Durante un attacco di panico si ha la percezione di stare per morire
Zucchero l’ha confessato nel numero di giugno di Ok salute, il mensile wellness di Oggi:
ho sofferto di depressione per quattro anni e pure di attacchi di
panico, finché mi sono fatto curare dal professor Giovanni Battista
Cassano dell’Università di Pisa.
Lo scrittore Christian Frascella (Mia sorella è una foca monaca il libro più noto) ha appena pubblicato un romanzo dal titolo indicativo Il panico quotidiano (Einaudi) dove l’autobiografia è più che trasparente e confermata nelle interviste.
Infine, al termine dell’ultimo Giro d’Italia ne ha parlato il
corridore Giovanni Visconti rievocando lo scampato pericolo di
un’esperienza come quella del 2012 quando fu colto – e per la prima
volta – da un attacco di panico mentre era in corsa e dovette
ritirarsi, temendo addirittura di morire lì, sui pedali. Perché questo è
il vissuto di chi è preda di un episodio di disturbo di panico: la
percezione di stare per morire di soffocamento o di infarto o di ictus.
Oppure di essere sul punto di impazzire.
PROBLEMA ANTICO: SAFFO E ARETEO - Per indagare su questa malattia
psichiatrica, parecchio diffusa (stando alle ultime statistiche ne
soffre il 3,5% nella popolazione mondiale), ci siamo rivolti allo stesso
specialista scelto da Zucchero, il professor Cassano. Che esordisce:
«Identificare questo disturbo è stata una grande acquisizione della
psichiatria moderna, firmata dall’americano Donald Klein. Anche se la
più bella descrizione dei suoi sintomi è in una poesia di Saffo, la
poetessa greca del VII-VI secolo a. C., quella che comincia con “Simile a
un dio…”. E’ una descrizione accurata, minuziosa dell’attacco di
panico, tanti vi si possono riconoscere. Così come nel vissuto del
carpentiere descritto dal medico Areteo di Cappadocia nel I secolo d. C.
Dunque è un disturbo che esiste da millenni, da sempre. In effetti è
legato al sistema di allarme dell’organismo, che soffre di una
disregolazione oppure che scatta su una soglia molto bassa, quindi basta
anche un piccolo evento a scatenarlo. Ma in genere, è proprio la sua
caratteristica, l’attacco esplode all’improvviso, a ciel sereno. Ed è un
vero cataclisma».
Ci sono inoltre molte persone particolarmente sensibili agli spazi
aperti o, al contrario, chiusi: piazze, assemblee, tunnel sono difficili
o impossibili per loro da affrontare. Si parla anche di disturbo di
panico-agorafobico.
«Inoltre – continua il professor Cassano – il panico è spesso associato
ad altre patologie psichiatriche: innanzitutto al disturbo bipolare,
poi l’ossessivo-compulsivo, molti disturbi d’ansia tra cui la fobia
sociale. Spesso aggrava queste patologie oppure precede o segue un altro
disturbo».
TERAPIE EFFICACI - Ma conosciuta la descrizione del disturbo di
panico, si guarisce dal panico? «In un 30-40% delle persone sparisce
spontaneamente. In un altro 30% si ha la remissione con la terapia
specifica, ma ci possono essere ricadute. Per un altro 30% circa occorre
una terapia molto prolungata».
E le cure in che cosa consistono? «Ci sono farmaci appositi, in uso da
tanto tempo. Niente di nuovo di recente. Ha fatto progressi, invece, la
psicoterapia cognitivo-comportamentale».
Lo scrittore Christian Frascella scrive e racconta della sua
drammatica esperienza: “Peggio degli attacchi di panico c’è la paura che
ritornino. E’ quell’attesa il vero inferno”. Commenta il professor
Cassano: «Quell’attesa si chiama “ansia anticipatoria” e si instaura
subito dopo il primo attacco. E’ l’idea che possa riscatenarsi da un
momento all’altro, un assillo che avvelena in particolare la prima
giornata. Ma che resta sempre. E questa paura è il sintomo più
invalidante perché ispira comportamenti di evitamento: non si andrà più
in treno se il primo episodio è accaduto lì (è il caso noto di Freud), a
casa di qualcuno se è stato il teatro dell’improvviso cataclisma
personale. Oltre al luogo, conta che cosa si stava facendo: chi è stato
colpito mentre mangiava carne o spaghetti, potrebbe d’allora in poi
volere solo cibi liquidi, frullati per paura di strozzarsi…
TUTTI AL PRONTO SOCCORSO - «Classico di chi soffre di panico –
continua lo psichiatra pisano – è la corsa al pronto soccorso. Là sì che
conoscono bene questi malati: chiedono cure ed esami o per il mal di
cuore a causa delle palpitazioni o ai polmoni perché si sentono
soffocare o dall’otorino per via delle vertigini… Eh sì, è un disturbo
che ha interessato l’intera medicina e che ora in genere viene curato
direttamente dai vari specialisti interpellati come pure dal medico di
famiglia».
