare a riconoscere un attacco di panico?

Un attacco di panico è un episodio di malessere improvviso, caratterizzato da una reazione di paura e angoscia intense, che si manifesta in assenza di un reale pericolo.

Questi episodi, solitamente della durata di qualche minuto, sono accompagnati da sintomi cognitivi e somatici ben precisi (come palpitazioni, sudorazione intensa, tremori, sensazione di asfissia) dovuti a una iperattivazione del sistema nervoso simpatico, che porta chi ne è vittima a temere di perdere il controllo, di impazzire o a sperimentare una sensazione di morte imminente.

Gli individui che soffrono di disturbo di panico, solitamente, vivono nella costante paura che gli attacchi possano ripresentarsi al punto da mettere in atto, in maniera del tutto inconsapevole, una serie di strategie per difendersi dalle situazioni a rischio.

Iniziano, dunque, a evitare luoghi e situazioni potenzialmente ansiogene o dove si sono verificati in precedenza degli attacchi, fino ad arrivare a soluzioni estreme, tali da comportare il ritiro sociale e l’isolamento.

Lo stato costante di ansia e tensione che i soggetti con disturbo da panico vivono, anticipano il ripetersi degli attacchi, alimentando così un circolo vizioso che non fa altro che aumentare la probabilità che episodi simili possano ripetersi.

Quali sono i sintomi?

Secondo il DSM V (Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali) per essere confermata la diagnosi di disturbo di panico devono essere presenti almeno 4 di questi sintomi, tra somatici e cognitivi:

Tachicardia

Palpitazioni

Sudorazione intensa (brividi o vampate di calore)

Tremori

Formicolio alle mani o agli arti (parestesia)

Respiro corto, sensazione di asfissia o iperventilazione

Oppressione, fastidio o dolore al petto

Nausea

Vertigini, sbandamento o instabilità

Derealizzazione (la realtà esterna appare strana ed irreale)

Depersonalizzazione (avere la sensazione di essere staccati dal proprio corpo)

Sensazione di perdere del controllo, di stare impazzendo o di morte imminente

Un attacco di panico solitamente si esaurisce nel giro di pochi minuti, ma le sensazioni che questi suscitano hanno la capacità di dilatare la percezione del tempo, facendoli apparire (agli occhi di chi vi assiste o del soggetto che ne soffre) interminabili.

Per quanto riguarda la frequenza e la severità dei sintomi, queste variano ampiamente a seconda delle circostanze, così come da persona a persona. Il disturbo di panico è in grado di incidere in maniera estremamente negativa nella vita di chi ne soffre, a tal punto da provocare (nei casi più severi) un profondo stato depressivo, che va ad aggiungersi al disturbo d’ansia già presente, complicandone il quadro e il decorso clinico.

Cosa fare per far passare il panico?

La prima regola fondamentale da mettere in atto quando si avverte l’imminenza di un attacco di panico è quella di evitare di resistervi o fare finta di niente, in quanto entrambe queste strategie contribuiscono a incrementare i livelli d’ansia e a inasprire i sintomi, finendo comunque per sfociare in un attacco di panico.

Quando si verifica un episodio di panico è opportuno tentare di calmarsi, quindi spostarsi in un luogo appartato e tranquillo lontano dalla confusione, dove sia possibile sedersi o sdraiarsi.

Nel tentativo di ridurre la risposta emotiva che accompagna gli attacchi di panico, è possibile mettere in atto una serie di strategie, quali:

Iniziare a contare da 0 fino a 50, quindi tornare indietro da 50 a 0. Si tratta di una tecnica di distrazione cognitiva efficace nel ridurre l’ansia e lo stress, che aiuta a concentrare il pensiero su un dato esterno distraendolo dalle sensazioni di ansia e paura.

Controllare la respirazione. Fare respiri profondi contribuisce a calmare i nervi e ad alleviare la sensazione di asfissia e l’iperventilazione tipiche degli episodi di panico.

Mettere in pratica le tecniche di rilassamento. Praticare con regolarità yoga, pilates, training autogeno o altre tecniche di rilassamento, aiuta a ridurre i livelli di ansia e a prevenire l’insorgenza degli attacchi di panico. La pratica di queste discipline può essere d’aiuto anche nella gestione dell’attacco di panico, andando a limitarne i sintomi e l’intensità della risposta emotiva.

Un altro fattore utile a contrastare gli attacchi di panico è imparare a riconoscere le varie fasi che li contraddistinguono: sapere che il normale decorso di un episodio di panico è costituito da un esordio, un apice e una progressiva riduzione dei sintomi, fino alla loro estinzione, aiuta a comprendere che questi episodi hanno un inizio e una fine ma soprattutto che non sono mortali.

Per finire, è opportuno ricordare che gli attacchi di panico sono solo il sintomo di una problematica più ampia, frutto di un disagio interiore che ha trovato espressione attraverso il corpo e la mente.

Per questo, è bene ascoltare il proprio corpo, in modo da riuscire a cogliere anche il minimo segno di disagio e rivolgersi all’aiuto di un professionista, psicologo o psicoterapeuta, qualora lo si ritenga opportuno per indagare il sintomo alla base del problema e risolverlo definitivamente.

Dal Sito: tantasalute.it

sabato 31 marzo 2018

5 frasi con cui una persona ansiosa ci avverte inconsciamente che sta male


Se si riesce a percepire dalle parola l'ansia di chi ci sta accanto, si può essere più utili di quanto si possa immaginare.

L'ansia può avere forme diverse, esprimersi in maniere differenti e diventare un problema cronico o motivo di ulteriore stress e angoscia, soprattutto quando non si riesce ad esprimerla. Ci sono degli esercizi che si possono fare per imparare a tenere la propria ansia sotto controllo, ma sarebbe importante e bello se chi sta vicino a una persona che soffre di questo disturbo, imparasse a comprendere alcuni segnali, per supportare la persona cara. Ecco 5 classiche frasi, che valgono come campanello d'allarme...

