lunedì 9 giugno 2014

Attacchi di panico, ecco come se ne esce. I consigli dello psichiatra Giovanni Cassano

Durante un attacco di panico si ha la percezione di stare per morire
Zucchero l’ha confessato nel numero di giugno di Ok salute, il mensile wellness di Oggi: ho sofferto di depressione per quattro anni e pure di attacchi di panico, finché mi sono fatto curare dal professor Giovanni Battista Cassano dell’Università di Pisa.
Lo scrittore Christian Frascella (Mia sorella è una foca monaca il libro più noto) ha appena pubblicato un romanzo dal titolo indicativo Il panico quotidiano (Einaudi) dove l’autobiografia è più che trasparente e confermata nelle interviste.

Infine, al termine dell’ultimo Giro d’Italia ne ha parlato il corridore Giovanni Visconti rievocando lo scampato pericolo di un’esperienza come quella del 2012 quando fu colto – e per la prima volta – da un attacco di panico mentre era in corsa e dovette ritirarsi, temendo addirittura di morire lì, sui pedali. Perché questo è il vissuto di chi è preda di un episodio di disturbo di panico: la percezione di stare per morire di soffocamento o di infarto o di ictus. Oppure di essere sul punto di impazzire.
PROBLEMA ANTICO: SAFFO E ARETEO - Per indagare su questa malattia psichiatrica, parecchio diffusa (stando alle ultime statistiche ne soffre il 3,5% nella popolazione mondiale), ci siamo rivolti allo stesso specialista scelto da Zucchero, il professor Cassano. Che esordisce: «Identificare questo disturbo è stata una grande acquisizione della psichiatria moderna, firmata dall’americano Donald Klein. Anche se la più bella descrizione dei suoi sintomi è in una poesia di Saffo, la poetessa greca del VII-VI secolo a. C., quella che comincia con “Simile a un dio…”. E’ una descrizione accurata, minuziosa dell’attacco di panico, tanti vi si possono riconoscere. Così come nel vissuto del carpentiere descritto dal medico Areteo di Cappadocia nel I secolo d. C. Dunque è un disturbo che esiste da millenni, da sempre. In effetti è legato al sistema di allarme dell’organismo, che soffre di una disregolazione oppure che scatta su una soglia molto bassa, quindi basta anche un piccolo evento a scatenarlo. Ma in genere, è proprio la sua caratteristica, l’attacco esplode all’improvviso, a ciel sereno. Ed è un vero cataclisma».
Ci sono inoltre molte persone particolarmente sensibili agli spazi aperti o, al contrario, chiusi: piazze, assemblee, tunnel sono difficili o impossibili per loro da affrontare. Si parla anche di disturbo di panico-agorafobico.
«Inoltre – continua il professor Cassano – il panico è spesso associato ad altre patologie psichiatriche: innanzitutto al disturbo bipolare, poi l’ossessivo-compulsivo, molti disturbi d’ansia tra cui la fobia sociale. Spesso aggrava queste patologie oppure precede o segue un altro disturbo».

TERAPIE EFFICACI - Ma conosciuta la descrizione del disturbo di panico, si guarisce dal panico? «In un 30-40% delle persone sparisce spontaneamente. In un altro 30% si ha la remissione con la terapia specifica, ma ci possono essere ricadute. Per un altro 30% circa occorre una terapia molto prolungata».
E le cure in che cosa consistono? «Ci sono farmaci appositi, in uso da tanto tempo. Niente di nuovo di recente. Ha fatto progressi, invece, la psicoterapia cognitivo-comportamentale».

