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martedì 1 dicembre 2020

Ansia, panico e paura: distinguerli ancor prima di gestirli




Ansia, panico e paura, l’importanza di una strutturata formazione. Negli anni ‘80 si cominciò a focalizzare nel nostro Paese quanto fosse necessario affrontare in maniera articolata una nuova organizzazione della protezione civile e della sicurezza, non solo dal punto di vista legislativo ed operativo, ma anche dal punto di vista relativo alla formazione psicologica.

L’essere umano infatti è sempre soggetto ad un continuo sforzo di adattamento nei confronti del suo ambiente psicosociale e ad un continuo plasmarsi bio-psicologico al mondo circostante (P. Pancheri, 1980).

Solitamente gli operatori d’emergenza sviluppano una cosiddetta soglia di tolleranza relativamente elevata nei confronti di tutte quelle situazioni che potrebbero mettere a rischio il loro equilibrio psicologico (Psicologia dell’emergenza, L. Pietrantoni, G. Prati, Il Mulino, 2009).

Fondamentale per ogni operatore sanitario e soccorritore è quello di riuscire a riconoscere, ancor prima che gestire, reazioni quali: ansia, panico e paura. Imparare a riconoscere le manifestazioni, comprendere la differenza tra paura e panico, riconoscendo i segnali quali:
• Palpitazioni
• Aumento della frequenza del respiro
• Capogiri

ANSIA: COS’È, COME SI MANIFESTA

L’ansia è una complessa combinazione di emozioni come apprensione e preoccupazione, ed è spesso accompagnata da sensazioni fisiche come palpitazioni, dolori al petto e/o respiro corto, nausea, tremore interno (Sconfiggi l’ansia. Manuale pratico per liberarsi da paure, fobie, panico e ossessioni, 2018 di Martin M. Antony, Peter J. Norton, S. Bianco, EIFIS ed.)

COME SI MANIFESTA L’ANSIA:

Essendo l’ansia uno stato di attivazione generale dell’organismo che si prepara ad affrontare un compito abbiamo bisogno della massima energia:
– Il cuore batte più velocemente
– Aumenta la pressione del sangue
– La temperatura aumenta
– Effetto del sudore freddo
– I riflessi devono essere pronti quindi:
– I nervi sono più tesi
– Si pensa solo al compito da affrontare
– Non si riesce a stare fermi

PAURA: COS’È, COME SI MANIFESTA

La paura è sentimento derivante dall’essere esposto, o dal pensare di esserlo, a presunte situazioni di pericolo, reputate dall’individuo come minacciose o dannose.

La paura è quindi causata dalla percezione cognitiva di una minaccia; ed è di solito accompagnata da un’accelerazione del battito cardiaco e delle principali funzioni fisiologiche di difesa. È una risposta emotiva a una minaccia imminente.

Si associa alla cosiddetta “reazione di attacco o fuga” (fight or flight reaction), una reazione fisiologica del corpo umano che, davanti a una situazione di pericolo, ci mette in condizione di prepararci, appunto, a combattere o a fuggire (fu descritta per la prima volta da Walter Bradford Cannon).

PANICO: COS’È, COME SI MANIFESTA

Il panico può essere ricondotto a un mero stato di terrore per lo più collettivo e improvviso, non dominato dalla riflessione, che nasce a fronte di un pericolo reale o presunto, portando irresistibilmente ad atti avventati o inconsulti. Un improvviso timore che nasce senza motivo apparente, accompagnato da tentativi frenetici atti a garantirsi la sicurezza.

COME SI MANIFESTA IL PANICO:

Il panico è una reazione ansiosa acuta ed improvvisa dovuta ad una situazione pericolosa inaspettata, l’organismo non si è preparato e va in eccitazione:
– Il cuore batte fortissimo (cuore in gola)
– L’aumento della pressione provoca vertigini
– Il viso impallidisce
– Difficoltà a respirare, senso di asfissia
– Tremori provocati dall’improvvisa stimolazione muscolare

Di conseguenza la mente non preparata va in confusione avvertendo:
– Sensazione di catastrofe imminente
– Paura di perdere il controllo
– Le azioni sono confuse e illogiche, i pensieri confusi

Il panico, perciò, è causato da tutte quelle situazioni minacciose e impreviste nelle quali l’organismo si ritrova e che per salvarsi necessita di reazioni rapide e senza troppo tempo di riflessione.

Va da sé che la ragione viene sostituita dall’istintività e dall’emotività che hanno reazioni più veloci. Ciò porta la persona ad una perdita del controllo volontario delle proprie azioni.

Il sostegno emotivo è indispensabile per comprendere gli stati d’animo, le emozioni delle persone e aiutarle a gestire l’ansia.

I fattori ansiogeni possono essere valutati o come minaccia o come sfida, secondo le opzioni di gestione a disposizione.

I sostegni emotivi tendono a stimolare le energie per affrontare ciò che si può e deve affrontare ed a dare sollievo quando l’evento catastrofico non può essere né modificato né controllato (Gestire la crisi. Tecniche psicologiche e comunicative in emergenza M. Rampin, L. Anconelli, Libreria Militare Editrice, 2015).

Articolo scritto dalla dottoressa Letizia Ciabattoni


venerdì 20 novembre 2020

Come Superare la Paura: Strumenti e Metodi per Affrontarla


Come affrontare e superare le proprie paure

di Martina Truppo

Provare paura è profondamente umano: si tratta della più antica delle emozioni, e tutti noi la sperimentiamo più volte nella vita.

Le paure di ciascuno di noi possono essere più o meno intense, fino a sfociare in vere e proprie fobie, ma ciò che ci accomuna tutti è spesso la volontà di affrontarle e combatterle una volta per tutte.

Qui di seguito troverai numerosi consigli e informazioni utili per comprendere e affrontare le paure più disparate: ti spiegheremo cos’è la paura, come si manifesta e perché la proviamo, quali sono gli errori più comuni nel cercare di combatterla e i metodi più efficaci per vincerla e non farsene più condizionare.

Se vuoi cambiare la tua vita, o semplicemente smettere di rinunciare a vivere pienamente a causa della paura, troverai sicuramente utile questo articolo.

Cos’è la paura?

La paura interessa in misura variabile ogni essere umano. Il Galimberti la definisce: “Emozione primaria di difesa, provocata da una situazione di pericolo che può essere reale, anticipata dalla previsione, evocata dal ricordo o prodotta dalla fantasia”.

Sulla base di vari fattori l’essere umano effettua una “valutazione della minaccia“, che è del tutto personale e intersoggettiva. Ciò spiega come mai alcune persone cercano il pericolo attivamente, dandone una valutazione positiva. Basti pensare agli sport estremi, dove lo stesso esporsi al pericolo viene perseguito come una meta e diviene per chi pratica queste discipline uno dei moventi dichiarati all’azione, che origina piacere e non paura.

La valutazione della minaccia

La valutazione della minaccia è scandita da 5 momenti fondamentali:

Novità o prevedibilità: l’organismo si attiva di fronte a stimoli che siano nuovi, non categorizzati in altre precedenti esperienze, oppure improbabili rispetto al contesto in cui accadono;

Piacevolezza o spiacevolezza: l’organismo valuta il grado di piacere che trae dall’esperienza che sta vivendo;

Funzionalità rispetto ai bisogni: l’organismo valuta l’esperienza in base alla sua utilità o meno rispetto a quanto si sia prefisso di raggiungere, ai bisogni immediati che prova in quel momento;

Gestibilità della situazione: valutazione dell’impatto dello stimolo sugli scopi della persona e sulla sua facilità di gestirlo (coping);

Compatibilità con le norme sociali: l’organismo valuta quanto e se il nuovo elemento possa essere più o meno coerente e compatibile con i principi ed i valori dell’individuo.

Paura e cervello: cosa succede?

La risposta alla paura inizia in una regione cerebrale chiamata amigdala. Da qui, quando ci troviamo di fronte ad uno stimolo minaccioso parte una complessa reazione a catena: vengono rilasciati ormoni dello stress si attiva il sistema nervoso simpatico, coinvolto in quelle funzioni definite di «attacco o fuga».

Il cervello entra in uno stato di allerta, le pupille si dilatano, il respiroaccelera. Aumenta anche la frequenza cardiaca, la pressione e il flusso sanguigno. Viene mandato più glucosio ai muscoli, mentre organi non vitali, come il sistema gastrointestinale, vengono messi in uno stato di ridotta attività. La concentrazione è tutta sul pericolo che si sta vivendo in quel momento, tutto il corpo si prepara ad affrontarlo.

