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lunedì 3 agosto 2020

Come eliminare i pensieri negativi





Alcune ricerche indicano che le persone, in media, parlano a se stesse circa 50.000 volte al giorno. Purtroppo l’80% di questi discorsi è negativo. Dici a te stesso cose come:

  • Non avrei dovuto dirlo
  • Loro non mi apprezzano
  • Non riuscirò mai a portare a compimento questo
  • Non mi piacciono i miei capelli oggi
  • Non so ballare
  • Non perderà mai questi chili
  • Non riesco mai ad organizzare la mia giornata
  • Sono sempre in ritardo
  • e tante altre…

Questo tipo di pensieri hanno un effetto molto potente su di noi.
I nostri pensieri negativi finiscono per controllare il nostro comportamento.

Sappiamo, anche grazie ai test della macchina della verità, che il corpo reagisce ai pensieri, cambiando la temperatura, il battito cardiaco, la pressione sanguigna, il ritmo respiratorio, la tensione muscolare e il sudore delle mani.

Ogni cellula del tuo corpo è influenzata da ogni pensiero che hai.

  • I pensieri negativi influiscono negativamente sul tuo corpo, indebolendoti, facendoti sudare e rendendoti nervoso.
  • I pensieri positivi influiscono positivamente sul corpo, rendendoti rilassato, centrato e vigile. Provocheranno la secrezione di endorfine nel cervello, ridurranno la sofferenza e aumenteranno il piacere.

Calpesta quelle formiche – ANT (Automatic Negative Thoughts)

Lo psichiatra Daniel G.Amen ha defintio i pensieri limitanti che sentiamo nella testa con la sigla ANT (formica), Automatic Negative Thoughts.

E proprio come le formiche vere durante un picnic, i tuoi pensieri negativi automatici possono rovinare la tua esperienza di vita.

Il dottor Amen raccomanda di imparare a calpestare i pensieri negativi automatici.

In primo luogo, devi diventarne consapevole. Poi devi scuoterteli di dosso e calpestarli mettendoli in discussione. Infine devi sostituirli con pensieri più positivi e che affermino il tuo valore.

La chiave per affrontare il modo di pensare negativo consiste nel capire che hai la responsabilità di decidere se ascoltare qualunque pensiero o convivere con esso.

Il semplice fatto che tu lo pensi, non significa che sia vero.

Dovresti chiederti costantemente:

  • Questo pensiero mi sta aiutando o danneggiando?
  • Mi sta facendo avvicinare ai miei obiettivi o me ne sta allontanando?
  • Mi sta motivando ad agire, o mi sta bloccando con la paura e l’insicurezza?

Abbiamo diversi tipi di pensieri negativi

Ecco alcuni tipi di pensieri negativi più comuni e il modo in cui eliminarli.

Il modo di pensare “sempre o mai”

Se pensi che qualcosa accadrà sempre, oppure che non otterrai mai ciò che vuoi, sei condannato fin dall’inizio.

Ecco alcuni esempi:

  • Non riceverò mai un aumento di stipendio
  • Tutti si approfittano di me
  • I miei dipendenti non mi ascoltano mai
  • Non ho mai tempo per me stesso
  • Mi prendono sempre in giro
  • Non riesco mai a prendermi un periodo di riposo
  • Nessuno mi concede mai un margine di errore
  • Ogni volta che corro un rischio, vengo stroncato
  • Non importa a nessuno se vivo o muoio

Quando ti ritrovi a nutrire pensieri del genere “sempre o mai”, sostituiscili con ciò che è realmente vero.

  • Ti approfitti sempre di me > Mi arrabbio quando ti approfitti di me, ma so che mi hai trattato equamente in passato e lo farai di nuovo

Focalizzarsi sul negativo

Alcune persone si focalizzano soltanto sul male e mai sul bene in una situazione.
Devi imparare a cercare il positivo.

Non solo ti aiuterà a stare meglio, ma sarà anche una componente di importanza cruciale per creare il successo che desideri.

Impara a fare il gioco dell’apprezzamento cercando cose da apprezzare in ogni situazione.
Dedica 7 minuti ogni mattina a mettere per iscritto le cose che apprezzi nella vita.
Cerca il bene attorno a te.

Previsioni catastrofiche

Nelle previsioni catastrofiche, crei il peggior scenario possibile nella mente e poi agisci come se fosse una certezza.

Ad esempio, puoi pensare che la persona che ti attrae respinge la tua richiesta di uscire con te. In questo caso sostituisci “Probabilmente riderà di me se le chiederò di uscire” con“Non so cosa farà. Potrebbe dure di si.”

Lettura del pensiero

Leggi il pensiero quando credi di sapere cosa stia pensando un’altra persona, anche se non te lo ha detto.

Ricorda che, a meno che tu non possegga poteri paranormali, non puoi leggere il pensiero di nessuno. Non sai mai cosa davvero pensano le persone.

Ricorda la frase: “Quando sei in dubbio, verifica!” per indurti a domandarti piuttosto che a pensare di sapere.

Inciampare nella colpa

Il senso di colpa si verifica quando pensi parole come dovrei, devo, avrei il dovere di, oppure sono tenuto a.

Ecco alcuni esempi:

  • Dovrei dedicare più tempo a studiare per l’esame di abilitazione
  • Dovrei passare più tempo a casa con i figli
  • Devo fare più esercizio fisico

Non appena pensiamo che dovremmo fare qualcosa, creiamo una resistenza interna a farla.
Il senso di colpa non è mai produttivo.
Ostacolerà la realizzazione dei tuoi obiettivi. Quindi sbarazzati di questa barriera emotiva verso il successo.

Etichettare

Significa appiccicare un’etichetta negativa a te stesso o a qualcun altro.
È una forma di abbreviazione che ti impedisce di fare chiaramente le distinzioni che sarebbero utili per essere efficiente.

Metti in discussione il pensiero “Sono uno stupido” con “Quello che ho appena fatto è stato tutt’altro che brillante, ma sono comunque una persona intelligente”.

Mettere su un piano personale

Metti su un piano personale quando investi un evento neutro con un significato personale.

  • Kevin non mi ha ancora chiamato, deve essere infuriato con me
  • Abbiamo perso il cliente Ferrarelle, deve essere colpa mia. Avrei dovuto dedicare più tempo alla proposta.

