martedì 27 agosto 2019

Ansia e Paura


La paura e l'ansia occupano un punto preciso del nostro cervello. Si tratta di un piccolo nucleo (10-12 mm di diametro) di colore grigio-rossastro che si nasconde nelle profondità del Sistema Nervoso Centrale, in una posizione cruciale, in collegamento con molte altre strutture cerebrali.

Per forma e dimensioni simili a quelle di una piccola mandorla, questo gruppo di cellule fu denominato amigdala, circa 200 anni fa, dall'anatomo-patologo Karl Burdach. Allora si pensava che per connessioni e funzioni l'amigdala appartenesse solo ai centri dell'olfatto. Recenti ricerche hanno invece messo in evidenza il suo ruolo determinante nel controllo di comportamenti complessi quali l'attenzione e la vigilanza, lo sviluppo dei rapporti sociali e soprattutto l'apprendimento e la memoria della paura e dell'ansia.

Si è scoperto come informazioni che arrivano da tutte le vie sensoriali convergano verso l'amigdala. Stimoli non solo cognitivi (di conoscenza) e affettivi (riguardanti l'emotività), ma anche neutrali che provengono da quasi tutte le aree del Sistema Nervoso e che sono integrati, elaborati e quindi rispediti al mittente  con una nuova connotazione, si potrebbe quasi dire con una loro "coscienza".

Si pensa che le connessioni tra l'amigdala e la corteccia cerebrale frontale siano la via anatomica della percezione cosciente della paura e dell'ansia, in pratica attraverso l'amigdala ci si rende conto di questi stati emotivi. Di quella connotazione così esclusivamente individuale che rende ognuno di noi in grado di vivere le sue ansie e le sue paure in modo assolutamente proprio, in relazione con le esperienze e i sentimenti collegati a ogni evento in cui la paura è stata provata per la prima e tutte le volte successive.

C'è di più. Infatti, la paura e l'ansia nel processo di evoluzione dell'uomo sono state conservate perché "utili": in una colonia di scimmie o negli ominidi primordiali di 100 mila anni fa, per esempio, gli "ansiosi e i paurosi" avevano il ruolo naturale di sentinelle. Le sentinelle non giocavano, non andavano a caccia, ne' litigavano per il dominio del territorio, ma proteggevano il branco. Circolando nervosamente, come un uomo ansioso fa ancora oggi, tra i loro simili, scrutavano l'orizzonte, annusavano l'aria alla ricerca di un qualche segnale che giustificasse quella sensazione di peso, di tensione che si sentivano addosso. 
Mentre i coraggiosi rientravano con le prede e scoprivano nuovi e più fecondi terreni di caccia, i pavidi curavano la prole e le proprie famiglie come nessun altro avrebbe saputo fare. Ancora una volta l'umanità ha avuto bisogno di entrambi i tipi di comportamento e, come vedremo nelle pagine seguenti, di molti altri.

In un caso i nuclei cerebrali della paura, tra cui l'amigdala, sono molto sensibili agli stimoli ambientali, nell'altro sono molto più resistenti. Quando questi stimoli raggiungono il livello di soglia, diverso tra una persona e un'altra, si scatena una reazione fisica ben precisa e conosciuta. La pressione arteriosa si alza, i battiti del cuore aumentano, le pupille si dilatano, la cute si fa pallida, il respiro diventa superficiale e rapido, l'attenzione aumenta, le espressioni della faccia si modificano e compare un pensiero chiarissimo: "Ho paura".

Lo scopo di questo "uragano" neurochimico è quello di fornire energie e abilità sufficienti per reagire a uno stimolo esterno che solitamente giustifica l'ansia. Questo accade di solito, ma non sempre. L'amigdala è un nucleo d'interazione, in grado cioè di mettere in relazione azioni e reazioni ma non di giudicarle; in pratica, non può distinguere quanto gli stimoli ansiogeni siano reali o immaginari. Per il cervello ovvero per la sua amigdala, come tutti sappiamo, un sogno è reale, un film è reale, un libro è reale e lo sono le loro memorie, indipendentemente dal fatto che siano realmente accaduti. La neurofisiologia della realtà virtuale e le sue applicazioni si basano proprio sulla capacità del Sistema Nervoso di abbinare stimoli artificiali e quindi "virtuali" con memorie ed esperienze reali.

Ecco quindi che l'ansia intesa come malattia e la paura ingiustificata nascono da un "errore" che si verifica nelle strutture anatomiche preposte all'analisi degli eventi. L'amigdala è una di queste strutture, forse la principale. I difetti di funzionamento di questa minuta, altrimenti insignificante, zona del cervello contribuiscono a provocare gli attacchi di panico in cui tutte le sensazioni che abbiamo descritto sono improvvise, non sembrano avere una causa apparente e sono molto amplificate. In questi casi la coscienza della paura, la paura di ciò che potrebbe accadere è molto più importante di ciò che sta realmente accadendo, e il pensiero anticipatorio della paura diventa più preciso e doloroso: "Ho paura di morire. Ho paura di impazzire".
 
Esiste anche la condizione opposta. Quando l'amigdala è poco sensibile agli stimoli che provengono dalle altre zone del cervello, l'individuo non prova alcuna paura, né riesce davvero a capire cosa sia l'ansia. E' un evento molto raro ma possibile. E' quanto riportato nel caso di una paziente che, nonostante fosse esposta a stimoli normalmente ansiogeni (facce minacciose, animali feroci, foto di sanguinosi delitti) rimaneva del tutto indifferente. 
La signora non aveva neppure la benché minima reazione, la sua pressione arteriosa non si alzava di mezzo punto ne' il suo cuore accelerava di un solo battito. Niente, neppure quel sussulto che capiterebbe anche al più controllato di noi se qualcuno d'improvviso gli facesse "Buh!" da dietro una porta. Eppure la paziente era in grado di riconoscere lo stimolo, cioè sapeva descriverlo perfettamente ed era cosciente di quello che vedeva, non sapeva però che cosa significasse. Non riusciva a dare un peso emotivo a quelle immagini. Sarebbe stato bello lavorare di fantasia per cercare una ragione psicologica che aveva reso quella donna così refrattaria alla paura, che aveva conferito solo a lei e a nessun altro dei suoi fratelli e sorelle tutti cresciuti ed educati nello stesso ambiente, quei poteri tanto rari e "magici".

