giovedì 12 gennaio 2017

14 illustrazioni fin troppo reali per le persone che soffrono d'ansia.

I disordini d'ansia sono fortemente fraintesi dalla società, nonostante un elevato numero di americani li abbia testati sulla propria pelle. Fortunatamente, l'artista Pranita Kocharekar ha realizzato delle immagini per provare a spiegarli.

Dopo aver affrontato l'ansia da sola, la Kocharekar ha cominciato a parlare di ciò che sentiva ai suoi amici. Ha così scoperto che molti di loro hanno condiviso delle esperienze simili, e quindi ha deciso di continuare a documentarsi e realizzare il suo progetto "Riconoscere l'ansia".

"Sapevo che solo parlare di queste cose non sarebbe stato abbastanza per sensibilizzare su questa malattia," Kocharekar dichiara all'Huffington Post America. "È molto semplice per una persona che soffre d'ansia preoccuparsi di avere l'ansia. Io spero che le mie illustrazioni possano dargli aiuto".
Nonostante le illustrazioni siano umoristiche, il lavoro pone un focus sull'interpretazione delle paure da parte di persone che soffrono regolarmente d'ansia. Questa condizione può causare panico e stress, spesso senza motivo, che si ripercuotono sulla salute del malato.



In sostanza il lavoro della Kocharekar vuole accendere un faro sulla realtà dei disordini mentali e spiegare che va bene chiedere aiuto.

"Non autodiagnosticatevi una malattia, per favore parlate con un dottore o un terapista," dice. "La consapevolezza di avere un problema è il primo passo per superarlo. Spero che le persone con o senza ansia possano comprendere meglio la malattia, così che possano aiutarsi l'un l'altro".

Sembrerebbe proprio una missione. Date un'occhiata ad altri lavori che potrete vedere in "Riconoscere l'ansia" (Acknowledge Anxiety, titolo originale).

Stai sempre troppo a pensare.


Non ti chiamano per l'orario previsto e cominci a sudare.


Quando senti un piccolo rumore nella notte, cominci ad immaginare scenari come una pugnalata mortale.


Hai chiuso a chiave la porta?


Quando controlli se hai con te il tuo cellulare prima di sederti in taxi, durante, dopo essere scesa. Due volte.


Sei estremamente indecisa.


La meditazione è...


I videogiochi ti stressano.


Non puoi leggere il giornale perché...


Sei sempre in preda a paranoie e troppa prudenza.


Hai paure irrazionali.


Il tuo subconscio è preoccupato dal non avere nulla di cui preoccuparsi.



PRANITA KOCHAREKAR

Gastrite nervosa: quanto incide l’ansia sui dolori di stomaco?



Soffrite di gastrite? Allora fate attenzione, perché avete più probabilità di soffrire di ansia o disturbi dell’umore.



L’ansia è uno dei disturbi psicologici più diffusi e ognuno di noi lo ha probabilmente sperimentato almeno una volta nel corso della propria vita. Anche se non diventa una vera e propria condizione patologica, rimanendo solo allo stato di un lieve disagio, può avere ripercussioni sul nostro benessere generale, anche su quello fisico.

Che l’ansia si manifesti attraverso sintomi fisici è forse ormai noto: sudorazione delle mani, mal di pancia, mancanza d’aria e respiro corto sono i più comuni e immediati.

Ma c’è di più. Ora, infatti, uno studio della National Health Interview tedesca dimostra che vi è uno stretto legame tra ansia e gastrite, in generale disturbi dell’apparato digerente.

I ricercatori hanno scoperto che nei pazienti con gastrite la probabilità di aver avuto alcun disturbo d’ansia negli ultimi 12 mesi era di circa il doppio rispetto alla popolazione generale, così come per gli attacchi di panico, la fobia sociale, qualsiasi disturbo dell’umore e la depressione maggiore negli ultimi 12 mesi.
Cosa è la gastrite e come riconoscerla?

Per prima cosa, cerchiamo di chiarire cosa è la gastrite e come riconoscerla. La gastrite è un’infiammazione della mucosa gastrica dello stomaco, causata dall’abuso di alcol, farmaci, da una dieta errata o dal batterio Helycobacter Piroli.

I sintomi più comuni sono:
intenso bruciore di stomaco;
forte dolore all’addome;
reflusso gastrico;
nausea e vomito;
dimagrimento.
Perché l’ansia causa mal di stomaco?

Lo studio ha preso in considerazione 4181 adulti, di età compresa tra i 18 e i 79 anni, 861 dei quali avevano ricevuto una diagnosi di gastrite cronica a vita.

Il team ha scoperto che negli adulti con gastrite vi era una prevalenza significativamente più alta di qualsiasi disturbo d’ansia (27,0 vs 15,3%), attacchi di panico (10,3 vs 4,5%), fobia sociale (17,2 vs 8,1%), qualsiasi disturbo dell’umore (21,3 vs 11,5 %), e depressione maggiore (20,1 vs 10,5%) negli ultimi 12 mesi.

