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mercoledì 2 settembre 2020

Insonnia ed emozioni: se non dormi bene il tuo umore ne soffre




Insonnia ed emozioni hanno un legame molto stretto. Infatti, è probabile che in più di un’occasione ti sia svegliato scontroso, irritabile o svogliato dopo una notte in cui hai dormito male e non ti sei riposato.

In media, passiamo 25 anni della nostra vita dormendo. È molto tempo. Ciò indica l’enorme importanza del sonno, sia a livello fisiologico che psicologico. Dormire meno di 6 ore al giorno può avere effetti dannosi a breve e lungo termine, sia per la nostra salute che per il nostro equilibrio emotivo.

La mancanza di sonno riduce le emozioni positive

Dormire poco e male influenza il nostro stato emotivo. Lo hanno dimostrato i ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’Università Norvegese di Scienza e Tecnologia, che hanno analizzato i modelli di sonno di 59 persone e le loro reazioni il giorno successivo.

Queste persone hanno prima dormito normalmente nelle loro case per sottoporsi a una serie di test la mattina seguente. Quindi, per tre giorni, sono dovuti andare a letto due ore dopo e alzarsi un’ora prima del solito. Al mattino hanno eseguito test di precisione e reattività, nonché test per valutare le emozioni positive e negative che stavano vivendo.

I ricercatori hanno scoperto che quando non dormiamo il tempo necessario, rispondiamo molto più rapidamente agli stimoli, ma siamo meno attenti e facciamo molti più errori. In pratica, reagiamo più rapidamente per compensare la mancanza di concentrazione. Di conseguenza, commettiamo più errori.

Anche il nostro stato emotivo ne soffre. “I sentimenti positivi sono peggiorati dopo una sola notte di sonno ridotto e sono diminuiti ancor di più dopo tre notti”, scrivono gli psicologi. Pertanto, concludono che la mancanza di sonno può trasformarsi in un problema emotivo che peggiora rapidamente.

Dopo una brutta notte di sonno perdiamo la neutralità

Non dormire a sufficienza non influenza solo il nostro umore, ma anche il modo in cui il nostro cervello elabora gli stimoli che affrontiamo durante il giorno, secondo un altro studio condotto all’Università di Tel Aviv.

In questo caso, i partecipanti hanno affrontato una serie di test dopo aver dormito normalmente e dopo una notte insonne mentre i ricercatori misuravano la loro attività cerebrale. Uno dei test consisteva nel chiedere alle persone di indicare la direzione verso cui si muoveva un punto giallo su delle immagini diverse che avevano una valenza emotiva positiva, negativa o neutra.

È interessante notare che coloro che avevano dormito bene erano in grado di identificare la direzione del punto sulle immagini neutre più velocemente e con maggiore precisione. Al contrario, quelli che non avevano dormito bene avevano delle difficoltà a identificare il punto su tutte le immagini, il che significa che stavano reagendo anche a quelle neutre.

Aver passato una notte insonne distraeva le persone, attivandone l’amigdala, il centro di controllo emotivo nel cervello che rileva i segnali più rilevanti nell’ambiente, quindi assumevano gli stimoli neutri come minacciosi.

“Questi risultati rivelano che, senza dormire, viene alterato il semplice riconoscimento di ciò che è emotivo e di ciò che è un evento neutro. Possiamo sperimentare stimoli emotivi simili da tutti gli eventi in corso, anche quelli neutrali, e perdere la nostra capacità di processare le informazioni più o meno importanti. Ciò può portare a un’elaborazione cognitiva distorta e a uno scarso giudizio, nonché all’ansia”,concludono i ricercatori. Ciò spiegherebbe la nostra irritabilità quando abbiamo dormito male.

Il cervello insonne

Apparentemente, quando non riposiamo abbastanza, viene influenzato il controllo cognitivo delle emozioni, che è essenziale per rispondere in modo adattivo all’ambiente. In pratica, le aree della corteccia prefrontale, che sarebbero le incaricate di regolare l’attivazione emotiva che si produce nel sistema limbico, smettono di esercitare diligentemente la loro funzione di controllo, quindi si produce una iperreattività emotiva. Ciò spiegherebbe la profonda connessione tra l’insonnia e le emozioni.

Un altro studio condotto presso il Laboratory of Social, Cognitive and Affective Neurosciencedell’Università dell’Arizona potrebbe offrire la risposta a quella “disconnessione” – o almeno in parte. Questi neuroscienziati hanno visto che dopo una notte insonne le persone con un umore più positivo erano quelle che avevano la sostanza bianca più compatta.

La sostanza bianca è costituita da fibre lunghe e isolate che collegano le cellule cerebrali alla materia grigia. La sostanza bianca, sarebbe quindi ciò che consente al nostro cervello di funzionare in modo efficiente e rapido, facilitando la velocità e la connettività tra i neuroni.

Quando questa connessione fallisce o diventa più lenta, le connessioni tra le diverse aree del cervello vengono compromesse, in modo che non possiamo esercitare l’autocontrollo nel modo più efficace e il cervello emotivo è libero di fare ciò che vuole.

Le donne soffrono di più degli effetti collaterali della mancanza di sonno

È interessante notare che il legame tra insonnia ed emozioni è più intenso nelle donne. Uno studio condotto presso il Sleep Research Center della South Australia University ha rivelato che dopo 36 ore senza dormire stiamo sperimentando un impatto graduale sul nostro umore.

La mancanza di sonno genera depressione, rabbia, confusione e ansia, accompagnate da minore energia e stanchezza. Tuttavia, le donne erano più vulnerabili a quei cambiamenti, mostravano un umore più depresso e maggiore ansia dopo la privazione del sonno.

Certo, dormire è un processo altamente individuale. Ci sono persone che hanno bisogno di otto ore di sonno ogni notte e altre meno. La cosa più importante è che ognuno trovi il proprio equilibrio. Di quante ore di sonno hai bisogno lo puoi capire dal tuo umore il giorno successivo. Se sei di buon umore e attento quando ti alzi, significa che le tue abitudini di sonno sono benefiche. In caso contrario, dovresti ripensare la tua routine, per motivi di salute fisica ed equilibrio emotivo.


venerdì 12 giugno 2020

Perché abbiamo gli incubi?




Gli incubi rendono le nostre notti agitate, interrompendo il sonno e, impedendoci di riposare, ci fanno sentire nervosi anche al risveglio, magari lasciandoci addosso per tutta la giornata uno strano senso di malessere.