La possibilità di riprendersi la propria vita, dunque, esiste, si vince anche la paura che spaventa Frascella?
«Sì, sì, si riesce a curarla, viene la quasi certezza che l’attacco
non si ripresenterà più. Quindi, ecco andare in piazza, e pure di notte,
chi si bloccava per uno spazio aperto e prendere l’aereo chi proprio
non poteva. Uno dei motivi di rifiuto per il volo o per addentrarsi in
un tunnel (come anche per l’occupare i posti centrali al cinema), nella
mente del malato di panico, è la difficoltà a poter raggiungere i
soccorsi in caso di attacco…».
Questo articolo è uscito anche sul sito della Fondazione Veronesi
Pubblicato su L' Huffington Post il 09/06/2014
Bolg informativo sui disturbi legati all'Ansia e agli Attacchi di panico - Facebook https://it-it.facebook.com/insiemedap/
lunedì 9 giugno 2014
domenica 8 giugno 2014
Attacchi di panico: cause, sintomi, diagnosi, terapia farmacologica e comportamentale, prevenzione
L’attacco di panico è
un disturbo che si manifesta con le seguenti caratteristiche: è un
evento improvviso, di breve durata, con una fase acuta ben definita e
cessa entro un’ora; durante l’evento sopraccitato la persona può avere
la sensazione di distruzione e di morte; si può verificare anche un
senso di soffocamento, vertigine, tremore, brividi di freddo,
sudorazione e tachicardia, difficoltà respiratorie, vampate di calore.
SINTOMI: I sintomi fisici
dell’attacco di panico possono includere: palpitazioni, tachicardie,
aumento della sudorazione, dolori toracici o sensazioni di sconforto,
intorpidimento o formicolio degli arti, sensazioni di soffocamento o
difficoltà respiratorie, vertigini, tremori, nausea, brividi o vampate
di calore, altri inconvenienti gastro-intestinali. I sintomi fisici
dell’attacco di panico sono accompagnati da sintomi mentali ed emozionali,
quali: un senso crescente di terrore, una forte paura di perdere il
controllo, di morire o di impazzire, la sensazione di essere “fuori dal
proprio corpo” o provare un senso di irrealtà come i sogni; talvolta
“congelarsi”, sentendosi paralizzati dalla propria paura. Inoltre, il
soggetto colpito dall’attacco di panico, può: provare un forte desiderio
di fuggire dal luogo dove l’attacco è iniziato, essere convinto di
richiedere urgenti cure mediche. L’attacco di panico normalmente è
accompagnato da altri sintomi e disturbi come: ansia, fobie,
depressione. Sono abbastanza frequenti anche le fobie sociali (es. paura
di parlare in pubblico) ed alcuni possono presentare sintomi di tipo
ossessivo-compulsivo, con pensieri ed azioni ripetitive e non volute, o
abusare di alcol e droghe, credendo di poter controllare così il loro
stato.
DIAGNOSI:
Riconoscere e diagnosticare un attacco di panico non è sempre facile:
talvolta trascorrono anche molti anni prima di identificare il problema.
Spesso questo succede perché i sintomi tipici degli attacchi di panico
sono comuni anche ad altre malattie, come depressione, disturbi
endocrini e cardiovascolari. Il medico, quindi, può prescrivere una serie di esami (del sangue, delle urine, ecografie, consultazioni specialistiche,
ecc.) che non aiutano a fare chiarezza. Per facilitare le cose, quindi,
è necessario che la persona descriva con chiarezza come si sente e che
cosa prova. Il medico, dal canto suo, non deve trascurare alcun aspetto.
CAUSE:
Per comprendere il motivo per cui l’ansia scatena ad alcuni gli
attacchi di panico e ad altri no, dobbiamo rivolgere l’attenzione a
diversi fattori: lo stress psicologico (rappresentato
da eventi di vita come separazioni, divorzi, lutti, licenziamenti,
trasferimenti, problemi sentimentali o finanziari, incomprensioni
coniufali, nascita di figli e altri eventi legati ad un significativo
aumento del senso di responsabilità e quindi di ansia, tensione e
stress); lo stress fisico (rappresentato da condizioni
di esaurimento, affaticamento da eccessivo lavoro, abuso di droghe e
alcol, scarso sonno, diete esagerate, ipoglicemia ecc.); tenendo conto
ovviamente delle caratteristiche di personalità, ossia
del modo in cui abitualmente ci comportiamo, emozioniamo ed interagiamo
con gli altri, che rappresenta il nucleo della nostra identità,
differenziandoci dagli altri. Coloro che soffrono di attacchi di panico,
si descrivono come ansiosi, sensibili, emotivi, nervosi, tendenti ad
angosciarsi e preoccuparsi eccessivamente; sono quindi più predisposti
ad attacchi di panico e, più in generale, a soffrire di disturbi
d’ansia.