Le associazioni tra la gastrite e l’umore e disturbi d’ansia erano più forti negli uomini rispetto alle donne, anche se la differenza non era significativa. I risultati suggeriscono quindi che vi è un legame significativo tra una diagnosi di gastrite e una maggiore probabilità di soffrire di disturbi dell’umore e d’ansia.

Gli studi futuri dovranno ora indagare le possibili vie fisiologiche di questi rapporti e mettere in luce i metodi per tenerli sotto controllo.
La gastrite nervosa ha effetti permanenti sul nostro apparato digerente?

Secondo ciò che è emerso dall’indagine, l’ansia potrebbe agire sull’equilibrio gastrico, rendendo il disturbo anche cronico per molti pazienti.
Come curare la gastrite nervosa?

Per trattare in maniera adeguata la gastrite, gli specialisti consigliano antiacidi e gastroproptettori. Di certo, la prevenzione è sempre molto importante ed è necessario capire bene quali sono le cause all’origine del disturbo.

Non ultima cosa da fare è modificare la propria dieta, rendendola più leggera ed equilibrata.


Andrea Salvadori

www.pazienti.it

mercoledì 11 gennaio 2017

Attacchi di panico: le 10 cose che rendono migliori le persone che ne soffrono, secondo la Scienza.


Sappiamo che gli attacchi di panico sono come un flagello per coloro che ne soffrono, ma vi sono alcuni lati che potrebbero persino essere usati a nostro favore: ecco 10 cose che rendono migliori per le persone ansiose

Gli attacchi di panico sono come un flagello per le persone che ne soffrono. Spesso ci cambiano il nostro stile di vita, il modo di pensare e di affrontare la realtà. Nei casi più gravi, possono persino compromettere i rapporti con i nostri famigliari, gli amici e il datore di lavoro. Secondo gli esperti, però, esistono anche alcune caratteristiche positive che, se usate nel modo corretto, possono diventare un valore aggiunto. Eccone 10 che tutte le persone ansiose hanno.


Intelligenza: secondo uno studio, è emerso che le persone affette da ansia e attacchi di panico, sono generalmente più acute della media.

Maggiore affidabilità: le persone ansiose tendono a considerare ogni singolo aspetto della situazione e a prendere una decisione solo quando sono perfettamente consapevoli dei rischi.

Empatia: chi soffre di ansia e, soprattutto, di attacchi di panico, si trova quotidianamente a combattere contro emozioni forti, intense e inevitabilmente impara a conoscere il senso del dolore negli altri.

Riflessività: l'ansia porta a pensare continuamente, a indagare tutti gli aspetti di una data situazione. In molti casi questo meccanismo si trasforma in analisi, sia verso se stessi che nei confronti degli altri.

Maggiore resistenza emotiva: come si dice di solito, a furia di incassare, prima poi ci si fa il callo. Ed è proprio il caso delle persone ansiose. Queste, a lungo andare, sviluppano una resistenza alle emozioni forti, soprattutto a quelle improvvise, imparando a gestirle più efficacemente.

Maggiore creatività: la capacità che hanno le persone ansiose di collegare eventi a volte apparentemente distanti fra loro, come nei casi della paranoia, le rende molto più creative della media.

Capacità organizzativa: proprio per evitare di incorrere in situazioni inaspettate, favorendo così l'insorgere dell'ansia e degli attacchi di panico, le persone ansiose sviluppano nel tempo diverse doti organizzative.

Affrontare la solitudine: gli attacchi di panico, spesso, possono isolare chi ne soffre. Le persone ansiose, in questi casi, riescono nel tempo a rendere la solitudine un valore aggiunto, imparano a gestirla e a farla un punto di forza.

Prendersi cura degli altri: proprio perché soffrono, le persone ansiose imparano a conoscere il dolore, a conviverci e a cercare soluzioni ai loro problemi emotivi. Questa esperienza personale li porta a essere più efficienti nella cura verso il prossimo.

