Visualizzazione post con etichetta Ansia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ansia. Mostra tutti i post

mercoledì 10 marzo 2021

Ansia: tipologie e sintomi




Con la consulenza del professor Roberto Brugnoli, ricercatore di Psichiatria presso l’Università di Roma La Sapienza, II facoltà, scopriremo i diversi tipi di ansia. In questo modo sarà possibile definire ogni tipologia di ansia e diversificarla. 

L’abitudine è quella di definire “ansioso” chiunque viva in uno stato di perenne preoccupazione, ma è semplicistico. È fondamentale che il medico faccia una diagnosi, perché solo così si può mettere in atto una terapia mirata, farmacologica, psicoterapeutica o entrambe.

Ma è importantissimo che l’ansioso si voglia far aiutare, che arrivi al momento in cui decida di scrollarsi di dosso questo fardello che gli impedisce una vita normale. Esistono diversi tipi di disturbi d’ansia, esaminiamoli: ansiageneralizzata, disturbo da attacchi di panico, ansia sociale o fobia sociale, disturbo ossessivo-compulsivo.

Ansia generalizzata

Questo è il disturbo più diffuso e caratterizza quelle persone che si preoccupano esageratamente di tutto. È a metà strada tra un tratto caratteriale e un vero e proprio problema. È autolimitante perché fa vivere chi ne è colpito sempre in allarme, sempre come se da un momento all’altro dovesse succedere qualcosa, con possibili pericoli o insidie ovunque.

Si manifesta con palpitazione, respirazione accelerata, sudorazione, insonnia e comunque con una generalizzata sensazione di non vivere a pieno e serenamente la vita.

Disturbo da attacchi di panico

All’improvviso un attacco di ansia è talmente forte da diventare paralizzante. Alla sudorazione, alle palpitazioni, alla difficoltà di respirazione e a tutti gli altri sintomi fisici (neurovegetativi) si aggiunge il senso di morte, la paura che da un momento all’altro il cuore si fermi, che da quell’attacco non si uscirà vivi.

È una sensazione talmente forte e devastante che da quel momento in poi si mettono in atto tutta una serie di strategie per evitare un nuovo attacco, quindi ci si isola, spesso ci si chiude in casa per paura che gli spazi aperti, i luoghi affollati, lo stare insieme agli altri possa nuovamente innescare un episodio di panico.

Ansia sociale o fobia sociale

È la paura di essere giudicato dalla gente e va molto al di là del desiderio normale di essere ben considerati dagli altri. Si manifesta, per esempio, con la paura di entrare in un bar e chiedere un caffè per il timore che tutti ti guardino, o che la voce produca uno strano suono.

Impedisce di andare a una festa perché si teme di inciampare, di parlare in pubblico e balbettare. Lentamente quest’ansia così paralizzante porta all’isolamentodalla collettività, si sceglie di stare da soli e si rischia di cercare un illusorio conforto nell’abuso di alcool e di farmaci.

Disturbo ossessivo-compulsivo

Si verifica in presenza di ossessioni, paralizzanti e ripetitive. È la mania per l’ordine, la simmetria, la ritualità. La persona che ne è colpita pensa in continuazione se ha messo in atto strategie per avere il completo controllo della situazione.

Controlla infinite volte se il gas è chiuso, se l’interruttore è spento, se la serratura è a posto, ecc. Trova conforto in ritualità che non riesce a interrompere, come lavarsi le mani infinite volte, ripetere un numero definitivo di volte lo stesso gesto prima di passare al successivo e così via. Tutto questo genera uno stato di infinita ansia che rende impossibile una vita normale.


Dal Sito: piusanipiubelli.it


Ansia: tipologie e sintomi




Con la consulenza del professor Roberto Brugnoli, ricercatore di Psichiatria presso l’Università di Roma La Sapienza, II facoltà, scopriremo i diversi tipi di ansia. In questo modo sarà possibile definire ogni tipologia di ansia e diversificarla. 

L’abitudine è quella di definire “ansioso” chiunque viva in uno stato di perenne preoccupazione, ma è semplicistico. È fondamentale che il medico faccia una diagnosi, perché solo così si può mettere in atto una terapia mirata, farmacologica, psicoterapeutica o entrambe.

Ma è importantissimo che l’ansioso si voglia far aiutare, che arrivi al momento in cui decida di scrollarsi di dosso questo fardello che gli impedisce una vita normale. Esistono diversi tipi di disturbi d’ansia, esaminiamoli: ansiageneralizzata, disturbo da attacchi di panico, ansia sociale o fobia sociale, disturbo ossessivo-compulsivo.

Ansia generalizzata

Questo è il disturbo più diffuso e caratterizza quelle persone che si preoccupano esageratamente di tutto. È a metà strada tra un tratto caratteriale e un vero e proprio problema. È autolimitante perché fa vivere chi ne è colpito sempre in allarme, sempre come se da un momento all’altro dovesse succedere qualcosa, con possibili pericoli o insidie ovunque.

Si manifesta con palpitazione, respirazione accelerata, sudorazione, insonnia e comunque con una generalizzata sensazione di non vivere a pieno e serenamente la vita.

Disturbo da attacchi di panico

All’improvviso un attacco di ansia è talmente forte da diventare paralizzante. Alla sudorazione, alle palpitazioni, alla difficoltà di respirazione e a tutti gli altri sintomi fisici (neurovegetativi) si aggiunge il senso di morte, la paura che da un momento all’altro il cuore si fermi, che da quell’attacco non si uscirà vivi.

È una sensazione talmente forte e devastante che da quel momento in poi si mettono in atto tutta una serie di strategie per evitare un nuovo attacco, quindi ci si isola, spesso ci si chiude in casa per paura che gli spazi aperti, i luoghi affollati, lo stare insieme agli altri possa nuovamente innescare un episodio di panico.

Ansia sociale o fobia sociale

È la paura di essere giudicato dalla gente e va molto al di là del desiderio normale di essere ben considerati dagli altri. Si manifesta, per esempio, con la paura di entrare in un bar e chiedere un caffè per il timore che tutti ti guardino, o che la voce produca uno strano suono.

Impedisce di andare a una festa perché si teme di inciampare, di parlare in pubblico e balbettare. Lentamente quest’ansia così paralizzante porta all’isolamentodalla collettività, si sceglie di stare da soli e si rischia di cercare un illusorio conforto nell’abuso di alcool e di farmaci.

Disturbo ossessivo-compulsivo

Si verifica in presenza di ossessioni, paralizzanti e ripetitive. È la mania per l’ordine, la simmetria, la ritualità. La persona che ne è colpita pensa in continuazione se ha messo in atto strategie per avere il completo controllo della situazione.

Controlla infinite volte se il gas è chiuso, se l’interruttore è spento, se la serratura è a posto, ecc. Trova conforto in ritualità che non riesce a interrompere, come lavarsi le mani infinite volte, ripetere un numero definitivo di volte lo stesso gesto prima di passare al successivo e così via. Tutto questo genera uno stato di infinita ansia che rende impossibile una vita normale.