SINTOMI: I sintomi fisici
dell’attacco di panico possono includere: palpitazioni, tachicardie,
aumento della sudorazione, dolori toracici o sensazioni di sconforto,
intorpidimento o formicolio degli arti, sensazioni di soffocamento o
difficoltà respiratorie, vertigini, tremori, nausea, brividi o vampate
di calore, altri inconvenienti gastro-intestinali. I sintomi fisici
dell’attacco di panico sono accompagnati da sintomi mentali ed emozionali,
quali: un senso crescente di terrore, una forte paura di perdere il
controllo, di morire o di impazzire, la sensazione di essere “fuori dal
proprio corpo” o provare un senso di irrealtà come i sogni; talvolta
“congelarsi”, sentendosi paralizzati dalla propria paura. Inoltre, il
soggetto colpito dall’attacco di panico, può: provare un forte desiderio
di fuggire dal luogo dove l’attacco è iniziato, essere convinto di
richiedere urgenti cure mediche. L’attacco di panico normalmente è
accompagnato da altri sintomi e disturbi come: ansia, fobie,
depressione. Sono abbastanza frequenti anche le fobie sociali (es. paura
di parlare in pubblico) ed alcuni possono presentare sintomi di tipo
ossessivo-compulsivo, con pensieri ed azioni ripetitive e non volute, o
abusare di alcol e droghe, credendo di poter controllare così il loro
stato.
DIAGNOSI:
Riconoscere e diagnosticare un attacco di panico non è sempre facile:
talvolta trascorrono anche molti anni prima di identificare il problema.
Spesso questo succede perché i sintomi tipici degli attacchi di panico
sono comuni anche ad altre malattie, come depressione, disturbi
endocrini e cardiovascolari. Il medico, quindi, può prescrivere una serie di esami (del sangue, delle urine, ecografie, consultazioni specialistiche,
ecc.) che non aiutano a fare chiarezza. Per facilitare le cose, quindi,
è necessario che la persona descriva con chiarezza come si sente e che
cosa prova. Il medico, dal canto suo, non deve trascurare alcun aspetto.
TERAPIA FARMACOLOGICA
Per disinnescare le reazioni abnormi caratteristiche del disturbo da
attacchi di panico è indispensabile ricorrere ai farmaci. I composti più
indicati in questo caso sono gli antidepressivi, in particolare gli inibitori del sistema di riassorbimento della serotonina (SSRI) e della noradrenalina (SNRI). Possono anche essere necessari: TCA, farmaci appartenenti alla alla classe di antidepressivi chiamati “antidepressivi triciclici”; Benzodiazpine, farmaci che sono dei lievi sedativi, appartenenti al gruppo di farmaci chiamati “deprimenti del sistema nervoso centrale”; MAO, farmaci appartenenti alla classe di antidepressivi chiamati “inibitori delle monoaminossidasi”.
TERAPIA COMPORTAMENTALE: Per
ottimizzare gli effetti della terapia farmacologica e offrire al
paziente un efficace mezzo di autogestione delle sensazioni sperimentate
nelle diverse circostanze della vita quotidiana è utile abbinare ai
farmaci una terapia comportamentale per sciogliere il legame tra le situazioni critiche e la reazione ansiosa del paziente.
L’approccio comportamentale prevede che la persona affetta da disturbo
da attacchi di panico, anziché evitarli, si esponga gradualmente agli
eventi ritenuti stressanti, analizzandoli con l’aiuto dello specialista
ed elaborandoli n chiave positiva per far rientrare l’esperienza vissuta
in un contesto di normalità, affrontandola meglio in seguito.
PREVENZIONE: Per prevenire gli attacchi di panico occorre: seguire
ritmi di vita regolare, dormire a sufficienza, adottare
un’alimentazione sana, praticare un’attività fisica moderata
quotidianamente, assumere tutte le terapie prescritte dal
medico con regolarità, rispettando i dosaggi indicati; evitare alcolici e
bevande a base di caffeina, non fumare o quanto meno ridurre il numero
di sigarette abituali, frequentare gruppi di auto-mutuo aiuto,
condividendo la propria esperienza con altre persone affette da un
problema analogo. Un buon punto di partenza sta nell’iniziare a mettere
in discussione se stessi, riconoscendo che anche i punti di vista degli
altri hanno un valore; imparando, ogni tanto, ad accettare un consiglio o
una critica, senza sentirsi svalutati. E’ opportuno mettere da parte i preconcetti
in modo da allargare la mente, senza seguire sempre schemi rigidi che
può chiudere in una corazza difensiva, ostacolando le relazioni ed il
benessere. Può essere positivo aiutarsi con delle tecniche di
rilassamento.