Importanza delle cose semplici: sono le prime cose che l'ansia e gli attacchi di panico negano a chi ne soffre. La bellezza delle piccole cose. Con il tempo, la sensibilità verso questi aspetti aumenta, aiutando a capire cosa conta o meno nella vita, e per cosa vale la pena di soffrire.



urbanpost.it

La pillola “sticazzi”



“Lei è depresso” mi dice la psichiatra, e ci rimango di sale. Io che scrivo di serial killer e sociopatici, io che ho imparato a memoria il DSM-4, che studio avidamente ogni cosa che riguarda il cervello umano, come mai non mi sono reso conto di una cosa tanto banale? Che non è per lo stress se mi trasformo ciclicamente in un gorilla desideroso di scassare il mondo per poi danzare sulle macerie, in un essere feroce capace di tirare il culo a colleghi e amici per ogni minima mancanza. Che gli attacchi di panico che mi tengono sveglio di notte con la certezza che ogni respiro sarà l’ultimo (perché quando hai un attacco sei sicuro di stare morendo, non ne hai solo timore) non dipendono dal fatto che me la meno troppo.
Con lo stupore, però, mi sale anche uno strano e imprevedibile sollievo. Perché capisco che non è solo colpa mia per le cazzate che ho fatto e le persone che ho ferito. Per quanto evidentemente insufficienti, i miei studi mi hanno insegnato che la depressione è una malattia, non uno stato d’animo volontario. Al depresso non puoi mica intimare “tirati su” o “fatti una risata ogni tanto”, non è che sta fingendo. È il suo cervello che sballa. Le endorfine che mancano, i neuroni che arrancano.

Mentre torno a casa dopo la seduta, ho un satori, un momento di chiarezza assoluta durante il quale mi scorrono davanti agli occhi i miei ultimi anni.
Quando è stata l’ultima volta che mi sono divertito davvero? E non parlo delle serate in cui scivolo nell’oblio sbronzo o alterato. Non riesco a ricordarmelo. Anzi, ricordo la festa di matrimonio di un caro amico durante la quale mi sono dovuto fare violenza per non scappare via e tornare a casa a scrivere.
O a fingere di scrivere, che è quello che faccio più spesso.


2
Pubblico dal ’98, e primi due romanzi li ho partoriti con facilità e agio. Dal terzo romanzo in poi, però, le cose sono cambiate. Mi siedo alla tastiera senza avere il coraggio di toccarla per ore, e quando ci riesco il giorno dopo cancello quello che ho scritto. A volte passano mesi prima che riesca a scrivere una pagina che mi sembri decente. A volte anche anni.
Il gorilla dentro di me mi blocca le mani, mi insulta per il mio ardire, mi deride ripetendo che dovrei tornare a fare il cuoco, o suicidarmi. I tentativi di esorcizzarlo trasformandolo in un personaggio dei miei romanzi non hanno successo. Vince lui quasi sempre, e io me ne vergogno e non lo dico a nessuno. Sparo balle che vanno dal classico “quasi finito” al “ho avuto un lutto in famiglia”, e mi tocca spesso scansare i colleghi cui ho promesso la consegna. Ricordo fughe alla Fiera di Francoforte per non incrociare il mio editor, ma anche nella stessa Mondadori. Cercavo di non passare davanti alle scrivanie di chi aspettava il mio manoscritto e temevo mi avrebbe preso a bastonate. Ho scritto anche un racconto in proposito, in cui il mio alter ego, dopo essersi bruciato in droga l’anticipo, uccide l’agente per aver una proroga.
Seduta dopo seduta, comincio a mettere a fuoco altri sintomi che ho trascurato negli anni. In testa a tutti la mia incapacità di frenare la rabbia, al limite dell’autolesionismo. Litigo e insulto direttori editoriali e produttori, qualche volta rischiando di venire alle mani, qualche volta arrivandoci, perdendo amici, soldi e lavori.
E poi c’è l’isolamento, cazzo. Sono diventato un solitario, chiuso in casa e spaventato a uscire. Trascorro almeno cento notti all’anno in qualche albergo, ma nessuno di quei viaggi è stato fatto per piacere personale. Incontri di lavoro, presentazioni di libri che vivo come stessero per fucilarmi, rare vacanze che trascorro nella hall degli alberghi con il computer sulle ginocchia, disgustato all’idea di mettere il naso fuori.
L’unico posto dove sono a mio agio che non sia casa è il cinema, perché non devo parlare con le altre persone, neanche quelle che mi accompagnano. L’unico problema è che piango sempre quando c’è una scena triste.