Gli psichiatri richiesero invece una Risonanza Magnetica, il cervello della "Signora Coraggio" era perfettamente normale eccetto che per una piccola lesione nel corno posteriore dell'amigdala. Una perdita di pochi millimetri che alla luce di quanto abbiamo detto era tuttavia sufficiente per impedire l'integrazione degli stimoli tra loro e con le memorie che essi avrebbero potuto evocare. Una migliore comprensione dei sistemi del cervello che inibiscono fisicamente le funzioni dell'amigdala e che quindi ne riducono l'eccitabilità, potrà portarci allo sviluppo di strategie a base di farmaci più efficaci di quelle attuali nel trattamento dei disturbi della memoria, dell'ansia e degli attacchi di panico.

L'evoluzione della nostra razza è iniziata molto tempo or sono ed è stata molto lenta, tanto che per la divergenza tra noi ed i gorilla che è iniziata circa 5 milioni di anni fa esiste una variazione tra i patrimoni genetici di appena l'uno per cento. Una mutazione ogni 100 basi ci rende diversi dai primati più vicini a noi, mentre tra noi e gli uomini vissuti ad esempio 400 anni fa non vi è alcuna differenza genetica sostanziale, si tratta di differenze funzionali, dovute ad un miglior adattamento, ad una migliore qualità della vita, al miglioramento delle cure mediche. Il cervello è sostanzialmente lo stesso. Questa differenza tra le condizioni naturali in cui l'evoluzione è avvenuta e l'improvviso cambiamento di quelle in cui attualmente l'uomo vive, contribuisce a spiegare i costi psicologici, sociali e l'aumento della frequenza di certe malattie che osserviamo al giorno d'oggi.  Vi sono le condizioni in grado di interferire con il normale funzionamento del sistema dopaminergico e di causare nuovi episodi della malattia maniaco-depressiva. In fondo ogni condizione che può mandare il sistema in eccitamento è in grado di mandarlo in depressione e la soluzione sarebbe quella di non illuderci di una euforia troppo esagerata. Un concetto già espresso da William Shakespeare quasi quattro secoli or sono che vedremo nel prossimo paragrafo che introduce il nostro tentativo di interpretare i vizi capitali, ovvero dei tratti cognitivo-comportamentali, in chiave evoluzionistica.

Tratto da "Imperfezioni umane" -  di Luca Pani e Gilberto Corbellini (Rubbettino)


Dal Sito: dica33.it

venerdì 23 agosto 2019

La dipendenza affettiva è il mostro dagli occhi verdi che divora le storie d amore


Se quando il partner è lontano ci manca l'aria e quando è vicino stiamo sempre attenti a non contraddirlo, forse sta divorando anche la nostra (ma c'è rimedio).

Ti manca l’aria. Ti sembra che l’unica aria respirabile sia quella intorno a lui/lei, e tutto il resto è fumo tossico. Quando siete in due luoghi diversi non fai altro che contare i minuti che mancano prima di tornare insieme, e tutto il tempo fra la separazione e il ricongiungimento è solo un tunnel nell’ansia, pura ansia. Molte più persone di quanto si pensi soffrono di dipendenza affettiva. La dipendenza affettiva si manifesta soprattutto nelle le relazioni stabili, principalmente nel rapporto di una coppia, ma non solo. Per qualcuno è un segno di vero amore e di legame serio, in realtà le relazioni contaminate da dipendenza affettiva sono destinate a essere distruttive. In queste relazioni, il partner è posto al di sopra di qualsiasi cosa, anche di sé stessi, e la relazione genera disagio, invece che felicità, anche perché spesso è un’ossessione unilaterale. Il partner diventa il motore principale della vita, che ruota attorno alla coppia e alla relazione. Come capire se la stiamo vivendo

Dipendenza affettiva, come riconoscerla. I sintomi della dipendenza affettiva sono un mix di comportamentali psicologici ed emotivi, che si possono riassumere in un decalogo. Vediamolo insieme.

#1 Idealizzazione dell'altro: i "dipendenti affettivi" si creano un'immagine idealizzata della coppia. Vedono il partner come un essere eccezionale, speciale e perfetto. Può sembrare normale, in amore. Ma quando è una questione patologica, in questa immagine mentale che si crea, sovrastimano le virtù ed eliminano i difetti che l'altra persona può presentare.

#2 Panico al pensiero dell'abbandono o di un rifiuto del partner. L'idea di essere abbandonati o respinti dal partner genera molta ansia in tutti. Ma quando si tratta di dipendenza, si vive perennemente anticipando gli scenari anche quando non ci sono avvisaglie di rottura. E cominciando a soffrire d’anticipo per qualcosa che non si sa nemmeno se accadrà, finendo per scatenare anche attacchi di panico. Questa condizione può creare un forte squilibrio nella coppia perché la persona dipendente adotta la strategia della sottomissione, si adatta a tutto senza obiettare e cerca di soddisfare tutti i desideri e i bisogni dell'altro, convinti che facendo così, non verranno abbandonati mai. 

#3 Paura della solitudine. Stare un po’ da soli, è stato dimostrato dalla psicologia, fa bene. Ma le persone con dipendenza affettiva percepiscono la solitudine come uno stato d’angoscia. Quindi si aggrappano ossessivamente alla persona da cui dipendono.

#4 Bassa autostima. Il classico soggetto in preda alla dipendenza affettiva si porta dentro un problema di autostima condizionata dagli altri. Per queste persone, solo la relazione, il suo andamento, ciò che il partner gli comunica, è fonte di autostima. Tuttavia, sviluppando atteggiamenti di sottomissione, la loro autostima si deteriora inevitabilmente.

#5 Difficoltà nel processo decisionale. Chi soffre di dipendenza emotiva incontra reali difficoltà nel prendere decisioni che nelle situazioni di coppia. Tende tutte a delegare le decisioni al partner. 

