sabato 24 marzo 2012

Anche i vip soffrono di panico: Giovanni Allevi parla per INSIEME ONLUS della sua esperienza


E' uno dei pianisti e compositori di musica più famosi dei nostri tempi. Eppure, anche lui ha sofferto di disturbi da attacchi di panico.

Lo racconta qui, in un'intervista rilasciata alla pagina facebook dell'Associazione Insieme Onlus. E' una testimonianza preziosa, perchè fa luce su qual è l'atteggiamento corretto da tenere al presentarsi dei sintomi e come affrontare il disagio: lasciarlo parlare e guardarsi dentro con umiltà.


Giovanni parla con saggezza: "Non sono più forte del Panico, non posso esserlo, e quando viene a trovarmi, ciò che posso fare è non opporre resistenza e farmi travolgere."  

La migliore testimonianza che si possa avere sul fatto che è possibile imparare a gestire questo disagio e conviverci.




Cos'è l'automutuoaiuto

Cari amici,
la prima cosa che deve fare chi si trova alle prese con disturbi d'ansia o attacchi di panico è consultare uno specialista, che darà la cura migliore per affrontare il picco.

Contemporaneamente, però, occorre intraprendere la strada del lavoro individuale, tramite colloqui o psicoterapia, per individuare a fondo le cause del malessere.

A fianco del lavoro individuale, è importante inserirsi in un gruppo di automutuoaiuto, proprio per sentirsi supportati e sentirsi parte di una famiglia. E' più facile affrontare il cammino se si hanno vicino persone che ci supportano e ci comprendono!

Vuoi sapere tutto ma proprio tutto sull'automutuoaiuto? Clicca qui ... c'è anche uno stupendo video!

Per fare parte di un gruppo già esistente o crearne uno nuovo scrivi a info@insiemedap.it



 

venerdì 23 marzo 2012

Unisciti alla nostra grande famiglia!


Se abiti a Brescia o in provincia di Brescia, questo annuncio è per te: unisciti al nostro gruppo di automutuoaiuto di Rezzato! E' un gruppo che esiste già da diverso tempo, capitanato dal nostro Sandro.

Cosa succede nel gruppo? Ci si racconta, ci si confronta, si mettono insieme le proprie esperienze, si creano relazioni personali con gli altri membri che ci aiutano a sentirci meno soli e parte di una famiglia ... 

Se anche tu vuoi condividere con noi questa bellissima esperienza, ti aspettiamo per abbracciarci, aiutarci, parlare insieme di ciò che ci disturba!

Per sapere come funziona. mandaci una mail a info@insiemedap.it.

Insieme... tutto è possibile!



giovedì 22 marzo 2012

Gruppi di automutuoaiuto


AUTO-MUTUO-AIUTO


 

Come persone che hanno vissuto il problema crediamo che la condivisione sia una strada importante da intraprendere per uscire fuori dal Dap, l'auto-mutuo aiuto, riconosciuto anche dall' O.M.S.(Organizzazione Mondiale della Salute), è quindi da ritenersi, per noi, uno dei più validi percorsi per uscire dal disagio del panico.

"Lo straordinario risiede nel cammino
delle persone comuni”

Paulo Coelho


Siamo tutti sulla stessa barca”
“…Si tende spesso a credere che il fatto di trovarsi sulla stessa barca con altre persone, accomunate dal medesimo bisogno o problema, non porti  da nessuna parte. Nel caso di un gruppo di auto-mutuo-aiuto,peraltro, la condivisione di uno scopo e di una missione in comune rappresenta proprio, per certi versi, il trovarsi <<sulla stessa barca>>. Tra le prime funzioni  del processo di mutuo-aiuto, in quest’ottica c’è quella di aiutare i membri del gruppo  a immaginare come questo potrebbe fare da catalizzatore delle loro energie e risorse. Quale, in questa direzione,il ruolo degli operatori?
Costoro possono usare esempi concreti, tratti dalla loro esperienza, per far capire ai partecipanti quello che intendono per auto-mutuo-aiuto, sia come processo, sia come risultato delle attività di gruppo. Possono cercare di socializzare, cioè, la loro visione del gruppo come impresa comune, che fa leva sulle risorse di ciascuno; lo scopo che il gruppo si prefigge dovrebbe fare da punto di riferimento comune per comprendere il significato e le conseguenze della loro partecipazione. Non va dimenticato, infatti, che <<sulla stessa barca>>  ci sono non soltanto i problemi, i bisogni e gli obiettivi dei partecipanti, ma anche le risorse di cui essi dispongono. La fase di presentazione iniziale, che serve prima di tutto per far risaltare l’interdipendenza dei partecipanti rispetto ad uno scopo condiviso, andrebbe impiegata anche per aiutarli a individuare uno alla volta le proprie abilità e risorse. In questa stessa fase nasce la consapevolezza di come dall’<<esssere sulla stessa barca>> possa scaturire una ulteriore dinamica di mutuo aiuto: quella, della<<forza del numero >>….”
Steinberg, D.M., (2002) L’auto/mutuo aiuto, Erickson


