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venerdì 26 giugno 2020

Cherofobia. Paura di essere felici: come gestirla e superarla

Esiste la paura di essere felici? Si può superare? La paura di essere felici si trasmette e può essere considerata contagiosa? Esiste un lato positivo nella paura di essere felici?

Conosciuta anche come Cherofobia, questa forma di ansia nasce dalla paura che la serenità possa in qualche modo essere vulnerabile. La dott.sa Rossella Valdré di Guidapsicologi.it racconta quali sono le origini della paura di essere felici e in che modo è possibile imparare ad arginarla, gestirla e superarla.

Perché abbiamo paura di essere felici?
«Esiste un paradosso nell’essere umano, che non si trova in nessun altro animale: la paura del benessere, del piacere, come si dice oggi con un termine più in voga della “felicità”.

Come mai accade questo, se è vero, come la psicoanalisi ci ha insegnato, che l’organismo è retto dal principio di piacere? Freud scoprì nel 1916 un tipo di personalità che chiamò “Coloro che soccombono al successo”: tutte quelle persone che sembrano avviate al fallimento, che ripetono relazioni o amicizie frustranti, che iniziano cose che già sanno non porteranno a termine… e via dicendo. Tutti noi ne conosciamo, e forse tutti noi qualche volta siamo stati tentati di scegliere la via dell’insuccesso. Freud diede la spiegazione, tuttora valida, che in questi casi la persona soccombe per il senso di colpa inconscio.

Badiamo bene, inconscio. Non ce ne rendiamo conto, ma è come se la nostra felicità e successo in qualcosa ci facesse sentire un insopportabile senso di colpa ad esempio verso i genitori, fratelli, paura di superarli, in fantasia, quindi, di ucciderli. Clinicamente è un assetto personologico che si trova frequentemente ed è difficile da trattare.»

Si può superare questa paura?
«L’unico modo è diventarne consapevoli, attraverso un percorso di conoscenza, psicoanalisi o psicoterapia. Occorre andare a fondo e scoprire le ragioni recondite, di cui sopra ne ho menzionato una tra le più note e importanti, ma possono essercene altre.

Ad esempio è frequente negli adolescenti ma non solo, la paura che se si ottiene un successo (ad esempio laurearsi, iniziare una relazione) dopo occorre assumersene la responsabilità. In questi casi non è tanto in gioco il senso di colpa inconscio quando la fuga dalla responsabilità.»

Esistono persone predisposte alla paura di essere felici?
I tipi menzionati sopra, persone gravate da un senso di colpa inconscio, spesso i depressi, anche in forme non gravi di depressione, o personalità narcisistiche e immature che, appunto, rifuggendo la responsabilità paradossalmente sfuggono anche al benessere.»

Di solito che tipo di soggetti tendono a soffrire di questa paura?
«Non esiste un tipo specifico. Nella mia pratica clinica ho visto il problema come trasversale ad uomini, donne, ricchi, poveri, giovani e no. Direi che è una problematica profonda, che si annida nel profondo dell’essere umano che nasce, ce lo dice anche la religione, colpevole “di facto”.
Siamo molto portati a sentirci in colpa, soprattutto le personalità depressive, o a non sentirci all’altezza, in questo caso le personalità narcisistiche.»

La paura di essere felici può considerarsi un ostacolo alla felicità?
«Certamente. Se è episodica,e la persona, con aiuto terapeutico o meno, ne individua le cause e la risolve, può affrontarla. Diversamente, se si radica nell’inconscio, diventa un “carattere”, come ha scoperto Freud, un modo di essere, e ora un serio impedimento alla serenità, termine che preferisco a quello di felicità. Perché la felicità è data da attimi, momenti, mentre la pace e la serenità possono essere stati d’animo duraturi.»

La paura di essere felici si trasmette e può considerarsi contagiosa?
«Contagiosa non certo in senso genetico ma sul piano psichico, poiché il bambino si identifica con i genitori, se un genitore soffre delle situazioni patologiche che abbiamo detto, il bambino può inconsciamente identificarsi e, in seguito, ripeterle lui stesso senza rendersene conto. Quindi direi di sì, all’interno di certe costellazioni familiari questo è possibile.»

Esiste un lato positivo della paura di essere felice? Ad esempio non farsi false illusioni, mantenere un atteggiamento razionale.
«Se vogliamo, vista da quest’ottica, sì. Non la chiamerei allora paura della felicità, ma un sano evitamento della maniacalità. Con questo termine si intende uno stato d’animo opposto alla depressione, dove si sente che tutto è possibile, ed è in realtà molto patologico. Quindi entro certi limiti, non lasciarsi troppo andare a facili illusioni, non sentirsi onnipotenti, ci aiuta a vivere nella realtà.»

Gli esperti di Guidapsicologi hanno stilato una lista di suggerimenti per affrontare la paura di essere felici.

