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mercoledì 24 febbraio 2021

Che rapporto c'è tra ansia e Covid-19




Il 2020 è stato un anno difficile per tutta la popolazione mondiale. Questo soprattutto a causa del fatto che abbiamo dovuto affrontare un nuovo nemico, infido e invisibile, che ci ha costretti a modificare e non poco le nostre abitudini di vita: il Covid-19. Questo virus è riuscito a diffondersi in pochissimo tempo in ognuno dei 5 continenti e, specialmente in Europa e in Italia, ha prodotto notevoli danni, sia alla salute che all’economia. Ma non è assolutamente detto che il Sars-CoV2 possa causare problemi all’incolumità della persona solo se quest’ultima ha contratto il virus. Perché esistono anche una serie di altre complicazioni dovute già solo alla sua esistenza, come lo stato d’ansia che può comportare negli esseri umani.

Che cos’è l’ansia?

Prima di capire quale interconnessione ci sia, dunque, tra ansia e Coronavirus, è bene capire di cosa stiamo parlando. Con il termine ansia spesso e volentieri si intende un insieme di reazioni a livello cognitivo, psicologico o comportamentale che vengono sollecitate dalla percezione di uno o più stimoli avvertiti come minacciosi dalla nostra psiche e contro i quali non ci riteniamo in grado di poter reagire. Quindi può insorgere in ognuno di noi per diverse motivazioni ogni giorno ed è bene saper affrontare la questione, magari rivolgendosi ad uno psicologo per la cura dell’ansia a Roma o nella propria città, prima che possa trasformarsi da fattore saltuario a disturbo cronico. Lo stato ansioso di questi tempi è molto diffuso, già prima dell’insorgere del Covid-19, e questo può portare a problemi più gravi come ad attacchi di panico o paure di svariati tipi.

Che rapporto c’è tra ansia e Covid-19?

Ovviamente con la diffusione del Coronavirus l’ansia sta dilagando ulteriormente nel mondo. Questo a causa di tanti elementi collegati alla pandemia. Inizialmente lo stato ansioso si è presentato in ognuno di noi nel momento in cui per la prima volta si è sentito parlare del Sars-CoV2 in Cina. Poi è clamorosamente aumentato quando si hanno avute le prime notizie di casi in altri paesi al di fuori dell’Estremo Oriente. Da quel momento si pensi ai diversi lockdown cui siamo sottoposti nell’ultimo periodo. La privazione delle proprie libertà personali, la costrizione dentro le mura domestiche per lunghi periodi, soprattutto per chi vive da solo, i continui annunci in televisione su cosa fare e i bollettini con i numeri sempre crescenti del contagio, sono tutte componenti che non possono che aumentare l’ansia delle persone. Ma anche quando è possibile uscire bisogna stare attenti a diversi elementi. Tra i più comuni, ovviamente, il dover mantenere le distanze, con la paura che qualcuno non lo faccia. Il dover portare obbligatoriamente la mascherina, che a volte ci dimentichiamo di prendere in casa. Il dover sanificare continuamente le mani con i gel a soluzione alcolica. Aggiornarsi in tempo reale, per quanto riguarda l’Italia, sulla zona di appartenenza della propria regione. Rinunciare alle riunioni con amici e parenti. Insomma una serie di obblighi che poco più di un anno fa non pensavamo neanche potessero esistere e che, inevitabilmente, permettono spesso all’ansia di avere la meglio sulla nostra tranquillità.

Dal Sito: ilfaroonline.it

Che rapporto c'è tra ansia e Covid-19




Il 2020 è stato un anno difficile per tutta la popolazione mondiale. Questo soprattutto a causa del fatto che abbiamo dovuto affrontare un nuovo nemico, infido e invisibile, che ci ha costretti a modificare e non poco le nostre abitudini di vita: il Covid-19. Questo virus è riuscito a diffondersi in pochissimo tempo in ognuno dei 5 continenti e, specialmente in Europa e in Italia, ha prodotto notevoli danni, sia alla salute che all’economia. Ma non è assolutamente detto che il Sars-CoV2 possa causare problemi all’incolumità della persona solo se quest’ultima ha contratto il virus. Perché esistono anche una serie di altre complicazioni dovute già solo alla sua esistenza, come lo stato d’ansia che può comportare negli esseri umani.

