Visualizzazione post con etichetta cervello. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cervello. Mostra tutti i post

venerdì 24 luglio 2020

Liberati dalla gabbia delle illusioni



Il cervello non è un computer, tuttavia c’è un aspetto dell'informatica che ci può servire a individuare un errore tipico che facciamo con noi stessi. Avete presente quei programmi che, negli smartphone, a un certo punto si mettono ad assorbire troppe risorse del sistema fino a pregiudicarne il funzionamento? Ecco, alcune formazioni psichiche funzionano proprio come programmi parassiti, voraci di risorse: si "impiantano" nella mente e ci costringono a rimanere lì, girando in tondo, invece che proseguire sulla nostra strada ed evolverci. Le illusioni sono fatte così.

I programmi "parassiti" nella mente

Tra queste formazioni psichiche possiamo citare ad esempio le identificazioni fisse e rigide, come quando diciamo: "Io sono un tipo passionale", intendendo che “sono sempre così”; questa frase mi identifica graniticamente, mettendo in secondo piano i casi in cui in realtà sono freddo, anzi mi inibisce dall’esserlo. Così finirò per recitare passione anche quando non c’è. In questo modo divento artificiale, cioè l’esatto contrario di un passionale. Altro esempio, le convinzioni acquisite dall’ambiente culturale, come quando si dice: "Se non hai figli non sei pienamente donna",un’affermazione assoluta che pretende che l’esperienza di qualcuno debba valere per tutti, pena il rifiuto addirittura di essere considerate “persone normali”.

Le illusioni non sono sogni ma alibi

Poi ci sono le illusioni. Le illusioni sono subdole perché passano per essere “buone”, positive, sulla base di una negazione preventiva. Chi vive di illusioni infatti non ammetterà mai che lo siano, anzi le descriverà come convinzioni basate su valori molto profondi e condannerà come cinici tutti quelli che osano metterle in dubbio. E del resto, chi non è d’accordo sul fatto che “sognare non costa niente”, anzi che “devi inseguire i tuoi sogni, sempre!”, come dicono le frasi "acchiappalike" sui social? I sogni godono di ottima reputazione. Ma se quel sogno non fosse il tuo sogno, se non fosse un sogno del tuo nucleo, ma qualcosa di appreso, acquisito, assorbito da altri, o peggio ancora un alibi, un modo per non affrontare la realtà? Se fosse appunto… un’illusione?

Le illusioni ti impongono comportamenti falsi

La struttura delle illusioni si basa fondamentalmente su due termini, molto usati da chi ne è vittima: "se" e "allora". Ecco qualche esempio: se mi comporto bene, sarò circondato dall’amore degli altri... Se trovo l’uomo perfetto, allora vivrò per sempre felice e contenta.... Se penso positivo, allora tutto andrà come desidero.... Se mi impegno duramente, allora il mio capo si accorgerà di me.... Se sono sempre disponibile, allora verrò ripagato dei miei sforzi. E così via. Più al fondo, lastruttura delle illusioni è una forma di autoricatto: faccio qualcosa per ottenere qualcos’altro, e viceversa per ottenere qualcosa devo fare qualcos’altro.

Le illusioni distruggono l’autostima

Quindi: non mi “comporto bene” perché quello è il mio comportamento naturale, e non mi impegno perché amo il mio lavoro, ma perché temo di essere abbandonato e di restare solo, o di non essere notato dall’autorità, da cui faccio dipendere la mia autostima. Il risultato è che facilmente inizierò a fingere, a “comportarmi bene” per dovere, ma dentro di me inizierò a covare sentimenti del tutto opposti, addirittura di rabbia o di odio, specie se l’effetto sperato non arriva o arriva tardi e male. Nello stesso tempo combatterò contro questi sentimenti (del tutto ovvi e naturali), innescando una lotta interiore che dimezzerà le mie energie vitali. E ben presto la disistima mi verrà a trovare: se posso sentirmi “a posto” solo se gli altri mi approvano, non mi sentirò mai adeguato, ciò che sono non sarà di per sé mai sufficiente. Inizierò a pensare di non essere affatto buono e bravo, anzi di essere cattivo e incapace.