Lo scrittore Christian Frascella scrive e racconta della sua drammatica esperienza: “Peggio degli attacchi di panico c’è la paura che ritornino. E’ quell’attesa il vero inferno”. Commenta il professor Cassano: «Quell’attesa si chiama “ansia anticipatoria” e si instaura subito dopo il primo attacco. E’ l’idea che possa riscatenarsi da un momento all’altro, un assillo che avvelena in particolare la prima giornata. Ma che resta sempre. E questa paura è il sintomo più invalidante perché ispira comportamenti di evitamento: non si andrà più in treno se il primo episodio è accaduto lì (è il caso noto di Freud), a casa di qualcuno se è stato il teatro dell’improvviso cataclisma personale. Oltre al luogo, conta che cosa si stava facendo: chi è stato colpito mentre mangiava carne o spaghetti, potrebbe d’allora in poi volere solo cibi liquidi, frullati per paura di strozzarsi…
TUTTI AL PRONTO SOCCORSO - «Classico di chi soffre di panico – continua lo psichiatra pisano – è la corsa al pronto soccorso. Là sì che conoscono bene questi malati: chiedono cure ed esami o per il mal di cuore a causa delle palpitazioni o ai polmoni perché si sentono soffocare o dall’otorino per via delle vertigini… Eh sì, è un disturbo che ha interessato l’intera medicina e che ora in genere viene curato direttamente dai vari specialisti interpellati come pure dal medico di famiglia».
La possibilità di riprendersi la propria vita, dunque, esiste, si vince anche la paura che spaventa Frascella?

«Sì, sì, si riesce a curarla, viene la quasi certezza che l’attacco non si ripresenterà più. Quindi, ecco andare in piazza, e pure di notte, chi si bloccava per uno spazio aperto e prendere l’aereo chi proprio non poteva. Uno dei motivi di rifiuto per il volo o per addentrarsi in un tunnel (come anche per l’occupare i posti centrali al cinema), nella mente del malato di panico, è la difficoltà a poter raggiungere i soccorsi in caso di attacco…».
 Questo articolo è uscito anche sul sito della Fondazione Veronesi

Pubblicato su L' Huffington Post il 09/06/2014 

domenica 8 giugno 2014

Attacchi di panico: cause, sintomi, diagnosi, terapia farmacologica e comportamentale, prevenzione