#6 Bisogno di piacere: per raggiungere l'accettazione da parte del partner la persona ne adotta e assume le opinioni e i desideri, e non manifesta mai i propri, per paura che non coincidano con quelli dell’altro. Finendo a volte per non capire più cosa gli piace o gli interessa davvero.

#7 Necessità di star vicino all'altro in ogni momento. Come già accennato sopra, la persona dipendente soffre di ogni separazione sia definitiva che temporanea. Ad esempio, quando l'altro svolge normali attività individuali, come uscire con gli amici o recarsi al lavoro. In queste situazioni il dipendente ha bisogno di sapere che l'altro è vicino almeno col pensiero, e stabilisce contatti multipli e ossessivi per telefono o tramite messaggi, e-mail, WhatsApp e tutto ciò che la tecnologia mette a disposizione. 

#8 Rinunce. In ogni relazione si scende a compromessi e si sacrifica qualcosa per l’altro. Ma il dipendente emotivo rinuncia praticamente a tutto: alle amicizie, ai familiari, ai progetti, ai bisogni, perché inizia a contare solo ciò che è importante è l'altro. 

#9 Dipendenza affettiva e sensi di colpa. La persona che soffre si sente vuota e senza speranza se non è con il partner e nel contesto di una relazione, quindi la perdita della persona amata è una preoccupazione costante nella sua vita. D'altra parte, si sente in colpa per gli stati emotivi negativi del partner, credendosene responsabile anche quando non lo è. Come in un famoso messaggio virale humor che girava via email prima dell'avvento dei social, in cui lei si chiedeva tra sé e sé cosa avesse fatto per provocare il silenzioso malumore di lui e come porvi rimedio, mentre lui intanto pensava semplicemente alla squadra del cuore che aveva perso.

#10 Ansia da separazione e sindrome da astinenza. Una separazione momentanea genera una grande ansietà che la persona con dipendenza affettiva non riesce a gestire. Anche dopo che la relazione è finita, si cerca di mantenere i contatti, generando, nei casi estremi, situazioni di stalking. 

Dipendenza affettiva, come uscirne? Ora che abbiamo capito se siamo intrappolati anche noi in questa sorta di sindrome, possiamo provare a intraprendere quattro passi. Il primo, riguarda lo sviluppo dell'autonomia e dell'indipendenza. Si devono recuperare i gradi di autonomia e indipendenza che consentono l'equilibrio nella relazione. Poi, lavorare sullo sviluppo di un'autostima incondizionata e che dipenda da risorse interne, non da fattori esterni. Bisogna ragionare molto sulle aspettative irrazionali che riguardano la relazione, il legame e i ruoli dei membri della coppia per accettare convinzioni più adeguate e che consentano uno sviluppo all'interno della relazione. Infine, se da soli non ce la facciamo ad uscire da uno stato di disagio, non c’è mai da vergognarsi chiedendo aiuto ai terapeuti. In fondo, sono lì solo per aiutarci.

Dal Sito: Marieclaire.com

giovedì 22 agosto 2019

Colori e personalità


Scopri come la Terapia del Colore può migliorare la tua energia!

Spesso ci sentiamo stanchi, debilitati, poco concentrati, con la testa offuscata, instabili e poco coerenti, abbattuti o apatici e non ci riconosciamo nelle solite reazioni… e se il semplice utilizzo di un capo colorato, una luce particolare, o, perché no, un bagno di colore….facesse già la differenza?Scopriamolo assieme!

L’ENERGIA DEI COLORI

Si dice che il colore sia vibrazione… ed è vero! Esso infatti è in relazione alla luce che penetra la materia e in base alla lunghezza d’onda che essa riflette: pertanto anche noi “vibriamo” con i nostri sensi e interagiamo con l’ambiente circostante in un equilibrio dinamicoassorbendo e cedendo energia. Ogni cellula e ogni organo, infatti, riceve frequenze e ne emette di proprie: in questo modo si attraggono componenti per osmosi, selezionando ciò di cui ognuno di noi ha bisogno. Tuttavia, se il corpo umano è sottoposto ad un forte campo elettromagnetico esterno di polarità negativa ed entra in risonanza con questo, la cellula si nutrirà di sostanze nocive generando disordine funzionale e abbassamento del colore risuonato.

L’energia assorbita scorre attraverso di noi creando esperienze diverse che noi rielaboriamo come emozioni. Ma se il nostro sentire non fluisce liberamente si possono generare da semplici disturbi a malattie croniche: magari ti potrà sembrare strano o poco pragmatico, ma la cromoterapia è oramai riconosciuta ed utilizzata da molti medici e operatori del benessere per la cura di diversi problemi psicosomatici.

Colori e Personalità: andremo ora a capire quali sono i colori associati alle caratteristiche personali, di modo tu possa ottenere degli spunti utili per riconoscere le tue qualità e implementare le tue aree di miglioramento.

1. IL ROSSO e LA FISICITA’

Il colore rosso è collegato alla radice ed è sinonimo di salute: dona forza al cuore per essere coraggioso, favorisce l’attività fisica, l’energia e la praticità manuale. Caratterizza, inoltre, le persone altamente responsabili, che amano profondamente la vita e prendersi cura di sé stessi, che infondono solidità, sicurezza e fermezza. Se la radice viene meno, si noterà una forte stanchezza, perdita di costanza, testardaggine smisurata, attacchi di rabbia e aggressività, poco senso del dovere e pensieri di miseria e abbandono.

2. L’ARANCIONE e LA CREATIVITA’

L’arancione è collegato al piacere per la vita: quando quest’energia è in equilibrio si è socievoli, accoglienti, empatici con ottime relazioni sociali. Esso è sinonimo di propositività, abbondanza, calore e capacità di mettersi in gioco. Ma se l’energia cala avremmo a che fare con persone esibizioniste, disoneste, disordinate, dipendenti (da droga, cibo, fumo o gioco d’azzardo) ed interessate ad un mero aspetto economico.