Eppure, solo di recente sono diventati oggetto di ricerche sistematiche, soprattutto in relazione al Disturbo da Stress Post-Traumatico. Tuttavia, non tutte le persone che hanno vissuto un trauma fanno brutti sogni; i ricercatori della Oxford University hanno quindi voluto capire quali sono i fattori alla base degli incubi.

Gli 846 partecipanti del Regno Unito hanno compilato un test online sulla frequenza e sul numero di incubi sperimentati, su quanto intensi fossero in termini di preoccupazione, angoscia e stress conseguenti, e su aspetti che potevano esservi connessi: la tendenza a preoccuparsi, l’aver subìto traumi recenti o l’aver vissuto eventi stressanti, il numero di ore di sonno, il livello di attività fisica svolta, il consumo di alcol, ma anche l’eventuale sperimentazione di fenomeni di depersonalizzazione, di esperienze allucinatorie, di paranoia o, appunto, di sintomi di Disturbo da Stress Post-Traumatico.

Dai risultati è emerso che lafrequenza maggiore di incubi e anche la loro severità sono associate a livelli elevati di preoccupazione per il futuro, depersonalizzazione, esperienze allucinatorie e paranoia. Non stupisce che chi si preoccupa di più faccia più spesso brutti sogni, proprio per la tendenza a continuare a pensare alle cose che lo tormentano anche prima di dormire. Invece, alcol e attività fisica non hanno mostrato associazioni con la frequenza degli incubi. Semmai, è emersa una relazione inaspettata con la durata del sonno: chi dorme più di 9 ore per notte ha un numero maggiore di incubi, e anche di quelli più severi. Secondo i ricercatori, questo può essere dovuto proprio all’allungamento delle fasi di sonno REM: dormire più di 9 ore potrebbe aumentarne la durata, accrescendo di conseguenza la probabilità di fare brutti sogni.

La fase REM, infatti, è quella in cui si sogna e, essendo caratterizzata da rapido movimento oculare, respiro irregolare e pressione aumentata, può fornire la base fisiologica all’incubo. Svegliarsi da un incubo, poi, aumenta le probabilità di averne altri nelle notti successive, creando un circolo vizioso: chi fa brutti sogni tende ad avere frequenti interruzioni del sonno, lasciando un senso di stanchezza al risveglio, che indurrà quindi a dormire più a lungo per cercare di recuperare, aumentando perciò le ore di sonno e la probabilità di fare altri incubi. Inoltre, gli incubi incrementano lo stato di nervosismo e di apprensione al risveglio, alimentando la preoccupazione e quindi, anche in questo caso, la possibilità di fare brutti sogni. Come dire che dormire meno di 9 ore potrebbe liberarci dagli incubi, ma soprattutto sarebbe utile evitare di portare a letto le preoccupazioni avute durante il giorno. 


Dal Sito: psicologiacontemporanea.it

domenica 26 gennaio 2020

Perché non riesco a dormire una notte filata?





I disturbi del sonno sono un problema a cui fare attenzione perché rischiano di compromettere la qualità della vita. Alcune persone non riescono a dormire una notte filata, e soffrono dei cosiddetti risvegli notturni.

Tra i disturbi del sonno che possono colpire una persona esistono i risvegli notturni, quel fastidioso fenomeno che non permette di fare un sonno continuato e riposante che risulta invece interrotto. Può capitare in nottate di particolare stress o altri problemi legati al corpo e alla mente, ma c’è chi ne soffre anche per periodi lunghi.

Per risolvere il disturbo, che porta conseguenze anche importanti per la qualità della vita e la salute, è importante comprendere la causa scatenante. Vediamo insieme cosa sono i risvegli notturni, da cosa sono causati, i rimedi e quando si manifestano nei bambini.

 Risvegli notturni negli adulti: le possibili cause
L’insonnia è un disturbo del sonno importante, che riguarda più persone di quante possiamo immaginare. Mantenere una buona qualità del sonno non è facile, necessita di buone condizioni di salute, della stanza, del letto e anche mentali. L’insonnia di manutenzione del sonno (IMS) più nota con il nome di risvegli notturni, è il reclamo più diffuso.

Si tratta di svegliarsi nel cuore della notte, a orari che dipendono dall’ora in cui si va a dormire, e faticare molto a riaddormentarsi. Le cause possono essere di diversa natura, ma è fondamentale scoprire il motivo per cui il sonno viene interrotto tutte le notti, per poter trovare il rimedio adatto. Vediamo le cause principali dei risvegli notturni.

Disturbi nascosti
Una delle cause di insonnia, più specificatamente di risvegli notturni, è un problema già esistente che si manifesta con difficoltà del sonno. Lo stress ad esempio è uno dei motivi più frequenti, specialmente di chi lamenta questo disturbo solo in alcuni periodi della vita. In questo caso il fenomeno è transitorio, e basta eliminare o gestire meglio la fonte di stress per tornare a dormire serenamente.

Altri problemi possono essere un’indigestione, disturbi di tipo psichiatrico come ansia e disturbo bipolare, oppure farmaci e condizioni di salute che spingono ad andare spesso al bagno, come la prostata ingrossata o medicinali diuretici. In questi casi il bisogno di urinare causa i continui risvegli.

Condizioni esterne
Il problema può anche venire dall’esterno, in particolare dalle condizioni e dall’igiene della stanza e dall’ambiente in cui si dorme. La temperatura deve essere costante durante la notte. Spesso infatti ci si sveglia in continuazione per via del troppo caldo, ma anche, più raramente, del freddo. Inoltre disturbi visivi come luci intermittenti che filtrano dalle finestre o spie luminose di dispositivi possono causare difficoltà a dormire, così come disturbi sonori.

I rumori provenienti dalla strada o dalla casa, così come il russare del compagno ad esempio. Il materasso e il cuscino svolgono poi un importante ruolo nella qualità del sonno: dolori alla schiena o al collo e posizioni scomode sono causa di risvegli notturni e impossibilità a ritrovare il sonno.

Disturbi del sonno
Esistono inoltre insonnie legate ad altri disturbi che colpiscono la persona mentre dorme. Fanno parte di questi l’apnea notturna, che causa sonno interrotto e disturbato, narcolessia, il disordine di movimento periodico dell’arto (PLMD). Quest’ultimo è un disturbo che consiste nel movimento continuo involontario dei muscoli scheletrici mentre si dorme, che causa appunto interruzione e addirittura talvolta privazione del sonno.