1. Scrivere un diario personale: dove annotare ogni giorno come ci si sente, in che occasioni abbiamo provato paura e cosa invece ci fa stare bene. È importante essere costanti e rileggerlo. In questo modo si possono individuare i comportamenti e le abitudini distruttive e lavorare per eliminarle o trasformarle.
2. Frequentare persone positive: meglio evitare persone tossiche o negative. Per coltivare la felicità bisogna circondarsi di persone che permettono di mantenere scambi interessanti e con cui sentirsi bene.
3. Fare cose che ci fanno stare bene, senza uno scopo preciso: a volte basta fare delle cose fini a se stesse, per esempio uscire con gli amici, andare a ballare, fare sport, farsi un regalo. Rompere la routine e vivere appieno il momento e le proprie emozioni ci permette di credere nella felicità e di godere della bellezza dei singoli istanti della vita. Questo consiglio è molto utile per le persone che pensano troppo e che si fanno prendere dall’ansia prima che le cose succedano.
4. Parlare delle proprie emozioni: comunicare ciò che si sente, imparando a descrivere i propri stati è utile sia in termini di confronto con l’altro che per una maggiore chiarezza e quindi conoscenza di noi stessi.
5. Fare yoga o qualsiasi attività meditativa: aiuta a imparare a respirare, ossigenare la mente e calmare il corpo. Una corretta respirazione è fondamentale per mantenere uno stato di tranquillità e consapevolezza.


Dal Sito: reportageonline.it

martedì 31 marzo 2020

Se non siete felici con ciò che avete, non lo sarete nemmeno con ciò che vi manca o con ciò che credete vi manchi



Molti di voi avranno sentito dire la frase “i soldi non fanno la felicità, ma io preferisco piangere dentro una Ferrari”. Sembra una battuta simpatica ed ironica, ed effettivamente lo è, ma la lettura profonda che estraiamo non lo è per nulla.

Le idee di questo tipo derivano da un neocapitalismo selvaggio che ci porta ad odiare la nostra vita in certe occasioni, a sentirci dei falliti e a pensare che tutto andrebbe meglio se avessimo una determinata che ci renderebbe felici.

Dicono che, se si hanno i soldi, le pene pesano di meno. Tuttavia, rimangono sempre le stesse, semplicemente sono ornate con una confezione più bella per gli altri, ma non per voi. È evidente che avere un lavoro e appartenere ad un livello economico medio-alto garantisce spensieratezza. Ciononostante, è anche vero che i soldi non assicurano la salute mentale, anzi: in alcuni casi aggravano persino certi problemi e colmano in modo completamente scorretto determinate carenze.

Se non siete felici con ciò che avete, non lo sarete nemmeno con ciò che vi manca o con ciò che credete vi manchi. Vivere in questo stato non è un’ambizione sana, ma una condizione di agitazione che vi fa perdere i momenti unici nella vostra vita.

I tassi di disoccupazione che oggigiorno gravano su molti paesi hanno conseguenze psicologiche nel breve, medio e lungo termine. Tuttavia, se lasciamo da parte la questione sociale ed economica, dovremmo approfondire i fattori che spiegano la necessità costante, incredibilmente presente nella società occidentale, di cambiare e rinnovare i desideri materiali.

Pensate a quel vostro conoscente che aspetta di avere abbastanza soldi per trascorrere qualche giorno al mare con la sua famiglia o attende di ottenere un determinato impiego per riunire tutti i suoi amici e festeggiare. Cosa accade al suo stato d’animo durante questo tempo? Probabilmente si congela e si sottomette ad un evento futuro, ad una possibilità e si aggrappa alle lancette dell’orologio per accelerare il tempo.

Se aspettate l’arrivo di una condizione esterna per poi finire vittime di un vuoto interiore, in realtà sprecate un tempo che non tornerà più. Può darsi che, quando arriverà la grande notizia (se arriva), il vostro animo sarà troppo esausto per via del percorso di attesa che ha compiuto.

Nessuno dice che non dovete avere aspirazioni, ma queste non possono essere sempre relegate alla realtà che avete davanti. Non dimenticatevi che spesso, per affrontare la realtà, ci vuole molto coraggio e una forte tolleranza alla frustrazione e all’incertezza. È comodo agire sapendo che ciò che lasciate indietro è in perfetto ordine, ma la vita non è solo questione di sicurezza o di avere tutto sotto controllo: è anche l’abilità di convivere con il rischio.

Dovete osare e trarre benefici dalla vostra energia senza che questa debba necessitare di un contesto idilliaco per emergere. Pensate che solo esplorando l’energia che avete già a disposizione potrete trovare nuove fonti per ricaricarvi. La vita si compone di tappe ed ognuna di esse ha un incanto speciale che spesso apprezziamo solo quando la vediamo in retrospettiva.

Essere felici di ciò che avete non significa essere conformisti. Trarre i benefici dalle cose positive della vostra vita non vuol dire avere una mentalità basica e disfattista. Saper vedere il bello nelle persone e nelle situazioni quotidiane che vi circondano significa imparare che siamo noi grazie alla pace interiore di cui godiamo e che trasmettiamo, nonostante le nostre tasche siano spesso vuote. Essere felici di ciò che avete vuol dire aspirare a migliorare come persone e non come oggetti.

Non è attraverso le banche che si impara a non perdere il controllo e il giudizio per un’unica brutta situazione economica, ma tramite le lezioni; si percepisce con gli occhi, si combatte con le risorse dell’intelletto e si accetta con il cuore. La cosa più importante della vita è la pace interiore e ciò vuol dire anche aver attraversato periodi di totale incertezza. Questo non si impara con una promozione o un contratto a tempo indeterminato. Si tratta di un lungo e arduo lavoro emotivo.

