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giovedì 12 novembre 2020

Paura di guidare: cause, sintomi e come superare l'amaxofobia





Ogni persona ha le proprie paure. C'è chi teme l'altezza, chi il buiole malattie o addirittura la morte. Qualsiasi paura è scaturita da una causa ben precisa che, però, non sempre si conosce. Tuttavia, risalire a questa origine risulta molto spesso la chiave per affrontare una volta per tutte tale fobia. Per esempio, lo sapevi che esiste persino la paura di amare, chiamata, dai più esperti in termini tecnici, filofobia?

Oggi, invece, scopriremo meglio una fobia che si dà troppo per scontata, ovvero la paura di guidare. Non tutti coloro che ne soffrono lo fanno per gli stessi motivi: infatti, anche se i sintomi presentati sono quasi sempre gli stessi, ci possono essere molteplici cause dietro di essa. Fortunatamente, ci sono vari modi per vincere l'amaxofobia, a seconda della sua intensità, dei suoi sintomi e anche della sua origine.

Che cos'è l'amaxofobia?

Il termine amaxofobia deriva dal greco amaxos, ovvero carro, e da phobia, che significa, appunto, paura. Essa consiste nella paura di condurre un veicolo che, ai giorni d'oggi, si traduce con la paura di mettersi alla guida. Di solito si riscontra questa fobia in persone appartenenti a diverse fasce d'età, andando dai neo patentati agli adulti con più esperienza. Benché ne possano soffrire sia gli uomini che le donne, si sono constatati più casi tra la popolazione femminile.

Si può distinguere la leggera ansia tipica di chi ha appena preso la patente dall'amaxofobia vera e propria in vari modi. Innanzitutto, lo stress dei neopatentati si attenua dopo qualche mese, soprattutto esercitandosi continuamente nel guidare l'auto e perfezionando la guida nelle strade più "difficili", come le autostrade o quelle a scorrimento veloce. Poi, si riconosce la paura di guidare dal livello d'ansia sproporzionato rispetto alle circostanze. Infine, chi ha questa fobia tende a rinunciare sempre di più al mettersi al volante. Molto spesso, gli amaxofobici si precludono alcune occasioni, di svago o di lavoro, oppure affrontano un viaggio decisamente più complesso piuttosto che prendere la loro macchina e guidare.



I sintomi della paura di guidare

Quando si ha una forte paura di mettersi al volante, generalmente si riscontrano gli stessi sintomi psico-fisici di qualsiasi altra fobia. Innanzitutto, si può notare un'accelerazione del battito cardiacovertigini, brusco aumento della sudorazione e respiro affannato. Inoltre, il senso d'ansia che ci assale quando abbiamo molta paura di qualcosa si può ripercuotere sul tratto gastro-intestinale, scaturendo episodi di nausea, diarrea e altri disturbi gastrici.

Nei casi più gravi, l'amaxofobia porta le persone che ne soffrono a veri e propri attacchi di panico. Soprattutto in una situazione del genere, la paura di guidare non è da sottovalutare, a maggior ragione se il veicolo, macchina o moto che sia, è già in movimento, anche a una bassa velocità.


Le cause

Come abbiamo già accennato, conoscere le cause dietro all'amaxofobia è di grande aiuto per cercare di affrontare e vincere questo timore. Innanzitutto, è importante capire se tale paura sia legata anche a dei fattori esterni oppure al semplice fatto di stare alla guida.

Cause esterne alla guida

Per esempio, ci sono persone che hanno paura di guidare al buio e, quindi, in questo caso l'amaxofobia si unisce alla nictofobia, ovvero al timore delle tenebre. Altre volte, prevale la claustrofobia dovuta a tratti stradali al chiuso come le gallerie oppure al senso di sovraffollamento causato dal traffico dell'ora di punta. Infine, chi soffre di vertigini potrebbe avere paura di guidare sui ponti, sui cavalcavia e persino sui tornanti in montagna.

Cause interne alla guida

Poi, seguono tutti quei fattori che riguardano, invece, l'azione di stare dietro al volante. In tali circostanze, la paura di guidare è riconducibile molto spesso a un trauma. Aver subito un incidente come guidatore o come passeggero, averne visto uno mentre si passeggiava o si guidava o persino aver avuto un familiare o un amico coinvolto in una tragedia della strada è una delle cause principaliche portano una persona a temere la guida di una macchina o di qualsiasi mezzo in generale.