INSIEME.... TUTTO E' POSSIBILE!!!


Associazione Insieme Onlus
http://www.volontariatosalute.it/volontari_associazione_singola.php?id=70

www.insiemedap.it


Per informazioni : info@insiemedap.it 

Viene primavera ... INSIEME!


Cari amici,
sboccia ovunque la primavera e per noi fioriscono tante novità .... stiamo lavorando su molte iniziative, alcune piacevoli, alcune "importanti", e presto saremo orgogliosi di condividerle con voi!

Ricordo a tutti che oltre a questo blog, il sito www.insiemedap.it  e la pagina facebook, per parlare con lo staff ci sono anche l'help desk, il guestbook e la mail.

Mandateci vostri pensieri, poesie, video, cartoline, mazzi di fiori ... condivideremo tutto su questo blog! Vi aspettiamo!


mercoledì 8 febbraio 2012

ASSOCIAZIONE INSIEME ONLUS







Un' Associazione di Volontariato 
con lo scopo di aiutare e sostenere le persone che soffrono di D.A.P. e di dare visibilità a tale disagio. 

INSIEME . . .  TUTTO E' POSSIBILE!

mercoledì 2 novembre 2011

Convegno: Si può guarire dagli attacchi di panico?


Convegno


In collaborazione con:




Si può guarire dagli attacchi di panico?


Si può guarire dagli attacchi di panico!


“Non ho avuto un attacco di panico, ma ho avuto paura di avere un attacco di panico…..”



L’incontro si terra’ a Roma il 28/01/2012




Saranno presenti: 
Luca Napoli (Terapeuta), 
Antonio Lo Iacono (Direttore
Istituto di Psicoterapia Psicoumanitas),
Gerardo Savignano (Fondatore pagina Facebook Ansia - Attacchi di Panico
– Agorafobia.) 
Elisabetta Guidotti (Presidente Associazione Insieme )

Per info e prenotazioni info@insiemedap.it


*Dott.sa Beatrice Gori 3409070016; 05731941263;


 *Dott. Paolo Russo 3284250210;
 *Istituto di Psicoterapia Psicoumanitas 068552268;



