Visualizzazione post con etichetta attacco d'ansia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta attacco d'ansia. Mostra tutti i post

mercoledì 28 ottobre 2020

Attacchi d’ansia: quando nessuno capisce cosa succede





Gli attacchi d’ansia possono colpire chiunque e in qualsiasi momento. L’aspetto più complesso di queste crisi è che sono in pochi a comprenderle a fondo ed è per questo che molti vanno nel panico quando ne soffrono.

Anche se è vero che i disturbi dell’ansia rientrano nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM), si tratta di un problema che può manifestarsi in modo molto puntuale e specifico.

Una situazione stressante, un forte impatto emotivo o persino trascorrere un lungo periodo sotto pressione possono scatenare attacchi d’ansia.

Chi ne soffre ha la sensazione di essere sul punto di morire, di sentire il proprio cuore  scoppiare. Si tratta di una situazione davvero drammatica e non fa che peggiorare se chi circonda quella persona non sa cosa sta accadendo e reagisce nel peggior modo possibile, usando frasi come “va tutto bene”, “prendi sempre tutto troppo sul serio” o “calmati, che non è niente”.

Nel nostro articolo di oggi vogliamo approfondire questa realtà così comune, in modo da conoscere le giuste strategie da utilizzare.

Attacchi d’ansia: quando il cuore sembra scoppiare

Prima di tutto, dobbiamo capire un aspetto importante: l’ansia, di per sé, è utile per gli esseri umani.

L’ansia ci mette in allerta in seguito alla vicinanza di una minaccia, così da poter fuggire o affrontarla.

L’ideale è mantenere la giusta dose d’ansia perché, in questo modo, possiamo motivarci per agire in modo più efficace nel nostro ambiente quotidiano.

Nonostante ciò, il problema si manifesta quando i livelli di ansia aumentano precipitosamente e diventano incontrollabili.

È allora che il nostro cervello capisce che c’è un problema dal quale fuggire il prima possibile e scatena quindi una reazione fisiologica: accelerazione del battito cardiaco, pressione sanguigna, adrenalina nel sangue…

Mentre il nostro cervello e il nostro corpo ci ordinano di “scappare”, la nostra mente ci invia anche pensieri negativi e catastrofici che non fanno che peggiorare la situazione.


Vediamo alcune informazioni più nei dettagli.


Sintomi degli attacchi d’ansia

I disturbi d’ansia sono collegati a diverse dimensioni e situazioni personali.

C’è chi ha paura di volare, altri possono soffrire disturbi diversi come l’agorafobia, l’aracnofobia o l’idrofobia, nei cui casi gli attacchi d’ansia sono altrettanto comuni.

Altre persone, invece, possono vivere queste sensazioni in un contesto che implica un grande impatto emotivo.

Anche se i fattori che scatenano queste situazioni sono molti e vari, in generale esiste una sintomatologia comune e facile da identificare.

Sintomi emotivi

Sentimenti di apprensione o paura intensa e incontrollabile.

Difficoltà di concentrazione.

Ci si sente tesi e molto nervosi.

Nascono pensieri fatalisti: si anticipa il peggio.

Ci si concentra solo sugli aspetti negativi, sul panico… La mente acquisisce, per così dire, la forma di un tunnel: tutto diventa buio e alla fine si vede solo la catastrofe.


Sintomi fisici

Il battito cardiaco accelera

La pressione arteriosa aumenta

Si inizia ad andare in iperventilazione

Sudorazione

Mal di stomaco e nausea

Minzione frequente o diarrea

Respirazione difficoltosa e si ha la sensazione di avere un infarto

Tremori e tic

Tensione muscolare

Mal di testa

Fatica estrema e debolezza

Gli attacchi d’ansia possono essere relazionati alla depressione

Nel caso in cui gli attacchi d’ansia siano molto frequenti, è probabile che il paziente soffra anche di una depressione repressa.

L’ansia e la depressione spesso derivano dalla stessa vulnerabilità, da quella situazione nella quale perdiamo il controllo di ciò che ci circonda, fino al punto di vivere queste esperienze così angoscianti.

Bisogna chiarire che, anche se l’ansia e la depressione sono due dimensioni diverse, a volte, come abbiamo già detto, la prima può essere un sintomo della seconda.