1. "Ma non c'è troppa gente qui?"

Il soggetto ansioso spesso non tollera la folla, che tende a soffocarlo e a rendere terribile il momento di condivisione dello spazio con tante persone. L'agitazione che causa la presenza di molte persone è data dal fatto in sé di aver paura di avere un attacco di ansia mentre si è circondati da tanta gente. Questo genera un circolo vizioso da cui si fatica ad uscire. L'ansia dei luoghi affollati, anche definita demofobia, è un problema che colpisce molte persone, e se non risolto può sfociare in un disturbo da attacchi di panico o nell'ansia sociale.

2. "Ho fatto qualcosa di sbagliato? Ce l'hai con me?"

Anche quando tutto sembra andare bene, il soggetto ansioso sente la necessità di "ribadire il punto". Magari in una relazione di coppia potrebbe sembrare paranoico, ossessivo, o semplicemente strano e immotivato. Invece il soggetto ansioso ha bisogno di essere continuamente rassicurato, poiché in quel preciso istante tende ad ingigantire le circostanze e magari anche a chiedere scusa senza ragione.

3. "Lo porto io..."

Portare il carrello, portare il guinzaglio del cane, in generale stringere qualcosa, in un momento di ansia, aiuterebbe a calmare e a "ritrovare il controllo della situazione". Per questo alle volte si avanza la richiesta. In generale chi soffre d'ansia preferisce sentire di star riuscendo a gestire la situazione, per questo alcuni soggetti ansiosi possono presentare anche lievi forme di disturbi ossessivo compulsivi.

4. "Ho solo bisogno di prendere un po' d'aria"

L'aumento del battito cardiaco collegato all'ansia, e la corrispettiva sensazione che manchi l'aria, possono portare alla sensazione che i vestiti strangolino, che il petto sia un macigno, e che sia necessario rigenerarsi con una boccata d'aria fresca. Così, per sminuire la cosa, si confonde chi c'è accanto dicendo di voler solo un attimo prendere aria,quando è possibile che il soggetto stia vivendo un attacco di ansia.

5. "Credo faccia troppo caldo qui"

Un'altra plausibile conseguenza della suddetta ansia e sensazione di soffocamento potrebbe essere quella delle vampate di caldo, della sudorazione in eccesso, del capogiro. Il disagio viene espresso dal soggetto come "l'avere solo un po' di caldo". Anche questa frase potrebbe essere un campanello di allarme, con cui il soggetto vuole mascherare il momento di ansia.

Dal Sito: alfemminile.com

martedì 6 marzo 2018

Il vademecum per gli attacchi di panico: cosa sono, cause e rimedi


I sintomi sono vari, così come la loro durata nel tempo. Possono manifestarsi durante il giorno o nel pieno della notte, la cura migliore è unire la terapia farmacologica a quella psicologica.
Da tempo oggetto di un ampio dibattito scientifico non ancora concluso, gli attacchi di panicosono costantemente sottoposti all'attenzione di medici e psicologi. Cosa sono? Come si manifestano? Come si curano?La prima cosa da sapere è dunque il filo conduttore che unisce i vari punti di vista: di ansia non si muore. I rimedi esistono, così come le cure. Se vietato è sottovalutarli, altrettanto obbligatorio è non esasperare la situazione, capendo di cosa si tratta e come comportarsi.

Inseriti all'interno del Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM-5), appartengono a quella grandissima categoria rappresentata dai disturbi d'ansia. Ma cosa sono? Crisi di inquietudine e turbamento acute di durata variabile, limitata o estesa per vari minuti, dovuti a circostanze emotive attivanti per l'individuo. Si possono manifestare all'improvviso, come un fulmine a ciel sereno, oppure essere situazionali e reiterabili, figli di un malessere specifico.

Non c'è un limite di età, sia i bambini sia gli adulti possono esserne vittime. Di solito, l'incidenza è prettamente femminile, con un rapporto di 2:1 rispetto ai maschi. Cercheremo qui di svelare falsi miti e scavare all'interno dell'argomento, spiegando:

Attacchi di panico: cosa sono, sintomi

Gli attacchi di panico notturni

Le cause scatenanti

Cosa fare

Rimedi e cure

I sintomi

A lavoro, a casa o durante la notte non fa differenza, gli attacchi di panico possono manifestarsi sempre, accompagnati da sintomi somatici, dovuti all'attivazione del sistema nervoso simpatico, e cognitivi: le palpitazionidiventano accelerate, c'è un incremento della sudorazione, si possono avere vampate di calore. Ma anche tremori, dolori al petto o muscolari, nausea, una sensazione di soffocamento o asfissia, brividi e formicolio. Nella peggiore delle ipotesi ci si sente addirittura morire, senza alcuna via di fuga. Un'esperienza non certo piacevole, ma di sicuro risolvibile. Dopo i primi sintomi, si cambia e si stravolge la propria vita temendo il ripetersi dell'evento: un errore questo, assicurano gli esperti, in cui non cadere.

Gli attacchi di panico notturni

Non è raro che l'attacco di panico si sperimenti durante la notte: le possibilità sono elevate, soprattutto se si va a letto nervosi, agitati o presi da mille preoccupazioni. Al buio, si diventa più vulnerabili, arrivando a svegliarsi all'improvviso in preda a una crisi di ansia. La prima sensazione è un profondo turbamento, spesso accompagnata dalla confusione dovuta alla poca lucidità. A questo punto, meglio uscire dalle coperte e distrarsi. 'Costringersi' a riaddormentarsi peggiora le cose e riuscirci è quasi impossibile. L'attacco di panico notturno non è un incubo, ma trattarlo come tale rappresenta una soluzione valida.

