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mercoledì 28 ottobre 2020

Attacchi d’ansia: quando nessuno capisce cosa succede





Gli attacchi d’ansia possono colpire chiunque e in qualsiasi momento. L’aspetto più complesso di queste crisi è che sono in pochi a comprenderle a fondo ed è per questo che molti vanno nel panico quando ne soffrono.

Anche se è vero che i disturbi dell’ansia rientrano nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM), si tratta di un problema che può manifestarsi in modo molto puntuale e specifico.

Una situazione stressante, un forte impatto emotivo o persino trascorrere un lungo periodo sotto pressione possono scatenare attacchi d’ansia.

Chi ne soffre ha la sensazione di essere sul punto di morire, di sentire il proprio cuore  scoppiare. Si tratta di una situazione davvero drammatica e non fa che peggiorare se chi circonda quella persona non sa cosa sta accadendo e reagisce nel peggior modo possibile, usando frasi come “va tutto bene”, “prendi sempre tutto troppo sul serio” o “calmati, che non è niente”.

Nel nostro articolo di oggi vogliamo approfondire questa realtà così comune, in modo da conoscere le giuste strategie da utilizzare.

Attacchi d’ansia: quando il cuore sembra scoppiare

Prima di tutto, dobbiamo capire un aspetto importante: l’ansia, di per sé, è utile per gli esseri umani.

L’ansia ci mette in allerta in seguito alla vicinanza di una minaccia, così da poter fuggire o affrontarla.

L’ideale è mantenere la giusta dose d’ansia perché, in questo modo, possiamo motivarci per agire in modo più efficace nel nostro ambiente quotidiano.

Nonostante ciò, il problema si manifesta quando i livelli di ansia aumentano precipitosamente e diventano incontrollabili.

È allora che il nostro cervello capisce che c’è un problema dal quale fuggire il prima possibile e scatena quindi una reazione fisiologica: accelerazione del battito cardiaco, pressione sanguigna, adrenalina nel sangue…

Mentre il nostro cervello e il nostro corpo ci ordinano di “scappare”, la nostra mente ci invia anche pensieri negativi e catastrofici che non fanno che peggiorare la situazione.


Vediamo alcune informazioni più nei dettagli.


Sintomi degli attacchi d’ansia

I disturbi d’ansia sono collegati a diverse dimensioni e situazioni personali.

C’è chi ha paura di volare, altri possono soffrire disturbi diversi come l’agorafobia, l’aracnofobia o l’idrofobia, nei cui casi gli attacchi d’ansia sono altrettanto comuni.

Altre persone, invece, possono vivere queste sensazioni in un contesto che implica un grande impatto emotivo.

Anche se i fattori che scatenano queste situazioni sono molti e vari, in generale esiste una sintomatologia comune e facile da identificare.

Sintomi emotivi

Sentimenti di apprensione o paura intensa e incontrollabile.

Difficoltà di concentrazione.

Ci si sente tesi e molto nervosi.

Nascono pensieri fatalisti: si anticipa il peggio.

Ci si concentra solo sugli aspetti negativi, sul panico… La mente acquisisce, per così dire, la forma di un tunnel: tutto diventa buio e alla fine si vede solo la catastrofe.


Sintomi fisici

Il battito cardiaco accelera

La pressione arteriosa aumenta

Si inizia ad andare in iperventilazione

Sudorazione

Mal di stomaco e nausea

Minzione frequente o diarrea

Respirazione difficoltosa e si ha la sensazione di avere un infarto

Tremori e tic

Tensione muscolare

Mal di testa

Fatica estrema e debolezza

Gli attacchi d’ansia possono essere relazionati alla depressione

Nel caso in cui gli attacchi d’ansia siano molto frequenti, è probabile che il paziente soffra anche di una depressione repressa.

