Visualizzazione post con etichetta paura della paura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta paura della paura. Mostra tutti i post

venerdì 20 novembre 2020

Come Superare la Paura: Strumenti e Metodi per Affrontarla


Come affrontare e superare le proprie paure

di Martina Truppo

Provare paura è profondamente umano: si tratta della più antica delle emozioni, e tutti noi la sperimentiamo più volte nella vita.

Le paure di ciascuno di noi possono essere più o meno intense, fino a sfociare in vere e proprie fobie, ma ciò che ci accomuna tutti è spesso la volontà di affrontarle e combatterle una volta per tutte.

Qui di seguito troverai numerosi consigli e informazioni utili per comprendere e affrontare le paure più disparate: ti spiegheremo cos’è la paura, come si manifesta e perché la proviamo, quali sono gli errori più comuni nel cercare di combatterla e i metodi più efficaci per vincerla e non farsene più condizionare.

Se vuoi cambiare la tua vita, o semplicemente smettere di rinunciare a vivere pienamente a causa della paura, troverai sicuramente utile questo articolo.

Cos’è la paura?

La paura interessa in misura variabile ogni essere umano. Il Galimberti la definisce: “Emozione primaria di difesa, provocata da una situazione di pericolo che può essere reale, anticipata dalla previsione, evocata dal ricordo o prodotta dalla fantasia”.

Sulla base di vari fattori l’essere umano effettua una “valutazione della minaccia“, che è del tutto personale e intersoggettiva. Ciò spiega come mai alcune persone cercano il pericolo attivamente, dandone una valutazione positiva. Basti pensare agli sport estremi, dove lo stesso esporsi al pericolo viene perseguito come una meta e diviene per chi pratica queste discipline uno dei moventi dichiarati all’azione, che origina piacere e non paura.

La valutazione della minaccia

La valutazione della minaccia è scandita da 5 momenti fondamentali:

Novità o prevedibilità: l’organismo si attiva di fronte a stimoli che siano nuovi, non categorizzati in altre precedenti esperienze, oppure improbabili rispetto al contesto in cui accadono;

Piacevolezza o spiacevolezza: l’organismo valuta il grado di piacere che trae dall’esperienza che sta vivendo;

Funzionalità rispetto ai bisogni: l’organismo valuta l’esperienza in base alla sua utilità o meno rispetto a quanto si sia prefisso di raggiungere, ai bisogni immediati che prova in quel momento;

Gestibilità della situazione: valutazione dell’impatto dello stimolo sugli scopi della persona e sulla sua facilità di gestirlo (coping);

Compatibilità con le norme sociali: l’organismo valuta quanto e se il nuovo elemento possa essere più o meno coerente e compatibile con i principi ed i valori dell’individuo.

Paura e cervello: cosa succede?

La risposta alla paura inizia in una regione cerebrale chiamata amigdala. Da qui, quando ci troviamo di fronte ad uno stimolo minaccioso parte una complessa reazione a catena: vengono rilasciati ormoni dello stress si attiva il sistema nervoso simpatico, coinvolto in quelle funzioni definite di «attacco o fuga».

Il cervello entra in uno stato di allerta, le pupille si dilatano, il respiroaccelera. Aumenta anche la frequenza cardiaca, la pressione e il flusso sanguigno. Viene mandato più glucosio ai muscoli, mentre organi non vitali, come il sistema gastrointestinale, vengono messi in uno stato di ridotta attività. La concentrazione è tutta sul pericolo che si sta vivendo in quel momento, tutto il corpo si prepara ad affrontarlo.

Le strategie di risposta alla paura

Quando parliamo di paura, esistono diverse tipologie di reazione che si esplicano in altrettante strategie comportamentali. La lotta e la fugasono i due opposti che esemplificano la scelta tra evitare e affrontare i problemi.

Vediamo insieme in che modo l’essere umano tenta di combattere la paura.

Immobilità: a volte la persona si blocca, come per essere meno visibile al suo aggressore;

Evitamento: nascondere l’elemento problematico o nascondersi ad esso, tapparsi gli occhi o le orecchie.

Diluizione e negazione: la prima determina un’esposizione graduale allo stimolo, la seconda un evitamento.

Frustrazione/collera: la reazione di rabbia e aggressività comporta una modificazione nell’aspetto e nel comportamento in senso negativo; divenire spaventosi serve per intimidire l’avversario. Da questo può scaturire la reazione di attacco.

Reazione di attacco: il segnale di pericolo trasforma il nostro organismo come se si trattasse di una macchina da combattimento. L’accrescimento della forza è dovuto a una combinazione di adrenalina, noradrenalina e di altri ormoni dello stress.

Sottomissione/pacificazione: si tratta del tentativo di scampare al pericolo arrendendosi e concedendo al “vincitore” tutte le facoltà di gestire ciò che verrà successivamente.

Riconversione: consiste nella ridefinizione della situazione, che viene “ristrutturata” secondo una nuova ottica più positiva o comunque differente da quella che spaventava.

Paura, ansia o fobia?

La fobia consiste in una paura sproporzionata, marcata e persistente e viene classificata come disturbo facente parte dei disturbi d’ansia (DSM-5; 2013). Al contrario, la paura è la risposta emotiva ad una minaccia imminente reale o percepita, mentre l’ansia è l’anticipazione di un’eventuale minaccia futura.

Secondo alcune teorie, le fobie sono una sorta di risposta appresa. Infatti, spesso, le persone fobiche sono cresciute in contesti di persone con paure simili, da cui le hanno assimilate.