sabato 7 giugno 2014
Concordia, il dramma dei naufraghi: "Abbiamo ancora attacchi di panico"
Molti di loro soffrono di
attacchi di panico e stati d'ansia dopo il grande spavento di quella
notte, quando la Costa Concordia ha urtato gli scogli dell'Isola del
Giglio, la notte del 13 gennaio 2012.
Oggi per la
prima volta i naufraghi parlano al teatro Moderno di Grosseto,
trasformato in aula giudiziaria per il processo all'ex comandante
Francesco Schettino. Hanno raccontato di quei drammatici momenti in cui
"cambiò tutto, dall'allegria e dalla meraviglia di essere in crociera -
ha detto Claudia Poliani, parrucchiera di Roma - noi passeggeri entrammo
di colpo nel panico, cademmo, era buio, nessuno ci assisteva". "Non
abbiamo visto ufficiali - ha ricordato ancora la donna - c'erano solo
camerieri in divisa; il personale non parlava italiano e male l'inglese,
prendemmo i giubbotti salvagente da soli e provammo a indossarli". Lei,
in particolare, per lo stress non riesce più a guidare con tranquillità
la macchina, "perciò, siccome vivevo fuori Roma, ho dovuto cambiare
casa e avvicinarmi alla città". Analoghi problemi per un'altra
testimone, Ivana Codoni: "Soffro di attacchi di panico. Non mi era mai
successo prima del naufragio. Sono sempre sotto controllo medico". In
merito a quella notte ha ricordato: "Il personale ci diceva di tornare
in cabina ma capimmo che era una trappola e scappammo verso i ponti
all'esterno. Eravamo come in autogestione". E per Liliana Dobrian, che
vive a Grosseto: "Dopo il naufragio io e mio marito non dormivamo più,
avevamo dolori alla testa, ci ha visitato uno psichiatra, da allora
abbiamo paura e ansia".
Luigi D'Eliso ha raccontato
dello stato di paura delle persone a bordo: "C'era chi dava in
escandescenze; al ristorante tiravano pugni contro gli arredi, le mani
sanguinavano. Uno chiedeva: come faccio a salvarmi? Come faccio a
salvare i miei figli? E la risposta dei camerieri era laconica: non lo
sappiamo nemmeno noi". Anche sua moglie ha ben chiaro il momento in cui
"la gente batteva i pugni sui tavoli. Il padre di un bambino urlava. Ci
dicevano che c'era stato un guasto tecnico, ma capivamo che non era
così. Infatti volevo andare in cabina a recuperare i vestiti ma non lo
feci, la nave si inclinò e rinunciai perché pensai di fare la morte del
topo".
L'Unione Sarda.it
Storie di panico - Gabriella
Questo è il racconto del capitolo
più brutto della mia vita: ho iniziato a soffrire di attacchi di panico proprio
quando la mia vita sembrava a realizzare il mio più grande desiderio: la
convivenza con il ragazzo che amavo (e che tutt'ora amo, mio marito) insomma non
sembravano esserci motivi di questo malessere (anzi...), ma cominciai a
sprofondare nella paura e più mi impegnavo per capire il perché più mi
immobilizzavo in quel buio. Non parlavo con nessuno, mi chiudevo in camera
pregando solo che mi passassero e trovavo conforto solo precipitandomi al
pronto soccorso, lì riuscivo a ritrovare la calma e il respiro. Fortunatamente
la mia voglia di guarire era tantissima e cominciai delle sedute da una
psicologa e una cura con farmaci prescritta da un ottimo neurologo. Chi mi
aiutò di più? le medicine che mi ridiedero la calma la sicurezza e la terapia che mi portò a capire le cause del mio malessere.
CHE PACE NON AVERE PIU' PAURA, non svegliarsi con lo stomaco
stretto dal terrore, ogni giorno mi sentivo sempre più forte finché non decisi
di adottare un cane...la cosa più stupenda potessi fare, è stata una
benedizione! quando cominciai a sentirmi veramente bene io e mio marito
prendemmo la decisione di avere un bimbo, il neurologo mi rassicurò e mi
cambiò la cura, diminuendo gradualmente le medicine e cambiandole. Beh la
gravidanza arrivò molto presto e da lì una nuova forza si impadronì di me. Dovevo stare bene per la creatura che era dentro me e l'amavo così tanto che la
vita prese un altro colore. A poco a poco le medicine le mollai e vi assicuro
che non le ho più prese. E' capitato qualche momento di leggero malessere e
paura ma sono riuscita a cacciarlo con dei bei respiri profondi e pensando al
mio bimbo. Non concentratevi troppo sui perché e sui motivi che scatenano il
panico, accettatelo e soprattutto fatevi aiutare.