Le cause scatenanti

Perché si manifestano? Tante risposte per una sola domanda. Le cause sono diverse: da una certa predisposizione geneticafino a una situazione di stress intenso, come un lutto o un problema serio in famiglia. Anche il passato gioca la sua parte: gli eventi traumatici accrescono il presentarsi degli attacchi di panico, soprattutto in persone sensibili o profondamente emotive. Ma gli episodi di ansia possono essere dovuti anche a specifici disturbi fisici - come ad esempio l'iperattività della ghiandola tiroide - o all'utilizzo di sostanze illecite e illegali.

Cosa fare?

Consultare l'oracolo non serve, così come aspettare che il tempo sistemi la situazione. Le cose da fare sono principalmente due: non vergognarsene e ricordarsi che di ansia non si muore. Fondamentale diviene moderare l'agitazione, distrarsi e focalizzare l'attenzione su altro: chiamando un amico, leggendo un libro, uscendo con il cane per una lunga passeggiata. Una volta tornata la calma, è d'obbligo prendere consapevolezza di quanto accaduto. La soluzione più efficace è anche quella più semplice: chiedere aiuto ad un professionista che sappia insegnare come guardare l'evento con distacco al fine di conoscerlo.

Rimedi e cure

Il trattamento migliore per gli attacchi di panico è coniugare alla terapia farmacologica quella psicologica di stampo cognitivo-comportamentale. Le medicine hanno come risultato diretto la riduzione delle reazioni neurovegetative, cioè indipendenti dalla nostra volontà: il cambiamento di temperatura, l'alta tensione sanguigna, il battito accelerato e molto altro. Agli aspetti positivi fanno da contraltare quelli negativi: oltre a spiacevoli effetti indesiderati, un ampio utilizzo delle stesse rischia di creare dipendenza e, se non portata a termine a dovere, all'interruzione della terapia si possono avere ricadute. Per questo l'ideale è combinare tale modalità ad una psicologica: con l'aiuto di un professionista, la persona è aiutata a conoscere il problema, a cercare di intervenire modificando i pensieri disfunzionali e a individuare quelle strategie e quei metodi che hanno il fine di desensibilizzarla davanti ad eventi traumatici. Perché se i rimedi esistono e sono efficaci, la prevenzione rimane la cura migliore.

Dal Sito:www.foxlife.it 

sabato 2 settembre 2017

Extrasistole e cuore: sintomi, cause, rimedi


Introduzione

L’extrasistole è un disturbo in cui il cuore si contrae in modo anomalo, prima del previsto, alterando così la normale successione del battito cardiaco. Si tratta della forma più semplice, e in genere innocua, di aritmia, termine che si usa per indicare qualsiasi alterazione del ritmo cardiaco.


Sono talvolta avvertiti dal paziente a livello toracico, che può descriverli come “sensazione di aver perso un battito” o come forte colpo nel petto. Le extrasistoli possono essere isolate, cioè comparire occasionalmente e apparentemente senza ragione, o manifestare una qualche cadenza regolare, possono essere singole o presentarsi in successione.

L’extrasistole è un fenomeno molto frequente e quasi tutti, prima o poi, ne soffriamo.

Se di tanto in tanto avvertite un’extrasistole, ma nel complesso siete sani, probabilmente non c’è motivo di preoccuparsi e non è necessaria alcuna terapia.

Se invece gli episodi di extrasistole sono frequenti, o se soffrite di una patologia cardiaca a monte, probabilmente dovrete ricorrere a una terapia che vi aiuterà a sentirvi meglio e a curare i problemi cardiaci presenti.

Cause

Il cuore è costituito da quattro cavità:

due superiori (gli atri),

due inferiori (i ventricoli).

In condizioni normali il battito cardiaco è regolato dal nodo senoatriale, una zona di cellule specializzate che si trovano nell’atrio destro. Questo pacemaker naturale produce gli impulsi elettrici che innescano il battito cardiaco. Dal nodo senoatriale gli impulsi elettrici attraversano gli atri e arrivano ai ventricoli, facendoli contrarre e facendo loro pompare il sangue nei polmoni e nel resto dell’organismo.

L’extrasistole è un insieme di contrazioni premature che iniziano in una zona diversa del cuore. Da un punto di vista medico se il battito imprevisto origina nelle camere superiori del cuore (atri) si parla di extrasistole atriale, mentre se nasce dalle camere inferiori (ventricoli) si parla di extrasistole ventricolare. Si noti che i battiti cardiaci non sincronizzati e anomali di solito sono meno efficaci nella loro azione di pompaggio del sangue nell’organismo.

Le contrazioni anomale in genere anticipano il battito normale e spesso interrompono l’ordine normale degli eventi, perché normalmente gli atri dovrebbero prima dei ventricoli.

I motivi per cui si verifica l’extrasistole non sono sempre chiari, anche perchè molto frequentemente compaiono in soggetti sani e in buona salute; in questi casi possono essere dovute per esempio a:
  • stress (fisico e/o psicologico),
  • ansia,
  • stanchezza,
  • febbre o malessere in genere
e di norma non sono motivo di preoccupazione.

Diverso è invece il caso di un’origine da disturbi cardiaci (come una miocardite) o di diversa localizazione, che possono essere per esempio:
  • disturbi dello stomaco come l’ernia iatale od il reflusso gastroesofageo,
  • disturbi della tiroide (per esempio tiroidite),
  • infezioni,
  • alterazioni o squilibri chimici dell’organismo (per esempio carenza di potassio),
  • anemia.
In questi casi è necessario affrontare il problema che ne è alla base, che può rappresentare un rischio di salute più o meno importante, e in questo modo spariranno anche i sintomi cardiaci.

Anche le patologie cardiache o le lesioni possono alterare il percorso degli impulsi elettrici.