Qualora non si fosse vissuto nessun incidente o episodio traumatico di questo tipo, allora l'origine dell'amaxofobia è del tutto psicologica ed è legata all'aspetto simbolico dell'atto della guida. Gli esperti dicono che questi amaxofobici temono di prendere il controllo su qualcosa che, nella situazione presa in esame, è identificato con un'auto o una moto. In realtà, tale paura è più ampia e consiste nel timore di assumersi delle responsabilità nella vita ediventare indipendenti.

A tutto ciò si aggiunge anche la preoccupazione di fare incidenti, di sbagliare una manovra mentre si è al volante o di perdere il controllo del mezzo dovute magari a critiche che sono state fatte mentre si stava imparando. Infatti, non c'è cosa peggiore di un insegnante o un parente che critica costantemente il neo guidatore e che lo fa sentireinsicuro di sé e delle proprie capacità.

Come superare la paura di guidare

Abbiamo fatto notare come le cause dietro alla paura di guidare siano molteplici e, per questo, non si può indicare un solo modo per affrontare e vincere l'amaxofobia. Tuttavia, se ne soffri, noi ti consigliamo di seguire questi semplici suggerimenti che ti possono essere d'aiuto per riprendere confidenza con la macchina o un altro mezzo di trasporto che hai smesso da tempo di guidare. Qualora non ti sentissi ancora sicura, non rischiare: affronta l'argomento con uno psicologo o psicoterapeuta. Saprà appoggiarti nel superare questa fobia con calma e cercando di scoprire da che cosa sia stata scaturita.

1. Fai ricorso a delle tecniche di rilassamento

Anche nel caso di altre paure, le tecniche di rilassamento possono aiutare ad affrontare meglio l'ansia. Ce ne sono di vari tipi: si va dalla meditazione allo yoga al mindfulness. Tutte queste discipline coniugano l'esercizio fisico al controllo della respirazione e si rivelano perfette per la gestione di ansia e stress. Infatti, se fatte correttamente, aiutano a contrastare i pensieri negativi e a portare energie positive. Mentre si guida, bisogna essere ottimisti e non pensare in continuazione che si potrà causare o essere coinvolti in un incidente.

Se riuscirai ad allontanare le negatività grazie alle tecniche di rilassamento, potrai notare quanto sia piacevole stare al volante: una sensazione di libertà e indipendenza davvero unica.


2. Scegli un accompagnatore (ma solo per le prime volte!)

Se è da molto tempo che non guidi, puoi o rifare qualche lezione con il maestro di scuola guida oppure chiedere aiuto a un tuo parente o amico. L'importante è che questa sia solo una fase: non potrai sempre guidare in compagnia di qualcuno, altrimenti non lo farai mai in maniera autonoma. Ti consigliamo di far sedere per le prime volte l'accompagnatore accanto a te e, successivamente, di farlo passare sul sedile posteriore. Tutto ciò ti permetterà di assumere più confidenza nelle tue capacità.

3. Ricomincia a guidare poco alla volta

Quando ti rimetti alla guida, scegli un percorso semplice. Inizia con dei giri attorno all'isolato di casa tua. Poi, estendili di qualche chilometro, guidando nelle zone che conosci meglio, così da non avere ulteriore ansia nel controllare la strada. Solo quando avrai acquisito più dimestichezza, passa alle strade a scorrimento veloce, come tangenziali e autostrada, oppure a quelle con più traffico. Fai sempre tutto per gradi, senza esagerare e controllando il tuo livello d'ansia.

4. Crea un'atmosfera serena in macchina

Può sembrare strano, ma l'atmosfera in auto fa molto. Se si tiene il veicolo pulito e in ordine, si avrà più voglia di entrarci e di metterlo in moto. Per questo motivo gli esperti si raccomandano di "prendersi curadella propria macchina, così da creare un ambiente di comfort non solo in casa, ma anche nel nostro mezzo personale.

Ovviamente, puoi trovare questa sensazione di calma e serenità come preferisci. Potresti iniziare con mettere un diffusore per auto della tua fragranza preferita e a scegliere le playlist o i cd con le canzoni che ti piacciono di più. Tutto questo ti aiuterà a rilassarti e a sentirti a tuo agio.


5. Chiedi aiuto a un esperto

Come per tutte le altre fobie, quando si raggiungono dei livelli alti, con magari episodi di attacchi di panico, e quando non si riescono più a gestire gli effetti collaterali, allora la scelta migliore è quella di consultare un professionista. Lo stesso vale per la paura di guidare.