Vi abbraccio forte.
Gabriella
lunedì 2 giugno 2014
Inside Out di Flaminia Graziadei
INSIDE OUT, un corto sugli attacchi di panico, di Flaminia Graziadei, vincitore del London
Independent Film Festival 2013, in competizione
al Film Festival sulla salute mentale Lo Spiraglio, SABATO 7 GIUGNO
alle 17,30sala grande Nuovo Cinema Aquila, replica in sala piccola alle
20. Da non perdere.
giovedì 29 maggio 2014
mercoledì 28 maggio 2014
I tipi di ansia
Anche se tutti i disturbi d’ansia hanno un meccanismo comune, legato
all’ipervalutazione del pericolo, essi possono essere distinti in
categorie.
Tra queste rientrano:
l'ansia da prestazione: si manifesta in genere di fronte alla necessità di dover affrontare una performance (un compito al lavoro, un esame a scuola, una gara sportiva, ecc.), ma compare anche nel momento in cui viene richiesto al soggetto di affrontare situazioni nuove (come una nuova scuola, un nuovo posto di lavoro, un nuovo partner sessuale, ecc).
l'ansia da separazione: è la forma di ansia che si avverte nel momento in cui ci si separa da qualcuno che rappresenta un punto di riferimento importante. In questa situazione rientrano molteplici meccanismi, che vanno dal timore di non ritrovare più la persona amata, da cui ci si sta separando, alla sensazione che a questa possa accadere qualcosa mentre si è assenti.
l'agorafobia: il termine deriva da agorà (assemblea, riunione, mercato). L’agorà nella polis greca era la piazza centrale, entro la quale si svolgeva tutta la vita politica, sociale e commerciale della città. L’agorafobia viene definita come l’ansia relativa al trovarsi in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi in caso di malore, o nei quali non ci sarebbe possibilità immediata di soccorso. Esempi di situazioni che l’individuo tende ad evitare sono viaggi in treno, ristoranti, negozi affollati, cinema, teatro, chiese, gallerie, ecc.
l'ansia sociale: chi soffre di ansia sociale tende a sentirsi estremamente a disagio quando si trova in mezzo ad altre persone; in questa forma di ansia spesso le relazioni vengono vissute come minacciose, e quindi il soggetto tende ad evitarle il più possibile. Ci si sente inadeguati quando ci si deve confrontare con gli altri, e pertanto è meglio limitare le relazioni (e quindi il confronto stesso). Ciò dà luogo ad atteggiamenti di evitamento di tutte quelle situazioni sociali, dallo sport alle feste, sino alla frequenza a scuola.
Molte persone provano un certo imbarazzo, o disagio, in certe situazioni sociali, ma chi soffre di ansia sociale non si sente semplicemente in imbarazzo o a disagio: non si sta parlando di semplice timidezza. Queste persone avvertono che qualunque cosa faranno o diranno verrà attentamente valutata dagli altri, con esito probabilmente negativo. E’ un meccanismo fortemente legato alla propria autostima deficitaria.
Il timore di questi soggetti è legato soprattutto ad alcune circostanze: mangiare in pubblico, parlare in pubblico, firmare davanti a qualcuno, stringere la mano a qualcuno, telefonare a qualcuno, ecc. L’ansioso sociale è quindi sensibile a tutte quelle situazioni in cui si sente esposto allo sguardo altrui. Spesso uno sguardo anche casuale basta per gettarlo nel panico. L’ipersensibilità verso i movimenti oculari porta questi individui a sentirsi piuttosto a disagio nelle situazioni in cui potrebbero venire osservati.
Chi soffre di ansia sociale ha il costante timore che gli altri lo giudicheranno strano, ansioso, debole o peggio ancora stupido. Affrontare le relazioni sociali con questi presupposti non aiuta di certo il soggetto ad essere rilassato: al contrario queste persone appaiono (e si sentono) piuttosto goffe e rigide quando interagiscono con gli altri.
l'ansia che nasce a seguito dell'utilizzo di sostanze come la caffeina, la cannabis, la cocaina o indotta da l'utilizzo di farmaci come quelli ipnotici o sedativi.
Il disturbo ossessivo-compulsivo: si tratta di un disturbo d'ansia caratterizzato dalla presenza costante di ossessioni, pensieri ripetitivi a volte privi di senso, e compulsioni, ovvero comportamenti che la persona si sente costretta a ripetere per diminuire lo stato di ansia. Il controllare più volte se si è spento il gas o il lavarsi ripetutamente le mani per paura di contrarre infezioni, ne sono un esempio.