www.insiemedap.it


venerdì 22 aprile 2011

Sorrido perchè son guarita

Tutto iniziò 14 anni fa! Tranquilli non impallidete!!! Non racconterò tutta la mia guerra punica! ;-) Avevo 20 anni e frequentavo il secondo anno di psicologia ed ero serena, felice, entusiasta della mia nuova vita universitaria e della mia prima indipendenza lontana da casa! Un giorno, mentre stavo guidando, iniziai ad avere degli strani sintomi: mancanza d'ria(fame d'aria, tachicardia e più me preoccupavo più i battiti aumentavano, tremore alle gambe, la vista che si abbassava e senso di svenimento).
Mi fermai e subito chiamai mia madre in preda al PANICO!! Scattò così la seconda fase, giro per tutti i medici: cuore ok, pressione ok, vista ok! Ma allora, cosa stava succedendo???? In quei giorni iniziai ad avere uno stato d'ansia perpetuo generalizzato e mi ricordai di alcuni libri di testo per un esame che avrei dovuto preparare dopo poco. P.s= all'epoca i medici per ogni sintomo non ben definito non davano automaticamente come diagnosi: " lei signorina forse è un pò ansiosa"- Quindi iniziai a sfogliare quel libro fino ad imbattermi sulla parte inerente agli stati d'ansia generalizzati e agli attacchi di panico! Fu lì che per la prima volta sono stata in grado di dare un nome a quello che stavo vivendo: ero semplicemente DIVENTATA una "appanicata".
Alla lettura di tutti quei sintomi possibili, iniziai a sbiancare e iniziai a pensare:" Oddiooo e se adesso mi vengono anche questi??? e questo??? e quest'altro???"- Tuttavia però, nella mia adolescenza prolungata avevo ancora quella buona quantità di spensieratezza che mi permetteva di sorridere alla vita e di continuare ad essere Daniela, quella che sorride, ride, scherza, esce, fa, prendere la macchina, rientra, riparte. Ma poi eccolo di nuovo, dal nulla, nel momento più sereno, con gente a me cara, eccolo che con tutta la sua forza si ripresenta e per la prima volta chiesi di essere riportata subito a casa. Sapevo oramai chi era ma non sapevo come dovevo affrontarlo. Ok, ora mi direte, stavi studiando psicologia, quindi sarai andata da uno psicologo!- E invece no!!!!!!! Mi dissi che non avrei mai raccontato i cavolii miei ad uno sconosciuto, e che in fondo nulla di eclatante era mai successo nella mia vita, se non nell'essere  figlia unica con padre ansiogeno e una persona tremendamente empatica e sensibile con un primo amore che l'aveva abbandonata? Ma quanti figli unici ci sono al mondo? Quanti padri iperprotettivi esistono? Quanti amori svaniscono??
L'ansia oramai stava diventando mia compagna, ma era una compagnia che mi toglieva il respiro e che più avanzava e più mi stava rubando la cosa a me più cara: la mia indipendenza!
Per farvela breve: iniziai a pensare che una come me non avrebbe mai potuto fare la psicologa e così cambiai facoltà e mi iscrissi a Lingue e letterature straniere. Fu una scelta difficile che non fece altro che farmi sentire una fallita! Mi ero resa però conto che non credevo nella psicologia, la reputavo cmq troppo ancora legata alla filosofia e convinta cmq sempre del fatto che mente e corpo non possono essere divisi, alla fine mi resi conto di aver fatto bene ad interrompere perchè cmq non avrebbe avuto senso studiare un qualche cosa nel quale non si crede. Passarono anni, avevo mesi interi in cui stavo divinamente e magari qualche giorno con un pò di ansia, e poi nuovamente in formissima! Fino a quando, iniziai a stare davvero male, ad avere attacchi di panico continui e per tutti i giorni e così iniziai anche ad evitare ristoranti, locali, il semplice supermercato, il cinema..solo in casa mi sentivo protetta! Inizia anche a sentirmi profondamente depressa e iniziai a prendere i fiori di Bach, tisane rilassanti, andai da un medico che diceva di fare dei massaggi che permettevano di rilassare il corpo e quindi di attenuare l'ansia, ma niente di niente!!!! Presa dallo sconforto più totale e sempre convinta del fatto che la psicologia da sola non avrebbe potuto aiutarmi, andai da uno psichiatra. Feci della terapia cognitivo-comportamentale e delle lunghe chiacchierate che avrei potuto fare cmq anche con un amico, e in più mi diede un antidepressivo. Lasciai quelle gocce sul mio comodino per un mese. E come prenderle? Per interi due anni avevo frequentato persone e docenti contro farmaci di questo tipo! poi alla fine decisi di iniziare a prenderle. Il primo mese stetti malissimo ma poi piano piano quell'ansia continua inizio a sparire e le mie piccole battaglie quotidiane avevano sempre pi successo. Ogni giorno prendevo la macchina per qualche minuto in più, vedevo che non succedeva niente e mi sentivo fiera di me stessa e sempre più forte, e il giorno dopo riuscivo anche ad affrontare altre situazioni che da troppo tempo evitavo! Per troppo, troppo tempo avevo dimenticato il piacere della vita, la bellezza della vita e ora che la stavo riassaporando mi sentivo rinascere e ogni giorno sempre più in alto! Da 2 anni finalmente sono io, con i miei timori, la mia sensibilità e la mia indipendenza...e tra qualche giorno prenderò un aereo per volare al caldo!!!! Questa storia per dirvi solamente, che dal dap si guarisce e che si può tornare a sorridere!!!!!!!
Daniela

lunedì 24 gennaio 2011

L'Agorafobia. Paura della libertà e di sé stessi.