Le strategie di risposta alla paura

Quando parliamo di paura, esistono diverse tipologie di reazione che si esplicano in altrettante strategie comportamentali. La lotta e la fugasono i due opposti che esemplificano la scelta tra evitare e affrontare i problemi.

Vediamo insieme in che modo l’essere umano tenta di combattere la paura.

Immobilità: a volte la persona si blocca, come per essere meno visibile al suo aggressore;

Evitamento: nascondere l’elemento problematico o nascondersi ad esso, tapparsi gli occhi o le orecchie.

Diluizione e negazione: la prima determina un’esposizione graduale allo stimolo, la seconda un evitamento.

Frustrazione/collera: la reazione di rabbia e aggressività comporta una modificazione nell’aspetto e nel comportamento in senso negativo; divenire spaventosi serve per intimidire l’avversario. Da questo può scaturire la reazione di attacco.

Reazione di attacco: il segnale di pericolo trasforma il nostro organismo come se si trattasse di una macchina da combattimento. L’accrescimento della forza è dovuto a una combinazione di adrenalina, noradrenalina e di altri ormoni dello stress.

Sottomissione/pacificazione: si tratta del tentativo di scampare al pericolo arrendendosi e concedendo al “vincitore” tutte le facoltà di gestire ciò che verrà successivamente.

Riconversione: consiste nella ridefinizione della situazione, che viene “ristrutturata” secondo una nuova ottica più positiva o comunque differente da quella che spaventava.

Paura, ansia o fobia?

La fobia consiste in una paura sproporzionata, marcata e persistente e viene classificata come disturbo facente parte dei disturbi d’ansia (DSM-5; 2013). Al contrario, la paura è la risposta emotiva ad una minaccia imminente reale o percepita, mentre l’ansia è l’anticipazione di un’eventuale minaccia futura.

Secondo alcune teorie, le fobie sono una sorta di risposta appresa. Infatti, spesso, le persone fobiche sono cresciute in contesti di persone con paure simili, da cui le hanno assimilate.

Inoltre, la fobia si mantiene nel tempo per il processo mentale e comportamentale chiamato “evitamento”. Con questo termine intendiamo il comportamento volontario della persona, volto a evitare di affrontare la situazione o l’oggetto che causa la fobia.

Le paure più comuni

Ogni essere vivente ha paura di qualcosa. Vediamo insieme quali sono le paure più diffuse:

Acluofobiaquasi tutti, da piccoli, hanno provato questa paura, e quasi sicuramente anche tu! Questo nome complesso, infatti, cela la paura del buio e nasce per evitare di incorrere in pericoli nascosti.

Acrofobia: ossia la “paura delle altezze”, come ad esempio di trovarsi in luoghi quali grattacieli, torri, montagne ecc. È associata a sensazione di vertigini, stati di ansia e di insicurezza.

Aerofobia: la paura di volare. È molto più diffusa e può insorgere in seguito a particolari traumi. Può innescare un generale senso di inquietudine che si trasforma in fortissima paura al solo pensiero di volare.

Agorafobia: è il timore di trovarsi in spazi aperti e luoghi pubblici. Si tratta di una delle paure più invalidanti, può causare il sopraggiungere di veri e propri attacchi di panico.

Glossofobiaovvero la paura di parlare in pubblico. Questo stato di angoscia può provocare un aumento della sudorazione, alterazione della salivazione e risultare anche paralizzante.

Ofidiofobia: la paura dei serpenti, molto spesso temuti soprattutto dai bambini e dalle donne, che avvertono una sensazione di ribrezzo alla sola vista dei rettili;

Aracnofobia: un’altra fobia piuttosto comune, la paura dei ragni, sia di piccole sia di grandi dimensioni. Colpisce indistintamente sia gli uomini sia le donne, e chi ne è affetto evita spesso di frequentare luoghi dove potrebbero trovarsi ragni e ragnatele. In alcuni casi, anche solo l’immagine dei ragni può innescare la paura.

Belonefobia: la paura degli aghi e delle punture. Sono numerosissime le persone che impallidiscono di fronte all’immagine di un ago, avvertendo sudorazione fredda ed eccessiva, pallore e arrivando addirittura allo svenimento. Per tali soggetti, i prelievi ematici sono particolarmente difficili da affrontare.

La paura della paura

La paura della paura è un meccanismo psicologico molto frequente, e si tratta dello sviluppare un’intolleranza alla sola possibilità di poter provare paura, tanto da arrivare al punto di iniziare a pensarci in modo ossessivo.

Soprattutto quando una persona inizia a soffrire di attacchi di panico, ed inizia ad esperire profonda paura per le sensazioni ed emozioni ad esso connesse, comincia anche a provare la profonda paura di poter sentire nuovamente le stesse sensazioni ed emozioni.

A forza di pensarci, si finirà per ingigantire i propri pensieri connessi alla paura e ciò porterà a percepirla molto più spaventosa di quanto sarebbe realmente, tanto da arrivare a “farsela venire”.

Quando la paura si trasforma in panico

Si dice che sia proprio la “paura della paura” ad entrare in gioco quando parliamo di attacchi di panico. Diversamente dalla paura, il panico può bloccareparalizzare e, raramente, iperattivare fino a compiere azioni non ragionate.

L’attacco di panico, così come la paura, attiva tutti gli allarmi fisici: respirazione, cuore, senso di equilibrio fisico, sistema gastrointestinale, si attivano insieme in una sorta di ondata violenta.

Quando una persona soffre di attacchi di panico, non si sente fisicamente in forma, come se i sistemi del corpo non fossero perfettamente allineati e funzionanti e, quindi, il corpo e la mente rimangono sempre in allerta.

Combattere la paura: cosa fare e cosa non fare

Nei momenti di sconforto, quando abbiamo appena avuto un attacco di panico o ci siamo trovati di fronte ad un evento che ci ha impauriti, sembra impossibile pensare di combattere questa emozione.

Iniziamo a convincerci che non c’è via di scampo e che rimarremo per sempre bloccati. Spoiler: esiste una soluzione! Quantomeno, ci sono dei modi attraverso i quali tentare di affrontare la paura e vincerla. Vediamo intanto quali sono gli errori più comuni da evitare e le strategie che invece risultano efficaci.

I 4 errori più comuni nel combattere l’ansia e la paura

Iniziamo a vedere insieme quali sono gli errori più comuni messi in atto dalle persone per sconfiggere le paure. Premessa: non sentirti stupido se anche tu riconosci di esserci caduto, sono così comuni proprio perché apparentemente utiliad eliminare completamente la paura.

Provare a controllare la paurasforzarsi di controllare una paura è una battaglia persa perché la paura si manifesta attraverso dei circuiti che sono molto più primordiali di quelli del controllo consapevole. I centri cerebrali che percepiscono la paura e le danno vita leggono il tentativo di controllo come un altro pericolo, aumentando il livello di tensione.

Parlare costantemente della tua pauraparlare della tua paura è fondamentale in una fase iniziale. Condividere con qualcuno il proprio timore è utile a farlo “uscire” dalla testa, luogo in cui tende ad ingigantirsi. Tuttavia, parlare non basta se non è accompagnato da una reale motivazione ad affrontare la paura. Come un disco rotto ne citi le dinamiche, ne spieghi le evoluzioni, ma non arrivi ad affrontarla.

Evitare la pauraevitare di metterti in tutte quelle condizioni che potrebbero suscitare un certo grado di paura potrebbe farti sviluppare una “paura della paura”, data da un’assenza di esposizione.

Cercare la soluzione negli altricercare di superare la paura tramite la presenza dell’altro è qualcosa che inizialmente ci rassicura molto. Non è sbagliato chiedere aiuto, ma è controproducente pensare di poter vincere le proprie paure solo con il supporto esterno. Ad esempio, il bambino che supera la paura del buio chiedendo la presenza dei genitori finché non si addormenta o addirittura dormendo in stanza con i genitori, in realtà non sta superando la sua paura.

I passi per affrontare la paura

Affrontare le paure può paragonarsi ad un allenamentofaticoso, ma anche gratificante quando si raggiunge l’agognato traguardo.

E’ bene iniziare a piccoli passi, ponendosi obiettivi realistici volta per volta: non possiamo correre 10 km senza aver mai fatto jogging, arriveremmo stremati e con le gambe a pezzi! Vediamo insieme i passi per combattere le proprie paure.

1. La paura non si elimina, si combatte!

Iniziamo con smontare la teoria portante, e cioè che la paura non possa essere assolutamente provata. In genere la richiesta della persona è “non voglio provare mai più paura”.