Dal Sito: piusanipiubelli.it


mercoledì 24 febbraio 2021

Spesso ansia e depressione viaggiano assieme. E così vengono confuse



Si tratta di due condizioni differenti ma che possono presentarsi anche insieme e che possono essere trattate contemporaneamente con la psicoterapia e i farmaci.

Spesso ansia e depressione viaggiano assieme, così talvolta vengono confuse anche da chi ne soffre. Nel linguaggio comune infatti i termini ansia e depressione sono facilmente usati per indicare in generale una condizione di malessere psicologico che interferisce con la vita quotidiana. Ma per gli psichiatri si tratta di due stati ben distinti, che tuttavia possono presentarsi in comorbidità, ossia essere presenti in una persona nello stesso momento. Ansia e depressione sono molto diffuse: circa il 30 per cento delle persone durante la vita avrà dei periodi segnati dall’ansia e quasi il 20 per cento sperimenterà periodi di depressione. Diversi studi indicano poi che circa il 70 per cento delle persone affette da depressione risponde anche ai criteri diagnostici di uno stato d’ansia e che quasi l’80 per cento di chi soffre di disturbi d’ansia avrà dei periodi di depressione lungo la sua esistenza.


La «scala» Coronavirus

Senza contare che l’arrivo della pandemia Covid-19 ha generato nuovi stati ansioso-depressivi, dovuti sia al timore di contrarre la malattia, sia alla riduzione del supporto sociale e dei rapporti affettivi, tanto che il Department of Psychology della Christopher Newport University ha messo a punto uno specifico test, il Coronavirus Anxiety Scale.

I dubbi

«Eppure manca una chiara definizione del trattamento ottimale per la comorbidità di ansia e depressione» dice Jan Spijker del Depression Expertise Center di Nijmegen, in Olanda, in una revisione clinica pubblicata con alcuni collaboratori sulla rivista JAMA Psychiatry. «Dovremmo trattare di due disturbi in maniera sequenziale, prima uno poi l’altro, oppure in parallelo, simultaneamente? Dovremmo iniziare un singolo trattamento integrato focalizzato su entrambi i disturbi o un trattamento transdiagnostico mirato ai meccanismi sottostanti presenti in entrambe le condizioni?»

Le alterazioni neurobiologiche

In effetti, ansia e depressione possono sia rappresentare una risposta unica agli stessi eventi di vita, sia essere collegate ad alterazioni neurobiologiche simili, come uno sbilanciamento del sistema limbico cerebrale. Questa caratteristica fa sì che, trattando l’una, indirettamente, si potrebbe dire, inevitabilmente, anche l’altra inizia a migliorare seguendo lo stesso passo, come è stato dimostrato da recenti revisioni sistematiche.

Duplice effetto

«È vero che trattando la depressione con la psicoterapia si vedono migliorare i sintomi dell’ansia e che trattando il disturbo d’ansia con la terapia cognitivo-comportamentale si vedono migliorare i sintomi della depressione» dice ancora Spijker. Oggi sono disponibili anche farmaci che consentono di prendere due piccioni con una fava. Alcuni antidepressivi svolgono infatti un’azione anti-ansia, come gli inibitori della ricaptazione della serotonina (Ssri) e gli inibitori della ricaptazione di serotonina e noradrenalina (Srni). Secondo gli autori dello studio su JAMA Psychiatry «la psicoterapia può decidere di focalizzarsi sul disturbo più grave dei due, piuttosto che su entrambi allo stesso tempo. I dati indicano che un trattamento focalizzato sul disturbo più grave genera quasi inevitabilmente un simultaneo miglioramento dell’altro».

Sintomi diversi

Ansia e depressione hanno ciascuna sintomi propri, ma esistono anche sintomi che sono comuni a entrambe le condizioni. L’ansia è caratterizzata da una preoccupazione eccessiva rispetto agli eventi della vita, risposte di spavento esagerate, tensione muscolare, iperattività del sistema nervoso autonomo, che comporta tra l’altro un’accelerazione del battito cardiaco e della frequenza del respiro. La depressione è invece caratterizzata da umore depresso e da una sensazione di mancanza di speranza per il futuro, dalla perdita dei propri interessi, riduzione dell’appetito, rallentamento motorio, senso di inutilità e di colpa, pensieri foschi.

Sintomi in comune

Alcuni altri sintomi sono invece comuni sia all’ansia sia alla depressione. Ad esempio, una sensazione di facile irritabilità, che porta a scontrarsi con le altre persone, associata a una agitazione interiore che fa sì che non si riesca a stare ben in nessun posto. Molto marcata può essere la difficoltà di concentrazione, per cui anche un’attività potenzialmente rilassante come la lettura non riesce a essere di aiuto. Molto frequenti infine sono la sensazione di fatica psicofisica e l’insonnia. Quest’ultima può avere caratteristiche diverse in chi è depresso, che tende soprattutto a svegliarsi molto presto la mattina, e in chi è ansioso, che invece ha soprattutto difficoltà di addormentamento e risvegli notturni.


Dal Sito: corriere.it

Spesso ansia e depressione viaggiano assieme. E così vengono confuse



Si tratta di due condizioni differenti ma che possono presentarsi anche insieme e che possono essere trattate contemporaneamente con la psicoterapia e i farmaci.

Spesso ansia e depressione viaggiano assieme, così talvolta vengono confuse anche da chi ne soffre. Nel linguaggio comune infatti i termini ansia e depressione sono facilmente usati per indicare in generale una condizione di malessere psicologico che interferisce con la vita quotidiana. Ma per gli psichiatri si tratta di due stati ben distinti, che tuttavia possono presentarsi in comorbidità, ossia essere presenti in una persona nello stesso momento. Ansia e depressione sono molto diffuse: circa il 30 per cento delle persone durante la vita avrà dei periodi segnati dall’ansia e quasi il 20 per cento sperimenterà periodi di depressione. Diversi studi indicano poi che circa il 70 per cento delle persone affette da depressione risponde anche ai criteri diagnostici di uno stato d’ansia e che quasi l’80 per cento di chi soffre di disturbi d’ansia avrà dei periodi di depressione lungo la sua esistenza.


La «scala» Coronavirus

Senza contare che l’arrivo della pandemia Covid-19 ha generato nuovi stati ansioso-depressivi, dovuti sia al timore di contrarre la malattia, sia alla riduzione del supporto sociale e dei rapporti affettivi, tanto che il Department of Psychology della Christopher Newport University ha messo a punto uno specifico test, il Coronavirus Anxiety Scale.

I dubbi

«Eppure manca una chiara definizione del trattamento ottimale per la comorbidità di ansia e depressione» dice Jan Spijker del Depression Expertise Center di Nijmegen, in Olanda, in una revisione clinica pubblicata con alcuni collaboratori sulla rivista JAMA Psychiatry. «Dovremmo trattare di due disturbi in maniera sequenziale, prima uno poi l’altro, oppure in parallelo, simultaneamente? Dovremmo iniziare un singolo trattamento integrato focalizzato su entrambi i disturbi o un trattamento transdiagnostico mirato ai meccanismi sottostanti presenti in entrambe le condizioni?»