Che cos’è l’ansia?

Prima di capire quale interconnessione ci sia, dunque, tra ansia e Coronavirus, è bene capire di cosa stiamo parlando. Con il termine ansia spesso e volentieri si intende un insieme di reazioni a livello cognitivo, psicologico o comportamentale che vengono sollecitate dalla percezione di uno o più stimoli avvertiti come minacciosi dalla nostra psiche e contro i quali non ci riteniamo in grado di poter reagire. Quindi può insorgere in ognuno di noi per diverse motivazioni ogni giorno ed è bene saper affrontare la questione, magari rivolgendosi ad uno psicologo per la cura dell’ansia a Roma o nella propria città, prima che possa trasformarsi da fattore saltuario a disturbo cronico. Lo stato ansioso di questi tempi è molto diffuso, già prima dell’insorgere del Covid-19, e questo può portare a problemi più gravi come ad attacchi di panico o paure di svariati tipi.

Che rapporto c’è tra ansia e Covid-19?

Ovviamente con la diffusione del Coronavirus l’ansia sta dilagando ulteriormente nel mondo. Questo a causa di tanti elementi collegati alla pandemia. Inizialmente lo stato ansioso si è presentato in ognuno di noi nel momento in cui per la prima volta si è sentito parlare del Sars-CoV2 in Cina. Poi è clamorosamente aumentato quando si hanno avute le prime notizie di casi in altri paesi al di fuori dell’Estremo Oriente. Da quel momento si pensi ai diversi lockdown cui siamo sottoposti nell’ultimo periodo. La privazione delle proprie libertà personali, la costrizione dentro le mura domestiche per lunghi periodi, soprattutto per chi vive da solo, i continui annunci in televisione su cosa fare e i bollettini con i numeri sempre crescenti del contagio, sono tutte componenti che non possono che aumentare l’ansia delle persone. Ma anche quando è possibile uscire bisogna stare attenti a diversi elementi. Tra i più comuni, ovviamente, il dover mantenere le distanze, con la paura che qualcuno non lo faccia. Il dover portare obbligatoriamente la mascherina, che a volte ci dimentichiamo di prendere in casa. Il dover sanificare continuamente le mani con i gel a soluzione alcolica. Aggiornarsi in tempo reale, per quanto riguarda l’Italia, sulla zona di appartenenza della propria regione. Rinunciare alle riunioni con amici e parenti. Insomma una serie di obblighi che poco più di un anno fa non pensavamo neanche potessero esistere e che, inevitabilmente, permettono spesso all’ansia di avere la meglio sulla nostra tranquillità.

Dal Sito: ilfaroonline.it

sabato 23 gennaio 2021

Ansia di ammalarsi e ipocondria. Come riconoscerle e cosa fare





L’ansia è l’emozione anticipatoria di un potenziale o presunto pericolo di ammalarsi. L’ipocondria, o disturbo da ansia di malattia, è una preoccupazione eccessiva e non giustificata. Meglio rivolgersi a uno specialista.

In questo periodo di incertezza, la paura di ammalarsi è più facilmente associata all’infezione da Covid-19. Questa però, per molte persone, non è l’unica malattia che genera timore. Come riconoscere l’ansia di ammalarsi? 


Conoscere l’ansia e la paura nei loro aspetti normali e patologici è particolarmente prezioso

Ne parla Giampaolo Perna, responsabile del Centro per i Disturbi d’Ansia e di Panico di Humanitas San Pio X, in un articolo di Humanitas Salute che pubblichiamo.