Nel caso in cui essa sia dovuta a untrauma e al conseguente disturbo post-traumatico da stress, è opportuno seguire un percorso di psicoterapia con lo scopo di modificare i pensieri negativi dovuti all'evento traumatico e riacquistare fiducia in te stessa e nelle tue capacità.

Se, invece, la tua amaxofobia è dettata da ansia non di natura traumatica, allora puoi ricorrere a una terapia cognitivo-comportamentalesempre seguita da uno psicologo o da uno psicoterapeuta. Attraverso delle tecniche di rilassamento e a un lavoro di desensibilizzazione della paura, è possibile ricreare gli scenari della guida e persino essere affiancati dallo specialista per i primi giri di prova.


Dal Sito: alfemminile.com




mercoledì 16 settembre 2020

Ansia alla guida: capire per reagire



Proviamo a pensare a una giornata lavorativa tipo: che cosa può andare storto? No, non è un esercizio che vuole imporre di vedere il bicchiere mezzo vuoto. È un esercizio, semmai, che ci vuole far riflettere su alcune situazioni quotidiane che ci possono “allertare” a livello fisiologico e mentale. Tra queste situazioni possiamo includere il temere di non arrivare in tempo al carico/scarico a causa del traffico oppure di non trovare un’area di servizio in cui fermarsi (perché magari già piena) quando ormai i tempi di guida non permettono di rimanere al volante per mettersi alla ricerca di un’altra. Ma le cose vanno storto anche quando uno stipendio arriva in ritardo o quando il lavoro, a causa della concorrenza al ribasso (a volte anche sleale) impone tempi sempre più serrati. Ma per un padroncino le cose vanno storto anche quando un lavoro rischia di saltare o anche soltanto di slittare, andando però a stravolgere il piano dei tempi di lavoro. Sono esempi e voi ne avrete sicuramente tanti altri.

Benissimo. A questo punto provate a pensare che cosa succede alla vostra testa e al vostro corpo quando vi trovate in situazioni simili a quelle che abbiamo elencato: probabilmente potreste percepire una certa tensione, tachicardia, sintomi fisici (per esempio, una stretta allo stomaco o alla gola, dolore o fastidio al petto), mal di testa, fatica a respirare, forte preoccupazione, palpitazioni, aumento della sudorazione, ecc. Ebbene, tutte queste sensazioni prendono il nome di «ansia».

Ma che cos’è l’ansia?

È un’emozione intensa, caratterizzata da sensazioni sia fisiche (come tachicardia, palpitazioni), sia mentali (preoccupazione, paura di perdere il controllo, ecc), sia comportamentali (per esempio, comportamenti finalizzati a evitare la situazione ansiogena), responsabili di una tensione diffusa.

L’ansia è sempre un problema?

No, l’ansia può essere fisiologica – quindi normale – oppure patologica: è fisiologica quando si prova in relazione a una situazione complessa, difficile, inusuale, che solitamente è nota o conosciuta dalla persona, che funge da stimolo attivante. In questo caso, sia la tensione fisiologica che quella psicologica sono utili perché attivano una serie di risorse mentali e fisiche per far fronte al meglio alla circostanza. L’ansia ha, quindi, un ruolo adattivo.

Facciamo un esempio: si può provare uno stato più o meno intenso di ansia quando si percorre un tragitto nuovo e non si conosce la strada o quando state guidando e all’improvviso viene giù un acquazzone fortissimo, con un fastidioso vento a raffiche. In questo caso, l’ansia è funzionale a focalizzare la nostra attenzione e concentrazione sul nuovo tragitto o sulla strada, permettendo di mantenere uno stato di allerta prolungato (tant’è che, una volta raggiunto l’obiettivo, si percepirà una sensazione di rilassamento diffuso chiamato volgarmente “crollo di tensione”).
Si parla, invece, di ansia patologicaquando si manifesta come uno stato d’incertezza costante, eccessiva e persistente, che dura almeno sei mesi e si presenta più volte al giorno e più volte nell’arco della settimana, e che è rivolto a situazioni più generiche (come per esempio, guidare in generale, in qualsiasi tipo di condizione atmosferica o di strada). Questo stato di tensione è fortemente invalidante per il funzionamento della persona, in quanto limita la sua capacità di adattamento: l’intensità è tale da provocare delle sensazioni spiacevoli in maniera pressoché costante, delle forti preoccupazioni per il futuro, dei comportamenti di evitamento per tutta una serie di situazioni che vengono considerate pericolose (per esempio, smettere di percorrere alcuni tratti di autostrada, tangenziale ecc). Inoltre, può essere accompagnato da una necessità di controllo sull’ambiente circostante, attraverso la messa in atto di rituali rigidi (come, per esempio, prima di mettersi alla guida, controllare ossessivamente e più e più volte gli specchietti o altri dettagli).

