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venerdì 6 aprile 2018

Attacco di panico: come riconoscerlo e superarlo



Cos’è l’attacco di panico

«L’attacco di panico è un disturbo d’ansia che insorge in uno stato di calma o, al contrario, di stress conclamato ed è caratterizzato da un aumento improvviso di paura e di disagio fisico e psichico» spiega Paola Vinciguerra, psicoterapeuta e Presidente dell’EURODAP, l’Associazione Europea per il disturbo da attacchi di panico.

I sintomi

«L’improvvisa scarica di adrenalina che investe il nostro corpo provoca diverse reazioni fisiche ed emotive come tachicardia, giramenti di testa e vertigini, sensazione di soffocamento e paralisi, tremore alle gambe, sudorazione, dolore al petto, nausea, necessità di correre in bagno, effetti percettivi di depersonalizzazione e paura di morire» puntualizza Vinciguerra.

Perché viene

«L’attacco di panico può insorgere in seguito a un evento traumatico vissuto sulla propria pelle o può essere immotivato, cioè presentarsi all’improvviso senza alcuna causa reale scatenante» specifica la psicoterapeuta. «Nel primo caso, la persona inizia a soffrire di questo disturbo d’ansia dopo aver subito un trauma, più o meno grave: ad esempio, molti di quelli che erano a bordo della Crociera Concordia durante l’affondamento hanno iniziato ad avere problemi di insonnia, flashback di quell’episodio e attacchi di panico, insorti perlopiù in situazioni che ricordano quelle vissute durante la tragedia (ad esempio al supermercato, dove le file e il vociare richiamano quelli presenti sulla nave). Nel secondo caso, invece, questi attacchi possono sopraggiungere senza un motivo apparente, in concomitanza con cambiamenti o traguardi imminenti che possono “scombussolare” il proprio equilibrio (il raggiungimento della maggiore età, la laurea, l’ingresso nel mondo del lavoro, l’abbandono del tetto familiare, la convivenza, il matrimonio, la procreazione), momenti di forte stress, paure inconsce (luoghi chiusi o affollati, vertigini

Quando rivolgersi al medico

«Se una persona ha un attacco di panico ma non vive nel controllo e nell’ansia, potrebbe trattarsi solo di un episodio temporaneo, per il quale potrebbe non essere necessario l’intervento di un medico. Al contrario, se si vive con una sensazione di minaccia continua, si evitano le relazioni, ci si sveglia di notte con tachicardia e agitazione, forse sarebbe davvero il caso di rivolgersi a uno psicoterapeuta» conferma Vinciguerra.

EMDR: un nuovo approccio terapeutico

«L‘EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, cioè desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un nuovissimo approccio terapeutico accreditato scientificamente, utilizzato per trattare i disturbi post-traumatici da stress. Questo metodo, che si basa sulla stimolazione attraverso movimenti oculari, consente di “spostare” il ricordo angosciante e doloroso del trauma dalla corteccia frontale, dove è rimasto finora emotivamente attivo, alla corteccia parietale, dove sarà immagazzinato tra gli eventi del passato, senza più suscitare paura e stati d’ansia» spiega Vinciguerra. «Alla fine di questo percorso, la persona, che ha affrontato i suoi fantasmi, riprende finalmente in mano la sua vita, con la mente sgombra e serena».

Farmaci

Per il trattamento dei disturbi d’ansia esistono anche farmaci in grado di aumentare i livelli di serotonina (l’ormone del benessere) in alcune aree cerebrali, prolungandone l’attività. In questo caso si possono riscontrare buoni risultati con gli antidepressivi serotoninergici (SSRI), prescritti dopo un’attenta valutazione dello specialista.

Respirazione e rilassamento

«È fondamentale imparare a respirare correttamente, meglio se col diaframma, per riequilibrare i livelli di adrenalina e serotonina nel sistema nervoso centrale» conferma Vinciguerra. Le persone colpite dagli attacchi di panico non devono iperventilare, cioè accelerare troppo la respirazione: questa anomalia, collegata spesso agli stati di ansia, facilita la comparsa degli attacchi, perché fa calare la concentrazione di anidride carbonica nel sangue, con danni all’attività nervosa

Varie tecniche respiratorie o di biofeedback permettono di ottenere buoni risultati, sotto la guida di un istruttore esperto. Anche lo yoga e alcune tecniche di meditazione risultano molto utili.