Fattori di rischio

Il rischio di extrasistole può aumentare a causa di determinati fattori scatenanti, patologie e sostanze stimolanti:
  • caffeina,
  • alcol,
  • sostanze d’abuso (droghe),
  • consumo eccessivo di bevande gassate,
  • alcuni farmaci (digossina, aminofillina, … ma anche i vecchi antidepressivi triciclici),
  • tabacco,
  • esercizio fisico,
  • ipertensione (pressione alta),
  • ansia,
  • patologie cardiache congenite e non, coronaropatie, infarto, miocardite e cardiomiopatia.
La probabilità di comparsa aumenta con l’età.

Sintomi

Molto spesso il paziente non si accorge di nulla e l’aritmia viene registrata in modo inatteso da un elettrocardiogramma richiesto per altri motivi.

I sintomi delle extrasistole, quando percepiti, possono essere così descritti dai pazienti:

battito che esita,

palpitazioni,
cuore che batte forte o che “salta in gola”,
cuore che salta un battito o più battiti.

Più in generale il soggetto acquisice maggior consapevolezza del proprio battito cardiaco (in termini di forza, frequenza o ritmo), ma questa percezione può essere sgradevole e/o violenta. In caso di pazienti ansiosi non è raro sentir ipotizzare una sensazione di arresto cardiaco con pericolo di morte.

I sintomi tendenzialmente peggiorano a riposo e possono scomparire con l’esercizio fisico; nel caso in cui invece aumentino con l’attività è opportuna una rivalutazione medica perchè spesso indicativi di patologia più importante.

Solo nei casi di extrasistoli più gravi ed associate a tachicardia (aumento della frequenza cardiaca) possono comparire

mancanza di respiro,

vertigini,
affaticamento.

Molto raramente si arriva allo svenimento.

Quando chiamare il medico

Se vi sembra che il cuore perda un battito, faccia fatica a battere oppure avvertite una sensazione strana al torace, andate dal medico per capire qual è la causa dei sintomi.

Nella maggior parte dei casi delle occasionali extrasistoli non sono un problema, ma è indispensabile verificarne la natura benigna con il medico per escludere patologie cardiache o di altra origine.

Pericoli

I pazienti con frequenti episodi di extrasistole benigne potrebbero essere maggiormente soggetti a sviluppare aritmie, ma molto dipende dalla causa.

Negli altri casi gli eventuali rischi sono quelli connessi alla patologie scatenante, se presente.

Diagnosi

Se il medico sospetta che soffriate di extrasistole, probabilmente vi prescriverà un elettrocardiogramma (ECG). Quest’esame è in grado di scoprire se ci sono dei battiti anomali, di identificare la loro ricorrenza e la loro origine e di diagnosticare eventuali patologie cardiache a monte.

Elettrocardiogramma


Essendo per natura un fenomeno che talvolta è occasionale o poco più, il sintomo potrebbe non verificarsi durante i pochi minuti necessari al completamente dell’elettrocardiogramma standard, in questi casi il medico può optare per l’utilizzo di un dispositivo Holter in grado di registrare continuamente (per 1-2 giorni) il battito cardiaco del paziente, attraverso specifici elettrodi adesivi collegati per un’estremità all’organismo del paziente e all’altra a un dispositivo portatile di registrazione.

Questo approccio garantisce al medico la possibilità di verificare l’andamento del battito durante tutte le situazioni del quotidiano (riposo, pasti, lavoro, relax, …), permettendo una valutazione più approfondita e ampia rispetto all’elettrocardiogramma standard.

In caso di ulteriori e/o persistenti dubbi sulla natura delle extrasistole (o di altri disturbi rilevati con gli esami precedenti o emersi durante la visita) è possibile ricorrere al cosiddetto elettrocardiogramma sotto sforzo, che permette di registrare l’attività elettrica del cuore mentre il paziente cammina sul tapis roulant o fa la cyclette. Può essere utile per capire la gravità delle contrazioni ventricolari premature. Se l’extrasistole scompare o diminuisce durante l’esercizio fisico, di solito non è considerata grave. Viceversa, se l’esercizio fisico provoca l’extrasistole, ci può essere una probabilità maggiore di problemi di aritmia seri.

Esistono poi ulteriori esami più invasivi, che tuttavia nella maggior parte dei casi non sono necessari.

Cura e terapia

La maggior parte dei pazienti affetti da extrasistole, ma altrimenti sani, non avrà bisogno di alcuna terapia, perchè si tratta di fenomeni benigni e legati a condizioni non patologiche (ansia, difficoltà digestive, stress, …). In alcuni soggetti ansiosi, o quando i sintomi siano particolarmente fastidiosi, è possibile ricorrere a farmaci in grado di rallentare il battito cardiaco riducendo gli episodi (in genere si ricorre a farmaci detti beta-bloccanti, a basse dosi) o anche ansiolitici, che si sono dimostrati molto efficaci nella riduzione dei sintomi causati da stress e paure.

Quando secondarie a patologie non cardiache, per esempio in caso di ipertiroidismo o pressione alta, la terapia è ovviamente volta alla malattia di fondo.

Quando presente un disturbo cardiaco in grado di causare aritmie più gravi potrà invece essere necessario ricorrere a farmaci antiaritmici
i già citati betabloccanti,
alternative come l’amiodarone,

o interventi più invasivi (ablazione, pacemaker, …), necessità rara nei soggetti giovani.

Prevenzione

Eliminare i fattori scatenanti frequenti dell’extrasistole, come un eccessivo consumo di caffeina o il fumo, può essere utile e talvolta indispensabile per diminuire la frequenza e la gravità dei sintomi.

Altrettanto importante può risultare il controllo e la gestione dell’ansia, per esempio attraverso tecniche di rilassamento nei casi più leggeri (yoga, pilates, training autogeno, …), oppure con farmaci e/o psicoterapia quando il disturbo risulti più profondo.