Come riconoscere l’ansia?
Come ha evidenziato uno studio condotto dal nostro Centro durante la prima fase della pandemia, il 90% delle persone ha paura di infettarsi, il 77% di infettare i propri cari e il 65% di morire da Covid-19. La paura che oggi ci invade è sempre esistita come modalità di difesa dai pericoli, ma in alcuni è diventata patologica: significa che anziché essere un’emozione utile per spingerci a effettuare visite di screening e attuare stili di vita preventivi (come nel caso della dieta o dell’attività fisica contro tumori, infarto, ictus), e applicare correttamente le misure di prevenzione del contagio da virus, diventa un’emozione capace di limitarci nella vita e nella quotidianità.

Perché è importante riconoscerla?
Conoscere l’ansia e la paura nei loro aspetti normali e patologici è particolarmente prezioso, specie durante una pandemia, poiché in una simile emergenza questa emozione prende il comando della nostra mente e del nostro corpo.

Da dove nasce l’ansia di ammalarsi?
L’ansia di ammalarsi può nascere da attacchi di ansia e panico che scatenano crisi di sintomi fisici così forti (respiratori, muscolari, cardiaci) da indurre nella persona la paura di avere qualcosa di grave, ma anche dalla tendenza a rimuginare troppo sugli eventi o dall’ossessione per la salute. Gestire l’ansia vuol dire innanzitutto affidarsi a informazioni corrette, non solo sul pericolo in corso, sia che si tratti dell’infezione da Covid-19, sia che si tratti di un tumore o qualsiasi altra malattia, ma anche sulle sensazioni che ci colpiscono.

Imparare a riconoscere l’ansia di ammalarsi
L’ansia può trasformarsi in stati ansiosi patologici e in fobie, se eccessiva e immotivata. Infatti, quando la paura di ammalarsi supera certi limiti e diventa una vera e propria ipocondria, è una patologia che rovina la vita di chi ne soffre e di chi gli sta vicino. Saper distinguere l’esordio, saper riconoscere se si tratta di un momento di paura, di ansia ragionevole oppure non coerente con il reale pericolo, è importante per far fronte al problema chiedere aiuto a uno specialista, specie se il risultato è una limitazione della propria vita.

Temere di ammalarsi è un’emozione utile se serve a mettere in atto azioni protettive o preventive che siano commisurate al rischio. Per poter rispondere in maniera appropriata ai potenziali rischi di ammalarsi, è fondamentale avere dei punti di riferimento chiari rappresentati dalle informazioni che si possono ottenere. Se la nostra ansia di ammalarci è normale, più chiare sono le informazioni, più pertinente sarà la nostra reazioneemotiva. Quando le informazioni non sono chiare, l’ansia aumenta tendendo e prevedere il peggio come sta accadendo in questa fase pandemica.

Ansia di ammalarsi e ipocondria: due definizioni
L’ansia di ammalarsi è l’emozioneanticipatoria di un potenziale o presunto pericolo futuro di ammalarsi; può comparire in maniera graduale e durare a lungo. Questa si manifesta con tensione muscolare, apprensione, necessità di controllo, e dipende dall’effettivo rischio presente e dai comportamenti di protezione che si mettono in atto.

L’ipocondria, o Disturbo da ansia di malattia, è una preoccupazione eccessiva e non giustificata dai fatti nei confronti della propria salutefisica, con la convinzione poco realistica ma molto forte che qualsiasi sintomo fisico sia il segnale di una grave malattia. Controlli e ricerche ripetute di informazioni sul web sulla malattiae le loro manifestazioni e l’evitamento delle situazioni che possano scatenare questa ansia accompagnano la quotidianità di queste persone.

sabato 19 dicembre 2020

Christmas Blues: sconfiggere la tristezza e accogliere il Natale con il sorriso





Si chiama depressione natalizia e quest’anno rischiamo di sperimentarla un po’ tutti. Perché saranno delle feste diverse da tutte le altre, all’insegna del distanziamento sociale, del rigore e delle limitazioni, con pochi cari intorno a noi e senza tavolate di amici e parenti. Eppure si possono adottare piccole strategie per limitarne gli effetti del Christmas Blues, come spiega la psicoterapeuta Maria Claudia Biscione.

