venerdì 29 agosto 2014

Ansia e attacchi di panico Trascurarli è pericoloso


Finite le vacanze, con l'inizio di settembre termina l'ebbrezza e tornano i problemi. Le risorse finanziarie insufficienti, le incertezze legate al mondo del lavoro, le attività precarie dei giovani che non riescono a costruirsi un futuro, fanno crescere la paura di perdere il proprio equilibrio psico-fisico.
Troppi italiani avvertono la sfiducia e la quasi certezza di non riuscire a far fronte agli impegni. L'ansia si insinua dentro di noi, domina i nostri pensieri, ci rende fragili, pieni di dubbi, vittime di noi stessi, prima ancora che delle avversità della vita.
L'ansia non è un fenomeno anormale. È un'emozione di base, che comporta uno stato di attivazione dell'organismo quando una situazione viene percepita soggettivamente come pericolosa. Nella specie umana si traduce in una tendenza immediata all'esplorazione dell'ambiente, nella ricerca di spiegazioni, rassicurazioni e vie di fuga, nonché in una serie di fenomeni neurovegetativi come l'aumento della frequenza del respiro e del battito cardiaco. L'organismo in ansia ha bisogno della massima energia muscolare a disposizione, per poter scappare o attaccare in modo più efficace possibile, scongiurando il pericolo e garantendosi la sopravvivenza. Quando l'attivazione del sistema di ansia è eccessiva, ingiustificata o sproporzionata rispetto alle situazioni, siamo di fronte a un disturbo d'ansia, che può complicare notevolmente la vita di una persona e renderla incapace di affrontare anche le più comuni situazioni.
Tali disturbi sono tra i più frequenti nella popolazione, creano grossa invalidazione e spesso non rispondono bene ai trattamenti farmacologici. Si rende necessario agire efficacemente su di essi con mirati interventi psicoterapeutici brevi di orientamento cognitivo-comportamentale, che hanno dimostrato alta efficacia in centinaia di studi scientifici.
I disturbi d'ansia conosciuti e chiaramente diagnosticabili sono quelli relativi a fobie specifiche (aereo, spazi chiusi, ragni, cani, gatti, insetti), i disturbi di panico e agorafobia (paura di stare in situazioni da cui non vi sia una rapida via di fuga), quelli ossessivo-compulsivi, quelli post-traumatici da stress. Vi sono poi altri tipi di problemi legati all'ansia, quali la paura di guidare, il disturbo d'ansia da separazione, che spesso si associa a crisi di panico, oppure l'ansia da prestazione sessuale, presente nei giovani e nelle persone mature.
Molti italiani sono colpiti da episodi improvvisi e intensi di paura o di una rapida escalation dell'ansia normalmente presente. Sono accompagnati da sintomi somatici e cognitivi: dalle palpitazioni, ai tremori, dalle sensazioni di soffocamento, ai dolori al petto, alla paura di morire o di impazzire. Sono questi gli attacchi di panico.
Chi li ha provati li descrive come un'esperienza terribile, spesso improvvisa e inaspettata, almeno la prima volta. Il timore di un nuovo attacco diventa immediatamente forte e dominante. Il singolo episodio sfocia facilmente in un vero disturbo di panico, originato dalla «paura della paura». È un tremendo circolo vizioso che spesso si porta dietro la cosiddetta «agorafobia», ovvero l'ansia relativa all'essere in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile un aiuto. Queste persone non possono uscire di casa da soli, viaggiare in treno, autobus o guidare l'auto, stare in mezzo alla folla o in coda.
Tutte le situazioni potenzialmente ansiogene vengono evitate e la persona diventa schiava dei suoi attacchi di panico, costringendo spesso tutti i familiari ad adattarsi e a non lasciarla mai solo. Cresce il senso di frustrazione che deriva dal dover dipendere dagli altri. Questa situazione conduce spesso a una depressione secondaria. Lo stato d'ansia non va mai trascurato.

Luigi Cucchi

domenica 3 agosto 2014

Le 10 fobie più strane che mettono a rischio le vacanze



Quali sono le 10 fobie più strane che possono mettere in pericolo le nostre vacanze? Tempo d’estate, tempo di fobie. Gli esperti affermano che durante la stagione estiva le nostre paure irrazionali non ci abbandonano. Anzi, proprio con le partenze e con il desiderio di rilassarsi, possono anche aumentare. I sintomi sono sempre gli stessi: tachicardia, sudorazione, timore irragionevole. Tutto sarebbe scatenato dall’idea che qualcosa possa rappresentare una minaccia per la nostra incolumità e così le vacanze rischiano di rivelarsi un flop.

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1. Talassofobia
La talassofobia è la paura del mare, che ha anche una variante: la limnofobia, la fobia dei laghi. Sia il mare che i laghi rappresentano, specialmente a livello simbolico, una minaccia profonda, perché evocano il contatto con l’ignoto. Le reazioni? C’è chi non va al mare, c’è chi si immerge fino alle ginocchia e chi evita totalmente il bagno nell’acqua salata.



2. Rupofobia
La rupofobia è la paura dello sporco, che si trasforma in vera e propria ossessione per l’igiene. Gli esperti spiegano che si tratta di una paura legata a tratti ossessivi della personalità. Andare in vacanza e ritrovarsi in campeggio, per esempio, può costituire in questo caso un problema.

3. Acrofobia
Esiste anche chi ha un’irrazionale paura dell’altezza o della vastità dell’ambiente, situazioni che possono capitare di frequente in vacanza. Di solito la reazione è quella di fuga, con l’evitare di ritornare in quel luogo in cui si è manifestato il malessere. In questo caso andare in montagna potrebbe essere un problema.