Le alterazioni neurobiologiche

In effetti, ansia e depressione possono sia rappresentare una risposta unica agli stessi eventi di vita, sia essere collegate ad alterazioni neurobiologiche simili, come uno sbilanciamento del sistema limbico cerebrale. Questa caratteristica fa sì che, trattando l’una, indirettamente, si potrebbe dire, inevitabilmente, anche l’altra inizia a migliorare seguendo lo stesso passo, come è stato dimostrato da recenti revisioni sistematiche.

Duplice effetto

«È vero che trattando la depressione con la psicoterapia si vedono migliorare i sintomi dell’ansia e che trattando il disturbo d’ansia con la terapia cognitivo-comportamentale si vedono migliorare i sintomi della depressione» dice ancora Spijker. Oggi sono disponibili anche farmaci che consentono di prendere due piccioni con una fava. Alcuni antidepressivi svolgono infatti un’azione anti-ansia, come gli inibitori della ricaptazione della serotonina (Ssri) e gli inibitori della ricaptazione di serotonina e noradrenalina (Srni). Secondo gli autori dello studio su JAMA Psychiatry «la psicoterapia può decidere di focalizzarsi sul disturbo più grave dei due, piuttosto che su entrambi allo stesso tempo. I dati indicano che un trattamento focalizzato sul disturbo più grave genera quasi inevitabilmente un simultaneo miglioramento dell’altro».

Sintomi diversi

Ansia e depressione hanno ciascuna sintomi propri, ma esistono anche sintomi che sono comuni a entrambe le condizioni. L’ansia è caratterizzata da una preoccupazione eccessiva rispetto agli eventi della vita, risposte di spavento esagerate, tensione muscolare, iperattività del sistema nervoso autonomo, che comporta tra l’altro un’accelerazione del battito cardiaco e della frequenza del respiro. La depressione è invece caratterizzata da umore depresso e da una sensazione di mancanza di speranza per il futuro, dalla perdita dei propri interessi, riduzione dell’appetito, rallentamento motorio, senso di inutilità e di colpa, pensieri foschi.

Sintomi in comune

Alcuni altri sintomi sono invece comuni sia all’ansia sia alla depressione. Ad esempio, una sensazione di facile irritabilità, che porta a scontrarsi con le altre persone, associata a una agitazione interiore che fa sì che non si riesca a stare ben in nessun posto. Molto marcata può essere la difficoltà di concentrazione, per cui anche un’attività potenzialmente rilassante come la lettura non riesce a essere di aiuto. Molto frequenti infine sono la sensazione di fatica psicofisica e l’insonnia. Quest’ultima può avere caratteristiche diverse in chi è depresso, che tende soprattutto a svegliarsi molto presto la mattina, e in chi è ansioso, che invece ha soprattutto difficoltà di addormentamento e risvegli notturni.


Dal Sito: corriere.it

Ansia: tra parole e numeri ci sono gli esseri umani.




Se sono 19 milioni gli italiani che soffrono di ansia, se ogni anno aumentano i soggetti colpiti, se si abbassa vertiginosamente l’età e aumenta  l’intensità dei sintomi, e se la maggior parte delle persone, ne soffrono in silenzio… dobbiamo ammettere che qualcosa è andato storto.

Dobbiamo rivedere qualcosa, o forse più di qualcosa.

Personalmente suggerisco di partire rivedendo e correggendo quell’assurda comunicazione cattedratica, occorre ripristinare l’immagine nemica ed offensiva che viene suggerita a chi ne soffre attraverso i messaggi di divulgazione, e urgentemente, dobbiamo rivedere il metodo spicciolo e sbrigativo della somministrazione delle cure.

 

Oggi l’ansia sembra più un argomento da dibattito specialistico, sembra più uno slogan pubblicitario ai fini commerciali, che non un impegno tra operatori della salute e soggetti ansiosi.

 

Numeri e definizioni, tolgono il volto a questi esseri umani, esseri che si nascondono perchè si sentono difettosi e sbagliati rispetto agli altri, nel campo delle infinite competizioni.

Chi soffre d’ansia, molto spesso si aiuta con i consigli del web, ove apprende dalle definizioni più scientifiche ai rimedi “fuffa” dei santoni.

Bisogna parlare facile per arrivare al cuore di chi vorrebbe chiedere aiuto, ma si vergogna!

Ci vogliono metodi pratici facili da attuare, percorsi che diano immediato sollievo, ma che puntino alla risoluzione del disturbo, o quantomeno a ridimensionarlo notevolmente.

Per diverso tempo, l’ansia è stata associata alla definizione “alterazione dello stato psichico-cognitivo-reattivo-comportamentale” ecco perchè chi ne soffre, non ne parla, si nasconde, ha paura di essere considerato mentalmente anomalo, difettoso nella cognizione e nelle reazioni. Sbagliato!

 

Abbiamo dovuto aspettare gli anni 90 e le grandi pacificazioni fra psicologia e umanesimo, per riportare l’ansia a puro campanello d’allarme, che ci mette in guardia dalle situazioni inadatte a noi.

Si, l’essere umano pensa sempre di essere sbagliato per qualcosa o qualcuno, o qualche ruolo, non pensa mai che altri, altre situazioni o persone possano essere inadatte a lui.

L’ansia è messaggera di una eccessiva disparità tra possibilità individuali e stile esistenziale.

negli anni abbiamo appreso che se viene combattuta, è una nemica molto cattiva, e che nel combattimento vince lei, vince e si porta via tutto: serenità, sorriso, rapporti umani, affetti…

Se invece viene accettata, compresa e utilizzata ai fini della propria crescita personale, può essere un grande strumento evolutivo.

 

Negli ultimi anni, meno di 10 purtroppo, l’approccio all’ansia, ed alle sue evoluzioni in crisi e attacchi di panico, è passato dalla nuda e cruda somministrazione di rimedi farmaceutici,

ai primi approcci olistici, naturali, non invasivi, alle più commerciali trovate del business.

Sto parlando delle discipline che meglio avvicinano l’ansioso, perchè vestite di comprensione, di attenzioni, di sostegno umano.

Sembra che la via convenzionale, abbia trattato l’ansioso come anomalo fino a ieri,

e che avendo assistito alla crescita virale del fenomeno espansivo,

oggi la stessa via convenzionale parla di ansia come una cosa quasi normale

“si e oggi come oggi tutti sono ansiosi”! “e troviamone uno che non soffre d’ansia, non ti suggestionare, e se proprio non ce la fai prendiamo qualcosina”!

“cerca di stare tranquillo, è stress”

Un pò in ogni caso, l’ansioso perde la sua individualità, anomalo in mezzo ai normali ieri, e anonimo in mezzo agli altri ansiosi oggi !

