lunedì 11 novembre 2019

Depressione Natalizia: Sintomi e Rimedi. Cosa Fare per Trascorrere Natale in Felicità



Tra poco arriveranno le festività e con loro anche quella natalizia, il Natale. E’ un periodo solitamente di gioia, di felicità, di luci, colori e qualche favola da raccontare ai più piccoli per allietare un tempo meteo che non consente poi grandi giochi all’aperto.

A Natale siamo tutti più buoni, ci scambiamo regali, reincontriamo affetti che magari non vedevamo da un po’, amici parenti e non si tratta di un singolo giorno isolato. Visto il susseguirsi di varie festività, legate all’ambito religioso ed a quello laico, il periodo “natalizio” inizia molto presto e si prolunga per oltre un mese.

Alcune persone entrano proprio in modalità “festività” ed iniziano a pianificare le feste, le vacanze e i regali, forti anche di promozioni e vendite promo come quelle previste per il black friday ovvero il cyber monday. Tra mercatini di Natale, decorazioni dell’albero e presepe, alcune persone vivono un vero e proprio momento idilliaco e con ansia attendono quest’evento.

Non tutti, però: per altri questo periodo è davvero critico e vissuto come un incubo, tra depressione e sofferenza. Vedere gli altri gioire e festeggiare, inoltre, imprime ancor di più tristezza.

Alcuni soffrono di una vera e propria patologia denominata “Depressione Natalizia”, in inglese “Christmas Blues”, uno stato di tristezza congenita conclamata e difficile da gestire. Scopriamo di cosa si tratta e quali azioni possiamo compiere per trascorrere questo periodo in felicità, come dovrebbe essere, e non in gioia.

 

Sintomi della Depressione Natalizia

I sintomi della depressione natalizia sono assolutamente riconoscibili e recepiti come una vera e propria patologia catalogata tra le depressioni reattive.

Ecco quali sono i tratti caratteristici che manifestano le persone che soffrono di questo disturbo contestualmente al periodo natalizio, alcuni dei veri e propri disturbi fisici, in gergo psicosomatici:

  • Ansia e stati ansiosi.
  • Senso di colpa e angoscia.
  • Mal di testa.
  • Mancanza di appetito.
  • Bisogno di isolarsi dal resto del mondo in un’introspezione reattiva.

 

I Parenti e i Familiari: Come Comportarsi. I Rimedi

Durante le festività natalizie, incontriamo innumerevoli parenti e familiari che solitamente non frequentiamo e che, anzi, spesso possono rivelarsi degli incontri non proprio piacevoli. Durante questi meeting, l’argomento clou è senz’altro quello relativo alla nostra vita, con i familiari che indagano e vogliono conoscere e sapere finanche gli aspetti più intimi della nostra vita.

Esporsi al pubblico e sentirsi giudicati, specie se non ci sentiamo realizzati, può creare ansia ed una certa angoscia in chi si sente posto sotto la lente d’ingrandimento del giudizio che arriva come una mannaia dall’alto.

Nei casi più gravi, chi soffre di depressione natalizia può addirittura arrivare ad estraniarsi completamente dalla discussione distorcendo la realtà e dissociandosi da essa, ovvero ingenerare manifestazioni critiche vere e proprie: attacchi di panico e crisi d’ansia.

In tali situazioni, perdere il controllo è un attimo. Il rimedio è quello di prepararsi adeguatamente con l’ausilio di uno psicoterapeuta o di un buon psichiatra quando la cosa diventa difficilmente gestibile. Occorre effettuare un’attenta analisi riguardo le reali motivazioni alla base delle quali si scatenano simili comportamenti perché tali reazioni sottintendono problematiche profonde.

 

I Regali: Difendersi dallo Stress

Prima del periodo festivo, molte persone si sentono stressate al solo pensiero di dover girare e cercare i migliori regali da fare per le persone care. Sia questo, sia il pensiero di dover mettere mano al portafogli e dover spendere risorse da impiegare magari in altro modo per doni che potrebbero anche non essere apprezzati.

Per evitare lo stress dei regali, facciamo un bel respiro ed eliminiamo quelli superflui investendo il giusto budget e non di più di quanto possiamo permetterci, nel donare qualcosa alle persone che ci sono più care e a cui vogliamo dimostrare il nostro affetto.

Se ci dà fastidio la folla e soffriamo della presenza in massa di troppe persone, evitiamo i centri commerciali durante questo periodo perché saranno sempre troppo affollati e rimbombanti di una musica sparata ad alto volume anche per incentivare gli acquisti.

In questo senso, possiamo utilizzare comodamente il pc da casa o lo smartphone ed effettuare gli acquisti on line, ovvero possiamo anticiparci prima degli altri in modo da depennare anticipatamente i regali e non ridurci all’ultimo minuti in corse stressanti.

Se soffriamo di stress natalizio, cerchiamo di rimanere tranquilli e di agire in modo da evitare tutte le possibili fonti di ansia e la folla stessa, evitando la paura di essere assaliti da un attacco di panico e la vergogna, l’angoscia, derivanti dal giudizio altrui in tal caso. La paura stessa è un elemento di stress che incentiva la possibilità di un attacco di panico e proprio per questo occorre attenzione ed un certo grado di sensibilità.

 

Bilanci di Fine Anno

Le festività non portano solo consigli, ma anche bilanci di fine anno. In questo periodo ci interroghiamo sulla nostra vita e sulle scelte che abbiamo fatto soffermandoci sugli aspetti negativi di eventuali fallimenti e recriminazioni varie.

Ci guardiamo allo specchio e ci giudichiamo guardando alle conquiste ed agli obiettivi raggiunti dagli altri. E’ il momento in cui ci guardiamo dentro e rischiamo di considerare più importanti i traguardi degli altri, mentre sviliamo i nostri o amplifichiamo gli insuccessi. In questa maniera potremmo sentirci sviliti e colpiti da una sindrome di inferiorità che di certo non ci gratifica, anzi, ci insoddisfa e risultiamo tristi.

Se abbiamo questo tipo di problemi, è meglio porsi dei meta-obiettivi, ossia degli obiettivi intermedi soprattutto nel caso i nostri insuccessi fossero legati alla mancanza di costanza. In questa maniera ci sentiremo gratificati prima di raggiungere l’obiettivo principe in ogni caso.

