giovedì 5 settembre 2019

Sbagliare è un difetto comune, chiedere scusa una virtù di pochi


Sbagliare è umano ed è un’opportunità per crescere nell’umiltà e rendersi conto che la vita è un continuo esame attraverso il quale si impara a vivere. Tuttavia, è da persone sagge accompagnare ciascun errore, ciascuna disattenzione o offesa con uno “perdonami“. Una virtù di pochi, ma che molti dovrebbero mettere in pratica.

Il meccanismo interno di autovalutazione attraverso il quale ci rendiamo conto di non aver fatto la cosa giusta, è spesso dominato da un inquilino chiamato “ego“.

A pensarci bene, la parola “scusa” la pronunciamo quasi quotidianamente: quando parliamo sugli altri, quando ci scontriamo con qualcuno per strada. Tuttavia, in pochi si scusano dopo aver commesso un errore in ambiti più delicati e profondi della propria vita. Perché ci costa così tanto chiedere scusa?

Errare è umano e tutti gli esseri umani siamo meravigliosamente fallibili. Ma l’errore non è necessariamente ed esclusivamente un qualcosa di negativo. È necessario valorizzare l’errore, per essere capaci di trarre una lezione. L’errore è solo un invito diretto a migliorarci.

Viviamo in una società che si scusa poco e che penalizza gli errori. Sin da bambini ci viene insegnato che gli errori sono solo negativi. Secondo il sistema educativo attuale, gli errori degli alunni sono un qualcosa di sterile e sanzionabile, un qualcosa da correggere, forse, ma solo dopo una punizione.

È proprio in questa fase che i bambini sviluppano feroci meccanismi di difesa, per camuffare gli errori, per evitare di renderli evidenti e proteggere la propria autostima. Si apre un circolo vizioso: se non sono capace e non voglio vedere l’errore, allora non ho motivo di chiedere scusa.

Il perdono autentico, quello che cura e riavvicina, è sopratutto una chiara decisione di essere coraggiosi, riconoscendo gli errori per dimostrare all’altra persona di essere coscienti di ciò che abbiamo provocato.

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