Abbiamo scoperto negli anni 2000 che lo sport aiutava molto i soggetti ansiosi di qualunque età, a ridimensionare gli episodi ansiosi, offrendo ai giovani l’opportunità di lavorare sul corpo, portare l’attenzione ai limiti del corpo, abbiamo scoperto poco dopo che attività alternative alla ginnastica, erano ancora più efficaci, dallo yoga alle arti marziali, la disciplina aveva un impatto positivo in termini di consapevolezza e cambiamento pratico individuale.

Abbiamo poi compreso come in tali approcci integrati, la respirazione e il controllo e l’espansione del respiro, fosse una “medicina invisibile” per spegnere le crisi quasi sul nascere. abbiamo imparato mille cose sulla relazione fra condensazioni psichiche e stati ansiosi, fino ad affinare le moderne tecniche di mindfulness, induzione immaginativa, auto e monoideismo.

Peccato che dove c’è sofferenza c’è sciacallaggio. E quindi sono proliferati i guru della guarigione, che hanno ridicolizzato e sminuito il lavoro di quelle figure che invece

stavano gettando linee guida importanti.

Bisogna denunciarlo prima o poi il fenomeno di chi si attacca alla debolezza degli ansiosi con il pendolino, o bisogna smascherare questi sciamani che curano le ansie con le piume di falco e qualche strano intruglio ai limiti della legalità ( per gli effetti psicotici che vorrebbero simulare alterazioni dello stato di coscienza). Prano guaritori che dell’energia conoscono solo quella per ricaricare lo smartphone che sono pronti a risucchiare il  problema in qualunque momento, con una mano libereranno dal male e con l’altra prenderanno 80 euro!

Poi i cristallomani, ops, quelli ci mettono i cristalli addosso, che promettono una cristalloterapia, abusando penalmente/ingannevolmente  del termine, per non parlare delle acque colorate e delle boccette dai mille colori, e a proposito di colori… le pennine luminose.

la lista sarebbe lunga ed io mi fermo qui,

perchè voglio riportare l’attenzione alle uniche scienze che possono cooperare davvero ovvero: scienza medica, scienze yogico-meditative (comparto delle vastissime scienze orientali) e scienze motorie.

Da Buon Perito conoscendo quella parte legale della medicina naturale, che ai più sfugge,, cerco di confrontarmi con altre figure che a vario titolo cooperano nel campo delle cure non invasive, nel supporto umano ai malati a lungo termine e soprattutto

della delicatezza di taluni argomenti e delle necessità di taluni individui di trovare approccio umano,informazioni corrette, veritiere, e di tutelare l’utenza dagli imbroglioni.

Eravamo 4 amici in chat, con me

Flavio Lassandro, Massoterapista/Chinesiologo, laureato in scienze motorie (attivo in studio professionale Acquaviva delle fonti)

Alessandra Leone istruttrice di Hatha Yoga e Yoga posturale Promotrice di benessere fisico a contatto con la natura attiva su  Cerignola.

Luciana Pigeon insegnante di Hatha Yoga, anche in gravidanza e post parto, sensibile alla fusione dello Yoga in Ayurveda e operatrice del suono, soprattutto a contatto con la natura

attiva su Policoro.

Diventa difficile parlare serenamente di come affrontare questi temi, a causa delle infiltrazioni di Qualunquismo, che hanno distolto le persone che soffrono di un disagio, dalla via dei buoni risultati.

E dunque bisogna ricondurre l’ansioso ad una più oggettiva comprensione di sè, capacità limiti, inclinazioni. Tutti possono avvicinarsi alla comprensione del messaggio che la loro ansia vuol portare dal piano più recondito e profondo, alla luce, e manifestare quella parte debole che nessuno è pronto ad accogliere in se stesso.

Per fare questo lavoro ci vuole aiuto, ci vuole sostegno, e tanta competenza.

Da qui vogliamo ripartire, a sostegno dei soggetti che soffrono d’ansia panico,

vogliamo partire riportandoli al rispetto di sè attraverso una buona igiene emotiva,

alla consapevolezza psicocorporea che solo yoga-meditazione-respiro-postura

possono ristabilire, e alla comprensione dei movimenti interiori,

che fanno di noi degli esseri simili e diversi contemporaneamente.

 

Ricordate che solo una perfezione suprema poteva dare all’essere

tanto potere e tanta fragilità contemporaneamente,

e che l’ansia viene solo a dirvi con quali occhi vi state guardando.

E se non riuscite a vedervi… chiedete aiuto!

Con voi, con le vostre ansie, con i piccoli e grandi progressi,

con i colleghi e con qualche nemico, ci sono sempre!

 

L. Calabrese

Perito Esperto  Consulente Medicina non Convenzionale

 

 Dal Sito: passalaparola.net

Che rapporto c'è tra ansia e Covid-19




Il 2020 è stato un anno difficile per tutta la popolazione mondiale. Questo soprattutto a causa del fatto che abbiamo dovuto affrontare un nuovo nemico, infido e invisibile, che ci ha costretti a modificare e non poco le nostre abitudini di vita: il Covid-19. Questo virus è riuscito a diffondersi in pochissimo tempo in ognuno dei 5 continenti e, specialmente in Europa e in Italia, ha prodotto notevoli danni, sia alla salute che all’economia. Ma non è assolutamente detto che il Sars-CoV2 possa causare problemi all’incolumità della persona solo se quest’ultima ha contratto il virus. Perché esistono anche una serie di altre complicazioni dovute già solo alla sua esistenza, come lo stato d’ansia che può comportare negli esseri umani.

Che cos’è l’ansia?

Prima di capire quale interconnessione ci sia, dunque, tra ansia e Coronavirus, è bene capire di cosa stiamo parlando. Con il termine ansia spesso e volentieri si intende un insieme di reazioni a livello cognitivo, psicologico o comportamentale che vengono sollecitate dalla percezione di uno o più stimoli avvertiti come minacciosi dalla nostra psiche e contro i quali non ci riteniamo in grado di poter reagire. Quindi può insorgere in ognuno di noi per diverse motivazioni ogni giorno ed è bene saper affrontare la questione, magari rivolgendosi ad uno psicologo per la cura dell’ansia a Roma o nella propria città, prima che possa trasformarsi da fattore saltuario a disturbo cronico. Lo stato ansioso di questi tempi è molto diffuso, già prima dell’insorgere del Covid-19, e questo può portare a problemi più gravi come ad attacchi di panico o paure di svariati tipi.

Che rapporto c’è tra ansia e Covid-19?