Non bisogna avere di essere felici, ma gioire dei piccoli obiettivi e di piccole gioie cercando di elevare poi i risultati. Il pensiero positivo, d’altronde, è fondamentale per ottenere altri risultati più alti.

 

La Routine Quotidiana

Molte persone durante le festività soffrono dei cambiamenti per quanto concerne la routine quotidiana e si sentono persi per tutti gli impegni imprevisti. Tutte queste dinamiche inducono la persona a chiudersi dietro le barriere difensive rifuggendo tutti questi impegni: in tal caso ci si sente vuoti e pigri e si dà la colpa al freddo ed al meteo.

Il consiglio, in questo caso, è molto semplice, ma estremamente complesso da mettere in atto: sforzarsi di fare delle cose. Leggiamo quel libro che vogliamo finire da tempo, cuciniamo quello che ci piacerebbe fare da tempo, quella ricetta che non abbiamo avuto la forza di fare prima, ma che desideravamo.

Mettiamoci a pensare a ciò che ci piace e ci piacerebbe fare, facciamo una sorta di lista ed iniziamo a seguirla cercando di sforzarci anche un po’. Almeno inizialmente, poi tutto diventerà automatico.

Il consiglio principe, superiore a tutti gli altri, è quello di tornare un po’ bambini e rivedere il Natale per quello che è, una festa gioiosa e non uno stress troppo impegnativo.

Dal Sito: lezionieuropa.it 

domenica 10 novembre 2019

Non insegnate ai bambini (Gaber)







Un bambino risponde "grazie" perché ha sentito che è il tuo modo di replicare a una gentilezza, non perché gli insegni a dirlo.

Un bambino si muove sicuro nello spazio quando è consapevole che tu non lo trattieni, ma che sei lì nel caso lui abbia bisogno di te.

Un bambino quando si fa male piange molto di più se percepisce la tua paura.

Un bambino è un essere pensante, pieno di dignità, di orgoglio, di desiderio di autonomia, non sostituirti a lui, ricorda che la sua implicita richiesta è "aiutami a fare da solo".

Quando un bambino cade correndo e tu gli avevi appena detto di muoversi piano su quel terreno scivoloso, ha comunque bisogno di essere abbracciato e rassicurato; punirlo è un gesto crudele, purtroppo sono molte le madri che infieriscono in quei momenti. Avrai modo più tardi di spiegargli l'importanza del darti ascolto, soprattutto in situazioni che possono diventare pericolose. Lui capirà.

Un bambino non apre un libro perché riceve un'imposizione (quello è il modo più efficace per fargli detestare la letteratura), ma perché è spinto dalla curiosità di capire cosa ci sia di tanto meraviglioso nell'oggetto che voi tenete sempre in mano con quell'aria soddisfatta.

Un bambino crede nelle fate se ci credi anche tu.

Un bambino ha fiducia nell'amore quando cresce in un esempio di amore, anche se la coppia con cui vive non è quella dei suoi genitori. L'ipocrisia dello stare insieme per i figli alleva esseri umani terrorizzati dai sentimenti.

"Non sono nervosa, sei tu che mi rendi così" è una frase da non dire mai.

Un bambino sempre attivo è nella maggior parte dei casi un bambino pieno di energia che deve trovare uno sfogo, non è un paziente da curare con dei farmaci; provate a portarlo il più possibile nella natura.

Un bambino troppo pulito non è un bambino felice. La terra, il fango, la sabbia, le pozzanghere, gli animali, la neve, sono tutti elementi con cui lui vuole e deve entrare in contatto.

Un bambino che si veste da solo abbinando il rosso, l'azzurro e il giallo, non è malvestito ma è un bambino che sceglie secondo i propri gusti.

Un bambino pone sempre tante domande, ricorda che le tue parole sono importanti; meglio un "questo non lo so" se davvero non sai rispondere; quando ti arrampichi sugli specchi lui lo capisce e ti trova anche un po' ridicola.

Inutile indossare un sorriso sul volto per celare la malinconia, il bambino percepisce il dolore, lo legge, attraverso la sua lente sensibile, nella luce velata dei tuoi occhi. Quando gli arrivano segnali contrastanti, resta confuso, spaventato, spiegagli perché sei triste, lui è dalla tua parte.

Un bambino merita sempre la verità, anche quando è difficile, vale la pena trovare il modo giusto per raccontare con delicatezza quello che accade utilizzando un linguaggio che lui possa comprendere.

Quando la vita è complicata, il bambino lo percepisce, e ha un gran bisogno di sentirsi dire che non è colpa sua.

Il bambino adora la confidenza, ma vuole una madre non un'amica.

Un bambino è il più potente miracolo che possiamo ricevere in dono, onoriamolo con cura.

[Testo di Giorgio Gaber]

Marracash: “Ho avuto diversi problemi mentali, un aiuto specialistico e la musica mi hanno fatto rinascere”


E’ uno dei rapper più seguiti Fabio Bartolo Rizzo in arte Marracash ed è impegnato in questi giorni nel lancio del suo nuovo attesissimo album ‘Persona’ che oltre ad affrontare alcune tematiche sociali, tocca diversi argomenti personali e privati della sua vita. Attraverso le pagine de Il Fatto Quotidiano, il 40enne si è messo a nudo e ha raccontato dei problemi mentali che ha dovuto fronteggiare con l’aiuto di uno psicoterapeuta e della musica e ha rivelato come l’unico modo per sconfiggerli sia stato quello di affrontarli:
Nessuno parla del fatto che gli attacchi di panico, i problemi mentali, la depressione riguardino moltissime persone e non solo nel mondo dello spettacolo. Ci sono un sacco di ragazzi che sono sbandati e spaventati da quello che sta succedendo perché non riescono a capire. Non ho problemi a condividere quello che ho passato, perché mi rendo conto che per molti sono una specie di fratello maggiore. I problemi mentali sono ancora un tabù e se guardiamo i dati, sono in aumento. Si impenna la percentuale di matti pericolosi. Sono percentuali e numeri preoccupanti che sono causati da diversi fattori come lo sfaldamento delle famiglie, degli affetti e non c’è molto in cui credere oggi.