La verità è che ci sono molte altre spiegazioni possibili per le azioni altrui, oltre alle ragioni negative tirate fuori dai tuoi pensieri negativi automatici.

Probabilmente Kevin non ti ha richiamato perché è malato, fuori città o sopraffatto dalle su priorità personali.

In realtà non sai mai perché gli altri fanno ciò che fanno.

Devi parlare a te stesso come un vincente

Cosa succederebbe se tu potessi imparare a parlare sempre a te stesso come un vincente anziché come un perdente?

E che cosa succederebbe se potessi trasformare il tuo critico interiore, che giudica ogni tua mossa in un coach interiore di sostegno che ti incoraggia e ti dà fiducia quando affronti nuove situazioni e rischi?

Tutto questo è possibile con un pò di consapevolezza, focalizzazione e risolutezza.


Dal Sito: aprilamente.info 

venerdì 24 luglio 2020

Liberati dalla gabbia delle illusioni



Il cervello non è un computer, tuttavia c’è un aspetto dell'informatica che ci può servire a individuare un errore tipico che facciamo con noi stessi. Avete presente quei programmi che, negli smartphone, a un certo punto si mettono ad assorbire troppe risorse del sistema fino a pregiudicarne il funzionamento? Ecco, alcune formazioni psichiche funzionano proprio come programmi parassiti, voraci di risorse: si "impiantano" nella mente e ci costringono a rimanere lì, girando in tondo, invece che proseguire sulla nostra strada ed evolverci. Le illusioni sono fatte così.

I programmi "parassiti" nella mente

Tra queste formazioni psichiche possiamo citare ad esempio le identificazioni fisse e rigide, come quando diciamo: "Io sono un tipo passionale", intendendo che “sono sempre così”; questa frase mi identifica graniticamente, mettendo in secondo piano i casi in cui in realtà sono freddo, anzi mi inibisce dall’esserlo. Così finirò per recitare passione anche quando non c’è. In questo modo divento artificiale, cioè l’esatto contrario di un passionale. Altro esempio, le convinzioni acquisite dall’ambiente culturale, come quando si dice: "Se non hai figli non sei pienamente donna",un’affermazione assoluta che pretende che l’esperienza di qualcuno debba valere per tutti, pena il rifiuto addirittura di essere considerate “persone normali”.

Le illusioni non sono sogni ma alibi

Poi ci sono le illusioni. Le illusioni sono subdole perché passano per essere “buone”, positive, sulla base di una negazione preventiva. Chi vive di illusioni infatti non ammetterà mai che lo siano, anzi le descriverà come convinzioni basate su valori molto profondi e condannerà come cinici tutti quelli che osano metterle in dubbio. E del resto, chi non è d’accordo sul fatto che “sognare non costa niente”, anzi che “devi inseguire i tuoi sogni, sempre!”, come dicono le frasi "acchiappalike" sui social? I sogni godono di ottima reputazione. Ma se quel sogno non fosse il tuo sogno, se non fosse un sogno del tuo nucleo, ma qualcosa di appreso, acquisito, assorbito da altri, o peggio ancora un alibi, un modo per non affrontare la realtà? Se fosse appunto… un’illusione?

Le illusioni ti impongono comportamenti falsi

La struttura delle illusioni si basa fondamentalmente su due termini, molto usati da chi ne è vittima: "se" e "allora". Ecco qualche esempio: se mi comporto bene, sarò circondato dall’amore degli altri... Se trovo l’uomo perfetto, allora vivrò per sempre felice e contenta.... Se penso positivo, allora tutto andrà come desidero.... Se mi impegno duramente, allora il mio capo si accorgerà di me.... Se sono sempre disponibile, allora verrò ripagato dei miei sforzi. E così via. Più al fondo, lastruttura delle illusioni è una forma di autoricatto: faccio qualcosa per ottenere qualcos’altro, e viceversa per ottenere qualcosa devo fare qualcos’altro.

Le illusioni distruggono l’autostima

Quindi: non mi “comporto bene” perché quello è il mio comportamento naturale, e non mi impegno perché amo il mio lavoro, ma perché temo di essere abbandonato e di restare solo, o di non essere notato dall’autorità, da cui faccio dipendere la mia autostima. Il risultato è che facilmente inizierò a fingere, a “comportarmi bene” per dovere, ma dentro di me inizierò a covare sentimenti del tutto opposti, addirittura di rabbia o di odio, specie se l’effetto sperato non arriva o arriva tardi e male. Nello stesso tempo combatterò contro questi sentimenti (del tutto ovvi e naturali), innescando una lotta interiore che dimezzerà le mie energie vitali. E ben presto la disistima mi verrà a trovare: se posso sentirmi “a posto” solo se gli altri mi approvano, non mi sentirò mai adeguato, ciò che sono non sarà di per sé mai sufficiente. Inizierò a pensare di non essere affatto buono e bravo, anzi di essere cattivo e incapace.

Le illusioni ti mettono a rischio

Allo stesso modo, seguendo lo schema delle illusioni spiegato sopra, quando penso “Se trovo l’uomo perfetto, allora vivrò per sempre felice e contenta”, non cerco l’amore perché mi piace amare qualcuno, ma per coronare un sogno romantico idealizzato e assoluto. Il risultato è che, quando esco con qualcuno, non esco “con lui”, ma con il mio sogno, cui lui deve essere all’altezza. Questo mi esporrà a due rischi opposti: essere cieco di fronte a evidenti disparità tra sogno e realtà, così da frequentare persone che, magari, non vogliono affatto il mio bene ma solo usarmi; oppure non essere mai soddisfatto degli amori reali, sempre troppo distanti dall’estasi sognata, ma irreale.

Uscire dalle illusioni in due mosse

Può sembrare cinico dirlo, in realtà è proprio l’opposto: formazioni mentali come l’idealismo, il romanticismo, il sentimentalismo, l’ottimismo a tutti i costi sono illusioni della mente. Il loro effetto deleterio può essere disattivato in realtà in modo piuttosto semplice, in due semplici mosse.

La prima è rendersi disponibili al dubbio: forse il “sogno” da cui dipendo non è qualcosa di reale, ma è una costruzione cui mi aggrappo per non sentire il dolore, la noia, il non senso, la paura? In questo caso devo sapere che si tratta di un salvagente bucato: meglio guardare altrove.