Dal Sito: giornalenotizie.online

venerdì 7 luglio 2017

Stressato? Tutti i consigli dell’esperto


Fino a un certo livello lo stress può essere addirittura positivo, ma quando viviamo sempre allerta, la situazione può diventare pericolosa

Generalmente allo stress viene erroneamente conferita un’accezione negativa. In realtà lo stress buono, definito eustress, può essere positivo, perché aiuta nelle performance, attivando lucidità e determinazione. Il problema compare quando si protrae troppo a lungo, perché diventa difficile vivere continuamente in tensione. È allora che si trasforma in distress, vale a dire in stress negativo.

Cause

Il distress è dovuto principalmente a tre fattori: la continua propensione verso il momento successivo, l’organizzazione del pensiero e quella del tempo.

Conseguenze

Una condizione di stress troppo prolungata può generare una serie di situazioni emotive e fisiche alterate, che investono l’intero organismo, in modo particolare la postura e le ghiandole surrenali, responsabili della produzione di numerosi ormoni. Fino ad arrivare ad attacchi di panico, ipocondria e depressione, perché lo stato psicologico si ripercuote inevitabilmente sul sistema nervoso, che regola l’intera funzionalità del corpo, agendo su equilibri e squilibri.

Cosa fare

Sono diversi gli accorgimenti che si possono mettere in atto per imparare a gestire le cause e, di conseguenza, a tenere sotto controllo ansia e stress.

Vincere le paure

Raramente i nostri pensieri rispecchiano la realtà. Al contrario, sono indotti dal nostro stato emotivo. Se siamo sempre in allarme, saremo continuamente esposti a dubbi e timori, come quello di deludere gli altri e di non essere all’altezza delle proprie e altrui aspettative. Così ogni incombenza apparirà sempre più difficoltosa e minacciosa, rendendo terribilmente stressante l’idea di affrontarla.

Organizzare il tempo

Occorre imparare a dividere la giornata in quattro punti: le priorità urgenti, le priorità non urgenti, i compiti che si possono demandare agli altri, gli impegni non indispensabili a cui ci si può sottrarre, imparando a dire dei no per evitare un inutile sovraccarico. Può essere utile stilare un elenco di quello che vorremmo fare durante il giorno, e un altro di quello che realmente facciamo. Se paragonandoli si nota che combaciano troppo poco, è fondamentale riuscire a ridurre il tempo per il dovere e lasciare più spazio a quello per il piacere.

Vivere slow

Significa vivere emotivamente il momento presente assaporandone tutte le sensazioni, come l’aroma del caffè che si sta bevendo o l’acqua che rinfresca mentre si fa la doccia, invece di spostare già il pensiero a quello che si dovrà fare un attimo dopo. In questo modo si ricaricano le proprie energie emotive, evitando di pensare a più cose contemporaneamente.

Respirare correttamente

È importante attuare una respirazione diaframmatica, immettendo direttamente l’aria dal plesso, con le spalle morbide verso il basso e la cassa toracica completamente aperta. In questo modo l’ossigeno inspirato diventa sufficiente a eliminare quell’eccesso di anidride carbonica che fa aumentare l’adrenalina e il conseguente stato di eccessiva allerta.

Consultare un esperto

Nel caso in cui non si riesca a gestire la situazione da soli diventa opportuno rivolgersi a un esperto, con cui cominciare un adeguato percorso di psicoterapia, magari accompagnato da una terapia medica parallela.

Paola Vinciguerra, psicoterapeuta, presidente Eurodap (Associazione europea disturbo da attacco di panico), docente di psicologia all’Università L.U.de.S.di Lugano.

Dal Sito: www.ok-salute.it

sabato 1 agosto 2015

Caldo, la psicologa: "Potente fattore di stress, aumenta l'aggressività"



<p>(Infophoto)</p>

A livello di semplice buon senso "molti sono convinti che il caldo influisca negativamente sul nostro equilibrio psico-fisico. Effettivamente oltre al fattore termico in sé, che agisce direttamente sul nostro sistema nervoso, occorre considerare anche il ruolo di 'stressor' aspecifico che assume il caldo eccessivo, e l’influenza della stagione estiva sulla ciclicità di alcune gravi patologie psichiche, come la depressione, la ciclitimia, la bipolarità. Agendo come un potente fattore di stress, il caldo è dunque responsabile di comportamenti aggressivi e impulsivi tipici di ogni circostanza stressante, che allenta le nostre capacità di controllo rispetto agli stimoli ambientali negativi". A far luce sul legame tra canicola e aggressività è Paola Vinciguerra, psicoterapeuta presidente Eurodap, Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico.