C’è distinzione tra ansia e paura?

Sì, sono due emozioni differenti. La paura è legata a un pericolo immediato. Per esempio, se mentre stiamo guidando notiamo che una vettura davanti a noi sta sbandando nella corsia opposta, proveremo un sentimento di paura che possa verificarsi un incidente imminente. Questa sensazione di paura causata da un evento che sta accadendo “qui e ora” è fondamentale per mettere in atto una serie comportamenti volti a evitarlo.
L’ansia, invece, è una preoccupazione per un evento che potrebbe accadere in futuro. Per esempio, un pensiero che si potrebbe attivare è: «Non mi metto preventivamente alla guida perché ho paura che possa succedermi un incidente». L’ansia, quindi, si basa su una previsione che qualcosa possa realmente verificarsi, non sull’immediatezza dell’accaduto (che invece caratterizza la paura).

Come faccio a capire se sto soffrendo d’ansia patologica?

Secondo il DSM 5 (il manuale diagnostico di riferimento), nel caso in cui l’ansia si presentasse in modo patologico, si devono manifestare una serie di sintomi invalidanti e pervasivi, cioè che interferiscono fortemente con la vita quotidiana, ostacolandola e limitandola. Devono, inoltre, presentarsi diverse volte al giorno per almeno sei mesi. Il criterio temporale è molto importante per determinare la gravità della sintomatologia, in quanto dei momenti di maggiore stress sono normali e provare delle sensazioni di tensione e disagio è del tutto ordinario. Tuttavia, se la situazione dovesse protrarsi a lungo (appunto, per almeno 6 mesi), è il caso di valutare la possibilità di un aiuto specialistico.

I sintomi possono riguardare tre aree principalmente:
sintomi fisici: tachicardia, sudorazione intensa, palpitazioni, dispnea (cioè fatica a respirare o sensazione di soffocamento), iperventilazione, tremori o brividi, vampate di calore, nausea o problemi intestinali, dolore al petto, vertigini, formicolii diffusi, alterazioni del sonno (fatica ad addormentarsi, risvegli frequenti) e dell’appetito (aumento o diminuzione della fame);
sintomi psicologici: preoccupazione costante per il futuro o preoccupazioni generalizzate per diversi aspetti della vita quotidiana, senso di depersonalizzazione (cioè di sentirsi distaccati da se stessi, percepire che la vita sia vissuta “dal di fuori”, da qualcun altro) e derealizzazione (cioè sensazione di irrealtà, che quello che si sta vivendo non sia reale), irrequietezza, irritabilità, impazienza, disturbi della memoria, disturbi attentivi.
sintomi comportamentali:evitamento di situazioni che posso essere oggetto delle preoccupazioni, messa in atto di rituali per avere una percezione di controllo sulla situazione.
Inoltre, i disturbi d’ansia sono diversi e possono riguardare molteplici aree della vita: disturbo d’ansia generalizzato (caratterizzato da una preoccupazione costante su diversi aspetti secondari della vita quotidiana), agorafobia (cioè paura degli spazi aperti), disturbo d’ansia da separazione (cioè paura di venire separati da un affetto significativo), ipocondria (cioè paura di contrarre una malattia), disturbo di panico(cioè soffrire di ripetuti attacchi di panico), fobie specifiche (cioè fobie legate ad animali, contaminazione, microbi, ecc), fobia sociale (cioè legata al relazionarsi con altre persone) e, infine, disturbo d’ansia indotto da sostanze (per esempio, medicine che si assumono regolarmente o sostanze psicoattive) e disturbo d’ansia causato da altre situazioni mediche (cioè da altre patologie).

In conclusione, una panoramica su questi disturbi d’ansia ci permette di capire che le situazioni potenzialmente attivanti sono molteplici. Nell’arco della nostra vita ci possono essere dei momenti di maggiore tensione che ci espongono a una difficoltà nell’affrontare la quotidianità. Nel caso in cui si individuino dei sintomi ansiosi, è importante muoversi tempestivamente: prima si interviene sul problema, prima si può trovare la soluzione.