Nonostante ciò, per eliminare ogni dubbio, è importante parlare con il proprio medico perché possa suggerire uno specialista.

Come affrontare gli attacchi d’ansia

Per poter affrontare un attacco d’ansia, la prima cosa da fare è affrontare i sintomi emotivi e razionalizzare quella paura, quella minaccia, quella situazione di stress.

Dovete capire che non tutte le tecniche funzionano per tutti. Per riuscirci, cercate di spezzettare in piccoli frammenti quel “tutto” che vi sta facendo male e di razionalizzare ogni minaccia fino a farla sparire.

Cosa fare per aiutare una persona che soffre di un attacco d’ansia

Cercate di capire la loro situazione. Non sono pazzi, hanno bisogno di aiuto e, soprattutto, di calma e comprensione.

Chiedete loro come si sentono e portateli in un posto dove ci sia un po’ d’aria.

Sbottonate loro i vestiti troppo stretti.

Se sono in iperventilazione, offrite loro un sacchetto per potervi respirare dentro o spiegate loro di respirare come se “stessero spegnendo una candela” (con le labbra socchiuse).

Continuate a ripetere loro che “non si tratta di un attacco di cuore”, che “siete lì per aiutarli e che ora va tutto bene” (parlate con voce molto calma).

Suggerite loro di mettere una mano sull’addome e una sul cuore. In questo modo, riusciranno a regolare la respirazione.


• Se i sintomi non si attenuano e il loro battito è molto accelerato, dovete chiamare il servizio medico, soprattutto se la persona soffre di qualche problema cardiaco, diabete o obesità.

mercoledì 6 marzo 2019

Ansia in aumento, i sintomi da non trascurare



Sono sempre più le persone che soffrono di ansia e che fanno i conti con attacchi di panico. Per questo è importante cogliere i sintomi di questa patologia e imparare a contrastarli.

Secondo un recente sondaggio dell’Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico (Eurodap) su oltre 700 persone fra i 19 e i 60 anni, il 79% degli intervistati ha avuto, nel corso dell’ultimo mese, un episodio di ansia e il 91% ha difficoltà a rilassarsi. Si tratta di un problema che spesso viene sottovalutato, ma che può causare conseguenze molto più gravi. Se ignorata a lungo infatti l’ansia può portare a sviluppare veri e propri attacchi di panico.

Quali sono i sintomi dell’ansia e come riconoscerla? Inizialmente si avverte uno stato di apprensione, accompagnato da palpitazioni e iperfocalizzazione della situazione. L’aumento dell’adrenalina infatti accelera il battito cardiaco, amplificando le emozioni e le sensazioni provate, ma soprattutto scatenando un comportamento d’urgenza di allontanamento da quella che viene considerata una minaccia.

Altri sintomi dell’ansia sono un’intensa e persistente preoccupazione, scarsa concentrazione, irritabilità, difficoltà ad addormentarsi, pensieri intrusivi, iper sudorazione, vampate di calore, dolori al petto, brividi, vertigini, agitazione motoria e parestesie.

Una volta individuati i segnali dell’ansia è fondamentale correre ai ripari e in ogni caso rivolgersi sempre al medico. L’ansia infatti può influenzare in modo negativo l’esistenza di chi ne soffre, mettendo a rischio i rapporti interpersonali, ma anche la carriera scolastica o lavorativa. Cosa fare? Per prima cosa è utile imparare a rilassarsi e placare l’ansia quando si presenta utilizzando la respirazione, ma anche la capacità di rimanere ancorati alla realtà e reagire in modo positivo. Un esercizio utile può essere quello di spostare l’attenzione verso qualcosa di diverso da ciò che provoca uno stato di ansia, in modo da alleviare i sintomi del problema. La via migliore per affrontare l’ansia comunque sia rimane la psicoterapia, che si concentra sulle dinamiche che causano il disturbo.