Quando si parla di agorafobia, spesso la si definisce frettolosamente come la paura degli spazi aperti. L‘agorafobia è la paura, anzi la fobia, morbosa di trovarsi in posti o situazioni dai quali sarebbe difficile (o imbarazzante) allontanarsi. Secondo Cesare Musatti, padre della psicoanalisi italiana, “l’agorafobia non è la paura degli spazi aperti. E’ la paura della libertà, paura di se medesimi”.
Non si tratta dunque solo della paura degli spazi aperti quali piazze, strade larghe e simili, ma più in generale la paura dei posti e delle situazioni nei quali può non essere disponibile aiuto in caso di improvviso svilupparsi di uno o più sintomi che potrebbero essere inabilitanti od estremamente imbarazzanti, e più in generale va vista nell’ambito di un quadro di un disagio che chi ne è colpito avverte verso sé stesso, tipico dell’ansia.
Ci può essere agorafobia anche viaggiando in treno, andando a fare la spesa al supermercato, mentre si è sul posto di lavoro. L'agorafobia si caratterizza, dunque, per la presenza di svariate fobie relative alla vita quotidiana fuori casa, come ad esempio la guida in autostrada, i viaggi in aereo, i luoghi elevati o affollati, gli ascensori, il fare la fila. La casa è spesso vissuta come l'unico luogo protetto e sicuro.
La gravità della malattia può essere tale da portare ad una vera e propria inabilità, con l’individuo che rimane intrappolato in casa, ed una pervasività tale delle fobie nella sua vita da comprometterne la sociale e di relazione.
L'agorafobia, dunque, si può manifestare con il desiderio fortissimo e spesso irresistibile di scappare immediatamente a casa. Ma non sempre: anche dalla propria casa a volte ci si deve allontanare perché non si sopporta di rimanere da soli e si ha bisogno di stare ininterrottamente in presenza e come sotto la sorveglianza di altre persone.
Come risultato di questa paura il soggetto è portato o a ridurre gli spostamenti, o ad aver bisogno di un compagno quando si trova fuori casa, oppure a sopportare situazioni agorafobiche, nonostante l'intensa ansia. Le comuni situazioni agorafobiche includono il trovarsi fuori casa da soli, l'essere in una folla, lo stare in coda, l'essere su un ponte, il viaggiare in autobus, treno od automobile.
Di solito la persona ha paura di avere un attacco paucisintomatico, ossia, di sviluppare un unico o un piccolo numero di sintomi, come iniziare ad avere vertigini o a cadere, depersonalizzazione o derealizzazione, incontinenza urinaria o intestinale, vomito, o avere un malessere cardiaco. In qualche caso, questi sintomi si sono manifestati in passato e la persona può essere preoccupata dal timore del loro ritorno. In altri casi, la persona non ha mai fatto esperienza del sintomo (o sintomi), ma comunque teme che il sintomo "possa" presentarsi, e inabilitarlo o essere estremamente imbarazzante. In un piccolo numero di casi la persona ha paura di sentirsi in qualche modo incapace, ma non riesce a specificare di quali sintomi ha paura.
 La fobia, al contrario della ‘paura’, è del tutto immotivata. La paura dipende da un oggetto esterno, ben identificabile e circoscrivibile, la fobia ha invece origine interna e ispiegabile. Le fobie sono molto diffuse, tanto che si può prevedere che non meno del 15% della popolazione vada incontro ad una forma conclamata di questa malattia una o più volte nell'arco della vita. C’è da dire, inoltre, che in molti casi il mancato ricorso alle strutture assistenziali renderà impossibile la formulazione della diagnosi e quindi i casi non potranno entrare a far parte delle relative statistiche.
La claustrofobia, al contrario, è la paura del chiuso, mentre l'ereutofobia è il timore di arrossire, la rupofobia è il timore dello sporco, e la fobobia è la paura della paura, che, nel quadro di clinico di chi è colpito da attacchi di panico porta all’evitamento sistematico di luoghi e situazioni in cui si pensa e si teme di essere di nuovo colpiti proprio da un attacco di panico. Anche l’agorafobia può rientrare in un quadro clinico legato agli attacchi di panico, manifestandosi come la paura di allontanarsi da luoghi ritenuti sicuri e la paura di esporsi a luoghi sentiti come a rischio di un nuovo attacco.
L'agorafobia, in sostanza, rientra in un disturbo più complesso e plurisintomatico che ha a che fare con l'ansia. L'ansia è interna e priva di contenuto. È quindi molto più difficile riconoscerla, spiegarla, controllarla. La manifestazione più acuta e sconvolgente dell'ansia è proprio l'attacco di panico che si presenta in maniera improvvisa, apparentemente immotivata e che consiste in un insieme di sintomi, psichici ma anche fisici, che danno alla persona che ne è colpita la netta e spaventosa sensazione di stare per morire.
Si calcola che il 15-20% della popolazione adulta soffra di disturbo d’ansia generalizzata, il 5-7% di attacchi di panico e il 3-7% di fobie. Purtroppo per risolvere i problemi che, come l’agorafobia, sono legati all’ansia o a quello che psicologi e psichiatri, definiscono “disturbo d’ansia generalizzata con attacchi di panico o fobie”, non basta, come molti erroneamente pensano la “buona volontà” di uscirne. Occorre anzi un aiuto che consenta di intraprendere un percorso che, partendo dalla consapevolezza del problema, e passando per contributi terapeutici sia farmacologici che di sostegno psicologico portino alla progressiva liberazione dalla paura.
(http://italiasalute.leonardo.it/news.asp?ID=6220)

