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martedì 12 novembre 2019

Paura: qual è il confine tra normalità e malattia?



La paura è una delle emozioni primarie che derivano dall’avversione naturale alla minaccia, presente sia negli animali che negli esseri umani.

La paura è un’emozione caratterizzata da un intenso sentimento, in genere sgradevole, provocato
dalla percezione di un pericolo, presente o futuro, reale o supposto. È una delle emozioni primarie che derivano dall’avversione naturale alla minaccia, presente sia negli animali che negli esseri umani.

Questa eredità primitiva protegge in situazioni semplici, come valutare il rischio nell’attraversare una strada, ad esempio, preparandoci per la lotta o la fuga. Quando è intensa, però, la paura può portare a una valutazione estrema e poco realistica delle cose.

Al Pronto Soccorso è comune trovare persone con sintomi come aritmia, sensazione di morte, dolore al petto… tutte sensazioni che quando vengono analizzate sono collegate alla paura patologica diventata ansia. Interrogate, queste persone riferiscono paura ed estremo sconforto, che una volta valutati non vengono collegati alla situazione reale.


In alcuni casi, la situazione estrema di paura può far sì che la persona non riesca a partecipare a delle feste, a viaggiare in aereo, a uscire per strada, a convivere, lavorare, studiare… In questi casi, stiamo parlando di una paura che è diventata malattia.

In genere, le malattie collegate alla paura hanno un carattere emotivo, come il disturbo da panico, l’ansia generalizzata, il disturbo da stress post-traumatico (che si verifica, ad esempio, dopo un assalto o un sequestro). Ciò vuol dire che tutti i disturbi dell’ansia hanno un rapporto diretto con queste situazioni in modo sproporzionato e paralizzante.

Una questione preoccupante è il fatto che le persone colpite da ansia potranno anche passare per la depressione, ovvero soffrire di due condizioni debilitanti che pregiudicano il normale svolgimento della vita. In chi soffre di disturbi dell’ansia salute e benessere affettivo sono direttamente pregiudicati.

Più neghiamo ed evitiamo le situazioni che suscitano paura, più diventiamo ansiosi. Riusciamo a superare la questione se la affrontiamo, ovvero se anziché nostra nemica diventa amica e i sentimenti di angoscia vengono minimizzati. Le emozioni non sono nemiche ma guide, indicano che qualcosa va bene o no. Non provate rabbia nei loro confronti, comprendetele per discernere ciò che si può migliorare nella vostra vita.

La svolta si verificherà quando, non più dominati dalla paura, riuscirete a valutare in modo più realistico e con meno sofferenza le situazioni, agendo in modo più razionale, avendo quindi più controllo su quello che si prova. Sarà importante includere delle dosi di realismo, ma senza la negatività, che in genere è una lente piuttosto usata dalle persone ansiose.

Non abbiamo il controllo di tutto, e non tutto andrà in modo perfetto. È questa necessità che ci creiamo che finisce per essere una delle cause dell’ansia. Permettetevi di vedere le situazioni in modo diverso, e al di sopra di tutto accettate l’orientamento medico e psicoterapeutico quando le situazioni legate all’ansia diventano dannose per la vostra salute e per lo svolgimento della vostra vita quotidiana.


Dal sito: alateia.org

mercoledì 30 ottobre 2019

Fibromialgia: la patologia delle emozioni non espresse


La fibromialgia è una patologia che prende sempre più piede nel nostro universo. Non esistono cure a questa dolorosissima malattia.

Le cause di questa patologia sono oggi sconosciute, ma pare vi sia un’interessante correlazione tra questa sindrome e l’alessitimia, ovvero l’inespressione emotiva. Pare infatti che le emozioni non espresse possano avere una manifestazione corporea più o meno intensa in termini di dolore.

Stiamo dunque parlando una una forma di somatizzazione significativa per tutto il corpo. Il corpo è perennemente bombardato da sintomatologie dolore.