L’ansia e la depressione spesso derivano dalla stessa vulnerabilità, da quella situazione nella quale perdiamo il controllo di ciò che ci circonda, fino al punto di vivere queste esperienze così angoscianti.

Bisogna chiarire che, anche se l’ansia e la depressione sono due dimensioni diverse, a volte, come abbiamo già detto, la prima può essere un sintomo della seconda.

Nonostante ciò, per eliminare ogni dubbio, è importante parlare con il proprio medico perché possa suggerire uno specialista.

Come affrontare gli attacchi d’ansia

Per poter affrontare un attacco d’ansia, la prima cosa da fare è affrontare i sintomi emotivi e razionalizzare quella paura, quella minaccia, quella situazione di stress.

Dovete capire che non tutte le tecniche funzionano per tutti. Per riuscirci, cercate di spezzettare in piccoli frammenti quel “tutto” che vi sta facendo male e di razionalizzare ogni minaccia fino a farla sparire.

Cosa fare per aiutare una persona che soffre di un attacco d’ansia

Cercate di capire la loro situazione. Non sono pazzi, hanno bisogno di aiuto e, soprattutto, di calma e comprensione.

Chiedete loro come si sentono e portateli in un posto dove ci sia un po’ d’aria.

Sbottonate loro i vestiti troppo stretti.

Se sono in iperventilazione, offrite loro un sacchetto per potervi respirare dentro o spiegate loro di respirare come se “stessero spegnendo una candela” (con le labbra socchiuse).

Continuate a ripetere loro che “non si tratta di un attacco di cuore”, che “siete lì per aiutarli e che ora va tutto bene” (parlate con voce molto calma).

Suggerite loro di mettere una mano sull’addome e una sul cuore. In questo modo, riusciranno a regolare la respirazione.


• Se i sintomi non si attenuano e il loro battito è molto accelerato, dovete chiamare il servizio medico, soprattutto se la persona soffre di qualche problema cardiaco, diabete o obesità.

lunedì 19 ottobre 2020

PANDEMONIO


Alessia Spina soffre di attacchi di panico da molto tempo.
Quattro anni fa ha deciso di incontrare persone che soffrono come lei,
a volte amici, a volte perfetti sconosciuti.
Ha ascoltato le loro storie, imparato dalle loro storie e infine, raccolto parole e immagini:
PANDEMONIO è il risultato, un libro fotografico sugli attacchi di panico.
Pan: dio greco metà uomo metà caprone, spaventa i viandanti con ululati terribili.
È da qui che nasce l'accezione di "panico":
un terrore improvviso, una paura incontrollata che assale.
Un dio che assomiglia a un demone,
un dio che si moltiplica e diventa “tutti i demoni”: PANDEMONIO.
Un ATTACCO DI PANICO è un PANDEMONIO.
Un mostro che spinge giù, in profondità, che costringe a guardare sotto, dentro.
E nel frattempo viene a galla una nuova forza;
la forza di essere fragili, la forza più autentica.
Pur se nel mentre sembra di morire, di attacchi di panico NON SI MUORE.
Un evento positivo mascherato da evento negativo.
Una ribellione del corpo a situazioni di comodo ormai scomode.
Una richiesta di aiuto dell’IO.
Un segno che è necessario cambiare qualcosa.
Vincere l’inganno del dio Pan che, mentre spaventa i viandanti, spaventa anche se stesso,
non è impossibile.
Nessun mostro è invincibile.
Il libro è un lavoro sulla vulnerabilità, che si è abituati a nascondere sotto il tappeto come
fosse sporco di cui vergognarsi.
Eppure non esiste altra cosa al mondo che possa rendere più umani della vulnerabilità
stessa.
Un meccanismo innescato da una società che esige compulsivamente e ininterrottamente
forza, potere, risolutezza, impassibilità, freddezza, velocità.
Un congegno che induce al panico ogni qual volta si tende a perdere il controllo.
Quello stesso panico che può salvare e resuscitare sensibilità e natura umana.