Le illusioni ti mettono a rischio

Allo stesso modo, seguendo lo schema delle illusioni spiegato sopra, quando penso “Se trovo l’uomo perfetto, allora vivrò per sempre felice e contenta”, non cerco l’amore perché mi piace amare qualcuno, ma per coronare un sogno romantico idealizzato e assoluto. Il risultato è che, quando esco con qualcuno, non esco “con lui”, ma con il mio sogno, cui lui deve essere all’altezza. Questo mi esporrà a due rischi opposti: essere cieco di fronte a evidenti disparità tra sogno e realtà, così da frequentare persone che, magari, non vogliono affatto il mio bene ma solo usarmi; oppure non essere mai soddisfatto degli amori reali, sempre troppo distanti dall’estasi sognata, ma irreale.

Uscire dalle illusioni in due mosse

Può sembrare cinico dirlo, in realtà è proprio l’opposto: formazioni mentali come l’idealismo, il romanticismo, il sentimentalismo, l’ottimismo a tutti i costi sono illusioni della mente. Il loro effetto deleterio può essere disattivato in realtà in modo piuttosto semplice, in due semplici mosse.

La prima è rendersi disponibili al dubbio: forse il “sogno” da cui dipendo non è qualcosa di reale, ma è una costruzione cui mi aggrappo per non sentire il dolore, la noia, il non senso, la paura? In questo caso devo sapere che si tratta di un salvagente bucato: meglio guardare altrove.

Seconda mossa: cosa mi viene naturale fare? In qualsiasi situazione e occasione bisogna allenarsi a riportare l’attenzione su di sé, sui propri desideri, bisogni, sul proprio piacere. Non rimandarlo a domani, al futuro, a quando il sogno si avvererà. Cosa mi piace adesso? Cosa voglio adesso? Cosa mi appaga adesso? Chi lo fa, scopre che in fondo non gli importa affatto del “bravo” del capufficio, o di incontrare l’amore perfetto. Scopre che l’entusiasmo e l’appagamento sgorgano sempre da dentro. E quando accade, allora le cose migliori arrivano.

Dal Sito: riza.it 

lunedì 30 settembre 2019

Il nostro secondo cervello: l’intestino


Non siamo tanti pezzi messi insieme
Cervello, cuore, stomaco, reni, fegato, ossa, muscoli, pelle e molto altro ancora formano il nostro organismo: siamo davvero una serie di pezzi che funzionano indipendentemente gli uni dagli altri?
Le ultime evidenze scientifiche dimostrano il contrario. La mente e il corpo non sono separati e ogni elemento, anche la più piccola molecola, può influenzare tutto il resto dell’organismo.
Parleremo nello specifico della connessione tra la pancia e il cervello, con quella che viene definita “teoria dei due cervelli”, che evidenzia la presenza di veri e propri neuroni presenti nell’intestino.
L’intestino non sarebbe solamente un organo dal funzionamento periferico adibito soltanto a liberare il nostro corpo dalle scorie, ma un organo dotato di tessuto neuronale autonomo capace di elaborare sensazioni e fissare emozioni come gioia e dolore.