3
Quando chiedo alla psichiatra perché sono depresso, e da così tanto tempo che non riesco a vedere l’inizio, lei non dà risposte precise. Ma lascia cadere con delicatezza l’idea che in parte sia connesso a problemi che ricadono nella “sfera autistica”.
What?
All’alba dei cinquant’anni non solo scopro di essere depresso fin dall’adolescenza, ma anche autistico? Pare di sì, ad alto funzionamento e solo per certe cose. Come stare in mezzo agli altri, per esempio, che per me è più difficile che per i normodotati. E per la sensibilità eccessiva, come avessi uno strato in meno di pelle, al punto che mi ferisco troppo facilmente.
Ne so poco, ammetto, perché la psichiatra affronta malvolentieri la questione, che io vivo eccitato come un bambino che scopre di avere dei poteri mutanti. Invece cominciamo la cura chimica per i sintomi. Ho troppo poche endorfine nel cervello, bisogna fare in modo che ne rimangano in circolo di più.
Il farmaco che mi viene prescritto è la Sertralina, una roba che fa sì che le endorfine ci mettano di più a smaltirsi. All’inizio mi dà una notevole nausea e un po’ di sonnolenza. Poi, nel giro di una ventina di giorni comincia a succedere qualcosa, che posso definire solo per la sua mancanza.
Avete mai vissuto accanto a una ferrovia o una cascata? Il rumore continuo diventa alla fine un sottofondo cui non fai più caso, se non quando cessa.
Per me è lo stesso.
Una mattina mi rendo conto che la voce del gorilla nella mia testa c’è ancora, ma non è più rabbiosa. Non è più un pungolo costante che trasforma tutto in un carico da mille, le sue braccia non mi stringono più facendomi soffocare ogni volta che guardo al futuro. È solo cinica e cupa, e posso tenerla a bada se non sono sottoposto a uno stress eccessivo.
Un po’ alla volta le discussioni di lavoro diventano solo discussioni, senza strepiti e insulti, l’ansia si placa come non è mai accaduto con i tranquillanti e gli ansiolitici che ho preso a badilate. Quando mi chiama la banca perché ho sfondato il fido, invece di nascondere il telefono sotto il cuscino e sperare che cada un asteroide, rispondo e contratto un prestito. Litigo ancora, non sono diventato un santo, ma con meno frequenza. E, soprattutto, riesco a fermarmi a un certo punto, senza andare avanti tutta la notte in loop. Quando il gorilla esce, lo rimetto in gabbia.
Le cose che mi agitano e preoccupano sono molte di meno, e ciò che prima mi provocava notti insonni e sudori gelidi adesso lo risolvo con un’alzata di spalle. ‘Sti cazzi, come si dice a Roma. Ed è così che comincio a chiamare la pillola.
La pillola ‘sti cazzi.
E scrivo. Ho ancora blocchi, problemi e momenti di sconforto, ma sono quelli che ritengo normali, posto che ci sia qualcosa di normale in questo mestiere o nel mondo. Riscrivo ancora un sacco, e sono sempre insoddisfatto del risultato finale, ma questo è ok, mi va bene così, mi spinge a migliorarmi, a non accontentarmi. Quello che conta è che comporre le mie storie e darle in pasto ai lettori è diventato un piacere, che vivo senza sensi di colpa.
Scrivere è bello, me n’ero dimenticato.
Non so come andrà da qui in poi. Per adesso, visto che nel giro di due anni ho scritto e pubblicato un migliaio di pagine, direi bene. Ma ci sono cose da cui non si “guarisce”, e la depressione è una di queste (per non parlare dell’altra questione sulla sfera autistica: e no, non so fare calcoli a mente e non ho la memoria perfetta, cazzo), e quindi probabilmente avrò ricadute e momenti brutti.
Ma sapete chi vi dico?
‘Sti cazzi.

Sandrone Dazieri
                (Scrive thriller per la carta stampata e la televisione, cura qualche volta anche libri altrui. Prima faceva il cuoco. Il suo ultimo romanzo è L'Angelo (Mondadori). @sandronedazieri su Twitter.)

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martedì 10 gennaio 2017

Insonnia addio, 7 trucchi per dormire.

Addio insonnia e disturbi del sonno.
E via di colpo anche stanchezza, sbadigli e frustrazione. Riposare bene e in modo efficace è possibile e fondamentale. Secondo l''American Academy of Sleep Medicine' - si legge su Business Insider - è possibile curare l'insonnia senza medicine o i cosiddetti rimedi 'naturali', ma piuttosto eliminando comportamenti scorretti. In che modo? Non esiste la strategia migliore, ma ci sono sette strategie di aiuto al sonno consigliate dagli esperti.

1. Smetti di infuriarti per il sonno. Chi affronta la notte con timore e guarda la sveglia fino all'ora di alzarsi inizia a sviluppare emozioni negative quali paura, ansia e rabbia associate al provare a prendere sonno. La terapia del controllo dello stimolo cerca di interrompere questa associazione, per associare al sonno solo il letto e non tutto questo carico extra. Invece di preoccuparti di quanto la tua giornata sarà tremenda perché sei stanco, pensa che ciò ti farà dormire meglio la notte seguente.

2. Pratica il rilassamento. Quando l'incapacità di dormire ti rende ansioso, il tuo corpo produce ormoni dello stress che rendono più difficile liberarti da quest’ansia. Può essere utile esercitarti al rilassamento. Usa una tecnica per rilassare progressivamente i muscoli (concentrandoti sul rilassare in sequenza ogni parte del corpo) o la meditazione.