L’attacco di panico è un disturbo che si manifesta con le seguenti caratteristiche: è un evento improvviso, di breve durata, con una fase acuta ben definita e cessa entro un’ora; durante l’evento sopraccitato la persona può avere la sensazione di distruzione e di morte; si può verificare anche un senso di soffocamento, vertigine, tremore, brividi di freddo, sudorazione e tachicardia, difficoltà respiratorie, vampate di calore.
CAUSE: Per comprendere il motivo per cui l’ansia scatena ad alcuni gli attacchi di panico e ad altri no, dobbiamo rivolgere l’attenzione a diversi fattori: lo stress psicologico (rappresentato da eventi di vita come separazioni, divorzi, lutti, licenziamenti, trasferimenti, problemi sentimentali o finanziari, incomprensioni coniufali, nascita di figli e altri eventi legati ad un significativo aumento del senso di responsabilità e quindi di ansia, tensione e stress); lo stress fisico (rappresentato da condizioni di esaurimento, affaticamento da eccessivo lavoro, abuso di droghe e alcol, scarso sonno, diete esagerate, ipoglicemia ecc.); tenendo conto ovviamente delle caratteristiche di personalità, ossia del modo in cui abitualmente ci comportiamo, emozioniamo ed interagiamo con gli altri, che rappresenta il nucleo della nostra identità, differenziandoci dagli altri. Coloro che soffrono di attacchi di panico, si descrivono come ansiosi, sensibili, emotivi, nervosi, tendenti ad angosciarsi e preoccuparsi eccessivamente; sono quindi più predisposti ad attacchi di panico e, più in generale, a soffrire di disturbi d’ansia.
ATTACCHI PANICO 1SINTOMI: I sintomi fisici dell’attacco di panico possono includere: palpitazioni, tachicardie, aumento della sudorazione, dolori toracici o sensazioni di sconforto, intorpidimento o formicolio degli arti, sensazioni di soffocamento o difficoltà respiratorie, vertigini, tremori, nausea, brividi o vampate di calore, altri inconvenienti gastro-intestinali. I sintomi fisici dell’attacco di panico sono accompagnati da sintomi mentali ed emozionali, quali: un senso crescente di terrore, una forte paura di perdere il controllo, di morire o di impazzire, la sensazione di essere “fuori dal proprio corpo” o provare un senso di irrealtà come i sogni; talvolta “congelarsi”, sentendosi paralizzati dalla propria paura. Inoltre, il soggetto colpito dall’attacco di panico, può: provare un forte desiderio di fuggire dal luogo dove l’attacco è iniziato, essere convinto di richiedere urgenti cure mediche. L’attacco di panico normalmente è accompagnato da altri sintomi e disturbi come: ansia, fobie, depressione. Sono abbastanza frequenti anche le fobie sociali (es. paura di parlare in pubblico) ed alcuni possono presentare sintomi di tipo ossessivo-compulsivo, con pensieri ed azioni ripetitive e non volute, o abusare di alcol e droghe, credendo di poter controllare così il loro stato.
ATTACCHI PANICO 2DIAGNOSI: Riconoscere e diagnosticare un attacco di panico non è sempre facile: talvolta trascorrono anche molti anni prima di identificare il problema. Spesso questo succede perché i sintomi tipici degli attacchi di panico sono comuni anche ad altre malattie, come depressione, disturbi endocrini e cardiovascolari. Il medico, quindi, può prescrivere una serie di esami (del sangue, delle urine, ecografie, consultazioni specialistiche, ecc.) che non aiutano a fare chiarezza. Per facilitare le cose, quindi, è necessario che la persona descriva con chiarezza come si sente e che cosa prova. Il medico, dal canto suo, non deve trascurare alcun aspetto.
TERAPIA FARMACOLOGICA Per disinnescare le reazioni abnormi caratteristiche del disturbo da attacchi di panico è indispensabile ricorrere ai farmaci. I composti più indicati in questo caso sono gli antidepressivi, in particolare gli inibitori del sistema di riassorbimento della serotonina (SSRI) e della noradrenalina (SNRI). Possono anche essere necessari: TCA, farmaci appartenenti alla alla classe di antidepressivi chiamati “antidepressivi triciclici”; Benzodiazpine, farmaci che sono dei lievi sedativi, appartenenti al gruppo di farmaci chiamati “deprimenti del sistema nervoso centrale”; MAO, farmaci appartenenti alla classe di antidepressivi chiamati “inibitori delle monoaminossidasi”.
TERAPIA COMPORTAMENTALE: Per ottimizzare gli effetti della terapia farmacologica e offrire al paziente un efficace mezzo di autogestione delle sensazioni sperimentate nelle diverse circostanze della vita quotidiana è utile abbinare ai farmaci una terapia comportamentale per sciogliere il legame tra le situazioni critiche e la reazione ansiosa del paziente. L’approccio comportamentale prevede che la persona affetta da disturbo da attacchi di panico, anziché evitarli, si esponga gradualmente agli eventi ritenuti stressanti, analizzandoli con l’aiuto dello specialista ed elaborandoli n chiave positiva per far rientrare l’esperienza vissuta in un contesto di normalità, affrontandola meglio in seguito.
PREVENZIONE: Per prevenire gli attacchi di panico occorre: seguire ritmi di vita regolare, dormire a sufficienza, adottare un’alimentazione sana, praticare un’attività fisica moderata quotidianamente, assumere tutte le terapie prescritte dal medico con regolarità, rispettando i dosaggi indicati; evitare alcolici e bevande a base di caffeina, non fumare o quanto meno ridurre il numero di sigarette abituali, frequentare gruppi di auto-mutuo aiuto, condividendo la propria esperienza con altre persone affette da un problema analogo. Un buon punto di partenza sta nell’iniziare a mettere in discussione se stessi, riconoscendo che anche i punti di vista degli altri hanno un valore; imparando, ogni tanto, ad accettare un consiglio o una critica, senza sentirsi svalutati. E’ opportuno mettere da parte i preconcetti in modo da allargare la mente, senza seguire sempre schemi rigidi che può chiudere in una corazza difensiva, ostacolando le relazioni ed il benessere. Può essere positivo aiutarsi con delle tecniche di rilassamento.

sabato 7 giugno 2014

Concordia, il dramma dei naufraghi: "Abbiamo ancora attacchi di panico"