La fibromialgia si manifesta inizialmente con dolori localizzati. Stiamo parlando di un dolore costante, quotidiano e non classificabile come infiammazione di tessuti.

Cos’è e quali sono le cause?

Stiamo parlando di una malattia reumatica che intacca muscoli e causando un aumento della tensione muscolare. I principali punti di dolore sono: le spalle, il cingolo pelvico, i polsi, le cosce, le braccia e la colonna vertebrale.

Rientra tra i Disturbi del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo. E’ uno di quei disturbi che prevedono un’alterazione tra sistemi del nostro organismo (sistema periferico, immunitario, endocrino, neurovegetativo e nervoso centrale). E’ per questo che rientra in quelle che definiamo sindromi somatiche funzionali.

Dal sito: focus-psicologia.it

giovedì 11 maggio 2017

L’Ansia d’Esame Patologica:Sintomi, Cause e Cura




Che cosa è l’ansia d’esame?

L’ansia d’esame si caratterizza per il timore, la paura, il terrore , che a volte possono innescare una vero e proprio attacco di panico, di affrontare un’interrogazione o un esame. L’ansia d’esame patologica, che può rientrare all'interno di un quadro di Fobia Sociale, si differenzia dalla normale ansia fisiologica che accompagna, favorendone la performance, gli sforzi dell’individuo per raggiungere uno scopo.Numerose ricerche mettono infatti in evidenzia come una moderata ansia prestazionale favorisce migliori risultati rispetto alla completa assenza o ad eccessivi livelli di ansia. Seguendo questo ragionamento, si può affermare che l’ansia d’esame diventa patologica quando assume alcune particolari caratteristiche:

L’idea di dover sostenere un esame è associata ( in maniera direttamente proporzionale alla vicinanza, alla difficoltà e all’importanza attribuita alla prova) ad intensi sintomi di ansia, preoccupazione, pensieri o immagini “catastrofici” il cui contenuto può, ad esempio, riguardare l’essere bocciati, fare una figuraccia, fare scena muta, avere una crisi di panico, scappare all’ultimo momento, sentirsi falliti, umiliati, difettati o deludere gli altri significativi che innescano la cosiddetta “ansia anticipatoria” che caratterizza gli studenti affetti da ansia d’esame patologica.

Le persone affette da ansia d’esame possono sviluppare tutta una serie di sintomi tra i quali: ansia diffusa, preoccupazione eccessiva per la prova, confusione, tremori, agitazione, irrequietezza, incapacità a rilassarsi, tachicardia, nausea, vertigini, sintomi fisici vari; nei casi più “gravi” questi sintomi possono sfociare in un vero e proprio attacco di panico situazionale che, oltre all’aggravamento dei sintomi dell’ansia, può innescare la paura di morire, di perdere il controllo di se stessi o di impazzire. Spesso le persone affette da ansia d’esame evitano di affrontare la prova poiché temono di non riuscire a sopportare i sintomi e le conseguenze dell’ansia. Non di rado le persone cercano di fronteggiare l’ansia d’esame patologica facendo ricorso ad ansiolitici come lo Xanax; ovviamente questa soluzione può tamponare, nell’immediato, lo stato ansioso mentre non incide sulle cause psicologiche della paura dell’esame

Gli adulti e gli adolescenti sono consapevoli che la loro paura è irrazionale o, quanto meno, esagerata ma, nonostante questa “consapevolezza”, non riescono a liberarsene. Paradossalmente, il fatto di essere consapevoli di esagerare il “pericolo” legato all’esame li espone ad ulteriori sofferenze che derivano dalla considerazione di essere diversi dagli altri, di essere più fragili, di essere dei falliti, di non poter raggiungere traguardi ambiziosi, di deludere gli altri; queste “riflessioni” possono compromettere l’autostima, innescare vissuti di inadeguatezza a cui spesso si accompagnano sentimenti di vergogna, autosvalutazione e depressione.