Ovviamente ognuno aspetta con ansia di raggiungere ciò che gli serve per essere più felice, ma se questa volontà gli strappa tutta la passione che proverebbe per il presente, allora non è un desiderio, ma un’auto-imposizione emotiva.

I nostri sogni devono farci fluire e le nostre mete non devono rendere il nostro fluire un viavai insensato, bensì una scommessa per una responsabilità seria che ci permetta di lavorare e vibrare allo stesso tempo. Essere felici di ciò che abbiamo è una scommessa sul presente di cui si vedrà il riflesso nel nostro futuro.

giovedì 26 marzo 2020

Per essere felice devo capire cosa voglio e cosa non voglio dalla vita




“In questa vita merito di essere felice e, anche se mi rendo conto che forse non tutti i miei sogni si realizzeranno, sono soddisfatto del mio equilibrio, della pace e della tranquillità che ho raggiunto accogliendo quanto di buono trovo lungo il cammino”.

È un atto di egoismo dire ad alta voce che meritiamo di essere felici? Niente affatto. Tutti lo meritiamo, così come ognuno di noi ha il diritto di essere amato, rispettato e apprezzato.

Nessun principio di vita è importante quanto puntare la nostra esistenza verso la felicità. Ma una cosa deve essere chiara: non aspettate che siano gli altri a “rendervi felici”.

Per essere felici dobbiamo cominciare a prenderci cura di noi stessi.

In realtà, per essere felici, non abbiamo bisogno di molto. Chi pensa che la felicità consista nell’avere una lunga sequenza di zeri nel conto corrente o un esercito di amici nella nostra rubrica, dovrebbe ricredersi.

Basta una vita dignitosa, che ci permetta di essere indipendenti e di avere vicino le persone che significano molto per noi.

La felicità a volte è un atto di umiltà, è saper trovare l’essenza, vale a dire capire cosa si vuole, con che cosa ci si identifica e cosa ci rende soddisfatti.

Condurre, ad esempio, una vita in cui riusciamo a fare quello che ci piace, in cui ci sentiamo orgogliosi di noi stessi è, indubitabilmente, un grande dono.

Tutto il resto diventa “accessorio”, aspetti che talvolta portano più complicazioni che benefici.

Capire quello che vogliamo veramente dalla nostra vita non è così facile. Richiede, innanzitutto, vivere esperienze che ci diano una direzione.

Comprendere che ci sono persone con un carattere che non va bene con il nostro, oppure dare valore a poche amicizie ma buone, sono cose che si imparano con il tempo.

Una cosa essenziale da non dimenticare mai: voi sapete quanto valete e se vi amate e vi stimate, sentite anche di meritare il rispetto degli altri.

Può sembrare ovvio, ma chi non prova autostima finisce per farsi manipolare e guidare dai desideri altrui, da una volontà che non è la sua, fino al punto di rinunciare alla propria felicità.

Vale la pena? No. Difendete ciò che vi spetta, la vostra personalità, i vostri spazi, i vostri valori. In questa vita tutti meritiamo, e dobbiamo esigere, di essere rispettati e apprezzati.

I genitori devono accettare e rispettare i figli in modo che crescano sicuri di sé e felici. Solo così possono sviluppare quell’autostima che li renderà indipendenti.

Per essere felici abbiamo anche bisogno di essere apprezzati e rispettati dai nostri partner. In questo caso, oltre all’autostima, è fondamentale la reciprocità, che sta alla base di un rapporto stabile e soddisfacente.

Chi esprime il suo bisogno di essere rispettato non è una persona egoista. Meritiamo il rispetto dei familiari, degli amici, dei colleghi di lavoro e di tutti i nostri legami affettivi.

E, ancora di più, se rispettiamo noi stessi, siamo più capaci di mostrare lo stesso rispetto verso gli altri, perché riserveremo loro quello stesso trattamento che desideriamo ricevere.

In questa vita è legittimo desiderare una casa più grande, un partner attraente, premuroso e sincero, oppure aspirare ad avere un buon lavoro. Ma in cima alla lista dei desideri dovremmo mettere sempre “essere felici con quello chi ci riserva la vita”.

Forse non si realizzeranno tutti i nostri sogni, ma la felicità, alla fine non è fatta di cose; sono momenti, persone, esperienze.

Si tratta semplicemente di vivere con gli occhi e il cuore aperti, riuscire a godere del qui e ora nel modo più semplice possibile.

Non importa se siete single o non avete una folla di amici. Basta stare bene con voi stessi e poter contare su quelle persone che vi rendono felici e che, di solito, si contano sulle dita di una mano.

La vita a volte non è facile, e ci mette alla prova. Un’altra dimensione che merita la nostra attenzione è l’atteggiamento.

L’atteggiamento è il vostro “abito” più importante: è quello che vi fa affrontare le cose con coraggio e ottimismo.

Un modo di atteggiarsi positivo, in grado di vedere la realtà nella sua interezza e di capire che nella vita si alternano momenti positivi a quelli negativi, ci aiuta ad essere felici nella nostra quotidianità. Chi si blocca in un atteggiamento negativo, spesso finisce per affogare nella tristezza.

Guardiamo avanti e con fiducia verso l’orizzonte, dando un po’ più di priorità a noi stessi, e imparando ad amare quello che ci circonda con semplicità.

domenica 11 agosto 2019

Come essere felici: 3 gesti immediati




Piccoli gesti immediati per essere felici.