Molto utile agire sullo stile di vita:
una dieta sana e leggera,
un regolare esercizio fisico,
il recupero e il mantenimento del peso forma

sono fattori spesso sottovalutati, ma decisivi nella riduzione del numero di episodi.

Può essere infine utile tenere traccia dei fattori scatenanti, in modo da riuscire a individuare e correggere cause modificabili, come ad esempio:
sostanze (alimenti, bevande, farmaci, …),
azioni (eccesso di esercizio fisico, …)

in grado di favorire la comparsa di extrasistoli.

Dal Sito: www.farmacoecura.it


sabato 16 maggio 2015

Attacchi di panico: quando è la paura a bloccare occorre rivolgersi ad un esperto

Eventi o periodi di particolare stress emotivo possono portare, anche nel medio periodo, a sviluppare una sintomatologia che insorge all’improvviso, che spaventa e disorienta la persona e viene definita come “attacco di panico”. Sono 10 milioni gli italiani che almeno una volta nella vita hanno sperimentato quella somma di sensazioni e malessere che viene riassunta con questa definizione. Ma cos’è un attacco di panico?
Chi l’ha provato lo descrive come un momento inaspettato in cui una forte sensazione di paura e morte blocca ogni possibilità di reagire portando, nella maggioranza dei casi, a ricorrere alle cure del Pronto Soccorso: il soggetto infatti, spaventato da questa sensazione inedita e quindi poco riconoscibile, innesca un meccanismo di “paura della paura” che lo porta a percepire una totale impotenza e oppressione. Gli attacchi di panico sono classificati all’interno del “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali” come "panic attack" o "panic disorder ": sono una classe di disturbi d'ansia, con una sintomatologia complessa e piuttosto diffusa. Ma quali sono i sintomi di un attacco di panico?
Come si è detto l’esordio è improvviso e la durata complessiva dellacrisi” si aggira intorno ai 20 minuti.
I sintomi più caratteristici (che possono variare di molto da persona a persona) sono:

  • Tachicardia
  • Oppressione al petto
  • Vertigini, nausea
  • Tremori molto profondi
  • Sudorazione (anche fredda), brividi
  • Sensazione di soffocamento e nodo alla gola
  • Irrigidimento degli arti
  • Parestesie
  • Un senso di straniamento dalla realtà circostante
  • Paura di perdere i freni inibitori
Contrariamente a quanto si potrebbe credere in molti casi il panico si manifesta nel momento del relax successivo ad una parentesi di forte stress lasciando ancora più disorientata la persona. La diagnosi del disturbo d’ansia, così come dello specifico attacco di panico, si basa su segni e sintomi caratteristici: molti soggetti risultano predisposti al disturbo d’ansia ed hanno la tendenza ad “ereditare” la predisposizione da familiari o genitori.
Capita che l’attacco di panico sia un episodio isolato ma, più spesso, si tratta di un vero e proprio disturbo che può colpire con attacchi ripetuti, ansia e fobie tali da rendere la qualità della vita compromessa.
Spesso l’insorgenza del disturbo da panico innesca un meccanismo che porta alla paura di avere un nuovo attacco costringendo la persona a un isolamento forzato (agorafobia) finalizzato a un presunto benessere. Quando si ha la certezza che tutti i sintomi siano riferibili a questo disturbo possiamo concentrarci sulla richiesta di aiuto per fare diventare il panico soltanto un brutto ricordo. Ma a chi rivolgersi?

Una volta individuata la problematica non resta che accettare il momento di fragilità e rivolgersi a un esperto che possa aiutarci fornendoci gli strumenti per uscire dall’impasse.
Non resta dunque che rivolgersi a uno psicologo specializzato nel trattamento dell’attacco di panico trovando così il professionista che possa dare supporto in un momento di difficoltà, se pur passeggera.
Nel trattamento del disturbo di panico infatti la terapia psicologica è un supporto fondamentale: l'attacco di panico è la manifestazione fisica di interpretazioni fortemente drammatizzate di alcuni eventi fisici o mentali; il trattamento del disturbo di panico ha dunque nella terapia cognitivo comportamentale (con protocolli di intervento di comprovata efficacia) il trattamento d'elezione.
Nella psicoterapia cognitivo-comportamentale il paziente e il terapeuta condividono infatti obiettivi terapeutici molto pratici: la presa di coscienza di quei circoli viziosi che innescano la reazione di panico mette la persona nella condizione di liberarsene progressivamente acquisendo comportamenti funzionali a uno stato di benessere.
In rari casi, quando la sola terapia psicologica non dia i frutti sperati, anche la terapia farmacologica può venire in soccorso; in questo caso sono due le tipologie di farmaci utilizzate: le benzodiazepine e gli antidepressivi, che devono però essere prescritti soltanto da un medico e che possono rappresentare una breve parentesi in un percorso di ritrovata serenità e guarigione. Cosa evitare assolutamente? Non fingere che tutto vada bene nella speranza che il disagio non si manifesti nuovamente. Cercare invece di vivere la situazione contingente aiutandosi con la respirazione e ricorrere, al più presto, all’aiuto di un esperto.
Credit foto: © alexskopje - Fotolia.com
Sapere.it 

mercoledì 6 maggio 2015

Come si curano gli attacchi di panico?


Chiunque soffra sistematicamente di attacchi di panico, conosce bene le modalità in cui questi si manifestano e può descrivere in modo molto preciso la sensazione che prova e tutti i sintomi fisici che entrano in gioco in questi frangenti. Il disturbo di panico, nelle sue forme più acute, può influire notevolmente sulla vita quotidiana degli individui che ne sono affetti, arrivando ad essere sotto certi aspetti invalidante. Questo articolo vuole porsi come un approfondimento che parte da una prima introduzione dedicata al panico – che può aiutare a riconoscerne i sintomi e le manifestazioni – per poi passare ad una panoramica delle terapie utilizzate per la cura dello stesso.