3. Cambia il tuo modo di pensare il sonno. Questa è una strategia in due parti. La parte cognitiva comprende il mutamento delle proprie convinzioni sull'insonnia. In molti casi, chi è stressato dalla propria incapacità al sonno tende a esagerare il problema, pensando di aver dormito meno di quanto effettivamente fatto. Cambiare questi pensieri negativi può attenuare lo stress. Per cambiare il comportamento, gli esperti consigliano di combinare l'esercizio al rilassamento e la terapia del controllo dello stimolo prima descritti. Anche creare un ambiente che favorisce il sonno, come una stanza tranquilla e scura, può essere di aiuto.

4. Se non riesci a dormire, esci dal letto. È una strategia semplice: se non riesci a dormire non restare sdraiato a letto provando ad addormentarti. Se ci stai provando da più di 20 minuti, esci dal letto e vai a fare qualcos'altro. Ma non usare computer, telefono o televisione, possono solo peggiorare il problema. Secondo gli esperti uscire dal letto quando non si riesce a dormire aiuta a interrompere il ciclo che associa il letto a emozioni negative. Inoltre, la dolce privazione del sonno che viene indotta potrebbe rendere più facile dormire il giorno dopo.

5. Cambia il tuo comportamento. Già solo seguire la terapia del controllo dello stimolo descritta sopra, aggiungendo l'esercizio al rilassamento e un migliore ambiente del sonno, può essere efficace.

6. Smetti di impegnarti troppo. Per quanto suoni ridicolo, il trucco per addormentarsi potrebbe essere provare a restare sveglio. È stato dimostrato che se restano a letto contenti di essere svegli e non preoccupandosi di addormentarsi, gli insonni si addormentano in realtà più velocemente e dormono meglio. Secondo gli esperti succede perché (senza guardare telefono, computer ma facendo niente e basta) si rimuove l'ansia che si può provare mentre si tenta di addormentarsi.

7. Impara a riconoscere lo stress. Gli psicologi usano spesso la retroazione biologica per aiutare i pazienti a gestire lo stress, e può funzionare anche con l’insonnia. Devi imparare a riconoscere i sintomi: ad esempio l’elevato battito cardiaco, la tensione muscolare e il respiro affannoso. Poi prova a riportare questi sintomi dello stress a un livello normale. Se hai problemi ad addormentarti, fa qualcosa per te e nei prossimi giorni prova una o più strategie tra quelle suggerite. Se ti danno conforto, puoi continuare a usarle.


lunedì 9 gennaio 2017

7 cose da sapere se amate una persona che soffre di ansia.

Amate una persona che soffre di ansia? Ecco alcune cose che dovreste sapere.


Convivere con l’ansia è davvero difficile, non solo per chi ne soffre, ma anche per coloro che sono vicini alla persona che ne soffre, ad esempio un marito o un fidanzato. Talvolta i piani devono essere cambiati all'ultimo minuto, lo stato emotivo del vostro partner potrebbe cambiare in un attimo, e alcune situazioni devono essere evitate, proprio a causa dell’ansia. Ecco dunque alcuni consigli per migliorare il vostro rapporto con una persona di questo tipo di problema:

Ricordate che una persona ansiosa è più della sua "ansia": a nessuno piace essere definito in base a un solo attributo. Se veramente volete aiutare la persona che amate, evitate di considerarla semplicemente una “persona ansiosa”, riconoscete che in lei c’è molto più che la sola ansia, ma che si tratta di un essere umano con tutte le complessità e i pregi che hanno tutti gli altri.
  • Una persona ansiosa potrebbe stancarsi facilmente: in che senso? Provate ad immaginare di vivere costantemente in uno stato di allarme e di allerta. Questa agitazione ci porta a stancarci ed affaticarci con molta facilità, quindi cercate di comprenderlo ed evitate di accusare la persona per questo motivo.
  • Una persona ansiosa si sente facilmente sopraffatta: coloro che soffrono di ansia potranno confermarlo. Questa sensazione, che talvolta ci accompagna durante l’intera giornata, ci porta a sentirci facilmente sopraffatti e schiacciati da cose che coloro che non soffrono di ansia avvertono o notano a malapena. Se dovete andare in un luogo che potrebbe mettere in ansia la vostra dolce metà, ricordatele che potrete sempre andar via non appena ne sentirà il bisogno, e che voi le siete accanto per sostenerla in ogni circostanza.
  • Le persone ansiose sanno bene che la loro ansia spesso è irrazionale, e non serve che lo facciate notare in ogni momento. Non aiuta. Sapere che una paura è irrazionale non sempre aiuta ad eliminarla. Se così fosse, quasi nessuno avrebbe fobie o soffrirebbe di ansia, non trovate? Sapere che una paura è irrazionale non sempre aiuta ad eliminarla. Se così fosse, quasi nessuno avrebbe fobie o soffrirebbe di ansia, non trovate?
  • I cambiamenti possono essere più difficili del normale: ognuno ha una zona di comfort, sia che soffra di ansia, sia che non ne soffra, ma per chi soffre di ansia i cambiamenti possono essere spaventosi. Cercate quindi di avere un po' di pazienza e di comprensione nei confronti della vostra dolce metà.
  • Durante un attacco di ansia, evitate di chiedere "Stai bene?": Il respiro è spezzato, le mani tremano, il petto si alza e si abbassa velocemente, le ginocchia non smettono di sbattere l’una contro l’altra, e la mente è annebbiata. E’ evidente che in quel momento la persona che avete accanto non sta bene. Piuttosto sarà utile ricordarle che voi siete li se c’è bisogno, o aiutarla con frasi come: “Concentrati sul tuo respiro”, “In questo momento sei nel panico, ma non durerà. Ci sei già passata e sai che finirà presto”, "Posso fare qualcosa per farti stare meglio?".
  • Una persona ansiosa apprezza il vostro sostegno: in determinati momenti potrebbe non sembrare che sia così, ma una persona ansiosa sa bene quanto è importante il vostro sostegno e quanto vi impegnate per farla stare meglio, e ve ne è davvero grata.