Inoltre, la fobia si mantiene nel tempo per il processo mentale e comportamentale chiamato “evitamento”. Con questo termine intendiamo il comportamento volontario della persona, volto a evitare di affrontare la situazione o l’oggetto che causa la fobia.

Le paure più comuni

Ogni essere vivente ha paura di qualcosa. Vediamo insieme quali sono le paure più diffuse:

Acluofobiaquasi tutti, da piccoli, hanno provato questa paura, e quasi sicuramente anche tu! Questo nome complesso, infatti, cela la paura del buio e nasce per evitare di incorrere in pericoli nascosti.

Acrofobia: ossia la “paura delle altezze”, come ad esempio di trovarsi in luoghi quali grattacieli, torri, montagne ecc. È associata a sensazione di vertigini, stati di ansia e di insicurezza.

Aerofobia: la paura di volare. È molto più diffusa e può insorgere in seguito a particolari traumi. Può innescare un generale senso di inquietudine che si trasforma in fortissima paura al solo pensiero di volare.

Agorafobia: è il timore di trovarsi in spazi aperti e luoghi pubblici. Si tratta di una delle paure più invalidanti, può causare il sopraggiungere di veri e propri attacchi di panico.

Glossofobiaovvero la paura di parlare in pubblico. Questo stato di angoscia può provocare un aumento della sudorazione, alterazione della salivazione e risultare anche paralizzante.

Ofidiofobia: la paura dei serpenti, molto spesso temuti soprattutto dai bambini e dalle donne, che avvertono una sensazione di ribrezzo alla sola vista dei rettili;

Aracnofobia: un’altra fobia piuttosto comune, la paura dei ragni, sia di piccole sia di grandi dimensioni. Colpisce indistintamente sia gli uomini sia le donne, e chi ne è affetto evita spesso di frequentare luoghi dove potrebbero trovarsi ragni e ragnatele. In alcuni casi, anche solo l’immagine dei ragni può innescare la paura.

Belonefobia: la paura degli aghi e delle punture. Sono numerosissime le persone che impallidiscono di fronte all’immagine di un ago, avvertendo sudorazione fredda ed eccessiva, pallore e arrivando addirittura allo svenimento. Per tali soggetti, i prelievi ematici sono particolarmente difficili da affrontare.

La paura della paura

La paura della paura è un meccanismo psicologico molto frequente, e si tratta dello sviluppare un’intolleranza alla sola possibilità di poter provare paura, tanto da arrivare al punto di iniziare a pensarci in modo ossessivo.

Soprattutto quando una persona inizia a soffrire di attacchi di panico, ed inizia ad esperire profonda paura per le sensazioni ed emozioni ad esso connesse, comincia anche a provare la profonda paura di poter sentire nuovamente le stesse sensazioni ed emozioni.

A forza di pensarci, si finirà per ingigantire i propri pensieri connessi alla paura e ciò porterà a percepirla molto più spaventosa di quanto sarebbe realmente, tanto da arrivare a “farsela venire”.

Quando la paura si trasforma in panico

Si dice che sia proprio la “paura della paura” ad entrare in gioco quando parliamo di attacchi di panico. Diversamente dalla paura, il panico può bloccareparalizzare e, raramente, iperattivare fino a compiere azioni non ragionate.

L’attacco di panico, così come la paura, attiva tutti gli allarmi fisici: respirazione, cuore, senso di equilibrio fisico, sistema gastrointestinale, si attivano insieme in una sorta di ondata violenta.

Quando una persona soffre di attacchi di panico, non si sente fisicamente in forma, come se i sistemi del corpo non fossero perfettamente allineati e funzionanti e, quindi, il corpo e la mente rimangono sempre in allerta.

Combattere la paura: cosa fare e cosa non fare

Nei momenti di sconforto, quando abbiamo appena avuto un attacco di panico o ci siamo trovati di fronte ad un evento che ci ha impauriti, sembra impossibile pensare di combattere questa emozione.

Iniziamo a convincerci che non c’è via di scampo e che rimarremo per sempre bloccati. Spoiler: esiste una soluzione! Quantomeno, ci sono dei modi attraverso i quali tentare di affrontare la paura e vincerla. Vediamo intanto quali sono gli errori più comuni da evitare e le strategie che invece risultano efficaci.

I 4 errori più comuni nel combattere l’ansia e la paura

Iniziamo a vedere insieme quali sono gli errori più comuni messi in atto dalle persone per sconfiggere le paure. Premessa: non sentirti stupido se anche tu riconosci di esserci caduto, sono così comuni proprio perché apparentemente utiliad eliminare completamente la paura.

Provare a controllare la paurasforzarsi di controllare una paura è una battaglia persa perché la paura si manifesta attraverso dei circuiti che sono molto più primordiali di quelli del controllo consapevole. I centri cerebrali che percepiscono la paura e le danno vita leggono il tentativo di controllo come un altro pericolo, aumentando il livello di tensione.

Parlare costantemente della tua pauraparlare della tua paura è fondamentale in una fase iniziale. Condividere con qualcuno il proprio timore è utile a farlo “uscire” dalla testa, luogo in cui tende ad ingigantirsi. Tuttavia, parlare non basta se non è accompagnato da una reale motivazione ad affrontare la paura. Come un disco rotto ne citi le dinamiche, ne spieghi le evoluzioni, ma non arrivi ad affrontarla.

Evitare la pauraevitare di metterti in tutte quelle condizioni che potrebbero suscitare un certo grado di paura potrebbe farti sviluppare una “paura della paura”, data da un’assenza di esposizione.