L’ansia d’esame deve creare disagio significativo o compromettere la qualità della vita della persona. Spesso, a causa dell’ansia d’esame patologica, la persona rimane danneggiata nel suo percorso scolastico ritardando in maniera significativa la conclusione degli studi oppure può avere un rendimento scolastico al disotto dell’impegno profuso o dalle proprie capacità intellettuali. Nei casi più gravi l’ansia d’esame patologica può spingere la persona ad abbandonare gli studi nonostante le rilevanti potenzialità. L’ansia d’esame può influire in maniera significativa sulla qualità della vita della persona e questo deve far riflettere circa l’importanza di un trattamento psicoterapeutico efficace, come si è dimostrata la psicoterapia cognitivo comportamentale, che possa curare l’ansia d’esame patologica.

Quali sono le cause dell’ansia d’esame?

In generale, le persone che soffrono di ansia d’esame patologica sembrano accumulate da alcune caratteristiche “cognitive”, ovvero credenze, che rendono insopportabile e catastrofico un possibile scenario di fallimento. Spesso, per queste persone, la prova d’esame non si limita ad una prestazione ma coincide con il valore personale che si attribuiscono; in sostanza fallire ad un esame significa essere falliti, compromettere la propria vita, deludere se stessi e gli altri. Il lavoro psicoterapeutico mette spesso in risalto come, nella storia di chi soffre di ansia d’esame patologica, l’autostima ed il valore personale, cosi come l’esser degni di amore, sia stato condizionato dalle “prestazioni”, in primus scolastiche, del bambino.

E’ possibile riscontrare nella storia di queste persone episodi “sensibilizzanti” che hanno orientato il loro iperinvestimento verso il successo scolastico come mezzo efficace per ottenere ammirazione, amore, approvazione o, al contrario, evitare umiliazioni o rimproveri. L’ansia d’esame è spesso accompagnata da pensieri di fallimento, vergogna, paura di deludere gli altri o di compromettere il futuro. In genere, le persone che manifestano eccessiva ansia d’esame hanno un autostima condizionata dagli altri ( professori, datori di lavoro, partner etc.) e quindi più vulnerabile poiché basata su criteri esterni che spesso possono rivelarsi arbitrari.

L’ansia d’esame non è dunque semplicemente l’ansia per l’esame ma l’angoscia, che può sfociare in panico, di dover ogni volta giocarsi tutto: autostima, fiducia, approvazione amore, e rischiare di perderlo. Ognuno di noi esposto a questo rischio manifesterebbe un ansia patologica. Alcune persone che presentano queste caratteristiche possono funzionare abbastanza bene finché un episodio, come una bocciatura imprevista, un voto basso o una prestazione non all’altezza, fa crollare tutta la sicurezza innescando o, aumentando, l’ansia per gli esami futuri. Altre persone sono invece abituate da sempre a fare i conti con la propria ansia d’esame.

Cosa si teme nell’ansia d’esame?

Dalle considerazioni fatte in precedenza risulta comprensibile come, chi soffre d’ansia d’esame patologica, tema, in maniera eccessiva, il fallimento ( fare scena muta, non rispondere alle domande, fare una brutta figura , mostrarsi agitato o impreparato etc.) e, dunque, la compromissione dell’autostima e del valore personale a cui fanno seguito sentimenti di autovalutazione, depressione e vergogna ( auto immagine e/o immagine sociale compromessa).

Perché l’ansia d’esame Tende a Cronicizzarsi?