Seconda mossa: cosa mi viene naturale fare? In qualsiasi situazione e occasione bisogna allenarsi a riportare l’attenzione su di sé, sui propri desideri, bisogni, sul proprio piacere. Non rimandarlo a domani, al futuro, a quando il sogno si avvererà. Cosa mi piace adesso? Cosa voglio adesso? Cosa mi appaga adesso? Chi lo fa, scopre che in fondo non gli importa affatto del “bravo” del capufficio, o di incontrare l’amore perfetto. Scopre che l’entusiasmo e l’appagamento sgorgano sempre da dentro. E quando accade, allora le cose migliori arrivano.

Dal Sito: riza.it 

La frase magica per ottenere quello che desideri e realizzare i tuoi obiettivi


Di seguito ti svelerò una potente frase magica con cui potrai attrarre a te tutto quello che realmente desideri. Questa semplice frase può spostare la tua attenzione dalla mancanza al possesso e può avvicinarti a ciò che desideri. Potrai usare questo esercizio in due casi: 

  1. Quando ti rendi conto di stare pensando in negativo o di star opponendo resistenza al flusso della vita.
  2. Quando ti senti bene ma desideri concentrarti di più su alcuni aspetti della tua vita per ottenere miglioramenti e crescere come persona.

Si tratta di un esercizio molto semplice che si basa su un concetto preciso: quando chiedi qualcosa, non stai mettendo la tua attenzione sulla sua presenza, ma ti stai concentrando sulla sua assenza.

Questo semplice errore basterà a fare in modo che la tua attenzione selettiva non si focalizzi sull’aspetto giusto, così facendo continuerai a non ottenere quello che vuoi. Mettiamo il caso che tu voglia migliorare il tuo rendimento sul lavoro aumentando il fatturato quotidiano. Nel momento in cui la tua attenzione si concentra sulla frase “Voglio aumentare il mio fatturato giornaliero” non otterrai Il risultato sperato perché ti stai concentrando sulla mancanza. Infatti il detto “Volere è potere” è altamente discutibile. Sarebbe molto meglio concentrarsi su una connessione tra volere e non avere

La potente frase magica

Non si tratta di un’affermazione come nell’esempio precedente, la frase che voglio svelarti è più una domanda che rivolgi a te stesso. Essendo una domanda, incontrerai molta meno resistenza e avrai meno difficoltà nell’ottenere la sua realizzazione. Ti propongo di passare da un imperativo come il “voglio”, a un’aspettativa più simile a un gioco da bambini: “Non sarebbe bello se?”.

Anche tu sarai al corrente che normalmente il “non” ha un effetto strano sulla nostra parte inconscia: non viene recepito e quindi è inutile pronunciarlo. Infatti, dire “Voglio essere magro” è diverso dal dire “Non voglio essere grasso”. Però in questo specifico caso, la negazione all’inizio della frase magica è un rafforzativo ed è essenziale inserirlo. Fai molta attenzione a scrivere e pensare sempre in positivo. Aspetta, facciamo qualche esempio così tutto ti sarà più chiaro.

Non sarebbe bello se aumentassi il mio fatturato aziendale?

Non sarebbe bello se pesassi 60 chili?

Non sarebbe bello se potessi fare una vacanza alle Hawaii?

Non sarebbe bello se potessi passare una serata indimenticabile con i miei amici?

Ecco, leggendo queste frasi e facendo un po’ di attenzione noterai che il “non” è utilizzato in modo positivo, nel totale rispetto della mancanza. 

Proviamo a fare un altro piccolo esempio. Una cosa è dire “Non sarebbe bello se pesassi 70 chili?” un’altra invece è dire “Non sarebbe bello se smettessi ingrassare?”. Il primo caso è quello corretto perché la richiesta è impostata in senso positivo, nel secondo caso invece la domanda è rivolta al problema e alla mancanza di quello che desideri. Ecco la differenza nei due diversi usi del “non”.

Perché usare questa frase 

Il vantaggio del “Non sarebbe bello se”, rispetto al “voglio” è che questa formula ti permette d’individuare qualcosa che desideri e che non sia semplicemente una necessità. Inoltre ti esprimi con maggiore dolcezza e incontrerai meno resistenza

La formula “Non sarebbe bello se” è anche più leggera e ciò ti aiuterà a ottenere quello che desideri senza troppe rinunce. Ovviamente non devi aspettarti risultati istantanei: quello che desideri con questa formula si realizzerà nei modi e nei tempi necessari. L’importante è che tu abbia fede nell’universo, ricordati che sta sempre lavorando per te. Con questo atteggiamento vedrai che i risultati arriveranno alla svelta.

Dal Sito: aprilamente.info 

martedì 9 giugno 2020

Come trovare la calma in mezzo al caos



Non è facile trovare la calma in mezzo al caos. Non è facile mantenere l’equilibrio quando si viene travolti, quando il vento scompiglia i capelli sussurrandoci all’orecchio messaggi di paura che sanno di incertezza.

Abbiamo la tendenza a giocare di anticipo, a rispondere al panico che ci assale in maniera precipitata, con la mente e con le emozioni. In queste situazioni, l’ideale è ritrovare la calma.

La parola “paura” ha radici molto più profonde di un malessere momentaneo. In sé contiene tutto il caleidoscopio di sensazioni che va dal fantasma del comportamento più irrazionale alle nostre risposte più integre. Perché riconoscere la paura e affrontarla in maniera proattiva, per trovare una soluzione al problema, è possibile.

Come segnalava lo psichiatra Karl Augustus Menninger, è possibile educare i mezzi per imparare a fare passi più fermi. Per quanto sia facile a dirsi, si tratta forse dell’atto più complesso e traumatico per un essere umano.

Perché quando il caos bussa alla porta e ci strappa via la calma, la mente rischia di perdere il controllo.E la cosa più grave, è che può contagiare le menti altrui rendendo la paura un nemico comune di dimensioni straordinarie.

In questi contesti, bisogna trovare la calma. Una dimensione che è possibile allenare per riuscire a contenere il mostro della paura, dell’ansia e dei comportamenti irrazionali.

In mezzo al caos dobbiamo adottare un approccio mentale basato sulla calma

Ci sono persone che si sono ammalate (metaforicamente) a causa dell’alluvione di cattive notizie trasmesse in televisione, in radio e sui social network. In parte perché i dati inquietanti, i fatti preoccupanti e i messaggi negativi sembrano offuscare quelli positivi.