Cercare la soluzione negli altricercare di superare la paura tramite la presenza dell’altro è qualcosa che inizialmente ci rassicura molto. Non è sbagliato chiedere aiuto, ma è controproducente pensare di poter vincere le proprie paure solo con il supporto esterno. Ad esempio, il bambino che supera la paura del buio chiedendo la presenza dei genitori finché non si addormenta o addirittura dormendo in stanza con i genitori, in realtà non sta superando la sua paura.

I passi per affrontare la paura

Affrontare le paure può paragonarsi ad un allenamentofaticoso, ma anche gratificante quando si raggiunge l’agognato traguardo.

E’ bene iniziare a piccoli passi, ponendosi obiettivi realistici volta per volta: non possiamo correre 10 km senza aver mai fatto jogging, arriveremmo stremati e con le gambe a pezzi! Vediamo insieme i passi per combattere le proprie paure.

1. La paura non si elimina, si combatte!

Iniziamo con smontare la teoria portante, e cioè che la paura non possa essere assolutamente provata. In genere la richiesta della persona è “non voglio provare mai più paura”.

Pensaci: se una cosa non la voglio assolutamente, sarò infatti costretto a temerla, a controllarla, ad ingigantire, ed evitare. Se invece la percepisco come possibile, accettabile, e gestibile, perché mai dovrei temerla, controllarla o evitarla?

2. Esposizione graduale

Hai paura di parlare in pubblico? Inizia a parlare davanti ad una persona, poi chiamane 2, poi 3 e mano a mano rafforzerai in te la credenza che in fondo non è un gran problema.

È possibile applicare questo metodo dell’esposizione graduale a ogni genere di paura. Nessuno ti chiede di buttarti da un aereo con il paracadute. Potresti però provare a vincere la paura delle vertigini tuffandoti da un trampolino in piscina. Sempre che il problema non abbia implicazioni mediche.

3. Chiediti “Di cosa ho davvero paura?”

Aiutati scrivendo tutte le risposte che ti passano per la testa, anche se ti sembrano assurde.

Ci sono paure ragionevoli tanto quanto quelle irrazionali, e nascono da ragioni che non conoscete. Avete paura del buio? Perché esattamente? Quand’è stata la prima volta che avete provato questa paura? Come reagite quando c’è un blackout?

4. Riconosci le tue risorse

La paura ti fa sentire incapace e inutile. Pensa a tutto quello che hai fatto giorno dopo giorno, e che esigeva forza e carattere.

A volte ci dimentichiamo che il semplice fatto di alzarsi la mattina e svolgere tutti gli impegni che abbiamo esige molte abilità e virtù. Pensa a tutte le cose positive che fai ogni giorno. Non essere avido nel riconoscere i tuoi valori.

5. Immagina la tua vita senza quella paura

Come sarebbe la tua vita senza questa/e paure che ti tormenta? Pensa a come cambierebbero le cose se non vivessi sotto l’ombra della paura. Stila una lista di tutto quello che potresti guadagnarci.

6. Agisci e, se necessario, chiedi aiuto

La cosa più importante non è superare la paura di colpo, ma mettersi in azione per riuscirci.

Datti una scadenza per affrontare ciò che ti fa paura. Se ti sembra impossibile esporti a ciò che ti fa paura, ti consigliamo di rivolgerti a un professionista.

Ricorda che, nella maggior parte dei casi, l’unica decisione davvero difficile da prendere è quella di affrontare la paura. Una volta che ci riuscirai, scoprirai che era tutto nella tua mente, e che la minaccia non era così grave come pensavi.

È possibile liberarsi dalla paura?

La risposta a questa domanda è No”, e per fortuna aggiungerei! La paura va vista come una reazione al pericolo, e pertanto positiva. Essa è tra le emozioni una delle più antiche, e riveste un valore adattivo enorme.

Il coraggio in realtà non andrebbe visto come la mancanza di una percezione di paura, ma semplicemente come un superamento della paura stessa, quindi la persona che viene definita coraggiosa non è necessariamente una persona che non ha paura, ma piuttosto una persona che fa in modo di imparare a gestire quella paura e a superarla.

Strumenti utili per combattere le proprie paure

Sono diversi gli strumenti che una persona può avere a disposizione per affrontare la paura. Te ne suggeriamo alcuni:

Mindfulness: grazie a tale pratica siamo in grado di connetterci con il presente, ridurre lo stato ansioso e sviluppare la capacità di osservare la paura per ciò che è. Meditare crea una zona di confort e sicurezza nella quale esplorare le nostre paure e imparare a gestire le emozioni che ci suscitano.


Yoga: l’allenamento, in particolare lo yoga unito alla meditazione, può trasformare la vita di chi li pratica e aiutare le persone a interpretare le proprie paure in modo diverso e ad affrontarle per sentirsi meglio, grazie alla tecnica delle visualizzazioni.

Psicoterapia: iniziare un percorso di psicoterapia non è facile, soprattutto quando questo esso comporta il venire a contatto con i propri timori. In particolare, la psicoterapia cognitivo-comportamentale rappresenta il trattamento più efficace per la cura della fobia specifica.

Libri per aiutarti a combattere la paura

La lettura è da sempre uno dei metodi di “terapia fai da te” più efficaci. Dunque, eccoti tre libri consigliati per provare a superare la paura:

Pronto soccorso per insicuri cronici” di Bärbel Wardetzki

Trasformare la sofferenza” di Thich Nhat Hanh

Amare senza paura” di Rhonda Britten

Ricorda sempre che nel momento in cui la paura prende il sopravvento su di te e sul quotidiano, inizia ad intaccare le tue relazioni e il tuo stile di vita, è probabile che l’aiuto di un esperto psicologo o psicoterapeuta sia la soluzione migliore.