Nelle forme di ansia rientrano anche gli attacchi di panico, il disturbo di ansia generalizzata e il disturbo post-traumatico da stress:
- Gli attacchi di panico sono caratterizzati dalla comparsa improvvisa di sensazione di angoscia unitamente a sintomi fisici come tachicardia, iperventilazione e senso di soffocamento. La persona che vive l'attacco di panico può avvertire anche sintomi come la sudorazione profusa, il dolore toracico, nausea e giramenti di testa. Questi sintomi sono accompagnati dalla sensazione che stia per succedere qualcosa di drammatico, come il sopraggiungere della propria morte.
- Il disturbo d’ansia generalizzato caratterizzato da uno stato emotivo di continua preoccupazione e attesa di fonte a situazione per le quali tale atteggiamento non risulta essere giustificato
- Il disturbo post-traumatico da stress che sopraggiunge dopo un trauma, un'esperienza dolorosa o di sofferenza vissuta direttamente o indirettamente. E' un disturbo che può insorgere a seguito di una serie di eventi traumatici di natura molto diversa come le aggressioni, le violenze fisiche o psicologiche, gli incidenti, i periodi di prigionia o le calamità naturali, ossia tutti quegli eventi che hanno cambiato per un determinato periodo di tempo la vita di chi vi è stato partecipe in maniera dolorosa e violenta.
Chi soffre di disturbo post-traumatico da stress manifesta atteggiamenti di maggiore distacco verso le persone unitamente ad un aumento di aggressività ed irascibilità, oltre alla sensazione di rivivere l' esperienza traumatica durante l'arco della giornata o durante il sonno.
dal sito : http://www.medicitalia.it/
Tra queste rientrano:
l'ansia da prestazione: si manifesta in genere di fronte alla necessità di dover affrontare una performance (un compito al lavoro, un esame a scuola, una gara sportiva, ecc.), ma compare anche nel momento in cui viene richiesto al soggetto di affrontare situazioni nuove (come una nuova scuola, un nuovo posto di lavoro, un nuovo partner sessuale, ecc).
l'ansia da separazione: è la forma di ansia che si avverte nel momento in cui ci si separa da qualcuno che rappresenta un punto di riferimento importante. In questa situazione rientrano molteplici meccanismi, che vanno dal timore di non ritrovare più la persona amata, da cui ci si sta separando, alla sensazione che a questa possa accadere qualcosa mentre si è assenti.
l'agorafobia: il termine deriva da agorà (assemblea, riunione, mercato). L’agorà nella polis greca era la piazza centrale, entro la quale si svolgeva tutta la vita politica, sociale e commerciale della città. L’agorafobia viene definita come l’ansia relativa al trovarsi in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi in caso di malore, o nei quali non ci sarebbe possibilità immediata di soccorso. Esempi di situazioni che l’individuo tende ad evitare sono viaggi in treno, ristoranti, negozi affollati, cinema, teatro, chiese, gallerie, ecc.
l'ansia sociale: chi soffre di ansia sociale tende a sentirsi estremamente a disagio quando si trova in mezzo ad altre persone; in questa forma di ansia spesso le relazioni vengono vissute come minacciose, e quindi il soggetto tende ad evitarle il più possibile. Ci si sente inadeguati quando ci si deve confrontare con gli altri, e pertanto è meglio limitare le relazioni (e quindi il confronto stesso). Ciò dà luogo ad atteggiamenti di evitamento di tutte quelle situazioni sociali, dallo sport alle feste, sino alla frequenza a scuola.
Molte persone provano un certo imbarazzo, o disagio, in certe situazioni sociali, ma chi soffre di ansia sociale non si sente semplicemente in imbarazzo o a disagio: non si sta parlando di semplice timidezza. Queste persone avvertono che qualunque cosa faranno o diranno verrà attentamente valutata dagli altri, con esito probabilmente negativo. E’ un meccanismo fortemente legato alla propria autostima deficitaria.
Il timore di questi soggetti è legato soprattutto ad alcune circostanze: mangiare in pubblico, parlare in pubblico, firmare davanti a qualcuno, stringere la mano a qualcuno, telefonare a qualcuno, ecc. L’ansioso sociale è quindi sensibile a tutte quelle situazioni in cui si sente esposto allo sguardo altrui. Spesso uno sguardo anche casuale basta per gettarlo nel panico. L’ipersensibilità verso i movimenti oculari porta questi individui a sentirsi piuttosto a disagio nelle situazioni in cui potrebbero venire osservati.