Di Maria Vasta

www.benessereblog.it

Attacchi di panico: secondo uno studio, l’ansia deriva dalla paura dell’ignoto.

Secondo un recente studio scientifico, è stato dimostrato che l’ansia, così come gli attacchi di panico possono trarre origine da un’antica paura dell’ignoto.  



Tutti noi, da piccoli, avevamo paura del buio. Non era solo per le figure più o meno folcloristiche o per i racconti del terrore dei nostri genitori e dei nostri nonni.  

Era una diffidenza ancestrale, qualcosa che difficilmente è possibile spiegare. La paura dell’ignoto. Uno studio pubblicato sul Journal of Abnormal Psychology e condotto dai ricercatori dell’Università dell’Illinois, ha rivelato come questa paura sia un tratto comune in chi soffre di attacchi di panico, ansia e fobie sociali.


Secondo Stephanie Gorka, assistente ricercatrice di psicologia e psichiatria clinica dell'Istituto di Medicina dell'Università dell'Illinois e co-autore dello studio: "Un trattamento o un insieme di trattamenti focalizzati sulla paura dell’ ignoto risulterebbe in una modalità di trattamento più efficiente e di forte impatto destinata a numerosi disturbi e sintomi d’ansia". Le persone sensibili a questo tipo di paura possono finire con il passare l'intera giornata alle prese con l'ansia e gli attacchi di panico, vi è sempre un dettaglio che può far credere che qualcosa di brutto stia per succedere. Al contrario, le minacce prevedibili non sortiscono lo stesso effetto e possono essere controllate con più facilità. La risposta, in questi casi è di 'attacco-o-fuga' e la crisi si riduce non appena la minaccia scompare.

Durante lo studio, i ricercatori hanno analizzato i dati emersi da due diversi esperimenti condotti su soggetti di età compresa fra i 18 e i 65 anni. I soggetti erano così suddivisi: 41 con Fobia Sociale, 29 con Disturbo d'Ansia Generalizzata, 25 con Depressione Maggiore e 24 con Fobia Specifica, più 41 persone senza alcuna diagnosi. Ai partecipanti è stato chiesto di completare un'esperienza basata su stimoli che innescavano la paura. Sono stati misurati i battiti di ciglia di ogni partecipante come risposta a piccole scosse elettriche indotte tramite i polsi, alcune prevedibili, altre imprevedibili.

Inoltre, ai soggetti venivano somministrati tramite cuffie alcuni suoni. Stephanie Gorka ha spiegato: "Non importa chi sei o qual è il tuo stato di salute mentale, strizzerai gli occhi, battendo le ciglia, in risposta al suono. È un riflesso naturale, tutti lo fanno, senza alcuna eccezione". Per comprendere come funzionava il meccanismo, i ricercatori hanno misurato, tramite appositi elettrodi posizionati sotto gli occhi dei partecipanti, la forza dei battiti di ciglia, confrontando la risposta a scosse prevedibili e imprevedibili.

Dai dati è emerso che chi soffriva di Ansia Sociale, strizzava gli occhi in maniera più forte quando subiva scosse elettriche imprevedibili, rispetto ai partecipanti che non avevano alcuna diagnosi o che soffrivano di Depressione Maggiore o attacchi di panico e ansia. Luan Phan, un altro autore dello studio e docente di psichiatria, ha concluso: "Sapere che la paura dell’ ignoto sottostà a tutti i disturbi d’ansia basati sulla paura suggerisce inoltre che i farmaci che agiscono in modo specifico su questa sensibilità potrebbero essere usati o sviluppati per trattare questi disturbi".