Dal Sito: dilei.it

lunedì 4 marzo 2019

Salute: il sondaggio, 80% italiani ha avuto attacco d'ansia nell'ultimo mese



(AdnKronos Salute) - Italiani agitati nell'anima: il 79% ha avuto, durante l’ultimo mese, manifestazioni fisiche frequenti e intense di ansia; il 73% si percepisce come una persona molto apprensiva, che si preoccupa facilmente di piccole cose/situazioni; il 68% dichiara di avere non poco disagio a stare lontano da casa o da luoghi familiari, mentre il 91% trova molto spesso difficoltà nel rilassarsi. E' quanto emerge da un sondaggio online, al quale hanno risposto oltre 700 persone, uomini e donne tra i 19 e i 60 anni, per iniziativa di Eurodap, Associazione europea disturbi da attacchi di panico. L'ansia è una fisiologica reazione che il nostro organismo attiva nel momento in cui si trova di fronte a una situazione avvertita come pericolosa o che si ritiene possa generare condizioni future negative per sé stessi o per altri. Ma l’ansia è molto pericolosa perché se non gestita e controllata può trasformarsi in panico e la vita cambia improvvisamente. "Questi dati descrivono uno scenario molto complesso e preoccupante e spesso sottovalutato soprattutto dai più giovani - afferma Paola Vinciguerra, presidente Eurodap, autore insieme ad Isabel Fernandez, presidente Emdr Italia ed Europa, del libro 'Il panico ospite imprevisto - Diagnosi del disturbo e terapia Emdr', edito Mimesis, che sarà presentato oggi a Roma (Hotel Quirinale, ore 18.30) - Episodi di ansia non sono da minimizzare poiché, se ignorata, potrebbe generare a sua volta un attacco di panico. Tale esperienza viene spesso vissuta come un vero e proprio evento traumatico". "Per esempio - spiega ancora Vinciguerra - potremmo essere in ansia per una possibile bocciatura a un esame importante; per l’esito negativo di una gara a cui dobbiamo partecipare o assistere; per la risposta dopo un importante colloquio di lavoro riguardo una posizione aziendale. In tutti questi casi è quasi impossibile non reagire con ansia e, se essa fosse troppo elevata e intollerabile, avere il desiderio che questa passi il più presto possibile. Se tale condizione si protraesse troppo a lungo sarebbe possibile il manifestarsi di un vero e proprio attacco di panico". Ma come sono fatti sia l’uno che l’altro? "Inizialmente, quando l’ansia è ancora sostenibile - evidenzia l'esperta - proviamo un lieve stato di apprensione assieme a sintomi fisici e psicologici multipli come palpitazioni, leggera sudorazione e un iperfocalizzazione sulla situazione o l’oggetto in questione. L’aumento dell’adrenalina nel nostro sistema scatena tutta una serie di processi neurochimici tali da far aumentare il battito cardiaco, la circolazione sanguigna nel nostro corpo tale da predisporci poi ad un eventuale iperfocalizzazzione sulle sensazioni provate, scatenando così un comportamento d’urgenza di allontanamento dalla fonte di minaccia/pericolo". Ecco alcuni suggerimenti per promuovere uno stato di benessere e far fronte a questa condizione di panico qualora si presentasse. "Imparare a respirare per rilassarsi: un respiro lento e profondo, dove si espande la cassa toracica e si apre il diaframma, prestando attenzione all’aria che entra e esce dai nostri polmoni - afferma la psicoterapeuta - Essere presenti nel qui e ora: un attacco di panico può durare molti minuti, ma può essere percepito da chi lo vive come fosse un’eternità. Cercare di tener presente anche durante un attacco di panico che esso ha una fine può essere utile per riacquisire la calma perduta. Saper spostare l’attenzione: l’eccesso di concentrazione verso ciò che si sta provando durante un attacco di panico fa si che tale esperienza sia vissuta come qualcosa di pericoloso. Saper spostare, invece, l’attenzione altrove verso elementi può permetterci di distanziarci dai sintomi fisici e dai pensieri catastrofici". Il disturbo di attacco di panico si manifesta generalmente tra i 15 e i 35 anni, con una seconda punta d’insorgenza tra i 44 e i 55 anni; più frequente nella popolazione femminile, è in aumento tra gli uomini, soprattutto professionisti e manager. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, entro il 2020 sarà la seconda patologia più diffusa al mondo dopo i disturbi cardiovascolari.




Dal Sito: notizie.tiscali.it

giovedì 29 giugno 2017

ANSIA E ATTACCHI DI PANICO: COME FUNZIONANO E PERCHÉ LI PROVIAMO


L'ansia, sembra quasi scontato dirlo, è un'emozione, come la rabbia, la gioia, la tristezza, la paura, ecc. Come tutte le emozioni non possiamo eliminarla, anche se spesso è spiacevole, dobbiamo imparare ad accettarla, conviverci e cercare di tenerla sotto controllo quando possibile.