Rimedi per risvegli notturni negli adulti

Le conseguenze di notti insonni causano problemi nella quotidianità. Di giorno infatti si manifestano sonnolenza, irritabilità, difficoltà nella concentrazione, problemi dell’umore. A lungo termine possono causare disturbi psichici, anche depressione, ed è importante cercare di risolvere il problema dei risvegli notturni il prima possibile. Per gli adulti esistono dei rimedi che si possono attuare migliorando le condizioni del sonno.

Creare l’ambiente adatto: evitare temperature eccessivamente calde o fredde, eliminare luci disturbanti con imposte e tende adatte, o con l’uso della mascherina. E ancora coprire i rumori con i tappi per le orecchie o usare i generatori di rumore bianco, oltre a procurarsi il cuscino adatto.
Evitare cene pesanti prima di dormire per contrastare l’insorgenza di disturbi gastro-intestinali e indigestioni che possono svegliare. Allo stesso modo bisogna evitare sostanze energetiche come caffeina e teina.
Non fare sonnellini durante il giorno, anche se sembra l’unico modo per sopravvivere alla giornata. Le pennichelle alterano il ritmo di veglia/sonno, peggiorando il problema dell’insonnia.
Effettuare la restrizione del sonno per renderlo più efficace: significa andare a letto solo per le ore in cui si dorme. Se bastano 6-7 ore di sonno a notte, è inutile stare a letto di più perché si rischia di risvegliarsi e non dormire più.
Durante i risvegli notturni è bene non rimanere a letto aspettando di riaddormentarsi, ma alzarsi e fare attività rilassanti come leggere, fare le parole crociate, cucire, disegnare.
In questo caso è importante evitare gli apparecchi elettronici poiché la luce dello schermo altera il sonno.
Prima di dormire si può provare a fare un bagno caldo o bere una tisana, meglio se camomilla, per regolare la temperatura e il relax del corpo.
In caso di disturbi dell’umore o psichiatrici è consigliato ricorrere a una terapia cognitivo-comportamentale con gli esperti.
Per comprendere la causa effettiva, si possono effettuare esami per la diagnosi e la terapia del sonno in centri medici specializzati.
Provare ad assumere erbe naturali che aiutano il sonno oppure la melatonina, ma solo sotto consiglio del proprio medico.
Risvegli notturni nei neonati e nei bambini
Il sonno dei neonati e dei bambini è diverso da quello degli adulti, e occupa infatti diverse ore della giornata. Tuttavia i risvegli notturni sono molto diffusi nei bambini fino ai 3 anni di vita: infatti i neonati tendono a dormire anche 15-18 ore al giorno, ma risvegliandosi ogni 3-4 ore. Inoltre si calcola che nei neonati circa il 20% soffra di disturbi del sonno, percentuale che diminuisce con il passare degli anni.

Per quanto riguarda i neonati, i risvegli notturni sono quasi sempre legati a un bisogno fisico o a un fastidio, un disagio. Risultano infatti normali, tanto che è risaputo che i genitori nei primi mesi di vita devono fare i conti con il piccolo che li sveglia ad ogni ora. Già da prima di un anno comunque il sonno tende a regolarizzarsi e i risvegli notturni rappresentano sintomo di qualcosa.

Potrebbe essere l’ansia da separazione e di dormire da soli nella propria cameretta. Ma anche cause come l’arrivo di un fratellino o sorellina, lo spuntare dei dentini, la ripresa lavorativa della mamma, tensioni in casa o cambiamenti di routine, oppure cambi drastici come l’inizio dell’asilo o un trasferimento. Per risolvere il problema dei risvegli notturni dei bambini è importante creare una routine prima della nanna, come bere qualcosa di caldo o leggere un libro.

Inoltre, buone cose da fare sono: mettere il bambino a letto anche prima che sia esausto, quando diventa irritabile e fa più fatica ad addormentarsi; farlo addormentare nel posto in cui passerà la notte in modo da non doverlo svegliare per spostarlo; passare del tempo con lui durante il giorno, giocare insieme e osservarlo. In questo modo lui sente di avere vicino i genitori e si sente meglio, e inoltre si può comprendere quale sia l’eventuale problema di fondo.

mercoledì 8 gennaio 2020

L’Insonnia


Il sonno rappresenta una fase fondamentale per la vita, una fase di rigenerazione di energie, di riorganizzazione della vita emozionale, di recupero e ricostituzione dell’intera persona. Mancanza continua di sonno può portare a un caos pericoloso nella organizzazione e regolazione dell’organismo, sino ad un ammalarsi grave. Se il sonno manca, gli effetti negativi non sono solo a carico delle energie dell’organismo – come abbiamo qui sopra accennato – ma si manifestano anche a livello psicologico ed emotivo, a un livello degli umori di fondo. Si avvertiranno (in una progressione crescente man mano disturbo del sonno continua) diffuso senso di scontentezza, fastidio, irritabilità, tristezza.

Ci sono differenti modalità di alterazioni del funzionamento del sonno. Il sonno può essere disturbato già nel suo instaurarsi, nell’addormentamento: è ben nota a tutti la difficoltà di staccare l’interruttore. Gli eventi della giornata molto spesso permangono, così come possono permanere pensieri e preoccupazioni che girano a volte vorticosamente senza placarsi. E dunque il livello di attivazione e attenzione non riescono a diminuire. Ci si sente come se si dovesse ancora fare qualcosa, come se la giornata non si dovesse ancora chiudere. Questo tipo di disturbo è peggiorato dalle cene tardive, da discussioni troppo accese fatte all’ultima ora, da liti e arrabbiature, da televisione prolungata: soprattutto quella che attiva emozioni negative e attenzione spasmodica, e oggi sempre di più dall’utilizzo, in tarda serata, di tablet e cellulari.

Oggi si conoscono approfonditamente gli effetti negativi che input di immagini (soprattutto se immagini molto movimentate, molto rumorose, violente) hanno sul sistema nervoso centrale. L’altro tipo di disturbo del sonno è rappresentato dai risvegli precoci. In in questo caso, al risveglio si innescano pensieri, rimuginii, preoccupazioni e il riaddormentamento diventa allora molto difficile. Il risveglio è collegato ai tempi biologici del nostro organismo  durante la notte: ci sono casi di sonno profondo, in cui il soggetto non bisogna e non si muove, e ci sono fasi REM, nelle quali ritornano movimenti e immagini legati ai sogni.