L’intestino: il centro delle emozioni
Un collegamento assai più stretto e coinvolgente di quanto si possa immaginare, nell’intestino agisce una rete nervosa di un certo livello.
Tra le pareti interne dell’intestino si trovano oltre cento milioni di neuroni che sono in grado di gestire le attività intestinali e che si collegano al cervello per l’intermediazione del sistema nervoso vegetativo, una parte del nostro cervello che non è possibile modificare con la nostra volontà.
Questa fitta rete nervosa intestinale, per dimensioni e modalità di funzionamento, è stata per l’appunto denominata dai neuroanatonomisti che l’hanno studiata di recente, «secondo cervello».
Il cervello e la pancia comunicano in entrambe le direzioni: l’ansia può influenzare il funzionamento della pancia; vicecersa, disordini intestinali possono provocare ansia.
Non era così difficile immaginarlo visto che da tempo è noto quanto possano pesare lo stress e le emozioni negative sulla salute dello stomaco e dell’intestino.
L’ormone della felicità e… della stitichezza: la serotonina
La serotonina è un neurotrasmettitore in grado di far provare benessere e sensazione di euforia. Il nostro organismo rilascia serotonina in base a ciò che proviamo attraverso i cinque sensi: per esempio, durante un bacio o mangiando un cibo in particolare i livelli aumentano.
La cosa davvero interessante è che in caso di infiammazione intestinale si verifica un eccesso di tale sostanza, tanto che manda in tilt i sistemi di riassorbimento e il risultato è la stitichezza.
Contemporaneamente, l’infiammazione intestinale attiva fortemente l’enzima che demolisce questa molecola riducendone le quantità nel sangue; con il tempo, a livello cerebrale, un forte deficit di serotonina innesca stati depressivi.
La serotonina passa nel cervello in quote superiori se il pasto è ricco di carboidrati e povero di proteine: non significa rimpinzarsi di pasta e dolci, ma di cereali integrali, legumi, verdura e frutta che sono ricche di acido folico e favoriscono il buon umore.
Il segreto sta nell’equilibrio dei diversi nutrienti, nella loro combinazione e nel tempo di assunzione.

Rimedi naturali 
Quando la nostra pancia si gonfia di gas proviamo spiacevoli sensazioni di malessere, il diaframma (muscolo della respirazione) fa fatica a muoversi e sentiamo il respiro bloccato, di conseguenza i muscoli si fanno tesi e il battito cardiaco aumenta: reazioni simili agli stati d’ansia.
Per riequilibrare l’intestino scegliamo fermenti lattici, e per coccolare la pancia una buona tisana al finocchietto gustata con calma mentre guardiamo un film o leggiamo un buon libro.
Se la tensione arriva alla zona spalle-collo-testa, possiamo aggiungere le gocce di melissa, ottime per gli stati d’ansia con somatizzazioni a carico del sistema gastrointestinale.
La fretta peggiora la tensione muscolare, scegliere di rallentare significa rispettare la prorpia salute.

Sentire qualcosa con la pancia non è, dunque, solo un modo di dire ma una verità scientifica.

giovedì 5 settembre 2019

Le preoccupazioni sono tossiche per il cervello: ecco come fare per limitarne le conseguenze.



Nell’uomo le parti del cervello più antiche e più profonde sono quelle che governano gli istinti primari, come per esempio la paura o l’eccitazione sessuale.

Ansia e preoccupazione prendono origine da questa parte del cervello e per alcune persone è davvero difficile affrontarle a livello razionale.

In questi soggetti la paura e la preoccupazione tendono a ingigantirsi oltre misura e questo stato di ansia continuo genera a sua volta un cambiamento stabile nella chimica del cervello, causando un esaurimento delle risorse psicofisiche della persona.

Chi soffre di ansia finisce col non essere più capace di prendere decisioni razionali, perché nella sua mente i dati della realtà sono costantemente filtrati dalle emozioni negative.

È come guardare il mondo attraverso una lente che distorce le immagini: dopo un po’ non potremo più fidarci di dove mettiamo i piedi e saremo costretti a rimanere fermi.

È un circolo vizioso: a un certo punto le cause oggettive dell’ansia spariscono e l’ansia si alimenta praticamente di se stessa.

È la stessa cosa che succede a chi soffre di insonnia: si ha paura di non dormire e puntualmente questa paura impedisce di dormire, in un perenne loop negativo.