* Il contenuto riportato è di carattere orientativo a fini informativi: non sostituisce diagnosi e trattamenti medici. Non deve essere utilizzato per prendere decisioni in merito ad assunzione o sospensione di terapie farmacologiche e non può sostituire il parere di un professionista afferente a qualsiasi disciplina medico scientifica autorizzata.

urbanpost.it

martedì 3 gennaio 2017

Smetti di pianificare e inizia a vivere veramente


Smetti di pianificare e inizia a vivere veramente.

Inizia lʼanno con una svolta: secondo gli studi pianificare sempre tutto aumenta ansia e stress.

Organizzare aiuta a sfruttare meglio il tempo e non dilapidare energie inutili, tuttavia può essere fonte di stress. Ti capita di provare ansia verso le novità o gli imprevisti? È il momento di cambiare strategia e adottare un nuovo stile di vita. Ecco le ispirazioni per iniziare il 2017 con grinta: scopri la tua forza interiore.


LE PAURE NASCOSTE – Spesso i periodi neri contengono un messaggio importante, perché ci mettono di fronte a un disagio interiore che chiede di essere risolto. Tuttavia, il cambiamento può fare paura perché rappresenta un salto nel buio. Ce la farò? Questa domanda porta in superficie una paura antica, che stimola al confronto con noi stessi. Non ignorare la tua inquietudine. Il vero interrogativo è chiederti che cosa hai paura di perdere.

SOSTENERE SE STESSI - La posta in gioco talvolta è il timore di perdere ciò che abbiamo e non importa se si tratta di un lavoro che ci complica la vita o un amore tossico: lo spettro della solitudine terrorizza. Eppure la capacità di sostenere il peso delle proprie scelte costituisce anche una fonte di autentica libertà: sei in grado di farlo, prendi il timone della tua vita nelle tue mani. Il primo passo è smettere di rimandare. Non si tratta di mandare tutto all'aria, ma semplicemente iniziare a sentire dal profondo ciò che per te ha davvero importanza.

LA FORZA DELLA GIOIA - Dare una nuova priorità alle cose può portare a incredibili rivoluzioni. Secondo gli esperti chi tende a programmare tutto in modo da evitare imprevisti rischia di vedersi travolgere dall'ansia quando la realtà sfugge al controllo: questo accade con particolare frequenza nelle città o nelle metropoli, dove, dal lavoro al traffico, si moltiplicano gli eventi inattesi. Quando inizi a costruire l'esistenza sui valori in cui credi e hai il coraggio di aggiungere alla giornata più occasioni in grado di renderti felice scopri una nuova sorgente di energia e forza.

STOP CON IL CONTROLLO! - Training autogeno, meditazione, yoga e arti marziali possono aiutare a sviluppare l'equilibrio corpo-mente. Ricorda che meditare non è solo questione di corsi o tecniche: trova dieci minuti ogni giorno per stare in silenzio e ritrovare il contatto con te stessa. Discipline come lo yoga della risata insegnano che anche in un ingorgo stradale ci si può mettere a ridere: gli imprevisti sono tali solo se rimaniamo fermi sulle nostre posizioni. In realtà il fuori programma apre la porta alla magia del cambiamento e allena all'elasticità.

LA MAGIA DEL FLUSSO - La tendenza al controllo porta verso comportamenti impostati su una rigidità in senso fisico e mentale. Invece di provare rabbia verso gli eventi inaspettati inizia a chiederti come puoi affrontare al meglio la situazione. Spesso accade di perdere energia e tempo nel tentativo di mantenere invariati i programmi fatti, anziché osservare le necessità del momento. Lasciati andare al flusso. Il controllo è sicuro solo in apparenza: la vera sicurezza è la forza interiore che nasce a livello interiore. Affidati alla vita e scoprirai quanto sa essere generosa quando abbiamo il coraggio di seguire le intuizioni che vengono dal cuore.


Cinque consigli contro l'ansia da anno nuovo.


La lista dei buoni propositi per il nuovo anno è sempre troppo lunga. E alla vigilia di quello successivo le aspettative iniziali molto spesso sono risultate disattese. Ma come fare ad affrontare i nuovi progetti con la giusta emotività senza l'angoscia del fallimento? Lo psichiatra Michele Cucchi, direttore sanitario del Centro medico Santagostino di Milano, spiega come inseguire nuove mete senza farsi abbattere dall'ansia di realizzare ogni sogno:

1) No rimpianti. Non lasciamo spazio al rimpianto di errori ed esperienze che hanno segnato il nostro passato, ma valutiamo attentamente l'opportunità di imparare dalle difficoltà e dagli errori per migliorare concretamente il nostro futuro;

2) Sì a nuove cime. Non confondiamo obiettivi ambiziosi con elevate aspettative. L'obiettivo ci aiuta a tracciare la direzione da perseguire con volontà, l'aspettativa innesta in noi stessi l'ansia del fallimento;