Il nostro sistema nervoso "è sensibile all'aumento di temperatura, al tasso di umidità e alle ore di esposizione alla luce. Questi tre fattori agiscono come un detonatore negli individui con un equilibrio fragile dal punto di vista psicologico-relazionale. Come tutti i fattori di stress, quindi, l'insofferenza al caldo estivo può manifestarsi anche con comportamenti ostili e aumento dell'aggressività. Le alte temperatura e l'umidità agiscono sui sistemi neuroendocrini. Da una parte, il caldo stimola l'attività del glutammato, neurotrasmettitore che esercita una potente azione eccitante sui circuiti cerebrali, dall'altra viene ridotta quella del Gaba il mediatore chimico che ci rende tranquilli e rilassati".
Inoltre lo stress termico "incide sull’equilibrio critico e comportamentale anche indirettamente, attraverso la perdita di sonno ed il sovvertimento dei nostri ritmi biologici. Dormire male - prosegue l'esperta - non significa soltanto dormire poco ma anche subire un’alterazione della qualità del sonno che, per essere davvero ristoratore, ha bisogno di conservare la concatenazione delle sue fasi naturali, la cosiddetta architettura del sonno. Nella situazione di elevate temperature che stiamo vivendo si registra un grande aumento di persone sofferenti di attacchi di panico. La sensazione di spossatezza, affaticamento nel compiere anche azioni banali, talvolta giramenti di testa, difficoltà di attenzione scatena, in persone che già vivono nel l'ansia di un accadimento negativo, la convinzione che nel loro corpo stia avvenendo qualcosa di grave, di minaccioso. Da lì allo scatenamento di un attacco di panico il passo è breve".
Ecco dunque qualche consiglio mirato:
1) quando la sensazione di stanchezza e spossatezza aumenta, prendetevi del tempo mentale in cui visualizzare qualcosa di fresco e piacevole: ad esempio un prato con una cascata, oppure una brezza; respirate lentamente con il diaframma, entrate nella vostra visualizzazione, per rilassare le tensioni e abbassare il livello di adrenalina.
2) prestate attenzione alla vostra sensazione soggettiva di fatica e adeguate gli sforzi in base ad essa. Non costringetevi al di là di quello che il vostro fisico può affrontare.
3) non affrontate situazioni conflittuali in questo periodo, valutate attentamente le conseguenze rispetto a espressioni aggressive proprie e altrui.
4) evitate, quando possibile, di esporvi ad ulteriori agenti stressanti.
5) pianificate la giornata tenendo in considerazione la situazione reale e non seguendo unicamente ciò che si deve fare o ciò che desiderate fare.
6) bevete frequentemente per evitare il rischio di disidratazione, in quanto "può avere conseguenze anche sull'umore e sul comportamento".

Adnkronos 

venerdì 19 giugno 2015

Filma il suo attacco di panico in un video virale sul web

Non è il più divertente del mondo, e certo non compete con i teneri o buffi filmati di gattini che impazzano sui social, ma il video postato da un giovane che ha filmato e messo su YouTube il suo attacco di panico ha totalizzato in pochi giorni quasi 600 mila 'mi piace'. Lacrime e pallore, il viso sofferente, l'autore del filmato - che su YouTube si firma Casey Throwaway e nella realtà è l'americano Casey Cahill, 27 anni - coraggiosamente mostra gli effetti di un "brutto attacco di panico. Ne ho di tanto in tanto - spiega con la voce rotta dall'emozione - più spesso di quanto si dovrebbe. Voglio fare questo video per mostrare che è" un problema "reale. Non posso farci nulla".