“La suprema felicità della vita è essere amati per quello che si è o, meglio, essere amati a dispetto di quello che si è.”

Victor Hugo

Ritengo che la ricerca della felicità sia un percorso lungo, fatto di grandi scelte di vita, ma anche di piccole conquiste quotidiane.

Personalmente sono ancora alla ricerca della felicità, ma nel corso della mia vita ho imparato a riconoscere alcuni semplici gesti che hanno trasformato immediatamente il mio stato d’animo, dandomi quel senso di leggerezza, determinazione, invicibilità, euforia, che amo racchiudere nel termine: felicità.

Qui di seguito voglio parlarti di 3 gesti immediati, che per me si sono dimostrati estremamente efficaci nel rendermi meno preoccupato e più felice.

1. Confessa una cosa di cui ti vergogni

Ma come?! viviamo in una società competitiva, dove chi mostra il più piccolo segno di debolezza è immediatamente emarginato e tu mi vieni a raccontare che dovrei mettermi a confessare qualcosa che mi mette a nudo?!

Si. Confessare un tuo difetto, una cosa di cui ti vergogni, toglie alla tua debolezza il suo potere.

Non fraintendermi, non si tratta di confessare al mondo intero i tuo segreti più intimi: sarebbe stupido. Devi scegliere accuratamente la persona, o le persone, a cui senti di confessare una tua debolezza. Potrebbero essere i tuoi genitori, il tuo partner o i tuoi amici più cari.

Poter essere con queste persone completamente te stesso, senza dover fingere o simulare quello che non sei, ti darà un immediato senso di intensa felicità.

Non solo. Confessare una cosa di cui ti vergogni a persone a cui tieni, è un eccezionale strumento di crescita personale: da questo momento in poi sarai responsabile, non solo di fronte a te stesso, ma anche di fronte a persone per te speciali, di ogni passo che compirai per migliorarti, per superare i tuoi difetti e raggiungere i tuoi obiettivi.

2. Aiuta qualcuno che non conosci

Ti sei mai chiesto perchè quasi nessuno si rifiuta di dare delle indicazioni ad un viaggiatore un po’ confuso?!

Semplice: ti fa stare bene.

Ma cos’è che ti fa sentire realmente bene di questo piccolo gesto? prova ad indovinare… si esatto! è il sentirti utile che ti rende felice.

Ecco allora un altro gesto pratico ed immediato per essere felici: aiuta qualcuno che non conosci, in modo incondizionato, ovvero senza aspettarti nulla in cambio.

Approfitta delle occasioni che ti capitano ogni giorno:

  • Offri a qualcuno di sedersi al tuo posto sul bus/tram/metro.
  • Lascia passare alla cassa del supermercato quel tipo che ha solo uno shampoo in mano (io!).
  • Aiuta la vecchina a compilare quel modulo alle poste.

Ma soprattutto… dai le indicazioni giuste a quel tedesco! ;-)

Nel mondo anglosassone hanno coniato il termine: Random Act of Kindness (RAK: gesti casuali di gentilezza); noi italiani che non abbiamo nulla da imparare dagli anglosassoni la chiamiamo semplicemente… cortesia.

3. Affronta qualcosa che ti spaventa

Veniamo all’ultimo dei 3 gesti che danno immediata felicità: affronta una tua paura.

Ti riesce difficile pensare che dover fare qualcosa che ti spaventa possa renderti felice? beh.. potresti sorprenderti.

Prova questo piccolo esercizio pratico:

  • Fai una lista ordinata delle 5 cose che ti spaventano maggiormente, partendo dalla più terrificante.
  • Prendi l’ultima cosa che hai scritto ed immagina un gesto, anche piccolissimo, che puoi compiere per affrontare questa paura (hai paura di volare? allora limitati a prendere il bus per l’aeroporto).
  • Poniti come obiettivo quello di compiere questo piccolo gesto entro i prossimi 3 giorni. Mi raccomando è importante non procrastinare!
  • Chiudi gli occhi e… VAI!

Superare questa piccolissima sfida ti renderà entusiasta. Ora pensa a come ti sentirai dopo aver superato tutte e 5 le paure scritte sul tuo foglietto… lo stai immaginando? si… felicità allo stato puro.

Conosci anche tu gesti immediati che ti rendono felice? condividili nei commenti!

Foto di greekadman

Dal sito: efficacemente.com

venerdì 5 aprile 2019

Per essere felici basta essere gentili con gli altri

Un recente studio scientifico ha portato alla luce come i gesti gentili verso gli altri portino felicità.

Tante volte ci si interroga sulla felicità e i modi per raggiungerla e mantenerla. Nella maggior parte dei casi ci si concentra su se stessi, su ciò che si desidera e su come fare per ottenerlo. Eppure, da un recente studio scientifico sembra che la strada da perseguire per raggiungere l’agognata felicità sia un altro: la gentilezza. Pare che essere gentili verso gli altri per una decina di minuti al giorno porti ad un abbassamento dei livelli di stress e ad una condizione generale di felicità.