Dal Sito: uominietrasporti.it

martedì 3 marzo 2020

Esiste la paura di guidare? Sì e si chiama Amaxofobia, tutto ciò che c’è da sapere



Mettersi in auto e spostarsi tranquillamente senza dipendere da condizioni esterne è un elemento determinante che definisce la propria autonomia. Ma non per tutti è così semplice accendere il motore della macchina e mettersi in carreggiata! Esiste una condizione psicofisica che costringe il ‘guidatore’ a vivere una situazione di estrema ansia. In casi particolari, tale paura può esser così forte da spingere l’individuo ad escludere qualsiasi possibilità e condizione, pur di non mettersi dinnanzi al volante.
Si parla di Amaxofobia, una parola di origine greca che sintetizza, brevemente, la paura di guidare. Alcune persone cambiano la propria vita, ed escludono decisioni lavorative o quotidiane lasciandosi divorare dalla fobia. In Italia è molto diffusa; ne soffrono infatti il 64% le donne, mentre il 36% coinvolge prettamente gli uomini. Ma come nasce la paura di guidare? Ci sono rimedi e cure che contrastino l’Amaxofobia?

Innanzitutto l’Amaxofobia nasce da un forte timore causato dal senso di incapacità di mettersi alla guida. Questa ansia per alcune persone è paralizzante; anche solo l’idea di accendere il motore della macchina può portare l’individuo ad avere improvvisi attacchi di panico. Nella maggior parte dei casi, ciò avviene per traumi mai superati. Le persone che ne soffrono percepiscono l’impossibilità di fronteggiare l’eccessiva paura e finiscono di evitare totalmente o parzialmentel’esperienza di guida.

Cosa teme e cosa prova una persona che soffre di amaxofobia

La paura di guidare è un disturbo trasversale, ossia è presente sia nei giovani e sia negli adulti. In generale, se è la tendenza nel sviluppare la paura è forte, l’Amaxofobia aumenta con la crescita e dunque con l’avanzare dell’età. Ciò si verifica soprattutto se, nel corso della vita vi siano stati dei traumi molto profondi. Questa fobia si nasconde di solito, dietro le persone che hanno subito incidenti o che hanno comunque visto coinvolte persone a loro molto care.

Mentre, se un individuo prova molta paura di guidare senza aver vissuto nessun trauma personale, ciò significa che vi è probabilmente un problema di autostima. Chi soffre di Amaxofobia a volte ha semplicemente paura di prendere le redini della propria vita; esattamente come se, il volante di una qualsiasi macchina fosse lo strumento di guida del proprio percorso personale.

La fobia si manifesta in base a diversi sintomi psicofisici, come per esempio: improvvisi attacchi di panico, accelerazione del battito cardiaco, disturbi gastrici ed urinari, senso di vertigini e mancanza d’aria. Ma non solo, fra i sintomi vi è anche la sudorazione eccessiva, tremore e nausea. Evitare di guidare la macchina non è il modo migliore per gestire questa fobia. Vediamo dunque quali sono i migliori metodi per affrontare la fobia.

Come combattere l’Amaxofobia

Numerosi studi attestano che, il percorso terapeutico è essenziale per poter fronteggiare e superare la paura di guidare. La terapia cognitivo-comportamentale(CBT) è un percorso terapeutico dove le persone imparano a riconoscere la distorta percezione che hanno di sé. Il passo successivo sta invece nel ridurre la percezione alterata; l’ansia si abbassa e aumenta progressivamente il proprio controllo su di sé.

Un altro efficace percorso è la terapia di esposizione alla realtà virtuale. Le persone che hanno maturato tale fobia vengono esposte a situazioni analoghe prettamente controllate da terzi. Il terapeuta controlla e insegna a gestire l’ansia durante l’ipotetica realtà ansiogena.

Rendere confortevole la propria auto

Un modo per contrastare la paura può partire dalla cura della propria auto. Cercare di rendere il più confortevole possibile il luogo che genera ansia, è un efficiente passo avanti. Innanzitutto bisogna eseguire diverse sessioni di esercizio mentale; ossia: immaginarsi in macchina, accendere il motore e gestire i diversi comandi. Ciò sviluppa una sottile ma essenziale percezione mentale del controllo. In questo modo ci si proietta meglio nell’ambiente circoscritto e sarà più semplice entrare in macchina.