3. IL GIALLO e L’APPRENDIMENTO

Il giallo si caratterizza per essere il colore dell’autostima, le persone “gialle” si riconoscono per la sete di conoscenza: curiose, concentrate, hanno capacità di rimanere sul pezzo, generalmente ottimiste. Le troveremo spesso a studiare, informarsi, approfondire e trasmettere conoscenza. Se si perde questa centratura, ci confronteremo con persone insensibili, sospettose, egocentriche e calcolatrici.

4. IL VERDE e L’EMPATIA

Il verde è un colore che racchiude la sintesi tra i toni caldi e freddi. L’energia verde è calmante, armoniosa, appassionata e felice, coinvolgente, comprende sempre il prossimo. Se in difetto è un’energia che crea ipersensibilità, gelosia, ansia, fragilità emotiva o durezza di cuore.

5. IL BLU e LA COMUNICAZIONE

Il blu è il colore dell’apertura mentale, della meritocrazia, del senso di rispetto e correttezza. La persona blu sa portare avanti le proprie idee, possiede ottime doti di leadership con senso di appartenenza. E’ un comunicatore a servizio degli altri, calmo, stabile e paziente e mantiene il giusto distacco dalle situazioni (non è passionale ne emotivo). Se, però, l’energia blu è cristallizzata la risultanza sarà una persona snobbista, sarcastica, cinica ed ambiziosa, con la capacità di “tagliarti a fette” con l’uso della parola.

6. L’INDACO e L’INTUITIVITA’

L’indaco è un idealista puro, ingenuo, telepatico, fortemente intuitivo e non ha sviluppato la percezione del pericolo, spesso i “bambini indaco” vengono definiti tali perché incompresi: sono in realtà soggetti che possiedono un’energia gentile e sottile, non convenzionale, avanguardista. Ma è anche colui che implode in depressione, avidità e assenza totale di volontà e disciplina se non correttamente sorretto.

7. IL VIOLA e LA SPIRITUALITA’

Definito “il profeta” per la sua forte spiritualità, la connessione con il divino, profonda umiltà, fiducia e rispetto della vita, la persona viola permette di sviluppare una grande forza mentale e carisma ispirando e trasformando gli altri e avendo a cuore il benessere dell’umanità. Attenzione però che per la sua forza di persuasione, può diventare manipolatore, fanatico, speculativo, ossessionato e superbo e perdere la propria centratura.

E ROSA e TURCHESE?

Ebbene sì….anche questi colori ci aiutano a riequilibrarci! Il rosa è sinonimo di amore incondizionato, guarisce le ferite ed i traumi emotivi e promuove il rinnovamento cellulare, mentre il turchese è orientato all’espressione di se stessi, migliora la comunicazioneattraverso il cuore, diminuendo le balbuzie.

Sicuramente ti sarai ritrovato in qualche descrizione e avrai riconosciuto caratteristiche positive e negative di amici e parenti: utilizza questo spunto per attuare piccoli gesti che possono aiutarti e aiutare le persone vicino a te a ripristinare la propria energia e il proprio benessere. Bastano davvero piccoli gesti: un foulard al collo, un accessorio colorato, un cristallo al polso o al dito, un complemento d’arredo e…buon riequilibrio!

Dal Sito: salugea.com

Quali sport fare per combattere l’ansia e ritrovare il sorriso


Lo sport è un mezzo molto efficace per combattere l’ansia: muoversi aiuta a rinfrescarsi le idee, a svuotare la mente e non solo!
Fare sport stimola la produzione di endorfine,  le molecole del benessere che ti assicurano serenità, ma anche buonumore e 
notti serene!

Le endorfine intervengono come co-fattori nella regolazione dell’umore,  quindi più il meccanismo naturale  del piacere è stimolato dallo sport e più diventi aperto alle esperienze delle vita e progressivamente affronti le situazioni con più distacco anche quando attraversi un momento “no”.

Praticando sport, il corpo si abitua ad un “sano stress” e diventa quindi più resistente al “vero stress” che ti  rende negativo, stanco e nervoso. 

I ricercatori dell’Università dell’Arizona hanno dimostrato che chi pratica regolarmente sportproduce meno adrenalina (ormone dello stress)  di una persona sedentaria. Ma quali sono gli sport più efficaci?

Sì agli sport outdoor nella natura!

Fare uno sport outdoor fa bene alla salute ma praticarlo in mezzo alla natura fa bene anche alla salute e  all’anima!

Dal punto di vista fisico, fare lunghe passeggiate nel bosco, pedalare, praticare  nordic walking o canoa ti aiuta a respirare aria pura e ad ottenere la massima ossigenazione e quindi a liberarti dall’ansia. 

Non solo, un’attività fisica nella natura può aumentare la tua autostima e farti sentire appagato dalla vita anche se vivi un periodo di stress. 

Uno studio giapponese ha dimostrato che chi pratica lo “shinriyoku” ( passeggiate nel bosco)  ha come beneficio immediato la riduzione del ritmo cardiaco e della pressione arteriosa.  

Quindi, appena puoi, scappa dalla città! In più, la luce solare esercita un effetto benefico sull’umore, stimolando la produzione dell’ormone della felicità, la serotonina, e favorendo, da parte del nostro organismo, la produzione della vitamina D, quindi sì a qualsiasi attività sportiva nella natura!
Consigli per fare sport e riuscire a smaltire l’ansia

Scegli uno sport che ti diverte: farsi piacere è il miglior modo per essere costante nella tua attività fisica.

Scegli uno sport senza competizione : l’obiettivo è di rilassarsi, coccolarsi e stare bene.

Impegnati: compra un diario dove scriverai il tuo programma e i tuoi appuntamenti sportivi. Se non riesci, imponiti un programma come la sfida dei 100 giorni.

Scopri quale sport è adatto a te!

1 – Gli sport cardio: una stanchezza che ti rilassa

Sport cardio: quali sono

  • Corsa moderata  
  • salto alla corda
  • aerobica
  • bicicletta
  • camminata veloce.

Sport cardio: i benefici per la mente

Fanno lavorare tutto il corpo e il tuo sistema cardiovascolare procurandoti una “sana stanchezza” muscolare.

In più provocano, se praticati ad andatura moderata, il rilascio di endorfine.  I ricercatori della Duke University hanno dimostrato che correre per 40 minuti aumenta la produzione di serotonina che regola l’umore.