Pensaci: se una cosa non la voglio assolutamente, sarò infatti costretto a temerla, a controllarla, ad ingigantire, ed evitare. Se invece la percepisco come possibile, accettabile, e gestibile, perché mai dovrei temerla, controllarla o evitarla?

2. Esposizione graduale

Hai paura di parlare in pubblico? Inizia a parlare davanti ad una persona, poi chiamane 2, poi 3 e mano a mano rafforzerai in te la credenza che in fondo non è un gran problema.

È possibile applicare questo metodo dell’esposizione graduale a ogni genere di paura. Nessuno ti chiede di buttarti da un aereo con il paracadute. Potresti però provare a vincere la paura delle vertigini tuffandoti da un trampolino in piscina. Sempre che il problema non abbia implicazioni mediche.

3. Chiediti “Di cosa ho davvero paura?”

Aiutati scrivendo tutte le risposte che ti passano per la testa, anche se ti sembrano assurde.

Ci sono paure ragionevoli tanto quanto quelle irrazionali, e nascono da ragioni che non conoscete. Avete paura del buio? Perché esattamente? Quand’è stata la prima volta che avete provato questa paura? Come reagite quando c’è un blackout?

4. Riconosci le tue risorse

La paura ti fa sentire incapace e inutile. Pensa a tutto quello che hai fatto giorno dopo giorno, e che esigeva forza e carattere.

A volte ci dimentichiamo che il semplice fatto di alzarsi la mattina e svolgere tutti gli impegni che abbiamo esige molte abilità e virtù. Pensa a tutte le cose positive che fai ogni giorno. Non essere avido nel riconoscere i tuoi valori.

5. Immagina la tua vita senza quella paura

Come sarebbe la tua vita senza questa/e paure che ti tormenta? Pensa a come cambierebbero le cose se non vivessi sotto l’ombra della paura. Stila una lista di tutto quello che potresti guadagnarci.

6. Agisci e, se necessario, chiedi aiuto

La cosa più importante non è superare la paura di colpo, ma mettersi in azione per riuscirci.

Datti una scadenza per affrontare ciò che ti fa paura. Se ti sembra impossibile esporti a ciò che ti fa paura, ti consigliamo di rivolgerti a un professionista.

Ricorda che, nella maggior parte dei casi, l’unica decisione davvero difficile da prendere è quella di affrontare la paura. Una volta che ci riuscirai, scoprirai che era tutto nella tua mente, e che la minaccia non era così grave come pensavi.

È possibile liberarsi dalla paura?

La risposta a questa domanda è No”, e per fortuna aggiungerei! La paura va vista come una reazione al pericolo, e pertanto positiva. Essa è tra le emozioni una delle più antiche, e riveste un valore adattivo enorme.

Il coraggio in realtà non andrebbe visto come la mancanza di una percezione di paura, ma semplicemente come un superamento della paura stessa, quindi la persona che viene definita coraggiosa non è necessariamente una persona che non ha paura, ma piuttosto una persona che fa in modo di imparare a gestire quella paura e a superarla.

Strumenti utili per combattere le proprie paure

Sono diversi gli strumenti che una persona può avere a disposizione per affrontare la paura. Te ne suggeriamo alcuni:

Mindfulness: grazie a tale pratica siamo in grado di connetterci con il presente, ridurre lo stato ansioso e sviluppare la capacità di osservare la paura per ciò che è. Meditare crea una zona di confort e sicurezza nella quale esplorare le nostre paure e imparare a gestire le emozioni che ci suscitano.


Yoga: l’allenamento, in particolare lo yoga unito alla meditazione, può trasformare la vita di chi li pratica e aiutare le persone a interpretare le proprie paure in modo diverso e ad affrontarle per sentirsi meglio, grazie alla tecnica delle visualizzazioni.

Psicoterapia: iniziare un percorso di psicoterapia non è facile, soprattutto quando questo esso comporta il venire a contatto con i propri timori. In particolare, la psicoterapia cognitivo-comportamentale rappresenta il trattamento più efficace per la cura della fobia specifica.

Libri per aiutarti a combattere la paura

La lettura è da sempre uno dei metodi di “terapia fai da te” più efficaci. Dunque, eccoti tre libri consigliati per provare a superare la paura:

Pronto soccorso per insicuri cronici” di Bärbel Wardetzki

Trasformare la sofferenza” di Thich Nhat Hanh

Amare senza paura” di Rhonda Britten

Ricorda sempre che nel momento in cui la paura prende il sopravvento su di te e sul quotidiano, inizia ad intaccare le tue relazioni e il tuo stile di vita, è probabile che l’aiuto di un esperto psicologo o psicoterapeuta sia la soluzione migliore.


Dal Sito: voglioviverecosi.com

giovedì 15 ottobre 2020

Clinica delle Emozioni Seminario Esperienziale Gratuito






Seminari esperienziali gratuiti promossi dall'Associazione di volontariato Insieme Onlus, con il patrocinio del Comune di Grottammare (AP).

Lo scopo e l’obiettivo principale del seminario è di informare gli utenti sul come nascono le emozioni e come si sono evolute dalla nascita dell’uomo ad oggi, inoltre formare gli stessi sulla sperimentazione delle proprie e altrui emozioni, attraverso un lavoro relazionale di integrazione tra aspetti cognitivi, metacognitivi e corporei. Il fine è quello di imparare a riconoscere e gestire le varie emozioni di base, nei contesti educativi, di cura, nelle relazioni di coppia, con i propri figli, in famiglia e negli ambienti di lavoro, in modo da migliorare la qualità psicologica della propria vita. Il presupposto fondamentale è che ogni esperienza emozionale umana merita attenzione e rispetto, e solo in quanto riconosciuta, accolta e accettata potrà essere poi espressa in modi appropriati, nel rispetto dell’integrità del proprio sé e nel rispetto della relazione con l’altro.

14 NOVEMBRE 2020 ore 15.00/19.00
“RABBIA E TRISTEZZA”
RELATORI Prima Giornata:
DR. FELICE VECCHIONE– Psicologo, Psicoterapeuta 
DR. ILARIO MAMMONE - Psicoterapeuta Presidente Società Italiana di Psicologia e Psichiatria


28 NOVEMBRE 2020 ore 15.00/19.00
 “PAURA E VERGOGNA” 
RELATORI Seconda Giornata:
DR.SSA ROBERTA CASSETTI Psicologo, Psicoterapeuta
DR.SSA VALENTINA CAPODANNO Psicoterapeuta cognitivo comportamentale, 
Analista Bioenergetica, Terapeuta Emdr


Ingresso gratuito su prenotazione obbligatoria fino all'esaurimento dei posti consentiti in ottemperanza delle normative vigenti per la prevenzione Covid-19

Prenotazione obbligatoria su: www.insiemedap.it

Associazione Insieme Onlus – Ansia –Attacchi di Panico – Agorafobia 
info@insiemedap.it -  www.insiemedap.it 


Alla fine degli incontri verrà rilasciato un attestato di partecipazione. (Bando Formazione 2018 - Progetto Finanziato dal CSV MARCHE Centro Servizi per il volontariato) 


Con la Partecipazione di: 



























sabato 26 settembre 2020

Abbraccia le tue paure



L’uomo coraggioso non è colui che non ha paura, ma colui che conquista quella paura.
Nelson Mandela

La paura è una delle emozioni fondamentali per gli esseri viventi, mette in guardia dai pericoli e spinge alla sopravvivenza. Alla nascita abbiamo solo due tipi di paura: i rumori forti e le cadute. Man mano che cresciamo, e sperimentiamo e accumuliamo esperienze, a queste paure se ne aggiungono altre. In verità l’essere umano è bravissimo nello sviluppare paure, l’ignoto sembra essere un generatore di paure inesauribile.

Per riuscire a superare le tue paure è importante riconoscere la paura e sentirla. Smetti di notare la paura che stai vivendo e metti una distanza tra te e l’oggetto della tua paura. Invece di dirti “Ho paura”, dì “Sento paura”.

Sentire la paura è fondamentale per superarla. Non combatterla. Se cerchi di combatterla sperimenterai una paura maggiore. Siediti invece con il tuo disagio. Cerca di pensare attivamente a quello che ti spaventa e senti la paura. In questo modo incredibilmente la tua paura potrebbe cominciare a placarsi.

Quando ti siedi con le tue paure, immagina esiti positivi. Di solito quando abbiamo paura, tendiamo a vedere tutto negativo, si tratta di un approccio irrazionale che non ti fa bene. Prova, invece, ad immaginare l’esito più positivo possibile.