L'ansia spesso spaventa perché si manifesta con sintomi fisici anche intensi (tachicardia, senso di soffocamento, nausea, vomito, diarrea, tremori, vertigini, testa vuota, capogiri, sensazione di assenza, ecc). Se ci riflettiamo un attimo, tutte le emozioni, anche la gioia o la rabbia, si esprimono sul piano fisico, solo che di queste non ce ne preoccupiamo.

Ecco che quindi, nel mantenimento dell'ansia gioca un ruolo fondamentale il nostro pensiero, le nostre interpretazioni catastrofiche di questi sintomi (sto impazzendo, è un infarto, sto svenendo, farò una figuraccia, mi sta venendo un ictus, ecc) spesso spaventosi, e i comportamenti che mettiamo in atto per proteggerci o rassicurarci (assumere farmaci, non andare più in certi posti, non uscire da soli, non prendere il bus, ecc).

Spesso poi ci mettiamo in ascolto del nostro corpo, controlliamo se è tutto a posto, se il cuore batte bene, se la testa gira, se abbiamo la nausea, ecc. Purtroppo, quanto più ci concentriamo sui sintomi o sui segnali del nostro corpo, tanto più essi si amplificano. Alla lunga, tutto questo rafforza la paura e l'ansia si cronicizza, crediamo di proteggere noi stessi ma in realtà rafforziamo l'ansia. Così facendo poi togliamo fiducia a noi stessi e alle nostre capacità autonome di reagire.

L'ansia è un'emozione che anticamente serviva ai nostri antenati preistorici a proteggerli dai pericoli, a stare attenti ogni volta che uscivano dalla grotta ed eventualmente prepararsi a combattere o a scappare se attaccati da nemici o predatori. E' regolata da una zona del cervello molto antica, il sistema limbico (l'amigdala in particolare ne è la principale responsabile), mentre invece, solo successivamente si è evoluta la corteccia cerebrale, è questa che oggi ci dice che il pericolo in realtà non è così temibile come lo era per i nostri antenati.

Insomma, è come se oggi avessimo un sistema di allarme dentro di noi sempre attivo che scatta spesso ma senza un motivo preciso, non abbiamo più predatori, non abbiamo più tribù rivali, ma questo, il nostro cervello più antico non lo sa. Alcune persone, in seguito a periodi di forte stress, per temperamento, per altri motivi legati ad esperienze di vita o di apprendimento, hanno un allarme molto sensibile, che scatta facilmente anche senza un motivo apparente (in realtà c'è sempre un motivo che scatena una crisi d'ansia o un attacco di panico anche se la persona non se ne rende conto).

Queste reazioni molto intense coinvolgono il corpo perché il messaggio che arriva dal cervello più antico è quello di SCAPPARE o COMBATTERE, il cervello ci dice di proteggerci. Quindi, ecco arrivare i sintomi fisici: i muscoli si tendono, il cuore pompa più forte per fare arrivare più ossigeno ai muscoli degli arti, anche il respiro si velocizza per questo, vampate di calore sono causate dall'attivazione di tutto il corpo per utilizzare tutte le energie disponibili per scappare o combattere, il formicolio è causato dal fatto che in quelle zone c'è meno afflusso di sangue il quale è convogliato negli arti necessari all'azione, il senso di stordimento è causato da una parte di noi che vorrebbe scappare in conflitto con l'altra che invece dice che non c'è un pericolo reale, inoltre spesso senza accorgersene si inizia a respirare in modo irregolare, questo crea un lieve calo del flusso di ossigeno verso il cervello e uno squilibrio tra ossigeno e anidride carbonica che può portare a sensazioni di stordimento, testa vuota, vertigini, vista confusa o giramenti di testa, tutto ovviamente dura pochi istanti ma noi in quel momento crediamo che stiamo impazzendo o svenendo.