Delle persone hanno un livello fisiologico alterato (respirazione, tono muscolare, posture, sistema neurovegetativo tutti(gli risvegli saranno presenti anche quando non dovrebbero esserci, nei momenti di sonno
 più leggero. Inoltre, esiste anche un risveglio dovuto a un funzionamento non corretto dell’alternanza, durante la notte, vagotonia-simpaticotonia del sistema neurovegetativo; dalla fase notturna di vagotonia (allentamento, lasciarsi andare completamente, abbandonarsi), si passa lentamente verso le 4-5 del mattino alla simpaticotonia che prepara l’organismo a ritornare all’attività diurna, questo prepararsi non dovrebbe essere uno svegliarsi pieno per cui il sonno può continuare ancora, e continuare a restaurare energie e potenzialità della persona. Ma la presenza nel soggetto di una esagerata e quasi cronica simpaticotonia, questo passaggio risulta troppo brusco, produce attenzione, controllo, vigilanza, e porta ad un risveglio precoce definitivo, senza possibilità di di addormentamento. E infatti a volte ci si risveglia col batticuore, o con un senso di paura, o ancora in una condizione di sudore. 

Ciò che va recuperato in tutti i disturbi del sonno è una buona capacità di respiro realmente diaframmatico (di pancia), poiché solo questo tipo di respiro permette un vero allentamento. Anche gli sbadigli profondi (respiri diaframmatici non volontari) aiutano a indurre il sonno. Oggi, nei nostri Centri, disponiamo di tecniche e metodologie molto avanzate indirizzate proprio al ripristino del meccanismo veglia-sonno, capaci di agire sui centri di regolazione più interni e profondi.

Alcuni consigli. Buona norma la sera è preparasi con calma al dormire, avere tempi e ritmi il più possibili regolari, portare l’attenzione a sé, prepararsi una tisana calda, evitare una esposizione alla TV fino a tardi, discussioni e litigi e tutte le attività che producono “eccitazioni”, o peggio ansia. Qualcuno si ricorderà che da bambini, da ragazzini, ci si faceva fare compagnia, prima di addormentarsi, da pensieri piacevoli, ricordi di momenti belli, immagini di qualcosa che desideravamo o amavamo. Anche questo aiuta a scivolare dolcemente nel sonno.

venerdì 26 luglio 2019

Soffri di ansia notturna?


Se al calar della notte i nostri pensieri ci impediscono di rilassarci e di conciliare il sonno, vuol dire che l’ansia ha guadagnato terreno, e un terreno molto importante, nella nostra vita. L’ansia notturna è causata da elevati livelli di stress generati durante la giornata, a causa del lavoro, della famiglia, della somma delle tensioni in entrambi gli ambiti o persino senza motivo apparente. Questa forma d’ansia vede affiorare la preoccupazione e il nervosismo quando arriva il momento di riposare.

L’ansia notturna è una delle manifestazioni più frequenti quando si soffre di qualche disturbo del sonno. La paura si impadronisce della persona che ne soffre, che si risveglia di continuo, le è dunque difficile raggiungere le fasi profonde del sonno.

Le persone che soffrono di nervosismo notturno di solito sono distratte e hanno difficoltà a concentrarsi durante la giornata. Questo si deve al fatto che gli attacchi notturni d’ansia impediscono il riposo e ciò influisce negativamente sulla routine giornaliera dell’individuo in questione.

Per quanto riguarda il sonno, è meglio la qualità che la quantità. Se ci concentriamo sul pensiero di non riuscire a dormire, invece di provare a rilassarci e pensare che poco a poco ci addormenteremo, sarà molto complicato prendere sonno. Bisogna, dunque, aspettarlo comprendendo che lo si raggiungerà come processo naturale qual è, senza ossessionarci pensando che non si presenterà all’appuntamento.

Risulta paradossale il fatto che il sonno, essendo necessario per la sopravvivenza e il corretto funzionamento psicologico, presenti un ventaglio così ampio di disturbi e disfunzioni che in molti casi richiedono un complesso intervento.

Per vincere l’ansia notturna, possiamo provare ad individuarne le cause durante la giornata e acquisire le abilità sufficienti per privarla di influenza. Una volta vinte le paure e le preoccupazioni, l’ansia e i suoi sintomi scompariranno.

Cause dell’ansia notturna

L’ansia non conosce orari, di conseguenza possiamo soffrirne anche la notte, quando si suppone dovremmo essere rilassati. In questo senso, l’ansia è un’emozione che non dobbiamo sottovalutare, poiché la sua energia, mal canalizzata, si può accumulare e causarci numerosi problemi.

I disturbi d’ansia si manifestano in modi talmente diversi da rendere difficile una classificazione sistematica degli stessi e identificarne le cause. Alcune persone provano una forte agitazione, mentre altre restano paralizzate. Allo stesso modo, alcune persone notano maggiore ansia al mattino, mentre altre vengono colte dal panico quando vanno a dormire.

Le preoccupazioni ci producono ansia, e sono esse che, in ultima istanza, ci rubano le ore di sonno. Sono la principale causa dell’ansia notturna. Preoccuparci del futuro e fasciarsi il capo prima di rompercelo ci rendono più vulnerabili allo stress e all’insonnia. Non riuscire facilmente a staccare la spina quando andiamo a letto, l’eccesso di lavoro durante la giornata e i problemi emozionali sono le principali cause di preoccupazione e, dunque, di ansia notturna.

Tuttavia, vi è una differenza fondamentale: la sera la maggior parte dei problemi che ci preoccupano non possono essere risolti. Rimuginare su di essi, dunque, aumenta solo la nostra preoccupazione e ci attiva, uno stato opposto a quello che attira il sonno.

D’altro canto, livelli elevati di ansia accumulata e provata durante la giornata non permettono di dormire placidamente. Risulta difficile conciliare il sonno come conseguenza della fatica costante, del basso rendimento giornaliero e del malessere causato da tale condizione.

L’ansia, quando ci supera, prende il controllo e quando prende il controllo, di solito ci induce ad adottare condotte che la eliminano per qualche minuto, per poi “resuscitare” con più forza. Una di queste condotte paralizzanti e che consentono all’ansia di tornare più forte è quella di “assalire” il frigorifero di notte.

I sintomi dell’ansia notturna, inoltre, comunemente vengono preceduti da anteriori episodi d’ansia (ansia diurna). Questi episodi di solito sono accompagnati da tachicardia, sensazione di angoscia, sensazione di oppressione e di risveglio traumatico.

Come affrontare l’insonnia da ansia? 

Nella maggior parte dei casi le persone che soffrono di questa alterazione cercano sostanze o farmaci che consenta loro di essere più tranquille e, così, dormire meglio. Tuttavia, poche volte siamo consapevoli del fatto che molti dei casi di ansia notturna possono essere reindirizzati tramite alcune strategie, e l’assunzione di farmaci o piante medicinali non sempre è la soluzione migliore.