Per cercare di comprendere i fattori che contribuiscono a creare il circolo vizioso dell’ansia d’esame patologica e, dunque , il suo mantenimento illustriamo un esempio:

A. è una brillante studentessa di Giurisprudenza di 22 anni, da sempre ha ottenuto ottimi successi scolastici anche se gli esami erano accompagnati da un ansia fastidiosa ma, tutto sommato, sopportabile. Per sopperire all’ansia d’esame e, quindi, alla preoccupazione che qualcosa potesse andare” storto”, A. non tralasciava nessun dettaglio studiando e ripetendo con "ossessivamente" il programma d’esame per non rischiare di essere sorpresa da qualche domanda a trabocchetto. Come ulteriore precauzione metteva in atto “simpatiche” superstizioni. La famiglia di A. ha sempre investito tanto sul successo scolastico della figlia poiché a lei sarebbe spettato l’onore di essere la prima laureata ( Avvocato!!!!!) della famiglia che, di conseguenza , avrebbe ripagato tutti i sacrifici fatti per lei anche dai fratelli.

Se da un lato questa “missione” rendeva A. orgogliosa e fiera dall'altro sentiva tutto il peso della responsabilità e, dunque, il dovere di riuscire a tutti i costi per non deludere la famiglia. Tutto scorre “liscio” finché, ad un importante esame universitario, A. viene “sorpresa” da una domanda a cui non era preparata: dapprima rimane sconcertata poi, “intuendo” che i professori iniziavano a dubitare della sua preparazione, viene invasa dall'ansia e da pensieri catastrofici (“ mi abbasseranno la media o forse mi bocceranno”, “i miei ci rimarranno male”, “non sono cosi brava come pensavo” , “come farò a fare l’avvocato se non so neppure rispondere a queste domande”etc.) a cui si accompagnano confusione ed agitazione. I pensieri di A. si accavallano velocemente, l’ansia sale, la bocca si fa asciutta, le mani sembrano tremare, suda, è pallida, sembra mancargli l’aria, ormai non riesce più a rispondere nemmeno alle domande che conosceva perfettamente.

Vedendola in difficoltà i Professori la invitano a presentarsi “tranquillamente” all'appello successivo, per A. e il primo fallimento: il mondo gli cade addosso. Esce dall'aula confusa e decide di raccontare ai genitori una bugia (aver superato l’esame) piuttosto che farli soffrire, riproponendosi di studiare più di prima. Nelle settimane successive A. studia intensamente ma, man mano che si avvicina il giorno dell’esame, sente aumentare l’ansia e la paura di poter fallire nuovamente.

A due giorni dell’esame A. è molto tesa, non ha appetito, dorme male, pensa continuamente a cosa succederebbe se anche questo appello dovesse andar male. Il giorno prima dell’esame A. è già invasa dall'ansia e da ruminazioni: immagina domande a cui non sa rispondere, la bocciatura, la delusione dei genitori, il suo futuro da “brava casalinga sfigata”, praticamente passa la notte insonne.

La mattina dell’esame è già in preda all’ansia ed in più si sente stanca e nervosa ( non ha dormito), il saluto del padre: “vedrai che sarà un trenta e lode”, rende la pressione ancora più insopportabile, non solo deve superare l’esame ma deve farlo con la lode altrimenti le aspettative di papà verrebbero deluse.

Arrivata in aula A. è in preda all’ansia, è convinta di non ricordare nulla, pensa che le domande saranno più difficili del solito e i professori di cattivo umore, si sente agitata, pensa di fare una figuraccia di fronte ai colleghi , teme di poter svenire, gli manca l’aria, fugge dall’aula ed evita l’esame in preda ad un attacco di panico. Proverà a presentarsi altre volte ma, in preda ad attacchi di panico, eviterà sempre di presentarsi. Continua a mentire a genitori, si sente fallita, sfigata, depressa.

Perché l’evitamento mantiene l’ansia d’esame patologica?

l’evitamento, almeno nel breve periodo, ha la capacità di ridurre l’ansia. Se, ad esempio, la persona ha la possibilità di evitare l’esame, almeno temporaneamente, si tranquillizza.

l’evitamento dell’esame non permette di smentire le ipotesi “catastrofiche” legate ad esso: mi bocceranno, farò una figuraccia, avrò una crisi di panico etc.