Molti di loro soffrono di attacchi di panico e stati d'ansia dopo il grande spavento di quella notte, quando la Costa Concordia ha urtato gli scogli dell'Isola del Giglio, la notte del 13 gennaio 2012.
Oggi per la prima volta i naufraghi parlano al teatro Moderno di Grosseto, trasformato in aula giudiziaria per il processo all'ex comandante Francesco Schettino. Hanno raccontato di quei drammatici momenti in cui "cambiò tutto, dall'allegria e dalla meraviglia di essere in crociera - ha detto Claudia Poliani, parrucchiera di Roma - noi passeggeri entrammo di colpo nel panico, cademmo, era buio, nessuno ci assisteva". "Non abbiamo visto ufficiali - ha ricordato ancora la donna - c'erano solo camerieri in divisa; il personale non parlava italiano e male l'inglese, prendemmo i giubbotti salvagente da soli e provammo a indossarli". Lei, in particolare, per lo stress non riesce più a guidare con tranquillità la macchina, "perciò, siccome vivevo fuori Roma, ho dovuto cambiare casa e avvicinarmi alla città". Analoghi problemi per un'altra testimone, Ivana Codoni: "Soffro di attacchi di panico. Non mi era mai successo prima del naufragio. Sono sempre sotto controllo medico". In merito a quella notte ha ricordato: "Il personale ci diceva di tornare in cabina ma capimmo che era una trappola e scappammo verso i ponti all'esterno. Eravamo come in autogestione". E per Liliana Dobrian, che vive a Grosseto: "Dopo il naufragio io e mio marito non dormivamo più, avevamo dolori alla testa, ci ha visitato uno psichiatra, da allora abbiamo paura e ansia".
Luigi D'Eliso ha raccontato dello stato di paura delle persone a bordo: "C'era chi dava in escandescenze; al ristorante tiravano pugni contro gli arredi, le mani sanguinavano. Uno chiedeva: come faccio a salvarmi? Come faccio a salvare i miei figli? E la risposta dei camerieri era laconica: non lo sappiamo nemmeno noi". Anche sua moglie ha ben chiaro il momento in cui "la gente batteva i pugni sui tavoli. Il padre di un bambino urlava. Ci dicevano che c'era stato un guasto tecnico, ma capivamo che non era così. Infatti volevo andare in cabina a recuperare i vestiti ma non lo feci, la nave si inclinò e rinunciai perché pensai di fare la morte del topo".

                                              


L'Unione Sarda.it

Storie di panico - Gabriella



Questo è il racconto del capitolo più brutto della mia vita: ho iniziato a soffrire di attacchi di panico proprio quando la mia vita sembrava a realizzare il mio più grande desiderio: la convivenza con il ragazzo che amavo (e che tutt'ora amo, mio marito) insomma non sembravano esserci motivi di questo malessere (anzi...), ma cominciai a sprofondare nella paura e più mi impegnavo per capire il perché più mi immobilizzavo in quel buio. Non parlavo con nessuno, mi chiudevo in camera pregando solo che mi passassero e trovavo conforto solo precipitandomi al pronto soccorso, lì riuscivo a ritrovare la calma e il respiro. Fortunatamente la mia voglia di guarire era tantissima e cominciai delle sedute da una psicologa e una cura con farmaci prescritta da un ottimo neurologo. Chi mi aiutò di più? le medicine che mi ridiedero la calma la sicurezza e la terapia che mi portò a capire le cause del mio malessere. 
CHE PACE NON AVERE PIU' PAURA, non svegliarsi con lo stomaco stretto dal terrore, ogni giorno mi sentivo sempre più forte finché non decisi di adottare un cane...la cosa più stupenda potessi fare, è stata una benedizione! quando cominciai a sentirmi veramente bene io e mio marito prendemmo la decisione di avere un bimbo, il neurologo mi rassicurò e mi cambiò la cura, diminuendo gradualmente le medicine e cambiandole. Beh la gravidanza arrivò molto presto e da lì una nuova forza si impadronì di me. Dovevo stare bene per la creatura che era dentro me e l'amavo così tanto che la vita prese un altro colore. A poco a poco le medicine le mollai e vi assicuro che non le ho più prese. E' capitato qualche momento di leggero malessere e paura ma sono riuscita a cacciarlo con dei bei respiri profondi e pensando al mio bimbo. Non concentratevi troppo sui perché e sui motivi che scatenano il panico, accettatelo e soprattutto fatevi aiutare. 
Vi abbraccio forte.
Gabriella


lunedì 2 giugno 2014

Inside Out di Flaminia Graziadei


INSIDE OUT, un corto sugli attacchi di panico, di Flaminia Graziadei,  vincitore del London Independent Film Festival 2013,  in competizione al Film Festival sulla salute mentale Lo Spiraglio, SABATO 7 GIUGNO alle 17,30sala grande Nuovo Cinema Aquila, replica in sala piccola alle 20. Da non perdere.


mercoledì 28 maggio 2014

I tipi di ansia

Anche se tutti i disturbi d’ansia hanno un meccanismo comune, legato all’ipervalutazione del pericolo, essi possono essere distinti in categorie.