Sport cardio: per chi

Per tutte le persone che pensano troppo o  che hanno bisogno di sfogarsi, quelle che hanno un carattere esplosivo o che hanno la tendenza ad essere negativi o depressi.

Raccomandazioni

Mentre corri o pedali, prova a cacciare i pensieri negativi e concentrati sul paesaggio o sulla tua play-list per evadere e sentire meglio i benefici.

Quante volte a settimana: 2 o 3 sedute di 30-40 minuti alla settimana

2 – Gli sport acquatici per rilassare il tuo corpo

Sport acquatici

  • Nuoto
  • acquagym
  • nuoto con le pinne
  • hydrobike.

Benefici

Piacevoli perché praticati in acqua tiepida, gli sport acquaticifavoriscono il rilassamento del corpo facendolo lavorare molto più intensamente di quello che sembra!

La resistenza dell’acqua aumenta il lavoro del cuore e dei muscoli e come premio effettua un massaggio corporeo. Risultato?Esci dall’acqua con i muscoli rilassati e la testa sgombra di pensieri grazie alla maggiore produzione di serotonina.

Per chi

Per le persone tese o agitate, per chi ha la tendenza a sgranocchiare tra un pasto e l’altro e che soffre di fame nervosa, per chi ha problemi di insonnia.

Raccomandazioni

La condizione sine qua non per praticare uno sport acquatico è amare l’acqua!

Se temi di annoiarti dopo qualche lunghezza, puoi alternare le attività acquatiche (fare per un esempio, un corso di acquagym + 10-15 lunghezze di rana o dorso per allungare i muscoli)

Quante volte a settimana: 2 sedute di 40-60 minuti alla settimana.

3 – Gli sport meditativi per calmare la tua mente


Sport meditativi

 yoga

tai-chi-chuan

arti marziali

Qi-gong.

Benefici

Queste discipline fanno lavorare sia il corpo che la mente.

Sono basate sulla respirazione  e la ricerca della precisione nell’eseguire la posizione.

Come la meditazione, procurano dei benefici legati ad una migliore  gestione dell’ansia grazie all’abbassamento dei livelli del cortisolo, del ritmo cardiaco e della pressione arteriosa.

Il corpo ritrova elasticità e mobilità  ma non solo: queste discipline procurano un senso  di pace interiore dando la possibilità di vedere con un altro occhio i problemi.

Sport meditativi: a chi sono adatti

Per chi odia la competizione, per chi ha problemi di costanza e di motivazione,  per chi sta per scoppiare, per chi soffre di crampi notturni o ha tensioni muscolari legate allo stress.

Raccomandazioni

Non c’è età per iniziare! All’inizio è meglio che ti faccia seguire da un maestro, poi puoi praticare questi sport da solo a casa appena hai qualche minuto per sentire i benefici.

Quante volte: 2-3 sedute di 1 ora alla settimana, poi 1 seduta di un’ora + 15-20 minuti quotidiani all’inizio o a fine giornata.

Dal Sito: melarossa.it

Ossitocina: l’ormone dell’amore e della felicità


L’ossitocina è un ormone che compie varie funzioni, molte delle quali non sono ancora conosciute con precisione. Si sa, ad esempio, che ci permette di connetterci con gli altri, di provare affetto, che ci spinge alla riproduzione e all’allattamento, all’amore in tutte le sue innumerevoli forme e sfumature. È l’ormone che induce al parto e che dà forma alla vita.

Oggigiorno, quando parliamo di ossitocina, molti la relazionano quasi immediatamente con l’ossitocina sintetica, quella che permette di dare alla luce. Una realtà non esente da certe polemiche, che in qualche modo sfuma la magia e la grande trascendenza dell’ossitocina. Un ormone che noi stessi produciamo nell’ipotalamo e che viene secreta dall’ipofisi.

“I sentimenti si producono nella chimica del cervello, non nel palazzo del cuore. È lì che si nasconde la macchina più misteriosa e affascinante”.

Gli studi dedicati a questa piccolissima molecola organica, che agisce come ormone e neurotrasmettitore, non smettono di susseguirsi. Di recente la rivista scientifica Social Cognitive and Affective Neurosciencie ha dimostrato il ruolo svolto dall’ossitocina a livello mentale per quanto riguarda il rilassamento, la calma e tutti i processi che vengono attivati, ad esempio, durante la meditazione.

Per dirlo in altre parole: l’ossitocina non solo ci connette con gli altri, ma favorisce anche quei meccanismi psicologici ed emotivi che ci aiutano a connetterci meglio con noi stessi, alla ricerca del nostro equilibrio interiore.   

Rivelate alcune delle sue funzioni e riconosciuta la sua importanza, cerchiamo di saperne di più su questo incredibile ormone: l’ossitocina.

L’ossitocina: l’ormone dell’amore e…

L’ossitocina è un oligopeptide composto da nove amminoacidi. È stato scoperto all’inizio del secolo scorso ed è stato sintetizzato dal biochimico Vincent Du Vigneaud in maniera artificiale nel 1953. Momento in cui questo composto, potente e indispensabile per il nostro cervello, iniziò ad essere il principale oggetto di studio nei laboratori: l’obbiettivo era quello di identificare il ruolo che svolgeva in aspetti importanti della nostra vita, come le relazioni sociali.

Adesso sappiamo che questa sostanza chimica è il motore che accende e dà forma a gran parte delle nostre condotte prosociali, come l’empatia, la fiducia, l’amicizia, la generosità e l’altruismo. Svolge, inoltre, una funzione importantissima per il centro di ricompensa dopaminergico: è proprio l’ossitocina a generare, ad esempio, piacere durante l’orgasmo. Ebbene, date tali caratteristiche, non manca chi ha dato per scontato che l’ossitocina sia la responsabile dei vincoli romantici così intensi e significativi tipici di una relazione di coppia.

Tuttavia, come spiegatoci da una ricerca pubblicata sulla rivista Neuroscience and Biobehavioral Reviews, quest’ultimo dato è molto più complesso di quanto possiamo immaginare, perché nelle relazioni affettive entrano in gioco molte altre componenti, molte altre dinamiche a quella ricetta di neurotrasmettitori in cui l’ossitocina svolge un ruolo concreto.