A scatenare l'attacco filmato, spiega Casey, potrebbe essere stato il nuovo lavoro. "Ho la mente in fiamme, pensieri folli" nella testa. Il video, rilanciato dalla stampa britannica e pubblicato sul sito del 'Telegraph', potrebbe contribuire a contrastare lo stigma e spingere le persone a comprendere meglio questi problemi. Ma non solo. "Parlarne, comunicare sensazioni e timori, confrontarsi ed aprirsi agli altri e al mondo è il primo passo verso la liberazione dal macigno che incombe su chi soffre di attacchi di panico", dice all'AdnKronos Salute Paola Vinciguerra, psicoterapeuta, presidente di Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico) e direttore della Clinica dello stress.
"Oggi oltre 8 milioni di italiani soffrono di attacchi di panico, una vera e propria malattia che condiziona ed inibisce molte delle semplici attività della vita, e non se ne può tacere. Il disturbo si manifesta generalmente tra i 15 e i 35 anni, con una seconda punta d'insorgenza tra i 44 e i 55 anni; diffuso in misura maggiore nella popolazione femminile, è in aumento tra gli uomini, soprattutto professionisti e manager. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità - aggiunge l'esperta - entro il 2020 sarà la seconda patologia più diffusa al mondo dopo i disturbi cardiovascolari".
"Ancora oggi, ci si vergogna di ammettere di soffrire di attacchi di panico - osserva Vinciguerra - e il numero che emerge dai sondaggi potrebbe nasconderne uno assai maggiore. Sono la vergogna e la paura di avere qualcosa di strano: non ci permettono di chiedere aiuto, ma anche quando riusciamo a farlo non è detto che si riesca a trovare la risposta".
"In uno studio recente - ricorda la psicoterapeuta - è stato rilevato come una persona sofferente di attacchi di panico arriva a contattare anche dieci specialisti prima di riuscire ad avere una diagnosi del problema, e solo una persona su quattro riceve il trattamento di cui ha bisogno. E' pertanto estremamente importante riconoscere i sintomi per poter fornire tempestivamente la migliore terapia possibile, per prevenire gli eventuali ulteriori disagi e apportare gradualmente un miglioramento nella qualità della vita".
"Durante l'attacco - prosegue Vinciguerra - compare un mix di sintomi. I più comuni sono: difficoltà di respirazione; palpitazioni e tachicardia; dolore al torace; sensazione di soffocamento; vertigini, sensazione di sbandamento e instabilità; nausea, dolori addominali; sudorazione; cefalea; vampate di calore alternate a brividi; tremore; rallentamento della nozione del tempo; modificazione della percezione della distanza; intorpidimento; sensazione di catastrofe che sta per accadere; sensazione di irrealtà; paura di perdere il controllo o di impazzire; paura di perdere coscienza; paura di provocare disastri; paura di attirare l'attenzione; paura di morire. Se si hanno anche solo 4 di questi sintomi, vuol dire che si è affetti da disturbo da attacchi di panico", conclude.


 Adnkronos

venerdì 27 marzo 2015

Smartphone, tanto lo usi, tanto sei depresso

Secondo uno studio statunitense, spesso vi è proporzionalità diretta tra uso dei supporti mobili come tablet e cellulari e instabilità emotiva. I timidi sono meno a rischio di dipendenza da cellulare.
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Smartphone nella mano sinistra, indice della destra sul tastierino ed occhi incollati sullo schermo: se questa è l'immagine di voi che più spesso ricorre nella mente di chi vi osserva, fate ben attenzione. Secondo gli scienziati della Baylor University in Texas la dipendenza da telefonino è maggiormente correlata all'instabilità emotiva e dunque al rischio di depressione. L'uso dei supporti mobili, se frequente e non legato a reali necessità impellenti, può essere lo specchio di un soggetto che, non volendosi soffermare su se stesso, sui propri problemi e sui pensieri negativi, sfugge a sé riparando nel mondo dell'informazione on line e dei legami sociali telematici. La fuga non è, ovviamente, la cura. Il conto con se stessi è soltanto rimandato, di solito nel momento in cui il soggetto è sprovvisto del suo supporto perché rotto, scarico o senza copertura di rete. Gli studiosi hanno sottoposto un questionario a 346 soggetti di entrambi i sessi e di età compresa tra i 19 e i 24 anni. Sulla base delle risposte, si è valutato il grado di dipendenza, il numero e la "qualità" delle volte che si ricorre alla tecnologia. I ricercatori hanno anche concluso che i soggetti più timidi e riservati sono meno a rischio di dipendenza da cellulare. Paola Vinciguerra, psicoterapeuta e presidente di Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico), avverte però che oggi siamo tutti sull'orlo di una ‘cellular addiction' che può diventare cronica senza che ce ne accorgiamo.Il cellulare copre le nostre ansie e quando per qualsiasi motivo viene a mancare, perché il telefonino è scarico, per problemi di rete o quant'altro, queste riaffiorano violentemente creandoci un malessere che se non individuato e affrontato può tramutarsi negli anni in Dap: disturbo da attacco di panico
La ricerca americana fornisce un nuovo argomento a chi, da tempo, invita ad usare smartphone e tablet con maggiore attenzione. A chi aveva evidenziato i pericoli di natura strettamente fisica - perché tali supporti fanno male alla postura, agli occhi, persino alla qualità del sonno - lo studio della Baylor University fornisce una lettura strettamente psicologica del problema. Il legame tra malessere psichico e un determinato uso di Internet era stato già rilevato da un precedente studio americano, secondo cui è possibile scoprire i segnali della depressione anche da come si naviga in Rete. E il cellulare, ormai, si usa soprattutto per essere costantemente connessi al Wide World Web.