Tra queste rientrano:

l'ansia da prestazione: si manifesta in genere di fronte alla necessità di dover affrontare una performance (un compito al lavoro, un esame a scuola, una gara sportiva, ecc.), ma compare anche nel momento in cui v
iene richiesto al soggetto di affrontare situazioni nuove (come una nuova scuola, un nuovo posto di lavoro, un nuovo partner sessuale, ecc).

l'ansia da separazione: è la forma di ansia che si avverte nel momento in cui ci si separa da qualcuno che rappresenta un punto di riferimento importante. In questa situazione rientrano molteplici meccanismi, che vanno dal timore di non ritrovare più la persona amata, da cui ci si sta separando, alla sensazione che a questa possa accadere qualcosa mentre si è assenti.

l'agorafobia: il termine deriva da agorà (assemblea, riunione, mercato). L’agorà nella polis greca era la piazza centrale, entro la quale si svolgeva tutta la vita politica, sociale e commerciale della città. L’agorafobia viene definita come l’ansia relativa al trovarsi in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi in caso di malore, o nei quali non ci sarebbe possibilità immediata di soccorso. Esempi di situazioni che l’individuo tende ad evitare sono viaggi in treno, ristoranti, negozi affollati, cinema, teatro, chiese, gallerie, ecc.

l'ansia sociale: chi soffre di ansia sociale tende a sentirsi estremamente a disagio quando si trova in mezzo ad altre persone; in questa forma di ansia spesso le relazioni vengono vissute come minacciose, e quindi il soggetto tende ad evitarle il più possibile. Ci si sente inadeguati quando ci si deve confrontare con gli altri, e pertanto è meglio limitare le relazioni (e quindi il confronto stesso). Ciò dà luogo ad atteggiamenti di evitamento di tutte quelle situazioni sociali, dallo sport alle feste, sino alla frequenza a scuola.

Molte persone provano un certo imbarazzo, o disagio, in certe situazioni sociali, ma chi soffre di ansia sociale non si sente semplicemente in imbarazzo o a disagio: non si sta parlando di semplice timidezza. Queste persone avvertono che qualunque cosa faranno o diranno verrà attentamente valutata dagli altri, con esito probabilmente negativo. E’ un meccanismo fortemente legato alla propria autostima deficitaria.

Il timore di questi soggetti è legato soprattutto ad alcune circostanze: mangiare in pubblico, parlare in pubblico, firmare davanti a qualcuno, stringere la mano a qualcuno, telefonare a qualcuno, ecc. L’ansioso sociale è quindi sensibile a tutte quelle situazioni in cui si sente esposto allo sguardo altrui. Spesso uno sguardo anche casuale basta per gettarlo nel panico. L’ipersensibilità verso i movimenti oculari porta questi individui a sentirsi piuttosto a disagio nelle situazioni in cui potrebbero venire osservati.

Chi soffre di ansia sociale ha il costante timore che gli altri lo giudicheranno strano, ansioso, debole o peggio ancora stupido. Affrontare le relazioni sociali con questi presupposti non aiuta di certo il soggetto ad essere rilassato: al contrario queste persone appaiono (e si sentono) piuttosto goffe e rigide quando interagiscono con gli altri.

l'ansia che nasce a seguito dell'utilizzo di sostanze come la caffeina, la cannabis, la cocaina o indotta da l'utilizzo di farmaci come quelli ipnotici o sedativi.

Il disturbo ossessivo-compulsivo: si tratta di un disturbo d'ansia caratterizzato dalla presenza costante di ossessioni, pensieri ripetitivi a volte privi di senso, e compulsioni, ovvero comportamenti che la persona si sente costretta a ripetere per diminuire lo stato di ansia. Il controllare più volte se si è spento il gas o il lavarsi ripetutamente le mani per paura di contrarre infezioni, ne sono un esempio.