Come si cura l’ansia d’esame?

La Psicoterapia Cognitivo Comportamentale rappresenta il trattamento di elezione ( fonte APA)per i disturbi legati all'ansia e quindi risulta efficace anche in relazione alla cura dell’ansia d’esame. Come esposto nel paragrafo sulle cause dell’ansia d’esame patologica, il problema centrale, che deve essere oggetto dell’intervento psicologico consiste nel minare quelle “credenze”, sostituendole con credenze più funzionali, che fondono il valore della prestazione scolastica con il valore personale. In breve, se il paziente riesce, attraverso strategie cognitive specifiche ( ad esempio, disputing o alcune strategia dell’ACT) a separare la prestazione dalla persona ( viene valutata la prestazione non la persona!) sarà più disposto a ridurre l’iperinvestimento sulla prestazione riducendo in questo modo l’ansia d’esame, in sostanza: un esame è un esame, anche se dovesse andar male non è la fine del mondo.

Un atteggiamento del genere, di accettazione del rischio, porta automaticamente ad “abbassare la guardia”, a ridurre i pensieri catastrofici e quindi a migliorare la prestazione. Nello stesso tempo, lo psicologo deve guidare la persona nella “scoperta” di valori e qualità fondamentali per l’internalizzazione dell’autostima con l’obiettivo di renderla meno dipendente dal giudizio degli altri.

La Psicoterapia cognitivo comportamentale dispone di strumenti e metodi in grado di aiutare il paziente a risolvere l’ansia d’esame patologica in tempi accettabili attraverso un percorso che lo aiuterà a divenire terapeuta di se stesso.

L’intervento più strettamente psicoterapeutico dell’ansia d’esame deve, innanzitutto, far luce sui fattori d’esordio e mantenimento del disturbo (cognitivi ed interpersonali) per poi sostituire le strategie di evitamento con forme di esposizione graduale. Le strategie terapeutiche di matrice Cognitivo-Comportamentale si sono rivelate particolarmente efficaci nel ridurre la sintomatologia dell’ansia da prestazione: strumenti come la ristrutturazione cognitiva, l’esposizione (in vivo o in immaginazione) o la desensibilizzazione sistematica, assicurano, nella maggior parte dei casi, risultati soddisfacenti se non la cura completa dell’ansia d’esame.

Ansia d'Esame e le Cure di Ultima Generazione

Negli ultimi anni la psicoterapia cognitivo comportamentale classica è stata integrata con modelli di terza generazione come l'Acceptance and Commitment Therapy ( ACT) e la Mindfulness che si stanno rivelando particolarmente efficaci nella cura
dell'ansia.In sintesi, questi modelli innovativi hanno come obiettivo primario quello di facilitare un atteggiamento più funzionale nei confronti dei contenuti mentali aiutando la persona, attraverso l'utilizzo di esercizi esperienziali, metafore e meditazione, a valutare i pensieri non per quello che dicono di essere ( minacce reali) ma per quello che sono realmente riuscendo, in questo modo, l'ansia associata ai pensieri minacciosi ( mi bocciano! faro una figuraccia! etc).


L'ACT e la Mindfulness favoriscono un atteggiamento accettantante e non giudicante nei confronti dei contenuti mentali che man mano vengono sperimenati nella loro vera essenza di produzioni mentali transitori e innoqui e non come fatti che minacciano la persona (ad esempio, l'ansia anticipatoria associata ad un esame assume i connotati di una profezia). L'assunzione di questo atteggiamento più funzionale riduce notevolmente i vari loop che lo studente affetto da ansia patologica si trova a fronteggiare rallentandolo e rendendolo meno efficace.

a cura del Dr Gaspare Costa

Dal Sito:  www.attacchidipanico-ansia.it

mercoledì 29 marzo 2017

Gestione dell’ansia: piccolo vademecum

Il processo di gestione dell'ansia passa attraverso interventi cognitivi, con la ristrutturazione dei pensieri disfunzionali, e interventi comportamentali. 