Chi soffre di ansia sociale ha il costante timore che gli altri lo giudicheranno strano, ansioso, debole o peggio ancora stupido. Affrontare le relazioni sociali con questi presupposti non aiuta di certo il soggetto ad essere rilassato: al contrario queste persone appaiono (e si sentono) piuttosto goffe e rigide quando interagiscono con gli altri.
l'ansia che nasce a seguito dell'utilizzo di sostanze come la caffeina, la cannabis, la cocaina o indotta da l'utilizzo di farmaci come quelli ipnotici o sedativi.
Il disturbo ossessivo-compulsivo: si tratta di un disturbo d'ansia caratterizzato dalla presenza costante di ossessioni, pensieri ripetitivi a volte privi di senso, e compulsioni, ovvero comportamenti che la persona si sente costretta a ripetere per diminuire lo stato di ansia. Il controllare più volte se si è spento il gas o il lavarsi ripetutamente le mani per paura di contrarre infezioni, ne sono un esempio.
Nelle forme di ansia rientrano anche gli attacchi di panico, il disturbo di ansia generalizzata e il disturbo post-traumatico da stress:
- Gli attacchi di panico sono caratterizzati dalla comparsa improvvisa di sensazione di angoscia unitamente a sintomi fisici come tachicardia, iperventilazione e senso di soffocamento. La persona che vive l'attacco di panico può avvertire anche sintomi come la sudorazione profusa, il dolore toracico, nausea e giramenti di testa. Questi sintomi sono accompagnati dalla sensazione che stia per succedere qualcosa di drammatico, come il sopraggiungere della propria morte.
- Il disturbo d’ansia generalizzato caratterizzato da uno stato emotivo di continua preoccupazione e attesa di fonte a situazione per le quali tale atteggiamento non risulta essere giustificato
- Il disturbo post-traumatico da stress che sopraggiunge dopo un trauma, un'esperienza dolorosa o di sofferenza vissuta direttamente o indirettamente. E' un disturbo che può insorgere a seguito di una serie di eventi traumatici di natura molto diversa come le aggressioni, le violenze fisiche o psicologiche, gli incidenti, i periodi di prigionia o le calamità naturali, ossia tutti quegli eventi che hanno cambiato per un determinato periodo di tempo la vita di chi vi è stato partecipe in maniera dolorosa e violenta.
Chi soffre di disturbo post-traumatico da stress manifesta atteggiamenti di maggiore distacco verso le persone unitamente ad un aumento di aggressività ed irascibilità, oltre alla sensazione di rivivere l' esperienza traumatica durante l'arco della giornata o durante il sonno.
dal sito : http://www.medicitalia.it/
domenica 25 maggio 2014
Storie di panico - Alberto
Non starò a raccontarvi la genesi dei miei attacchi di panico e la storia di questi anni chiusi e maledetti. Le nostre storie sono varie nei particolari ma uniche nella sostanza. Ho cominciato a soffrire di panico a 20 anni, ora ne ho 34 e in questo tempo ho perduto un’infinità di cose: amori, lavori, amici, fiducie e speranze. I primi due anni li ho spesi alla ricerca spasmodica e infruttuosa di una causa organica alle devastanti crisi che mi colpivano, in questo tempo ho costruito una piramide rovesciata di nevrosi e fobie, una montagna che ho spostato a mani nude ma che non sono mai riuscito a scalare per vedere cosa mai si nascondesse sulla cima. Quando è arrivata la diagnosi ritardata di Dap, non ero già più il ragazzo che ero sempre stato; quei due anni sono bastati a divenire, forse per sempre, un altro. Così, l’attacco di panico ha modificato il dentro e il fuori di me stesso e oggi mi identifica come una sorta di “segno particolare” impresso su un documento. Neanche questo mi interessa dirvi (e non interesserebbe nemmeno a voi). Ciò che mi preme discutere è la distinzione che esiste tra la causa, la sintomatologia e la vera e propria sindrome da attacchi di panico che i medici chiamano “disturbo”. Non sono uno psicologo, dunque cercherò di usare un linguaggio semplice ma il più possibile verosimile. La causa è la nostra vita: ciò che siamo, che abbiamo fatto da quando siamo nati, emozioni, pensieri, traumi, esperienze e soprattutto – è bene ricordarlo – tutto quello che si svolge al piano di sotto, vale a dire nel nostro inconscio che decide per noi senza possibilità di appello né contraddittori. Il sintomo (la sensazione di morte imminente con tutti i suoi corollari) è il linguaggio che il nostro cervello usa per dirci che qualcosa non va. La sindrome è la presenza di tutti o