Ricorri alla mindfulness, riporta la tua mente al tempo presente, al qui e ora: concentrati sul respiro, se la tua mente divaga, riportala tua attenzione sul respiro. Torna al tuo respiro ogni volta. Ciò che conta non è quante volte cadi, ma quante volte ti rialzi.

Sostituisci l’immagine della tua paura con una nuova immagine. Molte delle nostre paure hanno immagini mentali. Se lavori sostituendo quelle immagini con altre positive, crei nuove associazioni.

Usa l’Emotional Freedom Technique(EFT) o Tapping Therapy. È una tecnica che consiste nel toccare 9 punti di digitopressione del corpo per liberare le emozioni negativa.

Affronta le tue paure, è importante riuscirci. La paura non si basa quasi mai sulla realtà, ma sull’immaginazione. In inglese paura si dice “fear”, acronimo di False Experiences Appearing Real (esperienze ingannevoli che sembrano reali). La paura è una convinzione. Il 99% delle cose che temiamo non avverrà mai.

Ralph Waldo Emerson scriveva:

“Fai la cosa che temi e la morte della paura è certa.”

Se fai e rifai la cosa che temi, alla fine la paura perderà tutto il suo potere.


Dal Sito: aprilamente.info 

mercoledì 16 settembre 2020

Ansia alla guida: capire per reagire



Proviamo a pensare a una giornata lavorativa tipo: che cosa può andare storto? No, non è un esercizio che vuole imporre di vedere il bicchiere mezzo vuoto. È un esercizio, semmai, che ci vuole far riflettere su alcune situazioni quotidiane che ci possono “allertare” a livello fisiologico e mentale. Tra queste situazioni possiamo includere il temere di non arrivare in tempo al carico/scarico a causa del traffico oppure di non trovare un’area di servizio in cui fermarsi (perché magari già piena) quando ormai i tempi di guida non permettono di rimanere al volante per mettersi alla ricerca di un’altra. Ma le cose vanno storto anche quando uno stipendio arriva in ritardo o quando il lavoro, a causa della concorrenza al ribasso (a volte anche sleale) impone tempi sempre più serrati. Ma per un padroncino le cose vanno storto anche quando un lavoro rischia di saltare o anche soltanto di slittare, andando però a stravolgere il piano dei tempi di lavoro. Sono esempi e voi ne avrete sicuramente tanti altri.

Benissimo. A questo punto provate a pensare che cosa succede alla vostra testa e al vostro corpo quando vi trovate in situazioni simili a quelle che abbiamo elencato: probabilmente potreste percepire una certa tensione, tachicardia, sintomi fisici (per esempio, una stretta allo stomaco o alla gola, dolore o fastidio al petto), mal di testa, fatica a respirare, forte preoccupazione, palpitazioni, aumento della sudorazione, ecc. Ebbene, tutte queste sensazioni prendono il nome di «ansia».

Ma che cos’è l’ansia?

È un’emozione intensa, caratterizzata da sensazioni sia fisiche (come tachicardia, palpitazioni), sia mentali (preoccupazione, paura di perdere il controllo, ecc), sia comportamentali (per esempio, comportamenti finalizzati a evitare la situazione ansiogena), responsabili di una tensione diffusa.

L’ansia è sempre un problema?

No, l’ansia può essere fisiologica – quindi normale – oppure patologica: è fisiologica quando si prova in relazione a una situazione complessa, difficile, inusuale, che solitamente è nota o conosciuta dalla persona, che funge da stimolo attivante. In questo caso, sia la tensione fisiologica che quella psicologica sono utili perché attivano una serie di risorse mentali e fisiche per far fronte al meglio alla circostanza. L’ansia ha, quindi, un ruolo adattivo.

Facciamo un esempio: si può provare uno stato più o meno intenso di ansia quando si percorre un tragitto nuovo e non si conosce la strada o quando state guidando e all’improvviso viene giù un acquazzone fortissimo, con un fastidioso vento a raffiche. In questo caso, l’ansia è funzionale a focalizzare la nostra attenzione e concentrazione sul nuovo tragitto o sulla strada, permettendo di mantenere uno stato di allerta prolungato (tant’è che, una volta raggiunto l’obiettivo, si percepirà una sensazione di rilassamento diffuso chiamato volgarmente “crollo di tensione”).
Si parla, invece, di ansia patologicaquando si manifesta come uno stato d’incertezza costante, eccessiva e persistente, che dura almeno sei mesi e si presenta più volte al giorno e più volte nell’arco della settimana, e che è rivolto a situazioni più generiche (come per esempio, guidare in generale, in qualsiasi tipo di condizione atmosferica o di strada). Questo stato di tensione è fortemente invalidante per il funzionamento della persona, in quanto limita la sua capacità di adattamento: l’intensità è tale da provocare delle sensazioni spiacevoli in maniera pressoché costante, delle forti preoccupazioni per il futuro, dei comportamenti di evitamento per tutta una serie di situazioni che vengono considerate pericolose (per esempio, smettere di percorrere alcuni tratti di autostrada, tangenziale ecc). Inoltre, può essere accompagnato da una necessità di controllo sull’ambiente circostante, attraverso la messa in atto di rituali rigidi (come, per esempio, prima di mettersi alla guida, controllare ossessivamente e più e più volte gli specchietti o altri dettagli).

C’è distinzione tra ansia e paura?

Sì, sono due emozioni differenti. La paura è legata a un pericolo immediato. Per esempio, se mentre stiamo guidando notiamo che una vettura davanti a noi sta sbandando nella corsia opposta, proveremo un sentimento di paura che possa verificarsi un incidente imminente. Questa sensazione di paura causata da un evento che sta accadendo “qui e ora” è fondamentale per mettere in atto una serie comportamenti volti a evitarlo.
L’ansia, invece, è una preoccupazione per un evento che potrebbe accadere in futuro. Per esempio, un pensiero che si potrebbe attivare è: «Non mi metto preventivamente alla guida perché ho paura che possa succedermi un incidente». L’ansia, quindi, si basa su una previsione che qualcosa possa realmente verificarsi, non sull’immediatezza dell’accaduto (che invece caratterizza la paura).

Come faccio a capire se sto soffrendo d’ansia patologica?

Secondo il DSM 5 (il manuale diagnostico di riferimento), nel caso in cui l’ansia si presentasse in modo patologico, si devono manifestare una serie di sintomi invalidanti e pervasivi, cioè che interferiscono fortemente con la vita quotidiana, ostacolandola e limitandola. Devono, inoltre, presentarsi diverse volte al giorno per almeno sei mesi. Il criterio temporale è molto importante per determinare la gravità della sintomatologia, in quanto dei momenti di maggiore stress sono normali e provare delle sensazioni di tensione e disagio è del tutto ordinario. Tuttavia, se la situazione dovesse protrarsi a lungo (appunto, per almeno 6 mesi), è il caso di valutare la possibilità di un aiuto specialistico.

I sintomi possono riguardare tre aree principalmente:
sintomi fisici: tachicardia, sudorazione intensa, palpitazioni, dispnea (cioè fatica a respirare o sensazione di soffocamento), iperventilazione, tremori o brividi, vampate di calore, nausea o problemi intestinali, dolore al petto, vertigini, formicolii diffusi, alterazioni del sonno (fatica ad addormentarsi, risvegli frequenti) e dell’appetito (aumento o diminuzione della fame);
sintomi psicologici: preoccupazione costante per il futuro o preoccupazioni generalizzate per diversi aspetti della vita quotidiana, senso di depersonalizzazione (cioè di sentirsi distaccati da se stessi, percepire che la vita sia vissuta “dal di fuori”, da qualcun altro) e derealizzazione (cioè sensazione di irrealtà, che quello che si sta vivendo non sia reale), irrequietezza, irritabilità, impazienza, disturbi della memoria, disturbi attentivi.
sintomi comportamentali:evitamento di situazioni che posso essere oggetto delle preoccupazioni, messa in atto di rituali per avere una percezione di controllo sulla situazione.
Inoltre, i disturbi d’ansia sono diversi e possono riguardare molteplici aree della vita: disturbo d’ansia generalizzato (caratterizzato da una preoccupazione costante su diversi aspetti secondari della vita quotidiana), agorafobia (cioè paura degli spazi aperti), disturbo d’ansia da separazione (cioè paura di venire separati da un affetto significativo), ipocondria (cioè paura di contrarre una malattia), disturbo di panico(cioè soffrire di ripetuti attacchi di panico), fobie specifiche (cioè fobie legate ad animali, contaminazione, microbi, ecc), fobia sociale (cioè legata al relazionarsi con altre persone) e, infine, disturbo d’ansia indotto da sostanze (per esempio, medicine che si assumono regolarmente o sostanze psicoattive) e disturbo d’ansia causato da altre situazioni mediche (cioè da altre patologie).