Nelle forme di ansia rientrano anche gli attacchi di panico, il disturbo di ansia generalizzata e il disturbo post-traumatico da stress:

- Gli attacchi di panico sono caratterizzati dalla comparsa improvvisa di sensazione di angoscia unitamente a sintomi fisici come tachicardia, iperventilazione e senso di soffocamento. La persona che vive l'attacco di panico può avvertire anche sintomi come la sudorazione profusa, il dolore toracico, nausea e giramenti di testa. Questi sintomi sono accompagnati dalla sensazione che stia per succedere qualcosa di drammatico, come il sopraggiungere della propria morte.

- Il disturbo d’ansia generalizzato caratterizzato da uno stato emotivo di continua preoccupazione e attesa di fonte a situazione per le quali tale atteggiamento non risulta essere giustificato

- Il disturbo post-traumatico da stress che sopraggiunge dopo un trauma, un'esperienza dolorosa o di sofferenza vissuta direttamente o indirettamente. E' un disturbo che può insorgere a seguito di una serie di eventi traumatici di natura molto diversa come le aggressioni, le violenze fisiche o psicologiche, gli incidenti, i periodi di prigionia o le calamità naturali, ossia tutti quegli eventi che hanno cambiato per un determinato periodo di tempo la vita di chi vi è stato partecipe in maniera dolorosa e violenta.

Chi soffre di disturbo post-traumatico da stress manifesta atteggiamenti di maggiore distacco verso le persone unitamente ad un aumento di aggressività ed irascibilità, oltre alla sensazione di rivivere l' esperienza traumatica durante l'arco della giornata o durante il sonno.

dal sito : http://www.medicitalia.it/

domenica 25 maggio 2014

Storie di panico - Alberto



Non starò a raccontarvi la genesi dei miei attacchi di panico e la storia di questi anni chiusi e maledetti. Le nostre storie sono varie nei particolari ma uniche nella sostanza. Ho cominciato a soffrire di panico a 20 anni, ora ne ho 34 e in questo tempo ho perduto un’infinità di cose: amori, lavori, amici, fiducie e speranze. I primi due anni li ho spesi alla ricerca spasmodica e infruttuosa di una causa organica alle devastanti crisi che mi colpivano, in questo tempo ho costruito una piramide rovesciata di nevrosi e fobie, una montagna che ho spostato a mani nude ma che non sono mai riuscito a scalare per vedere cosa mai si nascondesse sulla cima. Quando è arrivata la diagnosi ritardata di Dap, non ero già più il ragazzo che ero sempre stato; quei due anni sono bastati a divenire, forse per sempre, un altro. Così, l’attacco di panico ha modificato il dentro e il fuori di me stesso e oggi mi identifica come una sorta di “segno particolare” impresso su un documento. Neanche questo mi interessa dirvi (e non interesserebbe nemmeno a voi). Ciò che mi preme discutere  è la distinzione che esiste tra la causa, la sintomatologia e la vera e propria sindrome da attacchi di panico che i medici chiamano  “disturbo”. Non sono uno psicologo, dunque cercherò di usare un linguaggio semplice ma il più possibile verosimile. La causa è la nostra vita: ciò che siamo, che abbiamo fatto da quando siamo nati, emozioni, pensieri, traumi, esperienze e soprattutto – è bene ricordarlo – tutto quello che si svolge al piano di sotto, vale a dire nel nostro inconscio che decide per noi senza possibilità di appello né contraddittori. Il sintomo (la sensazione di morte imminente con tutti i suoi corollari) è il linguaggio che il nostro cervello usa per dirci che qualcosa non va. La sindrome è la presenza di tutti o quasi i sintomi, le loro modalità di manifestazione, le fobie dell’evitamento (il vero nemico che degrada la nostra vita a una fuga continua, grottesca e inutile). Ma nonostante tutto, chi soffre di panico (o ansia o agorafobia o le tre cose insieme) si concentra di più sul sintomo, sulla crisi, e molto meno sulla causa che può averla scatenata. Il vecchio Freud la definiva “resistenza”: quanto più ci si avvicina alla causa tanto più il nostro inconscio si preoccupa di far fallire la lotta, mette delle vere e proprie bombe lungo la strada che ci separa dalla soluzione del problema. Non guariremo finché non saremo disposti a spogliarci delle nostre dure convinzioni, delle persone che abbiamo accanto (se non fanno per noi), dei ricordi, del dolore. Io per primo mi tengo il passato dentro, ben protetto, al punto che oggi è divenuto il mio vero presente. Quando tutto cambia intorno a me, io non riesco a mutare e mi ritrovo fermo su una banchina a veder passare migliaia di treni senza prenderne mai uno, ben sapendo che non faranno più ritorno. Così, il tempo mi diminuisce accanto e vivo di una vita che non c’è più, e cammino lungo strade che hanno cambiato nome, e divento giorno dopo giorno inattuale. Le persone che fino a un attimo prima avevo avuto accanto spariscono esauste e deluse non tanto dalla nostra malattia quanto dalla convinzione che il nostro male nasconda in realtà una mancanza di amore nei loro confronti. Ho pianto lacrime di vetro, ho atteso su una panchina improbabili ritorni, nessuno è tornato, nessuno mai ritorna. Ah, se non mi fossi concentrato sulla crisi ma fossi andato a fondo alla ricerca del motivo primario! Forse oggi sarei io a prendere quel treno su cui ho sognato ogni notte ma che ho abbandonato l’indomani prima che partisse.
Alberto