In media, le notizie negative sono condivise sempre prima di quelle che infondono speranza. E lo facciamo spesso senza assicurarci a priori che le informazioni condivise siano veritiere o meno.

Ebbene, l’informazione è un mezzo di potere ed è diritto di tutti poterne disporre e restare in contatto con la realtà immediata. Ma ci sono momenti in cui le circostanze e determinati fatti appaiono opprimenti e risvegliano in noi un unico sentimento: quello dell’impotenza.

Non sapere cosa potrebbe accadere domani è senz’altro una delle sensazioni che più ci spaventa e limita. Siamo creature abituate ad avere il controllo sulla realtà immediata (o almeno a pensare che sia così). Sperimentare l’improvvisa sensazione di essere nel bel mezzo del caos, che quello che ieri davamo per scontato ora non lo è più, ci fa male e ci turba. Cosa possiamo fare in questi casi?

Per trovare la calma bisogna accettare che non si può avere il controllo su tutto

I contesti di incertezza fomentano l’ansia. A questa si aggiunge un altro fattore: il contesto, le informazioni che riceviamo, le persone che ci circondano contagiandoci con le loro emozioni e paure… Niente aumenta tanto l’angoscia come non sapere, come l’incertezza.

Un esempio: è molto peggio non sapere se perderemo il lavoro piuttosto che avere la certezza di averlo perduto. Il cervello reagisce in maniera inaspettata. Per questo, è fondamentale imparare a tollerare l’incertezza.

Dobbiamo accettare che anche se non abbiamo il controllo su determinate cose, potremo controllare sempre e comunque le nostre reazioni.

Agire con calma è l’ideale. Rappresenta l’approccio mentale mediante cui rispondere nel modo più giusto, ragionevole e sicuro dando il meglio di noi.

Eliminate i pensieri catastrofici per ripulire la mente e trovare la calma

In mezzo al caos, i pensieri catastrofici non fanno che affondarci. Travolti dalle difficoltà, in uno scenario colmo di dubbi e problemi, la mente deve essere la nostra alleata e non trasformarsi in un’avversaria che rallenti i nostri passi.

È assolutamente vitale imparare a spazzare via dal nostro approccio quotidiano i sentimenti che intorpidiscono, alimentano la paura e aumentano i problemi anziché avvicinarci alla soluzione.

Dobbiamo esserne consapevoli ed eliminare il dialogo interiore negativo.La calma deve essere un faro capace di guidarci nel buio.

In mezzo al caos… chi sceglie di essere?

In periodi difficili, rispondere alla domanda “chi vuoi essere” può aiutarci a uscire dal caos.L’eroe o la vittima? Chi è stato d’aiuto o chi ha peggiorato la situazione? Una persona di cui essere orgogliosi o una figura che ha scelto l’immobilità e il panico?

Noi scegliamo, noi decidiamo come sarà il segno che lasceremo in quei giorni in cui siamo obbligati a dare il meglio di noi stessi.

In uno scenario di crisi, la calma è una compagna capace di tracciare percorsi sereni e sicuri. Con essa al nostro fianco, vediamo le cose più nitide e ciò ci consente di reagire in maniera proattiva e responsabile.

È il momento di attivarla, è l’ora di agire insieme con serenità, intelligenza e disinvoltura in un presente di cambiamenti e incertezze.


martedì 28 aprile 2020

La Solitudine Ci Permette Di Spegnere Il Rumore Dell'Altro E Di Ascoltare Noi Stessi



Solitudine: dal dizionario ” Esclusione da ogni rapporto di presenza o vicinanza altrui desiderato o ricercato come motivo di pace o di raccolta intimità, oppure sofferto in conseguenza di una totale mancanza d’affetti, di sostegno e di conforto”.

Dunque essa può essere pace o sofferenza. Anche lei ci mostra due lati della stessa medaglia.
In questo momento siamo chiamati alla solitudine. Allo stare soli, al ritirarci nelle nostre case e nei nostri pensieri, nelle nostre emozioni. In un momento di caos, di ribaltamento del sistema, ci è chiesto di non agire. Di rimanere fermi, nell’attesa. Attendere è difficile. Pensiamo ai bambini nell’attesa del Natale. Stare a guardare i pacchi sotto l’albero senza poterli aprire (anche se sai che non sono i tuoi, sei comunque invogliato ad aprirli) può sembrare una vera tortura.

In un momento in cui vorremmo stare tutti vicini ed abbracciarci per la paura e la confusione, ci viene detto di stare soli. Sembra un paradosso. L’essere umano, animale sociale, che vive in “branco”, ora è chiamato a restare con sè stesso. Forse questa è un’occasione per conoscerci davvero. Per capire come siamo fatti dentro, per ascoltarci e sentirci. Per spegnere il rumore dell’altro e ascoltare la nostra melodia.

Il restare fermi e soli è sempre stata considerata una punizione: pensiamo per esempio a quando  si infligge ai bambini di rimanere fermi nell’angolo, con la testa volta al muro, in silenzio. A pensare si dice. Gli adulti la vedevano come un’opportunità di crescita e comprensione, di conoscenza di sè. Bene, ora è il tempo di mostrare ai bambini ciò che predichiamo. Rimaniamo, nel qui ed ora, dentro noi stessi e impariamo la lezione. Cogliamo l’opportunità di rimanere fermi e in silenzio, per comprendere ciò che la vita ci vuole dire.

In tanti anni (chi più chi meno) non ci è mai stata offerta l’occasione di fermarci. Di ascoltarci dentro. Impegnati in mille faccende, sempre pronti a rincorrere qualcosa o qualcuno, con l’orologio al polso e l’agenda piena. Era questa la nostra vita. A forza di correre non si vedeva più l’altro, ma nemmeno noi stessi. Si andava, senza domandarsi nulla. Ci è data ora l’opportunità di domandarci tutto. Dove sto andando? Perchè ci sto andando? Come mi sento? Lo voglio fare? Sono felice? Cosa desidero?Chi sono?

