venerdì 29 marzo 2019

Come combattere l'ansia sul lavoro


Salire sul ring con l'ansia non è mai facile, visto che è una lotta che bisogna fare quotidianamente, in particolare sul lavoro. Ma metterla a tappeto è possibile: i consigli dell'esperta

Facciamo un gioco di immaginazione: un giorno vi svegliate, andate in ufficio, ci arrivate già in affanno per via dei mezzi sempre affollati e in ritardo. Posate la ventiquattrore e aprite la mail aziendale: 120 mail. Dalle 19, quando avete spento, alle 9: 120 mail. Prima di aprirle, vi concedete un caffè alla macchinetta e quattro chiacchiere con i colleghi. Tornate dopo dieci minuti alla scrivania: le mail sono diventate già 143. Com'è possibile? Cominciate a evadere la posta e vi arriva la prima chiamata del capo, che vuole quel report di produzione consegnato prima di mezzogiorno. Avevate cominciato a guardarlo ieri pomeriggio, ma non a lavorarci seriamente: come farete? Rispondete alle mail più importanti, le altre le guarderete: prima il report. Iniziate a metterci la testa, ma il telefono continua a squillare: prima è il collega che vuole un parere sulla partita della sera precedente, poi è quel cliente che ha bisogno di spostare l'appuntamento. Sono già le 11.30 e non siete nemmeno a metà del lavoro. Guardate l'orologio, il capo è uscito. Avete tempo. Rinunciate alla pausa pranzo, pur di consegnare il lavoro. Tra l'altro, nel pomeriggio vi aspetta una riunione di reparto. La tensione cresce: cosa vorranno? Provate a lavorare, ma siete preoccupati, i pensieri vi affollano la mente, concentrarsi è impossibile. Avete anche saltato la pausa pranzo, quindi siete senza energie. Provate a ingurgitare qualcosa, ma avete lo stomaco chiuso. E così fino a sera. Quando tornate a casa, siete agitati: chissà se il report andava bene, chissà di quali tagli stavano parlando alla riunione e se vi riguardano. La notte non chiudete occhio, la mattina siete uno straccio. E così via, riparte un nuovo giorno.

Altro che immaginazione, questa è realtà. E ha un nome: ansia. Uno stato psicofisico logorante, caratterizzato da persistenti preoccupazioni o paure, che in Italia colpisce più di 6 milioni di persone, quasi 1 italiano su 5, soprattutto in ambito lavorativo (dati La Stampa.it, ndr).

Episodi come quello descritto poc'anzi non sono così rari sul lavoro e lo stress si moltiplica se si parla di mansioni di responsabilità, in cui una persona ha sotto di sé uno o più dipendenti. «In generale, sul lavoro, l'ansia si scatena a causa di molti fattori – spiega Marina Osnaghi, prima Master Certified Coach in Italia - Paura di perdere il posto, ambiguità nei ruoli e nella comunicazione, problematiche relazionali con il proprio superiore o i colleghi, disorganizzazione di alcune strutture che dovrebbero facilitare lo svolgimento delle attività, conflitti valoriali quando si lavora in un contesto in cui non ci si sente più rispecchiati e molti altri ancora». La conseguenza più evidente a livello psicofisico dell'ansia è la stanchezza: una sorta di logorio continuo che ‘consuma’ le energie vitali e ci si ritrova senza forze spesso senza una causa apparente.

Ma attenzione a non confondere l'ansia con il panico: «L’ansia di solito è persistente e ripetuta nel tempo, frutto di preoccupazioni e senso di incertezza, che può portare ad aggressività e nervosismo cronici – spiega Osnaghi - Quando si tratta di panico, invece, si intende una reazione localizzata nel tempo, immediata, a seguito di uno stimolo o di un pericolo reale o presunto, irrazionale, che di solito si spegne con l'esaurirsi dello stimolo che lo ha provocato».