In conclusione, una panoramica su questi disturbi d’ansia ci permette di capire che le situazioni potenzialmente attivanti sono molteplici. Nell’arco della nostra vita ci possono essere dei momenti di maggiore tensione che ci espongono a una difficoltà nell’affrontare la quotidianità. Nel caso in cui si individuino dei sintomi ansiosi, è importante muoversi tempestivamente: prima si interviene sul problema, prima si può trovare la soluzione.

Dal Sito: uominietrasporti.it

sabato 18 luglio 2020

Non scappare dalla paura, fattela amica!


Oggi voglio parlarti della paura, un’emozione come un’altra ma, come tutte le emozioni figlie dei primi 3 centri energetici (Muladhara, Svadisthana  e Manipura) non propriamente gradevole.

Le sue sorelle sono la rabbia e il disgusto che, come la paura sono definite “di base” perchè nascono con noi e non per apprendimento nell’arco della crescita. 

Le emozioni non sono né buone né cattive sono semplicemente delle spie, degli indicatori, come dei cartelli stradali che ci mostrano in che direzione sta andando la nostra vita.

E, come la spia della  macchina ci indica che siamo in riserva e che se non facciamo benzina sicuramente resteremo a piedi, così le emozioni indicano un bisogno, che se non è riconosciuto o peggio se è negato non se ne va, semplicemente si trasforma cambiando linguaggio fino ad  arrivare a cristallizzarsi e diventare un disturbo fisico.

Una malessere quindi, altro non è che la rappresentazione  tangibile di un desiderio inconscio, un bisogno importante e profondo che non abbiamo soddisfatto.

La paura in generale si manifesta con l’intento di proteggerci, ma spesso, come una madre oppressiva e manipolatrice, con la scusa di volerci bene ci condanna alla chiusura e alla solitudine.

C’è chi ha paura dell’aereo e chi dei cani, chi ha paura delle malattie, paura  di essere abbandonato, ma anche paura di innamorarsi o di essere felice! 

La risposta più frequente alla paura è l’evitamento, ma a furia di evitare potremmo finire col ritrovaci su una zolla di terra, magari su un piede solo, quello che intendo dire è che è impossibile vivere evitando la vita, sarebbe come stare al mondo senza essere nel mondo… È un ossimoro: o ci sei o non ci sei!

Per un individuo, avere una vita più intensa o più sensazioni di quanto non sia abituato a vivere è fonte di paura, perché ciò minaccia di schiacciare il suo Io, di oltrepassare i suoi limiti e di indebolire la sua identità. 

Sforzarsi di resistere alla vita è inutile perché più forte della paura è il desiderio e essere una persona non è qualcosa che si può fare; non è un atto definito, è qualcosa che ci obbliga a interrompere il nostro lavoro frenetico, a prenderci il tempo di respirare e sentire per essere.

Questa forza primordiale non si può arginare, nasciamo destinati alla realizzazione e alla gioia . 

Per mettere a tacere la paura non basta negarla o affaccendarci per non affrontarla.  Anche se facciamo di tutto per non avvertire quello strisciante disagio che come una viscida lumaca attraversa la nostra mente e le nostre giornate, arriva sempre il momento in cui dobbiamo farci i conti.

Rigidità muscolari, fragilità articolari, problemi gastrici oppure più particolarmente complicanze all’apparato respiratorio e urinario: sono questi i risultati della paura negata che vedo ogni giorno nel mio lavoro e che, giunti a questo punto, il paziente si sente legittimato ad affrontare.

Fintanto che si sta male emotivamente non si agisce, ma quando i problemi sono di carattere fisico ci si sente autorizzati a fare qualcosa.

Per affrontare la paura allora bisogna partire dal sintomo e destrutturarlo: ricreare una armonia nel corpo avrà una ricaduta sulla mente, sul respiro e sul dialogo interiore che si riconnetterà con quella primigenia emozione negata in modo indolore, anzi piacevole, fino a trasformarla in opportunità. Il contrario della paura diventa così l’audacia. Dietro la paura infatti c’è un campo di potenzialità pura, l’essenza del divino che assume le sembianze umane per raggiungere uno scopo.

Sto parlando del  Dharma, meraviglioso dono, talento speciale e caratterizzante che tutti possediamo e che viene deposto assieme a noi nella culla quando veniamo al mondo – ricordi la favola della Bella Addormentata quando riceve la visita delle 3 fate che le lasciano dei doni?

È qualcosa che ci contraddistingue, che sappiamo fare solo noi in quel particolare modo e che sarà la nostra risorsa da regalare al mondo nonché la nostra gioia – oppure la nostra maledizione a seconda di cosa sceglieremo nella vita.

L’espressione di questo talento ribalta letteralmente il senso della paura, che si trasforma in coraggio portandoci fuori dal tempo, riconnettendoci prepotentemente con la nostra vera natura che è fatta di salute, vitalità, realizzazione, pace. 

Tutto il contrario della paura.    

Ma perchè se dentro di noi parla la forza incredibile dei  nostri desideri e delle nostre capacità, il piacere incontenibile dei nostri sogni e la forza devastante delle nostre visioni, ne abbiamo paura?

Perchè temiamo la nostra forza più della presunta debolezza, temiamo di perderne il controllo, di trascendere, temiamo di non essere all’altezza, che sia troppo per noi.

Temiamo la delusione del fallimento. Se provo e non ci riesco che cosa dirà la mia famiglia, che cosa penserà la gente?

Viviamo da polli invece siamo aquile.

Ci siamo dati dei  limiti e temiamo le nostre reali possibilità perchè sappiamo che, nel momento in cui assaporeremo il nettare dolce della libertà interiore e del ritorno al Sé, non potremo più fare finta di niente e non avremo più alibi.

Nel momento in cui capiamo cosa vuole dire essere figli di Dio non potremo non correre qualche rischio pur di non abbandonare il suo regno che è poi la nostra vera casa!

Se sapremo far fronte al nostro vuoto interiore, percorrendolo fino in fondo oltre la pura, riusciremo a realizzarci e a scoprire la vera gioia e la salute.

La nostra società ha il motto “Più azione e meno passione”  ed è proprio da qui che cominciamo a smarrirci. È alla luce della passione che la vita inizia a colorarsi e ad acquistare senso.

Come diceva A. Lowen “Gli uomini pensano di risolvere tutto con la mente invece di “sentire”. Ma il sentire non ha a che fare con l’intelligenza o con la forza. Solo lavorando su di sé, sul proprio corpo – grazie al quale l’uomo “sente” – l’uomo può curarsi e aspirare, come è sacrosanto, a una vita sana, libera, felice ed essere in grado di amare veramente.”


Dal Sito: aprilamente.info

martedì 7 luglio 2020

La paura degli attacchi di panico


A volte i primi attacchi si verificano di solito in situazioni agorafobiche (come guidare da soli o viaggiare su un autobus in città) o in situazioni di affollamento come grandi magazzini, feste di piazza, concerti...