Quando siamo innamorati e proviamo una passione intensa, caotica e quasi ossessiva, l’ossitocina funge da disinibitore. Gli studiosi sostengono che quest’ormone provoca nei nostri circuiti neuronali un effetto simile a quello scatenato dall’alcol: ci spinge a rischiare, a fidarci di noi stessi e a non vedere i possibili pericoli o le implicazioni che una determinata relazione può avere, anche se è dannosa o tossica. Non manca neppure chi vede in questo effetto un lato oscuro, senza far perdere all’ossitocina il suo fascino.

L’ossitocina ci facilita la vita

Se la generosità, l’affetto, la fiducia e la compassione sono regolate dall’ossitocina, capiremo senza dubbio perché spesso viene denominata “l’ormone dell’umanità”. Tuttavia, non bisogna tralasciare un dato molto importante: anche nel regno animale le madri proteggono e difendono a costo della propria vita i loro piccoli, poiché anche il loro comportamento è regolato dall’ossitocina. Difatti, si sa che tra i cani e gli uomini si stabilisce un prodigioso vincolo magico, regolato da questo stesso ormone.

“Gli occhi non servono ad un cervello cieco”

Più che etichettarlo come l’ormone dell’umanità, dunque, dovremmo vederlo da una prospettiva più ampia e trascendente, come qualcosa che ci semplifica la vita. Perché grazie all’ossitocina ci connettiamo con gli altri, con le altre specie, con il nostro ambiente circostante e anche con noi stessi, per coesistere con maggiore armonia, comprendendo che l’affetto, l’altruismo, la cura di se stessi e degli altri garantiscono la sopravvivenza.

Attualmente, inoltre, si sta approfondendo su un aspetto tanto interessante quanto importante. Si è scoperto che l’ossitocina incrementa la nostra attenzione verso l’informazione sociale ed emotiva del nostro ambiente. Ci guida verso determinati stimoli, per processarli come significativi e poterli ricordare. Ancora una volta compare quella connessione, quella forza che ci invita a concentrarci su ciò che ci circonda, per formare parte del tutto.

Questo apre una pista per quanto riguarda le persone affette da Disturbo dello spettro autistico. È stato dimostrato, infatti, che la carenza di ossitocina potrebbe contribuire alla comparsa dell’autismo, cosa che ha portato alla realizzazione delle prime prove cliniche grazie alle quali migliorare l’integrazione sociale e la qualità delle interazioni. Speriamo davvero che sia così, e speriamo anche che le nuove scoperte sulle funzioni di tale ormone non smettano di sorprenderci, per dimostrarci le meraviglie che nasconde la nostra biologia.

-via La Mente Meravigliosa

5 esercizi di respirazione per diminuire lo stress



Abbassare lo stress, ritrovare la calma e combattere l’ansia regolando il ritmo della respirazione: tecniche facili ed efficaci da eseguire in autonomia.

La respirazione è una funzione vitale automatica che permette di ossigenare organi e tessuti, un processo fondamentale che può diventare una risorsa preziosa per rilassarsi e tenere sotto controllo lo stress in ogni momento della vita quotidiana.

Saper respirare nel modo giusto, controllando e dettando il ritmo, può aiutare a superare una crisi di panico e ad abbassare il livello dell’ansia sia in casa sia fuori casa. La maggior parte degli esercizi di respirazione da mettere in pratica per raggiungere questo scopo, tuttavia, non si improvvisano e sono spesso il frutto di una pratica costante e prolungata. Prendendo in esame le pratiche più semplici, tuttavia, è possibile passarne in rassegna cinque facili da eseguire da parte di chiunque e, soprattutto, da sperimentare in qualsiasi luogo.

Respirazione a narici alternate

Uno degli esercizi più semplici da mettere in pratica per ritrovare la calma e diminuire lo stress si chiama “nâdî shodhana pranayama”, la respirazione a narici alternate che dona relax e calma favorendo anche il sonno notturno. Si esegue in questo modo: ci si siede in una posizione comoda, anche su una sedia, si chiude la narice sinistra con il dito anulare e si inspira con la narice destra, espirando sempre con la destra per almeno cinque secondi. Successivamente si apre la narice sinistra e si chiude con il pollice la narice destra, espirando ed inspirando con quest’ultima. Si prosegue l’esercizio per alcuni minuti e, infine, si esegue una profonda espirazione utilizzando entrambe le narici.

Respirazione addominale

La respirazione addominale, diversamente da quella toracica, riesce a potenziare l’ampiezza del respiro di oltre il 70%. È anche una risorsa per ridurre lo stress e ritrovare la calma in situazioni critiche: dopo essersi seduti, con le mani appoggiate sullo stomaco, si inspira con in naso per pochi secondi facendo in modo che lo stomaco si gonfi lentamente. Si blocca l’aria per circa tre secondi e posi si espira con la bocca, sgonfiando lo stomaco. L’esercizio dà ottimi risultati se eseguito per almeno cinque minuti.

Respirazione 4-7-8

La tecnica di respirazione 4-7-8si basa sul calcolo del ritmo del respiro in modo che si rispetti una determinata tempistica

È un metodo molto usato per limitare i livelli di stress, allontanare i pensieri negativi e soprattutto per favorire il sonno. Oltre a regolarizzare la frequenza cardiaca, questa tecnica aumenta l’ossigenazione del sangue sortendo un effetto sedativo ottimale. Si esegue in questo modo: si inspira con la bocca chiusa contando mentalmente fino a 4, poi si trattiene il respiro per 7 secondi e si espira contando fino a 8. L’esercizio si ripete almeno per tre volte consecutive.

Meditazione: un'ora al giorno protegge il cuore da ansia e stress

Respirazione a fasi uguali

La respirazione Sama Vritti, detta anche “a fasi uguali”, fa parte della pratica Yoga e consiste nel regolarizzare il respiro praticando inspirazioni ed espirazioni che abbiano la stessa durata. Ci si siede a terra con le gambe incrociate, si inspira con il naso per 4 secondi e si trattiene l’aria per altrettanti secondi. Poi si espira con le narici lentamente contando fino a 4. Gradualmente si può prolungare il tempo, mantenendo costante la durata delle varie fasi.