Una piccola introduzione per capire meglio il panico
Il primo passo da fare per curare gli attacchi di panico è prendere consapevolezza degli stessi, capendo la tipologia di disturbo che ci si trova a fronteggiare: il tutto va fatto sotto la guida di uno specialista, l'unico in grado di diagnosticare la presenza di un disturbo di panico vero e proprio. Prima di procedere è importante fare una precisazione: a tutti può capitare, in situazioni di pericolo o di forte stress, di provare singoli e sporadici attacchi di panico e ciò è perfettamente normale. Diversa è invece la situazione di coloro che soffrono di un disturbo di panico vero e proprio, che si trovano a fronteggiare attacchi frequenti, associati ad alcuni sintomi ben precisi e alla paura del presentarsi di nuovi attacchi.

Qualora vi troviate, quindi, ad avere dei dubbi in merito alla vostra condizione, la prima cosa da fare è chiedere aiuto, senza avere timore. Non bisogna infatti isolarsi o considerarsi “sbagliati” per la presenza di questo disturbo, che può essere curato grazie ad un intervento professionale mirato. Non lasciatevi convincere da soluzioni fai da te o improvvisate e non ascoltate quanti cercano di proporvi soluzioni illuminanti, senza tuttavia avere le conoscenze ed i titoli per farlo, ma ricordate di affrontare il tutto con tranquillità.

Le paure che scatenano il panico sono diverse, ma gli attacchi funzionano tutti allo stesso modo: nella persona che ne è affetta si genera un circolo vizioso di forme di evitamento che alimenterà la paura, fino a farla diventare panico vero e proprio (all'interno di un circolo vizioso). A fare crescere la paura, inoltre, sono i tentativi di risolvere quello che viene percepito come un problema, che si concretizza nel rimandare o evitare le situazioni considerate minacciose. Questo non fa altro che alimentare il circolo vizioso di cui abbiamo parlato prima. Tecnicamente, un attacco di panico corrisponde ad una risposta di paura e a seguito del primo episodio di attacco di panico si configura un sintomo specifico, che prende il nome di ansia anticipatoria.

A partire da quel momento, subentrerà nella vita della persona questa nuova forma di paura che può condurre ad un nuovo attacco di panico. Come è possibile comprendere, non si tratterà più di qualcosa di sconosciuto, ma di una sorta di "premonizione" (ovviamente da intendersi in senso lato), che può definirsi come una paura della paura. A complicare la situazione, interviene poi l'impossibilità immediata di trovare una causa al fenomeno: chi è affetto da attacchi di panico si chiede perché stia avendo una reazione di questa portata in assenza di una minaccia concreta. Allo stesso tempo, l'individuo si convince di poter avere altri attacchi, in qualsiasi momento e senza alcuna ragione apparente. Ecco perché l'attacco di panico è un vero e proprio "oggetto fobico", che si nutre di altra paura.

La cura degli attacchi di panico
Come abbiamo già anticipato nel titolo, argomento principale di questo testo è la risposta ad una domanda molto frequente: come si curano gli attacchi di panico? In particolare, le due "strade" seguite sono due e cioè il trattamento psicoterapeutico e quello farmacologico, che vedremo in dettaglio di seguito.

Come funziona il trattamento psicoterapeutico?
Per ridurre i sintomi del panico, si punta su un cambiamento della percezione della realtà minacciosa. Il trattamento psicoterapeutico focalizza la propria attenzione sul modo in cui il problema agisce nel presente, per intervenire su quelle tentate soluzioni di cui abbiamo già parlato. Il percorso compiuto insieme al terapeuta serve a "sbloccare" quelle risposte personali che possono aiutare ad affrontare e superare il problema. Il paziente viene aiutato ad acquisire la capacità di gestire la realtà ed i suoi effetti, in modo da poter mettere in atto comportamenti diversi da quelli attuati fino a quel momento ed interrompere così il circolo vizioso del panico. Il percorso si snoda attraverso un cambiamento della percezione, che quindi modifica le reazioni e fa prendere consapevolezza: evitando di evitare, la persona affetta da attacchi di panico acquisisce maggiore fiducia nelle proprie risorse.

La sua mente viene "allenata" ad affrontare la paura, trasformandola in coraggio, per raggiungere l'obiettivo della preziosa autonomia personale (che viene alimentata anche da progressivi cambiamenti). Attraverso la psicoterapia, il paziente acquisisce alcune conoscenze e delle tecniche da utilizzare nel momento del bisogno: si tratta di dare vita ad un nuovo sistema percettivo reattivo, che può sostituire completamente quello che esisteva in precedenza.

E la terapia farmacologica?
Il funzionamento delle terapie farmacologiche adottate per la cura del disturbo di panico è differenze da quello della psicoterapia: queste infatti danno un sollievo immediato, eliminando la componente fisiologica legata all'ansia, ma hanno poca influenza su ciò che viene percepito come uno stimolo pauroso. Il fatto che, inoltre, l'attacco di panico si caratterizzi per la natura improvvisa ed episodica e per la sua intensità, fa sì che, una volta terminato il farmaco, la paura di avere ulteriori attacchi possa ripresentarsi, anche più forte di prima. Per questo motivo, alcuni considerano il trattamento farmacologico come un semplice “supporto”, che può aiutare ad accelerare il processo di ripresa, attraverso un sostegno immediato e concreto, da associare agli strumenti messi a disposizione dalla psicoterapia. Quello che effettivamente consente alla persona colpita da attacchi di panico di risolvere il problema, infatti, è anzitutto la consapevolezza di potercela fare.

In conclusione, non possiamo fare altro che ribadire quanto abbiamo già detto prima: in presenza di dubbi o perplessità relative agli attacchi di panico ed agli episodi che sperimentate personalmente, vi invitiamo a confrontarvi con uno specialista.