La paura degli attacchi di panico rende difficili e ansiogene tantissime funzioni che noi diamo per scontate come uscire di casa da soli, viaggiare in treno, autobus, aereo, guidare l’auto, stare in mezzo alla folla o in coda, e a volte anche rispondere al telefono pensando continuamente che ci possano comunicare qualcosa di disastroso. Ma come ha inizio un attacco di panico?
Gli attacchi sono più frequenti in periodi stressanti. Sono alcuni eventi di vita che possono essere imputati come fattori precipitanti, anche se non provocano necessariamente un attacco di panico. Tra gli eventi di vita riferiti come scatenanti un attacco di panico:
problemi familiari gravi
il matrimonio o la convivenza
la separazione
il lutto o la malattia di una persona significativa
aver subito qualche forma di violenza
problemi economici e lavorativi
A volte i primi attacchi si verificano di solito in situazioni agorafobiche (come guidare da soli o viaggiare su un autobus in città) o in situazioni di affollamento come grandi magazzini, feste di piazza, concerti…
Gli eventi stressanti esterni che abitualmente in una situazione di normalità non scatenano i sintomi dell’attacco di panico possono essere: il caldo, le condizioni climatiche umide, l’abuso di alcool caffeina, psicofarmaci, possono far insorgere sensazioni psicofisiche anormali. Queste anomalie vengono interpretate in maniera catastrofica, e aumentano il rischio di sviluppare attacchi di panico.
L’attacco di panico ha un inizio improvviso, raggiunge rapidamente l’apice entro 10 minuti e ha una durata molto variabile. I sintomi tipici degli attacchi di panico sono:
Dolore o fastidio al petto,Palpitazioni/tachicardia (battiti irregolari, pesanti, agitazione nel petto, sentirsi il battito in gola)
Brividi, sudorazione e vampate di calore.
.Parestesie (sensazioni di intorpidimento o formicolio)
Sensazioni di sbandamento, instabilità (capogiri e vertigini)
Sensazione di asfissia o soffocamento (stretta o nodo alla gola)
Sensazioni di derealizzazione (percepire il mondo esterno come strano e irreale, sensazioni di stordimento e distacco)
Sensazioni di depersonalizzazione (alterata percezione di sé caratterizzata da sensazione di distacco o estraneità dai propri processi di pensiero o dal corpo)
Tremori fini o a grandi scosse
Paura di perdere il controllo o di impazzire (come la paura di fare qualcosa di vergognoso in pubblico o la paura di scappare quando colpisce il panico o di perdere la calma).
Non tutti questi sintomi descritti sono necessari perché si tratti di un attacco di panico.  A volte nemmeno si riconoscono come sintomi di attacchi di panico e si pensa di avere una malattia fisica come un infarto o in generale problemi cardiovascolari. Vi sono molti attacchi caratterizzati solo o in particolare da alcuni di questi sintomi. La frequenza e la gravità dei sintomi possono variare ampiamente nel corso del tempo e delle circostanze. Evitare tutte le situazioni che potenzialmente sono ansiogene diventa la modalità prevalente ed il paziente diviene schiavo del panico. Costringerà  tutti i familiari ad adattarsi di conseguenza, a non lasciarlo mai solo o sola e ad accompagnarlo, accompagnarla praticamente da qualsiasi parte. Ma è veramente soltanto un momento di paura, rabbia, abbandono, mettersi in mostra ovvero bisogno di attenzioni come a volte viene diagnosticato in famiglia? Ho visto da poco una madre e figlia che parlando dei tic importanti della figlia, si è espressa dicendo “anche a me una mattina mi tremava l’occhio ma poi mi è passato”. Segno che né i tic della figlia e né le sue dichiarazioni di attacchi di panico sono serviti per far capire che il sintomo è soltanto la punta dell’icesberg. Che gli psicofarmaci possono eliminare il sintomo ma non la causa di questi attacchi che sono acuti e migliorare i tic che sono cronici. Ma la radice è la stessa: disagio di un qualche trauma psicoaffettivo che la ragazza non ha superato a livello del Sè profondo e che il corpo attraverso il Sè corporeo esprime sottoforma di questi disturbi. Parleremo dei tic e dei loro segreti…per intanto sappiate che a volte poche sedute terapeutiche possono liberare per sempre dagli attacchi di panico lasciandoti in compagnia di te stesso/stessa e dei tuoi buoni talenti.

Dal Sito: siciliareport.it

giovedì 25 giugno 2020

La paura è quasi sempre frutto della tua immaginazione



Nella vita spesso ti sei trovato e ti troverai a dover affrontare e sperimentare la paura. La paura è naturale.

Purtroppo la maggior parte delle persone quando si trova dinanzi alla paura si blocca.

Le persone di successo, invece, sono abituati ad affrontare la paura, a sentirla e ad allontanarla, proseguendo verso la strada per raggiungere i propri obiettivi.

Milioni di anni fa la paura era uno dei modi con cui il corpo segnalava un pericolo. Ci allertava di un imminente pericolo e alimentava la scarica di adrenalina necessaria per scappare e mettersi in salvo.

Tutto ciò, all’epoca, era giustificabile, in quanto esistevano pericoli che potevano seriamente mettere in pericolo la vita umana.

Oggi, invece, la paura è quasi sempre un segnale per indicarci di essere più vigili e cauti. In pratica, possiamo provare e sperimentare la paura, ma questo non ci impedisce di andare avanti per la nostra strada.

È giusto riconoscere che la paura esiste, è giusto sperimentarla ma non devi permettere ad essa dai bloccarti e di impedirti di svolgere le tue attività.

La realtà è che siamo noi a creare le nostre paure.
Al 99% sono frutto della nostra immaginazione. Infatti, ci spaventiamo da soli, immaginando di fare male qualcosa o di aspettarci risultati negativi da qualunque attività potremmo intraprendere.

Questa, in realtà, è una buona notizia.

Visto che siamo quasi sempre noi, con la nostra immaginazione, a creare le nostre paure, possiamo anche eliminarle, sostituendo le nostre immagini mentali negative con delle nuove immagini mentali positive.

Per comprendere quanto le nostre paure siano auto-elaborate dalla nostra immaginazione, puoi fare questo semplice esercizio:

Scrivi una lista delle cose che hai paura di fare. Non una lista delle cose di cui hai paura, come i serpenti, ma delle cose che hai paura di fare, come aver paura di toccare un serpente con le mani.

Ad esempio, potresti scrivere che hai paura di:

  • chiedere un aumento al lavoro
  • chiedere a Carla o a Carlo di uscire a cena
  • lasciare il tuo odioso lavoro
  • delegare una parte del tuo lavoro
  • e così via

A questo punto, riavvolgi il nastro e riscrivi ogni paura in questo modo:

“Voglio __________________ e mi spavento da solo immaginando __________________.

Le parole chiave sono mi spavento da solo immaginando.
Siamo noi a creare le nostre paure immaginando un risultato negativo futuro. Usando gli esempi precedenti, il nuovo format sarebbe:

  • Voglio chiedere un aumento al mio datore di lavoro, e mi spavento da solo immaginandoche dica no e si arrabbi se glielo chiedo.
  • Voglio chiedere a Carla/Carlo di uscire a cena con me, e mi spavento da solo immaginandoche dica no e che io mi senta in imbarazzo.
  • Voglio lasciare questo posto di lavoro che odio per seguire il mio sogno, e mi spavento da solo immaginando di fallire e perdere ciò che ho.
  • Voglio delegare parte del mio lavoro agli altri, e mi spavento da solo immaginando che non lo svolgano bene quanto me.

Ora riesci a comprendere che sei tu a creare le paure che hai?

Quindi il modo più semplice per sbarazzarsi davvero della paura è chiedere a te stesso cosa stai immaginando di spaventoso e poi sostituire tale immagine con il suo contrario positivo.

Prova a farlo con i risultati dell’esercizio precedente…


Dal Sito: aprilamente.info 

venerdì 8 maggio 2020

Paura di essere rifiutati: come imparare ad accettarla e superarla



Il rifiuto è considerato uno dei maggiori danni emotivi che una persona possa soffrire: ma perchè fa così male? Perchè il rifiuto ci fa sentire una sensazione così sgradevole e a volte devastante? Quali sono le cause della paura del rifiuto?

Come nasce la paura del rifiuto

Molte sono le persone che soffrono di “paura di essere rifiutate” e, per difendersi da questo dramma interiore finiscono per rifiutare sé stesse e gli altri, senza essere minimamente consapevoli dei comportamenti e del ruolo che giocano nella dinamica e nel favorire certi tipi di situazione.

Chiaro che l’atteggiamento “rifiutante” nasce dall’aver sperimentato il rifiuto più e più volte nella vita, ma il vero problema è che questo ha strutturato una serie di meccanismi di difesa che comportano una fuga e una chiusura di fronte a qualsiasi persona che potrebbe offrire comprensione e affetto. Una sorta di circolo vizioso, come del resto lo sono tutte le dinamiche psicologiche.

Cosa comporta l’essere rifiutati?

L’essere stati respinti comporta il non fidarsi mai di sé stessi e, di conseguenza, degli altri e produce il bisogno – del tutto inconsapevole – di respingere proprio quelle persone che potrebbero avvicinare il soggetto al “cuore del problema”. Infatti, l’essersi sentiti “rifiutati”, ha colpito in profondità il diritto di “esistere” e ha prodotto un costante senso di inadeguatezza che si manifesta proprio sotto il profilo del sentimento e del valore personale.