L’ansia è altamente legata a quello che facciamo, pensiamo e proviamo; dunque, in funzione di come gestiamo questi tre aspetti nei momenti previ al sonno, saremo più tranquilli o più nervosi. Il trattamento per l’ansia notturna può essere diviso in due grandi blocchi:

Prima di tutto, deve prodursi un cambiamento nelle abitudini che precedono la messa a letto. Una volta fatto ciò, dobbiamo imparare a gestire le preoccupazioni giornaliere e confinarle ad uno spazio lontano dalla notte. Analizzare i propri problemi durante le prime ore del mattino dà una prospettiva più conforme e si ha a disposizione più tempo per risolverli.

Una buona strategia per ottenere un piacevole riposo è fare sport prima di andare a dormire, poiché la mente ci terrà svegli, ma il corpo sarà stanco. Questo ci aiuterà a conciliare più facilmente il sonno. È altrettanto importante evitare alcol e bevande contenenti caffeina nelle ore che precedono il riposo.

Se ci svegliamo di notte, dobbiamo provare a tenere chiusi gli occhi e pensare alla rilassante e piacevole sensazione provocata dal sonno. L’ideale contro l’insonnia è smettere di preoccuparsi dei problemi che non possiamo risolvere a letto. Abbandoniamo le preoccupazioni, liberiamoci e il sonno giungerà.

A seguire elenchiamo 7 strategie per affrontare l’ansia notturna: 

Mantenere orari costanti. L’insonnia e l’ansia notturna possono presentarsi anche perché non si segue un orario definito. Dormire ogni giorno alla stessa ora, con una differenza di circo 30 minuti, regola i nostri ritmi circadiani permettendo che si produca un sonno naturale e di qualità.

Evitare di cenare in eccesso. Bisogna prestare particolare attenzione alla cena, poiché i cibi pesanti possono rendere difficile conciliare il sonno.

Creare un ambiente gradevole. Dobbiamo prenderci cura dello spazio in cui dormiamo: l’assenza di un cuscino comodo e una temperatura corretta può provocare una cattiva qualità del sonno e può farci svegliare nel cuore della notte per poi non dormire più bene.

Usare il letto solo per dormire. Gli esperti affermano che per dormire meglio, la stanza da letto deve essere usata solo per riposare o avere rapporti sessuali, dunque non bisogna tenere il computer in questo spazio domestico. Allo stesso modo, avere la televisione vicino può essere controproducente, soprattutto se ci mettiamo a letto tenendola accesa. 

Praticare tecniche di rilassamento. Gli esercizi di rilassamento hanno un effetto positivo contro l’ansia, lo stress e l’insonnia.

Fare respiri profondi. Questo esercizio ci permetterà di concentrarci sulla nostra stessa respirazione evitando, così, che si presentino pensieri che possano farci innervosire impedendoci di dormire. Esercizio di respirazione profonda: 

-Respirare profondamente tramite il diaframma, dirigendo l’attenzione al movimento e all’aria che entra ed esce dallo stomaco.

-Espirare lentamente dalla bocca e ad ogni inspirazione ripetere mentalmente una parola o una frase come “sono tranquillo” o “ho molto sonno”. Al contempo, immaginare un paesaggio o un’immagine mentale che trasmetta calma e serenità.

-Non cercare di attrarre il sonno con pensieri che alludano direttamente ad esso. Cercare il rilassamento, non il sonno. Rilassandoci, verremo invasi dal sonno.

Proibire l’ingresso di pensieri negativi prima di andare a dormire. Provate a non farlo in modo diretto, bensì attraendo pensieri che vi rilassino e che in nessun caso vi generino preoccupazione.

L’insonnia non è una buona compagna. Le persone con insonnia soffrono, e molto. Un buon riposo rappresenta uno degli strumenti migliori per non accumulare errori durante la giornata e, dunque, problemi e preoccupazioni che assalgono di notte. Parliamo, dunque, di un circolo vizioso in senso positivo e negativo ed è la nostra mano a scegliere il senso in cui direzionarlo.

martedì 16 luglio 2019

Buon caldo a tutti! A proposito di stress, ansia, insonnia, e di estate


In estate si va in vacanza e lo stress si lascia alle spalle. In realtà non è sempre così. Sappiamo che lo stress è un adattamento che l’organismo mette in atto per contrastare sollecitazioni negative incamerate nel proprio organismo e causate da stimoli fisici e mentali. Ed è così che aumenta il battito cardiaco, la pressione del sangue e si entra in uno stato di agitazione-eccitazione che non aiuta ad affrontare le normali prestazioni psicofisiche della giornata, compresa l’attività sessuale.

Il corpo, quando si è dentro lo stress,inizia a combattere la stanchezza psicofisica, producendo ormoni e stimolando varie ghiandole fra le quali i surreni. Lo stress però non è solo negativo; esiste lo stress positivo. Quest’ultimo, infatti, ci aiuta a vivere meglio e ci fa reagire di fronte ad eventi che potrebbero essere controproducenti alla nostra stessa salute o alla nostra incolumità fisica, come per esempio fuggire di fronte al pericolo ed, inoltre, lo stress positivo ci fa godere di gratificazioni attese e desiderate. Lo stress negativo, invece, provoca scompensi emotivi che risultano davvero dannosi per la nostra salute. Da qui l’ansia, l’insonnia, le palpitazioni, la stanchezza, i problemi sessuali: impotenza, eiaculazione precoce, vaginismo. E ancora: gastrite, cefalea, anoressia, bulimia, colite, distrazioni o pensieri continui al lavoro anche quando si è in vacanza.

Secondo  i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, i malati di ansia nel mondo sono stimati tra i 350 e i 400 milioni. E i numeri sono in aumento: ad oggi più di 2 miliardi di persone hanno avuto questo disturbo. E’ giusto ricordare che esiste l’ansia fisiologica, diversa dall’ansia patologica. Ben venga infatti “l’ansia buona”. Come potremmo vivere se non ci fosse l’ansia buona? L’attesa di una buona notizia, o l’incontro con la persona che desideriamo vedere e di cui siamo innamorati, un incarico lavorativo tanto atteso, una promozione al lavoro. Questi sono stati emozionali indispensabili da vivere perchè si ricollegano al nostro sentire, ai nostri sentimenti più profondi,  ai nostri desideri, a ciò che ci rende felici ed appagati nella nostra normale quotidianità. Purtroppo l’ansia patologica è altra cosa e si associa ad un vero malessere generale alle volte dannoso e preoccupante sia per il nostro fisico che per la nostra mente. Può associarsi infatti alla depressione e farci scivolare dentro un vortice di disfacimento interioristico difficile da superare se non, poi, attraverso l’aiuto degli psicofarmaci. Fra i sintomi “brutti”: gli attacchi  acuti di panico. Quindi attenzione ai sintomi.