Rilassamento progressivo

Infine, la tecnica del rilassamento progressivo di Jacobson coinvolge in modo primario la respirazione: si inizia cercando di rilassare i singoli gruppi muscolari, partendo dalle estremità degli arti, regolando il respiro cercando di inspirare con in naso, trattenere l’aria per 5 secondi e successivamente espirando con la bocca.

Dal Sito: greenstyle.it 

lunedì 19 agosto 2019

Più coccole da bambini, meno ansie da adulti



I bambini hanno bisogno di tante coccole, nessuna controindicazione: a scatenare i vizi semmai è l'assenza di affetto, colmata in altro modo
Nessun bambino è mai arrivato con il libretto delle istruzioni, ma se mai dovesse essercene uno di sicuro alla voce “coccole e abbracci con i genitori” ci sarebbe scritto “sempre utili, in gran quantità e senza limiti”. Contrariamente a un modo di pensare diffuso soprattutto in passato e per il quale troppo contatto affettuoso con mamma e papà potrebbe far insorgere dei vizi, i pochi studi scientifici sull’argomento dimostrano l’esatto contrario, evidenziando i benefici di baci, abbracci e carezze.

I ricercatori della Duke University del North Carolina hanno condotto uno studio a lungo termine: dopo trentacinque anni gli adulti che da bambini erano stati coccolati e accuditi costantemente, avevano sviluppato livelli più bassi di ansia, angoscia e ostilità. Le coccole quindi non sembrano produrre alcuna propensione al vizio, ma piuttosto si rivelano un importante fattore protettivo in età adulta contro uno dei maggiori mali dei nostri tempi: l’ansia. Perché le relazioni affettuose aiutano lo sviluppo dell’ippotalamo, l’area del cervello che controlla lo stress.
Fare le coccole significa essere presenti, significa prendersi cura del bambino: non può essere un male. I bambini che crescono in un accudimento affettuoso sapranno distaccarsi dai genitori in modo graduale e naturale.

E il vizio? Quello semmai è generato dall’assenza: e in particolare quando la mancanza di qualcuno pronto a coccolarlo viene colmata in altro modo. 
Coccolare i bambini non significa farsi tiranneggiare da loro, ma unire alla naturale propensione agli abbracci e alle carezze del tempo esclusivamente dedicato a loro, anche un tempo piccolo ma costante, quotidiano “anche solo 20 minuti al rientro dal lavoro” come consigliava il neuropsichiatra Giovanni Bollea. Un tempo di piena presenza, di condivisione e di ascolto: una coccola intensa, fonte di sicurezza per il bambino di oggi e per l’adulto di domani.

Dal sito: varesenews.it

sabato 17 agosto 2019

Raoul Bova: “La depressione? Ci sono dei momenti nella vita in cui sei solo davanti a Dio”



"Ho vissuto sempre in sottrazione, compravo le cose che non mi piacevano, che non erano quelle che desideravo, per essere rispettoso degli altri. Solo dopo ho capito che sono quello che sono, con gli stracci o con la Ferrari", ha raccontato l'attore
Una vita passa a a temere il giudizio degli altri, l’ansia di piacere a tutti, i momenti più difficili e il suo rapporto con Dio. È un Raoul Bova a cuore aperto quello che si è raccontato in un’intervista a Vanity Fair. L’attore si prepara a vestire i panni dello stilista Giorgio Armani nella nuova fiction Mediaset Made in Italy e intanto spiega come ha lavorato su di sé cambiando la prospettiva con cui era abituato a vedere le cose: “Se mi voglio comprare una cosa, lo faccio. Prima avevo l’ansia di prendere cose troppo fighe, non volevo che pensassero che ostentassi – confessa Raoul Bova -. Ho vissuto sempre in sottrazione, compravo le cose che non mi piacevano, che non erano quelle che desideravo, per essere rispettoso degli altri. Solo dopo ho capito che sono quello che sono, con gli stracci o con la Ferrari”.

Ma una componente fondamentale nella vita dell’attore è la Fede: “Sono credente e tutto ciò che ho lo devo a Lui. Ci sono dei momenti nella vita in cui affronti delle difficoltà e sei solo davanti a Dio“. Momenti che Bova è riuscito a superare anche grazie all’aiuto di uno specialista: “Il mio lavoro mi costringe all’autoanalisi, ma ho fatto anche delle sedute con un terapeuta per capire alcuni passaggi che non riuscivo a risolvere da solo. E consiglio a tutti – a chi si accorge di non avere più il controllo, a chi ha eccessi di pianto, a chi ha tanta rabbia, a chi non contiene le emozioni – di andare da un terapeuta che riordini le cose. Ho vissuto momenti pesanti. Il malessere mentale è al pari di quello fisico, la depressione non va sottovalutata perché ti porta a fare dei grossi danni alle persone che hai accanto”.

mercoledì 14 agosto 2019

Paola Perego: Ho sofferto di attacchi di panico, ma ho imparato a conoscermi



La conduttrice rivela di aver attraversato un lungo percorso di accettazione di sé stessa: "Non capivo quali fossero i miei bisogni"

In occasione della fine del suo Non disturbare su Rai 1, Paola Perego ha deciso di confessarsi sulle colonne del quotidiano romano Il Tempo, tra progetti futuri e vita famigliare. Nonostante sia uno dei volti più popolari della televisione italiana, poco si sa del privato della conduttrice lombarda, con una carriera più che trentennale. Compagna del noto agente delle star Lucio Presta, Paola Perego ha però reso noto che sta vivendo un periodo piuttosto complesso a causa delle precarie condizioni di salute del padre Pietro: 

In questo momento sono molto presa da mio padre che si è rotto il femore ed è sulla sedia a rotelle. Ha 89 anni ma è sempre stato un uomo molto attivo. Con mia sorella siamo molto unite e collaboriamo per accudirlo nel migliore dei modi. Il nostro sogno è quello di rimetterlo in piedi il prima possibile.