Ovviamente con la diffusione del Coronavirus l’ansia sta dilagando ulteriormente nel mondo. Questo a causa di tanti elementi collegati alla pandemia. Inizialmente lo stato ansioso si è presentato in ognuno di noi nel momento in cui per la prima volta si è sentito parlare del Sars-CoV2 in Cina. Poi è clamorosamente aumentato quando si hanno avute le prime notizie di casi in altri paesi al di fuori dell’Estremo Oriente. Da quel momento si pensi ai diversi lockdown cui siamo sottoposti nell’ultimo periodo. La privazione delle proprie libertà personali, la costrizione dentro le mura domestiche per lunghi periodi, soprattutto per chi vive da solo, i continui annunci in televisione su cosa fare e i bollettini con i numeri sempre crescenti del contagio, sono tutte componenti che non possono che aumentare l’ansia delle persone. Ma anche quando è possibile uscire bisogna stare attenti a diversi elementi. Tra i più comuni, ovviamente, il dover mantenere le distanze, con la paura che qualcuno non lo faccia. Il dover portare obbligatoriamente la mascherina, che a volte ci dimentichiamo di prendere in casa. Il dover sanificare continuamente le mani con i gel a soluzione alcolica. Aggiornarsi in tempo reale, per quanto riguarda l’Italia, sulla zona di appartenenza della propria regione. Rinunciare alle riunioni con amici e parenti. Insomma una serie di obblighi che poco più di un anno fa non pensavamo neanche potessero esistere e che, inevitabilmente, permettono spesso all’ansia di avere la meglio sulla nostra tranquillità.

Dal Sito: ilfaroonline.it

Che rapporto c'è tra ansia e Covid-19




Il 2020 è stato un anno difficile per tutta la popolazione mondiale. Questo soprattutto a causa del fatto che abbiamo dovuto affrontare un nuovo nemico, infido e invisibile, che ci ha costretti a modificare e non poco le nostre abitudini di vita: il Covid-19. Questo virus è riuscito a diffondersi in pochissimo tempo in ognuno dei 5 continenti e, specialmente in Europa e in Italia, ha prodotto notevoli danni, sia alla salute che all’economia. Ma non è assolutamente detto che il Sars-CoV2 possa causare problemi all’incolumità della persona solo se quest’ultima ha contratto il virus. Perché esistono anche una serie di altre complicazioni dovute già solo alla sua esistenza, come lo stato d’ansia che può comportare negli esseri umani.

Che cos’è l’ansia?

Prima di capire quale interconnessione ci sia, dunque, tra ansia e Coronavirus, è bene capire di cosa stiamo parlando. Con il termine ansia spesso e volentieri si intende un insieme di reazioni a livello cognitivo, psicologico o comportamentale che vengono sollecitate dalla percezione di uno o più stimoli avvertiti come minacciosi dalla nostra psiche e contro i quali non ci riteniamo in grado di poter reagire. Quindi può insorgere in ognuno di noi per diverse motivazioni ogni giorno ed è bene saper affrontare la questione, magari rivolgendosi ad uno psicologo per la cura dell’ansia a Roma o nella propria città, prima che possa trasformarsi da fattore saltuario a disturbo cronico. Lo stato ansioso di questi tempi è molto diffuso, già prima dell’insorgere del Covid-19, e questo può portare a problemi più gravi come ad attacchi di panico o paure di svariati tipi.

Che rapporto c’è tra ansia e Covid-19?

Ovviamente con la diffusione del Coronavirus l’ansia sta dilagando ulteriormente nel mondo. Questo a causa di tanti elementi collegati alla pandemia. Inizialmente lo stato ansioso si è presentato in ognuno di noi nel momento in cui per la prima volta si è sentito parlare del Sars-CoV2 in Cina. Poi è clamorosamente aumentato quando si hanno avute le prime notizie di casi in altri paesi al di fuori dell’Estremo Oriente. Da quel momento si pensi ai diversi lockdown cui siamo sottoposti nell’ultimo periodo. La privazione delle proprie libertà personali, la costrizione dentro le mura domestiche per lunghi periodi, soprattutto per chi vive da solo, i continui annunci in televisione su cosa fare e i bollettini con i numeri sempre crescenti del contagio, sono tutte componenti che non possono che aumentare l’ansia delle persone. Ma anche quando è possibile uscire bisogna stare attenti a diversi elementi. Tra i più comuni, ovviamente, il dover mantenere le distanze, con la paura che qualcuno non lo faccia. Il dover portare obbligatoriamente la mascherina, che a volte ci dimentichiamo di prendere in casa. Il dover sanificare continuamente le mani con i gel a soluzione alcolica. Aggiornarsi in tempo reale, per quanto riguarda l’Italia, sulla zona di appartenenza della propria regione. Rinunciare alle riunioni con amici e parenti. Insomma una serie di obblighi che poco più di un anno fa non pensavamo neanche potessero esistere e che, inevitabilmente, permettono spesso all’ansia di avere la meglio sulla nostra tranquillità.

Dal Sito: ilfaroonline.it

sabato 23 gennaio 2021

Ansia di ammalarsi e ipocondria. Come riconoscerle e cosa fare





L’ansia è l’emozione anticipatoria di un potenziale o presunto pericolo di ammalarsi. L’ipocondria, o disturbo da ansia di malattia, è una preoccupazione eccessiva e non giustificata. Meglio rivolgersi a uno specialista.

In questo periodo di incertezza, la paura di ammalarsi è più facilmente associata all’infezione da Covid-19. Questa però, per molte persone, non è l’unica malattia che genera timore. Come riconoscere l’ansia di ammalarsi? 


Conoscere l’ansia e la paura nei loro aspetti normali e patologici è particolarmente prezioso

Ne parla Giampaolo Perna, responsabile del Centro per i Disturbi d’Ansia e di Panico di Humanitas San Pio X, in un articolo di Humanitas Salute che pubblichiamo.


Come riconoscere l’ansia?
Come ha evidenziato uno studio condotto dal nostro Centro durante la prima fase della pandemia, il 90% delle persone ha paura di infettarsi, il 77% di infettare i propri cari e il 65% di morire da Covid-19. La paura che oggi ci invade è sempre esistita come modalità di difesa dai pericoli, ma in alcuni è diventata patologica: significa che anziché essere un’emozione utile per spingerci a effettuare visite di screening e attuare stili di vita preventivi (come nel caso della dieta o dell’attività fisica contro tumori, infarto, ictus), e applicare correttamente le misure di prevenzione del contagio da virus, diventa un’emozione capace di limitarci nella vita e nella quotidianità.

Perché è importante riconoscerla?
Conoscere l’ansia e la paura nei loro aspetti normali e patologici è particolarmente prezioso, specie durante una pandemia, poiché in una simile emergenza questa emozione prende il comando della nostra mente e del nostro corpo.

Da dove nasce l’ansia di ammalarsi?
L’ansia di ammalarsi può nascere da attacchi di ansia e panico che scatenano crisi di sintomi fisici così forti (respiratori, muscolari, cardiaci) da indurre nella persona la paura di avere qualcosa di grave, ma anche dalla tendenza a rimuginare troppo sugli eventi o dall’ossessione per la salute. Gestire l’ansia vuol dire innanzitutto affidarsi a informazioni corrette, non solo sul pericolo in corso, sia che si tratti dell’infezione da Covid-19, sia che si tratti di un tumore o qualsiasi altra malattia, ma anche sulle sensazioni che ci colpiscono.