Riguardo invece ai motivi che lo hanno portato alla malattia, il rapper ha raccontato che sono state una serie di circostanze a stravolgerlo:

Viviamo in un mondo pieno di fake news dalla politica ai social, dove ci mostriamo per quello che non siamo. Nel mio caso personale ci sono state tantissime cose che mi hanno portato alla malattia, compreso un rapporto con una mia ex che non era affatto sano. Quindi la mia missione è diventata scrivere di tutto questo.

Dopo questo periodo buio però, per Marracash è arrivata la rinascita:

E’ stupefacente come la vita sia cambiata all’improvviso. Se penso che non avevo più stimoli, non volevo uscire, vedevo che uccidevo le giornate senza energia addosso. […] Mi sono riappropriato delle cose che avevo accantonato per far piacere agli altri. […] Ho viaggiato tanto dal Giappone all’India. In Giappone ho riscoperto i manga, che amavo moltissimo da ragazzino. Li avevo abbandonati perché mi vergognavo e per la paura di essere giudicato. Ma il senso è che ho ritrovato per strada la mia autostima e la fiducia in me stesso.

Oltre ad aver ritrovato se stesso, il rapper ha ritrovato anche l’amore accanto a Elodie Di Patrizi, conosciuta grazie alla collaborazione per il singolo ‘Margarita’ (ve ne avevamo parlato QUI) e nel corso dell’intervista ha raccontato il suo incontro con l’ex allieva di Amici di Maria De Filippi:

E’ successo tutto per caso. L’etichetta mi aveva proposto questo duetto, lo abbiamo inciso e ci siamo conosciuti sul set del video. Un incastro di pianeti meraviglioso che ci ha consentito di conoscerci e di non perderci di vista. Ma tutto questo è successo come ultimo step di una serie di piccoli passi verso la rinascita. Era come se il destino mi avesse riservato tutte queste belle sorprese sul mio cammino.



Dal sito: isaechia.it

giovedì 7 novembre 2019

I numeri della depressione Si tratta del più diffuso tra i disturbi mentali, con più di 300 milioni di persone colpite in tutto il mondo


Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità questa malattia è la principale causa di disabilità globale e, tra il 2005 e il 2015, la sua diffusione è aumentata di più del 18%. È spesso associata a disturbi ansiosi, considerati come la sesta causa di disabilità.

La situazione in Italia

In Italia, nel 2015, 2,8 milioni di persone soffrivano di depressione cronica (dati ISTAT). Secondo la stessa rilevazione dell’Istituto di Statistica, oltre 1,3 milioni di persone hanno sperimentato depressione maggiore. A questi si sommano altri 1,5 milioni di persone che hanno avuto manifestazioni minori. In quasi la metà dei casi la depressione si associa ad ansia, un disturbo che colpisce in Italia più di due milioni di persone. In totale, quasi 3,7 milioni soffrono di una delle due malattie, che insieme riguardano il 7% della popolazione italiana di età superiore ai quindici anni.

Il disturbo depressivo è più diffuso tra gli adulti e tra gli anziani. In Italia tra i ragazzi di 15-17 anni colpisce sei persone su mille. Tra i giovani adulti di 18-35 anni riguarda una persona su 100, mentre tra gli adulti di 35-64 anni interessa 4,6 persone su 100. Tra gli anziani di età superiore ai 65 anni, il valore è invece più che doppio: colpisce 11,6 persone su 100.

La media è di 5,4 persone ogni 100: un valore inferiore di quasi due punti percentuali rispetto a quello europeo (7,1) e simile a quello di Grecia (4,7) e Francia (5,9). Nella popolazione degli over 65, invece, la percentuale italiana è tra le più alte d’Europa, seguita solo da quella di Spagna (13,8) e Portogallo (18,9). Il valore italiano supera di quasi tre punti la media europea (8,8).

Il sesso e le condizioni economiche fanno la differenza

La depressione colpisce più frequentemente il sesso femminile: secondo l’OMS riguarda il 5,1% delle donne e il 3,6% degli uomini. I dati ISTAT del 2015 parlano in media di 3,8 uomini e 6,9 donne ogni 100 persone. Questa differenza è quasi nulla nei giovani fino a 34 anni ma tende ad aumentare con l’età. Negli ultrasessantacinquenni il numero di donne è doppio rispetto a quello degli uomini (14,4 donne e 7,3 uomini ogni 100 italiani).

Secondo l’Istituto di Statistica la diffusione cambia al variare delle condizioni socio-economiche, e anche in questo caso le differenze emergono soprattutto dopo i 35 anni. Tra gli adulti e gli anziani con un basso livello di istruzione i disturbi sono più comuni rispetto ai coetanei con maggiori titoli di studio. Tra i 35-64enni meno istruiti, infatti, la depressione colpisce 6,2 persone ogni 100. Il valore è quasi triplo rispetto a quello registrato tra i coetanei con un titolo di studio alto (2,2%). La differenza è ancora più evidente per gli over 65: ne soffrono il 12,6% degli anziani poco istruiti e il 4,2% di coloro che hanno un titolo di studio alto.

Sono colpiti dalla malattia soprattutto gli adulti e gli anziani nelle condizioni economiche più svantaggiate. Al contrario di quanto accade per il livello di istruzione, la differenza è più evidente tra i 35-64enni e si attenua leggermente negli anziani. Tra gli adulti con reddito inferiore, colpisce 6,7 persone ogni 100 mentre tra i coetanei più ricchi interessa invece 2,9 persone. Per gli over 65, i valori corrispondenti sono rispettivamente di 13,8% e 8,8%.

Lavoro e depressione

La condizione professionale di disoccupazione o inattività è associata a depressione soprattutto per gli adulti di 35-64 anni. In questa fascia di età, infatti, la malattia colpisce 2 persone ogni 100 tra gli occupati, ma il valore sale a 7,7 per i disoccupati e a 8,8 per gli inattivi. Tra gli occupati, la malattia incide sulla presenza al lavoro: quasi la metà (il 48,6%) si sono assentati almeno una volta. Il numero medio di giorni di assenza è pari a 18, mentre tra chi non soffre di malattie croniche è pari a 5.