Non tutti riesco a farsi coinvolgere dalla magia del Natale. C’è chi vive queste festività con inadeguatezza, provando un malessere diffuso, tanta malinconia, tristezza e nostalgia. Uno stato d’animo negativo da “Grinch” che fa sentire anche parecchia solitudine. Perché non si riesce a entrare e a sposare lo spirito “felice” che aleggia nell’aria e che gli altri invece sembrano respirare. Si chiama Christmas blues o depressione natalizia e quest’anno rischiamo di sperimentarlo un po’ tutti. Perché saranno delle feste diverse da tutte le altre, all’insegna del distanziamento sociale, del rigore e delle limitazioni, per uscire il prima possibile da questa pandemia. Un Natale con pochi cari intorno a sé, senza tavolate di amici e parenti, né brindisi fino a tardi. E ci sarà anche chi lo passerà forzatamente da solo, accontentandosi di una video chat con i parenti lontani.

“Provare a immergersi nella magia del Natale ai tempi del Covid sarà una vera sfida perché, chi più chi meno, proviamo tutti la pandemic fatigue, la stanchezza pandemica che ci fa sentire sfiduciati, confusi, nervosi e depressi”, spiega la psicoterapeuta Maria Claudia Biscione. “E questo stato vitale di basse energie potrebbe accentuare ancora di più la tendenza del Christmas Blues in ognuno di noi. Quindi a provarlo saranno non solo quelle persone che normalmente soffrono il Natale, ma anche chi generalmente lo vive con grande motivazione e allegria”. È importante quindi non farsi catturare da questa tristezza natalizia, che di solito svanisce con la fine delle feste, perché mai come ora è giusto celebrare per darsi una carica e una speranza che ci dia la spinta e la forza per arrivare fino alla fine del tunnel. E per farlo può essere d’aiuto capire meglio che cos’è questo malessere emotivo e perché quest’anno sarà differente. Ne abbiamo parlato con l’esperta, che ci ha consegnato anche dei consigli, piccole strategie per limitare gli effetti del Christmas blues.

Che cos’è il Christmas blues

“Viene chiamata anche tristezza natalizia, una crisi esistenziale momentanea e circoscritta al periodo delle festività. Crea disagio e fastidio, un malessere diffuso fatto di ansia, di stress, di insonnia, di stanchezza fisica e mentale. I motivi che attivano il Christmas Blues sono tutti collegati al fatto che il Natale è una cassa di risonanza di una serie di emozioni forti e profonde. Le feste rappresentano idealmente il momento legato alla famiglia 'perfetta', all’amore idilliaco e che funziona, alla condivisione, allo scambio, all’allegria. Una visione da film della vita, un modello idealizzato e poco reale, che però fa risuonare dentro di noi le personali e specifiche rappresentazioni di famiglia, di socialità e di amore. E questo ci porta a fare dei bilanci, creando un impetuoso confronto che può scatenare un senso di inadeguatezza, d’inferiorità e di sconforto, facendoci sentire tristi e malinconici. Inoltre questa emotività viene pure censurata perché a questo si aggiunge la felicità forzata del Natale a cui sembra obbligatorio allinearsi. Invece se ci si sente malinconici è giusto e normale esprimerlo, senza per forza cambiare umore solo perché lo dice il calendario”.
 