Come essere felici attraverso la gentilezza

La recente scoperta, come riportato dal sito GreenMe, è stata fatta in America dove dei ricercatori dell’Iowa State University di Ames hanno eseguito un esperimento socialeall’interno di uno studio volto a cercare un metodo per essere felici.
Lo studio in questione è stato condotto su un gruppo di studenti universitari ai quali, dopo la misurazione di parametri come livello di stress, ansia ed empatia, è stato chiesto di andare in giro per l’edificio per circa 12 minuti, mettendo in pratica una di queste strategie:

amore e rispetto: osservare gli altri, sperando per la loro felicità

interconnessione: pensare alle connessioni che legano le persone tra loro

confronto sociale verso il basso: pensare a come si potrebbe essere migliori di ogni persona incontrata

Per dare una valenza scientifica allo studio è stato istituito anche un gruppo di controllo al quale è stato chiesto di osservare gli altri solo per come apparivano. Ovvero per come erano vestiti, pettinati, etc…
Al termine dello studio, gli studenti che avevano eseguito i primi due tipi di esperimento hanno mostrato più empatia, maggior connessione e meno ansia. Quelli che hanno eseguito il controllo verso il basso ed il gruppo di controllo non hanno mostrato invece alcun cambiamento.
Si deduce quindi che essere gentili e amorevoli verso gli altri, preoccupandosi per loro e pensando a come farli stare bene, porta ad un senso di serenità che è alla base della felicità. Al contrario, paragonarsi con gli altri o osservarli solo per come appaiono non produce alcuna sensazione positiva aumentando lo stress per via del costante paragone e del bisogno di sentirsi migliori.

Una scoperta che secondo i ricercatori è molto utile in quest’epoca strettamente legata ai social che spesso portano proprio ad osservare la parte più superficiale delle persone e a fare un rapido calcolo di cosa manca per essere come loro. Imparare a cambiare atteggiamento, sarebbe un modo per procurarsi maggior benessere e per condurre una vita più rilassata, in modo da poter ottenere emozioni come la felicità.

Dal Sito: chedonna.it 

sabato 16 marzo 2019

Ecco perché pensare ogni tanto a se stessi non significa essere egoisti

Molto spesso, quando diciamo di pensare a noi stessi, le persone che ci circondano potrebbero accusarci di essere egoisti. Ma cosa significa essere egoisti? Forse questo aggettivo viene usato in maniera erronea e, soprattutto, ingiusta.


Riflettiamo un momento su questa parola, sulle sue implicazioni e su come dedicare del tempo a se stessi senza sentirsi in colpa.

Essere egoisti vuol dire pensare a se stessi il 100% delle volte senza curarsi degli altri

Proviamo a fare riferimento alle definizioni di egoismo date dai dizionari. Sembrerebbe che l’egoismo sia l’atteggiamento di chi si preoccupa unicamente di se stesso e dei propri interessi, senza preoccuparsi degli altri.

Ognuno di noi ha i suoi schemi (valori e principi più o meno radicati che ci servono ad interpretare il mondo e a farci un’idea di come funziona) e da questi partono i nostri pensieri. Non è raro, dunque, che ognuno applichi la parola “egoismo” in base alle proprie esperienze e al proprio modo di intendere lo stesso e le sue implicazioni. In altre parole, ognuno di noi ha un concetto diverso di egoismo.

Per alcune persone, essere egoista può significare non fare nulla per gli altri o, nei casi più estremi, non ricambiare un favore a qualcuno per mancanza di tempo quando invece quella persona c’è sempre stata. Nel primo caso potremmo accettare questa definizione per il termine “egoismo”, ma nel secondo?

Come ci sentiamo quando una persona ci chiama egoisti senza tener conto di tutto ciò che abbiamo fatto per lei? Ovviamente male, siamo confusi e arrabbiati anche se sappiamo che quel termine che ci hanno rivolto è ingiusto. Prima di proseguire, chiariamo una cosa: se ci è capitato di non fare qualcosa per qualcuno quando ce l’ha chiesto, non significa che siamo egoisti.

Non c’è vera felicità nell’egoismo.
George Sand

Non possiamo cambiare gli schemi altrui

C’è una situazione che si ripete con una certa frequenza: una persona ci chiede un favore, ma non possiamo farlo nel momento esatto in cui ce lo chiede. Questa persona ci chiama “egoisti” o insinua che lo siamo e questo ci fa stare male, non solo per il giudizio negativo sulla nostra persona, ma anche perché ci siamo ritrovati in un bivio davanti al quale abbiamo dato la priorità ai nostri interessi.

Chi sta agendo da egoista, dunque? Chi sta pensando a se stesso senza tener conto dei diritti che abbiamo come persone?

La realtà è chiara: non abbiamo le risorse necessarie per provare (solo provare!) a cambiare gli schemi altrui. Vale a dire, se una persona ritiene che stiamo agendo da egoisti e non fa uno sforzo per cercare di capire le nostre circostanze, possiamo farci due domande:

  • Siamo empatici con il suo problema?
  • Non potendo aiutarla nel momento in cui ce l’ha chiesto, abbiamo proposto un’alternativa?

Se entrambe le risposte sono affermative, ricordiamoci di una libertà fondamentale: abbiamo il diritto di rifiutare qualcosa senza per questo sentirci in colpa.

Inoltre, è bene tenere conto che commettiamo un errore se estendiamo alla personalità un giudizio soggettivo su un comportamento. Ad esempio, una persona può agire in maniera meschina e non essere meschina oppure può scivolare, ma non per questo essere goffa.