Prendere dunque confidenza con il luogo, è il secondo passaggio. Si inizia per esempio a toccare i tasti, a visualizzare le marce e a sentire soprattutto il rumore del motore acceso, stando serenamente fermi. Questo significa che, stabilire un rapporto con la macchina converte il senso di paura in legame d’appartenenza.

Un altro modo per ridimensionare la paura è l’estetica. Scegliere delle fragranze gradevoli e una buona musica per le proprie orecchie favorisce il bello ed il confort all’interno della propria macchina. Ma è importante inoltre capire che, la fobiasi affronta gradualmente e a piccoli passi finché non si avrà la netta percezione di sé in un ambiente non più ansiogeno.


Dal Sito: velvetgossip.it 

giovedì 6 dicembre 2018

Paura di guidare, cause e terapie



La paura di guidare può assumere forme diverse ed essere una manifestazione di vari disturbi psicologici o problemi relazionali

Tachicardia, sudorazione, tremore, mancanza d’aria, fino all’attacco di panico: sono i sintomi che possono accompagnare la paura di guidare. Paura e ansia alla guida, a diversi livelli di gravità, interessano quasi un terzo della popolazione. Quando i sintomi diventano così intensi da causare un disagio significativo o un’importante compromissione della qualità di vita, si parla di fobia.

La paura di guidare può assumere forme diverse: la persona può temere di guidare da sola, senza una persona di fiducia al suo fianco, o temere di guidare solo in autostrada o strade a scorrimento veloce; può aver paura delle situazioni di traffico intenso, o più specificamente di immettersi in una rotatoria; può temere di guidare in certe condizioni metereologiche, oppure oltre una certa distanza dalla propria casa.

La paura induce ad evitare di mettersi al volante o a ridurre il più possibile la guida, portando a limitazioni anche gravi dell’autonomia personale, alla rinuncia ad attività, a compromissione del funzionamento lavorativo e sociale.

La paura di guidare può avere cause diverse. Nel neopatentato può dipendere da insicurezza e scarsa esperienza e risolversi con una maggiore pratica. In altri casi la paura di guidare è solo una delle molteplici manifestazioni di un più ampio disturbo d’ansia generalizzato, in cui la persona è costantemente preoccupata per un gran numero di situazioni quotidiane. Altre volte, può essere parte di un disturbo da attacchi di panico, in cui la guida costituisce una delle occasioni in cui il panico si manifesta. In altri casi, la paura di guidare rientra in un disturbo claustrofobico, in cui l’ansia è legata al trovarsi in spazi chiusi, o in un disturbo agorafobico, in cui l’ansia è provocata dal trovarsi in luoghi da cui sarebbe difficile allontanarsi (autostrada, ponti, posti affollati).

La paura di guidare può anche essere conseguenza di eventi traumatici, come incidenti vissuti in prima persona o a cui si è assistito. In questi casi, potrebbe essere un elemento di un più ampio disturbo da stress, acuto o post-traumatico.

Ancora, la paura di guidare può essere sintomo di un problema relazionale, in particolare di una difficoltà a separarsi da casa e/o dalle figure significative. Limitando la possibilità di autonomia e rendendo materialmente impossibile allontanarsi più di tanto, consente di restare vicino alle figure significative e di mantenere una dipendenza da loro. Ciò può rispondere a un bisogno di controllo, sia da parte del soggetto che ha la fobia, sia dei suoi familiari, o all’esigenza di perpetuare dei ruoli nelle dinamiche familiari (il genitore che si assume il compito, ad esempio, di trasportare il figlio quarantenne che non riesce a guidare e mantiene così un senso della propria utilità o una qualche forma di potere). Non riuscire a guidare può anche limitare le possibilità lavorative ed essere così il tramite per cui una persona mantiene una dipendenza anche economica dalla famiglia, o dal partner nella coppia.

La paura di guidare può anche essere una manifestazione di ansia sociale, in cui si teme il giudizio degli altri: il timore di apparire incapaci alla guida, di bloccare il traffico ed essere oggetto di scherno dagli altri automobilisti, di non essere capaci di parcheggiare, di apparire goffi alla guida e perciò essere valutati negativamente.