Rimanere in attesa provoca sicuramente rabbia, paura, tristezza e frustrazione. Avere limitata la libertà di movimento è veramente frustrante per noi che viviamo nell’epoca in cui si può andare ovunque, in tempi anche relativamente brevi. Forse però se guardiamo solo questo lato della medaglia ci perdiamo quello migliore. Ci lasciamo abbagliare da quello che luccica di più, da quello più semplice da intuire, ma non ci concediamo di vedere l’altro lato della paura che è il coraggio, l’altra faccia della tristezza che è la gioia, la calma invece della rabbia e la soddisfazione al posto della frustrazione.

Questo tempo ha portato tutto e il contrario di tutto. Questa solitudine tanto richiesta in questi giorni possiamo scegliere noi come guardarla. Se con tristezza e rassegnazione o se con gratitudine e opportunità. É un tempo lento fatto di calma, di attesa, di lievitazione,di riposo per mente e corpo, di riflessioni sulla vita, sul mondo, su se stessi; di letture, di film, di coccole sul divano, di cibo curato, amato, di sogni ad occhi aperti, di speranze riposte, di tante domande e qualche risposta;di videochiamate, di musica sui balconi, di ringraziamenti a chi mette a rischio la propria salute per aiutare gli altri, di flash mob per sentirsi tutti più vicini. Ora che non siamo più di corsa, possiamo guardarci negli occhi.

Il rimanere chiusi, nelle nostre case, ci permette anche di sentirci protetti. Quando c’è il temporale, fulmini e tuoni invadono il cielo, il primo pensiero è quello di rintanarsi dentro casa. La tana, il grembo. Ci stanno dicendo di rimanere protetti, di chiuderci per non incontrare il pericolo. Ci stanno aiutando a proteggerci dal temporale.

Oggi è una giornata grigia, cupa. Il vento forte fa smuovere gli alberi, ciò che è fermo da sempre ora si muove. Sembra strano, eppure quando si ha tempo si osservano cose che non si sarebbero viste mai, se non ci fosse stato questo dono. E mentre osservo l’albero che si lascia cullare dal vento nonostante questo possa spezzarne i rami, vedo un uccellino, che tutto solo si appiglia sulla chioma dell’albero, proprio sulla cima e così, fiero e coraggioso, sfida il vento. Mi ha ricordato il momento che stiamo vivendo. Ognuno di noi, nella sua solitudine, sfida il vento. Medici e infermieri sulla cima dell’albero, proprio come quell’uccellino, coraggiosi e vigili, portano avanti la missione per cui sono stati chiamati. Noi possiamo essere come l’albero, che resta fermo, si lascia cullare dal vento, nella fiducia che non gli spezzerà i rami.

Buona solitudine a tutti!

Emanuela Griso


Dal Sito: eticamente.net 


sabato 29 giugno 2019

Meglio non pensarci, le trappole del rimuginio e della ruminazione



Vi è mai successo di restare imprigionati per ore, se non per giorni, in un vortice di pensieri negativi che avreste tanto voluto mettere a tacere? Sebbene sia un’esperienza piuttosto comune avere idee e pensieri spiacevoli, è anche vero che alcune persone riescono ad assumere una distanza critica da essi, lasciandoli andare dopo un po’. Altri, invece, nelle stesse condizioni, sviluppano un distress profondo, restando “incastrati” in una trappola che genera ansia, tristezza e sensazione di impotenza.

Nell’articolo di oggi parliamo di rimuginio e ruminazione, due processi mentali caratterizzati da ripetitività che possono causare serie ripercussioni sul benessere emotivo della persona.

La terapia metacognitiva

Adrian Wells, psicologo inglese, ha sviluppato un modello di trattamento dei disturbi d’ansia e della depressione che prende il nome di Terapia Metacognitiva (Metacognitive Therapy, MCT). Secondo questa teoria, la metacognizione, ovvero il modo in cui gestiamo, monitoriamo e utilizziamo i pensieri, sarebbe alla base della maggior parte dei disturbi psicologici. Non sarebbero tanto i pensieri a determinare i sintomi ansiosi o depressivi, ma il modo in cui reagiamo ad essi. Alcune persone rimarrebbero imprigionate nella sofferenza perché la loro metacognizione, di fronte a certi stimoli, metterebbe in atto un particolare tipo di risposta ricorsiva (la ruminazione, il rimuginio, il monitoraggio della minaccia etc) che non fa altro che rendere più intensa l’ansia e la depressione.

Il rimuginio

Il rimuginio, chiamato anche worry, è una forma di pensiero di tipo astratto che possiede caratteristiche di ricorsività e intrusività. Generalmente nel rimuginio il contenuto del pensiero riguarda eventi futuri che possono realizzarsi e il cui esito è incerto o comunque immaginato come negativo. Spesso assume la forma “e se…?” (“e se venissi bocciato all’esame?”, “e se la mia ragazza mi lasciasse?”, “e se restassi senza soldi?”). Il worry è associato all’ansia, non è vissuto come esperienza piacevole (anzi, questi pensieri vengono vissuti come intrusivi e si cerca di scacciarli) e spesso diventa così intenso da lasciare la persona esausta.  In un primissimo istante questa modalità di pensiero ripetitivo si rivela utile: pensare e ripensare ad un problema ci dà un senso di controllo e ci illudiamo che così troveremo più soluzioni. Ma dopo poco il rimuginio si rivela per ciò che è: una strategia non funzionale, che prosciuga le nostre energie e quasi mai  ci permette di risolvere i problemi. Pensare tutto il giorno alle difficoltà economiche difficilmente farà aumentare il nostro conto in banca!

La ruminazione

La ruminazione è una forma di pensiero ripetitivo e persistente, in cui l’attenzione è focalizzata sul proprio passato, sulle perdite subite e sulla propria sofferenza. Diversamente dal rimuginio, la ruminazione è tra i fattori che causano, mantengono e aggravano la depressione. Questi pensieri spesso assumono la forma “perché…?” (“perché mi ha lasciato?”, “perché è successo a me?”). La ruminazione causa una focalizzazione su aspetti negativi della realtà che peggiora il tono dell’umore e riduce la fiducia nel futuro. Non potendo dare risposte certe a tutti questi “perché”, determina incertezza e mantiene un senso di precarietà e minaccia, tale per cui l’ansia e la depressione, invece di ridursi, aumentano. La persona si illude che, pensando e ripensando al passato, avrà una visione più chiara di ciò che è avvenuto e potrà in questo modo evitare che gli errori si ripetano o che le cose vadano male di nuovo. Una particolare forma di ruminazione è quella rabbiosa, legata ad un evento passato in cui la persona ritiene di aver subito un torto. La ruminazione rabbiosa amplifica i sentimenti di rabbia e si traduce in un desiderio di vendetta. Come è avvenuto con il rimuginio, anche la ruminazione inizialmente dona un senso di padronanza e controllo. Tutto questo dura poco: a lungo andare, ci si sente sempre più tristi, paralizzati, impotenti. A questo punto, ogni iniziativa per tirarsi fuori da una situazione dolorosa diventa più difficile.