A-Zeta.it

lunedì 15 dicembre 2014

Violante Placido: attacchi di panico, il terrore di morire

«La prima volta è successo in albergo», racconta Violante Placido, Fata Turchina nel nuovo Pinocchio televisivo . «Mani fredde, battito cardiaco impazzito, una debolezza infinita. E io che penso: "Oddio, ho un infarto...". Avevo già sentito parlare di attacchi di panico e confesso di aver pensato che fossero solo un modo inconscio per attirare l'attenzione degli altri. Invece sono un disturbo vero. Io mi sto curando e piano piano spero di uscirne...».
Ecco la confessione dell'attrice a OK.

«Mani fredde. Naso ghiacciato. Una debolezza infinita. Il cuore a mille... E la paura di morire d'infarto. È iniziata così, circa nel 2004, la storia dei miei attacchi di panico. Ero sola, in albergo: mi sono stesa sul pavimento, con i piedi in alto. Niente da fare, la crisi non passava. Allora ho chiamato il portiere: "Sto malissimo, mi mandi un dottore". Mi tremavano le mani, non riuscivo a reggere la cornetta.
La crisi si è risolta in modo inaspettato. Il portiere ha ritelefonato: "Vuole un'ambulanza?". È stato come se mi risvegliassi: no, non stavo per morire. "Mi basta una camomilla". Quando ho visto il cameriere (un essere umano, sveglio a quell'ora di notte, simbolo della normalità, della vita che scorre tranquilla), mi sono ripresa.
Non avevo idea di cosa fosse un attacco di panico: una mia amica, un anno prima, mi aveva parlato di questo problema, ma io non ero riuscita a capire... Confesso di aver pensato che fosse un suo modo, sia pure inconscio, di attirare l'attenzione. Non potevo proprio immaginare, io così forte e sicura, di cadere in balia di una simile difficoltà. Dopo quella notte ho avuto altri attacchi. In albergo, ma più spesso in macchina. Quando percorro una strada a scorrimento veloce, magari con tanti tunnel, o senza corsia d'emergenza, inizio a pensare a cosa farei se mi arrivassero quei sintomi terribili. È un circolo vizioso, la paura favorisce la crisi...

E appena l'aereo decolla mi monta l'ansia
Mi sono sentita male mentre ero al volante e tante volte ho abbandonato l'autostrada a un'uscita che non era la mia, per trovare sollievo dalla sensazione di essere intrappolata. Ma che stress...
E dire che sono sempre stata una guidatrice provetta, una specie di Schumacher al femminile: correvo, e tanto. E invece mi ritrovo ad andare a 60 all'ora come una vecchietta, o a fare viaggi in treno o addirittura in pullman, pur di non mettermi al volante. E non parliamo dell'aereo: io, che volo fin da quando ero piccola, adesso all'idea di dover fare un viaggio di 10/12 ore vengo colta dall'ansia, dalla paura irragionevole che il cuore inizi a battermi al decollo, e di arrivare morta a destinazione. Un'esperienza terribile. Ma forse inevitabile: sono convinta che questi problemi siano un segnale della psiche, che ci avverte quando stiamo ignorando una parte di noi che chiede aiuto.

Faccio yoga, medito, respiro...
Ho trovato un medico meraviglioso, che mi ha proposto di provare strade alternative ai farmaci. Per me si è rivelata una scelta vincente. Ho fatto diversi colloqui, poi su suo consiglio ho intrapreso la via della meditazione, della respirazione, dello yoga. In America, quando avevo 22 anni, ho incontrato Yogananda, una guida spirituale per me. Ho ripreso quella strada, e nel 2005 ho fatto anche un ritiro di una settimana in un centro in Umbria, che mi ha fatto benissimo.

Non sono ancora giunta alla fine del percorso: gli attacchi di panico si sono diradati e mi fanno meno paura, ma ogni tanto arrivano ancora. E non so se ho colto fino in fondo il messaggio del disturbo. Ma qualche ipotesi inizio a farla.
Per esempio ho capito di essere cresciuta troppo in fretta. Ho avuto un'infanzia e un'adolescenza in fondo felici, ma con tanti cambiamenti forse destabilizzanti per l'età che avevo: una serie di traslochi, un trasferimento di un anno in America (avevo 12 anni), che ha comportato l'allontanamento prima dagli amici e da mio padre e poi, in un secondo momento, da mia madre. E c'era il rapporto altalenante tra i miei genitori, e mio padre spesso assente per lavoro...

Con le persone più care mi sento protetta
Problemi e solitudine non mi hanno mai fatto particolarmente paura e ho sempre contato soprattutto su di me. Ma ora sospetto che tanta precocità non mi abbia permesso di creare basi salde di sicurezza e forse mi ha portato a negare la mia parte più fragile e dipendente. L'ho capito anche notando che, se ho vicino una persona cara, come il mio fidanzato, mi sento più sicura, l'attacco non arriva.
Sono più cosciente del fatto di aver bisogno degli altri, e questo mi ha portato ad aprirmi di più, a dare maggiore valore ai rapporti: sono diventata più affettuosa e indulgente. Continuo a condurre una vita un po' randagia, sono sempre in giro per il mondo, e questo mi piace. Ma ho capito quanto sia fondamentale per me puntare sugli affetti di riferimento: per esempio ora sento più spesso gli amici della mia infanzia, passata in libertà in una campagna a nord di Roma. La meditazione mi ha aiutato tanto. Purtroppo non sono costante. Però poi mi ricordo che basta prendersi un quarto d'ora, chiudere gli occhi e respirare: arrivano meravigliose sensazioni di leggerezza e di chiarezza mentale. Divento più serena e ansia e panico si diradano. Fino a scomparire».
Violante Placido 

(testo raccolto da Emma Chiaia nel luglio 2006 per OK La salute prima di tutto)

Ok Salute e Benessere 

lunedì 24 giugno 2013

Disturbo da Attacco di panico e Ansia-Sintomi e cura-Informazione.