Dal Sito: voglioviverecosi.com

sabato 8 agosto 2020

Attacchi di panico: evitare il circolo vizioso è possibile





Quanti di voi sanno cosa sia realmente un attacco di panico? E in quanti possono dire di essere stati colpiti da questo fulmine a ciel sereno? Da questi attacchi improvvisi di ansia o di paura? Batticuore, sudorazione, affanno o cervello paralizzato?

Come vedremo tra poco l’attacco di panico può scatenare improvvisamente un uragano di sensazioni.

Origine del termine panico

Ora vediamo innanzitutto cosa sia un attacco di panico, a partire dalla sua etimologia, poiché è curioso vedere come l’esperienza dell’ansia intensa sia intrinsecamente legata all’etimologia del termine stesso.

La parola “PANICO” sembrerebbe derivare dal nome dell’antico Dio greco Pan, nome questo che letteralmente significa “tutto”, poiché, secondo la mitologia greca, Pan altro non era che lo spirito di tutte le creature naturali. Si racconta come quest’ultimo si adirasse con chiunque lo disturbasse, emettendo urla terrificanti e provocando nel disturbatore paura. Alcuni racconti addirittura ci dicono come lo stesso Pan venne visto fuggire per la paura da lui stesso provocata.

Proprio come la persona che soffre di attacchi di panico che tenta di fuggire dalla sua paura.

Crisi di ansia e panico

Gli attacchi di panico risultano essere quindi degli episodi di improvvisa, intensa paura e di una rapida escalation dell’ansia, normalmente presente.

Sottolineo normalmente presente, poiché l’ansia risulta essere una spia avente la funzione di allontanarci da una situazione di pericolo.

Alcuni studi hanno evidenziato come un livello medio di ansia sia in grado di garantirci una prestazione ottimale in certe situazioni, poiché volta a incrementare la motivazione e la concentrazione sulle nostre finalità.

In presenza di un eccessivo stato d’ansietà, al contrario, vediamo come nel soggetto che la prova possano venire meno l’attenzione e il controllo della situazione vissuta.

La paura della paura

La parola panico, come già accennato, si sposa anche con la parola paura. Chi ha vissuto episodi del genere li descrive infatti come un’esperienza terribile. Vediamo come infatti il primo attacco di panico, generalmente inaspettato, venga vissuto con grande spavento e risulti essere caratterizzato da pensieri catastrofici e automatici.

La paura di un nuovo attacco diventa immediatamente forte. Così tanto persecutoria che possiamo parlare di una paura della paura, di un’ansia anticipatoria, ovvero di quel continuo timore che un attacco possa ripetersi nuovamente.

Gli attacchi di panico successivi al primo risultano spesso delle “crisi di paura” che si riattivi l’angoscia di quella “prima volta”. Una paura che sembra limitare l’autonomia della persona che ne soffre, la quale sembra interpretare qualsiasi segnale come minaccioso per la propria integrità fisica o mentale. Una paura questa che porta ad aumentare i livelli di stress e quindi favorire futuri attacchi instaurando un circolo vizioso, dove è la “paura di avere un attacco” che alimenta l’ansia, che diventa panico e che produce un nuovo attacco.

lunedì 25 marzo 2019

Fobofobia: i sintomi della paura di avere paura


Ecco cosa è la Fobofobia e come ritrovare il proprio benessere.

La fobofobia è auto-limitante e auto-replicante, in quanto l’individuo che ne soffre potrebbe già avere una o più fobie, e teme quindi di essere afflitto da altre. Può però verificarsi il caso contrario: una persona potrebbe non provare alcun fobia, ed essere terrorizzato all’idea che questa eventualità si presenti, cambiando e riducendo la sua capacità di portare a termine le attività quotidiane.

La fobofobia, come ogni altra fobia, trova origine nei disturbi d’ansia. Non esiste un vero e proprio fattore ambientale esterno scatenante. La fobofobia, come le fobie in genere, è un processo inconscio radicato nella mente delle persone, e i sintomi più comuni consistono nella sensazione di ansia, attacchi di panico, bocca asciutta, nausea, comportamenti isterici, battito cardiaco accelerato, respiro affannato. Il soggetto potrebbe avvertire il bisogno di scappare, e tali sintomi possono causare forte disagio nei soggetti afflitti.

Trovare un trattamento adeguato è dunque importante, in quanto i sintomi possono degenerare, portando la persona ad assumere comportamenti nocivi. Nel caso specifico della fobofobia è consigliato rivolgersi a un professionista, il quale potrebbe consigliare un percorso di terapia, o prescrivere dei farmaci calmanti o antidepressivi. Per evitare l’insorgere di spiacevoli effetti collaterali derivati dall’uso di questi ultimi, sarà fondamentale seguire attentamente le indicazioni del medico.

Dal Sito: benessereblog.it

giovedì 12 luglio 2018

Attacchi di panico: quando la paura diventa una patologia



Gli attacchi di panico sono in grado di alterare la percezione della realtà dei soggetti colpiti, dimostrandosi spesso totalmente invalidanti, associati alla paura della morte, ad un senso di catastrofe imminente, sino a comportare crisi respiratorie senza un vero e proprio motivo alla base di tali reazioni.