Non è sempre il caldo la causa della stanchezza fisica e della mancanza di energia, alle volte può coesistere un vero e proprio stato di stress. Ognuno ha comunque atteggiamenti differenti nei confronti dello stress che si è complicato negativamente, ed anche la risposta ai farmaci è diversa da individuo ad individuo. Del resto, quando subentra la depressione, questa va individuata, cioè se è primaria, la cui causa non si conosce, o se è secondaria, quando dipende da fatti specifici. L’insonnia è un segnale importante. Il disturbo del sonno è il sintomo più frequente nei soggetti ansiosi e depressi. L’uso degli ipnotici che ha in parte risolto il “disturbo insonnia” negli anziani, è però causa, e spesso, di cadute mattutine con conseguente frattura del femore o del bacino. Nelle donne in menopausa fra i 50 e i 55 anni, l’insonnia è frequente sia per la carenza ormonale che per le sudorazioni profuse notturne.

Da qui il classico “gatto che si morde la coda”:… più stanchi, più nervosi, più insoddisfatti e arriva lo stress e l’insonnia o lo stress c’era ed ha portato l’insonnia? Non è facile inquadrare chi o cosa sia arrivato prima o se sono assolutamente interdipendenti e conseguenziali l’uno all’altro, ma di fatto si deve ricorrere  spesso ai farmaci o a prodotti naturali con azione sedativa e rilassante. Ricordiamo: valeriana, biancospino, passiflora e iperico che agiscono sul siestema nervoso centrale. Questi prodotti naturali possono curare l’ansia. La passiflora ha un’azione molto simile alla benzodiazepine, i farmaci più usati nel mondo come ansiolitici. L’iperico invece, ha un’azione sedativa grazie al fatto che induce una secrezione notturna, a livello del sistema nervoso centrale, di melatonina, che regola il  ritmo sonno- veglia.

Quindi alle volte essere ansiosi non è soltanto volersi complicare la vita,l’ansia purtroppo arriva e magari tu non la vuoi proprio! Dovremmo lasciare lontano i problemi superabili, i conflitti ingigantiti, perché star bene psicologicamente vuol dire camminare sotto-braccio insieme alla salute, ed ecco a questo punto l’ unico, vero  responsabile dell’insonnia: il caldo di questi mesi. E allora, buon caldo agli ansiosi di “ansia buona”  ed anche ai non ansiosi..


Dal sito: malgradotuttoweb.it

lunedì 6 maggio 2019

LA MATTINA NON VORRESTI MAI ALZARTI DAL LETTO? ECCO PERCHÉ!


Capita spesso al mattino di non voler abbandonare l'abbraccio del proprio letto. Se però questo desiderio è costante, può trattarsi di clinomania. Ecco di cosa si tratta (e come affrontarla)

E' un desiderio che tutti, prima o poi, abbiamo provato: quello di non abbandonare, al mattino, il confortevole abbraccio del letto, anche se la sveglia continua a richiamarci all'ordine. La voglia sarebbe quella direstare sdraiati e rilassati tutto il giorno, senza curarsi di obblighi lavorativi e impegni di ogni genere.

Vi riconoscete in questa descrizione? Be', sappiate che non siete soli: almeno il 70% delle persone prova, nella vita, una sensazione simile. Quando però questa situazione si fa frequente e si unisce all'ansia di alzarsi e affrontare la giornata quotidiana, si parla di clinomania o disania. Il termine clinomania deriva dal greco antico klínē (letto) e indica la patologia per cui si prova il desiderio incontrollabile di rimanere sdraiati a letto. Secondo il dott. Mark Salter del Royal College of Psychiatrists, che ne ha parlato in un articolo di BBC 3, è un sintomo di depressione. Psicologicamente, infatti, il lettoricorda il calore e il rifugio del grembo materno e fa sentire protetti dal mondo, dagli impegni da affrontare, dai rapporti sociali.

La clinomania colpisce le persone che sono già soggette a stati d'ansia e tendono alla depressione. Se dunque il desiderio di rimanere al letto al mattino è persistente e costante, bisogna capirne le cause e agire per risolvere il problema.

Tra i motivi che possono scatenare la clinomania c'è la depressione post partum. Altro motivo può essere la mancanza di autostima o la paura delle relazioni sociali.

Nei casi più acuti è consigliabile rivolgersi a uno psicologo. Se invece la clinomania non si accompagna a depressione, si possono mettere in atto semplici accorgimenti. Per esempio, basta dormire un numero di ore adeguato, tra le sei e le nove ore; concedersi, prima di andare a letto, dei momenti di relax, con un bagno caldo o una tisana; spegnere tutti gli apparecchi elettronici in camera e naturalmente computer e smartphone.

Dal Sito: radiomontecarlo.net

venerdì 29 marzo 2019

Con l’ora legale squilibri e insonnia per il 70% degli italiani, ecco i rimedi

Tra il 30 e il 31 marzo lancette in avanti di un'ora

Lancette in avanti di un’ora ed è subito rischio insonnia e umore nero. Nella notte tra il 30 e il 31 marzo, quando scatterà l’ora legale, il sonno mattutino sarà sacrificato per godere di più luce durante il giorno. E dovremo fare i conti con gli effetti psicofisici della transizione: stanchezza, sonnolenza, irritabilità, affaticamento, scarsa concentrazione, bassa produttività, possono essere solo alcuni dei malesseri dovuti al cambio dei nostri ritmi circadiani.

“L’ora legale acutizza problemi psicofisici preesistenti, in individui che hanno difficoltà ad addormentarsi e presentano ansia e depressione, ne influenza il peggioramento- spiega la psicoterapeuta Paola Vinciguerra, presidente di Eurodap, Associazione europea disturbi da attacchi di panico e direttore scientifico di Bioequilibrium- Il jet leg, anche se solo di un’ora, può comportare uno squilibrio dell’organismo, tanto che il nostro orologio biologico può aver bisogno anche di alcuni giorni per riassestarsi. La privazione di sonno comporta un aumento del rilascio di cortisoloche, oltre ad incidere a livello cardiovascolare, può comportare anche un cambiamento al livello umorale”.