giovedì 12 giugno 2014

Pasti in famiglia e passeggiate contro l'ansia da maturità

(Adnkronos Salute) - "Contro l'ansia e l'insonnia tipica dell'ultimo periodo prima degli esami di maturità pasti in famiglia e passeggiate rilassanti". A suggerirlo è Paola Vinciguerra, psicoterapeuta e presidente dell'Eurodap (Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico). "Durante la preparazione degli esami di maturità i ragazzi sono sotto pressione e cominciano ad assumere abitudini scorrette. Prima tra tutte, quella di saltare i pasti perché si ha lo stomaco chiuso o si mangiano velocemente merendine e cibi in scatola perché non si ha altro tempo fuorché studiare. Niente di più sbagliato", afferma la Vinciguerra.
Per avere una buona resa agli esami è necessario conoscere l'importanza di una sana alimentazione, cosa che può agevolare il compito faticoso dello studente. Sarà necessario non saltare i pasti, ad iniziare dalla colazione. Un'alimentazione disordinata non porterà certamente ad una buona concentrazione nell'arco della mattinata. "Vi è una stretta correlazione tra cervello e glucosio. Il nostro organismo ha scarse riserve di glucosio pertanto, soprattutto al mattino, per avviare il metabolismo cerebrale ne abbiamo bisogno. Quindi la colazione con latte, zucchero, prodotti da forno, marmellata, frutta è l'ideale per iniziare bene la giornata. Così facendo, il cervello ricava energia per le funzioni vitali dal metabolismo del glucosio. Attenzione però a non confondere il glucosio utile per il cervello con alimenti molto energetici ricchi di colesterolo e grassi di origine animale, come burro, panna, formaggi, carni grasse, salumi ed altro; questi diminuiscono l’efficienza delle cellule nervose, peggiorando la capacità di apprendimento e mnemoniche".
Fare pasti leggeri e mangiare cinque volte al giorno potrà aiutare a non appesantire la digestione e allo stesso tempo avere i nutrienti necessari per una buona concentrazione. L'esperta consiglia di "prediligere i legumi che sono privi di grassi e ricchi di carboidrati buoni, la verdura, la frutta, e bere molta acqua. Andando verso la stagione calda è fondamentale tenere l'organismo ben idratato, quindi è indicato bere poco ma spesso", spiega Vinciguerra.
"Importantissimo - prosegue - è evitare di mangiare mentre si studia: bisogna prendersi il tempo di gustare il proprio pasto ponendo l'attenzione sul gusto di ciò che si ingerisce; questo servirà non solo a evitare di ingurgitare in maniera inconsapevole, ma sarà utile anche per 'staccare' un po'". I ragazzi, dice Vinciguerra, dovrebbero cercare di fare i pasti principali in famiglia. "Un buon pranzetto cucinato dalla mamma e gustato con i genitori, accompagnato da rassicurazioni e coccole, sarà il modo migliore per vincere l’ansia".

"Sono da eliminare gli energy drink utilizzati per rimanere svegli a lungo e permettere di recuperare ore di studio rubandole al sonno. Sarete in grado di acquisire nuove informazioni o di mantenere l'attenzione sino a che non sarete naturalmente stanchi - dice ai ragazzi - utilizzare bevande che vi rendono svegli non vuol dire rimanere attenti e concentrati su ciò che si studia. Inoltre, il sonno Rem ha il compito di fissare in memoria le informazioni apprese durante il giorno. In studi sperimentali uomini sottoposti a sessioni intensive di apprendimento presentavano un aumento significativo del sonno Rem, espressione del processo di fissazione dei dati appresi nella memoria a lungo termine. Quindi bisogna dormire", sostiene la psicoterapeuta. 
"I ragazzi non devono smettere di prendersi cura di sé, non solo prestando attenzione all'alimentazione ma anche, quando si è molto stressati, ricaricando le batterie facendo dell'esercizio fisico: una passeggiata in bici, una corsa al parco o allenarsi al rilassamento con tecniche di meditazione o tramite il training autogeno; sono buoni alleati per sostenere al meglio lo studente nel periodo critico della preparazione agli esami", conclude Vinciguerra.
Adnkronos