Soprattutto sul lavoro, questo persistente logorio può sfociare anche nella sindrome da burnout, ovvero una condizione di inadeguatezza nel rispondere in modo soddisfacente allo stress, che può portare all'esaurimento emotivo e creativo, all'inefficienza e all'indifferenza nei confronti delle conseguenze che le azioni professionali possono comportare. Uno stato quasi di apatia che può condurre anche a disturbi del sonno, problemi cognitivi e tratti nevrotici. Nel concreto, quindi, se per esempio davanti a scadenze o consegne impellenti ci prende un attacco d'ansia, uscirne si può? E come? «Innanzitutto, bisogna respirareprofondamente e lentamente, per allentare la tensione. Mentre respirate, appoggiate una mano aperta sulla fronte e un’altra aperta nell’incavo della nuca, appena sopra il collo, nella classica postura destressante.

Poi cercate di capire che attitudine mentale naturale avete: tendete ad anticipare molto o vi piace ‘arrivare lunghi’? A seconda di questo, ‘aggiustate’ i tempi di preparazione, potenziando organizzazione e metodo di lavoro. Debolezza organizzativa e metodologica, infatti, aprono la porta a imprecisioni che stimolano l’ansia rendendo incerto il buon esito delle attività. Infine, se lavorate in gruppo, a ogni inizio di attività, chiarite bene presupposti e accordi. L'ambiguità di ruoli e responsabilità aumenta il rischio di insuccesso e stimola ovviamente l'ansia».

Se invece si è a capo di un teame si hanno molte responsabilità, come si può gestire al meglio la propria squadra, senza farsi cogliere dall'ansia? «Bisogna imparare a rafforzare il proprio metodo di lavoro nel trasferimento degli obiettivi e nel monitoraggio delle attività. Riunioni ben preparate favoriscono il processo di ingaggio del team, mentre una buona impostazione chiarisce la direzione e le modalità di lavoro, abbassando i rischi di fraintendimento e di incomprensione che sempre rallentano le attività. Più nello specifico, per ottenere collaborazione in modo diplomatico ed efficace, dimostrate segni evidenti di ascolto dell’interlocutore, domandando per capire il punto di vista altrui, cercando di trovare punti di contatto fra le diverse idee e comunicando senza contrapposizioni: invece di ‘sì, ma’ si tratta di dire ‘tu pensi questo e io aggiungo il mio pensiero’».

Combattere l'ansia, o meglio prevenirla, quindi è possibile, basta divenirne consapevoli. «Se non ci sono patologie gravi a provocarla, si può agire, curando molto l’organizzazione praticadella vita sia professionale che privata: questo significa occuparsi per tempo delle cose importanti, cercare accordi chiari, ‘mettere in ordine’ cose e relazioni, avere cura del proprio benessere e del proprio valore. Per trasformarla in un'opportunità, basta applicare quello che io definisco il metodo MTDG (mi tolgo dai guai!)». In cosa consiste? Semplice: in primis, non farsi paralizzare dall'ansia, ma cercare di individuare qual è la cosa/situazione/avvenimento che la origina. Poi, andare alla ricerca di una soluzione pratica. Come? «Raccontate la situazione a un paio di amici fidati, poi chiedete loro di farvi due domande che reputano importanti e di darvi un consiglio a prescindere dal racconto e dalle risposte. Senza discuterne, andate a casa e dormiteci sopra. Il mattino dopo decidete cosa fare, scegliete ciò che vi rende più soddisfatti: di solito è quella giusta!

Ma ricordate sempre: la soluzione non è una ciambella che viene subito ben cotta. Il risultato quando si tratta di ansia è incrementale e non sempre dall'effetto immediato. Spesso bisogna doverla cambiare, perfezionare. Quindi verificate come va, cosa funziona e che effetto sta avendo sulla vostra vita, poi aggiustate il tiro dove serve. E attenzione: dovete riconoscere i passi avanti fatti, anche se piccoli. Se non vi gratificate, perché non avete ancora raggiunto completamente il risultato, lo allontanate ancora di più». Della serie: guarire dall'ansia sul lavoro è esso stesso un lavoro.

Dal Sito: gqitalia.it

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