Disturbo da attacco di panico

Secondo il D.S.M. IV una persona su venticinque, in relazione al sesso di appartenenza e all’età, soffre del disturbo di attacco di panico.
Questo disturbo compare soprattutto durante l’adolescenza o la prima età adulta ma anche in qualunque momento della vita.
Il primo attacco solitamente insorge dopo uno stress, un evento traumatico, in modo del tutto spontaneo e spesso mentre ci si trova in luoghi affollati oppure di notte causando un risveglio improvviso e molto agitato.
L’attacco di panico, di solito, dura al massimo mezz’ora e in questo periodo la persona prova un’improvvisa e intensa apprensione associata alla paura di perdere il controllo di se stessa o di morire.
Per diagnosticare un attacco di panico è necessario che la persona avverta almeno quattro dei seguenti sintomi:
§        palpitazioni;
§        vertigini o giramenti di testa;
§        respiro affannoso;
§        sensazione di soffocamento;
§        sudorazione;
§        senso di dolore al torace;
§        formicolii alle mani;
§        sensazione di svenimento;tremori;
§        nausea;
§        vista annebbiata;
§        vampate di caldo o sensazione di freddo;
§        debolezza alle gambe;
§        bocca secca;
§        tensione muscolare;
§        impressione di non riuscire a parlare o a pensare;
§        impressione che le cose intorno non siano reali;
§        paura di perdere il controllo.
Quasi sempre la forte intensità di alcuni di questi sintomi porta la persona che li prova a ritenere di avere un grave problema organico tanto  da rivolgersi spesso al Pronto Soccorso.
La persona colpita teme ovviamente che possa accadere di nuovo innescando così un circolo vizioso che può trasformare il singolo attacco di panico in un vero e proprio disturbo.
In sostanza, dopo il primo attacco di panico, la persona ha la sensazione che la vita non sarà più come prima e vive in un continuo stato di ansia per il timore che il fatto possa ripetersi.
La persona perciò mette in atto tutte le precauzioni per prevenire l’attacco (evitamenti, comportamenti proiettivi, …) e in questo caso si parla di Disturbo di Panico senza agarofobia.
Sentirsi in trappola, senza via di fuga, in uno stato di allerta estremo come nell’imminenza di una catastrofe: questo è lo schema degli attacchi di panico.
Non si conoscono con certezza le cause del loro insorgere, però possono incidere su di essi i seguenti fattori:
·        genetica;
·        stress;
·        alcune modifiche nel funzionamento di determinate parti del cervello.
Gli attacchi di panico possono portare complicanze notevoli nel normale svolgimento della vita quotidiana.
Si possono, infatti, sviluppare fobie specifiche come:
Ø     paura di guidare;
Ø     paura di uscire di casa;
Ø     tendenza a evitare situazioni sociali;
Ø     problemi al lavoro o a scuola;
Ø     abuso di sostanze stupefacenti o di alcool;
Ø     depressione.
Il trattamento per gli attacchi di panico ha come obiettivo l’eliminazione di tutti i sintomi legati agli episodi per riprendere la gestione normale delle attività quotidiane.
L’uso di farmaci e la psicoterapia possono essere entrambi efficaci nel trattamento per gli attacchi di panico.
Un altro strumento per combattere gli attacchi di panico è rappresentato anche dai gruppi di aiuto-mutuo-aiuto (AMA).
Sono gruppi formati da persone che, avendo in comune lo stesso problema, sperimentano con gli altri momenti di solidarietà, di condivisione.
Questi gruppi sono gestiti da un “facilitatore” che, agevolando i rapporti fra i componenti, aiuta il gruppo a raggiungere con efficacia i propri obiettivi.
E’ opportuno che la figura del “facilitatore” sia supervisionata da uno psicoterapeuta che ha il compito di riuscire a cogliere i contenuti emotivi che non vengono comunicati espressamente nella discussione e di comunicarli in termini comprensibili ed espliciti al facilitatore.
L’obiettivo principale del gruppo è quello di permettere ai membri di acquisire una consapevolezza maggiore di sé e dell’altro per tendere al benessere e alla risoluzione dei propri problemi.
In America sono una realtà ormai diffusa e praticata ma anche in Italia sono sempre più richiesti come risposta a forme di disagio e malessere non raggiungibili con altre forme più tradizionali di cura.
Lo scopo essenziale del gruppo di aiuto-mutuo-aiuto è dare l’opportunità di condividere le esperienze e di aiutarsi a mostrare l’uno all’altro come affrontare i problemi comuni.
Ciascuno riceve aiuto e contemporaneamente dà aiuto perché lo sforzo individuale teso alla risoluzione dei propri problemi diventa sforzo per risolvere un problema comune.
Alla base di questa esperienza gruppale esistono delle regole stabilite all’inizio degli incontri:
·        numero dei partecipanti;
·        incontri settimanali, giorni e orari;
·        gruppo aperto;
·        gruppo chiuso;
·        riservatezza, ciò che si dice nel gruppo deve rimanere al suo interno;
·        responsabilità personale: ogni persona è protagonista del proprio star bene.
I gruppi offrono ai membri la possibilità di sentirsi inseriti in una sorta di piccolo sistema sociale in cui smettono di essere portatori di un disagio e diventano membri di una rete quasi familiare.
I gruppi, pur costituendo un’opportunità di supporto, non possono essere considerati sostitutivi di un’adeguata terapia individuale o di gruppo nella quale lo psicoterapeuta non si limita al ruolo di “Supervisione” ma assume un ruolo terapeutico diretto.   


 Dott. Lorenzo Flori                                                                             
Psicologo Psicoterapeuta
Terapeuta EMDR
Pesaro via Giolitti G. 113