L’aiuto della Mindfulness

Ruminazione e rimuginio consumano preziose risorse attentive, riducono la capacità di prendere decisione e bloccano l’iniziativa all’azione finalizzata. A volte esse vengono utilizzate in modo talmente automatico e massivo da dare una sensazione di perdita di controllo e impotenza. Per contrastare gli effetti deleteri di queste modalità ripetitive di pensiero, si è rivelato molto utile l’utilizzo di protocolli basati sulla Mindfulness. Questo approccio, che utilizza alcune tecniche ispirate alla meditazione vipassana, aiutano ad assumere una distanza critica dai propri pensieri, dalla quale poterli osservare senza giudicarli o reagire ad essi. Col tempo e la pratica sarà sempre più facile vedere i pensieri come prodotti dell’attività mentale, che possono essere lasciati fluire liberamente.

Articolo della dottoressa Tiziana Di Scala 
Dal Sito: 

mercoledì 27 marzo 2019

Sovrappeso mentale: quando il pensare troppo fa male

Se avete l’impressione che il vostro corpo sia sempre stanco, rigido o dolente, forse avete problemi di sovrappeso. Non stiamo parlando di un aumento del peso corporeo o del perimetro craniale, ma di sovrappeso mentale. Un eccesso di pensieri negativi, inerti e improduttivi.

Durante la giornata, immaginiamo, comprendiamo, riflettiamo, creiamo, calcoliamo, prendiamo decisioni, in altre parole passiamo la vita a pensare. Tuttavia, non tutti i pensieri sono utili o validi, di fatto, a volte pensiamo troppo e inutilmente e ci ritroviamo con un eccesso di pensieri inutilizzabili.

Se elaboriamo idee che non portano a nulla, alla fine la nostra mente si stanca. Si sente appesantita, si blocca e rinuncia ad attivare altri processi.

I pensieri sono l’unità di base della mente

Come avete visto, pensare fa parte della natura umana. Di fatto, è uno dei processi che ci distinguono dal resto degli esseri viventi. Il nostro pensiero, però, contrariamente a quello che potremmo pensare, non è sempre cosciente, anzi.

Immaginiamo un iceberg: la punta dell’iceberg o ciò che emerge dalla superficie del mare è il pensiero cosciente. La parte sommersa, invece, costituisce il pensiero incosciente.

Secondo il Dottor Michael Shadlen, ricercatore presso il Mortimer B. Zuckerman Mind Brain Behavior Institute in Columbia (Stati Uniti), “la maggior parte dei pensieri che circolano nel nostro cervello è frutto del subconscio, il che significa che, nonostante il nostro cervello stia lavorando, non ne siamo coscienti”.

Di conseguenza, la qualità dei nostri pensieri determina l’andamento della nostra vita di tutti i giorni. Il nostro sviluppo dipende dalle idee coscienti e incoscienti che si incrociano nella nostra mente.

I pensieri spazzatura fanno ingrassare la mente

I pensieri spazzatura ricorrenti ci stancano perché non apportano alcun beneficio. Sono ragionamenti vuoti e addirittura tossici e vengono elaborati nella nostra mente cosciente. In altre parole, il sovrappeso mentale non è il risultato di processi mentali repressi, impulsi o desideri, è frutto di un’elaborazione intenzionale.

Sono pensieri superflui e inutili, quindi invece di aiutarci ad approfondire la conoscenza di noi stessi o di apportarci altri vantaggi cognitivi, ci rubano le energie e rallentano il processo di elaborazione cosciente. Ci impediscono di essere creativi, comprensivi o di imparare nuove abilità. Ci bloccano e paralizzano le nostre qualità.

Per questo motivo, in caso di sovrappeso mentale, i nostri pensieri agiscono come il cibo spazzatura, generando conseguenze fisiche simili a quelle dell’obesità, tra cui stanchezza fisica, difficoltà a camminare o a realizzare sforzi fisici, problemi di respirazione, aumento della sudorazione, dolore generalizzato alle articolazioni o anche alterazioni cutanee come l’acne.

Cause del sovrappeso mentale

Esistono diversi tipi di pensieri tossici, ma alcuni dei più ricorrenti sono:

La critica: quando rimproveriamo, giudichiamo o condanniamo qualcuno, in realtà stiamo criticando noi stessi. Svalutiamo la nostra autostima e proiettiamo nell’altro tutte le nostre impotenze.

La compassione: il vittimismo è uno degli ostacoli della mente che ci impedisce di andare avanti. Il cambiamento impone di uscire dal tunnel di questa compassione verso se stessi e di non ristagnare in pensieri nefasti, negativi, frustranti o impotenti.

Le supposizioni: l’unico scopo delle supposizioni è quello di logorarci. Le congetture, le previsioni o le ipotesi non fanno altro che creare danni e sovrappeso mentale in maniera quasi automatica. Come pretendiamo di capire cosa pensa qualcuno di noi se spesso non lo sappiamo nemmeno noi?

Le ipotesi e i ripensamenti: “se avessi fatto questo, ora…”, “forse sarei dovuto andare…”. Se in quel momento non abbiamo fatto qualcosa, non ha senso tormentarsi. Sono solo pensieri autodistruttivi.

Come snellire la mente?

Per evitare la tossicità mentale e le sue conseguenze, non dobbiamo permettere ai pensieri di dominarci. In altre parole, bisogna imparare a controllarli. A tale scopo, possiamo mettere in pratica i seguenti consigli:

Far riposare la mente: la meditazione è un fantastico esercizio per attirare solo le idee positive. Altre pratiche artistiche come la pittura aiutano a scaricare la tensione e a sostituire i pensieri spazzatura con altri pensieri più produttivi. La lettura, il cinema, le conferenze e i seminari sono ottimi modi per far riposare la mente.