Perché quest’anno il Christmas blues sarà differente dagli altri anni
“In questo momento siamo tutti impossibilitati a vivere le festività natalizie come le desideriamo e le sperimentiamo di solito. Stanno venendo a mancare riti e tradizioni che a Natale diamo per scontati: dallo shopping con le amiche ai cenoni con tanti parenti, ma anche le tavolate che riuniscono gli amici e tutti i baci e gli abbracci che ci scambiamo. Per cui non solo c’è questa dimensione idealizzata con la quale dobbiamo fare i conti, ma c’è anche la nostra esperienza positiva del Natale che quest’anno ci viene impedita. La differenza rispetto al passato sta nel fatto che ognuno di noi dovrà riorganizzare l’esperienza natalizia, non solo in termini pratici ma anche emotivamente. Dovremmo fare una rivoluzione interiore, perché dovremmo riadattarci a delle regole nuove, non scelte, che porteranno a fare tante rinunce e a rivedere le nostre abitudini. E questo può creare frustrazione, tristezza, impotenza che rischiano di far vivere male anche il Natale”.
 
I sentimenti negativi del Christmas blues quindi si accentuano e quest’anno vengono portati da... un nuovo Grinch: il Covid
“Questa pandemia rischia di accentuare tutte le tendenze della tristezza natalizia. Come la nostalgia e la malinconia, attivate dal confronto con le feste passate visto che questo sarà un Natale ridotto ai minimi termini. Anche il senso di solitudine può ingigantirsi, perché oltre alla lontananza ci sono il distanziamento sociale e la mancanza di contatto, tranciando di netto un emblema delle festività che è la vicinanza fisica. Il Covid è sicuramente il nuovo Grinch, il guastafeste per definizione che fa proprio male, perché impedirà di sentire il calore virtuoso natalizio così come lo abbiamo sempre sperimentato e di cui abbiamo estremo bisogno”.

Strategia “salva felicità” per vivere un Natale sereno

Anche se non saranno le solite feste, è importante non farsi agganciare dal Christmas blues e provare a vivere il bello dell’atmosfera natalizia, che può essere fonte e stimolo da cui trarre momenti di gioia. Ecco 5 consigli della psicologa che possono ispirarti.

1) Inventa una nuova tradizione.Intristirsi perché non ci si può sedere a tavola con 20 parenti e amici non cambia le cose, anzi le peggiora. Quindi per godere del Natale è importante non continuare a pensare qualcosa che non c’è, ma creare ex novo dei riti e delle tradizioni, inventandosi modi differenti per sentirsi vicini, anche se lontani. Rendiamo virtuosa questa mancanza creando nuove regole di un sistema familiare che sì, è ridotto, ma non per questo manca di calore, di amore, di affettività, di condivisione.

2) Previeni lo stress. Per metterti al riparo dalla nostalgia e dalla malinconia rispetto al ricordo del Natale passato, valuta quali saranno le 'mancanze' che durante le feste potrebbero creare momenti di delusione e di sconforto. Anticipando la delusione dentro di te, puoi lavorare per trovare delle soluzioni per colmare i vuoti. Un esempio? Se nessuno in famiglia è un abile cuoco e quest’anno non c’è la zia a preparare il pranzo di Natale, sfrutta il delivery per mangiare comunque quello che vi piace.

3) Tira fuori la gratitudine. Questa è una grande occasione per vivere un Natale più intimo, riscoprire la vera essenza di questa festa e in generale capire cosa conta davvero nella vita. È importante essere grati per le piccole cose, quelle che spesso diamo per scontate, perché mai come ora ci stiamo rendendo conto che 'piccole' non lo sono affatto. Fai quindi un elenco mentale di cose per le quali devi ritenerti fortunato; un esercizio che aiuta ad apprezzare il “qui e ora” e la bellezza di ogni momento.

4) Accogli le tue emozioni e indagale.Sentirti triste in un periodo che altri vivono come felice non vuol dire essere 'sbagliati' né che per forza ci si debba omologare alle emozioni altrui. Ascoltare quello che provi senza giudicarti può essere prezioso, perché può aiutarti a capire da dove vengono e da dove nascono le sensazioni che ti fanno sentire giù. Cerca il confronto, perché parlare con un'amica o un amico che vive come te questo disagio regala reciproca comprensione. In questo momento può essere normale sentirsi tristi e dirlo può far bene, perché ci si sente meno soli.