Secondo uno Studio condotto dall’Università di Cambridge, la chiave per affrontare il problema non è smettere di preoccuparsi del tutto, ma imparare a farlo nella maniera giusta. Occorre che la preoccupazione diventi costruttiva e positiva, uno strumento per prendere decisioni e non invece un ostacolo.

Un approccio consigliato è quello di analizzare i propri pensieri e di smontarli pezzo a pezzo: presto ci si accorgerà che le paure che sottintendono sono per la maggior parte ingiustificate e irrazionali.

Un’altra strategia utile, secondo questo studio, è dare sfogo alle proprie emozioni e cercare di comprenderle. Questo perché solitamente la reazione emotiva rappresenta solo la manifestazione più superficiale di un problema più profondo.

Preoccuparsi in maniera sana, in definitiva, vuol dire mettere in relazione tra loro, facendole collaborare, la propria parte emotiva e quella razionale.

mercoledì 19 dicembre 2018

Come allenare il cervello a smettere di preoccuparsi



Problemi di ansia? Ecco come allenare il tuo cervello a smettere di preoccuparsi!

Secondo alcuni studi la preoccupazione o l’ansia è semplicemente una cattiva abitudine che può essere debellata allenando il cervello a smettere di preoccuparsi, secondo altri essa è importante per consentire alle persone che la provano ad imparare dalle esperienze passate. Ad ogni modo, che sia usuale o occasionale, l’ansia occupa il cervello costringendolo ad incentrarsi su un futuro incerto e incontrollabile

Come combattere l’ansia

L’ansia è una sensazione che fa parte della natura umana, una persona preoccupata ha spesso difficoltà a essere serafica. Questa sensazione può diventare malsana poichè si può trasformare in ansia paralizzante. Fortunatamente esistono modi efficaci per affrontare l’ansia eccessiva in modo che il cervello possa riuscire a calmarsi in modo autonomo.

Come allenare il cervello a smettere di preoccuparsi

1. Impedire al cervello di preoccuparsi scrivendo:

La tecnica di scrittura è considerata una delle più preziose perché permetterà al cervello di respirare segnalando cose che gli impediscono di dormire, su un foglio.

Gli scienziati di Anxiety, Stress & Coping hanno condotto una ricerca che ha coinvolto persone ansiose. A queste persone è stato chiesto di annotare tre possibili esiti riguardo la situazione che destava loro preoccupazione. Le loro risposte soo state successivamente analizzate.

La costante derivata dalla studio è stata: più la persona era preoccupata per un determinato argomento, meno soluzioni ha trovato, quindi la preoccupazione non è utile per risolvere i problemi. Le persone che sono preoccupate hanno spesso questa tendenza a fuggire dalle situazioni invece di cercare di trovare soluzioni.

Un altro obiettivo: scrivere ciò che preoccupa per poi rendersi conto che tra tutte le loro preoccupazioni, solo una minima percentuale accade realmente. Quando la persona si rende conto che questa percentuale è bassa, si renderanno conto anche del fatto che non è necessario preoccuparsi per le cose che non possono controllare.

2. Meditazione per un cervello senza problemi:

La meditazione può aiutare ad allenare il cervello a smettere di preoccuparsi. I ricercatori della medicina psicosomatica hanno studiato gli effetti della meditazione sul cervello e hanno scoperto che questa pratica è particolarmente efficace nel ridurre l’ansia cognitiva o l’ansia in genere. Sebbene alcune persone credano di non avere il tempo di meditare, la meditazione è facile come scegliere di chiudere gli occhi per 30 secondi o più. L’obiettivo è disconnettersi dal mondo per poter evacuare il cervello da qualsiasi fonte di stress.

Praticando la meditazione, capirai che questi pochi momenti che scegli di evitare di pensare alle cose che ti infastidiscono, ti permetteranno di concentrarti sulla tua vita presente.