quasi i sintomi, le loro modalità di manifestazione, le fobie dell’evitamento (il vero nemico che degrada la nostra vita a una fuga continua, grottesca e inutile). Ma nonostante tutto, chi soffre di panico (o ansia o agorafobia o le tre cose insieme) si concentra di più sul sintomo, sulla crisi, e molto meno sulla causa che può averla scatenata. Il vecchio Freud la definiva “resistenza”: quanto più ci si avvicina alla causa tanto più il nostro inconscio si preoccupa di far fallire la lotta, mette delle vere e proprie bombe lungo la strada che ci separa dalla soluzione del problema. Non guariremo finché non saremo disposti a spogliarci delle nostre dure convinzioni, delle persone che abbiamo accanto (se non fanno per noi), dei ricordi, del dolore. Io per primo mi tengo il passato dentro, ben protetto, al punto che oggi è divenuto il mio vero presente. Quando tutto cambia intorno a me, io non riesco a mutare e mi ritrovo fermo su una banchina a veder passare migliaia di treni senza prenderne mai uno, ben sapendo che non faranno più ritorno. Così, il tempo mi diminuisce accanto e vivo di una vita che non c’è più, e cammino lungo strade che hanno cambiato nome, e divento giorno dopo giorno inattuale. Le persone che fino a un attimo prima avevo avuto accanto spariscono esauste e deluse non tanto dalla nostra malattia quanto dalla convinzione che il nostro male nasconda in realtà una mancanza di amore nei loro confronti. Ho pianto lacrime di vetro, ho atteso su una panchina improbabili ritorni, nessuno è tornato, nessuno mai ritorna. Ah, se non mi fossi concentrato sulla crisi ma fossi andato a fondo alla ricerca del motivo primario! Forse oggi sarei io a prendere quel treno su cui ho sognato ogni notte ma che ho abbandonato l’indomani prima che partisse.
Alberto
mercoledì 21 maggio 2014
Storie di panico - Giovanna
Avevo 28 anni, tutto mi
sorrideva,ero giovane, una bambina bellissima di 3 anni, un marito che mi
voleva bene , tanti amici e all'improvviso il buio più totale! Ricordo il mio
primo attacco di panico non sapevo cosa mi stesse succedendo...ero ad una festa con gli amici e tutti insieme ci divertivamo, quando all'improvviso
incominciai a sentire le voci sempre più indistinte, un senso di nausea, la
testa vuota, un ghiaccio scorrermi al posto del sangue, il cuore che batteva
all'impazzata, la vita uscirmi dalle dita, mi sentivo come sotto una campana di
vetro, non sapevo cosa mi stesse succedendo, mi impaurii e lo dissi a mio
marito. Dopo un poco svanì lasciandomi come stordita. Questo è stato
la prima volta, per poi ripetersi sempre più spesso e per tempi sempre più
lunghi. Che ne sapevo io, così giovane e poi tanti anni fa di attacchi di
panico? A quei tempi non se parlava come adesso, incominciai ad andare
dal mio medico di famiglia, goccette ansiolitiche che io prendevo ma appena
stavo meglio toglievo di mia iniziaativa senza sapere che da soli non bisogna
fare niente, si deve sempre ascoltare la parola del medico e quindi dopo poco
ricominciavo. Nella mia vita avrò fatto non sò quante
ecografie, analisi, tac, risonanze magnetiche, gastroscopie, colonscopie. Un giorno mi
sembrava di avere un tumore al cervello, un altro giorno allo stomaco e così
via. Ho passato più tempo negli ambulatori dei
dottori che a divertirmi. La mia vita è stato un correre tra lavoro, figli e
dottori, per anni non ho vissuto ma sono sopravvissuta, non
ho provato mai gioia, tutto mi scorreva così senza nessuna emozione, neppure
il matrimonio di mia figlia e la nascita di due bellissimi nipotini mi
riportava alla vita, tutto mi scivolava addosso.Perchè racconto tutto
questo?...perchè voglio dire a chi incomincia ad avere questi sintomi di
affidarsi ad un bravo medico e a un terapeuta e se serve farsi
aiutare anche dalle medicine e di seguire tutto questo fino in fondo, insomma di non
fare come me. Oggi sono ritornata alla vita e mi ripeto che se mi fossi
curata meglio, se mi fossi messa nelle mani di persone competenti e non avessi
sempre fatto di testa mia non avrei specato la mia vita, perchè la vita è bella
è un dono meraviglioso! Quindi forza,lo dico specialmente ai giovani, voi
siete più forti di questa malattia dell'anima che vi fa soffrire
molto andate da chi vi sa curare e vedrete che sarà dopo solo un brutto
ricordo. Auguro a tutti quelli che stanno percorrendo questo tunnel
buio di vedere presto la luce.
Giovanna
martedì 20 maggio 2014
Iscriviti a:
Post (Atom)