Ancora, la nausea è causata dal fatto che la digestione si blocca perché l'organismo ha bisogno di utilizzare le energie per scappare o combattere, i muscoli si sono tesi improvvisamente e possono essere indolenziti e far male, la gola secca è causata dal fatto che senza accorgersene, si respira molto intensamente a bocca aperta e non usando i filtri nasali. Il cervello invia messaggi anche all'apparato digerente, per scappare o combattere la digestione si deve fermare, quindi possono comparire anche fenomeni come diarrea o vomito, era più facile per l'uomo primitivo scappare con una zavorra in meno. Se ci fate caso, spesso si vede anche nei documentari, quando la gazzella è inseguita dal leone per velocizzare la fuga "si libera", capita lo stesso anche a noi.

Quindi, in effetti accade quanto segue: ci troviamo in una situazione o pensiamo qualcosa che ci appare come minaccioso, proviamo ansia, arrivano i sintomi fisici, li interpretiamo come qualcosa di preoccupante (invece sono perfettamente normali), li vediamo come un problema di salute serio, questo ci provoca ansia maggiore che ovviamente fa accrescere i sintomi fisici e così via.

Il circolo vizioso si alimenta e spesso sfocia in un vero e proprio attacco di panico. L'amigdala ci dice che quella situazione iniziale era pericolosa (ad esempio un cane) poi, qualche millisecondo dopo, la corteccia ci dice che non vi è nulla da temere (ci dice che il cane scodinzola e affettuoso) ma tuttavia i sintomi non se ne vanno subito, perché l'allarme è già suonato, la risposta SCAPPA o COMBATTI è innescata e quindi il corpo è tutto attivato con i sintomi che ho descritto sopra. E infatti, dopo, noi ci preoccupiamo dei sintomi, ci chiediamo: cosa sta succedendo? Perché non se ne vanno? Non è che sto impazzendo? Ecc.

Purtroppo una volta che il corpo si è attivato necessita di qualche minuto per acquietarsi, quei minuti però possono diventare ore se continuiamo ad agitarci e a preoccuparci. Spesso si corre al Pronto Soccorso, e solo quando il medico ci rassicura e ci dice che non è un infarto si ritrova la calma. Tutto questo per degli errori automatici di valutazione.

A questo proposito è utile sapere quanto segue:

L'ANSIA NON PROVOCA L'INFARTO (a meno che non si abbiano dei seri problemi cardiaci).

L'ansia provoca un intenso rilascio di adrenalina, durante l'infarto invece l'adrenalina viene meno, e infatti in ospedale una delle prime cose che fanno è proprio somministrare adrenalina agli infartuati. Il dolore che si può avvertire al torace è causato dalla tensione muscolare.

DI ANSIA NON SI PUO' SOFFOCARE, la respirazione è un processo automatico, si respira anche sott'acqua, annegando purtroppo.

DI ANSIA NON SI PUO' SVENIRE perché la pressione si innalza, lo svenimento è causato invece da un abbassamento di pressione, si può svenire solo alla vista del sangue, questo per altri motivi che magari spiegherò in un'altra sede.

DI ANSIA NON SI PUO' IMPAZZIRE, chi impazzisce non se ne accorge, chi si dice "sto impazzendo", anche se in preda al terrore, comunque sta ragionando, è consapevole di cosa sta accadendo, il "pazzo" no.

L'ANSIA NON PROVOCA L'ICTUS, l'ictus è causato da un embolo non dall'ansia, inoltre ha sintomi diversi anche se spesso simili.

DI ANSIA NON SI MUORE, non è mai successo, mai!!! Molte persone purtroppo hanno così paura di morire da non riuscire a vivere.

Un trattamento per l'ansia e gli attacchi di panico, secondo l'approccio Cognitivo Comportamentale dura più o meno 6 mesi, a meno che non ci siano tratti di personalità disfunzionali sottostanti che possono contribuire ad allungare i tempi.

Si lavora su cinque aspetti (almeno questo è il mo iter):

1) Le emozioni, imparando a viversele anche se spiacevoli. "Guarda in faccia la paura e questa cesserà di turbarti" (Sri Yukteswar).

2) I pensieri e le interpretazioni catastrofiche, riconoscerle e modificarle, allenandosi a fare questo.

3) Il riconoscimento e la familiarizzazione con i sintomi fisiologici.

4) La modifica di comportamenti evitanti e protettivi non utili, sostituendoli con comportamenti funzionali e rafforzativi.