Imparare a riconoscere l’ansia di ammalarsi
L’ansia può trasformarsi in stati ansiosi patologici e in fobie, se eccessiva e immotivata. Infatti, quando la paura di ammalarsi supera certi limiti e diventa una vera e propria ipocondria, è una patologia che rovina la vita di chi ne soffre e di chi gli sta vicino. Saper distinguere l’esordio, saper riconoscere se si tratta di un momento di paura, di ansia ragionevole oppure non coerente con il reale pericolo, è importante per far fronte al problema chiedere aiuto a uno specialista, specie se il risultato è una limitazione della propria vita.

Temere di ammalarsi è un’emozione utile se serve a mettere in atto azioni protettive o preventive che siano commisurate al rischio. Per poter rispondere in maniera appropriata ai potenziali rischi di ammalarsi, è fondamentale avere dei punti di riferimento chiari rappresentati dalle informazioni che si possono ottenere. Se la nostra ansia di ammalarci è normale, più chiare sono le informazioni, più pertinente sarà la nostra reazioneemotiva. Quando le informazioni non sono chiare, l’ansia aumenta tendendo e prevedere il peggio come sta accadendo in questa fase pandemica.

Ansia di ammalarsi e ipocondria: due definizioni
L’ansia di ammalarsi è l’emozioneanticipatoria di un potenziale o presunto pericolo futuro di ammalarsi; può comparire in maniera graduale e durare a lungo. Questa si manifesta con tensione muscolare, apprensione, necessità di controllo, e dipende dall’effettivo rischio presente e dai comportamenti di protezione che si mettono in atto.

L’ipocondria, o Disturbo da ansia di malattia, è una preoccupazione eccessiva e non giustificata dai fatti nei confronti della propria salutefisica, con la convinzione poco realistica ma molto forte che qualsiasi sintomo fisico sia il segnale di una grave malattia. Controlli e ricerche ripetute di informazioni sul web sulla malattiae le loro manifestazioni e l’evitamento delle situazioni che possano scatenare questa ansia accompagnano la quotidianità di queste persone.

Gli attacchi di panico in adulti e bambini: come riconoscerli ed evitarli



Gli attacchi di panico sono in aumento sia tra gli adulti che tra i bambini. Ma in cosa consistono? E come è possibile evitarli o prevenirli? Le risposte degli esperti.

Tra gli effetti a lungo termine del lockdown e della pandemia ci sono, purtroppo, i disturbi di ansia che sempre più spesso vengono diagnosticati sia tra gli adulti che tra i bambini.

La reclusione e la mancanza di interazione sociale in tutte le sue forme, dalla scuola all’attività sportiva alle uscite con i coetanei hanno destabilizzato moltissime persone.

E’ normale che un genitore si preoccupi per il proprio figlio, soprattutto se lo vede disorientato e sofferente.

Per parlare, però, di attacchi di panico c’è bisogno che ci sia una certa frequenza e non siano episodi isolati e poi vanno esclusi altri tipi di disturbi. Vediamo nello specifico in cosa consiste un attacco di panico.

Si parla di attacco di panico quando c’è un improvviso picco di terrore e di ansia, in assenza di un reale pericolo,che si protrae per la durata di almeno dieci minuti e che si associa anche ad altre manifestazioni.

Le manifestazioni che si associano al terrore riguardano sia la sfera psicologica che quella fisica. Tra queste menzioniamo

  • dolore a livello toracico
  • vertigini, tremori, tendenza all’instabilità o allo svenimento
  • paura dei sintomi e di morire
  • sensazioni di irrealtà, estraniamento o distacco dalla realtà
  • vampate di calore, sudorazione o brividi
  • nausea, vomito, mal di stomaco o diarrea
  • intorpidimento o sensazioni di formicolio
  • palpitazioni o tachicardie
  • respiro affannoso o sensazione asfissia e di soffocamento

In realtà per poter parlare di attacchi di panico, gli esperti spiegano che di questi sintomi psicofisici ne devono insorgere almeno 4.

Fino a qualche mese fa sembrava improbabile parlare di questo tipo di manifestazioni anche nei bambini o negli adolescenti che non attraversavano momenti particolarmente difficili, purtroppo sembrano ormai problemi che possono interessare tutti, a prescindere dall’età.

Nei giovanissimi, però, sono forse ancora più preoccupanti gli effetti. Gli attacchi di panico possono influire sul rendimento scolastico e sulle interazioni sociali, ma possono anche portare all’agorafobia (paura degli spazi aperti), alla reticenza ad uscire di casa e a svolgere attività quotidiane e ansia da separazionedai genitori.

Negli adolescenti possono portare a conseguenze ancora più drastiche come l’uso di sostanze stupefacenti e idealizzazione del suicidio e disturbi dell’umore.

Dunque, un problema da non sottovalutare. Inoltre, dagli studi finora condotti su questi disturbi associati alla pandemia e al lockdown, sembrerebbe che le famiglie dove i genitori stanno soffrendo di questo tipo di disturbi di ansia siano maggiormente a rischio perché i bambini e i ragazzi risentirebbero direttamente del problema dei genitori e delle loro preoccupazioni a livello economico e di salute.

Ciò che possono fare i genitori per aiutare i propri figli è innanzitutto cercare di fargli vivere una situazione familiare serena e di dargli la possibilità di esprimere le proprie emozioni senza reprimerle. Al momento dell’attacco, invece, l’unico modo per stargli vicino è quello di consolarlo e fargli sentire il proprio amore.

Bisogna comunque saper notare i segnali di allarme e rivolgersi prima al proprio pediatra, poi eventualmente a degli specialisti che sapranno dirvi di più.

Come si curano gli attacchi di panico

Gli attacchi di panico sembrano manifestarsi in condizioni di normalità. E’ vero, però, che alcuni eventi della vita possono risultare particolarmente stressanti e generare malessere psicologico e forme di somatizzazione, negli adulti come nei bambini, che risultano più inesperti ad affrontare le avversità e i cambiamenti della vita.

Tra i principali fattori di rischio degli attacchi di panico troviamo infatti

  • fonti di stress come un divorzio, un lutto, la nascita di un fratello o di una sorella, le ospedalizzazioni, le difficoltà scolastiche o di socialità
  • la presenza di disturbi di questo tipo in ambito familiare
  • una personalità più fragile e vulnerabile

L’approccio più utilizzato ed efficace per questo tipo di disturbo di ansia in medicina è quello cognitivo -comportamentale, come suggerito anche dai medici dell’ospedale Gaslini di Genova che hanno attivato un monitoraggio sulle famiglie e sui bambini dai 3 ai 18 anni. E’ nato infatti un ambulatorio dedicatoproprio alla prevenzione e al trattamento dei disturbi post traumatici. Proprio grazie ai risultati del monitoraggio si sta cercando di fare prevenzione su questo tipo di disturbi, per evitare che si associno ad altre patologie.