Quando si giunge alla diagnosi di un attacco di panico ci si riferisce generalmente a vere crisi ansiose, esaltate alla massima delle potenze. Sotto un normale equilibrio psicofisico l’ansia rispecchia una parte fondamentale presente nella vita di tutti i soggetti, spesso associata anche a conseguenze positive fatta eccezione per gli attacchi di panico.

In condizioni normali l’ansia si dimostra in grado di prevenire le eventuali minacce esterne, consentendoci di reagire preventivamente a specifiche situazioni. Nel caso degli attacchi di panico invece il soggetto risulta totalmente in balia delle emozioni, raggiungendo picchi elevati d’ansia al punto da risultare ingestibili.

Ad un attacco di panico viene associato un corredo sintomatico fisico composto da un’accelerazione del battito cardiaco, difficoltà respiratorie, tremori diffusi, parestesia, sudorazione eccessiva, sensazione di soffocamento, assenza di concentrazione e difficoltà linguistiche, conseguente confusione a livello mentale.

Nei casi più estremi il soggetto affetto da un attacco di panico potrebbe necessitare di un’ospedalizzazione, provocando nella psiche un vero e proprio black out.

Generalmente la maggior parte degli attacchi si risolve tuttavia nel giro di pochi minuti, correlata da esercizi di controllo della respirazione al fine di poter recuperare uno stato di calma.

In altri casi gli attacchi di panico richiedono un intervento terapeutico mirato concentrato sulle sedute di psicoterapia cognitiva comportamentale, laddove gli episodi risultano fortemente invalidanti sia per la salute dei soggetti che per quella delle persone a lui vicine.

L’utilizzo dei psicofarmaci non viene consigliato da tutti i terapeuti, limitando tale decisioni ai casi psichici altamente invalidanti, non privi di effetti collaterali e pericolose dipendenze dal farmaco stesso.

Di Serena Baldoni
Dal Sito: www.esauriente.it

giovedì 22 febbraio 2018

Agorafobia: avere paura della paura




Sull’agorafobia è stato scritto e detto molto. Molto spesso questo disturbo viene erroneamente inteso come “paura degli spazi aperti o degli spazi in cui si riuniscono molte persone”. Non è del tutto corretto, perché l’agorafobia è paura della paura, piuttosto che paura degli spazi aperti. Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali DSM-5, l’agorafobia è caratterizzata da due principali criteri diagnostici:

1. Intensa paura di due o più delle seguenti situazioni:
Usare mezzi di trasporto pubblico.
Trovarsi in spazi aperti (parchi, ponti, strade).
Trovarsi in luoghi chiusi (teatri, cinema o centri commerciali).
Fare la coda o essere in mezzo alla folla.

2. L’intensa paura di trovarsi in tali situazioni (nella maggior parte dei casi) ruota attorno agli attacchi di panico e al non poter scappare o ricevere aiuto. È per questo che l’agorafobia è la paura della paura. Le situazioni agorafobiche, come fare la coda o essere al cinema, non sono un problema di per sé; la persona teme di sperimentare la paura intensa che provoca un attacco di panico o una crisi di ansia. Un attacco di ansia che pensa possa presentarsi in queste situazioni.

In questo articolo, spiegheremo brevemente il funzionamento emotivo dell’agorafobia, le cause, che cosa lo mantiene e anche una serie di idee pratiche che aiutano a non limitarsi.

“La paura è naturale per il saggio, e saperla vincere vuol dire essere coraggiosi.”

Agorafobia: non solo paura di stare negli spazi aperti

Quando una persona soffre di agorafobia, in realtà non ha paura di trovarsi in uno spazio aperto o molto affollato. Piuttosto ciò che teme è avere un attacco di ansia o di panico in quel luogo. Pertanto, evita di uscire da casa e limita i luoghi in cui si reca.

In altre parole, l’agorafobia è definita come paura della paura ed è per questo motivo che la persona elabora una specie di “mappa” dei luoghi in cui si sente sicura o insicura. Si reca solo in quei posti in cui non ha timore che si verifichi l’attacco di panico, e se deve spostarsi più lontano, cerca di facersi accompagnare da una persona di fiducia.

Allo stesso modo, una persona con agorafobia può diventare del tutto incapace di allontanarsi dai luoghi definiti come “sicuri” se non è accompagnata da una persona di fiducia. Per questo motivo, la paura della paura è quasi sempre accompagnata da sintomi depressivi che derivano dall’immagine negativa di sé che ha il soggetto in questione e dalla sensazione di incapacità che sperimenta quando deve affrontare le attività quotidiane.
Da dove deriva questa paura della paura?

Nella stragrande maggioranza dei casi, la persona con agorafobia ha già sperimentato un episodio di intensa ansia o un attacco di panico. Visto che questa esperienza fa scattare la sua paura più profonda e più primitiva (attivazione intensa dell’amigdala cerebrale), la persona crede che sta per morire, che perderà i sensi, alcuni credono anche che stanno “diventando pazzi” o che perderanno il controllo degli sfinteri.

Comincia, dunque, a temere tale paura (la crisi o l’attacco di panico) e prende delle precauzioni per ridurre i livelli di esposizione. Queste precauzioni sono comportamenti di evitamento che non fanno altro che limitare l’indipendenza pratica ed emotiva (peggiorano l’immagine di sé e fanno sentire ancora più incapaci) e aumentare la paura.

Anche se l’agorafobia è presente durante la maggior parte della giornata, la persona a casa sua si sente protetta, meno vulnerabile, sebbene anche lì abbia sofferto di attacchi di panico. Le persone con agorafobia (senza rendersene conto) si ingannano e sviluppano una serie di comportamenti di sicurezza, in molti casi superstiziosi ed evitanti, che trasmettano loro la sensazione di avere tutto sotto controllo.