5) L'apprendimento di tecniche di respirazione e di rilassamento che contribuisco a ridurre l'attivazione eccessiva dell'organismo.

Prima di tutto questo è necessaria però un'attentissima valutazione, che inquadri le caratteristiche del problema ma che tenga conto della specificità della singola persona. Ogni soggetto ha una sua struttura di personalità unica, le proprie esperienze e i propri vissuti, è indispensabile tenere conto di questo per poter agire in modo proficuo. Sono necessarie inoltre tanta pazienza, motivazione e fiducia, sia nel clinico ma soprattutto in se stessi.

Dal Sito: www.psicologionline.net

martedì 9 maggio 2017

Riconoscere e impedire all’ansia di prendere il sopravvento: sì, è possibile!


Definire l’ansia, e tutto ciò che comporta nella vita di un individuo che ne soffre, è un’operazione assai ardua. È un’emozione dai mille colori, intensa, imprevedibile, mai uguale a se stessa.

Chi ne soffre vede la sua vita quotidiana negativamente condizionata da una percezione di perenne inadeguatezza, come conseguenza della sottostima delle proprie capacità e – al contempo – della sovrastima delle difficoltà legate a situazioni o eventi che quotidianamente ci si trova ad affrontare.

Capire, riconoscere e superare attacchi di ansia è assolutamente possibile. Cerchiamo di capirne i sintomi e i metodi per prevenirla.

I sintomi dell’ansia: quali sono?

L’ansia ha sempre una via di uscita, a patto di essere in grado di riconoscere i campanelli di allarme che il nostro corpo ci invia nelle situazioni in cui il pericolo che le emozioni negative prendano il sopravvento sembra essere dietro l’angolo.

Ecco quali i sintomi più comuni, utili per riuscire a capire come curare l’ansia.
Un’eccessiva preoccupazione è un segno davvero distintivo di un disturbo di ansia generalizzato. Pensieri persistenti che causano sofferenza e alternano il tuo percepito quotidiano non devono mai essere sottovalutati.
I problemi di sonno fungono anch’essi da campanello di allarme per eventuali attacchi di ansia. Mai sottovalutare l’insonnia o la percezione di un’eterna stanchezza, quando le ore passate a letto non sono mai inferiori a dieci: il vostro corpo vi avvisa che qualcosa non funziona al meglio.
Mal di stomaco e mal di testa, stitichezza o diarrea, rappresentano dei sintomi molto comuni per chi soffre di ansia o di angoscia. Dolori cronici o malattie digestive vanno infatti a braccetto con le malattie che colpiscono la sfera psichica.
Paure irrazionali, legate a una situazione specifica, distruttive, schiaccianti e prive di fondamenta, rappresentano un buon motivo per interrogarsi circa il probabile manifestarsi di disturbi di ansia. Attenzione, però, a non ingigantire il problema: tutti hanno piccole paure. L’importante è affrontarle con la giusta serenità.
La difficoltà di concentrazione può essere causata da uno stato d’ansia. Se ogni vostra attività quotidiana è pervasa da sentimenti negativi che non vi permettono di mantenere inalterata la concentrazione, parlatene con il vostro medico di fiducia. Vi indicherà la strada migliore da poter intraprendere.

Ridurre i sintomi dell’ansia: ecco alcuni preziosi suggerimenti

Alcuni piccoli accorgimenti, insieme ad uno stile di vita corretto e coerente con le proprie esigenze quotidiane, sapranno sicuramente ridurre i sintomi d’ansia. Di seguito si segnalano alcuni suggerimenti utili a non permettere all’ansia di prendere il sopravvento, impedendovi di trascorrere le vostre giornate all’insegna della calma e della tranquillità.
Prendetevi cura del vostro corpo, con una dieta sana ed equilibrata. Se non riuscite calibrare i vostri pasti in modo regolare, nessun problema: un buon multivitaminico riuscirà a stabilizzare la vostra alimentazione.
Limitare l’alcool, la caffeina e il consumo di zuccheri: un consiglio valido per l’ansia ma perfetto in ogni situazione.
Interrompere sempre l’iperventilazione, quando ci si trova in preda ad attacchi di panico: espirate e inspirate in un sacchetto di carta per aumentare l’anidride carbonica inalata. Un vecchio metodo, ma sempre molto efficace.
Creare un “diario dell’ansia” è buon modo per tenere traccia delle proprie emozioni, siano esse positive o negative. Prendete sempre nota dei pensieri che attraversano la vostra mente nei momenti in cui l’ansia sembra prendere il sopravvento: vi aiuterà a riconoscerli quando vi si riproporranno in modo inaspettato.