Per ottenere i migliori risultati, prova a contare il respiro durante questo momento di meditazione. Se concentrarti sulla tua respirazione non è sufficiente per eliminare l’ansia, concentrati sull’ansia stessa mentre inspiri e poi espira per espellere tutta quell’energia negativa che ti sta divorando. Questa tecnica ti aiuterà ad alleviare tutto lo stress e a riossigenarti immettendo aria pulita nei polmoni.

3. Sport per allenare il corpo e il cervello:

L’ansia è anche il modo in cui il tuo cervello impara a sopravvivere decidendo di attivare la funzione di wrestling. Lo stesso studio sulla rivista Psychosomatic Medicine ha rilevato che l’esercizio fisico, tra lealtre cose, è un buon rimedio quando il corpo avverte i sintomi di ansia o nervosismo. Se il tuo corpo sente meno i sintomi fisici dello stress, la tua menteelaborerà il concetto che ha bisogno di meno preoccupazioni.
L’esercizio sembra dare al corpo una ragione secondaria per la frequenza cardiaca accelerata e la sudorazione che potremmo sperimentare su piccola scala quando ci preoccupiamo. L’esercizio fisico può aiutare ad abbassare la pressione sanguigna, che è un altro sintomo fisico di stress nel corpo.
Se ti senti ansioso, fai una passeggiata per 5 o 10 minuti all’esterno, prova ad apprezzare i panorami e i suoni della natura mentre ti concentri sul movimento delle tue membra e del tuo respiro.
Infine, avere una regolare attività fisica ha un ruolo chiave nel ridurre e prevenire gli effetti dello stress e dell’ansia.

Altri suggerimenti per combattere l’ansia:

  • Scegli una dieta equilibrata mangiando cibi che ti forniranno l’energia di cui hai bisogno durante il giorno.
  • Riduci l’assunzione di caffeina e zucchero che in eccesso causerà uno squilibrio di energia e umore.
  • Evita l’alcol, le sigarette perché sono sedativi temporanei le cui conseguenze possono essere fatali a medio e lungo termine.

Dal Sito: chedonna.it

martedì 3 aprile 2018

Tutti i dolori e le malattie psicosomatiche che nascono dall’ansia



Se avete mal di schiena, dolori muscolari, mal di testa, crampi notturni, stanchezza cronica, la causa può essere l’ansia e non è sempre il medico la persona giusta. Ecco a chi rivolgersi.

Può sembrare una stranezza, e qualcuno la considererà anche una bufala, ma la medicina non ha dubbi: se avete  mal di schiena, dolori muscolari, mal di testa, crampi notturni, stanchezza cronica,  la causa può essere l’ansia e  non è sempre il medico la persona giusta a cui rivolgersi ma lo psicologo.

Si, avete capito bene, lo psicologo; e non perchè  siate dei “malati immaginari” da curare  come degli spostati, ma perchè la ricerca medica ha accertato che molti di questi dolori, anzichè essere la causa sono l’effetto di  un disagio psicologico, una debole depressione, un’ansia stratificata che agiscono come elemento scatenante di dolori  fisici.

La parola magica è “mente”

Capita molto più di quanto non si creda e, secondo la tesi preparatoria del convegno “Looking 4 answers in football medicine”  organizzato dalla Società Italiana di Artroscopia, fra guru della medicina e dello sport,  a meno che non ci siano stati traumi sportivi o cadute rovinose, o incidenti domestici o stradali, quando abbiamo mal di schiena, mal di testa, dolori e crampi notturni, stanchezza cronica,  molto probabilmente la causa è un n0stro atteggiamento mentale negativo.

La mente, cioè condiziona fortemente  il nostro stato di salute fisica. Tipiche sono le situazioni sportive: sono  molti ormai gli studi che dimostrano come gli aspetti psicologici con cui  si affronta una prova sportiva, ma anche momenti  di vita quotidiana, possano condizionare il livello della prestazione, la qualità della vita, perfino lo stato di salute.