Una certa quota di ansia è dunque utile nella quotidianità, ma, in alcune situazioni, quando è eccessiva, può bloccare l’individuo, trasformarsi in panico e può diventare patologica. Torna allora utile trovare strategie per la gestione dell’ansia.

La parola ansia deriva dal termine latino anxius che significa affannoso, inquieto, a sua volta da angere, che vuol dire stringere, soffocare.

L’ansia è un’emozione naturale, di per sé utile all’adattamento. Basti pensare che, senza ansia e paura, l’uomo non sarebbe sopravvissuto e non sopravvivrebbe ai pericoli. L’ansia è un’alleata nel momento in cui bisogna affrontare una prova, una situazione in cui è necessaria una notevole dose di attenzione e concentrazione. Una certa quota di ansia è dunque utile nella quotidianità, ma, in alcune situazioni, quando è eccessiva può bloccare l’individuo, trasformarsi in panico e può diventare patologica. Torna allora utile trovare strategie per la gestione dell’ansia

L’ansia viene sperimentata quando gli esseri umani credono di essere esposti ad una minaccia più o meno imminente e grave. L’ansia è generata non dall’evento in sé, ma dai pensieri che facciamo su quello che sta accadendo (o accadrà).

In cosa differiscono l’ansia e la paura

L’ansia e la paura sono due emozioni simili nella loro manifestazione fisiologica (attraverso sintomi fisici quali tachicardia, respirazione affannosa, sudorazione, senso di nodo alla gola, ecc.), entrambe sono la reazione ad una minaccia ma differiscono sostanzialmente perché:
la paura è una reazione emotiva ad un pericolo reale.
l’ansia è una reazione emotiva ad un pericolo percepito.

La paura

La paura è l’emozione più antica e fondamentale per la sopravvivenza, si attiva ogni volta che ci troviamo di fronte a un pericolo nel tentativo di proteggere la nostra vita.

La paura è una risposta mirata diretta a un evento o un oggetto specifico, e la persona ne è consapevole. Nel momento in cui percepiamo un pericolo proviamo paura, il sistema simpatico si attiva e prepara il corpo alla modalità di attacco e fuga, un meccanismo difensivo sviluppato in ogni specie animale, aumenta cosi l’afflusso di sangue ai muscoli, il cuore inizia a battere più forte e più veloce, le vene si contraggono ed aumenta la pressione sanguigna, i bronchi si dilatano ed aumenta anche l’ossigenazione, contemporaneamente viene rallentata la digestione, ecc., il corpo ora è pronto a colpire o a scappare, può arrivare a paralizzare anche le nostre scelte.

Dal punto di vista fisiologico, negli esseri umani esisterebbe un vero e proprio circuito cerebrale della paura. Secondo LeDoux, uno dei più grandi studiosi del cervello umano, esisterebbe una strada ‘alta’, corticale (più lenta e che implica consapevolezza) ed una strada ‘bassa’, sottocorticale (più veloce ed inconsapevole).

La strada alta porta dal talamo sensoriale alla corteccia sensoriale e poi all’amigdala, è la strada utilizzata dall’ansia in cui lo stimolo viene elaborato cognitivamente. La strada bassa invece porta direttamente le informazioni dal talamo sensoriale all’amigdala, ed è la strada utilizzata dalla paura in cui non vi è elaborazione del percetto, ma pura percezione.

Predisposizione all’ansia

Non tutti richiedono interventi di gestione dell’ansia, poiché non tutti sperimentano un disturbo d’ansia, ciò dipende dall’interazione di vari fattori come il temperamento, le esperienze di vita e la vulnerabilità storica ed attuale.

Pertanto è buona norma, in questi periodi, preparasi alla gestione dell’ansia adottando delle strategie di coping adeguate (inteso come l’insieme di strategie mentali e comportamentali che sono messe in atto per fronteggiare una certa situazione).