venerdì 17 dicembre 2010

La felicità è lontana dal pensiero

La felicità si allontana quando la mente è piena di pensieri. Ciò accade perché utilizziamo nel modo sbagliato le nostre risorse naturali. Ogni volta che ci fissiamo su un problema, non solo non troviamo la soluzione ma ci allontaniamo sempre più dalla felicità, senza considerare che è proprio uno stato di serenità e felicità naturale a farci trovare la soluzione giusta.

Che fare? Consigli ed esercizi per ritrovare la felicità perduta
Uno degli esercizi più semplici per contattare le proprie risorse interiori, capaci di produrre da sole la felicità senza aspettarla dall'esterno o dal futuro, consiste nel "camminare senza pensieri". Si tratta di una particolare forma di meditazione che si attiva attraverso il corpo. Prova a fare così.
In un momento qualsiasi della giornata, mettiti a camminare e porta l'attenzione sui tuoi passi, sul senso di fatica che avverti nelle gambe; cammina senza una meta precisa, mantenendo l'attenzione esclusivamente sul corpo. Devi solo camminare: pian piano un senso di leggerezza mentale crescerà in te, come se i pensieri perdessero peso. Il camminare ti slega dalla staticità del ragionamento, svincolandoti da quelli che consideri i tuoi problemi e favorendo uno stato di benessere. A questo punto porta la tua attenzione sulle sensazioni che provi: ti sembrerà di accogliere con grande ricettività i dettagli del paesaggio su cui l'occhio si posa, i profumi che arrivano, i suoni e i colori. Questo sguardo naturale apre le porte alla felicità.

Osserva in modo distaccato le emozioni e la felicità arriverà da sé
Più ci identifichiamo in un'emozione, per esempio la rabbia o la tristezza, più finiamo col credere che quello stato sia permanente. Ma il potere di un'emozione dipende "da dove la osserviamo": da molto vicino io divento la mia tristezza. Da un po' più da lontano, le cose cambiano: a distanza è più facile comprendere che io non sono "solo" la mia tristezza. Io sono anche tante altre emozioni, felicità compresa. Prova a osservare il tuo stato emotivo  come fossi uno spettatore esterno, soffermandoti su particolari che prima non avevi notato: dove ti trovi, come sei vestito... Passa poi a cercare la tua rabbia o la tristezza nel corpo: in che punto del corpo si condensa, come si muove, se martella, se pulsa, se è sorda. Continua a osservare, guardando l'evento da lontano, sempre più lontano. L'emozione che provi si trasforma in uno stato che vive in un punto di te, ma che non ti riassume. C'è posto quindi anche per la felicità.
Cerchi la felicità? Fai qualcosa di inutile
È opinione comune che per ottenere la felicità si debba fare qualcosa. Questa mentalità non tiene conto degli ingredienti essenziali della felicità: la spontaneità, l'assenza di finalità, il vivere nel presente. Rifletti: le cose che fai sono sempre in qualche modo utili a qualcosa? E se non sono utili ti senti strano, quasi in colpa perché stai facendo qualcosa che magari ti dà felicità ma "non serve"? È importante che tu introduca ogni giorno nel tuo tempo una o più azioni che non contengano alcuna forma di finalità. Qualcosa che ti piace fare ma che non fai mai proprio perché ti pare inutile. Invece il cervello ne ha bisogno per liberarsi dalla zavorra dell'utilitarismo e produrre spontaneamente la felicità.
(Riza)