Per capire meglio questo concetto, immaginate la seguente situazione: tutte le mattine vi svegliate alla stessa ora. Fate tutto ciò che dovete fare e alla fine della giornata avete portato a termine tutti i vostri doveri. Ora immaginate di svegliarvi 15 minuti dopo del solito. Per qualche motivo, alla fine della giornata non siete riusciti a fare tutto quello che avevate in programma.

Siete persone irresponsabili? Siete persone poco serie? No, semplicemente avete avuto una brutta giornata e forse avete agito in modo poco responsabile. Attenzione, però! Aver agito in questo modo non vi rende persone con questa caratteristica. Di fatto, anche se lo faceste da sempre, non vi si potrebbero attribuire queste caratteristiche perché il passato non sempre consente di prevedere il presente e il futuro.

Bisogna fare una distinzione tra agire ed essere. Essere persone ingiuste non è sinonimo di agire in maniera ingiusta. Analizziamo i comportamenti non le persone.

Sfruttate i venti che soffiano a favore, ma non lasciate che sia il vento a governare

Avete la sensazione di non avere tempo per voi? Alle persone del vostro ambiente circostante succede sempre qualcosa per cui richiedono la vostra attenzione allontanandovi dai vostri obiettivi? Vi dedicate troppo agli altri? Sentite di essere come delle vele alla mercé del vento? Bisogna sempre riservare un po’ di tempo per se stessi e in questo senso è necessario imparare un’abilità che è fondamentale per il benessere di una persona: imparare a dire no senza sentirsi in colpa.

Di certo si tratta di un tema complesso e ricco di sfumature. È per questo che non possiamo darvi una regola fissa per come farlo, ma solo sottolineare l’importanza di farlo. Se siete anche voi tra quelli che si sono sempre fatti in quattro per gli altri, dovreste sapere che:

-Il cambiamento è un processo di allenamento. Se siete affezionati a certe abitudini, cambiarle vi richiederà tempo, pazienza e impegno. Di solito le nostre abitudini sono collegate le une alle altre e cambiarne una significa cambiare elementi di tutta la catena. Ad esempio, adottare un atteggiamento più cordiale nei confronti degli altri richiede una certa capacità di conversazione, quando per rimanere in silenzio non c’era bisogno di questa abilità.

-Forse chi vi sta attorno non lo capisce. Se avete abituato gli altri a mostrarvi sempre disponibili nei loro confronti, è probabile che rimarranno sorpresi la prima volta che rifiuterete una loro richiesta. Possono anche rimproverarvi di essere cambiati o di essere egoisti. È bene, quindi, non dimenticare cosa volete per voi. Di fronte al cambiamento troverete sempre degli ostacoli e delle resistenze, soprattutto se significa chiudere con le esigenze altrui.

-Analizzate sempre in maniera oggettiva le situazioni. Se la richiesta non è urgente, non richiede obbligatoriamente la vostra presenza, se avete empatizzato con il problema della persona in questione e avete proposto un aiuto alternativo in un secondo momento che sia compatibile con i vostri impegni e obiettivi, allora non c’è dubbio, non avete motivo di sentirvi in colpa.

In definitiva, pensare a se stessi non significa essere egoisti se si è in grado di mantenere un equilibrio. Se davvero lavorate su questa parte di voi senza fare troppo affidamento al concetto generale e alle definizioni di egoismo, raggiungerete il giusto compromesso tra dedicare tempo ed energia agli altri e coltivare anche le vostre passioni, le vostre attività e i vostri sogni.

Non permettere che facciano di te una vittima. Non accettare che gli altri definiscano la tua vita. Definisci te stesso.
Harvey Fienstein

Fonte: https://lamenteemeravigliosa.it/pensare-a-se-stessi-non-egoisti/


Dal Sito: aprilamente.info

lunedì 4 marzo 2019

“La migliore libertà è quando ti sbarazzi di ciò che ti ferisce”.


Vivere liberi è uno dei più grandi piaceri della vita. Siamo liberi quando possiamo fare passi nella direzione di ciò che ci realizza.

A volte veniamo coinvolti nei dettagli della moda, della cultura, della musica e smettiamo di indossare ciò che ci fa realmente bene, facendo ciò che ci piace, ascoltando ciò che ci piace. Essere liberi è, entro certi limiti, fare ciò che piace, correre come un bambino, giocare a calcio a piedi nudi, essere in grado di stare svegli fino a tardi e quando non si ha l’obbligo di tenere il tempo.

Spesso, la felicità è ricercata in relazioni insensibili che non ci rendono veramente felici. Essere liberi è liberarsi da ciò che non è buono. La nostra libera volontà passa attraverso le relazioni che coltiviamo. Raggiungere la vera libertà significa lasciare andare le persone che ci fanno del male. Non lasciare la tua libertà a coloro che non ti danno la felicità. Una persona che vale la pena nella nostra vita è quella che ci dà il coraggio di essere di più.

Ma soprattutto, essere liberi significa allontanarsi da ciò che è sbagliato. È fare ciò che ci rende felici, è vivere nel modo migliore possibile: il nostro modo.