Un sondaggio promosso dall’Eurodap,Associazione Europea per il Disturbo da Attacchi di Panico, a cui hanno partecipato 658 persone di ambo i sessi di età dai 18 ai 67 anni, ha indagato i vissuti più frequenti al cambio dell’ora degli intervistati. Dai dati emerge come il 70 % degli italiani abbia molto spesso, in questo periodo, problemi d’insonnia; il 76%, sostiene di sentirsi molto meno produttivo sul lavoro e di avere sbalzi di umore. Per quasi il 90% il cambio di orario incide negativamente sul proprio stato psicofisico già poco equilibrato.

“Un vantaggio dell’ora legale risiede nell’ora di sole in più di cui possiamo godere – spiega la psicologa Eleonora Iacobelli, vicepresidente Eurodap e responsabile trainer del centro Bioequilibrium – La luce aumenta i livelli di serotonina, un neurotrasmettitore sintetizzato nel cervello conosciuto anche col nome di ‘ormone del buonumore’, proprio perché ci rasserena e migliora il sonno, fondamentale per la nostra salute. La luce solare favorisce la produzione dellavitamina D, un fondamentale gruppo di pro-ormoni che ha numerosi benefici per il nostro organismo e durante la gravidanza. Infine abbiamo più tempo libero da trascorrere all’aria aperta”.

CONSIGLI UTILI

Ecco allora i consigli dello staff di Bioequilibrium per affrontare al meglio questo giorno di transizione e garantire una corretta igiene del sonno:

– Evitare, prima di coricarsi, di assumere sostanze potenzialmente eccitanti che potrebbero disturbare l’addormentamento o causare risvegli notturni;

– Assicurarsi che l’ambiente in cui si dorme sia adoperato essenzialmente al riposo, senza la presenza nella stanza, rumori disturbanti;

– Se ci si dedica la sera all’esercizio fisico, farlo almeno 3-4 ore prima di andare a dormire. Il repentino innalzamento e abbassamento della temperatura corporea dovuto dallo sforzo fisico incide fortemente sui nostri livelli di melatonina;

– Cercare di non impegnarsi in attività particolarmente impegnative a livello mentale prima di coricarsi;

– Cercare di rispettare un orario abituale con cui si va a dormire e ci si sveglia durante la settimana;

– Limitare l’uso di smartphone o tablet prima di andare a dormire e durante la notte. Le luci emesse da questi dispositivi possono inibire la produzione di melatonina e toglierci il sonno.

Dal Sito: dire.it

mercoledì 13 giugno 2018

Insonnia e ansia: quali rimedi e cosa fare


L'insonnia e l'ansia sono molto spesso due elementi connessi tra loro, ecco alcuni consigli utili per alleviare questi stati di stress.

Insonnia ed ansia? Si tratta di due disagi che riguardano moltissime persone. La difficoltà ad addormentarsi è una delle problematiche più diffuse e talvolta può incidere fortemente anche sulla propria quotidianità e in ambito lavorativo. Capire le cause all’origine di questi disturbi non è assolutamente facile, ma attraverso delle piccole accortezze è possibile alleviare questi malesseri. Un buon riposo notturno è fondamentale per la salute del proprio organismo e ritrovarsi a rigirarsi costantemente nel letto a guardare l’orologio non è affatto gradevole.

L’ansia e lo stress quotidiano a cui molto spesso si è sottoposti possono essere i motivi principali dell’insonnia. All’origine di una irritabilitàcostante, nervosismo ed agitazione vi possono essere dei dubbi, delle paure e delle preoccupazioni che giorno dopo giorno tormentano il proprio inconscio riversandosi dunque sullo stato emotivo. Talvolta si possono manifestare anche sotto forma di attacchi di panico. Spesso si è convinti di aver superato con positività un evento che ha causato dei traumi o delle fobie nella propria vita, ma in realtà il cervello è ancora in fase di elaborazione che provoca stati emotivi di forte tensione.

Ecco quindi che insonnia ed ansia entrano in gioco. Nervosismo e stress dunque non fanno bene alla salute, ancor di più se ad infastidire è anche l’insonnia. Con l’aiuto di alcuni semplici rimedi è possibile contrastare queste situazioni disagevoli. Innanzitutto bisogna determinare la causa principale relativa all’insonnia e all’ansia al fine di stabilire quali sono le soluzioni più efficaci. Il consulto del proprio medico può essere un buon aiuto. E’ possibile inoltre ricorrere a delle vere e proprie tecniche di rilassamento come ad esempio lo yoga e la meditazone.

Si tratta di due rimedi che consentono di focalizzarsi totalmente su se stessi, distendere i nervi e rimuovere lo stress. Da non sottovalutare assolutamente è anche una buona attività fisica. Eseguire regolarmente degli esercizi contribuirà all’eliminazione delle tossine, allevierà notevolmente le tensioni dal vostro corpo e aiuterà a sentirvi più leggeri e sereni. In alternativa, un’ulteriore soluzione a cui è possibile ricorrere è quella della musicoterapia. Concedetevi più tempo per voi stessi per coltivare le vostre passioni o i vostri hobby oppure dedicatevi ad un bagno caldo e rilassante con una dolce musica sottofondo per scacciare via tutti i pensieri negativi che vi affliggono.

Dal Sito: dilei.it

martedì 10 gennaio 2017

Insonnia addio, 7 trucchi per dormire.

Addio insonnia e disturbi del sonno.
E via di colpo anche stanchezza, sbadigli e frustrazione. Riposare bene e in modo efficace è possibile e fondamentale. Secondo l''American Academy of Sleep Medicine' - si legge su Business Insider - è possibile curare l'insonnia senza medicine o i cosiddetti rimedi 'naturali', ma piuttosto eliminando comportamenti scorretti. In che modo? Non esiste la strategia migliore, ma ci sono sette strategie di aiuto al sonno consigliate dagli esperti.

1. Smetti di infuriarti per il sonno. Chi affronta la notte con timore e guarda la sveglia fino all'ora di alzarsi inizia a sviluppare emozioni negative quali paura, ansia e rabbia associate al provare a prendere sonno. La terapia del controllo dello stimolo cerca di interrompere questa associazione, per associare al sonno solo il letto e non tutto questo carico extra. Invece di preoccuparti di quanto la tua giornata sarà tremenda perché sei stanco, pensa che ciò ti farà dormire meglio la notte seguente.

2. Pratica il rilassamento. Quando l'incapacità di dormire ti rende ansioso, il tuo corpo produce ormoni dello stress che rendono più difficile liberarti da quest’ansia. Può essere utile esercitarti al rilassamento. Usa una tecnica per rilassare progressivamente i muscoli (concentrandoti sul rilassare in sequenza ogni parte del corpo) o la meditazione.