Se aprite il link qui di seguito potete supportare il progetto, aiutarla a raggiungere la pubblicazione e ricevere una copia del libro a casa 






sabato 16 maggio 2020

I disturbi della derealizzazione e della depersonalizzazione



La mente umana rappresenta ancora oggi uno dei grandi misteri ancora da scoprire. Il cervello è uno degli organi più affascinanti e complessi: grazie a lui riusciamo a scrivere, leggere, parlare, ballare, correre e fare ogni altra azione che ci viene in mente. La cosa eccezionale è che riusciamo a fare tutto ciò utilizzando solo una piccolissima parte del suo potenziale.

Spesso capita pero, che il cervello sia leggermente “difettoso “. in questo caso molto importante è la figura dello psicologo. Disturbi mentali come la dissociazione, la depersonalizzazione e la derealizzazione possono essere affrontati solo grazie a dei professionisti che riusciranno a riportarci alla normalità.

Cos’è la dissociazione

La dissociazione è un termine che viene usato nella descrizione della disconnessione di determinati processi psichici rispetto a ogni altro sistema psicologico presente negli individui. A causa della dissociazione, si viene a creare una mancata connessione nella memoria, nel senso d’identità e nel pensiero di una persona.

Si tratta quindi di un processo in cui la mente non riesce  più a integrare determinate funzioni superiori. In psicologia indica la categoria di disturbi dissociati provocati da esperienze traumatiche che hanno interferito con l’integrazione di alcune funzioni psichiche. I processi dissociativi causano sintomi dissociativi che a loro volta possono provocare la presenza di un particolare quadro clinico noto come Disturbo Dissociativo.

Il disturbo della depersonalizzazione e della derealizzazione

Il termine depersonalizzazione descrive delle esperienze di distacco, di irrealtà o di avere la sensazione di essere un osservatore che si trova all’esterno del proprio copro, delle proprie sensazioni, dei propri sentimenti o dei propri pensieri.

La derealizzazione non è altro che un’esperienza di distacco o di irrealtà nei confronti di un ambiente.

I sintomi quindi sono caratterizzati dalla presenza di numerosi episodi di interruzione e disgregazione di sé stessi e del mondo che lo circonda. Tutto questo spesso causa preoccupazione e paura nelle persone che, con il passare del tempo, non riescono più ad avere il controllo della propria vita e iniziano a presentare livelli molto alti di ansia, problemi nell’ambito sociale, depressione che potrebbe sfociare in un abuso di sostanze nocive.

Sintomi della depersonalizzazione e della derealizzazione

I sintomi possono essere causati da forte stress, depressione, ansia oppure uso di sostanze di stupefacenti. Si tratta di sintomi che possono comparire sia in modo graduale che all’improvviso.

Sintomi della depersonalizzazione

Sensazione di distacco dal proprio corpo;

Non avere il controllo delle proprie azioni;

Avere l0impressione di essere uno zombie;

Avere emozioni e sensazioni fisiche intorpidite;

Avere la sensazione di non sentirsi più sé stessi.

Sintomi della derealizzazione

Distacco dall’ambiente esterno;

Sensazione di essere in un mondo irreali;

Sensazione di osservare il mondo da una bolla;

Sensazione che il tempo passi troppo in fretta;

Sensazione che luci e suoni siano più forti;

Sensazione che gli oggetti siano distorti, inusuali e sfocati.

Altri disturbi dissociativi

I disturbi dissociativi sono caratterizzati quindi da una discontinuità a rispetto della normale funzione della coscienza, dell’identità, della memoria,  di ciò che rappresenta il proprio corpo, della percezione e del proprio comportamento. Questi sintomi potrebbero far funzionare in malo modo diverse aree psicologiche.

Cosa comprendono i disturbi dissociativi

I disturbi dissociativi comprendono:

amnesia;

disturbo dissociativo d’identità;

disturbo da depersonalizzazione;

disturbo da derealizzazione.