Eliminare le tossine sociali: identifichiamo i rapporti sociali che ci danneggiano. Ad esempio, se ci circondiamo di persone troppo pettegole e dalla critica facile, alla fine ci comportiamo allo stesso modo. Dobbiamo cercare un ambiente più sereno, che trasmetta forza, energia e positività.

Far tacere i pensieri: mettiamo uno stop a questi pensieri tossici ricorrenti. Per quanto possa sembrare assurdo, dobbiamo prima concentrarci intensamente su queste idee negative e dopo qualche minuto eliminarle radicalmente e in maniera brusca. Svuotiamo la mente.

Se i pensieri negativi sono sporadici, il loro impatto fisico è minimo. Se, invece, sono costanti, allora possono arrivare a inibire le nostre capacità e a compromettere la nostra qualità di vita.

Le persone che soffrono di sovrappeso mentale si allontanano dalla realtà e cercano di colmare i loro vuoti con la ricchezza personale degli altri. Sono individui che hanno bisogno di scaricare i loro pensieri improduttivi e di liberarsi di tutte le emozioni sgradevoli che questi causano. Non bisogna lasciarsi contaminare.

Se curiamo la qualità dei nostri pensieri, ci prendiamo cura anche della qualità della nostra vita. Non dimentichiamolo.

Fonte: lamentemeravigliosa.it


Dal Sito: aprilamente.info 

mercoledì 20 marzo 2019

Le donne più forti sono quelle ansiose

Le donne più forti sono quelle che vivono ogni giorno con l’ansia. Le donne con l’ansia combattono ogni giorno contro questa condizione e continuano a farlo con coraggio. Non sono vittime di lotte mentali perché loro sanno che i loro demoni interiori vivono nella loro mente, le donne con l’ansia sono quelle più forti.

Riescono ad essere forti anche quando tutto intorno a loro va in frantumi, nella loro vita non esiste la debolezza. Riesce a vivere in un mondo caotico e riesce a sopravvivere a lungo in una situazione stressante anche se sta vivendo male.

Riesce a far funzionare le cose anche quando gli altri non riescono a trovare una soluzione. Va sempre avanti con determinazione, sa quanto sia importante non arrendersi mai perché sa che ha molto da dare ancora e non può lasciare che le sue condizioni dettino la sua vita. È una sognatrice e come tutti gli altri, ha i suoi obbiettivi. Quello che desidera è essere se stessa nel bene e nel male.

La sua ansia a volte le fa vivere brutti scherzi, a volte vince e altre volte perde ma riesce sempre a trovare la forza di cui ha bisogno per superare un ostacolo. Lei lotta tutti i giorni contro l’ansia ed è per questo motivo che non si arrende mai. Per lei sono più difficili da superare i giorni NO ma in cuor suo sa che ce la farà.

Le donne con l’ansia sono le più forti perché anche quando hanno completamente la mente oscurata dai pensieri negativi, quando le loro mani sudano, si aggrappano alla speranza, respirano profondamente e aspettano che ritorni la luce che le riporti fuori dall’oscurità.

 Le donne con l’ansia sono forti, intelligenti e coraggiose. Anche quando sentono di non riuscire a gestire ciò che la loro ansia provoca, loro hanno sempre quella speranza e quella forza in più per reagire.


Il loro obiettivo non è quello di vivere in maniera facile, non è quello di scegliere la strada più semplice ma è quello di riuscire ad andare avanti nonostante l’ansia. Sono donne che si rifiutano di dare potere all’ansia, ci vuole molta forza interiore e resistenza per vivere la vita in questo modo. Queste donne sanno che non possono arrendersi perché il loro coraggio è più forte dell’ansia.


Dal Sito: bigodino.it 

venerdì 8 marzo 2019

Donna voglio dedicarti queste parole ...




Donna voglio dedicarti queste parole…


A te che sei meravigliosa anche se non te ne accorgi,

a te che sei il raggio di sole che illumina ogni giorno,

a te che dietro all'angolo ti nascondi per far scendere sul tuo bel viso una lacrima amara,

a te che quando sorridi riesci a spazzare via tutti i pensieri tristi,

a te che sei coraggiosa anche quando sembra crollarti tutto addosso,

a te che quando ti chiedono “come stai” rispondi “bene”, nonostante il tuo cuore va in mille pezzi,

a te che prendi del buono in ogni persona,

a te che non ti perdi mai d’animo perché sei una guerriera meravigliosa,

a te che ami con tutto il tuo cuore,

a te che metti immensa passione nei tuoi sogni.

Meravigliosa principessa, amati come solo tu sai fare, ama la gente, ama i loro sorrisi, ama tutto quello che di buono c’è in questa terra, concedi alle tue emozioni di respirare e allora, solo allora, avrai creato una magia, la tua magia.

A te oggi e sempre vanno queste parole per ricordarti che sei piena di coraggio, di amore e di grandezza

Sei un miracolo.

Eli

mercoledì 18 aprile 2018

Come liberarsi del senso di colpa? 10 consigli da seguire per vivere finalmente felici


Un sassolino nella scarpa, un macigno sul cuore. Alleggerire animo e pensieri dal peso inutile degli errori passati si può.
I sensi di colpa per il tradimento di un amico o di un partner sono tremendi. Sono difficili da far passare e ci pugnalano in continuazione. Ma è davvero il caso di sentirci sempre in colpa?Ovviamente ogni caso ha la sua storia ma quando si è innocenti si soffre ingiustamente. Ecco dunque 10 consigli da seguire per far sparire i sensi di colpaper aver lasciato, aver fatto un errore in amicizia o qualsiasi altra cosa. 

1. Capisci il difetto produttivo. Il senso di colpa può essere produttivo, perché può aiutarci a crescere e maturare e, soprattutto, a imparare dal nostro comportamento quando siamo offendere o ferire gli altri o noi stessi. Questo tipo di senso di colpa ha uno scopo e ci incoraggia a (ri)orientare la nostra bussola morale o comportamentale.

2. Comprendi il senso di colpa improduttivo Il senso di colpa può anche essere improduttivo, nel senso che t senti in colpa anche quando il tuo comportamento non ha bisogno di riflessione e trasformazione. Questo è irrazionale, perché può generare un ciclo in cui si inizia a sentirsi in colpa quando non c'è nulla per farlo.