Vengono utilizzate anche delle cure farmacologiche, sulle quali però persistono delle perplessità. Tra queste antidepressivi e/o farmaci ansiolitici, che però agiscono sui sintomi e non sulle cause.

Gli altri disturbi nei bambini che possono creare confusione

Come abbiamo accennato, gli attacchi di panico devono essere diagnosticati da uno specialista perché i sintomi possono essere facilmente confusi con altri disturbi, soprattutto quando si manifestano di notte.

Di notte infatti molti bambini vanno incontro a risvegli più o meno bruschi, che però possono avere varie cause e definizioni:

  • gli incubi, cioè dei sogni in cui il bambino si sente minacciato
  • i terrori notturni e il sonnambulismo, in cui il bambino non si sveglia completamente e viene assalito da terrore o panico improvviso e inconsolabile, che però non viene ricordato al momento del risveglio
  • apnea ostruttiva del sonno, che ostruisce la respirazione durante la notte provocando risvegli, insonnia e sonnolenza

Per parlare di attacchi di panico notturni c’è bisogno innanzitutto di un risveglio completo, non legato a rumori improvvisi, e di una piena coscienza di ciò che sta accadendo. I sintomi poi sono quelli descritti per gli attacchi diurni, dalla tachicardia alla paura di morire.

Dal Sito: universomamma.it

martedì 5 gennaio 2021

Ansia: quando il cuore sta per “scoppiare”



Quando il livello di ansia diventa incontrollabile, il cervello interpreta che c'è un rischio dalquale fuggire così attiva una reazione. Solo chi ha sperimentato in prima persona gli attacchid'ansia può comprendere cosa si prova nel corso del verificarsi di un simile episodio. Gli attacchi di panico (detti anche crisi di panico) sono episodi diimprovvisa ed intensa paura o di una rapida escalation dell'ansia normalmente presente. Sono accompagnati da sintomi somatici e cognitivi. Ad esempio palpitazioni, sudorazione improvvisa, tremore, sensazione di soffocamento, dolore al petto, nausea, vertigini, paura di morire o di impazzire, brividi o vampate di calore. Questo momento critico può colpire non solo chi soffre del disturbo in modo cronico ma anche chi non ne soffre. A tutti gli effetti si tratta di un disturbo classificato nel manuale diagnostico dei disturbi mentali (DSM-V). Chi soffre di attacchi di ansia può viverli sia sporadicamente sia periodicamente.

Quali sono i sintomi dell'ansia?Diversi fattori possono scatenare un attacco di ansia. Come ad esempio: una situazione stressante, un evento dal grande impatto emotivo, unepisodio traumatico o anche le feste Natalizie. Dai racconti di chi hasperimentato un simile episodio, emerge che si ha la sensazione che si stia permorire. Si fa riferimento alla sensazione di: cuore che sta per scoppiare. Mail quadro dei sintomi fisici ed emotivi risulta alquanto variegato. Si deveprecisare che si tratta di una forma di crisi, perché in linea di massima l'ansia è una sensazione che ha un’utilitàper gli uomini. Di fatto è un campanello di allarme che segnala unaminaccia.

Quando l'ansia diventa un problema? Quindi un livello di ansia equilibrato spinge ad essere piùefficaci nella quotidianità. Invece il problema sorge quando il livello diansia diventa incontrollabile. In tal caso il cervello interpreta che c’è unrischio dal quale fuggire il prima possibile. Così, attiva una reazione di tipo organico con rilascio di adrenalina nel sangue, accelerazione del cuore, aumentodella pressione sanguigna. Allo stesso tempo la mente invia pensieri negativiche peggiorano la crisi in atto. Perciò, la persona si trova ad affrontare un attacco di ansia. Spesso può risultare più allarmante se chi ne è testimone nonsa cosa sta succedendo e non sa come comportarsi. La sintomatologia degli attacchi di ansia

Diversi fattori e situazioni personali possono innescare gli attacchi di ansia. Ad esempio alcune persone hanno paura di volare, altrepossono soffrire di paure come l'agorafobia o l’aracnofobia. Talvolta unattacco di ansia può nascere in una situazione di grande impatto emotivo. Secondo uno studio condotto all'Università di Seoul, il disturbo psicologico avolte rivela un'origine genetica. Per quanto riguarda il quadro dei sintomi sideve distinguere tra due piani di manifestazioni. Infatti si evidenzianosintomi emotivi quali: nervosismo, tensione, difficoltà di concentrazione, sentimentinegativi, sensazioni di apprensione, paura incontrollabile, pensierifatalistici.

Le caratteristiche del disturbo di panico La caratteristica essenziale del disturbo da attacchi dipanico è la presenza di attacchi ricorrenti e inaspettati. Questi sono seguitida almeno 1 mese di preoccupazione persistente di avere un altro attacco dipanico. La persona si preoccupa delle possibili implicazioni o conseguenzedegli attacchi d'ansia e cambia il proprio comportamento in conseguenza degliattacchi. Principalmente evita le situazioni in cui teme che essi possanoverificarsi. Il primo attacco di panico è generalmente inaspettato, cioè simanifesta “a ciel sereno”, per cui il soggetto si spaventa enormemente e, spesso,ricorre al pronto soccorso. Poi possono diventare più prevedibili. Mentre tra i sintomifisici si individuano di solito: vertigini, sudorazione, tremori e tic, tensionemuscolare, mal di testa, iperventilazione, minzione frequente, mal di stomaco, stanchezzae debolezza, frequenza cardiaca accelerata, aumento della pressione sanguigna difficoltàa respirare e sensazione di un attacco di cuore. Gli attacchi di ansia possono essere collegati alla depressione se si palesano difrequente. Di fatto l'ansia e la depressione derivano dal comune senso diincapacità di controllo. In genere l'ansia e la depressione sono due disturbidiversi. A volte però uno stato ansioso può essere un sintomo depressivo.

Come affrontare un attacco di ansiaNon è semplice superare questa crisi. Per affrontare gliattacchi di ansia è necessario affrontare i sintomi emotivi e razionalizzare lapaura ed il senso di minaccia. Quindi per soccorrere una persona che ha unattacco d'ansia si deve per prima cosa fare appello alla calma. Poi si può aiutarlo a respirare magari slacciando i vestiti che lo opprimono. Inoltre è bene portarlo in un posto all'aperto per farlo respirare meglio. Nel caso poidi iperventilazione si deve farlo respirare attraverso un sacchetto. Inmancanza di questo mezzo lo si può motivare a respirare come se stessesoffiando su una candela. In più è d'aiuto il sostegno delle parole. Quindioltre a ripetergli ‘tutto va bene’ si deve usare un tono pacato. È importanteregolare la respirazione per riportare la calma. Se i sintomi non si risolvonoin breve tempo ed il polso resta accelerato meglio chiamare un’ambulanza. Soprattutto se la persona soffre di: malattia cardiaca, diabete, obesità.