3) Vivi il momento. Viviamo la magia del momento, non aspettiamo sempre ciò che deve arrivare domani. Oggi è il nostro giorno speciale in cui potremmo fare scoperte e vivere esperienze incredibili;

4) Take your time to plan. Diamoci tempo per pianificare al meglio i nostri programmi futuri, scegliamo ciò che veramente conta per noi e sentiamoci liberi di dare tutti noi stessi per realizzare i sogni che desideriamo realizzare da molto tempo;

5) Tieni vivo il fuoco. Coltiviamo il desiderio, 'la pancia sempre piena' ci allontana dalla capacità di raggiungere i nostri obiettivi. L'ardente fuoco che accende la passione, il sapore di ciò che vorremmo ma ancora non abbiamo, renderà ancora più speciale l'attesa.

"La fine dell'anno e l'inizio di quello nuovo rappresentano sempre un momento in cui si fanno i bilanci su come è andato l'anno trascorso e si azzardano previsioni su come andrà quello in arrivo - afferma Cucchi - Molto spesso ci troviamo a fare un'analisi, soprattutto nel caso in cui le cose non sono andate molto bene. E' lecito sognare un futuro migliore, ma non sempre le ipotesi più rosee si concretizzano. L'aspettativa di puntare in alto può generare quest'ansia da nuovo anno".

"Non dobbiamo vivere il principio del nuovo anno come una corsa a ostacoli con la sensazione di essere sotto esame, con la paura di essere bocciati se non rispettiamo il ruolino di marcia - ammonisce lo psichiatra - La vera felicità la troveremo invece nella gioia di tutti i giorni, avvertendo nei muscoli la fatica della lotta quotidiana, di sacrificarsi insieme alle persone care per un importante progetto, un sogno in cui crediamo ciecamente".

"E' bello sognare - conclude Cucchi - ma per dare fiato e gambe ai sogni bisogna prendersi del tempo per pensare, pianificare, valutare, calcolare, capire. Spesso non ce lo concediamo questo tempo, dobbiamo ricavarlo assolutamente".

lunedì 19 dicembre 2016

Attacchi di panico, lettera aperta all’ansia per Natale: sparisci almeno per la vigilia.

Lettera aperta all'ansia per la vigilia di Natale: fatti da parte e lasciami vivere i pochi momenti felici della mia vita.

Non voglio iniziare questa lettera con ‘cara ansia’, perché non c’è nulla di caro in tutto questo. Voglio però dirti la mia, almeno per una volta, sul senso di impotenza che provo nel non poter decidere nemmeno di cosa aver paura nella mia vita. Da un dato punto in avanti, attorno a me si è formato uno spesso banco di nebbia, perché è così che io ti vedo, un manto bianco e freddo che non mi lascia respirare, che non mi fa guardare le cose con gli occhi di chi ha il sole alle spalle. C’è stato un tempo in cui ero felice, parlavo con tutti, uscivo e, più di ogni altra cosa, sorridevo.

Questi aspetti della mia vita sono diventati un torbido pozzo d'acqua, non riesco a vederne il fondo e ci mi ci ritrovo dentro senza averlo chiesto a nessuno. Io ti odio, è giusto che tu lo sappia, ma non per questi dettagli che con fatica, qualche volta, riesco a riavere. Ti odio per ciò che mi hai trasmesso in tutti questi anni: l'assenza di speranza. Perché quando arrivi, tutto quello che resta è l'incapacità di poterne uscire. Non voglio sedermi accanto ai miei figli, a mia madre, mio padre, mio marito o mia moglie, e pensare costantemente che un giorno tutto questo finirà, che il mondo smetterà di esistere e che io morirò. Allo stesso modo non voglio ritrovarmi sull'orlo dell'abisso a guardare il riflesso di ciò che sono. Non voglio digrignare i denti nel sonno, andare a letto con l'incubo di non risvegliarmi più o sentire un cappio stretto al collo mentre sono a tavola con le persone che amo.
Non voglio spaventare i miei figli, vergognarmi di uscire per paura di una crisi. Non voglio piangere senza un vero motivo: a proposito, anche per questo non ti sopporto. Sono io che devo decidere quando emozionarmi, sono io che devo decidere quando commuovervi, arrabbiarmi, urlare o stare in silenzio. Mi hai obbligato per tutto l'anno a vestirmi come volevi tu, a mangiare quando volevi tu, a uscire quando volevi tu. È una dipendenza che non ho deciso. Mi hai obbligato a ingurgitare pillole e farmaci in cerca di un attimo di quiete, ad andare per ospedali quando avevo solo bisogno di riposo. Perciò, per favore, 'cara ansia', almeno per questa volta lasciami sorridere.




Michele Iacovone 


Urbanpost.it