La depressione, insieme all’ansia, rappresenta una importante limitazione nello svolgimento delle attività quotidiane per un quarto degli adulti di 18-65 anni che ne soffrono. Il 57,7% dichiara una minore resa nelle attività e il 57,4% riferisce un calo di concentrazione. Tra chi soffre di depressione o ansia l’abitudine al fumo è più diffusa rispetto alla popolazione generale. È soprattutto tra i giovani di 18-34 anni affetti da depressione e ansia che si registra un maggior numero di fumatori (37,2%). Nei coetanei che non soffrono di nessuna malattia la percentuale è del 20%.

Trattamento

Secondo l’OMS, che ha dedicato a questo tema il World Health Day 2017, nel mondo meno della metà delle persone colpite riceve un trattamento adeguato. In  alcuni paesi questa percentuale raggiunge il 10%. Come per altre malattie mentali, le difficoltà dipendono dalla mancanza di risorse e di operatori sanitari qualificati, dallo stigma sociale associato a questi disturbi ma anche da errori di valutazione. Persone depresse spesso non vengono diagnosticate correttamente oppure, al contrario, vengono prescritti antidepressivi a pazienti che non hanno il disturbo.

Dal sito: oggiscienza.it 

Se Sei Diventato Farfalla, Smetti Di Vivere Da Bruco E Accogli Il Cambiamento


Dentro di noi qualcosa è cambiato irrimediabilmente. Non siamo più gli stessi e nonostante tutto, ci sforziamo di farci andare bene la vita di prima, anche se ci sta stretta. È come se l’esterno non combaciasse più con l’interno: non è più come prima. Ma noi continuiamo a credere che passerà, che il nostro vecchio modo di essere si adatterà col tempo a quello che siamo diventato, o meglio, a come ci siamo forgiati perché sono stati i colpi duri della vita a trasformarci in quel modo.

E se smettessimo di insistere? Forse è tempo di buttare via quella vecchia vita nella quale ci sentiamo così scomodi, estranei, ed aprirci a qualcosa di nuovo che sia più consone a ciò che siamo ora. Potremmo accogliere la nostra metamorfosi e lasciar andare il passato, una volta per tutte. Dopotutto, se siamo rinati come farfalle, perché dovremmo continuare a strisciare a terra se ci siamo guadagnato le ali?

Ogni grande crisi ti cambia per sempre

I momenti drammatici della nostra vita come i lutti, le separazioni, i traumi, ci cambiano profondamente; non siamo più gli stessi dopo averli vissuto. Segnano a tutti gli effetti un prima e un dopo nella nostra vita. Ma se non siamo più gli stessi dopo di loro significa che abbiamo lasciato una parte di noi indietro; come se per uscire da quella crisi avessimo dovuto pagare un pegno. Quel prezzo da pagare era una parte di noi.

“Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla.”
(Lao Tzu)

Per uscire dal dolore, dobbiamo lasciare andare, separarci da una parte di noi, lasciarla morire; finiamo allora per fare il lutto di noi stessi, come il bruco che diventa crisalide e si rinchiude nel buio del suo bozzolo, si isola dal mondo, non ne vuole più sentire parlare. Si tratta del necessario spazio vuoto, né passato né futuro, che permette la metamorfosi. Una parte di noi muore, ma un’altra rinasce.

Per nascere, la farfalla deve dimenticare di essere stata un bruco perché ora è un essere totalmente diverso. Se continuerà a strisciare e nutrirsi delle cose del passato, morirà, e questa volta sarà una morte reale e definitiva e non più il preludio della metamorfosi. Viviamo allo stesso modo: se dopo essere cambiati ci aggrappiamo al passato, sforzandoci di vivere nello stesso modo quando interiormente sappiamo di non essere più gli stessi, ci feriremo a tal punto da spegnere il nostro naturale impulso evolutivo. Andremo contro la nostra natura e perderemo il significato della nostra vita.

Durante la tua metamorfosi sviluppi i tuoi “super-poteri”

“Psiche, anima in greco, significa anche “farfalla”. Nasciamo con un bruco di anima, il nostro lavoro è dargli ali e volo.”
(Alejandro Jodorowsky)

È durante la sua fase intermedia che la creatura, non più bruco e non ancora farfalla, sviluppa il suo “super-potere”: quella capacità/abilità che era presente solo in potenza dentro di lei. È questa fase di chiusura, di morte simbolica, che la spinge a manifestare un’abilità nuova che era in realtà una sfaccettatura della sua personalità che aveva bisogno di essere liberata.

Il “super-potere” dell’ex-bruco sono le sue ali, ciò che fa di lui una farfalla; per una persona che è caduta molte volte, potrebbe essere la resilienza, ciò che fa di lei una guerriera; per chi ha perso una persona importante nella sua vita, potrebbe essere la capacità di riconoscere il valore di ogni singolo secondo passato con chi ama, ciò che la rende una persona profondamente saggia. Possono essere molti gli esempi di “super-poteri” che qualcuno può sviluppare in seguito ad una crisi importante.

Ogni persona che giunge alla rinascita è un essere nuovo in possesso di un’abilità particolare che segnerà il resto della sua vita.Tuttavia, occorrerà abbandonare la vecchia vita per poter abbracciare quella nuova.

Aggrapparti al passato crea dolore e sofferenza

Il dolore ci cambia sempre ed è importante accettare il fatto che ciò che è stato rotto non tornerà mai più come prima, e questo non è né  bene né male, è solo naturale. Se rompo un piatto in due, per quanto io mi sforzi di ripararlo, dovrò riconoscere che non tornerà esattamente uguale, anche se sublimo simbolicamente, come nell’arte del Kintsugi, i suoi pezzi rotti.

Accettando il cambiamento, accogliamo la rinascita, ma se ci aggrappiamo al passato, impediamo che questo processo naturale avvenga; forzando la nostra energia ad agire verso il passato, blocchiamo il flusso naturale della vita che vorrebbe portarci avanti e creiamo una sorta di vortice dal quale sarà poi difficile uscire. Lasciar andare il passato ci permette di tornare nel flusso naturale della nostra vita e crescere come persone, o meglio, ci permette di rinascere. Ed è forse questo il più grande insegnamento delle farfalle: la metamorfosi.