Cura del disturbo dipanico: Psicoterapia per gli attacchi di panico. Nella cura degli attacchi di panico con o senza agorafobia edei disturbi d'ansia in generale, la forma di psicoterapia che la ricercascientifica ha dimostrato essere più efficace è quella“cognitivo-comportamentale“. Si tratta di una psicoterapia relativamente breve, a cadenza solitamente settimanale, in cui il paziente svolge un ruolo attivo nella soluzione del proprio problema. Insieme al terapeuta, si concentra sull'apprendimento di modalità di pensiero e di comportamento più funzionali alla cura degli attacchi di panico. Ciò nell'intento di spezzare i circoli viziosi del disturbo. Per panico e agorafobia, una cura a base di terapia cognitivo comportamentale è altamente raccomandabile e di prima scelta.Sostanzialmente è controindicato affidarsi ai farmaci o ad altre forme dipsicoterapia senza intraprendere questa forma di trattamento. L'intera comunitàscientifica ha infatti dimostrato essere la più efficace per la cura deldisturbo di panico. 


Dal Sito: ragusanews.com

lunedì 14 dicembre 2020

Ansia: i suggerimenti facili per tenerla a bada




Ansia: i suggerimenti facili per tenerla a bada

È un malessere che colpisce con maggior frequenza le donne: si può controllare ma non va sottovalutato.


Ci sentiamo sempre con il fiato sospeso, l’ambiente che ci circonda appare potenzialmente minaccioso, siamo sempre vigili e preoccupati,anche se non sappiamo con precisione che cosa sia a intimorirci: tutto questo è l’ansia, uno stato emotivo di disagio e di paura suscitato da qualcosa che percepiamo come pericoloso per noi e per i nostri cari e davanti al quale non siamo certi di poterci difendere in modo efficace. Anche se di per sé l’ansia non è uno stimolo negativo, perché spinge alla prudenza e a comportamenti responsabili, può trasformarsi in una tensione continua, logorante e un serio ostacolo alla nostra quotidianità. In questi casi è indispensabile chiedere aiuto. 

FOTOGRAFIA DELL’ANSIA – Il termine ansia viene dal latino anxia, derivante a sua volta dal verbo angere che significa stringere, soffocare. La parola stessa, dunque, descrive lo stato d’animo che vuole indicare: l’ansia è un timore interiore che costringe e toglie il fiato. Di per sé non è un fenomeno anormale, ma è semplicemente è la sensazione di allerta psicologica e fisica che proviamo in presenza di uno stimolo minaccioso: questa condizione vigile e attiva ci mantiene in guardia e ci rende pronti a mettere in atto misure efficaci per proteggerci e preservare la nostra incolumità. Quando però lo stato di tensione non si interrompe mai o diventa eccessivo, può disturbare in maniera più o meno importante le nostre azioni quotidiane e occorre fare qualcosa.

 

I SINTOMI - I sintomi dell’ansia possono essere vari e diversi: di solito coinvolgono sia la sfera cognitiva che quella fisica. Di solito il soggetto in preda all’ansia prova unsenso crescente di allarme e di pericolo, nutre pensieri negativi e pessimisti, oppure sperimenti una sensazione di vuoto mentale. Le reazioni più comuni sono il tentativo di esplorare l’ambiente alla ricerca di spiegazioni, rassicurazioni e, soprattutto, vie di fuga. A questo si accompagnano alcuni sintomi fisici, tra cui l’aumento della sudorazione, il batticuore, il respiro che diventa superficiale e affannoso, la nausea, i disturbi addominali e, nei casi più acuti, il dolore al torace e la difficoltà a respirare. 

 

COME COMPORTARSI – Se abbiamo provato con frequenza uno o più di questi sintomi, o se abbiamo sperimentato un episodio acuto, è opportuno cercare l’aiuto di uno specialista: l’ansia può essere di diversi tipi e richiedere un trattamento specifico: è quindi di pertinenza di un medico preparato. Se invece ci troviamo a dover gestire sintomi blandi o se siamo alle prese con un semplice senso di timore che ogni tanto ci assale e ci infastidisce, possiamo provare a mettere in atto qualche regola di auto-aiuto che ci aiuti   a stare meglio e, soprattutto, a non sentirci a disagio davanti ad altre persone.  

 

-    Impariamo a respirare – Dato che uno dei primi sintomi dell’ansia è proprio il fiato corto, impariamo a gestire lo stress sul filo del respiro. Esistono particolari tecniche, anche mutuate dallo yoga, per mantenere sotto controllo le emozioni sgradevoli proprio tramite la respirazione profonda e diaframmatica: alternando in modo regolare inspirazioni ed espirazioni profonde si possono controllare anche le tensioni muscolari eccessive e recuperare uno stato di benessere e di autocontrollo. 
-    Accettazione – Può sembrare strano a dirsi, ma l’ansia non va combattuta: va invece accettata e persino assecondata, entro certi limiti. Occorre esserne consapevoli e accoglierla come faremmo con un limite fisico o un’imperfezione. Diamo il giusto peso ai nostri bisogni e a quello che ci rende felici: proponiamoci obiettivi ragionevoli e cerchiamo di raggiungerli passo dopo passo anche se sappiamo che il timore ad un certo punto ci assalirà. Quando avremo trovato un modo per arrivare comunque al nostro obiettivo, a quel punto anche l’ansia scomparirà. 
-    Controllo, ma non troppo – Un ansioso di solito fa di tutto per tenere sotto controllo tutti gli aspetti di una situazione. Cerchiamo di non eccedere con questa smania: avere il dominio di ogni aspetto della vita è impossibile, anche se entro una certa misura, di sicuro è alla nostra portata. Pianifichiamo allora le situazioni e prevediamone i possibili punti critici, ma restiamo consapevoli che qualcosa può comunque andare storto: ripetiamo a noi stessi che anche in questo caso di certo saremo in grado di affrontare la situazione e di cavarcela con onore.
-    Non concediamo spazio al pessimismo: la legge di Murphy è purtroppo una tagliola sempre in agguato, ma se vediamo tutto nero, le cose hanno maggiori probabilità di andare storte. Meglio essere ottimisti e sbagliarsi che essere pessimisti e avere ragione. Concentriamoci dunque sul presente, senza lasciarci intimorire dal futuro. 
-    Situazioni ansiogene: la cautela è d’obbligo – Se conosciamo le situazioni che ci creano particolare apprensione, affrontiamole con coraggio ma sempre con cautela e in modo graduale, senza pretendere troppo da noi stessi. Ad esempio, se parlare in pubblico ci terrorizza, facciamo qualche prova davanti allo specchio o con un registratore; potremo passare poi a un piccolo auditorio con qualche amico e conoscente e poi, se siamo riusciti a prendere coraggio, affrontare la presentazione importante della quale il capo ci ha incaricati. Con un po’ di esperienza, e di fiducia in noi stessi, probabilmente l’ansia svanirà. 


Dal Sito: tgcom24.mediaset.it