L'impegno nella cura del padre non impedisce a Paola Perego di ritagliarsi dei momenti di serenità tutti per lei, in compagnia di chi ama o recuperando quell'intimo rapporto primordiale con la natura. Prima di riuscire a stare bene con e tra gli altri, la conduttrice ha però dovuto affrontare un lungo percorso di accettazione di sé, di ricerca dell'essenziale nella quotidianità delle relazioni, che oggi l'ha resa donna forte e sicura delle proprie scelte: 

In passato sono stata un animo molto inquieto. Non capivo quali fossero i miei bisogni e non conoscevo le mie emozioni. Ho sofferto perfino di attacchi di panico e in quei momenti l'unica cosa che riuscivo a fare era buttarmi a capofitto nel lavoro. Ho imparato a conoscermi che è la cosa più bella. Oggi sono in una fase completamente diversa rispetto al passato. Finalmente sono consapevole di ciò che mi fa stare bene. Sto continuando il mio percorso ma adesso è molto più facile vivere con me.


Dal sito: gossipblog.it 

Sostegno psicologico: quando serve e per quali casi?



In quanto scienza che studia il comportamento e la mente attraverso processi fisici, mentali e cognitivi, la psicologia può ritenersi un qualcosa di importantissimo nell’affrontare una serie di problematiche che, altrimenti, avrebbero un impatto nella vita di una persona: dalle semplici delusioni affettive fino ai più gravi lutti, sono tante le tipologie di situazioni che possono o meno avere una determinata gravità, anche in base alla risposta di una persona stessa. In ogni caso, agire su queste problematiche non è assolutamente facile è richiede un professionismo in grado di identificare la base del problema e agire su di essa.

Quali sono i problemi su cui può agire la psicologia?

Sono tanti i problemi su cui si può agire dal punto di vista psicologico: nonostante, per alcune persone, questi problemi possano essere ritenuti semplici da affrontare, non bisogna mai dare niente per scontato; alcune problematiche potrebbero essere avvertite in modo particolare da alcune persone, in base ai propri trascorsi o semplicemente considerando i punti deboli di ognuno. Per questo motivo, la psicologia fornisce un apporto comune per tutte le tipologie di problematiche, tra cui:

  • Ansia: una condizione piuttosto comune che, talvolta, non può essere risolta soltanto imponendosi la calma con esercizi di respirazione o meditazione. L’apporto psicologico permette di stabilire l’origine dell’ansia;
  • Depressione: un disturbo transitorio o prolungato, la depressione si genera a causa di difficoltà legate alla propria vita o alle proprie esperienze;
  • Attacchi di panico: spesso conseguenza delle due sopraccitate, gli attacchi di panico sono molto difficili da gestire, e portano il soggetto a soffrire di difficoltà respiratorie e di altro tipo, da curare se si verificano frequentemente
  • Lutti, che possono portare a soffrire di una situazione depressiva;
  • Difficoltà sessuali: si tratta di difficoltà che avvengono nella vita di coppia e che possono portare un determinato soggetto a soffrire per le sue difficoltà;
  • Problemi di coppia: legate non solo a difficoltà sessuali ma anche a tante altre problematiche.

Andare da uno psicologo: ci sono limiti di età?

E’ importantissimo sapere, al fine di non farsi sopraffare dalla vergogna o dal senso di disagio, che non esiste nessun limite di età nel campo della psicologia: considerare alcuni problemi come problemi minori o non adatti ad un adulto è assolutamente sbagliato, dal momento che – sottovalutando la propria problematica – si può commettere madornale di non agire sulla stessa, portando con sé gli strascichi di una condizione che si vuole ignorante volontariamente.

Se non si agisce sul proprio problema attraverso un supporto psicologico, si può rischiare di soffrire di conseguenze gravi nel corso del tempo, che si ingigantiscono con il passare di giorni, mesi o anni. E’ per questo motivo che uno psicologico, a meno che non sia specializzato in un determinato campo, offre supporto a tutte le fasce di età possibili, cercando la quadra per problemiinfantili, adolescenziali, legati all’età adulta o alla vita di coppia.

Per i traumi infantili, il compito della psicologia è quello di far prendere corpo e forma a un determinato disagio o trauma, provato – probabilmente – da piccoli e che condiziona parte dell’approccio con la realtà o con altre persone; attraverso questo processo maieutico l’obiettivo è quello di liberare ogni bambino dalle sue turbe, al fine di non determinare una preoccupante compromissione dell’età dell’infanzia, in cui avviene parte della formazione caratteriale e psicologica.

Diversamente, nell’adolescente il compito di uno psicologo è differente: l’adolescenza è una fase di transizione verso l’età adulta, che può portare con sé strascichi dell’infanzia e proietta il ragazzo verso un nuovo modo di vivere, fatto di più responsabilizzazione e progressivo distacco dal nido familiare; i problemi psicologici, nell’età dell’adolescenza, sono molteplici e piuttosto comuni, ma non sono comunque da trascurare perché potrebbero segnare in modo definitivo la crescita.

L’approccio con gli adulti è naturalmente diverso e prende in considerazione problematiche e modalità per affrontarle diverse, sia che si tratti dell’adulto preso singolarmente, sia che si affrontino problemi di coppia. I problemi, per un adulto, sono più materiali e difficilmente legati a traumi o altre sensazioni negative, come avviene nell’infanzia o nell’adolescenza: superare un lutto, una delusione lavorativa o semplicemente i diversi problemi della vita adulta può essere difficile e porta, inevitabilmente, all’insorgere di problemi legati ad ansia, stress, depressione e tanto altro di molto più preoccupante.

L’intervento può essere funzionale anche al miglioramento della vita di coppia, che può attraversare fasi di difficoltà in particolari momenti specifici e stressanti, come la nascita di un figlio, l’imminente matrimonio o l’inizio della convivenza. Attraverso alcune tecniche ed esercizi specifici, o semplicemente facendo in modo che due partner possano confrontarsi, l’obiettivo della psicologia è quello di migliorare la vita tra due fidanzati o sposi, ed evitare che il tutto termini in tragedia.

Dal sito: bloguominiedonne.info