Gestione dell’ansia: conoscere i 4 cluster sintomatologici ansiosi

I quattro cluster sintomatologici dell’ansia sono:
Sintomi cardiorespiratori: tachicardia, senso di oppressione al petto, di affogare, dispnea, ecc.
Sintomi gastrointestinali: nausea, vomito, mal di stomaco, tensione e/o dolori addominali, diarrea, ecc.
Sintomi vestibolari: sensazione di instabilità, vertigini, sensazione di svenimento, ecc.
Sintomi psicosensoriali: disorientamento, derealizzazione, depersonalizzazione,sensazione di camminare sulla gomma piuma o di gambe molli, ecc.

La Psicoterapia Cognitiva per la gestione dell’ansia
La psicoterapia cognitiva è molto efficace nella gestione dell’ansia, essa spiega i disturbi emotivi attraverso l’analisi della relazione tra pensieri, emozioni e comportamenti.

Secondo la TCS, alla base dei disturbi da ansia e dell’umore vi sarebbero delle distorsioni cognitive, cioè ragionamenti che si caratterizzano per il fatto di discostarsi dalle teorie normative del ragionamento e che, per questo, causano, aggravano e mantengono le credenze patogene, quelle che sottendono la sofferenza psicopatologica. Pertanto, le reazioni emotive disfunzionali e il disagio sono frutto di pensieri disfunzionali, quindi è essenziale lavorare su di essi.

Come ragioniamo e quali meccanismi sono coinvolti nell’ansia

Quando ragioniamo utilizziamo bias cognitivi, euristiche, che diventano disfunzionali se vengono utilizzate eccessivamente.

Inoltre possediamo un altro tipo di ragionamento, anch’esso automatico, che si attiva in seguito alla valutazione di un evento come minaccioso chiamato Better Safe than Sorry (BSTS) cioè ‘Meglio allarmarsi che non allarmarsi affatto’. Lo scopo è quello di evitare errori di sottovalutazione del pericolo, pertanto viene privilegiata la focalizzazione dell’ipotesi di pericolo. Il BSTS si attiva anche se il danno da prevenire non è importante in sé ma lo è diventato perché l’individuo ritiene di avere il dovere di prevenirlo.

I pensieri che possono generare ansia sono: sopravvalutazione del pericolo e sottovalutazione delle proprie capacità di affrontare una situazione.

Modello del Circolo vizioso del Panico

Secondo Modello del Circolo vizioso del Panico (Clark, 1986 – Modificato da Wells, 1997) vi è uno Stimolo scatenante esterno oppure interno che viene percepito come minaccioso attivando così le sensazioni somatiche come ad esempio dolori al petto, palpitazioni, salivazione azzerata, nausea, tremore tachicardia, tremore, fame d’aria, iperventilazione ecc. Dopodiché vi è un’interpretazione catastrofica delle sensazioni mentali e somatiche che accompagnano questa preoccupazione ad esempio ‘non respiro… e se mi sento male? Mi sta venendo un infarto?‘. Tutto ciò porta ad un incremento della preoccupazione, cioè si acuiranno le sensazioni somatiche, fino a causare un Attacco di Panico. Invece, se si mettono in atto evitamenti o comportamenti protettivi le manifestazioni negative diminuiranno con la conseguenza di una cronicizzazione dell’ansia. Pertanto ci si dovrebbe dedicare a percorsi e strategie di gestione dell’ansia, che va attraversata e mai evitata.

Gestione dell’ansia: come combattere allora quest’ansia?

Interventi cognitivi per la gestione dell’ansia

Psicoeducazione; modificazione delle credenze patogene (AS) tramite ristrutturazione cognitiva; accettazione dell’ansia e del rischio di panico (si cerca di attendere che passi la tempesta), ecc.
Interventi comportamentali per la gestione dell’ansia

Respirazione diaframmatica; rilassamento isometrico rapido; tecnica luogo sicuro; mindfullness; esposizione enterocettiva e in vivo; Eliminazione dei comportamenti di controllo; ecc.

