sabato 29 giugno 2019

Meglio non pensarci, le trappole del rimuginio e della ruminazione



Vi è mai successo di restare imprigionati per ore, se non per giorni, in un vortice di pensieri negativi che avreste tanto voluto mettere a tacere? Sebbene sia un’esperienza piuttosto comune avere idee e pensieri spiacevoli, è anche vero che alcune persone riescono ad assumere una distanza critica da essi, lasciandoli andare dopo un po’. Altri, invece, nelle stesse condizioni, sviluppano un distress profondo, restando “incastrati” in una trappola che genera ansia, tristezza e sensazione di impotenza.

Nell’articolo di oggi parliamo di rimuginio e ruminazione, due processi mentali caratterizzati da ripetitività che possono causare serie ripercussioni sul benessere emotivo della persona.

La terapia metacognitiva

Adrian Wells, psicologo inglese, ha sviluppato un modello di trattamento dei disturbi d’ansia e della depressione che prende il nome di Terapia Metacognitiva (Metacognitive Therapy, MCT). Secondo questa teoria, la metacognizione, ovvero il modo in cui gestiamo, monitoriamo e utilizziamo i pensieri, sarebbe alla base della maggior parte dei disturbi psicologici. Non sarebbero tanto i pensieri a determinare i sintomi ansiosi o depressivi, ma il modo in cui reagiamo ad essi. Alcune persone rimarrebbero imprigionate nella sofferenza perché la loro metacognizione, di fronte a certi stimoli, metterebbe in atto un particolare tipo di risposta ricorsiva (la ruminazione, il rimuginio, il monitoraggio della minaccia etc) che non fa altro che rendere più intensa l’ansia e la depressione.

Il rimuginio

Il rimuginio, chiamato anche worry, è una forma di pensiero di tipo astratto che possiede caratteristiche di ricorsività e intrusività. Generalmente nel rimuginio il contenuto del pensiero riguarda eventi futuri che possono realizzarsi e il cui esito è incerto o comunque immaginato come negativo. Spesso assume la forma “e se…?” (“e se venissi bocciato all’esame?”, “e se la mia ragazza mi lasciasse?”, “e se restassi senza soldi?”). Il worry è associato all’ansia, non è vissuto come esperienza piacevole (anzi, questi pensieri vengono vissuti come intrusivi e si cerca di scacciarli) e spesso diventa così intenso da lasciare la persona esausta.  In un primissimo istante questa modalità di pensiero ripetitivo si rivela utile: pensare e ripensare ad un problema ci dà un senso di controllo e ci illudiamo che così troveremo più soluzioni. Ma dopo poco il rimuginio si rivela per ciò che è: una strategia non funzionale, che prosciuga le nostre energie e quasi mai  ci permette di risolvere i problemi. Pensare tutto il giorno alle difficoltà economiche difficilmente farà aumentare il nostro conto in banca!

La ruminazione

La ruminazione è una forma di pensiero ripetitivo e persistente, in cui l’attenzione è focalizzata sul proprio passato, sulle perdite subite e sulla propria sofferenza. Diversamente dal rimuginio, la ruminazione è tra i fattori che causano, mantengono e aggravano la depressione. Questi pensieri spesso assumono la forma “perché…?” (“perché mi ha lasciato?”, “perché è successo a me?”). La ruminazione causa una focalizzazione su aspetti negativi della realtà che peggiora il tono dell’umore e riduce la fiducia nel futuro. Non potendo dare risposte certe a tutti questi “perché”, determina incertezza e mantiene un senso di precarietà e minaccia, tale per cui l’ansia e la depressione, invece di ridursi, aumentano. La persona si illude che, pensando e ripensando al passato, avrà una visione più chiara di ciò che è avvenuto e potrà in questo modo evitare che gli errori si ripetano o che le cose vadano male di nuovo. Una particolare forma di ruminazione è quella rabbiosa, legata ad un evento passato in cui la persona ritiene di aver subito un torto. La ruminazione rabbiosa amplifica i sentimenti di rabbia e si traduce in un desiderio di vendetta. Come è avvenuto con il rimuginio, anche la ruminazione inizialmente dona un senso di padronanza e controllo. Tutto questo dura poco: a lungo andare, ci si sente sempre più tristi, paralizzati, impotenti. A questo punto, ogni iniziativa per tirarsi fuori da una situazione dolorosa diventa più difficile.

L’aiuto della Mindfulness

Ruminazione e rimuginio consumano preziose risorse attentive, riducono la capacità di prendere decisione e bloccano l’iniziativa all’azione finalizzata. A volte esse vengono utilizzate in modo talmente automatico e massivo da dare una sensazione di perdita di controllo e impotenza. Per contrastare gli effetti deleteri di queste modalità ripetitive di pensiero, si è rivelato molto utile l’utilizzo di protocolli basati sulla Mindfulness. Questo approccio, che utilizza alcune tecniche ispirate alla meditazione vipassana, aiutano ad assumere una distanza critica dai propri pensieri, dalla quale poterli osservare senza giudicarli o reagire ad essi. Col tempo e la pratica sarà sempre più facile vedere i pensieri come prodotti dell’attività mentale, che possono essere lasciati fluire liberamente.

Articolo della dottoressa Tiziana Di Scala 
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