Così come,l’atteggiamento mentale condiziona la gara (pensate ai tennisti per i quali la concentrazione di testa è gran parte della loro forza fisica) è comprensibile che i problemi psicologici possano essere all’origine di molti disturbi e dolori che vanno poi curati tenendp conto anche di questo aspetto.

Lastre e risonanze magnetiche inutili?

Da qui a dire che gli esami diagnostici  mirati alla meccanica del dolore, come le lastre e le risonanze magnetiche siano inutili ci corre e sicuramente non è così. Ma se all’accertamento diagnostico mirato non corrisponde una diagnosi evidente , allora è altrove che bisogna guardare.

La parola magica per capire come succede o cosa condiziona un dolore somatico è  “mente”: sono atteggiamenti o problemi psicologici, spesso a dare inizio ad una serie di disturbi somatici muscolo-scheletrici resistenti alle terapia fisiche o manuali e farmacologiche.

Dal Sito: staibene.it

mercoledì 15 febbraio 2017

Il cervello nello stomaco: rabbia, ansia e tensioni finiscono lì









A chi non è mai capitato, almeno una volta nella vita, di interiorizzare le emozioni, i sentimenti e le sensazioni, così tanto da poterle sentire con la pancia? In realtà, nella pancia abbiamo un “cervello addominale” che non serve soltanto alla digestione e che, al pari del cervello vero e proprio, produce alcune sostanze, come la serotonina e dopamina, in grado di influenzare i nostri stati d’animo.



E’ come se il nostro intestino si comportasse da “secondo cervello” e, in maniera completamente autonoma, inviasse segnali di stress, compromettendo la produzione dell’ormone del benessere, rilasciato dal medesimo organo. E’ proprio sull’addome che si accumulano la rabbia, le tensioni sul lavoro, le discussioni di coppia o di famiglia, le preoccupazioni in generale.

L’accumulo di ansia, quella che non riesce ad essere scaricata correttamente, viene interiorizzata ed inizia a circolare nella pancia (pancia gonfia).

Il respiro affannoso, tipico delle persone ansiose, favorisce l’ingestione di molta aria che resta bloccata nell’intestino, perché non riesce a venir fuori da bocca o naso.

I sintomi che più di frequente vengono riferiti al proprio medico (quali dolori addominali, stitichezza, diarrea, digestione lenta, nausea, ecc.), vengono approfonditi mediante alcune indagini diagnostiche (esami e test per scoprire le cause fisiche che li originano), anche se molto spesso i disturbi intestinali hanno matrice psicosomatica.

Dietro questi sintomi, non sempre, c’è una vera e propria patologia (allergie, ulcere, polipi, ecc.), pertanto, è bene affrontare il prima possibile le cause psicologiche scatenanti.

L’intestino e il cervello comunicano molto da vicino. Le cellule neuronali presenti nell’intestino, seppur in numero inferiore rispetto a quelle presenti nel cervello, a seguito di fattori fisici o stimoli di vario tipo (ad esempio le emozioni), rilasciano in media il 95% della serotonina complessiva rilasciata dall’organismo.

Tutte le volte che le emozioni sono associate ad ansia, paura e tensione il cervello invia all’intestino “l’ordine” di rilasciare altra serotonina in modo tale da poter gestire questo surplus di emozioni negative, e, purtroppo, questo avviene non senza conseguenze per la funzionalità dell’intero apparato digestivo.

La muscolatura addominale, infatti, si contrae, provocando gonfiore, diarrea, crampi, ecc.; inoltre, l’eccessiva tensione e stress emotivo inducono nello stomaco una iper- secrezione di acido cloridrico che provoca, nel tempo, infiammazioni, bruciori e addirittura ulcere.

Alla luce di questo, ricordiamo che sono proprio le emozioni negative la fonte del nostro malessere!

In assenza di una vera patologia fisica, pertanto, è fondamentale lavorare sul proprio stato psicologico, riducendo il livello di stress anche mediante altre vie di sfogo.