martedì 16 giugno 2020

Incontro con lo psicoloco. L’ansia ai tempi del Covid. Cosa è cambiato?


Tutte le emozioni sono utili e funzionali. Anche l’ansia, perché è la spinta alla base del famoso “eustress” ovvero lo stress positivo che ci “fa muovere” verso il raggiungimento di un risultato (ad esempio se non percepissimo la famosa “ansia da esame” non studieremmo nemmeno).

Come riconosciamo l’ansia?

Ad ogni emozione corrisponde un’attivazione fisiologica e, nel caso dell’ansia, le sensazioni fisiche ad essa associate sono: tachicardia, sudorazione, nodo alla gola, nodo allo stomaco, tremolio, sintomi gastrointestinali… Questi sintomi fisici possono presentarsi in modo alternato oppure tutti insieme.

È importante riconoscere le proprie emozioni e non confonderle tra di loro. Prendiamo ora un’emozione molto simile all’ansia dal punto di vista fisiologico che è la paura. Entrambe si attivano di fronte a una situazione di minaccia ma la differenza sostanziale è che la paura è una reazione emotiva ad un pericolo reale, mentre l’ansia è la reazione ad un pericolo percepito e quindi ci attivano delle reazioni comportamentali differenti.

Ad esempio se abbiamo paura ci prepariamo all’azione e quindi fuggiamo o rimaniamo immobili (flight or fight), mentre l’ansia ci mette in guardia rispetto a un avvenimento futuro che non è ancora avvenuto e sono spesso i nostri pensieri che ci fanno provare ansia e tale emozione potrebbe attivare delle azioni mentali come il continuo preoccuparsi.

Quando l’ansia diventa negativa?

L’ansia diventa dannosa per la nostra psiche quando supera una soglia di tolleranza (soggettiva) tale per cui diventa dominante e va ad inficiare sulle nostre azioni “bloccandoci” e i pensieri ad essa collegata iniziano ad occupare tutto lo spazio della nostra mente.

Non dimentichiamo, però, che una delle funzioni principali delle emozioni è quella di darci un segnale e darci delle informazioni sul mondo. Ed è quindi comprensibile provare ansia in questo periodo per il Covid anche perché questo ci aiuta a mettere in atto comportamenti di protezione come mettere la mascherina, mantenere la distanza sociale, lavarsi le mani….

È importante che quest’ansia non aumenti e diventi predominante, instaurando in questo modo un meccanismo di rimuginio, ovvero il continuare ad avere pensieri negativi connotati d’ansia che creano un loop senza fine dal quale sembra impossibile districarsi.

Ansia e FASE 2

Ora che siamo nella FASE 2 e che gradualmente si sta riprendendo la quotidianità dopo un lungo periodo passato tra le mura domestiche, molti di noi potrebbero avvertire una sensazione di insicurezza e di ansia nei confronti del mondo esterno, una sorta di smarrimento che ci porta a desiderare di rimanere chiusi in casa. Da un lato questo è del tutto comprensibile e quindi è consigliabile riprendere in maniera graduale la propria routine in modo da abbassare gradualmente l’emozione e le sensazioni corporee ansiose. Dall’altro, se questo desiderio di evitare i contatti con il mondo esterno sembra non scomparire, ma anzi, il solo pensiero di uscire fa salire la sensazione d’ansia fino a generare degli attacchi di panico si consiglia di chiedere aiuto ad un professionista.

Lo psicologo può aiutarti a riconoscere tale meccanismo e aiutarti a vivere momento per momento e, citando Jon Kabat Zinn a “Non cercare di espellere i pensieri. Dai loro spazio, osservali e lasciali andare. …”


Dal Sito: mbnews.it

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