5) Ricorda che essere felici è una scelta.Il Natale può essere un’occasione di ritrovare gioia e speranza, rilanciare i dadi anche in un periodo difficile. La felicità è soprattutto una decisione, uno stato mentale, e può essere 'accesa' guardando le cose da un punto di vista differente. Prova ad allargare lo sguardo, quindi, per prendere le distanze da sentimenti di autocommiserazione e sensazione di tristezza, puntando il riflettore sulle tue risorse e sulle tue potenzialità. Ricordati che questo è solo un momento di tradizione, e che passerà. 

Dal Sito: d.repubblica.it

Natale ai tempi del Covid: ecco come evitare spaesamento, tristezza e solitudine



Anche l’anno del Covid-19 e dei lockdown avrà il suo Natale. E se per alcuni questo periodo è occasione di gioia e benessere, per altri porta tristezza e solitudine. Ma sentirsi spaesati e giù di morale non è anomalo, tutt’altro. “Il Natale, come l’estate, rappresenta una pausa dalle responsabilità e dal rigore lavorativo. Ci si concedono momenti di riposo, sgarri alle diete, si posticipano gli orari delle sveglie e si sta in compagnia il più possibile. Gran parte di questi momenti spensierati quest’anno non potranno essere vissuti con la stessa serenità e questo potrebbe generare un senso di smarrimento, lasciando meno spazio a sensazioni positive”, spiega a Gazzetta Active la professoressa Valentina Di Mattei, associata di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e psicologa clinica presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.

E’ normale, allora, sentirsi spaesati?
“Sì, è normale di fronte a circostanze e condizioni nuove: sarà un Natale del tutto inedito, in cui dovremo mettere da parte le tradizioni e lasciar posto a comportamenti responsabili. Tuttavia è bene enfatizzare l’effetto positivo da un punto di vista mentale di questi comportamenti solidali. Si tratta digesti individuali che vanno a beneficio di tutti, soprattutto delle persone più fragili: in questo senso riportano agli aspetti più essenziali del Natale. Inoltre, pensare a chi è stato colpito duramente da questa epidemia, con lutti o perdita del lavoro, agli operatori sanitari da mesi a rischio e sotto pressione, può aiutare a ridimensionare le proprie difficoltà”.


Come si possono superare queste difficoltà? 
“Può essere d’aiuto creare occasioni nuove di scambio e condivisione e pensare a soluzioni alternative e creative per stare insieme anche se distanti. Per esempio, fare videochiamate di gruppo per vivere insieme cene e pranzi di Natale o scartare insieme i regali ricevuti per posta può allentare la tensione e creare una nuova tradizione. La tecnologia in questo momento può essere utilizzata come strumento a nostro favore per superare la lontananza fisica. Nel rispetto delle distanze sociali e con i dispositivi di protezione, anche fare delle passeggiate all’aperto potrà aiutare a trascorrere del tempo di qualità in compagnia delle persone care”.

Perché le festività natalizie influiscono negativamente sull’umore? 
“Dicembre è un mese di bilanci emotivi relativi all’intero anno. Alcune persone riferiscono di vivere in concomitanza delle feste la “sindrome della promessa rotta”, un sentimento di delusione e fallimento legato ad aspettative disattese e traguardi non raggiunti. In aggiunta, pranzi e cene di Natale sono (in tempi normali) occasioni di convivialità in cui si rivedono parenti ed amici con i quali trascorrere insieme momenti piacevoli, sebbene in alcuni casi possano verificarsi situazioni che generano stress e tensione”.

Quali consigli dà a chi passerà le feste da solo? 
“Diverse persone, per via di questa situazione particolare, potranno ritrovarsi da sole a passare le festività, sentendosi anticipatamente demoralizzate. Nei giorni di festa, per chi si troverà costretto a passare il Natale da solo, un consiglio potrebbe essere quello di organizzare al meglio questo tempo per pensare ai propri obiettivi futuri, riorganizzando le attività per le settimane successive, prendendosi questi giorni per riflettere. Questa fase di crisi ha anche prodotto molte iniziative di solidarietà a favore delle persone più fragili. Riscoprire l’effetto benefico dell’altruismo è stato evidenziato da molti studi come chiave di successo per attraversare l’epidemia”.