3. Capisci che a volte ci sentiamo in colpa per eventi che non possiamo controllare Bisogna riconoscere che a volte ci sentiamo in colpa per cose che non dipendono da noi, come un incidente d'auto o non arrivare in tempo per dire addio a una persona cara prima della sua morte. A volte le persone coinvolte in questi eventi traumatici sopravvalutano la loro conoscenza dell’evento e quello che avrebbero potuto fare. In altre parole, essi credono possa o si debba aver fatto qualcosa, ma in realtà, non potevano.

4. Rifletti sulle tue emozionied esperienze Fai una introspezione per entrare in contatto con i tuoi sentimenti e determinare che ciò che si sta verificando è il senso di colpa e nessun altra emozione. Gli studi che utilizzano la risonanza magnetica del cervello hanno dimostrato che la colpa è un'emozione che si distingue dalla vergogna o dalla tristezza. Di conseguenza, è importante prendere un po’ di tempo per riflettere sui tuoi sentimenti al fine di chiarire ciò che è necessario affrontare.

5. Chiarisci esattamente la ragione della colpa Pensa a ciò che provoca questa sensazione. Anche in questo caso, ragiona per iniziare il processo di analisi del senso di colpa.

6. Accetta la colpa. È necessario accettare il fatto che non si può cambiare il passato La accettazione significa anche riconoscere la difficoltà e che sei in grado di resistere alle sensazioni dolorose nel momento presente. Utile fare a te stessa dichiarazioni positive che sottolineano l'accettazione e la tolleranza.

7.Fai la pace con la persona a cui fatto male Se la tua colpa deriva da qualcosa fatta a che hai colpito negativamente, il primo passo è quello di fare la pace con quella persona. Anche se scuse sincere non possono eliminare i tuoi sensi di colpa, si può avviare il processo di darti il tempo di esprimere quanto ti dispiace.

8. Rifletti sulle possibilità di modificare il tuo comportamento Nei casi in cui la colpa è produttiva, un impegno per cambiare il tuo modo di fare per evitare il ripetersi della situazione.

9. Perdona te stessa Col senso di colpa le persone spesso provano vergogna per qualcosa che hanno fatto o non fatto. Anche se sei in pace con gli altri, potresti continuare a star male per quello che è successo. Pertanto, è necessario anche fare la pace con sé stessi. Imparare a perdonare è importante per contribuire a ripristinare la tua autostima.

10. Fai affermazioni positive su di sé Ovvero una dichiarazione positiva intesa a incoraggiarsi come ripetere allo specchio «sono una bella persona». Usare questo metodo può aiutare a ripristinare il senso di autostima e autocompassione, che spesso sono minati dalla vergogna e dal senso di colpa. 

Dal Sito: marieclaire.com

venerdì 23 marzo 2018

Non Pensare Troppo: Come Imparare A Non Rimuginare

Chi non ha mai provato la sgradevole sensazione di avere dei pensieri martellanti che si ripetono incessantemente nella testa? Alcuni restano li per giorni, arrivando a provocare forti mal di testa, mettendoci di cattivo umore e minando pesantemente la nostra efficacia.

Il problema è che meno desideriamo pensare a queste cose e più questi pensieri si ripetono. Infatti, è stato dimostrato che combattere il pensiero ruminativo è inutile. In una occasione, realizzando un esperimento di psicologia classica, fu chiesto ad un gruppo di persone di non pensare troppo ad un orso bianco. Come risultato, l’orso bianco diventò per loro il pensiero ricorrente.

Perché accade questo?

Innanzitutto, perché quando desideriamo smettere di pensare a qualcosa si genera automaticamente un meccanismo di supervisione. Immaginate di avere creato un’immagine mentale di un poliziotto che deve catturare l’orso bianco. Questa immagine contribuirà a mantenere nella vostra mente l’idea dell’orso bianco, che è precisamente quella che volete eliminare.

Il desiderio intenso di bloccare un pensiero ha quasi sempre l’effetto contrario: lo rafforza.

Fortunatamente c’è una soluzione:

Accetta il pensiero. Può sembrare una contraddizione, ma nel momento in cui si accettano i pensieri negativi e ruminativi, questi perdono gran parte dell’impatto emotivo che hanno su di voi. Basta accettare che sono lì e non reagire ad essi.

Cerca una soluzione. I pensieri ruminativi appaiono quasi sempre come risultato di una questione irrisolta. Riesci a risolvere questo problema immediatamente? Hai a disposizione tutti i dati necessari per prendere una decisione al riguardo? Se è così, questa è la soluzione migliore per fare sì che i pensieri ripetitivi non tornino di nuovo.

Accetta il dubbio e l’incertezza. A volte non siamo in grado di prendere una decisione, sia perché non dipende da noi, o perché non disponiamo di tutti i dati di cui abbiamo bisogno. In questo caso basta ripeterci: “Accetto l’incertezza che questi pensieri mi trasmettono“. Ripetilo più volte fino a che i dubbi non ti risultano fastidiosi. In realtà, questo è un buon esercizio mentale per aiutarci ad affrontare molti altri problemi della vita quotidiana, perché imparare a vivere con l’incertezza è di vitale importanza al giorno d’oggi.

Una volta che sei riuscito a eliminare le emozioni negative relative a questi pensieri, è sufficiente che ora ti dedichi ad una attività che ti piace e che richieda uno sforzo cognitivo.

Dal sito: giacinto.org

giovedì 15 marzo 2018

Riflesso nell'acqua

Mi lascio trasportare dai pensieri come onde che si infrangono contro la riva.
Mi guardo riflessa nell'acqua e vedo una donna diversa, una donna più forte, ma mentre osservo bene, mi rendo conto che questa donna non è affatto diversa, sempre con quegli occhi che esprimono tutto ciò che non riescono a dire o forse, che dicono fin troppo, quella donna con difetti infiniti ma anche pregi forse da invidiare, i suoi occhi non piangono da molto tempo, la sua corazza è ben salda e guai a chi osa scalfirla. Tutto è ben racchiuso nel suo guscio di speranze, amore e quella voglia immensa di non smettere mai di sorridere.
Anche se le sue lacrime non scendono più, forse lì dentro a qualche angolino nel suo cuore, c'è un piccolo mondo racchiuso, pieno pronto ad esplodere e magari chissà, un giorno sarà proprio davanti a questo mare che la guarda in silenzio e ascolta tutti i suoi dolci e amari pensieri.
Eli ღ ღ ღ