Identificare i pensieri ansiogeni

All’inizio può essere difficile individuare i pensieri che provocano ansia, specialmente, se durano da molto tempo e si presentano in modo quasi automatico. Per individuarli, nelle situazioni in cui si è in ansia è importante farsi delle domande: es.: ‘Che cosa sto pensando? Che cosa penso della situazione? Come penso di affrontarla? Cosa farò? Ecc.‘ Un esempio di pensiero disfunzionale potrebbe essere: ‘Cosa succederà se non ci riuscirò? Sicuramente perderò tutto?‘. Mentre un esempio di pensiero illusorio è: ‘Ci riuscirò senz’altro, sono troppo bravo!‘. Un pensiero funzionale, invece, suonerebbe più o meno così: ‘Mi conviene provarci e fare del mio meglio!’.

Nel processo di gestione dell’ansia, per distinguere il pensiero disfunzionale ed illusorio da quello funzionale è utile sapere che nel pensiero disfunzionale si usano spesso queste espressioni: ‘Io devo assolutamente..; io sono obbligato a..; se … poi; non potrei resistere se…‘. Nel pensiero illusorio invece le seguenti: ‘Andrà tutto bene; non m’importa; non diventerò mai ansioso‘. Nel pensiero funzionale invece le espressioni sono le seguenti: ‘Preferirei non …; è improbabile che succeda… ma; anche se succederà non sarà una catastrofe; se le cose non andranno come desidero, mi sentirò deluso e seccato, ma riuscirò ad andare avanti comunque‘. Sono abolite le doverizzazioni.

Sostituire i pensieri disfunzionali ansiogeni con pensieri più funzionali

Domandarsi se quello che si pensa è condiviso anche dagli altri. Chiedersi se il vostro modo di pensare vi aiuta a raggiungere gli obiettivi o vi allontana. Se state facendo un errore dì ragionamento avete a che fare con dei bias cognitivi: particolari distorsioni nel modo di interpretare e valutare la realtà interna ed esterna della persona collegate all’utilizzo di regole euristiche.

Ad esempio, in un processo di gestione dell’ansia, è assolutamente importante fare attenzione quando si pensa in termini di tutto o nulla, si vede tutto in bianco o nero (Pensiero assolutistico o dicotomico). Altri bias cognitivi a cui stare attenti sono:
Generalizzazione. Fare attenzione a parole come: sempre, mai, tutti, tutto, nessuno, niente. Chiedersi se la situazione è davvero così estrema.
Ingigantire / minimizzare l’importanza di singoli episodi. Se in un’occasione non siete riusciti, non significa che continuerete a fallire.
Pensare solo ai punti deboli dimenticandosi i punti di forza. Cercate di pensare ad altre volte in cui avete avuto dei successi, anche piccoli.
Catastrofizzazione. Sopravvalutare le probabilità di un disastro. È vero che qualcosa può andare male, ma non bisogna sopravvalutare i rischi.

Conclusioni

Per affrontare meglio la gestione dell’ansia, quando ci si accorge di stare male è dunque utile:

  • Chiedersi di che emozione si tratta, cosa sentiamo in quel preciso momento.
  • Identificare quali sono i pensieri relativi all’ emozione, il proprio dialogo interno, cioè i pensieri disfunzionali.
  • Mettere in dubbio i pensieri e le convinzioni disfunzionali.
  • Sostituire i pensieri e le convinzioni disfunzionali con pensieri più vicini alla realtà e più utili per il raggiungimento dei tuoi obiettivi.
  • Ricorrere a tecniche comportamentali

Scritto da: Simona Di paolo
Dal Sito: www.stateofmind.it


Per saperne di più: 


Per saperne di più: http://www.stateofmind.it/2016/05/gestione-dellansia-vademecum/

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