Questo può presentarsi a seguito di un trauma molto importante e alcuni sintomi come quello della confusione o dell’imbarazzo, sono influenzato dall’esperienza del trauma stesso.

Dal Sito: tgyou24.it 

lunedì 18 marzo 2019

Cosa significa somatizzare?

Cosa significa somatizzare? Si tratta della “traduzione” di un disagio psicologico in un disturbo che interessa la salute fisica.

Cosa significa somatizzare? Si tratta di un fenomeno, in seguito al quale un individuo “traduce” la sua sofferenza psichica attraverso i sintomi fisici. Significa, quindi, trasformare un disagio psicologico in un’alterazione della salute fisica. L’esempio più semplice può essere quello in cui il mal di testa sia l’espressione di uno stato di nervosismo. Generalmente le parti più colpite dal processo di somatizzazione sono quelle costituite dal sistema gastrointestinale. Sintomi caratteristici sono la diarrea, la stipsi o i dolori addominali, in risposta ad un’emozione, di solito negativa.

Cosa vuol dire somatizzare una malattia

Nella nostra esperienza quotidiana si può dire che tutti somatizziamo. Ci sono perfino certe espressioni, che indicano un legame stretto fra mente e corpo. Per esempio ci sentiamo soffocare dalla paura, sentiamo battere forte il cuore per un’emozione intensa, ci ritroviamo a digrignare i denti per la rabbia. In una certa misura somatizzare fa parte dei processi quotidiani. In alcuni casi il tutto può diventare negativo, se si somatizzano troppo a lungo le emozioni e lo stress. Dopo un po’, infatti, il corpo si affatica e si corre il rischio di ammalarsi.

I sintomi si possono manifestare come problemi gastrointestinali, disturbi cardiocircolatori o uro-genitali, come emicrania,stanchezza e dolori muscolari, insonnia o disturbi del sonno causati da ansia e stress, disturbi alimentari, problemi che interessano la pelle. Soffrendo di questi disturbi, le persone che somatizzano si rivolgono al medico, ma difficilmente quest’ultimo riesce a trovare una causa fisica che sta alla base della malattia.

Si tratta di una condizione di stress che incide sulla salute. Proprio per questo il problema, che può derivare anche da fattori psicologici e relazionali, dovrebbe essere affrontato con l’aiuto di uno specialista psicoterapeuta, ricorrendo proprio ad un’opportuna psicoterapia. Più tempo passa, più le somatizzazioni diventano difficili da trattare e si corre il rischio che il disturbo possa stabilizzarsi.

Il disturbo di somatizzazione

Esiste un vero e proprio disturbo di somatizzazione, che comprende molteplici lamentele fisiche, che vengono evidenziate da un individuo e che si manifestano per diversi anni, portando a delle difficoltà sul piano sociale, lavorativo e relazionale in generale. Il paziente si ritrova in una costante ricerca di una possibile cura per queste manifestazioni sintomatologiche.

Perché si possa parlare di vero e proprio disturbo di somatizzazione, secondo la definizione del DSM IV, i sintomi devono comprendere almeno quattro che riguardano il dolore, due gastrointestinali, uno sessuale e un sintomo pseudoneurologico, come, per esempio, un’alterazione dell’equilibrio. Per tutti questi sintomi fisici non è possibile rintracciare una spiegazione medica, un’origine fisiologica del problema. Tutto è da inquadrare nell’ambito della sfera psichica del paziente.

A volte la somatizzazione è accompagnata da sintomi di ansia e di depressione, sia endogena che reattiva. Per curare il disturbo di somatizzazione serve una psicoterapia cognitivo-comportamentale. In questo modo il soggetto riesce ad adoperare una ristrutturazione dal punto di vista cognitivo e a superare il proprio disagio.