Il trattamento dipende dal contesto in cui si inquadra la paura di guidare. Se è parte di un disturbo d’ansia, il trattamento che si è dimostrato più efficace è la psicoterapia cognitivo comportamentale, che aiuta la persona ad affrontare progressivamente le situazioni temute con un’esposizione graduale e attraverso la modificazione di pensieri e convinzioni distorte (ad esempio “Tutti mi guardano mentre guido”, “Devi essere scattante alla guida altrimenti ti giudicano male”).

Per la paura di guidare conseguente a traumi, il trattamento d’elezione è la terapia EMDR(Desensibilizzazione e Riprocessamento tramite Movimenti Oculari).

Quando invece il disturbo è attribuibile a motivi relazionali, la psicoterapia, sia in forma individuale che di coppia o familiare, mira a sostituire le modalità relazionali inadeguate con altre più adattive, in cui la persona possa individuarsi e funzionare autonomamente pur mantenendo un legame con le figure significative.


Dott.ssa Lucia Montesi
Psicologa Psicoterapeuta

Dal Sito: centropagina.it

mercoledì 21 febbraio 2018

Attacchi di panico in auto: come prevenirli, consigli e rimedi


Mai sottovalitare il problema, ecco cosa può succedere

Breve guida su come prevenire e risolvere il problema degli attacchi di panico alla guida

Luoghi affollati, spazi aperti, mezzi pubblici. I posti dove possono verificarsi attacchi di panico sono più di uno e chi soffre di questa patologia viene colto da una vera e propria “crisi” (la crisi di panico, appunto).

Ma gli attacchi di panico possono sopraggiungere anche mentre si è alla guida.Proviamo a pensarci: se sbagliamo strada e non riusciamo più a tornare indietro, ci preoccupiamo. Bene, immaginate cosa può accadere a una persona che di norma soffre di ansia e crisi di panico. Dunque, il problema è serio e merita un approfondimento. Come si può rimediare alle crisi di panico al volante?

Attacco di panico alla guida: cosa può succedere

L’attacco di panico fa sorgere all’improvviso tremori, sudorazione, respiro corto, sensazione di soffocamento, tachicardia e altri sintomi, che in genere durano alcuni minuti ma fanno perdere letteralmente il controllo al soggetto che li subisce. E quando si sta guidando, le conseguenze possono essere gravi. Ad esempio si possono percepire le altre macchine in maniera strana (si ha la sensazione che ci vengano addosso) e si ha il pensiero di poter perdere il controllo dell’auto e provocare un incidente.

Come si esce da una situazione così critica? In molti pensano di risolvere il problema semplicemente“evitandolo”. In parole povere, l’auto mi fa paura e quindi non la uso più. Ma è sbagliato, perché l’evitare il problema non lo risolve affatto e, anzi, comporta dei costi ancora maggiori in termini sia di qualità della vita che di autostima.

Come risolvere il problema

Per risolvere il problema degli attacchi di panico bisogna anzitutto “non scappare”.Dunque niente barriere, muri o strategie di evitamento, ma piuttosto è meglio parlarne con il proprio medico o con uno specialista, che potranno indirizzare il paziente verso un percorso preciso di recupero.

E’ bene anche ricostruire l’evoluzione del disturbo, indagandone l’esordio fino ad arrivare a una minuziosa descrizione dello stato del momento. A partire dalla disamina degli attacchi di panico più recenti va infatti ricostruito lo schema del funzionamento del disturbo. Lo schema rappresenta una specie di “mappa”, che può orientare la persona a capire quello che gli succede nel corso di un attacco di panico. In questo modo si può “normalizzare”, per quanto possibile, l’esperienza. Ad esempio, individuando quelle credenze errate che innescano l’escalation del panico e mettendole in discussione (come la convinzione che la tachicardia sia segno di un imminente infarto o che la confusione mentale sia prova di follia).

Un altro aiuto è l’acquisizione di competenze e tecniche(respiro lento, rilassamento muscolare progressivo eccetera) finalizzate a migliorare la gestione dell’ansia. Anche l’esposizione graduale agli stimoli ritenuti pericolosi (pensieri, situazioni e occasioni in grado di innescare un attacco di panico) può aiutare a risolvere il problema della patologia.

Inutile poi dire che il rilassamento aiuta, e non poco. Quindi è bene cercare di creare nell’abitacolo una condizione piacevole e familiare, che può agevolare l’automobilista a prevenire l’attacco di panico alla guida. Ad esempio una bella musica rilassante, ma anche la vicinanza di persone che infondono sicurezza.

Di Niccolò Dolce

Dal Sito: www.motorionline.com