Se le situazioni di “pericolo” vengono evitate e non si hanno crisi di ansia o attacchi di panico, perché la paura non va via?

Perché con questa mappa di situazioni sicure non si arriva mai a sperimentare la sensazione che “non succede niente” e che “nulla di ciò che si prova è pericoloso”. La falsa sicurezza del soggetto affetto da agorafobia incuba e aumenta la sua paura. Senza rendersene conto, costruisce una realtà che finisce per soffocare la sua libertà e indipendenza, per paura di tornare a provare paura.

Questo significa che l’agorafobia viene mantenuta da un elemento diverso da quello che l’ha creata. La maggior parte dei casi di agorafobia si sviluppa a partire dalla precedente esperienza di un attacco di panico (in una qualsiasi delle sue varianti) e viene mantenuta dal comportamento evitante.

“Chi teme la sofferenza, soffre già di paura”

-Proverbio cinese-

Come superare la paura della paura?

L’unico modo per superare l’agorafobia è affrontarla. È necessario disporre di un’esperienza percettivo-correttiva che rompa le associazioni tra situazioni-luoghi-paura e per questo è necessario andare in terapia.

Esistono diversi approcci terapeutici volti a superare la paura della paura; tuttavia, l’unico approccio scientificamente dimostrato efficace è la terapia cognitivo-comportamentale. Questo non vuol dire che sia l’unica terapia valida, ma è l’unica che lo ha dimostrato con evidenza empirica (con fatti oggettivi). In ogni caso, per superare la paura della paura, c’è bisogno di consultare uno psicologo che faccia da guida nei passaggo necessari ad affrontare questa paura

Un ottimo esercizio per iniziare a domare il problema è cominciare a studiare il proprio caso ed essere in grado di definire fino a dove si è in grado di arrivare. In altre parole, prima bisogna definire le proprie zone di sicurezza e stabilire quale sia la distanza massima percorribile rispetto a queste zone. In secondo luogo, il soggetto può provare a recarsi in questi luoghi di sicurezza e cercare di allontanarsi ogni giorno un po’ di più. È un ottimo modo per iniziare ad avere esperienze correttive rispetto alla paura.

Infine, ricordate che la paura è irrazionale, quindi richiede esperienze correttive per essere ridotta. Pensare o leggere libri di auto-aiuto difficilmente può aiutare a superare l’agorafobia. Perché la mente deve re-imparare che quello che tanto teme è fastidioso, ma non pericoloso. Coraggio!

Dal Sito: lamenteemeravigliosa




giovedì 29 giugno 2017

LA PAURA



Che cos'è la paura?
Con questo termine si identificano stati di diversa intensità emotiva che vanno da una polarità fisiologica come il timore, l'apprensione, la preoccupazione, l'inquietudine o l'esitazione sino ad una polarità patologica come l'ansia, il terrore, la fobia o il panico.


Il termine paura viene quindi utilizzato per esprimere sia una emozione attuale che una emozione prevista nel futuro, oppure una condizione pervasiva ed imprevista, o un semplice stato di preoccupazione e di incertezza.
L'esperienza soggettiva, il vissuto fenomenico della paura è rappresentata da un senso di forte spiacevolezza e da un intenso desiderio di evitamento nei confronti di un oggetto o situazione giudicata pericolosa. Altre costanti dell'esperienza della paura sono la tensione che può arrivare sino alla immobilità (l'essere paralizzati dalla paura) e la selettività dell'attenzione ad una ristretta porzione dell'esperienza. Questa focalizzazione della coscienza non riguarda solo il campo percettivo esterno ma anche quello interiore dei pensieri che risultano statici, quasi perseveranti. La tonalità affettiva predominante nell'insieme risulta essere negativa, pervasa dall'insicurezza e dal desiderio di fuga.
Da dove nasce la paura? Dai risultati di molte ricerche empiriche si giunge alla conclusione che potenzialmente qualsiasi oggetto, persona o evento può essere vissuto come pericoloso e quindi indurre una emozione di paura. La variabilità è assoluta, addirittura la minaccia può generarsi dall'assenza di un evento atteso e può variare da momento a momento anche per lo stesso individuo. Essenzialmente la paura può essere di natura innata oppure appresa. I fattori fondamentali risultano comunque essere la percezione e la valutazione dello stimolo come pericoloso o meno.

Paure innateOriginano da
  • stimoli fisici molto intensi come il dolore oppure il rumore;
  • oggetti, eventi o persone sconosciuti dai quali l'individuo non sa cosa aspettarsi e neppure come eventualmente affrontare;
  • situazioni di pericolo per la sopravvivenza dell'individuo o per l'intera specie: l'altezza, il buio, il freddo, l'abbandono da parte della figura di attaccamento;
  • circostanze in cui è richiesta l'interazione con individui o animali aggressivi.
Esempi di paure tipicamente innate sono: la paura degli estranei, del buio, la paura per certi animali (ragni e serpenti), il terrore alla vista di parti anatomiche umane amputate.
Paure appreseRiguardano una infinita varietà di stimoli che derivano da esperienze dirette e che si sono dimostrate penose e pericolose. Il meccanismo universale responsabile dell'acquisizione di paure apprese viene definito condizionamento, che può trasformare un qualunque stimolo neutro in stimolo fobico, mediante la pura associazione per vicinanza spaziale e temporale ad uno stimolo originariamente fonte di paura.