Il rifiuto come meccanismo di difesa

Queste persone hanno imparato a compensare “facendo molte cose” sentendosi così utili ed efficienti in modo da essere accettati in quanto “capaci e abili”; tutto il resto è rimasto praticamente allo stadio infantile e, l’inadeguatezza sul piano sentimentale, continua ad alimentare il senso di disagio e il ritiro in sé stessi, cosa che non solo non favorisce il contatto con gli altri ma, è finalizzata a tenere distante da sé proprio chi vorrebbe entrare in relazione profonda perché fornirebbe l’opportunità di contattare il “problema” .

Infatti, il meccanismo di difesa è altamente sofisticato: per evitare di andare a toccare quel nucleo rimasto fragile e sofferente, la psiche si organizza per selezionare ed attrarre proprio le persone che rifiuteranno e che non creeranno quindi il problema di affrontare il proprio “rifiuto personale”.

In questo modo la sofferenza è praticamente continua ma, nell’inconscio del soggetto, è comunque considerata sopportabile rispetto a quanto si pensa che si dovrebbe soffrire se si arrivasse veramente al punto critico che comprende il “non accettarsi, il non piacersi e il non amarsi”.

Sentirsi rifiutati, la maschera caratteriale

Questi soggetti, quando si trovano di fronte a qualcuno che li accetta e li ama, devono confrontarsi con sé stessi e superare il senso di soffocamento che sperimentano: hanno un’enorme fame di affetto, ma temono di ammettere questo bisogno e, il sintomo del soffocamento manifesta e materializza appieno il conflitto che hanno all’interno.

Le persone che sono state rifiutate finiscono per sentirsi sempre a disagio e sviluppano, anche fisicamente, un corpo minuto che non occupi troppo spazio: sono quindi “ritirate e chiuse”, hanno le spalle curve e portate in avanti e, proprio da questa postura, si nota la loro “maschera caratteriale” che copre la sensazione di “non esistere e di non disturbare”.

Queste persone hanno bisogno di imparare a credere in sé stesse, ad affermare i loro bisogni e a sostenere le loro potenzialità e capacità. Per ottenere questo devono permettersi di essere avvicinate in modo da avvicinarsi alla loro ferita infantile fino al punto da accettarla.. solo allora sarà possibile ritrovare il contatto con il mondo delle emozioni che è stato completamente tagliato fuori da quello della ragione e dell’istinto.

Sono persone che si sono sentite sole e che, per questo, cercano inconsciamente sempre quell’isolamento e quella solitudine che, in realtà è al loro interno più che all’esterno. Hanno bisogno di recuperare il contatto con il “bambino ferito” che ancora piange e cerca consolazione.

Le reazioni più comuni al rifiuto

Ondate di rabbia

La rabbia è una delle reazioni più comuni al rifiuto. Infatti, di solito è la prima risposta, una reazione automatica. Un rifiuto potrebbe sconvolgere i nostri piani e questo non ci piace, di conseguenza ci arrabbiamo. Ma questa rabbia non è temporanea come potremmo pensare.

Diversi studi hanno dimostrato che, dopo un rifiuto, la rabbia rimane, solo che viene diretta verso le persone che ci circondano. Pertanto, senza rendercene conto, possiamo reagire in modo eccessivo ad un commento banale da parte di un’altra persona anche ore dopo il rifiuto.

Senso di colpa

Il senso di colpa di solito appare in un secondo momento, quando riflettiamo su quanto accaduto e, invece di assumerci solo la parte di responsabilità che ci compete, ci sentiamo in colpa per quello che è successo. La situazione più comune è che reagiamo con rabbia, perdiamo il controllo e, più tardi, ci sentiamo in colpa. In seguito facciamo una lista mentale di tutti i nostri errori e ci puniamo per questi.

Ossessione malsana

In alcuni casi il rifiuto causa una vera e propria ossessione. In sostanza, ciò che ci è stato negato si trasforma nel “frutto proibito” che vogliamo a tutti i costi, per il quale siamo anche disposti a sacrificare il nostro equilibrio psicologico. Accade spesso quando una persona viene respinta da qualcuno che ama.

Ovviamente, nessuna di queste reazioni è positiva, tutte ci introducono in un circolo vizioso di emozioni e comportamenti negativi. Infatti, il rifiuto colpisce la nostra capacità di concentrazione, come un mal di denti. Infatti, alcuni psicologi della Case Western Reserve University, hanno scoperto che pensare semplicemente a una situazione in cui siamo stati respinti risveglia molte emozioni negative ed è così destabilizzante che il nostro quoziente d’intelligenza diminuisce addirittura del 30%.

Come reagire efficacemente al rifiuto

La maggior parte delle persone pensano di soffrire per ciò che gli accade, che se il loro curriculum viene rifiutato o se il partner decide di porre fine alla relazione, queste sono le cause della loro sofferenza. In realtà questa è solo una parte della storia.

Noi non reagiamo agli eventi, ma alla percezione che abbiamo di questi, reagiamo secondo le nostre aspettative e, soprattutto, secondo l’importanza che attribuiamo a tale situazione. Pertanto, per affrontare meglio il rifiuto e ridurre al minimo le conseguenze negative, è opportuno cambiare alcune convinzioni.

Non è qualcosa di personale

L’unica ragione per cui soffriamo a causa di un rifiuto, è perché ci teniamo molto. Perché infatti, può solo farci male ciò a cui conferiamo valore. Quindi, imparando a praticare il distacco otterremo che il rifiuto ci faccia meno male, fino al punto in cui non ci importerà, perché non saremo più legati alle persone e alle cose in modo possessivo, non le considereremo più come una estensione del nostro “io”.

Infatti, uno degli errori di giudizio che commettiamo è quello di assumere il rifiuto come un affronto personale, ma il più delle volte non è così. Quello che succede è che quando veniamo rifiutati tendiamo a generalizzare, convincendoci di non essere abbastanza buoni, capaci o pronti per ricevere attenzione. Ma ricordate sempre che la persona che rifiuta conosce solo una parte di voi, ma voi siete molto più di questo.

Non sei tu, sono le tue paure

Di solito non reagiamo in modo maturo di fronte a un rifiuto, le nostre paure e le insicurezze prendono il controllo e rispondiamo generando una sensazione di disagio. Ma la persona ferita che diventiamo quando veniamo rifiutati non siamo noi, è solo un riflesso della nostra insoddisfazione, della paura e dell’incapacità di affrontare il mondo così com’è.

Ricordate che quella voce che vi parla non siete voi stessi, ma solo un riflesso di quella parte del vostro “io” che si concentra esclusivamente sui fallimenti e i rifiuti. Ma voi siete molto più di questo. Quindi è importante imparare a ricucire i pezzi più velocemente possibile. Di fronte a un rifiuto, non reagite immediatamente, prendetevi del tempo per pensare al prossimo passo che farete. Quando vi sforzate di pensare, il cervello razionale prende il sopravvento e mette a tacere quelle emozioni che non gli consentono di analizzare la situazione in modo obiettivo.

Non è la prima volta che ricevi un rifiuto

Il rifiuto è qualcosa che quasi tutti viviamo durante l’infanzia. In quella fase della nostra vita quando dipendiamo dagli adulti, il rifiuto lascia delle cicatrici molto profonde perché indica che dobbiamo cambiare qualcosa al fine di ottenere l’accettazione e garantire la nostra sopravvivenza nella società. Pertanto, è probabile che questa esperienza abbia lasciato un marchio profondo in qualche luogo nascosto nella vostra memoria e viene riattivata ogni volta che tornate a vivere un rifiuto.

In questo caso è probabile che reagiate in modo esagerato al rifiuto, mostrandovi estremamente sensibili, arrabbiati o risentiti. Pertanto, è necessario guardare indietro per trovare la fonte primaria che genera questa reazione eccessiva più tipica di un bambino che di un adulto maturo.

Allo stesso modo, dovete considerare che il rifiuto fa parte delle relazioni sociali. Non sarete la prima persona a essere respinta e tanto meno l’ultima. Conoscere un poco di storia può essere utile, perché ci insegna che i grandi successi non sono stati costruiti sulla fortuna, ma con la perseveranza, passando da un rifiuto al successivo senza mai perdere la speranza. Molte persone di successo hanno assaporato il rifiuto più volte.

Non è una porta che si chiude, ma altre mille che si aprono

Siamo abituati a pensare al rifiuto come ad una porta che si chiude, una opportunità persa. Ed è così. Tuttavia, nell’universo delle possibilità, una porta chiusa non è necessariamente una cosa negativa, ma implica la possibilità di incontrare mille altre porte aperte. La nostra vita non è altro che la concatenazione di una serie di decisioni, alcune delle quali sono state prese a causa di un rifiuto. Quindi il rifiuto può diventare l’occasione per iniziare qualcosa di nuovo, prendere un’altra strada, che non è necessariamente migliore o peggiore, solo diversa.