L’indicazione più importante che è possibile dare a chi manifesta sintomi legati all’ansia è una sola. Dall’ansia c’è sempre una via di uscita. In qualsiasi caso: basta riconoscerla e domarla!

Scritto da: Camilla Mantegazza

Dal Sito: www.pazienti.it

lunedì 9 gennaio 2017

7 cose da sapere se amate una persona che soffre di ansia.

Amate una persona che soffre di ansia? Ecco alcune cose che dovreste sapere.


Convivere con l’ansia è davvero difficile, non solo per chi ne soffre, ma anche per coloro che sono vicini alla persona che ne soffre, ad esempio un marito o un fidanzato. Talvolta i piani devono essere cambiati all'ultimo minuto, lo stato emotivo del vostro partner potrebbe cambiare in un attimo, e alcune situazioni devono essere evitate, proprio a causa dell’ansia. Ecco dunque alcuni consigli per migliorare il vostro rapporto con una persona di questo tipo di problema:

Ricordate che una persona ansiosa è più della sua "ansia": a nessuno piace essere definito in base a un solo attributo. Se veramente volete aiutare la persona che amate, evitate di considerarla semplicemente una “persona ansiosa”, riconoscete che in lei c’è molto più che la sola ansia, ma che si tratta di un essere umano con tutte le complessità e i pregi che hanno tutti gli altri.
  • Una persona ansiosa potrebbe stancarsi facilmente: in che senso? Provate ad immaginare di vivere costantemente in uno stato di allarme e di allerta. Questa agitazione ci porta a stancarci ed affaticarci con molta facilità, quindi cercate di comprenderlo ed evitate di accusare la persona per questo motivo.
  • Una persona ansiosa si sente facilmente sopraffatta: coloro che soffrono di ansia potranno confermarlo. Questa sensazione, che talvolta ci accompagna durante l’intera giornata, ci porta a sentirci facilmente sopraffatti e schiacciati da cose che coloro che non soffrono di ansia avvertono o notano a malapena. Se dovete andare in un luogo che potrebbe mettere in ansia la vostra dolce metà, ricordatele che potrete sempre andar via non appena ne sentirà il bisogno, e che voi le siete accanto per sostenerla in ogni circostanza.
  • Le persone ansiose sanno bene che la loro ansia spesso è irrazionale, e non serve che lo facciate notare in ogni momento. Non aiuta. Sapere che una paura è irrazionale non sempre aiuta ad eliminarla. Se così fosse, quasi nessuno avrebbe fobie o soffrirebbe di ansia, non trovate? Sapere che una paura è irrazionale non sempre aiuta ad eliminarla. Se così fosse, quasi nessuno avrebbe fobie o soffrirebbe di ansia, non trovate?
  • I cambiamenti possono essere più difficili del normale: ognuno ha una zona di comfort, sia che soffra di ansia, sia che non ne soffra, ma per chi soffre di ansia i cambiamenti possono essere spaventosi. Cercate quindi di avere un po' di pazienza e di comprensione nei confronti della vostra dolce metà.
  • Durante un attacco di ansia, evitate di chiedere "Stai bene?": Il respiro è spezzato, le mani tremano, il petto si alza e si abbassa velocemente, le ginocchia non smettono di sbattere l’una contro l’altra, e la mente è annebbiata. E’ evidente che in quel momento la persona che avete accanto non sta bene. Piuttosto sarà utile ricordarle che voi siete li se c’è bisogno, o aiutarla con frasi come: “Concentrati sul tuo respiro”, “In questo momento sei nel panico, ma non durerà. Ci sei già passata e sai che finirà presto”, "Posso fare qualcosa per farti stare meglio?".
  • Una persona ansiosa apprezza il vostro sostegno: in determinati momenti potrebbe non sembrare che sia così, ma una persona ansiosa sa bene quanto è importante il vostro sostegno e quanto vi impegnate per farla stare meglio, e ve ne è davvero grata.

Di Maria Vasta

www.benessereblog.it