“Ma la suggestione delle farfalle non nasce solo dai colori e dalla simmetria: vi concorrono motivi più profondi. Non le definiremmo altrettanto belle se non volassero, o se volassero diritte come le api, o se pungessero, o soprattutto se non attraversassero il mistero conturbante della metamorfosi: quest’ultima assume ai nostri occhi il valore di una messaggio mal decifrato, di un simbolo e di un segno.”
(Primo Levi)

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in Discipline Bio-Naturali

Dal Sito: eticamente.net

Una Lettera Dedicata A Te Che Mi Hai Ferito


La scrittura è uno strumento prezioso, soprattutto quando si soffre: scrivere permette di mettere nero su bianco i propri pensieri, il dolore, la sofferenza; permette di dare una forma a delle ferite invisibili, ci permette di tirarle fuori dal cuore, ed è questo il primo passo per riuscire a guarirle, a lasciar andare ciò che ci ferisce. Ciò che ci blocca dall’esprimerci attraverso la scrittura può essere a volte un certo pudore, in questi casi, può essere utile trovare uno scritto nel quale possiamo immedesimarci, ritrovarci, uno scritto che possiamo sentire nostro. Se stai attraversando una crisi personale perché una relazione è finita e ti senti smarrito, forse la lettera che segue potrebbe fare al caso tuo…

“A te, che mi hai ferito”

ti scrivo questa lettera per liberarmi dal dolore che ti ho lasciato farmi. La scrivo per me, non per te. Scrivo per darmi la possibilità di esteriorizzare quelle ferite che mi sanguinano dentro senza lasciare tracce, per guarire, per voltare pagina. Merito di stare meglio, ecco perché ti scrivo.

E forse, in mezzo a questa sofferenza, potrei anche ringraziarti: mi hai mostrato con chiarezza quali erano i miei punti deboli. Ora li conosco anch’io, ne sono più consapevole perché pulsano ancora, e non permetterò a nessuno di usarli di nuovo contro di me. Farò delle mie debolezze i miei punti di forza. Ogni ferita che riuscirò a guarire diventerà una mia medaglia. È vero, sono crollata, ma mi rialzerò più forte di prima.

“Voglio lasciarmi tutta questa storia alle spalle ma non voglio dimenticare”

Voglio liberarmi semplicemente dal dolore, e anche dal risentimento, dall’attaccamento emotivo che ho nei tuoi confronti e che mi fa male, voglio liberarmi dalla paura di amare, di fallire, di non valere abbastanza. Non voglio dimenticare perché non voglio fare lo stesso errore, trasformerò questo dolore in una lezione tatuata sul cuore.

Ho capito di essere crollata, di essermi ridotta in polvere non per colpa tua, ma perché avevo tradita me stessa: mi ero abbandonata a te, avevo lasciato che il mio cuore battesse nel petto di qualcun altro, con la facoltà di poterne fare ciò che voleva. Ho lasciato la responsabilità della mia felicità nelle mani sbagliate. Ho tradito me stessa ed è forse questo che mi fa più male: ho ignorato il fatto di essere la persona più importante nella mia vita; ma stai certo che ho imparato bene la lezione…

“Non mi dimenticherò più di me”

Ho deciso di ricostruirmi su delle basi più sane, che rispecchiano davvero il mio sentire e tutto ciò che sono, senza essere più influenzata da nessuno. Voglio darmi la possibilità di rinascere dalle mie ceneri e di tutta questa storia farò tesoro. Mi sono resa conto di essermi ridotta in queste condizioni per un sentimento che ho confuso con l’amore e di cui faccio ancora fatico a capire la natura. Forse la mia mente era bloccata in un’idea di noi che non corrispondeva alla realtà e mentre ero persa in quell’illusione, ti ho lasciato farmi del male, sicura che fosse normale, che fosse parte del gioco. L’unica certezza che ho per ora è che non lascerò più nessuno farmi del male in questo modo. Merito di più, valgo più di questo.

“Oggi è il primo giorno della mia seconda vita”

E voglio farne la mia più grande opera d’arte. Mi sono resa conto di aver buttato al vento troppa energia, troppo tempo, troppe emozioni. Ho lasciato che i miei sentimenti fossero calpestati come delle foglie morte quando erano frammenti di me da maneggiare con cura. Ho sprecato troppo della mia vita finora, l’ho sprecata dando importanza alla persona sbagliata e non dandone alla persona giusta. Ora, è inutile avvelenarsi l’esistenza con pensieri così cupi da oscurare ogni piccola gioia. Ho una vita nuova da vivere, una vita senza te. Merito la felicità e lotterò per ottenerla.

Il tempo che abbiamo è limitato su questa Terra e non voglio avere dei rimpianti quando ormai il mio tempo sarà giunto al termine. Voglio vivere una vita degna di essere vissuta, motivo per il quale oggi libero me e libero te. Non voglio pensare che tutto ciò che sei si limiti a ciò che mi hai fatto quindi ti lascio andare. Vivi la tua vita, sii felice, ma molto lontano da me. Non ti auguro il male che mi hai inflitto, non servirebbe a nulla. Ti allontano da me ma ti avverto: non pensare di poter tornare indietro sperando che io ti porga l’altra guancia, perché ho imparato a proteggermi, ad avere rispetto di me stessa e permettere che qualcuno come te si prenda di nuovo gioco di me è un’offesa alla mia intelligenza che non tollererò.

Questa sofferenza mi ha trascinata nel mio inferno personale e più mi aggrappavo al passato e più soffrivo, inutilmente, fino a perderci ogni barlume di forza e di speranza per il futuro; solo mollando la presa sono tornata a respirare, solo accettando la mia sconfitta, il mio fallimento, e smettendo di lottare per evitare di guardare in faccia lo stato nel quale mi ero ridotta, ho capito quanto mi ero fatta violenza. Sono rimasta a terra per un po’ e non me ne pento, perché è stato quando mi sono resa conto di essermi persa del tutto che mi sono ritrovata.

Sei stato un maestro crudele, ma ho fatto tesoro dei tuoi insegnamenti. Ora, quando butto un occhio sul passato, solo due parole rimbombano dentro di me col furore della verità che non teme di squarciare le menzogne dolci come il miele; queste due parole, te le dedico con tutta me stessa: “Mai più”!

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline Bio-Naturali
www.risorsedellanima.it

Dal Sito: eticamente.net

domenica 3 novembre 2019

Attacchi di panico, ansia e depressioni riconosciute malattie invalidanti, partono gli assegni Inps


È stato predisposto l’invalidità e l’assegno dell’Inps anche per alcune patologie psichiche. Ancor oggi, ci sono molte malattie invalidanti che non sono catalogate come tali, in special modo nel campo psichiatrico, come ad esempio ansia e attacchi di panico. Queste vengono ancora trattate con indifferenza sia nel campo medico sia nel campo lavorativo. Ma ci sembra che ci sarà a breve qualche cambiamento.