Pensate al rifiuto come ad un arazzo intessuto visto dal basso. Se si guarda la cosa da questo punto di vista, si vedrà solo un groviglio di nodi e colori senza alcun senso. Tuttavia, se si guarda da sopra si vedrà l’arazzo in tutto il suo splendore e con un senso preciso. Cambiare la prospettiva può richiedere tempo, perché non sempre si dispone degli strumenti psicologici necessari, o forse perché siamo troppo sopraffatti dalle emozioni, ma rilassarci e cambiare il nostro punto di vista è qualcosa che vale veramente la pena. In ogni caso, un rifiuto implica la possibilità di crescere, maturare e diventare più resilienti.

 Hai lo stesso diritto di rifiutare, come gli altri di rifiutarti

Se non vi piace qualcosa non dovete comprarla. Allo stesso modo, se una persona non vi piace non è necessario che continuiate a coltivare la sua amicizia. Le persone che incontriamo ogni giorno hanno lo stesso diritto, il che significa che il rifiuto è una delle carte a loro disposizione e la possono giocare in qualsiasi momento. Non dobbiamo sentirci a disagio per questo.

Se una persona vuole farvi entrare nella sua vita è meglio non insistere, è probabile che i nostri sogni, idee e valori non coincidano con i suoi. In ogni caso, stressarsi è solo uno spreco di energia e tempo. La cosa più intelligente da fare è trovare delle persone in grado di valorizzarci, accettarci come siamo e farci sentire speciali. Il fatto che qualcuno vi rifiuti non vuol dire che valete meno, ma solo che siete diversi. Se qualcuno non apprezza il vostro talento o non è disposto a prendersi del tempo per conoscervi, non è un vostro problema, è suo.

In ogni caso, ricordate sempre che un rifiuto non è il rifiuto assoluto ai nostri sogni e obiettivi, è semplicemente un segnale a indicare che non siamo sulla strada giusta.

Dal Sito: psicoadvisor.com

sabato 2 maggio 2020

La paura di non farcela


Nella vita di tutti noi, il punto non è non avere problemi, ma affinare gli strumenti tramite i quali affrontarli e magari risolverli.

Nella vita di ciascuno di noi si manifestano momenti di difficoltà,insuccessi e perdite. Di fronte a queste situazioni gli individui si dividono in due grandi categoriequelli che soccombono e quelli che si rialzano e riprendono a camminare. Entrambi hanno paura di non farcela, ma di fronte a tale paura reagiscono in modo molto differente. A fare la differenza sono le esperienze che abbiamo vissuto nella vita e le reazioni ad esse che abbiamo avuto. Una serie di fallimenti può giocare un ruolo importante, così come le esperienze vissute da piccoli, e in particolare lo stile educativo dei nostri genitori. Essersi sentiti dire spesso «Non ce la farai mai», oppure «Sono certo che ce la farai», fa un’enorme differenza nel futuro di una persona. Ma la buona notizia è che noi continuiamo ad apprendere. Le ultime ricerche nel campo della neuroplasticità confermano che il cervello impara continuamente e si adatta nel corso della nostra vita.

QUESTIONE DI AUTOSTIMADavanti a un problema o a una sfida la prima azione che tutti compiamo a livello inconscio è di analizzare se abbiamo le risorse per affrontarli con successo o meno. Se il risultato di quest’analisi porta a una risposta negativa, la paura di non farcela si trasforma in un blocco per le nostre eventuali azioni e reazioni. Non è, quindi, tanto il tipo di problema che stiamo affrontando a fare la differenza, quanto il nostro livello di autostima, quanto crediamo in noi stessi, quanta fiducia abbiamo in noi stessi o, viceversa, quanto poco crediamo nelle nostre capacità.

Buoni livelli di autostima si traducono in una percezione di capacità di fronte al problema e pertanto favoriscono un’azione positiva. Una bassa autostima, al contrario, significa una percezione di scarse risorse che comporta unatendenza a soccombere passivamente davanti alle difficoltà. Ecco perché le persone tendono ad essere capaci o incapaci a superare e le sfide indipendentemente dalla tipologia di problema che si trovano a dover affrontare. Si sviluppa una sorta di pattern di interazione con le difficoltà che si ripete nel corso della vita di una persona. Acquisire un grado maggiore di obiettività nei propri confronti permette anche di smussare quel lato ipercritico che tende al perfezionismo presentato da molti di noi.

La nostra società e il sistema educativo in particolare tendono a creare degli approcci standardizzati ai problemi e ciò invita le persone a cercare sempre di aderire a un modello specifico di azione o comportamento e ad essere implicitamente ipercritiche nel momento in cui non si calza a pennello con quel modello. Tuttavia, non sempre il comportamento previsto è il più adatto a noi come singoli individui di fronte ai nostri specifici problemi. Per questo dobbiamo sviluppare il coraggio di non autocensurare la nostra creatività di fronte alle difficoltà.

La paura di non farcela è lì per insegnarci come agire meglio, e non per bloccarci. Per questo è una sensazione di base così presente in noi e ci ha accompagnato in ogni fase della storia evolutiva di noi come specie e come individui. Se si vive la paura come un freno, essa rappresenta una vera e propriatrappola della nostra mente destinata a impedirci di vivere appieno. Se, all’opposto, la vivi come un’occasione per migliorarti, uscirai dalla trappola e inizierai a vedere il mondo e le sfide sotto un’altra prospettiva.

USCIRE DALLA SOLITUDINE PER SUPERARE LA CRISI. La persona con scarsa autostima non solo non riesce a vivere pienamente e ad affrontare le problematiche che le si presentano davanti, ma in più si isola dagli altri nella convinzione di avere qualcosa di sbagliato, da nascondere. Spesso si instaurano così sensazioni di solitudine, di emarginazione, di frustrazione e di vera e propria depressione che nuocciono alla salute. Oggi sappiamo che la qualità delle nostre relazioni determina la qualità della nostra vita e per molti aspetti anche della nostra salute.

L’isolamento porta molto spesso a insonniaansiacalo dell’umore e questi a loro volta favoriscono la ricerca di stimoli di compenso, per esempio con cibo, alcol o fumo. La persona rischia di entrare in una spirale negativa che aumenta a dismisura i livelli di stress. Diventare più obiettivi e distaccati nei propri confronti permette di scoprire risorse e capacità che altrimenti rimangono nell’ombra, sepolte dalle nostre insicurezze. In tal modo l’autostima migliora e questo a sua volta ci dà il coraggio necessario per agire. Le azioni che compiamo ci premieranno e si creerà così un circolo virtuoso di aumento della fiducia in noi stessi. Questo ha una lunga serie di benefici che partono proprio da una minore percezione di stress e da un aumentato senso di controllo sulla propria vita.

CERCARE INCORAGGIAMENTO ALL'ESTERNO. Una volta iniziato un percorso di rafforzamento dell’autostima, si inizia a uscire dall’isolamento, il che rimette in gioco i rapporti con le persone attorno a noi. In questa fase esistono però dei pericoli cui occorre prestare attenzione. Dobbiamo evitare di creare forme di dipendenza dagli altri e soprattutto non dobbiamo cadere nella trappola del cercare costantemente l’approvazione degli altri.

Esistono influenze reciproche assai profonde tra le persone che si frequentano in senso positivo, ma anche negativo. Le ricerche parlano di “contagio sociale” per definire quanto le persone che frequentiamo siano fondamentali nel determinare le nostre abitudini e perfino i nostri livelli di felicità. Quindi, dobbiamo trovare il coraggio di spezzare i legami tossici che sappiamo ci stanno facendo del male e di fare rete con persone che rafforzino la nostra voglia di crescita e di stare bene.

La paura di non farcela davanti a un problema o una sfida è qualcosa chetutti noi viviamo in qualche momento della nostra vita. Per alcune persone questo diventa un limite che impedisce di vivere appieno e ostacola il raggiungimento degli obiettivi desiderati. A nessuno piace sentirsi bloccato, privato dai propri limiti interiori della libertà di agire al meglio e di superare i problemi che gli si presentano davanti. Per evitare che ciò accada dobbiamo avere un piano strategico di azione che ci porti fuori dallo stallo. Vivere una vita straordinaria non significa non avere problemi, ma impossessarsi delle capacità per superarli con successo.

Dal Sito: psicologiacontemporanea.it