mercoledì 21 maggio 2014

Storie di panico - Giovanna



                              

Avevo 28 anni, tutto mi sorrideva,ero giovane, una bambina bellissima di 3 anni, un marito che mi voleva bene , tanti amici e all'improvviso il buio più totale! Ricordo il mio primo attacco di panico non sapevo cosa mi stesse succedendo...ero ad una festa con gli amici e tutti insieme ci divertivamo, quando all'improvviso incominciai a sentire le voci sempre più indistinte, un senso di nausea, la testa vuota, un ghiaccio scorrermi al posto del sangue, il cuore che batteva all'impazzata, la vita uscirmi dalle dita, mi sentivo come sotto una campana di vetro, non sapevo cosa mi stesse succedendo, mi impaurii e lo dissi a mio marito. Dopo un poco svanì lasciandomi come stordita. Questo è stato la prima volta, per poi ripetersi sempre più spesso e per tempi sempre più lunghi. Che ne sapevo io, così giovane e poi tanti anni fa di attacchi di panico? A quei tempi non se parlava come adesso, incominciai ad andare dal mio medico di famiglia, goccette ansiolitiche che io prendevo ma appena stavo meglio toglievo di mia iniziaativa senza sapere che da soli non bisogna fare niente, si deve sempre ascoltare la parola del medico e quindi dopo poco ricominciavo. Nella mia vita avrò fatto non sò quante ecografie, analisi, tac, risonanze magnetiche, gastroscopie, colonscopie. Un giorno mi sembrava di avere un tumore al cervello, un altro giorno allo stomaco e così via. Ho passato più tempo negli ambulatori dei dottori che a divertirmi. La mia vita è stato un correre tra lavoro, figli e dottori, per anni non ho vissuto ma sono sopravvissuta, non ho provato mai gioia, tutto mi scorreva così senza nessuna emozione, neppure il matrimonio di mia figlia e la nascita di due bellissimi nipotini mi riportava alla vita, tutto mi scivolava addosso.Perchè racconto tutto questo?...perchè voglio dire a chi incomincia ad avere questi sintomi di affidarsi ad un bravo medico e a un terapeuta e se serve farsi aiutare anche dalle medicine e di seguire tutto questo fino in fondo, insomma di non fare come me. Oggi sono ritornata alla vita e mi ripeto che se mi fossi curata meglio, se mi fossi messa nelle mani di persone competenti e non avessi sempre fatto di testa mia non avrei specato la mia vita, perchè la vita è bella è un dono meraviglioso! Quindi forza,lo dico specialmente ai giovani, voi siete più forti di questa malattia dell'anima che vi fa soffrire molto andate da chi vi sa curare e vedrete che sarà dopo solo un brutto ricordo. Auguro a tutti quelli che stanno percorrendo questo tunnel buio di vedere presto la luce.

Giovanna