E’ triste quando viviamo una vita che non sembra appartenere a noi, solo per paura di combattere per ciò che ci rende felici. La libertà è combattere per ciò in cui crediamo, senza aver paura degli ostacoli che possiamo incontrare. Per essere liberi bisogna affrontare ogni difficoltà sapendo che Dio è sempre con noi. La libertà non è qualcosa che viene dalla nascita, la libertà va conquistata con fede, speranza e molta lotta.

Siamo esseri limitati. Le limitazioni possono essere un ostacolo alla libertà quando non sono conosciute. Quando si parla di libertà, non si sta parlando di ciò che vuoi e fai quello che vuoi, vivi come vuoi solo perché sei libero. La libertà può esistere entro i limiti, con la possibilità di scegliere. Il libero arbitrio porta con sé la responsabilità di sapere come scegliere ciò che vogliamo.

Trovare la libertà richiede auto-conoscenza. Una farfalla, non nasce libera, in primo luogo, è necessario che la larva penetri nel bozzolo, per iniziare il processo di sviluppo. Come le farfalle, per essere libere, l’essere umano deve trovare il suo posto più intimo e, da lì, iniziare con piccoli passi verso la libertà.

Essere liberi è lasciare ciò che ci rende cattivi e valutare ciò che ci rende felici. Pace e bene!

via ItaliaFeed

Dal Sito: aprilamente.info

venerdì 21 settembre 2018

Cherofobia, la paura di essere felici

Per qualcuno, l’idea di divertirsi e provare gioia è una prospettiva spaventosa. Succede quando si teme che scatti un meccanismo di compensazione per cui, quando ci si lascia andare, accada qualcosa di terribile.

Un periodo davvero fortunato, soddisfazioni sul lavoro, felicità in amore, coincidenze favorevoli. Se la maggior parte di noi non si augura altro, per qualcuno troppe circostanze positive, troppa gioia e troppo divertimento sono guardati, invece, con sospetto.

Ne parla il quotidiano inglese The Independent: le persone che hanno un’irrazionale avversione per la felicità soffrono di cherofobia. Non sono le attività divertenti a fare loro paura, ma il timore che se si lasciano andare, e si sentono felici e spensierate, allora accadrà qualcosa di terribile.
Oppure perderanno il controllo. Pensano che stato di serenità possa diventare una condizione di vulnerabilità che richiede l’attivazione di preoccupazioni e paranoie per prevenire pericoli e minacce. L’idea che esista un subdolo meccanismo di compensazione ha spesso origine da traumi ed esperienze negative.
Di cherofobia non si parla nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), ma alcuni esperti la classificano come una forma di ansia.
Ci sono alcuni sintomi ricorrenti, che accomunano le persone che hanno paura della felicità. Provano ansia quando sono invitati a partecipare a un evento sociale, si rifiutano di partecipare alle attività «divertenti», pensano che quando si è felici qualcosa di brutto debba per forza accadere.Ritengono che puntare alla felicità renda le persone peggiori e comporti uno spreco di tempo e di fatica, e che mostrarsi contenti sia pericoloso.
In un post pubblicato su Psychology Today, la psichiatra Carrie Barron spiega alcune possibili ragioni per cui le persone sviluppano la cherofobia. «Potrebbe sembrare strano che qualcuno tema le emozioni positive. Spesso succede quando, durante l’infanzia, si è creato un legame fra felicità e punizione. Se sei spaventato dal piacere, potrebbe essere perché, in passato, la punizione o l’umiliazione hanno distrutto la tua gioia. Adesso hai paura di sentirti felice perché temi che la bolla esploda di nuovo».
Gli introversi potrebbero avere più probabilità degli altri di sviluppare la cherofobia. In genere preferiscono svolgere le loro attività da soli o con una o due persone alla volta, e possono sentirsi intimiditi o a disagio in gruppo, nei luoghi rumorosi e troppo popolati. Anche i perfezionisti possono essere cherofobici, perché potrebbero essere convinti che la felicità sia un tratto tipico delle persone ingenue e superficiali.
Stephanie Yeboah, blogger che convive con la cherofobia, spiega che cosa significhi questa condizione: «In definitiva, è una sensazione di completa disperazione, che porta a sentirsi ansiosi o diffidenti all’idea di partecipare o fare cose per arrivare alla felicità, perché è come se si avesse la percezione netta che non durerà – ha detto -. La paura della felicità non significa necessariamente vivere sempre nella tristezza: nel mio caso la mia cherofobia è stata innescata o esacerbata da eventi traumatici, e anche cose positive come completare un compito difficile o conquistare un nuovo cliente mi mettono a disagio».
Risolvere questo problema non è semplice: «Non c’è molto che io possa fare – aggiunge Yeboah – perché non ci sono molte risorse specifiche contro la cherofobia: mi limito ad andare avanti e cercare di non pensarci».
Probabilmente la cherofobia è un meccanismo di difesa costruito dopo un conflitto o un trauma. Secondo Carrie Barron, può essere utile cercare di scavare nel proprio passato: trattamenti come la terapia cognitivo comportamentale sono utili per comprendere le cause del disturbo e cercare finalmente di annullare l’associazione negativa tra piacere e dolore.
Però non tutti devono necessariamente curare la loro cherofobia: alcune persone si sentono più sicure (e, paradossalmente, felici) quando evitano la felicità. A meno che il disturbo non interferisca con la qualità di vita o la possibilità di mantenere il posto di lavoro, potrebbe anche non esserci bisogno di alcun trattamento.
Dal Sito: vanityfair.it

martedì 10 settembre 2013

A volte ci vuole coraggio ...