4. Entomofobia
L’entomofobia è la paura degli insetti, che ha anche una variante specifica, rappresentata dall’aracnofobia, la paura irrazionale dei ragni. E’ facile che in estate ci si possa ritrovare più a contatto con gli insetti, a seconda della meta che scegliamo per le nostre vacanze. La campagna si potrebbe configurare come off limits per alcuni.

5. Fotofobia
Si tratta della fobia per la luce e il sole. D’estate può essere veramente difficile gestire questa paura. Spesso può essere scatenata da una vera e propria sensibilità eccessiva, eppure alcune persone sono costrette a coprirsi con cappelli, occhiali e vestiti. Se si espongono troppo ai raggi solari, possono incorrere nel mal di testa. Chi soffre di questo disturbo non può avvantaggiarsi nemmeno dei benefici della fototerapia, a cui ci si potrebbe dedicare proprio d’estate, avendo più tempo a disposizione.



6. Agorafobia
Gli spazi all’aperto o gli ambienti non familiari rappresentano un problema per chi soffre di agorafobia. E’ un disturbo collegato soprattutto al panico, di cui soffrono molte persone. E’ chiaro che d’estate, con più occasioni di stare all’aperto, il problema può diventare veramente invalidante, limitando la vita sociale degli individui. Bisognerebbe essere sempre pronti ad affrontare gli attacchi di panico, sapendo cosa fare per prevenirli e farli passare.

7. Mottefobia
La mottefobia è la paura delle farfalle notturne. Simbolicamente indica ciò che è misterioso e fuori controllo, perché le falene rappresentano un vero e proprio emblema della notte. Se ci rechiamo in una località di villeggiatura e apriamo le finestre di sera, tenendo la luce accesa, tutto si trasforma in qualcosa di terribile.

8. Ofidiofobia
L’ofidiofobia è la paura dei serpenti. Più in generale questa fobia si chiama scolecifobia, che è il timore per i vermi. A livello inconscio riflettiamo su questi esseri viventi la nostra negatività, una parte di noi stessi o della realtà che per noi è difficile da accettare.

9. Gimnofobia
Si tratta della paura della nudità. Si può avere paura di essere nudi, ma allo stesso tempo anche il nudo degli altri può essere una fonte di ansia. Non è certo l’ideale per chi vuole andare al mare e vuole mettersi un costumino in spiaggia. Sarebbe una paura collegata all’assenza di difese, che nasconde componenti sessuali.

10. Paura di non essere popolari sui social
Con lo sviluppo delle tecnologie informatiche e l’ascesa dei social network, si va sempre più manifestando una paura particolare: quella di non essere popolari sulle reti sociali o di essere ignorati in rete. Abbiamo il timore di essere dimenticati e questa ansia diventa più acuta proprio nei giorni di ferie, quando siamo lontani dal PC. Ci ritroviamo quindi a pubblicare continuamente foto e commenti su internet, finendo col passare le vacanze continuamente collegati anche mediante tablet o cellulare.
(Gianluca Rini)
 Nano Press

mercoledì 23 luglio 2014

Storie di Panico - Lorella




Ormai è  un anno che non ho  un attacco di panico a questo punto mi sento di dire che la guarigione non è un miraggio e che ognuno deve trovare la sua strada dentro di se perché la cura sta dentro di noi.
Secondo me molti non riescono a riconoscere i miglioramenti e moltissimi  non si fanno aiutare. Nessuna medicina, nessuna cura alternativa ha successo se non lavoriamo su noi stessi, sul nostro passato, questo è quello che per esperienza ho potuto constatare. 
 
I primi segnali d'ansia risalgono al 2000, il primo attacco verso la fine dello stesso anno, me lo ricordo benissimo.
Ricordare comunque a noi non serve, io non riuscivo più a deglutire nulla se non accompagnato da delle bevande,  mi sentivo la gola completamente secca, avevo forti formicolii agli arti specialmente inferiori, mal di stomaco, dolori al petto, il mio cuore sembrava sempre in fibrillazione, mi sentivo svenire e così è iniziata la paura.
 
Quando guidavo avevo sempre degli attacchi, dopo pensavo di avere dei mali incurabili, di morire soffocata, avevo paura di muovermi da casa e anche di stare da sola. Avevo attacchi continui di giorno, di notte, per mesi sono stata male ogni ora del giorno...ora? tutta un'altra vita, vado sempre avanti  e questo nonostante la paura di stare male è sempre presente.
 
Non ho più paura di me, di ciò  che penso, che vivo, guido, vado in giro anche se con fatica, ma ci provo sempre, sono mamma
ho una casa, un compagno,  un lavoro che mi da tante soddisfazioni e ho preso consapevolezza di essere una bella persona.
 
Sono  cose di cui ho preso consapevolezza crescendo, giorno dopo giorno, in questi 11 anni ho imparato molte cose  nuove di me e soprattutto ho imparato ad accettarmi per come sono.
 
 

Io dico di noi  che il percorso è tortuoso, duro e faticoso.  Perdersi è facile e che la speranza a volte viene a mancare, ma che la vita è bella e che bisogna imparare a conoscersi.
Dico che i sintomi fanno paura, che i sentimenti contrastanti che proviamo non devono deconcentrarci dal nostro obbiettivo di stare meglio. Qualsiasi sia il nostro percorso di guarigione dobbiamo cambiare modo di pensare e credere in noi stessi.
Dico di noi che occorre accettare il passato, chi siamo, come siamo, questo secondo me è l'inizio della nostra nuova vita.
Dico di noi che non dobbiamo vergognarci di raccontare agli altri i nostri problemi.
 

URLO A TUTTI NOI CHE LA NOSTRA VITA PUO' MIGLIORARE....CREDERCI SEMPRE E ANDARE COMUNQUE AVANTI
Lorella