Ansia, attacchi di panico e depressione: malattie invalidanti

Infatti, è stato presentato un disegno di legge, ideato dal vicepresidente di Forza Italia, Massimo Mallegni, è presentato dalla presidentessa Bernini a Palazzo Madama, in cui si riconoscere la depressione, l’ansia e gli attacchi di panico malattie sociali e quindi migliorare la qualità della vita di moltissimi cittadini.

Si tratta, sicuramente di un passo avanti nei confronti di milioni di persone che soffrono di attacchi di panico e non solo che non sono classificabili come vere e proprie malattie.

Tali disturbi affliggono, come abbiamo detto moltissime persone e i dati rilevati sull’intera popolazione italiana lo dimostrano. Il 33% delle persone con età compresa tra i 18 e i 25 anni hanno avuto un attacco di panico almeno una volta. Poi 2,5 milioni di persone soffrono di ansia mentre 2,8 milioni di cui il 5,4% sono ragazzi al disotto dei 15 anni soffrono di depressione.

Assegni Inps per disturbi psicologici

Bernini è dell’avviso che vivere con questi disturbi non si può svolgere una vita attiva. Per questo il legislatore deve prendere in considerazione tale situazione. Il ddl presentato è volto a far riconoscere questi disturbi vere e proprie malattie invalidanti. Di conseguenza ottenete il riconoscimento dell’assegno di invalidità è semplice in quanto è già previsto dall’ordinamento per tutte le malattie certificate.

Anche Mallegni ha rilasciato la sua dichiarazione: “Questi temi devono entrare nell’agenda politica sia nazionale sia locale perché bisogna riconoscere che queste malattie sono invalidanti e coinvolgono una platea di italiani molto più numerosa di quella fotografata dalle statistiche”.

Dal Sito: notizieora.it 

Sindrome dell abbandono: come superare la paura e l ansia da abbandono



Ansia, timore di perdere una persona cara o il partner.... Scopriamo assieme quali sono i sintomi della sindrome da abbandono e come uscirne.

La sindrome dell'abbandono è più della semplice paura di perdere una persona carao di vivere una separazione. In fondo, il timore dell'abbandono - pur se in maniera differente - riguarda tutti noi: chi non ha il timore di rimanere solo o di sentirti abbandonato dal partner? Tuttavia, per ragioni che spesso provengono dal passato e dal proprio vissuto personale, alcune persone non riescono per nulla a gestire quest'ansia e diventano vittime di un sentimento perenne di angoscia che assume tratti patologici, portando difficoltà nelle relazioni, attacchi di panico e perfino depressione.

La sindrome dell'abbandono può riguardare sia i bambini (specie nei confronti della madre) che gli adulti, che possono manifestare sintomi differenti, dalla dipendenza affettiva all'incapacità di sopportare persino una breve separazione. Analizziamo allora assieme questo disturbo così diffuso e cerchiamo di capire come guarire da quest'ansia che rischia davvero di minare la nostra vita nella sua quotidianità.

Sindrome dell'abbandono: come ha origine questa paura o ansia di perdere una persona?

La sindrome dell'abbandono si manifesta nelle persone che ne soffrono con un misto di paura e ansia, se non addirittura angoscia, che s'innescano ogni volta che il partner (o comunque qualcuno verso cui si nutre una forte affettività) è assente, che si tratti di una separazione momentanea, definitiva, reale o solo temuta. Perché e quando avviene questo?

Chi soffre di questo disturbo ha generalmente vissuto un'esperienza di abbandono nella propria infanzia. Se da piccoli si è stati abbandonati dai propri riferimenti affettivi (genitori in primis), è facile che in età adulta si sviluppi una vera e propria ansia da separazione che si ripresenterà in ogni relazione successiva.

Anche se non se ne ha consapevolezza, non ci si riesce a fidare davvero del suo compagno e si vive nel costante timore di poter essere abbandonati da un momento all'altro, di nuovo. La conseguenza è quella di instaurare vere e proprie dipendenze, di fraintendere ogni gesto che venga compiuto dal partner, di accumulare rabbia nei suoi confronti o di abbandonarsi a stati di angoscia o depressione. 

All'origine della sindrome possono esserci diverse esperienze di vita legate a una separazione o a un'assenza: chi ne soffre può aver subito un lutto importante durante l'infanzia oppure può essere stato semplicemente un bambino molto trascurato o ignorato, lasciato a sé stesso. In età adulta, continuerà a portare dentro di sé quel bimbo triste e spaventato, un bimbo abbandonato che teme di venire lasciato solo di nuovo. Con molta probabilità, finirà con lo sviluppare anche una vera e propria dipendenza affettiva dall'altro.

Quando si verifica nei bambini l'ansia di abbandono?

L'ansia da abbandono non si sviluppa solo in età adulta, ma fin da bambini, e non è necessario che un genitore abbandoni letteralmente il figlio perché questo accada. Basta che i genitori li facciano sentire soli e abbandonati a livello emotivo, ad esempio non prestando loro le dovute attenzioni, soffocando la loro emotività, facendoli sentire inadeguati e incapaci davanti agli altri.

Da quali sintomi capire se un bambino soffre di questa sindrome? Se mostra ansia di separazione, preoccupazione o attacchi di panico nel momento di cui deve separarsi da qualcuno a cui è legato, timore di stare da solo, difficoltà di concentrazione, frequente agitazione e stress.

Quali sono i sintomi in età adulta?

In età adulta, la paura dell'abbandono può manifestarsi con sintomi differenti. In primis, però, dobbiamo specificare che non si tratta di una malattia mentale diagnosticabile, ma di un disturbo della personalità che un buon psicologo o psicoterapeuta non faticherà a riconoscere.

Tra i sintomi della sindrome in questione troviamo una forte insicurezza che spesso porta a sentirsi non meritevoli di amore da parte del prossimo in generale; manifestazioni di grande ansia nei momenti di separazione, vera o temuta che sia; ipersensibilità al giudizio degli altri; difficoltà nel fidarsi del partner e nello stringere legami affettivi di qualsiasi natura;rabbia repressa che spesso sfocia in attacchi non controllabili.