Perché a volte ci vuole il CORAGGIO di essere davvero FELICI, di raccogliere un momento ordinario e trasformarlo in epico. Ci vuol coraggio a ridere di gusto di fronte a questa vita, ci vuole forza per scartare il negativo e portar dentro solo il meglio, conservare solo l’essenza della gioia. E quel coraggio ce l’abbiamo dentro, è tutta una questione di SCELTA!

Anton Vanligt



… E' tutta una questione di SCELTA!
Si queste parole mi fanno riflettere!
Fin da piccoli siamo costretti a fare delle scelte nella nostra vita, all'inizio più piccole ma poi crescendo le scelte diventano sempre più importanti.
E allora che facciamo ci possiamo fermare? Possiamo fermare il tempo che troppo inesorabilmente passa in fretta?
No! Non possiamo purtroppo, quindi non aspettiamo di trovare un “manuale”
dove poter leggere come trovare la nostra felicità, siamo noi stessi a doverlo fare, a sforzarci ogni istante che passa.
Come le parole di Vanlight : “ci vuole forza per scartare il negativo e portar dentro solo il meglio”...
Si, ci vuole tanta forza ma non pensiamo di trovarla altrove la nostra forza, la possiamo trovare solo dentro di noi e non abbattiamoci per le cose negative anche da li può nascere sempre qualcosa di positivo, basta guardare il tutto da una prospettiva diversa, aprire quella finestra chiusa e far entrare un po' di luce nella nostra vita. Il mondo sarà sempre pieno di ostacoli, pieno di spine da togliere e allora iniziamo a piccoli passi togliendo queste spine, facendole diventare solo delle meravigliose rose.
Decidiamo di essere felici e sorridere alla vita!
Eli ❤


venerdì 17 dicembre 2010

La felicità è lontana dal pensiero

La felicità si allontana quando la mente è piena di pensieri. Ciò accade perché utilizziamo nel modo sbagliato le nostre risorse naturali. Ogni volta che ci fissiamo su un problema, non solo non troviamo la soluzione ma ci allontaniamo sempre più dalla felicità, senza considerare che è proprio uno stato di serenità e felicità naturale a farci trovare la soluzione giusta.

Che fare? Consigli ed esercizi per ritrovare la felicità perduta
Uno degli esercizi più semplici per contattare le proprie risorse interiori, capaci di produrre da sole la felicità senza aspettarla dall'esterno o dal futuro, consiste nel "camminare senza pensieri". Si tratta di una particolare forma di meditazione che si attiva attraverso il corpo. Prova a fare così.
In un momento qualsiasi della giornata, mettiti a camminare e porta l'attenzione sui tuoi passi, sul senso di fatica che avverti nelle gambe; cammina senza una meta precisa, mantenendo l'attenzione esclusivamente sul corpo. Devi solo camminare: pian piano un senso di leggerezza mentale crescerà in te, come se i pensieri perdessero peso. Il camminare ti slega dalla staticità del ragionamento, svincolandoti da quelli che consideri i tuoi problemi e favorendo uno stato di benessere. A questo punto porta la tua attenzione sulle sensazioni che provi: ti sembrerà di accogliere con grande ricettività i dettagli del paesaggio su cui l'occhio si posa, i profumi che arrivano, i suoni e i colori. Questo sguardo naturale apre le porte alla felicità.

Osserva in modo distaccato le emozioni e la felicità arriverà da sé
Più ci identifichiamo in un'emozione, per esempio la rabbia o la tristezza, più finiamo col credere che quello stato sia permanente. Ma il potere di un'emozione dipende "da dove la osserviamo": da molto vicino io divento la mia tristezza. Da un po' più da lontano, le cose cambiano: a distanza è più facile comprendere che io non sono "solo" la mia tristezza. Io sono anche tante altre emozioni, felicità compresa. Prova a osservare il tuo stato emotivo  come fossi uno spettatore esterno, soffermandoti su particolari che prima non avevi notato: dove ti trovi, come sei vestito... Passa poi a cercare la tua rabbia o la tristezza nel corpo: in che punto del corpo si condensa, come si muove, se martella, se pulsa, se è sorda. Continua a osservare, guardando l'evento da lontano, sempre più lontano. L'emozione che provi si trasforma in uno stato che vive in un punto di te, ma che non ti riassume. C'è posto quindi anche per la felicità.
Cerchi la felicità? Fai qualcosa di inutile
È opinione comune che per ottenere la felicità si debba fare qualcosa. Questa mentalità non tiene conto degli ingredienti essenziali della felicità: la spontaneità, l'assenza di finalità, il vivere nel presente. Rifletti: le cose che fai sono sempre in qualche modo utili a qualcosa? E se non sono utili ti senti strano, quasi in colpa perché stai facendo qualcosa che magari ti dà felicità ma "non serve"? È importante che tu introduca ogni giorno nel tuo tempo una o più azioni che non contengano alcuna forma di finalità. Qualcosa che ti piace fare ma che non fai mai proprio perché ti pare inutile. Invece il cervello ne ha bisogno per liberarsi dalla zavorra dell'utilitarismo e produrre spontaneamente la felicità.
(Riza)