Dal Sito: salute.gazzetta.it

mercoledì 18 novembre 2020

Ansia e depressione da Covid-19, come comportarsi


Le restrizioni causate dall’epidemia di Coronavirus hanno fatto registrare un aumento di casi ansiosi e depressivi. Nell’articolo alcuni rimedi per superare le paure. 

Le nuove restrizioni per fasce regionali, hanno determinato un nuovo isolamento per le persone che, soprattutto in zona rossa, hanno il divieto di uscire di casa se non per motivi strettamente necessari. Non è possibile, ad esempio, far visita ad un amico, prendere un caffè in un bar o, semplicemente, passeggiare al parco. Questo, nel periodo appena trascorso, ha fatto registrare un aumento degli stadi depressivi negli over-50. I dati parlano del passaggio da uno stadio di solitudine ad uno depressivo almeno un caso su 5.

Lo studio

Uno studio condotto dall’University College di Londra e pubblicato sulla rivista The Lancet Psychiatry, ha analizzato un campione di 4200 individui e i primi dati hanno rivelato l’aumento del rischio di ammalarsi di depressione negli anni futuri, indotto proprio dalla condizione attuale. “Abbiamo visto che il sentirsi soli – ha spiegato Gemma Lewis, coordinatore dello studio – è un forte fattore di rischio per la depressione, più di quanto lo sia l’effettivo numero di contatti sociali di una persona. Quindi non è tanto importante il tempo trascorso in compagnia, ma quanto ci si sente effettivamente soli“.

I traumi più diffusi

Oltre alla depressione e all’aumento degli stati ansiosi, si sono registrati una serie di disturbi post traumatici da stress. Tra questi incubi, irritabilità, tachicardia, difficoltà del sonno, abuso di alcol e medicinali, calo dell’attenzione e attacchi di panico.

I rimedi

Per uscire da una condizione di stress emotivo e psicologico, prima che questo possa sfociare in una vera e propria patologia, è possibile ricorrere a piccoli rimedi. Innanzitutto, è necessario concedersi del tempo per metabolizzare l’accaduto in maniera obiettiva e riconoscere il disagio, senza provare vergogna per la condizione che si vive e senza aver fretta di ritornare alla normalità subito. Parlarne con qualcuno e condividere gli stati d’animo, magari con chi vive la stessa condizione, può essere un valido aiuto. Evitare di cercare ossessivamente notizie sui contagi o leggere articoli di esperienze traumatiche. Sul web girano tantissime fake news, che potrebbero alterare la verità e la percezione della realtà. Cercare, per quanto possibile, di riprendere i ritmi quotidiani e cercare nuovi hobby e opportunità per impiegare il tempo. Qualora la situazione dovesse persistere, è raccomandabile chiedere l’aiuto di un esperto, che saprà dare le giuste indicazioni per affrontare ansie e forme depressive.

Dal Sito: atuttonotizie.it

venerdì 13 novembre 2020

Sospesi



Eh già, la sensazione è proprio quella di essere sospesi…

Alcuni la chiamano ansia da limbo, altri ansia da sospensione ma la sostanza non cambia.
Ci manca l’idea del futuro.
Siamo tutti in attesa, con la percezione del limite di non poter contare sulla nostra attitudine più allenata: progettare il futuro.

Siamo di fronte ad una nuova tipologia di stress che da acuto sta diventando cronico e per il quale è stata anche coniata una definizione ad hoc: stress da pandemia.
Uno “…stress individuale comunitario non convenzionale, sospeso, subacuto, persistente di una situazione stressante perdurante e perturbante…”(Biondi & Iannitelli,2020).
Quindi una condizione del tutto nuova se messa in relazione a quanto già conosciuto e definito nella pratica clinica.