Chi soffre di ansia da abbandono avrà sicuramente difficoltà nello stabilire relazioni importanti nella propria vita, che rischiano di essere sempre disfunzionali. Farà l'impossibile per evitare separazioni e rifiuti e tenderà ad allontanarsi in prima persona per timore di venire abbandonato a sua volta, oppure avrà il terrore di mettere termine alla sua relazione nonostante non funzioni. Avrà la tendenza a compiacere l'altro in ogni modo e a incolpare sé stesso se le cose non vanno.

In che modo l'ansia da abbandono può impattare la tua vita, le tue relazioni e il rapporto col partner?

Chi ha sofferto un ripetuto abbandono da bambino, come abbiamo detto, tenderà a portare le sue insicurezze in età adulta, con aspettative negative rispetto al comportamento degli altri. Il risultato sarà quello di sentirsi molto insicuri nella proprie relazioni adulte, interpretando con facilità i gesti del compagno come segnali di rifiuto, anche quando non lo sono.

Si può quindi finire col diventare paranoici, possessivi, bisognosi di essere costantemente rassicurati dall'altro. Questa richiesta di rassicurazione può avvenire anche con forme di violenta ansia oppure con attacchi di rabbia: la paura di non venire ascoltati e compresi dall'altro è fortissima! Chi soffre di questo disturbo non riesce a lasciarsi alle spalle la propria vita passata e ogni accadimento della vita presente riattiva il suo trauma, come una ferita che non ha mai smesso di bruciare.

Se gli adulti con lui non si sono dimostrati degni di fiducia quanto era piccolo,continuerà a non fidarsi anche da grande: perché anche il suo compagno non dovrebbe lasciarlo, così come hanno fatto tutti quelli che gli hanno voluto bene?

Generalmente chi soffre di quest'ansia non rivela sin dal primo momento il suo disturbo: all'inizio di una relazione, quando non è ancora coinvolto al 100%, si mostra più sicuro di sé e tranquillo, per poi cominciare lentamente - via via che crescono intimità e attaccamento - a mostrare i primi segni di insicurezza.

Finita la luna di miele, è normale che non ci siano più le stesse attenzioni degli inizi, ed è allora che il soggetto che soffre di ansia dell'abbandono comincia a entrare in panico, leggendo la normale rilassatezza di un rapporto ormai solido come un segno di imminente separazione e distacco. Ci sarà allora chi reagisce mostrandosi più bisognoso, chi invece si allontana per non essere a sua volta abbandonato.

Il partner si trova a dover combattere con un timore cieco, irrazionale, e rischia di non comprendere cosa stia succedendo. Le sue rassicurazioni serviranno a poco. Per poter vivere una relazione sana, chi soffre di questa paura ha bisogno necessariamente di intraprendere un percorso di cura con uno psicologo o uno psicoterapeuta.

Come superare l'ansia da separazione?

Un bravo psicologo o psicoterapeuta potrà aiutare chi soffre di sindrome dell'abbandono a superare questa sua difficoltà nelle relazioni. Lo psicoterapeuta saprà guidarlo nel ripercorrere il suo passato, prendendo finalmente consapevolezza del proprio vissuto, in modo da lasciare emergere tutte quelle emozioni - rabbia, angoscia, solitudine - che per tanto tempo sono rimaste senza nome. A quel punto, con lavoro e pazienza, potrà imparare a gestirle.

Lo psicologo aiuterà chi ha timore di venire abbandonato ad acquisire prima di tutto una maggiore autostima: sentirsi sicuri di sé è il primo passo per non vivere nel terrore di essere abbandonati. A quel punto sarà più facile anche avere fiducia negli altri. Poco alla volta, sarà possibile rielaborare il trauma, prendere coscienza della propria identità, rafforzarla e stringere poi relazioni sane, senza timore di perdere l'altro e senza quindi creare alcuna dipendenza affettiva.

Dal Sito: alfemminile.com

La ‘canzone-medicina’ di Samuele Bersani che aiuta ad affrontare gli attacchi di panico


En e Xanax è una canzone d’amore atipica, per certi versi spiazzante. Un brano diverso, dove “diverso” sta per inusuale, perché racconta la storia di due persone che si incontrano in un terreno comune; anzi, per l’esattezza, nel punto esatto in cui la terra sotto i piedi viene a mancare e il respiro si fa corto e ansimante: è il terreno dell’ansia, quella invalidante, che soffoca e annienta, che scontorna le vie d’uscita e mette bene in evidenza il panico, il senso di disagio che ne deriva, la paura.

Le origini del brano

En e Xanax è una canzone di Samuele Bersani, datata 2013. Il pezzo fa parte dell’album Nuvola numero nove, che è la traduzione letterale dell’espressione “cloud nine”, che in inglese corrisponde alla nostra locuzione “essere al settimo cielo”. Un titolo non a caso, dunque, che spiega come la felicità sia il leit motiv dell’intero progetto: una felicità adulta, consapevole, ragionata. Una felicità non improvvisa o improvvisata, ma frutto di una conoscenza profonda della propria interiorità e delle proprie zone d’ombra.

Non è per caso, quindi, che En e Xanax faccia parte proprio di questo disco, perché è una canzone intensa, cruda, sebbene vestita di romanticismo, capace di trascinare l’ascoltatore in un abisso e poi accompagnarlo a mettersi in salvo. È, di fatto, la canzone di un amore salvifico, ma non in senso strettamente romantico: sono i suoi protagonisti a salvarsi, nel momento in cui imparano a mettersi a nudo, a riconoscersi, a diventare l’uno l’ansia gemella dell’altra.

Chi sono En e Xanax

En e Xanax sono due noti ansioliticie Samuele Bersani ha scelto di personificarli (la donna è En e l’uomo è Xanax) e, attraverso questa metafora, raccontare il loro incontro, il modo in cui si sono conosciuti e riconosciuti. Ex e Xanax sembrano avere ben poco in comune, ma qualcosa li lega: entrambi soffrono di attacchi di panico, manifestazioni d’ansia improvvise e molto intense, tali da indurre la persona che ne è colpita a pensare di essere sul punto di avere un infarto, di morire o d’impazzire.