Dal Sito: tantasalute.it


martedì 6 novembre 2018

Attacchi di panico: come curarli?


Gli attacchi di panico, soprattutto la prima volta, sono sconvolgenti. Si prova un senso di irrealtà e soffocamento che sembrano non passare. Ecco cosa fare per contrastare un attacco di panico

Gli attacchi di panico sono una sindrome psicopatologica che si manifesta con episodi di ansia acuta. Quando i rimedi naturali o i farmaci non bastano, è bene rivolgersi a un professionista, uno psicologo o uno psichiatra, che possa affrontare il problema arrivando alle cause scatenanti.


Vediamo quali sono i sintomi di un attacco di panico, come curarli e controllarli.

Tanti impegni, preoccupazioni e ansie spesso diventano ingestibili e, se qualcuno è in grado di controllare lo stress, altri finiscono per soffrire di attacchi di panico. Si tratta di un problema molto più comune di quanto pensiamo, che presenta precisi sintomi fisici e può avere cause diverse. Non esiste una cura specifica per gli attacchi di panico, seppur l’omeopatia possa curare ansia e stress, ma ogni singolo individuo deve intraprendere un percorso per comprendere cosa scatena tale sindrome. In ogni caso è fondamentale sapere cosa fare e come si manifesta un attacco di panico, ma anche come controllare i sintomi di questa patologia.

Attacchi di panico: le cause

Sperimentare un attacco di panico è sempre sconvolgente. In quel momento, infatti, il nostro cervello, così come il corpo, va in tilt, lasciandoci immobili e terrorizzati, incapaci di reagire. Questo problema però si può combattere e sconfiggere, prima di tutto conoscendolo meglio. Quali sono le cause degli attacchi di panico? Certamente la genetica, ma anche lo stress. Altri fattori di rischio sono senza dubbio i traumi, come la morte di una persona cara oppure un incidente, ma anche cambiamenti drastici nella quotidianità e una storia familiare con attacchi di panico.

Attacchi di panico: i sintomi

Come si manifestano gli attacchi di panico? I sintomi di questo problema sono molto vari, ma piuttosto evidenti. Solitamente la sudorazione aumenta, si avvertono tremori, tachicardia, palpitazioni e dolore al petto. In seguito, compaiono anche la cefalea, il senso di soffocamento, dolori addominali e nausea. Durante un attacco di panico spesso si sviene, ma si può anche percepire una sensazione di irrealtà o di depersonalizzazione. Mentre la paura cresce e il corpo va in cortocircuito, si avverte un torpore agli arti e vampate di calore, accompagnati dalla paura di morire o impazzire.

Attacchi di panico: quanto durano

La durata di un attacco di panico varia a seconda della persona che ne viene colpita. I sintomi sono più forti e fastidiosi nei primi dieci minuti e, solitamente, svaniscono in mezz’ora. Nei casi più gravi, invece il problema potrebbe durare anche 24 ore, ma anche ripresentarsi a intervalli regolari, generando un vero e proprio disturbo da panico.

Attacchi di panico: cosa fare

Come controllare un attacco di panico e cosa fare quando si presenta? La prima cosa da fare è imparare a controllare il respiro. Chi soffre di questo problema dovrebbe praticare discipline che favoriscono la respirazione, come lo yoga o intraprendere un corso di meditazione. Un altro segreto è quello di parlare, con sé stessi e ad alta voce, per cercare di sciogliere la paura e l’ansia che in quei momenti blocca qualsiasi reazione. In ogni caso è sempre meglio rivolgersi a uno specialista, per iniziare, se necessario, una terapia farmacologica, ma anche per imparare, attraverso la psicoterapia, a riconoscere quali sono le cause che si celano dietro gli attacchi di panico. Circoscrivere il problema e imparare a riconoscerlo consentirà nel tempo di affrontarlo nel migliore dei modi e di superarlo definitivamente.


Dal Sito: paginegialle.it