3. Cambia il tuo modo di pensare il sonno. Questa è una strategia in due parti. La parte cognitiva comprende il mutamento delle proprie convinzioni sull'insonnia. In molti casi, chi è stressato dalla propria incapacità al sonno tende a esagerare il problema, pensando di aver dormito meno di quanto effettivamente fatto. Cambiare questi pensieri negativi può attenuare lo stress. Per cambiare il comportamento, gli esperti consigliano di combinare l'esercizio al rilassamento e la terapia del controllo dello stimolo prima descritti. Anche creare un ambiente che favorisce il sonno, come una stanza tranquilla e scura, può essere di aiuto.

4. Se non riesci a dormire, esci dal letto. È una strategia semplice: se non riesci a dormire non restare sdraiato a letto provando ad addormentarti. Se ci stai provando da più di 20 minuti, esci dal letto e vai a fare qualcos'altro. Ma non usare computer, telefono o televisione, possono solo peggiorare il problema. Secondo gli esperti uscire dal letto quando non si riesce a dormire aiuta a interrompere il ciclo che associa il letto a emozioni negative. Inoltre, la dolce privazione del sonno che viene indotta potrebbe rendere più facile dormire il giorno dopo.

5. Cambia il tuo comportamento. Già solo seguire la terapia del controllo dello stimolo descritta sopra, aggiungendo l'esercizio al rilassamento e un migliore ambiente del sonno, può essere efficace.

6. Smetti di impegnarti troppo. Per quanto suoni ridicolo, il trucco per addormentarsi potrebbe essere provare a restare sveglio. È stato dimostrato che se restano a letto contenti di essere svegli e non preoccupandosi di addormentarsi, gli insonni si addormentano in realtà più velocemente e dormono meglio. Secondo gli esperti succede perché (senza guardare telefono, computer ma facendo niente e basta) si rimuove l'ansia che si può provare mentre si tenta di addormentarsi.

7. Impara a riconoscere lo stress. Gli psicologi usano spesso la retroazione biologica per aiutare i pazienti a gestire lo stress, e può funzionare anche con l’insonnia. Devi imparare a riconoscere i sintomi: ad esempio l’elevato battito cardiaco, la tensione muscolare e il respiro affannoso. Poi prova a riportare questi sintomi dello stress a un livello normale. Se hai problemi ad addormentarti, fa qualcosa per te e nei prossimi giorni prova una o più strategie tra quelle suggerite. Se ti danno conforto, puoi continuare a usarle.


giovedì 12 giugno 2014

Pasti in famiglia e passeggiate contro l'ansia da maturità

(Adnkronos Salute) - "Contro l'ansia e l'insonnia tipica dell'ultimo periodo prima degli esami di maturità pasti in famiglia e passeggiate rilassanti". A suggerirlo è Paola Vinciguerra, psicoterapeuta e presidente dell'Eurodap (Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico). "Durante la preparazione degli esami di maturità i ragazzi sono sotto pressione e cominciano ad assumere abitudini scorrette. Prima tra tutte, quella di saltare i pasti perché si ha lo stomaco chiuso o si mangiano velocemente merendine e cibi in scatola perché non si ha altro tempo fuorché studiare. Niente di più sbagliato", afferma la Vinciguerra.
Per avere una buona resa agli esami è necessario conoscere l'importanza di una sana alimentazione, cosa che può agevolare il compito faticoso dello studente. Sarà necessario non saltare i pasti, ad iniziare dalla colazione. Un'alimentazione disordinata non porterà certamente ad una buona concentrazione nell'arco della mattinata. "Vi è una stretta correlazione tra cervello e glucosio. Il nostro organismo ha scarse riserve di glucosio pertanto, soprattutto al mattino, per avviare il metabolismo cerebrale ne abbiamo bisogno. Quindi la colazione con latte, zucchero, prodotti da forno, marmellata, frutta è l'ideale per iniziare bene la giornata. Così facendo, il cervello ricava energia per le funzioni vitali dal metabolismo del glucosio. Attenzione però a non confondere il glucosio utile per il cervello con alimenti molto energetici ricchi di colesterolo e grassi di origine animale, come burro, panna, formaggi, carni grasse, salumi ed altro; questi diminuiscono l’efficienza delle cellule nervose, peggiorando la capacità di apprendimento e mnemoniche".
Fare pasti leggeri e mangiare cinque volte al giorno potrà aiutare a non appesantire la digestione e allo stesso tempo avere i nutrienti necessari per una buona concentrazione. L'esperta consiglia di "prediligere i legumi che sono privi di grassi e ricchi di carboidrati buoni, la verdura, la frutta, e bere molta acqua. Andando verso la stagione calda è fondamentale tenere l'organismo ben idratato, quindi è indicato bere poco ma spesso", spiega Vinciguerra.
"Importantissimo - prosegue - è evitare di mangiare mentre si studia: bisogna prendersi il tempo di gustare il proprio pasto ponendo l'attenzione sul gusto di ciò che si ingerisce; questo servirà non solo a evitare di ingurgitare in maniera inconsapevole, ma sarà utile anche per 'staccare' un po'". I ragazzi, dice Vinciguerra, dovrebbero cercare di fare i pasti principali in famiglia. "Un buon pranzetto cucinato dalla mamma e gustato con i genitori, accompagnato da rassicurazioni e coccole, sarà il modo migliore per vincere l’ansia".

"Sono da eliminare gli energy drink utilizzati per rimanere svegli a lungo e permettere di recuperare ore di studio rubandole al sonno. Sarete in grado di acquisire nuove informazioni o di mantenere l'attenzione sino a che non sarete naturalmente stanchi - dice ai ragazzi - utilizzare bevande che vi rendono svegli non vuol dire rimanere attenti e concentrati su ciò che si studia. Inoltre, il sonno Rem ha il compito di fissare in memoria le informazioni apprese durante il giorno. In studi sperimentali uomini sottoposti a sessioni intensive di apprendimento presentavano un aumento significativo del sonno Rem, espressione del processo di fissazione dei dati appresi nella memoria a lungo termine. Quindi bisogna dormire", sostiene la psicoterapeuta. 
"I ragazzi non devono smettere di prendersi cura di sé, non solo prestando attenzione all'alimentazione ma anche, quando si è molto stressati, ricaricando le batterie facendo dell'esercizio fisico: una passeggiata in bici, una corsa al parco o allenarsi al rilassamento con tecniche di meditazione o tramite il training autogeno; sono buoni alleati per sostenere al meglio lo studente nel periodo critico della preparazione agli esami", conclude Vinciguerra.
Adnkronos