En e Xanax non è un invito all’utilizzo degli psicofarmaci, come qualcuno ha distrattamente pensato, ma la storia di due persone che imparano a trasformare il loro malessere in un terreno fertile dove lasciar crescere – senza remore – un sentimento, un posto in cui non sentirsi più a disagio, ma compresi fino in fondo. Ex e Xanax sono due persone qualunque, che hanno imparato a fidarsi reciprocamente e a tenere a bada l’uno l’ansia dell’altra.

Ma, soprattutto, sono due persone diverse: lei è “la figlia di un’americana trapiantata a Roma” e lui “un figlio di puttana”, questo a voler spiegare che l’ansia, con i suoi sintomi e le sue conseguenze, è una malattia e, in quanto tale, può colpire chiunque: non ha un destinatario predefinito e non risparmia nessuno, a nessuna età. Si tratta di una malattia senza contorni, spesso intangibile, per questo sottovalutata, che può portare all’isolamento della persona che ne soffre. Ma En e Xanax non sono più soli: il loro incontro ha permesso loro di sentirsi capiti, non più spaiati, ma pezzi complementari di un mondo che li ha fatti sentire in difetto e che, il più delle volte, ha avuto la meglio su di loro.

Testo

Il testo di En e Xanax riassume al meglio lo stile cantautorale di Samuele Bersani: è suggestivo e concreto, tagliente e accogliente. La storia dei due protagonisti si snoda davanti agli occhi dell’ascoltatore come fosse la pellicola di un film: è un testo fatto di immagini nitide e semplici, rese potenti da un incedere incalzante e da un finale aperto, arioso e toccante.

En e Xanax rappresenta uno spartiacque nella storia della canzone italiana, perché racconta l’amore, il tema più inflazionato nella musica e nell’arte in generale, ma lo fa in un modo inedito, efficace, estremamente intelligente, non macchinoso e per niente legnoso. È una canzone necessaria, perché è estremamente attuale, per via del tema che tratta; ma, allo stesso modo, è senza tempo, perché il racconto è poetico e avvolgente, tant’è che è stata accostata ad Anna e Marco di Lucio Dalla.

Il testo:

En e Xanax non si conoscevano prima di un comune attacco di panico e subito
Filarono all’unisono
Lei la figlia di una americana trapiantata a Roma e lui
Un figlio di puttana
Ormai disoccupata
En e Xanax si tranquillizzavano
Con le loro lingue al gusto di
Medicina amara e chiodi di garofano
Lei per strada e lui rubava I libri della biblioteca
E poi glieli leggeva
Seduto sopra un cofano
Se non ti spaventerai con le mie paure
Un giorno che mi dirai le tue troveremo il modo di rimuoverle
In due si può lottare come dei giganti contro ogni dolore
E su di me puoi contare per una rivoluzione
Tu hai l’anima che io vorrei avere
En e Xanax quando litigavano avrebbero potuto fermare anche il traffico di New York
Uccidersi al telefono
Lei si calmava e lui la ritrovava nuda sulla sedia
E poi sovrapponevano il battito cardiaco
Se non ti spaventerai con le mie paure
Un giorno che mi dirai le tue troveremo il modo di rimuoverle
In due si può lottare come dei giganti contro ogni dolore
E su di me puoi contare per una rivoluzione
Tu hai l’anima che io vorrei avere
En e Xanax si anestetizzavano con le loro lingue al gusto di menta e marijuana
E poi si addormentavano
E poi si addormentavano
E poi si addormentavano
E poi si addormentavano
E poi si addormentavano
E poi si addormentavano
E poi si addormentavano

Dal Sito: greenme.it

Attacco di panico, ecco i 7 modi per aiutare chi ne è colpito


Oltre il 13% delle persone è suscettibile agli attacchi di panico, che può essere molto intenso e angosciante. Quali sono i sintomi e come puoi rispondere al meglio?
Attacco di panico: ecco come fronteggiarlo al meglio.

Educa te stesso

Secondo la Mental Health Foundation, il 13,2% delle persone ha subito un attacco di panico.

Se conosci qualcuno che ne soffre spesso, può essere utile capire meglio cosa sono.

Gli attacchi possono durare da 5 a 30 minuti, con sintomi quali respirazione rapida, sudorazione, battito cardiaco accelerato, brividie nausea.

Stai calmo

“Se stai avendo un attacco di panico breve e improvviso, può essere utile avere qualcuno con te che ti rassicuri sul fatto che passerà“, afferma Paul Salkovskis, professore di psicologia clinica e scienze applicate all’Università di Bath dal SSN.

È importante gestire l’attacco e non cercare distrazioni; restare calmi può fornire conforto.

Sii rassicurante

Gli attacchi di panico possono essere molto angoscianti; alcune persone descrivono la sensazione di avere un infarto o che potrebbero morire. È importante rassicurare la persona che sta subendo un attacco di non essere in pericolo. I sintomi, attribuibili alla risposta di combattimento o fuga del corpo, in genere raggiungono il picco entro 10 minuti.

Incoraggia respiri profondi

Incoraggia la persona a respirare lentamente e profondamente – Consiglia di contare ad alta voce o di chiedere di guardarti mentre alzi con calma il braccio su e giù.

Fai attenzione a non essere sprezzante

Il tuo “non farti prendere dal panico” può essere ben intenzionato, ma cerca di evitare qualsiasi linguaggio e frasi potenzialmente sprezzanti.

Prova un esercizio di messa a terra

“Uno dei sintomi degli attacchi di panico può essere la sensazione irreale o distaccata“, afferma Martin Antony, professore di psicologia alla Ryerson University di Toronto, in Canada.

Le tecniche di radicamento, o altri modi per sentirsi connessi al presente, possono essere efficaci – La mente suggerisce di concentrarsi sulla trama di una coperta, annusare qualcosa con un forte profumo – e persino calpestare i piedi.

Chiedi loro di cosa hanno bisogno

Le persone spesso possono sentirsi esauste dopo un attacco di panico.

Chiedi delicatamente se vogliono un bicchiere d’acqua o qualcosa da mangiare. (La caffeina, uno psicostimolante, è da evitare e lo stesso vale per l’alcool).

In un secondo momento, quando si saranno ripresi, potresti chiedere loro cosa trovano utile durante o dopo un attacco.