Dicevo siamo sospesi tra l’emergenza passata e la prospettiva di un nuovo lockdown.
E la sensazione di smarrimento ci pervade: siamo in presenza di qualcosa che mentre colpisce il presente sentiamo che sta dissestando il nostro futuro.

Ma se non possiamo cambiare gli eventi, possiamo decidere come reagire.
Vulnerabilità non vuol dire impotenza e meno che mai passività!

Lo strumento adattativo per eccellenza è la mente.
Dobbiamo contare su questa preziosa alleata. È lei che orienta i nostri pensieri.
E i nostri pensieri possono essere tossici, di scarsa qualità, negativi per il nostro benessere mentale. Sono tossici quando insinuano dubbi, aspettative negative, futuro catastrofico.
La linfa ai pensieri tossici arriva dalla cosiddetta infodemia e cioè un surplus di informazioni contraddittorie, angoscianti, che vengono rimbalzate da una trasmissione all’altra per tutta la giornata, la stessa brutta notizia che ripetuta all’infinito diventa un insieme di brutte notizie e, nel replicarsi, diventa estremamente contagiosa.

L’antidoto a tutto questo? Invertire la produzione da pensieri tossici a quelli utili, di ottima qualità e per questo salutari per il nostro benessere.
Sono quelli che ci orientano al realismo, alla coerenza, alla flessibilità; gli elementi della resilienza essenziali per gestire questo insidioso stress da pandemia.

Realismo, coerenza e flessibilità devono diventare il nostro navigatore.
Il realismo ci aiuta ad ritrovare la strada nella giungla delle contraddizioni che caratterizzano le informazioni distribuite dai media.
La coerenza ci aiuta a comprendere la situazione ed usare le risorse personali.
Comprendere la situazione ci aiuta a mettere in campo strategie costruttive utili a fronteggiarla.
La flessibilità infine favorisce l’adattamento alle regole restrittive ed alle limitazioni che esse impongono.

“se comprendo cosa accade posso affrontarla, 
se posso affrontarla mi sento in grado di gestire le difficoltà”.

I pensieri utili da coltivare sono quindi legati alla consapevolezza di:
saper riconoscere cosa è verosimile e cosa non lo è,
riuscire a sottrarsi all’infodemia
poter influenzare la situazione, adottando comportamenti responsabili,
potersi impegnare ad affrontare la quotidianità,
confidare nelle proprie risorse e resistere.

È importante vivere il presente, un giorno alla volta, prendendone il meglio. Provate ad aprire la finestra, uscire sul balcone oppure fare due passi ma utilizzando i cinque sensi: guardate, ascoltate, annusate l’aria, provate a sentire il peso del corpo sui vostri passi, toccate l’aria che vi circonda tenendo le mani aperte mentre camminate… Sperimentate questo semplice esercizio  per rimanere nel presente, alleggerire e ricaricare la mente di energia.

Per fronteggiare lo stress da pandemia, è necessario creare sane routine giornaliere di self care e potenziando le nostre abitudini quotidiane.
Avere cura di se vuol dire: mangia sano, muoviti più che puoi, cura il tuo aspetto esteriore, riposati, dedica il tempo che si è liberato da altri impegni a tutto ciò che hai rimandato, che non hai mai avuto il tempo di fare.

Fai quella telefonata, che rimandi da tanto tempo, ad amici e parenti.
La socialità è parte essenziale di noi e una chiacchierata, anche se a distanza, rappresenta quella condivisione emotiva, quel conforto sociale così importante per la regolazione emotiva dello stress.

Ma se tutto questo non dovesse bastare, ricordatevi sempre della psicologia.
Chiedere aiuto esprime coraggio e realismo, consapevolezza che i limiti, se affrontati adeguatamente, diventano i nostri margini di miglioramento, mai debolezza.

 

Dal Sito: nuoto.com