Come il corpo manifesta la paura?
La faccia delle paura si manifesta in un modo molto caratteristico: occhi sbarrati, bocca semi aperta, sopracciglia avvicinate, fronte aggrottata. Questo stato di tensione dei muscoli del viso rappresenta l'espressione della paura che è ben riconoscibile anche in età precoce e nelle diverse culture.
Le alterazioni psicofisiologiche sembrano differenziarsi fra quelle che si associano a stati di paura intensi, come il panico e la fobia, e quelle invece concomitanti alla preoccupazione e all'ansia. Precisamente, uno stato di paura acuta ed improvvisa caratteristica del panico e della fobia, si accompagna ad una attivazione del sistema nervoso autonomo parasimpatico, si ha quindi un abbassamento della pressione del sangue e della temperatura corporea, diminuzione del battito cardiaco e della tensione muscolare, abbondante sudorazione e dilatazione della pupilla. Il risultato di tale attivazione è una sorta di paralisi, ossia l'incapacità di reagire in modo attivo con la fuga o l'attacco. La funzione di questa staticità indotta dallo stimolo fobico sembra quella di difendere l'individuo dai comportamenti aggressivi d'attacco scatenati dalla fuga e dal movimento. Paradossalmente, in casi estremi, tale reazione parasimpatica può condurre alla morte per collasso cardiocircolatorio. Stati di paura meno intensi invece attivano il sistema nervoso simpatico, per cui i peli si rizzano, ai muscoli affluisce maggior sangue e la tensione muscolare ed il battito cardiaco aumentano; il corpo è così pronto all'azione finalizzata all'attacco oppure alla fuga.
Quali sono le funzioni della paura? Sicuramente, la paura ha una funzione positiva, così come il dolore fisico, disegnalare uno stato di emergenza ed allarme , preparando la mente il corpo alla reazione che si manifesta come comportamento di attacco o di fuga. Inoltre, in tutte le specie studiate l'espressione della paura svolge la funzione di avvertire gli altri membri del gruppo circa la presenza di un pericolo e quindi di richiedere un aiuto e soccorso. Dal punto di vista biologico - evoluzionista sia il vissuto soggettivo, attraverso i processi di memoria e di apprendimento, sia le manifestazioni comportamentali, indifferentemente fuga, paralisi o attacco, che le modificazioni psicofisiologiche (attivazione parasimpatica o attivazione simpatica) tendono verso la conservazione e la sopravvivenza dell'individuo e della specie. Ovviamente, se la paura viene estremizzata e resa eccessivamente intensa, diventando quindi ansia, fobia o panico, perde la funzione fondamentale e si converte in sintomo psicopatologico.
Come guarire dalla paura? La paura, come abbiamo detto, ha un alto valore funzionale, finalizzato alla sopravvivenza. Per esempio, ricordarsi che quel tipo di animale rappresenta un pericolo perché aggressivo e feroce oppure velenoso, costituisce un innegabile vantaggio. Oppure, preparare il proprio corpo ad un furioso attacco o ad una repentina fuga può in certi casi garantire la sopravvivenza. Infine, anche uno stato di paralisi da paura può salvarci dall'attacco di un feroce aggressore che non attende altro che una nostra minima reazione. Quindi le cure contro la paura si rivolgono solo a quei casi in cui essa rappresenta uno stato patologico, come ad esempio attacchi di panico o di ansia di fronte ad uno stimolo assolutamente non pericoloso.
Due sono fondamentalmente i tipi di cura contro la paura patologica.
  • L'approccio comportamentista mira alla eliminazione del sintomo della manifestazione della paura, attraverso tecniche di familiarizzazione e assuefazione allo stimolo fobico, basate su meccanismi di condizionamento.
  • L'approccio cognitivista, è finalizzato invece alla eliminazione della causa della paura, si rivolge quindi alla percezione e alla valutazione degli stimoli o eventi etichettati come pericolosi.

venerdì 21 aprile 2017

Vincere la paura della paura



Chi di noi non conosce la paura?

È un’emozione che abbiamo certamente sperimentato nelle sue varie sfaccettature e in relazione a diversi eventi o cose.

Ogni individuo ha il proprio tallone d’Achille, la propria paura. Qualunque essa sia, non è mai troppo tardi per iniziare a cambiare l’atteggiamento che abbiamo nei suoi confronti. La paura è un allarme che scatta di fronte a rischi dai quali fuggire o difendersi, oppure davanti a ciò che ci sembra a prima vista estraneo, sconosciuto. Nella maggior parte dei casi però, è la paura della paura quella che ci condiziona maggiormente, ossia il timore di poter rivivere una minaccia che in passato ha minato la nostra sicurezza, reale o simbolica che sia. Pensiamo per esempio agli attacchi di panico. Esiste un primo episodio che determina tutta una serie di disturbi psicofisici, di intensità più o meno elevata. Tutti gli altri episodi che si susseguono nel tempo, sono semplicemente il timore, e quindi la paura, di rivivere le stesse medesime sensazioni drammatiche e di sperimentare lo stesso malessere che il primo attacco di panico ha provocato. Per l’appunto la paura (della prima) paura.

Dal punto di vista psichico, anche la paura si manifesta attraverso una sensazione di allarme, di forte ansia, anche se è soprattutto il corpo che reagisce nella maniera più intensa: tachicardia, respiro corto e spezzato, senso di debolezza, o nei caso estremi, brividi, tremori, scariche di diarrea, fin quasi a raggiungere la perdita dei sensi.

Le modificazioni corporee che si attivano hanno lo scopo di predisporre l’organismo a scappare o difendersi attaccando. Questo meccanismo “attacco-fuga” è una reazione innata e istintiva che si attiva di fronte a ciò che consideriamo minaccioso.

Quali paure?

Le paure possono essere infinite, per quanto infiniti possono essere gli oggetti o le situazioni che ci troviamo ad affrontare nella vita di tutti i giorni. La stessa cosa che fa star bene una persona, può allo stesso tempo terrorizzarne un’altra: dal timore di un oggetto, anche di per sé non pericoloso (es. il sangue, i ragni) al timore di una situazione concreta (es. gli spazi chiusi, gli spazi aperti, le malattie, guidare l’automobile). Pensiamo per esempio alla paura del futuro. Si tratta di una paura indefinita e impalpabile. Potremmo spiegarla come la paura della perdita delle certezze, del senso di sicurezza, di vedere la nostra vita e le nostre abitudini, che con tanta fatica abbiamo fondato, sconvolte da un evento che non è possibile prevedere, come un terremoto, e che ci lascia senza più nulla di quello che prima ci dava invece protezione e sicurezza.

La paura è perciò un sentimento del tutto soggettivo, che nasce profondamente dentro di noi, dal nostro modo di affrontare la vita e di attribuire significati a ciò che ci circonda. In un certo senso è come se “ce la cantiamo e ce la suoniamo da soli”.

La paura ha un senso

Se per un momento riuscissimo a liberare il campo dai pregiudizi e osservare la paura da un punto di vista nuovo, si aprirebbe davanti a noi uno scenario denso di significati. Dietro ad una nostra paura, per quanto inoffensiva o incontenibile sia, si nasconde una sua ragione d’essere: la paura svolge una precisa funzione che affonda le sue origini nella storia personale di ognuno di noi, o meglio ancora nel suo inconscio.

Allo stesso tempo però, possiamo azzardarci a dire che la paura è una nostra alleata, nel senso che serve a mantenerci stabili, ossia a mantenerci in una situazione d’equilibrio psicofisico che in quel preciso momento è la migliore che possiamo consentirci.

La paura è quindi un’amica fidata che ci segnala pericoli e ci protegge da situazioni rischiose.

A questo punto sarebbe utile chiederci: ma come si fa a vincere una paura? O meglio a vincere la paura della paura?

Vincere una paura non vuol dire cancellarla ignorandola e neppure arrendersi impotenti ad essa. Anche assumere atteggiamenti del tipo “dichiarazione di guerra” non portano a nessun risultato. Piuttosto è certamente vantaggioso disporsi con uno stato d’animo aperto ed incontrare la paura sul suo stesso terreno, avvicinandola e guardandola con meno diffidenza e più interesse e curiosità.

Comprendere e trasformare la paura

Se desideriamo veramente superare una paura, qualsiasi essa sia, dobbiamo inevitabilmente accoglierla come si farebbe con un ospite fastidioso ma necessario. L’accettazione è il primo passo. Questo vuol dire ammettere intanto di avere una paura, ma anche cercare di comprenderla, che non significa cercare di capirla con la mente, ossia razionalmente. Comprendere vuol dire prenderla dentro di noi, dando alla paura la possibilità di esserci, di esistere. Sento quella paura e le faccio spazio dentro di me, così da consentirle di svolgere la sua funzione, ma allo stesso tempo la conosco per capire meglio chi sono io, perché la paura rivela aspetti di noi di cui spesso non siamo consapevoli.

La paura, è vero che ci protegge da esperienze, anche se piacevoli, che minacciano un equilibrio che non siamo ancora pronti a lasciar andare, ma allo stesso tempo erige intorno a noi un muro invisibile: più grande e invasiva è la paura, più alto è il muro e angusto lo spazio interno che comunica con il mondo esterno. Insomma una prigione. Con l’aiuto di un percorso psicoterapeutico è possibile trasformare questa prigione in uno spazio di lavoro alchemico, un luogo protetto nel quale, ognuno con i suoi tempi, può costruire o rinforzare quegli aspetti fragili, vulnerabili di sé, aspetti che non sono ancora pronti a relazionarsi e confrontarsi con il mondo. In questo modo la paura diventa un potenziale strumento di crescita e d’evoluzione per ogni individuo che intende mettersi in gioco e trasformare aspetti disarmonici di sé.

Quando vinciamo una paura, significa che ci siamo aperti a una nuova consapevolezza, che abbiamo fatto nostri quegli aspetti di noi stessi e della vita che non accettavamo, anzi che disdegnavamo con tanta energia.

Scritto da CRISTIANA MILLA

Dal Sito: www.quipsicologia.it

sabato 8 aprile 2017

Le nostre paure



“Paura della paura”:

le paure che ci fermano,

le paure che non ci fanno riuscire a fare ciò che desideriamo,

le paure che ci fanno sentire delle nullità,

le paure che non ci fanno diventare adulti,

le paure che ci paralizzano,

le paure dei nostri insuccessi…

La nostra paura è sempre lì in azione, dietro l’angolo!

Schiacciamo questo interruttore;

non è mai troppo tardi per mettersi in gioco.

Non scoraggiamoci mai, anche se cadiamo.

Il successo ed il fallimento sono due facce della stessa medaglia.

Ricordiamoci sempre che

“per arrivare in paradiso si passa attraverso l’inferno.”

Alimentiamo i nostri pensieri sempre con la consapevolezza che,

senza sacrifici o cicatrici indelebili, si finisce per concludere poco 

nella vita.

Non arrendiamoci mai “alla paura”!